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News da forbes italia

#news #forbes #Italia

news economia
Il patrimonio di Bill Gates ha superato i 100 miliardi di dollari

La buona performance azionaria di Microsoft hanno spinto la fortuna del co-fondatore sopra i 100 miliardi di dollari per la seconda volta nella sua vita.

L’articolo Il patrimonio di Bill Gates ha superato i 100 miliardi di dollari è tratto da Forbes Italia.

Bill Gates ha superato i 100 miliardi di dollari di patrimonio netto stimato secondo Forbes. (Photo by Stefan Postles/Getty Images)

Grazie alla buone performance delle azioni Microsoft di questa settimana – che anticipa quella in cui il colosso di Redmond pubblicherà la sua trimestrale – il patrimonio netto di Bill Gates ha superato i $ 100 miliardi.

Nella classifica dei Billionaires Gates è dietro solo al fondatore di Amazon Jeff Bezos, il cui patrimonio è ancora di circa $ 153,2 miliardi, secondo le classifiche in tempo reale dei miliardari di Forbes. Ma Bezos presto darà una parte della sua fortuna alla ex moglie MacKenzie, dalla quale ha appena divorziato, che riceverà un quarto della sua quota di Amazon, attualmente valutata oltre $ 35 miliardi.

Gates ha già avuto una fortuna a 12 cifre. Nell’aprile del 1999, al culmine della bolla delle dot.com, il suo patrimonio superò per un breve periodo i $ 100 miliardi, pari a circa $ 150 miliardi di oggi, considerando l’inflazione.

Gates ha fatto fortuna grazie a Microsoft, la compagnia di computer che ha co-fondato nel 1975 con Paul Allen, morto a ottobre 2018. Ora però ha una fortuna più diversificata; meno del 12,5% del suo patrimonio netto proviene infatti da azioni Microsoft. La maggior parte delle sue attività è detenuta nella sua società di investimento, Cascade, che include una partecipazione in Berkshire Hathaway, il conglomerato fondato dall’amico Warren Buffett.

Nel 2010 i due hanno co-fondato il Giving Pledge, un’iniziativa che lavora per persuadere milionari e imprenditori a donare almeno metà del loro patrimonio in beneficenza durante la loro vita o dopo la loro morte. Ad oggi al programma hanno aderito circa 200 persone, tra cui Elon Musk e il cofondatore di Airbnb, Brian Chesky.

Gates ha invece già donato oltre $ 35 miliardi in beneficenza, in gran parte alla Fondazione Bill e Melinda Gatesil più grande ente privato filantropico del mondo – che lui stesso presiede con la moglie Melinda.

L’articolo Il patrimonio di Bill Gates ha superato i 100 miliardi di dollari è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Fri, 19 Apr 2019 14:32:57 +0000
news economia
Aruba, il partner qualificato nella digitalizzazione della PA

La completa digitalizzazione della pubblica amministrazione ha davanti a sé un percorso ancora lungo, tuttavia indispensabile per rendere il nostro paese competitivo nell’ambito dell’erogazione dei servizi al cittadino. Dall’archiviazione dei documenti all’interconnessione delle migliaia di database, tutti i processi informatici all’interno della PA stanno gradualmente passando al digitale, sulla base delle linee guida proposte dall’Agenzia […]

L’articolo Aruba, il partner qualificato nella digitalizzazione della PA è tratto da Forbes Italia.

cloud computing
(Shutterstock)

La completa digitalizzazione della pubblica amministrazione ha davanti a sé un percorso ancora lungo, tuttavia indispensabile per rendere il nostro paese competitivo nell’ambito dell’erogazione dei servizi al cittadino. Dall’archiviazione dei documenti all’interconnessione delle migliaia di database, tutti i processi informatici all’interno della PA stanno gradualmente passando al digitale, sulla base delle linee guida proposte dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) col fine di offrire un servizio sempre più adeguato alle esigenze della popolazione.

 

Il Cloud della PA: l’importanza di affidarsi a Cloud Service Provider qualificati

Velocità, efficienza, sicurezza e riduzione dei costi, sono questi i benefici attesi all’interno della pubblica amministrazione attraverso l’utilizzo dei servizi di cloud computing, ovvero di quella tecnologia che consente di usufruire, tramite server remoto, di risorse software e hardware, il cui utilizzo è offerto da un provider, quasi sempre in abbonamento, attraverso la connessione Internet. Da qui la necessità di sviluppare un Piano Strategico Banda Ultra Larga per la diffusione capillare su tutto il territorio nazionale di una connessione con fibra ottica in grado di far viaggiare i dati ad altissima velocità.

Risorse di archiviazione, database, server, rete, software, analisi e il patrimonio di dati in toto vengono dunque affidati a realtà esterne che prendono il nome di Cloud Service Provider (CSP). Un ruolo questo chiaramente molto delicato, sia dal punto di vista prettamente tecnico che per quanto riguarda la gestione del flusso continuo di dati sensibili. Ecco perché scegliere Cloud Service Provider qualificati diventa di strategica importanza per digitalizzare sistemi e processi di ciascuna PA in totale sicurezza e che garantisca un servizio efficiente nel tempo.

Con questo fine, a partire dal 1 aprile 2019, per le amministrazioni centrali e locali è entrato in vigore l’obbligo di acquisire servizi cloud computing (di tutte le tipologie: IaaS – Infrastructure as a Service, PaaS – Platform as a Service e SaaS – Software as a Service) esclusivamente se presenti nel Marketplace Cloud, la piattaforma di AgID che consente di visualizzare la scheda di ogni servizio di cloud computing  mettendone in evidenza le caratteristiche, il costo e i livelli di servizio dichiarati dal fornitore. Le qualificazioni AgID, in sostanza, assicurano che le infrastrutture e i servizi dei Cloud Service Provider vengano sviluppati ed operati secondo criteri minimi di affidabilità e sicurezza considerati necessari per lo svolgimento delle attività all’interno della pubblica amministrazione.

 

Aruba, Cloud Service Provider qualificato AgID per servizi Public Cloud e servizi IaaS per la PA

I Cloud Service Provider qualificati da AgID possono erogare alle amministrazioni servizi di tipo Public Cloud, il modello più riconoscibile di cloud computing che prevede la fornitura di servizi cloud in un ambiente virtualizzato, realizzato attingendo a risorse fisiche condivise e accessibile tramite una rete pubblica come Internet.

Aruba, prima società in Italia per l’offerta di servizi IT , è stata valutata come Cloud Service Provider qualificato di Tipo C secondo il National Institute of Standards and Technology. La qualifica “CSP di Tipo C” include l’essere qualificata sia per lo sviluppo dell’infrastruttura che per l’erogazione dei servizi cloud: nello specifico, per servizi public cloud e per i servizi IaaS.

 

Aruba Virtual Private Cloud, il sistema cloud computing per la digitalizzazione della pubblica amministrazione

Il servizio di cloud computing di Aruba qualificato per la PA si chiama Aruba Virtual Private Cloud.

Aruba Virtual Private Cloud, come riportato sulla scheda Aruba visibile all’interno del Catalogo dei servizi Cloud per la PA qualificati, è un servizio IaaS che permette di acquistare quantità variabili di risorse computazionali (vCPU, RAM e HD), di rete (Virtual Lan, Firewall e IP pubblici) e servizi aggiuntivi (Cloud DRaaS e Cloud Bare Metal Backup) e di allocarli attraverso la console web VMware vCloud Director, creando e gestendo in completa autonomia data center Virtuali completi di funzionalità evolute come firewall perimetrali, bilanciatori e concentratori VPN.
Il servizio è pensato nell’ottica delle massime prestazioni: rete interamente a 10 Gbit/sec, server con processori a elevata frequenza e di ultima generazione, storage ridondato e replicato in modalità sincrona su di un data center secondario – tutte caratteristiche specifiche per ciascuna necessità e pensate anche per le aziende più esigenti.

Un servizio di cloud computing su misura, flessibile, sicuro, facile, con Licenze Microsoft Windows Server comprese e servizi aggiuntivi, da gestire in autonomia e flessibilità a seconda delle risorse che servono.

 

Aruba, servizi di cloud computing per software house fornitrici di servizi SaaS per il Cloud della PA

Non solo pubblica amministrazione. I servizi di cloud computing e cloud infrastructure, ideati e progettati dalla divisione Aruba Enterprise, si rivolgono sia a realtà complesse caratterizzate da livelli di delega di competenze, capacità operativa molto diversificate ed elevata frammentazione come nel caso della pubblica amministrazione, sia a software house produttrici di programmi SaaS che hanno bisogno di dichiarare lo IaaS, quindi il livello di infrastruttura, su cui il loro servizio software si appoggia. Tale dichiarazione fa parte dei requisiti di qualifica del fornitore di servizi SaaS richiesti da AgID in fase di compilazione della richiesta della medesima.

Per le software house Aruba Enterprise è un interlocutore col quale poter colloquiare in maniera diretta, in grado di far fronte all’esecuzione di attività complesse, dare supporto qualificato in ogni evenienza e garanzie sulla sicurezza dell’infrastruttura.

L’articolo Aruba, il partner qualificato nella digitalizzazione della PA è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Fri, 19 Apr 2019 14:29:53 +0000
news economia
Per Sony l’italiano Federico Borella è il fotografo dell’anno

Federico Borella ha vinto i Sony World Photography Awards, uno dei più importanti concorsi di fotografia al mondo.

L’articolo Per Sony l’italiano Federico Borella è il fotografo dell’anno è tratto da Forbes Italia.

foto campo
Sergi Villanueva

Sono state la sua sensibilità, la sua maestria tecnica e la sua creatività gli ingredienti vincenti che hanno fatto guadagnare al trentacinquenne bolognese Federico Borella lo scettro degli ultimi Sony World Photography Awards, uno dei più importanti concorsi di fotografia al mondo, organizzato dalla multinazionale giapponese.

A convincere la giuria di esperti internazionali della World Photographic Academy, creata nel 2007 come organo “giudicante” della World Photography Organisation, è stata in particolare la sua serie Five Degrees​, che pone l’accento sul delicato tema dei suicidi tra gli agricoltori dovuti alla siccità nello stato del Tamil Nadu, nel sud dell’India, e si basa su uno studio dell’Università di Berkeley che mette in relazione il cambiamento climatico con l’aumento dei suicidi tra i lavoratori dei campi agricoli indiani.

Il concorso, che ha destinato a Borella il premio di 25mila dollari e la nomina di Photographer of the Year, si articola ogni anno in quattro competizioni diverse: una per fotografi professionisti, divisa nelle dieci categorie Architecture, Brief, Creative, Discovery, Documentary, Landscape, Natural World & Wildlife, Portraiture, Sport e Still Life, una “Open”, dedicata a singole immagini realizzate sia da fotografi professionisti sia semplici appassionati o artisti, “Youth” destinata a ragazzi e ragazze dai 12 ai 19 anni, e infine la categoria “Student Focus”, aperta agli studenti di fotografia di tutto il mondo.

Tra gli altri nomi italiani presenti al concorso anche Valentina Piccinni, che insieme al collega Jean-Marc Caimi si è aggiudicata il primo premio nella categoria “Scoperta” con una serie sui molteplici volti della società turca a Istanbul, Marco Giovannini, al secondo posto nella categoria “Ritratto” con un lavoro sulla fluidità di genere, e infine Alessandro Grassani per la categoria “Sport” con la serie Boxing Against Violence: The Female Boxers Of Goma. Tra quelli internazionali invece figurano le americane Christy Lee Rogers (Open Photographer of the Year) e Zelle Westfall (Youth Photographer of the Year) e infine lo spagnolo Sergi Villanueva (Student Photographer of the Year). Un’ampia selezione delle opere dei vincitori saranno in mostra alla Somerset House di Londra fino al 6 maggio.

 

 

L’articolo Per Sony l’italiano Federico Borella è il fotografo dell’anno è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Fri, 19 Apr 2019 13:02:07 +0000
news economia
La mappa dei 10 cocktail bar di Milano da provare ad ogni costo

Quando il cocktail, e la location, fanno la differenza. Forbes.it ha selezionato 10 cocktail bar da provare assolutamente.   

L’articolo La mappa dei 10 cocktail bar di Milano da provare ad ogni costo è tratto da Forbes Italia.

Credit Enrico De Luigi
Credit Enrico De Luigi

Quando il cocktail, e la location, fanno la differenza. Il bere miscelato, in ambienti raffinati, di lusso e alla moda, è sicuramente tra le tendenze e i piaceri più condivisi della (bella) vita milanese. Forbes.it ha selezionato 10 cocktail bar da provare assolutamente.   

RadioRooftop
RadioRooftop

Radio Rooftop Bar – Via Marco Polo, 18

Uno dei più esclusivi bar dei luxury hotel meneghini. Si trova al decimo piano dell’Hotel ME Milan Il Duca, vanta una vista mozzafiato grazie alle due terrazze che si affacciano una sul nuovo distretto di Porta Nuova, l’altra su Piazza della Repubblica. Ogni sera si fa musica dal vivo, mentre nell’ora dell’aperitivo si può gustare una selezione di finger food e small bites, insieme a una vasta selezione di drink preparati dal bar manager Umberto Passarelli. Tra i cocktail più richiesti Yì Duì, d’ispirazione asiatica, composto da Kavalan, un Whisky Single Malt prodotto in Taiwan, il distillato Farmily 2017, sciroppo di tè verde Chun Mee, liquore allo zenzero e albume d’uovo, e Moulin Rouge con Cognac Paul Giraud Elegance, Vermouth rosso francese, Dom Benedictine, Sciroppo d’acero e Bitter speziato e dai sentori di frutti rossi e pepe.

Principe Bar - The Bar
Principe Bar – The Bar

Principe Bar – Piazza della Repubblica, 17

Immersi in un’atmosfera classica ma caratterizzata da elementi contemporanei di forte innovazione realizzati dall’architetto francese Thierry Despont, tra le forme regali degli arredi rivestiti di pregiata lana italiana, le pareti di marmo di Carrara, le sofisticate boiserie in legno e i collage di Mimmo Rotella che rimandano alla “Dolce Vita”. Dietro il bancone c’è Daniele Confalonieri e le sue proposte Old School, come l’Alegher, a base di Campari, Martini rosso, ginger beer e zenzero, e il Meneghino con Aperol, peach tree, purea di pesca, orange bitter francia corta prestige ca’ del bosco e schiuma di pesca “peach foam”. Serviti nell’esclusiva coppetta-calice del designer Robert du Grenier.  

Sushi B
Sushi B

Sushi B – Via Fiori Chiari, 1A

La terrazza giardino del ristorante giapponese Sushi B, nel cuore di Brera, accoglie il più grande giardino verticale di Milano, un luogo di calma e relax in cui ritrovarsi dall’aperitivo al dopo cena, con proposte fusion di altissimo livello. In abbinamento a una carta di vini internazionali, una selezione di sake e cocktail creati con sapienza dai due barman Alfonso Labianco e Alessandro Seccia.  

Mandarin Bar
Mandarin Bar

Mandarin Bar – Via Andegari, 9

Un ritrovo a due passi dal Quadrilatero della moda per assaporare le magiche alchimie di miscele ad opera di Matteo Rizzolo, seduti negli eleganti spazi della corte all’esterno o in quelli all’interno, mentre lo sguardo si lascia incuriosire dalle pareti in marmo bianco e nero e il design moderno italiano degli arredi. Il top? Ordinate il Venini Frozen, a base di ananas, limone e zenzero, che vi verrà servito in uno dei fantastici bicchieri esagonali firmati Venini, reinterpretazione dell’iconica collezione della storica vetreria veneziana. Da provare anche l’Oriental, con tè al bergamotto, basilico, lemongrass e zenzero e A Thirsty Man con Havana 3, mezcal, basilico e lime.    

Four Seasons – Via Gesù 6/8

Una raffinata location sorta in un ex convento del XV secolo, che brilla in pieno centro proprio nel cuore del Quadrilatero milanese. Con un giardino interno ideale per le giornate primaverili, il ristorante gourmet La Veranda con cucina mediterranea e il lounge bar Il Foyer, dove potrete gustare le ricette d’autore del bar manager toscano Luca Angeli. Provate il suo inimitabile Into the Wine: 45 ml di Pisco, 20 ml succo di lime fresco, 20 ml bianco d’uovo, 15 ml sciroppo di vino homemade e 3 gocce angostura bitter.  

Bulk Mixology Food Bar
Bulk Mixology Food Bar

Bulk Mixology Food Bar – Via Aristotile Fioravanti, 4

Stile internazionale e informale per il Bulk, il bistrot dello chef Giancarlo Morelli (una stella Michelin con il Pomiroeu di Seregno), situato al piano terra del lussuoso Hotel Viu, il cinque stelle diventato fin dalla sua inaugurazione, nel 2017, un importante punto di riferimento del capoluogo lombardo, in quella definita la Chinatown milanese. Un bar bistrot (il cui nome è un richiamo al Bulk, il centro sociale che nasceva nello stesso luogo dove è stato costruito oggi l’albergo), dotato di una cucina a vista e un lounge mixology dove bere uno dei migliori cocktail in città del barman Ivan Patruno, dal drink dolce all’amaro, dal fruttato all’aromatico allo speziato, ma sempre all’insegna della sostenibilità, del gusto, dell’estetica, della salute e delle contaminazioni gourmet. Oltre al super richiesto Gian Tonic firmato dallo chef Giancarlo Morelli, realizzato con G Vine Floraison Gin, ginepro, scorza di lime, Schweppes Tonica Premium e bergamotto. Ma il palazzo dell’Hotel Viu ospita anche il ristorante Morelli di proprietà dello chef bergamasco, una location elegante e riservata che offre una selezione di deliziose pietanze, dal riso mantecato alla ricotta di bufala affumicata con battuto di gamberi rossi, tartufo nero e colatura di alici fino alla classica cotoletta alla milanese. E se avete voglia di socializzare prenotate una cena allo chef’s table, un grande tavolo di legno con 14 posti dove potrete assistere live alla preparazione dei piatti. Un’idea innovativa premiata di recente ai Born Awards 2019.

VOCE AIMO E NADIA 1
VOCE AIMO E NADIA 1

Vòce Aimo e Nadia – Piazza della Scala, 6

Quando l’arte e la cultura entrano in armonia con il cibo si può dar vita a un progetto innovativo davvero interessante. Come quello che vede coinvolti Stefania Moroni, figlia di Aimo Moroni e Nadia Giuntoli (la coppia che ha dato vita oltre 50 anni fa al celebre ristorante milanese Il Luogo di Aimo e Nadia due stelle Michelin, in Via Privata Raimondo Montecuccoli, 6), gli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani (eredi della cucina di Aimo e Nadia) e Intesa Sanpaolo, proprietaria del complesso architettonico in Piazza Scala dove hanno sede le Gallerie d’Italia. La loro unione ha dato vita a Vòce, il nuovo locale aperto lo scorso novembre proprio all’interno del polo museale del colosso bancario. Uno spazio versatile e polifunzionale, realizzato dall’archistar Michele De Lucchi, in cui trionfano i grandi sapori tricolori. Con caffetteria e bookshop. Qui, la selezione dei cocktail è più che vasta, dai classici Negroni e Long Island Iced Tea agli sparkling Bellini e Rossini, fino ai vari Martini. Da provare anche la linea di birre artigianali dell’azienda emiliana Birrificio del Ducato.

Carlo e Camilla in Segheria – Via Giuseppe Meda, 24

La sede è quella di un’ex segheria, la mente dietro questo super innovativo concept è il famoso chef Carlo Cracco, insieme alla socia e art director Tanja Solci. Il nome pare sia un omaggio alla coppia dei reali inglesi. L’ambiente è suggestivo, niente di chic, tanto old style, con travi bene a vista, pareti scrostate, sedie di design, lampadari di prestigio e vasellami d’epoca. Il tutto in un luogo dalla magica atmosfera dove mangiare, rilassarsi, sia negli spazi interni che nel cortile all’aperto, sorseggiando uno dei cocktail preparati dal barman Nicola Romiti. Vi consiglio il Desperados, a base di tequila, birra alla rosa e pepe timut, limone, miele d’agave, peperone crusco. Se preferite invece la movida del centro cittadino, fate un salto al nuovissimo ristorante dello chef vicentino, Carlo e Camilla in Duomo, in via Victor Hugo 4, nel luogo in cui sorgeva Cracco Peck, per drink e aperitivi da gustare nell’area bar al piano terra.

Dry Milano
Dry Milano

Dry – Via Solferino, 33

Pizza, (squisite) focacce e cocktail sono un’intesa ormai vincente per il locale firmato dallo chef stellato Andrea Berton. Che ora vanta anche una drink list nuova di zecca, contemporanea e dal sapore internazionale, con un’attenzione sul prodotto e l’uso di tecniche speciali. Il risultato? Alchimie essenziali e insolite che valorizzano ogni singolo ingrediente. L’iniziativa è del bar manager Federico Volpe, che insieme al suo team è pronto a stupirvi e a lasciarvi tentare dalle sue miscelazioni accattivanti e multisensoriali. Assaggiate il Dry Martini 2.0 – rivisitazione del Martini Cocktail (gin, vermouth dry, twist di limone) – e il Ramos Gin Fizz “twistato”, con una pasta di meringa morbida successivamente caramellata. Indirizzo da non perdere è anche il secondo Dry, in Viale Vittorio Veneto 28, che ha appena lanciato la formula Early Dry: aperitivo dalle ore 18,00 alle 19,00 con cocktail e un tris di montanarine napoletane preparate dallo chef Lorenzo Sirabella. In entrambi i locali l’eccellenza delle materie prime è assicurata.  

Mio Lab
Mio Lab

Mio Lab – Via Tommaso Grossi 1

Se siete amanti della cartomanzia, potrebbe essere il luogo adatto per voi. Perché al Mio Lab, il bar dell’hotel Park Hyatt, il noto mixologist Oscar Quagliarini ha ideato una carta cocktail molto speciale, legata al mondo dei tarocchi, in cui ogni creazione è associata a uno degli arcani maggiori. La drink list si trasforma così in un mazzo di carte che contiene 12 arcani, interpretati nei disegni del fumettista Sergio Gerasi, il quale ha mescolato all’iconografia tradizionale dei tarocchi indizi che rimandano alla storia e agli ingredienti dei cocktail. E Andrea Bianchi è il barman che ogni sera, da dietro al bancone del Mio Lab, dà vita a ognuno di questi inediti cocktail.

 

L’articolo La mappa dei 10 cocktail bar di Milano da provare ad ogni costo è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Fri, 19 Apr 2019 10:00:22 +0000
news economia
Le supercar del passato all’asta al Museo Mille Miglia di Brescia

Finarte celebra il mondo dell’auto d’epoca con un’asta che si terrà a maggio, nella location magica del Museo Mille Miglia di Brescia.

L’articolo Le supercar del passato all’asta al Museo Mille Miglia di Brescia è tratto da Forbes Italia.

torpedo
1931 Fiat 522 C Torpedo Sport (Viotti)
Chassis no. 002336 – Engine no. 002871- Stima: € 400.000,00 – 500.000,00

Finarte celebra il mondo dell’auto d’epoca con un’asta che si terrà a maggio, nella location magica del Museo Mille Miglia di Brescia dedicato alla storica corsa italiana. La casa d’asta italiana leader nel settore, che nel maggio scorso ha segnato ben tre record mondiali, propone un catalogo ricco di lotti ispirati al tema della storica corsa, che promettono altri record.

Ecco i top lots della sessione.

  • Fiat8V (Carrozzerie Speciali FIAT) del 1953 di cui furono prodotti solo 6 esemplari pre-serie, e ottavo esemplare di una produzione limitatissima di 26, di cui questo è il più anziano sopravvissuto, equipaggiato con la carrozzeria di Luigi Fabio Rapi. Esemplare rarissimo poiché si sa che dei 26 ne sono sopravvissuti solo 7, di cui 3 andarono distrutti ed uno smantellato. Stimata € 1.800.-2.000.000, è dotata di un motore prezioso proveniente dalla celebre Siata 208 Coupè Bertone CS068, esemplare unico. Il telaio era stato costruito appositamente per nipote di Giovanni Agnelli Emanuele Filiberto Nasi, presidente dell’Automobile Club Torino, figlio del barone Carlo Nasi e Tina Agnelli. Grazie all’automobile Nasi avrebbe guadagnato il settimo posto alla salita ai colli Torinesi Sassi-Superga. La vettura partecipò alla Mille Miglia del 1957 guidata da Antonio Siddi velocista e medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Londra del 1958. Di fatto l’auto è un must di tutte le commemorazioni ufficiali della storica corsa bresciana. La vettura aveva delle caratteristiche di unicità assoluta anche negli arredi interni, di cui si conservano ancora i pannelli originali commissionati dallo stesso Nasi.

    cisitalia
    1950 Cisitalia 202 B berlinetta (Stabilimenti Farina) Chassis no. 156 SC – Engine no. 281 – Stima: € 450.000,00 – 600.000,00
  • Una Cisitalia del 1950, assemblata presso lo storico stabilimento Farina. Si tratta di una auto di rilevanza storica e culturale notevolissima: un altro esemplare di Cisitalia 2020 dal 1951 è esposto presso il MoMa di New York come parte integrante della collezione permanente di design. Considerando di queste vetture esistono solo 153 esemplari, è una chicca, stimata € 450-600.000 euro.
  • Una S.I.A.T.A. Daina. Prodotta solo dal 1950 al 1958, basata su telaio e meccanica Fiat 1400 modificati, è un lotto di stampo artigianale rarissimo nel suo genere. Nella versione pezzo unico con carrozzeria Motto, diventa quell’auto che, con una stima compresa fra € 420-450.000, farà certamente ingolosire i collezionisti.

    torpedo
    1946 Fiat 1100 Sport Ermini  (Bertone/Ortolani) Chassis no. 279904 – Engine no. 305909/106551 – Stima: €  700.000,00 – 1.000.000,00      
  • Imperdibile è la messa all’incanto di un marchio che ha contribuito a fare la storia dell’automobilismo sportivo del dopoguerra e quella della Mille Miglia: si tratta del celebre marchio ERMINI. Il lotto, stimato € 2.000.000-2.500.000, offre un’ampia gamma di classi registrato, tali da consentire la produzione di abbigliamento, orologi, accessori, gioielli e modellistica ed editoria. Pasquino Ermini è stato uno dei produttori di auto sportive più rappresentativi del dopoguerra italiano, le cui auto hanno partecipato più volte alla Mille Miglia dal 1948, dove dal 1952 in poi apparirà la ‘Squadra Corse Ermini’, capace di vincere premi su molte competizioni, dalla Mille Miglia alla Targa Florio al Gran Premio di Napoli alla Coppa d’oro delle Dolomiti, grazie alla guida affidata ad alcune dei più talentuosi piloti del tempo fra cui Supremo Montanari, Aldo Terigi, Ugo Bormioli, Piero Scotti, Giulio Cabianca. Le auto di Ermini, come soleva dire Pasquino, dovevano essere ‘leggere come piume, per volare via a braccetto del vento’. E i prezzi voleranno in alto!

 

L’articolo Le supercar del passato all’asta al Museo Mille Miglia di Brescia è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Fri, 19 Apr 2019 08:58:17 +0000
news economia
3 lezioni di leadership dall’uomo che ha resuscitato Microsoft

Sono i principi che secondo Satya Nadella sono imprescindibili per chi vuole diventare un vero leader di Microsoft.

L’articolo 3 lezioni di leadership dall’uomo che ha resuscitato Microsoft è tratto da Forbes Italia.

Satya Nadella è ceo di Microsoft da febbraio del 2014. (Sean Gallup/Getty Images)

Se Microsoft è riuscita a superare la crisi d’identità degli ultimi anni e rilanciarsi come una delle compagnie tech più innovative e all’avanguardia del mondo, lo deve in gran parte al terzo amministratore delegato della sua storia: Satya Nadella. Il 51enne indiano naturalizzato statunitense è alla guida della società di Redmond dal 4 febbraio 2014 ed è riuscito a dare nuovo impulso al business di Microsoft, puntando sul cloud, su servizi alle aziende e riscoprendo l’anima stessa dell’azienda, cambiandone la cultura dall’interno.

Nel libro Hit refresh. Una pagina nuova. La riscoperta dell’anima di Microsoft e il progetto di un mondo migliore, Nadella, 40° persona più potente del mondo nel 2018 e 5° tra i leader più innovativi secondo Forbes, ritiene che “una volta diventato vicepresidente, e quindi un alleato negli sforzi dell’azienda, non ci si può lamentare di nulla: né del caffè, né della mancanza di personale adeguato, né di non aver ricevuto una gratifica”. Insomma, continua: “Per essere un leader in questa azienda, bisogna imparare a trovare petali di rosa in un mare di sterco”.

Ecco 3 principi di leadership che secondo Nadella sono imprescindibili per chi vuole diventare una vera guida in Microsoft.

1. “Promuove la chiarezza con i suoi collaboratori”
Uno dei processi fondamentali che tutti i top manager dovrebbero abbracciare ogni giorno. Per chiarezza bisogna sintetizzare i concetti complessi. “I dirigenti”, scrive Nadella, “prendono tutte le informazioni provenienti dall’interno e dall’esterno dell’azienda e ne riassumono il messaggio, trovandone il vero significato in mezzo al frastuono. Non voglio una stanza piena di geni, ma che i dirigenti sfruttino la loro intelligenza per creare una conoscenza approfondita e condivisa per il team, allo scopo di definire una strategia”.

2. “Un leader genera energia”
Questo principio vale non solo all’interno del suo team ma in tutta l’azienda. “Non basta dedicarsi esclusivamente al proprio gruppo. Un leader deve saper ispirare ottimismo, creatività, dedizione e sviluppo, nella buona e nella cattiva sorte. Bisogna creare un ambiente dove tutti possano dare il massimo. È grazie a queste figure che organizzazioni e team diventano sempre più forti ogni giorno che passa”.

3. “Trovano sempre un modo per avere successo e per ottenere risultati”
Il leader sa promuovere progetti innovativi in maniera tale che ognuno si sentirà ispirato al lavoro, “trovare un equilibrio tra successo a lungo termine e vittorie di breve durata, e non lasciarsi limitare da nulla, sfruttando una mentalità aperta alla globalizzazione per trovare soluzioni”.

L’articolo 3 lezioni di leadership dall’uomo che ha resuscitato Microsoft è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Fri, 19 Apr 2019 08:17:28 +0000
news economia
Il collezionismo di art toy tra arte contemporanea e street art

La cultura pop, street e urban stanno portando alla ribalta un nuovo filone nell'arte contemporanea e nel collezionismo: gli art toy.

L’articolo Il collezionismo di art toy tra arte contemporanea e street art è tratto da Forbes Italia.

Il Michelangelo di Francesco De Molfetta (foto dell’autore)

La cultura pop, street e urban sta portando alla ribalta un nuovo filone nell’arte contemporanea e nel collezionismo: gli art toy, si tratta di oggetti in legno, metallo, vinile o altri materiali plastici che vengono rilasciati in edizione limitata da artisti blasonati e che rappresentano la perfetta intersezione tra l’arte e i giocattoli. A dare il via a questa nuova forma di collezionismo d’arte è stata senza dubbio la parte orientale del mondo, Giappone e Corea in testa, in cui gli action figure hanno sempre riscosso molto successo. Da lì il fenomeno si è diffuso fino a diventare una vera e propria tendenza globale. Certamente i puristi dell’arte contemporanea che già storcono il naso davanti alla street art guardano con sospetto a questo filone, ma va considerato che molti noti artisti a tutto tondo si stanno cimentando in questo filone, complice il successo che riscuote sul mercato.

Gli artisti dell’art toy

Gli artisti che si sono lanciati in questo segmento sono molteplici e l’elenco è in rapida evoluzione. Tra i più celebri troviamo:

KAWS
E’ certamente il creativo più noto in questo genere grazie alle sue figure che si ispirano al mondo dei fumetti e dei cartoni animati come i Simpson, Snoopy, Topolino e i Puffi. Il successo registrato fa di Kaws un fenomeno planetario tanto che in asta continua a macinare record. Basta citare che nei 12 mesi luglio 2016/giugno 2017 ha venduto – secondo i dati Artprice – più del mostro sacro della street art Banksy.

RON ENGLISH
Considerato il papà statunitense della street art, l’artista utilizza i simboli della cultura consumistica ponendoli alla base del suo concetto artistico. Ecco, quindi, che personaggi iconici prendono vita in modo ironico come ad esempio MC Supersized, l’emblema del celebre documentario di Michael Moore Super Size Me.

FRANCESCO DE MOLFETTA
Artista poliedrico partito da Milano, quarantenne, ha all’attivo centinaia di mostre in Italia (l’ultima a Milano ospitata da Plan X Art Gallery)- e all’estero (tra le più famose quella della Toy Art Gallery di Los Angeles e Yang Gallery di Singapore). Oggi è ospitato in importati collezioni tra cui quella della Famiglia Elkann , quella di Mark Parker ceo della Nike e musei (ricordiamo la mostra “PopCellana” ospitata alla Triennale di Milano nel 2017). È l’unico artista italiano ad essere presente sulla grande antologia “TOY ART 2.0” redatta e curata da Jeremy Brautman . Il “Demo” realizza sculture, frutto di una attentissima ricerca dei materiali, che coniugano l’arte classica con la cultura pop donando loro una sottile ironia che induce a profonde riflessioni. Accanto ai sui pezzi unici De Molfetta ha realizzato alcuni art toy in pochissimi esemplari tra cui il celebre MICHELANGELO declinato nelle fattezze del Bibendum – la mascotte del brand Michelin – e HiSTARY, un omaggio alla mitica saga di Star Wars.

ALEC MONOPOLY
Considerato l’astro nascente della street art contemporanea, ha raggiunto quotazioni stellari spinto dagli acquisti dei millennials Usa. La sua popolarità è talmente in ascesa sul segmento dei collezionisti da essere stato scelto da Tag Heuer come “art provocateur”. Il suo approdo al mondo degli art toy è recentissimo – a novembre scorso. Lo sviluppo della sua idea è quella che lo ha reso famoso: personaggi del celebre gioco da tavolo Monopoli.

JASON FRENNY
Scultore e designer di New York. L’artista mescola il giocattolo, l’arte e la scienza nelle sue realizzazioni. È cosi che prendono vita i Dissection, figure raffiguranti Topolino, Bugs Bunny, Sesame Street o altri personaggi celebri dei fumetti o cartoni animati che vengono raffigurati per metà in sezione come le classiche figure dell’anatomia.

RICHARD ORLINSKI
Artista e scultore francese che nel suo paese è celebre al pari di una rockstar. L’artista francese più venduto al mondo realizza opere attorno al concetto Born Wilde in stile contemporaneo.

Murakami Francesco De Molfetta Jason Frenny Ron English Richard Orlinski oro figure

L’elenco degli artisti, da quelli entrati nel firmamento dell’arte contemporanea a quelli emergenti, che hanno realizzato art toy o prodotti per alcuni aspetti assimilabili in quanto messi sul mercato a piccoli prezzi e diventati oggetti di culto per collezionisti, sono davvero tanti. Come non citare le zucche morbide di Yayoi Kusama, la riproduzione di Seletti della scultura LOVE, il celebre dito realizzato da Maurizio Cattelan in Piazza Affari a Milano, la serie, sempre di Seletti, di sculture di Tatiana Brodatch realizzata in occasione di Miart 2019, il Doraemon di Takashi Murakami realizzata per una limited edition di Uniqlo, le celebri Campbell Soup e la Brillo Box di Andy Warhol, l’ Andy Mouse di Keith Haring, le spray can di Mr Brainwash e ancora le celebre coloratissime banconote da 100 dollari di MisterE, i pinguini di Pao, la Real Shit di Laurina Paperina e le creazioni di Daniel Arsham, di Jeff Koons e di David Shrigley e la Merda D’Autore di Piero Manzoni.

Accanto a loro ci sono, inoltre, i design toys come i Be@rBrick, la riproduzione dei celebri omini della Lego dalle sembianze di orsacchiotto con alcune serie che hanno toccato in asta quotazioni di migliaia di euro, le statuine raffiguranti i personaggi di Banksy tra cui il Flower Bomber, realizzate da Medicom Toy, il principale produttore di Art Toy al mondo, il Munsta Munny realizzato da Kidrobot oppure i pupazzi realizzati da Funko. Una menzione finale la meritano le serie di skateboard di Supreme realizzate in collaborazione con artisti del calibro di George Condo, Kaws, Damien Hirst e Gilbert&George solo per citarne alcuni.

Un altro rappresentate dell’Italia nel mondo degli art toy è Fidia Falaschetti, artista di fama internazionale che partito dalle Marche sta riscuotendo enorme successo in Usa, vive a Los Angeles, e in Oriente ha da poco esposto a Taipei a All The Rage, la principale manifestazione di Urban Art accanto ad artisti del calibro di D*face e Cleon Peterson solo per citarne due. Quarantunenne, Fidia è stato inserito dal magazine LA WEELY nella lista dei 5 principali artisti in Usa nel 2017. Tutto ciò gli è valso l’ingresso in collezioni eccellenti ed esposizioni in tutto il mondo, da Art Basel al Moco Museum di Amsterdam. Fidia ha deciso di affiancare le sue grandi sculture, che in chiave sarcastica reinterpretano alcuni personaggi iconici come Topolino e Paperino e che hanno quotazioni da decine di migliaia di euro: art toy che hanno l’obiettivo di entrare nella case anche di chi inizia a collezionare arte.

Noi di Forbes.it l’abbiamo incontrato e gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Da dove nasce l’idea di rivisitare i classici personaggi dei fumetti/cartoni animati?

Penso spesso a come i nostri antenati rinascimentali raccontavano le proprie emozioni ritraendo personaggi sacri, icone riconoscibili per la società del momento. In un mondo oggi dove la religione è diventata quasi una obsoleta pratica per “anime smarrite”, le giovani generazioni sono più a proprio agio nell’identificarsi nei sorrisi sornioni dei Mickey Mouse e Bart Simpson di turno, nuove idolatrie di facile fruizione. Dunque, quale miglior iconografia per parlare della nostra folle società contemporanea?

Gli art toy sono uno strumento utile per consentire ai millennials di avvicinarsi all’arte contemporanea?

Decisamente si. Spesso acquisire opere d’arte non è neppure un problema di risorse economiche: è saggio cominciare a collezionare partendo da piccoli passi. Gli art toy danno un perfetto assaggio di quella solennità e magia che poi la scultura (in scale ben più grandi e tirature al di sotto della decina) riesce a dare. In fondo il mondo degli art toy è un entry level per quello che possiamo definire un collezionismo 2.0 Di solito chi colleziona art toy prima o poi cede alla seduzione di un pezzo a tutto tondo che può “abbracciare” a piene mani!

Fuori dall’Italia, visto che vivi a Los Angeles, è più facile per un giovane artista arrivare al successo?

Diciamo che fuori dall’Italia si percepisce di più la meritocrazia. È vero anche che, essendo la “lamentela” uno sport nazionale per noi, quando si escono i confini ci si rende conto che non serve a nulla, e l’unica operazione efficace è quella di credere in ciò che si fa e giocare le carte giuste al momento giusto, diventando così la miglior versione di se stessi. A mio parere la fortuna è il frutto di un percorso tortuoso, una lunga maratona nella quale si cade spesso, ma si apprende ad affinare le proprie potenzialità. Sicuramente, per un giovane artista, avere appigli evidenti intorno aiuta a rialzarsi velocemente dopo qualsiasi eventuale caduta, e la salita verso il successo diventa più chiara ed entusiasmante.

In quale piazza o museo ti piacerebbe vedere una tua opera di art toy?

Io adoro le persone, dunque mi piacerebbe vedere una mia opera monumentale in qualsiasi luogo del mondo possa essere fruita dalla gente comune. Ovviamente l’ambizione di tutti è quella di entrare nelle collezioni stabili di quei musei internazionali con il nome breve ma solenne, ma la carriera artistica è una sensazionale sinusoide di imprevisti e sorprese, dunque non mi pongo mai troppe aspettative così quando arrivano i successi il senso di soddisfazione diventa decisamente più motivante! Diciamo pero che se il BROAD Museum di Los Angeles mi scrivesse domani per un’acquisizione, non sarebbe proprio male!

 

Il mercato dell’art toy

La diffusione del fenomeno è rapidissima e amplificata da Instagram. Che mercato hanno questi art toy? Ampio fatto di collezionisti, di importanti gallerie e di aste al pari delle opere di fine art. Alcuni esempi: L’ultimo BFF plush (morbido, nda) di Kaws messo in vendita in edizione limitata di 3mila pezzi, alcuni tramite il sito web dello stesso artista e altri tramite gli store online di AllRightReserved e DDT Store (due pietre miliari dell’est asiatico del collezionismo), al prezzo di 200 dollari dopo poche ore dal tutto esaurito è stato scambiato a oltre mille dollari. Per rimanere sempre su Kaws: il suo celebre Pinocchio quello in vinile oggi ha una quotazione tra i 7 e i 10mila euro mentre quello in legno supera i 60mila dollari Usa o gli Astro boy aggiudicati in asta Sotheby’s a inizio aprile a circa 300mila euro contro una stima iniziale di circa 60mila. Valutazioni più moderate ma sempre sopra i mille dollari per la serie Companion e BFF in vinile (tra cui una edizione speciale commercializzata dal MoMA nel 2018 e venduta allora a 300 dollari circa) dello stesso autore. È talmente grande il mercato che anche sulla principali piattaforme di arte online, frequentate da collezionisti non solo millennials, come Artsy, Artnet, Artland e Paddle8 è possibile trovare una vasta scelta di rinomate gallerie che vendono art toy. A riprova del successo alcuni brand, uno su tutti Uniqlo, hanno avviato collaborazioni con alcuni artisti come Murakami e lo stesso Kaws, mettendo sul mercato serie limitate con anche oggetti d’arte a poche decine di dollari che poi sul mercato secondario raggiungono quotazioni di tutto rispetto.

L’articolo Il collezionismo di art toy tra arte contemporanea e street art è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Fri, 19 Apr 2019 07:28:43 +0000
news economia
Meglio i Btp, i bond greci o le obbligazioni del Benin?

Dalla Cina all'India: un viaggio attorno al mondo alla ricerca del miglior investimento attuale sui mercati emergenti.

L’articolo Meglio i Btp, i bond greci o le obbligazioni del Benin? è tratto da Forbes Italia.

grafici di borsa su pannelli in vetro
(Shutterstock)

Chi ha avuto il coraggio di scommettere sulla rinascita della Grecia sta raccogliendo ricchi premi alla vigilia di Pasqua. Il rendimento del decennale di Atene è scivolato al 3,274% ai minimi del settembre 2005, prima che saltasse fuori il buco nei conti che fece da detonatore alla drammatica crisi che ha sconvolto l’Eurozona, trascinando, al culmine della crisi scoppiata nel 2009, i bond nel girone dei titoli spazzatura con uno yield del 40%. Continua così il recupero innescato dalla doppia promozione di Moody’s dell’inizio di marzo che ha reso possibile il ritorno della Grecia sui mercati finanziari, nove anni dopo l’ultima emissione che aveva sfidato la sfiducia degli operatori. E non sono in pochi a ritenere che gli hellenic bonds possano lanciare la sfida ai Btp, separati ormai da meno di un punto percentuale. Atene, in crescita del 2,4% nel primo trimestre (la seconda performance dell’Eurozona), merita senz’altro fiducia.

Ma non abbastanza per i cacciatori di high yield, decisi a sfruttare nel modo migliore la congiuntura dei mercati. I rendimenti europei in calo, al punto che si parla di “sindrome giapponese” per le obbligazioni del Vecchio Continente, coincidono infatti con l’abbondante liquidità che favorisce il carry trade sull’euro, ovvero i prestiti per finanziare operazioni speculative ad alto rendimento. A confermarlo è stata l’accoglienza al primo bond emesso da Aramco, il gigante del petrolio saudita, che ha raccolto ben 100 miliardi di dollari. I capitali, al solito, sono in movimento. In quali direzioni? La rotta l’ha indicata il Fondo Monetario. Il recente Outlook presentato nella riunione primaverile del Fmi ha confermato l’esistenza di un ampio differenziale di crescita tra le economie avanzate, tutte più o meno in frenata, e gli Emergenti, un gap che potrebbe aumentare visto che il rafforzamento del dollaro è frenato dall’orientamento accomodante della Federal Reserve e le probabilità che l’economia statunitense riesca a mettere a segno una crescita robusta come quella dell’anno scorso sono limitate.

La tendenza è già in atto da mesi, sottolinea Jp Morgan. Il debito in valuta forte dei Mercati Emergenti ha realizzato un’ottima performance da inizio anno. Le obbligazioni governative e societarie dei Paesi Emergenti hanno generato rispettivamente un rendimento del 7,30% e del 5,57%. Il mix di fondamentali solidi e valutazioni interessanti per Mike Biggs di JP Morgan anche nella seconda parte dell’anno può generare rendimenti tra il 5% e il 10%: La vera incognita per gli investitori nei Mercati Emergenti resta però la performance delle valute della regione. Dopo il deludente andamento degli inizi del 2018, l’indice delle valute emergenti (EMFX) ha guadagnato il 3,66% rispetto ai minimi toccati a settembre dell’anno scorso. Tuttavia, negli ultimi mesi la sua evoluzione è stata meno brillante, e da inizio anno l’indice EMFX ha archiviato una crescita dell’1,42% soltanto rispetto al dollaro. Di conseguenza, l’indice delle valute emergenti è in ribasso del 7,81% dai primi del 2018.

Ma lo scenario resta comunque positivo grazie alle migliori prospettive macro della Cina. Le obbligazioni in renminbi, nel caso di soluzione del conflitto sui dazi con gli Usa, sembrano destinate a recuperare posizioni: la svalutazione della moneta, l’arma usata da Pechino per contrastare i dazi, dovrebbe lasciar spazio ad un recupero, favorito anche dall’apertura delle frontiere di Pechino alle grandi società finanziarie. La svolta, infatti, sembra garantita dalla decisione di MSCI di aumentare progressivamente la presenza di A-Share (cioè le azioni del mercato onshore di Shanghai, 3.500 in tutto, il doppio delle H-share trattato ad Hong Kong) negli indici usati dalla comunità finanziaria per i fondi di investimento. La decisione ha già provocato un sensibile aumento dell’indice Csi 300 (+32% da inizio anno) ma potrebbe essere solo l’inizio. Le A-shares cinesi, meno dell’1% dell’indice Emerging Markets hanno attratto flussi di acquisti netti per circa 70 miliardi di dollari.

Investire oggi sulla Cina

La Cina potrebbe dunque essere la carta vincente in caso che, a fine maggio, decolli l’attesa pace commerciale. Anche se, nel breve, potrebbe verificarsi il classico “sell on news”, ovvero la prevalenza di vendite da parte degli operatori che hanno anticipato con successo l’evoluzione del quadro.

Una strategia corretta per neutralizzare gli effetti negativi potrebbe essere quella di adottare un piano di accumulo rateale utilizzando un Etf o un fondo comune a gestione attiva. Per esempio, è stato calcolato che, impiegando 14mila euro in un’unica soluzione nel gennaio 2018 in un Etf specializzato nel replicare le A-shares cinesi, a fine febbraio 2019 ci si sarebbe ritrovati in possesso di quote dal valore di 11.250 euro (-19,6%): lo stesso capitale (14 mila euro) investito in rate mensili da mille euro ciascuna da gennaio 2018 in poi, avrebbe permesso di acquistare quote per un controvalore al 28 febbraio 2019 di 14.778 euro (+5,6%).

Opportunità di investimento: guardando verso l’India

Non c’è, ovviamente, solo la Cina. L’India, impegnata in questi mesi in una maratona elettorale destinata a durare fino all’autunno può rappresentare il vero jolly per sbancare i mercati. Il Paese ha da tempo scalzato la Cina dalla vetta per i tassi di crescita, superando largamente il 7%. Ma, dal punto di vista qualitativo, si profila un’accelerazione ancor più importante. Foxconn, la fabbrica degli iPhone, ha deciso di spostare i nuovi investimenti in India, anche per sfruttare la grande competenza ed il know how scientifico di New Dehli.

Dove investire oggi? il Ghana, un paese interessante

Un investimento speculativo ad alto rischio riguarda l’Africa. Il Ghana, uno dei Paesi più interessanti agli occhi degli investitori, ha appena fatto il pieno (20 miliardi di prenotazioni per un’offerta di 3 miliardi) sui mercati sull’onda dell’ottima performance del debito del Continente (+9,8% in valuta).

Mercati emergenti dove investire: Bénin, un paese in crescita

Non mancano le brutte sorprese, non ultima la ristrutturazione del debito del Congo, ma anche le opportunità. Come l’emissione (1 miliardo di euro) del Bénin, economia attiva nell’industria del cotone, considerato da Moody’s uno tra i Paesi più impegnati nelle riforme dell’economia. La crescita quest’anno sfiorerà il 7% mentre il governo si è impegnato a ridurre il deficit al 2,7%. Sta a vedere che ci sorpassa pure il Bénin.

L’articolo Meglio i Btp, i bond greci o le obbligazioni del Benin? è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Fri, 19 Apr 2019 06:02:40 +0000
news economia
Tra le pretendenti di Icardi secondo Forbes spunta anche il Machester City

Non solo Real Madrid e Machester United, nel futuro dell'attaccante nerazzurro potrebbe esserci il Manchester City.

L’articolo Tra le pretendenti di Icardi secondo Forbes spunta anche il Machester City è tratto da Forbes Italia.

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Dopo una stagione complicata, sembra ormai certo che Mauro Icardi lascerà l’Inter questa estate. Il nazionale argentino, nerazzurro dal 2013, sta passando una stagione turbolenta a causa della recente querelle tra la sua agente-moglie, Wanda Nara, e il club milanese. Ci sono pochissimi dubbi sul talento di Icardi, ma con quali sono i club europei in grado di ingaggiarlo?

