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News dal territorio da cisl.it

#lavoro #sindacato notiziedalterritorio #cisl.it

Dal territorio
Lazio. Appalti sanità, sindacati: “Il 13 luglio assemblea pubblica dei delegati e delle delegate degli appalti delle pulizie e sanificazione, pretendiamo chiarezza su aggiudicazione nuove gare”

Roma, 10 luglio 2020 - “Lunedì 13 luglio, dalle ore 10 alle ore 13, si terrà un’assemblea pubblica delle delegate e dei delegati degli appalti di pulizia e sanificazione delle strutture sanitarie del territorio davanti alla sede della Regione Lazio. Dopo l’apertura, la scorsa settimana, dello stato di agitazione di tutti gli addetti degli appalti della sanificazione e ristorazione della sanità sul Lazio, abbiamo inviato una richiesta di incontro urgente alla Regione e a tutte le direzioni sanitarie per esprimere le nostre preoccupazioni, riguardanti i tagli orari che potrebbero profilarsi nel corso dell’aggiudicazione delle nuove gare. A tutt’oggi non abbiamo ricevuto risposta alcuna”.

E’ quanto si legge in una nota di Filcams-CGIL, Fisascat CISL, Uiltucs e UilTrasporti Uil di Roma e Lazio, in cui si aggiunge che “pretendiamo di fare chiarezza sulle condizioni dei bandi di gara in fase di aggiudicazione riguardanti le pulizie, la ristorazione, il servizio ausiliarato e Oss, di avere adeguate rassicurazioni sul mantenimento dei livelli salariali e occupazionali e sulla qualità del servizio che sarà garantito. Con l’emergenza Coronavirus, si dovrebbe essere compreso che i servizi ospedalieri non possono essere tagliati o gestiti secondo la logica del massimo ribasso: al contrario vanno valorizzati e rilanciati, a beneficio di lavoratori che finora sono stati in prima linea, e di tutta la cittadinanza. Davvero si può ancora temere di subire tagli un ambito essenziale, che ultimamente ha dimostrato in maniera eclatante la propria importanza?”.

“Per denunciare tutto questo – proseguono i sindacati – lunedì 13 luglio terremo un’assemblea pubblica sotto la sede della Regione Lazio, alla quale parteciperanno le delegate e i delegati che rappresentano i lavoratori e le lavoratrici degli appalti di pulizie-sanificazione e ristorazione delle strutture sanitarie del Lazio. Se non avremo risposte, torneremo in piazza il 21 luglio, con tutti lavoratori in sciopero.

Non permetteremo che a pagare il prezzo di scelte sbagliate da parte dell'amministrazione siano le lavoratrici, i lavoratori e i cittadini che ogni giorno lavorano e frequentano le strutture sanitarie della nostra regione e che non possano né subire e né essere destinatari di un servizio scadente”.

 

Data articolo: Fri, 10 Jul 2020 13:35:43 +0200
Dal territorio
Emilia Romagna. Caso Dentix: primi riscontri dalle finanziarie

10 luglio 2020 - Proseguono e registrano i primi frutti le azioni messe in campo da Adiconsum Emilia Centrale per assistere i pazienti reggiano modenesi che sono rimasti coinvolti dalla chiusura delle sedi di Reggio Emilia e Carpi, di Dentix Italia a seguito di presentazione di istanza pre-fallimentare della “casa madre” spagnola e, ora, di concordato preventivo.
Per i tantissimi che si sono rivolti all’Associazione consumatori promossa dalla Cisl perché con lavori odontoiatrici lasciati a metà e finanziamenti associati comunque da onorare, sono state presentate diffide ad adempiere entro il termine di legge e, successivamente, istanze alle finanziarie per ottenere lo scioglimento del contratto e la restituzione delle rate versate, come previsto dall’art 125-quinques del Testo Unico Bancario. Priorità è stata inoltre data alle richieste di sospensione immediata delle rate correnti, per evitare che oltre al danno sul piano della salute, i malcapitati venissero anche “colpiti” da segnalazioni come cattivi pagatori.
Sono proprio le finanziarie a farsi ora vive, Cofidis in particolare, segnalando l’attivazione di task force dedicate solo ed esclusivamente alla gestione dei clienti di Dentix Italia e rassicurando sulla sospensione delle rate “almeno fino a tutto il mese di agosto”.
«È una prima vittoria, ma non siamo ancora soddisfatti» – commenta Adele Chiara Cangini, responsabile Adiconsum Emilia Centrale (in foto) – «Ci piace molto meno che la buona notizia della sospensione dei pagamenti venga accompagnata dal presunto studio della possibilità di proseguimento delle cure interrotte: il rapporto tra i consumatori e Dentix è ormai pregiudicato da quanto accaduto e ci sono situazioni che non possono comunque attendere. I pazienti da noi assistiti hanno esercitato correttamente i loro diritti e devono essere ora loro a scegliere da chi ricevere ulteriori cure dentali».

Data articolo: Fri, 10 Jul 2020 12:22:32 +0200
Dal territorio
Basilicata. Indotto Eni, Cgil, Cisl e Uil diffidano la Regione: "convocare subito il tavolo della trasparenza o la Val d'Agri diventerà una polveriera"

Potenza, 10 luglio 2020- "Bardi e Cupparo convochino subito il tavolo della trasparenza o la Val d'Agri diventerà una polveriera sociale". I segretari di Cgil Cisl Uil di Basilicata, Angelo Summa, Enrico Gambardella e Vincenzo Tortorelli intervengono sulla situazione che si sta determinando nel distretto petrolifero della Val d'Agri e puntano il dito contro la Regione e contro quelle associazioni di categoria che si accontentano di soluzioni temporanee. "Troviamo sorprendente che si valutino in modo positivo soluzioni provvisorie e pasticciate che risolvono i problemi solo 'temporaneamente' e che nella pratica eludono sia le norme e le prassi consolidate sia i luoghi e i modi per affrontare i problemi".

Per i tre segretari "non ha senso fare ricorso a fantasiose formule alternative quando, come nel caso dell'indotto Eni, il luogo deputato ad affrontare tali controversie è il tavolo della trasparenza che il presidente Bardi e l'assessore Cupparo si ostinano inspiegabilmente a non convocare, salvo poi adottare delle procedure surrogate che alimentano le incertezze e le ambiguità dando spunto alle strumentalizzazioni di alcune forze politiche e non solo. Chi davvero è animato dal buon senso e dalla buona volontà non chiede di far ricorso a soluzioni estemporanee e improvvisate ma, al contrario, si batte per dare struttura e più efficacia ad un sistema che garantisca relazioni industriali certe e regolate".

