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News welfare e previdenza da rassegna.it (CGIL)

#scioperi #lavoro #vertenze #CGIL

Welfare e previdenza
Barbagallo: "Abbassare le tasse sulle pensioni"

"Il governo non sta tenendo in giusta considerazione i pensionati. Sono anni, dal 2011, che non c'e' una rivalutazione delle pensioni. I pensionati si stanno impoverendo. E abbiamo il problema di avere una legge sulla non autosufficienza, un problema che riguarda tre milioni di famiglie". Cosi' il segretario generale della Uilp, Carmelo Barbagallo, dalla manifestazione nazionale dei sindacati dei pensionati al Circo Massimo. "I veri ammortizzatori sociali di questo Paese sono i pensionati, ma se perdono potere d'acquisto come faranno ad esserlo ancora", ha detto Barbagallo, indicando oltre alla questione della rivalutazione delle pensioni anche quella di "abbassare le tasse, che sono il doppio in Europa per i nostri pensionati"

Data articolo: Sat, 16 Nov 2019 11:30:00 +0200
Welfare e previdenza
Napoli: sindacati pensionati, sosteniamo firme per legge su non autosufficienza

“Sosteniamo la raccolta di firme per una legge sulla non autosufficienza. Una legge di civiltà non solo le persone colpite da patologie invalidante, ma anche le loro famiglie sulle cui spalle non può cadere tutto il peso del sostegno al familiare invalido”. È quanto si legge in una nota diffusa dai sindacati dei pensionati (Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil pensionati) di Napoli ricordando la manifestazione di sabato prossimo (16 novembre) al Circo Massimo, a Roma.

“In Italia – precisa la nota – sono quasi 3 milioni gli anziani non autosufficienti e in Campania, per il concorrere di molti determinanti negativi, l’incidenza di questa condizione sul totale della popolazione con più di 65 anni è maggiore della media nazionale. Un fenomeno simile richiederebbe dalla politica e dalle istituzioni di concepire risposte non riduttive, e investimenti coraggiosi per ripensare un welfare non come costo ma anche come occasione di lavoro per i tanti giovani che non hanno più speranze per il loro futuro”.

Al centro delle rivendicazioni c’è anche “una seria rivalutazione delle pensioni bloccate da anni, contro l’elemosina presente in manovra di 6 euro l’anno. Chiediamo il taglio delle tasse per i pensionati, che le pagano più di tutti perché una pensione non può essere equiparata al reddito da lavoro in quanto è frutto di contributi già pagati in una vita intera di lavoro”.

Data articolo: Thu, 14 Nov 2019 12:16:00 +0200
Welfare e previdenza
«Chiedetemi ciò che volete». Pedretti risponde su Reddit

Un confronto serrato, serio, di merito, a volte anche aspro. Decine e decine di domande sul sindacato, sulle pensioni, sul lavoro, sullo scontro generazionale che monta e che andrebbe evitato a tutti i costi. Il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti è sbarcato su Reddit – una piattaforma digitale molto frequentata da giovani e giovanissimi con cui altrimenti sarebbe impossibile entrare in contatto - per quello che in gergo si definisce AMA (dall'inglese Ask Me Anything, chiedetemi quello che volete).

Si è trattato di una sorta di intervista collettiva, un botta e risposta lungo e articolato che ha toccato tantissimi temi di stringente attualità: dalla sostenibilità del sistema previdenziale italiano alla capacità del sindacato di rappresentare i nuovi lavori fino alla crisi demografica e ai rischi e alle opportunità derivanti dall'invecchiamento della popolazione. “Ogni occasione di dialogo con i giovani deve essere colta – ha dichiarato lo stesso Ivan Pedretti sul suo profilo Facebook – e per questo non mi sono sottratto rispondendo a tutti con franchezza e serietà. È stata una bella esperienza, che mi piacerebbe replicare in futuro”.

Si è parlato della manifestazione di sabato prossimo al Circo Massimo, del sistema pensionistico, di quota 100 e dei risvolti che avrà in futuro. Un esempio? Un giovane di 27 anni che non aver ancora fatto un giorno di lavoro (causa studio principalmente), quindi non ha alcun contributo versato per la pensione, ha chiesto un consiglio: “A un ragazzo della tua età – ha risposto Pedretti – consiglio di fare tutto il possibile per cercare di avere un lavoro stabile e ben pagato, che ti permetta di pagare i contributi continuativamente e senza interruzioni. So che è una risposta ovvia e banale e che è il più grande problema in Italia. Rispetto all’assicurazione privata integrativa, non credo sia un modello da prendere a riferimento, semplicemente perché non sarebbe alla portata di tutti (economicamente parlando). Esiste però la pensione integrativa prevista all’interno dei contratti di lavoro, non tutti sono al corrente della sua esistenza e del suo funzionamento, ma io sono convinto che sia una soluzione percorribile da rendere addirittura obbligatoria”.

Tutta la conversazione si può leggere cliccando su questo link: https://www.reddit.com/r/italy/comments/dv7xj9/sono_ivan_pedretti_segretario_generale_del/

Data articolo: Wed, 13 Nov 2019 11:31:00 +0200
Welfare e previdenza
Dipendenze e riduzione del danno, parola agli operatori

La sfida dei livelli essenziali di assistenza per la riduzione del danno; la riorganizzazione dei servizi per le dipendenze; le riflessioni e le proposte degli operatori e delle operatrici del settore. Sono questi i temi al centro di un giornata di riflessione organizzata per oggi (mercoledì 13 novembre) a Roma dalla Cgil, insieme alla categoria della Funzione pubblica. L'appuntamento è alle ore 10 presso la sede della Cgil nazionale (in corso d'Italia 25) (scarica il programma).

Spiega Denise Amerini, che per la Confederazione è responsabile Dipendenze per l’area welfare: “Si assiste da tempo a un rilancio della vecchia e fallimentare politica centrata sulla ‘lotta alla droga’, che, nei fatti, è stata la guerra ai drogati, ha criminalizzato gli usi, riempito le carceri, impoverito si servizi, pensato la prevenzione in termini securitari e repressivi (un esempio: i cani nelle scuole) piuttosto che informativi e formativi. Da tempo, invece, la politica dei quattro pilastri (prevenzione, riduzione del danno, terapia e reinserimento,repressione del traffico illecito) è il riferimento per gli interventi più avanzati in tutta l’Europa”.

