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Salute e sicurezza nel lavoro (CGIL)

#salute #lavoro #sicurezza #CGIL

Salute e sicurezza
Memorandum Italia-Cina, Cgil: pericolo amianto

“Il memorandum Italia-Cina può rappresentare le basi per la costruzione di importanti intese economiche e industriali che, se gestite bene, potranno favorire lo sviluppo e la creazione di lavoro. Però registriamo un segnale di pericolo: la Cina è uno dei Paesi con la maggior produzione di amianto”. A lanciare l’allarme il responsabile amianto e bonifiche della Cgil nazionale Claudio Iannilli.

“La Cina - prosegue Iannilli - produce ancora manufatti con presenza d'amianto. Già in precedenza, nel 2011, esportò in Italia undici milioni di tonnellate di questo materiale. Un problema da non sottovalutare che necessita fin da subito di essere affrontato per non aggravare una situazione già critica nel nostro Paese che vede una grande quantità di amianto ancora da smaltire, soprattutto negli edifici pubblici, e l’aumento dei decessi per esposizione alle polveri”.

Data articolo: Mon, 25 Mar 2019 15:51:00 +0200
Salute e sicurezza
Incidenti lavoro, muore camionista a Trento

Un camionista di 47 anni è morto schiacciato dal suo stesso tir che, per cause ancora in corso di accertamento, si è messo improvvisamente in movimento. L'incidente è avvenuto a Vezzano (Trento); la vittima è Cesare Bondoni, originario di Ferrara. Il camionista, intento ad agganciare il rimorchio alla motrice nel parcheggio vicino al bar "Al bersaglio", ha provato a fermare il mezzo, ma nel tentativo di salire in cabina è caduto venendo trascinato, finendo poi con la parte anteriore sospesa sulla sottostante scarpata. Nonostante l'intervento dei sanitari, trasportati con l'elicottero di Trentino Emergenza, per il camionista non c'è stato nulla da fare.

Data articolo: Fri, 22 Mar 2019 14:37:00 +0200
Salute e sicurezza
Filt a Rfi: per ditte appaltatrici serve obbligo di formazione sicurezza

“Nella riunione della sede permanente della sicurezza di Rfi, già calendarizzata per il prossimo 28 marzo, chiederemo di conoscere le ragioni e la dinamica degli incidenti”. Lo afferma la Filt Cgil a seguito dei due gravi incidenti sul lavoro che hanno coinvolti due operai di due ditte in appalto per conto di Rfi a Milano e ad Orte, spiegando che “chiederemo soprattutto se tutte le condizioni di sicurezza siano state adottate nello svolgimento delle attività previste”.

“Siamo vicini alle famiglie - prosegue la Filt - ed in attesa delle determinazioni della magistratura inquirente riteniamo intollerabile continuare a contare gravi incidenti sul lavoro. Siamo preoccupati dal continuo verificarsi di incidenti che coinvolgono lavoratori di ditte appaltatrici ai quali, probabilmente, potrebbe non essere fatta una formazione adeguata ai rischi che si corrono giornalmente esercitando le proprie attività. La sicurezza sui luoghi di lavoro - spiega infine la Filt - deve essere una condizione imprescindibile e si rendono necessarie azioni mirate ad elevare gli standard di sicurezza sul lavoro anche attraverso controlli più puntuali della committenza sulle imprese appaltatrici, anche con l’introduzione di misure più restrittive per prevenire simili tragedie”.

Data articolo: Fri, 22 Mar 2019 13:56:00 +0200
Salute e sicurezza
Fiom, 5 aprile assemblea Rls a Padova

“Credici. La salute e la sicurezza prima di tutto”, questo il titolo dell'Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati Fiom Cgil alla salute e sicurezza sul lavoro, che si tiene a Padova il 5 aprile prossimo. L'appuntamento è alle ore 10 presso il Four Point Sheraton (corso Argentina 5). Introduce Maurizio Marcelli, responsabile ufficio Salute e sicurezza della Fiom Cgil nazionale. Conclude Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil.

Data articolo: Thu, 21 Mar 2019 13:30:00 +0200
Salute e sicurezza
Cgil Basilicata: cordoglio per la vittima sul lavoro a Policoro

"Esprimiamo il nostro cordoglio alla famiglia del lavoratore vittima del tragico incidente sul lavoro, oggi a Policoro. In attesa che vengano fatte le indagini del caso, chiediamo a chi di competenza di esercitare maggiori azioni di controllo e prevenzione. Non è possibile morire di lavoro. Siamo di fronte a una vera e propria emergenza in Basilicata, cui si può mettere fine solo unendo le forze e mettendo in campo azioni concrete. È il momento che la politica e le istituzioni facciano la loro parte e che il mondo datoriale garantisca il rispetto delle norme e restituisca il giusto valore alla sicurezza nei luoghi di lavoro, mettendo questo aspetto al primo posto rispetto al profitto, che sembra essere l’unico obiettivo perseguibile da parte delle imprese". È quanto afferma Angelo Summa, segretario generale Cgil Basilicata.

Data articolo: Wed, 20 Mar 2019 19:06:00 +0200
Salute e sicurezza
Incidenti lavoro, muore operaio croato a Pordenone

È rimasto schiacciato da una lastra in acciaio che, per cause ancora in via di accertamento, gli è scivolata addosso durante una fase di puntellatura. L’incidente mortale sul lavoro è avvenuto nel pomeriggio di lunedì 18 marzo a Budoia (Pordenone), la vittima è l’operaio Jurica Pinta, 25 anni, nativo della Croazia ma residente a Polcenigo (Pordenone), dipendente della ditta Metalvar Italia. Il giovane era intento a saldare una lamiera da 30 millimetri, lunga circa otto metri, nell'area dell’azienda Im di Marcon Flavio, impresa di costruzioni in carpenteria pesante. L’uomo è morto sul colpo, la salma è stata trasportata all'obitorio dell'ospedale civile di Pordenone a disposizione dell'autorità giudiziaria. Il macchinario dell'azienda è stato posto sotto sequestro.

