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News scioperi e vertenze da rassegna.it (CGIL)

#scioperi #lavoro #vertenze #CGIL

Scioperi e vertenze
Pulizia scuole: sindacati, nessuno resti escluso

Nessuno resti escluso: è questo lo slogan scelto dalle organizzazioni sindacali rispetto al "giusto e importante" processo di internalizzazione dei servizi di pulizia, ausiliariato e mantenimento del decoro nelle scuole statali italiane, previsto dal 1° gennaio 2020. A pochi giorni dalla mobilitazione e da un partecipato sciopero nazionale, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti rilanciano sulla necessità di definire una soluzione per la continuità occupazionale di tutti i 16 mila addetti ex Lsu e appalti storici coinvolti.

La bozza di decreto interministeriale che, ad oggi, prevede 11.236 assunzioni dirette, paventa una perdita occupazionale di 4.783 lavoratori. "Una situazione inaccettabile per noi, che rivendichiamo una gestione coordinata della vertenza attraverso l’attivazione di una cabina di regia, che coinvolga perlomeno i ministeri dell’Istruzione, del Lavoro e dell’Economia, al fine di garantire la contestualità degli interventi utili alla piena occupazione di tutti i lavoratori coinvolti", affermano le tre sigle di categoria.

"Dire che con questa manovra si risparmiano 170 milioni, fino ad oggi utilizzati per dare un lavoro e un salario ai 16 mila lavoratori impiegati, significa avallare quasi 5 mila licenziamenti. Situazione che contrasteremo con tutte le iniziative necessarie", continuano i sindacati.

"Sollecitiamo l'attivazione del tavolo di confronto e interventi integrativi finalizzati a una gestione flessibile del processo di internalizzazione, che dovrà avere i caratteri dell’inclusività e dell’adeguatezza degli strumenti e delle risorse per confermare a tutte le lavoratrici e lavoratori un posto di lavoro e un reddito anche dopo il 1 gennaio 2020", concludono le organizzazioni sindacali.

 

Data articolo: Fri, 18 Oct 2019 17:55:00 +0200
Scioperi e vertenze
Sicilia, i 310 dipendenti Euroservice senza stipendio da agosto

Sono da agosto senza stipendio i 310 dipendenti della Euservice, azienda che ha l’appalto per i servizi di pulizia in molti enti pubblici della Sicilia, tra cui, per citarne alcuni, l’Inps, Riscossione Sicilia, il Comune di Enna, la Guardia di finanza. “I lavoratori - ricorda la Filcams Cgil Sicilia in una nota - hanno già effettuato una giornata di sciopero ma tutti i tentativi fatti per sbloccare la situazione sono finora andati a vuoto”. Tant’è che il sindacato chiama adesso direttamente in causa le stazioni appaltanti, alle quali chiederà incontri. ”Chiediamo di potere valutare insieme la situazione - dice Stefano Gugliotta, della segreteria regionale della Filcams - e tra le possibilità che prospetteremo c’è anche quella di un loro intervento in surroga, come previsto dalla normativa, per venire a capo di una situazione ormai insostenibile per i lavoratori e per le loro famiglie”. Gugliotta conferma “il pieno sostegno del sindacato ai dipendenti della Euroservice”, sottolineando che “alle stazioni appaltanti la Filcams chiederà di farsi carico del problema portandolo a soluzione”.

Data articolo: Fri, 18 Oct 2019 14:45:00 +0200
Scioperi e vertenze
Mediaset, lavoratori Dng in sciopero contro i licenziamenti

Appalti emittenza televisiva: scioperano per l’intero turno i lavoratori e le lavoratrici di Dng-Mediaset (Digital news gathering). La protesta è contro i licenziamenti annunciati dall’azienda stessa, in seguito al blocco della trattativa per il rinnovo del contratto di appalto con Mediaset. L’agitazione è stata proclamata dalle segreterie nazionali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.

In occasione dello sciopero, si terrà un presidio, dalle 11 alle 16, sul piazzale antistante l’ingresso del centro di produzione Mediaset a Cologno Monzese, in viale Europa 44, per denunciare, “oltre al malcontento relativo agli ennesimi licenziamenti annunciati, anche la precarizzazione del lavoro, l’aumento della mole delle attività e il taglio delle retribuzioni negli appalti del broadcast”, si legge in una nota unitaria.

Nelle settimane scorse sindacati avevano giudicato irricevibili le proposte della controparte: licenziare per poi trasformare una parte del personale con contratto a tempo indeterminato di Dng in lavoratori a chiamata e/o licenziare per riassorbire, eventualmente, una parte dei lavoratori un uno spezzatino di micro-imprese appaltatrici. Una proposta, si legge in una nota della Slc Cgil, “ improponibile in quanto non vi è una riduzione del volume di attività né un impatto determinante di tecnologie a risparmio di lavoro: vige invece un disegno di estrema precarizzazione e di abbattimento delle retribuzioni e dei diritti che sta prendendo corpo nel settore del broadcast”.

Anche la situazione dei giornalisti in Mediaset presenta forti problematicità. L'azienda ha fissato per l'11 novembre i trasferimenti dei giornalisti della redazione romana a Milano. "Con l’invio delle lettere di trasferimento, l’azienda ha di fatto interrotto il confronto fino ad allora in corso con la rappresentanza sindacale", si legge in una nota dell'Associazione stampa romana. Che prosegue: "La disponibilità manifestata dall’azienda a riprendere il confronto deve, dunque, a nostro avviso concretizzarsi con il blocco dei trasferimenti operativi a far data dall’11 novembre. D’altronde l’azienda di fronte alle Istituzioni, incluso il sottosegretario Manzella, ha ribadito la volontà di non interrompere le relazioni sindacali".

Tornando al tema dello sciopero, quella che sta attraversando il mondo degli appalti nel broadast – e che riguarda, per semplificare, tutti gli operatori che rendono possibili riprese, montaggio e dirette di servizi giornalistici – è una vera e propria tempesta dovuta solo in minima parte alla rivoluzione tecnologica in atto e invece, soprattutto, alla concorrenza al massimo ribasso che scarica i costi sui lavoratori meno tutelati. Le aziende giustificano i tagli con, appunto, motivazioni tecniche: l’uso dei cosiddetti “zainetti” per riprese e montaggio al posto di macchinari maggiormente complessi e che richiedono più personale, come gli Ob Van Full Hd (cioè le regie mobili) o le stazioni mobili satellitari (le Fly). Motivazioni che i sindacati e i lavoratori rigettano con forza.

