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News interventi sul territorio da rassegna.it (CGIL)

#interventi #lavoro #territorio #CGIL

Italia
Governo-sindacati, su fisco e pensioni mancano le risorse

Il doppio confronto sindacati-governo su pensioni e fisco non soddisfa Cgil, Cisl e Uil. Il nodo è sempre quello delle risorse, troppo poche quelle concretamente messe sul piatto dall'esecutivo. Ci sono però anche alcuni aspetti positivi per i sindacati.

Per quanto riguarda il primo incontro, quello su pensioni e sulla non autosufficienza, “il giudizio è positivo sul metodo, ma sul merito il governo è abbottonato, non ci sono risorse concrete”, ha detto il segretario confederale Cgil Roberto Ghiselli uscendo dal confronto. Il segretario confederale Uil Domenico Proietti ha confermato che “al momento non ci sono state date risposte” sulle cose che abbiamo chiesto, sottolineando le richieste sindacali a partire dalla rivalutazione delle pensioni e dalla valorizzazione del lavoro di cura nel calcolo degli anni di contributi necessari per la pensione. Per i sindacati ci potrebbero essere risorse da trovare nei risparmi che potrebbero arrivare dal minore utilizzo di quota 100 e dalle altre misure collegate. “Riteniamo che nel triennio – ha detto il segretario confederale Cisl Ignazio Ganga – ci possano essere 8 miliardi di risparmi sui 20 stanziati”.

"Sulle pensioni abbiamo registrato una serie di impegni sulla rivalutazione e sulla 14esima - è invece il commento di Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi Cgil, anche lui presente al tavolo -. Sulla non autosufficienza invece la proposta è quella di definire una legge nazionale già nella prossima manovra di bilancio. Sulla sanità abbiamo chiesto di abolire fin da subito i superticket e di aumentare le risorse per il Servizio sanitario nazionale, registrando disponibilità e attenzione da parte del ministro”. Anche secondo Pedretti, “buono il metodo, sul merito invece guarderemo bene le carte e verificheremo quello che hanno concretamente intenzione di fare”.

Nel pomeriggio si è svolto poi al ministero dell'Economia l'incontro sul fisco: il governo ha confermato la disponibilità a stanziare in manovra di bilancio 2,5 miliardi per il taglio del cuneo fiscale nel 2020 (5 per il 2021), una cifra che i sindacati continuano a considerare "non adeguata a consentire una reale redistribuzione del reddito". Il governo si è riservato di fare ulteriori approfondimenti e si è detto pronto a rivedere i sindacati in un prossimo incontro, forse domenica.

"Le risorse non sono sufficienti: per fare un intervento tangibile sull'imposizione tributaria dei lavoratori occorre altro e rispetto a quanto previsto nella NaDef”, ha spiegato la vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi, uscendo dal tavolo ministeriale. Giudizio condiviso dal segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga: "Non possono essere sufficienti per quello che dovrebbe essere l'intervento bandiera del governo. Per ridurre le tasse sui lavoratori servono ulteriori risorse". E il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, uscendo dal Mef ha sostenuto che "serve un altro miliardo".

La notizia positiva per i sindacati è invece “l'interesse dimostrato dal governo per la richiesta di detassazione per gli aumenti salariali contrattuali per il prossimo triennio".

Il confronto governo-sindacati in vista del varo della legge di bilancio proseguirà all'inizio della prossima settimana con il tavolo sugli investimenti, il Mezzogiorno e le politiche industriali. La scaletta era stata fissata nell’incontro del 7 ottobre che, a detta di tutti i sindacati, aveva fatto registrare degli importanti passi avanti nel metodo dell’ascolto garantito dal premier Conte. Ma ora, come ribadito da Cgil, Cisl e Uil nel corso dell’assemblea dei delegati che si è svolta a Milano al Forum di Assago il 9 ottobre, occorre passare “dalle parole ai fatti”.

Data articolo: Fri, 11 Oct 2019 19:22:00 +0200
Italia
Città dal profilo sostenibile

Rigenerazione urbana e diseguaglianza sociale. Questi, i temi trattati da Federico Tomassi, dell’Agenzia per la coesione territoriale, co-autore di un libro dal titolo emblematico: "La mappa delle diseguaglianze", che analizza quattro nostre città metropolitane, Torino, Milano, Roma e Napoli, intervenuto oggi a "Economisti erranti", la rubrica di RadioArticolo1.

“Per quanto riguarda la diseguaglianza sociale e i problemi delle nostre grandi città – ha detto Tomassi, che è anche esperto del Comitato economico e sociale europeo a Bruxelles –, bisogna sottolineare che un modello di sviluppo, come quello che ha caratterizzato le nostre realtà metropolitane, incentiva la crescita delle diseguaglianze, anziché ridurla. Il primo elemento che emerge è l’esclusione sociale, un fenomeno multidimensionale, a seconda delle diverse realtà urbane. C’è una fortissima correlazione tra i vari elementi del disagio - tassi d’istruzione, disoccupazione e condizioni alloggiative - quindi minima percentuale di laureati, case popolari in periferia, criminalità organizzata, concentrate in realtà quali Quarto Oggiaro a Milano, Tor Cervara a Roma, Scampia a Napoli. Ma vi sono eccezioni, costituite da quartieri nuovi, con un’ampia dotazione di verde, popolati da giovani coppie, spesso con tassi di laurea femminili particolarmente elevati, dove sono presenti anche servizi come gli asili nido”.

Per cambiare faccia alle nostre grandi città servono politiche urbanistiche diverse, considerando il modo con cui sono state costruite le nostre periferie, che non favorisce l’interazione sociale, dove vi sono pochi spazi pubblici, le attività al dettaglio sono ridotte a vantaggio dei grandi centri commerciali, manca la possibilità di scambio e d’incontro fra cittadini che avvengono in piazza. Ciò è particolarmente vero per Roma, ma anche per molte periferie di Milano e Napoli. C’è bisogno di una nuova stagione d’investimenti pubblici sociali, con interventi di lungo periodo, che riguardano welfare, salute, casa, scuola, formazione, occupazione, differenze di genere. Occorrono progetti mirati, specifici ed efficaci, che possano seriamente incidere sui quartieri dove c’è maggior abbandono scolastico, dove l’inserimento lavorativo è più difficile, dove c’è una scarsa prevenzione sanitaria, dove i tassi di malattia e mortalità sono più elevati, dove vi sono impari opportunità fra uomini e donne”, ha concluso Tomassi.     