Data articolo: Tue, 19 Mar 2019 15:09:00 +0200
Salute e sicurezza
Strage Lamina, Fiom parte civile al processo

Il 12 febbraio scorso, nell'udienza preliminare a carico dell'imprenditore titolare della Lamina, accusato di omicidio colposo plurimo per la morte di quattro lavoratori avvenuta un anno fa, la Fiom di Milano depositò l'atto di costituzione di parte civile. Allora, la difesa chiese l’esclusione del sindacato e la Gup si riservò di decidere, rinviando l'udienza al 19 marzo. Oggi il giudice ha deciso: la Fiom è parte civile.
 
“Quando si verificano situazioni drammatiche, come quella della Lamina, noi ci costituiamo sempre parte civile. Quella di oggi è una notizia storica, che valutiamo positivamente, non perché riteniamo che il carcere sia la soluzione alle violazioni delle aziende in materia di salute e sicurezza, ma perché, in casi come questo, pensiamo siano stati lesi i diritti collettivi dei lavoratori e crediamo che ciò non possa restare impunito”, afferma Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano.

“Attendiamo l’esito conclusivo del processo, ma diciamo fin d’ora che un eventuale patteggiamento non è accettabile, perché affermerebbe il principio secondo cui, a fronte della morte dei lavoratori, sia sufficiente l’indennizzo per ridurre le responsabilità di chi ha determinato conseguenze tanto drammatiche”, conclude la dirigente sindacale.
 

Data articolo: Tue, 19 Mar 2019 14:54:00 +0200
Salute e sicurezza
Bergamo, 20 morti sul lavoro nel 2018

“Quelli comunicati dall’Inail come definitivi e certificati rispetto alle denunce di infortuni presentate dai lavoratori sono dati allarmanti". Ad affermarlo in una nota unitaria sono Angelo Chiari per la Cgil, Danilo Mazzola per la Cisl e Saverio Capuzziello della Uil di Bergamo. "Numeri nudi e crudi che ci parlano della quotidiana sofferenza inflitta nella carne viva del lavoro - affermano i tre sindacalisti - Statistiche che, in trasparenza, ci parlano di persone rimaste mutilate, ustionate, invalide per colpa del lavoro, ci parlano anche di nuove drammatiche morti". 

Anche gli Open Data Inail 2018, cioè le denunce di infortuni non ancora certificati come tali, segnalano un alto numero di casi, 14.078 rispetto ai 14.163 del 2017. "Un calo quasi irrilevante, inaccettabile - commentano i tre segretari - Soprattutto, quel che è peggio è che nel 2018 sono stati registrati 20 decessi, 5 in più rispetto ai 15 del 2017". 

"Ora, siamo convinti che tutti insieme, con Confindustria e con i rappresentanti della piccola e media industria e degli artigiani, dobbiamo faredi più su questo tema: è necessario che dentro le imprese si affermino un’effettiva responsabilità sociale e ambientale, relazioni industriali partecipative e una contrattazione aziendale finalizzata anche al miglioramento continuo della sicurezza e degli ambienti di lavoro - concludono Chiari, Mazzola e Capuzziello - Va contrattata e costruita con i delegati sindacali e i Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza (RLS) una ‘filiera della sicurezza’ partendo dalle aziende più grandi e che coinvolga fornitori, appaltatoti e subappaltatori, affinché vengano certificate procedure, formazione e diffusione delle informazioni di base. Dobbiamo pretendere la definizione delle procedure di tutte le fasi produttive aziendali. Quello alla salute e alla sicurezza è un diritto primario e insopprimibile. Un diritto che deve entrare nella coscienza civile, nazionale e territoriale di tutti”.

Data articolo: Mon, 18 Mar 2019 18:39:00 +0200
Salute e sicurezza
Incidenti lavoro, muore operaio a Pistoia

È morto nelle prime ore di oggi (mercoledì 13 marzo) a Pistoia Rahshta Sokol, l'operaio albanese di 45 anni che nella mattinata di martedì 12 era caduto da una scala mentre lavorava nell'azienda vivaistica di Casalguidi di cui era dipendente. L'uomo, insieme ad alcuni colleghi, stava rialzando i pini in vaso che nella notte erano caduti a terra, colpiti dalle raffiche di vento. Improvvisamente, per cause ancora da accertare, è caduto dalla scala che era appoggiata a una pianta, da un'altezza di tre metri, provocandosi una frattura cranica. Non si esclude che l'operaio sia precipitato per un malore improvviso. All'arrivo dei soccorsi le condizioni dell'operaio erano apparse gravissime e i sanitari avevano dovuto effettuare per due volte le manovre per rianimarlo prima di portarlo all'ospedale di Pistoia; in seguito è stato trasportato all'ospedale fiorentino di Careggi in codice rosso.

Data articolo: Wed, 13 Mar 2019 15:25:00 +0200
Salute e sicurezza
Muore operaio in azienda agricola nel Foggiano

Ancora un morto sul lavoro, questa volta nel Foggiano. L'incidente è avvenuto stamani in una azienda agricola di Carapelle, lungo la strada provinciale 79. La vittima è stata travolta da un mezzo pesante mentre stava effettuando dei lavori di carico e scarico di materiale.

