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News welfare e previdenza da rassegna.it (CGIL)

#scioperi #lavoro #vertenze #CGIL

Welfare e previdenza
Ospedale di Piombino: per la Cgil troppe nubi all'orizzonte

"Le indiscrezioni sul futuro dell'ospedale di Piombino apparse nelle ultime ore sulla stampa ci preoccupano non poco. A quanto si capisce l'Asl starebbe valutando l'ipotesi di integrare i servizi della struttura piombinese non solo con l'intera Val di Cornia e l'Elba, ma anche con quelli dell'Alta Maremma". Ad esprimere preoccupazione in una nota sono Monica Cavallini, vicesegretaria generale Cgil provincia di Livorno, e Simone Assirelli, funzionario Fp-Cgil provincia di Livorno con delega alla sanità.

"Vorremo capire - scrivono i due sindacalisti -, nel caso in cui tali indiscrezioni fossero confermate, che fine farebbe il progetto che prevede l'accorpamento del punto nascita di Piombino con quello di Cecina. Salta tutto? Viene modificato solo in parte? È giunto il momento della chiarezza. Temiamo infatti che possano esserci preoccupanti ripercussioni su entrambi i territori. L'Asl deve dirci in modo chiaro quali siano le sue intenzioni".

Secondo la Cgil restano inoltre "ancora inevase molte delle questioni al centro del Piano di programmazione 2018 – 2019 varato dall'Asl e approvato dalla Conferenza zonale dei sindaci". "Purtroppo - insistono Cavallini e Assirelli - continuiamo ad apprendere le notizie sul futuro dell'ospedale di Piombino soltanto dalla stampa e questo è inconcepibile: chiediamo dunque ancora una volta che la direzione aziendale convochi noi e i sindaci dei territori interessati per discutere sul futuro della sanità locale. Se L'Asl ha deciso di cambiare i propri piani deve dirlo in maniera ufficiale e aprire il confronto con il sindacato: difendiamo infatti non solo i diritti dei lavoratori del settore ma anche quelli dell'utenza", concludono i rappresentanti del sindacato.

Data articolo: Thu, 20 Jun 2019 19:01:00 +0200
Welfare e previdenza
Rsa Monastir: Fp Cgil Cagliari, è emergenza

Si trova in una situazione di vera e propria emergenza la Rsa di Monastir della Fondazione Stefania Randazzo, ormai da oltre dieci giorni senza i direttori sanitario e amministrativo e in carenza di medici e operatori: la denuncia arriva dalla Fp Cgil di Cagliari che, nonostante le diverse segnalazioni, prima alla Fondazione, poi all’Ats e all’assessorato regionale alla Sanità, poi al Comando dei Carabinieri per la tutela della salute, non ha avuto alcuna risposta né rassicurazioni.

“Una situazione particolarmente seria – precisa il sindacato –, se si considera che si tratta di figure professionali essenziali per lo stesso accreditamento del servizio svolto e del suo regolare funzionamento. Il direttore sanitario che, come gli altri colleghi, ha dato le dimissioni, ha un ruolo delicato sotto il profilo assistenziale, anche sul piano della responsabilità professionale, per quanto riguarda la cura e i servizi verso i pazienti”.

A giudizio della Fp Cgil, “i ritardi nella sostituzione di queste figure professionali sono del tutto inaccettabili, perché pregiudicano la correttezza del servizio sotto il profilo sanitario, assistenziale e organizzativo. In altre parole, in questo momento, alla Rsa di Monastir mancano le condizioni organizzative essenziali per proseguire la sua attività”.

L’auspicio del sindacato è che i responsabili della struttura e i soggetti istituzionali competenti intervengano immediatamente per sanare questa gravissima emergenza.

 

Data articolo: Tue, 18 Jun 2019 11:28:00 +0200
Welfare e previdenza
Cardarelli, Fp Cgil Campania: siamo in emergenza

“Quanto accaduto al Pronto soccorso dell’Ospedale ‘Cardarelli’ di Napoli, nella notte tra venerdì e sabato, così come riportato nella dettagliata relazione del responsabile Ps-Obi, inviata ai vertici aziendali e ai sindacati, è di una gravità inaudita. Purtroppo, quanto da tempo stiamo denunciando è accaduto nel più grande ospedale della Campania per la concomitanza di due fattori: la riduzione di personale nell’area dei servizi di emergenza (Pronto soccorso e Osservazione breve), senza che nelle settimane precedenti si sia trovata un'idonea soluzione, e il delirante blocco dei ricoveri imposta dal ‘Bed manager’, nonostante la presenza di otto posti letto disponibili per il ricovero, con il risultato che alcuni pazienti sono restati impropriamente in osservazione. Se a ciò si aggiunge che un paziente in pericolo di vita, a seguito di un'intossicazione da monossido di carbonio, proveniente per trasferimento da Potenza, sia stato assistito in camera iperbarica senza cartella di ricovero, vuol dire che si è superato il limite della decenza”. È quanto denunciano in una nota congiunta Fp Cgil Campania e Fp Cgil Medici.
 
“Sono trascorsi meno di quattro giorni da quando la Fp Cgil ha denunciato l'inutilità della circolare regionale del 7 giugno scorso e ha chiesto al Commissario ad acta interventi eccezionali, a fronte di una situazione di estrema gravità che, nell'imminenza del periodo estivo e con l’avvio delle Universiadi, sta per abbattersi sui servizi ospedalieri di emergenza sanitaria di Napoli e dell'intera Campania. La crisi organizzativa dei Pronto soccorso in Campania, di cui il Cardarelli rappresenta l’emblema, tenderà ad acuirsi nelle prossime settimane per l'assenza di governo e di programmazione del sistema: non c’è più tempo da perdere, bisogna intervenire con la massima tempestività. Dalla stampa si apprende di un'imminente convocazione, da parte della Regione, dei sindacati della dirigenza medica: a fronte di una situazione drammatica di estrema gravità, che mette in serio pericolo il diritto alla vita e il benessere psicofisico di cittadini e operatori, ribadiamo di attendere, da questo incontro, interventi urgenti ed eccezionali per affrontare una situazione che sta implodendo", continuano le due sigle.

