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News da forbes italia

#news #forbes #Italia

news economia
The Umbrella Academy e quell’idea (banale) di famiglia

Un prodotto che vive di una regia piatta, di scelte banali e un brodo allungato oltre ogni limite consentito.

L’articolo The Umbrella Academy e quell’idea (banale) di famiglia è tratto da Forbes Italia.

un'immagine tratta dalla serie tv
(Courtesy of Netlifx)

Di Daniele Ferriero

La famiglia non si sceglie. Ci si ritrova, alla nascita, impelagati in dinamiche che noi stesso andremo a intercettare e cambiare, spostando abitudini consolidate e rapporti di forza con la nostra semplice venuta al mondo. Che si venga scelti, cercati o “trovati”, cambia poco o niente. La rete è tesa e noi ci siamo finiti dentro: fili fatti d’amore, di tensioni notturne, di aspettative ed eredità morali da spartirsi in futuro.

La famiglia di The Umbrella Academy non fa, ahinoi, eccezione. Questa è la sua storia, in dieci puntate ad opera di Steve Blackman uscite per Netflix. Siamo nel 1989 e 43 donne in giro per il mondo danno alla luce dei bambini. Nessuna di loro era però effettivamente gravida all’inizio della giornata. Sette di questi bambini verranno poi individuati e adottati dall’eccentrico Sir Hargreeves nonché addestrati per sfruttare le loro abilità speciali e combattere il Male, trasformandoli di fatto in supereroi. Il progetto, tuttavia, fallisce. A distanza di anni, raccolta nella casa avita per la morte del proprio padre, la “famiglia” risulterà un disastro di rancore, dolore, faide interne e anaffettività diffusa.

“Tutte le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”, recita Tolstoj nell’Anna Karenina. Eppure, a voler sindacare un poco, schiavi della serialità televisiva contemporanea, pare che invece queste si somiglino tutte, nei loro dolori. E che i vari sceneggiatori, scrittori, showrunner e autori vari non riescano a descriverne una che non sia disfunzionale.

L’impressione è che la maggior parte del tempo proprio nel nucleo famigliare si nasconda il nocciolo duro dei mali del mondo. O che quantomeno questo sia il trauma che gli autori si sentono di raccontare e rielaborare allo sfinimento. Quasi che ogni dolore e mancanza pregressa possano muoversi da lì e lì soltanto.
Di fatto, il concetto è stato narrato e indagato così a lungo da finire per essere canonizzato nel racconto contemporaneo fino a renderlo un cliché, superando le proprie radici sino a stiracchiare i singoli personaggi nella loro dimensione ideale.

Prendiamo la famiglia Hargreeves, per esempio. Il pater familia è il tipico rappresentante dell’archetipo a cui appartiene: dogmatico, arcigno, egoista ed egotista, accentratore e sfruttatore delle dinamiche famigliari; purissimo potere disciplinare. Oppure, il Numero 1 (sì, i bambini inizialmente non avevano ricevuto in dote nemmeno la grazia di un nome proprio), poi ribattezzatosi Luther: solido, serioso, responsabile, dedito alle esigenze del genitore in tutto e per tutto, tanto da finire a far da guardia alla Luna, solitario. Numero 2, Diego, una testa calda riottosa e impulsiva, violenta e provocatrice. O ancora, Numero 4, Klaus, tragicomica figura di dropout drogata e instabile, vittima delle proprie potenzialità e delle proprie dipendenze. E via così, archetipo dopo archetipo.

Ovviamente, questo non è un problema. Le storie, dacché siamo al mondo in quanto specie, si basano proprio sulla ripetizione di topoi, modi del racconto, strutture assodate e funzioni narrative specifiche.

Ma diventa un fatto critico nel momento in cui quelle figure appaiono bidimensionali, più che stilizzate. Ed è proprio la problematica che affligge The Umbrella Academy. Complici le non proprio eccelse capacità recitative dei protagonisti e una messa in scena bolsa, piatta e poco ispirata, le briose e frizzanti vicende del fumetto originale a cui il tutto è ispirato (un omonimo ciclo scritto dall’ex cantante dei My Chemical Romance, Gerard Way, e disegnato da Gabriel Bà) vengano forzosamente appiattite e sterilizzate.
La mancanza si fa evidente soprattutto lì dove la serie televisiva avrebbe potuto affrancarsi con forza dall’originale, puntando alla specificità del mezzo e, soprattutto, del momento storico. Al contrario, i personaggi vivono spesso di una drammatizzazione superficiale che, in questi anni di lotte furibonde pro e contro le questioni di genere, orientamento sessuale e via discorrendo, risulta banalizzante all’eccesso.
Tanto più che le scelte di casting, al limite e oltre l’ingenuità (o, almeno, lo speriamo) non aiutano. La testa calda è, ovvio!, interpretata da un attore messicano. Il bravo figliolo è, chiaro!, il ragazzone bianco americano. Il figliol prodigo dalle tinte queer (un Robert Sheenan che si ritrova a dover scimmiottare i passati successi in quel di Misfits) è, ma certo!, scostante, isterico, drogatissimo e sopra le righe, benché profondo sotto la scorza della superficialità apparente.