Data articolo: Tue, 12 Mar 2019 17:41:00 +0200
Salute e sicurezza
Incendio Ponte San Giovanni, Cgil Perugia: grazie agli operatori dell’emergenza

La Cgil di Perugia interviene sul grave incendio che si è sviluppato nella giornata di ieri all’interno della struttura di stoccaggio della Biondi Recuperi nella zona industriale di Ponte San Giovanni. “In primo luogo - si legge in una nota della segreteria della Camera del Lavoro - vogliamo ringraziare tutti i lavoratori dell’emergenza, a partire dai vigili del fuoco, che hanno affrontato con grande professionalità la situazione, contenendo i danni e le conseguenze del rogo che sarebbero potute essere anche peggiori".

Ora, serve però la massima chiarezza sulla situazione ambientale e sui rischi per la salute delle persone - continua la Cgil - Ci aspettiamo pertanto che l’amministrazione comunale e le autorità preposte diano chiare indicazioni ai residenti della zona e ai lavoratori delle aziende (in particolare quella agricole) che possono avere conseguenze sulla propria attività" Al tempo stesso - conclude la Cgil - rinnoviamo il nostro appello, recentemente rilanciato dalla Fp Cgil, affinché la nostra regione si doti di un piano organico di smaltimento rifiuti che permetta di superare l’emergenza e di costruire un modello di sviluppo realmente sostenibile per l’Umbria”. 

Data articolo: Mon, 11 Mar 2019 17:21:00 +0200
Salute e sicurezza
«La sicurezza è il mio mestiere»

“Quando costruirai una casa nuova, farai un parapetto intorno alla tua terrazza, per non attirare sulla tua casa la vendetta del sangue, qualora uno cada di là”. Queste parole si trovano nell’Antico Testamento, esattamente nel Deuteronomio, e sono state scritte nel sesto secolo avanti Cristo. Circa duemilaseicento anni dopo, bloccati nel traffico della Collatina, periferia est di Roma, Gianni Lombardo s’affaccia dal finestrino della sua auto, allunga una mano tra i gas di scarico per indicare una palazzina in costruzione. E ci dice: “Vedete lì? Manca il parapetto, il rischio che qualcuno cada è altissimo. Questo cantiere non è a norma”. Se un luogo di lavoro presenta o meno dei rischi, ormai, lui lo capisce al primo colpo d’occhio.

«Un mio collega si tranciò tutte e cinque le dita, ma non avevamo nulla per soccorrerlo. Oggi succede lo stesso»

Gianni, infatti, da qualche anno di mestiere fa l’Rlst (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale), una figura a cui il Testo unico sulla sicurezza affida il compito di vigilare nei cantieri in cui non sia stato eletto un responsabile interno. Oggi controlla circa 250 aziende sparse per le province di Roma, Frosinone e Rieti. I cantieri li conosce davvero a fondo, anche perché prima ci lavorava: “A 22 anni ho iniziato a fare il gruista. E all’epoca era un buon lavoro, pagato anche bene. Erano gli anni del boom dell’edilizia, si lavorava parecchio”. Niente a che vedere con la crisi che oggi ha ridotto i 65.000 edili romani di 10 anni fa a meno di 21.000. E che ha portato, secondo i dati diffusi dall’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) a una perdita complessiva di 69 miliardi di investimenti nell'edilizia per l’Italia, con 620.000 posti di lavoro in meno dal 2008 ad oggi. Anche da semplice operaio, però, Gianni ha assistito ad alcuni “infortuni micidiali”. Come quella volta in cui un suo collega stava tagliando una tavola con una sega circolare e si tranciò di netto tutte e cinque le dita di una mano. “Immaginate la scena di noi che raccoglievamo queste dita per metterle in un fazzoletto, perché non avevamo niente per soccorrerlo – racconta ancora angosciato –. Succede pure adesso, è la situazione che trovo molto spesso nei cantieri che ispeziono”.

CANTIERE DOPO CANTIERE
In edilizia, in realtà, si muore soprattutto per cadute dall’alto, come nella Giudea del VI secolo avanti Cristo. Nella sola provincia di Roma, nel 2018, sono morte sul lavoro complessivamente 64 persone, nei primi due mesi del 2019 le vittime sono già 8. In edilizia l’ultimo incidente mortale ha coinvolto un operaio a Ciampino, che è precipitato in una voragine con la piccola pala meccanica che stava manovrando. E in effetti tra i cantieri che visitiamo, soltanto uno sembra rispettare per davvero le regole: gli operai indossano i caschi, le impalcature sono sistemate a norma, i parapetti ci sono, e sono ben fissati. Molti altri sono chiusi causa crisi, in altri invece gli scavi sono scoperti, con barre d’acciaio che spuntano minacciose dal terreno a poche decine di centimetri dal ciglio della strada. Gli operai e i capicantiere accolgono Gianni con un misto di deferenza e sospetto, poi si tranquillizzano un poco, ma comunque parlano a mezza bocca. Non gli va a genio la presenza di estranei.

“La situazione è peggiorata negli ultimi anni – spiega Lombardo –, la crisi sta imponendo una riduzione dei costi, e quasi sempre chi ne paga le conseguenze sono i lavoratori. Eppure basterebbe davvero poco. Basterebbe rispettare le regole minime descritte nel Pos (Piano operativo di sicurezza, il documento che un datore di lavoro deve redigere prima di iniziare le attività operative in un cantiere esterno, ndr)”.