“È necessario e improcrastinabile garantire un adeguato numero di personale nei servizi di emergenza sanitaria ospedaliera; bisogna assolutamente assicurare i turni in Pronto soccorso per garantire cure appropriate ed evitare il ‘burnout’ del personale; bisogna che l’Osservazione breve ritorni alla sua funzione primigenia e i pazienti che necessitano di ricovero siano trasferiti nelle specifiche Unità operative e tutto l’ospedale deve assicurare la presa in carico del paziente in emergenza. Se ciò non dovesse avvenire, ognuno si assumerà le proprie responsabilità, di fronte ai cittadini e ai professionisti dei Pronto soccorso”, concludono le organizzazioni sindacali.

Data articolo: Mon, 17 Jun 2019 15:28:00 +0200
Welfare e previdenza
Pronto soccorso Campania, Fp Cgil chiede interventi eccezionali

“Ogni anno, con l'avvicinarsi del periodo estivo, negli ospedali della Campania si acuiscono le difficoltà nell’assicurare un'adeguata turnazione nei Pronto soccorso e nei servizi del sistema integrato di emergenza sanitaria. Il ripresentarsi ciclico di tale criticità è la risultante di diversi fattori, nazionali e locali: una dotazione organica sottodimensionata rispetto al carico di lavoro, un numero di specialisti in emergenza inferiore alla reale richiesta, una rigida organizzazione del lavoro negli ospedali e soprattutto l’assenza di governo e di programmazione per affrontare per tempo la cronica carenza di personale”. A denunciarlo in una nota, Fp Cgil Campania e area metropolitana di Napoli, Fp Cgil medici e i dirigenti Ssn della Campania.
 
“Il 7 giugno scorso la Regione Campania ha emanato una circolare che invita i direttori generali a utilizzare istituti contrattuali già in essere, ma senza incrementare le risorse previste per le prestazioni aggiuntive. Una circolare inutile – sostengono le organizzazioni sindacali di categoria –, perché, sebbene si certifichi la carenza di personale, la soluzione che si adotta non produrrà gli effetti attesi e farà ricadere sempre sui soliti professionisti dell'emergenza la risoluzione del problema: oltre il danno, la beffa. Tutti ignorano, o fanno finta d'ignorare, che esiste un problema drammatico nel garantire i livelli di assistenza in emergenza, cui bisogna fornire in tempi rapidissimi una risposta, nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini. Per questi motivi, ci saremmo attesi una nota più incisiva, ma la Regione ha deciso di non decidere".
 
"Stante la cronica carenza di personale per garantire i turni in Pronto soccorso adeguati al carico di lavoro – è la proposta delle sigle di categoria –, bisogna trovare una soluzione contrattuale equilibrata per tutti, una soluzione temporanea, ma urgente, che deve coinvolgere l’intero ospedale, anche attraverso la parziale riduzione dell’attività di elezione, al fine di scongiurare drammatiche ripercussioni assistenziali e di ordine pubblico. Purtroppo, la circolare regionale non produrrà alcun effetto pratico; non si può pensare di utilizzare gli ordini di servizio per governare la attività in Pronto soccorso, bisogna reclutare personale da altri reparti in maniera temporanea, ma urgente e favorire il deflusso dei pazienti stabilizzati, in attesa di ricovero, nei reparti".
 
"A fronte di una situazione eccezionale di estrema gravità, che mette in serio pericolo il diritto alla vita e il benessere psico-fisico, sia dei cittadini che degli operatori, ci vogliono interventi straordinari ed efficaci. Per tali motivi – conclude Fp Cgil Campania –, ci si attende una risposta in tempi brevi dalla Regione e dalla struttura commissariale: basta note pilatesche, servono interventi eccezionali”.

 

Data articolo: Thu, 13 Jun 2019 12:37:00 +0200
Welfare e previdenza
Ghiselli (Cgil), interessante e condivisibile relazione annuale Covip

 “Garantire una sostenibilità sociale, e non solo economica del nostro sistema previdenziale; garantire anche in futuro una gestione oculata ed efficace dei Fondi di previdenza negoziali e ampliare le loro adesioni soprattutto a giovani, donne, lavoratori delle piccole imprese, attraverso una rete territoriale animata dalle parti sociali. Questi alcuni dei punti contenuti nella relazione annuale Covip che troviamo interessanti e condivisibili”. Così il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli in merito alla relazione sull'attività svolta nel 2018 dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione diffusa oggi dal presidente, Mario Padula.

Data articolo: Wed, 12 Jun 2019 17:41:00 +0200
Welfare e previdenza
Sanità: Sindacati Abruzzo, Regione cambi rotta

Abolizione del superticket di dieci euro, diminuzione dei tempi delle liste d'attesa (con potenziamento delle attività e dei servizi, anche attraverso l'assunzione di nuovo personale), inserimento in tutti gli atti di programmazione sanitaria di un protocollo a garanzia e rispetto della medicina di genere, un piano di investimenti per potenziare la medicina territoriale e domiciliare in tutte le sue articolazioni: case della salute, centri per anziani non autosufficienti, ospedali di comunità, distretti e Adi. Sono alcune della richieste che Cgil, Cisl e Uil dell'Abruzzo, insieme alle categorie dei pensionati e del pubblico impiego, hanno rivolto alla Regione, alla quale consegneranno le 20 mila firme raccolte in una petizione popolare con cui lavoratori, pensionati e cittadini sollecitano "alla politica di questa regione un cambio di rotta verso una sanità universale che garantisca a tutti il diritto alla salute e alle cure".

Data articolo: Tue, 11 Jun 2019 17:30:00 +0200
Welfare e previdenza
Diritti, libertà e servizi sociali per l'inclusione

Il 14 e 15 giugno si conclude all’università La Sapienza di Roma la Conferenza nazionale per la salute mentale, che ha visto la grande partecipazione di migliaia di persone, tra operatori, organizzazioni sociali, sindacati, associazioni di familiari e cittadini utenti di servizi, lungo le 31 tappe attraverso cui si è snodata in tutta Italia. Stefano Cecconi, responsabile salute Cgil nazionale, stamattina ai microfoni di ‘Italia parla’, la rubrica di RadioArticolo1, ha tracciato un bilancio dell’iniziativa.

“Tre parole - diritti, libertà e servizi - definiscono il senso della cavalcata che abbiamo fatto e tengono insieme gli obiettivi fondamentali che aveva la ‘180’, la legge Basaglia, che porta il nome del medico psichiatra che l’ha ispirata più di quarant’anni fa. In primis, restituire la possibilità di dare diritti a persone che erano state cancellate dalla comunità, prive di qualsiasi libertà, che erano state rinchiuse. Dal 1978 in poi, proprio grazie a quella legge, è stato possibile impedire che altre persone venissero internate nei manicomi. Parimenti importante è la parola servizi, perché diritti e libertà si affermano solo se concretamente si garantiscono servizi sociali sul territorio alle persone in stato di grave sofferenza mentale, quindi assicurando loro il lavoro, l’abitare, le relazioni umane; insomma, tutto quello che fa cittadinanza e piena inclusione, attuando il modello organizzativo della legge 833, la riforma sanitaria che ha introdotto il servizio sanitario nazionale, sempre nel 1978”, ha affermato il dirigente sindacale.

“Per quanto riguarda i servizi a disposizione di uomini e donne affetti da patologie mentali, oggi la situazione in Italia è a macchia di leopardo, sulla falsariga di quanto avviene con l’Ssn. Con un’aggravante, che la sofferenza delle persone affette da problemi di salute mentale e dei loro familiari è drammatica e quando un servizio non funziona le conseguenze sono disastrose. Per fortuna, abbiamo anche realtà eccellenti, con esperienze come quella del progetto Ero per l’abitare assistito, che il Dipartimento di salute mentale della Asl di Roma ha messo in campo da qualche mese ed è stato riconosciuto come modello anche dall’Unione europea. Un progetto che propone di sostituire il ricovero nei cronicari con l’abitare assistito, con piccole esperienze in alloggi, in cui intervengono anche gli operatori, dove si prova a riprendere nella quotidianità della vita quello che fa recupero, riabilitazione e cura stessa. Ci sono poi esperienze straordinarie in altre realtà, come Trieste, Emilia Romagna, dove i Csm sono aperti h24, festivi compresi, dove il numero di Tso si è ridotto drasticamente. Al contrario, vi sono tante situazioni di abbandono, servizi che sono diventati meri dispensatori di farmaci, con colloqui di una volta al mese con i pazienti: questo, in parte è legato a carenze di personale, in parte a un arretramento culturale che c’è stato negli ultimi anni”, ha osservato il sindacalista.

“È soprattutto un problemi di investimenti: laddove i fondi ci sono, la scommessa dell’integrazione è vincente, altrimenti si arretra, è ovvio; ma c’è anche un problema di riorganizzazione. Ad esempio, in molte regioni si spende una quantità di risorse pazzesca per residenze pesantissime, che diventa l’unica risposta data a pazienti e famiglie, commettendo un errore gravissimo, perché - come per gli ospedali -, non è una questione di posti letto in più o in meno. Un malato di mente ha soprattutto bisogno di vivere la vita quotidiana con gli altri , di non essere isolato. Perciò, occorre riconvertire culturalmente, organizzativamente e professionalmente l’attività di questi servizi. Servono più risorse, che però vanno spese diversamente, con interventi di supporto, che era poi l’obiettivo del Piano sanitario di salute mentale, pari al 5% del Fondo sanitario nazionale, destinato per l’appunto alla salute mentale. Oggi siamo largamente al di sotto di quel 10% cui, secondo l’Oms, dovrebbe ammontare la spesa globale tra sanità e sociale destinata alla salute mentale, soprattutto per prevenire la patologia prevalente, che è la depressione, con interventi concreti da fare, che chiederemo anche a governo e Conferenza delle regioni”, ha concluso l’esponente Cgil.  

 
Data articolo: Tue, 11 Jun 2019 17:02:00 +0200
Welfare e previdenza
Fisco, proposte ingiuste e regressive

“Una riforma ingiusta e regressiva, finanziata da condono, spesa in deficit e da una partita di giro sulle detrazioni, a vantaggio esclusivo dei redditi alti e non di quelli bassi che rischiano invece di non ricevere alcun beneficio”. È questo il duro giudizio della Cgil sulla flat tax e sulla riforma fiscale ventilata dal governo.

Sulla base di quanto anticipato da esponenti di governo, con la riduzione delle aliquote, da cinque a tre, per la Cgil “si perderebbe la giusta progressività, avvantaggiando i ricchi: tanto più alti saranno i redditi, maggiori saranno i vantaggi; mentre per i contribuenti sotto la soglia dei 26 mila euro potrebbe addirittura essere più vantaggioso restare nell'attuale sistema”.
 
Inoltre, per il sindacato, il progetto dell’esecutivo è “ingiusto” perché, spiega, “oltre a recuperare risorse da un ennesimo gigantesco condono (15 miliardi), ne incassa altre dal taglio alle spese fiscali, detrazioni e deduzioni (fino a 15 miliardi, il resto in deficit). Quindi una partita di giro, poiché, per finanziare tale riforma, alcune persone, soprattutto quelle con i redditi più bassi, si vedranno ridurre le detrazioni, ad esempio per spese mediche e istruzione”.

“Il Paese – conclude la Cgil – ha necessità di una vera riforma fiscale, così come rivendichiamo nella piattaforma elaborata con Cisl e Uil, ma serve garantire equità attraverso la progressività, e partire da chi ha più bisogno, da lavoratori e pensionati riducendo loro le tasse, e agendo, nell’immediato, con l’aumento delle detrazioni”.

Data articolo: Mon, 10 Jun 2019 15:23:00 +0200
Welfare e previdenza
Pesaro e Urbino, pensionati sempre più poveri e anziani

Sono oltre 119 mila le prestazioni pensionistiche e assistenziali attualmente erogate dall’Inps nella provincia di Pesaro Urbino, e di queste 59 mila sono le pensioni di vecchiaia (pari al 49,8% del totale). Sono 11mila le pensioni di invalidità (9,5%), 23 mila le pensioni ai superstiti (19,3%), 4 mila le pensioni/assegni sociali (3,3%) e oltre 21 mila sono le prestazioni a invalidi civili (20,6%). E’ quanto emerge dai dati dell’Inps 2019 (escluse le gestioni dei lavoratori pubblici), elaborati dall’Ires Cgil Marche.

Dal 2015 il numero delle pensioni complessivamente erogate nella provincia è diminuito del 2,14%, pari a 2.600 prestazioni in meno. Nello stesso periodo si è innalzata l’età media dei pensionati. Ciò è particolarmente evidente per l’età di coloro che sono stati lavoratori dipendenti: dal 2015 ad oggi, i pensionati con meno di 65 anni di età sono passati dal 14,5% all’11,5% del totale, mentre coloro che hanno oltre 80 anni sono passati dal 31,4% al 35,6%.

L’importo medio delle pensioni vigenti nella provincia di Pesaro Urbino è di 769 euro lordi, con valori medi che variano dai 1.029 euro delle pensioni di vecchiaia ai 412 euro delle pensioni e assegni sociali. Come per le altre province nella regione, anche per quella di Pesaro Urbino gli importi delle pensioni sono inferiori a quelli nazionali( -167 euro lordi) e del centro Italia (- 196 euro), ma risultano i più elevati delle Marche (discostandosi in positivo di 46 euro dalla media regionale).

Significativa è anche la differenza tra uomini e donne relativamente all’importo della pensione di vecchiaia: se i primi percepiscono 1.285 euro lordi, le donne arrivano a 714 euro, pertanto queste ricevono mediamente 571 euro in meno ogni mese (-44% rispetto agli uomini), e questa differenza risulta ancora più marcata per le pensioni dei lavoratori dipendenti, per i quali il gap tra uomini e donne è di 876 euro mensili.

Nella provincia di Pesaro Urbino 80 mila prestazioni pensionistiche, pari al 67% del totale, sono inferiori a 750 euro al mese (66,6% la media regionale, 61,3% la media nazionale): dunque, 2 pensionati su 3 percepiscono un importo che non consente loro di superare la soglia della povertà.

Una condizione pensionistica nella quale si confermano notevoli differenze di genere: gli uomini conpensioni fino a 750 euro sono il 45,9% del totale (47% a livello regionale e 44,1% a livello nazionale), per le donne tale percentuale sale all’82,4% (80,7% nelle Marche e 74,5% in Italia).

“I dati elaborati da Ires Marche rafforzano le ragioni della manifestazione unitaria dei sindacati dei pensionati per sabato primo giugno”, dice Catia Rossetti segretaria generale dello Spi provinciale: “Come possono mantenersi in salute e curarsi se 2 pensionati su 3 percepiscono un importo che non consente loro di superare la soglia di povertà? Il numero delle persone non autosufficienti cresce di anno in anno e milioni di famiglie sono in difficoltà, servono più risorse e la garanzia di livelli essenziali uniformi in tutto il territorio nazionale”.

Per Silvia Cascioli, segretaria provinciale Cgil, “quota 100 non dà risposta alle donne, che nella maggior parte dei casi, hanno percorsi lavorativi discontinui e raramente raggiungono i 38 anni di contribuzione a 62 anni di età. Inoltre la riduzione dei redditi da pensioni è anche dovuto agli effetti peggiorativi del sistema di calcolo contributivo che anche per i sistemi totalmente retributivi, è operativo dal 2012”.

Data articolo: Fri, 31 May 2019 11:34:00 +0200
Welfare e previdenza
«Dateci retta», i pensionati in piazza

Decine di migliaia di pensionati saranno domani, sabato 1 giugno, a Roma per partecipare alla manifestazione "Dateci retta" in piazza San Giovanni, indetta dai sindacati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil. Una manifestazione - la prima dopo 15 anni a tenersi nello storico punto di ritrovo del movimento sindacale - che si preannuncia molto partecipata con centinaia di pullman e di treni in arrivo da tutta Italia, segno tangibile del sentimento di insofferenza e di insoddisfazione nei confronti di un governo che non ha fatto nulla per migliorare la condizione di vita di 16 milioni di persone anziane. L’inizio è previsto per le 10. La chiusura sarà affidata ai i comizi dei segretari generali di Spi, Fnp e Uilp Ivan Pedretti, Gigi Bonfanti e Carmelo Barbagallo.

Pensionati bancomat. Perdita fino a 20mila euro in meno di dieci anni
Al centro della protesta ci saranno i continui tagli degli assegni operati in poco meno di dieci anni e che hanno portato ad una perdita pro capite fino a 20mila euro. Tagli non irrilevanti e reiterati nel tempo a cui si aggiungono quelli decisi dal governo in carica, che attraverso il nuovo meccanismo di rivalutazione in vigore da aprile sottrarrà a chi è in pensione 3,5 miliardi di euro nei prossimi tre anni.

Altri 100 milioni rientreranno invece nelle casse dello Stato già nel mese di giugno attraverso un conguaglio con cui i pensionati dovranno restituire una parte di quanto ricevuto a gennaio, febbraio e marzo.

I sindacati denunciano inoltre l'insopportabile pressione fiscale sui redditi da pensione, che è la più alta in Europa e maggiore anche di quella applicata al lavoro dipendente per effetto delle minori detrazioni.

Non autosufficienza e sanità emergenze nazionali
Oltre alle pensioni la protesta abbraccerà anche altri temi di estrema rilevanza per un paese che invecchia sempre di più e in cui cresce inevitabilmente la domanda di salute e di assistenza. Temi come il diritto alle cure e ad invecchiare bene, la sanità e la non autosufficienza: vere emergenze nazionali che il governo e la politica non stanno affrontando, denunciano i sindacati.

Le organizzazioni dei pensionati chiederanno il rilancio di un sistema sanitario nazionale che sia davvero universale e non a disposizione solo di chi può permetterselo, e una legge sulla non autosufficienza, necessaria a sostenere milioni di persone in condizioni di fragilità e le loro famiglie.

Data articolo: Fri, 31 May 2019 10:56:00 +0200
Welfare e previdenza
Lo Spi fa i conti: persi fino a 20 mila euro in 10 anni

“Ci hanno scambiati per un bancomat. Guardate quanto abbiamo perso in meno di dieci anni”. Lo scrive lo Spi Cgil in un post su facebook nel quale si conteggiano nel dettaglio tutti i tagli alle pensioni nel periodo 2012-2019. Per un assegno lordo molto basso, di 1.500 euro al mese, la perdita economica è pari a circa 7.200 euro. Cifra che sale, ovviamente, fino ad arrivare a ben 20 mila euro in meno incassati negli ultimi dieci anni da chi ha un assegno lordo di 3.500 euro mensili. 

Un motivo in più, sottolinea lo Spi Cgil, per scendere in piazza a Roma il prossimo 1° giugno e partecipare alla manifestazione organizzata insieme ai sindacati dei pensionati di Cisl e Uil: “Sabato tutti e tutte a piazza San Giovanni. È ora di dire basta”. Nel mirino c’è anche l’attuale governo, responsabile, secondo le tre organizzazioni, di avere tagliato ulteriormente la rivalutazione e di avere previsto un corposo conguaglio che i pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi. 

“La tanto sbandierata pensione di cittadinanza invece – spiegano Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp – finirà per riguardare un numero molto limitato di persone e non basterà ad affrontare il tema della povertà. Nulla è stato previsto inoltre sul fronte delle tasse, che i pensionati pagano in misura maggiore rispetto ai lavoratori dipendenti, e tanto meno sulla sanità, sull'assistenza e sulla non autosufficienza, che sono temi di straordinaria rilevanza per la vita delle persone anziane e delle loro famiglie e che necessiterebbero quindi di interventi e di risorse”.

Data articolo: Wed, 29 May 2019 10:04:00 +0200
Welfare e previdenza
Part-time ciclico: vittoria importante in materia di previdenza

Andrà finalmente in pensione la prima lavoratrice che, avendo un contratto di lavoro con part-time ciclico con sospensione lavorativa durante l'estate, ha promosso vincendola una causa contro l'Inps per ottenere l'accredito dei contributi anche nei periodi di sospensione lavorativa. La sentenza del Tribunale di Milano ottenuta, passata in giudicato e quindi non più impugnabile, ha sancito il riconoscimento dell’anzianità contributiva nei periodi non lavorati in conseguenza del rapporto di lavoro part time ciclico.

Ne dà notizia, in una nota, la Filcams della Lombardia: "Per effetto di ciò la lavoratrice, da noi assistita, ha ottenuto l'accredito di ben 243 settimane che le hanno consentito di raggiungere finalmente il traguardo della pensione. È sicuramente un risultato importante, ma sono ancora tantissime, oltre 100mila in tutta Italia, le lavoratrici e i lavoratori che ogni giorno garantiscono i servizi in appalto di ristorazione, pulizie e assistenza alla persona nelle scuole di ogni ordine e grado, che ad oggi non si vedono riconosciuti i contributi durante il periodo di sospensione scolastica in quanto la normativa non è ancora stata modificata".

Tutto questo, rimarca il sindacato, nonostante la direttiva europea n.97/81/CE e una successiva sentenza della Corte di Giustizia Europa abbiano disposto la non discriminazione contributiva per i lavoratori a tempo parziale ciclico. Questi lavoratori continuano a trovarsi nella condizione paradossale di dover lavorare almeno 50 anni per maturarne 40 di contributi per l’accesso alla pensione. Il mancato adeguamento delle normative italiane a tale direttiva europea, costringe quindi le lavoratrici e lavoratori con part time verticale ciclico a promuovere le cause contro l’Inps che, perdendole, si deve sobbarcare anche le conseguenti spese di giudizio (circa 2000 euro a vertenza), con evidente spreco di denaro pubblico

"Ci sono state diverse occasioni negli ultimi mesi per poter modificare la normativa, ma purtroppo i vari emendamenti presentati da inserire in decreti o disegni di legge in corso di discussione, sono naufragati. Come Filcams ribadiamo ancora una volta la necessità di un intervento normativo che consenta a queste lavoratrici e lavoratori di poter accedere alla pensione senza subire più alcuna discriminazione", conclude la nota.

Data articolo: Thu, 23 May 2019 16:31:00 +0200
Welfare e previdenza
Il governo beffa 5 milioni e mezzo di anziani

"Lo avevamo denunciato da tempo e ora ne abbiamo la certezza. Dopo averli definiti avari, il governo beffa ancora 5,5 milioni di pensionati, riprendendosi i soldi che hanno avuto in più di rivalutazione nei mesi di gennaio, febbraio e marzo, per un totale di 100 milioni. Ovviamente, il tutto avverrà subito dopo le elezioni europee. Fanno come e peggio degli altri".

A dirlo è il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti commentando le disposizioni fornite dall'Inps, in merito al conguaglio sulla rivalutazione delle pensioni. "Alla faccia del cambiamento – conclude Pedretti –. Il 1° giugno i pensionati saranno in migliaia alla manifestazione indetta dai sindacati in piazza San Giovanni, a Roma, anche per denunciare questo ennesimo danno nei loro confronti".

LEGGI ANCHE Ancona, due anziani su tre con meno di 750 euro lordi 
Il 1° giugno la manifestazione in piazza San Giovanni

Data articolo: Tue, 21 May 2019 14:47:00 +0200
Welfare e previdenza
Marche, domande per quota 100 inferiori alle previsioni del governo

Pensioni: sono 3.799 le domande di pensione presentate nelle Marche per Quota 100, ovvero per andare in pensione anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi. È quanto emerge dai dati dell’Inps aggiornati al 13 maggio scorso ed elaborati dalla Cgil Marche. Se si osservano i dati per provincia, emerge che 1.468 domande provengono dalla provincia di Ancona, pari al 38,6% di tutte le domande a livello regionale, 765 da Pesaro Urbino (20,1%), 723 da Macerata (19,0%), 564 da Ascoli Piceno (14,8%) e 279 da Fermo (7,3%).

A livello nazionale sono 132 mila coloro che hanno presentato domanda per Quota 100, il 92% delle quali tramite i patronati. La stragrande maggioranza di coloro che hanno presentato la domanda per andare in pensione con Quota 100 sono di uomini, mentre solo una domanda su quattro viene presentata da donne.

“Si tratta di numeri inferiori alle previsioni fatte dal governo”, dichiara Daniela Barbaresi, segretaria generale della Cgil Marche. Sulla base del trend delle domande finora presentate e accolte a livello nazionale, la Cgil stima che nel triennio Quota 100 coinvolgerà solo un terzo delle persone previste dal governo. Ciò significa che le risorse impegnate saranno utilizzate solo in parte, come peraltro è già accaduto per altre misure come per l’Ape social, precoci, esodati, lavori usuranti, opzione donna.

“Si parla di Quota 100 – aggiunge Barbaresi –, ma chi non ha almeno 38 anni di contributi deve comunque aspettare la pensione di vecchiaia, e questo esclude soprattutto i lavoratori più deboli, che hanno meno contributi o carriere lavorative più discontinue, a partire dalle donne, come anche i dati confermano”. “Inoltre, Quota 100 rappresenta un ulteriore provvedimento a termine che non modifica in alcun modo la Legge Fornero e non affronta in maniera strutturale i nodi del sistema previdenziale”, aggiunge la sindacalista.

“Per questo, riteniamo che siano urgenti interventi strutturali, come quelli proposti nella piattaforma che il sindacato ha presentato unitariamente al governo per garantire la flessibilità in uscita per tutti dopo 62 anni di età, o con 41 anni di contribuzione e interventi che tengano conto della specifica condizione delle donne, dei lavoratori discontinui, di coloro che hanno svolto lavori precoci, gravosi, usuranti. Necessaria poi l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia per i giovani”, osserva Barbaresi.

Aggiunge poi Elio Cerri, segretario generale Spi Marche che “il 1° giugno i pensionati di Cgil, Cisl e Uil scenderanno in piazza, in una manifestazione nazionale a Roma, in piazza S. Giovanni, per testimoniare la loro insofferenza e insoddisfazione nei confronti di un governo che finora non ha voluto ascoltare le loro richieste su pensioni, sanità, assistenza, fisco e le cui politiche hanno penalizzato milioni di persone anziane”.

Data articolo: Mon, 20 May 2019 15:08:00 +0200
Welfare e previdenza
Ancona, due pensionati su tre vivono con meno di 750 euro lordi

Sono 187 mila le prestazioni pensionistiche e assistenziali attualmente erogate dall’Inps nella provincia di Ancona; di queste 106 mila sono le pensioni di vecchiaia (pari al 56,9% del totale), 8 mila sono le pensioni di invalidità (4,5%), 44 mila le pensioni ai superstiti (23,8%), quasi 4 mila le pensioni/assegni sociali (2%) e quasi 24 mila sono le prestazioni a invalidi civili (12,8%). È quanto emerge dai dati dell’Inps 2019 (escluse le gestioni dei lavoratori pubblici), elaborati dall’Ires Cgil Marche.

Dal 2015, il numero delle pensioni complessivamente erogate nella provincia è diminuito del 2,85%, pari a circa 5.500 prestazioni in meno. Diminuiscono, in particolare, le pensioni di vecchiaia dei lavoratori dipendenti (-7,16% pari a 4 mila prestazioni in meno), come anche le pensioni di invalidità, quelle di reversibilità, gli assegni sociali e le invalidità civili.

Nello stesso periodo si è notevolmente innalzata l’età media dei pensionati. Ciò è particolarmente evidente per coloro che sono stati lavoratori dipendenti: dal 2015 ad oggi, i pensionati con meno di 65 anni di età sono passati dal 9,3 all’8,2% del totale, mentre coloro che hanno oltre 80 anni sono passati dal 34,3 al 39,2%.

L’importo medio delle pensioni vigenti nella provincia di Ancona è di 748 euro lordi, con valori medi che variano dai 948 euro delle pensioni di vecchiaia ai 432 euro delle pensioni e assegni sociali.

Come per le altre province, anche per Ancona gli importi delle pensioni sono di gran lunga inferiori a quelli nazionali (-249 euro lordi) e del Centro Italia (-277 euro), e risultano inoltre inferiori alla media regionale, che è di 983 euro. Dopo Fermo, Ancona è la provincia in cui l’importo delle pensioni risulta più basso.

Significativa è anche la differenza tra uomini e donne relativamente all’importo della pensione di vecchiaia: se i primi percepiscono 1.146 euro lordi, le donne arrivano a 713 euro, pertanto queste ricevono mediamente 433 euro in meno ogni mese (-37,8% rispetto agli uomini), e questa differenza risulta ancora più marcata per le pensioni dei lavoratori autonomi, per i quali il gap tra uomini e donne è di 537 euro mensili.

Nella provincia di Ancona 124 mila prestazioni pensionistiche, pari al 66,8% del totale, sono inferiori a 750 euro al mese: dunque, 2 pensionati su 3 percepiscono un importo che non consente loro di superare la soglia della povertà.

Anche da questo punto di vista si confermano notevoli differenze di genere: gli uomini con pensioni fino a 750 euro sono il 50,4% del totale (47% a livello regionale e 44,1% a livello nazionale), mentre per le donne tale percentuale sale al 78,5% (80,7% nelle Marche e 74,5% in Italia).

“Questi dati confermano le preoccupazioni dei pensionati anconetani – dichiara Domenico Sarti, segretario generale Spi Cgil Ancona –. Da almeno dieci anni, il nostro contributo è stato determinante per la tenuta del Paese; senza il nostro sostegno all’interno delle famiglie, la crisi sarebbe stata ancora più devastante. Per questo chiediamo pensioni adeguate e che vengano rivalutate rispetto all’inflazione superando il blocco delle indicizzazioni che questo governo ha inserito nell’ultima manovra economica”. Per Marco Bastianelli, segretario generale Cgil Ancona, “è poco confortante rilevare come il dato pensionistico medio non raggiunga nemmeno i livelli oggi riferiti alla cosiddetta pensione di cittadinanza, per di più con grandi squilibri tra uomini e donne. È quindi necessario che il governo apra un confronto con Cgil, Cisl e Uil affinché, anche attraverso l’intervento sul fisco, migliaia di pensionati possano avere migliori condizioni di reddito e di vita”.

Data articolo: Thu, 16 May 2019 12:52:00 +0200
Welfare e previdenza
Sanità, 15 maggio presentazione report Fp Cgil su liste d'attesa e costi

Nuovo report sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei sistemi sanitari regionali. Mercoledì 15 maggio a Roma si terrà la presentazione del secondo report della Fp Cgil, dopo il primo illustrato lo scorso anno, curato da Crea Sanità e in collaborazione con la Fondazione Luoghi Comuni. Il rapporto, dal titolo 'Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei sistemi sanitari regionali', sarà presentato presso la sede della Cgil nazionale in corso d'Italia 25 dalle ore 10 alle ore 13.

Una fotografia delle condizioni delle prestazioni sanitarie in Italia, tra liste d'attesa e costi, tra pubblico e privato. Interverranno il professore Federico Spandonaro (Università di Tor Vergata e presidente Crea Sanità), la professoressa Carla Collicelli (ricercatrice senior associata Cnr Itb), Sergio Venturi (assessore alla Sanità Regione Emilia Romagna), Valeria Fava (Cittadinanza attiva e responsabile osservatorio civico sul federalismo in sanità), Stefano Cecconi (responsabile salute e area welfare Cgil nazionale) e, infine, Serena Sorrentino (segretaria generale Fp Cgil nazionale). Dunque, appuntamento mercoledì a Roma, in Corso d'Italia 25 a partire dalle ore 10.

Data articolo: Mon, 13 May 2019 15:32:00 +0200
Welfare e previdenza
Se invecchiare a casa propria è un diritto

In occasione della conferenza nazionale di organizzazione dell’Auser, il ricercatore Claudio Falasca ha presentato i dati sugli anziani delle prime cinque regioni prese in esame: Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Campania e Sicilia.

Le criticità future della domiciliarità, con la crescita del numero degli anziani bisognosi di cure e la diminuzione dei caregiver familiari, si confermano in tutte le regioni, con situazioni più critiche soprattutto al Sud. In tutte e cinque le regioni si sottolinea la difficoltà di rinnovo dei caregiver. Nel 2065, in alcune regioni, le donne saranno quanto gli uomini (Toscana, Sicilia) e in Lombardia gli uomini saranno più delle donne.

La ricerca evidenzia che in tutte le regioni, al crescere delle limitazioni funzionali, si riduce il riconoscimento delle indennità di accompagnamento. Inoltre, sono del tutto carenti i posti letto nelle Rsa. A fronte di una media Ocse di 30-60 posti letto ogni mille anziani, in Italia al massimo si raggiunge quota 30 nella sola Emilia Romagna, mentre in Sicilia i posti letto ogni mille anziani sono solo 5,5. Inadeguate poi le risorse per l’assistenza sociosanitaria e fortemente squilibrata fra Nord e Sud: la spesa media di 96 euro pro capite oscilla dai 45 in Sicilia a 113 in Toscana. Tra il 2011 e il 2017 in Sicilia si riduce il numero delle colf (meno 17,2%) e cresce quello delle badanti (più 58%), soprattutto di nazionalità italiana.

Le case degli anziani sono per la maggior parte prive di ascensori. Nella sola Emilia Romagna, oltre 203.000 abitazioni con anziani soli sono per la maggior parte senza ascensore, in Campania sono 153.000 le abitazioni con anziani soli, dove l’ascensore non c’è. La vita nei grandi centri urbani diventa un percorso a ostacoli: per le condizioni stradali, l’inefficienza dei trasporti, l’illuminazione delle strade, l’insicurezza.

“Questi dati – ha sottolineato Falasca – sono di stimolo per la promozione di un dibattito politico sui temi della domiciliarità, attualmente del tutto assente. Invece, è assolutamente prioritario interrogarsi su come e quanto la domiciliarità sarà in grado di corrispondere al crescente invecchiamento della popolazione nel nostro Paese”.

Data articolo: Thu, 09 May 2019 18:35:00 +0200
Welfare e previdenza
Spi Cgil, su rivalutazione Tridico mente sapendo di mentire

“Sulla rivaltuazione delle pensioni, il presidente dell'Inps continua a mentire, sapendo di mentire. Il taglio c’è stato, eccome, tanto che 3,5 miliardi finiranno direttamente dalle tasche dei pensionati nelle casse dello Stato”. Lo dichiara il segretario generale Spi Cgil, Ivan Pedretti, rispondendo a quanto riferito da Pasquale Tridico, a seguito delle assemblee dei pensionati, che si sono tenute oggi a Padova, Roma e Napoli.

“C’era un accordo sottoscritto dai sindacati con il precedente governo – continua il dirigente sindacale –, che doveva riportare in vigore il vecchio sistema di rivalutazione e che è stato disatteso. È davvero incredibile che a rispondere a milioni di pensionati arrabbiati e delusi sia il presidente di un ente che dovrebbe essere super partes e rappresentare gli interessi generali".

“Di sicuro – conclude il segretario generale Spi Cgil –, c'è che dopo la manifestazione del 1° giugno in piazza San Giovanni, dovremo andare anche sotto l’Inps per ricordare a chi lo dirige qual è il suo ruolo e per sollecitarlo a fare meglio il proprio lavoro, viste le ripetute disfunzioni che registriamo a discapito dei cittadini”.

Data articolo: Thu, 09 May 2019 18:13:00 +0200
Welfare e previdenza
«Il governo non ci ascolta». Pensionati in piazza il 1° giugno

Padova, Roma e Napoli: parte da qui oggi, giovedì 9 maggio, il percorso di mobilitazione delle pensionate e dei pensionati di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil che culminerà nella manifestazione nazionale indetta per il prossimo 1° giugno a Roma e spostata nei giorni scorsi da piazza del Popolo a piazza San Giovanni viste le altissime adesioni che le tre sigle stanno registrando in tutta Italia. 

Le assemblee di questa mattina si sono svolte tutte in contemporanea. A Padova l'appuntamento è al Gran Teatro Geox e ad aprire i lavori è stato il segretario nazionale Fnp Cisl Marco Colombo, mentre le conclusioni sono state affidate a Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi Cgil). A Roma l'assemblea si è svolta al Palazzo dei Congressi, introdotta dal segretario nazionale Uilp Uil Emanuele Ronzoni e chiusa da Gigi Bonfanti, segretario generale della Fnp Cisl. A Napoli, infine, appuntamento presso l’Hotel Ramada, con l'intervento iniziale del segretario nazionale Spi Cgil Raffaele Atti e le conclusioni affidate a Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil e reggente Uilp Uil. 

"Tanti i pensionati e le pensionate che hanno partecipato alle tre assemblee unitarie, a testimoniare il clima di insofferenza e di insoddisfazione nei confronti di un governo che non ha voluto finora ascoltare le loro richieste in tema di pensioni, tasse, sanità e assistenza. Nonostante i molteplici appelli rivolti alle forze politiche che governano il Paese – dichiarano Spi, Fnp e Uilp - con l’obiettivo di trovare insieme delle misure che potessero andare incontro alle esigenze dei pensionati, l’unica decisione adottata dal governo è stata quella del taglio della rivalutazione, alla quale si aggiungerà un corposo conguaglio che i pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi". Spi, Fnp e Uilp, al contrario, avevano chiesto di ridurre le tasse sulle pensioni che risultano essere le più alte d’Europa. 

"Ci siamo mobilitati per avere una sanità che rispondesse realmente alle esigenze dei pensionati - continuano i tre sindacati - con interventi e risorse maggiori da destinare all’assistenza e alla non autosufficienza: il governo non ci ha voluti ascoltare, rimanendo indifferente di fronte a temi di straordinaria rilevanza per la vita delle persone anziane e delle loro famiglie. Di fronte a tale silenzio - concludono Spi, Fnp e Uilp - è necessario avviare una grande mobilitazione unitaria per impedire che si continui con politiche sbagliate che danneggiano ulteriormente la condizione di vita già difficile dei nostri pensionati”.

