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News interventi sul territorio da rassegna.it (CGIL)

#interventi #lavoro #territorio #CGIL

Italia
Sindacati: a Rieti nessun impegno è stato mantenuto

"Alle 3.36 della notte del 24 agosto 2016 un terribile terremoto devastò, tra le altre zone dell’Italia centrale, la provincia orientale di Rieti uccidendo 303 persone, provocando danni nei 15 paesi del cosiddetto cratere e radendo al suolo, riducendole a un ammasso di macerie, in particolare Amatrice e Accumoli". Così, in una nota, la Cgil di Rieti Roma est Valle dell'Aniene, la Cisl di Roma Capitale Rieti e la Uil di Rieti.

"A tre anni di distanza da quella drammatica notte, cui seguì purtroppo un'ulteriore violentissima scossa il 30 ottobre, - continua la nota - constatiamo con profondo rammarico e indignazione che nessuno degli impegni assunti dai governi nazionali che si sono succeduti è stato realizzato, ma nemmeno mai avviato". 

"Tutto ciò nonostante l’impegno dei cittadini che continuano, nonostante tutto, a non voler abbandonare questo territorio, come pure dei sindaci, dei sindacati, delle rappresentanze delle imprese, delle associazioni e anche della Regione Lazio con l’accordo sottoscritto nel giugno 2017 e periodicamente monitorato. Il tema delle infrastrutture e dell’avvio di una seria politica di investimenti per lo sviluppo sono rimasti disattesi come dimostra da ultimo la vicenda delle delibere del Cipe del 24 luglio scorso in cui mancano gli ulteriori finanziamenti, pure promessi, per i lavori per la Salaria". La crisi politica aperta nei giorni scorsi, poi, "rischia di produrre un ulteriore allungamento dei tempi e quindi di aggravare ulteriormente una situazione ormai al limite". 

Le sigle quindi concludono: "Ci appelliamo alle forze politiche affinché il nuovo governo, che si formerà prima o dopo le elezioni, intervenga con la massima urgenza e determinazione per affrontare la gravissima condizione del territorio colpito dal quel terribile sisma.  Richiamiamo tutti alle loro responsabilità: non è più il tempo dei proclami o delle promesse. I cittadini e i lavoratori hanno diritto che si passi ai fatti. Non c’è più tempo da perdere. Ci riserveremo in ogni caso di assumere tutte le iniziative necessarie". 

Data articolo: Fri, 23 Aug 2019 17:25:00 +0200
Italia
Serve un progetto per salvare il Paese

Le forze politiche stanno provando a dialogare per trovare un accordo per un nuovo governo, intanto la situazione sociale ed economica del Paese peggiora. Sono tante le aziende in crisi, e al momento nessuno se ne occupa. “Un sindacalista che oggi non pretende di avere un governo deve cambiare mestiere – commenta ai microfoni di RadioArticolo1 Vincenzo Colla, vice segretario generale della Cgil -, perché abbiamo bisogno di gente che abbia la facoltà di firmare accordi nei ministeri, e che possa mettere in atto mediazioni. Tra l'altro lo Stato per noi è anche datore di lavoro, quindi è fondamentale avere degli interlocutori”.

A Colla, però, non pare che nell’opinione pubblica ci sia contezza “di cosa è accaduto e di cosa deve accadere in questo Paese”, perché la situazione in cui si trova l’Italia “è stata determinata dall’ultimo governo”, che ha portato “una crescita piatta e un debito pubblico alle stelle”. “Siamo dentro un passaggio molto delicato - continua -, quindi serve molta responsabilità. Il presidente Mattarella, in effetti, è stato molto netto nelle sue dichiarazioni. L’Italia ha bisogno di un governo, dunque, comunque vada la discussione tra le parti, ci sarà un esecutivo che permetterà di gestire questa fase, breve o lunga che sia. Abbiamo, insomma, la garanzia che, al di là delle scorribande della campagna elettorale, l’Italia sarà messa in sicurezza”.

“Ovviamente – spiega ancora Colla - abbiamo bisogno di una discontinuità. La politica economica del governo uscente, infatti, era assurda. Era una politica di spesa corrente, una campagna elettorale permanente, gestita da un contratto di stampo commerciale, non costituzionale. Non era era un'operazione politica, insomma, ma è un'operazione mercantile, civilistica. E si è visto dove ci ha portati”. Anche l’apertura della crisi è stata “una continuazione della campagna elettorale”, “assurda viste le condizioni in cui si trova l’Italia”.

Ora la Cgil “guarderà con attenzione” al progetto che nascerà, “con molta responsabilità, come sempre”, perché serve “un'alternativa sulla politica economica” e su “alcuni passaggi fondamentali, come le condizioni di lavoro, gli appalti e il fenomeno migratorio”.

D’altro canto, oltre alle singole crisi aziendali, esiste anche la questione più generale del rallentamento della produzione industriale. Recenti dati del Centro studi di Confindustria certificano per il secondo trimestre del 2019 una diminuzione dello 0,7%, e c’è il rischio che neanche il prossimo semestre sia positivo. “Abbiamo due ordini di problemi - spiega Colla –. C’è una cesura di fatto nella produttività tra Nord e Sud. Ma noi non possiamo permetterci di avere un Meridione lasciato allo sbando. Servono quindi investimenti mirati per recuperare produttività e solidità. Poi è evidente che un modello di politica economica impostato esclusivamente sull’esportazione non funziona, e lascia indietro un mercato interno che rappresenta comunque il 70% del mercato complessivo. Se non si agisce sul mercato interno, la tenuta sociale del Paese è a rischio”.

È in questi aspetti che si evidenza maggiorente “l’irresponsabilità di chi ha impostato il suo progetto politico sulla spesa corrente, senza investimenti infrastrutturali e immateriali che dovevano essere approntati per stimolare il mercato interno”. Una “scelta sbagliata” che s’innesta in un sistema dei servizi dello Stato “massacrato negli ultimi anni”. “Abbiamo continuato a tagliare, pensando che non succedesse niente”.

La priorità, per la Cgil, è oggi “un progetto di lungo respiro, da cui ripartire. Se si continua con una campagna elettorale perenne si spegne la luce, e rischiamo di diventare un grande Paese contoterzista e povero”. “In questo passaggio – conclude Colla – non serve un governicchio, ma un sentimento di cambiamento. L’Italia ha bisogno di essere ricucita, non di essere rappresentata continuamente in bianco e nero, senza la sfumatura della mediazione. Fare le mediazioni non è alto tradimento, è un'idea del possibile”.

 
Data articolo: Fri, 23 Aug 2019 16:04:00 +0200
Italia
L'altra emigrazione, se ne vanno gli italiani

Il tema dell’immigrazione domina ormai da tempo il dibattito politico di molti Paesi, tra i quali certamente anche il nostro. Molta meno attenzione si presta al fenomeno opposto, quello dell’emigrazione, che tuttavia in Italia risulta fortemente in crescita, in particolare a partire dagli anni più acuti della crisi. Un fatto difficile da comprendere, soprattutto alla luce di quanto messo in evidenza dal recentissimo studio dell’Ires Emilia Romagna (pdf) dedicato al fenomeno, da cui si apprende (vedi primo grafico) che il numero delle persone emigrate per anno è quasi quadruplicato dal 2002 al 2017 (dato Istat più aggiornato), fino a raggiungere quasi la metà del numero totale degli immigrati, soglia addirittura superata nel biennio 2015-2016.


