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News welfare e previdenza da rassegna.it (CGIL)

#scioperi #lavoro #vertenze #CGIL

Welfare e previdenza
Il grande bluff della pensione di cittadinanza

Un annuncio lanciato dal governo a margine del reddito di cittadinanza e da molti considerato una vera e propria manna dal cielo. Risultato? Le norme e i requisiti incredibilmente stringenti e ferrei stanno rendendo pressoché inutile questa misura anti-povertà. A lanciare l’allarme sulla pensione di cittadinanza era stato lo Spi Cgil nazionale in tempi non sospetti. L’Inps aveva ipotizzato che ad accedere alla pensione di cittadinanza sarebbero state 250 mila famiglie; il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ne aveva annunciate 500 mila: non sarà così, saranno molte meno. I paletti per accedere all’integrazione sono infatti molto più rigidi di quelli propagandati e, sostanzialmente, la platea sarà la stessa che attualmente richiede l’assegno sociale, ovvero non più di 120 mila nuclei familiari a livello nazionale.

“Siamo di fronte a una promessa elettorale – aveva avvertito il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti circa un mese fa – e dopo le elezioni europee arriverà la disillusione. All’inizio del 2018 le persone che avevano un assegno sociale (fino a 458 euro al mese per 13 mensilità) erano 861 mila con un importo medio di 433 euro al mese. In sostanza, la pensione di cittadinanza risulterà nella maggior parte dei casi un’integrazione dell’assegno o della pensione sociale”.

Arrivano adesso i primi dati dal Veneto e quelle previsioni sono confermate. Lo spiega Giuseppe di Girolamo, della segreteria Spi Cgil del Veneto con delega alla previdenza: “Come già sapevamo, i beneficiari della pensione di cittadinanza sono anche nella nostra regione in numero limitatissimo. È una misura che non aiuta i nostri anziani, i quali avrebbero bisogno di ben altri provvedimenti. In ogni caso è importante sottolineare che per chi rientra nei requisiti non ci sarà un aumento a 780 euro delle pensioni minime. In realtà, l'importo dell'assegno resterà sempre lo stesso. I pochissimi beneficiari avranno un contributo che integrerà la propria pensione fino a portarla a 780 euro”.

Ecco i numeri. Secondo le prime stime effettuate dallo Spi Cgil del Veneto elaborando i dati dell’Inps e quelli provenienti dal sistema servizi della Cgil regionale, attualmente solo poco più di 4 mila pensionati (meno dell’1% dei 407 mila over 67 veneti con assegni inferiori ai 780 euro mensili) hanno richiesto la pensione di cittadinanza, avendone i requisiti. Di questi, un migliaio ha presentato la domanda attraverso il Caaf Cgil del Veneto. I limiti per ottenere la pensione di cittadinanza, insomma, sono così variegati e rigorosi da far bollare il provvedimento con il titolo di un vecchio programma televisivo di intrattenimento: il grande bluff. “Proprio di questo si tratta – conferma Di Girolamo –. Calcolare quanti saranno i beneficiari è un'impresa perché ci sono talmente tanti paletti da rendere quasi impossibile accedere al beneficio. I calcoli risultano davvero difficili, ma dalle nostre proiezioni risulta evidente la sterilità del provvedimento. In ogni caso dai nostri territori i numeri che arrivano sono impietosi”.

Per fare un esempio, l'altro giorno in una lega del Veronese su cinque richieste di pensione di cittadinanza solo una è stata presa in considerazione e non è detto che alla fine vada in porto. “La propaganda che funziona così bene in fase preelettorale e subito postelettorale – conclude Di Girolamo – si scioglie come neve al sole quando le politiche annunciate in modo pomposo si rivelano solo fuochi di paglia. Servono misure strutturali concrete che diano davvero respiro alle persone anziane e soprattutto i governi devono smetterla di usare i pensionati come il proprio bancomat, come fatto ripetutamente con le rivalutazioni. Già questo sarebbe un segnale concreto capace di dare dignità e giustizia ai nostri pensionati”.

Data articolo: Thu, 18 Apr 2019 13:36:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensioni, il governo si è distratto

“Probabilmente, il governo si è distratto. Aveva preso alcuni impegni con noi sulle pensioni, ma non li ha mantenuti: il primo era quello di valutare le proposte del sindacato, gli emendamenti che avevamo presentato al decreto dell’esecutivo, per poi riconvocarci. Non c’è stato l’incontro, né tantomeno abbiamo avuto risposte e alla fine il decreto è rimasto immutato”. Così Roberto Ghiselli, segretario confederale Cgil, ai microfoni di RadioArticolo1.

 

 

“Tra l’altro, non hanno accolto neanche quelle nostre proposte che non avevano un impatto di carattere economico. Penso alle due commissioni istituite dal precedente governo, ora decadute: si trattava di ripristinarle, prendendo l’aspettativa di vita, collegata alla gravosità dei lavori, mentre l’altra riguardava la distinzione fra spesa previdenziale e spesa sociale. Inoltre, il sottosegretario al Lavoro Durigon si era preso l’onere di riconvocare il tavolo su un discorso più complessivo sulla previdenza, arrivando al superamento vero della legge Fornero, poiché ‘quota 100’ non ha tali caratteristiche, ma, anche qui, tutto è rimasto lettera morta”, ha affermato il dirigente sindacale.

Un comportamento sconcertante, perché all’inizio dell’anno il governo ha convocato anche un numero eccessivo di sigle sindacali, inclusa una serie di soggetti, la cui rappresentatività "è abbastanza sconosciuta". L’atteggiamento, ha proseguito Ghiselli, "è stato quello di non distinguere troppo fra una sigla e l’altra, incluse forme di rappresentanza molto autoreferenziali, che danno voce a migliaia di lavoratori, contro i milioni d’iscritti di Cgil, Cisl e Uil".

Un atteggiamento improntato più che altro all’ascolto, dunque, che ha riguardato anche il presidente del consiglio Conte rispetto alla legge di bilancio: "Dopo averci ignorati per mesi, le forze di governo hanno capito che dovevano fare i conti con noi, soprattutto all’indomani della grande manifestazione del 9 febbraio. Noi però non abbiamo alcuna intenzione di farci prendere in giro. Ragion per cui, abbiamo già deciso, nei rispettivi direttivi unitari, di dare continuità alle mobilitazioni dei mesi scorsi”.

