Coronavirus, la mappa del contagio nel mondo

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News scioperi e vertenze da rassegna.it (CGIL)

#scioperi #lavoro #vertenze #CGIL

Scioperi e vertenze
Contratto alimentare, dal 9 maggio riparte lo stato di agitazione della categoria

Dal 9 maggio riprende la mobilitazione degli alimentaristi. "Le segreterie nazionali di Fai, Flai e Uila, dopo una consultazione dei segretari regionali per discutere e analizzare lo stato della trattativa per il rinnovo del ccnl dell’industria alimentare, esprimono l’unanime disappunto della categoria per l’indisponibilità mostrata da Federalimentare a fissare una data di confronto, come pattuito in marzo, per proseguire in modo fattivo e proficuo il negoziato". E' quanto si legge in una nota congiunta delle federazioni sindacali di categoria.

"In un momento - proseguono i sindacati - in cui le lavoratrici e i lavoratori del settore hanno consentito e garantito, grazie ai propri sacrifici e al proprio impegno, che non ci fosse carenza di prodotti alimentari, Fai, Flai e Uila ritengono ancora più urgente e fondamentale il rinnovo del contratto nazionale di lavoro con il quale rafforzare diritti e tutele, innovare le relazioni sindacali decisive in questa fase e rilanciare il settore oltre l'emergenza attuale".

Le segreterie nazionali e regionali di Fai, Flai e Uila hanno deciso di riprendere, a partire dal prossimo 9 maggio, tutte le iniziative di mobilitazione e di lotta (blocco degli straordinari e delle flessibilità), sospese lo scorso 10 marzo. "A sostegno della mobilitazione sarà messa in atto una campagna di comunicazione rivolta alle aziende che occupano i 450 mila lavoratori del settore, per spiegare le motivazioni che costringono Fai, Flai e Uila a proclamare, per la seconda volta, lo stato di agitazione", prosegue la nota, Inoltre, i "segretari generali scriveranno a tutti i lavoratori del settore per spiegare le ragioni per le quali diventa necessario un loro pieno coinvolgimento in tutte le iniziative utili per arrivare al rinnovo del contratto".

I sindacati informano che "nei prossimi giorni partirà una campagna di sensibilizzazione sui social che mirerà a informare il più possibile l’opinione pubblica sulla indisponibilità a rinnovare il contratto di lavoro a quelle lavoratrici e lavoratori che in questi mesi hanno contribuito, con tutte le difficoltà della fase di emergenza, a garantire la continuità produttiva e quindi la produzione dei beni essenziali per tutti i cittadini".

Data articolo: Thu, 23 Apr 2020 15:30:00 +0200
Scioperi e vertenze
Alitalia, sindacati: riunione cigs rinviata al 27. Ministero sblocchi situazione

“Abbiano insistito per lo sblocco immediato di tutte le somme spettanti al personale navigante e nonostante i chiarimenti già intervenuti il ministero del Lavoro ha ritenuto di richiedere ulteriori approfondimenti all’Ispettorato per sbloccare la situazione ormai ferma da settembre”. E’ quanto scrivono unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporto aereo sulla riunione di oggi in video conferenza con il ministero del Lavoro sulla cassa integrazione Alitalia ed Alitalia Cityliner che è stata rinviata al 27 aprile. “Il ministero - scrivono infine le quattro organizzazioni sindacali - assuma al più presto le determinazioni opportune, in quanto le lavoratrici ed i lavoratori non possono scegliere come fruire della cassa integrazione ma ne subiscono gli effetti con relativa inaccettabile perdita economica”.

Data articolo: Mon, 20 Apr 2020 17:59:00 +0200
Scioperi e vertenze
Delegato Flai licenziato, ┬źprovvedimento di gravit├á inaudita, l'azienda lo ritiri┬╗

Un delegato sindacale della Flai Cgil, presso la multinazionale dei gelati Pregel di Reggio Emilia, è stato licenziato alla vigilia di Pasqua, “colpevole”, secondo l’azienda, di aver tossito senza coprirsi la bocca con le mani, cosa che - sottolinea il sindacato - "non poteva fare avendo le mani occupate per l’esecuzione della sua mansione lavorativa".

"In realtà - denuncia la Flai in un comunicato - l’azione intrapresa dall’azienda è tanto sconcertante quanto pretestuosa, volta a colpire chi in azienda chiede il rispetto dei diritti per tutti i lavoratori a cominciare dalla salute e sicurezza sul posto di lavoro. Infatti, le prime contestazioni arrivano proprio a seguito di alcune osservazioni del delegato, nel corso di una riunione in azienda, in merito alla gestione dell’emergenza coronavirus sul luogo di lavoro, dalla sanificazione degli ambienti al distanziamento. I rilievi e le dichiarazioni del delegato della Flai Cgil non sono state riportate nel verbale della riunione, che quindi il lavoratore si è rifiutato di firmare. Da qui una serie assurda di contestazioni che hanno dell’inverosimile".

“Crediamo che un provvedimento come il licenziamento, con queste motivazioni e queste dinamiche ed in un periodo così particolare per il Paese, sia di una gravità inaudita - dichiara Ivano Gualerzi, segretario nazionale Flai -. Le motivazioni avanzate dall’azienda non trovano giustificazione alcuna e con un provvedimento violento e abnorme si va a colpire un lavoratore che si è messo in gioco per la difesa di diritti che riguardano tutti i lavoratori, a partire da quello della salute e sicurezza”.

“Questo lavoratore – prosegue Gualerzi - oggi si trova senza reddito e con una famiglia da mantenere, che, oltre a vivere come tutti il dramma e le preoccupazioni determinate dall’emergenza coronavirus, deve anche affrontare un licenziamento. Chiediamo all’azienda il ritiro formale del licenziamento, che in base ai nuovi provvedimenti straordinari non potrebbe nemmeno essere comminato, se così non sarà ci attiveremo con tutti gli strumenti a nostra disposizione per contrastare un provvedimento ingiusto, persecutorio, ingiustificato. Nessuno pensi che l’emergenza in corso ci possa far abbassare la guardia sul rispetto dei diritti dei lavoratori, anzi – conclude Gualerzi - oggi più che mai abbiamo bisogno di lavoratori e delegati con la schiena dritta, con piena agibilità senza timori di ricatti o ritorsioni”.

