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News welfare e previdenza da rassegna.it (CGIL)

#scioperi #lavoro #vertenze #CGIL

Welfare e previdenza
Fp Basilicata, sanità regionale è al collasso

"E' l’ulteriore segno di una sanità regionale ormai al collasso". Così Fp Cgil Potenza e Fp Cgil Medici Basilicata commentano la chiusura della terapia intensiva neonatale dell'ospedale San Carlo di Potenza, rimarcando anche "la grave sottovalutazione delle nostre denunce su quanto stava accadendo al personale del reparto che, per senso di responsabilità e professionalità, ha retto per troppo tempo carichi di lavoro e turni estenuanti".

La Fp Cgil sottolinea "la grave carenza di personale medico e infermieristico nella quale versa la sanità regionale", che sta comportando "nel medio periodo il blocco delle attività e dell’assistenza". Per il sindacato "tamponare la situazione con medici a chiamata provenienti dal napoletano e pagati a 120 euro l’ora oltre ai rimborsi spese non può risultare la risoluzione di un problema che ha ormai bisogno di interventi strutturali, mirati e decisivi, che abbiano effetti stabili".

Data articolo: Thu, 22 Aug 2019 11:46:00 +0200
Welfare e previdenza
Fp Trentino, no a medici specializzandi in corsia

"Nella fretta di seguire la soluzione proposta dal Veneto, non sono stati considerati tutti i rischi che ha un'operazione del genere". A dirlo è la Fp Cgil del Trentino, in un articolo comparso sull'edizione locale del Corriere della Sera, riguardo l'immissione di medici specializzandi negli ospedali della provincia: "Occorre evitare scorciatoie, per garantire e migliorare la qualità e la sicurezza degli interventi. Non è quindi opportuno immettere giovani medici gettati allo sbaraglio, e a basso costo". Il sindacato evidenzia anche che gli specializzandi "sarebbero inevitabilmente esposti a maggiore rischio di errore, proprio per la mancanza del programma formativo specialistico". 

Data articolo: Thu, 22 Aug 2019 10:25:00 +0200
Welfare e previdenza
Anno scolastico, a settembre almeno 120 mila supplenti

L’inizio del nuovo anno scolastico si aprirà all'insegna della precarietà. A settembre, infatti, saranno almeno 120 mila i supplenti negli istituti italiani, praticamente uno su cinque. “La situazione è di emergenza”, spiega Manuela Pascarella (Flc Cgil): “Chiediamo che qualsiasi governo salga in carica riprenda in mano il decreto precari che non ha visto la luce e lo approvi il più presto possibile: fornisce una procedura semplificata per coprire le cattedre, almeno da settembre 2020”.

I numeri dei supplenti sono in continua crescita, anche per le conseguenze dovute all'introduzione di “quota 100”, che ha aumentato la quantità dei pensionamenti: saranno 17.807 per effetto del provvedimento voluto dal governo giallo-verde, cui si aggiungono 15.371 pensionamenti ordinari. “Se il prossimo anno quota 100 verrà confermata - conclude l’esponente sindacale - il trend continuerà a salire, anche perché l'età media dei docenti italiani è alta”.

Da segnalare, infine, che quest'anno i posti lasciati liberi dai pensionati della "quota 100" non verranno coperti da assunzioni con personale di ruolo: le domande potevano arrivare all'Inps entro febbraio e i numeri non sono stati elaborati nei tempi utili. Di qui il numero alto di supplenti che si profila alla riapertura delle scuole.

DUE CASI: LA PUGLIA E GENOVA
Saranno più di 6 mila i docenti senza posto fisso in Puglia all'inizio del nuovo anno scolastico
. A dirlo è la Flc Cgil regionale, precisando che almeno 4 mila saranno insegnanti di sostegno, ingaggiati annualmente grazie ai posti in dero­ga. “Ciò accade – spiega il segretario generale Claudio Menga - perché il fabbisogno stimato con l’organico di diritto a livello nazionale non cor­risponde mai al fabbisogno reale, pe­nalizzando sia gli alunni più biso­gnosi, che perdono così la continui­tà didattica, sia i docenti, i quali non possono usufruire di quelle cat­tedre per i trasferimenti e le assun­zioni”. A questi si sommano i 1.700 posti “liberati” dai pensionamenti di "quota 100" e Opzione donna, ma non ancora occupati con nuove assunzioni. “Dobbiamo infine aggiungere – conclude Menga - i 374 posti non asse­gnati dei 2.173 previsti per le immis­sioni in ruolo 2019/2020 per assenza di graduatorie ed eventuali rinunce. In Puglia, dunque, l’11 per cento delle cattedre resterà senza titolare”.

Stessa situazione si ritrova anche nel capoluogo ligure. "La situazio­ne è critica, al mo­mento ci sono centinaia di posizioni scoperte": così il segretario generale della Flc Cgil Liguria Claudio Croci, commentando la mancanza di circa 500 tra insegnanti e perso­nale tecnico e amministrativo nelle scuole di Genova. La prima responsabilità è "dei pensionamen­ti, soprattutto di 'quota 100', che ha sicuramente in­crementato il numero di chi ha lasciato il lavoro nella scuola. E poi le stabilizzazioni, che han­no coperto neanche la metà posti la­sciati liberi".

Data articolo: Thu, 22 Aug 2019 07:50:00 +0200
Welfare e previdenza
Quota 100, esce dal lavoro chi eroga servizi

“I numeri ci dicono che a quelle previste dalla legge Fornero si sommano con quota 100 uscite tra i comparti della pubblica amministrazione dove il lavoro è più faticoso ma che paradossalmente sono proprio quelli che erogano servizi direttamente ai cittadini". Così il segretario generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, ha commentato i dati dell'Inps.

L’istituto di statistica ha infatti reso noto che 8 dipendenti pubblici su 10 che escono dal mondo del lavoro in agosto con quota 100 provengono dagli enti pubblici e dalla sanità. Da Regioni, Comuni e Province arriva infatti il 55,1% delle domande di pensionamento attraverso il meccanismo che cumula età e contributi, con un totale di 5.694 domande su 10.336 del settore pubblico. Segue la sanità con 2.344 (il 22,7%), soprattutto nel settore dei paramedici, amministrativi e tecnici.