Fonte: elaborazione su dati Istat

Nel valutare i dati complessivi (relativi a emigrazioni e immigrazioni) va considerato che quelli relativi alle emigrazioni si basano sulla cancellazione della residenza anagrafica in Italia, mentre spesso i cittadini italiani che si trasferiscono all’estero mantengono anche per anni la loro residenza nel nostro Paese. Ciò significa che questi dati sottostimano inevitabilmente la dimensione del fenomeno. Tornando comunque ai dati disponibili, si tratta nell’ultimo anno censito (2017, appunto) di oltre 155 mila persone, pari al 2,6 per mille degli abitanti, una quota mai raggiunta in precedenza, più che doppia rispetto a quella di 10 anni prima (1,1 per mille nel 2008).

Occorre dunque chiedersi in primo luogo chi sono i residenti in Italia che migrano verso l’estero. Sempre dallo studio Ires si evince che si tratta in larga prevalenza di cittadini italiani (vedi il secondo grafico), la cui percentuale sul totale decresce nei primi anni del secolo, per poi iniziare a salire dal 2011 in poi, fino a raggiungere nel 2017 quasi i tre quarti del totale (il 73,9% per l’esattezza). La seconda componente più rilevante è quella dei cittadini europei, in particolare di quelli appartenenti ai 28 Stati dell’Unione. Del tutto residuale è la quota di appartenenti ad altre cittadinanze.


Fonte: elaborazioni su dati Istat

Nell’ambito dei cittadini italiani, tende a crescere nel tempo il peso percentuale dei laureati (la cui quota sul totale della popolazione era nel 2017 pari al 15,4%) sul totale degli emigrati all’estero: nel 2012 erano il 27,6% della popolazione con almeno 25 anni di età; nel 2017 il 31,1%, corrispondenti in valori assoluti a oltre 25 mila persone (25.566).


Fonte: elaborazioni su dati Istat

In quali Paesi si trasferiscono coloro che dall’Italia migrano all’estero? In netta prevalenza in altri Paesi europei, in misura crescente a partire dagli anni della crisi: nel triennio 2015-2017 hanno scelto questa destinazione circa i tre quarti degli emigrati, con una percentuale leggermente più alta nel caso degli emigrati di cittadinanza italiana. Tra questi ultimi, le destinazioni variano sensibilmente in base alla fascia d’età. Prevalgono Regno Unito e Germania; a seguire Francia e Svizzera. Nel caso del Regno Unito è probabile che i numeri nel 2016 e 2017 siano stati parzialmente gonfiati dalla necessità di regolarizzare situazioni preesistenti in vista della Brexit.

La preferenza data a Portogallo e Spagna dagli italiani che migrano all’estero in età più avanzata è verosimilmente da mettere in relazione ai benefici fiscali concessi ai pensionati in questi Stati. I residenti che decidono di migrare all’estero appartengono per la maggior parte alle fasce d’età più giovani ed è in queste fasce che si concentrano ancor di più i migranti di cittadinanza italiana.


Fonte: elaborazioni su dati Istat

Da quali regioni italiane provengono i residenti che decidono di migrare all’estero? Sono le regioni del Nord a essere caratterizzate da maggiori indici di migrazione verso l’estero. È facile immaginare che questo sia da mettere in relazione anche alla maggiore prossimità geografica con i Paesi di destinazione. Naturalmente sarebbe del tutto sbagliato pensare che le regioni con i tassi più elevati di migranti verso l’estero siano quelle meno attrattive, dalle quali si è portati più facilmente a “fuggire”. Non solo perché, come già detto, questi tassi sono palesemente influenzati dalla prossimità geografica con l’estero, ma soprattutto perché per stilare una graduatoria della maggiore o minore attrattività di un territorio regionale occorre tener conto anche dei flussi in entrata, non solo dall’estero, ma anche dalle altre regioni.

Occorre cioè fare riferimento al saldo migratorio complessivo, dato dalla somma algebrica delle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche avvenute per qualsiasi motivo non naturale (nascite o morti) nel corso dell’anno in una specifica realtà territoriale, e al tasso migratorio annuale, che rapporta il saldo migratorio annuale alla popolazione residente al 1° gennaio di ciascun anno. Questo tasso offre dunque con buona approssimazione una stima della maggiore o minore attrattività di un territorio, ancora più attendibile se si fa riferimento non a una singola annualità, che può essere condizionata da fenomeni occasionali, ma a una media pluriennale. In base a questo parametro, l’Emilia-Romagna risulta essere la regione maggiormente attrattiva tra quelle italiane.

Sempre considerando il tasso migratorio totale, comprensivo cioè anche dei trasferimenti da e per altre regioni, oltre che quelli da e per l’estero, l’Emilia-Romagna risulta ampiamente quella con il saldo più positivo tra le regioni italiane anche nell’ambito della sola popolazione giovane e laureata. Sono in verità poche le Regioni che possono vantare in questo campo un indicatore positivo: oltre all’Emilia-Romagna, soltanto la Lombardia e – con valori molto inferiori – Toscana e Trentino Alto Adige. Tutte le altre regioni italiane risultano essere esportatrici nette di laureati, a partire da Calabria, Basilicata, Sicilia e Puglia.

Giuliano Guietti è presidente dell’Ires Emilia Romagna

Data articolo: Fri, 23 Aug 2019 10:11:00 +0200
Italia
Gronda: Cgil-Fillea, non si può ricominciare daccapo

"Siamo sinceramente sconcertati per il tempismo con cui il ministero delle infrastrutture ha reso noto l'esito dell'analisi costi e benefici della Gronda". A dirlo sono Federico Vesigna (segretario generale Cgil Liguria) e Federico Pezzoli (segretario generale Fillea Cgil Genova e Liguria): "A maggior ragione dopo il crollo del Ponte Morandi, restiamo convinti che Genova e la Liguria scontino un pesante deficit infrastrutturale che condiziona le possibilità di sviluppo tanto del sistema portuale quanto del turismo. Sulla Gronda non si può ogni volta ricominciare daccapo".

Per i due esponenti sindacali "ne va del futuro di un settore in grande affanno come quello delle costruzioni, ma ne va ancora di più della possibilità per la Liguria di attrarre investimenti e creare occasioni di lavoro vere, soprattutto per le nuove generazioni. Pertanto qualunque soluzione possa prendere questa incredibile crisi ci auguriamo che il prossimo governo assuma un'esplicita presa di posizione a favore delle infrastrutture, a partire dalla Gronda".

Data articolo: Fri, 23 Aug 2019 08:30:00 +0200
Italia
Appello alla politica: la crisi non ricada sulla scuola

La politica è chiamata a un atto di responsabilità, evitando che le scuole inizino la loro attività a settembre in una situazione priva di prospettive rispetto all'assenza di personale stabile su decine di migliaia di cattedre e posti di personale Ata. Lo affermano Flc Cgil, Cisl Fsur, Uil Scuola, Rua, Snals Confsal, Gilda Unams.

"Per rispondere a tale emergenza - spiegano i sindacati - il confronto con il ministro dell'Istruzione, alla luce di quanto concordato nell'intesa di Palazzo Chigi del 24 aprile, ha portato alla definizione condivisa di un provvedimento d'urgenza per dare risposte alla scuola e al personale precario, destinato a crescere in maniera esponenziale in assenza di interventi normativi". Questo provvedimento, dopo aver avuto "il via libera per la sua definizione nel Consiglio dei ministri del 6 agosto scorso, è ora nel limbo del 'salvo intese', formula che lascia margini di modifiche, ma che di fatto riconosce tempi e modi di un opportuno intervento legislativo per dare prospettive positive al mondo della scuola".