In questo scenario, e in preparazione della conferenza nazionale sulle droghe che si terrà a Milano il 31 gennaio e 1° febbraio 2020, di cui la Cgil è fra i promotori, la confederazione organizza questa giornata del 13 novembre. “La riduzione del danno – prosegue la sindacalista – è uno strumento fondamentale di intervento in tutti i contesti, anche all’esterno dei servizi strutturati, sia in termini di limitazione dei rischi e di prevenzione, sia di salute, anche pubblica. Ed è uno strumento importante di innovazione dei servizi. I tanti operatori del servizio pubblico e privato sociale che in questi anni hanno continuato a fornire servizi di elevata qualità, innovativi, spesso non valorizzati ed adeguatamente riconosciuto e valorizzati, lo sanno bene. Di questo discuteremo con i nostri interlocutori, operatori impegnati da anni nei servizi per le dipendenze. Chiedendo ai decisori politici che quanto previsto nei Lea diventi finalmente un diritto esigibile su tutto il territorio”.

Parteciperanno alla tavola rotonda rappresentanti di alcune Regioni, della conferenza Stato regioni, del ministero della salute e dell’Anci. Le conclusioni della giornata sono affidate dalla segretaria confederale della Cgil Rossana Dettori.

Data articolo: Wed, 13 Nov 2019 09:40:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensioni, ancora troppe disparità tra donne e uomini

Poco più di 341 mila: sono queste le persone che, nel triennio 2019-2021, usciranno con Quota 100 (la possibilità di andare in pensione con almeno 62 anni di età e 38 di contributi). Di loro, la componente femminile non arriva a 100 mila persone. Sono alcuni dei dati che si evincono da una simulazione elaborata da Cgil e Inca nell’analisi "Dis(uguaglianze) di genere nel sistema previdenziale" presentata oggi (12 novembre) nella sede nazionale del sindacato a Roma. Confederazione e patronato sottolineano come Quota 100 non sia “una risposta” ai bisogni e alle questioni che emergono dall’universo delle donne. La ricerca stima che nel periodo 2019-2021 oltre 43.500 donne usciranno con Quota 100 nel settore privato e più di 56.200 nel settore pubblico. Il resto della platea coinvolta è rappresentato da uomini (oltre 214 mila). La Cgil rivaluta al ribasso, inoltre, le stime del Def, che prevedevano 973 mila uscite nel triennio: per la confederazione le uscite saranno 631 mila in meno.

I DATI PRESENTATI NEL REPORT
Le disuguaglianze di genere presenti nel mercato del lavoro si ripercuotono anche sul sistema previdenziale: le pensioni di vecchiaia erogate alle donne sono il 48% in meno rispetto a quelle erogate agli uomini, quelle anticipate il 20% in meno. Inoltre, l’83% delle pensioni integrate al minimo sono liquidate alle donne, che ricevono una pensione di vecchiaia che ammonta a 645 euro lorde al mese. Come si evidenzia nel rapporto, poi, le donne sono penalizzate anche per l’accesso alla pensione anticipata. Hanno potuto usufruire di strumenti come Ape sociale e Precoci solo rispettivamente il 34% e il 17% delle lavoratrici. Ecco perché secondo la confederazione quota 100 resta una risposta “parziale”. Infatti, sulla base di alcune stime del sindacato le donne che nel 2019 utilizzeranno tale misura saranno circa 40mila, il 26% del totale (pari a 144mila). Un quadro di forti disuguaglianze aggravato dalla normativa attuale che prevede vincoli anche reddituali di accesso alla pensione. Infatti, come evidenzia la Cgil, le lavoratrici che andranno in pensione con il sistema contributivo (tra il 2035 e il 2040) saranno costrette ad aspettare i 73 anni di età poiché il loro reddito non supera di 2,8 volte (1280 euro) o 1,5 volte (680 euro) l’assegno sociale.

L’analisi è stata presentata martedì 12 novembre durante un’iniziativa organizzata dalla Cgil nazionale nell'ambito della campagna della confederazione "Rivolti al futuro". È il secondo appuntamento dopo quello dedicato ai giovani, ed è stata un’occasione importante, anche alla luce del confronto aperto con il governo, per evidenziare le problematiche dell’attuale sistema pensionistico e quanto le riforme degli ultimi dieci anni abbiano pesato in particolare sulle donne. Per la Cgil è necessario riconoscere il lavoro delle donne e valorizzare quello di cura, come richiesto dai tre sindacati confederali nella piattaforma unitaria, ed è tempo di ottenere risposte concrete per superare la riforma Fornero, dando così un futuro pensionistico ai giovani, alle donne e ai lavoratori gravosi. L’iniziativa è stata aperta da Susanna Camusso, responsabile delle Politiche di genere della Cgil nazionale. A seguire la relazione introduttiva del segretario confederale Roberto Ghiselli. Poi gli interventi di diverse delegate di categoria e il contributo di Maria Luisa Gnecchi, responsabile welfare del Pd e componente della segreteria, e del sottosegretario al Lavoro Francesca Puglisi,. Le conclusioni sono state affidate al segretario generale della Cgil Maurizio Landini.

IL VIDEO INTEGRALE

“Chiediamo che il tavolo che abbiamo conquistato prenda nei prossimi giorni la strada di una riforma strutturale della legge Fornero, per dare garanzie future a tutti e uguaglianza, riconoscendo le differenze di genere”. Lo ha detto nel corso dell’iniziativa Maurizio Landini. “C’è bisogno, dentro questa legge di bilancio, di dare i primi segnali che riguardano il part-time verticale, l'allargamento dell'Ape sociale e la definizione di un percorso certo per una legge sulla non autosufficienza. C’è poi - ha proseguito Landini - un nostro giudizio di insufficienza rispetto alla rivalutazione delle pensioni”, uno dei temi al centro della manifestazione unitaria indetta dai sindacati per sabato 16 novembre al Circo Massimo a Roma.

"Stiamo affrontando il tema della diseguaglianza di genere nel sistema previdenziale perché il nostro sistema previdenziale è ingiusto per tante ragioni, in quanto non è pensato sul fatto che il lavoro delle donne ha caratteristiche differenti". Lo ha sottolineato Susanna Camusso a margine dell'evento. "Le donne, infatti, pagano il prezzo di un mercato del lavoro che le vede relegate nei lavori più poveri e ad un orario più ridotto. Tutto ciò ha delle conseguenze – ha aggiunto – sul sistema previdenziale, soprattutto in un sistema che non legge più che la vita delle donne è caratterizzata non solo dal lavoro, ma anche da tutto il lavoro domestico, di cura, cioè tutto ciò che poi sostiene quella fondamentale struttura sociale che sono le famiglie in ogni loro forma e di relazione".