“Per quanto riguarda la quota 100, resta una misura temporanea e marginale, a partire dai numeri: 117.000 le domande presentate, di queste, oltre il 18% sono state respinte. Di sic uro, non c’è stato un boom di domande, anzi, la cifra è assai inferiore a quella che il governo aveva auspicato, malgrado la propaganda alimentata in questo periodo. Oltretutto, è una misura che interessa soprattutto i lavoratori delle grandi aziende del Nord, più forti e più solide, e i dipendenti del pubblico impiego, mentre penalizza fortemente il lavoro discontinuo, le piccole imprese, il Mezzogiorno ed è poco adatta alle donne: stando alle domande presentate, ha coinvolto il 26% di esse, una quota bassissima. Insomma, alla fine credo non sia un provvedimento così appetibile per i lavoratori”, ha aggiunto il segretario confederale Cgil.

Se si vuole aprire un negoziato vero sulla previdenza, invece, "dobbiamo uscire dall’attuale situazione d’incertezza e provvisorietà, data anche dalla stratificazione di microriforme che si sono succedute negli anni. Oltretutto, una vera riforma pensionistica non c’è da tanto tempo,  perché la ‘Fornero’ è stata più che altro una misura finanziaria, che ha creato anch’essa storture. In tale quadro, chi ne esce penalizzato sono soprattutto le fasce deboli del mondo del lavoro - ha concluso Ghiselli -. E lo saranno i giovani in prospettiva".

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Data articolo: Wed, 17 Apr 2019 16:30:00 +0200
Welfare e previdenza
Ospedali del Veneto, Cgil: no a tagli e declassamenti

Schede ospedaliere: la Cgil Del Veneto non ci sta ai tagli, ai declassamenti e alle privatizzazioni e chiede la riconsiderazione complessiva del provvedimento. Lo ha detto questa mattina il segretario regionale Paolo Righetti nel corso delle audizioni in V commissione delle parti sociali e degli enti locali, mentre manifestazioni, presidi e raccolte di firme erano in corso in mezzo Veneto, da Adria, ad Abano, al S. Antonio di Padova, ma non solo.

L’invecchiamento della popolazione, da un lato, e la morfologia del territorio, dall’altro, richiedono  - ha osservato Righetti - un’offerta pubblica adeguata a garantire a tutti i cittadini veneti un’assistenza sanitaria di qualità in cui siano abbattute le liste d’attesa ed i costi non ricadano sui malati. Invece non si sta andando in questa direzione e le nuove schede ospedaliere rappresentano un mero arretramento: con i tagli certi e le attivazioni di strutture intermedie nel territorio di là da venire; con le voragini nell’organico ed i concorsi ancora tutti da bandire.

Nell’ insistere sul fatto che la Regione deve mettere a disposizione risorse proprie, aggiuntive a quelle nazionali, per sostenere un sistema sanitario che non deve arretrare nel livello delle prestazioni, nell’aggiornamento tecnologico, nelle dotazioni organiche e nei livelli professionali degli addetti, Righetti ha elencato i punti su cui la Cgil chiede una profonda revisione nelle schede ospedaliere.

Riguardano principalmente tre ordini di questioni:  no ai previsti declassamenti degli ospedali o al superamento delle apicalità (primariati) in alcune strutture; utilizzo pieno del parametro nazionale di posti letto per abitante, innalzandolo dal 3,5 indicato nelle schede al 3,7 (al netto di quelli riservati a pazienti provenienti da fuori regione); rimodulazione della distribuzione dei posti letto tra pubblico e privato ripristinando i posti nelle strutture pubbliche.

Infine Righetti ha rimarcato la distanza ancora rimarchevole rispetto all’obiettivo “meno ospedale, più territorio”, sollecitando la rapida attivazione delle strutture territoriali (anche con soldi della Regione) e sottolineando la particolare criticità relativa alla lungodegenza, tolta dagli ospedali  ma non ancora attiva nelle strutture alternative, con enormi difficoltà per le persone che non sono in grado di continuare le cure nel proprio domicilio e sulle quali, ha aggiunto, non si può pensare di scaricare i costi di compartecipazione.

Data articolo: Fri, 12 Apr 2019 16:52:00 +0200
Welfare e previdenza
Valle d'Aosta, denuncia Fp Cgil: «Sanità in declino»

Potrebbe sorprendere, ma anche in Valle d'Aosta le criticità che si verificano in sanità sono molteplici. Ad elencarle è Pietro Trovero, componente della segreteria generale regionale di Funzione pubblica Cgil: “Dall'organizzazione di legami forti tra ospedale e servizi territoriali per affrontare la crescente domanda di cure e di assistenza verso la cronicità fino ad arrivare alle liste d'attesa lunghe. È necessario dare attenzione alla persona. La salute è un diritto sancito dalla costituzione. Mentre stiamo andando verso un sistema di privatizzazione a cui nessuno (tra le forze sindacali) vuole arrivare. Bisogna quindi ripensare al servizio sanitario investendo”.

Sulle liste d'attesa in particolare Trovero afferma: “Ci lascia perplessi l'affermazione dell'assessorato che dice ‘stiamo risolvendo’. Il problema esiste. Ci vogliono mesi per un'ecografia o comunque per esami diagnostici importanti. È evidente che non si tratta più solo di un problema di organizzazione” e prosegue: “La salute deve essere vista come un investimento, non come una spesa. Bisogna cominciare a ripensare al servizio sanitario. Inoltre, oltre a investire sul potenziamento delle infrastrutture, si dovrebbe investire sul personale. Nella manovra del governo centrale non sono state stanziate risorse sufficienti per rinnovare i contratti di lavoro, i cui costi sono interamente a carico delle Regioni”.