"Per questo - dice Sorrentino - ci vuole la proroga delle graduatorie degli idonei, la stabilizzazione dei precari e nuove assunzioni. Il ministro della Pa Bongiorno aveva totalmente sbagliato linea, altro che qualificazione e innovazione". Secondo la sindacalista della Fp, "la pubblica amministrazione ha subìto dalle politiche della Bongiorno un colpo mortale. L'anno che abbiamo perso si dovrà adesso recuperare con misure straordinarie per l'occupazione e, soprattutto, per la prossima finestra d'uscita andrebbe data certezza ai lavoratori su Tfs per il quale, a dispetto dei proclami passati, mancano ancora i decreti attuativi”.

Data articolo: Wed, 21 Aug 2019 15:09:00 +0200
Welfare e previdenza
Flc Puglia, a settembre 6 mila docenti saranno precari

Saranno più di 6 mila i docenti senza posto fisso in Puglia all'inizio del nuovo anno scolastico. A dirlo è la Flc Cgil regionale, precisando che almeno 4 mila saranno insegnanti di sostegno, ingaggiati annualmente grazie ai posti in dero­ga. “Ciò accade – spiega il segretario generale Claudio Menga - perché il fabbisogno stimato con l’organico di diritto a livello nazionale non cor­risponde mai al fabbisogno reale, pe­nalizzando sia gli alunni più biso­gnosi, che perdono così la continui­tà didattica, sia i docenti, i quali non possono usufruire di quelle cat­tedre per i trasferimenti e le assun­zioni”.

A questi si sommano i 1.700 posti “liberati” dai pensionamenti di "quota 100" e Opzione donna, ma non ancora occupati con nuove assunzioni. “Dobbiamo infine aggiungere – conclude Menga - i 374 posti non asse­gnati dei 2.173 previsti per le immis­sioni in ruolo 2019/2020 per assenza di graduatorie ed eventuali rinunce. In Puglia, dunque, l’11 per cento delle cattedre resterà senza titolare”.

Data articolo: Wed, 21 Aug 2019 09:51:00 +0200
Welfare e previdenza
Flc Sicilia, stabilizzare tutti i precari Ata

"Ancora una volta il personale Ata siciliano si appresta a subire l'ennesima discriminazione. Saranno infatti 446, a fronte di 1.012 posti disponibili, i precari che dopo lunghi anni di calvario vissuti nell'incertezza avranno la fortuna di avere un lavoro stabile". A dirlo è il segretario regionale della Flc Cgil Adriano Rizza: "Scelta politica assolutamente discriminante, se si pensa che per il personale docente, e di questo ne siamo assolutamente lieti, è stata prevista la copertura totale dei posti disponibili in Sicilia. Per il personale Ata, invece, la quota delle immissioni in ruolo ammonta solo al 44 per cento. Una quota ancora più difficile da accettare se si pensa che i precari Ata inseriti nelle graduatorie provinciali permanenti sono ben 2.514. Si tratta, in quest'ultimo caso, di lavoratori che hanno tutti i presupposti e i requisiti per essere stabilizzati definitivamente. Tale numero, peraltro, non comprende tutti i precari inseriti anche nelle graduatorie provinciali di II fascia e quelle d'istituto di III fascia, altrimenti si parlerebbe di decine di migliaia di persone".

"Il problema è ancor più grave - spiega Rizza - in considerazione del fatto che la copertura di questi 1.012 posti disponibili, tra immissioni in ruolo e incarichi annuali, non è comunque sufficiente a garantire un avvio ordinario e in sicurezza nelle 831 istituzioni scolastiche della nostra regione. Abbiamo raccolto in queste ore numerose testimonianze di dirigenti preoccupati per la carenza soprattutto di collaboratori scolastici e assistenti amministrativi, la cui presenza è fondamentale rispettivamente per il lavoro di pulizia, manutenzione e vigilanza e per espletamento di tutte le procedure burocratiche di avvio delle attività didattiche. La normativa consente di risolvere queste criticità, con il cosiddetto adeguamento in organico di fatto, che l'Usr Sicilia ha quantificato in circa 1.200 posti, sulla base delle segnalazioni che sono pervenute dalle scuole di tutta la regione. Il Miur, invece, ne ha autorizzati circa 500".

Data articolo: Tue, 20 Aug 2019 13:50:00 +0200
Welfare e previdenza
Cgil Brindisi, 27 agosto presidio per tagli in sanità

Presidio martedì 27 agosto a San Pietro Vernotico (Brindisi) per protestare contro il taglio di 18 posti letto nella lungodegenza dell’Ospedale di comunità (ex ospedale Ninetto Melli). A organizzare la protesta, prevista per le ore 10.30 davanti alla sede del nosocomio, sono la Camera del lavoro territoriale, la Cgil Brindisi, la Fp Cgil e lo Spi Cgil provinciale.

“Abbiamo deciso di scendere in piazza per difendere il diritto alla salute sancito dalla Costituzione e messo in rischio, a Brindisi come altrove, dalla decisioni prese dalla politica in materia di sanità: il taglio dei posti letto di lungodegenza è l’ultimo grano di un lungo rosario”, commenta Antonio Macchia, segretario della Cgil brindisina: “Secondo i nostri calcoli, solo nell'ospedale Antonio Perrino mancano all'appello 95 posti letto, e la situazione non cambia negli altri presidi: quando bisogna tagliare, a Brindisi, siamo i primi. Non si può dire lo stesso quando si parla di attivazioni e aperture. Bisogna dire basta”.

Data articolo: Tue, 20 Aug 2019 12:07:00 +0200
Welfare e previdenza
Flc Liguria, a Genova critica mancanza di personale

"La situazio­ne è critica, al mo­mento ci sono centinaia di posizioni scoperte". A dirlo è il segretario generale della Flc Cgil Liguria Claudio Croci, commentando la mancanza di circa 500 tra insegnanti e perso­nale tecnico e amministrativo nelle scuole di Genova. La prima responsabilità è "dei pensionamen­ti, soprattutto di 'quota 100', che ha sicuramente in­crementato il numero di chi ha lasciato il lavoro nella scuola. E poi le stabilizzazioni, che han­no coperto neanche la metà posti la­sciati liberi".

