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News interventi sul territorio da rassegna.it (CGIL)

#interventi #lavoro #territorio #CGIL

Italia
Asili nido: Fp Cgil Palermo esclusa dal tavolo negoziale

“La Fp Cgil, che nelle scorse settimane è intervenuta varie volte, lanciando anche un appello per chiedere il proseguimento del servizio pubblico dei due asili nido comunali, è stata ancora una volta esclusa da un incontro tra l'assessore Rosi Pennino, una delegazione sindacale e le ex lavoratrici della cooperativa Nido d'argento”. Lo afferma Michele Morello, della Funzione pubblica Cgil Palermo, che giudica “scorretto” il comportamento dell'assessore.

“Siamo stati accusati a mezzo stampa di essere stati assenti dal tavolo delle trattative – aggiunge il sindacalista –. A scanso di equivoci, ribadiamo che, ancora una volta, non siamo stati interpellati e nemmeno convocati alla riunione odierna, che esclude dalla discussione decine di lavoratori. Ancora una volta, denunciamo un comportamento antisindacale. Ci riserviamo d'intraprendere un'azione legale, a tutela dei nostri iscritti e delle prerogative di rappresentanza, che la legge 300/70 attribuisce alla Cgil”.

Data articolo: Tue, 13 Nov 2018 17:55:00 +0200
Italia
L'odioso sgombero nella Roma delle ideologie

Roma è stanca delle imposizioni governative di stampo squisitamente ideologico che ci trasmettono l’immagine di un paese piegato dalle questioni dei migranti e delle occupazioni. La realtà, per quanto non raccontata, è molto diversa e così anche nella nostra città. I problemi che vengono nascosti sono quelli delle povertà crescenti, di un welfare sottoposto a tagli continui, del lavoro povero, del diritto all’abitare reso inesigibile, della precarietà crescenti, di una scuola pubblica sempre più lontana dai bisogni della società, delle mafie che a Roma si stanno affermando in modo preoccupante, di un reddito che sempre meno è sufficiente a garantire la sopravvivenza.

Per questo lo sgombero del presidio di Baobab Experience risulta ancora più odioso. La Cgil di Roma e del Lazio sosterrà, come sempre, questa esperienza avanzata sul territorio romano, perché in un paese civile non è sopportabile che volontari che svolgono un’attività sostitutiva in assenza dello Stato, vengano messi all’indice, quando la loro unica colpa è quella di rendere meno drammatico il transito dei migranti verso altri paesi europei. Roma è stanca anche di un’amministrazione capitolina immobile da due anni, non in grado di dare risposte ai problemi reali della città.

Lo ripeteremo fino alla noia: noi vogliamo costruire un’alleanza fra gli strati sociali della popolazione che soffrono le disuguaglianze crescenti, solo così potremo modificare il senso comune che si va affermando e che sempre più propone spaccati valoriali di stampo razzista e autoritario. Per tutti questi motivi, insieme al mondo dell’associazionismo (movimenti studenteschi, della cooperazione sociale, per il diritto dell’abitare, Rete dei Numeri Pari e così via), manifesteremo a Roma il 1° dicembre per chiedere con forza all’intero Paese di contrastare il decreto Salvini e al Comune di Roma di dare chiari segnali di discontinuità con il recente passato.

Daniele Giordano è fa parte della segreteria della Cgil Roma e Lazio

Data articolo: Tue, 13 Nov 2018 13:36:00 +0200
Italia
Baobab sgomberato, clima pesantissimo

In corso lo sgombero di Baobab a Roma. Zone franche, senza Stato e legalità, non sono più tollerate. L’avevamo promesso, lo stiamo facendo. E non è finita qui. Dalle parole ai fatti”. Con questo post su facebook il ministro degli Interni Matteo Salvini annuncia lo sgombero della struttura romana di accoglienza nei pressi della stazione Tiburtina. La decisione arriva appena tre giorni dopo la manifestazione organizzata proprio da Baobab contro il decreto che porta la firma del vicepremier leghista. All'interno della tendopoli c'erano circa 200 migranti, almeno un centinaio dei quali "rimarrà per strada e ci auguriamo che il Comune si attivi per ricollocarli", afferma Andrea Costa, coordinatore di Baobab Experience. Già in passato la struttura è stata più volte sgomberata. "È il 22esimo sgombero di questo campo, ma temo che questa volta sia la chiusura definitiva" aggiunge Costa. Al presidio di questa mattina per contestare l'arrivo delle ruspe ha partecipato anche la Fiom nazionale. “È l’ennesimo attacco – afferma il sindacato – a una realtà che fa accoglienza, tutela e solidarietà in un clima pesantissimo di caccia alle persone e di negazione dei diritti di quante e quanti scappano da fame, miseria e guerre”.

“Le persone ospiti del Baobab – aggiunge la Fiom nazionale – devono tutte essere ricollocate, così come quelle rimaste senza casa dopo il tragico incendio di via Prenestina. Non è accettabile che la soluzione possa essere sgomberare il presidio e lasciare le persone per strada senza assistenza alcuna. Vogliamo ribadire la nostra vicinanza a tutte e tutti coloro che sono stati allontananti questa mattina dal loro, seppur fragile, giaciglio, e alle volontarie e ai volontari del Baobab. Allo stesso tempo condanniamo le politiche sicuritarie e xenofobe del governo della città e del Paese e chiediamo il rilancio a tutte e tutti dell’iniziativa sociale per i diritti delle persone”.

Su Facebook arriva il commento del segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra: "Duecento migranti che, già estromessi dal circuito Sprar, avevano trovato rifugio nella struttura di Baobab Experience, vengono sgomberati questa mattina e torneranno a vivere per strada, di stenti. Nel Paese, il governo delle ruspe rende lo Stato di diritto uno stato di polizia che perseguita i più deboli e nella città di Roma, il governo degli 'onesti' resta a guardare preoccupandosi solo di insultare chi esercita la libertà di informazione. Chi è forte con i più deboli nasconde solo tanta codardia. È la caratteristica dei bulli, e oggi governano il nostro Paese. Altro che orgoglio di patria, mai ho provato tanta vergogna". 