 
Data articolo: Fri, 11 Oct 2019 17:02:00 +0200
Italia
Elezioni regionali: Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato Vincenzo Bianconi

Immaginare un nuovo modello di sviluppo per l’Umbria che metta al centro il lavoro, la sua qualità e la sua dignità: non è semplice slogan quello che Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria hanno portato oggi, venerdì 11 ottobre, nel faccia a faccia con Vincenzo Bianconi, primo degli incontri che i sindacati avranno con le candidate e i candidati alla presidenza della Regione Umbria. “Mettere al centro il lavoro significa per noi qualcosa di molto concreto - hanno spiegato i segretari dei tre sindacati, che assommano insieme a circa 200mila iscritti e iscritte tra lavoratori, lavoratrici, pensionate e pensionati - Significa, cioè ribaltare il paradigma per cui prima viene la crescita e poi, in una seconda fase (che poi non arriva mai), la redistribuzione. Significa immaginare un modello economico in cui al centro c’è l’essere umano e non il profitto”. Tradotto in pratica questo vuol dire ad esempio indirizzare i miliardi di fondi europei che arriveranno in Umbria nei prossimi anni (ancora di più che in passato) su un unico obiettivo: creare lavoro di qualità, soprattutto per i giovani umbri. Significa anche mettere mano al sistema degli appalti, superando finalmente il metodo del massimo ribasso che produce illegalità e insicurezza sul lavoro. Significa ancora immaginare un piano di investimenti in infrastrutture, materiali e non, e welfare, a partire dalle zone più svantaggiate della regione, quelle del cratere sismico e più in generale tutte le aree interne. 

“Abbiamo colto una disponibilità importante all’ascolto e un’attenzione alle tematiche che il mondo del lavoro pone da anni con forza, chiedendo una netta discontinuità con il passato - hanno detto al termine dell’incontro i segretari di Cgil Cisl e Uil dell’Umbria, Vincenzo Sgalla, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini - Bianconi ha infatti riconosciuto l’assoluta necessità di una stagione nuova, che faccia della partecipazione dei corpi intermedi e delle rappresentanze sociali, il metodo di lavoro quotidiano. Da parte nostra, come faremo anche con gli altri candidati - hanno concluso i tre segretari - abbiamo messo a disposizione quel bagaglio di esperienza e conoscenza, maturata nel contatto quotidiano con le realtà sociali che rappresentiamo e che può essere utile ad agganciare le politiche dei prossimi anni ai reali bisogni delle persone”.  

Data articolo: Fri, 11 Oct 2019 15:11:00 +0200
Italia
«Un decreto inadeguato alle sfide ambientali»

“Insufficiente, inadeguato alle sfide e alle emergenze ambientali che siamo costretti a dover affrontare, e le risorse economiche previste sono irrisorie”. È questo il giudizio espresso dalla vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi sul decreto-clima approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Per il sindacato, infatti, “contiene ben poco delle ambizioni annunciate dal nuovo governo”.

“Approvando misure parziali – continua Fracassi – si dimostra poco coraggio nelle azioni di contrasto ai cambiamenti climatici. Tra gli esempi più evidenti di tale limitatezza – spiega la dirigente sindacale – le misure per la qualità dell’aria: si prevedono incentivi per la rottamazione di mezzi altamente inquinanti con bonus per abbonamenti al trasporto pubblico locale, ma non si indicano interventi per il potenziamento del parco mezzi pubblici e la sostituzione di quelli inquinanti. Analoghe limitazioni anche per la gestione sostenibile delle città”.

Sul capitolo risorse, Fracassi aggiunge: “Meno di 400 milioni sono cifre alquanto irrisorie. Non ci sono risorse per la ricerca, lo sviluppo, l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, indispensabili per la transizione ecologica; nessun finanziamento per le misure di accompagnamento dei lavoratori coinvolti”.

Il sindacato si aspetta quindi “una traduzione più ambiziosa del green new deal, a partire dalla prossima legge di Bilancio e la definizione di un piano strutturato che in uno sviluppo pluriennale possa consentire al Paese di vincere la sfida della transizione ambientale e della riconversione ecologica delle produzioni”.

Infine, la vicesegretaria generale Cgil denuncia “l’assenza di qualsiasi riferimento al tema della partecipazione e del coinvolgimento delle parti sociali. Chiediamo – conclude Fracassi – che venga attivato da subito, prima del varo della legge di bilancio e del decreto-clima, un percorso democratico con le organizzazioni sindacali”.

Data articolo: Fri, 11 Oct 2019 14:24:00 +0200
Italia
Confronto governo sindacati: tocca a fisco e pensioni

Continuano gli appuntamenti del cronoprogramma governo-sindacati in vista del varo della legge di bilancio previsto il 20 ottobre. Nella giornata di oggi (11 ottobre) sono previsti due incontri tecnici. Il primo si è svolto alle 11 sulle pensioni al ministero del Lavoro. Per la Cgil hanno partecipato tavolo il segretario confederale Roberto Ghiselli e il leader dello Spi, Ivan Pedretti. "L'obiettivo – scrive la confederazione in un tweet – è portare a casa risultati concreti per lavoratori e pensionati". A quanto si apprende da fonti presenti al tavolo, la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha ricordato che “in settimana è stato approvato il fondo per la non autosufficienza, 573 milioni di euro da ripartire attraverso le Regioni. È un primo passo per affrontare la questione sulla non autosufficienza e nel piano triennale c’è anche un'attenzione ai caregiver". Inoltre, tra le sue intenzioni ci sarebbe quella di "ricostituire la commissione sui lavoratori gravosi per predisporre un intervento normativo che rimoduli in senso inclusivo gli attuali criteri". 