“Per rimuovere le attuali disuguaglianze – ha osservato il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli – serve una riforma complessiva dell’attuale sistema pensionistico, così come proponiamo nella Piattaforma unitaria elaborata con Cisl e Uil. Per il dirigente sindacale “vanno riconosciute le diverse condizioni delle persone, a partire da quelle di genere, bisogna prevedere una vera flessibilità in uscita, tutelare le carriere discontinue, il lavoro di cura prestato in ambito familiare, che per il 68% è a carico delle donne. Inoltre è urgente intervenire per garantire una piena e regolare copertura previdenziale alle lavoratrici in part time verticale ciclico, che ad oggi, non vedendosi riconoscere i contributi nei periodi di sosta lavorativa, sono costrette ad andare in pensione più tardi”.

Data articolo: Tue, 12 Nov 2019 15:30:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensioni, riforme contro le donne

"Dis(uguaglianze) di genere nel sistema previdenziale", questo il tema dell’iniziativa organizzata dalla Cgil nazionale per oggi (martedì 12 novembre), nell'ambito della campagna della Confederazione ‘Rivolti al futuro’.


IL VIDEO INTEGRALE

È il secondo appuntamento dopo quello dedicato ai giovani, sarà un’occasione importante, anche alla luce del confronto aperto con il governo, per evidenziare le problematiche dell’attuale sistema pensionistico e quanto le riforme degli ultimi dieci anni abbiano pesato in particolare sulle donne. Per la Cgil è necessario riconoscere il lavoro delle donne e valorizzare quello di cura, come richiesto dai tre sindacati confederali nella piattaforma unitaria, ed è tempo di ottenere risposte concrete per superare la riforma Fornero, dando così un futuro pensionistico ai giovani, alle donne e ai lavoratori gravosi.

L’iniziativa è stata da Susanna Camusso, responsabile delle Politiche di genere della Cgil nazionale. A seguire la relazione introduttiva del segretario confederale Roberto Ghiselli. Poi gli interventi di diverse delegate di categoria e porteranno il loro contributo Maria Luisa Gnecchi, responsabile welfare del Pd e componente della segreteria, e il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Nunzia Catalfo. Le conclusioni sono state affidate al segretario generale della Cgil Maurizio Landini.

Data articolo: Tue, 12 Nov 2019 08:40:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensionati generosi, in 6 milioni aiutano le famiglie

Un perno irrinunciabile del welfare italiano. Sono 6 milioni i pensionati che, pur tra mille difficoltà, aiutano economicamente le proprie famiglie per una spesa totale di circa 10 miliardi di euro ogni anno. Molti di meno, invece, coloro che si fanno aiutare: 14 milioni di anziani non ricevono alcun sostegno economico da parte dei parenti stretti, 1 milione e mezzo lo riceve sporadicamente e solo 300 mila in modo costante. È quanto emerge dalla ricerca “Sogni e bisogni dei pensionati” realizzata da Fondazione Di Vittorio e Tecnè per lo Spi Cgil in vista della manifestazione indetta dai sindacati dei pensioni per sabato 16 novembre al Circo Massimo a Roma.

Oltre il 90% dei pensionati – emerge poi dalla ricerca – ritiene di aver perso in questi anni una parte più o meno consistente del proprio potere d'acquisto. Solo il 3% pensa invece di averlo mantenuto inalterato. Impellente è la richiesta di migliorare il sistema di rivalutazione, misura indicata come urgente da oltre il 40% dei diretti interessati. Tre su dieci chiedono invece che si aumentino le pensioni più basse, mentre il 17,5% che si diminuiscano le tasse, considerate necessarie ma troppo alte dal 77,5% dei pensionati. La rivalutazione rispetto al costo della vita dovrebbe essere sempre al 100% tranne per quelle più alte, secondo il 42% dei pensionati; al 100% solo per quelle più basse per il 25%, e tutte al 100% per il 23% degli intervistati.

Nel dossier viene poi evidenziato che sono 3 milioni i pensionati che hanno in famiglia e a proprio carico una persona non autosufficiente. Il 92% ritiene che le risposte fornite dal sistema pubblico al tema della non autosufficienza non siano assolutamente adeguate. L'84% pensa inoltre che di questo debba farsi carico la fiscalità generale. E otto su dieci ritiene inoltre che la risposta da dare ai bisogni assistenziali e sanitari di una persona non autosufficiente debba consistere in un mix di trasferimenti monetari e di servizi, il 14% in servizi qualificati e diffusi e il 2,5% solo in trasferimenti monetari.

Pedretti: pensionati invisibili, il 16 novembre al Circo Massimo
“I pensionati italiani hanno ottenuto poco da questo governo. È come se fossero invisibili, anche se rappresentano ormai un terzo del Paese”. Così commenta il segretario generale dello Spi Ivan Pedretti: “Per questo il 16 novembre con Fnp Cisl e Uilp Uil torniamo in piazza a Roma al Circo Massimo per chiedere di fare di più, di rivalutare le pensioni, di dare la 14esima a chi ne ha più bisogno, di abbassare le tasse e di arrivare alla definizione di una legge nazionale sulla non autosufficienza”.

Data articolo: Sat, 09 Nov 2019 10:00:00 +0200
Welfare e previdenza
Disuguaglianze di genere e pensioni, un convegno in Cgil

"Dis(uguaglianze) di genere nel sistema previdenziale". Questo il titolo dell'iniziativa che si terrà martedì 12 novembre alle ore 9.30 nella sede nazionale della Cgil in Corso d'Italia a Roma. Sarà un'occasione importante, anche alla luce del confronto sulle pensioni aperto con il governo, per evidenziare le problematiche del sistema attuale e di quanto le riforme degli ultimi dieci anni, hanno pesato in particolare sulle donne. "È necessario riconoscere in generale il lavoro delle donne e valorizzare il lavoro di cura", queste le richieste del sindacato contenute nella piattaforma unitaria, su cui la Cgil chiede risposte concrete.