Data articolo: Tue, 13 Nov 2018 12:02:00 +0200
Italia
Camusso, attacchi a giornalisti insopportabili e pericolosi

"Condanniamo, ed è dire poco, le affermazioni che hanno caratterizzato in questi giorni un partito di governo nei confronti della stampa". A dirlo è il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, in relazione agli attacchi ai giornalisti venuti dal Movimento 5 stelle dopo l'assoluzione del sindaco di Roma Virginia Raggi. "L'abuso dei peggiori luoghi comuni, in particolare nei confronti delle donne, è insopportabile", conclude il leader sindacale: "Quando si ha un atteggiamento così insultante e repressivo si attacca uno dei diritti fondamentali che è la liberta' di stampa, e si indica una concezione della democrazia che è molto pericolosa per il Paese e per le sue sorti".

Data articolo: Tue, 13 Nov 2018 09:34:00 +0200
Italia
Libertà di stampa: 13/11 flash mob a Palermo

“La libera informazione è  fondamentale  in un Paese democratico. Riteniamo dunque doveroso essere a fianco dei giornalisti, troppo spesso attaccati di questi tempi con toni che non appartengono alla dialettica e alla critica democratica. Le loro preoccupazioni sono le nostre”. Lo sostiene una nota della Cgil Sicilia che, domani, 13 novembre, parteciperà a Palermo con propri rappresentanti al flash mob #GiùLeManiDallinformazione.

Data articolo: Mon, 12 Nov 2018 17:54:00 +0200
Italia
Dodici proposte per il Mezzogiorno

Dodici proposte per il Mezzogiorno,che disegnano una nuova strategia di sviluppo e che potrebbero essere già inserite nella legge di Bilancio.  È quanto propone il  documento unitario inviato dai segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil Gianna Fracassi, Angelo Colombini, Ignazio Ganga e Ivana Veronese al ministro per la Coesione territoriale e Mezzogiorno Barbara Lezzi.

“Il rilancio del Mezzogiorno richiede con urgenza una politica economica non più soltanto orientata al superamento della crisi, ma espansiva e capace di far ripartire la produzione e i servizi, oltre che a generare quel processo di ridistribuzione della ricchezza che è mancato in questi anni”, si legge nel testo.

Per Cgil, Cisl e Uil, infatti, il rilancio del Mezzogiorno non deve essere demandato “solo e soltanto ai fondi comunitari e al fondo sviluppo e coesione”, risorse tra l’altro quasi integralmente assegnate e programmate. “Negli anni – scrivono i sindacati - vi è stato un sostanziale e graduale abbassamento dei trasferimenti sia per la spesa di parte corrente, sia per la spesa in conto capitale”. Per questo le tre confederazioni chiedono che “i trasferimenti di risorse o gli interventi della pubblica amministrazione allargata siano effettuati in base alla percentuale della popolazione residente (clausola 34%)”.

Inoltre, tra le istanze avanzate da Cgil, Cisl, Uil ci sono: un piano di investimenti per le opere infrastrutturali, completando alcuni grandi assi viari e ferroviari, investimenti per una rete intermodale che connetta efficacemente territori e persone. Ma anche incentivi selettivi e condizionati per stimolare investimenti privati in settori strategici e occupazione di qualità; supportare e  rendere operative le Zone Economiche Speciali, oltre che investimenti per la prevenzione, manutenzione e messa in sicurezza del territorio e degli edifici, unitamente ad un piano per la infrastrutturazione energetica e digitale. Servono poi investimenti pubblici per l’infrastrutturazione sociale, in particolar modo su sanità, servizi sociali e istruzione; e un fondo statale destinato alla progettazione di opere pubbliche specifico per il Mezzogiorno, con una dotazione iniziale di almeno 500 milioni di euro; un nuovo modello di governance delle politiche industriali e di sviluppo.

“Sulla base di queste proposte - scrivono in conclusione Fracassi, Colombini, Ganga e Veronese - misureremo la volontà del Governo di confrontarsi con le forze sociali e valuteremo il grado di attenzione che pone per la coesione economica, territoriale e sociale”.

Data articolo: Mon, 12 Nov 2018 14:14:00 +0200
Italia
Formiche in corsia, emblema di una sanità abbandonata

È stata trovata ricoperta di formiche, e ripresa in un video divenuto immediatamente virale. Una donna di 71 anni, ricoverata e intubata all'ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, in totale stato di abbandono. Emblema di una sanità pubblica sempre più trascurata, di un degrado organizzativo che lede la dignità della persona: il paziente che ha il diritto di essere curato e il lavoratore che merita di svolgere il proprio lavoro in condizioni decorose.

Dopo la vicenda, il medico e gli infermieri di turno sono stati sospesi dal servizio, mentre sono ancora in svolgimento accertamenti da parte dei Nas, dopo l'annuncio dell'invio da parte del ministro Grillo, e rilievi anche sulla ditta di pulizie che si occupa dell'Ospedale San Giovanni Bosco e sul relativo appalto. Sulla vicenda, ritenuta 'gravissima', sono intervenute la Funzione Pubblica Cgil Campania e Napoli: "È l'emblema del degrado organizzativo e dello scadimento delle condizioni di lavoro nel quale versa la sanità in Campania". Il fatto rappresenta, hanno scritto, un episodio "di degrado e di inciviltà che lede la dignità della persona, che lascia sgomenti i cittadini e che offende le tante lavoratrici ed i tanti lavoratori che quotidianamente si prodigano per garantire la migliore assistenza ai pazienti, in condizioni organizzative e strutturali sempre più difficili".

Per la Fp Cgil di Napoli e della Campania, "non esistono attenuanti per coloro che dovevano controllare i pazienti e non lo hanno fatto, per coloro che dovevano programmare interventi atti a garantire adeguati livelli di igiene ambientale e non lo hanno fatto. È necessario che si individuino nel più breve tempo possibile le responsabilità di quanto accaduto". Al tempo stesso, hanno aggiunto, "è doveroso difendere la dignità di migliaia di medici, infermieri e operatori sanitari che svolgono il proprio lavoro con dedizione, professionalità e in modo straordinario, affinché non si rischi, ancora una volta, di fare di tutta un'erba un fascio".