Data articolo: Tue, 14 Apr 2020 17:31:00 +0200
Scioperi e vertenze
La commozione dell'operaio: buona Pasqua anche a chi ci ha licenziato

Samuele è uno degli otto operai lasciati a casa al petrolchimico di Priolo, nel siracusano, perché la giungla degli appalti è sempre giungla anche ai tempi del Coronavirus. Dopo aver battuto in ritirata senza dare spiegazioni, la nuova ditta mente e offende: gli operai non vanno assunti perché hanno minacciato il resto del personale. Le lacrime e la rabbia di chi non si arrende. Da vedere fino alla fine.

 

Data articolo: Fri, 10 Apr 2020 18:41:00 +0200
Scioperi e vertenze
Catania, il Comune convoca gli artisti per una diretta Fb. Slc Cgil: gratis non si lavora

I sindacalisti della Slc Cgil di Catania, il sindacato dei lavoratori della comunicazione, si dichiarano "esterrefatti" dall'iniziativa che vede il Comune di Catania invitare gli artisti professionisti etnei a offrire gratuitamente le loro prestazioni artistiche creando dei video di 10-15 minuti al fine di costruire “un ricco programma di eventi: concerti, piece teatrali, video d’arte, reading e tanto altro” da inserire sulla pagina Facebook del Comune. L'obiettivo per l'amministrazione comunale sarebbe “stare accanto alla cittadinanza, chiamata a restare in casa per arginare la diffusione del virus”.

In una nota firmata dal segretario generale della categoria, Gianluca Patanè, e dal responsabile del dipartimento artisti, Luigi Tabita, si segnala la proposta come "non rispettosa di ciò che stanno vivendo i lavoratori dello spettacolo". "In questo momento gli operatori della categoria sono nel vero senso della parola alla fame - proseguono Patanè e Tabita- senza alcuna prospettiva per il domani. I teatri sono stati chiusi ancor prima delle scuole, siamo consapevoli che il nostro settore sarà quello che ripartirà per ultimo, inoltre non sappiamo ancora quando ed in che forma. Molti operatori non beneficeranno del sussidio di disoccupazione perché costretti a lavorare durante l’anno  "in nero" ed invece di proporre un incontro per cercare insieme delle soluzioni in prospettiva, si chiede ancora di offrire il proprio lavoro gratuitamente".

"Più volte - proseguono - abbiamo denunciato la grave situazione dei lavoratori dello spettacolo in città; ribadiamo ancora una volta che molti artisti catanesi, già prima del Covid19, erano costretti a recarsi alla Caritas per mangiare perché vivono sotto la soglia di povertà. Tutto questo è ormai insopportabile. Chiediamo pertanto - conclude la nota - e al più presto, un incontro tramite videocall con l’assessora comunale Barbara Mirabella per capire quali saranno le azioni da mettere in campo per arginare la  crisi del settore culturale catanese".

(RMDN)

Data articolo: Fri, 10 Apr 2020 12:03:00 +0200
Scioperi e vertenze
Mascherine e querele

Anche in Basilicata sale la tensione Covid 19. E non si tratta questa volta solo della lotta contro la diffusione del virus. In campo c’è anche uno scontro tra aziende ospedaliere e Cgil, che viene accusata di diffondere notizie esagerate. Il contenzioso dura ormai da giorni, ma ora è sfociato in un’azione giudiziaria vera e propria attivata dal direttore generale e dell’ospedale San Carlo, il più importante di Potenza, Massimo Barresi, contro la Cgil Basilicata e contro tutti gli organi di stampa che hanno diffuso le notizie rese note dal sindacato. L’azienda ha ritenuto infatti fortemente lesivi della immagine dell’Azienda Ospedaliera Regionale “San Carlo” di Potenza, articoli che secondo il direttore generale costituiscono gli ultimi episodi di un attacco mediatico inconsulto che si protrae già da diverso tempo.

In realtà la Cgil non ha fatto altro che dare voce ai lavoratori dell’ospedale e ai cittadini che hanno raccontato vari episodi relativi alla gestione dell’emergenza sanitaria di questi giorni. Il problema principale – come è successo in tutta Italia – è legato all’assenza di protezione per i sanitari e gli operatori. Anche in presenza di pazienti contagiati, le dotazioni per medici e infermieri sono state scarse o nulle. Da quello che si è potuto sapere i primi ordini per gli strumenti di protezione dei lavoratori dell’Ospedale San Carlo sono partiti solo il 17 marzo. Secondo le tante testimonianze raccolte dal sindacato, non sono stati attivati a pieno i protocolli di sicurezza e molti sono stati i ritardi negli interventi. Medici e infermieri sono stati costretti a lavorare senza le adeguate attrezzature. Eppure anche in Basilicata il contagio si sta diffondendo anche se, per fortuna, non con la velocità e l’estensione che si sono riscontrate nelle zone rosse del Nord Italia. Nella regione i contagiati finora sono 270. Una settantina di persone sono ricoverate in ospedale, mentre i malati in terapia intensiva sono 17. Le morti legate direttamente al coronavirus sono state finora 15.

Ed è proprio per bloccare il contagio e ridurre le persone che rischierebbero la vita che è necessario attivare sempre tutti i protocolli di sicurezza. A maggior ragione negli ospedali. Il motivo di fondo sta tutto qui. Non c’è nessuna volontà scandalistica o provocatoria nell’azione del sindacato. C’è solo la presa d’atto di una responsabilità collettiva nei confronti dei lavoratori e di tutti i cittadini. La Cgil Basilicata ribadisce quindi le sue critiche e i suoi allarmi e pensa che nel caso della salute dei cittadini come nel caso del rispetto più generale dei diritti fondamentali delle persone, non è accettabile alcuna censura.