"La verità è che ci troviamo di fronte all'ulteriore prova dell'assenza di una politica industriale che affronti i temi dello sfruttamento dei giacimenti e con esso dell'occupazione, dell’ambiente e delle relazioni industriali nel centro olio di Viggiano e delinei una strategia che sostenga gli investimenti sulla transizione energetica. Agli smemorati vogliamo ricordare che il patto di sito e il tavolo della trasparenza sono gli strumenti voluti, dopo lunghe lotte, da Cgil, Cisl e Uil di Basilicata per dare certezze occupazionali e relazionali ai lavoratori del Cova, sono strumenti che con il rinnovo della concessione dovranno essere aggiornati e migliorati e non si può accettare che possano essere sostituiti da accordicchi improvvisati dalla durata e dalla tenuta incerte. Chi dovesse pensare questo sta negando otto anni di lotte e conquiste del sindacalismo confederale lucano".

"Nel frattempo la fiammata che si è verificata oggi al centro olio di Viggiano, con la fuoriuscita di fumi e odori nauseabondi secondo le testimonianze di cittadini e lavoratori, rappresenta l’ennesimo monito di una situazione che non può essere ulteriormente rinviata perché mette in evidenza come anche il tema della sicurezza e della prevenzione negli impianti di estrazione sia di assoluta priorità. Non servono interventi tampone ma una strategia a lungo termine che porti la Basilicata verso la riconversione degli impianti, ormai vetusti e pericolosi, e verso la transizione energetica. La risorsa petrolio in Basilicata non può essere trattata come è stato fatto fino a oggi. Si convochi con immediatezza il tavolo della trasparenza e si pretenda da Eni il rispetto per la salute dei lucani e per la tutela dell’ambiente”, concludono Summa, Gambardella e Tortorelli.

Data articolo: Fri, 10 Jul 2020 10:35:51 +0200
Dal territorio
Lombardia. Milano, Cgil e Cisl: "Trivulzio, si scarica la colpa sui lavoratori"

Milano, 10 luglio 2020 - "Non vi erano Dpi, non si eseguivano tamponi ma la pandemia non può essere scaricata sul personale. Leggiamo con stupore che la pandemia del Pio Albergo Trivulzio avrebbe tra le cause l'assenteismo del personale.
Appare quantomeno particolare e non verosimile quanto dichiarato in data 9 luglio 2020 dalla Commissione di verifica gestione emergenza covid-19, non per le affermazioni riguardanti i dati, ma per scaricare sui lavoratori scelte organizzative riguardanti la rotazione del personale, che come ben sappiamo non è nella libera disponibilità dei lavoratori stessi.
Far ricadere scelte organizzative su chi esegue le disposizioni impartite dall’alto è vergognoso ed irrispettoso per chi ha lavorato e ha pagato sulla propria pelle queste scelte.
Nei dettagli fra gli assenteisti mancano le persone messe in quarantena obbligatoria per comparsa da sintomi covid-19, che nonostante i loro solleciti per rientrare in azienda non potevano perché in attesa del tampone che solo dopo più di un mese di quarantena gli viene eseguito, quando le disposizioni regionali erano ben diverse.
Ovviamente dopo più di un mese dal tampone è normale che possa risultare negativo e di conseguenza anche il danno di un eventuale possibile infortunio trasformato in malattia.
Poi abbiamo il personale assente perché messi forzatamente in quarantena preventiva da parte del Pio Albergo Trivulzio per sospetto covid-19, che non hanno mai avuto contatti con positivi e né sintomi; saranno mai stati denunciati all’ATS?
Forse sarà una punizione per aver esposto la verità di ciò che succedeva all’interno del P.A.T. durante il periodo covid-19? Tra l’altro questi stessi sono risultati negativi sia ai tamponi che al sierologico e ancora oggi non sono rientrati ferie forzate e sembrerebbe anche che dopo anni di lavoro nei loro reparti di appartenenza verranno smistati senza nessuna motivazione.
Per non parlare della categoria degli immunodepressi con patologie a rischio, i quali non sapendo la procedura corretta da usare cercava di contattare l’Amministrazione senza aver alcuna risposta o risposte vaghe, quindi gestite con malattie normali o articolo 87 del Decreto Cura Italia del 17 marzo 2020 invece dell’ex articolo 26.
Per quanto riguarda le dichiarazioni citate dal Comitato:

1- “La farmacia disponeva, all’inizio del periodo di emergenza, di circa 7000 mascherine chirurgiche, circa 4000 maschere FFP2 e 50 maschere FFP3.
L’unità di coordinamento ha dovuto mantenere indicazioni di razionamento secondo criteri di priorità (reparti con attività producenti aerosol, operatori immunodepressi, assistenza pazienti in isolamento) fino 13 aprile 2020, quando le forniture sono ritornate regolari”
Non ci risulta che le mascherine venivano centellinate e date secondo la priorità, quando Le Scriventi O.O.S.S già agli inizi di marzo diffidano l’Amministrazione per la mancanza dei dispositivi. La risposta pervenutaci è che non erano necessarie perché creavano allarmismo, mentre chi se le portava da casa veniva richiesto di toglierle.
Tutelare gli immunodepressi? Abbiamo segnalazioni che alcuni di loro verso fine marzo gli era stato fornita la sola mascherina chirurgica invece di un FFP2.
2- “Per quanto riguarda gli ultimi ingressi avvenuti nel reparto Pringe risulta che 17 provenivano dall’ospedale di Sesto San Giovanni. Tutti gli ingressi hanno riguardato pazienti dichiarati NoCovid dalla struttura di provenienza”.
Peccato che i primi casi di personale sanitario positivo cominciano proprio da quel reparto, in base a cosa viene fatta questa dichiarazione? non ci risulta che questi pazienti siano stati tamponati.
A questo punto pensa sia giusto chiedere il sierologico per tutti i dipendenti del Pio Albergo Trivulzio per evidenziare l’esistenza degli anticorpi, chissà magari la percentuale cambia.
Più che incolpare i lavoratori direi di fare un controllo sulla gestione delle quarantene e della gestione del personale immunodepresso verso l’amministrazione e non incolpare l’assenteismo dei lavoratori che non c’entrano nulla.
Avremmo pensato che l'assenza di reperimento di Dpi ed eventuali scelte non corrette sarebbero state cause tangibili ma che usufruire di malattia, congedi previsti dalle norme e infortuni potessero diffondere il virus mai.