Secondo Liam Canning di Forbes.com, ci sono almeno tre club interessati al talento nerazzurro: il Real Madrid e le due squadre di Manchester, il City e lo United. Lo stesso Canning spiega così le motivazioni di un possibile interesse:

Icardi al Manchester City

Con Sergio Aguero che si avvicina ai 31 anni, il Manchester City cercherà sicuramente un suo sostituto nel prossimo futuro. Gabriel Jesus è pronto a prendere un posto da titolare, ma è possibile che il club possa pensare ad altri due “attaccanti di peso” per sostenere l’attacco. Dato l’approccio del club da quando lo sceicco Mansour è subentrato, è perfettamente ragionevole aspettarsi che il Man City faccia un’offerta per Icardi.

Icardi al Manchester United

Non è un segreto che Romelu Lukaku abbia faticato in questa stagione, sia con Mourinho che con Solskjaer. Marcus Rashford sembra essere l’attaccante di prima scelta dei Red Devils in questo momento, ma il 22enne ha bisogno di competizione e non si può pretendere possa fare tutto e solo lui. Ha bisogno di una punta esperta con cui condividere la responsabilità.

Icardi ha dimostrato quanto sia prolifico all’Inter e potrebbe essere un gradito innesto al Manchester United, anche senza uno scambio che coinvolga Lukaku. È probabile però che i nerazzurri richiederanno più di 100 milioni di sterline di clausola rescissoria del contratto che scade nel 2021.

Icardi al Real Madrid

Con Zinedine Zidane di nuovo al timone il club potrebbe avere il sostegno finanziario necessario dal presidente Florentino Perez per ricostruire il team. La squadra sta infatti invecchiando rapidamente e la motivazione dei loro giocatori chiave è sicuramente calata; motivo per cui la priorità di Zidane sarà quella di portare nuovi giocatori.

Icardi, accostato più volte ai Blancos, potrebbe essere uno dei principali obiettivi. E con la possibilità di essere allenato da una leggenda come Zizou e con il clima mite della Spagna, alla fine Mauro potrebbe optare per questa destinazione a discapito di Manchester.

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Data articolo: Thu, 18 Apr 2019 14:10:33 +0000
news economia
Pinterest sbarca in Borsa: perché potrebbe non essere la solita Ipo tech

Le azioni del social media Pinterest debuttano in Borsa a Wall Street a un prezzo compreso tra i 15 e i 17 dollari. Convengono?

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Ben Silbermann, co-founder e ceo di Pinterest. (Photo by Roger Kisby/Getty Images for Pinterest)

Oggi, giovedì 18 aprile, le azioni del social media Pinterest debuttano in Borsa a Wall Street a un prezzo di 19 dollari. La società potrebbe così avere una capitalizzazione di circa 12 miliardi.

Dopo la quotazione di Lyft di marzo, quella di Pinterest – insieme a Uber, Airbnb e altri unicorni – è una delle Ipo più attese del 2019. A prima vista, notano David Trainer e la società Great Speculations per Forbes.com, quella dell’azienda fondata da Ben Silbermann, Evan Sharp e Paul Sciarra assomiglia a tante altre recenti quotazioni rischiose: zero profitti, azioni di due categorie diverse (le A destinate al pubblico e le B destinate agli insider con diritti di voto maggiorati) e un settore altamente competitivo. Eppure esistono delle differenze rispetto ai casi citati in precedenza.

Verso la redditività

Innanzitutto, notano gli autori, Pinterest è stata fondata nel 2009, due anni prima di Snapchat e solo tre anni dopo Twitter. Tuttavia, la società è stata più lenta a monetizzare la propria base utenti rispetto agli altri social media. Pinterest sta ora aumentando le entrate e gli utenti a un ritmo accelerato. Le sue entrate sono aumentate del 60% nel 2018 rispetto al 43% di Snap e al 25% di Twitter. Inoltre, Pinterest ha aumentato la sua base utenti del 23% lo scorso anno, mentre le altre due piattaforme hanno visto diminuire il numero degli utenti. La perdita operativa netta dopo le imposte si è dimezzata dal 2017 al 2018, da $ 126 milioni a $ 63 milioni. Se il tasso di crescita delle entrate e delle spese dovesse rimanere lo stesso nel 2019, Pinterest realizzerà un utile operativo ante-imposte di $ 65 milioni.

La monetizzazione internazionale è la chiave

Una grande sfida per Pinterest – sottolineano i due autori – è il fatto che potrebbe aver già raggiunto un punto di saturazione nel suo nucleo demografico: le mamme statunitensi. La documentazione depositata presso la Sec (Consob americana) della compagnia ha rivelato che lo stereotipo della “Pinterest Mom” è ben fondato; Pinterest sostiene che l’80% delle donne statunitensi di età compresa tra 18 e 64 anni con figli sono già utenti. Gli utenti degli Stati Uniti sono cresciuti solo dell’8% nel 2018, da 76 milioni a 82 milioni, quindi sembra che non ci sia molto spazio per la crescita degli utenti domestici.

LEGGI ANCHE: “Instagram e calo dei follower: bug o prove generali di apocalisse social?”

La base di utenti internazionali dell’azienda è molto più ampia e in rapida crescita. Gli utenti internazionali sono passati da 139 milioni alla fine del 2017 a 184 milioni alla fine del 2018, con un aumento del 32%. Se la base di utenti internazionali dell’azienda è ampia, gli sforzi per la monetizzazione a livello internazionale sono ancora in fase iniziale. Il ricavo medio per utente di Pinterest nel 2018 era di soli $ 0,25. Ogni utente internazionale rappresenta solo il 3% delle entrate di un utente degli Stati Uniti.

Ben Silbermann, Co-founder e ceo di Pinterest. (Photo by Roger Kisby/Getty Images for Pinterest)

Tra tutte le più piccole piattaforme di social media – non considerando, cioè, Facebook -, Pinterest sembra la più facilmente monetizzabile, dicono Trainer e Great Speculations. Perché dopo tutto, la piattaforma è essenzialmente una grande collezione di prodotti da acquistare. Vanta anche una base di utenti più abbienti, dato che il 40% dei suoi utenti guadagna oltre $ 100 mila all’anno.

La minaccia da Facebook/Instagram

Come con qualsiasi piattaforma di social media, la più grande minaccia per Pinterest viene da Facebook e Instagram. Instagram ha ucciso la crescita di Snap copiando la funzione “Stories” proprio prima dell’IPO 2017 di Snap. Ora, l’app di proprietà di Facebook sembra sviluppare una funzione “Collezioni” che copierebbe le funzionalità di Pinterest.

Tuttavia, ci sono alcuni motivi per credere che copiare Pinterest potrebbe non essere così facile. Dopo tutto, le Instagram Stories si adattano perfettamente alla strategia della piattaforma di consentire alle persone di condividere aggiornamenti/immagini dalle loro vite quotidiane. Gli utenti di Instagram potrebbero, invece, non essere così ansiosi di vedere raccolte di prodotti sulle loro feed.

LEGGI ANCHE: “Così Zuckerberg brinda ai prossimi 15 anni di Facebook”

 

L’articolo Pinterest sbarca in Borsa: perché potrebbe non essere la solita Ipo tech è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Thu, 18 Apr 2019 12:47:45 +0000

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