Stessa sorte, infatti, è toccata anche ai 46 lavoratori di Videobank in appalto per Sky, che sono stati già licenziati e che hanno protestato con un presidio il 4 ottobre a Rogoredo sul piazzale antistante Sky a Rogoredo (Milano), presidio a cui avevano preso parte anche i lavoratori di Dng, proprio a dimostrare che la partita in atto è complessiva. E oggi gli stessi lavoratori di Videobank prendono parte alla protesta dei dipendenti Dng. Da sottolineare il fatto che sia i lavoratori Dng sia quelli di Videobank sono stati negli anni scorsi esternalizzati da Mediaset e Sky, senza che finora sia stato possibile, in queste vicende, riuscire a far valere un principio di responsabilità nelle aziende prima titolari e poi appaltanti di questi stessi lavori.

Data articolo: Fri, 18 Oct 2019 07:30:00 +0200
Scioperi e vertenze
Roma Multiservizi taglia gli stipendi, lavoratori in presidio

“Quello che sta accadendo è inverosimile. Pretendiamo che tutte le lavoratrici e i lavoratori percepiscano ciò che gli spetta di diritto. Trattenere il 30 per cento degli stipendi a circa tremila persone è un atto pretestuoso, ingiusto e che arrecherà danni a centinaia e centinaia di famiglie”. A dirlo è la Filcams Cgil di Roma e Lazio che oggi (17 ottobre) ha organizzato un presidio davanti alla sede di Roma Multiservizi in via Tiburtina 1072, anche in vista dello sciopero delle partecipate del Comune che si terrà il prossimo 25 ottobre.

A motivare la protesta odierna è stata la decisione aziendale di pagare solo il 70 per cento dello stipendio di settembre. Lo spiegano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti di Roma Lazio in una nota unitaria: “Tutto questo – sottolineano – è accaduto dopo il servizio televisivo de Le Iene, che la stessa azienda successivamente ha smentito nei contenuti. Per questo ci sembra assurdo che chi debba pagare per questa situazione surreale siano le lavoratrici e i lavoratori”. Nel servizio citato si mostrano alcuni lavoratori che farebbero finta di raccogliere i rifiuti prodotti dai commercianti, facendo risultare di aver prestato servizio, senza però averlo effettivamente svolto.

“Chi aveva le competenze e la responsabilità del controllo in tutta questa faccenda?”, commentano i sindacati, che tra l'altro aggiungono: “Sappiamo che le uscite finanziarie mensili di Roma Multiservizi vengono effettuate i primi del mese, motivo per cui riteniamo poco credibile il blocco dei pagamenti del mese precedente che di fatto, è stato lavorato da tutti gli addetti e le addette coinvolte negli appalti del Comune di Roma”.

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 17:05:00 +0200
Scioperi e vertenze
Slc Genova: Dng licenzia, Mediaset tace

Sette anni fa Mediaset ha ceduto parte dei lavoratori a Dng. A livello nazionale questo ha significato il passaggio dalla ‘casa madre’ a Dng per 72 lavoratori di cui 8 a Genova. Oggi Mediaset non ha rinnovato il contratto di appalto a Dng, che ha avviato la procedura di licenziamento collettivo a livello nazionale per 29 operatori di riprese e montaggio, di cui 5 a Genova”. Così Fabio Allegretti, segretario generale Slc Genova.

“Il disinteresse di Mediaset per i propri dipendenti si era già palesato con la cessione di parte delle attività a Dng e oggi si concretizza con l’abbandono di lavoratori e lavoratrici, che per trent'anni hanno contribuito a renderla la più grande emittente privata. Per protestare contro i licenziamenti, contro la precarizzazione del lavoro e contro il taglio delle retribuzioni negli appalti del broadcast Slc ha organizzato uno sciopero nazionale per domani, venerdì 18 ottobre, con presidio a Milano, dalle 11 alle 16, sul piazzale antistante all’ingresso del centro produzioni tv di Mediaset a Cologno Monzese”, prosegue il dirigente sindacale.

“Nel frattempo abbiamo chiesto un incontro urgente al presidente del Consiglio regionale e ai capigruppo, alla presenza del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, e all’assessore Gianni Berrino. La presenza di Toti sarà ancora più significativa, anche in virtù del fatto che egli stesso è giornalista e ha ben presente l’importanza delle produzioni sul territorio e il dramma di dover subire un nuovo pesante taglio al settore nella nostra Regione”, ha concluso il leader Slc.

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 15:57:00 +0200
Scioperi e vertenze
Porti, tre giorni di sciopero a Venezia e Chioggia

Tre giorni di sciopero, pari a un ‘pacchetto’ di 72 ore, sono stati proclamati oggi, 17 ottobre, al termine dell'assemblea dei lavoratori del porto commerciale di Venezia e Chioggia. Lo rendono noto le segreterie territoriali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. “Da anni – afferma un documento emesso al termine dell'assemblea – il lavoro portuale è sotto un attacco pesante da più fronti. Le mancate scelte sul suo futuro e sul suo sviluppo da parte delle istituzioni che ne hanno competenza determinano incertezza degli imprenditori, che devono investire per competere e rendere efficiente e sicuro il lavoro, e segnano una debolezza sulla governance del suo sviluppo”.

I lavoratori ricordano inoltre l'Ordinanza della Capitaneria di porto del 1° ottobre scorso, che riduce a 10,2 metri i fondali e l'accesso delle navi nel Canale dei Petroli e alle banchine. “Una crisi di emergenza oggi sul lavoro – prosegue la nota – e una crisi sul futuro della portualità. Una limitazione inaccettabile, seppur motivata da parametri di sicurezza della navigazione, per le pesanti ricadute immediate con la perdita di navi e merci importanti per il lavoro portuale. Abbiamo già perso una portacontainer di 8,500 teu e prevedibilmente altre sette navi oceaniche. La stima è di oltre 40.000 container in meno entro fine anno, che si aggiungono a un quadro di riduzione di arrivi di oltre 100 navi dall'inizio dell'anno”. Per sindacati e lavoratori si tratta di un “danno enorme” al porto di Venezia, “alla sua competitività, alla sua attrazione commerciale, al suo sviluppo”. I lavoratori portuali chiedono “da subito” la manutenzione dei canali da parte dell'Autorità di sistema portuale, e l'autorizzazione da parte del ministero dell'Ambiente attraverso il “protocollo fanghi”. 

“Non possiamo ulteriormente accettare un clima”, sul lavoro portuale, “in cui garantire l’accesso alle navi sia ritenuto dannoso”, incalzano i portuali: “rivendichiamo la dignità e la centralità di essere migliaia di lavoratori portuali e dell'indotto che con la loro grande professionalità, competenza, in un quadro di rispetto dei diritti contrattuali e sicurezza, lavorano in questa città e fanno da sempre parte della sua storia, della storia industriale di Marghera e dello sviluppo della città”. 