L'iniziativa sarà aperta da Susanna Camusso, responsabile delle politiche di genere per la Cgil, e da una relazione introduttiva del segretario confederale Roberto Ghiselli. Sono previsti diversi interventi di delegate di categoria; interverranno poi Maria Luisa Gnecchi, responsabile welfare della segreteria Pd e il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. Chiuderà la giornata il segretario generale della Cgil Maurizio Landini.

 

Data articolo: Fri, 08 Nov 2019 16:29:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensioni: Ghiselli, passare dalle parole ai fatti

“L’incontro che Cgil, Cisl e Uil hanno avuto con il ministro Catalfo lunedì scorso è stato utile, anche se aspettiamo che dalle parole si passi ai fatti concreti, alcuni già con la prossima legge di bilancio, altri comunque prima del prossimo Def. È molto importante che il governo condivida l’obiettivo sindacale di definire una riforma previdenziale che superi strutturalmente la legge Fornero, norma che non è stata neppure scalfita dalle misure decise dal precedente governo”. Lo afferma il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli in un’intervista al sito pensionipertutti.it.

“In particolare – aggiunge il dirigente sindacale – sembra che anche l’esecutivo condivida l’obiettivo di rendere flessibile l’età di pensionamento rispetto agli attuali 67 anni, lasciando libero il lavoratore o la lavoratrice, oltre una certa età, di decidere quando andare in pensione sulla base delle diverse esigenze o motivazioni personali. All’interno del tema flessibilità in uscita saranno collocate le questioni relative ai lavori gravosi, di cura e la questione precoci. Naturalmente il problema che rimarrebbe aperto sarebbe quello di capire da quale età e a quali condizioni si potrà andare in pensione”.

Leggi l’intervista completa su pensionipertutti.it

Data articolo: Fri, 08 Nov 2019 13:56:00 +0200
Welfare e previdenza
Il mondo di sotto

Salvano le vite degli ultimi, dei tossicodipendenti, delle donne schiave delle tratte, dei senza fissa dimora. Limitano la diffusione di malattie a trasmissione sessuale. Raccolgono letteralmente le persone da terra e offrono loro un primo rifugio. In gergo si chiamano “unità di strada”. Lavorano nell’ombra – è il caso di dire – perché spesso gli interventi avvengono di notte e in situazioni di pericolo. Un’ombra che però copre anche la certezza del loro impiego, con conseguenze nefaste sia per gli stessi operatori – costretti a barcamenarsi da un appalto all’altro come tutti gli altri precari – sia ovviamente per coloro che hanno bisogno di una mano per sopravvivere. Ecco perché alcune associazioni (gruppo Abele e cooperativa sociale Cat di Firenze, in collaborazione con Cgil e Cnca) hanno voluto rilanciare il tema organizzando tre giorni di convegni e seminari a Certaldo, la città dove 25 anni fa nacque la prima carta (la Carta di Certaldo, appunto) dedicata a questo importante mestiere. All’appuntamento (7-9 novembre) parteciperanno tanti esperti insieme ai protagonisti del lavoro di strada e, tra gli altri, ci sarà anche il segretario generale della Cgil Maurizio Landini (qui il programma completo). L’obiettivo è accendere di nuovo i riflettori su questo sconosciuto “mondo di sotto”, davvero lontanissimo da quel “mondo di mezzo” salito alle cronache grazie all’inchiesta su Mafia Capitale.

Claudio Cippitelli, sociologo e fondatore della cooperativa Parsec, sarà tra i relatori. È lui a spiegarci in cosa consiste il lavoro di strada: “Noi gestiamo interventi destrutturati, nel senso che andiamo fisicamente nei luoghi del disagio per gestire le situazioni di crisi. Il problema è che dopo tanti anni ci considerano ancora come un ‘progetto sperimentale’. Praticamente siamo intrappolati in un limbo, sempre con la spada di Damocle del rinnovo del bando”. Il che significa perenne precarietà anche per gli operatori delle cooperative, i quali tra l’altro sono tutti laureati, spesso con master e specializzazione. “Certo – riprende a spiegare il sociologo –, lo fanno con una profonda passione, perché questo lavoro non si farebbe senza passione. Però mancano i soldi”. Dalla giunta Alemanno in poi a Roma, dove opera la Parsec, sul capitolo dei finanziamenti si è toccato il fondo. Ora si va verso l’idea dell’accreditamento del servizio con il sistema sanitario, con il rischio però di una semplificazione incongrua ed eccessiva, ovvero il pagamento a prestazione, una sorta di cottimo. “Noi non possiamo essere retribuiti per ciascun singolo intervento come se fossimo un laboratorio di analisi. C’è bisogno di una soluzione più stabile e strutturale. Ma a quanto pare le burocrazie fanno fatica a comprendere il ruolo centrale delle unità di strada. Volete un esempio? Il progetto Roxanne (come la canzone dei Police, ndr) ha permesso a molte donne sfruttate di uscire dalla tratta del sesso, di essere accolte in una casa-famiglia e alla fine di trovare un lavoro. Tutto questo senza le unità di strada sarebbe stato impossibile”.

Siamo intrappolati in un limbo, sempre con la spada di Damocle del rinnovo del bando

Tra le “vittime” della noncuranza c’è il centro Tartaruga, che a Roma ha salvato migliaia di vite nei vent’anni in cui è stato attivo. Dallo scorso dicembre ha chiuso a causa del combinato disposto di alcune verifiche sullo stabile da parte dell’Asl e del Municipio e, contestualmente, per l’assenza di finanziamenti. “Parlare di trincea è poco. Noi siamo oltre la trincea. Il centro Tartaruga è stato aperto per vent’anni tutti i giorni, venti ore al giorno. Solo il pronto soccorso degli ospedali faceva più ore. Questa chiusura è la prova dell’incenerimento sociale a cui stiamo assistendo, perché adesso di quelle persone non si occupa più nessuno”. Ce lo spiega Salvatore Migliore, presidente dall’associazione La Tenda, onlus che gestiva il Tartaruga: “Voglio ricordare che lo stabile in questione ci fu assegnato nel 1999 dalla Asl di competenza di quel periodo perché era riconosciuta un’emergenza sociale. E noi in questi anni abbiamo fatto migliaia e migliaia d'interventi per overdose”. Ci racconta di 50-60 persone in media al giorno, tra tossicodipendenti e alcolisti, che trovavano accoglienza e ristoro. “Fate voi i conti di quanta gente abbiamo preso in carico. Persone che ora sono state abbandonate. Qualcuno dovrebbe dirci che cosa ne pensa: sono forse considerati solo scarti numerici oppure è rimasta, da qualche parte, una decenza sociale? Senza contare che ci sono pure quattordici operatori rimasti a casa. Siamo riusciti a sopravvivere fronteggiando le più incredibili amministrazioni, da Alemanno a Storace, adesso chiudiamo con Raggi e Zingaretti, questa è una cosa che ci fa ancora più rabbia”.