Alla notizia del ricorso alla magistratura da parte dei direttore generale del San Carlo, la Cgil regionale replica così: “Non ci faremo mettere il bavaglio – dice il segretario generale della Cgil della Basilicata, Angelo Summa – continueremo con sempre maggiore attenzione nella sua azione di controllo e critica dell’operato dei vertici della Azienda nell’interesse dei lavoratori del San Carlo e di tutta la comunità lucana e nel rispetto delle famiglie che hanno perso i loro cari. Il presidente Vito Bardi intervenga: ci dica se in Basilicata esiste ancora la libertà di critica”. In realtà, spiegano in casa Cgil, il sindacato non ha fatto altro che esercitare un legittimo e doveroso diritto di valutazione e critica nel merito delle scelte gestionali e organizzative compiute dal direttore generale del San Carlo. “Non abbiamo mai fatto affermazioni contro l’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo –spiega ancora Summa – ma al contrario, proprio al fine di salvaguardare l'imprescindibile funzione che la stessa da sempre svolge nella Regione Basilicata quale insostituibile e principale presidio di tutela e cura della salute dei lucani, nonché l’inestimabile patrimonio di professionalità che all’interno della stessa a tutti i livelli operano, la Cgil ha criticato sulla base di oggettivi dati di fatto, le scelte strategiche e operative del suo direttore generale”.   

La Cgil regionale chiede al presidente Bardi un intervento immediato affinché si dica “se in Basilicata c’è ancora la libertà di critica sancita dalla Costituzione o se si intende lasciare ancora agire un certo management, che oltre a manifestare limiti gestionali non all’altezza della funzione chiamato a svolgere, si è spinto fino a porre in essere, un’azione lesiva di una libertà fondamentale”. Nella sua battaglia per la verità e per la difesa dei lavoratori e dei cittadini, la Cgil Basilicata non è sola. Sono state tante le dichiarazioni di solidarietà, mentre oggi sul caso dell’Ospedale di Potenza interviene anche la Cgil nazionale. “Invece di attaccare il sindacato a suon di querele giudiziarie – dichiara Rossana Dettori, segretaria confederale nazionale con delega ai problemi della salute – l’azienda ospedaliera dovrebbe pensare prima di tutto a fare bene il suo mestiere. Che è quello di curare gli ammalati ed evitare che si diffondano le epidemie”.

Intanto il bollettino quotidiano ci aggiorna con le cifre: sono 276 i positivi al coronavirus su 3474 tamponi analizzati dall'inizio dell'emergenza. I dati sono stati diffusi dalla task force della Regione e sono aggiornati all'8 aprile. Nella sola giornata di ieri sono stati effettuati 178 test per l'infezione da Covid-19, di cui solo 6 risultati positivi e sono cosi' suddivisi: 3 a Sant'Arcangelo, 1 a Potenza, 1 a Pisticci, 1 a Pignola. I deceduti sono 15, principalmente del Potentino e in numero maggiore nella città capoluogo, dove sono decedute 6 persone, mentre i guariti sono 13. La maggior parte dei contagiati in Basilicata si trova in isolamento domiciliari (209), 67 sono ricoverati tra gli ospedali San Carlo di Potenza e Madonna delle Grazie di Matera. Di questi, 39 si trovano nei reparti di malattia infettiva, 17 in terapia intensiva e 11 in pneumologia.

Data articolo: Thu, 09 Apr 2020 15:50:00 +0200
Scioperi e vertenze
In Veneto collaboratori di musei e biblioteche a casa senza soldi

In Veneto oltre 600 lavoratori in appalto di musei e biblioteche (fra cui i musei civici veneziani) sono a casa senza percepire un euro per un periodo prolungato che creerà loro non poche difficoltà. "Le loro aziende che, per emergenza coronavirus, hanno fatto la richiesta di Fis (una sorta di cassa integrazione) impegnandosi ad anticipare le somme (visti i lunghi tempi di erogazione da parte dell'inps) si sono rimangiate quanto sottoscritto all'attivazione dell'ammortizzatore contattando i singoli lavoratori per avvertirli che non avranno nessun anticipo. Il tutto svicolando dal confronto sindacale e dal dover rendere conto delle violazioni dei patti". A denunciare l'accaduto in una nota unitaria sono i sindacati Filcams, Fisascat e Uiltrasporti del Veneto.

Data articolo: Wed, 08 Apr 2020 16:36:00 +0200
Scioperi e vertenze
Cgil Campania: colf e badanti hanno diritto a risposte

Una risposta per le lavoratrici domestiche impegnate nei servizi di cura di bambini, anziani e non autosufficienti: è quanto chiede la Cgil Campania per colf e badanti, persone  con retribuzioni mediamente basse, spesso prive di una rete familiare in grado di sostenerli e pertanto condannate alla povertà estrema. Il quadro delineato dal sindacato è sconfortate.  Nella regione i lavoratori domestici regolarmente assunti sono 48.137: il 54,8 per cento non completa l’anno lavorativo, le ore lavorate sono in media 24,5 per una retribuzione annuale di circa 5.350 euro, il 33 per cento vive in convivenza con il proprio datore di lavoro, quindi quasi 16mila persone molte delle quali immigrate che con l’avanzare dell’emergenza Covid-19, hanno perso non solo il lavoro ma anche un tetto.

“Parliamo di numeri al ribasso - continua la Cgil Campania - perché nonostante le sanatorie e gli interventi realizzati per l’emersione delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto il nero è estremamente diffuso. È necessario mettere in campo degli strumenti in grado di intercettare le condizioni di disagio e di dotare quanti vi sono ricaduti di un supporto. È prioritario che la Regione Campania garantisca un sostegno al reddito per le migliaia di donne del comparto espulse dal mercato del lavoro per effetto del lockdown, è altresì urgente che a quante operavano in regime di convivenza e ora impossibilitate a svolgere le proprie funzioni (perché allontanate o licenziate) sia garantito un alloggio, onde evitare il rischio che cadano nella marginalità”. Secondo la Cgil, è opportuno che la Regione Campania si faccia promotrice di un’azione per l’emersione di questi lavoratori da una condizione di clandestinità, di un sistema di incentivi e di strumenti di supporto al reddito. Si tratta di una questione rilevante anche sul piano economico: secondo i dati dell’Osservatorio, in Campania il settore legato a colf e badanti produce 1,53 miliardi euro pari all’1% del Pil regionale. Un pezzo importante della nostra economia a cui la Regione e il governo devono dare risposte rapide, organiche ed efficaci.

Data articolo: Wed, 08 Apr 2020 16:16:00 +0200
Scioperi e vertenze
Catania, preoccupazione per mille lavoratori di Lombardia Contact

Sono giorni di grande preoccupazione per i circa mille lavoratori che nei comuni di Biancavilla e Paternò operano per Lombardia Contact, l'azienda del gruppo Gpi  che gestisce il servizio di Cup (Centro Unico di Prenotazioni) della Regione Lombardia per conto di Aria Spa. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e  Uiltucs Uil, di Catania comunicano di essere stati “obbligati ad avviare la procedura di raffreddamento” dopo il silenzio dell'azienda alla richiesta di anticipare  le retribuzioni in attesa del pagamento da parte dell’Inps che richiederà tempo e per le mancate risposte sulla Fis , l’intervento a sostegno del reddito.

