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News da ilfattoquotidiano.it

#ilfatto #ilfattoquotidiano

Cronaca
Epatite, segnalati 11 casi non infettivi legati a integratori a base di curcuma. Ministero: “Sospendere il consumo”
Data articolo:Fri, 24 May 2019 12:54:41 +0000

Sono stati segnalati 11 casi di epatite, non infettiva e non contagiosa, legati al consumo di integratori a base di curcuma. I casi diagnosticati, precisamente di epatite colestatica acuta, sono stati segnalati dall’Istituto superiore di sanità. Il ministero della Salute ha invitato i consumatori, a titolo precauzionale, “a sospendere temporaneamente il consumo di tali prodotti. Sono in corso le verifiche per individuare la causa responsabile dei casi di epatite”. In Toscana sono stati registrati 4 degli 11 casi.

I prodotti che sono stati associati ai casi di epatite sono i seguenti: Curcuma liposomiale più pepe nero, lotto 1810224, scadenza 10/21, prodotto da Laboratories nutrimea con sede e stabilimento di produzione rue des Petits Champs 20, FR 75002, Parigi; Curcuma 95% Maximum, lotto 18L264, scadenza 10/2021, prodotto da Ekappa laboratori srl per conto di Naturando; Curcuma complex, Bai aromatici per conto di Vitamin shop; Tumercur, Sanandrea, Movart Scharper Spa, stabilimento a Nichelino; Curcuma Meriva 95% 520mg Piperina 5 m,  Farmacia dr Ragazzi, Malcontenta; Curcuma Buoni di natura, Terra e Sole; Curcumina Plus 95%, lotto 18L823, Ni.va prodotto da Frama; Curcumina 95% Kline, lotto 18M861, Ni.va prodotto da Frama; Curcumina Plus 95% piperina linea@ , lotto 2077-Lot 19B914 e 18c590, Ni.va prodotto da Frama.

Non sembra esserci nessun rischio, invece, per l’uso della curcuma in cucina, secondo Ciro Vestita, fitoterapeuta e nutrizionista dell’università di Pisa: “Una spezia benefica, che non ha praticamente effetti collaterali, soprattutto se si utilizza la radice fresca. A meno che non se ne abusi, e per farlo bisognerebbe utilizzarla praticamente in ogni alimento. Ma anche in questi casi gli effetti si limiterebbero a gastrite, nausea, vomito. Non certo ad epatite”. Sui casi segnalati, il medico ha detto che “al momento non è chiaro cosa sia successo. Attendiamo di saperne di più”.

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Cinema
Film in uscita, da Una vita violenta ad Aladin e poi Il Traditore e Takara: cosa ci è piaciuto e cosa decisamente no
Data articolo:Fri, 24 May 2019 12:51:38 +0000

UNA VITA VIOLENTA di Thierry De Peretti. Con Jean Michelangeli, Cedric Appietto, Delia Sepulcre-Nativi. Francia 2017. Durata: 106’ Voto: 4/5 (DT)

Parigi 2001. Nonostante le minacce di morte, il giovane studente politicizzato Stephane decide di tornare sull’isola natia della Corsica per partecipare ai funerali dell’amico fraterno e compagno d’armi ucciso in un regolamento di conti tra autonomisti e indipendentisti corsi. Scelta personale che dà il via con un balzo nel passato di una quindicina d’anni (escalation: crimine, carcere, lotta armata) al racconto storico e collettivo sugli ultimi trent’anni di rivolta e caos sull’isola “francese”.

Film potente e politico come non se ne vedevano da tempo. Panoramiche a 360 gradi e piani sequenza si alternano a inquadrature fisse riempite perlopiù di brulicanti e spesso indistinguibili gruppi di rivoltosi e relative famiglie a fare da struttura formale. Poi De Peretti agendo sulla biografia di un reale indipendentista tesse trama e ordito del racconto tra senso di comunità e intensità delle memoria, mostrando sì conseguenze violente e crude rispetto ad una scelta politica radicale, ma anche un senso di intonsa purezza ideologica anticoloniale che tange gli anni novanta, quindi i giorni nostri, come uno schizzo di autentica rivoluzione ottocentesca. Tra citazioni di Franz Fanon, attentati agli uffici pubblici francesi, proclami notturni filmati di autonomisti incappucciati, appalti da non concedere a “stranieri”, Una vita violenta sembra un Noi credevamo finito dentro alla giungla del Cuore di tenebra di Conrad. Pochi soldi di budget e pochissimo sangue in dettaglio, ma tensione emotiva altissima. Carrellata finale in strada con voce fuori campo da brividi.

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L'Istantanea
I manganelli di Genova e la democrazia che scivola verso un confronto muscolare
Data articolo:Fri, 24 May 2019 12:38:36 +0000

Le braccia del giornalista, il collega Stefano Origone di Repubblica, che coprono la testa, le sue urla di disperazione, le sue richieste di smetterla. Le manganellate ieri a Genova, durante gli scontri nati per via di un comizio di Casapound, sono continuate fin quando un ispettore di polizia ha riconosciuto Stefano e col suo corpo gli ha fatto scudo imponendo ai commilitoni di fermarsi nel tiro a bersaglio. Domandiamo: e se non ci fosse stato l’ispettore amico?

La polizia ha il compito di tutelare l’ordine pubblico e la libertà di espressione, beni essenziali della nostra democrazia. Noi cittadini abbiamo il dovere di fidarci di chi è chiamato a difendere la nostra sicurezza e la nostra incolumità. Ma chi ha questo compito delicatissimo, perché legittimato all’uso della forza, deve assumere un contegno superiore e soprattutto contenere l’istinto, imporsi un limite. Ieri a Genova molti limiti sono stati valicati. 

Il primo: era ampiamente prevedibile che il comizio di Casapound avrebbe provocato scontri, anche violenti. Tra i compiti di chi deve vigilare c’è anche quello di prevenire gli incidenti e, nel caso, vietare o delocalizzare manifestazioni che comportino rischi di disordini così concreti. Invece la manifestazione è stata autorizzata.

Quel che è successo è figlio di una sottovalutazione che proprio Genova, la città che ricorda le botte, in alcuni casi vere e proprie sevizie, nel corso del famigerato G8 del 2001, non si poteva permettere. E purtroppo si allinea a comportamenti eccessivi che troppi poliziotti in troppe città italiane hanno tenuto negli ultimi mesi nei confronti di manifestazioni non violente e pacifiche, piene di sarcasmo, di ilare bonarietà, come le lenzuola stese per contestare la politica di Matteo Salvini. 

Proprio ieri, mentre a Genova si manganellava un giornalista, scambiato per delinquente e dunque sottoposto (ammesso che sia lecito, e non lo è) a una cura di calci e pugni, a Bari e in altre località pugliesi le forze dell’ordine procedevano all’identificazione di alcuni manifestanti anti leghisti, pacifici e sorridenti, travestiti da Zorro per procedere contro di loro, se abbiamo capito bene, forse persino alla denuncia all’autorità giudiziaria per travisamento del proprio volto. E di qualche giorno fa l’identificazione di due ragazzi che tenevano in mano un cartonato anti Salvini. E qualche ora prima tre pompieri chiamati a tirar giù con una gru un lenzuolo antipadano, diciamo così, in terra bergamasca.

Sappiamo anche che il capo della polizia è un sincero democratico, che il prefetto Franco Gabrielli non è noto per promuovere atteggiamenti muscolari o favorire eccessi nell’esercizio delle funzioni dei suoi agenti. Sappiamo che spesso gli agenti divengono essi tiri al bersaglio (siamo stati spettatori dell’ultima gragnuolata di sedie e bottiglie che sedicenti tifosi laziali hanno lanciato contro i poliziotti durante la vigilia della finale di Coppa Italia a Roma).

Malgrado ciò troppi fatti, alcuni minimi certo, documentano una improvvisa foga poliziesca che ha come effetto collaterale la retrocessione della nostra democrazia verso forme di confronto muscolare. E tra i tanti guai che abbiamo questo di sicuro è il peggiore.

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Calcio
Juventus, successione di Allegri: Sarri in vantaggio incontra Paratici, superato Pochettino. Smentita su Guardiola
Data articolo:Fri, 24 May 2019 12:31:43 +0000

Dopo una settimana dall’annuncio di addio di Massimiliano Allegri dalla Juventus, i bookmaker si arrabattano ancora per capire chi sarà il successore. Un nome, su tutti, è emerso negli ultimi giorni: Maurizio Sarri, attuale tecnico del Chelsea ed ex allenatore del Napoli. Di certo, a Londra c’è stato un incontro faccia a faccia, segretissimo, tra lui e il capo dell’area sportiva bianconera, Fabio Parataci. Ma la strada non è certa. Perché l’altro nome importante, ancora in corsa, è quello di Mauricio Pochettino, tecnico del Tottenham. Il dirigente juventino, nel suo soggiorno a Londra, avrebbe infatti parlato anche con il fratello, e unico rappresentate, di Pochettino.

La candidatura di Sarri, per ora, resta quella più forte. Due giorni fa, nella conferenza stampa prima della finale di Europa League contro l’Arsenal, aveva detto: “Ho ancora due anni di contratto, non ho contatti con altri club. Sono concentrato sulla finale, non posso sapere quello che succederà dopo”. Lo stile offensivo dell’allenatore sarebbe adatto ai bianconeri. La posizione di Pochettino, invece, è quantomeno delicata. È arrivano alla finale di Champions a Madrid ed è quindi in posizione di forza nei confronti del Tottenham, ma per lo stesso motivo è difficile che Daniel Levy, il manager del club, gli conceda il via libera.

Appena ieri, l’agenzia di stampa Agi aveva rivelato anche un ipotetico accordo tra la Juventus e Pep Guardiola, tecnico del Manchester City. Secondo l’Agi, il tecnico e la società “avrebbero raggiunto un accordo che impegnerebbe l’allenatore con i bianconeri per quattro anni con un compenso di 24 milioni di euro a stagione”. Ma l’avvocato Alberto Galassi, membro del CDA del Manchester City, aveva smentito tutto: “Sono rimasto sorpreso nel leggere una corbelleria enorme. Pep Guardiola è il nostro allenatore, vuole rimanere da noi”.

Intanto, la Juventus potrebbe perdere uno dei protagonisti degli ultimi anni. Il Borussia Dortmund torna a trattare per Mario Mandzukic. Lo vuole. Secondo il quotidiano tedesco Bild, ha bisogno del carattere aggressivo del giocatore. Giusto sabato scorso, il capitano Marco Reus aveva segnalato la carenza della squadra: “A volte siamo stati un po’ ingenui, ci è mancata cattiveria, ci è mancata consapevolezza”. Già un anno fa, il Dortmund aveva manifestato interesse per l’attaccante bianconero. Ma il problema per i tedeschi è che Mandzukic ha allungato il contratto con la Juventus e guadagna quasi 6 milioni all’anno. Una cifra difficilmente i gialloneri possono permettersi. Tra l’altro, rischiano di non essere gli unici giocatori al tavolo, perché in passato la Cina aveva più volte fatto offerte per lo juventino.

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Sport & miliardi
Olimpiadi invernali 2026, il Cio spinge per Milano-Cortina: “Soddisfa i criteri, luoghi iconici, forte sostegno pubblico”
Data articolo:Fri, 24 May 2019 12:08:52 +0000

Italia-Svezia 1-0: per usare una metafora calcistica, la candidatura di Milano-Cortina alle Olimpiadi invernali 2026 è davanti a fine primo tempo. A dare questo piccolo, ma prezioso vantaggio sulla rivale Stoccolma è la relazione della Commissione di valutazione del Cio sulle due candidature. Quella italiana “soddisfa tutti i criteri”, ha un “forte sostegno di Coni, governo e privati”, offre “luoghi iconici e un’esperienza indimenticabile per gli atleti”. Promossa a pieni voti, insomma. Quella svedese pure, ma con una serie di dubbi e distinguo, dal mancato supporto del governo comunale di Stoccolma ai fondi tutti privati e poco garantiti, che finiscono inevitabilmente per indebolirla. Un’indicazione importante in vista del prossimo 24 giugno, quando il Comitato olimpico internazionale sceglierà a Losanna la sede dell’edizione 2026.

Quando a inizio aprile gli ispettori Cio, guidati dal capo delegazione Octavian Morariu, avevano lasciato l’Italia dopo una settimana di visite in giro per Lombardia e Veneto, il n. 1 del Coni Giovanni Malagò era visibilmente soddisfatto. “È andata bene, ora la candidatura è più forte”, dicevano gli esperti. Avevano ragione e oggi si capisce il perché: la relazione stesa dai delegati non fa altro che tessere le lodi di Milano-Cortina. Il progetto “abbraccia pienamente la sostenibilità e sfrutta l’esperienza, la passione e la tradizione dell’Italia negli sport invernali. È guidata dal Coni, ha il sostegno unificato del movimento sportivo, del settore privato e delle amministrazioni nazionali, regionali e cittadine”: inizia così il documento che mette in luce anche il forte consenso popolare a sostegno dei Giochi (83% secondo gli ultimi sondaggi, contro un risicato 55% svedese). Si cita persino la firma del premier Giuseppe Conte sotto la lettera di garanzia.

Proprio il sostegno del governo, caldeggiato fortemente dalla Lega e dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti (che per il futuro oltre ai servizi alla fine ha promesso anche soldi pubblici all’evento, nonostante gli accordi col Movimento 5 stelle prevedessero inizialmente l’autosufficienza delle Regioni), sembra fare la differenza. Certo, c’è anche qualche piccola ombra: riguarda soprattutto la scelta di distribuire su così tanti territori le gare, con ovvie ricadute sui trasporti e la sicurezza; per non parlare della folle scelta salomonica di sdoppiare lo sci tra Bormio e Cortina (c’è una relazione della Federazione internazionale che consiglia di fare tutto in Veneto). Il documento parla anche della traballante economia italiana e la sua crescita inferiore alle attese, ma sono dettagli: l’Italia piace tanto al Cio, non è più un mistero.

Lo stesso non si può dire della Svezia, almeno non con i medesimi toni. Certo, il Paese scandinavo ha un’enorme tradizione e non ha mai ospitato i Giochi invernali (circostanza sottolineata anche nella relazione, quasi ci fosse un debito da ripagare, e che spaventa l’Italia). Però deve fare i conti con una serie di problemi interni che hanno indebolito la candidatura. Il governo alla fine ha firmato la lettera di garanzia su servizi e diritti, ma il Comune di Stoccolma non ha voluto sottoscrivere il contratto di città ospitante: ha dovuto farlo Are, piccola città di 11mila abitanti che non ha certo lo stesso peso (e nemmeno la stessa forza economica) della Capitale. Un grave gap. L’altro punto riguarda i soldi: il progetto svedese si basa al 100% sulla contribuzione privata, che per il Cio rappresenta un “modello sostenibile per il futuro” ma anche un cospicuo fattore di rischio. Tanto più che “al momento in cui viene redatto il documento – sottolineano i delegati – i nomi delle istituzioni o delle compagnie, così come i rispettivi livelli di contribuzione finanziaria, sono ancora da determinare”. Non si sa bene chi pagherà, insomma. Molto meglio i cari, vecchi fondi pubblici garantiti dall’Italia. Per quanto riguarda la candidatura svedese, inoltre, il Cio ha sottolineato potenziali rischi di natura ambientale. “Lo sviluppo della sede di Hamra posizionata in una vecchia cava potrebbe incontrare rischi legati alla terra contaminata e protezione della qualità dell’acqua” è scritto nel report, dove si legge anche che tre sedi (Are, Falun e Sigulda) si trovano inoltre all’interno o adiacenti ad aree naturali protette e richiedono cura e attenzione particolare”, per evitare un impatto ambientale. Non solo, il Comitato ha aggiunto inoltre che “le condizioni atmosferiche ventose possono influire sul programma delle gare” e che “il calendario richiede oltretutto un’ulteriore pianificazione operativa per l’elevato volume di eventi”.

La differenza, insomma, c’è e si vede anche numericamente: cercando tutte le “challenges” (“sfide” per usare un termine elegante, da intendersi però come criticità), se ne contano ben 20 per la Svezia, solo 13 per l’Italia. Il vantaggio di Milano-Cortina insomma sarebbe anche più di 1-0, se non fosse che questa relazione ha un valore tutto sommato limitato. Il giudizio della commissione non è vincolante, serve solo da “guida” agli 86 membri Cio che hanno diritto di voto e il prossimo 24 giugno sceglieranno la sede dei Giochi. I dossier sono importanti ma la storia (anche recente) è piena di casi in cui le indicazioni tecniche, a volte anche schiaccianti, sono state disattese in favore di logiche diverse (l’ultimo per i Giochi 2016, che Rio de Janeiro si aggiudicò sbaragliando rivali del calibro di Spagna e Usa, nonostante avesse i giudizi peggiori di tutti). Le Olimpiadi si vincono (o si perdono) la notte prima del voto, tra strane alleanze, accordi geopolitici e patti segreti.

Twitter: @lVendemiale

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Televisione
Saverio Raimondo, inizia il suo CNN: “Gli italiani cattivi? No, stupidi. Forse perché abbiamo scop*** troppo tra parenti”
Data articolo:Fri, 24 May 2019 11:53:19 +0000

Quest’anno, promette Saverio Raimondo, la satira del suo late show sarà ancor più feroce. Alla vigilia delle elezioni europee, riecco il programma più graffiante della televisione italiana: il Comedy Central News, un late show alla americana dove trovano spazio ospiti e monologhi. “Quest’anno la stretta attualità entrerà ancor più prepotentemente dentro CCN”, promette lo stand-up comedian alla vigilia del debutto, fissato per questa sera alle ore 23 su Comedy Central (canale 128 di Sky). “Quest’anno il programma sarà un magazine satirico. L’ospite, per esempio, non sarà più in studio ma sempre in esterna. In ogni puntata farò un’esperienza diversa con un ospite. Nella prima puntata, per esempio, andrò a sposarmi con Valentina Nappi. Posso solo anticipare che ci sarà un bacio, che con Valentina Nappi è il minimo insindacabile”.

Partite due giorni prima delle elezioni europee, la par-condicio non vi creerà problemi?
“Si può fare satira anche durante la par-condicio, nel rispetto di questa legge più o meno assurda. La prima puntata sarà proprio incentrata sui temi comunitari. Ma lo faremo senza citare né politici, né partiti: fidatevi che si può fare”.

Come le è sembrata questa campagna elettorale?
“Non si è sentita la differenza tra il periodo di campagna elettorale e quello precedente. Siamo un Paese perennemente in campagna elettorale, anche perché i nostri politici puntano tutto sul consenso. Viviamo tempi scellerati. Diciamo sempre che il popolo italiano è incattivito. In realtà, più che cattivi, siamo stupidi: è lì che la satira si può accanire. Sulla cattiveria esistono ancora i limiti fissati dalla legge, mentre sulla stupidità non esistono limiti”.

Perché il popolo italiano è stupido?
“Forse perché scopavamo tra parenti, abbiamo fatto troppo sesso tra consanguini in passato e siamo arrivati a questo. Diciamo che la stupidità non riguarda solo l’Italia… in generale, non è un buon momento per la razza umana. L’evoluzione ogni tanto presenta le sue falle”.

Si dice spesso che i politici hanno preso il posto dei comici. Lo pensa anche lei?
“I politici più che ridere fanno paura. Nel cercare di dare voce alla pancia delle persone stanno tirando fuori il peggio. Ma, lo ricordiamo, nella pancia ci sono soltanto budella e bile: non andrebbe mai ascoltata, semmai azzittitia. Ai politici oggi è concesso di essere politicamente scorretti. La comicità può esserlo sempre: dovrebbe essere concessa la libertà di essere ancora più audaci e più esagerati della realtà. Se questo non succede, certo, la realtà supera la satira”.

Tempo fa su FQ Magazine scrivevamo “C’è qualcuno ancora capace di far ridere, in tv? Pubblico orfano della risata cerca comico disperatamente”.
“I comici ci sono, c’è tutta una nuova scena comica che sta emergendo. Non ci sono gli editori, c’è solo Comedy Central. Altrove non viene data ai comici la possibilità di fare il loro lavoro, soprattutto ai comici satirici”.

Come mai non viene dato questo spazio?
“C’è del ritardo diffuso, forse è quella stupidità di cui parlavamo prima. Spesso mi capita di parlare con degli editori e, quando faccio riferimento a programmi americani o a serie anche piuttosto note, non conoscono quello di cui sto parlando. C’è un altro problema: la volontà di inseguire il generalismo a tutti i costi. Ma il generalismo è morto: cercare di accontentare tutti nell’epoca in cui l’offerta è sempre più segmentata è un’idiozia. Finché gli editori non si aggiorneranno, pena l’estinzione, non si andrà da nessuna parte”.

Da Cattelan a Geppi Cucciari, spopolano i late show.
“Quello che noto è che in realtà vengono fatti degli pseudo late night. Non viene colta la grande opportunità che la seconda serata ti dà. Questi programmi potrebbero permettersi un linguaggio più adulto, invece adottano un linguaggio che potrebbe essere tranquillamente adatto a un programma trasmesso alle otto di sera. CCN forse è l’unica vera seconda serata del panorama televisivo nazionale. L’unico programma per adulti della televisione italiana, non a caso c’è Valentina Nappi tra gli ospiti”.

Spesso ha avuto dei problemi in Rai, pensa che la temono?
“Quest’anno sono fisso nel programma di Gramellini con assoluta libertà e soddisfazione. Come intermezzo riescono a tollerarmi. Forse hanno paura a darmi uno spazio ulteriore, ma è una paura insensata. Eppure sono su Comedy Central da cinque anni e non è mai successo niente. Pensi che non ci è arrivata neanche una denuncia o una testa mozzata sul letto”.

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Blog
Europee 2019, in Olanda sbagliato parlare di boom della sinistra. Il vincitore è solo uno
Data articolo:Fri, 24 May 2019 11:47:25 +0000

La stampa italiana, come già accaduto nel 2017, ha commentato gli exit poll per le Elezioni europee olandesi salutando la “vittoria della sinistra” e lo stop ai populisti. Repubblica, che titola “Eurovoto, primo round a sinistra”, si avventura in un commento un po’ audace sostenendo che “dopo due anni a rischio estinzione la sinistra torna a vincere. In modo del tutto inaspettato”. Se, certamente, l’exploit laburista ha lasciato tutti di stucco, l’affermazione che in Olanda la “sinistra torna a vincere dopo due anni a rischio estinzione” appartiene più alla lista di oscuri significati colti da chi scrive analisi da Bruxelles o Berlino, credendo che l’Aja sia la stessa cosa solo perché vicina, che non alla realtà.

Se gli exit poll verranno confermati vorrà dire che c’è stata certamente una vittoria personale di Frans Timmermans, l’olandese più noto in Europa, ma è difficile dire se i laburisti (Pvda) siano usciti dalla crisi nera che nel 2017 li ha portati al minimo storico. E soprattutto, numeri alla mano, è difficile – anzi impossibile – dire che la sinistra ha vinto: c’è stato, al massimo, un travaso di voti tra partiti di sinistra che ha premiato i movimenti europeisti – tranne i liberal-democratici del D66 – ma il saldo finale, per la sinistra olandese, è meno un seggio rispetto al 2014: erano 12 gli europarlamentari allora, sarebbero 11 oggi. I laburisti raddoppiano i seggi ma l’Sp, il Partito Socialista, e il Pvdd, il Partito per gli Animali, entrambi iscritti al Gue, rischiano di rimanere fuori da Bruxelles. Chiaro a tutti il teorema della “coperta di Linus”: se tiro da una parte, rimane scoperto dall’altra. E in questo caso, lo scoperto è addirittura al ribasso: il Groenlinks, la sinistra rosso-verde, otterrebbe un buon risultato crescendo di un seggio ma l’onda verde non li avrebbe premiati come ci si sarebbe aspettati.

La sinistra olandese non è mai stata a rischio estinzione, se in un paese con cultura politica frammentata e governi di coalizione si considerano tutti i partiti riconducibili alla sinistra. Che non sono affatto, o non solo, i socialdemocratici guidati da Lodewijk Asscher e dal bomber Timmermans. Nel 2017, infatti, ciò che perse il Pvda venne raccolto dal Groenlinks e dal Partito per gli Animali. Anche in questo caso, un semplice travaso di voti.

In attesa dei risultati definitivi qualcosa di più certo di un commento basato su “corrispondenze a distanza” si può dire: Frans Timmermans è Frans Timmermans e fin dalla batosta elettorale del 2017 aveva chiarito di non avere alcuna intenzione di sporcarsi le mani con la crisi laburista nel suo paese. Come ha ripetuto in campagna elettorale: voglio diventare presidente della Commissione europea, non sono interessato a nessun altro incarico. Per un pezzo grosso della sua portata che è riuscito a far accettare al Pse la sua candidatura, nonostante l’irrilevanza elettorale del partito da cui proviene, l’Olanda è un terreno stretto e di scarso interesse. Così come lo sta diventando per Mark Rutte che più continua a rassicurare di non volersi trasferire a Bruxelles e più sembra intenzionato a voler fare il passo.

Il saldo a sinistra, insomma, non è negativo ma certamente non c’è nessun boom elettorale e la destra sovranista non è al tracollo ma travasa, anche in questo caso, i seggi del Pvv di Geert Wilders – leader ormai sul viale del tramonto – nella creatura di Thierry Baudet che entra con tre seggi, ossia quelli che mancherebbero a Wilders se effettivamente riuscisse a confermarne almeno uno. Se il Pvv era un caso da politologi (e da psichiatri), FvD è un temibile partito conservatore, molto ben strutturato, arrivato nell’arena politica per rimanere.

Nel complesso, quindi, il sentimento anti Ue vale ancora un quarto dell’elettorato olandese, esattamente come il “più Europa per tutti” incarnato da Groenlinks, D66 e parte del Vvd che ammontano – all’incirca – alla stessa percentuale di voti.

Per concludere: in attesa dei risultati definitivi possiamo dire che Timmermans ha vinto la tornata, ma non che l’abbia vinta la sinistra. Che i partiti nazionalisti-sovranisti rimangono stazionari e che un voto disertato da sei elettori su dieci (e questa volta è stata “affluenza fiume”: di solito sono sette su dieci alle Europee) va contestualizzato nel recinto europeo e non analizzato in maniera assoluta.

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Televisione
Caso Prati, tutta la verità di Pamela a Verissimo: “Con Mark Caltagirone ci scambiavamo foto intime, non l’ho mai sentito perché era in Siria”. Ma Silvia Toffanin non le crede
Data articolo:Fri, 24 May 2019 11:46:44 +0000

Dopo che la sua manager Eliana Michelazzo ha rivelato a “Live – Non è la D’Urso” che Mark Caltagirone non esiste confermando i sospetti sempre più insistenti sul fatto che la storia del matrimonio di Pamela Prati fosse tutta un’invenzione, ora è stata la stessa showgirl sarda a raccontare la sua verità su quanto accaduto in un’intervista a Verissimo in onda sabato pomeriggio. “L’ultima volta che sono venuta qui a Verissimo ero ancora convinta che esistesse, poi, solo negli ultimi giorni ho visto delle foto che mi hanno mandato, che non appartenevano a lui – ha iniziato a raccontare Pamela Prati -. In realtà erano di un’altra persona, un agente (dello spettacolo ndr). Ora ho paura, perché non so chi ci sia dietro a questa situazione. Sono spaventatissima”.

Molto affranta e visibilmente provata, Pamela ha raccontato per la prima volta come tutta questa storia abbia avuto inizio: “A marzo del 2018, in un momento di grande fragilità, sono andata a Roma nel ristorante di Pamela ed Eliana che conoscevo di vista. Dopo un paio di serate in questo ristorante Pamela Perricciolo mi disse che sarei stata perfetta per questo Mark Caltagirone, un imprenditore che aveva appena lasciato la fidanzata. Mi fa vedere una foto di un bell’uomo. Poi – ha proseguito – il 21 marzo del 2018 Mark inizia a seguirmi su Instagram. Allora io gli mando un messaggio con scritto ‘Buona Primavera’, lui mi risponde e da lì inizia tutto”.

Incalzata dalle domande di Silvia Toffanin, la show girl sarda ha confessato: “Dopo qualche mese abbiamo iniziato a scambiarci parole dolci d’amore, flirtavamo. Mi diceva che mi amava. Nessun video sexy, ci siamo scambiati qualche foto intima. Ma non ho mai sentito la sua voce perché diceva che in Siria non prendeva bene il telefono. Ogni volta che chiedevo di vederlo c’era sempre qualche problema di salute, o di lavoro, un dramma. Non per questo però pensavo non esistesse. Mi manca anche adesso, mi mancano i suoi messaggi. Se sono arrivata al punto di volerlo sposare pensa come mi sono innamorata di lui. Mi è stata servita su un piatto d’argento la favola che ho sempre voluto, in un momento in cui ero molto fragile. Avevo bisogno di questo amore per stare in vita. Lui diceva che ero la donna della sua vita e che l’avrei incontrato il giorno delle nozze”.

E quando la padrona di casa Silvia Toffanin le ha chiesto se si senta più truffata o finita in una sorta di setta, ha risposto: “Non so, sono dentro ad una situazione che non capisco. Mi hanno isolato dal mondo. Con la scusa che lui era gelosissimo mi hanno allontanata dalla mia famiglia, dai miei amici. Ho cambiato numero di telefono. Uscivo solo con Pamela e Eliana perché erano amiche di Mark e per il resto me ne stavo in casa. Mi controllavano anche il telefono. Come si fa a raggirare così una persona? I dubbi non ti vengono quando sei plagiata. Il fatto che i giornali dicessero che ero plagiata era la cosa che le irritava di più, tanto che Eliana mi ha chiesto di dire in un video che non lo ero. Una cosa bruttissima e mi vergogno di questa cosa”.

Su chi ci sia dietro i messaggi di Mark, Pamela ha spiegato: “Io credo che ci sia una cosa perversa. Nel mio caso penso ci siano Donna Pamela ed Eliana e che forse sono d’accordo anche in questa confessione di Eliana. È una mia supposizione, perché ho visto il bene che si vogliono”. E proprio sull’intervista rilasciata a “Live non è la D’Urso” da Eliana Michelazzo, Pamela ha ammesso: “Non le credo. Come mai se hai vissuto tu per prima per 10 anni la stessa cosa e sei una vittima, non mi metti in guardia? Non mi dici di svegliarmi?”. La Michelazzo e la Perricciolo “mi dicevano di andare avanti perché il mio amore era più forte di tutto e io credevo loro. La voce che ha chiamato Barbara D’Urso però non so di chi sia, considerato che la voce di Mark io non l’ho mai sentita.”

La cosa più umiliante sopportata in questi mesi? “Aver dovuto mentire alla mia famiglia e la paura di essere derisa”. E sul bambino, Sebastian, Pamela ha dichiarato: “L’ho conosciuto in un bar. Lo aveva portato Donna Pamela, dicendo che era il figlio che avrei preso in affido. La bambina invece non l’ho mai vista”. E proprio su Donna Pamela, la Prati ha raccontato: “L’ho sentita quattro giorni fa e mi ha detto che mi vuole bene. Sul suo malore (appreso durante l’intervista dal sito Dagospia ndr) penso che sia terribile. Umanamente mi spiace se una persona sta male, ma non so se andrò all’ospedale”.

Pamela ha poi ribadito di non avere problemi economici, di aver organizzato a tutti gli effetti il matrimonio, di non giocare d’azzardo, di non avere quindi debiti di gioco e della veridicità dell’attacco con l’acido: “Stavo dormendo, ho sentito dei rumori e ho aperto la porta. Fuori c’era una bottiglia con un biglietto pieno di minacce. Ho subito chiamato la polizia”. Alla fine del suo sentito racconto Pamela Prati chiede, con l’aria sofferta, a Silvia Toffanin se ora le creda e la conduttrice di Verissimo le ha risposto: “Pamela tu devi riprendere in mano la tua vita. Ti vorrei credere con tutto il cuore, ma mi hai raccontato così tante bugie, che ora devi lasciarmi il beneficio del dubbio”.

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Politica
Europee, Meloni: “Dopo il voto FdI e Lega possono governare Paese. Io vorrei Ministero Sviluppo economico”
Data articolo:Fri, 24 May 2019 11:44:53 +0000

“Da queste elezioni europee emergerà un dato e un fatto: Lega e Fratelli d’Italia avranno già da sole una maggioranza alternativa per governare. Lo dico perché l’ho visto accadere alle elezioni regionali degli ultimi mesi, quindi non c’è neanche bisogno di citare i sondaggi. Auspico che questo avvenga“. Sono le parole pronunciate ai microfoni di “24 Mattino” (Radio24) dalla presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che ribadisce le sue dichiarazioni odierne al Corriere della Sera (“Dopo il 26 maggio la Lega dovrà far cadere il governo col M5s”).

Meloni ritiene che dopo il voto europeo il governo non potrà stare più in piedi: “Dopo il voto europeo tra M5s e Lega i nodi arriveranno al pettine da soli, perché Salvini ha un enorme problema: la Lega probabilmente sarà il primo partito italiano. E quindi gli italiani si aspetteranno dalla Lega le risposte che non ha saputo dare finora a causa dell’alleanza col M5s, ma a livello parlamentare i 5 Stelle continueranno ad avere la maggioranza. Pertanto, ci si troverà in una situazione per la quale, indipendentemente dalle volontà, alla fine la Lega dovrà fare altre scelte, e cioè – prosegue – dovranno essere i cittadini con queste elezioni a decidere che governo vogliono domani. Se voteranno i partiti di maggioranza, Lega e M5s, il governo uscirà rafforzato. Se invece riterranno che questo governo non sia in grado di dare le risposte richieste, io consiglio ai cittadini di votare chi può costruire con la Lega un’altra maggioranza. Cioè, Fratelli d’Italia”.

La parlamentare smentisce rumors circa sue ambizioni alla carica di sindaca di Roma e ripete: “Credo che Lega e FdI avranno già da sole i numeri per un governo alternativo a quello odierno col M5s. Attualmente sono impegnata nell’idea di dare all’Italia un altro governo. Quale sarà il mio ruolo nell’eventuale esecutivo? E’ secondario, anche se l’incarico di ministro dell’Interno mi appassionerebbe. Ma negli ultimi mesi mi sono molto dedicata alle materie economiche, quindi mi piacerebbe cimentarmi nel Ministero dello Sviluppo economico“.

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Politica
Cronista ferito durante scontri a Genova, Di Maio: “Basta rievocare ultradestra”. Salvini: “Con centri sociali sempre casino”
Data articolo:Fri, 24 May 2019 11:41:53 +0000

I due vicepremier non litigano, non si citano mai, ma si dividono anche su quanto accaduto durante gli scontri di Genova, dove un giornalista di Repubblica è stato preso a manganellate – riportando fratture e un trauma cranico – durante una carica della polizia contro i manifestanti che protestavano per il presidio di Casapound. Luigi Di Maio sottolinea la necessità di “abbassare un po’ la tensione” e aggiunge: “A me non piace mai quando si cerca di rievocare o di soffiare sul fuoco di ultradestra contro centri sociali“. Opposto il paradigma utilizzato da Matteo Salvini nel commentare la vicenda: “Vicinanza al collega giornalista, ma ogni volta che ci sono i centri sociali in piazza c’è casino”, ha detto a Rtl. “C’è gente che va in piazza col casco e il bastone e ci sono poliziotti che eroicamente sono lì a prendersi sputi, insulti, monetine. Ringrazio questi eroi in divisa“, ha aggiunto. Liberi e Uguali annuncia che chiederà al ministro dell’Interno di venire a riferire in Parlamento, mentre il Partito democratico lo accusa di aver “responsabilità” e si chiede come mai sia stato autorizzato il presidio di Casapound “nonostante i rischi per l’ordine pubblico”.

“Quello che è successo ieri in piazza a Genova ci deve ricordare che non è il caso di far salire la tensione soprattutto polarizzando estrema destra ed estrema sinistra, perché poi di mezzo ci vanno i nostri uomini delle forze dell’ordine, il giornalista, ma ci possono andare di mezzo, ingiustamente purtroppo anche cittadini che magari passano di lì”, ha detto Di Maio ad Agorà su Rai 3. “Veniamo da quattro mesi in cui una volta si litiga con l’Onu, una volta si fischia il Papa in piazza, e poi gli attacchi ai pm denunciandoli”, aggiunge il capo politico del M5s, riferendosi, seppur senza citarlo, proprio a Salvini.

“Qualcuno, non noi, non il capo della Polizia o il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, disse una volta dal palco di Pontida, in campagna elettorale, che i poliziotti, con la Lega al governo, avrebbero avuto ‘mani libere‘”, ricorda il parlamentare Pd Emanuele Fiano. “Salvini non faccia il Ponzio Pilato e non si lavi le mani con l’accusa di violenza ai centri sociali – continua – perché ieri è successo qualcosa d’altro. È successo che a Genova, la città del G8, si è voluta autorizzare una manifestazione dei fascisti di Casapound, pur conoscendo i rischi di Ordine Pubblico e autorizzando poi cariche evidentemente anche contro chi nulla ha a che vedere con la violenza“, aggiunge Fiano. Una domanda che si pone anche Roberta Pinotti, ex ministra della Difesa sotto il governo Renzi: “È evidente che da parte dell’amministrazione comunale c’è stata quanto meno una sottovalutazione della situazione”, dice la senatrice del Pd.

Alle accuse risponde direttamente il sindaco di Genova, Marco Bucci, che si schiera dalla parte degli agenti: “I cittadini non devono attaccare la polizia, altrimenti si crea un sistema che non funziona”, spiega. “E in situazioni del genere si possono verificare cose che non devono succedere – prosegue – possono essere coinvolte persone che non c’entrano. Come nel caso del giornalista ferito”. Bucci calca la mano sulla presenza di manifestanti con spranghe e bastoni. “Il problema grosso è che non si fanno manifestazioni andando ad attaccare la polizia, questa non è civiltà. Noi come città non accettiamo questo tipo di comportamenti e lo dico con forza. Non possiamo accettare manifestazioni dove la gente arriva con bastoni, spranghe, caschi”.

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Musica
Takagi & Ketra, come nascono i loro imbattibili tormentoni? “Siamo da sempre vicini alla gente”. E Giusy Ferreri: “Hanno intuito e sensibilità”
Data articolo:Fri, 24 May 2019 11:36:03 +0000

Chi si nasconde dietro i grandi successi dell’estate come, ad esempio, “Roma-Bangkok”, “Vorrei ma non posto”, “L’esercito del selfie” e “Amore e Capoeira”? Due tra i produttori più prolifici d’Italia: Takagi & Ketra. Naturalmente quest’anno non si accontentano di portare avanti il loro nuovo brano “Jambo” con la musa Giusy Ferreri e Omi, ma hanno messo lo zampino su altri tre canzoni candidate a diventare tormentoni estivi: “Ostia Lido” di J-Ax, “Tequila e San Miguel” di Loredana Bertè e “Camera con vista” di Federica Abbate e Lorenzo Fragola.

“Se vi chiedete cosa voglia dire “Jambo” non è altro che “un saluto, vuol dire ciao ed è quello che ti senti ripetere cento volte al giorno, quando vai a fare una vacanza in Africa. Il popolo africano saluta tutti, indipendentemente se si conosce una persona, e lo fanno con un sorriso disarmante. Questa è una cosa che ci ha colpito molto. Quando abbiamo ascoltato diverse canzoni africane alla ricerca del nostro sound, ci è venuto naturale inserire questa parola che raccolga il senso dell’Africa”.

Ma come si costruisce un tormentone estivo? Istinto, studio o c’è dell’altro? Interrogati direttamente sulla questione viene subito fuori il parallelismo con la palestra: “Stiamo tutti i giorni in studio. Diventa poi come un esercizio, come quando vai in palestra e ci andiamo tutti i giorni, anche di domenica. – dicono Takagi & Ketra – Per noi la musica è come una medicina: quando hai tanti problemi, perché diciamocelo la vita non è tutta rose e fiori, la musica è un modo per uscire dai problemi che hai in testa, le paranoie… Abbiamo avuto tutti dei momenti difficili anche noi e le note ci hanno aiutato. Quindi il segreto è andare tutti i giorni in studio, fare tante canzoni perché come diceva la Sandrelli bisogna: ‘provare, provare, provare’ e alla fine arriva il risultato!”.

Quindi le canzoni sono come balsamo per le difficoltà della vita. “La musica dovrebbe essere quel momento della giornata in cui ti liberi dalle oppressioni della vita, in quei tre minuti cerchiamo di strappare i pensieri dalla testa. – spiegano i due produttori – Non è una missione, ci viene facile perché siamo così, essendo noi da sempre vicini alla gente. Non facciamo qualcosa di diverso da quello che siamo, abbiamo questo tipo di formazione, non abbiamo studiato nelle accademie, ma abbiamo l’orecchio legato ‘alla strada’, alle cose fresche e nuove”.

Il tormentone ha, dunque, anche una funzione sociale, specialmente in questo momento storico particolare. “Non siamo messi bene, siamo un po’ al capolinea – dichiarano – e ce ne stiamo accorgendo. Questo è importante ed è una novità per gli italiani. Abbiamo sempre avuto la testa tra le nuvole, badiamo tanto alle stupidaggini e andiamo poco al sodo. Però in in questo momento ci pare ci sia una prima forma di ‘awakening’, come dicono gli americani, ossia di risveglio generale. Ci si sta accorgendo di tante cose, ogni giorno sembra quasi una barzelletta, molte volte la realtà supera la fantasia e questo è realmente preoccupante”.

Poi ecco che arriva la musa di Takagi & Ketra, Giusy Ferreri, con lei infatti hanno lavorato ben quattro volte. “Sono felicissima e orgogliosa di cantare Jambo e non smetterò mai di ringraziarli. Sono tanto grata per tutte le cose belle che abbiamo fatto in passato, indipendentemente dal successo. Mi piace davvero stare con loro e quello che fanno mi piace tanto. Ritengo che creino un sound coinvolgente, moderno, figo e stiamo bene insieme come fratelli”.

Sul segreto della loro capacità di trasformare un brano estivo in tormentone, Giusy ha pochi dubbi: “Fanno i modesti ma il loro punto di forza sono l’intuito e la grande sensibilità. Il loro sound include tante caratteristiche, non solo legate alle sonorità del nostro Paese, ma anche al versante internazionale. Diciamo che è un qualcosa che non si è mai sentito da noi. Inoltre c’è sempre un occhio attento alle culture diverse dalle nostre, basti pensare ad ‘Amore e Capoeira’, ‘Roma Bangkok’ fino all’Africa con ‘Jambo’. Sono tutti racconti di una umanità diversa, quella vera, semplice, non contaminata dalla superficialità e dal caos occidentale”.

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Curiosità
Quando pensi di essere al bar ma sei seduto su un aereo in volo: si accende una sigaretta e per lui finisce male
Data articolo:Fri, 24 May 2019 11:32:09 +0000

Un uomo, su un volo diretto a Minneapolis, a circa 40 minuti dall’atterraggio, si è acceso una sigaretta in cabina e ha iniziato a fumare come se niente fosse. Una signora, seduta vicino a lui, ha ripreso la scena. Dopo qualche secondo un uomo ha attirato l’attenzione del personale di bordo. “Non può fumare a bordo, è contro la legge. Non lo sa?” gli ha chiesto lo stuart, pretendendo di verificare il documento di volo. Una volta atterrati, la polizia è salita sull’aereo e ha prelevato l’uomo, arrestandolo.

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Diritti
Diversity Awards, Ilfattoquotidiano.it tra i finalisti con un articolo su università e servizi (carenti) per studenti disabili
Data articolo:Fri, 24 May 2019 11:29:00 +0000

Ilfattoquotidiano.it è tra i finalisti dei Diversity Media Awards (DMA) 2019 con l’articolo “Università impreparate alla disabilità, la denuncia degli studenti: “Per il bagno devo avvisare una settimana prima”. “Io torno a casa”” firmato da Renato La Cara.

I DMA saranno consegnati la sera del 28 maggio (a partire dalle ore 19:00) all’Alcatraz di Milano nel corso di una serata di gala con show e charity dinner alla presenza di personalità delle istituzioni, della cultura, dello spettacolo e della società civile. La serata sarà condotta dal direttore artistico Fabio Canino e da Melissa Greta Marchetto, e l’inviata speciale sarà Federica Cacciola, in arte Martina Dell’Ombra. 

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Curiosità
Giro d’Italia, il tifoso (maleducato) cerca di strappare la borraccia al corridore: il ciclista si infuria e reagisce così
Data articolo:Fri, 24 May 2019 11:11:11 +0000

A fronte dei migliaia di appassionati, rispettosi, che si riversano ogni anno sulle strade del Giro d’Italia, c’è sempre qualche “tifoso” maleducato che riesce a distinguersi per stupidità. È il caso, questa volta, di un uomo che alla fine della tappa con arrivo a Pinerolo, ha provato a strappare la borraccia dalla bocca del velocista autriaco Marco Haller (peraltro, in movimento). Che, giustamente, non l’ha presa benissimo: ”

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Attualità
George Clooney rivela: “Ho pensato di morire”
Data articolo:Fri, 24 May 2019 11:07:02 +0000

“Sono andato a sbattere con la moto. Il casco si è spaccato a metà, le scarpe mi sono volate via. Ho fatto proprio un bel botto. Ho distrutto il parabrezza con la testa, e poi ho pensato: ‘Ok, bene, il mio collo funziona ancora’. Se avessi avuto nove vite, me le sarei giocate tutte insieme. Lascerò perdere le moto per un po’. Pensavo di morire”. A rivelarlo in un’intervista a The Hollywood Reporter è George Clooney che ha ripercorso quei terribili momenti dell’incidente in moto avuto l’estate scorsa in Sardegna durante le riprese di Catch 22, la serie tv che lo vede protagonista.

“È stato un momento molto divertente. Ho imparato che, purtroppo, non posso volare. È una lezione che ho imparato molto bene”, ha aggiunto l’attore che ha spiegato poi che quando gli proposero il progetto non fu subito convinto: “Alla prima telefonata abbiamo detto di no. Ma dopo aver letto la sceneggiatura, ci siamo resi conto che era assolutamente fantastica. Non si poteva rinunciare”. La miniserie in sei puntate è infatti l’ennesimo riadattamento di Comma 22, il celebre libro di Joseph Heller: “La sua chiave è l’assurdo. Non è normale che ci sia un vecchio che prende decisioni e un giovane che muore. Anzi, è un problema e noi dobbiamo ricordarlo”, ha concluso l’attore.

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Tecnologia
HyQReal è il robot quadrupede italiano capace di trainare un aereo
Data articolo:Fri, 24 May 2019 11:02:17 +0000

Si parla spesso di robot per i lavori pesanti, era difficile immaginare che un giorno un robot potesse addirittura trainare un aereo. Invece un video mostrato alla Conferenza Internazionale sulla Robotica e l’Automazione che si chiude oggi a Montreal (Canada), i ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) dimostrano che sì, si può fare.

Il super robot si chiama HyQReal ed è stato sviluppato per supportare gli esseri umani negli scenari di emergenza. È un quadrupede lungo 1,33 metri, alto 90 centimetri e con un peso di 130 chilogrammi. È protetto da una gabbia in alluminio e da un rivestimento in Kevlar, fibra di vetro e plastica. I “piedi” sono fatti di una gomma speciale che assicura un’elevata trazione a terra, mentre ad alimentarlo ci sono batterie da 48 Volt che alimentano quattro motori elettrici collegati ad altrettante pompe idrauliche.

A bordo ci sono due computer: uno dedicato alla visione e uno al controllo. Nel video di questa pagina si vede HyQReal che traina un aereo passeggeri “Piaggio P180 Avanti” da 3 tonnellate per oltre 10 metri presso l’aeroporto di Genova.

 

I robot quadrupedi non sono una novità: il Massachusetts Institute of Technology ne ha create diverse versioni nel corso degli anni, e anche l’Istituto Italiano di Tecnologia non è alla prima esperienza. Il predecessore di HyQReal risale al 2007 e si chiamava HyQ. Il nuovo arrivato ha compiuto giganteschi passi avanti, ma la ricerca non è finita: l’obiettivo a lungo termine del progetto è creare hardware, software e algoritmi per veicoli quadrupedi robusti, da impiegare su terreni accidentati. Invece di trainare aerei sarebbero destinati ad affiancare i soccorsi nelle catastrofi, a supporto dell’agricoltura, a ispezionare aree a rischio e altro.

Forza e robustezza a parte, il principale vantaggio di HyQReal rispetto alle versioni precedenti è che è completamente autonomo, grazie non solo alle batterie, ma anche alla comunicazione wireless. Alla sua realizzazione ha collaborato anche Moog, a cui va riconosciuto lo sviluppo della parte di attuazione idraulica, che include le unità di pompa idraulica, collettori intelligenti, giunti rotanti a fluido e servo-azionamenti integrati.

IIT invece si è concentrata sullo sviluppo complessivo dell’hardware e del software, il rivestimento l’elettronica, le connessioni idrauliche, le protezioni anticaduta e il sistema di rilevamento. Inoltre, ha coordinato l’integrazione dei sottosistemi di attuazione sviluppati da Moog.

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Blog
Firenze, la campagna elettorale si chiude con il blocco ai cantieri nel centro storico
Data articolo:Fri, 24 May 2019 11:01:57 +0000

di Ilaria Agostini

Si chiude male l’agguerrita campagna elettorale dell’uscente sindaco Dario Nardella. Il Consiglio di Stato ha infatti bocciato la Variante al Regolamento Urbanistico (RU), fiore all’occhiello dell’operato della Giunta. Tradotto: l’ordinanza cautelare n. 2590, IV sezione blocca i cantieri sugli edifici storici fiorentini fino alla sentenza nel merito.

La norma introdotta nel RU con l’approvazione della Variante all’art. 13, si impernia su una malintesa idea di “rigenerazione urbana” fondata sulle capacità di attrazione in città di capitali, anche esteri, che agiscono nell’interesse d’impresa appropriandosi della rendita immobiliare. Crediamo invece che la “rigenerazione” debba operare per il soddisfacimento del bisogno di aggregazione e socialità degli abitanti, e per l’innalzamento della qualità degli ambienti di vita urbana.

Nel merito, il variato art. 13 elimina l’obbligatorietà del restauro avviando a “ristrutturazione edilizia” le architetture monumentali notificate ai sensi del Codice dei Beni Culturali (senza neanche le blande “limitazioni” previste per l’architettura storica non notificata). Per i Beni notificati – che vanno dagli Uffizi al Duomo, dal Forte di Belvedere alla villa di Rusciano – la disciplina urbanistica consente dunque trasformazioni molto pesanti: stando infatti alla lettera del Testo Unico dell’Edilizia, art. 3, si tratta di trasformazioni edilizie fino alla demolizione dell’immobile e sua ricostruzione in forme diverse da quelle originali. L’amministrazione rimette alla libera discrezionalità del Soprintendente il destino degli edifici monumentali, recedendo così da un suo compito costituzionale, ossia l’obbligo di dettare – nell’interesse generale – l’efficace disciplina dei mutamenti edilizi e dell’uso di ciascun immobile ricadente nel territorio comunale.

In coerenza con le politiche della Giunta uscente, la variante urbanistica, oggi bloccata, asseconda l’espansione della monocoltura del turismo globale nel centro storico di Firenze. Misure normative di questa natura facilitano infatti l’avvio di nuove intraprese speculative sugli edifici monumentali del centro città e delle colline, nel segno della turistizzazione; e agevolano la vendita di immobili storici di proprietà pubblica, votati a mutarsi in hotel di lusso.

Nella lotta contro la Variante si sono coalizzati tecnici, professori, l’opposizione in Consiglio, movimenti e associazioni. Tra di esse, ItaliaNostra, che ha elaborato il ricorso ora in attesa del giudizio del Tar.

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Attualità
Assassinio all’ospizio: donna di 102 anni ammazza la compagna di stanza di 92
Data articolo:Fri, 24 May 2019 11:00:23 +0000

L’avrebbe ammazzata asfissiandola e colpendola ripetutamente alla testa. Una donna di 102 anni è stata posta in cura psichiatrica nel nord-est della Francia: è accusata di aver ucciso la sua vicina di camera, di 92 anni, in una casa di cura. La vittima è stata ritrovata sabato sera, senza vita, con la faccia gonfia, nella sua stanza in un ospizio nella città di Chezy-sur-Marne. L’autopsia ha dimostrato che la 92enne è morta “a causa di asfissia da strangolamento e colpi alla testa”, ha detto il procuratore Frederic Trinh in una dichiarazione. “La donna della stanza vicina, di 102 anni, è apparsa molto agitata e ha detto a uno dei membri del personale medico che aveva “ucciso qualcuno”, ha aggiunto il procuratore.

 

 

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Attualità
Sonia Bruganelli, la moglie di Paolo Bonolis contro “Ciao Darwin”: “È un programma maschilista ma se metto troppi uomini lui se ne va”
Data articolo:Fri, 24 May 2019 10:49:32 +0000

Ciao Darwin è un programma maschilista: vorrei che nel programma fosse dato lo stesso spazio degli uomini alle donne. Ma se metto troppi uomini, poi non lo conduce lui… (Paolo Bonolis, ndr)”. A dirlo in un’intervista a Tpi è Sonia Bruganelli, la moglie di Paolo Bonolis che con la sua azienda Sdl Tv produce proprio lo show di Canale 5 che in questa edizione ha fatto tanto discutere a causa degli infortuni capitati ad alcuni concorrenti durante la prova del Genodrome. L’ultima puntata di Ciao Darwin ha fatto registrare un record di ascolti con il 24% di share ma già la Bruganelli pensa alla prossima edizione dove vorrebbe portare una grossa novità. 

“Stiamo pensando di inserire più uomini. Mica devono esserci solo belle donne – ha detto la moglie di Bonolis -. Lì dentro sono tutti maschi, io sono una delle poche donne e combatto per mettere gli uomini. Ora ogni 7 madri natura c’è un padre natura”. Il riferimento è infatti all’esordio della figura di “padre natura” settimana scorsa: una novità che sembra esser piaciuta tutto sommato al pubblico.

Ma Ciao Darwin quanto impegna Bonolis?, le chiedono: “Paolo lavora meno di me, perché io organizzo tutte le sue trasmissioni. In pratica, lui arriva quando ci sono le prove e poi in occasione della puntata. Non c’è un segreto per raccontare il successo di questa trasmissione. Fa divertire e alla gente piace, perché qui è tutto reale senza finti sentimenti. L’ultima puntata ha fatto il botto con il risultato più alto della programmazione”.

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Ambiente & Veleni
Milano, migliaia di giovani in corteo contro i cambiamenti climatici: “Delusi dai partiti, non hanno fatto nulla”
Data articolo:Fri, 24 May 2019 10:49:30 +0000

“Non ci bastano le parole dei politici in campagna elettorale, vogliamo vedere i fatti”. È questo l’appello che è stato lanciato oggi dalle migliaia di giovani che hanno partecipato al secondo sciopero globale per il clima a Milano. “Il nostro movimento non si sente rappresentato da nessun partito, perché negli scorsi anni nessun partito ha fatto quello che andava fatto per affrontare la crisi climatica. Ma vedremo se dopo le elezioni verrà fatto qualcosa, noi intanto non ci fermiamo e continuiamo la mobilitazione”.

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Attualità
OnDance, Roberto Bolle e il suo festival a Milano: dal 26 maggio al 2 giugno “un’onda festosa che invade la città”
Data articolo:Fri, 24 May 2019 10:40:35 +0000

Lo abbiamo visto in tv passare dal pas de deux al tango, dall’assolo contemporaneo al duetto comico. Ma Roberto Bolle, il principe della danza internazionale, è anche appassionato di ballo liscio. “Sogno di vedere giovani e adulti ballare insieme in un’atmosfera di nostalgica allegria”, spiega. Perché tra le novità di OnDance, il festival che invade Milano dal 26 maggio al 2 giugno, ci sarà anche una balera in piazza sulle note dell’Orchestra Casadei. La seconda stagione della sua festa della danza, che quest’anno ha toccato anche Napoli, si apre per la prima volta al liscio ma anche ai balli swing, con un salotto anni ’30 sotto le stelle in uno dei luoghi storici della movida.

“Lo swing colorerà le Colonne di San Lorenzo con la sua scintillante eleganza e brio”. E aggiunge: “Mi piace pensare a OnDance come a un’onda festosa che invade la città in tutti i suoi angoli”. Generi diversi per luoghi diversi: danze storiche, mazurche e valzer, milonga e street dance, classico e contemporaneo ridisegnano la città in una mappatura che dal centro si dipana fino alla periferia. La formula è lo spettacolo di tutte le danze, con open class e workshop gratuiti, flashmob, battle di street dance, gala in teatro e serate di ballo.

Persino il cinema. Con l’anteprima italiana, il 26 maggio, del film ispirato alla vita di Rudolph Nureyev “The White Crow” di Ralph Fiennes. La vera novità, contro ogni snobismo, è la serata di liscio, il 28 maggio, in Piazzale Donne Partigiane, nel quartiere Barona, trasformato in balera. A ritmo dei brani dell’orchestra di Mirko Casadei si esibiranno campioni di valzer, boogie woogie, latino americano e foxtrot.

Il tango è invece in scena il 30 maggio all’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II, mentre lo swing, con i suoi balli anni ’30 tipo il lindy hop è il 31 maggio in uno dei luoghi chiave della vita milanese, le Colonne di San Lorenzo. E il classico? Al teatro degli Arcimboldi, dal 29 maggio al 1 giugno, con il gala “Roberto Bolle and Friends”, ma anche con  workshop gratuiti e open class al teatro Burri del Parco Sempione. Lezioni en plein air con le scarpette da ballo ma anche prove di yoga, hip hop, break dance, danza del ventre, flamenco e cha cha cha. La chiusura del festival, il 2 giugno è con lo show di Roberto Bolle in piazza Duomo. “La danza, attraverso il gesto e attraverso l’emozione, dimostra di saper parlare a chiunque – conclude Bolle – lo studio della storia della danza accanto alla storia della musica e dell’arte, in tutti i cicli scolastici, potrebbe essere un arricchimento culturale”. Si parlerà anche di questo il 30 maggio agli Arcimboldi in una mezza giornata di incontri con docenti ed esperti.

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Sport & miliardi
Basket, sindaco di Trieste fa il dito medio al giocatore sudanese di Cremona. Il club si scusa: “Messaggio sbagliato”
Data articolo:Fri, 24 May 2019 10:40:18 +0000

Fine secondo quarto di gara-3 dei quarti di finale dei playoff di Serie A tra Alma Trieste e Vanoli Cremona, i giocatori stanno rientrando negli spogliatoi quando uno spettatore si alza dal suo sediolino e rivolge il dito medio a un cestista avversario. Scene già viste, sui campi di ogni sport. Se non fosse che l’autore del gestaccio è il sindaco della città giuliana, Roberto Dipiazza, che guida l’amministrazione a capo di una giunta di centrodestra. La “vittima”, invece, è il pivot della squadra lombarda, Mangok Mathiang. 

La vicenda è stata raccontata dai due quotidiani locali, La Provincia e Il Piccolo. Anche perché da parte della Vanoli sono arrivate vibranti proteste. “Il pubblico di Trieste si è sempre dimostrato molto sportivo, ma nel primo tempo ho visto un gesto che proprio non è mi è piaciuto – ha raccontato il vicepresidente cremonese, Davide Borsatti – Parlo del sindaco Roberto Dipiazza che si è alzato dalla prima fila andando fino a bordo campo per mostrare il dito medio al nostro Mathiang. Un gesto brutto, che proprio non ci si deve aspettare da un primo cittadino”.

Mentre il primo cittadino di Trieste tace dopo il dito medio rivolto al giocatore, fuggito dal Sud Sudan a 5 anni con la madre e i fratelli e accolto prima in Egitto e poi in Australia, è la Pallacanestro Trieste a scusarsi con il cestista e il club: “Le ho già fatte al giocatore e alla società – ha detto il presidente Gianluca Mauro a Il Piccolo – ma ci tengo a farle anche pubblicamente perché non vogliamo che da questa città parta un messaggio sbagliato. È stato un gesto impulsivo, sicuramente sbagliato, detto questo la chiudiamo qua”.

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Tecnologia
La biometria comportamentale per la sicurezza sugli smartphone attira e inquieta
Data articolo:Fri, 24 May 2019 10:33:04 +0000

La sicurezza degli smartphone sta diventando sempre più sofisticata di giorno in giorno. La scansione delle impronte digitali e il riconoscimento facciale ormai stanno rimpiazzando i vecchi codici PIN e password. Secondo uno studio, la prossima frontiera potrebbe essere la biometria comportamentale. La sta studiando UnifyID, azienda specializzata in soluzioni per l’autenticazione.

Che cosa s’intende per biometria comportamentale? È un profilo dell’identità di una persona basato sulle sue abitudini d’uso dello smartphone. Si evince dai dati registrati dagli accelerometri, dai sensori a scansione e da altri strumenti già presenti negli smartphone. Sono dati importanti, perché possono rivelare se in un dato momento l’utente cammina in maniera inusuale o digita sulla tastiera virtuale in modo diverso dal solito. Questo potrebbe indicare che a usare il telefono non è il legittimo proprietario. Riguardo all’andatura, ad esempio, ci sono peculiarità indicative come, ad esempio, quanti passi compie mediamente una persona in un minuto e quale piede appoggia abitualmente per primo.

Doversi modi di tenere in mano lo smartphone – Foto: Depositphotos

 

In un’intervista con l’Economist, il numero uno di UnifyID, John Whaley, ha spiegato che questo tipo di sicurezza biometrica può essere sfruttato per identificare “un’impronta digitale univoca” di qualcuno. Non nel senso letterale del termine, ma ricavando l’identità dai dati collezionati con i sensori di cui gli smartphone sono dotati. UnifyID ha analizzato l’andatura di circa 50.000 tipi diversi di dispositivi per mettere a punto la sua tecnologia. Ha incrociato quelli relativi alla pressione delle dita che una persona applica abitualmente quando tocca lo schermo, al modo in cui impugna tipicamente lo smartphone e altri dettagli.

La buona notizia è che il risultato è una profilazione utente piuttosto precisa. L’aspetto inquietante è apprendere quante informazioni possano rilevare gli smartphone su chi li usa, già con l’equipaggiamento odierno. Inevitabile a questo punto chiedersi se raccogliere tutti i dati e usarli per la profilazione sia la soluzione migliore per tenere più al sicuro gli utenti. O se, al contrario, li esponga a un rischio maggiore di violazione della privacy, in caso finissero nelle mani sbagliate. