NEWS - cultura - NEWS - spettacolo - NEWS comics

figure
action figure
statue
resolution shop.it tante
offerte
Statuine
collezione
Bandai
Banpresto
Good Smile
Diamond S.
Hot Toys
Squarenix
pronta consegna in pre-order
Furyu
DC Comics
Ubisoft
Kotobukiya
Funko
Mezco,Neca
Game of Thrones
McFarlane resolution

News recensioni film cinema da sentieriselvaggi.it

#film #cinema #recensioni #sentieriselvaggi.it

olivier gourmet
Cyrano, mon amour, di Alexis Michalik

La produzione e la prima mondiale dell’opera di Rostand al Théâtre de la Porte Saint-Martin, tra imprevisti e complicazioni. Tra vere fonti e finzione Michalik costruisce la sua rievocazione

L'articolo Cyrano, mon amour, di Alexis Michalik proviene da SentieriSelvaggi.

Ci sono capolavori intramontabili, fuori dal tempo, che racchiudono una forza e un’originalità tanto forte da farli restare sempre attuali e appassionanti. Cyrano de Bergerac è sicuramente il primo indiscusso tra questi. Dal 1897, prima data di pubblicazione dell’opera, essa è stata riprodotta, modificata, attualizzata e citata un numero indicibile di volte, al fine sempre unico di riportare in auge ciò che il guascone più celebre del mondo rappresenta nel nostro immaginario collettivo. Anche quest’anno è stato chiamato in causa all’interno del grande e variegato mondo del cinema. A riportarlo alla ribalta è Cyrano, mon amour.

Il regista Alexis Michalik decide di tornare indietro nel tempo, nella vita di quel giovane poeta senza successo chiamato Edmond Rostand, che a Parigi cerca ininterrottamente l’ispirazione per la sua futura opera. Ma non è quella ad arrivare, al contrario arriva l’occasione imperdibile, la proposta di collaborazione dell’attore Coquelin Aîné. Così, a morsi e strascichi nasce l’opera più riprodotta di sempre.

Il film, con comicità e continua ironia, racconta la produzione e la prima mondiale dell’opera al Théâtre de la Porte Saint-Martin, tra imprevisti e complicazioni. Tra vere fonti e finzione Michalik costruisce il suo personale racconto.

L’opera originale di Rostand prendeva la maggior parte della propria forza da un personaggio capace di rappresentare l’epoca e il cittadino del tempo, in bilico tra un secolo e l’altro e tormentato da tante tensioni diverse. Da questa premessa è facile chiedersi per quale motivo il regista abbia scelto ancora una volta di utilizzare questo vettore emotivo per raccontare la sua storia. Ciò che dichiara da subito Michalik è un’iniziale idea, derivata dalla prima visione di Shakespeare in Love, quella di raccontare la storia di uno scrittore che tramite una musa trova l’ispirazione di scrivere un capolavoro. Ma quando ha iniziato a fare più ricerche su Cyrano e sul suo autore è stato altro a colpire il regista: una sorta di vicinanza ad esso, l’insuccesso iniziare della carriera e il primo grande successo a 29 anni. Certo, senza poter fare il paragone tra i due successi. Ma di certo la sensazione, la transizione tra la condizione di anonimato e il peso dell’insuccesso fino a giungere al compimento di un’opera così travolgente da riuscire a cambiare la tua carriera.

Il film si divide perfettamente in due parti, tra cinema e teatro in una continua oscillazione tra realtà e finzione, tra la condizione di spettatore teatrale e quella di spettatore cinematografico, che nell’ultima sequenza si confondono e disperdono.

Titolo originale: Edmond
Regia: Alexis Michalik
Interpreti: Thomas Solivérès, Olivier Gourmet, Mathilde Seigner, Alice de Lencquesaing, Dominique Pinon, Simon Abkarian, Guillaume Bouchède, Clémentine Célarié, Antoine Duléry, Lionel Abelanski
Distribuzione: Officine UBU
Durata: 109′
Origine: Francia, 2018

L'articolo Cyrano, mon amour, di Alexis Michalik proviene da SentieriSelvaggi.


Data articolo: Thu, 18 Apr 2019 15:28:09 +0000
stefano accorsi
Il Campione, di Leonardo D’Agostini

Il Campione guarda al rodato modello Will Hunting e racconta l'incontro tra due sofferenze che, dopo le prime schermaglie, si sciolgono, Sfidando l'impossibilità del racconto di calcio al cinema

L'articolo Il Campione, di Leonardo D’Agostini proviene da SentieriSelvaggi.

Il Campione è la storia di Christian Ferro, figlio delle periferie, orgoglio de Roma. Ferro, il cognome sulle spalle è quello della madre, è uno di quei talenti che, nella nostra morente serie A, nascono ogni dieci anni. In una tifoseria ormai orfana del suo pupone, trovarsi tra le mani un giovane fenomeno romano e romanista non può che essere motivo d’orgoglio. Ecco la dimostrazione concreta che gli Dei del Calcio, nonostante tutto, hanno un occhio di riguardo nei confronti di questa disgraziata squadra giallorossa. Purtroppo, come tutte le belle storie, anche quella di Christian è segnata da tante piccole ombre che ne bloccano la grandezza. Il dolore per una mamma morta troppo presto e un padre viscido che lo sfrutta si riversano in una vita di sregolatezze e esagerazioni. Tutto questo caos, dentro e fuori di lui, rischia di deragliare una giovane promettente carriera verso l’incompiutezza. Quante piccole stelle abbiamo visto spegnersi dietro un successo vampiro? L’incontro forzato con Valerio, professore idealista ma pieno di sofferenza, metteranno Christian a contatto con un affetto sincero e la ricerca di un insperato diploma, sarà l’occasione per riequilibrare la propria vita.

Leonardo D’Agostini per il suo esordio sceglie la via più complicata. Il regista, infatti, affronta di petto un tema come il rapporto tra Calcio e Cinema che, soprattutto in Italia, è sempre stato burrascoso. Nonostante l’imperante nostalgia per “il bel calcio di una volta”, il terrore per portare il nostro sport nazionale nella fiction è ancora letale. Forse il pubblico generalista si consola con l’impegno di divulgatori come Federico Buffa e degli epici articoli di L’Ultimo Uomo ma sorprende che l’industria cine-televisiva non si sia fiondata sopra questo potenziale.  Le teorie sull’impraticabilità del Calcio nella fiction sono tante e conosciute. Ci sono stati tentativi per sovvertire questa situazione ma gli effetti non sono riconosciuti. D’Agostini, guidato dal furbo intuito della coppia Rovere – Sibilla (entrambi produttori) sceglie una via collaterale. Il risultato non è forse esente da qualche ingenuità ma è senza dubbio convincente.

Il Campione guarda al rodato modello Will Hunting e racconta una storia d’amicizia pura, l’incontro tra due sofferenze che, dopo le prime schermaglie, si sciolgono. L’alchimia tra Accorsi e il sempre più efficace Carpenzano, poi, scardina i cliché concretizzando un rapporto che si crea davanti ai nostri occhi. Soprattutto il giovane attore ha la capacità di destreggiarsi tra l’euforia del ragazzo esaltato e il dolore dell’uomo fuori posto. La sua recitazione, basata su piccoli gesti, frasi smorzate, sguardi bassi, sembra ricalcare la tradizione minimal dei mostri sacri come Giallini e Mastandrea, in una stanchezza dura che racconta più di mille parole. Il suo Christian, pur credibile in un contesto verosimile, anche grazie all’enorme aiuto dato dall’AS Roma, è qualcosa di più di un calciatore.

 

Regia: Leonardo D’Agostini

Interpreti: Stefano Accorsi, Andrea Carpenzano, Massimo Popolizio, Ludovica Martino, Mario Sgueglia, Anita Caprioli, Camilla Semino Favro

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 105′

Origine: Italia, 2019

L'articolo Il Campione, di Leonardo D’Agostini proviene da SentieriSelvaggi.


Data articolo: Thu, 18 Apr 2019 13:15:23 +0000
xavier dolan
#Cannes72 – Il programma

Ecco la selezione ufficiale del 72esimo Festival di Cannes (14-25 maggio 2019)

L'articolo #Cannes72 – Il programma proviene da SentieriSelvaggi.

Ecco la selezione ufficiale del 72esimo Festival di Cannes (14-25 maggio 2019).

CONCORSO
Pain and Glory (Pedro Almodóvar)
The Traitor (Marco Bellocchio)
The Wild Goose Lake (Diao Yinan)
Parasite (Bong Joon Ho)
Young Ahmed (Jean-Pierre Dardenne & Luc Dardenne)
Oh Mercy! (Arnaud Desplechin)
Fire Next Time (Mati Diop)
Matthias and Maxime (Xavier Dolan)
Little Joe (Jessica Hausner)
The Dead Don’t Die (Jim Jarmusch)
Sorry We Missed You (Ken Loach)
Les misérables (Ladj Ly)
A Hidden Life (Terrence Malick)
Nighthawk (Kleber Mendonça Filho & Juliano Dornelles)
The Whistlers (Corneliu Porumboiu)
Frankie (Ira Sachs)
Portrait of a Lady on Fire (Céline Sciamma)
It Must Be Heaven (Elia Suleiman)
Sibyl (Justine Triet)

UN CERTAIN REGARD
Adam (Maryam Touzani)
Beanpole-Dylda (Kantemir Balagov)
A Brother’s Love (Monia Chokri)
Bull (Annie Silverstein)
The Climb (Michael Covino)
Evge (Nariman Aliev)
Freedom (Albert Serra)
Invisible Life (Karim Aïnouz)
Joan of Arc (Bruno Dumont)
Chambre 212 (Christophe Honoré)
Papicha (Mounia Meddour)
Port Authority (Danielle Lessovitz)
Summer of Changsha (Zu Feng)
The Swallows of Kabul (Zabou Breitman & Eléa Gobé Mévellec)
A Sun That Never Sets (Olivier Laxe)
Zhuo Ren Mi Mi (Midi Z)

FUORI CONCORSO
The Best Years of a Life (Claude Lelouch)
Diego Maradona (Asif Kapadia)
La Belle Époque (Nicolas Bedos)
Rocketman (Dexter Fletcher)
Too Old to Die Young – North of Hollywood, West of Hell (Nicolas Winding Refn)

PROIEZIONI SPECIALI
The Gangster, the Cop, the Devil (Lee Won-Tae) proiezione di mezzanotte
Family Romance, LLC.(Werner Herzog)
For Sama (Waad Al Kateab, Edward Watts)
Que Sea Ley (Juan Solanas)
Share (Pippa Bianco)
To Be Alive and Know It (Alain Cavalier)
Tommaso (Abel Ferrara)

L'articolo #Cannes72 – Il programma proviene da SentieriSelvaggi.


Data articolo: Thu, 18 Apr 2019 11:38:00 +0000
vinicio marchioni
Ma cosa ci dice il cervello, di Riccardo Milani

Riccardo Milani riprende certe atmosfere di Come un gatto in tangenziale per raccontare una società sempre più cinica e cattiva. Allora serve una missione segreta per redimere le colpe di tutti

L'articolo Ma cosa ci dice il cervello, di Riccardo Milani proviene da SentieriSelvaggi.

In Ma cosa ci dice il cervello Giovanna (Paola Cortellesi) è un’impiegata del ministero che ogni mattina firma il cartellino con la stessa mestizia di Fantozzi. Conduce apparentemente una vita mediocre, troppo presa dal lavoro per poter svolgere a pieno il mestiere di mamma o per rifarsi una vita sentimentale, dopo aver visto naufragare il primo matrimonio (con un pilota interpretato da Giampaolo Morelli).
La verità è che Giovanna, oltre a firmare pile di scartoffie, è un’agente dei servizi segreti costretta a fare la spola tra Mosca e Marrakech ed il tempo sembra non averlo davvero. Nemmeno per partecipare ad una rimpatriata con gli amici del liceo (Vinicio Marchioni, Claudia Pandolfi, Stefano Fresi e Lucia Mascino).
Quando poi però si decide di rivederli scopre che le loro vite sono turbate dal costante confronto con personaggi cafoni ed arroganti. Così, tra chi ha a che fare con padri “nati allenatori”, chi invece non riesce a far valere il giuramento di Ippocrate di fronte alle diagnosi di Google e chi invece ogni venerdì incontra imprenditori convinti di dominare il mondo, quasi quasi è meglio restarsene a lavorare al Ministero…

Dopo il successo di Come un gatto in tangenziale, Riccardo Milani si rimette subito all’opera e cerca di alzare ancora l’asticella, e firma un’altra sceneggiatura assieme alla Cortellesi, Furio Andreotti e Giulia Calenda.
L’intento dichiarato è quello di recuperare certe esagerazioni che avevano caratterizzato Bastogi, periferia romana in cui era ambientato il precedente film, e fonderle con una spy-story. Paola Cortellesi si muove egregiamente nelle vesti double face di donna slavata e dinamica agente dei servizi segreti (è il secondo doppio ruolo consecutivo, dopo la Befana di Soavi). Tant’è che in certi momenti il film sembra quasi un’edizione comica del Manifesto di Julian Rosefeldt, con l’attrice romana al posto di Cate Blanchett. Ed in generale ciò che più colpisce dell’intero lavoro è la buona capacità di casting, con attori perfettamente aderenti al ruolo che erano chiamati a recitare. Ma cosa ci dice il cervello

Ma l’intenzione di contaminare i generi, mescolando commedia canonica a missioni impossibili in giro per il mondo, certe volte, lascia l’impressione che le due anime di Ma cosa ci dice il cervello rischino di finire a fare a cazzotti tra loro. Come due qualsiasi delle comparse imbottigliate nel traffico della città. 

Allora il risultato è una trama senza dubbio divertente, ma che anziché provare ad analizzare i motivi di certi malesseri, di un certo imbarbarimento che colpisce la società, si limita a citarli con tono ammonitorio.
Se quindi l’intento era quello di mettere lo spettatore davanti a fatti della vita di tutti i giorni, fungendo da specchio dei nostri tic (in pieno clima commedia all’italiana), forse sarebbe stato più efficace un cinismo in misura ancora maggiore, 
visto anche il background monicelliano di Milani. Magari sarebbe stato interessante ritornare a certe vecchie forme narrative meno “barocche”, per raccontare i nuovissimi, acerrimi, ancor più arroganti mostri di oggi.

 

Regia: Riccardo Milani

Interpreti: Paola Cortellesi, Giampaolo Morelli, Vinicio Marchioni, Paola Minaccioni, Claudia Pandolfi, Stefano Fresi, Lucia Mascino, Alessandro Roja, Ricky Memphis, Tomas Arana, Teco Celio

Distribuzione: Vision Distribution

Durata: 98′

Origine: Italia, 2019

L'articolo Ma cosa ci dice il cervello, di Riccardo Milani proviene da SentieriSelvaggi.


Data articolo: Thu, 18 Apr 2019 07:34:06 +0000
Rai Movie
I giorni e le notti di un sognatore: chiude Rai Movie

Chiuderà, assieme a RaiPremium, il canale tematico dedicato al cinema 24 ore su 24. Sui social però è già montata la protesta. E che fine farà quel ricchissimo archivio?

L'articolo I giorni e le notti di un sognatore: chiude Rai Movie proviene da SentieriSelvaggi.

La notizia era nell’aria da un po’ di tempo e adesso diventa ufficiale: chiuderanno Rai Movie e Rai Premium. Al loro posto due canali di “genere”. Rai4 dedicata agli uomini e Rai6 alle donne. Il canale tematico, dedicato al cinema 24 ore su 24, finirà di trasmettere film secondo il nuovo piano industriale della Rai firmato dall’amministratore delegato Fabrizio Salini. La causa è la poca audience e lo scarso appeal col pubblico. Spiega Salini all’Adnkronos: “Sparisce il brand Rai Movie ma il cinema non sarà penalizzato. Piuttosto sarà ulteriormente valorizzato. La programmazione cinematografica sarà, infatti, presente sul nuovo canale, su Rai4, su Rai5, sul canale in lingua inglese, sui canali generalisti. E questo corrisponde allo spirito di un piano industriale dove, nel suo insieme, i prodotti si devono andare ad incastrare nel flusso che meglio li può proteggere, difendere e diffondere. Questo è il piano che è alla base dell’integrazione tra Rai Movie e Rai Premium”.

L’offerta cinematografica quindi non sparirà. Anzi, aumenterà ma sarà sparsa per tutti gli altri canali. Così ha detto a Il Fatto Quotidiano il deputato Pd Salvatore Margiotta, membro della commissione vigilanza. Innanzitutto bisognerà verificare se sarà così. Quanto e come. Se il numero sarà realmente maggiore. E, soprattutto, la qualità e l’originalità dei film che andranno in onda. Si presenterebbe poi un altro problema. Secondo il Decreto Franceschini del 2017 a sostegno del cinema italiano il servizio pubblico deve trasmettere un certo numero di film. E questa funzione, fino ad ora, era stata assolta proprio da Rai Movie.

UNICinema

L’alternativa professionale alle Università di Cinema.

Un percorso quadriennale per capire, ideare, praticare e definitivamente fare cinema. Scarica gratuitamente la Guida dello Studente 2019/2020

Forse questa è la fine di un’era. Di chi era cresciuto prima dello streaming e di tutte le possibilità di ottenere in tempi brevissimi il film che si desidera vedere. Chi ha iniziato a registrare film in VHS dalla seconda metà degli anni ’80 ricorderà quanto recuperare un titolo che poteva apparire introvabile ci mandasse in estasi. Chi non si fidava del timer e allora si alzava in piena notte, alle 5, in uno stato tra l’ipnosi e il dormiveglia, per registrare Il fantasma e la signora Muir (1947) di Joseph L. Mankiewicz. Oppure decideva deliberatamente di abbandonare una situazione privatamente intima all’inizio degli anni ’90 perché, in un afoso pomeriggio di agosto, finalmente tornava a passare in tv dopo un bel po’ di tempo Scandalo a Filadelfia (1940) di George Cukor. E anche per Sentieri Selvaggi è stato un gran bel serbatoio. Per le nostre recensioni dei film in tv dove andiamo a riscoprire titoli noti o altri meno conosciuti.

Sì, perché Rai Movie è stato davvero cinema di qualità. E prima Rai Sat Cinema World. Dove si poteva recuperare la commedia statunitense anni ’30 e il cinema d’autore italiano con chicche introvabili da tempo (tra questi La veritàaaa di Cesare Zavattini del 1982), Manoel de Oliveira e Glauber Rocha assieme al cinema russo, compresi grandissime cineaste come Larisa Shepitko, che sono riuscito a conoscere tramite questo canale e Fuori Orario. E ora, tra le ultime cose, vengono proposte quasi tutte le comiche di Stan Laurel & Oliver Hardy. Anche quelle più rare.

Sui social è già montata la protesta. Su change.org la petizione Non chiudete Rai Movie ha già raccolto, durante la stesura di questo articolo, 65.000 firme. Ma aumentano ogni secondo. L’obiettivo ora è 75.000. Che potrebbe essere raggiunto già in giornata. Inoltre ci sono i numeri di Salini che vengono contraddetti dall’USIGRai (Unione Sindacale Giornalisti Rai) che invece parla di share positivo: 1,24% per Rai Movie e 1,18% per Rai Premium in prima serata. Il Sindacato interno della Rai ha fatto un appello a Salini affinché ci ripensi. E poi lancia l’accusa: “sopprimere due canali come Rai Movie e Rai Premium significa consegnare una fetta di pubblico alle tv a pagamento e alle nuove piattaforme. A che scopo cancellare canali che 24 ore su 24 trasmettono nuove uscite, ma anche grandi classici e programmi di approfondimento? Per far migrare tutti verso Netflix?“.

Restano da capire due cose: 1) quale sarà la data definitiva in cui Rai Movie chiuderà? 2) l’archivio del canale si sposterà integralmente su RaiPlay?
Torneremo a parlarne…

 

L'articolo I giorni e le notti di un sognatore: chiude Rai Movie proviene da SentieriSelvaggi.


Data articolo: Wed, 17 Apr 2019 16:30:06 +0000
Vicky Papadopoulou
Torna a casa, Jimi!, di Marios Piperides

Torna a casa, Jimi! è un film ambientato a Nicosia e racconta le assurdità di una città divisa in due da un muro. Protagonista della commedia è Adam Bousdoukos, attore feticcio di Fatih Akin

L'articolo Torna a casa, Jimi!, di Marios Piperides proviene da SentieriSelvaggi.

Nicosia è una città divisa in due. Dopo l’invasione turca del 1974 l’isola di Cipro vive una spaccatura, con la zona cuscinetto dell’Onu che separa l’etnia greca del Sud da quella turca di stanza al Nord, e la faglia della discordia passa anche nel bel mezzo della capitale. Un referendum indetto nel 2004, indetto dalla parte greco cipriota, ha visto la bocciatura del quesito che prospettava una maggiore integrazione tra zone contigue. Come spesso accade la politica fotografa la realtà ufficiale mentre in via ufficiosa scorrono eventi, situazioni, aspetti del quotidiano che raccontano meglio con meno clamore. Proprio quello che cerca di fare Marios Piperides, regista ed abitante di Cipro, evidenziare il lato paradossale di una separazione che non ha motivi di essere, e farlo con una storia semplice e buffa. Totalmente plausibile.

Yiannis (Adam Bousdoukos) è un musicista squattrinato, esposto per debiti verso dei malviventi, finito in completa disgrazia dopo l’abbandono della fidanzata Kika (Vicky Papadopoulou). Per cambiare il corso delle cose l’uomo decide di partire per l’Europa, portando con sé quanto rimasto della precedente vita di coppia, cioè Jimi, un bastardino. Quando mancano tre giorni alla partenza il cane supera la striscia di confine e finisce in territorio turco. Peccato che una legge impedisca di portarlo indietro. Gli ostacoli da superare per ricondurlo a casa hanno la forma dei checkpoint militari, e diventano il leitmotiv della vicenda. Con lo scopo di eludere i controlli negli avamposti Yiannis trova la complicità di Hasan (Fatih Al), che abita una casa una volta di proprietà della sua famiglia, assegnata dopo l’occupazione ad uno dei tanti coloni trasferiti dall’Anatolia, e quella di Tuberk (Özgür Karadeniz), un contrabbandiere di merce illegale da una parte all’altra. Fino a coinvolgere Kika, tenuta inizialmente all’oscuro di tutto, una chiamata in causa utile a riaprire un capitolo amoroso con delle ferite ancora aperte.

Il tono da commedia serve al regista per sensibilizzare il pubblico a problemi di peso attraverso un impatto leggero, seppure utile ad una riflessione profonda, insomma attivare quanto previsto dentro un qualunque dna satirico. Un richiamo di natura classica nasce invece dagli affanni inutili degli uomini al cospetto di un destino che continua capricciosamente a fare il suo corso, senza regole da trasgredire né ottemperare. Sorte riservata agli umani ed al loro bisogno di coordinate di controllo, di cui sono le prime vittime. Lasciando da parte il trascendente per optare su un’analisi di natura etnografica si realizza che oltre le barriere fisiche cadono le differenze, e si intravede la radice comune sepolta dalla guerra fatta di abitudini, somiglianze genetiche ed attitudinali.

I quattro giorni della storia, esposti in countdown, saranno funzionali non solo a veicolare il futuro del protagonista, diventeranno lo spartiacque per ognuno dei personaggi, ognuno alle prese con una personale via di fuga, chi intenzionato a scappare da un’isola che riduce i punti vitali, chi dal passato, chi dalle guardie, chi soltanto per assecondare un sogno di altrove. Embrioni narrativi che restano indefiniti, uno stato coerente con i presupposti del film, e con l’esposizione delle condizioni di vita surreali della città, presidiata e costretta in un continuo stato di allerta. Un disagio esistenziale che getta un’ombra sul sorriso, avvicinando questa vicenda all’attualità. Dove si è passati dal moderno entusiasmo del vedere i muri cadere, basta pensare allo giubilo per l’abbattimento del muro di Berlino, al contemporaneo sadico, interessato a costruirne di nuovi, dimentico dell’immediato passato, preoccupato a difendere uno status quo di comodo dalla minaccia dell’immigrato, sceneggiata dentro la nube tossica mediatica. Predisposta a seminare il sospetto per il tuo stesso poco rassicurante vicino.

Titolo originale: Smuggling Hendrix

Regia: Mario Piperides
Interpreti: Adam Bousdoukos, Fatih Al, Vicky Papadopoulou, Özgür Karadeniz
Distribuzione: Tucker Film
Durata: 93′
Origine: Cipro, Germania, Grecia, 2018

 

L'articolo Torna a casa, Jimi!, di Marios Piperides proviene da SentieriSelvaggi.


Data articolo: Wed, 17 Apr 2019 11:03:55 +0000
noémie lvovsky
Le invisibili, di Louis-Julien Petit

Louis-Julien Petit con Le invisibili racconta con una commedia le difficili condizioni di vita dentro un centro di accoglienza per senzatetto, dal recupero di autostima al reinserimento in società

L'articolo Le invisibili, di Louis-Julien Petit proviene da SentieriSelvaggi.

La disobbedienza civile ed il lavoro sono il cardine della cinematografia di Louis Julien-Petit. Come nei suoi titoli precedenti l’autore francese resta su tematiche associabili al disagio sociale, ma per farlo stavolta sceglie tempi e modi della commedia che lasciano più in ombra l’aspetto strettamente politico della faccenda. Nel lungometraggio d’esordio, Discount, raccontava della disfunzione incorporata all’interno di un centro commerciale e di un gruppo di dipendenti impegnati in una lotta contro il grande capitale. Ancora in Carole Matthieu le ingiustizie del sistema venivano evidenziate attraverso la figura della protagonista, un medico aziendale che riscontrava le continue vessazioni fisiche e psicologiche, per spingere il discorso alle estreme conseguenze. Nelle Invisibili il lavoro diventa invece il movente per i reinserimento nella vita attiva, un primo passo da compiere per uscire dall’emarginazione. Creata non di rado proprio dall’assenza o dalla perdita del lavoro stesso. Anche se i toni sono stemperati ben oltre la cornice realistica del tragico quotidiano e l’etica finisce per convergere sulla morale.

L’idea del film nasce da un documentario della giornalista Claire Lajeunie, Femmes Invisibles, uno spaccato dirompente delle terribili condizioni di vita di alcune clochard parigine. Girato sulla strada e nei luoghi dove queste donne cercano rifugio per la notte contro il freddo e la violenza cittadina, un pasto e solidarietà umana. Il reportage trova dei riscontri oggettivi con lo strumento dell’intervista diretta e le parole fanno luce su un mondo che le coscienze hanno tendenza a rimuovere.

L’adattamento di Julien-Petit abbandona gli spazi urbani privilegiando una narrazione confinata all’interno di un centro di accoglienza diurno, l’Envol. La materia esplosa sposta l’obiettivo focalizzandolo sulle persone chiamate a gestire l’emergenza dei senzatetto ed il conflitto nasce dalle divergenze sulla linea da seguire nella gestione ottimale dell’istituto.

Il volto di Manu (Corinne Masiero) è la linea del rigore, del dirigente con il compito di vigilare e preoccuparsi del futuro dell’associazione, restia a concedere deroghe o trattamenti speciali a chicchessia per tutelare la continuità del servizio nel rispetto delle regole, almeno formalmente. Audrey (Audrey Lamy), una delle collaboratrici del centro, preferirebbe seguire un percorso maggiormente individuale, costruito su misura per ognuna delle ospiti. Attorno alla linea di fuoco ci sono loro, le donne finite in disgrazia e ribattezzate con pseudonimi eclatanti, Lady Di, Brigitte Macron, Edith Piaf, Simone Veil, La Cicciolina, Brigitte Fontaine, Vanessa Paradis, Salma Hayek. Questa torsione verso il disimpegno finisce per assumere una funzione normalizzatrice, quasi di riequilibrio, un esercizio possibile solo negli argini della finzione, per ribadire nella riscoperta della femminilità una riaffermazione dello spazio vitale.
Una ritrovata autostima cui dovrebbe andare di pari passo la ricerca di uno sbocco occupazionale, tagliato sulle competenze acquisite precedenti al crollo. Esperienze queste che raccontano di esistenze sintonizzate su frequenze rintracciabili, prima di finire nel limbo del disturbo. Sorgono però dei problemi.

Gli ostacoli non sono esclusivamente esterni, abitano le stesse pareti dall’aspetto rassicurante del centro, sostenuto da un’organizzazione industriale e burocratica, attenta all’ottenimento del recupero ad ogni costo, impiegando ottusi modelli standard, ideali per trasgredire. Rischiando lo sgombro, o la ricollocazione in un centro misto, insieme agli uomini, per una convivenza difficile, con molte componenti di pericolo, in primis le aggressioni a sfondo sessuale. L’infrazione della legge non sarà indolore. Eppure l’insubordinazione apparirà necessaria a rilegittimare uno status degradato sbrigativamente, per negligenza e comodità amministrativa, sotto gli occhi di un’opinione pubblica sedata, tramortita e spaventata, spinta da politiche nefaste a leggere le difficoltà altrui come una minaccia da osservare con gli occhi pieni di paura, che generano astio o indifferenza. Un aspetto che nel film resta sottotraccia, ed invece di piegare lo sguardo di chi osserva cerca di modificare con un photoshop empatico delle esistenze mortificanti, e renderle più simpatiche e digeribili alle coscienze. Un restyling che con l’intenzione di avvicinare il pubblico declina alla denuncia diretta per addolcire una pillola che resta amara.

 

Titolo originale: Les Invisibles
Regia: Louis-Julien
Petit
Interpreti: Audrey Lamy, Corinne Masiero, Noémie Lvovsky, Déborah Lukumuena
Distribuzione: Teodora Film
Durata: 102′
Origine: Francia, 2019

L'articolo Le invisibili, di Louis-Julien Petit proviene da SentieriSelvaggi.


Data articolo: Wed, 17 Apr 2019 08:15:40 +0000
Yao Chen
Far East Film Festival 2019

Dal 26 aprile al 4 maggio a Udine la 21 edizione del Far East Film Festival. Anthony Wong e Yao Chen sono gli ospiti più attesi. Apre Birthday, prodotto da Lee Chang-dong

L'articolo Far East Film Festival 2019 proviene da SentieriSelvaggi.

Per la 21ma edizione del Far East Film Festival che avrà luogo dal 26 aprile al 4 maggio 2019 presso il Teatro Nuovo di Udine sono previste molte iniziative fra proiezioni, eventi e incontri con gli ospiti. A firmare la locandina è il grafico Roberto Rosolin che interpreta la vocazione pop del festival e la sua dimensione di sfida e di sogno. 76 titoli in programma (51 in concorso) provenienti da 12 paesi, una retrospettiva, una monografia, un omaggio al nuovo cinema indipendente coreano, 2 “strane coppie”, un restauro in anteprima mondiale e più di 100 eventi tematici organizzati nel cuore di Udine.

Il film d’apertura sarà l’attesissimo Birthday diretto dalla regista coreana Lee Jong-un, che racconta la tragedia del traghetto Sewol che nel 2014 è affondato causando la morte di più di trecento passeggeri, la maggior parte dei quali adolescenti in gita scolastica. Proprio il FEFF del 2014 era dedicato alla memoria delle vittime di quella tragedia. Cinque anni dopo si torna quindi a ricordare l’evento con questo film attesissimo in patria. Birthday è prodotto da Lee Chang-dong, regista di capolavori come Burning e Poetry. Proprio in quest’ultimo Lee Jong-un è stata l’aiuto regista. La protagonista del film è una delle più acclamate attrici sudcoreane del momento, Jeon Do-yeon, nota in occidente soprattutto per aver vinto il Prix d’interprétation féminine al Festival di Cannes 2007 per il film Secret Sunshine di Lee Chang-dong.

Una delle star più attese di questa edizione è senza dubbio l’attore Anthony Wong. Già ospite nella prima edizione del FEFF nel 1999 per presentare Beast Cops di Gordon Chan e Dante Lam, Wong ritirerà il premio Gelso d’Oro alla carriera affiancando così altri giganti del cinema orientale come Jackie Chan, Joe Hisaishi, Feng Xiaogang e Brigitte Lin. Il giusto tributo per uno dei più grandi attori del cinema hongkonghese che ha recitato in film di grande rilevanza come The Mission di Jonnie To, Hard Boiled di John Woo e la trilogia di Infernal Affairs di Andrew Lau e Alan Mak. Per l’occasione il FEFF proietterà il suo film d’esordio My Name Ain’t Suzie diretto da Angie Chan, risposta hongkonghese al celebre Il mondo di Suzie Wong di Richard Quine (anch’esso sarà proiettato). Verrà inoltre proiettato il suo ultimo film Still Human di Oliver Chan che fa parte della selezione ufficiale, già pluricandidato agli imminenti Hong Kong Film Awards.

Altra attesissima star che incontrerà il pubblico al FEFF sarà l’attrice cinese Yao Chen, nota anche per essere un’importante attivista a tal punto da figurare nella lista sia di Forbes sia del Times come una delle personalità più influenti a livello mondiale. La sua carriera artistica è iniziata sul piccolo schermo nella serie televisiva My Own Swordsman e successivamente nella serie Lurk. È poi passata al grande schermo interpretando film molto apprezzati in patria tra cui Sophie’s Revenge, Color Me Love, Caught in the web, Firestorm e Monster Hunt. Yao Chen, che si è sempre battuta per i diritti dei rifugiati in Cina e non solo tanto da guadagnarsi spesso l’appellativo di Angelina Jolie d’oriente, presenterà il film Lost, Found diretto dal regista cinese Lue Yue. Una vivida riflessione sui diritti civili e sulla condizione femminile nella Cina contemporanea.

Per l’iniziativa Odd Couples (Strane coppie) verranno proiettate due coppie di film, uno hongkonghese e uno statunitense, legati fra loro. La prima, già accennata, è la coppia Il mondo di Suzie Wong di Richard Quine e My Name Ain’t Suzie di Angie Chan. L’altra coppia è invece formata da City on Fire di Ringo Lam e Le iene di Quentin Tarantino, famoso tra le altre cose per aver preso ispirazione dal film di Lam nella celebre scena dello stallo alla messicana. Rimanendo nel cinema hongkonghese uno dei titoli più attesi è Three Husbands diretto da Fruit Chan, che conclude così la sua Trilogia della prostituzione iniziata con Durian Durian e proseguita con Hollywood Hong Kong. Per l’occasione l’attrice protagonista Chloe Maayan, nota per film come Summer Palace e Lost in Beijing, incontrerà il pubblico del FEFF.

Altro segmento speciale è 100 Years of Korean Cinema: I Choose Evil – Lawbreakers Under the Military Dictatorship. Una retrospettiva di 8 film e una monografia messi a punto dal FEFF con il sostegno del KOFIC (Korean Film Council) e la collaborazione del KOFA (Korean Film Archive), ragionando sui concetti di libertà e di censura, per festeggiare il centenario del cinema coreano. Fra le altre iniziative vi è il premio Gelso Bianco per la miglior opera prima della selezione. Tra i film proiettati troviamo inoltre Every Day a Good Day di Tatsushi Omori, che si può considerare come ultimo saluto alla straordinaria Kirin Kiki, attrice feticcio di Hirokazu Kore’eda.

L'articolo Far East Film Festival 2019 proviene da SentieriSelvaggi.


Data articolo: Tue, 16 Apr 2019 15:06:43 +0000
julian assange
Blog NET NEUTRALITY. C’è vita su Blob?

Ma perché chiamarlo buco nero? È sempre un corpo celeste, un campo gravitazionale così intenso da non lasciar sfuggire alcunché, nemmeno la luce…

L'articolo Blog NET NEUTRALITY. C’è vita su Blob? proviene da SentieriSelvaggi.

Ma perché chiamarlo buco nero? È sempre un corpo celeste, un campo gravitazionale così intenso da non lasciar sfuggire alcunché, nemmeno la luce. Quindi ha tanta luce nel cuore e, in fondo, se lo conoscessimo meglio, se trovassimo la chiave di accesso, il modo di avvicinare e condividere il suo orizzonte, potrebbero aprirsi ai nostri miseri occhi, eventi spaziotempo, tali da regalare tanta forza antimaterica per condurci verso l’infinito. Cosa importa se la foto non è una vera foto, se quella stessa foto non è propriamente del secolo, come si va propagandando, l’importante oggi è comunicare e comunicare fa male. Tutta la comunicazione è pubblicità, se non è amore. Ne sa qualcosa Julian Assange, colui che denuncia il lato oscuro del potere, un eroe per Grillo e Freccero.

Julian Assange, arrestato pochi giorni fa, avrebbe potuto essere l’autore di questa foto, big data che promette libertà, ma simboleggia il massimo strumento di persuasione occulta. Julian Assange è rimasto per sette anni chiuso nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, un appartamento di 300 metri quadrati pieno di telecamere di sorveglianza e condiviso con difficoltà con lo staff della sicurezza, sgranchendosi le gambe in boxer su uno skateboard. In un buco, come la rete, far sopravvivere, sotto forma di spettro digitale, l’identità personale alla morte di chi l’ha incaricata nel corso della vita, dare la possibilità a tutti di comunicare con il futuro continuando, al tempo stesso, a imparare e a evolversi, creare un mondo in cui gli uomini sono integrati e sostituiti dagli ologrammi. Il mondo, ormai, è come se fosse percorso da un fiume che è il mondo stesso, e assistesse al suo stesso scorrere dentro di sé.