«Una ditta ha segnalato come rappresentante della sicurezza un uomo morto da tre anni»

Il problema è che la maggior parte delle imprese comunica delle cose e poi non le fa. “Il 90 per cento delle volte i cantieri sono irregolari, soprattutto i più piccoli. Una ditta, qualche tempo fa, aveva addirittura segnalato come responsabile un collega morto da più di tre anni. Questo perché la sicurezza viene considerata un costo, un adempimento formale fatto di pezzi di carta da fotocopiare, una bega burocratica da sbrigare in fretta”. O magari su cui guadagnare qualcosa. Le cifre che appaiono sul cartello di un grosso cantiere su via Collatina, in effetti, sono impressionanti: su un importo lavori di 3 milioni e mezzo di euro, 265.000 sono stanziati esclusivamente per la sicurezza. “Con quella cifra si poteva fare di tutto, rendendo questo posto un gioiello di sicurezza”. Invece sulle terrazze non ancora finite i parapetti non ci sono, tutto è ricoperto da uno spesso strato di polvere e terra, il cancello è chiuso. L’impresa non ha mai concluso i lavori. E ora s’attende un nuovo appalto. “Prima di farci entrare qualcuno, però, bisognerà lavorarci su parecchio”.

LA SICUREZZA SI TAGLIA
“Ovviamente esistono anche ditte virtuose – racconta ancora Gianni – che capiscono che la prevenzione è anche un risparmio enorme. Lì si riesce anche a fare un bel lavoro, ma se poi non vengono aiutate e tutti gli altri risparmiano sulla sicurezza, non ce la fanno a reggere la concorrenza sleale”. Un colpo al lavoro sicuro, in effetti, è arrivato recentemente dal governo gialloverde con il taglio agli incentivi alla prevenzione per 100 milioni di euro l'anno e di 50 milioni per la premialità alle imprese virtuose che investono di più in sicurezza. “A Roma invece – racconta Lombardo – la giunta Raggi ha messo ai margini l’Osservatorio sulla sicurezza del Comune. Prima, tre volte a settimana, andavamo con i vigili urbani, un funzionario del Comune e con i tecnici dell'ente paritetico nei cantieri comunali a fare delle ispezioni minuziose nei cantieri comunali. C'era un controllo capillare che la giunta ha deciso di abolire dopo la fusione dell’assessorato al Lavoro con quello al Turismo. Dai 250 controlli l'anno siamo passati agli attuali 30. Ed era pure gratuito”.

Intanto, però, i lavoratori in Italia continuano a morire. L’ultimo report dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering su dati Inail parla chiaro: nel 2018 in Italia hanno perso la vita 1.133 persone, oltre il 10 per cento in più rispetto al 2017. La maggior parte, circa il 43 per cento, aveva più di 55 anni. Quello delle costruzioni, tra l’altro, è uno dei settori più falcidiati con 125 morti, quasi il 16 per cento del totale.

CONCORRENZA SLEALE
Nel 2017, le denunce per infortuni non mortali sono state addirittura 641.429. Una cifra enorme, che non conteggia tra l’altro tutti gli incidenti non denunciati, che sono molti e che molto spesso riguardano i lavoratori dell’indotto. “Nelle ditte in subappalto si risparmia ancora di più sulla sicurezza. C’è meno disponibilità finanziaria, si tagliano i costi, e quindi magari si usa un trabattello vecchio, un ponteggio non regolare, o magari si usano delle vecchie tavole di legno marcio giusto per far vedere che ci sono, ma che non reggono il peso di un corpo in caduta”. È una semplice asse robusta che spesso salva la vita a un operaio.

«Scopro sempre più imprese che non applicano il contratto edile, è molto pericoloso»

Un altro problema che impatta sulla sicurezza nei cantieri edili è sicuramente il dumping contrattuale e la fuga verso l’applicazione di contratti meno onerosi: “Scopro sempre più spesso imprese che non applicano il contratto dell'edilizia. È un problema enorme, perché in quei casi abbiamo a che fare con lavoratori che vengono assunti come florovivaisti, facchini o metalmeccanici”. Quelle imprese, quindi, non si rivolgeranno all’ente paritetico dell'edilizia per fare formazione sulla sicurezza, ma a società private che nulla hanno a che vedere con il mondo delle costruzioni. “Questo, però, è un settore specifico, il cantiere è un posto di lavoro particolare e ad alto rischio. Cosa ne può sapere un florovivaista o un facchino? La formazione andrebbe fatta tenendo conto di dove si lavora”.

IN PIAZZA ANCHE PER IL LAVORO SICURO
Anche per questo, il 15 marzo, Gianni sarà in piazza a Roma per lo sciopero generale unitario indetto da Feneal, Filca, Fillea. Tra le rivendicazioni dei sindacati che da mesi hanno presentato una piattaforma con proposte concrete per difendere il lavoro che c’è e per crearne di nuovo, infatti, oltre a un piano di rilancio per il settore, ci sono anche maggiore prevenzione, lotta al dumping e una revisione mirata del Codice degli appalti, che salvaguardi i diritti dei lavoratori e le imprese virtuose. Passaggi decisivi per affermare la cultura della sicurezza sul lavoro. Gli edili, insomma, chiedono una politica industriale in grado di rilanciare l’intera filiera delle costruzioni, sotto ogni punto di vista.