Persino l’interpretazione e il ruolo della celebre Ellen Page, la Numero 7, l’unica a non avere in apparenza alcun potere, sono talmente normalizzati da partire come un’onesta disamina della depressione per finire in un ruolo remissivo e sfociare poi in una risoluzione tanto attesa da risultare scontata, benché piacevole, nella propria potenzialità distruttiva. La povera Vanya, questo il nome, si trova infatti costretta a cercare il senso del suo mondo tra le braccia di una eteronormativa relazione: il principe azzurro apparentemente salvifico. Ellen Page, colei la quale ha fatto dell’impegno e l’attivismo per la comunità LGBT uno dei pilastri della sua immagine pubblica.

È un gran peccato insomma che le potenzialità delle serie vengano spente con così tanta dedizione. Perché, per esempio, il ciclo narrativo di Numero 5 (nessuno nome, qui) mantiene la forza dell’originale a fumetti grazie al vitalismo attoriale del giovanissimo Aidan Gallagher. Persino quando il personaggio deve vedersela con un paio di killer a nome Hazel e Cha-Cha (Mary J Blige nel ruolo), che si muovono invece in un calco infelice e poco ispirato degli assassini psicotici della storia del cinema.

Purtroppo, The Umbrella Academy fa di tutto per rinunciare al divertimento positivamente sciocco e sfrenato dell’originale, togliendo di mezzo soprattutto le bizzarrie insistite e insistenti che contrappuntavano il fumetto ad ogni pagina, per poi ritrovarsi nel pieno del trattamento così spesso associato a Netflix: un prodotto che vive di una regia piatta, di scelte banali e un brodo allungato oltre ogni limite consentito. Togliamo il divertimento e facciamo entrare la caricatura della profondità tematica, signori e signore.

È in questo modo che la serie televisiva si trasforma in una versione banale di quell’incrocio tra X-Men (o, se preferite, Doom Patrol) e I Tenenbaum che avrebbe potuto, e voluto, essere. In grado magari, questo sì, di proporre qualche ragionamento personale e vitale intorno all’idea di famiglia, eredità e lascito generazionale. E tuttavia, senza lasciare il segno o superare i cliché narratologici di tanta serialità contemporanea. Per curare il dolore, viene proprio da lanciarsi a capofitto nel bel Meglio non essere mai nati, di David Benatar (recentemente edito da Carbonio Editore) e farla finita con il principio famigliare sin dall’inizio. Con tanti saluti a The Umbrella Academy.

L’articolo The Umbrella Academy e quell’idea (banale) di famiglia è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Thu, 21 Feb 2019 13:40:48 +0000
news economia
Samsung presenta il primo smartphone pieghevole: è come lo volevamo?

Samsung ha introdotto un dispositivo pieghevole che possa fungere contemporaneamente da smartphone e tablet.

L’articolo Samsung presenta il primo smartphone pieghevole: è come lo volevamo? è tratto da Forbes Italia.

telefono farfalla
Il modello Samsung Galaxy Fold

Si è concluso ieri 20 Febbraio 2019 l’evento Unpacked di Samsung tanto atteso dagli amanti del brand coreano e dagli utenti Android propensi a restare sempre al passo con le ultime innovazioni tecnologiche. A dieci anni dalla presentazione del primo smartphone della gamma Galaxy, l’azienda ha svelato le novità introdotte nel Galaxy S10, S10+ e il più economico S10e, contemporaneamente puntando l’attenzione anche ai fan desiderosi di vedere in commercio i nuovi dispositivi indossabili e presentando il Galaxy Watch, Galaxy Fit e una nuova soluzione chiamata Galaxy Buds, dedicata a chi cerca degli auricolari senza fili di elevata qualità.

Sebbene i dispositivi appena menzionati introducano importanti novità e funzionalità molto apprezzate dagli utenti, il nuovo top di gamma rivoluzionario e fonte di discussione in tutto il mondo durante queste ultime ore è il Galaxy Fold: il primo smartphone pieghevole di tutti i tempi che per la prima volta fonde le sue caratteristiche con quelle di un tablet, invitandoci a reinterpretare la nostra concezione di dispositivo portatile e le eventuali limitazioni d’uso che siamo abituati ad associare al telefono cellulare.

L’evento di lancio di Samsung. (Forbes Italia)

«Abbiamo creato Galaxy Fold per coloro che vogliono sperimentare ciò che un dispositivo pieghevole premium può fare oltre i limiti di uno smartphone tradizionale.» annuncia DJ Koh, presidente e ceo della divisione IT & Mobile Communication di Samsung Electronics: infatti, la promessa dell’azienda su questo dispositivo è piuttosto allettante e positiva. Sarà questa la soluzione mobile, ricercata da tutti coloro che usano lo smartphone ma non rinunciano allo schermo più ampio di un tablet? Probabilmente si, ma riusciremo ad avere una risposta definitiva solo dopo i primi hands-on e la data di rilascio attualmente prevista nel secondo trimestre dell’anno in corso.