Secondo il sindacato, in Valle d'Aosta ormai è chiara anche la carenza di personale nei reparti, “un po' dovuta al fatto che la prova di conoscenza della lingua francese mette dei limiti sulle nuove assunzioni e un po' anche al fatto che il personale decide di andare a lavorare in altre regioni o addirittura, come nel caso del personale della Valle d'Aosta, in Svizzera”. Conclude Trovero: “La nostra sanità in passato è stato un fiore all'occhiello sotto vari punti di vista. Da un po' di tempo si comincia a vedere un declino. Con la salute dei cittadini non si gioca. È il caso quindi che chi ci governa rivolga più attenzione a questo settore e metta in campo azioni concrete per risolvere le criticità”. 

Data articolo: Fri, 12 Apr 2019 12:09:00 +0200
Welfare e previdenza
Puglia: Spi, legge sull'invecchiamento attivo grande risultato

Arriva il sì all’unanimità del Consiglio della Regione Puglia alla legge di iniziativa popolare promossa dai sindacati confederali e dalle rispettive categorie dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil. "Un grande risultato per gli anziani pugliesi - ha commentato il segretario generale dello Spi Cgil Puglia, Gianni Forte - che con le loro firme, apposte sul disegno di legge, hanno ottenuto delle norme che potranno consentite migliori condizioni di vita. Ringraziamo il presidente, Mario Loizzo e tutto il Consiglio regionale che all'unanimità ha espresso il suo parere favorevole”.

L’obiettivo della legge, in 11 articoli, è quello di valorizzare l’invecchiamento attivo in buona salute dei pugliesi, sostenere le famiglie a prendersi cura degli anziani nel contesto domiciliare, anche e soprattutto nella fase del bisogno assistenziale e sanitario, al fine di garantire le condizioni migliori per alleggerire il “peso” della longevità o della malattia. È altrettanto rilevante la parte normativa che mira a sostenere la continuità attiva di vita dell’anziano, anche dopo la cessazione dal lavoro, attraverso la promozione di interventi per la salute, la formazione, i corretti stili di vita, il tempo libero, lo sport e il turismo.

Un lungo percorso cominciato con intensi momenti di condivisione con il territorio e una raccolta di adesioni che ha sfiorato di poco le 31mile firme, (più del doppio delle 12mila richieste dallo Statuto della Regione Puglia) di cui 16mila raccolte dallo Spi Puglia, e proseguito con l’iter delle commissioni consiliari fino al sì definitivo dell’aula.

“Un impegno assolto e una legge giusta e opportuna - ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale Mario Loizzo - approvata all’unanimità, con una dimostrazione di rispetto concreto dei diritti e della dignità delle persone anziane”. La proposta legislativa era stata avanzata a fine 2018  e la prima firma, simbolicamente, era stata proprio quella del presidente del Consiglio che aveva auspicato e sostenuto un iter sollecito per un’iniziativa che riconosce un ruolo attivo alla popolazione anziana e cerca di supportarne più efficacemente le necessità.

Data articolo: Tue, 09 Apr 2019 16:43:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensioni: Cgil, tema dei giovani sia una priorità

"Bisogna affrontare il tema delle pensioni dei giovani". A dirlo è il vicesegretario nazionale della Cgil Gianna Fracassi, ricordando che questo "è un tema serio, perché si accompagna anche al fatto che i dati del mercato del lavoro indicano per i giovani di questo Paese un presente di precarietà e un futuro di povertà". Per Fracassi la questione deve diventare "una priorità, che non sarà possibile affrontare quando questi giovani saranno diventati anziani. Va affrontato adesso perché abbraccia un tratto largo di generazioni". L'esponente sindacale evidenzia anche il problema della qualità del lavoro: "Ha effetti sul versante previdenziale, riguarda i giovani e le donne di questo Paese. Da questo punto di vista, è evidente che intervenire per rimettere al centro un quadro di diritti e tutele sul lavoro è ineludibile".

Data articolo: Tue, 09 Apr 2019 09:23:00 +0200
Welfare e previdenza
Reddito di cittadinanza, 800 mila richieste

Più di 800 mila richieste di reddito di cittadinanza. Per l’esattezza, al 7 aprile: sono 806.878 le domande già caricate dall’Inps sulla piattaforma. Ne dà notizia il ministero del Lavoro, specificando che 433.270 richiedenti sono donne (54%) e 373.608 sono uomini (46%).

Con riferimento all’età, la percentuale maggiore riguarda la fascia d’età tra 45 e 67 anni con poco più del 61% (494.213 domande). Segue la fascia tra i 25 e i 40 anni, con 182.100 domande (poco meno del 23%). Il resto delle domande è distribuito tra gli ultra 67enni (105.699 domande, pari a poco più del 13%), e poco più del 3% tra i minori di 25 anni.

La distribuzione regionale, informa sempre il ministero, vede la Campania e la Sicilia ai primi due posti: queste regioni raccolgono insieme il 32% delle domande (137.20 domande la Campania e 128.809 domande la Sicilia). Al terzo posto il Lazio con 73.861 domande, al quarto la Puglia con 71.535, al quinto posto la Lombardia con 71.310 e all’ultimo posto la Valle D’Aosta con 1.031 domande.

La distribuzione regionale ovviamente si riflette anche sulle provincie: la prima è Napoli con 78.803 domande, seguita da Roma che raccoglie 50.840 domande. All’ultimo posto si colloca Bolzano con 356 domande.

Rispetto al canale scelto per presentare le domande, più del 72% ha scelto di recarsi ai Caf (584.233 cittadini), mentre il restante 28%, pari a 222.645 cittadini, hanno scelto Poste Italiane.

Data articolo: Mon, 08 Apr 2019 15:43:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensionati nelle Marche più anziani e più poveri

Due pensionati su tre nelle Marche ricevono un assegno inferiore a 750 euro lordi. È quanto emerge dai dati dell’Inps 2019 (escluse le gestioni dei lavoratori pubblici) elaborati dall’Ires Cgil regionale. Nel dettaglio, sono 550 mila le prestazioni pensionistiche e assistenziali attualmente erogate, di cui 296 mila pensioni di vecchiaia (pari al 53,9% del totale), 37 mila di invalidità (6,7%), 118 mila pensioni ai superstiti (21,5%), 15 mila pensioni/assegni sociali (2,7%) e 84 mila prestazioni a invalidi civili (15,3%).