I sindacati invitano la prefettura di Catania a convocare le parti, anche in conference-call per svolgere il tentativo di conciliazione previsto dalla L.146/90. “Le ragioni della nostra insistenza – commentano nella nota inviata al prefetto, i segretari  delle tre sigle, Concetta  La Rosa, Rita Ponzo e Sergio Romano – risiedono nel fatto che il gruppo Gpi in data 30 marzo 2020 ha pubblicato i risultati economici con ricavi che balzano sino al 18,3%, eppure la società ritiene non poter anticipare le retribuzioni ai propri dipendenti che fra l’altro conguaglierebbe con i flussi Uniemens, dimostrando così assenza di responsabilità sociale. In questo modo i lavoratori e le lavoratrici sono in uno stato di confusione e incertezza rispetto al loro stato di lavoro, ossia se in cassa integrazione o meno, se pagati dall’azienda o dall’Inps, se la società sta utilizzando ferie o no. Lo riteniamo –  concludono – un comportamento assolutamente arbitrario e lesivo nei confronti di tutti i lavoratori e delle stesse organizzazioni sindacali che attendono ancora risposte nel pieno diritto delle loro prerogative”.

Data articolo: Wed, 08 Apr 2020 10:31:00 +0200
Scioperi e vertenze
Fp Cgil e Uil Fpl medici non aderiscono allo stato di agitazione virtuale

La Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn e la Uil Fpl Medici, Veterinari e Dirigenti sanitari non aderiscono allo stato di agitazione virtuale proclamato dagli altri sindacati di categoria. "Questo momento storico - affermano - richiede la massima vicinanza degli operatori sanitari ai cittadini, oltre ad uno straordinario impegno delle organizzazioni sindacali in un confronto continuo con Regioni e Governo. Il nostro ruolo ci impone di agire con la responsabilità che questo drammatico momento richiede. Non ci possiamo permettere di aggiungere ulteriori motivi di disagio e preoccupazione agli operatori che oggi sono impegnati sul campo a fronteggiare la Covid 19. Il nostro posto è nelle aziende e nei territori a combattere per dare risposte, una protesta virtuale non è quello che serve, ciò di cui abbiamo bisogno è che la politica agisca".

Ogni giorno, affermano Andrea Filippi della Fp Cgil e Roberto Bonfili della Uil Fpl, "anzi ogni ora dall'inizio di questa emergenza, siamo sul campo con le nostre confederazioni, in ogni reparto e sul territorio vicini alle lavoratrici e ai lavoratori della sanità, per sostenerli e difenderli nello straordinario sforzo che li vede impegnati in una lotta che nessuno si aspettava di dover affrontare e per la quale non eravamo preparati. Non è tempo di dichiarare lo stato di agitazione, è tempo di mettersi ancora di più a disposizione dei cittadini e dei lavoratori e di pretendere con forza che venga applicato in tutti i luoghi di lavoro il protocollo di intesa sottoscritto da Cgil Cisl e Uil con il Ministero della Salute per garantire la sicurezza degli operatori sanitari".

Per uscire insieme da questa tragedia, proseguono Filippi e Bonfili, "la sicurezza dovrà essere il tema principale anche nei prossimi mesi. Oggi però dobbiamo prepararci ad affrontare un'altra enorme sfida, quella della cosiddetta 'fase 2' nella quale, per tornare lentamente ad una vita 'normale', dovremo essere in grado di gestire i nuovi casi e prevedere la diffusione del contagio. Dovremo essere in grado di accelerare il percorso diagnostico a domicilio e nelle Rsa, nei luoghi dove la gente vive, per iniziare precocemente la terapia e tutto ciò richiederà un totale ripensamento della funzione e dell'organizzazione della medicina territoriale. La sfida sarà vinta solo se il territorio sarà in grado di dare quelle risposte efficaci che la fase 2 richiederà, sollevando gli ospedali dall'enorme carico assistenziale a cui sono ancora oggi sottoposti", concludono.

Data articolo: Mon, 06 Apr 2020 18:13:00 +0200
Scioperi e vertenze
Guardie ai fuochi: Filt, indetto stato d'agitazione nazionale

“Stato di agitazione nazionale di tutta la categoria delle guardie ai fuochi”. Ad annunciarlo il segretario nazionale della Filt Cgil Natale Colombo a seguito del licenziamento di due lavoratori da parte della ditta Archimede che al porto di Gela gestisce il servizio di guardie ai fuochi, definendolo “un atto grave, irresponsabile ed inconcepibile in questa fase emergenziale del Paese e nel mancato rispetto delle specifiche limitazioni sui licenziamenti contenute nel decreto governativo”.

Il segretario nazionale della Filt Cgil rileva che “a nulla sono valse le interlocuzioni avviate immediatamente per un ravvedimento, considerando anche che i fatti contestati risalgono a febbraio scorso. Mai avremmo immaginato che l'amministratore della società Archimede, in quanto anche vicepresidente dell'Angaf, l’associazione nazionale di categoria delle guardie ai fuochi, potesse, in questa fase così delicata, calpestare le regole con irriverenza e tracotanza al punto di far saltare la precaria serenità con cui anche questi lavoratori della filiera dei trasporti continuano a garantire le proprie prestazioni per la sicurezza delle lavorazioni del polo petrolchimico di Gela”.

“Una situazione a Gela che, oltre ai licenziamenti - spiega Colombo - sta degenerando anche per gli aspetti gestionali quotidiani, facendo registrare la collocazione in ferie dei lavoratori e ripetute violazioni sulle stringenti norme in materia di sicurezza”. L'esponente sindacale così conclude: “Questi licenziamenti non possono lasciarci impassibili, ma quale ennesimo atto di responsabilità, collocheremo lo sciopero nazionale nella prima data utile appena il Paese ritornerà alla normalità e, nel frattempo auspichiamo che prefettura e Angaf riescano a intervenire su questa incresciosa situazione denunciata”.