Il traffico ora è scemato un poco, le auto procedono più spedite. “Morire in cantiere non è mai una fatalità – conclude Lombardo, mentre percorre a ritmo sostenuto la Tiburtina –. In Italia siamo molto indietro, eppure rendere i cantieri sicuri sarebbe davvero semplice. Basterebbe rispettare le regole e i diritti di tutti. Si muore perché non si previene e non ci sono i controlli. O per risparmiare le poche decine di euro che servono a costruire un parapetto a norma. Questa è la semplice verità”.

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Fotoreportage di Marco Merlini

Data articolo: Mon, 11 Mar 2019 13:00:00 +0200
Salute e sicurezza
Fiom Cgil: «Aprire una nuova stagione per Taranto»

“Il governo, attraverso il ministero dell'Ambiente, convochi subito una conferenza di servizi per aprire una nuova stagione di ascolto e di dialogo con la comunità tarantina alla quale, in occasione dell'ultima autorizzazione integrata ambientale, è stato di fatto impedito un confronto di merito sul piano ambientale presentato da ArcelorMittal”. A richiederlo è la Fiom Cgil che auspica anche che “il governo prenda seriamente in considerazione la possibilità di rimuovere l'immunità penale nei confronti di ArcelorMittal”.

“I dati divulgati da Arpa in questi giorni – sottolinea il sindacato Cgil dei metalmeccanici – hanno evidenziato un incremento dei valori di emissione di sostanze inquinanti rispetto al 2018 che, seppur dentro i parametri previsti dalla legge, ha generato una grande mobilitazione di piazza da parte delle mamme del quartiere Tamburi, stanche di dover subire un inquinamento industriale senza una reale prospettiva di riconversione della produzione”.

“All'interno delle nostre osservazioni in merito all'Autorizzazione integrata ambientale presentata da Mittal, abbiamo sostenuto – afferma ancora la Fiom Cgil – che l'attuale ciclo produttivo deve subire una radicale trasformazione introducendo il sistema ibrido con l'utilizzo del preridotto e dei forni elettrici che di fatto andrebbe ad eliminare una parte delle cokerie e dell'agglomerato con una drastica riduzione delle emissioni inquinanti come il benzopirene e la diossina”. La Fiom Cgil conclude affermando che “è giunto il tempo di dare risposte certe a un territorio stanco di subire decreti e continui rinvii sul processo di risanamento ambientale e di bonifiche. La Viias – si sottolinea – sia l'elemento di congiunzione tra i lavoratori e la città per cambiare radicalmente quella fabbrica”.

Data articolo: Mon, 11 Mar 2019 10:29:00 +0200
Salute e sicurezza
Umbria Olii, 12 anni dopo l'imprenditore entra in carcere

Dopo oltre 12 anni dalla strage della Umbria Olii - nella quale il 25 novembre 2006, a seguito di una terribile esplosione, persero la vita quattro lavoratori - il titolare dell'azienda di Campello sul Clitunno (Pg), Giorgio Del Papa, entra in prigione. Arrestato e accompagnato nel carcere di Maiano (Spoleto) dove dovrà scontare 4 anni, 9 mesi e 15 giorni di reclusione per omicidio colposo plurimo.

Le vittime dell'incidente - Giuseppe Coletti, Vladimir Todhe, Tullio Mottini e Maurizio Manili, tre operai e un piccolo imprenditore di una ditta in appalto - quel giorno, nonostante fosse sabato, stavano ultimando dei lavori di saldatura sui giganteschi silos dell’azienda di Campello, una delle realtà più importanti a livello europeo nella raffinazione di olii vegetali. Il serbatoio numero 95 saltò in aria spazzando via le vite dei quattro operai. Conteneva esano, un gas altamente esplosivo, del quale i lavoratori ignoravano la presenza. Per spegnere l'incendio i mezzi speciali dei vigili del fuoco arrivati da tutta Italia impiegarono giorni. 

Ma la tragedia di Campello si è distinta dalle tante altre storie di morte sul lavoro per quello che è successo dopo l’esplosione. Ovvero per l'incredibile richiesta di risarcimento che il titolare della Umbria Olii, Giorgio Del Papa, avanzò proprio nei confronti delle vittime (e quindi dei loro eredi): 35 milioni di euro

Queste le parole di Lorena Coletti, sorella di Giuseppe, una delle vittime, rilasciate a Umbria24 dopo la notizia dell'arresto di Del Papa: "Giustizia è fatta, anche se in ritardo, ma come si dice, meglio tardi che mai. Credo che se non ci fosse stato neanche questo, mi sarei sentita umiliata dallo Stato".

DALL’ARCHIVIO
Cgil: resterà per sempre una ferita aperta
Umbria Olii, dieci anni dopo
, F.Ricci

Data articolo: Fri, 08 Mar 2019 17:25:00 +0200
Salute e sicurezza
Porto di Genova: il cahier de doleance dei delegati Filt

In data 6 marzo, si è tenuto l’attivo dei delegati Filt Cgil del porto di Genova, dove è stato ampiamente discusso il tema della salute e sicurezza sul lavoro. In particolare, sono emerse le seguenti considerazioni: è stata sottolineata l’importanza che riveste la salute e sicurezza dei lavoratori e, di conseguenza, la necessità di una maggiore attenzione che deve essere posta sulla formazione e sull’informazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) e dei lavoratori.

"Gli ultimi dati forniti dall’Asl sugli infortuni nel porto di Genova sino al 2016 registrano, fortunatamente, una sensibile diminuzione. Però, stiamo notando una serie di situazioni che ci preoccupano e che hanno determinato mancati infortuni gravi. In tale direzione,, dovrebbero essere maggiormente analizzati e inseriti nelle statistiche i 'near miss'. Si ritiene poi legittimo, a differenza di quanto dichiarato da qualche terminalista in incontri ufficiali, che i lavoratori e i loro rappresentanti abbiano pieno diritto a rivolgersi agli enti preposti  per tutelare la sicurezza", affermano i delegati Filt.