Sul fronte nazionale, Michele Vannini, responsabile Sanità della Fp Cgil, afferma: "Una vicenda intollerabile che dimostra ancora una volta come garantire adeguati e dignitosi livelli di cura e assistenza sull'intero territorio nazionale sia ancora lontano dal raggiungimento". Una disparità da colmare, sostiene Vannini. "Non è possibile che sulle questioni della salute ci siano cittadini di serie A e cittadini di serie B. La sanità in Campania, dopo anni di commissariamento, versa ancora in condizioni disastrose che influiscono sulla qualità dei servizi offerti e sull'impegno che le lavoratrici e i lavoratori riversano, a dispetto della situazione di contesto".

Per queste ragioni, aggiunge il responsabile Fp Sanità, "è ora di intervenire a livello nazionale mettendo al centro il tema della salute a partire dalle necessarie risorse e politiche che rendano esigibile il dettato costituzionale sul diritto alla salute. Queste sono le questioni che abbiamo posto alla base di una richiesta unitaria d'incontro al ministro Grillo che, fino ad ora, non ha ancora trovato il modo di incontrare i rappresentanti dei lavoratori del comparto", conclude Vannini rilanciando l'esigenza di un confronto con il ministro Grillo.

Data articolo: Mon, 12 Nov 2018 13:00:00 +0200
Italia
Industria: anche nel terzo trimestre la produzione è in calo

I dati diffusi oggi dall’Istat sulla produzione industriale segnano una nuova battuta di arresto, che si aggiunge a quelle già registrate su consumi e Pil. Nel dettaglio, la produzione registra nel terzo trimestre una diminuzione dello 0,2% rispetto ai mesi precedenti, segnando così il terzo calo consecutivo e aggiungendo un ulteriore elemento di preoccupazione sulla situazione in cui versa il sistema economico del nostro Paese. I redditi delle famiglie continuano e essere erosi da una crescita dei prezzi a cui non corrisponde un sufficiente aumento del reddito: tutto ciò non fa altro che determinare un forte impoverimento delle famiglie e, quindi, l’aumento della povertà, nonché una contrazione della domanda interna.

“I cittadini si trovano ad affrontare gli strascichi di una crisi economica che non accenna a scomparire, a cui è urgente dare risposte concrete in termini di strategie per lo sviluppo e la crescita dell’occupazione”. Questo il commento di Emilio Viafora, presidente della Federconsumatori: “È indispensabile – aggiunge – un intervento mirato a costruire basi stabili per una crescita duratura, attraverso un piano di investimenti di lungo periodo che coinvolgano la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione. È questa la risposta che i cittadini attendono per poter tornare a progettare il proprio futuro sulla base di opportunità di lavoro reali e non solo di forme di sostegno”.

Data articolo: Mon, 12 Nov 2018 12:19:00 +0200
Italia
Legalità e appalti, 13 novembre convegno a Roma

Appalti, esternalizzazioni e legalità. Sul tema, domani, a partire dalle ore 15, presso la sala del Tempio di Adriano (Piazza di Pietra), si terrà un importante convegno promosso dalla Consulta giuridica della Cgil di Roma e del Lazio e dalla Cgil regionale. Le conclusioni saranno affidate al segretario confederale della Cgil Vincenzo Colla (scarica il programma completo).

Data articolo: Mon, 12 Nov 2018 12:16:00 +0200
Italia
Terni: Cgil propone conferenza cittadina sull'economia

“Proponiamo l'organizzazione di una grande conferenza cittadina sull'economia del territorio, per scattare un fotografia reale della situazione e poi costruire insieme risposte in grado di risollevare la nostra comunità che è oggettivamente in grande difficoltà”. La proposta arriva dalla Cgil di Terni, che nel suo percorso congressuale, concluso la scorsa settimana, ha analizzato in maniera approfondita i dati economici del territorio.

“Il quadro che ne esce – ha detto il segretario generale della Camera del Lavoro, Attilio Romanelli, in conferenza stampa – è molto diverso da quello descritto recentemente dal presidente di Confindustria Umbria, che ha parlato di chimica, siderurgia e tessile come settori che non hanno sentito la crisi. Qui a Terni la situazione è ben diversa, come dimostra il riconoscimento di area di crisi complessa e come ci dicono tutte le elaborazioni statistiche”.

In effetti, dai dati presentati dalla Cgil di Terni appare evidente il declino, soprattutto dal punto di vista del lavoro: tra il 2015 e il 2017 sono ben 3mila i posti di lavoro persi sul territorio provinciale, mentre nel medio periodo (2005-2017) è evidente l'enorme incremento della disoccupazione, con le persone in cerca di lavoro che passano da 4mila a 11mila. L'altro dato allarmante è quello relativo alla qualità dell'occupazione, con le assunzioni a tempo indeterminato (o meglio a “tutele crescenti”) che sono sempre più marginali, appena mille su 14mila nel 2017. In calo costante negli ultimi anni anche il numero delle imprese attive sul territorio provinciale, scese a 18.227 nel 2017 (erano oltre 19mila nel 2016).

Accanto ai dati su occupazione e lavoro ci sono poi altri indicatori “preoccupanti”, secondo la Cgil: il calo dei matrimoni, dettato non da una libera scelta, ma da condizioni economiche difficili; la diminuzione della spesa familiare in formazione e in attività culturali; il bassissimo livello di investimenti privati nel sistema industriale.
“Vediamo una regione e una provincia che regrediscono in maniera preoccupante – ha concluso Romanelli – e nelle tante vertenze aperte stiamo giocando un ruolo difensivo, cercando di ridurre i danni. È tempo però di andare al contrattacco. Per questo abbiamo proposto una conferenza cittadina sullo stato economico del territorio e per questo pensiamo che sia tempo di ragionare di investimenti, di progetti, di rilancio di quei settori strategici del manifatturiero che purtroppo la crisi l'hanno vissuta, eccome”.