Quelli appena citati sono soltanto due esempi, ma se ne potrebbero fare altri mille. Non è dunque difficile capire perché un sindacato come la Cgil abbia deciso di farsi parte attiva in questa battaglia ponendosi tra i capofila della tre giorni di Certaldo. “Per noi – spiega Denise Amerini, che per l’area welfare della confederazione si occupa di questi temi – è importantissimo esserci, per almeno due motivi. Primo: pretendiamo che le politiche della salute nel nostro Paese siano un diritto per tutti, anche per dare una risposta all’ondata repressiva e di odio, a questa spinta all’emarginazione di persone già ai margini. Sono i migranti, le vittime di tratta, i senza fissa dimora, coloro che fanno uso in modo problematico di droghe e non hanno gli strumenti, le possibilità e certe volte nemmeno la voglia di andare in un ambulatorio. Ecco, un lavoro di questo tipo significa restituire i diritti e per noi i diritti sono il tema centrale”.

Senza questi servizi i costi delle casse pubbliche aumentano

L’altro punto che ovviamente sta a cuore del sindacato è quello dei lavoratori. “C’è ancora chi considera queste persone come se fossero volontari, ma si sbaglia. C’è bisogno di una formazione multidisciplinare, di saper leggere le dinamiche urbane e dei luoghi di aggregazione giovanile. Occorre capire in anticipo come cambiano gli stili di vita, dotarsi degli strumenti per approcciarsi a chi vive in situazioni al limite e, con il tempo, avvicinarle ai servizi. Un lavoro importantissimo, oggi poco riconosciuto e valorizzato dalla committenza pubblica”. Forse è proprio questa scarsa considerazione ad aver portato le istituzioni a preferire altri tipi di assistenza, come dimostra il fatto che il lavoro di strada è da sempre in regime di sperimentalità, costretto a operare con proroghe di anno in anno. “Tra l’altro – sottolinea Amerini – in questo modo i costi finali per le casse pubbliche aumentano, perché aumentano le malattie sessualmente trasmesse, per dirne una. In poche parole, noi vogliamo tenere insieme i diritti delle persone, individuali e collettivi, con quelli del lavoro. E da Certaldo rilanciamo la nostra richiesta: gli operatori di strada devono essere riconosciuti in tutta la loro specificità, visto che sfuggono alle classificazioni standard. Hanno bisogno di stabilità e per fare questo – conclude – ci vuole soprattutto un forte ruolo del pubblico che dia un giusto riconoscimento, anche dal punto di vista economico”.

Data articolo: Thu, 07 Nov 2019 13:12:00 +0200
Welfare e previdenza
Misure insufficienti per i pensionati, confermata manifestazione del 16 novembre

“La manovra del governo è insufficiente per quanto riguarda le risposte date ai pensionati, a partire dalla misura sulla minirivalutazione, per la quale riconfermiamo il nostro giudizio critico. Inoltre, manca l'intervento sull'ampliamento della quattordicesima, così come l'abbassamento delle tasse anche per chi è in pensione. Bene, invece, gli impegni che il governo si è assunto per il futuro, in particolare la volontà di proseguire il confronto sulla previdenza e per una legge quadro sulla non autosufficienza”. Lo dichiarano Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, a seguito degli incontri che si sono tenuti ieri con il governo.

“A queste condizioni, confermiamo la manifestazione convocata per il prossimo 16 novembre a Roma, con l'intento di spingere il Parlamento a migliorare ulteriormente la manovra economica, tenendo in considerazione le necessità di 16 milioni di persone che oggi rappresentano un terzo del Paese e che quindi non possono continuare a essere ignorate. A tal fine organizzeremo anche dei presìdi davanti al Senato, in occasione della discussione parlamentare”.

Data articolo: Tue, 05 Nov 2019 15:01:00 +0200
Welfare e previdenza
Fp Cgil, drastica riduzione attività consultori

"A seguito dei pesanti tagli alla sanità pubblica, subiti negli ultimi anni, a rimetterci sono, fra le altre, le attività dei consultori, che stanno subendo una drastica riduzione dei servizi che prima venivano offerti gratuitamente, creando disuguaglianze e andando a colpire in particolare giovani donne, ceti meno abbienti, donne migranti e coppie giovani. Solo il 22,4% di donne riesce ad accedere alla contraccezione attraverso il servizio pubblico e le differenze territoriali sono rilevanti e preoccupanti. Una piaga non solo per i servizi e l'utenza, ma anche per i pochi professionisti rimasti, caricati di lavoro". Questa, la posizione della Funzione pubblica Cgil, in merito ai tagli, pre e post crisi, che hanno investito i consultori negli ultimi anni.

"La gravissima carenza di personale non consente di svolgere le funzioni fondamentali che la legge affida ai consultori. Frequenti sono i casi in cui i pochi professionisti rimasti sono sottoposti a carichi di lavoro rilevantissimi, e spesso quasi esclusivamente adempimenti burocratici". Attività di screening, educazione, prevenzione e promozione della salute, assistenza psicologica post partum, prima assistenza in caso di violenza, interruzione di gravidanza, "sono tutte attività svolte nei consultori che stanno subendo e subiranno una drastica riduzione nell'offerta. Donne e uomini hanno il diritto di accedere a quei servizi".

"La situazione attuale concorre a creare disuguaglianze tra classi sociali, lasciando fuori dalla prevenzione e dagli screening una larga parte di popolazione, determinando una differenziazione tra cittadini di serie A e cittadini di serie B". Prosegue il sindacato: "Sosteniamo con forza la necessità di investire in questi servizi, prima di tutto con adeguate assunzioni di personale. Abbiamo proposto l'avvio di una discussione con altri sindacati europei per confrontare le situazioni tra paesi e definire i gap esistenti e proporre un piano comune sulla salute di genere su prevenzione, diagnosi, cura, ricerca e investimenti".