“Il giudizio è positivo sul metodo, ma sul merito il governo è abbottonato, non ci sono risorse concrete”. Lo ha detto il segretario confederale Cgil Roberto Ghiselli al termine dell'incontro. Il segretario confederale Uil Domenico Proietti ha confermato che “al momento non ci sono state date risposte” sulle cose che abbiamo chiesto, sottolineando le richieste sindacali a partire dalla rivalutazione delle pensioni e dalla valorizzazione del lavoro di cura nel calcolo degli anni di contributi necessari per la pensione. Per i sindacati ci potrebbero essere risorse da trovare nei risparmi che potrebbero arrivare dal minore utilizzo di quota 100 e dalle altre misure collegate. “Riteniamo che nel triennio – ha detto il segretario confederale Cisl Ignazio Ganga – ci possano essere 8 miliardi di risparmi sui 20 stanziati”.

"Sulle pensioni abbiamo registrato una serie di impegni sulla rivalutazione e sulla 14esima - è invece il commento di Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi Cgil, affidato al suo profilo Facebook - Sulla non autosufficienza invece la proposta è quella di definire una legge nazionale già nella prossima manovra di bilancio. Sulla sanità abbiamo chiesto di abolire fin da subito i superticket e di aumentare le risorse per il Servizio Sanitario nazionale, registrando disponibilità e attenzione da parte del Ministro.ì Buono il metodo. Sul merito invece guarderemo bene le carte e verificheremo quello che hanno concretamente intenzione di fare".

Il secondo incontro si tiene nel pomeriggio al ministero dell'Economia, sul fisco, con la presenza della vicesegretaria generale Cgil Gianna Fracassi. All'inizio della prossima settimana sarà la volta del tavolo sugli investimenti, il Mezzogiorno e le politiche industriali.

La scaletta era stata fissata nell’incontro del 7 ottobre che, a detta di tutti i sindacati, aveva fatto registrare degli importanti passi avanti nel metodo dell’ascolto garantito dal premier Conte. Ma ora, come ribadito da Cgil, Cisl e Uil nel corso dell’assemblea dei delegati che si è svolta a Milano al Forum di Assago il 9 ottobre, occorre passare “dalle parole ai fatti”.

E per la triplice i fatti sono quelli contenuti nella piattaforma unitaria presentata nel febbraio scorso. Concludendo l’assemblea milanese, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, si era espresso così: “Lo diciamo con forza al governo: se vuoi cambiare questo paese lo devi fare assieme a noi, perché se pensi di farlo contro di noi, non te lo permetteremo”.

Nella stessa occasione, il leader della Cgil aveva toccato uno dei temi che è al centro dell’incontro di oggi, e cioè la necessità di ridurre la tassazione sul lavoro dipendente e sui pensionati. Al riguardo la proposta avanzata dal governo di 2 miliardi e mezzo sul cuneo fiscale “è troppo poco e deve crescere”. “Venerdì abbiamo un confronto e siamo pronti a fare tante proposte”, aveva detto, ma “oggi è assolutamente necessario, e il governo lo deve capire in modo molto chiaro, che la parola discontinuità e la parola cambiamento le persone le devono percepire nelle loro vite. Capisco che c'è il cambiamento e che c'è la discontinuità se il netto in busta paga per i pensionati e per i lavoratori cresce”.

Insomma, stavolta niente politica dei due tempi: “Vorrei che fosse chiaro e lo abbiamo detto a Palazzo Chigi: noi non vogliamo sentirci dire che ci sono due tempi, che prima vanno fatti i sacrifici e poi arriveranno le risposte, perché questa storia qui è un po’ che va avanti, ma noi il secondo tempo non l’abbiamo mai visto”.

Corollario e parte integrante di un fisco più giusto è naturalmente la lotta all’evasione fiscale: “In tre anni non si può far sparire l'evasione fiscale, ma se si fanno delle scelte sicuramente si può recuperare una parte importante di quei 110 miliardi di euro che ogni anno vengono sottratti al fisco”. Senza dimenticare che quei 110 miliardi di denaro sotratto alle casse dello Stato sono così composti: 35 dall'Iva e 33 dall'Irpef da lavoro autonomo.

Quanto alle pensione e ai pensionati, i capitoli su cui puntano i sindacati sono chiari: superamento della Fornero, interventi sulla rivalutazione delle pensioni e una legge – con adeguati stanziamenti – sulla non autosufficienza.

Data articolo: Fri, 11 Oct 2019 07:19:00 +0200
Italia
Nuova emigrazione, i paradossi che non riusciamo a vedere

A partire dall’inizio di questo decennio, l’Italia è  interessata da una significativa ripresa dell’emigrazione verso l’estero. Si tratta di una nuova emigrazione, sia perché essa ha luogo dopo alcuni decenni di stasi dei movimenti migratori per l’estero, sia perché presenta caratteristiche diverse da quelle della grande migrazione intra-europea del dopoguerra, che aveva visto protagonisti i lavoratori italiani. Il nuovo flusso si è ormai stabilizzato e il numero di partenze ha raggiunto livelli che non si registravano dagli inizi degli anni settanta.

Tutto ciò autorizza per altro a parlare di un nuovo ciclo dell’emigrazione italiana: il terzo, come ho messo in evidenza nel mio libro “Quelli che se ne vanno: la nuova emigrazione italiana” (Il Mulino, 2018). Eppure la problematica è assolutamente assente dal discorso pubblico nel nostro Paese, essendo l’interesse polarizzato sulla tematica dell’immigrazione. E questo è uno dei primi paradossi riguardanti la situazione italiana in materia di migrazioni internazionali. Perciò vale la pena di portare avanti un chiarimento sull’entità e la composizione dei due flussi: quello degli stranieri che arrivano in Italia e quello degli italiani che se ne vanno all’estero. Ciò consapevole del fatto che non è la sola consistenza numerica a determinare la rilevanza sociale e politica di un fenomeno.

L’impatto sulla società italiana dei due fenomeni è parimenti rilevante, ancorché in modo diverso. Ed entrambi ormai sono ben visibili nella realtà della vita quotidiana del Paese, mostrando sempre più chiaramente il carattere di crocevia migratorio assunto dall’Italia al centro dei processi di internazionalizzazione e segmentazione del mercato del lavoro. I cittadini stranieri residenti in Italia sono ora pari a 5 milioni e 250 mila, una cifra poco lontana dal numero degli italiani residenti all’estero, che sono 5 milioni e 114 mila. Per quel che riguarda aspetti e tendenze è bene precisare qualche punto interessante. Il flusso di immigrati in ingresso è formato da tre componenti. La prima è quella delle persone che entrano o che si registrano per motivi di lavoro (e questa in effetti da diversi anni è andata riducendosi fino a livelli molto bassi). La seconda, molto numerosa, è quella costituita da persone entrate per ricongiungimento familiare. La terza, infine, è rappresentata dai rifugiati e richiedenti asilo, il cui numero è andato aumentando nel corso dell'ultimo quinquennio man mano che si riduceva il numero di coloro che entravano per motivi di lavoro.

Insomma, in Italia – per quel che riguarda il lavoro – abbiamo un flusso di immigrati per lavoro che, stando ai dati ufficiali, si è ridotto durante la crisi e la successiva stagnazione, mentre è proseguito in maniera sistematica il flusso in uscita: quello della nuova emigrazione italiana. Le partenze annuali ormai da qualche anno superano le 150 mila con un dato molto importante: circa un terzo di quelli che partono sono stranieri. Si potrebbe dire “gente che va e gente che viene”. Ma non è la stessa gente.

Passiamo agli aspetti più caratterizzanti la nuova emigrazione e ai paradossi che essa esprime. Cominciando dalle provenienze e dalle destinazioni, ci sono due aspetti da notare: le partenze si indirizzano in larga misura verso un numero molto ristretto  di destinazioni, tutte – tranne la Svizzera – interne all’Ue. E questo è ben comprensibile, in quanto effetto del processo di integrazione europea: processo ormai da qualche anno a rischio a causa delle tendenze sovraniste in atto (non solo la Brexit).

Ciò che stupisce riguarda invece le aree di provenienza. Le regioni italiane che danno il maggior contributo all’emigrazione non sono le più povere del Sud, bensì – con la parziale eccezione della Sicilia – quelle più ricche e sviluppate del Centro-Nord, a partire dalla Lombardia e dal Veneto. Questo interessante paradosso è solo apparente e si spiega anche con la più complessa composizione del flusso che parte dal Nord. Ma la spiegazione più importante sta nel fatto che il movimento migratorio dal Sud ha una duplice destinazione: verso le regioni del Nord e verso l’estero. Il primo è assolutamente maggioritario e la sua ripresa ha avuto inizio prima del ritorno dell'emigrazione all'estero.

Il terzo e ultimo paradosso riguarda la composizione del flusso dal punto di vista sociale e del capitale umano. C’è nel flusso in uscita un’assoluta prevalenza della componente giovanile e una notevole componente a elevato livello di scolarizzazione. E questo secondo aspetto ha fatto molto parlare di “fuga dei cervelli” o di brain drain. Il fatto è che si ritiene che i giovani altamente scolarizzati rappresentino la componente  maggioritaria, mentre in realtà essi sono poco di un quarto del totale dei nuovi emigranti. Eppure su di loro, “sulla fuga dei cervelli”, si concentra l’attenzione, tralasciando le altre componenti, quelle di origine popolare, destinate alle occupazioni di più basso livello (“le braccia in fuga”). Per queste ultime le condizioni sono più problematiche rispetto all’emigrazione del dopoguerra e le prospettive, relative all’ipotesi di un rientro, ancora più scarse.

Entrando nel merito delle implicazioni di questo flusso migratorio per le aree di partenza, l'aspetto di maggior rilievo è quello demografico. Su questo piano la grande migrazione del dopoguerra ebbe effetti assolutamente positivi, nella misura in cui permise un alleggerimento della pressione demografica, mentre il riequilibrio della struttura demografica veniva garantito dall’elevata natalità. Oggi l’emigrazione aggrava gli squilibri demografici, dando luogo nelle aree interne a veri e propri processi di spopolamento. E che dire del paradosso (l’ennesimo) relativo alle rimesse degli emigranti? All’epoca aumentarono il grado di benessere materiale dei ceti più bassi delle regioni del Sud, oggi questo non si verifica più: al contrario, si registra una direzione in senso inverso delle rimesse: non sono  gli emigranti che inviano il loro contributo alle famiglie, ma le famiglie che inviano aiuti ai congiunti emigrati.

In ultimo la questione del lavoro, che è quella più seria. La composizione occupazionale dei protagonisti della grande emigrazione del dopoguerra era contadina e proletaria,  la destinazione occupazionale era prevalentemente operaia. Ora le occupazioni sono diverse e molteplici, anche di livello alto per i più scolarizzati. Ma una situazione di precarietà riguarda sia le occupazioni della fascia bassa che quelle della fascia occupazionale alta. Nell’area dei mini jobs e dei lavori precari o privi di protezione sindacale la presenza degli immigrati (italiani compresi) è preponderante in tutta Europa. Anche i benefici del sistema di welfare hanno cominciato a ridursi per i lavoratori stranieri.

Tutto questo richiama alla necessità di una politica riguardante l’emigrazione, innanzitutto incentivando le “non-partenze”. E su questo il punto principale riguarda le politiche economiche per l’occupazione (e non le politiche attive del lavoro tese ad adeguare un’offerta sovrabbondante a una domanda di lavoro che non c’è). Ma c’è anche da sviluppare una politica di difesa e protezione degli emigranti all’estero, rafforzando il lavoro degli uffici consolari in questo ambito, rafforzando e finanziando le strutture di rappresentanza degli emigranti e le loro associazioni e  stimolando infine le attività di patronato. Tutto questo passa per la presa di coscienza della rilevanza del fenomeno.