Data articolo: Fri, 10 Jul 2020 09:36:32 +0200
Dal territorio
Emilia Romagna. Cisl: "Scuola. A Modena mancano 2800 docenti"

Modena, 10 luglio 2020. Anche se mancano ancora due mesi all’inizio del nuovo anno scolastico (14 settembre), le scuole sanno già che dovranno reclutare oltre 2.800 docenti solo per coprire i posti vacanti, senza contare gli incarichi aggiuntivi necessari per garantire il distanziamento nelle classi. A livello nazionale si parla di 50 mila contratti a tempo determinato (supplenti) per le cattedre e gli uffici (personale ausiliario, tecnico e amministrativo).

«È ancora presto per sapere quanti di questi supplenti arriveranno a Modena e provincia – dichiara la segretaria generale della Cisl Scuola Emilia Centrale Antonietta Cozzo -
In questi giorni, però, dopo l’emanazione delle linee guida sulla ripresa dell’attività scolastica a settembre, che demanda alle istituzioni scolastiche e agli enti locali la verifica degli spazi per la definizione dell’organizzazione per la ripartenza per ogni singola scuola, ci troveremo di fronte alla difficoltà di assicurare personale stabile che garantisca la copertura dei posti vacanti».

Nella nostra provincia, a fronte di un organico di 9.356, i posti scoperti sono 1.577 (pari al 17%, contro una media nazionale dell’11%). Ma se aggiungiamo i posti aggiuntivi assegnati sull’organico di fatto, in prevalenza sul sostegno (posti in deroga), il numero di posti da assegnare alle supplenze sale a 2.827 unità.

«Il prossimo anno scolastico, che dovremo affrontare con tutte le incognite, note e meno note, del Covid, avrebbe avuto bisogno di personale stabile fin dal primo giorno – afferma Cozzo -
Ci troveremo, invece, a gestire possibili ritardi nelle operazioni di nomina. I docenti precari storici, a cui una politica miope non ha permesso un percorso di stabilizzazione sulla base dell’esperienza svolta sul campo, saranno gli stessi che garantiranno il diritto allo studio agli alunni di ogni ordine di scuola. Le difficoltà della scuola italiana non nascono con l’emergenza sanitaria, ma sono riconducibili ai mancati finanziamenti, al precariato del corpo insegnante, all’incuria delle strutture scolastiche.
In poche parole – conclude la segretaria generale della Cisl Scuola Emilia Centrale – la causa dei mali della scuola italiana è la scarsa attenzione all’istruzione e formazione delle nuove generazioni».

 

 

Secondo la Cisl Scuola Emilia Centrale, indipendentemente dalle misure anti-Covid nelle scuole modenesi di ogni ordine e grado (cioè dall’infanzia alle superiori) già oggi mancano 2.827 docenti.

Nel dettaglio c’è bisogno di 58 insegnanti nella scuola dell’infanzia, 274 nella primaria, 297 della secondaria di primo grado (scuola media) e 474 della secondaria di secondo grado (scuola superiori). In totale sono 1.103 posti comuni (quelli per i quali serve un’abilitazione specifica sulla classe di concorso, oppure un’abilitazione per altra classe di concorso o per altro grado di istruzione, fermo restando il possesso del titolo di accesso alla classe di concorso ai sensi della normativa vigente).

A essi si aggiungono 326 posti di fatto (supplenti con incarico annuale a tempo determinato).

Inoltre bisogna considerare i docenti di sostegno: ne mancano 1.398 tra organico di diritto (474) e in deroga (924); quest’ultimo dato è una proiezione.

Data articolo: Fri, 10 Jul 2020 09:24:02 +0200
Dal territorio
Lazio. Sindacati: “No alla chiusura delle Domus romane di Palazzo Valentini : dipendenti nell’incertezza e la Capitale priva di un sito di grande rilievo”

Roma, 10 luglio 2020. “Abbiamo inviato all’amministrazione Capitolina e alla società Civita Mostre e Musei Spa una richiesta di incontro urgente per fare il punto sulla situazione di grave stallo riguardante le Domus Romane di Palazzo Valentini, ancora ad oggi chiuse e senza che vi sia un piano di rientro per accogliere lavoratrici, lavoratori e visitatori in sicurezza.
I dipendenti addetti alla biglietteria, bookshop e alla visita all'area archeologica, sono sospesi nell’incertezza e nella preoccupazione e la città perde la fruizione di un Sito archeologico straordinario, fiore all'occhiello della moderna divulgazione archeologica”.
E’quanto si legge in una nota di Livia Astolfi e Carlo Bravi, della Filcams-CGIL Roma e Lazio e della Fisascat-CISL di Roma Capitale e Rieti, in cui si aggiunge che “la società riferisce di non poter riaprire a causa dell’incompatibilità dell’impianto di condizionamento con le nuove disposizioni sanitarie ed aggiunge che previste i lavori dovrebbero essere effettuati dal committente, ossia Città Metropolitana.
“Chiediamo con forza e senza ulteriori rimandi che venga organizzato un tavolo congiunto con committenza e concessionario perché si trovi una soluzione, è inaccettabile che un sito di questa rilevanza rimanga chiuso per una diatriba sui lavori di adeguamento, mettendo in serio pericolo i livelli occupazionali di lavoratori già provati da mesi di difficoltà economiche.
In una città come Roma, che ha nel patrimonio artistico la sua vera ricchezza, questi luoghi dovrebbero essere valorizzati e non lasciati a se stessi ed il settore del turismo culturale chiede con forza una vera programmazione a medio e lungo termine”.


Data articolo: Fri, 10 Jul 2020 08:47:37 +0200
Dal territorio
Puglia. Cisl: “Taranto tra le città del sud con più addetti al customer care”

Taranto, 9 luglio 2020.Il cambio di appalto che ha coinvolto a partire dall’ 1 luglio scorsooltre 200 lavoratori di TeleperformanceTaranto,impegnati nelcustomer care (assistenza alla clientela)per il Servizio Elettrico Nazionale, ha favoritol’insediamento della nuova azienda Covisian e ciò costituisce solo l'ultimodei processi di costante trasformazione e crescita dello stessosettore e, più in generale, dei call center(centro chiamate) presenti in questoterritorio.

“Si afferma, in questo segmento produttivo delicato ed importante,un percorso di stabilità contrattuale che è frutto di una incessante attività vertenziale del sindacato, in grado così di implementare qualitativamente e quantitativamente il tessuto lavorativo territoriale –commenta Gianfranco Laporta componente della Segreteria FISTel Cisl Puglia e coordinatore nazionale FISTel Cisl Teleperformance– mentre Taranto si conferma uno dei siti produttivi del Mezzogiorno con il più alto livello numerico e professionaledi lavoratori impiegati nel customer careoltreché essere valorizzata dall’impatto che l’efficienza dei servizi di assistenza clienti può vantare, per il complessivo benessere del Paese. L'economia digitale italiana, recependo le imminenti strategie europee anche nella prospettiva della 5G può continuare a fare affidamento su una comunità che ospita competenze specifiche in persistente crescita”.