Data articolo: Tue, 05 Nov 2019 11:48:00 +0200
Welfare e previdenza
Catalfo: pronti a una riforma generale della previdenza

Il governo è pronto ad aprire tavoli con i sindacati per una riforma generale delle pensioni e in particolare su quattro temi: giovani e pensioni di garanzia, flessibilità (quindi donne e lavori gravosi), pensioni in essere (rivalutazione e quattordicesima), previdenza complementare. La disponibilità è emersa dal tavolo di confronto che si è tenuto oggi tra la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, e i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, insieme ai rispettivi sindacati pensionati. Catalfo ha anche ribadito che in questa manovra di bilancio restano Quota 100, Opzione donna e l'Ape sociale, una scelta giudicata positivamente dai sindacati che apprezzano anche la costituzione delle commissioni tecniche per i lavori gravosi e la divisione della spesa previdenziale da quella assistenziale.

Inoltre, spiega la Cgil in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, “nell’immediato, per la prossima legge di bilancio, la ministra si è impegnata a risolvere il problema del part time verticale ciclico e a spostare in avanti il problema della prescrizione dei contributi pubblici, oltre che a lavorare sul tema della non autosufficienza, con la creazione di un tavolo ad hoc”. Ancora nessun impegno, invece, per una soluzione definitiva per gli esodati. La Cgil sottolinea infine che il “grande assente dalla legge di bilancio è il tema della mancata rivalutazione delle pensioni”.

Al termine dell'incontro la ministra Catalfo ha però detto di “condividere” la richiesta dei sindacati al governo di dare maggiore attenzione sulla rivalutazione delle pensioni. “Avremo un ulteriore confronto oggi – ha detto a margine del tavolo – con Conte e Gualtieri e i sindacati sulla manovra in generale, su quelle che sono le aspettative che probabilmente porteranno avanti un'attenzione in più sulla rivalutazione delle pensioni, che anch'io condivido”.

Data articolo: Mon, 04 Nov 2019 17:48:00 +0200
Welfare e previdenza
Accoglienza: Cgil-Cls Bologna, solidarietà e welfare per tutti

"Chi parla di 'invasione' di migranti dice il falso, mente, sapendo di mentire per soli scopi elettorali, la realtà è tutt'altra. Fin dal primo momento, la Cgil si è schierata contro i decreti Salvini e Salvini bis; su questo, ha costruito a tutti i livelli presidi e mobilitazioni ed è, a livello nazionale e locale, nel comitato promotore della campagna 'Io accolgo'. La raccolta delle firme per l'abrogazione dei decreti sicurezza, la reintroduzione del permesso umanitario, lo stop dei respingimenti in Libia e per l'accesso dei richiedenti asilo nel sistema di accoglienza integrato è stata rilanciata sotto le due Torri il 25 ottobre, e da allora nei nostri banchetti abbiamo raccolto circa 500 firme". Così in un comunicato congiunto Cdlml Bologna e Centro lavoratori stranieri Cgil.

"E saranno ancora molti i banchetti per la raccolta delle firme in cui saremo presenti: nei mercati, nelle fabbriche e nei servizi, occasioni in cui inviteremo tutte le persone a firmare. Perché il fenomeno migratorio dovrebbe essere considerato una questione inevitabile, non un'emergenza, come viene rappresentata da troppo tempo. Inoltre, se gestito come dovrebbe, si tratterebbe di un fenomeno utile per una società come la nostra che invecchia, e a bassa natalità da tantissimi anni. Anche per questo, siamo per la revisione della 'Bossi-Fini', per una seria regolamentazione dei flussi che eviterebbe la morte di persone innocenti in mare, nonché per lo jus soli. Siamo per i diritti di tutte e tutti, per l'integrazione e perché l'accoglienza diventi davvero anche una grande opportunità occupazionale, come del resto l'intero sistema di welfare", continua la nota.

"Sul tema accoglienza, sono appena usciti i bandi della Prefettura e perciò abbiamo unitariamente chiesto la riattivazione del tavolo metropolitano, che in questo territorio si è costituito fin da subito per governare al meglio le conseguenze dei provvedimenti del precedente governo: qui la sensibilità delle istituzioni c'è stata, continua ad esserci, e ha permesso quasi sempre la concreta e positiva soluzione dei problemi conseguenti all’entrata in vigore dei decreti. Qui i bandi non sono stati costruiti a 18 euro giornalieri, come l'ex ministro voleva. Certo non è pensabile smontare dal nostro territorio le norme che, non a caso, continuiamo ad avversare con la raccolta di firme sul territorio e nei luoghi di lavoro", prosegue il sindacato.

"A Bologna contrasteremo anche tutti coloro che, deformando la realtà e non riconoscendo il valore aggiunto del sistema d'integrazione che si era costruito e si sta tentando di ricostruire (con l'utilizzo del fondo Fami, per esempio) nel contesto normativo purtroppo mutato, vogliono consegnare la nostra Regione alla destra. Perché la Cgil non si piegherà mai al clima di odio e razzismo che si sta respirando nel nostro Paese da un po' di tempo e sarà sempre in campo, concretamente, tutti i giorni, nel rapporto con le persone, per spiegare la verità dei fatti e costruire un modello di società in cui la solidarietà sia uno dei valori fondanti", conclude il sindacato.

Data articolo: Mon, 04 Nov 2019 16:09:00 +0200
Welfare e previdenza
Medici: Fp Cgil, bene Speranza su proposta per assunzione specializzandi

"Riteniamo importante che sia stata recepita la nostra proposta sui contratti di formazione-lavoro per l'assunzione degli specializzandi". Queste le parole della Fp Cgil nazionale e della Fp Cgil medici in seguito alle dichiarazioni del Ministro della Salute Roberto Speranza in tema di assunzioni di medici specializzandi e tetti di spesa per il personale del SSR. 

"Una formula che, anche rispetto alle modalità previste dal DL Calabria, fa fare un passo in avanti dal punto di vista delle certezze giuridiche e contrattuali. Restano da chiarire molti punti, a partire dalle quantità economiche ipotizzate e dall'impatto di tale misura sulla condizione di carenza dei medici, specifica di ciascuna regione e per le diverse discipline. Per una valutazione più compiuta aspettiamo di vedere i testi, sui quali ci aspettiamo che il Ministro apra al più presto un confronto con i sindacati". 