Negli ultimi otto anni, dopo l’entrata in vigore della legge Fornero, il numero delle pensioni complessivamente erogate nelle Marche è diminuito del 4,8%, pari a circa 28 mila prestazioni in meno. Diminuiscono, in particolare, le pensioni di vecchiaia dei lavoratori dipendenti (-8,8%, pari a 12 mila prestazioni in meno), come anche le pensioni di invalidità, quelle di reversibilità e gli assegni sociali, mentre aumentano le invalidità civili. Nello stesso periodo si è notevolmente innalzata l’età media dei pensionati. Ciò è particolarmente evidente per l’età di coloro che sono stati lavoratori dipendenti: dal 2012 a oggi, i pensionati con meno di 65 anni di età sono passati dal 16,8 al 10,4% del totale, mentre coloro che hanno oltre 80 anni sono passati dal 29,1 al 39,1%. L’importo medio delle pensioni vigenti nelle Marche è di 761 euro lordi, con valori medi che variano dai 983 euro delle pensioni di vecchiaia ai 422 euro delle pensioni e assegni sociali.

Stiamo parlando di importi di gran lunga inferiori a quelli nazionali: -125 euro lordi medi mensili e particolarmente significativa è la differenza negli importi delle pensioni di vecchiaia dei lavoratori dipendenti che, nelle Marche, sono di 1.081 euro, ovvero -293 euro mensili rispetto ai valori medi nazionali e -387 euro rispetto alla media delle regioni del Centro. Differenze notevoli anche tra i diversi territori delle Marche nei quali le pensioni di vecchiaia dei lavoratori dipendenti passano da 1.030 euro medi nella provincia di Pesaro Urbino a 1.011 euro ad Ascoli Piceno, 1.010 euro a Macerata, 948 euro ad Ancona fino a 930 euro a Fermo. Significativa è anche la differenza tra uomini e donne: se i primi percepiscono nelle Marche 1.218 euro lordi, le donne arrivano a 705 ovvero mediamente 513 euro in meno ogni mese; una differenza che per le pensionate ex lavoratrici dipendenti arriva a -628 euro mensili.

Come osservano Daniela Barbaresi, segretaria Cgil Marche, ed Elio Cerri dello Spi regionale, “questi dati confermano le difficoltà di migliaia di pensionati marchigiani che, dopo una vita di lavoro, sono costretti a fare i conti con pensioni troppo basse alle quali si accede in età sempre più avanzata”. Nelle Marche, 366 mila prestazioni pensionistiche, pari al 66,6% del totale, sono inferiori a 750 euro al mese (61,3% la media nazionale): dunque, due pensionati su tre percepiscono un importo che non consente loro di superare la soglia della povertà. Una condizione pensionistica nella quale si confermano notevoli differenze di genere: gli uomini con pensioni fino a 750 euro sono il 47,0% del totale (44,1% a livello nazionale), per le donne tale percentuale sale all’80,7% (74,5% in Italia). Nel 2018, sono state liquidate 34 mila nuove pensioni di cui 10 mila pensioni di vecchiaia (4 mila pensioni di vecchiaia di lavoratori dipendenti).

“Questi dati – insiste Barbaresi – evidenziano l’urgenza di superare strutturalmente l’impianto della legge Fornero, che l’introduzione della cosiddetta quota 100 ha lasciato ancora inalterato. Infatti, oltre a essere limitata al prossimo triennio, non dà alcuna risposta alla maggior parte del mondo del lavoro e, per questo, occorre una vera riforma del sistema previdenziale che garantisca una reale flessibilità per tutti per l’accesso alla pensione a 62 anni, l’uscita anticipata con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, il riconoscimento ai fini previdenziali del lavoro di cura, soprattutto a carico delle donne, i lavori manuali e gravosi come peraltro sosteniamo con la piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil”. E ancora: “Occorre pensare soprattutto ai più giovani e a tutti coloro che fanno i conti con lavori poveri e discontinui introducendo una pensione di garanzia senza la quale non potrà che esserci un futuro di pensione che non permetterà una vita dignitosa per un’intera generazione che ha conosciuto troppa precarietà”. “L’obiettivo che perseguiamo – conclude Elio Cerri – è quello di garantire una pensione dignitosa, incrementando le pensioni più basse in base ai contributi versati e al contempo salvaguardando il potere d’acquisto di quelle superiori che continuano ad essere taglieggiate anche da parte del governo attuale”.

Data articolo: Mon, 08 Apr 2019 13:14:00 +0200
Welfare e previdenza
«Ricerca militante» sulla condizione dei pensionati a Calenzano (Fi)

Con il patrocinio del Comune di Calenzano oggi, giovedì 4 aprile 2019, alle ore 15.30, nella sala convegni del Comune (4° piano palazzo uffici comunali), in piazza Gramsci, 11, sarà presentato il rapporto su “Le condizioni di vita dei pensionati a Calenzano. Di questo lavoro il suo curatore, il Dott. Alberto Tassinari dice: È una iniziativa che si colloca nel panorama delle molte rilevazioni e ricerche che le Leghe dei pensionati realizzano nel territorio, da quella sulla condizione delle persone anziane nelle cosiddette aree interne (Marradi 2018) all’ultima relativa al Centro storico di Firenze. E tante altre, praticamente in tutto il territorio metropolitano. Si tratta di “ricerche militanti”, come si diceva un tempo, orientate e finalizzate al confronto e all’azione sociale e sindacale. Questa ricerca di Calenzano supera il carattere spesso artigianale di molte rilevazioni, con un approccio rigoroso nella rilevazione e nella elaborazione dei dati”.

Data articolo: Thu, 04 Apr 2019 09:33:00 +0200
Welfare e previdenza
Salute, riprende la mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil

Riparte la mobilitazione dei sindacati sulla sanità. Al termine della riunione unitaria dei coordinamenti sanità – riuniti a Roma il 3 aprile 2019 - è stato approvato un ordine del giorno che rilancia la vertenza. Cgil, Cisl e Uil, dopo la grande manifestazione unitaria del 9 febbraio scorso, che ha avuto la sanità tra i capitoli della piattaforma rivendicativa, hanno deciso di proseguire la mobilitazione secondo un cronoprogramma che le vedrà impegnate nei mesi a venire.