Data articolo: Mon, 19 Aug 2019 12:05:00 +0200
Welfare e previdenza
Welfare urbano, tra disimpegno e nuova governance

Il testo che segue è la sintesi dell’articolo pubblicato nella sezione “Tema” del n. 1/2019 della Rivista delle Politiche Sociali. Questo è invece il link alla rubrica che Rassegna dedica alla pubblicazione 

La psicologia ci ricorda come “lo straniamento” sia una condizione di animo felice, confortevole e auspicabile, oltre che sempre più diffusa ai giorni nostri, in quanto foriera di innovazione e capace di innalzare la soglia di creatività, ponendo l’individuo in una zona di fecondo confine e di liminalità. Magari sarà effettivamente così, a livello soggettivo, ma in termini di politiche sociali, lo “straniarsi” è una iattura, perché da un lato scompagina il campo della produzione di policies – chiedendone un nuovo assetto – e dall’altro, a monte, è un indicatore del rimescolamento di attori, ruoli e intensità, spesso dentro un nuovo rapporto tra pubblico, privato e terzo settore.

È ciò che accade nell’epoca presente, soprattutto intorno a due settori nevralgici del vivere collettivo: il lavoro e l’abitazione. Ambedue, per essere analizzati efficacemente, suggeriscono l’elezione di un quadro concettuale di riferimento e di un contesto ben specifico. È evidente come l’attuale restringimento del perimetro di azione del pubblico – comune a tutti i Paesi a capitalismo avanzato – si associ alla responsabilizzazione di players individuali e collettivi, che localizzano la loro azione nella città, la quale più di altri ambienti vive la contraddizione tra l’arrembaggio del mercato – ormai esteso a ogni ambito della vita sociale – e l’attivazione di pratiche collettive volte a migliorare le con-dizioni materiali e immateriali dell’esistenza degli individui.

Quest’ultima attitudine alimenta la categoria dell’innovazione sociale urbana ed è assurta ormai ad aspetto ineliminabile della governance degli enti locali, dando ragione all’impegnativa definizione che la descrive: innovazione nei servizi e al contempo nelle modalità di relazione tra gli abitanti della città, tramite una promozione dell’attivazione e della partecipazione dei cittadini/destinatari. Il terzo millennio delle economie più sviluppate struttura silenziosamente un nuovo welfare urbano, il cui perno non è più rappresentato dal progetto di integrazione, quantomeno minimale, delle masse di subalterni a cui la vita di periferia nega anche un’economia di sussistenza, ma dalla fiducia nella buona volontà e nelle capacità della società civile, chiamata a riequilibrare, almeno parzialmente, l’inedita latitanza dello Stato e a proporre servizi a costi calmierati.

È il modello declaring neoliberalism, che viene incontro alla crisi fiscale delle amministrazioni locali e, in fondo, alla deideologizzazione degli stessi amministratori, ridotti a contabili condominiali, vieppiù privi di un progetto di organizzazione della società. Da qui il favore nei confronti dell’innovazione sociale urbana, che offre il valore aggiunto di una nuova politicizzazione collettiva, per quanto in una felice confusione – lo straniamento di cui sopra – che mischia istituzionale e non-istituzionale, top-down e bottom-up, persino destra e sinistra.

Cosa rimane all’attore pubblico, nella riconfigurazione appena descritta? Il ruolo di stimolo e coordinamento dell’empowerment della società civile e, almeno nominalmente, il monopolio dell’ordine pubblico, per quanto anche quest’ultimo paia adeguarsi alla nouvelle vague dell’orizzontalismo: ecco che avremo, di conseguenza, modalità di controllo più sofisticate e subdole, anch’esse costruite secondo lo stampo comunitario (si pensi alle varie forme con cui l’autorità incentiva la “delazione sociale diffusa”).

Un altro rischio si pone all’orizzonte della nuova governance della città: la sovrarappresentazione dei bisogni e degli interessi delle fasce più avvantaggiate della popolazione urbana, le quali, maggiormente dotate di risorse economiche, relazionali e sociali, più facilmente saranno in grado di attivarsi e di attivare altri players urbani, tra cui lo stesso attore pubblico. Se quest’ultimo diventa un mero partner cofinanziatore, facilmente il welfare mix che scaturisce dalla nuova fase amministrativa andrà a premiare gruppi partecipativi di cittadini, pronti all’azione sociale diretta, invece che sacche di nuova o consolidata vulnerabilità urbana.

A monte, il neoliberismo territorializzato nella città difficilmente sarà intaccato da pratiche autonome o paraistituzionali, agenti sempre nell’alveo della compatibilità di sistema. I casi-studio analizzati riguardano le esperienze di cohousing – con un occhio agli esempi dell’Europa continentale, maggiormente strutturati in tal senso – e l’innovazione sociale legata ai coworking e ai FabLab, dove l’affitto di postazioni con connessione Internet e di sale per riunioni è solo il “pretesto” per sviluppare pratiche di condivisione e di solidarietà, tali da rompere –almeno negli auspici dei soci e dei partecipanti – i meccanismi di estrema competitività e di individualizzazione tipici del lavoro precario.

Anche in questo caso, l’approccio utilizzato suggerisce di analizzare criticamente l’effettiva persistenza della spinta innovativa dal basso, la stessa che sembra affievolirsi nel momento in cui catene globali di coworking (è il caso di WeWork) si caratterizzano sempre più come vere e proprie “multinazionali degli spazi condivisi di lavoro”, dunque totalmente estranee all’assetto valoriale proprio del movimento originario. Se la città globale è il luogo deputato del vivere sociale, nell’epoca tardo-moderna, i nuovi modelli di welfare urbano rappresentano il nodo gordiano dei rapporti di cittadinanza dentro lo Stato animato da “passioni fredde”.

L’accento sulla condivisione, sulla collaborazione, sul comune scompagina quei consolidati bastioni – “pubblico” e “privato” – che a lungo si sono fronteggiati e produce esperienze innovative, capaci di tenere il passo dei miglioramenti tecnologici e del cambiamento nei tempi di vita. Capire se queste vadano sempre più nella direzione di una “città solidale” oppure nella spirale di una “città duale” costituisce, per le scienze sociali, la sfida odierna.