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 15:38:00 +0200
Scioperi e vertenze
«Con la nostra lotta cambieranno idea»

Nei prossimi giorni sarà convocato un consiglio regionale straordinario monotematico sulla vertenza Whirlpool. Questo il primo risultato dell'incontro avvenuto oggi (17 ottobre) tra sindacato e giunta regionale della Campania al termine della manifestazione promossa dalle organizzazioni sindacali dei metalmeccanici che ha portato in piazza i lavoratori dello stabilimento di via Argine. “Con la nostra lotta convinceremo la multinazionale a cambiare idea. Il 1° novembre è vicino, ma le istituzioni devono lavorare per far sì che questa scellerata decisione dell'azienda venga cambiata”, ha detto Raffaele Romano, uno degli operai che oggi ha partecipato alla manifestazione, interpellato dall’agenzia Dire: “Napoli, dalla stessa azienda, è stata ritenuta un’eccellenza per qualità dei prodotti ed efficienza. Facciano un reshoring di produzione in Europa e facciano applicare quel progetto che è stato sottoscritto il 25 ottobre”.

Sulla vicenda è intervenuta oggi su Affaritaliani.it anche la segretaria generale della Fiom Francesca Re David: "Non ci sorprende che la chiusura dello stabilimento Whirlpool a Napoli fosse già contemplata nel bilancio 2018 dell'azienda. Non abbiamo mai considerato credibile che una multinazionale come Whirlpool possa aver così radicalmente cambiato il piano industriale nel giro di pochi mesi. D'altra parte l'azienda era consapevole che con la chiusura di uno stabilimento non avrebbe di certo avuto i sostegni che ha ottenuto con l'accordo". "Whirlpool continua a mentire perché il mercato è aumentato in Europa del 2%. La chiusura dello stabilimento di Napoli è intenzionale", conclude la sindacalista.

Insomma, la mobilitazione dei lavoratori dello stabilimento Whirlpool di Napoli non si ferma. “Abbiamo illustrato lo stato della vertenza all’assessore alle Attività produttive Antonio Marchiello – riepiloga in una nota il segretario generale della Fiom di Napoli, Rosario Rappa – e i motivi per i quali riteniamo inaccettabile la chiusura del sito partenopeo. Ci sono tutte le condizioni per continuare a produrre lavatrici a Napoli. Il governo deve dirci ora che azione intende intraprendere nei confronti della multinazionale. Abbiamo accolto positivamente che alla disponibilità di 20 milioni di euro di incentivi dichiarati ieri dal presidente De Luca, l'assessore oggi abbia comunicato che la Regione è pronta a mettere a disposizione dei finanziamenti previsti per le realtà che si trovano, come in questo caso, all'interno delle Zone economiche speciali".

"Inoltre – continua Rappa – l'assessore ha accolto la mia richiesta di un consiglio regionale monotematico sulla vertenza Whirlpool. Oltre a produrre questi risultati, la mobilitazione di oggi ha evidenziato come i lavoratori non si sono fatti intimorire dal ricatto messo in campo dall'amministratore delegato La Morgia, con la minaccia di cessare le attività a partire dal primo di novembre. Il nostro messaggio è chiaro: andremo avanti fino alla fine mettendo in campo tutte le iniziative possibili, che non si fermeranno soltanto a Napoli, per difendere lo stabilimento di via Argine. Stabilimento che è proprietà della Whirlpool ma che appartiene anche ai lavoratori e a chi lo ha finanziato, e dal quale non permetteremo che esca neanche uno spillo”.

Secondo Andrea Amendola, della segreteria Cgil campana, “è stato un incontro positivo, però bisogna vedere quali saranno gli effetti, anche perché la partita è in mano al governo. La Regione si è detta disponibile a mettere a disposizione dei finanziamenti in presenza di un piano industriale serio, dal momento che Whirlpool rientra all’interno delle Zone economiche speciali e sta dialogando per vedere di fare le cose insieme ai sindacati, lavoratori ed esecutivo”. Il 21 ottobre, lunedì prossimo, le sigle sindacali si incontreranno per definire una mobilitazione generale da tenersi prima del 31 ottobre prossimo, considerato l'ultimo giorno di attività della Whirlpool di Napoli.

(aggiornato alle 16.17)

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 15:37:00 +0200
Scioperi e vertenze
Dinamic Oil (Modena), 18 ottobre sciopero

Dopo gli scioperi di settembre a sostegno del rinnovo del contratto aziendale, i lavoratori della Dinamic Oil di Bomporto (Modena) hanno deciso di aggiungere un nuovo pacchetto di 16 ore da effettuarsi da parte della Rsu. Il primo sciopero di otto ore, con presidio davanti ai cancelli dalle ore 10 alle 11 (via Togliatti, 15), si tiene già venerdì 18 ottobre. La decisione è stata presa nell'assemblea di oggi (giovedì 17), dove i rappresentanti sindacali della Fiom Cgil hanno illustrato ai lavoratori l’esito dell’ultimo incontro con l’azienda di martedì 15 nella sede di Confindustria Modena.

Le risposte alle richieste dei lavoratori e della Fiom Cgil – sostanzialmente più salario, qualifiche certificate e formazione, un’organizzazione del lavoro strutturata e partecipata dai lavoratori – non sono state finora accolte. “L’azienda – spiega una nota sindacale – continua a chiedere di spostare il rinnovo del contratto al prossimo anno, anche se un piccolo passo avanti c’è stato nella disponibilità a riconoscere una quota una tantum in vigenza dell’attuale contratto”.

L’azienda non si è però ancora resa disponibile a riconoscere la partecipazione dei lavoratori all'organizzazione del lavoro. “Le principali richieste in piattaforma – continua la Fiom – sono il riconoscimento del disagio ai lavori più gravosi, la definizione di matrici di competenza e mansionario, la contrattualizzazione delle buone prassi, il pasto completo, il gettone per il lavoro a turni, l’istituzione del salario aziendale per il contributo storico dei lavoratori, il premio di produzione con maggior quota anticipata nel mese”. In vista del prossimo incontro con l’azienda già calendarizzato per la prossima settimana, i lavoratori hanno perciò deciso di sostenere la vertenza per il contratto continuando la mobilitazione con un nuovo pacchetto di scioperi.

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 15:10:00 +0200
Scioperi e vertenze
Firenze, basta con la precarietà dietro le quinte del turismo

Negli alberghi? Cameriere ai piani pagate 4-5 euro l’ora (e la stanza costa 500 euro a notte), esternalizzazioni di servizi come pulizie e facchinaggio che costano la perdita di diritti e pezzi di salario alle lavoratrici, oltre ad alimentare il rischio di cottimo e di appalti illeciti. In bar e ristoranti? Non manca il lavoro nero o grigio, con lavoratori con contratti a 20 ore che poi ne fanno altrettante al nero e con straordinari non pagati. E in musei come Uffizi e Accademia? I circa 300 lavoratori dei servizi in appalto stanno col fiato sospeso perché ai cambi di appalto in fase di realizzazione rischiano lavoro, tutele, salario (si parla di gente che guadagna sui 1.000 euro mensili, a volte nemmeno, a fronte di milioni di turisti che visitano quelle strutture e che producono entrate economiche enormi).