Le confederazioni “ritengono necessario riprendere la vertenza per il rilancio del servizio sanitario nazionale pubblico e universale – si legge nell’ordine del giorno approvato – con un percorso di iniziative territoriali e nazionali. In questa fase è decisivo costruire il nuovo patto per la salute, per il quale governo e conferenza delle Regioni devono assicurare la più ampia partecipazione delle forze sociali e del sindacato confederale che rappresenta milioni di lavoratori e di pensionati”. I sindacati giudicano positivamente l’avvio del confronto con la conferenza delle Regioni, ma rilevano che “il ministro della Salute continua a non rendersi disponibile”.

Cgil, Cisl e Uil ritengono che il nuovo patto per la salute debba avere come “obiettivo centrale quello di ristabilire il rispetto del diritto alla salute e alle cure dei cittadini, messo in discussione da anni di tagli al ssn. Tale diritto - che richiama azioni integrate sociali e sanitarie - deve essere esigibile in tutto il territorio nazionale, come prevede la Costituzione, tramite l’accesso, in tempi certi, a servizi e a prestazioni di qualità, stabiliti nei livelli essenziali di assistenza”, prosegue l’ordine del giorno.

Cgil, Cisl e Uil hanno presentato a governo e conferenza delle Regioni, sulla base della piattaforma di Salerno “Salute: diritti, lavoro, sviluppo. L’Italia che vogliamo”, e della piattaforma unitaria “#FuturoalLavoro” alcune proposte prioritarie sul patto per la salute, in particolare sulle necessarie innovazioni per fronteggiare i crescenti bisogni legati ai cambiamenti demografici, epidemiologici e sociali (cronicità e non autosufficienza in specie), e su politiche di valorizzazione del personale a partire dallo sblocco delle assunzioni e dal rinnovo dei contratti collettivi, per le quali è necessario uno specifico confronto coi sindacati di categoria.

Le confederazioni “definiranno un calendario di iniziative territoriali e nazionali, a partire dal mese di aprile 2019, fino a una iniziativa di lotta nazionale, per costruire un ampio e partecipato movimento per il rilancio del servizio sanitario nazionale pubblico e universale come strumento essenziale per assicurare il diritto alla salute in tutto il Paese”, conclude il documento approvato.

Data articolo: Wed, 03 Apr 2019 17:58:00 +0200
Welfare e previdenza
Case popolari, il Sunia Firenze spiega la nuova legge sull'edilizia pubblica

Si è concluso ieri sera il ciclo di incontri organizzati dal Sunia di Firenze in giro per le sedi dei quartieri della città, per spiegare ed informare gli inquilini delle case popolari, sulla nuova legge 2/2019 di riforma dell’edilizia pubblica. Gli incontri hanno visto una numerosissima partecipazione di abitanti, che hanno raccolto l’invito del sindacato ed hanno aderito in maniera massiccia, per ascoltare le novità della normativa che regolerà la vita negli alloggi pubblici. Villa Vogel per il quartiere 4, la casa della cultura e il teatro Le Spiagge per il quartiere 5, il circolo Andreoni per il quartiere 2, la sala consiliare del quartiere 3: questi sono stati i luoghi dove si sono svolte le iniziative, alle quali hanno partecipato oltre 600 persone.

“Non ci meraviglia la grande partecipazione’ afferma Laura Grandi, segretaria del Sunia di Firenze, “perché il ‘popolo’ dell’edilizia pubblica è sempre stato attento ai cambiamenti delle leggi ed ha sempre ritenuto importante il ruolo del sindacato, proprio nel suo compito di rappresentanza dei problemi e delle necessità degli abitanti degli alloggi pubblici”.

Alle iniziative hanno portato il loro saluto i presidenti di quartiere Mirko Dormentoni, Alfredo Esposito e Cristiano Balli e inoltre ha offerto il suo contributo l’assessore alla casa Sara Funaro.  La spiegazione della nuova legge ha fatto emergere non solamente tutte le novità, che cambiano non poco le modalità per quanto riguarda soprattutto le decadenze dal requisito di assegnazione, ma anche delle criticità, che la nuova Legge presenta nella sua applicazione pratica. I partecipanti hanno voluto anche confrontarsi e intervenire sulle problematiche dei loro blocchi e discutere della vita dei loro quartieri.

“Quello che emerge da questi incontri”, aggiunge il segretario Laura Grandi, “è la grande voglia di ‘esserci’ e discutere da parte degli assegnatari, quando si discute della vita nei loro quartieri: un tessuto sociale sano e propositivo, luoghi pieni di dignità e decoro. Ma non si esaurisce qui il cammino del sindacato, conclude Grandi, dalla prossima settimana toccherà ai cittadini dei comuni dell’area metropolitana, essere chiamati a raccolta per questa importante iniziativa di divulgazione della legge”.

Data articolo: Wed, 03 Apr 2019 13:10:00 +0200
Welfare e previdenza
Campania: sindacati, incontro positivo con comitato vigilanza Inps

L'incontro di questo pomeriggio è stato “un incontro costruttivo e lungimirante”. Cosi i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil della Campania, Nicola Ricci, Doriana Buonavita e Giovanni Sgambati, a proposito dell’appuntamento con il presidente del Comitato di Vigilanza nazionale dell’Inps, Guglielmo Loy, alla presenza dei direttori dell’area metropolitana e regionale dell’Inps campana. Nel corso dell’incontro si è discusso di quota 100 e del reddito di cittadinanza con l’impegno di un nuovo confronto in occasione del bilancio sociale dell’Inps. "Questi passi sono importanti - dicono Ricci, Buonavita e Sgambati - perché testimoniano e valorizzano l’importanza della bilateralità tra organizzazioni sindacali e datori di lavoro".