Luca Alteri è docente a contratto di Sociologia del turismo presso la Sapienza Università di Roma; Adriano Cirulli è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze sociali ed economiche della Sapienza Università di Roma; Luca Raffini è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Genova

Data articolo: Thu, 08 Aug 2019 17:05:00 +0200
Welfare e previdenza
Nocera Umbra: Cgil Perugia, bene riapertura casa di riposo

“Salutiamo con favore la prossima riapertura della casa di riposo di Nocera Umbra, obiettivo raggiunto anche grazie al contribuito che fattivamente hanno portato le strutture territoriali di Cgil, Cisl e Uil fin da subito dopo il sisma del 1997”. Lo affermano in una nota la segretaria generale della Fp Cgil di Perugia Tatiana Cazzaniga e il segretario generale della Cgil provinciale Filippo Ciavaglia.

“Dopo anni di incertezze e ritardi – osservano i due sindacalisti –, finalmente il diritto costituzionale che garantisce il servizio pubblico di assistenza socio-sanitaria viene coerentemente praticato. La professionalità che, certo, sapranno garantire le lavoratrici ed i lavoratori delle cooperative sociali alle quali il servizio è stato affidato, farà sì che le persone anziane non autosufficienti, potranno ricevere l’assistenza adeguata e qualificata, nonché il giusto riconoscimento di dignità (e diritto) di vivere nel loro paese di origine”.

Data articolo: Wed, 07 Aug 2019 17:27:00 +0200
Welfare e previdenza
Cgil-Spi Roma Est: le liste d'attesa s'allungano

"Abbiamo preso atto positivamente dell’iniziativa del consigliere comunale Giovanni Zannola, che ha presentato una proposta di emendamenti al bilancio del comune di Roma Capitale di 460 mila euro per consentire al municipio IV, che si estende da Casal Bertone sino a Settecamini, lungo l’asse della Tiburtina, di garantire i servizi essenziali di assistenza domiciliare e ridurre le liste d’attesa". È quanto affermano Cgil e Spi Rieti Roma Est valle dell'Aniene.

"Come risulta dai dati confermati dal presidente del Municipio nel corso di incontri sindacali l'allungamento delle liste d’attesa, messo in evidenza nel piano sociale municipale 2018-20, risulta sempre più preccupante, sia per quanto riguarda le disabilità di utenti adulti e minori che l'assistenza agli anziani", continua il comunicato sindacale.

Come gia' sottolineato al presidente del municipio, che non ha ritenuto di dover chiedere l’integrazione dei fondi, in tal modo si nega un diritto, lasciando gli utenti e le loro famiglie nel disagio e nella solitudine. Sul tema dell’assistenza ai disabili e agli anziani, è necessario che il Comune di Roma faccia chiarezza. purtroppo, l'aumento delle liste d’attesa è un problema presente in quasi tutti i municipi, in particolare quelli della periferia est di Roma", conclude la nota.

Data articolo: Mon, 29 Jul 2019 16:37:00 +0200
Welfare e previdenza
Ghiselli (Cgil): uscita flessibile a 62 anni o con 41 anni di contributi

"La proposta generale della Cgil sulla previdenza resta l’uscita flessibile a 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, tenendo conto nella determinazione dell’importo e delle uscite delle diverse situazioni, che meritano una particolare attenzione come i lavori più pesanti o gravosi, il lavoro di cura, la particolare situazione delle donne sul mercato del lavoro". Così il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, in un'intervista rilasciata al sito Pensioni per tutti

"Per quanto riguarda invece la pensione contributiva di garanzia - spiega il segretario -, questa per noi deve essere rivolta a chi, avendo contribuzioni deboli per diverse ragioni, non riesce al termine della propria vita lavorativa a maturare una pensione dignitosa". Anche in questo caso, quindi, "pensiamo che l’età di uscita dovrebbe essere flessibile a scelta del lavoratore a partire dai 62 anni e, a solo titolo esemplificativo, l’importo della pensione potrebbe essere pari a circa 1.080 euro con 66 anni di età e 42 anni di contributi (contributi non effettivamente versati ma considerando e rivalutando anche i periodi di disoccupazione, di lavoro di cura in ambito familiare, di studio o formazione, di part time, di collaborazioni o tirocini)".

La cifra pari a 1.080 euro non sarebbe però un importo fisso. "L’importo - spiega ancora Ghiselli - varia in rapporto all’età in cui si decide di andare in pensione e agli anni di contributi accreditati". La pensione contributiva di garanzia "in sostanza costituisce un paracadute ben più solido dell’attuale integrazione al minimo, o della pensione di cittadinanza, interviene solo quando non si è in grado di maturare una normale pensione di valore superiore, ma è proporzionata alla reale attività svolta, anche in lavori poveri e a tempo parziale, a cercare lavoro, a formarsi o a dedicarsi a lavori di cura".

Data articolo: Mon, 29 Jul 2019 12:33:00 +0200
Welfare e previdenza
Spi Molise: no a chiusura centro prelievi a Campobasso

Lo Spi Cgil del Medio Molise "disapprova e contesta la decisione della Asrem di chiudere il centro prelievi del Distretto Sanitario di via Toscana a Campobasso. Tale presidio ha assicurato, fino ad ora, un servizio importantissimo ad una delle aree più popolose della comunità campobassana, oltre che a molti paesi limitrofi. L’assenza di questo riferimento costringerà un elevato numero di cittadini, in maggioranza anziani, ad affrontare gravi disagi per recarsi presso altri centri prelievi della città".

Per lo Spi i "presidi sanitari devono essere potenziati, non soppressi, per cui invita l'Asrem a riattivare quanto prima possibile il servizio prelievi in via Toscana. Sollecita, inoltre, il sindaco del Comune di Campobasso, quale massimo responsabile della sanità cittadina, a porre in essere ogni azione atta a ripristinare il servizio eliminato".

Data articolo: Mon, 29 Jul 2019 10:15:00 +0200
Welfare e previdenza
Priorità agli anziani

Piani intercomunali socio sanitari e socio assistenziali, non autosufficienza, liste di attesa, legge regionale sull’invecchiamento attivo, riorganizzazione della rete dei servizi territoriali, proposta di legge regionale sulle autorizzazioni e sul funzionamento delle strutture socio educative e socio assistenziali, l’uso di fondi europei per avvisi pubblici che riguardano i servizi agli anziani e all’infanzia. Sono questi i temi alla base della proposta dello Spi Cgil Basilicata al nuovo governo regionale, molti dei quali saranno oggetto dell’incontro tra l’assessore regionale alla Sanità e i sindacati di categoria convocato per il prossimo 31 luglio.