È questo quello che succede dietro le quinte del turismo a Firenze, l’industria che muove l’economia della città (20% del Pil fiorentino, in centro ogni giorno ci sono 26 mila turisti a fronte di 19 mila residenti): e la campagna BackStage della Filcams Cgil, lanciata a livello nazionale, vuole mostrare che i lavoratori di questo settore contribuiscono a crearne la ricchezza, ma senza beneficiarne. Basta guardare i dati dell’Ufficio Vertenze della Cgil fiorentina, che da tempo viaggia su oltre 300 pratiche aperte l’anno (in sostanza, una al giorno) nel settore del turismo (bar, ristoranti, mense, hotel, appalti). Qui i fenomeni più registrati sono il ricorso anomalo e ingiustificato ai contratti a chiamata, le aziende che pattuiscono stipendi contrattando un netto in busta paga (salvo poi scoprire che è ottenuto con i ratei di tredicesima e quattordicesima, crediti d’imposta e assegni al nucleo familiare), l’elusione contributiva (ti assumo a 20 ore e ne lavori 40, il resto te lo do al nero o proprio non te lo do, straordinari non pagati), l'utilizzo di contratti siglati da sindacati non confederali che per il medesimo settore pagano assai meno (anche fino al 35% della paga oraria).

La grande maggioranza di queste vertenze individuali finisce positivamente per il lavoratore: prima di tutto il sindacato cerca una conciliazione extragiudiziale, strumento in grado di rispondere in poco tempo al rispetto dei diritti (“è la strada maestra che cerchiamo di percorrere, faccio appello alle aziende e alle associazioni datoriali affinché potenzino il ricorso alla conciliazione extragiudiziale, perché mettere mano agli avvocati costa di più per tutte le parti e non fa bene a nessuno oltre a saturare le aule dei tribunali che servono, sì, ma non in tutti i casi”, dice Silvio Berlingieri, responsabile dell’Ufficio Vertenze della Cgil fiorentina).

Per questo oggi, 17 ottobre, in piazza Strozzi la Filcams Cgil di Firenze ha fatto un presidio con video proiettati e musica (alla presenza di una cinquantina di lavoratori e lavoratrici dei vari settori del turismo, di Cristian Sesena della Filcams Cgil nazionale e di una delegazione di guide turistiche seguite dal Nidil Cgil) con lo scopo di “rappresentare, attraverso la campagna Backstage, all’opinione pubblica, alle istituzioni e alle nostre controparti datoriali che i lavoratori del turismo a Firenze vivono situazioni ingiuste, e che bisogna adoperarsi per un turismo sostenibile e di qualità in cui la ricchezza sia ripartita sì al capitale ma anche a chi lavora, a svantaggio della rendita. Serve un riequilibrio, e per ottenerlo bisogna diffondere delle buone pratiche. 365 giorni l’anno, perché ormai il turismo a Firenze non ha stagionalità, siamo quasi sempre in regime di overtourism”.

La campagna BackStage della Filcams Cgil ha come obiettivo quello di informare i lavoratori sui propri diritti e permettergli di affrontare la loro esperienza con più consapevolezza, ma anche sensibilizzare turisti e cittadini su quanto lavoro, professionalità e impegno c’è dietro il servizio di cui usufruiscono. Ha detto Sesena in piazza Strozzi: “La campagna Backstage è partita come campagna estiva, ma il turismo stagionale per le città d’arte è una regola che non vale: i turisti ci sono tutto l’anno. Firenze è un emblema di questa situazione, è una città molto visitata dai turisti, ma che non riesce a mettere a valore tutto ciò che il turismo produce in positivo, è una vera e propria cartina di tornasole di quello che succede in tutto il Paese: ci sono condizioni di lavoro assolutamente precarie, dai pubblici esercizi agli alberghi, fino ai lavoratori dei musei, e c’è molto da fare per difendere diritti e occupazione”.

Un esempio di buone pratiche per un turismo sostenibile per gli addetti possono essere le conquiste nei contratti integrativi. Infatti, ad esempio, negli alberghi il nemico numero uno dei diritti dei lavoratori sono le esternalizzazioni dei servizi: ci sono alberghi di lusso in cui cameriere e facchini prendono 4-5 euro l’ora, per via dell’applicazione di contratti nazionali diversi da quello del turismo. Tuttavia, esistono anche alberghi importanti che hanno detto no alle esternalizzazioni per via di accordi con la Filcams Cgil (St. Regis, Westin Excelsior, Plaza hotel Lucchesi) o per scelta (Savoy, Mediterraneo, Villa San Michele a Fiesole). In questo settore, la vertenza più calda è quella del Conference Florentia Hotel (ex Sheraton), in cui ai lavoratori non vengono pagati da tempo stipendi e contributi. Esempio positivo di vertenza andata a buon fine: quella del Caffè Giubbe Rosse, in cui l’impegno della Filcams Cgil ha permesso di salvare – grazie all’intervento di un imprenditore del settore – lavoro e occupazione (peggio andò per una vicenda simile, quella dello storico bar Giacosa, al cui posto ora c’è un negozio di vestiti di lusso). In un settore come quello delle agenzie di viaggio, invece, tiene banco il caso Amandatour: stipendi non pagati e incertezza sul futuro dell’agenzia, che risente delle difficoltà del gruppo che l’ha acquistata.

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 13:59:00 +0200
Scioperi e vertenze
Sciopero partecipate Roma 25 ottobre, adesione pensionati

Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilpensionati di Roma aderiscono allo sciopero di venerdì 25 ottobre delle società partecipate, denunciando lo stato di degrado in cui versa la Capitale. "La crisi delle partecipate è solo la punta dell'iceberg", scrivono i sindacati dei pensionati: "Domenica scorsa una anziana donna è stata ricoverata in ospedale per la caduta tra i sacchi della spazzatura nel tentativo di arrivare al cassonetto. Scuole e spazi pubblici sporchi, sull'orlo di una emergenza sanitaria che rischia di colpire tutta la cittadinanza, in particolare anziani e bambini. Bloccato il servizio di trasporto per disabili, ancora chiusure di stazioni metro e tagli alle linee di trasporto che collegano le periferie della città. Aspettiamo da tre anni il piano dei servizi sociali, la mancanza di risposte da parte di questa amministrazione grava pesantemente sulle fasce già disagiate della popolazione. Le proposte avanzate dal sindacato su tutti questi temi rimangono inevase".

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 11:25:00 +0200
Scioperi e vertenze
Avr (Reggio Calabria), sciopero 6-8 novembre

Sciopero da mercoledì 6 a venerdì 8 novembre dei lavoratori della Avr, l’azienda incaricata della raccolta rifiuti di Taurianova (Reggio Calabria). A motivare la protesta di Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel, che segue lo stop già realizzato il 7 ottobre scorso, la mancata corresponsione da ben quattro mesi degli stipendi, nonostante le continue rassicurazioni della società. “A oggi – scrivono i sindacati – ci risulta che una nutrita componente di lavoratori, circa 50, non hanno ancora percepito la mensilità di luglio”.