"Si ritiene fondamentale che l'Autorità di sistema portuale svolga un vero ruolo di regia (a cui spesso abdica) sui temi della sicurezza e in tal senso si ritiene importante: arrivare alla definizione in tempi brevi di procedure in caso di allerta per condizioni meteomarine avverse. Fare chiarezza e definire le tematiche legate all’organico porto, l’organizzazione del lavoro portuale, che possono avere riflessi anche sugli aspetti della sicurezza. Rendere l’intervento dei Rlss (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di sito) quando richiesto da Rls o addetti, più efficace grazie alla possibilità di avere maggior agibilità e facilità di accesso ai luoghi di lavoro. Sii denuncia l’inaccettabile situazione in cui versano le banchine e gli spazi comuni del porto da ponte dei Mille sino al terminal Messina", concludono i delegati.

Data articolo: Fri, 08 Mar 2019 17:01:00 +0200
Salute e sicurezza
Un'altra vittima a Cuneo. Cgil: fermare la strage

“All’indomani dell’incidente mortale avvenuto sulla piattaforma petrolifera al largo di Ancona, anche oggi, purtroppo, contiamo una vittima sul lavoro: un operaio di 65 anni è deceduto dopo essere caduto da un'altezza di nove metri in un cantiere di Roccaforte Mondovì, nel Cuneese. Ai suoi familiari va il nostro cordoglio”. Lo afferma la segretaria confederale della Cgil Rossana Dettori.

“Lo abbiamo sempre detto, i lavori non sono tutti uguali e per questo vanno considerati diversamente anche ai fini pensionistici; a 65 anni – sottolinea la dirigente sindacale – non si può salire ancora sulle impalcature. Bisogna reagire con forza affinché questa strage venga fermata, soprattutto in un settore, quello edile, che vede il maggior numero di vittime”. “Ribadiamo quindi – conclude Dettori – l’importanza di applicare, interamente, la normativa vigente su salute e sicurezza”.

La tragedia di Ancona

Ieri, appunto, si è verificata la tragedia sul lavoro al largo di Ancona. Il sindacato è subito intervenuto chiedendo di accertare cause e responsabilità nel più breve tempo possibile. “Siamo addolorati per l’incidente, sulla piattaforma di produzione Eni ‘Barbara F’ a largo delle coste di Ancona”. A dirlo in una nota è Claudio Bettoni, segretario nazionale della Filctem Cgil. “Verrà presto il tempo delle spiegazioni – ha concluso il sindacalista – che dovranno chiarire le responsabilità per questa terribile tragedia. Noi saremo vigili e attenti, la sicurezza dei lavoratori ci riguarda in prima persona e su questo tema non si può arretrare”.

Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno inviato una lettera ai vertici dell'Eni. “Le dinamiche sono ancora in via di accertamento, ma le prime informazioni che arrivano dalla piattaforma parlano di un incidente che è stato provocato dalla rottura della base di una gru sulla piattaforma con la caduta in mare del braccio della stessa e relativa cabina – si legge nella missiva –. Sono ancora in corso le operazioni di recupero da parte delle squadre di emergenza”.

“Questo è un incidente molto grave – aggiungono i sindacati –, le cui cause devono essere accertate con celerità vista la gravità e particolarità dell’incidente stesso. Chiediamo con urgenza un incontro ad Eni al fine di poter comprendere e verificare tempestivamente l’esatta dinamica dell’accaduto e le relative responsabilità. Le segreterie nazionali Filctem, Femca e Uiltec – infine – esprimono il proprio cordoglio ai parenti della vittima e vicinanza ai feriti”.

Eni, trovato il corpo dell'operaio disperso

Data articolo: Wed, 06 Mar 2019 13:55:00 +0200
Salute e sicurezza
Incidente Eni: Filctem, sulla sicurezza non si può arretrare

“Siamo addolorati per l’incidente, avvenuto questa mattina, sulla piattaforma di produzione Eni ‘Barbara F’ a largo delle coste di Ancona. Ora tutte le attenzioni devono essere rivolte ai soccorsi e alla ricerca dell’operatore disperso”.  A dirlo in una nota è Claudio Bettoni, segretario nazionale della Filctem Cgil. “Verrà presto il tempo delle spiegazioni – ha concluso il sindacalista – che dovranno chiarire le responsabilità per questa terribile tragedia. Noi saremo vigili e attenti, la sicurezza dei lavoratori ci riguarda in prima persona e su questo tema non si può arretrare”.

Data articolo: Tue, 05 Mar 2019 13:32:00 +0200
Salute e sicurezza
Eni: trovato il corpo dell'operaio disperso

È stato trovato all'interno della cabina della gru, situata sul fondale delle acque circostanti la piattaforma a gas ‘Barbara F’, il corpo dell'operaio che risultava disperso dopo l'incidente verificatosi questa mattina al largo di Ancona. Ne dà notizia l'Eni, esprimendo “grande dolore” e “profondo cordoglio alla famiglia del collega”. Ci sono anche altri due operatori rimasti feriti, immediatamente trasportati presso l'ospedale di Ancona. L'azienda conferma che il primo è già stato considerato fuori pericolo e il secondo sta tuttora ricevendo le opportune cure mediche. “Eni ha immediatamente avviato le verifiche per fare luce sulla dinamica dell'accaduto e sta prestando la massima collaborazione alla Guardia Costiera, alla Capitaneria di porto e ai Vigili del fuoco, supportandoli nel lavoro per la messa in sicurezza dell'area”, conclude la nota.