I sindacati "sono ben consapevoli della fase estremamente delicata che il Paese sta vivendo per la sopraggiunta crisi di governo e il conseguente impegno cui le forze politiche sono chiamate per dar vita a un nuovo esecutivo, con tempi che si prospettano in ogni caso troppo lunghi per le urgenze della scuola". Invitano pertanto il presidente Conte "a dare seguito al decreto legge che rappresenta il primo atto di quell'accordo che egli ha direttamente sottoscritto con le organizzazioni e che contiene le risposte che la scuola reale richiede".

Per Flc Cgil, Cisl Fsur, Uil Scuola, Rua, Snals Confsal, Gilda Unams "i contenuti di quell'intesa conservano in ogni caso valenza strategica in materia di reclutamento e precariato, con l’obiettivo di contrastare la precarietà e dare giusto e legittimo riconoscimento all'esperienza di lavoro. Nel frattempo, rendere pienamente attuativo un provvedimento che andrà comunque al vaglio del dibattito parlamentare è senz'altro da ritenersi soluzione opportuna e doverosa nei confronti di chi attende il riconoscimento di diritti e una risposta concreta al mondo della scuola al quale ogni governo dovrebbe prestare la dovuta attenzione fino all'ultimo minuto del suo mandato".

Data articolo: Thu, 22 Aug 2019 16:57:00 +0200
Italia
Una brutta commedia in cui manca il lavoro

In Parlamento giorni fa è andata in scena la classica commedia all’italiana, la raffigurazione di una politica impregnata di ipocrisia e opportunismo, di un trasformismo senza pudore e di colpevoli rimozioni delle responsabilità delle forze di governo e di tutti gli attori politici in campo. Un confronto di basso livello e di poca sostanza nel quale il mondo del lavoro non c’è mai. Il discorso del presidente Conte al Senato, con le accuse lanciate a Salvini dopo avergli permesso ogni nefandezza per 14 mesi, ha ufficialmente concluso l’esperienza del governo giallo-verde. Ora si apre una nuova fase tutta da costruire.

Intanto, in attesa che la politica decida il da farsi con i tempi scanditi dal presidente della Repubblica, nel mar Mediterraneo centinaia di persone continuano ad annegare. Dal naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 i morti sono stati oltre 18.500, mentre migliaia di profughi in fuga da guerre e miseria sono stati torturati e uccisi nelle carceri libiche, come ha denunciato Pietro Bartolo, medico di Lampedusa e parlamentare europeo. Ciò rende urgente cancellare l’accordo con la Libia siglato dal ministro dell’Interno e dal governo Gentiloni e il nefasto decreto sicurezza bis del ex governo gialloverde.

È un crimine abituarci all’orrore, all’accettazione della disumanità diffusa nel nostro “belpaese”. Dobbiamo continuare a indignarci, a non rassegnarci, se vogliamo strappare dalle mani della destra l’egemonia culturale e politica. La crisi e la caduta del governo sono la fine inevitabile di un patto nato in Parlamento tra due forze politiche diverse per storia e identità. La Lega, divenuta partito nazionale, xenofobo e fascistoide e il Movimento 5 Stelle dalle molte anime, che si è valso del voto di protesta del 4 marzo 2018 di una parte dell’elettorato di sinistra, di pezzi del mondo del lavoro e di pensionati delusi dalle politiche sociali ed economiche del governo di centrosinistra e dal Pd renziano. Il governo gialloverde ha avuto vita breve, e del resto era difficile far convivere due forze politiche divise quasi su tutto e unite solo dal potere. Il fallimento di questa alchimia politicista senza basi e programmi reali dovrebbe insegnare qualcosa, in vista delle scelte future, ad un Pd così diviso al suo interno.

La crisi ha messo a nudo le molte contraddizioni sia dei pentastellati che dei democratici. Non si tratta solo di una crisi di governo, ma di una crisi di sistema, della democrazia parlamentare, della società e del modello economico. La deriva valoriale, i problemi economici e del mancato sviluppo arrivano da lontano e derivano da una profonda crisi della politica e dei partiti che si è tradotta in disaffezione al voto e lontananza dalle istituzioni di molti cittadini.

La soluzione della crisi non è scontata, molto dipende certamente dal presidente della Repubblica, ma anche da ciò che saranno disposti a fare il M5S, il Pd e la sinistra parlamentare di Liberi Uguali. A noi, alla Cgil non spetta fare il toto-governo né dividerci tra chi vuole un governo di legislatura nominato dal Parlamento, come prevede la nostra democrazia parlamentare, e chi pensa che la risposta migliore sia il ritorno alle urne. Non siamo direttamente in campo né sugli assetti di governo né sulle tattiche parlamentari o sugli scenari politici. Non siamo partigiani, né possiamo essere sostegno o strumento di alleanze politiciste o mediare tra le diverse anime del Pd o dei 5 Stelle. A ognuno il suo mestiere.

Il documento nazionale unitario Cgil, Cisl e Uil, pur richiamando i pericoli e la deriva antieuropeista in atto, riporta in modo netto e autonomo la necessità di avere presto un governo stabile, in considerazione dei gravi problemi occupazionali e della possibile recessione. Al centro la piattaforma presentata al governo, che sarà coerentemente la base del confronto con qualsiasi governo futuro, senza sconti per nessuno. La posizione netta della Cgil è stata espressa dal segretario generale nell’intervista del 17 agosto su Repubblica, che ha ribadito le scelte assunte nel congresso, nel direttivo e all’assemblea dei delegati e delle delegate. Il mondo del lavoro non è più disponibile a sobbarcarsi una finanziaria di lacrime e sangue e a pagare i costi della crisi e dei disastri come in passato.

La Cgil mantiene la sua autonomia, che non è indifferenza rispetto agli esiti istituzionali, salvaguardando i suoi valori e le sue radici. Il nostro riferimento sono gli interessi generali e non corporativi del mondo del lavoro dipendente. Il “bene del Paese” coincide, per noi, con i diritti universali, con il lavoro e il riconoscimento del suo valore. Abbiamo sperimentato e pagato le scelte dei governi ”tecnici” o istituzionali. Il mondo del lavoro ha già dato ed è ormai vaccinato contro il canto delle sirene e i proclami, vuole vedere cose concrete, scelte alternative rispetto a quelle fatte dai vari governi. esano ancora, per coloro che rappresentiamo, la “buona scuola”, il Jobs Act, l’eliminazione dell’articolo 18, la difesa a oltranza della legge Fornero, i mancati investimenti per la sanità, la scuola pubblica, lo sviluppo e l’occupazione. Pesa la riforma costituzionale, per fortuna bocciata con il contributo di tanti costituzionalisti e della Cgil al referendum del 4 dicembre 2016; una riforma che se approvata avrebbe consegnato alla destra nazionalista tutti i poteri, distruggendo la nostra democrazia parlamentare e tradendo la nostra Costituzione. L’ex presidente Renzi e chi ha sostenuto quella pericolosa riforma costituzionale dovrebbe con buon senso riconoscere l’errore.

La Cgil, il movimento sindacale nel suo complesso, devono promuovere da subito mobilitazioni e iniziative a sostegno della propria piattaforma economica e sociale, per riportare al centro della discussione politico-istituzionale i temi del lavoro e la materialità delle condizioni di vita delle classi lavoratrici e popolari, unica alternativa reale e socialmente connotata.