Data articolo: Tue, 02 Apr 2019 19:28:00 +0200
Welfare e previdenza
Da oggi le pensioni sono più leggere

Da oggi (1° aprile) le pensioni degli italiani sono più leggere, ma probabilmente i pensionati lo scopriranno soltanto a giugno. Non è un pesce d’aprile. Il governo giallo-verde, con l’approvazione della manovra finanziaria del 2019, è infatti intervenuto negativamente sull’adeguamento delle pensioni all’inflazione. Secondo quanto concordato tra il precedente governo e i sindacati dei pensionati di Cgil Cisl Uil, dal primo gennaio 2019, dopo 10 anni di tagli alle pensioni, doveva invece entrare in funzione un sistema di rivalutazione più equo.

Al contrario, a causa della situazione caotica e di incertezza in cui si è approvata la legge di bilancio, l’Inps non ha fatto in tempo ad elaborare gli importi delle pensioni con i tagli decisi dal governo, per cui, nei primi tre mesi dell’anno, i pensionati con un reddito pensionistico superiore a 1.522 euro lordi, (1.200 euro netti circa) si sono visti accreditare un importo comprensivo della rivalutazione piena o quasi.

Ora questa somma dovrà essere restituita, e a farne le spese saranno almeno 5,6 milioni di pensionati. Nel triennio la somma complessiva sottratta ai pensionati in Itali arriva a 3,5 miliardi di euro. Ma c’è di più: come fanno notare Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil pensionati furbescamente il governo farà scattare la decurtazione degli assegni non prima del mese di giugno. Quando le urne delle elezioni Europee saranno già chiuse, così sperando di non fare arrabbiare i pensionati prima del voto. Oggi, però, sempre in questa ottica, l'Inps incomincia a erogare i primi assegni ai lavoratori che hanno deciso di andare in pensione anticipatamente con quota 100.

Il premier Conte aveva invitato alla calma i pensionati cercando di ridimensionare le sforbiciate sugli assegni: "Parliamo di qualche euro al mese, quasi impercettibile, forse neppure l’Avaro di Molière se ne accorgerebbe". Ma le cose non stanno proprio così. I sindacati dei pensionati hanno organizzato per il prossimo 1 giugno una grande manifestazione in piazza del Popolo a Roma per chiedere al governo di fermarsi e di rinunciare al rimborso di quanto erogato.

Data articolo: Mon, 01 Apr 2019 15:28:00 +0200
Welfare e previdenza
Ghiselli (Cgil): quota 100 non cancella la Fornero

“Il governo non ha recepito alcuna proposta avanzata dal sindacato, la cosiddetta quota 100 mantiene tutti i limiti che più volte abbiamo evidenziato”. A dirlo è il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli, in un’intervista apparsa sul sito www.pensionipertutti.it. “La misura – spiega l’esponente sindacale – non dà alcuna risposta alla maggior parte del mondo del lavoro, a chi è nato dopo il 1959, alle donne, ai lavoratori discontinui”. Inoltre, prosegue Ghiselli, non migliora “le condizioni di chi fa lavori gravosi, non estende a tutti la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi. E non risolve, infine, neanche la questione esodati”.

Riguardo alla “riforma Fornero”, per il segretario confederale Cgil “l’impianto della legge è rimasto inalterato e le misure previste, come appunto quota 100, sono limitate nel tempo e cesseranno dopo tre anni”. Per Ghiselli, il governo “ha preferito fare una manovra da utilizzare in maniera propagandistica nei prossimi mesi, dando una risposta positiva a qualche centinaia di migliaia di lavoratori, ma lasciando gli altri 15 milioni nelle condizioni precedenti”.

Data articolo: Fri, 29 Mar 2019 14:46:00 +0200
Welfare e previdenza
«Quota 100 solo un inizio, serve una riforma»

L'introduzione di quota 100, "pur consentendo a tanti lavoratori un accesso anticipato alla pensione nel prossimo triennio, rappresenta l'inizio di un percorso più ampio". È quanto affermano i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Roberto Ghiselli, Ignazio Ganga e Domenico Proietti, rilanciando la necessità di affrontare "una vera riforma del sistema", a cominciare da "una reale flessibilità per tutti per l'accesso alla pensione da 62 anni”. Oltre a consentire, “l'uscita anticipata con 41 anni di contributi, a riconoscere ai fini previdenziali il lavoro delle donne e di cura, i lavori gravosi e usuranti e a garantire ai giovani e a coloro che hanno percorsi lavorativi deboli e discontinui assegni pensionistici adeguati”.

Per questo, Cgil, Cisl e Uil chiedono al governo di “avviare un confronto sui temi previdenziali, per dare così risposte concrete alle attese di milioni di cittadini italiani e sono impegnati a dare continuità all'iniziativa di sostegno alla loro piattaforma".

Il percorso più ampio a cui fanno riferimento Cgil, Cisl e Uil è quello "descritto" nella piattaforma unitaria di ottobre scorso "che si è provato a tratteggiare in una serie di emendamenti che, purtroppo, non hanno trovato alcun riscontro nelle decisioni del governo e nell'iter parlamentare di conversione del decreto".

I sindacati fanno quindi riferimento agli altri aspetti del sistema previdenziale ancora da affrontare, tra cui anche la richiesta di istituire la commissione sui lavori gravosi e usuranti e la commissione per l'analisi della composizione della spesa previdenziale e assistenziale; dare la piena rivalutazione alle pensioni; risolvere "definitivamente" la questione esodati; promuovere lo sviluppo della previdenza complementare tramite i fondi pensione contrattuali per tutti i lavoratori.

Data articolo: Thu, 28 Mar 2019 12:20:00 +0200
Welfare e previdenza
Sanità al collasso, medici pensionati in corsia

"I medici pensionati richiamati in servizio sono la dimostrazione palese di un sistema sanitario a un passo dal collasso". A denunciarlo è il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e dirigenti del Ssn, Andrea Filippi, aggiungendo che "tutti si sono accorti, dagli operatori alle Aziende sanitarie, alle Regioni, delle gravi carenze di medici nei servizi sanitari, tranne il governo". Per Filippi, infatti, gli organici sono ormai "sotto il livello di sostenibilità dei servizi, che spesso devono chiudere proprio per le carenze di personale, e i concorsi vanno deserti perché mancano i medici specialisti. In questo scenario drammatico il governo, sordo e cieco, fa poco o nulla. Assolutamente inefficaci gli interventi messi in campo con il semplice spostamento del tetto sulla spesa del personale mentre le Regioni ricorrono a rimedi aberranti, tappabuchi che non risolvono nulla, richiamando a lavoro i pensionati, come sta avvenendo in Veneto e in Molise, a danno dei giovani medici disoccupati".