Data articolo: Mon, 06 Apr 2020 13:57:00 +0200
Scioperi e vertenze
Arbe (Bologna), continua protesta per mancati stipendi

Continua anche oggi (lunedì 6 aprile) la protesta dei lavoratori della Arbe di Sasso Marconi (Bologna), che hanno già effettuato 72 ore di sciopero. A motivare lo stato di agitazione, spiega la Flai Cgil territoriale, la decisione della direzione aziendale “di non retribuire le mensilità pregresse dovute, e senza un credibile piano industriale per garantire l’occupazione ed evitare l’ennesima chiusura nel nostro territorio”.

Arbe è una azienda che opera nel settore alimentare e vanta, a livello famigliare, una storica attività nel settore stesso nella provincia bolognese (proprietà della famiglia Cannamela). La ditta si occupa di produzione di spezie, tisane, insaporitori a carattere prevalentemente biologico, ed è evidente che “anche a fronte delle restrizioni causate dall'epidemia del Covid-19, nonostante le difficoltà, avrebbe tutte le condizioni ministeriali per proseguire (codice Ateco) l’attività”.

Le lavoratrici e i lavoratori di Arbe attendono “le loro retribuzioni dirette degli ultimi mesi, e intendono conoscere come mai quelle differite non siano state destinate alle scelte prescelte. Inoltre, è diritto dei dipendenti sapere come mai, in questo contesto a dir poco surreale di emergenza sanitaria nazionale, l’azienda non abbia attivato nemmeno ragionamenti di tenuta del livello occupazionale, attivando a tempo debito gli ammortizzatori sociali di riferimento”. Per queste motivazioni la Flai Cgil ha ritenuto opportuno e necessario richiedere “l’attivazione del tavolo di salvaguardia del patrimonio produttivo, coinvolgendo le istituzioni e la proprietà Arbe, al fine di tutelare al meglio i lavoratori”.

Data articolo: Mon, 06 Apr 2020 13:34:00 +0200
Scioperi e vertenze
Coronavirus, 11 giorni di sciopero alla Lucchini

Undici giorni di sciopero consecutivi per non riaprire la fabbrica ed evitare così il rischio di contagio da Coronavirus. Lo hanno proclamato Fiom Cgil, Fim Cisl, e Uilm Uil dell’alto Sebino, in provincia di Bergamo, per "contrastare l’atteggiamento cieco della Lucchini  – spiegano i sindacati -, che intende riaprire la produzione, nonostante non sia stato concordato nulla in termini di prevenzione e di tutela della salute dei lavoratori”.

Dopo diversi incontri e ore di discussione, è stato anche proposto al gruppo siderurgico di Lovere come mediazione di far rientrare al lavoro esclusivamente quei lavoratori che volontariamente avessero deciso di riprendere l'attività.  “Ma ci troviamo costretti a proclamare 11 giorni di sciopero - concludono Barbara Distaso, Fiom, Luca Tonelli, Fim, ed Emilio Lollio, Uilm -, dal 3 al 13 aprile compresi, cioè fino al perdurare del decreto ministeriale attualmente in vigore, per tutelare la salute di tutti i lavoratori Lucchini e dei loro cari”.

Data articolo: Fri, 03 Apr 2020 15:45:00 +0200
Scioperi e vertenze
Denuncia dei sindacati: ┬ź2i Rete Gas specula sulla cig┬╗

“2i Rete Gas chiede la cassa integrazione per i dipendenti e contemporaneamente esternalizza servizi e attività”. Lo denunciano Filctem Cgil, Femca Cisl el Uiltec Uil siciliane che vedono nell’operazione “una speculazione, un modo per far cassa con la cig - scrivono i segretari regionali Giuseppe D’Aquila, Franco Parisi ed Emanuele Sorrentino - facendo pagare il conto ai lavoratori”. Sulla vicenda i sindacati regionali hanno scritto ai prefetti e ai sindaci dei territori interessati chiedendo il loro intervento. Le segreterie nazionali hanno dal canto loro sollecitato l’intervento del ministero delle Finanze e della presidenza del Consiglio dei ministri.

2i Rete Gas è il secondo player nazionale di distribuzione del gas naturale in Italia, dopo Italgas, “con fatturati e utili da capogiro- osservano i sindacati- e con maggiore azionista il fondo F2i partecipato dalla Cassa depositi e prestiti. “Il suo compito – rilevano Filctem, Femca e Uiltec - è di fornire un servizio pubblico essenziale alla cittadinanza distribuendo il gas nelle case. Da questa grande Azienda - sottolineano - ci saremo aspettati, vista l’emergenza dovuta alla pandemia, un confronto su un nuovo e necessario assetto organizzativo per agevolare il lavoro degli addetti che sono e devono rimanere in campo al fine di garantire, nel migliore dei modi, il servizio di distribuzione del gas. Invece la scelta è stata un atto scellerato e non consono alla gestione dell’emergenza”.

In Sicilia 2i Rete Gas fornisce il gas in numerosi Comuni della Provincia di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Palermo, Messina e Ragusa. “Per i lavoratori siciliani - sottolineano i tre segretari - ci sarà dunque una decurtazione salariale spregiudicata e senza senso. Il danno e le beffe peraltro, visto che l’azienda – aggiungono - intende sostituire almeno in parte il personale avvalendosi massicciamente del lavoro in appalto (sino all'ipotesi estrema di esternalizzazione del servizio di reperibilità). Il costo dei lavoratori, con il ricorso alla cassa integrazione, verrebbe quindi scaricato impropriamente sulla fiscalità generale dalla quale verrebbero drenate risorse, quelle della cassa integrazione, a discapito di aziende e lavoratori che ne hanno la reale ed effettiva necessità”.

Le tre sigle sindacali sottolineano che l’azienda “oltre a rendersi protagonista di una speculazione intollerabile, non ha neanche adottato il protocollo di sicurezza con le organizzazioni sindacali in riferimento alle attività svolte dai lavoratori, che sono ad oggi sprovvisti di adeguati Dpi per svolgere le proprie attività e non si è nemmeno premurata di adottare integralmente le misure previste dai protocolli per mettere in sicurezza le sedi e i mezzi. Cosa ancor più grave, non lo ha fatto neanche dopo l’accertamento di alcuni casi di positività al Covid-19 di alcuni lavoratori siciliani di cui siamo venuti a conoscenza per le vie informali”.