La lotta politica, economica e sociale deve essere accompagnata da una battaglia etica, valoriale e culturale, le grandi sfide debbono recuperare centralità nel confronto tra forze politiche ancora così diverse come il Pd, i 5 Stelle, Liberi e Uguali, per dare senso e valore politico e programmatico a un’alleanza che possa permettere la nascita di un nuovo governo di legislatura. Non durerebbe se nascesse solo per un aleatorio “bene del Paese” o per fermare, non si sa come, l’aumento dell’Iva. Nessuna alleanza dura se costruita nella mancanza di chiarezza sulla prospettiva politica, per convenienza o calcoli di bottega, per ambizioni personali e smania di potere. Oggi più che appelli all’unità e a sante alleanze di corto respiro servono attori politici e sociali credibili e alternativi non a parole ma sul merito delle cose, attorno a un progetto di società e di sviluppo del Paese, nel nome di interessi e di valori condivisi.

Certo, il pericolo di consegnare l’Italia all’attuale ministro degli Interni e a una destra xenofoba e sovranista c’è ed è grave. Nel prossimo Parlamento una possibile maggioranza di destra potrebbe cambiare la Costituzione da sola, eleggere il prossimo presidente della Repubblica e alterare i pesi e i contrappesi sui quali è costruita la nostra democrazia parlamentare. Saremmo di fronte alla dittatura della maggioranza. La prossima legislatura rischia di tingersi interamente di nero, e questo non ci lascia indifferenti. Sarebbe però un errore pensare che il Paese sia in queste pessime condizioni economiche, sociali e valoriali solo per responsabilità della Lega o di un M5S accondiscendente e corresponsabile.

Il Paese di oggi è il prodotto di anni di governi di centrodestra e di centrosinistra, di politiche economiche e sociali sbagliate e classiste piegate al mercato e all’impresa, di noncuranza verso le diseguaglianze, le nuove povertà, la precarietà di lavoro e di vita dei giovani. È il risultato di disattenzioni e umiliazioni verso il Sud, della lontananza dal paese reale e dal mondo del lavoro. L’Italia ha iniziato da tempo a declinare a destra, a perdere valori e cultura, a dissociarsi dalla sua Costituzione, mentre la sinistra divisa e litigiosa ha abbandonato la lotta politica al sistema, perdendo le sue radici e il riferimento al mondo del lavoro. Sarà possibile sconfiggere la deriva “sovranista” e “salvinista” se si capirà che è il pericoloso prodotto di mancanze e di miope incuria da parte dell’Europa, e anche dei gravi errori della sinistra, quella riformista e governativa e quella radicale, divisiva e inconcludente. Non si esce dall’onda nera, non si salvano l’Italia e l’Europa se non si affrontano i grandi temi di ordine mondiale. Non si esce dalla crisi di sistema con le semplificazioni o con risposte populiste e demagogiche, con alchimie politiciste e opportunistiche che non rimettono in discussione le scelte politiche, economiche e sociali sinora seguite.

Non si esce dal tunnel se si ignora l’emergenza climatica e l’urgenza di una proposta innovativa, di ampio respiro, su un nuovo modello di sviluppo sostenibile di produzione e di consumo. Se non si difende il sistema pubblico, se non si redistribuisce la ricchezza prodotta, se non si crea buona occupazione, se non si difendono i diritti universali nella società e nel mondo del lavoro. E se non si ricostruisce una sinistra che rimetta al centro il lavoro e la condizione lavorativa, che scelga con chi stare e cosa fare, che riconosca il ruolo e la funzione del sindacato confederale e dell’associazionismo, che abbia come riferimento primario la classe lavoratrice, non l’impresa e il mercato liberista. Se non si ridà senso e forza ai grandi valori che hanno segnato le ragioni di esistenza del movimento operaio e la forza della sinistra italiana ed europea.

Giacinto Botti e Maurizio Brotini sono membri del direttivo della Cgil nazionale

Data articolo: Thu, 22 Aug 2019 16:40:00 +0200
Italia
Cgil: bloccare gli sgomberi in programma

"Il piano di sgomberi messo a punto dalla Prefettura va fermato". Così in una nota la Cgil di Roma e del Lazio. "L’emergenza abitativa a Roma è ormai cronica - continua la nota - e ridurre il problema a una questione di ordine pubblico è riduttivo e inutile. Urge una soluzione politica, già a partire dal tavolo per l’ordine e la sicurezza convocato per il prossimo 27 agosto. In assenza di soluzioni alternative condivise chiediamo che si blocchino tutti gli sgomberi in programma, in particolare quelli più imminenti di viale del Caravaggio e di via Tempesta. Gli enti locali, a cominciare dal Comune di Roma, sono chiamati a fare la propria parte, trovando sistemazioni dignitose per coloro che si trovano in difficoltà".

Data articolo: Thu, 22 Aug 2019 15:09:00 +0200
Italia
A tre anni dal sisma la ricostruzione è lenta

A tre anni dal primo evento sismico del 2016, nel Centro Italia, la macchina della ricostruzione procede a singhiozzi e cammina troppo lentamente. Tanta, inoltre, la confusione. Oltre a continue polemiche, rimpalli di responsabilità e inefficienze tra livelli istituzionali, strutture commissariali e professioni tecniche, il numero dei progetti presentati dai cittadini per ricevere il contributo testimonia che il cambio di passo promesso dal governo giallo-verde non c’è stato. Dati impietosi, che riflettono più la scarsa fiducia delle popolazioni nella ricostruzione che la lentezza della burocrazia: su circa 73 mila edifici dichiarati inagibili, le domande dei cittadini per il contributo sono circa 10 mila (poco più del 13%) e presso le casse edili i cantieri avviati negli ultimi mesi sono poche centinaia. Le Regioni non hanno provveduto a elaborare il provvedimento per disciplinare la partecipazione delle popolazioni al processo di ricostruzione come previsto dal DL 189/2016 e dall’ordinanza n.36 del 2017. Per fortuna qualche Comune volenteroso ha provveduto a dotarsi di un regolamento. Lo affermano Fillea e Legambiente, in una nota congiunta.

“Tanta responsabilità - commenta il presidente di Legambiente Stefano Ciafani - non è della burocrazia ma della volontà politica; e con la crisi di governo si rischia un ulteriore stallo. È necessario che il prossimo esecutivo abbia in agenda l’accelerazione di una ricostruzione di qualità, innovativa, trasparente, rispettosa dell’ambiente, del territorio e del lavoro”. Non esiste ancora un monitoraggio complessivo della ricostruzione né della raccolta e gestione delle macerie. Per avere le informazioni bisogna contare sulla disponibilità dei funzionari regionali e ogni Regione usa metodi di elaborazione diversi. Nonostante la sovrabbondanza di decreti e ordinanze, alcuni sacrosanti altri contraddittori o fatti per sanare situazioni alla meno peggio, il quadro normativo viene ritenuto ancora insufficiente. Siamo caduti in un circolo vizioso: la ricostruzione fa fatica a partire, i progetti presentati sono pochi, quindi si concedono le proroghe - dell’emergenza, dei termini di presentazione delle domande di contributo - che non fanno che alimentare la richiesta e l’attesa di un’altra proroga o di un altro intervento normativo".