Per Laporta“nell'arco di pochi anni migliaia di lavoratori precari sono diventati il nucleo stabile di una nuova esperienza lavorativa. Abbiamo diverse aziende come Teleperformance, Covisian, Rti System House e Linkem che sono a tutti gli effetti leader del settore e lavorano con un personale quasi totalmente riconducibile alla nostra provincia.

call centersono cambiati radicalmente, mentre l'attività svolta dai lavoratori impegnati, non è più paragonabile allo stereotipo ancoravigente nell' opinione pubblica.

“Andrebbero classificati come vere e proprie aziende di customer careche offrono servizi con altissimi livelli di qualità – conclude Laporta -un mondo nuovo che viaggia a velocità mai raggiunte prima dopo anni di difficoltà e assestamenti.lavoratori di Taranto impegnati stabilmenteormai superano le tremila unità e si stanno confermando all'altezza delle nuove ed intriganti sfide di un settore in costante ascesa."

Data articolo: Thu, 09 Jul 2020 10:28:13 +0200
Dal territorio
Marche. Cisl: “Uci Cinema. Raggiunto accordo quadro per prosecuzione attività lavorative”




Ancona, 9 luglio 2020. Forti inizialmente erano i dubbi circa la prosecuzione delle attività lavorative, e di conseguenza vi erano grandi preoccupazioni legate alla continuità occupazionale. 

Gli obiettivi sindacali principali sono stati raggiunti: sarà mantenuta la continuità dell’esercizio delle sei sale di Ancona, Senigallia, Jesi, Fano, Pesaro, Porto Sant’Elpidio ed i rapporti di lavoro con tutti gli attuali dipendenti proseguiranno alle stesse condizioni precedenti, sia contrattuali che normative. 

Nel dettaglio, UCI Italia si impegna a mantenere il rapporto di lavoro con il personale sino all’esaurimento del FIS per Covid-19 previsto dalla normativa e attualmente in corso e, comunque, non oltre il termine massimo del 15 luglio 2020.

Successivamente, esaurito il FIS per Covid-19, il personale passerà alle dipendenze della Giometti (che si riserva eventualmente di cedere il contratto con il personale ad un terzo operatore da essa designato) senza soluzione di continuità e con il mantenimento delle attuali condizioni economiche.

Dal momento del passaggio a Giometti, e sino alla riapertura delle Multisale, e comunque entro settembre, ci sarà un periodo di sospensione per lavori di adeguamento delle sale sia dal punto di vista tecnico-strutturale, sia in base alle normative e ai protocolli di sicurezza anti covid-19.

Dopo il passaggio alle dipendenze della Giometti (o eventuale terzo operatore designato), il rapporto di lavoro del personale continuerà ad essere disciplinato alle stesse condizioni, economiche, contrattuali e normative.

Gli obiettivi di maggior interesse per le organizzazioni sindacali SLC-CGIL FISTel-CISL e UILCOM-UIL Nazionali e delle Marche, erano: preservare il patrimonio culturale e sociale dei territori interessati, nonché quello di salvaguardare l'occupazione del personale alle stesse condizioni precedenti. 

Data articolo: Thu, 09 Jul 2020 10:24:05 +0200
Dal territorio
Calabria. Sit in di Cgil, Cisl e Uil sull’emergenza Sanità in Calabria davanti alla Cittadella della Regione. Segretari convocati dalla Giunta regionale

 

Cittadella Regione Calabria, Germaneto, 08.07.2020 - Tutta la Calabria era rappresentata questa mattina, pur con i limiti nelle presenze imposti dalle misure anticoronavirus, davanti alla Cittadella della Regione, alla manifestazione indetta dai sindacati confederali su “Emergenza Sanità Calabria, dal Piano di rientro al Piano di rilancio. Per il diritto alla salute oggi negato e la valorizzazione delle professionalità del personale sanitario.

Il sit in è stato aperto da tre brevi interventi dei Segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil Angelo Sposato, Tonino Russo e Santo Biondo, affiancati dalle categorie della Sanità e dei Pensionati.

Tonino Russo, Cisl, ha esordito ringraziando tutti per la partecipazione massiccia. «Siamo stati costretti a limitare la partecipazione a causa delle misure anti Covid-19, altrimenti saremmo stati migliaia e migliaia. Grazie ai mezzi di comunicazione che seguono l’iniziativa e alle forze dell’ordine per la collaborazione. Siamo qui per una protesta verso una gestione della Sanità calabrese non più sostenibile – ha detto il Segretario della Cisl –, una gestione che crea debiti insopportabili per i cittadini e costringe sempre la Regione a ripianare il deficit. Abbiamo apprezzato l’apertura del Governo regionale per l’accordo di ieri tra Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fp, Fp-Cgil Medici e Cisl-Fp Medici e aziende sanitarie e ospedaliere sull’indennità Covid a medici e operatori sanitari. Non è un accordo del tutto soddisfacente, ma si tratta di un primo passo, di una prima distribuzione delle risorse, in attesa di altri fondi. Siamo qui perché è necessario precisare il fabbisogno reale della Sanità, riorganizzare la rete sanitaria territoriale e la rete ospedaliera in modo che il paziente sia preso in carico per lo screening e poi indirizzato verso la struttura più idonea per la cura. Abbiamo bisogno, però, di avere interlocutori seri e competenti, non ci servono commissari inefficienti, lautamente compensati dal popolo calabrese».

Angelo Sposato, Segretario della Cgil, ha preso la parola unendosi ai ringraziamenti alle lavoratrici e ai lavoratori presenti formulati da Russo. «La battaglia sicuramente non finirà qui», ha detto tra l’altro. «Abbiamo chiesto ieri, anche attraverso le nostre strutture nazionali, un incontro al Ministro della Salute perché la Sanità della Calabria è un problema di tutto il Paese. In Calabria c’è un’Asp disciolta per dissesto, due per mafia. La Sanità deve essere liberata dalle infiltrazioni criminali, dal familismo, dalle clientele. Le strutture commissariali delle aziende sanitarie e ospedaliere devono essere messe in sicurezza dal punto di vista della competenza. Il debito deve essere sterilizzato per essere poi rinegoziato. Serve una politica sanitaria attenta al personale, che sblocchi le graduatorie, metta fine al precariato e proceda a nuove assunzioni, che metta al centro i cittadini e non i primariati. Ringraziamo il personale per i turni massacranti cui si sottopone, ma non si può andare avanti così mettendo a rischio operatori e pazienti.  Chiediamo al Governo nazionale di modificare il Decreto Calabria e una nuova struttura commissariale regionale. Basta con i troppi morti nelle RSA. E la politica faccia un passo indietro, imparando che le proposte devono essere discusse con ii lavoratori che vivono ogni giorno i problemi».