(Forbes Italia)

Samsung Galaxy Fold, lo smartphone pieghevole comodo come un tablet

Samsung Galaxy Fold è stato progettato per essere tascabile e maneggevole come uno smartphone ma funzionale e comodo come un tablet per sessioni di lavoro più intense e per momenti di svago, in particolare per chi è abituato a leggere libri in digitale, guardare film o divertirsi con i videogiochi. Così il brand coreano ha sviluppato un nuovo schermo pieghevole e resistente – non semplicemente flessibile -, unendo un pannello interno Infinity Flex da 7.3” pollici con tecnologia Dynamic AMOLED e uno esterno da 4.6” pollici in un dispositivo dotato di 12GB di RAM e 512GB di memoria interna capace di eseguire applicazioni e processi più pesanti in maniera scorrevole e senza problemi, il tutto alimentato da una batteria di 4380mAh. Ad agevolare l’utilizzo tra le due modalità, sarà la funzione Continuity che ci permetterà di passare automaticamente un’applicazione in esecuzione dal display esterno – detto anche “copertina”- a quello interno senza interruzioni.

telefono farfalla
Il modello Samsung Galaxy Fold

Non sono stati trascurati i dettagli per ottimizzare la maneggevolezza dello smartphone, infatti, per garantire una presa stabile del dispositivo, le componenti interne di Fold sono state bilanciate tra le due parti richiudibili al fine di distribuire il peso in maniera omogenea quando viene utilizzato in modalità estesa.

Samsung Galaxy Fold: 6 fotocamere in un unico smartphone

Positive anche le proposte per chi vuole avere sempre a portata di mano un dispositivo in grado di scattare fotografie e registrare filmati di elevata qualità: Galaxy Fold, infatti, monta ben sei fotocamere di cui un sensore ottimizzato per i selfie in copertina, tre sensori posteriori con grandangolo e zoom ottico 2x e due sensori frontali che si possono utilizzare quando il dispositivo è aperto.

Samsung Galaxy Fold: prezzo stellare per il primo smartphone pieghevole

Disponibile nelle colorazioni Space Silver, Cosmos Black, Martian Green e Astro Blue, il prezzo fissato per Galaxy Fold è di 1980 dollari (circa 2000 euro) ma al momento l’azienda non ha ancora ufficializzato il listino italiano. Introducendo questo dispositivo con apertura a libro, Samsung segna in maniera indelebile la storia della tecnologia dando vita a una nuova categoria di dispositivo portatile che ben presto spingerà i concorrenti ad allinearsi al mercato proponendoci altre soluzioni ibride tra smartphone e tablet.

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L’articolo Samsung presenta il primo smartphone pieghevole: è come lo volevamo? è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Thu, 21 Feb 2019 12:00:25 +0000
news economia
Chiara Capitani, chi è il nuovo talento della moda italiana

Incontriamo Chiara Capitani, il nuovo talento della moda italiana che conta già 154milioni follower su Instagram.

L’articolo Chiara Capitani, chi è il nuovo talento della moda italiana è tratto da Forbes Italia.

pellicce animalier finestra pavimento
(Courtesy Numero Otto)

T-shirt nera, pantaloni beige, stivaletti bordeaux, capelli sciolti, trucco acqua e sapone. In spalla, la regina di tutte le borse vintage: la Chanel nera con catenina dorata. So chic. Che svela qualcosa della personalità di Chiara Capitani, 29 anni, un carattere fermo di quelli che difficilmente non riescono a mandare la palla in buca. Bionda, occhi azzurri e uno sguardo disarmante, Chiara è quanto più lontano ci sia dallo stereotipo della principessa sorrisi e lustrini. Per la nostra intervista, ci accomodiamo all’interno della suite del Grand Hotel et de Milan, inaugurato nel 1863 e prediletto dalle celebrità dello spettacolo, della moda e del business, che conserva ancora oggi il fascino di un’antica “casa” milanese. Come sottofondo, le note retró di Doris Day e Brenda Lee.

Chiara è una ragazza giovane, piena di talento. Che trasmette quello che, la nostra generazione, potrebbe chiamare “una chiara visione dei sogni”. Sogni che lei, diploma in Fashion Communication allo Ied di Roma, coltiva sin da bambina quando insieme alla nonna inizia a disegnare vestiti per le bambole: “la nonna era una sarta bravissima – racconta a Forbes.it – io disegnavo, lei cuciva: un duo perfetto…mamma e zia, poi, sono sempre state le mie icone”.

Chiara Capitani, il nuovo talento della moda italiana
Chiara Capitani (Courtesy Numero Otto)

Quando le domando se ha delle icone da milioni di follower su Instagram, invece, lei che di follower ne ha 154mila, mi risponde che in realtà non ha dei punti di riferimento determinati, e quando crea le piace lasciarsi ispirare da qualsiasi cosa sia in grado di muovere la sua creatività: “si tratti di arte, viaggi o riviste di moda, tutto può sorprendermi”. In particolare, Chiara ama dividersi tra Tokyo e Los Angeles, la prima per il senso estetico dei suoi abitanti, la seconda perché le ricorda la sua Latina, il mare, le palme e il sole. Una città libera. Wild. E poi, a Tokyo e LA Chiara si dedica alla ricerca dei capi vintage più esclusivi in store come Recess e Chicago.