Enrico Pugliese è professore emerito di Sociologia del lavoro alla Sapienza Università di Roma

Data articolo: Thu, 10 Oct 2019 18:17:00 +0200
Italia
Trasporto pubblico: Filt Basilicata, una lunga storia di inefficienze

Si è svolto questa mattina l’incontro tra l’assessore regionale alle Infrastrutture e ai trasporti Donatella Merra e Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, convocato per discutere dei bacini d’ambito posti alla base delle future gare d’appalto del sistema regionale dei trasporti.

“Abbiamo ribadito la nostra posizione, sostenendo che occorre evitare il susseguirsi di proroghe e procedere alle future gare – afferma il segretario generale Filt Basilicata, Franco Tavella –. In tale quadro, la discussione infinita sui bacini rischia di essere oziosa e improduttiva. C’è già un ampio quadro legislativo di riferimento a cui attenersi, e in questo contesto la Regione è chiamata a fare le sue scelte".

"Noi siamo interessati a interrompere una prassi che ha penalizzato in questi anni i lavoratori, ha reso più deboli le aziende e ha fornito un servizio inefficiente. Ecco perché abbiamo insistito affinché si aprisse una discussione sulle clausole di salvaguardia, sui vincoli da inserire nelle gare e nei contratti, sull’esigenza di garantire l’osservanza del contratto, a partire dalla puntualità degli stipendi", continua il sindacalista.

"Ove ciò non avvenisse, occorre stabilire per contratto il pagamento dei lavoratori da parte regionale e rifarsi successivamente sui crediti verso le aziende. Di questo, occorre discutere al più presto, interrompendo una lunga storia del trasporto pubblico, fatto d’inefficienze e penalità per i lavoratori”, conclude il dirigente sindacale.

Data articolo: Thu, 10 Oct 2019 16:13:00 +0200
Italia
Calabria, dilagano furti e intimidazioni nei cantieri

Situazione ormai insostenibile per il comparto edile dell’intera Regione, a causa della microcriminalità. La denuncia arriva dalla Fillea Calabria, attraverso il segretario generale Simone Celebre: “Ammontano a decine i furti e le intimidazioni messi a segno dai soliti ignoti nei confronti delle aziende edili. I furti avvengono nella maggior parte dei casi, all’interno dei cantieri in cui le ditte operano, causando decine di migliaia di euro di danni. In alcune occasioni, a farne le spese sono stati mezzi di trasporto e attrezzature, questi ultimi svuotati di tutti gli utensili e delle apparecchiature elettromeccaniche essenziali. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello avvenuto pochi giorni fa a Longobucco, nel cantiere della strada Sila- Mar, con ingenti danni all’azienda aggiudicataria dei lavori Ferraro spa".

Aggiunge il sindacalista della Fillea: "Come se non bastasse la crisi irreversibile che ha messo in ginocchio l’intero comparto, condizionato anche da un abusivismo dilagante e assolutamente fuori controllo, adesso occorre fare i conti con quest’altro fenomeno devastante. Ecco perché, oltre a esprimere la nostra solidarietà alle aziende vittime di questi atti intimidatori, rivolgiamo un accorato appello alle forze dell’ordine e alle autorità competenti, affinché possano essere incrementati i controlli su tutto il territorio calabrese, con l’obiettivo di arginare questa situazione ormai a dir poco disastrosa”.

Data articolo: Thu, 10 Oct 2019 15:18:00 +0200
Italia
Rai: Solari (Slc), azienda che non pensa al futuro

"Il sindacato vuole mettere una grande attenzione sulla Rai che è davvero al centro di un cambiamento profondo, ma non è sicuro quale sarà l'approdo". A dirlo è il segretario generale della Slc Cgil Fabrizio Solari, partecipando all'iniziativa "Dignità, professionalità, diritti per una Rai innovativa, di qualità e libera dalle clientele", in corso oggi (giovedì 10 ottobre) a Roma: "Per questo c'è bisogno di un sindacato in grado di fare servizi, tutelare il lavoro e avere un'idea su dove si può collocare un'azienda come questa. La soluzione non è nel passato, è molto complicata e deve essere finalizzata a rifare un'azienda leader e non un baraccone. Come fa a non distruggersi un'azienda che segue cicli politici che in questa fase durano sei mesi e non pensa al futuro? Questa novità, da sola, è in grado di ammazzare quest'azienda. Quindi, primum vivere". In conclusione, Solari avverte che "oggi più di ieri c'è bisogno di servizio pubblico, soprattutto in un settore che riguarda cultura e informazione".

Data articolo: Thu, 10 Oct 2019 12:18:00 +0200
Italia
Migranti: Cgil Basilicata aderisce a #Ioaccolgo

 

La Cgil Basilicata aderisce alla campagna “Io accolgo” di cui è promotrice la Cgil nazionale insieme ad un cartello composto da 48 associazioni sociali, laiche e religiose della società civile. “Una campagna pensata non solo per dare voce, nel nostro Paese, a chi rifiuta un mondo fondato sull’odio e sulla paura, e si riconosce invece nei principi della Costituzione, nei diritti uguali per tutti e tutte e nella solidarietà - scrive il sindacato in una nota -. Ma anche per denunciare i danni della recente legislazione, delle politiche e dei comportamenti istituzionali che condannano i migranti a morire in mare, che chiudono i porti, che cancellano esperienze di accoglienza come quelle degli Sprar, gettando per strada migliaia di richiedenti asilo e rifugiati, privandoli della loro dignità e del diritto ad accedere ai servizi sociali”.

La Cgil Basilicata, quindi rappresentata dal suo segretario generale Angelo Summa, sarà presente all’iniziativa dell’Arci Basilicata che si terrà oggi 10 ottobre alle ore 18 a Rionero in Vulture (Potenza). Interverranno anche la scrittrice e giornalista Luciana Castellina e il presidente Arci Basilicata Paolo Pesacane.