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 10:48:00 +0200
Scioperi e vertenze
Whirlpool, a Napoli scatta la protesta dei lavoratori

Un centinaio di lavoratori della Whirlpool si è radunato in piazza Municipio a Napoli, in attesa che la piazza si riempia e possa cominciare il corteo verso via Santa Lucia, dove ha sede la giunta regionale campana. Nonostante la prospettiva, più che mai vicina, di una chiusura dello stabilimento di via Argine, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, annunciata dall'azienda per il prossimo 1° novembre, il clima tra i partecipanti al corteo non è teso. I manifestanti grande striscione a fondo blu con la scritta bianca "Rsu Whirlpool" e bandiere dei sindacati Fim, Uilm e Fiom alla testa del corteo. Tutt'intorno al gruppo, blindati delle forze dell'ordine, per accompagnare la protesta che partirà di qui a poco. A palazzo Santa Lucia non troveranno il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, fuori per altri impegni, ma saranno comunque ricevuti, anche alla luce della proposta di creare condizioni favorevoli per far proseguire l'attività produttiva avanzata dalla Regione, pronta a investire fino a 20 milioni.

"Siamo pronti a tutto – dicono gli operai che hanno già manifestato occupando l'autostrada A3 nei giorni scorsi –; la Regione sta facendo la sua parte, anche il governo deve farla. Whirlpool è patrimonio di tutti, non può finire una storia così importante". Lo stabilimento della multinazionale, che produce lavatrici da decenni, è attualmente fermo. Il brutto sogno dei 420 lavoratori della Whirlpool di Napoli dura ormai da 138 giorni e rischia di trasformarsi presto in un ancora più amaro risveglio. Il 31 maggio scorso è cominciato lo stato di agitazione e il presidio, dopo l'annuncio da parte dell'azienda di procedere a una cessione di ramo d'azienda. Com'è noto, Whirlpool cessa l'attività produttiva a Napoli il 1° novembre. A nulla è servito l'incontro a palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte e il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli: l'azienda è rimasta sulla sua posizione, ritenendo le misure proposte dal governo non risolutive e non in grado di incidere sulla profittabilità del sito partenopeo nel lungo periodo, né sulla competitività del gruppo nella regione Emea. "La totale chiusura e l'indisponibilità del gruppo di cercare soluzioni coerenti con l'accordo mette di fatto a rischio la tenuta del piano industriale e il futuro di oltre 5 mila lavoratori in tutta Italia", denuncia Francesca Re David, segretario generale Fiom.

Le principali tappe della vertenza

25 ottobre 2018: i sindacati siglano l'accordo sul piano industriale, che contempla 250 milioni di investimenti. Inoltre, per recuperare i volumi produttivi a Napoli, prevede che alcune produzioni di Comunanza vengano spostate a Napoli e nello stabilimento lombardo passi la produzione di lavasciuga fatta in Polonia. 

31 maggio 2019: si tiene un incontro tra sindacati e azienda sull'andamento del piano. In quella occasione l'azienda proietta una slide con la X sul sito di Napoli. I sindacati, temendo che lo stabilimento venga ceduto, organizzano un presidio al Mise. L'azienda sostiene che il business delle lavatrici non è sostenibile e che lo stabilimento di Napoli registra perdite di 20 milioni: l'unica strada è la riconversione.

4 giugno: parte il tavolo al Mise.

11 giugno: l'allora ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, firma tre atti di indirizzo destinati alle direzioni competenti dei rispettivi ministeri e a Invitalia con cui richiede la revoca dei finanziamenti concessi, nel corso di questi anni, a Whirlpool, qualora la multinazionale non mantenga gli impegni sottoscritti nel 2018.

25 giugno: governo e sindacati ottengono dall'azienda che non vi sarà alcuna chiusura, nessun disimpegno e la piena occupazione dei lavoratori. 

24 luglio: l'azienda illustra cinque opzioni per garantire la salvaguardia dello stabilimento di Napoli. Tra le ipotesi presentate, la prosecuzione del confronto sugli investimenti nei prodotti di alta gamma, lo spostamento in Italia alcune produzioni realizzate all'estero e l'individuazione di una nuova mission per il sito di Napoli, attraverso la realizzazione di un nuovo prodotto. Di Maio annuncia la presentazione di un decreto che permetterebbe a Whirlpool di accedere a una decontribuzione nei prossimi 15 mesi, con sgravi fiscali sugli oneri relativi ai contratti di solidarietà. Il dl metterebbe a disposizione 10 milioni per il 2019 e 6,9 milioni per il 2020.

1° agosto: l'azienda dichiara, dopo un incontro al Mise, che la riconversione è l'unica soluzione per il sito di Napoli. Whirlpool Emea presenta le sue analisi sulle tre principali opzioni per il sito: nuovi e ulteriori investimenti nel settore Premium; il trasferimento della produzione dall'estero e una nuova missione per lo stabilimento di Napoli.

2 settembre: l'azienda in una nota comunica che il decreto legge sulle crisi aziendali è una misura insufficiente e l'unica soluzione per lo stabilimento Whirlpool di Napoli è avere una nuova missione produttiva.

17 settembre: l'azienda annuncia ufficialmente la volontà di cedere il ramo d'azienda alla svizzera Prs (Passive refrigeration solutions, una startup che detiene un brevetto di container autorefrigerati). Il Mise parla di decisione "grave", che "disattende gli impegni" dell'azienda con il governo. Contrari i sindacati.

19 settembre: il coordinamento sindacale unitario Fim, Fiom, Uilm proclama due settimane di mobilitazione in tutti gli stabilimenti e una manifestazione nazionale.

21 settembre: il ministro per lo Sviluppo economico Stefano Patuanelli lancia un ultimatum: prima ritirino la procedura di cessione, poi si discute.

3 ottobre: l'azienda in una nota sottolinea che il piano dell'azienda svizzera Prs per la reindustrializzazione del sito di Napoli è un progetto solido, facendo notare che le organizzazioni sindacali non sono mai stati disponibili a un confronto.

4 ottobre: sciopero dei lavoratori di tutti gli stabilimenti e manifestazione nazionale a Roma. Una delegazione sindacale incontra il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli, che annuncia lo spostamento del tavolo a palazzo Chigi.