“Nello specifico, per quanto riguarda i piani intercomunali socio sanitari e socio assistenziali – spiega il segretario generale Spi Cgil Basilicata Nicola Allegretti - il sindacato dei pensionati della Cgil chiederà un monitoraggio continuo dello stato di avanzamento dei piani per ogni singolo Ambito Territoriale e definizione dei Leps (Livelli essenziali delle prestazioni sociali) al fine di assicurare l'eguaglianza di opportunità a condizioni sociali e situazioni di difficoltà personali differenti, garantendo progressivamente ai servizi e agli interventi omogeneità di distribuzione e di accessibilità sul territorio in relazione al fabbisogno espresso per tutto il territorio regionale. Secondo lo Spi la definizione dei Leps, assieme ai nuovi Lea, diventa la guida per sviluppare una rete di servizi su tutto il territorio – in cui siano definite le aree di intervento prioritarie – in grado di dare risposta ai bisogni delle persone creando una linea di attività finanziabili e una filiera di attività produttive ai soggetti pubblici o privati che si candidano alla gestione delle stesse”.

Per la non autosufficienza “riteniamo sia necessario ed essenziale programmare finanziamenti aggiuntivi e istituire un fondo dedicato – continua Allegretti - così come avvenuto a livello nazionale, in modo da far confluire risorse certe e programmare le attività. Intanto, si potrebbe già coordinare il lavoro che i vari enti devono fare (enti locali, aziende sanitarie ecc.) per evitare i ritardi gravissimi nell’erogazione dei servizi o dei benefici alle famiglie, in particolare quando si è in presenza di nuovi bandi, e avviare da subito una discussione per superare gradualmente la monetizzazione delle prestazioni istituendo servizi adeguati per la presa in carico delle persone non autosufficienti per tutto il territorio regionale. La creazione graduale di una rete adeguata e qualificata di servizi – anche quando la gestione sarà affidata ai privati – non potrà che avvenire attraverso l’occupazione di personale specializzato e nel rispetto dei ccnl”.

Ancora “per le liste di attesa – aggiunge Allegretti – proponiamo un ragionamento organico integrato tra tutte le aziende sanitarie attraverso una mini piattaforma regionale che affronti la questione a partire dagli obblighi previsti dal Pngla e alla luce dei nuovi Lea, tenendo conto dei vari aspetti che interagiscono tra di loro e che si ponga anche il problema dei risultati della tutela effettiva del diritto alla salute anche attraverso l’istituzione di un osservatorio regionale sulle liste di attesa con la partecipazione delle organizzazioni sindacali.

Occorre – continua il segretario generale dello Spi Cgil Basilicata - avviare rapidamente i lavori della consulta regionale prevista dalle legge regionale n. 29 del 2017 in materia di promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni, la cui formalizzazione è avvenuta alla fine della legislatura regionale precedente, e predisporre le linee guida del programma triennale delle attività ripristinando il finanziamento della legge”.

Per quanto concerne la riorganizzazione della rete dei servizi territoriali, “la continuità assistenziale è certamente un tema complesso da affrontare ma non più rinviabile – spiega Allegretti - anche alla luce della recente riorganizzazione della rete ospedaliera. La promozione e la riorganizzazione della medicina territoriale, a partire dalle misure previste nel patto per la salute 2014-2016 approvato nel luglio 2014 dalla Conferenza Stato Regioni, oggi torna di grande attualità, anche in considerazione del processo di riforma in atto del sistema sanitario regionale, ed è essenziale per dare risposte efficaci e sostenibili alle principali emergenze del sistema sanitario (dal sovraffollamento dei pronto soccorso, alle liste di attesa, alla assistenza alle persone non autosufficienti) e che hanno impatto soprattutto sulla popolazione anziana.

Occorre, infine – afferma Allegretti - completare il lavoro portato avanti in questi anni sulle autorizzazioni e sul funzionamento delle strutture socio educative e socio assistenziali arrivando alla emanazione di una legge regionale che regoli la materia, l’offerta e la qualità dei servizi e le condizioni di lavoro. In attesa della legge, per quel che riguarda gli anziani, bisogna procedere con urgenza a una ricognizione delle strutture residenziali esistenti e a una verifica delle richieste di adeguamento avanzate a seguito della emanazione del manuale per le autorizzazioni.

Sarebbe utile, inoltre, trovare una modalità per utilizzare al meglio i fondi europei e indirizzarli alla creazione di servizi, anche innovativi, che possano diventare strutturali per il futuro evitando l’insuccesso degli avvisi pubblici precedenti che prevedevano proposte di servizi da parte dei privati e bonus per le persone che dovevano acquistare un sevizio.

In ultimo – conclude il segretario generale dello Spi Cgil Basilicata - bisogna affrontare contestualmente il problema del governo e del riordino degli enti locali, favorendo e incentivando l’associazionismo e l’unione tra i Comuni. La legge del 2010 sulle unioni dei Comuni è stata completamente disattesa in Basilicata, probabilmente perché troppo selettiva e prescrittiva negli obblighi da osservare, ma pur partendo con un approccio più morbido non possiamo pensare che il superamento dell’obbligo ad associarsi darà nuovo impulso alla già scarsa propensione a intraprendere percorsi di alleanza tra Comuni nella nostra regione e pertanto, di fronte alle forti limitazioni funzionali e amministrative in particolare dei piccoli Comuni, bisogna che la Regione Basilicata affronti il problema tirando fuori dai cassetti la proposta di legge sul riordino degli enti locali”.

Data articolo: Tue, 23 Jul 2019 15:16:00 +0200
Welfare e previdenza
Aosta: presidio e volantinaggio contro le liste d'attesa

Chi ha detto che i soldi non possono comprare la salute? Da un recente monitoraggio effettuato dalla Regione Valle d'Aosta sulle liste d'attesa, il 36 per cento delle prestazioni hanno tempi critici. Le stesse si ottengono quasi subito a pagamento in regime intramoenia o da privati. La Valle d'Aosta detiene il primato per la spesa sanitaria privata tra le più alte d'Italia, 798 euro pro capite. Per questo motivo Spi Cgil, Fnp Cisl, Savt Retraites, Uil Pensionati saranno in prima linea per dire "no alle lunghe liste d'attesa", con un presidio e volantinaggio oggi, martedì 23 luglio, davanti all'ospedale Parini di Aosta. “Chiediamo – scandiscono i sindacati - che si attivi una commissione di verifica delle liste d'attesa con la presenza delle organizzazioni sindacali e delle associazioni degli utenti. Si potenzi la sanità pubblica con maggior investimenti su personale e attrezzature, si ampli l'orario di apertura degli ambulatori anche il sabato. E il diritto alla salute sia garantito a tutti, indipendentemente dalla disponibilità economica”.