Filctem, Femca e Ultec affermano che “l’annuncio del ricorso all'istituto della cassa integrazione guadagni da parte di 2i Rete Gas apre oltretutto uno scenario inedito in tutto il settore e pone seri dubbi sull’opportunità dell’utilizzo di questi strumenti da parte di aziende che svolgono servizi pubblici essenziali. La distribuzione del gas è un servizio di interesse pubblico - sostengono - di conseguenza la continuità, l’efficienza e l’esercizio in sicurezza delle attività devono necessariamente essere assicurati”.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2020 19:24:00 +0200
Scioperi e vertenze
Riscossione Sicilia: stipendi a rischio dopo la sospensione dei pagamenti per l'emergenza Covid-19

In conseguenza della sospensione dei pagamenti per l’emergenza sanitaria in corso, Riscossione Sicilia, che non dispone di nessuna linea di credito dal settembre del 2017, già dai prossimi giorni potrebbe non avere in cassa il denaro per gli stipendi del personale. Lo rendono noto Fisac Cgil, Fabi, Fist Cisl, Uilca e Unisin che hanno scritto al presidente della Regione per chiedere “un immediato provvedimento del governo regionale, che possa consentire il pagamento delle retribuzioni ai lavoratori esattoriali i quali anche in questi giorni continuano a presidiare la riscossione e a dare servizi ai cittadini siciliani”. “Già nel mese di febbraio- scrivono i sindacati- il presidente Branca aveva preannunciato il rischio di non poter pagare gli stipendi dal prossimo mese di giugno, nonostante la previsione includesse gli incassi dell’attività di riscossione e in particolare della rottamazione. Oggi, senza quegli incassi, la situazione si fa ancora più difficile, per questo chiediamo l’intervento del governo”. Il sindacato unitariamente inoltre “rilancia, così come rivendicato anche nella giornata di sciopero del 4 marzo la necessità di una soluzione definitiva facendo confluire attività e personale nell’ente nazionale”.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2020 19:04:00 +0200
Scioperi e vertenze
Sirti, bloccate le relazioni industriali

Si sono interrotte le relazioni sindacali da parte di Sirti. Lo comunicano Fiom, Fim e Uil, prendendo atto della scelta dell’azienda, che ha deciso di non anticipare il trattamento di cig per i lavoratori collocati in cassa a causa dell’emergenza Covid-1.

La Sirti, lamentano i sindacati, si è anche rifiutata di “confrontarsi con le Rsu territoriali per valutare di settimana in settimana la corretta rotazione dei lavoratori, laddove si è in presenza di mansioni fungibili, il recepimento del protocollo del14 marzo scorso”.

 I sindacati ricordano che si tratta di punti, ai quali l’azienda aveva dato la sua disponibilità verbalmente, ma che poi non ha voluto recepire per iscritto nel verbale dell’esame congiunto così come previsto dal decreto della presidenza del consiglio del 17 marzo.

Per tutte queste ragioni, Fiom, Fim e Uilm auspicano “la riapertura del confronto da parte di Sirti ed un cambio di rotta in tale direzione, indispensabile nella gestione di una fase così delicata”. “Facciamo presente – scrivono i sindacati - che riconoscersi come leader nel settore in Italia, vuole dire anche assumersi la responsabilità sociale prevista dalla Costituzione”.

“Siamo di fronte a un momento storico-sociale complicato – concludono - e dare certezza di reddito alle lavoratrici ed ai lavoratori è la nostra priorità”.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2020 12:17:00 +0200
Scioperi e vertenze
Amazon, la protesta non si ferma

Calenzano (Firenze), Torrazza Piemonte (Torino), e in Lombardia Buccinasco (Milano), Milano via Toffetti, Origgio (Varese), Monza, Burago di Molgora (Monza), Brescia e Casirate d’Adda (Bergamo). Continuano le proteste e le mobilitazioni dei lavoratori degli stabilimenti Amazon, dove sono aperte le vertenze per chiedere che vengano garantite la salute e la sicurezza, in alcuni casi assicurate solo sulla carta, e per limitare le attività solo ai beni e servizi essenziali. “L’unica strada per affrontare con responsabilità l’emergenza sanitaria è ridurre le attività – spiega la Cgil in una nota - in modo da consentire la minore esposizione degli addetti, adeguare l'organizzazione del lavoro e permettere quindi il rispetto di tutte le indicazioni del ministero della Salute”. Perché in stabilimenti come quelli di Amazon, dalle dimensioni gigantesche, che contano in alcuni casi 1500 o anche 1800 dipendenti, non è facile mantenere le distanze di sicurezza, igienizzare sempre le postazioni, dotare tutti di guanti e mascherine. Per risolvere il problema, le spedizioni dovrebbero essere ridotte a quello che serve veramente, come la stessa Amazon si era impegnata a fare. “E invece se ordini la cover del cellulare o la pallina per il gatto, ti arrivano a casa nel giro di pochi giorni – ci racconta Teresa Bovino, Filt Cgil Piemonte -. Adesso ditemi voi se questi prodotti sono essenziali. Ma ha senso oggi rischiare il contagio e quindi la vita per vendere un gioco per l’animale domestico?”. 

Calenzano

A Calenzano, che conta circa 300 lavoratori, i sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti Firenze hanno proclamato lo sciopero oggi per tutto il turno di lavoro. Qui il Comitato per la sicurezza previsto dalla legge non è stato costituito, e Amazon se ne vuole lavare le mani. “Abbiamo chiesto un incontro in Prefettura, che si è detta disponibile, ma Amazon non intende presenziare al tavolo: vorrebbe mandare le quattro aziende che hanno l’appalto - spiega Gabrio Guidotti, Filt Cgil Toscana -. Invece è fondamentale che sia presente la committenza che è responsabile di ciò che accade in azienda. Le situazioni da risolvere sono tante: qualcuno ha la mascherina da una settimana ma non ha i guanti, le distanze non vengono rispettate, e poi vengono effettuate troppe consegne, i carichi di lavoro sono esagerati rispetto al momento che stiamo vivendo, si consegna merce non necessaria. Insomma riteniamo che le condizioni di lavoro siano insufficienti”. 