9 ottobre: incontro tra il premier Giuseppe Conte, il ministro Patuanelli e i segretari generali di Fiom, Fiom, Uilm. Il premier riferisce che l'azienda è pronta a sospendere la cessione dello stabilimento di Napoli fino al 31 ottobre e a proseguire il confronto. Per i sindacati, non è stato compiuto alcun passo avanti: l'unica strada da percorrere è la produzione di lavatrici come prevedevano gli accordi. L'azienda conferma la disponibilità a riprendere il confronto con governo e parti sociali e, in attesa della convocazione, conferma la sospensione della procedura di cessione fino e non oltre la fine del mese.

15 ottobre: Conte e Patuanelli incontrano a palazzo Chigi l'ad di Whirlpool Italia Luigi La Morgia. L'azienda "vista l'impossibilità di una discussione sul merito del progetto di riconversione e i mesi di incontri che non hanno portato ad alcun progresso nella negoziazione", annuncia che procederà alla cessazione dell'attività produttiva il 1° novembre. I lavoratori di Napoli scendono in piazza, i sindacati proclamano 2 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti Whirlpool e si dicono pronti a nuove mobilitazioni.

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 10:41:00 +0200
Scioperi e vertenze
Conad-Auchan, sindacati sardi preoccupati per rischio 'spezzatino'

Non piace ai sindacati il primo approccio di Conad in quella che è ormai una vera e propria vertenza sul passaggio dei 18.600 lavoratori, più l’indotto, e 260 punti vendita - dei quali 750 in Sardegna e quattro ipermercati a Cagliari, Sassari e Olbia - dalla multinazionale Auchan Retail-Sma al consorzio di concessionari e soci: prima reazione all’ostilità già conclamata da parte di Conad, lo sciopero nazionale Filcams, Fisascat e Uiltucs in programma il 30 ottobre, che sfocerà in una manifestazione a Roma sotto il ministero dello Sviluppo economico (in concomitanza con l’incontro programmato) e nei quattro presidi davanti agli ipermercati di Cagliari (Pirri e Santa Gilla), Sassari e Olbia.

La mobilitazione è stata decisa dopo la rottura consumata nella trattativa sul passaggio dei primi 109 punti vendita, per i quali Conad ha negato le tutele occupazionali e contrattuali dei 5.700 lavoratori, disdettando subito l’integrativo senza nemmeno impegnarsi a contrattare il nuovo modello di organizzazione del lavoro. E se il buongiorno si vede dal mattino, allora ecco le ragioni dell’immediata reazione sindacale, con un primo sciopero per l’intero turno di lavoro nei punti vendita ancora Auchan e Sma, nei 109 già oggetto della cessione del ramo d’azienda e in tutti gli appalti e servizi coinvolti.

“Siamo più che preoccupati per i 750 lavoratori della Sardegna – hanno detto i segretari regionali Nella Milazzo (Filcams) e Giuseppe Atzori (Fisascat) –, perché sappiamo soltanto che l’ipermercato di Santa Gilla dovrebbe passare alla cooperativa Conad Nord-Ovest, mentre sugli altri c’è totale incertezza”. Il rischio è che si compia l’ennesimo 'spezzatino' a danno dei lavoratori che, sino ad oggi, operavano dentro un unico gruppo. Auchan e Conad, infatti, sono due realtà completamente diverse: una multinazionale a gestione fortemente centralizzata, la prima, un consorzio di concessionari e soci, anche piccoli, la seconda. Il modello Conad si fonda sull’affidamento della gestione operativa a società terze, delle quali la cooperativa proprietaria detiene una quota consistente.

Non a caso, Filcams, Fisascat e Uiltucs nazionali rivendicano un intervento del Mise per una gestione unitaria della vertenza: “Deve sorvegliare e verificare la reale fattibilità del piano, perché se Conad è una buona alternativa alle difficoltà di Auchan, lo deve essere per tutti e non solo per alcuni pezzi, e se ci sono soggetti interessati all’acquisto di quelle reti vogliamo garanzie e certezze anche da parte loro”. Il riferimento va a quanto annunciato da Conad sulla cessione a terzi, senza esplicitare a chi e a quali condizioni, di parti di reti. “Non accettiamo che vengano scaricate le criticità sui vari territori e sulle spalle dei lavoratori; invece, chiediamo che l’intera operazione sia gestita in modo unitario con una azione forte del ministero e il coinvolgimento diretto delle cooperative che fanno capo al consorzio”, concludono i sindacati.

 

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 08:55:00 +0200
Scioperi e vertenze
Boom di vertenze nel turismo, presidio a Firenze

Che succede dietro le quinte del turismo a Firenze, l’industria che muove l’economia della città? Cameriere d’albergo pagate quattro euro l’ora (e la stanza ne costa 500 a notte), lavoro grigio nei ristoranti e nei bar, stipendi e diritti a rischio per le esternalizzazioni nei musei e negli hotel. I lavoratori del settore contribuiscono a creare la ricchezza del turismo ma senza beneficiarne: basta pensare che all'Ufficio vertenze della Cgil territoriale si aprono centinaia di pratiche l’anno, in questo settore.

Per illustrare la situazione di criticità dei lavoratori del settore (attraverso storie, analisi e i dati dell’Ufficio vertenze) e per avanzare proposte a istituzioni e controparti datoriali per un turismo sostenibile per la città e per gli addetti, la Filcams Cgil tiene oggi (giovedì 17 ottobre) a Firenze, precisamente alle ore 10 in piazza Strozzi, un presidio (con musica e video proiettati, alla presenza di una cinquantina di lavoratori e lavoratrici dei vari comparti e del segretario della Filcams Cgil nazionale Cristian Sesena), all'interno della campagna nazionale BackStage dedicata ai lavoratori del turismo.

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 08:03:00 +0200
Scioperi e vertenze
Treofan: sindacati, la proprietà si sottrae al confronto

L'incontro programmato per il 15 ottobre, ancora una volta, ha registrato l'assenza della proprietà, in quanto la stessa ha chiesto un rinvio in data 10 ottobre, giustificato dalla impossibilità di presentare il piano di reindustrializzazione per Battipaglia. Lo afferma una nota di Filctem, Femca e Uiltec locali.

"Su pressione sindacale l'incontro si è svolto ugualmente - scrivono - per fare il punto della situazione per verificare i piani industriali del gruppo. Nella sala commissioni del Mise si sono avvicendati i vari interventi a partire dal responsabile delle crisi industriali, delle segreterie nazionali e territoriali delle categorie e delle Rsu. L'occasione è stata ritenuta comunque utile dalle parti per preparare il tavolo del 29, analizzando il contesto aggiornato, alla luce degli ultimi accadimenti che riguardano gli stabilimenti di Battipaglia e Terni".

A Battipaglia lo stabilimento è ormai fermo dal 18 dicembre del 2018, che vede i circa 60 lavoratori in cassa integrazione straordinaria, fino al mese di marzo 2020; il lavoro della società di advisor con il compito trovare soggetti interessati alla reindustrializzazione del sito, è continuato durante tutta l'estate; senza avere avuto la possibilità di entrare nel merito, a causa dell'assenza dell'azienda e conseguentemente di Vertus, al tavolo è emersa la presenza di alcune manifestazioni di interesse di altrettante società. "Non si è potuto quindi parlare di piani industriali - continuano le sigle -, di occupazione dei lavoratori, della posizione di Jindal rispetto alla cessione degli asset industriali".