La passione per le scarpe, indossate per gioco insieme alla mamma, diventa presto il mondo di Chiara. “Dopo gli studi a Roma mi sono trasferita a Milano per fare uno stage con Vogue e poi ho iniziato a studiare design, rendendomi presto conto come proprio questa fosse la mia vera passione”. Il motivo del nostro incontro, è la presentazione di un progetto che ha visto la collaborazione creativa di Chiara con il brand napoletano Numero Otto per una capsule di pellicce ispirate ai fantastici anni ’80: vestibilità over, colori forti come il giallo fluo e il rosa, linee sartoriali d’ispirazione maschile.

Un momento ricco di novità per la giovane designer laziale, che sempre nella cornice della fashion week milanese ha presentato il marchio di gioielli Eera, creato a quattro mani con l’amica Romy Blanga. La domanda su un ipotetico sogno nel cassetto è a questo punto superflua: “il mio sogno lo sto realizzando ora (lo stesso nome Eera scelto per il nuovo brand è fortemente evocativo: la prima “e” a rappresentare il passato e la seconda invece il futuro). Un futuro di certo roseo, a giudicare dalle premesse.

 

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Data articolo: Thu, 21 Feb 2019 10:56:00 +0000
news economia
Reportage in poesia

Una serie di racconti ispirati alla realtà. Come tutte le forme espressive, anche il Reportage è linguaggio in transizione.

L’articolo Reportage in poesia è tratto da Forbes Italia.

sabbia metallo
Zarzis

Come tutte le forme espressive, anche il Reportage è linguaggio in transizione.

Tunisia

da Zarzis (confine libico)

1.

Mare
che vieni come morte e vita.
Minareti da intonacare, capretti
(come tappeti sporchi)
a gocciolare.

Ore turchesi, dinastie,
mosaico di cani
randagi attorno ai fuochi,
polizia in borghese seduta
nei caffè come mobilio.

Black Africa,
riso bianco tra le mani,
coriandoli di mosche snelle
e la menta esausta nel bicchiere
dimenticato.

da Zarzis (confine libico)

vasi terracotta
Zarzis

2.

Oltre il check-point
ma prima del cimitero (dei migranti)
c’è il dépôt.

Qui si compra l’alcool per l’imbrunire
bevuto tra uomini in mea culpa
su tavolini bassi,
coranici quasi,
e posaceneri marinareschi.

Fuori
giovani siriani accendono fuochi
e fan cerchio.

Dentro
invecchiano le madri:
sulle cerate di cucina
Parigi è una rivista
di polvere, una modella
bionda e triste,
come zenzero rovesciato.

da Tunisi (capitale)

scarpe pavimento pioggia
Tunisi

3.

Piove sulla città
come una recita d’autunno
a lungo preparata.

I boulevard
confinano sotto grondaie
baveri stazzonati.

Anche la città bianca
dei ricchi oggi veste grigio.
Dietro i cancelli
sono domestici intorno al tè
e giardinieri strisciano i piedi.

E’ lo stupore sorvegliato
per la domenica cristiana quasi
dei padroni:
controriforma e mocassini
sugli usci fradici.

L’articolo Reportage in poesia è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Thu, 21 Feb 2019 09:08:42 +0000
news economia
Secondo Tim Draper entro due anni tutti useremo i Bitcoin

Secondo il fondatore della Draper Associates il prezzo dei bitcoin salirà fino a $ 250.000 entro il 2022.

L’articolo Secondo Tim Draper entro due anni tutti useremo i Bitcoin è tratto da Forbes Italia.

Tim Draper ha previsto un futuro roseo per i bitcoin. (Photo by Frederick M. Brown/Getty Images)

Nonostante nell’ultimo anno i bitcoin hanno vissuto un brutto periodo ribassista sui mercati finanziari, il tema della criptovalute è ancora vivo e vegeto. E i bitcoin sono saliti rapidamente sopra la soglia psicologica dei $ 4.000.

In una intervista alla Fox Business, l’investitore miliardario e venture capitalist Tim Draper ha previsto un futuro roseo per le criptovalute. “Entro due anni tutti utilizzeranno i bitcoin”, ha detto il fondatore della Draper Associates. Non è la prima volta che Draper azzarda previsioni di questo tipo: ad aprile 2018 ha scommesso che il prezzo dei bitcoin salirà fino a $ 250.000 entro il 2022.

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A convincere Draper è la nascente bitcoin lightning network – sistema decentralizzato per scambiarsi istantaneamente, a basso costo, micro-transazioni, senza la necessità di avere una terza parte che faccia da garante nel processo di scambio – progettata per accelerare e ridurre i costi per le transazioni piccole in bitcoin. “Renderà molto più facile usare il telefono per comprare cose con bitcoin; in cinque anni quando cercheremo di pagare il caffè con la moneta tradizionale, il barista riderà”.