«Ricominciamo dopo il lockdown dalla piazza, da dove siamo partiti» ha detto il Segretario generale della Uil calabrese Santo Biondo. Nonostante le promesse del Presidente del Consiglio proprio qui in Calabria, chi stava bene continua a sguazzare e chi stava peggio sta sempre peggio. Sono necessari servizi più efficienti in sanità, trasporti, rifiuti, ambiente. Perché i problemi dei calabresi non sono i vitalizi e le prebende. Vediamo appalti, subappalti, forniture e intanto mancano gli operatori sanitari. E la politica calabrese si svegli per recuperare dignità».

Sono poi intervenuti rappresentanti degli operatori e dei pensionati che hanno messo in evidenza una situazione drammatica aggravata dall’emergenza coronavirus, il diritto alla salute negato, la difficoltà del sistema a garantire i LEA, i disagi per gli anziani con le gravissime situazioni determinatesi in alcune RSA, la difficoltà del personale sanitario carcerario a garantire i servizi ai detenuti per insufficienza di organico.

Nel corso della manifestazione una rappresentanza sindacale è stata convocata per un incontro con la Giunta regionale al quale hanno partecipato, su delega del Presidente Jole Santelli, l’Assessore al Bilancio e alle Politiche del personale, Francesco Talarico, l’Assessore alle Politiche sociali Gianluca Gallo, il Dirigente Generale del Dipartimento Tutela della salute e Politiche sanitarie della Regione, Dott. Francesco Bevere.

I Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, accompagnati dai Segretari delle categorie Sanità e Pensionati, hanno esposto le ragioni della mobilitazione e la piattaforma rivendicativa alla base del sit-in e augurato buon lavoro al Dott. Bevere, da poco nominato al vertice del Dipartimento Salute.

In particolare, il Segretario della Cgil, Angelo Sposato, ha sottolineato che dalle tre OO.SS. è stato chiesto, con il supporto delle Segreterie nazionali, un incontro al Ministro della Salute, Speranza, per intervenire nel riordino della Sanità calabrese; un intervento che deve vedere anche il coinvolgimento del Ministero dell’Interno, perché di fronte a due Asp sciolte per infiltrazioni mafiose è necessario mettere in sicurezza il sistema e procedere ad un cambio totale nel management. Sono temi che devono vedere protagonista anche la Regione, ha detto Sposato. Deve essere riordinata la rete ospedaliera. Il Decreto Calabria deve essere rivisto perché ha di fatto bloccato le assunzioni in Sanità. È stato varato dal Commissario, tra l’altro un piano operativo redatto senza il confronto con i sindacati, disattendendo impegni assunti per quanto riguarda la internalizzazione dei servizi, lo scorrimento delle graduatorie, le stabilizzazioni. «Per questa mancanza di interlocuzione – ha evidenziato Sposato – chiediamo un cambio del Commissario. Alla Regione chiediamo che si ponga fine ai guasti determinati dall’interferenza della politica e che si faccia sul personale una discussione seria con le categorie, con ulteriori risorse per il rischio Covid-19. Inoltre, ha aggiunto, va verificata la situazione delle RSA».

Il Segretario della Cisl, Tonino Russo, ringraziando la Giunta per la disponibilità al confronto, ha evidenziato la necessità di voltare pagina nella Sanità calabrese. «I problemi vengono da lontano – ha detto tra l’altro – e dalla mancanza di volontà nell’affrontarli. La piattaforma presentata è articolata in due parti, una per la valorizzazione del personale, l’altra per garantire il diritto alla salute. Un primo passo è stato fatto con l’accordo firmato ieri con Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fp, Fp-Cgil Medici e Cisl-Fp sull’indennità Covid a sanitari: è un accordo frutto dell’ottimo lavoro delle categorie e della disponibilità della Giunta e costituisce un primo passo, una prima distribuzione delle risorse, in attesa dell’impiego di altri fondi. Ricordiamo – ha aggiunto Russo – che c’è una carenza abissale negli organici e che il personale è sottoposto a stress continui pur di garantire, in questa situazione, i servizi e la qualità dei servizi. La Calabria è commissariata e la spesa per la dotazione di operatori è ferma alle quote del 2004. C’è un disavanzo, frutto anche di sprechi, disorganizzazione e ruberie, che inasprisce i costi per i calabresi e aggrava il disservizio. Di questo avremmo voluto parlare con il Commissario ad acta, ma per incontrarlo abbiamo dovuto chiedere una mediazione al Prefetto di Catanzaro e da allora non lo abbiamo più visto. È tempo di cambiare. Ora chiediamo alla Regioni di intervenire nell’immediato per accorciare le liste di attesa per visite ed esami clinici, per esempio, organizzando su più turni il lavoro del personale e l’apertura delle strutture, e per arginare l’emigrazione sanitaria, che ha un costo alto e porta altrove risorse della Calabria. Bisogna rivedere – ha rimarcato Russo – le convenzioni con le strutture private, che lavorano con fondi pubblici e devono integrare l’offerta sanitaria del pubblico, non farle concorrenza, applicando gli stessi contratti previsti nella sanità pubblica. Bisogna poi riorganizzare la rete della medicina territoriale e quella ospedaliera, senza illudersi che chiudendo ospedali si risolvano i problemi, mentre invece si esasperano i cittadini».

Santo Biondo, Segretario regionale della Uil, condividendo quanto affermato dagli altri Segretari, ha sottolineato l’importanza della manifestazione di oggi, significativamente molto seguita dai mezzi di comunicazione. «Dieci anni di commissariamento – ha detto tra l’altro – hanno aggravato la storia pesante della Sanità calabrese. Oggi presentiamo una piattaforma che già il 9 maggio del 2019 le categorie interessate avevano avanzato. È fondamentale capire oggi su quale aspetto del comparto Sanità si può procedere al confronto con il Governo, perché nel sistema sanitario nazionale la Calabria tocca il livello più basso, e su quale aspetto si può dialogare sul tavolo regionale. È comunque necessario riaprire la strada delle interlocuzioni sul territorio, di fronte alle chiusure del Commissario ad acta».