"Da qui lo stallo e la confusione - prosegue Ciafani -, a cui fanno seguito polemiche e rimpallo delle responsabilità tra le diverse istituzioni. Si compensa con l’assistenza e le proroghe il mancato avvio della ricostruzione. Il ritardo rischia di alimentare lo spopolamento di tanti piccoli comuni dell’appennino centrale oltre a far lievitare enormemente il costo per l’assistenza della popolazione priva di casa, si pensi alle centinaia di milioni spesi per pagare l’affitto a migliaia di famiglie con la casa inagibile (contributo di autonoma sistemazione). Senza una visione di futuro, è probabile che fra due o tre decenni le case siano di nuovo in piedi ma nella desertificazione sociale ed economica. Servono pianificazione e programmazione, finora grandi assenti. Continua a mancare un’idea di futuro di quelle aree interne, accompagnata da un progetto di sviluppo di economia locale che sappia coniugare le tante risorse naturali e culturali con la necessaria innovazione per rendere quelle terre attrattive per i giovani, offrendo loro opportunità di lavoro e di studio. Sono tante le criticità da affrontare: l’economia, il lavoro, la sicurezza, la legalità, la qualità della ricostruzione, le zone rosse ancora con le macerie, la gestione delle macerie private. Inoltre, vanno garantite trasparenza e fruibilità delle informazioni. È stata per lo più disattesa la normativa del 2012 e 2013 sugli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni. Disattesa anche la norma (L. 89 del 24 luglio 2018) che prevede che entro il 7 settembre 2018 (con aggiornamento trimestrale) il Commissario straordinario predisponga e pubblichi “le linee guida contenenti l’indicazione delle procedure e degli adempimenti connessi agli interventi di ricostruzione”.

Linee guida necessarie per i cittadini e per i tecnici per districarsi tra ordinanze e norme, anche contraddittorie. Trasparenza e macerie: le Marche sono l’unica Regione ad avere un sito dove si può verificare la (sola) raccolta. Eppure, lo Stato italiano ha già finanziato una piattaforma per verificare in tempo reale la rimozione delle macerie pubbliche e private e la loro destinazione per le aree colpite dal terremoto del 2009. Perché non viene utilizzata per gli altri terremoti che si sono succeduti?, si chiedono Fillea e Legambiente.

Problemi anche sulla gestione delle macerie: le Marche all’inizio di luglio hanno lanciato un allarme pubblico sul rischio di sospendere la raccolta delle macerie per la mancanza di fondi disponibili da parte del governo. Mentre in Umbria sono passati otto mesi in cui la raccolta delle macerie si è fermata per incomprensioni tra il Commissario e la Regione. Con il lento avvio della ricostruzione privata si è già presentato il problema della gestione delle macerie private, che saranno molte di più di quelle pubbliche, e che senza una pianificazione, un indirizzo sia ministeriale che regionale si rischia che non siano gestite correttamente, a danno della salute e dell’ambiente, e che non si avvii una filiera industriale del recupero e riutilizzo degli inerti.

Sul fronte del lavoro, invece, “è positivo che il Commissario straordinario abbia confermato, dopo un anno di incertezza, l’utilizzo del Durc e del settimanale di cantiere, strumenti fondamentali per prevenire il lavoro sommerso e irregolare – sottolinea Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea -. Abbiamo già visto lavoro nero, irregolare, intermediazione illecita di manodopera, subappalti irregolari, norme di prevenzione e sicurezza sul lavoro non rispettate”. Devono essere rafforzati i controlli e resi accurati, duraturi e frequenti; i fatti dimostrano che solo le cose fatte bene, con la collaborazione di tutti, nel rispetto della legalità e della trasparenza, ci garantiscono tempi di realizzazione certi, qualità del lavoro e delle opere.

Data articolo: Thu, 22 Aug 2019 13:09:00 +0200
Italia
Cgil-Cisl-Uil Trentino, è l'ora della responsabilità

“L’attuale fase di incertezza determinata dalla crisi del governo, se non risolta in tempi rapidi, avrà ripercussioni molto pesanti su un'economia già in affanno e sul mondo del lavoro”. A dirlo sono i segretari generali Cgil (Franco Taneselli), Cisl (Lorenzo Pomini) e Uil (Walter Alotti) del Trentino, aggiungendo che l’esecutivo ha governato “in una situazione di equilibrio costantemente instabile, cercando di accontentare gli interessi delle due componenti politiche, varando provvedimenti molto discutibili e su cui i sindacati hanno espresso in diverse occasioni perplessità e contrarietà”.

Per Cgil, Cisl e Uil del Trentino “si è perso tempo prezioso sul fronte della crescita e dell’occupazione. Gli appelli a mettere al centro le questioni dell'economia e del lavoro sono rimasti sostanzialmente inascoltati, nessuna politica industriale, nessun piano serio di rilancio dell’occupazione, nessuna vera riforma delle pensioni, ma provvedimenti onerosi finanziati in deficit e finalizzati solo a onorare le promesse elettorali”.

I sindacati considerano che ora “la questione si sposta sul piano della responsabilità: è auspicabile che tutte le forze politiche in campo facciano un passo indietro rispetto ai loro tornaconti e mettano al centro l’interesse del Paese. Per quanto ci riguarda crediamo che servano soluzioni coraggiose, in grado di varare una legge di bilancio responsabile ed equa, che risponda ai reali bisogni degli italiani e coerente con gli impegni assunti anche a livello europeo”.

Data articolo: Thu, 22 Aug 2019 10:52:00 +0200
Italia
ArcelorMittal: Fiom, visibili emissioni da area cokerie

"Emissioni diffuse e fuggitive, visibili e provenienti dall'area cokerie" si sono verificate nello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto, ex Ilva. Lo denuncia la Fiom Cgil, che ha scritto al direttore dell'area a caldo della fabbrica, Michel Stefan Van Campe, e al responsabile dell'ufficio relazioni industriali, Cosimo Liurgo, chiedendo chiarimenti in proposito. La Fiom ritiene "inaccettabile il verificarsi di tali fenomeni e chiede di conoscere le cause di tale anomalia e i report del monitoraggio ambientale con particolare colare riferimento ad eventuali superamenti".

Data articolo: Wed, 21 Aug 2019 16:33:00 +0200
Italia
Cgil Veneto: crisi innescata da chi non sa cosa farne

“Siamo di fronte ad una crisi politica improvvisa e al buio che, per modalità, tempistiche e parole d’ordine, rappresenta una scelta irresponsabile, fatta sulla pelle dell’Italia e per un puro calcolo di potere”. A dirlo è Christian Ferrari, segretario generale della Cgil Veneto.

“Quella di Matteo Salvini . Continua Ferrari - è una decisione avventuristica, che non tiene in alcun conto le tante emergenze economico-sociali del Paese. Una decisione che, come abbiamo visto ieri in Senato, non sembra neppure pienamente convinta, che presenta persino tratti di inconsapevolezza, a conferma che non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare".

Nel dibattito di questi giorni le questioni vere – quelle che incidono sulla carne viva delle persone – sono rimaste sullo sfondo. Dalle centinaia di crisi aziendali aperte (Whirlpool, ex Ilva, Alitalia, ecc…), che coinvolgono decine di migliaia di lavoratori, alla situazione di totale stagnazione della nostra economia (con PIL, export, produzione industriale e investimenti in calo); da un welfare pubblico sempre più a rischio implosione (a cominciare da sanità e scuola), alla spada di Damocle delle clausole di salvaguardia IVA pronte a scattare; dalla situazione economica internazionale (che con la guerra dei dazi e la crisi produttiva tedesca rischia di fare molto male all'Italia e soprattutto al Veneto), sino alla delicatissima partita del riassetto del quadro politico-istituzionale europeo.

La ragione dell'accelerazione della crisi, per il sindacalista, è presto detta: “Non avendo ricette efficaci, anzi immaginando medicine (come la flat tax, per giunta in deficit) che aggraverebbero le condizioni del malato, si frequenta l'unico campo di gioco in cui si riesce a dimostrare una certa abilità: una campagna elettorale permanente che, al grido di "meno tasse per tutti", produrrebbe invece l'effetto opposto, ossia 23 miliardi di aumento della pressione fiscale scaricato sulle fasce più deboli, sui lavoratori e sui pensionati”.