“Esprimiamo profondo cordoglio ai familiari dell’operaio di 63 anni morto nell'incidente di oggi sulla piattaforma petrolifera 'Barbara F.' al largo di Ancona, e siamo vicini agli operai rimasti feriti. Siamo addolorati, ma anche profondamente indignati: non possiamo assistere a queste tragedie, si individuino ora le responsabilità di quanto accaduto”. Così, in una nota, la segretaria confederale della Cgil Rossana Dettori. Per la dirigente sindacale “occorre una strategia nazionale e interdisciplinare contro gli infortuni. Al Governo chiediamo di applicare interamente la normativa vigente su sicurezza e la salute, e agli Enti preposti di intensificare i controlli affinché drammi come quelli di oggi non si ripetano”. 

L'incidente è accaduto questa mattina (5 marzo) alle ore 7.45 a circa 60 chilometri al largo di Ancona, in acque internazionali. Secondo la prima ricostruzione, durante le operazioni di trasbordo di un bombolone di azoto si è verificato il cedimento strutturale delle infrastrutture su cui era installata la gru di sollevamento. Tale cedimento ha comportato la caduta in mare della gru e della relativa cabina di comando, all'interno della quale stava lavorando l'uomo trovato poi senza vita.

Nella sua rovinosa caduta, la gru ha urtato l'imbarcazione di appoggio, ormeggiata alle strutture della piattaforma, sulla quale doveva essere posizionato la bombola di azoto. Sono così rimasti feriti due addetti della società Bambini di Ravenna (G.G., 53 anni, e C.C., 48 anni), trasportati d'urgenza presso l'ospedale Torrette di Ancona con l'elicottero dell'Eni sul quale erano stati preventivamente imbarcati i medici del 118. 

Sul posto sono giunte immediatamente le motovedette della Guardia costiera, partite dal porto di Ancona, e una squadra di sommozzatori dei Vigili del fuoco, coordinati dalla sala operativa della Guardia costiera di Ancona. Le operazioni di ricerca hanno impegnato anche un elicottero HH139 dell'Aeronautica militare, appartenente all'83° Gruppo Csar (Combat search and rescue) del 15° Stormo di Cervia, che ha operato congiuntamente a una motovedetta della Capitaneria di porto di Ancona.

Siamo addolorati per l’incidente, avvenuto questa mattina, sulla piattaforma di produzione Eni ‘Barbara F’ a largo delle coste di Ancona. A dirlo in una nota è Claudio Bettoni, segretario nazionale della Filctem Cgil. “Verrà presto il tempo delle spiegazioni – ha concluso il sindacalista – che dovranno chiarire le responsabilità per questa terribile tragedia. Noi saremo vigili e attenti, la sicurezza dei lavoratori ci riguarda in prima persona e su questo tema non si può arretrare”.

"È un incidente grave le cui cause dovranno essere accertate con la massima celerità definendo le relative responsabilità: in tal senso,  esprimiamo la massima fiducia nei confronti della magistratura che si sta occupando del caso. Questo nuovo sacrificio umano si va a sommare alle 1.133 vittime sui luoghi di lavoro del anno 2018": questo il commento di Cgil e Filctem Ancona, Cisl e Femca Marche, Uil e Uiltec Marche.         

"Troppo spesso vediamo, al di là dello specifico caso, che i temi della sicurezza sono tanto ricordati quanto poco oggetto di applicazione. Chiediamo, dunque, con forza  che venga garantita la sicurezza in tutti i luoghi di lavoro, per quanto particolari e difficili possano essere:  anche in quelli più impervi come quello accaduto oggi, in mare aperto", conclude il comunicato.

Filctem, Femca e Ultec chiedono un incontro urgente all'Eni

"Le dinamiche sono ancora in via di accertamento, ma le prime informazioni che arrivano dalla piattaforma parlano di un incidente che è stato provocato dalla rottura della base di una gru sulla piattaforma con la caduta in mare del braccio della stessa e relativa cabina. Sono ancora in corso le operazioni di recupero da parte delle squadre di emergenza". È quanto si legge in una lettera di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, inviata ai vertici dell'Eni.

"Questo è un incidente molto grave - scrivono i sindacati -, le cui cause devono essere accertate con celerità vista la gravità e particolarità dell’incidente stesso. Chiediamo con urgenza un incontro ad Eni al fine di poter comprendere e verificare tempestivamente l’esatta dinamica dell’accaduto e le relative responsabilità. Le segreterie nazionali Filctem, Femca e Uiltec - infine - esprimono il proprio cordoglio ai parenti della vittima e vicinanza ai feriti".

(aggiornamento ore 19.15)

Data articolo: Tue, 05 Mar 2019 10:40:00 +0200
Salute e sicurezza
Bergamo, ennesima morte sul lavoro

A quasi un anno dal duplice infortunio mortale alla Ecb, il territorio di Treviglio ha assistito a un nuovo, tragico, evento che ha colpito, ancora una volta, il settore dell’industria alimentare, particolarmente diffuso nella zona con piccole e medie realtà. Un lavoratore quarantenne, nato in Albania, ma cittadino italiano e residente a Casirate, padre di due figli piccoli, è morto sabato scorso per l’infortunio sul lavoro che si era verificato qualche giorno prima, il 25 febbraio, alla 'Piuma d'oro' di Treviglio. Sembra che il lavoratore, tramite una scala provvista di parapetto solo su due lati, si sia portato all'altezza di due metri dal suolo, su una macchina impastatrice. Per cause ancora da chiarire, il lavoratore è caduto all'interno, procurandosi ferite gravissime. Ricoverato all'ospedale Niguarda di Milano, è poi deceduto.
 