Data articolo: Tue, 23 Jul 2019 10:11:00 +0200
Welfare e previdenza
Landini, il sistema contributivo va corretto

È evidente: un sistema puramente contributivo, se non è corretto e se non ha al suo interno elementi di solidarietà, è un sistema che crea grandi diseguaglianze. Così Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, nel suo intervento nel corso del convegno sulla previdenza “Rivolti al futuro” che si è svolto il 19 luglio a Roma. “Solidarietà – ha detto – significa anche tener conto delle differenze delle cose che si fanno. Chi svolge un lavoro gravoso ha un’aspettativa di vita diversa rispetto ad altri lavoratori. E naturalmente significa anche distinguere le diverse situazioni in cui vivono e lavorano uomini e donne, e considerare i giovani”. Per questo, “se ci riferiamo alle donne, occorre tener conto del lavoro di cura che significa poi anche pensare a un modello sociale che abbia caratteristiche anche diverse da quello attuale”.

Landini ha costantemente collegato il tema della previdenza a quello del lavoro: “Tutti i nostri ragionamenti – ha scandito – debbono presupporre il fatto che il lavoro torni ad avere dei diritti. Poiché tra gli elementi che creano diseguaglianze uno dei più importanti è il fatto che i lavori non sono tutti uguali, non solo per l'aspettativa di vita ma anche sul piano dei contributi e delle opportunità”. Insomma, “dobbiamo fare in modo che qualsiasi rapporto di lavoro abbia dei contributi e sia utile per poter poi andare in pensione proprio perché viene riconosciuto e dunque valorizzato”.

L'altro elemento importante è quello della flessibilità: “Sembra un paradosso – ha argomentato il segretario generale della Cgil – che da un lato mi si dice che col contributivo vado in pensione in base ai contributi, poi, però, fino a 70 anni non posso lasciare il lavoro”.

 

Rispetto alle sedi in cui discutere delle proposte unitarie per la riforma della Fornero, Landini ha voluto indirettamente rispondere alla proposta fatta nel convengo da Durigon sull’apertura di un tavolo con le parti: “Noi vogliamo che si apra una trattativa vera, tavoli affollati in cui ci chiedono cosa ne pensiamo non servono molto, lo sanno già cosa pensiamo. Vogliamo discutere, ovviamente si può non essere d’accordo con le nostre proposte. Ascolteremo e in base a questo decideremo se andare avanti con la nostra mobilitazione”. Il numero uno della Cgil ha poi ricordato che il sindacato è in attesa della convocazione – annunciata da Conte su Repubblica – per il confronto sulla legge di stabilità alla presidenza del Consiglio: “Porteremo le nostre idee, abbiamo risposte e proposte su tutto”.

Un passaggio è stato dedicato anche all’incontro della scorsa settimana con Salvini: “Ho ricordato al ministro degli Interni che chiudere i porti non va bene”, anche perché, oltre ovviamente alle imprescindibili ragioni umanitarie, ce ne sono altre di buon senso. “Già adesso senza i senza i 5 milioni di migranti che pagano le tasse e i contributi, la sostenibilità del nostro sistema fiscale e previdenziale non starebbe in piedi”. Senza dimenticare una grande iniquità dovuta al fatto che siccome non c’è reciprocità tra i diversi paesi “un lavoratore straniero che paga qui i suoi contributi e poi magari se ne va, rischia di perdere tutto ciò che ha versato”.

In sostanza, nel discorso sulla previdenza e sulla necessità di garantire pensioni dignitose ai giovani tutto si tiene, a cominciare dalla mancanza di risorse in entrata dovute all’evasione fiscale e alla qualità del lavoro: “Far lavorare le persone e fare lavorare bene produce ricchezza e allarga i diritti”.

Nel ribadire la speranza che la convocazione di Conte per discutere di tutti questi temi arrivi presto, Landini non ha però omesso una nota di scetticismo: “Purtroppo esiste un vizio di fondo. Si discute, anche a lungo, ma poi siccome quello che conta è un contratto di governo stipulato tra privati, a quel punto vale quello: non c’è Parlamento o parti sociali che tengano”.

Data articolo: Fri, 19 Jul 2019 13:55:00 +0200
Welfare e previdenza
Durigon, convocherò un tavolo sulle pensioni con le parti sociali

"Nei prossimi giorni convocherò le parti sociali sulla riforma complessiva della previdenza. Vogliamo fare insieme la riforma previdenziale". Così il sottosegretariato al Lavoro, Claudio Durigon, parlando all'iniziativa sulle pensioni "Rivolti al futuro" organizzata dall Cgil. Alla domanda su chi farà partire la convocazione, risponde: "Io lo passo fare se non lo fa Di Maio. Ho la delega sulle pensioni. Se di Maio non convoca andrò assolutamente avanti con un tavolo sulla previdenza".

Data articolo: Fri, 19 Jul 2019 12:17:00 +0200
Welfare e previdenza
«Per le nuove generazioni pensioni più giuste»

Quello delle pensioni non può certo essere considerato un tema come tanti. Ne è convinto il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli, e lo ha detto chiaramente in apertura del suo intervento all’iniziativa “Giovani e pensioni, rivolti al futuro”, promossa oggi (19 luglio) dal sindacato di Corso d’Italia per dare il via a una campagna nazionale sulla previdenza. “Parlare della prospettiva previdenziale dei giovani - ha affermato Ghiselli - vuol dire parlare del futuro delle nuove generazioni, dei loro progetti di vita, delle loro certezze”. In Cgil si discute, insomma, di “scelte che oggi i ragazzi sono chiamati a fare, per costruirsi una vita che in tutte le sue fasi abbia elementi di sicurezza”.