Dai rappresentanti della Giunta, Assessori Gallo e Talarico, e dal Dirigente Generale Bevere è stata manifestata ampia disponibilità al confronto e all’interlocuzione diretta, perché senza la condivisione sui problemi – che esistono e non possono essere taciuti né ignorati – «non si va da nessuna parte». Il dialogo, è stato affermato, è occasione anche per la Giunta di una migliore conoscenza della realtà. È stata, inoltre, apprezzata la concretezza nell’esposizione dei problemi e l’atteggiamento di grande apertura al dialogo da parte di organizzazioni dei lavoratori che esprimono personalità calabresi nei vertici sindacali nazionali e che possono avere un’interlocuzione con il Governo.

Dopo avere affrontato l’emergenza coronavirus, la Presidente Santelli, punta alla riorganizzazione del Dipartimento regionale, che deve avere dirigenti e personale sufficienti per operare in settori cruciali, per seguire le varie aziende sanitarie presenti sui territori e per offrire un supporto efficace all’ufficio del Commissario. È questo un passaggio necessario per rimettere ordine e rilanciare il sistema sanitario regionale.

L’incontro si è, quindi, concluso con l’impegno a proseguire nel dialogo.

Data articolo: Wed, 08 Jul 2020 16:00:37 +0200
Dal territorio
Lazio. Trasporti, Masucci (Fit Cisl): "Bene sblocco grandi opere, si aprano rapidamente i cantieri"

Roma, 8 luglio 2020 - "Lo sblocco delle grandi opere nel Lazio e in tutto il territorio nazionale, rappresenta precisamente ciò che la CISL e la Fit chiedono da tempo per il rilancio del territorio e per favorire la ripresa economica e occupazionale del sistema Paese, a maggior ragione dopo l'emergenza Covid: per quanto riguarda il nostro territorio, l'efficientamento della mobilità e del traffico merci Nord-Sud e versante tirrenico-adriatico è fondamentale, soprattutto in una regione che ha il suo core business nel turismo e nell'export. Adesso l'auspicio è che si passi rapidamente dalle parole ai fatti: si aprano i cantieri". È quanto dichiara il Segretario Generale della Fit-CISL del Lazio, Marino Masucci, aggiungendo che "da tempo chiedevamo il completamento della Orte - Civitavecchia, fondamentale per il traffico passeggeri e per il cosiddetto "ultimo miglio" delle merci. Le potenzialità di una connessione efficiente con il Porto di Civitavecchia sono enormi. Insieme agli interventi sulla Tirrenica, sulla Salaria e sulla Roma-Latina, all'ultimazione dell'anello ferroviario e il potenziamento della Roma - L'Aquila, si andrebbe finalmente a definire un complesso organico di mobilità infra/ultra regionale di primaria importanza non solo per la qualità della vita e della mobilità dei cittadini, ma per la ripresa del tessuto produttivo dell'intero territorio. Una rete infrastrutturale intermodale ed efficiente, infatti, sarebbe un vero e proprio volano per lo sviluppo, e rappresenta una precondizione essenziale per lo sblocco delle attività economiche e delle dinamiche occupazionali, anche rispetto al settore dei trasporti che è urgente rilanciare auspicando un’accelerazione in seno alla costituzione dell’Osservatorio condiviso con l’Assessore Alessandri".

Data articolo: Wed, 08 Jul 2020 10:01:08 +0200
Dal territorio
Puglia. Comparto Aeronautico. Tamburrano (Fim Cisl Taranto Brindisi): "Viviamo di speranza in un mondo che ha bisogno di certezze"

Taranto, 8 luglio 2020 - Il settore aeronautico, presente nel territorio da circa un secolo, vanta una grande esperienza e tradizione. Un contesto che, negli anni, si è arricchito sempre più di competenze nelle strutture, nelle revisioni, nella motoristica e nei compositi, permettendo al territorio di essere riconosciuto come area di eccellenza nel settore aeronautico.
Il comparto ha sempre prodotto un effetto trainante sull’economia locale, pur tuttavia oggi vive una situazione drammatica, causa le difficoltà di mercato da tempo abbattutesi sulle piccole e medie imprese, alle quali oggi si aggiungono anche le incertezze che colpiscono oramai anche le grandi aziende a seguito della pandemia.
Il leitmotiv del momento “nulla sarà come prima” rischia di diventare una scusante che può condurci inesorabilmente ad affrontare il problema con superficialità o, ancor peggio, con rassegnazione.
Anche dalle numerosissime richieste di ricorso agli ammortizzatori sociali che ci giungono, avvertiamo una sorta di abitudine ad una gestione fatta di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e Covid-19, strumenti utili solo per fronteggiare il transitorio e alimentare la speranza, ma che non offrono ne’ prospettive ne’ certezze.
È innegabile che, negli ultimi mesi a causa del Covid-19, si è avuta la contrazione dei voli e dei traffici globali: da gennaio ad oggi si sono ridotti di oltre l’85%, con conseguenze devastanti sui trasporti e sulle compagnie aeree, ma è altrettanto palese il comportamento e le attenzioni che i governi ovunque nel mondo hanno posto in maniera differente.
Oggi in Italia riscontriamo una politica miope quasi inesistente sul problema. In questo contesto, il Governo più che una nazionalizzazione di Alitalia non ha saputo fare.
Il momento che stiamo vivendo, specie nel mondo dell’aviazione, forse non è il migliore per parlare di sviluppo, ma siamo convinti che anche dalle situazioni di crisi possano trovare spazio le opportunità di ripartenza. Pertanto come FIM crediamo che sia necessario ricostruire un quadro complessivo del settore aeronautico per poi proporre un percorso, con regole certe, utile a progettare il futuro.
Un sindacato moderno ha l’obbligo di interessarsi di sviluppo industriale per dare ai lavoratori e al territorio una prospettiva che non sia ne’ fumosa e ne’ tantomeno assistenzialista, difendendo e riqualificando tutte le aziende di varie dimensioni che occupano lavoratori competenti, che vogliono e devono avere un ruolo fondamentale in un processo di crescita.
Ora più che mai è necessario che imprese ed istituzioni, insieme al sindacato, stabiliscano un confronto con un impegno ed un contributo serio, perché perdere per assenza di confronto sarebbe un errore imperdonabile.
Abbiamo le idee chiare su quello che è necessario fare per ricreare un sistema virtuoso dove ognuno deve svolgere il suo ruolo. Riteniamo che la Regione Puglia non possa rappresentare solo quel soggetto attivo nell’assistenzialismo, ma debba farsi promotrice di un tavolo di sviluppo permanente in sede ministeriale.
Al contempo, è opportuno che il Ministero dello Sviluppo Economico si faccia carico di creare una cabina di regia del settore ed in particolare per quelle aziende che più hanno subito in maniera sensibile il taglio degli ordinativi da parte di Boeing e Airbus.
Dal canto loro, inoltre, le grandi e medie aziende presenti devono riprendere a collaborare tra loro e tornare a guardare all’indotto del territorio costituito da piccole e piccolissime aziende dando loro nuova linfa, allo stesso modo tali aziende devono consorziarsi tra loro per dare risposte concrete in termini di qualità, quantità e costi. Le istituzioni devono incentivare con i loro finanziamenti gli investimenti in nuove tecnologie, la formazione, quella vera e finalizzata all’acquisizione di competenze specialistiche.
È indispensabile, infine, che Leonardo S.p.A. (anch’essa impattata dalla crisi), in quanto azienda di Stato, si faccia carico presso i Ministeri di creare un confronto utile a ricreare le condizioni per tornare a collaborare con tutte le aziende del settore alfine di mantenere i livelli occupazionali e le eccellenze produttive in Italia provando inoltre a risolvere l’annosa gestione dell’indotto dapprima gonfiato a dismisura e di fatto abbandonato a se stesso.