Data articolo: Mon, 12 Nov 2018 11:05:00 +0200
Italia
Udu: giù le mani da valore legale titoli studio

"L'undici novembre il vicepremier Matteo Salvini è intervenuto alle giornate di formazione dei giovani della Lega, affermando che bisogna rimettere mano alla legge su scuola e Università e che l'abolizione del valore legale del titolo di studio è una questione da affrontare. Il tutto con l'assenso anche del Movimento 5 Stelle". È l'allarme lanciato dall'Udu.

“Parlare di abolizione legale del titolo di studio riteniamo sia una mossa scellerata - dichiara Enrico Gulluni, coordinatore Nazionale dell’Unione degli Universitari -. In un sistema universitario pesantemente sottofinanziato come quello italiano abolire il valore legale del titolo di studio non farebbe altro che accrescere il divario tra i vari atenei, creando degli atenei di serie A e di serie B condannando alla morte la maggior parte dei piccoli atenei che farebbero fatica ad andare avanti o che vedrebbero pesantemente ridimensionata la loro posizione".

Per l'Udu, "il valore legale del titolo di studio non rappresenta un ostacolo alla valutazione delle qualità di una singola persona o un qualche tipo di privilegio, ma anzi permette a tutti di avere lo stesso punto di partenza senza avvantaggiare nessuno. “

 

Data articolo: Mon, 12 Nov 2018 11:02:00 +0200
Italia
Fp Campania, a Napoli fatto di gravità inaudita

"Le immagini indecorose, divulgate dagli organi di informazione, di una signora ricoverata in un ospedale di Napoli, adagiata in un letto infestato di formiche, sono di una gravità inaudita e indignano tutti coloro che da sempre lottano per i diritti dei cittadini e dei lavoratori". A dirlo sono la Fp Cgil di Napoli e della Campania: "Siamo di fronte a un nuovo episodio di degrado e di inciviltà che lede la dignità della persona, che lascia sgomenti i cittadini e che offende le tante lavoratrici e i tanti lavoratori che quotidianamente si prodigano per garantire la migliore assistenza ai pazienti, in condizioni organizzative e strutturali sempre più difficili".

Per il sindacato "non esistono attenuanti per coloro che dovevano controllare e non lo hanno fatto, per coloro che dovevano programmare interventi atti a garantire adeguati livelli di igiene ambientale e non lo hanno fatto, è necessario che si individuino nel più breve tempo possibile eventuali responsabilità e si ripristini l’immagine decorosa dell’ospedale e di tutta la Asl Napoli 1. Questo ennesimo vergognoso episodio è l’emblema del degrado organizzativo e dello scadimento delle condizioni di lavoro nel quale versa la sanità in Campania a causa delle politiche di austerità e di tagli che stanno negando il diritto alla salute ai cittadini e il diritto a un lavoro dignitoso ai professionisti della sanità".

Fp Cgil di Napoli e della Campania evidenziano che "la drammaticità di queste immagini, l’odissea dei tanti pazienti in barella, l’angoscia per le lunghe liste di attesa e i mortificanti viaggi della speranza contraddicono la narrazione mediatica sulla sanità in Campania e evidenziano un drammatico scollamento tra dichiarazioni e realtà. Non basta l’annuncio della uscita dal commissariamento e dal piano di rientro se queste affermazioni non sono supportate da un effettivo miglioramento della qualità della assistenza, dei servizi e delle condizioni di lavoro in sanità per garantire i diritti costituzionali dei cittadini e dei lavoratori".

Data articolo: Mon, 12 Nov 2018 09:22:00 +0200
Italia
Fillea Torino, Tav è opera fondamentale

 "Sarebbe una follia fermare il cantiere, la Tav è un'opera fondamentale". A dirlo è Anna Maria Olivetti della Fillea Cgil di Torino: "L'obiettivo è comune a imprese e lavoratori edili. La Tav è importante per far ripartire il lavoro sul nostro territorio che è ancora in crisi".

Data articolo: Mon, 12 Nov 2018 08:55:00 +0200
Italia
Catania verso il dissesto, sindacati in corteo

Catania scende in piazza contro il dissesto finanziario. Sindacati, imprese, associazioni, cittadini, arcidiocesi e amministrazione comunale si ritrovano oggi (lunedì 12 novembre), tutti uniti sotto lo slogan “Nessuno spenga la luce”, in un corteo: la partenza è alle ore 18 da Villa Bellini, la manifestazione si conclude in piazza Università. L’iniziativa odierna segue il presidio del 31 ottobre scorso organizzato da sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) e associazioni, nel quale lavoratori e datori di lavoro hanno chiesto al governo nazionale di rispondere all’urgente richiesta di aiuto che viene dalla città.

“Catania non può davvero ‘spegnere la luce’, è impensabile che ciò possa accadere”, spiegano i segretari generali di Cgil (Giacomo Rota), Cisl (Maurizio Attanasio), Uil (Enza Meli) e Ugl (Giovanni Musumeci): “È impensabile che una delle più grandi città del Sud Italia, dopo anni e anni di sacrifici su vari fronti, e proprio mentre tenta di rigenerarsi tra sviluppo, infrastrutturazione e coesione sociale, venga lasciata sola al proprio destino”. Da qui l’invito all’amministrazione comunale e ai governi regionale e nazionale “a fare tutto quanto sia possibile per trovare una soluzione”.

Cgil, Cisl, Uil e Ugl chiedono “interventi urgenti per salvare la città da un disastro certo e soprattutto immeritato”. Enorme è la preoccupazione “per l’esito del caso dissesto e per l’assenza di liquidità nelle casse comunali”. Come ha spiegato il sindaco Salvo Pogliese, l’amministrazione “non avrà risorse fino a dicembre, data in cui il Comune incasserà l’Imu. Immaginare di non poter ancora pagare i dipendenti e le coop sociali è una prospettiva di enorme gravità e per questo abbiamo necessità, anzitutto, di un’anticipazione di cassa del contributo ordinario del 2018”. La somma che il Comune ha chiesto al governo è di 400 milioni di euro, ma l’aiuto, in termini di liquidità, potrebbe limitarsi a 120 milioni da suddividersi in tre anni.