E ancora: “Ritengo che i soldi nella mia banca siano meno sicuri del mio bitcoin: le banche cercano costantemente di impedire agli hacker di penetrare, ma finora nessuno è riuscito a hackerare la blockchain dei bitcoin”. Alla domanda su quanti bitcoin possiede in questo momento, Draper ha risposto con “molti”.

Proprio in questi giorni, inoltre, Binance, il più grande exchange globale di criptovalute per volume di scambi, ha rilasciato una testnet per Binance DEX, un motore decentralizzato di corrispondenza degli ordini basato sulla tecnologia della Binance Chain con l’obiettivo di massimizzare il potenziale e l’adozione di massa delle criptovalute. I trader possono ora creare un portafoglio e iniziare a scambiare token sulla testnet del DEX di Binance.

“Binance DEX è un exchange decentralizzato con una rete decentralizzata di nodi, in cui si detengono le proprie chiavi private e si gestisce il proprio wallet”, ha dichiarato Changpeng Zhao (CZ), ceo di Binance, a cui recentemente Forbes ha dedicato la copertina. “Con Binance DEX, forniamo un diverso equilibrio di sicurezza, libertà e facilità d’uso, in cui si assumono maggiori responsabilità e si ha maggiore controllo sui propri asset.”

Binance Chain è sia un nuovo sistema blockchain che un sistema distribuito peer-to-peer sviluppato da Binance e dalla comunità. Come marketplace sicuro e nativo della Binance Chain, Binance DEX consente lo scambio di risorse digitali che sono emesse e listate sul DEX. La corrispondenza avviene all’interno dei nodi della blockchain e tutte le transazioni sono registrate sulla catena, formando un registro completo e verificabile dell’attività.

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Binance Coin (BNB), attualmente un token ERC20, migrerà sulla Binance Chain per diventarne la risorsa nativa. I trader saranno in grado di emettere, inviare e ricevere i nuovi token sulla blockchain e proporre anche nuove coppie di trading da listare. “Binance Chain ha una capacità di transazione quasi istantanea, con tempi di conferma dei blocchi di un secondo, più veloci di altri blockchain ad oggi”, ha detto CZ, osservando che Ethereum impiega circa 20 secondi e Bitcoin ha una media di 10 minuti per le conferme della rete, con la possibilità di rollback, cosa che non avviene sulla Binance Chain. “Con la tecnologia della Binance Chain, Binance DEX è in grado di gestire lo stesso volume di trading gestito oggigiorno da Binance.com. Questo risolve i problemi che molti altri exchange decentralizzati devono affrontare tra velocità e potenza. ”

Binance DEX supporterà software e hardware wallet sicuri e decentralizzati. Trust Wallet è completamente integrato con Binance DEX, così come il Ledger Nano S, con altri wallet che saranno supportati nel tempo. “Stiamo lavorando per l’accessibilità decentralizzata alle criptovalute”, ha affermato Viktor Radchenko, fondatore di Trust Wallet di Binance. “Vogliamo che gli utenti abbiano il pieno controllo sulle loro chiavi private e un facile accesso alle applicazioni decentralizzate, per massimizzare il potenziale e l’adozione di massa delle criptovalute. Binance DEX è un ulteriore passo in avanti per la realizzazione della nostra visione che prevede una maggiore libertà di denaro “.

L’articolo Secondo Tim Draper entro due anni tutti useremo i Bitcoin è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Thu, 21 Feb 2019 07:39:30 +0000
news economia
Intelligenza artificiale in finanza e Under30, i temi di questa sera a ForbesLEADER

Torna, questa sera alle 21.30, l’appuntamento settimanale con ForbesLEADER su Reteconomy (canale 512 di Sky e 260 del digitale terrestre). Questa settimana Marco Barlassina, direttore di forbes.it, ospita in studio Mauro Arte, tra i fondatori di FinScience, società che offre soluzioni di Artificial Intelligence per analizzare ed interpretare i Big Data a favore di chi opera sui mercati […]

L’articolo Intelligenza artificiale in finanza e Under30, i temi di questa sera a ForbesLEADER è tratto da Forbes Italia.

Torna, questa sera alle 21.30, l’appuntamento settimanale con ForbesLEADER su Reteconomy (canale 512 di Sky e 260 del digitale terrestre).

Questa settimana Marco Barlassina, direttore di forbes.it, ospita in studio Mauro Arte, tra i fondatori di FinScience, società che offre soluzioni di Artificial Intelligence per analizzare ed interpretare i Big Data a favore di chi opera sui mercati finanziari.

Tra le interviste della puntata, da segnalare quella a Silvia Candiani, a.d. di Microsoft Italia, sul futuro del lavoro e delle organizzazioni complesse come le aziende.

Si prosegue con il mondo degli Under30, nella settimana in cui Forbes ha ufficializzato i nomi dei talenti sotto i 30 anni selezionati in tutta Europa, ForbesLEADER ha incontratato Davide Dattoli, creatore di Talent Garden, la più grande rete di coworking in Europa, e Giacomo Rovero, ballerino italiano 21enne componente del Royal Ballet.