Torrazza Piemonte

Dopo i due casi di contagio delle scorse settimane, circa novecento dei 1800 lavoratori, la maggior parte dipendenti della multinazionale e molti iscritti Filt Cgil, hanno preso coraggio e si sono sospesi dal servizio perché non vengono garantite le condizioni di sicurezza. Lo consente l’articolo 44 del decreto 81 del 2008, per tutelare il lavoratore e la salute pubblica. L’azienda per tutta risposta ha scritto ai lavoratori sostenendo che il Comitato previsto dal Protocollo è stato costituito e che sono state messe in atto tutte le misure per scongiurare il pericolo di contagio. Inoltre, ha scritto Amazon, poiché non ci sono reali motivi per assentarsi, la prossima sarà considerata assenza ingiustificata. “È vero che il Comitato è stato costituito, ma non basta - precisa Teresa Bovino, Filt Cgil Piemonte -. Ci sono molte problematiche che vanno affrontate e risolte. A Torrazza hanno detto che hanno evitato gli assembramenti ma in realtà se non riduci il volume delle merci che movimenti non puoi diminuire il numero di persone che si trovano in uno stesso luogo contemporaneamente. Amazon ci ha risposto che è tutto a posto, ma non può essere l’azienda a stabilirlo. Per questo, abbiamo chiesto l’intervento del Prefetto di Torino, della Asl di appartenenza e del dirigente dell’unità di crisi Covid-19 del Piemonte, che possono entrare nello stabilimento ed effettivamente verificare qual è la situazione. Ma finora nessuno ci ha risposto”. 

Lombardia

Nei sette stabilimenti lombardi di Amazon sono stati segnalati alcuni casi di positività, sia tra i dipendenti che tra i driver. I sindacati hanno chiesto notizie ma l’azienda non ne ha fornite. Non solo. In regione operano dodici aziende in appalto, e di queste soltanto una ha costituito il Comitato previsto dal Protocollo con governo e parti sociali. “Noi abbiamo chiesto un Comitato unico per tutta la Lombardia ma anche in questo caso non siamo stati ascoltati - dice Emanuele Barosselli, Filt Cgil Lombardia -. Da quindici giorni ci scontriamo con Amazon e tutta la filiera. Abbiamo denunciato le irregolarità, il mancato rispetto delle procedure previste dal Protocollo. Il Comitato che si è costituito in Amazon, composto dai due Rsa e Rls, ha fatto delle contestazioni ma l’azienda non ha recepito gli input dei delegati sindacali”.

Per quanto riguarda i corrieri, cioè chi trasporta e distribuisce le merci, la sanificazione dei mezzi c’è chi la fa e chi non la fa, le dotazioni sono scarse, le distanze di sicurezza all’interno dei parcheggi e dei magazzini difficilmente vengono rispettate. “Il driver non ha più il contatto con il cliente - prosegue Barosselli -, perché è stato eliminato l’obbligo di firma, però c’è un altro problema: i corrieri stanno in strada dalle 9 alle 10 ore al giorno, ma non hanno posti dove fermarsi per andare in bagno o comprare un panino, nessuno li vuole fare entrare, come se fossero degli appestati. E tra loro ci sono molte donne, a differenza di altre filiere”. 

Niente mascherine e nessun calo dei ritmi di lavoro anche nel centro di smistamento di Casirate d’Adda (Bergamo), malgrado l’azienda con una comunicazione del 19 marzo avesse annunciato “la sospensione e l’adeguamento delle attività che non consentono distanza interpersonale di sicurezza”. Anzi, ci sono lavoratori impegnati anche in turni che finiscono alle due di notte. “Ci è stato riferito da alcuni dipendenti che un quarto dei circa 200 lavoratori sia in malattia e che 5 persone, fino a poco tempo fa presenti al lavoro, sarebbero risultate positive al tampone - dichiara Pierluigi Costelli, Filt Cgil Bergamo -. Alcune misure di contenimento del contagio sono state prese, non lo neghiamo, ma il problema è che non c’è stato alcun calo del lavoro, sappiamo di turni di notte e di domenica”. “E sul fronte dei lavoratori in somministrazione la situazione è anche più delicata, si ha paura di chiedere dispositivi di protezione, dal momento che si è assunti con contratti brevissimi, alcuni in scadenza proprio a fine marzo, cioè in queste ore”, aggiunge Paola Redondi, Nidil Cgil provinciale.

Piacenza 

Una buona notizia arriva invece dallo stabilimento di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, circa 1500 lavoratori. Dopo 11 giorni di sciopero e una trattativa lunga e soprattutto onerosa per le buste paga, venerdì è stato sottoscritto l’accordo con Amazon. È stato costituito il Comitato che prevede la presenza di almeno due Rsa o Rls per ogni turno che possono monitorare l’applicazione delle normative di sicurezza per tutte e otto le ore. “Abbiamo convenuto che i processi di pulizia siano costanti e le sanificazioni programmate e tracciate - spiega Elisa Barbieri, Filcams Cgil Piacenza -. La distanza tra i lavoratori durante le attività è stata portata a due metri, docce, spogliatoi e aree fumatori sono state chiuse, consentendo ai dipendenti di portare con sé telefonini e altri effetti personali e aumentando di 5 minuti la pausa retribuita. Gli ingressi e le uscite saranno contingentate e divise in tre gruppi, stesso criterio per l’accesso alla mensa. Infine, ci saranno il controllo della temperatura in ingresso a tutti e la distribuzione quotidiana di mascherine e guanti. Insomma, una vittoria su tutti i fronti, ma non possiamo abbassare la guardia, questo è ciò che è stato promesso, adesso vediamo se sarà attuato”.

Data articolo: Mon, 30 Mar 2020 18:04:00 +0200
Scioperi e vertenze
Salerno: negli ospedali del Ruggi manca tutto, operatori a rischio

Carenza dei dispositivi di protezione individuali, cuffie, mascherine FFP3, calzari, camici impermeabili: manca quasi tutto nei reparti dei presidi dell’azienda ospedaliera universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. A denunciarlo ai vertici aziendali è la Fp Cgil Salerno, con una nota firmata dalla Rsu, dal segretario provinciale Pasquale Addesso e dal segretario generale Antonio Capezzuto.