“Catania non vuole il dissesto, lo ripeteremo sino allo sfinimento. La città non merita un declino così grave e senza prospettiva”, riprendono Rota, Attanasio, Meli e Musumeci: “Non spetta a noi, in questa fase, giudicare chi e in quale misura nel tempo ha causato lo sfascio che rischia di imprigionare per decenni la città, ma spetta a noi lottare per ricevere tutto l’aiuto possibile”. In questa fase sindacati e associazioni “puntano ai fatti e non alle chiacchiere, e non è un caso che ciò stia partendo dal mondo dei lavoratori e dei settori produttivi, che ogni giorno lottano per l’economia delle proprie famiglie e dell’intera comunità”. Cgil, Cisl, Uil e Ugl chiedono dunque “alla politica a tutti i livelli di fare quel salto di qualità che è drammaticamente mancato in questi anni” e sollecitano la Regione ad avere “più concretezza, più fatti a tutela della crescita del territorio, a partire dalla possibilità di intervenire presso l’Agenzia delle entrate per quanto possibile in questa fase di emergenza”.

Data articolo: Mon, 12 Nov 2018 07:56:00 +0200
Italia
Dal Nord al Sud, in piazza per dire no al ddl Pillon

Oggi (10 novembre) la Cgil scende nelle piazze di tutto il Paese, insieme a centri antiviolenza, associazioni, Ong, movimenti, comitati cittadini formatisi ad hoc, per dire no al disegno di legge Pillon e chiederne il ritiro, insieme agli altri tre disegni di legge sulla stessa materia attualmente in discussione al Senato, che per la confederazione “rischiano di trasformare la separazione e l’affido dei figli minori in un campo di battaglia permanente”.

I motivi della protesta, contrastare una proposta di legge che colpisce in particolar modo le bambine e i bambini delle famiglie che decidono di separarsi, obbligandoli a regole rigide che non tengono conto delle loro esigenze e delle diversità di condizioni; particolarmente grave l’imposizione per loro di tempi paritari da passare con i genitori e della doppia domiciliazione/residenza.

Ci sono poi i diritti delle donne, che sono generalmente i soggetti economicamente più deboli (in Italia solo il 49% delle donne lavora, quasi sempre con retribuzioni inferiori a quelle maschili) e che rischiano di affrontare  la separazione  senza le necessarie tutele (eliminazione dell’assegno di mantenimento per i figli sostituito dal mantenimento diretto e obbligo di pagamento di un affitto per restare nella casa di famiglia). In modo particolare, il ddl Pillon mette in grave pericolo le donne che hanno deciso di sottrarsi con coraggio a relazioni improntate alla violenza, obbligandole ad attuare la mediazione con il maltrattante senza tener conto delle dinamiche pericolose (per loro e per i/le loro figli/e) che si attivano in questi casi. Purtroppo, la violenza non aspetta i tempi della giustizia e questa imposizione va contro le disposizioni della Convenzione di Istanbul, già ratificata dal nostro Paese.

Molto grave, a questo proposito, l’introduzione del concetto di alienazione parentale. Più in generale, la presenza obbligatoria di una figura di mediatore a pagamento salvo che per il primo incontro, espone economicamente le coppie scoraggiando il ricorso alla separazione e soprattutto al divorzio, che il ddl Pillon subordina al raggiungimento di un accordo davanti, appunto, al mediatore famigliare. Per non parlare dell’obbligo alla definizione di un piano genitoriale che deve prevedere tutti i particolari della vita dei figli. La pericolosità di questo disegno di legge è enorme, perché come in altre occasioni nella storia del nostro Paese, permette che sia lo Stato a determinare le scelte private  e affettive delle persone.

“Come abbiamo più volte denunciato – dichiara la Cgil – si tratta di un ddl maschilista e classista, che vuole riformare il diritto di famiglia sovvertendone alcuni princìpi cardine che tutelano donne e figli. Vuole riportare – spiega – le donne indietro di cinquant’anni, non mette al centro il benessere dei bambini, ostacola la separazione rendendola di fatto accessibile solo a persone con reddito elevato, manca nella tutela dei diritti dei minori e soprattutto delle donne in situazioni di abusi e violenza”.

“La mobilitazione sarà imponente – prosegue il sindacato di corso d’Italia – e attraverserà tutte le regioni, dal Nord al Sud della penisola, con sit in, cortei e incontri pubblici. Intanto la petizione lanciata su Change.org da Dire (Donne in rete contro la violenza) ha raggiunto quasi le 100 mila firme”. L’appuntamento a Roma è in piazza Madonna di Loreto, alle ore 11.

LE PIAZZE IN TUTTA ITALIA

  • Alessandria, incontro con la cittadinanza, Istituto scienze giuridiche ed economiche dell’Università del Piemonte Orientale, via Mondovì 8, ore 10.30

  • Ancona, piazza Roma, dalle 10

  • Bari, piazza Madonnella, ore 17

  • Bergamo, piazza Matteotti, davanti al Municipio, ore 10

  • Bologna, piazza Re Enzo, dalle 15 alle 18

  • Bolzano, incontro pubblico con proiezione del film L’affido, Liceo Carducci, ore 20

  • Brescia, corso Zanardelli, ore 16. A seguire il 12 novembre, assemblea pubblica alla Sala Civica Pasquali a partire dalle ore 17.30

  • Brindisi, incontro pubblico, Palazzo Nervegna, sala Università, via Duomo 20, ore 17,30

  • Cagliari, piazza Garibaldi, ore 17

  • Carpi, piazza Matteotti, dalle 10 alle 12

  • Caserta, piazza Vanvitelli, ore 17

  • Catania, via Etnea, angolo Prefettura, dalle 17

  • Catanzaro, piazza della Prefettura, ore 17

  • Cesena, sensibilizzazione itinerante in tutto il territorio comunale, ore 8.30-12