Chiude il programma il consueto collegamento da Londra con Angela Antetomaso, che questa settimana ha incontrato Alessia Berardi di Amundi.

Rivedi nel video sottostante la puntata precedente

ForbesLEADER PUNTATA 14

L’articolo Intelligenza artificiale in finanza e Under30, i temi di questa sera a ForbesLEADER è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Wed, 20 Feb 2019 16:56:15 +0000
news economia
Truffa dei diamanti, un esperto spiega come comprarli in sicurezza

Forbes.it ha raccolto il parere di Marcello Manna, membro della Borsa di Anversa oltre che della società gemmologica statunitense.

L’articolo Truffa dei diamanti, un esperto spiega come comprarli in sicurezza è tratto da Forbes Italia.

(Shutterstock)

I furbetti del carato e la combriccola del Blasco. C’è anche Vasco Rossi tra i vip truffati da due società che avrebbero fatto comprare diamanti in banca a investitori e risparmiatori gonfiando il valore dei preziosi. Su questa accusa si muove un’inchiesta della procura di Milano che ha portato la guardia di finanza ad eseguire un sequestro preventivo di oltre 700 milioni di euro, anche a carico di cinque banche che sarebbero state consapevoli del meccanismo: Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Banca Aletti. Il sequestro è stato eseguito a carico di 7 persone e di 7 enti: le 5 banche e due società Intermarket Diamond Business spa (IDB) e Diamond Private Investment spa (DPI), per le ipotesi di reato di truffa aggravata e autoriciclaggio.

Per un potenziale investitore il mare dei preziosi si dimostra ancora una volta denso di insidie. Tanto più se non ci si può fidare nemmeno degli acquisti con “la garanzia” delle banche. Ma allora è impossibile comprare diamanti in sicurezza?

Abbiamo raccolto in proposito la tesi di Marcello Manna, alla guida della Investment Diamond Company di Anversa, socio della Borsa di Anversa e membro della società gemmologica statunitense:  uno dei pionieri delle informazioni via internet per aumentare la trasparenza dei prezzi e garantire ai venditori italiani uno sbocco sui mercati più dinamici.

“Negli ultimi tempi parlare di diamanti in Italia evoca spesso sentimenti negativi, soprattutto in quei risparmiatori coinvolti nell’acquisto dei cosiddetti “diamanti da investimento” venduti attraverso le banche.
Il prodotto “diamante da investimento” esisteva fin dagli anni ’80 e, ad essere sincero, mi sono sempre chiesto come mai il fenomeno avesse preso piede solo in Italia. Al risparmiatore medio, seppur ingolosito da guadagni abbondanti e garantiti, sarebbe bastato rivolgersi ad un qualsiasi gioielliere al dettaglio oppure dare uno sguardo su internet per avere subito un quadro più preciso della questione.
Lasciando stare i contorni penali della vicenda italiana, come si fa a credere ancora a qualcuno che promette guadagni garantiti dopo tutto quello che è successo in questi anni?”.

Ma quindi quale può essere un punto di appiglio a cui fare affidamento?
“I diamanti sono le uniche pietre preziose ad avere un listino di riferimento e 28 luoghi di scambio all’ingrosso, chiamati “borse” diamanti, dove gli operatori accreditati e specializzati del settore comprano e vendono diamanti di ogni tipo. La borsa più importante del mondo è quella di Anversa in Belgio, di cui io sono un socio. I diamanti trattati sono di oltre 16.000 qualità, ognuna con il proprio prezzo e, perciò, individuare la qualità adatta a chi volesse diversificare i propri investimenti, è un compito da assegnare a chi ne possiede competenze ed esperienza”.

E’ quindi possibile comprare e vendere al prezzo di mercato su scala globale. Meglio se accompagnato da esperti, perché non è facile muoversi tra le 16mila varietà catalogate da De Beers, trattate in 28 Borse sparse per il pianeta. Ma a garanzia dei prezzi c’è l’indice messo a punto nel 1970 da Martin Rapaport, che viene aggiornato ogni giovedì pomeriggio, ora di New York, sulla base delle transazioni sulle varie piazze. Si tratta di un listino riservato agli addetti ai lavori, ma è possibile seguire le quotazioni pubblicate sui vari siti specializzati.

L’articolo Truffa dei diamanti, un esperto spiega come comprarli in sicurezza è tratto da Forbes Italia.


Data articolo: Wed, 20 Feb 2019 14:25:16 +0000
news economia
Rimanere giovani con una pianta giapponese, scoperto l’elisir di lunga vita?

Ecco come rallentare l’invecchiamento: scoperta in una pianta giapponese la molecola per allungare la vita.

L’articolo Rimanere giovani con una pianta giapponese, scoperto l’elisir di lunga vita? è tratto da Forbes Italia.

(Shutterstock)

Dagli antichi samurai potrebbe arrivare il segreto per vincere la battaglia contro l’invecchiamento. E’ stata infatti scoperta in una pianta giapponese – che il folklore locale suggeriva essere la chiave per una vita lunga e in salute – una sostanza naturale in grado di indurre un processo chiave per rimuovere la “spazzatura cellulare” che può accumularsi quando le cellule invecchiano.