Ma ciò che preoccupa non sono solo l'andamento dell'economia e le condizioni materiali dei cittadini: “È in gioco la stessa qualità del nostro sistema istituzionale e della nostra democrazia, almeno per come li abbiamo conosciuti fin qui e per come li hanno pensati e realizzati i padri costituenti”.

In queste ore si stanno svolgendo le consultazioni del Presidente della Repubblica, che, dice Ferrari, “le condurrà con la correttezza e la saggezza consuete, autentico punto di riferimento in questa fase di caos e incertezza. Chi non condivide questa deriva, deve scegliere il modo migliore per impedire che tutto ciò accada, preservando innanzitutto la Costituzione repubblicana che rappresenta, oggi più che mai, la più importante garanzia della democrazia, della coesione sociale e della tenuta del Paese”.

Data articolo: Wed, 21 Aug 2019 15:24:00 +0200
Italia
«Serve una grande discontinuità in favore del lavoro»

“Comunque vada sarà difficile rimpiangere un governo che ha sistematicamente cercato di demolire il Codice degli appalti a favore di furbetti e mafiosi, che ha più volte rimesso in discussione il programma di investimenti pluriennali 'Connettere l’Italia', che non ha fatto nulla per rilanciare politiche industriali mirate per la riconversione e rigenerazione del costruito, che ha smantellato Italia Sicura e il piano straordinario per la messa in sicurezza delle scuole. Un governo gialloverde che ha fallito tanto in versione Lega che in versione grillina, che alle politiche razziste e xenofobe di Salvini, ai pericoli della secessione delle regioni ricche, ha accompagnato una politica economica inconcludente e dannosa”. Così in una nota Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil.

“Solo per citare le ragioni per cui da mesi come lavoratori delle costruzioni siamo mobilitati ricordiamo che al presidente Conte e al ministro Di Maio avevamo chiesto una seria lotta al lavoro nero, ripristinando il Durc per cantiere ed attuando l’articolo 105 del Codice appalti, che vuol dire generalizzare la congruità e combattere seriamente il lavorio irregolare. Avevamo chiesto di introdurre il reato di omicidio sul lavoro e attuare la “patente a punti” per premiare chi investe in sicurezza in un settore che conta ancora centinaia di morti ogni anno e non certo di tagliare le risorse dell’Inail. Avevamo chiesto di facilitare, con la legge sulla rappresentanza, non tanto un salario minimo legale che, se in cifra fissa, rappresenterà un ulteriore colpo ai salari reali dei lavoratori ma una seria lotta al dumping contrattuale che colpisce centinaia di migliaia di lavoratori privandoli di diritti e tutele, dando attuazione finalmente all’articolo 39 della Costituzione. Avevamo chiesto quella programmazione di interventi per la tutela del territorio e la manutenzione straordinaria delle infrastrutture che non c’è stata, anzi. Avevamo chiesto di riconoscere che i lavoratori non sono tutti uguali e che ai lavoratori dei nostri settori, che vivono mediamente molto meno di altri vista la gravosità delle mansioni, venissero riconosciute uscite pensionistiche anticipate. E potremmo continuare con l’elenco”.

Insomma, conclude il leader degli edili Cgil, "premesso che non spetta al sindacato dire al Parlamento cosa fare e ribadita la totale fiducia nel presidente del Repubblica - se al Paese serve un nuovo governo, anche per affrontare le tante emergenze occupazionali e sociali in atto, o esso è in grado di mettere in moto quella svolta di politica economica che sposti gli equilibri a favore del lavoro e dei lavoratori, con una forte discontinuità rispetto a quanto successo in questi mesi, o qualunque sia l’esito di questa crisi, per i lavoratori cambierà ben poco”.

Data articolo: Wed, 21 Aug 2019 11:17:00 +0200
Italia
Cgil: ora trovare un modo per rialzare il Paese

Il governo gialloverde finisce qui. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rassegna le dimissioni a Mattarella. Questo lo sviluppo della crisi politica in atto, aperta dalla Lega di Matteo Salvini, dopo il discorso del premier oggi (20 agosto) in Senato. Conte ha rivolto un duro attacco al ministro dell'Interno, accusandolo di perseguire "interessi personali e di partito". Ha poi definito "preoccupante la richiesta di pieni poteri e invocare la piazza". Quindi ha confermato la fine dell'esperienza dell'esecutivo e si è recato al Quirinale per dimettersi.

A commentare la situazione è il vicesegretario generale della Cgil, Gianna Fracassi, interpellata da Rassegna Sindacale. "Prima di tutto, per noi come sindacato si apre una fase di grande rispetto dei luoghi istituzionali - esordisce -. La crisi è nelle mani del presidente della Repubblica Mattarella: sarà lui a verificare la possibilità di formare un nuovo governo. In lui abbiamo piena fiducia".

Da oggi, però, il Paese "non ha un governo per affrontare le emergenze" e questo "è un grande problema", prosegue Fracassi: "Alle porte c'è la legge di bilancio, con cui dovranno essere fatte scelte fondamentali, a cominciare dalla questione Iva. In generale bisogna trovare un modo per rialzare l'intero Paese". Le emergenze sono "le crisi aziendali, le grandi vertenze, il quadro europeo che si sta rapidamente modificando: anche qui sarebbe necessario avere un governo con pieni poteri in tema di economia. Il riferimento è alle condizioni economiche di molti Stati membri: nella Ue si apre una nuova legislatura e l'Italia ci va senza un governo".

Nel suo discorso Conte ha criticato Salvini anche per la convocazione delle parti sociali al Viminale. Così Fracassi: "Non entro nei battibecchi tra alleati: da parte nostra, abbiamo già indicato una via corretta di confronto istituzionale, al secondo incontro al Viminale non ci siamo presentati con il segretario generale. Con il premier Conte abbiamo avviato invece un confronto su temi importanti".

Negli interventi in Parlamento, "Conte è stato molto duro nei giudizi, maturati non oggi, ma in 12 mesi di governo, allora mi chiedo perché questi problemi così gravi non siano emersi prima. Sono usciti nodi molto pesanti, che rivelano una situazione di difficoltà e criticità proprio nei fondamentali del processo democratico che deve avere un esecutivo". Quanto a Salvini, "nella sua replica ci sono risposte scarse, è sembrato totalmente inadeguato rispetto ai temi proposti".

Tornando alle vertenze, a rischiare di più nella crisi sono i lavoratori italiani. "Stiamo parlando di alcune decine di migliaia di persone: sono 180 i tavoli di crisi aperti al Mise, a cui si aggiungono alcune grandi vertenze come la scuola. In alcuni casi si parla del mantenimento del posto di lavoro, in altri della necessità di stabilizzazione. Ci sono tanti lavoratori in difficoltà, c'è chi il lavoro proprio non ce l'ha, come tanti ragazze e ragazzi del nostro Paese. Poi c'è il problema delle condizioni del lavoro. Non a caso nella piattaforma unitaria è centrale il tema fiscale: è qui che occorre intervenire per trovare le risorse". In generale, conclude Fracassi, "bisogna far ripartire l'Italia in versione moderna, all'insegna della sostenibilità e delle politiche industriali innovative. La priorità è il lavoro, come lo crei e come lo difendi: il lavoro deve essere sempre centrale, ci auguriamo lo diventi per un nuovo governo".