“Proviamo sgomento per la tragica scomparsa del lavoratore. Siamo vicini alla sua famiglia, a cui porgiamo sentite condoglianze. Assistiamo a una nuova morte, dolorosissima, nella nostra provincia: chiediamo unitariamente che venga fatta piena luce sull’accaduto e sulla dinamica, ma sin d’ora sentiamo la necessità di porre alcune, drammaticamente banali, questioni – hanno commentato Angelo Chiari, Cgil, Danilo Mazzola, Cisl e Saverio Capuzziello, Uil di Bergamo –. Com’è possibile che un lavoratore, in cima a una scala, possa cadere in un macchinario in movimento? Come mai non c’erano protezioni né meccanismi automatici di blocco? Tutte le fasi lavorative devono essere eseguite rispettando rigide procedure di sicurezza atte a evitare simili tragedie: il lavoratore, stagionale da due anni, che secondo notizie di stampa avrebbe cercato di sistemare il macchinario senza fermare la produzione, aveva ricevuto tutti gli strumenti di informazione e formazione sui rischi di quello che stava facendo? Se ha avuto formazione, perché non è stata efficace? Chi verifica, in quell’azienda, le procedure?  Si dà dignità al lavoro, giorno dopo giorno, certo tramite un’equa e stabile retribuzione, ma soprattutto garantendo l’assoluta incolumità psicofisica dei lavoratori. Siamo disponibili, anche tramite assemblee, a verificare con ciascun lavoratore le condizioni in cui si trovano ad operare in quell’azienda. Siamo pronti, nel caso lo ritenesse opportuno, ad assistere legalmente la famiglia”.

Data articolo: Mon, 04 Mar 2019 16:19:00 +0200
Salute e sicurezza
Tre morti in due giorni, la Brianza protesta

Un presidio in prefettura per affermare che “il lavoro è vita” e per dire “basta alle morti sul lavoro”. È l’iniziativa organizzata dalle confederazioni brianzole di Cgil, Cisl e Uil dopo i tragici incidenti avvenuti in Brianza questa settimana. L’appuntamento è per oggi, venerdì 1° marzo alle ore 10, con una manifestazione unitaria a Monza, proprio davanti all’Ufficio territoriale del governo, un’iniziativa annunciata in seguito agli incidenti sul lavoro che hanno prodotto il tragico bilancio di tre operai morti in due giorni.

Gli incidenti
Il 25 febbraio un operaio è rimasto coinvolto in un gravissimo infortunio a Desio. È rimasto schiacciato sotto una “montagna” di terra. Per tentare di salvarlo, vigili del fuoco e forze dell’ordine hanno dovuto scavare con le mani per circa due metri. Vittima dell’incidente un manovale 54enne residente a Cassano Magnago, in provincia di Varese. Il giorno dopo, martedì 26 febbraio, a Meda un altro lavoratore che stava operando all’interno del cantiere di costruzione dell’Istituto Auxologico Italiano è precipitato da un’altezza di circa 4 metri. L'operaio cinquantenne ha riportato un serio trauma cranico, trasportato in elicottero al Niguarda di Milano, è poi morto. Un'altra caduta ha provocato il decesso di un lavoratore 61enne in un cantiere a Lentate sul Seveso, nell’area dell’ex parco militare di Camnago, dove verrà realizzata la nuova caserma della Guardia di finanza. L'uomo, dipendente della Scg Impianti di Acerra (Napoli), era sul tetto della struttura quando ha perso l'equilibrio cadendo nel vuoto: un volo terribile di circa sei metri.

Un bollettino di guerra
“È un bollettino di guerra – questo il commento di Angela Mondellini, segretaria generale della Cgil di Monza e Brianza –, siamo vicini alle famiglie colpite dalle tragedie di questi giorni, ma non possiamo esimerci dal lanciare anche un grido di protesta. Domani mattina saremo in prefettura per una manifestazione unitaria per dire basta alle morti sul lavoro. Bisogna pretendere che le aziende rispettino le regole, aumentare i controlli e intensificare la formazione per la sicurezza sui luoghi di lavoro”.

“È inaccettabile che, ancora una volta, si debba parlare di chi ha perso la vita sul proprio posto di lavoro, fatti tragici che si verificano purtroppo con drammatica frequenza. Ed è altrettanto inaccettabile chiamare puntualmente in causa la fatalità o il rischio legato a certe attività”, hanno dichiarato unitariamente i sindacati di Monza e Brianza. “Nel territorio, i sindacati lavorano con le istituzioni e tutti i soggetti preposti per prevenire incidenti e infortuni sul lavoro, ma purtroppo questo non è sufficiente”, hanno affermato. “L’indispensabile inversione di tendenza – hanno aggiunto Cgil, Cisl e Uil – passa attraverso investimenti mirati e continui sulla sicurezza sulla formazione, sulla prevenzione e sui controlli”.

“I settori più a rischio necessitano di adeguati interventi programmati, non di saltuarie misure-tampone. Anche perché un sistema sano si basa soprattutto su controlli specifici che, sul campo, verifichino con regolarità l’applicazione di norme e regolamenti”, hanno concluso.

Data articolo: Fri, 01 Mar 2019 09:08:00 +0200

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