  • Crema, piazza Duomo, dalle 10 alle 12. E l’8 novembre dibattito preparatorio con proiezione del film L’affido al Cinema multisala Portanova, ore 21

  • Cosenza, Cinema S. Nicola, ore 18: proiezione del film L’affido e dibattito

  • Faenza, piazza del Popolo, dalle 9 alle 12 e incontro pubblico presso centro antiviolenza SOS Donna, via Laderchi 3, ore 9-12

  • Ferrara, piazza Savonarola, ore 15.30

  • Firenze, assemblea pubblica c/o ARCI, piazza dei Ciompi 11, ore 10

  • Follonica: 9 novembre Parco Centrale, Mercato del venerdì, ore 10.30-12.30 e 10 novembre, via Chirici (davanti al Supermercato), ore 10.30-12.30

  • Forlì, piazza Saffi, ore 15

  • Genova, Giardini Luzzati, dalle 15 e passeggiata femminista da Piazza Matteotti alle 17.30

  • Grosseto, piazza Baccarini (centro storico), dalle 16 alle 19.30

  • Imola, viale Amendola 8, davanti al Consultorio familiare, ore 10, flashmob itinerante

  • Lecce, incontro pubblico, via Santa Maria del Paradiso 12, ore 10.30. A seguire incontri pubblici a Diso (Lecce), il 13 novembre, piazza dei Cappuccini alle 16, e Squinzano (Lecce), il 14 novembre, via del Crocifisso 12, ore 17

  • Lucca, piazza San Michele, dalle 10 alle 17

  • Lugo7 novembre, Mercato di Lugo, ore 9-12 e 10 novembre, incontro porte aperte, Centro antiviolenza Demetra Donne in aiuto, corso Garibaldi 116, ore 10-12

  • Milano, piazza della Scala, dalle 15

  • Modena, piazza delle Torri, dalle 17 alle 18.30

  • Napoli, piazza Salvo D’Acquisto, dalle 10

  • Orbetello, mercato settimanale del sabato, dalle ore 10 alle 12

  • Orvieto, Torre del Moro nel centro storico, ore 10-19 e 12 novembre, dibattito con proiezione del film L’affido, Nuovo Cinema Corso, ore 20.45

  • Padova, sul Liston, via VII Febbraio di fronte a Palazzo Moroni, sit ore 15, a seguire passeggiata femminista dalle 16.30

  • Palermo, manifestazione regionale con corteo da Piazza Croci a Piazza Verdi, partenza ore 15.30

  • Parma, via Mazzini, dalle 10 alle 13

  • Perugia, piazza Italia, ore 15

  • Pescara, incontro di approfondimenti presso Libreria Feltrinelli, via Milano, ore 11-12.30, a seguire presidio in piazza Unione dalle ore 17

  • Piacenza, presidio informativo a piazza Cavalli dalle ore 10.30 e poi manifestazione a Piazza Duomo ore 15.30 Il 16 novembre dibattito pubblico con proiezione del film L’affido, sala

  • Pisa, Largo Ciro Menotti, ore 16, corteo a partire dalle 17.30

  • Pizzo Marina, incontro pubblico Centro La Tonnara, ore 17

  • Prato, 12 novembre, dibattito con proiezione del film L’affido, Cinema Eden, ore 20.30

  • Potenza, piazza Mario Pagano dalle 11 alle 13

  • Ragusa, piazza San Giovanni, ore 16

  • Ravenna, piazza Unità d’Italia, ore 15.30-18.30

  • Reggio Calabria, Scalinata Teatro Cilea, dalle 16 alle 19.30

  • Reggio Emilia, piazza dei Martiri del 7 luglio, ore 17-18

  • Rimini, piazza Tre Martiri, ore 9.30-12.30

  • Scicli, piazza Municipio, ore 18

  • Taranto, incontro pubblico, Biblioteca Acclavio, ore 15.30

  • Terni, piazza della Repubblica, ore 17.30

  • Torino, piazza Carignano, ore 15.30, a seguire incontro pubblico presso il Teatro Nuovo, ore 17.30 e proiezione del film L’affido alle 21

  • Trento, il 13 novembre alle 20, Cinema Astra, dibattito pubblico con proiezione del film L’affido

  • Valdichiana, staffetta nei 10 comuni con proiezione del film L’affido dal 1 al 10 novembre

  • Varese, presidio, piazza del Garibaldino, ore 17

  • Venezia, Campo San Giacomo di Rialto, ore 11.30

  • Viareggio, piazza Mazzini, dalle 15.30 alle 18.30

  • Vicenza, corteo dall’Esedra di Campo Marzio a piazza Matteotti, con partenza alle ore 10

  • Viterbo, volantinaggio performativo in varie piazze, vari orari

Data articolo: Fri, 09 Nov 2018 18:33:00 +0200
Italia
Decreto sicurezza, la Cgil Palermo chiede al Comune l'apertura di un tavolo

La Cgil Palermo chiede di aprire un tavolo tecnico con le istituzioni territoriali coinvolte nel fenomeno migratorio per affrontare gli effetti del decreto sicurezza. “Riconoscendo l’impegno dell’amministrazione comunale sul tema dell’accoglienza e dell’integrazione – affermano il segretario Cgil Palermo Calogero Guzzetta e la responsabile migranti Cgil Palermo Bijou Nzirirane, in una lettera inviata all'assessore alla Cittadinanza solidale Giuseppe Mattina - chiediamo al Comune di Palermo di valutare l’opportunità di istituire un tavolo tecnico con le istituzioni coinvolte nella gestione del fenomeno migratorio, Questura, Prefettura, Comune e Asl, al fine di ragionare sulle possibili vie legali da adottare per trovare soluzioni a problemi gravi e urgenti dovuti all'introduzione del decreto Salvini e aumentare la sicurezza dei cittadini palermitani, italiani e migranti che siano”.