In altre parole, si parla della “tenuta sociale della nostra comunità”. La questione generazionale, non a caso, è stata un punto centrale della piattaforma unitaria che il sindacato ha definito ormai tre anni fa, e che aveva come obiettivo superare la Riforma Fornero, oltre che delineare una “visione complessivamente nuova rispetto all’attuale sistema previdenziale”. Già allora si sarebbero dovute infatti affrontare le questioni di maggior rilievo strutturale: “flessibilità in uscita, lavoro di cura, lavoro gravoso e, soprattutto, la questione dei giovani e della pensione contributiva di garanzia”. Per questo, a maggior ragione, per il segretario confederale della Cgiil, è urgente oggi parlare della pensione dei giovani “perché o si interviene subito o domani sarà troppo tardi”. La combinazione tra la “diffusa precarietà del mercato del lavoro” e una normativa previdenziale “rigida e penalizzante per le generazioni più giovani”, è infatti “allarmante”. La prospettiva che si consegna ai ragazzi è “un accesso alla pensione ben oltre i 70 anni di età o 45 anni di contributi, e un rendimento pensionistico basso perché calcolato con un sistema penalizzante”.

Per il sindacato, quindi, “il sistema contributivo come attualmente normato va rivisitato per superare i suoi squilibri” perché “se non corretto socialmente”, è “iniquo”, e risponde a “logiche essenzialmente assicurative”, è quindi privo di “elementi solidaristici che sono essenziali per la tenuta dell’equilibrio sociale di un Paese”. Le proposte della Cgil per cambiare questa situazione sono chiare. Si va da una modifica dell’attuale sistema di adeguamento alla speranza di vita, alla rimozione dei limiti dell’1,5 e 2,8 volte l’assegno sociale; dalla modifica dell’attuale sistema di rivalutazione del montante accumulato sul secondo pilastro, alla previdenza complementare in particolare, perché “oggi non può accedere chi ne avrebbe più bisogno, i giovani e chi è nel sistema contributivo”. Questo vale per tutti coloro che hanno una componente contributiva rilevante nel loro paniene previdenziale, mentre per chi non riesce proprio a costruirsi una pensione, a causa di un percorso lavorativo fortemente caratterizzato da discontinuità, basse retribuzioni, bassi contributi, interruzioni per ragioni di cura e disoccupazione, bisogna affrontare la questione della pensione contributiva di garanzia.

Il sindacato, ha detto Ghiselli, per i giovani vuole “un lavoro stabile e dignitoso, che gli consenta di costruirsi un futuro previdenziale dignitoso” ma, a fronte della realtà attuale, bisogna comunque pensare ad qualcosa che “sostenga chi si trova in questa condizione”. La soluzione non è una sorta di “pensione di cittadinanza”. L’idea della Cgil è “intervenire a posteriori” a sostegno di coloro che da soli “non hanno potuto costruirsi una pensione dignitosa, non solo di sussistenza, ma a condizione che la persona sia stata attiva nel mercato del lavoro o che abbia svolto lavoro di cura o formazione”.

Bisogna però avere chiare le “regole del gioco”. Il sindacato si pone come obiettivo quello di “orientare i comportamenti” e “valorizzarne le positività”. Il senso della proposta s racchiude in tre sostantivi: flessibilità, solidarietà, sostenibilità. “Perché – ha detto ancora Ghiselli – è necessario affidare alla persona la scelta di decidere il proprio percorso di vita, quindi anche quando andare in pensione, naturalmente entro certi limiti”. Ma un sistema solo flessibile non è equo, quindi “il sistema contributivo va corretto socialmente, intervenendo per riconoscere le differenze che esistono nel mondo del lavoro”. Il sistema previdenziale, infine, deve essere sostenibile socialmente ed economicamente: “nel lungo periodo, questa sfida si gioca su diversi fattori, molti dei quali possono essere determinati da coerenti politiche sociali ed economiche, come il livello della partecipazione al lavoro”.

Ghiselli ha concluso con la richiesta al governo di aprire “quel tavolo sulla previdenza di cui abbiamo parlato mesi fa”. I sindacati chiedono di “discutere effettivamente il tema di un superamento dell’impianto della Legge Fornero”, mettendo al centro “i giovani e il loro futuro”.

Data articolo: Fri, 19 Jul 2019 10:57:00 +0200
Welfare e previdenza
Sfatiamo un tabù: i giovani si possono tutelare

“L’architrave contributiva è utile e necessaria. Ma restando al suo interno, vanno pensate alcune forme di tutela. Ci sono infatti situazioni che il contributivo, con la sua meccanicità, non può coprire. Penso in prima battuta ai giovani con lavori discontinui, ma anche a chi ha lavori poco remunerati. In poche parole, corriamo il rischio concreto che molte persone a lungo attive ricevano in futuro pensioni inadeguate, fino a cadere in situazioni vulnerabili. Da qui l’idea, anzi, direi la necessità, di offrire una garanzia”. Così Michele Raitano, economista e docente della Sapienza Università di Roma, spiega in un’intervista a rassegna.it alcuni dettagli della sua proposta – la “pensione di garanzia” – al centro di un importante evento in programma oggi (19 luglio) nella sede nazionale della Cgil per aprire un confronto sul futuro del sistema pensionistico.

Rassegna Professor Raitano, è opinione comune che le pensioni del futuro saranno molto più basse di quelle attuali a causa del sistema contributivo. È vero?

Raitano Stando alle nostre simulazioni, posso smentire il luogo comune secondo cui “col contributivo avremo tutti assegni da fame”; per carriere piene e lunghe, il rapporto fra pensione e ultima retribuzione è del tutto simile, se non superiore, a quello del vecchio schema retributivo. Il rischio di pensioni inadeguate è invece serio e concreto per quella quota di individui, purtroppo molto rilevante, con carriere svantaggiate in termini di “buchi” lavorativi, aliquote di contribuzione e livelli salariali, anche a causa di part-time involontari. Per queste persone, peraltro, la previdenza privata non può rappresentare una risposta: è poco plausibile che chi si trova in condizioni del genere possa risparmiare in misura adeguata per garantirsi un maggior consumo da anziano. È un’esigenza da porre a carico del sistema pubblico.

Rassegna Entriamo allora nei dettagli della sua proposta. Possiamo già quantificare l’ammontare della pensione di garanzia?