Una fotografia della realtà, osserva il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, veramente "allarmante, che denunciamo da anni e che nessuno, dal governo alle Regioni, vuole affrontare in modo strutturale. Serve aumentare i contratti per la formazione dei medici specialisti, serve snellire le procedure di selezione concorsuale, serve un piano di assunzioni urgente. Il governo giallo-verde ha bisogno di altre prove per capire che deve intervenire con urgenza per evitare il collasso del Servizio sanitario nazionale? Gli utenti, i cittadini, devono sapere che la colpa delle liste d'attesa e delle inefficienze non è degli operatori, ormai stremati dal sovraccarico di lavoro, ma di un governo incapace di affrontare questa emergenza".

Il Veneto è la prima regione italiana che intende richiamare in servizio i medici pensionati. Martedì 26 marzo, infatti, il presidente Luca Zaia ha annunciato una delibera che permetterà “ad aziende ed enti del sistema sanitario della Regione di conferire incarichi individuali, con rapporto di lavoro autonomo, a medici già collocati in quiescenza”. Una decisione che la Fp Cgil del Veneto reputa “grave e sbagliata”, rimarcando che “non si possono mettere i settantenni a garantire il nostro sistema sanitario in un settore che prevede il lavoro a turni e notturno”. Per il segretario generale Daniele Giordano, il presidente Zaia “dovrebbe ammettere il proprio fallimento, dichiarare che il nostro sistema sanitario non garantisce la qualità dell’assistenza, e che siamo a rischio di interruzione dei servizi. Non ammettere il fallimento del governo politico regionale vuole semplicemente dire che si nascondono i problemi con operazioni disperate”.

Data articolo: Wed, 27 Mar 2019 11:43:00 +0200
Welfare e previdenza
Caf: in 500 mila per il reddito di cittadinanza

Sono oltre 500 mila gli italiani che si sono rivolti agli sportelli dei Centri di assistenza fiscale in ogni comune del Paese, a due settimane esatte dall’entrata in vigore del reddito di cittadinanza. Alcune stime e valutazioni si possono affrontare attraverso l’esame di un primo panel che la Consulta nazionale dei Caf ha elaborato con i dati raccolti in dieci città campione, distribuite tra Nord, Centro e Sud Italia, su 7.964 domande presentate fino al 20 marzo. Le città sono: Torino, Milano, Venezia, Livorno, Grosseto, Roma, Napoli, Cosenza, Bari e Palermo.

“Questa simulazione è significativa per comprendere l’interesse reale suscitato nel paese dal reddito di cittadinanza”, affermano Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, coordinatori della Consulta nazionale dei Caf: “Abbiamo ritenuto importante produrre un’analisi qualitativa per cercare di approfondire le tendenze in atto. Abbiamo messo a confronto in un panel dieci città, diverse tra loro per ricchezza pro capite e per dimensioni, utilizzando i dati registrati dai Centri di assistenza fiscale importanti per rappresentatività e per significative performance: crediamo così di poter presentare spunti utili al legislatore e all’informazione”. Bagnoli e Soldini evidenziano anche che “i tempi della conversione in legge del decreto sul reddito di cittadinanza sono prossimi e il contributo di chi ha operato, come noi, in prima linea per la sua applicazione, potrà risultare di un qualche interesse”.

Ma andiamo ai dati. Maschi e femmine a livello nazionale si equivalgono (50,6 per cento uomini e 49,4 donne), mentre a livello di suddivisione per aree del Paese assistiamo a uno sbilanciamento notevole al Centro (42,8 per cento uomini contro il 57,2 donne). “Un simile sbilanciamento, ma in questo caso verso il Sud, lo abbiamo verificato per i richiedenti under 30, i cosiddetti millennials”, aggiungono i coordinatori della Consulta: “Sono il 6,8 per cento, in media, solo perché trascinati da una percentuale al Sud del 10,3, mentre al Nord sono il 4,7 e al Centro il 3,2”. Altro elemento di interesse generale rilevato dall’indagine è dato dal numero delle domande dei cittadini stranieri rispetto a quelle dei cittadini italiani: la media nazionale del 9,5 per cento degli stranieri richiedenti il reddito di cittadinanza, ha un picco al Nord del 15,4 per cento, scende al Centro al 9,3, per crollare al Sud al 3,4.

Fondamentalmente otto domande su dieci vengono depositate dalle famiglie. “Ma anche qui – riprendono Bagnoli e Soldini – un dato deve far riflettere per la sua evidente diversità: mentre al Nord e al Centro il reddito di cittadinanza è chiesto da persone singole, rispettivamente per il 21 e il 23 per cento, al Sud il numero si abbassa fino al 12,4”. Un ultimo dato esaurisce questa prima elaborazione effettuata dalla Consulta nazionale: “Il reddito di cittadinanza – illustrano i due coordinatori – o la pensione di cittadinanza aprono a due sviluppi distinti. Ebbene, al Nord la pensione di cittadinanza è stata richiesta dal 2,9 per cento, al Centro dal 9,2 e al Sud dal 12 per cento degli aventi diritto”.

“Le prossime settimane - concludono i coordinatori della Consulta nazionale dei Centri di assistenza fiscale Massimo Bagnoli e Mauro Soldini - saranno ancora contrassegnate dallo svolgimento ordinato della raccolta delle domande in ognuno degli sportelli dei Caf associati alla Consulta nazionale, proseguendo nel lavoro di assistenza che consente ai cittadini interessati di comporre una richiesta corretta per il reddito di cittadinanza”.

Data articolo: Mon, 25 Mar 2019 11:08:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensionati il 1° giugno in piazza: il governo non c'è

Tre grandi assemblee per il prossimo 9 maggio a Padova, Roma e Napoli e una manifestazione nazionale sabato 1° giugno in piazza del Popolo a Roma. I sindacati di categoria Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil annunciano l'avvio della mobilitazione dei pensionati per protestare contro la totale mancanza di attenzione nei loro confronti da parte del governo.                