“Siamo seriamente preoccupati – aggiungono Bijou Nzirirane e Calogero Guzzetta - sulla ricaduta di questo decreto nella vita sociale e culturale di tutta la cittadinanza palermitana, soprattutto per quanto riguarda i cittadini migranti titolari di un permesso per motivi umanitari in scadenza. Se non trovano lavoro, quale sarà il loro destino?”.

Secondo la valutazione della Cgil Palermo, il decreto legge entrato in vigore dal 5 ottobre 2018, introducendo disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale, immigrazione e sicurezza pubblica, “restringe ancora di più le garanzie e i diritti riconosciuti ai migranti e ai richiedenti protezione internazionale, inserendo ex novo istituti e procedure ulteriormente restrittivi e repressivi, di assoluta rilevanza sociale e di dubbia costituzionalità”. Il capitolo 1 art 1 del decreto “Abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e disciplina di casi speciali di permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario” ci consegna uno scenario molto discutibile, se non addirittura ambiguo.

E ci sono tante altre domande che la Cgil intende porre al tavolo tecnico. “Per chi lavora, sarà consentita la conversione in permesso per motivi di lavoro, oppure verrà consentito il rinnovo per motivi speciali?”. E ancora: “Per chi ha diritto al rilascio di uno dei sei casi di permessi speciali previsti dal decreto, grave sfruttamento lavorativo, motivi si salute, vittima di violenza domestica, calamità naturale nel paese di origine, cure mediche e atti di particolare valore civile, quali saranno le procedure e i documenti necessari per procedere alla richiesta?”. “Per i migranti che stanno frequentando un corso di studi – chiede ancora la Cgil - sarà possibile inoltrare una domanda di rinnovo/conversione del permesso di soggiorno per motivi umanitari in permesso per motivi di studio?”.

“Per tutti questi motivi – proseguono Guzzetta e Nzirirane – si ritiene indispensabile e opportuno aprire un tavolo di confronto relativamente agli effetti di 'clandestinizzazione' che il decreto provocherà nonché sui tempi e sulle modalità di intervento delle istituzioni (attraverso gli agenti di p.s. e i servizi sociali), al fine di evitare l’incremento di lavoratori migranti privi di alcuni diritti e potenziali vittime di grave sfruttamento lavorativo anche da parte della criminalità organizzata”.

Data articolo: Fri, 09 Nov 2018 17:40:00 +0200
Italia
Silp Toscana, il governo del cambianiente

Al momento, il “governo del cambiamento si sta rivelando, per quel che riguarda la sicurezza, il governo del 'cambianiente'. I rinforzi promessi nella nostra regione arriveranno solo nei prossimi mesi e soprattutto sono di gran lunga inferiori rispetto ai pensionamenti già previsti. Infatti, nelle nostre realtà provinciali, già profondamente penalizzate dall’età media dei poliziotti, ormai pericolosamente vicina ai cinquant’anni, i suddetti rinforzi non aggiungeranno nulla sulla possibilità, da parte dei questori, di rinforzare i dispositivi per quanto attiene il controllo del territorio e quindi il contrasto alla criminalità urbana, già oggetto di incessante propaganda. Perciò, abbiamo lanciato la campagna di mobilitazione #CAMBIAMOLAMANOVRA". Così Marco Noero, segretario generale Silp Cgil Toscana.

"Le risorse previste dal governo nella legge di Bilancio sono sostanzialmente in continuità con il passato, e per quel che riguarda le assunzioni, si riparte dalle 7.500 nuove unità nel triennio, già programmate e finanziate dalla vecchia manovra. Non solo, per il nostro contratto di lavoro, in scadenza a fine anno, gli stanziamenti previsti vanno da 1.100 milioni nel 2019 a 1.425 milioni nel 2020, fino a 1.775 milioni nel 2021, permetteranno un modesto incremento stipendiale, pari a 31 euro lordi per il prossimo anno, 15/20 euro netti. Una miseria e un affronto intollerabili. Questi, i motivi per cui la manovra si deve e si può cambiare in Parlamento. Da subito, parte un percorso di mobilitazione che coinvolge anche il territorio toscano, con l’obiettivo di sensibilizzare i parlamentari locali e l’opinione pubblica", conclude il sindacalista.

 

Data articolo: Fri, 09 Nov 2018 16:11:00 +0200
Italia
Ora al Sud c'è anche il problema demografico

“Non possiamo più accontentarci di uno sviluppo dell’uno, dello zero virgola, che non riesce minimamente a incidere sull’emergenza sociale che ormai si trascina da dieci anni al Sud: dobbiamo lanciare un segnale, un allarme”. Lo afferma il vicedirettore della Svimez Giuseppe Provenzano parlando in un’intervista a RadioArticolo1 del dossier presentato ieri alla Camera secondo cui nel 2018, con un Paese che cresce sempre meno (o non cresce affatto come nel terzo trimestre dell’anno), torna ad allargarsi la forbice tra il Centro-Nord e il Sud. Un arretramento che riguarda anche il terreno demografico e lo spopolamento, soprattutto dei giovani.

“L’emigrazione – osserva lo studioso – si inserisce in una spirale demografica fatta di denatalità, che mostra le condizioni sociali e di vita delle popolazioni meridionali prive, per esempio, di un sistema di welfare che consenta alle giovani coppie di usufruire di servizi per l’infanzia. Dalla nostra ricerca emerge che in alcune regioni del Sud questi servizi sono disponibili solo per il 5 per cento dei bambini tra zero e due anni, mentre sappiamo che molte zone al Centro-Nord ormai si superano le medie europee. Questo divario si traduce poi anche nelle scelte di vita e nelle possibilità di sviluppo, è sicuramente uno dei fattori determinanti”.

L’altro grido d’allarme riguarda come sempre le questioni economiche, l’industria, l’occupazione. “Purtroppo – spiega Provenzano – è la dimostrazione che le nostre analisi sono coerenti rispetto agli anni scorsi. Avevamo una congiuntura che favoriva una ripresa e in effetti il settore privato e produttivo, anche con l’aiuto di alcuni strumenti di politica industriale che sono stati messi in campo, ha provato a reagire. Ma è mancata la mano pubblica, è mancato l’operatore pubblico nella sua responsabilità di riattivare il motore dello sviluppo. Abbiamo il livello di investimenti pubblici che ormai ha raggiunto quello più basso di sempre. Lo ripetiamo da anni, ma oggi questa assenza diventa ancora più drammatica perché nel frattempo la congiuntura è cambiata”.