Vale la pena ricordare, proseguono la Fp Cgil e la Fp Cgil medici, "come il Servizio Sanitario Nazionale sia quello che ha pagato maggiormente, negli ultimi anni, i tagli e i vincoli assunzionali che ne sono conseguiti: non vi è alcuna possibilità di garantire i livelli essenziali di assistenza in sanità se non si assume personale, ben oltre il turn over già previsto. Per questo chiediamo, già a partire da questa Legge di Bilancio, un segnale importante e concreto che sblocchi le assunzioni e superi i vincoli previsti sui fondi per il salario accessorio del personale del SSR", concludono.

Data articolo: Thu, 31 Oct 2019 19:21:00 +0200
Welfare e previdenza
Salute: Cgil, Cisl, Uil, avviato importante confronto con ministro

“Si è aperto un importante confronto con il Ministro Roberto Speranza sul rilancio della sanità pubblica e universale”. Così i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Rossana DettoriIgnazio Ganga e Silvana Roseto commentano l’esito dell’incontro che si è tenuto questa mattina presso la sede del Ministero della Salute.

“Priorità - sottolineano i tre dirigenti sindacali - è il nuovo Patto per la salute che deve avere come obiettivo quello di ristabilire il rispetto del diritto alla salute e alle cure dei cittadini. Un diritto che la nostra Costituzione definisce fondamentale, con accesso, in tempi rapidi e certi, a servizi e a prestazioni di qualità, previsti nei Livelli Essenziali di Assistenza, che, questi ultimi, devono essere esigibili in tutto il territorio nazionale, superando le troppe disuguaglianze”.

“Consideriamo il Servizio Sanitario Nazionale un motore per lo sviluppo e per l'occupazione, riteniamo in primo luogo necessario - aggiungono Dettori, Ganga, Roseto - garantire un finanziamento pluriennale, finalmente protetto dai tagli, per programmare in sicurezza il funzionamento del Ssn. Primi  importanti e positivi passi sono l’abolizione del superticket previsto dalla legge di bilancio, l'incremento del fondo sanitario nazionale e le risorse aggiuntive pari a 2 mld per investimenti in edilizia e tecnologia sanitaria”.

“È importante aver concordato il proseguimento del confronto sindacato - ministero, con apposito tavolo tecnico multidisciplinare (il primo incontro è fissato per il 7 novembre) e politico, anche in funzione della discussione sul nuovo Patto per la Salute tra Governo e Regioni, su temi quali: la sostenibilità finanziaria del servizio sanitario per assicurare i Lea; il potenziamento dei servizi sociosanitari nel territorio; la prevenzione; la non-autosufficienza; le liste di attesa; il piano di investimenti per l’edilizia e l’ammodernamento tecnologico. Uno specifico confronto - concludono i tre segretari confederali - sarà inoltre previsto con i sindacati di categoria sulle politiche per il personale, risorsa fondamentale del Ssn”.

Data articolo: Thu, 31 Oct 2019 12:54:00 +0200
Welfare e previdenza
Il governo li ignora. Pensionati a Roma il 16 novembre

I sindacati dei pensionati confermano la manifestazione annunciata per il prossimo 16 novembre e indicano anche il luogo: sede della protesta unitaria organizzata dalle tre sigle di Cgil, Cisl e Uil sarà il Circo Massimo a Roma. “Siamo invisibili, ignorati, inascoltati. Come se non esistessimo. Il governo si è dimenticato ancora una volta dei pensionati. C'è bisogno di tornare ancora una volta in piazza e per questo il 16 novembre con Fnp Cisl e Uilp Uil saremo a Roma al Circo Massimo per una grande manifestazione nazionale”. Così il segretario generale dello Spi Ivan Pedretti dichiara in un video-messaggio pubblicato sul suo profilo Facebook.

Al governo – spiega il dirigente sindacale – avevamo chiesto poche e semplici cose: una legge nazionale sulla non autosufficienza, perché non ce l’abbiamo e serve davvero al Paese. Una vera rivalutazione delle pensioni e non 40 centesimi in più al mese. La 14esima, perché aiuta chi è più in difficoltà. Tasse più basse, perché ne paghiamo troppe. Non abbiamo chiesto la luna – conclude – e non abbiamo preteso tutto e subito perché lo sappiamo in che condizioni versa il Paese. Il 16 novembre sarà una giornata di lotta, ma anche di orgoglio, perché sappiamo che abbiamo ragione e sbaglia chi non ci ascolta”.

Data articolo: Thu, 24 Oct 2019 11:57:00 +0200
Welfare e previdenza
Cgil-Inca Puglia, costruire una previdenza dignitosa

“Che intervenire sulle pensioni, sulla loro rivalutazione, sia una delle priorità per sostenere i redditi e quindi i consumi in questo Paese ce lo dicono i numeri. In Puglia l’assegno previdenziale medio è di 859 euro lordi, in Italia per il 73 per cento dei casi è sotto i 1.000 euro. Ma nello stesso tempo serve investire su nuova occupazione, per permettere ai giovani di costruirsi una posizione previdenziale che non li costringa in futuro a pensioni da fame o nessuna pensione”. È quanto afferma Pino Gesmundo, segretario generale Cgil Puglia, commentando alcuni dei dati emersi nel corso di un seminario che la confederazione ha tenuto assieme al patronato Inca, sul tema del valore e della qualità della tutela individuale per una pensione giusta.

“In Puglia, gli assegni pensionistici di vecchiaia sono 468.000, con un importo medio di 1.027 euro – dettaglia il dirigente sindacale –. A questi si sommano 91.000 pensioni di invalidità, con assegno medio di 670 euro, e 215.000 pensioni di reversibilità, con un dato medio di 774 euro, tutte cifre al lordo. Per rendere meglio l’idea di come è possibile vivere con tali importi, va ricordato che la soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è di 1.085 euro, e di 650 euro per chi vive solo. Quindi parliamo di persone che con difficoltà arrivano alla fine del mese, che spesso non sono in grado di affrontare imprevisti, che rinunciano a cure mediche onerose. E che, lo sappiamo, spesso fungono anche da ammortizzatore sociale familiare, aiutando magari quei figli che non trovano lavoro o se ce l’hanno è povero e precario”.