Data articolo: Wed, 08 Jul 2020 09:58:11 +0200
Dal territorio
Emilia Romagna. Pieri (Cisl): “Saranno soprattutto le donne a pagare il costo più alto della pandemia, servono misure urgenti su welfare integrato, congedi e smart working”

Bologna, 8 luglio 2020 - “Saranno le donne a pagare il costo più alto della pandemia, specie se lavoratrici madri. Per questo servono misure urgenti per rilanciare il lavoro femminile e sostenere i genitori nei compiti di cura. Se, da un lato, necessitano servizi più vicini alle esigenze delle famiglie, dall’altro lato, attraverso la contrattazione, specie quella di secondo livello, è indispensabile favorire forme di organizzazione del lavoro più flessibili.
Per questo abbiamo elaborato una serie di proposte sul tema della conciliazione e dell'occupazione femminile, anche in termini di qualità del lavoro, che nei giorni scorsi abbiamo consegnato all’assessora regionale alle Pari opportunità, Barbara Lori, alla Commissione per la parità e alla Commissione politiche economiche dell’Assemblea legislativa”.

E’ l’allarme lanciato dal segretario generale regionale della Cisl Filippo Pieri dopo che l’analisi dei dati della relazione annuale dell’Ispettorato nazionale del lavoro ha messo in evidenza come anche in questa regione sia difficile conciliare lavoro e famiglia, soprattutto dopo essere diventati genitori e, in particolare, dopo essere diventate madri.

“Tra le numerose proposte contenute nel documento Cisl che abbiamo presentato in Regione – sottolinea Orietta Ruccolo, componente della Segreteria regionale Cisl – alcune, specie se calate nel momento che stiamo attraversando, assumono un’importanza strategica anche in termini di immediata risposta agli strali della pandemia: il welfare integrato, pubblico e aziendale, da realizzarsi attraverso l’interazione della contrattazione sociale territoriale e della contrattazione aziendale; i congedi, straordinari Covid e parentali, per i quali sarà necessario prevedere interventi integrativi in termini di durata e indennizzo, anche di premialità per l’utilizzo da parte dei papà, configurandosi così come misura utile al riequilibrio del carico di cura tra genitori. Inoltre, sul tema del lavoro agile (smart working) siamo convinti che ricondurlo nell’alveo della contrattazione, in fase di ritorno alla normalità, potrà risolvere quelle criticità che sono emerse in questo periodo di emergenza, aumentando così la partecipazione dei lavoratori e definendo obiettivi e limiti. Nello stesso tempo, dobbiamo anche aumentare gli sforzi su quei percorsi non ancora interamente realizzati, come ad esempio la piena condivisione dei compiti di cura tra uomini e donne, e l’armonizzazione dei tempi e orari delle città, dando attuazione, in questo specifico ambito, a previsioni normative nazionali e regionali”.

Motivazioni che trovano un valido fondamento nei numeri. Difatti, in Emilia Romagna, nel 2019, le dimissioni convalidate a genitori sono state ben 5.447 (5.184 nel 2018), di cui 1.879 hanno riguardato lavoratori padri (erano 1.833 nel 2018) e ben 3568 lavoratrici madri (erano 3305 nel 2018). “Situazione che inevitabilmente - prosegue Orietta Ruccolo - potrà portare nel 2020 ad una sensibile crescita a causa della chiusura dei centri per gli anziani, per i disabili, delle scuole e dei servizi educativi durante il lockdown”.

Nel 65,5 per cento dei casi sono le madri lavoratrici a rinunciare al posto di lavoro, concentrate nella fascia di età 29-44 anni; in gran parte con un lavoro nel terziario e con un’anzianità di servizio che in più delle metà dei casi è inferiore ai 3 anni. Fra le motivazioni delle dimissioni o risoluzioni consensuali addotte da lavoratrici e lavoratori la più ricorrente è rimasta la difficoltà di conciliare l’occupazione lavorativa con le esigenze di cura della prole (35 per cento dei casi), l’assenza di parenti di supporto (27 per cento), i costi elevati di assistenza al neonato (nido o baby sitter).

Mentre, se si amplia lo sguardo a livello nazionale, si nota come nel corso del 2019 siano stati emessi complessivamente 51.558 provvedimenti di convalida da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e delle sue articolazioni sul territorio, in numero leggermente superiore (+ 4%) rispetto al 2018. Anche qui, con la maggior parte dei provvedimenti (circa il 73%) che ha riguardato in particolare le lavoratrici madri (37.611).

“Assurdo constatare come la maternità, pur essendo tutelata dalla legge, rimanga una delle cause principali di allontanamento delle donne dal mondo del lavoro. Dati – conclude Pieri – che devono far riflettere e, soprattutto, devono obbligare le istituzioni a fare molto di più, anche perché – e non era difficile da prevedere – le prime proiezioni del 2020 dicono che saranno proprio le donne, soprattutto le donne madri, a pagare il prezzo più alto della pandemia da Covid. Per scongiurare questo pericolo, dobbiamo fare tutti di più e meglio, sapendo che il lavoro rimane il primo diritto di cittadinanza e di emancipazione da conquistare”.