Data articolo: Tue, 20 Aug 2019 19:53:00 +0200
Italia
Lucano: Cgil Calabria, applicare regole relazioni umane 

"Vi è un momento in cui, di fronte ad un fatto umano, dovrebbero cessare animi e dimensioni conflittuali, tra le persone, tra le istituzioni, nelle relazioni politiche, sociali, nell'applicazione del diritto. Non e' richiesto di violare leggi o sentenze, ma di applicare le regole fondamentali delle relazioni umane, dei valori dei diritti umani". Lo afferma, in un post su Facebook, il segretario generale della Cgil della Calabria, Angelo Sposato, in relazione alla vicenda dell'ex sindaco di Riace Domenico Lucano impossibilitato a fare visita al padre gravemente malato per il divieto di dimora nel centro del Reggino impostogli dalla Procura della Repubblica di Locri. "Dare la possibilità a Domenico Lucano di recarsi a #Riace dal padre gravemente malato - sostiene Sposato - dovrebbe essere un fatto naturale, un gesto umano, un atto d'amore".

Data articolo: Tue, 20 Aug 2019 15:18:00 +0200
Italia
Cgil Basilicata, no ad accorpamento polo museale con Puglia

''Fra pochi giorni il Polo museale della Basilicata non esisterà più e al suo posto nascerà la Direzione territoriale delle reti museali della Puglia e della Basilicata. Si consuma così l'ennesimo depauperamento di organi periferici dello Stato sul nostro territorio, un processo di riorganizzazione calato dall'alto e che arriva prima della completa attuazione di quella precedente risalente a soli quattro anni fa''. A dirlo sono Angelo Summa (segretario generale Cgil Basilicata) e Giuliana Scarano (segreteria generale Fp Cgil Potenza), commentando l'accorpamento del Polo museale Puglia e Basilicata.

''Dopo il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l'Agenzia delle dogane e monopoli, l'amministrazione penitenziaria, il Dipartimento della giustizia minorile e di comunità, arriva la cancellazione del Polo museale della Basilicata con il primo decreto attuativo della riforma dei beni culturali, approvata lo scorso giugno e pubblicata nella Gazzetta ufficiale del 7 agosto, della quale non sono a tutt'oggi chiare le conseguenze sugli assetti della rete regionale, con grande disorientamento da parte dei lavoratori", spiegano i due esponenti sindacali.

"Si riduce la dotazione organica del ministero dei Beni culturali, che passa da 19.050 a 18.976 unità (ma l'organico di fatto è poco meno di 16 mila unità, di cui 174 in Basilicata al 31 luglio 2019) per far posto all'aumento delle posizioni dirigenziali delle strutture centrali. Un centro ipertrofico che mortifica gli uffici periferici e il territorio''. Per Summa e Scarano è 'una scelta sbagliata, priva di qualsiasi ragionevole spiegazione, soprattutto nell'anno in cui la Basilicata è chiamata a rappresentare la cultura attraverso Matera Capitale europea: togliere autonomia a un presidio culturale di tale importanza significa privare questa regione della sua peculiare identità culturale e sociale''.

Per la Cgil "non si tratta di difese di campanile, ma di giuste rivendicazioni dettate dalla necessità di riconoscere ruolo e funzioni legate alla specificità di un patrimonio culturale intriso della nostra terra, delle nostre tradizioni e che sino a oggi, pur con le inevitabili difficoltà, è riuscito in qualche modo a mettersi in rete con la complicata 'geografia' lucana''. Summa e Scarano così concludono: ''Una perdita che non si supera certo con l'individuazione della sede unica in Basilicata, perché il punto è e rimane avere un Polo museale proprio. È grave che da giugno a oggi nessun parlamentare lucano, soprattutto chi siede nelle fila della maggioranza di governo, abbia sollevato nelle sedi competenti la necessità di cancellare tale disegno di accorpamento: segno di quanto la rappresentanza politica abbia dimenticato il territorio di cui è espressione''. 

Data articolo: Tue, 20 Aug 2019 13:57:00 +0200
Italia
Open Arms e altre armi di distrazione di massa

La vicenda Open arms, insieme alla crisi di governo, continua a riempire le pagine dei giornali in questi giorni di fine agosto. Il ministro dell’Interno Salvini passa il suo tempo tra grida e minacce contro gli invasori e l'annuncio di una crisi a cui non seguono però atti concreti. Intanto un centinaio di uomini e donne rimangono al largo di Lampedusa in attesa di sbarcare. “Lo abbiamo ripetuto ormai tante volte - ha detto ai microfoni di RadioArticolo1 Giuseppe Massafra, segretario confederale della Cgil - ciò che muove Salvini contro questi poveri disperati è solo propaganda in cerca di consensi, un discorso continuo che viene fatto sulla pelle delle persone”.

“La storia però - ha continuato - dimostra che il nostro è un Paese solidale, un Paese di accoglienza, che si è sempre distinto per la sua umanità e per la sua capacità di offrire aiuto a chi ne ha avuto bisogno”. Oggi però, “colui che cerca di costruire un consenso per la sua eterna campagna elettorale”, non fa altro che “spostare l'asticella verso il basso e condizionare l'opinione pubblica, portandola a compiere gesti e a pensare contro natura”.

L’episodio della Open arms, infatti, per Massafra “si aggiunge all'elenco lunghissimo di altri fatti che sono accaduti in questi mesi, e dimostra che non c'è una volontà precisa di affrontare il problema”. Anche perché, se così fosse il ministro degli Interni avrebbe “potuto e dovuto partecipare alle decine di incontri in sede di Parlamento europeo e in tavoli bilaterali con altri paesi europei, per capire con quali strumenti, quali scelte e quali impostazioni l'Europa possa affrontare il fenomeno della migrazioni”.

La strategia di Salvini è dunque quella di “caricare di responsabilità coloro che prestano soccorso in mare, puntando il dito contro le Ong, mentre nel frattempo decine e decine di imbarcazioni minori continuano a sbarcare a Lampedusa”. L’attacco alle organizzazioni non governative, infatti, “fa parte della strategia di costruire un nemico da contrastare con ogni mezzo, e verso il quale fare sfoggio dei propri muscoli istituzionali, per dimostrare alla popolazione che c'è un ministro che si occupa di qualcosa”.

Ma la vicenda della Open Arms mostra anche in maniera più evidente “la volontà di Salvini di utilizzare l’argomento delle migrazioni per deviare l'attenzione da tante altre questioni che invece dovrebbero essere messe sotto la luce dei riflettori”. In realtà, “stiamo parlando di un problema che non esiste”, e che è stato “costruito artificialmente”. Nel Paese, però, comincia ad avanzare “una consapevolezza di fondo”. Perché l’Italia è “veramente in ginocchio”, perché “le disuguaglianze crescono, così come il fenomeno dei giovani italiani che sono costretti ad emigrare”.

Per la Cgil, si dovrebbe dunque “cominciare a parlare seriamente di quello che sta avvenendo nel nostro Paese. E chiedersi come la politica stia affrontando le questioni realmente in campo”. Per far ciò, però, è necessario “costituire un'alternativa a questa narrazione falsata” e “tornare ad alimentare, come abbiamo fatto in questi mesi con Cisl e Uil, a mettere l’accento sulle vere priorità”.

Per questo i sindacati, non hanno smesso di mobilitarsi: “Anzi, la nostra mobilitazione si è intensificata, per ricominciare a parlare delle priorità, rispolverando però la nostra capacità di mettere in campo umanità, solidarietà e spirito di accoglienza”. L’obiettivo, ha concluso Massafra, è “riuscire a costruire una risposta di crescita e di emancipazione per tutta la società”.