Raitano Siamo partiti da un reddito da pensione che dovrebbe essere garantito, ad esempio, a 66 anni d’età più 42 di contributi, per poi tararlo in funzione alcune variabili. Ciò consentirebbe, tra l’altro, di recuperare e rendere applicabile lo spirito del Protocollo sul welfare del 2007. La cifra che ipotizziamo è di circa 930 euro netti da rivalutare però in base all’andamento del Pil. Aggiungo subito che, per quanto riguarda l’anzianità, andrebbero sommati i contributi da lavoro e quelli figurativi, da estendere anche in caso di periodi di cura e periodi involontari di non lavoro.

Rassegna Quando si toccano le pensioni, però, il mantra è sempre lo stesso: dove troviamo i soldi?

Raitano Il costo per le casse dello Stato dipenderà da dove si fissa la soglia di garanzia e dalle future dinamiche del mercato del lavoro che oggi non possiamo prevedere con ragionevole certezza. In ogni caso, il nostro scenario non prevede alcun impatto significativo sui conti pubblici nel breve-medio periodo. Anzi, la spesa futura potrebbe persino essere ridotta grazie a una riforma degli ammortizzatori sociali e, come avvenuto, con l’innalzamento delle aliquote per la gestione separata. Aggiungo che, secondo i nostri calcoli, almeno un quarto della spesa per la pensione di garanzia andrebbe in realtà a sostituire quella degli attuali assegni sociali oggi destinati ai pensionati poveri.

Rassegna Quindi non è vero, come alcuni sostengono, che il sistema previdenziale italiano è insostenibile in prospettiva?

Raitano Nel lungo periodo, nel sistema contributivo, la spesa è garantita e confermata da tutti i documenti ufficiali, anche europei, sebbene ovviamente bisogna fare attenzione alle fonti di finanziamento della spesa se dovesse continuare il calo della “labour share”, cioè la quota di lavoro. Poi è anche vero che, numeri alla mano, allungare l’età pensionabile nel contributivo può ridurre i problemi di inadeguatezza. Ma la domanda che dobbiamo porci è un’altra: possono tutti “liberamente” scegliere di proseguire la propria attività ben oltre i 66 anni? Evidentemente no.

Rassegna Quali sono, se si possono sintetizzare, i principali punti critici del sistema contributivo?

Raitano Ripeto, per definizione non c’è alcun problema di sostenibilità finanziaria. I rischi sono sistemici – crescita del Pil, longevità – e individuali, legati cioè alla carriera di ciascun individuo. Ed è evidente che saranno penalizzati i lavoratori più fragili su tre aspetti: frequenza dell’occupazione; livelli salariali, aliquote. Le uniche, deboli tutele resterebbero l’assegno sociale e la pensione di cittadinanza. Chi invece avrà lunghi e stabili periodi lavorativi e contribuzioni corpose, non rischia nulla. Ma in quanti riusciranno a trovarsi in queste condizioni e a lavorare fino a 70 anni senza problemi?

Rassegna In conclusione, se volessimo fare un bilancio dei pro e contro della sua proposta?

Raitano È una misura duttile, ad alta efficienza – dato che tutela solo chi ne ha effettivamente bisogno – e coerente con gli incentivi del contributivo, del quale correggerebbe alcune criticità. Ma soprattutto copre dai rischi di povertà e inadeguatezza della pensione e, quindi, garantisce anche la riduzione delle diseguaglianze, oltre a compensare dalle più gravi criticità emerse nel mercato del lavoro dal 1995 in poi. Per quanto riguarda i contro, sostanzialmente si dovrà evitare che la pensione di garanzia possa essere un incentivo alla sotto-contribuzione illegale. Poi, ovviamente, c’è il “rischio politico” di modifica delle promesse in corso d’opera, visto che ragioniamo su tempi relativamente lunghi. E infine, da non sottovalutare, la necessità di una grossa capacità amministrativa in grado di verificare i periodi di non lavoro e di evitare i rischi della sotto-contribuzione.

Data articolo: Fri, 19 Jul 2019 10:30:00 +0200
Welfare e previdenza
Sanità umbra in emergenza: sindacati pronti alla protesta

La carenza di organico nella sanità umbra ha raggiunto ormai “livelli insostenibili in tutte le Usl e Aziende ospedaliere” e “per tutti i profili sanitari, tecnici ed amministrativi”. A denunciare, ancora una volta, la gravità della una situazione sono i sindacati dei lavoratori della sanità dell’Umbria, Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl, che stamattina hanno riunito a Perugia le proprie segreterie per fare il punto su quella che definiscono ormai “un’emergenza ordinaria”. 

I sindacati chiedono dunque alle direzioni delle varie aziende di "farsi parte attiva verso la Regione per lo sblocco immediato di tutte le procedure e per il superamento dell’incomprensibile decisione di non scorrere le graduatorie che sono state prorogate dalla legge di Bilancio 145 del 30 dicembre 2018".

Inoltre, Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl ritengono assolutamente necessario "aprire un confronto volto alla verifica dei Piani dei fabbisogni, sia per quanto attiene lo stato di avanzamento delle assunzioni sia per la consistenza delle risorse utilizzate per permettere la verifica dell’effettiva completa spesa possibile del turn over, ampliata ai residui degli ultimi cinque anni. Inoltre - continuano le tre sigle - è necessario attualizzare i piani del fabbisogno alla luce delle novità normative che hanno istituito il così detto 'turn over dinamico' che permette di utilizzare le risorse economiche liberate dalle cessazioni dell’anno in corso".

I sindacati denunciano anche il fatto che ad oggi, "nonostante le nostre numerose sollecitazioni, non abbiamo ricevuto la documentazione relativa alla costituzione dei Fondi art.80 e art.81 del ccnl per l’anno 2018 e 2019, e consuntivo fondo anno 2018, elemento fondamentale per la contrattazione decentrata”. "Chiediamo quindi l’invio tempestivo della documentazione e l’avvio del confronto sui temi sopracitati presso tutte le Aziende - concludono i sindacati - in caso contrario avvieremo tutte le procedure volte alla tutela delle lavoratrici e dei lavoratori compresa l’indizione dello stato di agitazione”.

Data articolo: Thu, 18 Jul 2019 15:05:00 +0200

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