Data articolo: Wed, 08 Jul 2020 09:54:47 +0200
Dal territorio
Lazio. DL Semplificazioni, Coppotelli (Cisl): "Bene opere pubbliche ma attenzione a non retrocedere su controlli e legalità"

Roma, 8 luglio 2020 - “Accogliamo con soddisfazione la notizia riguardante le opere pubbliche finanziate per la nostra Regione e inserite nel decreto Semplificazioni approvato dal Governo. Un segnale di attenzione per una regione che ha bisogno di ripartire accelerando proprio sulle grandi opere che mettono in connessione assi strategici per il trasporto di merci e persone”. Così, in una nota, Enrico Coppotelli segretario generale della Cisl del Lazio.

“Nell’elenco delle opere figurano la SS 675 Umbro-Laziale Sistema infrastrutturale di collegamento del porto di Civitavecchia con il nodo intermodale di Orte, la tratta Monte Romano Est- Civitavecchia, il completamento del collegamento stradale A12 Tarquinia-San Pietro in Palazzi, il collegamento autostradale Roma-Latina, il collegamento stradale Cisterna-Valmontone e relative opere connesse, fino alla Statale 4 Salaria con il potenziamento a 4 corsie, oltre alla chiusura dell’anello ferroviario di Roma, ovviamente tra le opere ferroviarie. E’ chiaro che la nostra regione, tanto più dopo una tragedia epocale come quella che stiamo vivendo con la pandemia e il crollo dell’economia, ha un bisogno estremo di realizzare opere pubbliche di rilievo e strategiche come quelle menzionate. Opere che la Cisl ha sempre richiesto, anche sui singoli territori, e della cui importanza è sempre stata convinta. Detto ciò, però, siamo anche costretti a porre all’attenzione dei grandi rischi connessi al fiume di denaro pubblico che sta per arrivare nei comuni e nelle regioni, tra cui anche il Lazio. Perché non vorremmo che proprio quelle procedure semplificative che il Governo sta studiando per far ripartire il paese, per quanto positive negli intenti, si tramutassero in un grande affare per le organizzazioni criminali. Una per tutte, la questione dell'affidamento diretto che passa dai 40 mila euro ai 150 mila euro e alla possibilità di affidare appalti senza gara fino a 4 milioni di euro. Posto che le grandi opere servono alla nostra regione come il pane, evitiamo di trasformarle in una grande opportunità anche per le organizzazioni criminali e mafiose. Dobbiamo mettere il turbo all’economia e al lavoro del Lazio ma senza arretrare di un millimetro sulle procedure antimafia, sui controlli e in generale su tutti quei protocolli di legalità che abbiamo costruito in questi anni”.

 

Data articolo: Wed, 08 Jul 2020 07:42:26 +0200
Dal territorio
Basilicata. Vertenza Gaudianello-Toka, assemblea in azienda per fare il punto della situazione

Potenza, 7 luglio 2020 - Oggi si è tenuto un'assemblea dei lavoratori dello stabilimento Gaudianello-Toka alla presenza dei segretari di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, Giuseppe Romano, Vincenzo Pellegrino e Rocco Coviello e della Rsu per discutere della situazione di crisi che ha investito il gruppo Acque Minerali d'Italia, proprietario dello stabilimento lucano di Monticchio che dà lavoro a quasi cento persone. I rappresentanti sindacali hanno esternato forte preoccupazione per l’assenza ai vari tavoli dei vertici aziendali, sia nazionali che quelli regionali. A creare incertezza è la crisi finanziaria, con la conseguente mancanza di liquidità, che ha finito per mettere in difficoltà anche lo stabilimento lucano, fra i più produttivi del gruppo. Il 26 giugno scorso l'assessore regionale Merra ha incontrato i sindacati e i sindaci dell'area impegnandosi a seguire istituzionalmente la vertenza. "I lavoratori con grande senso di responsabilità hanno compreso che qualsivoglia azione messa in campo in questo particolare momento potrebbe accelerare e non risolvere la crisi in atto", spiegano i sindacati, "infatti la richiesta è quella di non fermarsi in quanto stiamo affrontando il periodo che tradizionalmente è alta stagione per il settore. Siamo in attesa di un piano industriale credibile e attuabile e ci attendiamo novità dall’incontro chiesto dalle segreterie nazionali al ministero dello Sviluppo economico, da dove potrebbero uscire utili orientamenti e tracce di soluzioni, compresi i passaggi da effettuare presso il tribunale di Milano entro settembre quando il quadro della situazione del gruppo potrebbe essere molto più chiaro, ma occorre riprendere al più presto un necessario e utile dialogo per salvaguardare lo stabilimento e i posti di lavoro".

Data articolo: Tue, 07 Jul 2020 16:22:40 +0200
Dal territorio
Lazio. Trasporto aereo, sindacati: “Domani manifestiamo a Fiumicino, preoccupati per decine di migliaia di lavoratori”

Roma, 7 luglio 2020 - “Nell’aeroporto di Fiumicino sono presenti oltre 15mila lavoratori del Trasporto aereo: soltanto Alitalia ne conta 12mila. Si tratta di persone e famiglie fortemente preoccupate per la ripresa di un settore che non può restare invisibile. Domani, dalle ore 10.30 alle ore 12.30, saremo al T3, scalo di Fiumicino, per chiedere a gran voce misure di sostegno adeguate per il rilancio di un comparto strategico e dei suoi addetti”.
E’quanto si legge in una nota delle Segreterie Regionali e Provinciali del Trasporto Aereo di Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti e Ugl Trasporto Aereo, in cui si aggiunge che “i numeri parlano da soli: il picco massimo di passeggeri raggiunto in questi giorni è stato tra gli 11mila e i 20mila, nello stesso periodo del 2019 la forbice era tra 120 e 130mila. Si tratta di una crisi che non può essere sottostimata, e che, soprattutto, non può essere pagata a caro prezzo dai dipendenti, adesso in cig e operativi soltanto per poche ore: molti di loro, ancora in attesa dell’erogazione degli ammortizzatori sociali, sono senza risorse economiche da mesi. Ancora più preoccupante è la situazione riguardante gli stagionali: persone fondamentali per l’efficienza del comparto nei periodi di picco, per le quali al momento non è prevista alcuna forma di sostegno. Abbiamo fatto presente alla Regione Lazio che si tratta di una situazione inaccettabile, senza ottenere risposte adeguate. Come possono fare queste famiglie a tirare avanti?”.
“Va fatto tutto il possibile – si conclude nella nota – per sostenere e rilanciare un comparto cruciale per un Paese e un territorio che vivono di turismo e di import-export. Il settore Cargo ha conosciuto una lieve ripresa, tuttavia non sufficiente a tranquillizzarci: serve una strategia di ampio respiro per tenere in piedi un asset fondamentale, e con esso tutti i suoi lavoratori”.

Data articolo: Tue, 07 Jul 2020 16:21:19 +0200

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