La pianta che potrebbe nascondere il segreto per vivere più a lungo racchiude già nel suo nome la promessa di un’eterna giovinezza. Si tratta dell’angelica keiskei koidzumi – conosciuta come ashitaba – ovvero foglia di domani, un alimento base delle diete degli antichi samurai, con proprietà così rigeneranti che se una foglia viene tagliata al mattino ricomincerà – si dice – a ricrescere entro il giorno successivo.

 

Scoperta la molecola che allunga la vita alle cellule

Se le aspettative di vita aumentano, tuttavia, l’incidenza delle malattie legate all’età continua ad essere molto alta. L’invecchiamento rimane il primo fattore di rischio per tutte le principali malattie croniche, comprese le malattie cardiovascolari, i processi neurodegenerativi e il cancro. Affrontare il processo d’invecchiamento sembra dunque l’approccio più opportuno per prevenire i disturbi legati all’età. Ed è proprio da questo assunto che si è mossa la ricerca guidata da Frank Madeo dell’Università austriaca di Graz e pubblicata sulla rivista Nature Communications.

Secondo quanto rilevato dallo studio, l’angelica keiskei conterrebbe una sostanza che attiva il meccanismo di pulizia e il riciclaggio delle cellule chiamato autofagia, meccanismo che è valso il premio Nobel al suo scopritore nel 2016, il biologo giapponese Yoshinori Ohsumi. L’autofagia rimuove rifiuti cellulari come le proteine aggregate. Un’attività fondamentale per mantenersi in buona salute mentre il corpo invecchia e che diminuisce con l’avanzare degli anni. Quando le cellule non riescono a rimuovere in modo rapido ed efficace le parti danneggiate, possono accumularsi e ciò può portare molte patologie, tra cui malattie neurodegenerative come l’Alzheimer o il Parkinson o il cancro.

 

Come vivere più a lungo: l’estratto di una pianta giapponese allunga la vita del 20%. Lo studio

Esistono già alcuni composti noti agli scienziati che lavorano per stimolare il processo di pulizia. Lo stesso digiuno sembra incoraggiare naturalmente le cellule a liberarsi dei propri rifiuti. Ma nel tentativo di ampliare il campo dei composti in grado di proteggere le cellule e tornare indietro nel tempo prevenendone l’invecchiamento, il team di ricercatori si è rivolto a una classe di sostanze chiamate flavonoidi. Molti flavonoidi, infatti, hanno già dimostrato di avere una serie di effetti benefici, che vanno dalle proprietà anti-infiammatorie alla protezione contro la degenerazione del cervello e il cancro.

Dopo aver esaminato 180 composti che rappresentano varie sottocategorie di flavonoidi, alla ricerca di candidati che avrebbero potuto contenere la naturale capacità di “contrastare la morte delle cellule legate all’età”, i ricercatori hanno optato per il flavonoide DMC e hanno iniziato testando in che modo la sostanza ha colpito le cellule di lievito scoprendo effettivamente che la molecola stava aiutando la cellula di lievito a proteggersi dagli effetti dell’invecchiamento. Il team ha quindi testato l’effetto del DMC sulle cellule sia dei vermi che dei moscerini – soggetti di test comuni nella ricerca medica. Sorprendentemente, il trattamento col DMC  ha prolungato la vita media di entrambi gli organismi modello di circa il 20%, come riporta la pubblicazione.

Ulteriori test hanno dimostrato che il composto ha aiutato a proteggere le cellule nei cuori dei topi attraverso il processo di autofagia, e persino protetto da un tipo di danno epatico causato dall’intossicazione da etanolo.

Il team ha anche testato l’effetto del DMC su diversi tipi di cellule umane e ha scoperto che anche lì la sostanza ha funzionato per rallentare l’invecchiamento.

“Gli esperimenti indicano che gli effetti del DMC potrebbero essere trasferibili agli esseri umani, anche se dobbiamo essere cauti e attendere veri test clinici”, ha affermato Madeo.

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Data articolo: Wed, 20 Feb 2019 14:00:15 +0000
news economia
Elite World lancia il suo brand di moda streetwear e.1972

Elite World, il più grande network internazionale di agenzie di model management, ha lanciato il marchio e.1972.

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rete volto rosso nero
Alcune top model (Courtesy Elite Model World)

Elite World, il più grande network internazionale di agenzie di model management che comprende Elite, Women Model Management, The Society, Supreme e 360 Model Management, ha deciso di creare la sua divisione moda con il lancio del marchio e.1972. Mente creativa del nuovo progetto è Julia Haart, neo chief creative officer e membro del consiglio di amministrazione di Elite World, impegnata al momento anche nello sviluppo del contest internazionale Elite Model Look, oggetto di un importante sviluppo strategico che andrà ad ampliare il raggio di ricerca dei talenti anche tra gli influencer digitali.

rosso pelle
Julia Haart (Courtesy Elite Model World)

Per la sua prima collezione il nuovo lifestyle brand, il cui nome è stato concepito combinando la “e” di “elite” con l’anno di fondazione dell’agenzia, ripesca alcuni elementi di grafica urbana con immagini scattate tra le strade di New York City, graffiti colorati, installazioni e parole che fondono arte e cultura. Con un solo, potente messaggio: “Be your own icon” (sii l’icona di te stesso, ndr), che si traduce in capi dalla vestibilità cocoon ispirati ai look off-duty delle modelle.

Leggi anche la classifica delle modelle più pagate del mondo nel 2018

“Con e.1972 abbiamo l’opportunità di far arrivare ovunque, in ogni parte del mondo, l’universo dei modelli e offrire uno sguardo nella vita dei nostri talent con una collezione fresca, underground, innovativa e fortemente aspirazionale”, ha commentato Julia Haart. Il lancio è previsto a maggio 2019, con una prima proposta di capi in edizione limitata di modelli must have, che sarà presentata in occasione delle prossime fashion week.

Con l’acquisizione del network Women Model Management (New York, Parigi e Milano) e l’apertura di The Society Management nel 2013, Elite World, presente nelle capitali mondiali della moda di Milano, Parigi, Londra e New York ma anche in città come Amsterdam, Barcellona, Madrid, Praga, Bratislava, Copenhagen, Shanghai e Hong Kong, si è posizionato come il gruppo leader a livello globale nel model management.

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Data articolo: Wed, 20 Feb 2019 11:25:33 +0000
news economia
Il marketing delle emozioni spiegato dalla startup italiana SenseCatch

La startup analizza l'esperienza vissuta dal consumatore con l’obiettivo di ottimizzare la strategia di marketing delle aziende.

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cervello sensori persona
(shutterstock)

Individuare l’emozione nei processi di acquisto potrebbe sembrare un ossimoro. Potrebbe, appunto. Perché il vero problema delle ricerche di mercato è che le persone non pensano
 a ciò che sentono, non dicono ciò che pensano e non
 fanno ciò che dicono. Una frase, pronunciata dal celebre pubblicitario britannico David Ogilvy, che mette in luce la necessità da parte dei brand di comprendere i meccanismi alla base delle decisioni d’acquisto del consumatore. Nella maggior parte dei casi, infatti, il processo decisionale prende forma dal cervello, e in particolare dal sistema limbico legato alle emozioni. Per questo, nel corso degli ultimi anni, la scienza ha deciso di esplorare la dimensione emozionale per ottenere un quadro completo sul fenomeno della customer experience.

Risponde a questa esigenza la startup SenseCatch, ideata dagli italiani Giulia Songa e Andrea Ciceri, che analizza qualsiasi tipo di comunicazione ed esperienza vissuta dal consumatore con l’obiettivo di ottimizzare prodotti e servizi e la strategia di marketing e di comunicazione delle aziende. Dall’attenzione visiva al coinvolgimento emotivo, anche durante la navigazione su un sito Internet, la società integra questionari e interviste con tecniche di misurazione dell’attivazione cerebrale e della variazione di parametri psicofisiologici che riflettono le emozioni e i processi cognitivi in tempo reale. E si basa sulla scienza del neuromarketing.

persona mani
(Courtesy SenseCatch)

“Si tratta di una ricerca di mercato innovativa e tecnologica che, oltre a basarsi su assunti scientifici che spiegano i comportamenti e le decisioni umane, fa ricorso a tecniche in grado di tracciare il comportamento visivo, le espressioni del volto e il coinvolgimento emotivo che uno specifico stimolo (una scena di un filmato pubblicitario, per esempio) genera nello spettatore”, spiega a Forbes.it Ciceri. Sotto la lente di ingrandimento di SenseCatch, insomma, c’è l’esperienza umana a 360 gradi: dall’experience in un punto vendita alla navigazione su un sito Internet, questo metodo è applicabile a qualsiasi ambito si tratti di ricerca, consulenza o formazione. In realtà, tutte le aziende possono applicare questo metodo per ottimizzare l’esperienza utente. “Si consideri che mediamente un utente decide di rimanere o abbandonare un sito internet nei primi 20 secondi di navigazione, ecco perché è importante ottimizzare la semplicità di navigazione e l’impatto immediato del sito”, prosegue Ciceri.

In Italia, l’approccio delle neuroscienze al marketing è ancora poco diffuso e questo comporta la presenza di pochi competitors. Ma alla fine, questo metodo ci semplificherà la vita? “Il marketing deve parlare all’anima del cliente, emozionarlo e creare un legame affettivo con il consumatore. In questo senso i suoi vantaggi, se applicato con le giuste accortezze, sono praticamente infiniti. Accanto agli aspetti positivi, ci sono però alcuni rischi: “se i protocolli di analisi non vengono impostati correttamente e i dati non sono elaborati e interpretati in modo idoneo, le risposte che si ottengono non sono affidabili, e il timore di una possibile manipolazione delle persone diventa sempre più reale”, conclude Giulia.

 

 

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Data articolo: Wed, 20 Feb 2019 09:25:27 +0000

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