L'unica misura messa in campo, spiegano i sindacati, è stata quella del taglio della rivalutazione, che partirà dal 1° aprile e a cui si aggiungerà un corposo conguaglio che i pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi. "La tanto sbandierata pensione di cittadinanza invece finirà per riguardare un numero molto limitato di persone e non basterà ad affrontare il tema della povertà".

"Nulla - inoltre - è stato previsto inoltre sul fronte delle tasse, che i pensionati pagano in misura maggiore rispetto ai lavoratori dipendenti, e tanto meno sulla sanità, sull'assistenza e sulla non autosufficienza, che sono temi di straordinaria rilevanza per la vita delle persone anziane e delle loro famiglie e che necessiterebbero quindi di interventi e di risorse".

Il governo, concludono Spi, Fnp e Uilp, "si è mostrato del tutto sordo alle rivendicazioni e alle necessità dei pensionati italiani, accusati addirittura di essere degli avari per aver osato protestare a fine dicembre contro il taglio della rivalutazione". La mobilitazione è quindi necessaria e non più rinviabile.

 

ARCHIVIO
I "bancomat del governo" riempiono le piazze

Data articolo: Fri, 22 Mar 2019 14:06:00 +0200
Welfare e previdenza
Inps: sindacati, si assuma nuovo personale

“Cgil, Cisl e Uil sono consapevoli che l’introduzione della pensione con ‘quota 100’ e del reddito di cittadinanza hanno generato un aumento significativo del lavoro in carico all’Inps. L’esigenza di rispondere ai cittadini che stanno richiedendo queste prestazioni dovrà essere gestita senza penalizzare gli altri lavoratori e pensionati”. A scriverlo, in un comunicato congiunto sono i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Roberto Ghiselli, Ignazio Ganga e Domenico Proietti.

I sindacalisti sottolineano la necessità “che l’Istituto di previdenza garantisca in ogni caso la tempestiva liquidazione di tutte le prestazioni con particolare attenzione a quelle di notevole rilevanza sociale, come l’ape sociale o la pensione anticipata per i precoci”, prestazioni “che assicurano una pensione a lavoratori ritenuti meritevoli di tutela, come i disoccupati o chi ha gravi disabilità e gli ammortizzatori sociali”.

Cgil, Cisl e Uil chiedono, quindi, che siano sbloccate al più presto, “come più volte richiesto”, le assunzioni di nuovo personale.

Data articolo: Fri, 22 Mar 2019 11:54:00 +0200
Welfare e previdenza
Anziani nel centro storico di Perugia: solo il 13% è soddisfatto

"Conoscere le componenti principali della vita delle persone anziane significa conoscere il territorio e una parte importante delle sue complessità. Conoscere i loro bisogni significa dar voce a cittadini che hanno contribuito e contribuiscono ancora con il loro lavoro e la loro vita in generale, allo sviluppo del Paese e in particolare del territorio dove vivono”: parte da questa premessa lo studio sugli “Anziani nel centro storico di Perugia”, frutto della collaborazione tra il sindacato dei pensionati, Lega Spi Cgil di Perugia, e l’Università degli Studi di Perugia, che è stato presentato oggi, mercoledì 20 marzo, presso la sala dei Notari di Perugia, con la partecipazione del segretario dello Spi Cgil nazionale, Raffaele Atti.

Lo studio, elaborato dalla professoressa Mariella Ursini, docente di Welfare, valutazione e partecipazione della facoltà di Scienze politiche, ha raccolto le opinioni di 257 residenti, di età compresa fra 65 e 92 anni. Obiettivo della ricerca: evidenziare gli aspetti più significativi della vita nel centro storico degli oltre 2.000 anziani che ci vivono (circa il 20% dei 10.000 residenti). "Scopo principale – si legge nell’introduzione della ricerca – è quello di riflettere sulle problematiche più evidenti e più sentite, sui miglioramenti possibili per la vita di tutti e in particolare della popolazione anziana, ma lo studio si propone anche il compito di evidenziare gli aspetti positivi, perché proprio questi possono rappresentare un punto di partenza per una qualità di vita soddisfacente”.

“Il sindacato ha come compito statutario la difesa dei diritti delle persone – ha detto Luciano Campani, segretario della Lega Spi Cgil di Perugia – e questa ricerca può rappresentare uno strumento importante per rilanciare la contrattazione sociale con le pubbliche amministrazioni, in particolare con il Comune di Perugia, al fine di trovare soluzioni condivise e migliorare le condizioni di vita delle persone, intervenendo sul sostegno ai redditi, sul trasporto pubblico, sulle politiche sociali, sull’invecchiamento attivo, sulla vivibilità della nostra città, etc.”. Il dirigente sindacale ha ricordato come il confronto con l’attuale amministrazione del Comune di Perugia sia partito per poi fermarsi però soltanto ai titoli. “Noi oggi chiediamo che la contrattazione con il Comune capoluogo riprenda subito dopo le elezioni, qualsiasi sia la giunta che governerà la città”.

“Un lavoro importante, che Cgil e Spi hanno realizzato in sinergia con l’università, permette prima di tutto di conoscere meglio una realtà importante, come quella del centro storico – ha detto Filippo Ciavaglia, segretario generale Cgil Perugia –. Ma crediamo che questo studio, che oggi mettiamo a disposizione, sia importante soprattutto per le istituzioni pubbliche, a partire dal Comune, il cui centro storico è senza dubbio in crisi e necessita d'interventi significativi“.

Ma qual è il giudizio complessivo che le persone anziane danno sui vari aspetti della qualità di vita nel centro storico? A questa domanda, il 58% circa degli intervistati ha risposto che si vive abbastanza bene, mancano alcune cose, ma ci sono altri aspetti positivi che compensano, mentre il 26% esprime un giudizio nettamente negativo (non si vive bene, perché ci sono molte cose che dovrebbero essere migliorate) e solo il 13% è soddisfatto e afferma che vivere in centro è molto soddisfacente, perché c’è una buona qualità della vita.

Data articolo: Wed, 20 Mar 2019 17:37:00 +0200

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