La situazione produttiva dello stabilimento di Terni è risultata molto incerta, per quanto riguarda le prospettive future. "È stata inoltre portata a conoscenza del tavolo la presenza di una preoccupante comunicazione aziendale che annuncia che dal 1 gennaio che il prodotto di punta dello stabilimento di Terni sarà commercializzato sul mercato con il marchio Jindal, non più Treofan, e che lo stesso sarà prodotto anche negli altri stabilimenti europei del gruppo. L'esclusività del prodotto in oggetto che rappresenta oggi l'80% della produzione, ha finora garantito la marcia a ritmo serrato degli impianti, tanto da mettere in difficoltà la gestione delle ferie e il ricorso a prestazioni straordinarie, visti i carichi di lavoro".

Nell'ambito della discussione, inoltre, "si è denunciato il ritardo della realizzazione del piano prospettato dall'azienda per l'anno 2019, nei tavoli precedenti, in termini di investimenti economici e assunzioni annunciate del personale. Nel merito l'azienda non ha rispettato gli impegni sul rapporto tra unità lavorative e volumi prodotti, negando i trasferimenti intercompany dei lavoratori di Battipaglia in cigs a Terni, prima annunciati e poi non realizzati, senza alcuna giustificazione. Motivo di una ulteriore preoccupazione aggiuntiva è dato dalla legislazione in corso di approvazione, contenuta nel Def, che inserisce un'imposta aggiuntiva sugli imballaggi da fonte fossile, che rischia nel breve periodo di accelerare la riduzione della domanda sul mercato italiano ed europeo, mettendo a rischio l'intera filiera produttiva e l'indotto del Boop in Italia".

Questo preoccupa per tutti gli stabilimenti Jindal presenti sul territorio nazionale: "Non è più tollerabile per i lavoratori l'atteggiamento irrispettoso adottato fino ad ora dalla società. Dopo circa 12 mesi di vertenza sono stati disattesi incontri ed impegni assunti nazionali e locali. Cosa ancora più grave è stato di non avere mai potuto incontrare la nuova proprietà dopo la scellerata cessione da parte di De Benedetti. E pensare che ieri, dopo avere declinato l'incontro in Italia Mr Jindal era in Europa esattamente a Francoforte in riunione con i vertici aziendali di Treofan, uno schiaffo ai lavoratori ed al governo Italiano".

Il sindacato quindi conclude: "Come delegazione sindacale abbiamo chiesto al Mise di trasferire direttamente alla proprietà, che nell'incontro programmato per il 29 ottobre i lavoratori e le organizzazioni si attendono risposte chiare sui progetti e piani industriali futuri che mettano gli stabilimenti presenti nel nostro Paese in condizioni di lavorare, produrre ed essere maggiormente competitivi anche sullo scenario internazionale. In assenza di tutto ciò, la risposta dei lavoratori sarà determinata e proporzionale all'atteggiamento aziendale e coinvolgerà tutti i dipendenti di Jindal/Treofan presenti sul nostro territorio nazionale".

Data articolo: Wed, 16 Oct 2019 19:02:00 +0200
Scioperi e vertenze
Autostrade, adesione massiccia allo sciopero

“Un'adesione massiccia tra l'80 e il 100% sia nei settori operativi, sia tra il personale tecnico e amministrativo”. Lo affermano Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Sla Cisal e Ugl Viabilità e Logistica, in merito allo sciopero nazionale di tutto il personale delle autostrade del 13 e 14 ottobre, aggiungendo che “rappresenta un risultato eccezionale e riconferma la centralità nel rinnovo del contratto nazionale di un tema delicato come quello delle tutele sociali”.

“Ora, a fronte di una disponibilità di Autostrade per l'Italia e Federreti a sottoscrivere la clausola di salvaguardia sociale e la clausola contrattuale, è indispensabile lo scioglimento in termini positivi della riserva da parte di Fise Acap, affinché la trattativa possa riprendere con tutti i soggetti coinvolti e si possa rapidamente giungere alla chiusura del contratto collettivo. Qualora ciò non si verificasse – affermano infine Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Sla Cisal e Ugl Viabilità e Logistica –, saranno attivate nuove e ulteriori iniziative a tutela di tutto il personale del settore”.

Data articolo: Wed, 16 Oct 2019 09:17:00 +0200
Scioperi e vertenze
Blutec verso il sorteggio, la Fiom non ci sta

Sul sito del ministero dello Sviluppo economico è stato lanciato il sorteggio, previsto per mercoledì 16 ottobre, per la ricerca degli organi delle procedure di amministrazione straordinaria per Blutec: la designazione dei commissari giudiziali, la nomina dei commissari straordinari e dei membri dei comitati di sorveglianza. Ma la legge e la procedura prevedono, in un contesto di crisi come quella di Blutec, la possibilità di decisione da parte del ministro competente.

“La Fiom non condivide la strada intrapresa dal Mise perché è necessario dare continuità rispetto all'attuale amministratore giudiziario, al fine di ridurre la sofferenza dei lavoratori a partire da quelli di Termini Imerese, che non percepiscono la cassa integrazione da giugno. Chiediamo, quindi, al governo di sbloccare urgentemente la cassa integrazione”, afferma Michele De Palma, segretario nazionale Fiom Cgil e responsabile automotive.

“È incomprensibile quello che sta accadendo: la proprietà sotto inchiesta della magistratura nelle scorse settimane ha visto l’assegnazione dal tribunale di un’altra azienda in crisi da anni, l'Alcar – continua De Palma –. Ci sono momenti in cui bisogna assumersi delle responsabilità per evitare il precipitare della situazione per i lavoratori di Bluetc, anche degli stabilimenti di Atessa e Tito. Un cambio di commissario determina per la Fiom lo stop a qualsiasi procedimento ex articolo 47 per l'eventuale cambio degli interlocutori giudiziali”.

“In questi mesi abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci, anche scontrarci, con l'amministratore giudiziario, che è riuscito a gestire una situazione molto complicata, scongiurando il fallimento della società e migliorando la situazione dei lavoratori – conclude De Palma –. Le nuove nomine rischierebbero di vanificare il prezioso lavoro svolto fino ad ora e metterebbero in difficoltà il percorso per la reindustrializzazione di un'area di crisi complessa come Termini Imerese e per il rilancio produttivo degli stabilimenti del Piemonte, Abruzzo e Basilicata”. 