Data articolo: Thu, 09 May 2019 08:10:00 +0200
Welfare e previdenza
Auser, una grande rete che guarda al futuro

Si inaugura oggi, 9 maggio, a Roma, presso il Centro congressi Frentani, la conferenza di organizzazione dell’Auser ("Una grande rete che guarda al futuro"). L'appuntamento assume grande rilievo, in considerazione del fatto che coincide con il trentennale dell’attività dell’associazione non profit vicina alla Cgil. “La conferenza di organizzazione – conferma a Rassegna Enzo Costa, presidente Auser – è il luogo dove inizieremo le celebrazioni dei trent’anni. Per un’associazione come la nostra tale ricorrenza assume un importante significato. Non sono tante le società del terzo settore che possono vantare un simile traguardo”.  

Era il 5 maggio 1989, quando l’allora segretario generale della Cgil, Bruno Trentin, insieme allo Spi Cgil, promuoveva la nascita dell’Auser, per dare agli anziani del Paese nuove occasioni di protagonismo, partecipazione e pratica della solidarietà. Dall'iniziale fase di sperimentazione, l’associazione ha vissuto nel corso degli anni un processo di espansione continuo. Attualmente, può contare su circa 300 mila iscritti e una rete di 50 mila volontari, con un volume di attività di sette milioni e mezzo di ore di volontariato, avvalendosi di un dialogo continuo con la Cgil e con lo Spi e muovendosi nell'ambito del sistema associativo che si occupa di sociale.

Al centro dei lavori della conferenza organizzativa c'è l’approvazione del nuovo statuto nazionale e le nuove sfide dettate dalla riforma del terzo settore in dirittura d’arrivo. “Si tratta di una riforma complessa e impegnativa – sostiene il presidente Auser –, in virtù della trasformazione legislativa in atto, che riguarda tutto il mondo del volontariato e della promozione sociale, e impone alle associazioni grandi capacità di rinnovamento e di essere soggetti sempre più organizzati. In pratica, cambiano tutte le regole e vengono chieste alle associazioni trasparenza assoluta e un rigore addirittura superiori a quelli pretesi dalle imprese. Tutto ciò non ci spaventa, al contrario, ma ci carica di responsabilità. Sono anni che ci stiamo preparando al cambiamento. Tutti i nostri bilanci sono pubblicati sul nostro sito web e dal 2015 presentiamo anche il bilancio sociale. La nuova normativa ci impone di adeguare tutti i 1.534 statuti sul territorio, tanti quante sono le nostre sedi presenti in tutte le province italiane. Per ogni sede, la legge prevede un atto costitutivo e uno statuto ad hoc”.

Ma la conferenza, alla quale sarà presente l’intera platea dell’ultimo congresso, per una riflessione a 360 gradi sul nuovo ruolo dell’Auser, servirà anche a fare il punto della situazione di quello che è diventato oggi il mondo del terzo settore. “Il peso della nostra associazione è sempre più rilevante – osserva Costa –: di recente, il ministero del Lavoro ha certificato le prime otto associazioni a livello nazionale, e fra queste ci siamo noi.  La nostra associazione, che riesce a coinvolgere nelle sue attività oltre un milione di persone, è in grado di operare in una società che sta vivendo un cambiamento demografico epocale. Tra qualche anno, un italiano su tre avrà più di 65 anni, con un’aspettativa di vita ulteriore di oltre vent’anni, che va riempita di contenuti e di qualità. Perciò stiamo costruendo un’associazione adeguata ai tempi: strutturata, organizzata e trasparente, capace di anticipare il cambiamento e sempre più in ascolto della gente”.

"Il terzo settore è diventato indispensabile e si incrocia con i bisogni sociali del Paese", afferma ancora Costa. Anche perché lo Stato, a seguito dei tagli continui alle risorse per i servizi, tende a delegare proprio al mondo del non profit tutta una serie di attività legate al welfare nazionale, ormai in parte smantellato sul territorio. “Ma noi siamo sussidiari al pubblico, non sostitutivi – precisa il presidente Auser –. Ci possiamo affiancare, ma non prendere il posto dello Stato. Riceviamo appelli quotidiani dai sindaci a intervenire. Nel 2018, al nostro call center "Filo d’argento" abbiamo ricevuto 1.400 chiamate, e quando abbiamo aperto gli ambulatori sociali pensavamo di rivolgerci agli ultimi, ai diseredati, a tutti coloro che vivono ai margini della società: invece, ci siamo accorti che oltre il 60% delle richieste di aiuto provengono da gente normale, per lo più anziana, che fa parte di quegli undici milioni di italiani che per motivi economici hanno smesso di curarsi. Ci servono di continuo nuovi volontari e, malgrado la nostra rete di collaboratori sia sempre più in espansione, non riusciamo a smaltire tutte le chiamate ricevute e a portare a compimento tutti gli interventi richiesti”.

I lavori della conferenza si aprono alle 10 con il saluto di Luigi Annesi, presidente Auser Lazio, cui seguiranno la relazione del presidente nazionale Enzo Costa e il dibattito. Alle 12 è prevista una comunicazione sull’applicativo unico di Giuseppe Giorno, di Gasnet. I lavori riprenderanno alle 14,30 con la comunicazione di Francesca Biasiotti su Auser in sicurezza, cui seguirà nuovamente il dibattito. Alle 16.30 verranno presentati da Claudio Falasca i dati regionali (Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Campania, Sicilia) della ricerca di Auser e Spi Cgil “Il diritto di invecchiare a casa propria”. Alle 18 si terrà la premiazione del concorso nazionale “Informazione e disinformazione nell’era del web e dei social” e la consegna dei "bollini di qualità" alle università popolari e ai circoli culturali Auser.

Domani, venerdì 10 maggio, si riprende (ore 9,30) con una comunicazione dell’Osservatorio Auser per le pari opportunità e le politiche di genere. Alle ore 11 si terrà la tavola rotonda “Auser, 30 anni di attività: una sperimentazione concreta”, che sarà coordinata da Andrea Volterrani, dell'Università Tor Vergata di Roma, e in cui sono previsti gli interventi di Maurizio Landini, segretario generale Cgil, Ivan Pedretti, segretario generale Spi Cgil, ed Enzo Costa, presidente nazionale Auser. La tavola rotonda verrà trasmessa in diretta da RadioArticolo1. Alle ore 12.30 si terranno le relazioni delle commissioni, l’approvazione del nuovo statuto e la votazione dei documenti. Le conclusioni del presidente Enzo Costa sono previste per le 13.30.

Data articolo: Wed, 08 May 2019 17:13:00 +0200

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