“Il ripetersi di casi in cui pazienti inizialmente negativi sono risultati successivamente positivi al secondo tampone a distanza di qualche giorno – sostiene la Fp Cgil Salerno – evidenzia quanto sia delicato il trattamento dei casi a partire di quelli sospetti. Quindi è urgente dotare  tutti gli operatori di mascherine FFP2/FFP3, e non solo di quelle chirurgiche. Per questo – conclude la nota – chiediamo di intervenire con urgenza per garantire l’immediato approvvigionamento dei materiali necessari, per soddisfare il fabbisogno dei presidi ospedalieri per le prossime settimane, decisive per il contrasto del contagio”.

Data articolo: Thu, 26 Mar 2020 18:37:00 +0200
Scioperi e vertenze
Coronavirus, domenica 29 marzo sciopero dei supermercati in Liguria

La Filcams Cgil della Liguria ha lanciato un appello ai clienti: “State certi che da lunedì torneranno a servire il paese. Chiudere la domenica sarebbe il meritato grazie a chi sta garantendo un servizio essenziale alla collettività.” #IoRestoACasa è l'hashtag che il Governo ha lanciato in questo momento di grande emergenza sanitaria. 

Le lavoratrici e i lavoratori del commercio alimentare ce la stanno mettendo tutta, spiegano i sindacalisti della Filcams, per garantirvi un servizio efficiente e puntuale, oggi più che mai di estrema necessità, ma hanno bisogno di riposare di più vista la quantità di ore che stanno svolgendo. 

“Per questo abbiamo chiesto sia a livello regionale che nazionale la chiusura domenicale; abbiamo chiesto anche che le aperture non superino le 12 ore al giorno e che tutti coloro che sono impiegati nel settore possano lavorare in sicurezza per tutelare la loro salute, quella delle loro famiglie e quella di tutti voi che andate a fare la spesa. Ecco perché abbiamo dichiarato sciopero per domenica 29 marzo, certi della comprensione e della solidarietà che riserverete a tutti coloro che aderiranno. Le lavoratrici e i lavoratori della grande distribuzione alimentare garantiscono, anche in questi giorni di emergenza e grande preoccupazione, la spesa di ognuno di noi. Garantiamo e tuteliamo anche noi la loro salute: non è essenziale fare la spesa la domenica!".  

Data articolo: Thu, 26 Mar 2020 11:00:00 +0200
Scioperi e vertenze
O ci fermate voi, o ci fermiamo noi

C’è un’Italia bloccata, che ha visto tirare giù una saracinesca sulla propria professione, sulla vita quotidiana e sul futuro. E un'altra fatta da cittadini e lavoratori a cui non è dato fermarsi, come i corrieri. La loro giornata è un continuo “stop&go”. Una corsa incessante in cui ci si arresta solo per un pacco da consegnare. Nel nostro Paese sono milioni ogni giorno. Si salta giù dal furgone, si citofona, si apre lo sportello, si cerca il collo giusto prima di affidarlo al cliente e ripartire. Ai tempi del Covid-19, rimanendo un passo indietro e protendendo il più possibile le braccia verso quelle del destinatario. Nonostante tutte le precauzioni, un pensiero batte come un martello: “Chissà se basterà per non ammalarsi”.

A Torino – ci racconta Filippo Violante, delegato sindacale della Filt - nel magazzino Fedex-Tnt in cui sono impiegato, il volume lavorativo si è quasi dimezzato. Abbiamo costituito un comitato per la sicurezza e ottenuto una riduzione dell’orario. Il passo successivo è stato garantire i dispositivi protezione, come mascherine, gel, guanti e la sanificazione dei furgoni e del magazzino. Noi ci occupiamo di spedizioni dei prodotti dei pricipali distretti industriali della zona. Dal nostro punto di vista, le linee guida annunciate dal presidente del Consiglio non sono ancora state attuate: Conte aveva parlato di attività aperte solo se legate alla produzione di beni di prima necessità, ma noi continuano a consegnare di tutto. Non si può fermare l’Italia, ma crediamo sia diventato necessario stringere ulteriormente il cerchio”.

Ma quali sono le attività più pericolose dal punto di vista del contagio? Secondo Filippo Violante, i rischi maggiori si nascondono nei magazzini. “Per mantenere le dovute distanze tra i colleghi, si formano delle file lunghissime. Nei giorni scorsi abbiamo ottenuto la misurazione della temperatura degli addetti all’ingresso e all’uscita. Non è un provvedimento essenziale, però è una prevenzione in più. Anche se in realtà, ancora non si capisce bene se questo virus permanga sugli oggetti che maneggiamo. Noi non possiamo fare altro che utilizzare la mascherina, cambiare i guanti frequentemente, mantenere la distanza di sicurezza cercare di avere meno contatti possibile con i clienti. Da qualche giorno abbiamo smesso di consegnare i pacchi spediti in contrassegno per non maneggiare i soldi".

"C'è chi lavora in condizioni peggiori delle nostre, come i nostri colleghi impiegati per Amazon. Nonostante l’eliminazione dal catalogo dei prodotti non essenziali, le consegne sono aumentate di oltre il 30%. Alle 8.30 trovano i furgoni già carichi e partono per delle giornate che li vedono sulle strade con dei ritmi forsennati almeno fino alle 17.30. Certamente per tutti noi è migliorata la situazione del traffico, visto che sono molto poche le persone in circolazione, ma le situazioni di stress si sono riversate quasi totalmente sul rischio di contrarre il virus e di far ammalare le persone a noi care”.

Due giorni fa, il 24 marzo, lo sciopero nello stabilimento Amazon di Torrazza Piemonte. I lavoratori hanno giustificato la sospensione dell'attività con "un'assunzione di responsabilità civile per limitare il contagio da Covid-19”, denunciando come si continui a operare su merci non indispensabili e in condizioni inaccettabili, con i lavoratori obbligati in assembramenti in entrata e uscita dal proprio turno di lavoro e assenza di dispositivi di protezione individuale. Il sindacato ha ribadito la propria presenza al fianco di magazzinieri, autisti e corrieri del settore che fino a oggi hanno responsabilmente continuato a lavorare, nonostante il rischio di contagio e non sempre in condizioni di piena sicurezza. Ma è necessario comprendere - hanno sottolineato Filt e Nidil Cgil - che non tutte le attività del settore sono necessarie: è arrivato il momento di sospendere la movimentazione e il trasporto di quello che non è essenziale perché il diritto alla salute delle lavoratrici e dei lavoratori viene prima di tutto il resto.

Data articolo: Thu, 26 Mar 2020 09:08:00 +0200

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