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 19:04:00 +0200
Scioperi e vertenze
Collettore fognario Palermo, licenziati gli ultimi 10 operai

A seguito del licenziamento degli ultimi dieci operai edili impegnati con la Cala Scarl per i lavori del collettore fognario, la Fillea Cgil Palermo ha inviato una nota all'assessore Maria Prestigiacomo, al Rup, ingegnere Giuseppe Vicari e alla Cala Scarl, in cui si chiede un incontro urgente “per conoscere le motivazioni che hanno determinato la sospensione dell'attività lavorativa in cantiere”. 

“Chiediamo un tavolo di confronto per capire quale sia la posizione del Comune e della società – dice il segretario generale Fillea Cgil Palermo Piero Ceraulo –. Non vorremmo che oltre al danno ci sia anche la beffa della rescissione contrattuale dell'opera. Il tempo di ripartire con un nuovo appalto e aggiudicare a una nuova società i lavori di esecuzione – passerebbero tra i due e i tre anni – sarebbe devastante. Bisogna trovare un percorso per rimettere in vita il cantiere e riassumere i lavoratori”.  

Nella nota, in considerazione del mancato pagamento delle retribuzioni dei lavoratori impegnati nei lavori, la Fillea chiede la sospensione dei mandati relativi agli stati di avanzamento lavori già maturati al fine di poter procedere al pagamento delle maestranze attraverso l'intervento sostitutivo. “Abbiamo appreso dai lavoratori – aggiunge Ceraulo – che fino a oggi vantano due mensilità arretrate e quindi chiediamo di velocizzare l'iter dei pagamenti”.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 18:25:00 +0200
Scioperi e vertenze
Pulizia scuole: alta adesione allo sciopero

Alta adesione oggi (martedì 15 ottobre) allo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori degli appalti delle pulizie delle scuole statali, che sono in attesa del decreto ministeriale che definirà le modalità e i numeri delle assunzioni a partire dal 1° gennaio 2020. Il presidio a piazza Montecitorio, organizzato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti ha visto la partecipazione di tantissimi lavoratori provenienti da tutta Italia e arrivati a Roma per reclamare a gran voce i loro diritti.

Nessuno resti escluso”, è questo il messaggio che la piazza vuole mandare al governo: “Siamo favorevoli al decreto di internalizzazioni e ne attendiamo la definizione, ma vogliamo che tutti i lavoratori vengano coinvolti nel piano di assunzione”, affermano i sindacati che, dopo l’incontro al ministero della scorsa settimana, hanno confermato lo sciopero per mantenere alta l’attenzione sul tema.

Le imprese hanno aperto la procedura di licenziamento collettivo per tutti i 16.000 lavoratori e il governo e la politica devono intervenire: non è accettabile che un percorso che può mettere fine ad anni di difficoltà si concluda con la perdita di posti di lavoro di migliaia di lavoratrici e lavoratori. “Confermiamo la disponibilità a trovare soluzioni per tutti”, affermano le organizzazioni sindacali di categoria, “nel segno della solidarietà e dell’inclusione e che rappresentino una risposta complessiva al tema della precarietà, per non dividere e contrapporre i lavoratori”.

La vertenza

Le sigle chiedono “il rispetto dei tempi previsti dalla legge di bilancio sulla stabilizzazione del servizio e la continuità occupazionale per tutti i lavoratori, anche a fronte dell’avvio delle procedure di licenziamento collettivo comunicate dalle imprese del settore affidatarie ed esecutrici degli appalti nell'ambito della Convenzione Consip Scuole”.

L’internalizzazione dei servizi è stata al centro dell’incontro tra governo e sindacati che si è tenuto giovedì 10 ottobre a Roma, presso la sede del ministero dell'Istruzione. Il vertice era stato richiesto da Cgil, Cisl e Uil, al fine di ottenere garanzie e certezze circa la tutela occupazionale e di reddito dei lavoratori e, al tempo stesso, conoscere i contenuti del decreto attuativo della legge di bilancio 2020. In quell’occasione il governo (rappresentato dal sottosegretario Giuseppe De Cristofaro e dal capo di gabinetto Luigi Fiorentino) ha precisato che non ci sarà più il colloquio per l’assunzione nelle procedure selettive e che i tempi di attuazione previsti dalla legge saranno rispettati.

Questo è certamente un fatto positivo, ottenuto grazie alle richieste ripetutamente avanzate dal sindacato. Nei loro interventi, i confederali hanno ribadito la necessità di una gestione coordinata della vertenza fra ministero dell’Istruzione, dell’Economia e del Lavoro, al fine di garantire la contestualità degli interventi utili alla piena occupazione dei lavoratori coinvolti. In tal senso, Cgil, Cisl e Uil hanno riproposto alcuni interventi integrativi finalizzati a una gestione flessibile del processo, che dovrà avere i caratteri dell’inclusività e dell’adeguatezza degli strumenti e delle risorse.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 18:05:00 +0200
Scioperi e vertenze
Roma Metropolitane, lavoratori e sindacati ancora in piazza

Saranno di nuovo in presidio domani, mercoledì 16 ottobre, i lavoratori di Roma Metropolitane, insieme ai sindacati, Cgil, Cisl e Uil, per “difendere il futuro della società e dei suoi dipendenti”. “La giunta capitolina – scrivono in una nota i sindacati – ha finto di confrontarsi sulle partecipate, non ha avuto il coraggio di ammettere che era già pronta una delibera per la messa in liquidazione di Roma Metropolitane, procedendo a tappe forzate, a furia di ‘urgenze’, per far approvare dal consiglio comunale un atto sbagliato senza consentire ai rappresentanti dei cittadini di comprendere la gravità delle decisioni che si stanno assumendo. L'amministrazione mette in campo una serie di atti di forza che, tutti insieme, non fanno un obbligo di legge: si tratta di una scelta politica!”. 

“I cittadini devono sapere – continua la nota di Cgil, Cisl e Uil – che i suoi problemi finanziari dipendono unicamente dalla scelte compiute da Roma Capitale e che le sue attività sono, invece, fondamentali per il rifacimento delle linee A e B della metropolitana (dove si rischia concretamente di perdere i finanziamenti dello Stato), per il completamento della linea C, evitando lo spreco di seppellire le talpe (costate ai cittadini 60 milioni di euro) sotto il Colosseo, per la progettazione di linee di superficie necessarie alla mobilità e per tutte le altre opere che necessiterebbero di profonde manutenzioni per garantire sicurezza ai cittadini, a partire dalle linee Roma-Lido, Roma-Viterbo e Roma-Giardinetti, lasciate oggi in stato di abbandono”.

“Invitiamo i cittadini di Roma a partecipare, insieme ai lavoratori, al presidio che si terrà domani, alle ore 17, di fronte alla sede di Roma Metropolitane in via Tuscolana (172-173) e alla manifestazione ‘ScioperoxRoma’ prevista per il prossimo 25 ottobre, in piazza del Campidoglio”, conclude la nota.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 17:51:00 +0200

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