Data articolo: Thu, 10 Oct 2019 11:42:00 +0200
Italia
Industria: Federconsumatori, sempre più urgenti misure per l'economia

Il dato Istat sulla produzione industriale che “desta maggiore preoccupazione è la flessione dell’1,8% su base annua. L’economia italiana necessita di misure decise per la ripresa”. Lo rileva Federconsumatori in una nota: “Le famiglie, seppure ottimiste vista la scampata minaccia dell'aumento Iva, ancora attendono provvedimenti che possano incidere positivamente sul loro potere di acquisto, a partire dal taglio del cuneo fiscale e dal bonus figli, che devono essere resi operativi al più presto, determinando così la ripresa della domanda interna” sottolinea in una nota l’associazione. “È necessario, inoltre, avviare un piano capace di dare nuovo slancio al mercato occupazionale con lo stanziamento di investimenti per la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione. Si tratta di misure quanto mai urgenti e indispensabili, specialmente in questa fase di crisi economica in campo internazionale e di politiche protezionistiche”.

Data articolo: Thu, 10 Oct 2019 11:39:00 +0200
Italia
Industria: produzione agosto +0,3%, -1,8% anno

Nel mese di agosto la produzione industriale in Italia è aumentata dello 0,3% rispetto a luglio (dato destagionalizzato), mentre è diminuita dell'1,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente secondo i dati corretti per gli effetti di calendario (-4,8% il dato grezzo). Lo rileva l'Istat sottolineando che nella media dei primi 8 mesi dell'anno l'indice della produzione industriale ha segnato una flessione tendenziale dello 0,9%.

Data articolo: Thu, 10 Oct 2019 10:08:00 +0200
Italia
Cgil Basilicata, no a visione privatistica delle istituzioni

"Trovo singolari le affermazioni dell’assessore regionale all’Ambiente, Gianni Rosa, il quale ritiene che la prerogativa del confronto con Total sulle politiche di sviluppo e soprattutto sugli investimenti per costruire chiare azioni che creino occupazione in settori alternativi all’attività estrattiva, sia sua esclusiva prerogativa, in una trattativa dai contorni poco chiari, le cui risultanze sembrano risibili, vista la portata degli investimenti: 50 milioni in quindici anni". Così il segretario generale Cgil Basilicata, Angelo Summa.

"Oltre al merito del risultato, che non dà alcuna prospettiva di sviluppo per la Basilicata, il fatto grave rimane quello di una visione privatistica delle istituzioni. Le questioni che attengono al petrolio e allo sviluppo della nostra regione sono di tale rilevanza e di impatto che avrebbero dovuto richiedere ben altra modalità di confronto e partecipazione", prosegue il dirigente sindacale.

"Troppa fretta e soprattutto tanta chiusura al confronto da parte della giunta, che ha sottratto una decisione così importante per il futuro dei lucani del necessario confronto: è il momento di superare le logiche degli interessi di qualcuno, e di tracciare le linee di un nuovo modello economico e sociale per le future generazioni. Il governo regionale faccia la sua parte nella direzione della sostenibilità ambientale e con questo intendiamo, ancora una volta, transizione energetica ed economia verde", conclude il sindacalista.

Data articolo: Wed, 09 Oct 2019 18:07:00 +0200
Italia
Ama: Fp Cgil-Fit Cisl-Fiadel, quello delle Iene non è uno scoop
“Non possiamo entrare nel dettaglio delle singole operazioni di raccolta, perché bisognerebbe vedere i filmati integrali. Di certo, sappiamo che dall'inizio dell'appalto denunciamo una gestione del tutto inadeguata, da parte di Ama. Il bando è stato scritto male e gestito peggio. Che i giri di raccolta siano organizzati male e non coincidano con le necessità degli esercenti, il sindacato lo dice fin dal primo giorno. Ama lo sapeva da subito. E questa gestione causa grandi disservizi". Lo dichiarano in una nota Fp Cgil, Fit Cisl e Fiadel di Roma e Lazio.
 
"Le domande da porsi sono tre. Quante penali sono scattate soprattutto nei primi mesi di gestione? E sui lotti gestiti dall'associazione temporanea d'impresa con capofila Multiservizi, si può accettare che una società al 50% di Ama vinca un appalto al massimo ribasso e poi lo gestisca così? Può essere proprio questa associazione temporanea d'impresa, con mezzi e uomini insufficienti, a licenziare i lavoratori?", si chiedono i sindacati.
 
"Il 17 ottobre saremo presso la Regione a discutere proprio dei 25 licenziamenti da parte di Isam, una della società dell'Ati. Non vorremmo che, come sempre, a pagare fossero i lavoratori. Questi lavoratori sciopereranno il 15 ottobre e manifesteranno assieme ai lavoratori di Ama riuniti in assemblea davanti alla sede di Calderon de la Barca. È un problema di tutti e in troppi si sono voltati dall'altra parte, mentre segnalavamo puntualmente i problemi”, concludono le sigle.
 
 
Data articolo: Wed, 09 Oct 2019 17:29:00 +0200
Italia
Sud: Federconsumatori, tante occasioni sprecate

"I dati relativi alla situazione del Mezzogiorno appaiono sconfortanti, specialmente oggi, per un paese europeo che ha l’opportunità di investire risorse comunitarie per lo sviluppo delle aree più svantaggiate. Le cifre su disoccupazione giovanile, opere incompiute, qualità della vita, inefficienza del servizio sanitario, della gestione dei rifiuti e del trasporto pubblico locale restituiscono un quadro disarmante, che prima di tutto dimostra l’assoluto fallimento delle logiche di carattere assistenzialistico adottate finora. Non ultimo, il reddito di cittadinanza, che si dimostra un’arma spuntata per contrastare la disoccupazione e promuovere lo sviluppo". Così la Federconsumatori in una nota.

"Se è vero che si è ridotta la spesa pubblica per investimenti al Sud e i trasferimenti alle regioni, è altrettanto vero, come ha drammaticamente sottolineato lo Svimez, che al 31 luglio 2018, delle risorse destinate ai programmi operativi regionali sui fondi strutturali 2014-20, al massimo il 9,44% è stato speso in Puglia, al contrario in Sicilia appena lo 0,73%. E mentre in Portogallo, Polonia, Bulgaria e Slovenia tali fondi vengono impiegati per realizzare infrastrutture, da noi, in molti casi, vengono utilizzati per festival e iniziative, spesso di carattere enogastronomico", prosegue l'associazione dei consumatori Cgil.