 
Data articolo: Tue, 20 Aug 2019 12:38:00 +0200
Italia
Pochi agenti e troppi detenuti: allarme sicurezza a Rieti

"L'istituto risente anzitutto dei tagli all'organico: il personale è di 133 unità (di cui nove impiegate presso il locale nucleo traduzioni) a fronte delle 176 previste da pianta organica". Questa la situazione della casa circondariale di Rieti, secondo quanto afferma la Fp Cgil di Roma e Lazio, che ha avviato una serie di visite nelle carceri della regione per constatare da vicino “le condizioni di disagio in cui ormai si trova a operare la Polizia penitenziaria”. C’è poi un problema di sovraffollamento: “Questo organico ridotto si trova a gestire 373 detenuti, mentre la capienza massima regolamentare prevista per la struttura è di 256”.

L'istituto reatino, per le caratteristiche strutturali che lo contraddistinguono, è stato preso a modello per sperimentare la modalità di vigilanza dinamica dei detenuti, ma “oggi per mancanza di risorse economiche non si è ancora completata l'installazione di automatismi elettronici che semplificherebbero l'attività di vigilanza delle sezioni e del perimetro dell'istituto e che sarebbero almeno in grado di compensare il deficit di sicurezza in cui si trovano a operare gli agenti, dovuto alla carenza di personale”.

Il nucleo traduzioni, poi, conta solo nove unità di polizia penitenziaria, e deve fronteggiare oltre che i servizi traduzioni programmati anche quelli urgenti, nonché i piantonamenti ospedalieri. Questo provoca il ricorso allo spostamento del personale dalle sezioni o dagli uffici dell'istituto, incidendo anche qui sulla sicurezza interna. Al fine di migliorare e snellire il servizio, il nucleo necessiterebbe di un incremento di mezzi che richiedono la patente B per la guida.

Per trovare una soluzione, occorrono per la Fp, “politiche alternative al carcere, investimenti economici sulla strutture e sulla formazione del personale ma soprattutto adeguamento delle piante organiche”. A breve avverrà l'incontro tra il nuovo provveditore e i sindacati. “Saremo in prima linea – conclude il sindacato – per rappresentare la situazione degli istituti e dei servizi penitenziari Laziali nonché a chiedere interventi incisivi per la salvaguardia dei lavoratori. È tempo che l'Amministrazione assuma impegni concreti sulla tutela della sicurezza e della salute della Polizia penitenziaria”.

Data articolo: Tue, 20 Aug 2019 11:18:00 +0200
Italia
Cgil Puglia, serve esecutivo per affrontare vertenze aperte

“Le vertenze territoriali necessitano di un interlocutore vero. Penso al problema della Xylella, questione su cui erano stati fatti importanti passi in avanti anche attraverso alcune iniziative go­vernative. Il rischio della crisi dell’esecutivo potrebbe far dilagare il danno”. A dirlo è Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia, in un’intervista apparsa oggi (martedì 20 agosto) sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

"La questione del Mer­catone Uno staziona al ministero, ci sono migliaia di lavoratori, di cui 260 pugliesi, che percepiscono una cassa integrazione da fame", continua l'esponente sindacale: "Di Maio aveva assunto degli im­pegni, ma ora? Per la Bosch il problema è ancora più ampio, perché in ballo non ci sono solo 700 esuberi, ma la necessità di aiutare la riconversione di un’azienda vero l’elettrico. E per questo servono politiche nazionali". Gesmundo sottolinea anche che "il governo aveva aperto molti fronti, dalla Ba­ri-Napoli alle Zes che ora rischia­no di impantanarsi, così come i Contratti di sviluppo istituziona­li".

C'è poi la questione della sanità. "In Pu­glia abbiamo l’esigenza di uscire dal piano operativo, al­trimenti non si possono fare as­sunzioni né investire risorse im­portanti", spiega il segretario Cgil: "Ma sono decisioni de­legate ai ministeri competenti. Se saltano rimaniamo bloccati". Infine, la lotta alla corruzione e al caporalato: "Sal­vini aveva promesso un giro di vite su controlli e repressione che, però, ancora non si è visto. Anche Conte si era impegnato in questo senso. Oltretutto, in Par­lamento si era aperta una discus­sione pericolosa sulla modifica della legge 199. Noi siamo asso­lutamente contrari, ma serve chiudere la questione".

Data articolo: Tue, 20 Aug 2019 11:10:00 +0200
Italia
Da don Piacentini parole di «gravità inaudita»

"Parole ignobili, di una gravità inaudita, che alimentano la rabbia di chi oggi vive un disagio economico e sociale, mettendo i penultimi contro gli ultimi". Questo il commento della Cgil di Frosinone e Latina alle parole proferite dal parroco di Sora don Donato Piacentini nei confronti degli immigrati durante l’omelia per i festeggiamenti del santo patrono della cittadina laziale: "Parole ancor peggiori se dette da un rappresentante della Chiesa che, anziché trasmettere gli insegnamenti del Vangelo e della cristianità, come carità, fratellanza e accoglienza, alimenta odio e razzismo nei confronti di chi fugge da guerre, fame, sevizie, alla ricerca di una vita migliore".

La Cgil territoriale evidenzia che "agire nell'esercizio delle proprie funzioni, per giunta religiose, agendo sulla disperazione delle persone è un atto inqualificabile. È più conveniente prendersela con i più deboli che alzare la voce con i potenti. Può disturbare vedere qualche migrante con il telefonino o con una catenina d’oro al collo, ma non si possono dimenticare le immagini di donne, uomini, bambini morti in mare. Che esiste un problema immigrazione è evidente, che deve essere affrontato evitando inutili contrapposizioni in modo astratto è necessario, e ne siamo tutti consapevoli; non è certamente però l’istigazione all'odio, alla violenza e alla sopraffazione la soluzione del fenomeno".

Per il segretario generale Anselmo Briganti le risposte ai bisogni degli italiani "si danno con politiche che rilanciano l’economia del nostro Paese e ridanno valore e dignità al lavoro, rigenerando così certezze e futuro alle persone. Non serve il becero populismo usando le ormai famose frasi 'prima gli italiani o la difesa della Patria', che appartengono a un periodo nefasto del nostro Paese che abbiamo combattuto e sconfitto". In conclusione, Briganti rimarca che la Cgil "non si arrenderà mai alla politica dell’odio, della violenza e della sopraffazione, continuerà a sostenere la politica dell’accoglienza e a sostenere con forza chiunque faccia della solidarietà e dell’umanità la propria bandiera".

Data articolo: Tue, 20 Aug 2019 08:53:00 +0200
Italia
Fp Palermo, sicurezza personale va garantita

"L'inqualificabile gesto dei delinquenti che hanno messo fuori uso la risonanza magnetica di Villa Sofia, con ciò arrecando un danno, oltre che all'erario, anche a tutti coloro che non potranno usufruire delle prestazioni, è l'ennesimo segnale incompreso che non serve prendere le impronte digitali dei dipendenti ma monitorare e vigilare sugli accessi per garantire la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori che diventa sicurezza per i pazienti''. A dirlo è il segretario generale della Fp Cgil Palermo Giovanni Cammuca: ''Esprimiamo solidarietà ai lavoratori ma, al contempo, chiediamo alle forze dell'ordine di individuare e denunciare gli autori e al direttore generale di Villa Sofia di calendarizzare al più presto un incontro per individuare le misure necessarie a garantire l'incolumità del personale''.

Data articolo: Tue, 20 Aug 2019 08:32:00 +0200

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