Un passaggio di fase che la Svimez definisce ‘la stagione dell’incertezza’. “Ci sono questioni di ordine internazionale legate ai numerosi fattori di incertezza che in questo momento regnano nell’economia mondiale ed europea. E anche il contesto nazionale da questo punto di vista si fa più difficile. In pratica, se non mettiamo in campo un impegno di natura straordinaria per riattivare lo sviluppo meridionale, ci dovremo rassegnare a una forbice che si riallarga. Però questo non è un problema solo per il Sud, è un problema per l’intero Paese”.

Il tema è caldo perché in questa fase politica si sta riaprendo la discussione sulle autonomie e sul regionalismo differenziato. “È bene tenere presente che se il Sud frena, si trascina dietro l’intero Paese; e il Nord, la locomotiva come qualcuno la chiamava anche se da anni non svolge più questo ruolo, senza il motore interno dello sviluppo e della domanda non ce la fa. Quindi il problema non è il Mezzogiorno e in questo caso nemmeno le sue condizioni sociali drammatiche. Il problema è l’economia nazionale, l’intero paese”.

 
Data articolo: Fri, 09 Nov 2018 15:56:00 +0200
Italia
Veneto, 300 immobili confiscati alla mafia

No alla vendita incontrollata ai privati dei beni confiscati alle mafie. C’è il rischio di un ritorno ai mafiosi dei beni loro sottratti. È questo l'appello lanciato oggi a Castelfranco Veneto (Treviso) dallo Spi Cgil del Veneto durante la giornata di chiusura dei campi antimafia, iniziativa che vede impegnato da anni il sindacato dei pensionati nei terreni sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata in tutta Italia. 

In Veneto gli immobili confiscati sono circa 300, di cui quasi 140 appartamenti in condominio. Un centinaio di beni si trovano nel Veneziano e un centinaio nel Veronese. Le aziende, invece, sono una ventina. Fra i principali beni sequestrati, nel Bellunese, l'hotel San Martino, costruito abusivamente sul Nevegal e proprietà di Enrico Nicoletti detto "il Secco", cassiere della banda della Magliana; nel Padovano, villa Rodella sottratta all'ex governatore del Veneto Giancarlo Galan; nel Rodigino la villa Crocco-Valente a Badia Polesine; nel Trevigiano, la villa della famiglia sinti Hudorovic il cui capo famiglia, "Stanko", si è visto sequestrare nel 2011 anche una Ferrari; nel Veneziano, la villa di Felice Maniero, detto "Faccia d'Angelo", capo della Mafia del Brenta,  ora nominata "villa Affari Puliti" e sede di varie associazioni; nel Veronese, la villa del trafficante di droga Roberto Patuzzo divenuta sede dell' Aulss 9 Scaligera ma anche la villa di Rainero Tomba implicato nell'affare "Turchia Connection"; nel Vicentino, i beni del pregiudicato napoletano Antonio Serino.   

Oggi - durante il convegno che ha visto la partecipazione, fra gli altri, del sindaco di Castelfranco, Stefano Marcon, della giornalista Cristina Genesin, del segretario generale Spi Cgil di Treviso, Paolino Barbiero, di Roberto Battaglia, del dipartimento legalità Spi Cgil nazionale, di Christian Ferrari,  segretario generale Cgil Veneto, di Elena di Gregorio, segretaria generale Spi Cgil del Veneto e dei pensionati e degli studenti che hanno partecipato ai campi della legalità - lo Spi Cgil Veneto, da sempre impegnato nell'educazione alla legalità, esprime forti perplessità sul fatto che il decreto sicurezza ampli la possibilità di vendere ai privati i beni confiscati alle mafie. Questa scelta rischia di vanificare l'importante azione di contrasto alle mafie introdotta già dalla legge La Torre-Rognoni del 1982, e dalla Legge 109 del 1996, perché i beni potrebbero ritornare in mano alle organizzazioni criminali. 

La vendita, qualora si renda assolutamente necessaria, deve essere accompagnata da un serio progetto di riutilizzo, e attentamente valutato da parte degli organi competenti dello Stato. Immobili e aziende devono essere consegnati alla collettività e gestiti da Enti o Associazioni che si occupano di educazione alla legalità, tema che vede lo Spi del Veneto in prima linea sia nelle scuole sia nei terreni confiscati.

Al convegno sono stati presentati anche i numeri dei campi antimafia. Nell'edizione 2018 l'iniziativa ha coinvolto un centinaio di pensionate e pensionati veneti e circa 170 ragazzi della nostra regione che si sono ritrovati a lavorare e a confrontarsi in 10 campi distribuiti in tutta Italia, nell'ambito di uno scambio intergenerazionale che è uno dei fiori all'occhiello dello Spi Cgil del Veneto. 

Data articolo: Fri, 09 Nov 2018 15:33:00 +0200
Italia
Ddl Pillon, così la manifestazione a Firenze

Anche la Cgil di Firenze aderisce alla mobilitazione nazionale contro il ddl Pillon. A livello nazionale la protesta è promossa dalla Rete Dire-Donne in rete contro la violenza e da numerose associazioni femminili con il sostegno, fra gli altri, anche della Cgil nazionale. A Firenze il Coordinamento Donne Cgil Firenze insieme ad Arci, Artemisia, Il Giardino dei Ciliegi, Libere Tutte e Movimento per l’Infanzia ha organizzato un’Assemblea Pubblica per approfondire il tema e chiedere il ritiro del ddl Pillon. L’appuntamento è per domani sabato 10 novembre dalle ore 10.00 alle ore 13.00 presso la sala Arci, in piazza Ciompi 11, Firenze. La Cgil Firenze invita tutti a partecipare.

Data articolo: Fri, 09 Nov 2018 15:22:00 +0200

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