"Tutto ciò, mette in luce una grave disattenzione e mancanza di visione da parte delle amministrazioni a tutti i livelli, a partire da quello nazionale, che, dopo aver creato l’Agenzia per la coesione, che avrebbe dovuto coordinare e sovrintendere ai lavori delle regioni, non ha conferito a tale organo reali poteri, relegandolo a un ruolo marginare. Per sfruttare pienamente i fondi e le risorse disponibili per il rilancio del Mezzogiorno è necessario ripartire dalla condivisione delle conoscenze, competenze ed esperienze, per avviare piani di sviluppo e crescita che puntino su occupazione e valorizzazione dell’inestimabile patrimonio che quest'area d’Italia possiede. In quest’ottica, l’Europa è un'opportunità preziosa, per molti versi l’unica possibile, per garantire un futuro alle economie dei singoli paesi, in un contesto internazionale sempre più complesso. Per questo, bisogna guardare all’Unione con fiducia, sgomberando la mente da preconcetti figli della propaganda populista", conclude Federconsumatori.

 

Data articolo: Wed, 09 Oct 2019 15:59:00 +0200
Italia
Fermare la fuga dei giovani: se ne parla l'11 ottobre a Palermo

Sono migliaia i giovani palermitani costretti a lasciare la propria terra, emigrare al Nord o in altri Paesi, per cercare un lavoro e costruire, spesso dopo anni di studio, un futuro di realizzazione professionale. La disoccupazione giovanile in Sicilia supera il 50 per cento.  “E’ giunto il momento di costruire un percorso che ribalti la situazione, offrendo ai nostri giovani la possibilità di restare nella propria terra”, ed è questo l’obiettivo che unisce l’impegno dei tre sindacati unitari, Cgil Cisl Uil Palermo e quello del Movimento delle valigie e che venerdì 11 ottobre si riuniranno a Palermo per affrontare i temi “Giovani, Lavoro, Solidarietà”.

L’incontro si terrà dalle ore 9,30 presso la parrocchia San Paolo Apostolo di piazza San Paolo, 5 a Borgo Nuovo. Ad aprire, saranno i saluti dell’Arcivescovo di Palermo, Monsignor Corrado Lorefice. Interverranno Monsignor Pietro Maria Fragnelli vescovo di Trapani e Presidente della Commissione episcopale per la famiglia, i giovani e la vita della CEI;  Enzo Campo segretario generale Cgil Palermo, Leonardo La Piana segretario generale Cisl Palermo Trapani e Gianni Borrelli coordinatore territoriale Uil Palermo. Concluderà don Antonio Garau parroco della San Paolo Apostolo e ideatore del Movimento delle valigie. A moderare sarà la giornalista Alessandra Turrisi.

Data articolo: Wed, 09 Oct 2019 11:06:00 +0200
Italia
Tirocinanti della giustizia, zero assunzioni per la Basilicata

"Ancora una volta la Basilicata viene mortificata con la sua esclusione dal bando per i tirocinanti della giustizia". Lo scrivono in una nota Cgil e Fp Cgil regionali. "Dopo anni di attesa - si legge in una nota del sindacato - è stato pubblicato il bando per l’assunzione di 616 operatori giudiziari rivolto ai tirocinanti della giustizia. Lavoratori che per anni sono stati utilizzati dai nostri tribunali con una retribuzione di soli quattrocento euro al mese e senza alcun trattamento previdenziale. Lavoratori che hanno vissuto nella precarietà per quasi dieci anni  in attesa di essere stabilizzati ed entrare a fare parte di quegli organici della Giustizia di cui tanto lamentiamo la carenza. Su seicentosedici posti nessuno è stato destinato alla nostra regione: Milano (126), Roma (98) e Napoli (86) hanno fatto il bottino ma ci sono anche città più piccole come Catanzaro e Reggio Calabria con i loro 17 e 35 posti".

"Eppure noi abbiamo più di trenta tirocinanti in attesa di collocazione, che hanno, seppur con le poche risorse, messo su famiglia e che vedevano in questo bando la soluzione dei loro problemi - continuano Cgil e Fp - A fronte di una grave carenza di personale, da sempre denunciata, presso gli Uffici Giudiziari della regione, perché dimenticare questi lavoratori e la Basilicata? La verità è che questa è una regione che non fa più testo, che non ha rilevanza. La nostra classe politica è assente e sorda ai problemi dei suoi abitanti. Chiediamo al Presidente Bardi di intervenire portando a livello nazionale “la questione Basilicata” perché in una regione come la nostra, con un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 38%, non si può accettare questa ennesima discriminazione nei confronti di 34 lavoratori precari e dei nostri uffici giudiziari sempre più al collasso per carenza di organico.

Data articolo: Wed, 09 Oct 2019 10:06:00 +0200
Italia
Landini: in tre anni si può fare molto

“In tre anni non si può far sparire l'evasione fiscale, ma se si fanno delle scelte sicuramente si può recuperare una parte importante di quei 110 miliardi di euro che ogni anno vengono sottratti al fisco”. Lo ha detto Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, intervenendo all'assemblea della Cgil Umbria che si è svolta l'8 ottobre a Perugia.

Landini ha ricordato come di questi 110 miliardi, 35 siano evasi dall'Iva e 33 dall'Irpef da lavoro autonomo: “È chiaro che se vuoi affrontare questo problema, e lo abbiamo detto al governo, occorre mettere in campo una serie di azioni precise – ha spiegato il segretario Cgil – fare assunzioni negli organi ispettivi, rafforzare l'Agenzia delle Entrate, incrociare le banche dati esistenti. E non mi si venga a dire – ha proseguito – che in un Paese con 110 miliardi di evasione ed enormi disuguaglianze, dove il profitto delle imprese è tassato meno del salario di chi quel profitto l'ha prodotto, non si possano toccare le tasse. Io le tasse sono per abbassarle – ha sottolineato il segretario Cgil – ma a chi le paga già, lavoratori dipendenti e pensionati, perché sono stanco di rappresentare quelli che tirano fuori l’85% dell’Irpef, e che poi, quando c’è da recuperare qualcosa, si vedono sempre scavalcare da altre priorità”. 