È difficile concepire il mondo senza l’immagine di esso, un’inarrestabile gelatina minacciosa che digerisce tutta la nostra storia, trent’anni di riciclaggio. Ora in qualche modo sappiamo che il mondo nasce da un accumulo di immagine. È immagine-luce concentrata in materia. Quindi perché chiamarlo buco nero? Vedere un diluvio di immagini, rivederle tutte insieme, direi che ci fa entrare soprattutto dentro il luogo dove non si può entrare. Questa foto, non foto, è una scissione del mondo tra il mondo e le proprie immagini, è una scissione in parte non vera, le immagini fanno assolutamente parte del mondo, e insieme hanno questo potere misterioso di illuderci di rappresentarlo, di dircene qualcosa. Non c’è un vuoto, possiamo allargarci, possiamo entrare dentro questi “neri”, possiamo capire che l’immagine comunque non esaurisce, e che l’immagine non solo è dentro il mondo, ma è anche un’uscita, un fuori dal mondo. Un mondo che da questo punto ci si fa capire come totalmente virtuale, nel senso che la vita stessa è virtuale.

È come se Blob ammettesse di non essere quella cosa che a volte è troppo già adesso. Allora si vede, l’immagine è estremamente elaborata: si stira, si perde quella flagranza, si rallenta, si velocizza, si gioca… ecco, quello probabilmente non è comico: è troppo artistico, è troppo giocato… blob non fa satira, si satura automaticamente in partenza, come il buco nero dell’informazione. Come il buco nero che in questi giorni mi capita di riconoscere (forse) più nei palazzetti dell’NBA ai playoff, in cui un piccolo spazio piano, luminoso e infiammabile, circondato dall’orizzonte degli eventi buio e rumoroso, ci sono al centro due buchi neri d’Africa, il camerunense Joel Embiid, il greco, di origini nigeriane, Giannis Antetokounmpo. Giganti anonimi, giganti terrorizzati, che producono ciò che noi chiamiamo arte per placare la demonicità che li insidia. Perché il mondo africano non ama né il principio di identità né il principio di contraddizione. Il sasso, la bestia, il buco confluiscono in una invenzione del mondo che non rinuncia mai alla propria terribilità.

L'articolo Blog NET NEUTRALITY. C’è vita su Blob? proviene da SentieriSelvaggi.


Data articolo: Tue, 16 Apr 2019 13:15:33 +0000
Marios Piperides
Sentieri Selvaggi intervista Marios Piperides e Adam Bousdoukos

Il VIDEO della nostra chiacchierata con il regista e l'attore protagonista di Torna a casa, Jimi!, commedia sul confine greco-turco di Nicosia, in sala da giovedì 18 aprile

L'articolo Sentieri Selvaggi intervista Marios Piperides e Adam Bousdoukos proviene da SentieriSelvaggi.

Torna a casa, Jimi! di Marios Piperides racconta con i toni della commedia i paradossi di Nicosia, l’ultima capitale spaccata in due del pianeta. Nessun animale, pianta o prodotto può essere trasferito dal settore greco di Cipro a quello turco. E viceversa. Così, quando il cane protagonista attraversa accidentalmente la zona cuscinetto dell’ONU, il suo padrone rocchettaro Yiannis (Adam Bousdoukos, già protagonista del cult Soul Kitchen di Fatih Akin) deve fare di tutto per riportarlo indietro, innescando un surreale meccanismo diplomatico-burocratico. Il film arriva in sala in Italia giovedì 18 aprile. Abbiamo incontrato il regista e l’attore protagonista a Roma.
Ecco il VIDEO della nostra intervista:

L'articolo Sentieri Selvaggi intervista Marios Piperides e Adam Bousdoukos proviene da SentieriSelvaggi.


Data articolo: Tue, 16 Apr 2019 08:20:05 +0000

Le notizie di cultura, arte, spettacoli, comics, cinema, moda, costume, libri, gossip

Notizie generaliste di cultura e spettacolo

Video Filosofo Diego Fusaro Maurizio Crozza Su Nove e RAI News da XL.repubblica.it

News Vaticano da vatican.va Ultime notizie e articoli da Università cattolica S.Cuore news cultura ilfoglio.it

Comics, anime, manga, nerd, videogame, action figure, fumetti, fantascienza

Videogame ultime uscite Videogame recensioni News comics game da gattaiola.it News fantasy da nerdexperience.it News da fumetti-anime-and-gadget.com News da mondojapan.net Video recensioni actions figures News videogame da gameinformer.com(in inglese) News per gli amanti delle action figures

Cultura, libri, musica, arte, altre culture

Antropologia lescienze.it Archeologia lescienze.it Musei Italia per regione comune Musei Italia per categoria Musei Italia per tipologie Video Beni culturali da MIBAC News teatro e musica lirica Reportage da internazionale.it News bestseller libri News Street Art Video da tutto il mondo da internazionale.it News cultura da midi-miti-mici.it Podcast arte finestrasullarte.info News musica da liberoquotidiano.it Recensioni libri da kataweb.it

Cinema, film, movie, documentari, serie TV

News cinema da bestmovie.it News cinema da everyeye.it

Guida TV, film da kataweb.it Film cinema da sentieriselvaggi.it Telefilm e Serie Tv da everyeye.it News per gli amanti delle action figures News documentari

Moda, fashion, tendenze, costume, gossip

News secondo dagospia.com News sfilate di moda News da fashion east diary News moda da ilsole24ore.com News LGBT da letteradonna.it News moda fashion da palermofashionblog.com

A tavola, ricette, in cucina

A tavola news da letteradonna.it Ricette facili e veloci da ricettedalmondo.it

Ricerca ricette di cucina

Notizie molto utili: previsioni del tempo, bollettino della neve, scioperi, banconote false ecc.

Previsioni del tempo Guida giornaliera programmi TV News scioperi annunciati News banconote false Tossicodipendenza e droga

Bollettino della neve da dovesciare.it Scioperi trasporto pubblico Recensioni action figures RAI SPORT in diretta