“Una condizione di diffusa povertà – sottolinea Salvatore Arnesano, coordinatore Inca Puglia –, certificata dalle 177.000 domande presentate nella Regione per l’accesso al reddito di cittadinanza e alla pensione di cittadinanza. Ma ancor più incredibile è il dato medio delle pensioni liquidate in Puglia con il sistema puramente contributivo, che ammonta a 248 euro. Tutto ciò mentre la disoccupazione giovanile rimane su livelli altissimi, quasi al 50 per cento, aumentano le crisi aziendali, che trascinano verso l’alto le ore di cassa integrazione. Se si procede in tal modo, non è pensabile aver accesso a pensioni dignitose nel futuro. Chi continua a indicare i pensionati e le pensioni come zavorra dei conti pubblici afferma un'enorme falsità, perché quelle pensioni sono il frutto di anni di contribuzione e andrebbero tenute fuori dalle riflessioni sulla spesa per la protezione sociale nel Paese”.

“Le misure previste nella legge di Stabilità non sono affatto sufficienti, non sanano la ferita della legge Fornero, a cui non ha certo posto rimedio Quota 100 – ricorda ancora Gesmundo –, misura però che va difesa e semmai corretta, lì dove discrimina alcuni soggetti. Così come offensiva è la rivalutazione delle pensioni proposta dal governo, alcuni dei motivi per cui i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil terranno il 16 novembre prossimo una manifestazione a Roma e stanno organizzando attivi unitari in tutto il territorio regionale, oggi anche qui in Puglia. E poi per i giovani che vivono condizioni di lavoro precarie e intermittenti va predisposta una pensione di garanzia, che non può gravare sulle loro tasche, come immaginato in alcune proposte dall’Inps. Stiamo parlando di fasce deboli della popolazione, su cui non è lecito fare propaganda politica e che bisogna invece sostenere con interventi concreti”.

 

Data articolo: Thu, 24 Oct 2019 09:57:00 +0200
Welfare e previdenza
Quota 100: Cgil, sette miliardi di risparmi da destinare alle pensioni

“Da quota 100 e dalle altre misure previdenziali contenute nel decreto 4/2019 verranno risparmiati ben 7 miliardi di euro. Risorse importanti che dovranno essere necessariamente ridestinate al capitolo pensioni”. Questa la richiesta della Cgil in base alla stima sui risparmi previdenziali elaborata dall’Osservatorio previdenza della Fondazione di Vittorio e della confederazione.
 
Nel dettaglio, il responsabile previdenza della Cgil nazionale, Ezio Cigna, spiega come le risorse verranno risparmiate nel corso dei tre anni: “Un miliardo e 516 milioni nel 2019; 2 miliardi e 953 milioni nel 2020; 2 miliardi e 628 milioni nel 2021. Tale risparmio – sottolinea – sarà dovuto a un coinvolgimento del 35 per cento della platea stimata dal precedente governo, solo 341.266 persone, anziché 973 mila”. Anche le misure ape sociale e per i lavoratori precoci, così come rilevato dall’analisi, raggiungono purtroppo poche persone. “In particolare – prosegue il dirigente sindacale – dal 2017 ad oggi sono 51.732 le persone alle quali è stata riconosciuta l’ape sociale, solo il 45% del totale delle domande (114.302); 36.411 le pensioni dei cosiddetti  ‘precoci’ pari al 38 per cento del totale delle domande (95.582)”. Secondo Cigna, “sono i vincoli normativi previsti, in particolare per i lavoratori gravosi, a non permettere a molti soggetti, nonostante la gravosità del lavoro svolto, di accedere a tale strumento. È necessaria, quindi, una immediata rivisitazione e aggiornamento normativo.

“Tenendo conto sia delle proposte contenute nella piattaforma di Cgil, Cisl e Uil, sia della disponibilità del governo a una riforma complessiva del sistema – afferma il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli – chiediamo che venga realizzata una riforma previdenziale volta a garantire flessibilità in uscita per tutti dopo i 62 anni, con interventi che tengano conto della condizione delle donne, dei lavoratori discontinui e precoci, dei lavoratori gravosi e usuranti, del lavoro di cura e degli esodati. Chiediamo infine – conclude – che venga introdotta una pensione contributiva di garanzia per i più giovani”.

Data articolo: Mon, 21 Oct 2019 18:09:00 +0200
Welfare e previdenza
Venezia, Cgil, Cisl e Uil in piazza per la riforma delle Ipab

La riforma delle Ipab ancora non c’è e la delibera di giunta annunciata dall’assessore Lanzarin per i primi di settembre sembra svanita dall’orizzonte.

Sono così ormai 20 gli anni di attesa di un provvedimento che il Veneto, unica regione assieme alla Sicilia, non ha ancora varato e di cui c’è invece un estremo bisogno. Lo sostengono Cgil Cisl Uil regionali che hanno organizzato per martedì 22 ottobre (ore 11) una grande e colorata manifestazione a Venezia davanti a Palazzo Balbi. Sono attese molte centinaia di persone da tutta la regione che porteranno i propri problemi e le proprie esperienze in relazione ad una situazione che si fa di anno in anno sempre più problematica.

“Il vuoto legislativo – denuncia il sindacato – sta provocando una strisciante privatizzazione, la riduzione dei posti disponibili, un abbassamento della qualità dei servizi, l’aumento delle rette ed un peggioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti”.

Sinceramente, aggiunge il sindacato, "non si riescono a comprendere le ragioni che bloccano la riforma, oggetto negli anni di 13 progetti di legge, nessuno dei quali è andato in porto, e di un’ulteriore revisione annunciata dall’assessore nel luglio di quest’anno di cui non si hanno più notizie"

"Così si rischia di veder passare anche questa legislatura senza il varo di un intervento organico e di prospettiva delle oltre 100 Ipab presenti in  regione la cui funzione è sempre più importante a fronte del costante incremento della popolazione anziana non autosufficiente (arrivata a quota 200.000 nel Veneto) ed a fronte delle carenze del sistema socio sanitario nella cui filiera potrebbero proficuamente inserirsi le Ipab con prestazioni di assistenza domiciliare, medicina di gruppo e prime prestazioni mediche in sinergia con Ulss e Comuni", continua la nota.

Cgil Cisl Uil "segnalano anche la disparità fiscale tra strutture pubbliche e private (tutta a svantaggio delle prime) che sta producendo trasformazioni degli enti in fondazioni o consistenti esternalizzazioni dei servizi. E portano in primo piano anche il problema delle rette a fronte dell’insufficienza delle impegnative di residenzialità (quota di retta sostenuta dalla Regione per le prestazioni sanitarie) da cui oggi è escluso circa il 25% degli utenti". Infine i problemi del personale, con scarsità di organici e applicazioni di contratti non appropriati o diversi da quello di riferimento.

Data articolo: Mon, 21 Oct 2019 15:48:00 +0200

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