Chiaro il riferimento di Landini al taglio del cuneo fiscale, sul quale è in atto una discussione con il governo: “Vorrei che fosse chiaro e lo abbiamo detto a Palazzo Chigi: noi non vogliamo sentirci dire che ci sono due tempi, che prima vanno fatti i sacrifici e poi arriveranno le risposte, perché questa storia qui è un po’ che va avanti, ma noi il secondo tempo non l’abbiamo mai visto”, ha concluso Landini.

Data articolo: Tue, 08 Oct 2019 18:35:00 +0200
Italia
Sud, Ricci (Cgil Campania): da Provenzano segnali di concretezza

“Il ministro Provenzano ha lanciato grandi segnali di concretezza. Intervenire sull’impianto legislativo della legge Madia, dando continuità a ciò che si sta cercando di fare in Campania con il Piano per il Lavoro, sanare la vicenda dei navigator, ci sembrano interventi di una certa rilevanza. Così il segretario generale Cgil Campania, Nicola Ricci, commentando l’incontro di oggi, 8 ottobre, tra il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano e il governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Per Ricci "rimangono però problemi di risorse da assegnare alle Regioni per investimenti su infrastrutture ed occupazione. La Campania, nell’ambito del Piano per il Mezzogiorno auspicato dal premier Conte, deve essere centrale. Ci auguriamo che il ritrovato dialogo tra Regione e Governo non si fermi a titoli e proclami ma prosegua e si concretizzi quanto prima a cominciare dall’incontro di domani a Palazzo Chigi con i lavoratori della Whirlpool e le organizzazioni sindacali di categoria per questa vertenza, che - conclude Ricci - è il simbolo delle battaglie per il lavoro in questa regione, può rappresentare il primo vero banco di prova per questo Governo”.

Data articolo: Tue, 08 Oct 2019 16:40:00 +0200
Italia
Comparto sicurezza, un problema culturale

Il ricordo dei due poliziotti morti nella questura di Trieste, il problema della sicurezza, l’annosa carenza di uomini, mezzi e tecnologie, la questione migranti, il rinnovo del contratto. Questi, gli argomenti toccati da Daniele Tissone, segretario generale Silp Cgil, nell’intervista rilasciata oggi a RadioArticolo1.

“Innanzitutto, faccio le condoglianze alle famiglie di Pierluigi Rota e Matteo Demenego, i due agenti uccisi in circostanze tutte da chiarire, sapendo che l’attività del poliziotto difficilmente la si riesce sempre a pianificare. Dovremmo trattare il tema della sicurezza con competenza e serietà, con un approccio strutturale e non più emergenziale, ricordando che attraverso la sicurezza della legalità si gioca l’identità di un modello di sviluppo del Paese”, ha detto il sindacalista.

“Sul versante degli organici, scontiamo, al pari di sanità e scuola, un’annosa carenza di personale, quasi 20 mila unità in meno rispetto a quanto previsto dal Dl Madia, che ci ha portato a battere il record di polizia più anziana d’Europa, dove l’età media è salita a 47 anni, con carichi di lavoro in continuo aumento, logica conseguenza della riduzione degli uomini a disposizione, e anche tra le peggio retribuite. Come organizzazione sindacale, siamo in attesa che i nostri problemi vengano affrontati a un tavolo negoziale con il governo, e da tempo ci battiamo affinché il tema della sicurezza sul lavoro sia al primo posto della discussione”, ha proseguito il dirigente sindacale.

Il deficit non riguarda solo gli uomini, ma anche i mezzi in dotazione. “Negli ultimi quindici mesi del governo a guida Salvini abbiamo lanciato diverse campagne, una di queste era sull’equipaggiamento e riguardava le divise, i giubbotti antiproiettile, i cinturoni, le fondine, le scarpe, i distintivi, che mancano. Con le poche risorse a disposizione, il precedente governo ha intrapreso operazioni che giudico sbagliate, come la militarizzazione del Paese, le strade sicure. Noi dobbiamo puntare sul controllo del territorio come conoscenza non come occupazione”.

“Bisogna trovare vie nuove, perché abbiamo bisogno di dare risposte serie e reali ai cittadini, in particolare alle fasce deboli della società, penso agli anziani over 65, ai più giovani, alle donne. Più in generale, dobbiamo far diventare la cultura della sicurezza come uno strumento diffuso, intervenendo sugli strumenti digitali, ad esempio per creare una maggiore interazione fra scuola e famiglia, con una formazione ad hoc per i giovani. Così come bisogna investire nell’integrazione sociale e culturale, tenendo conto della fragilità e vulnerabilità di soggetti come gli immigrati, che avrebbero bisogno di essere trattati in modo diverso”.

“Nel contempo, la sicurezza non può essere disgiunta dalla legalità e dalla giustizia, dal rispetto delle regole. La prima emergenza del Paese sono le mafie ai vari livelli, con la provincia di Foggia dove l'80% degli omicidi è rimasto impunito, con 8 imprenditori su 10 di Palermo e Catania che subiscono il racket, ma sono autintiche piaghe anche la corruzione, l’evasione fiscale, i traffici di droga, di armi, il riciclaggio, l'immigrazione clandestina, la tratta di esseri umani. Direi che bisogna partire da qui per riaffermare la sovranità dello Stato, in zone come Scampia e Tor Bella Monaca, dove anche i blitz della polizia sono inefficaci, perché il tema è quello della riqualificazione urbana e il controllo del territorio come conoscenza e non come occupazione”, ha concluso Tissone.              

 
Data articolo: Tue, 08 Oct 2019 16:12:00 +0200

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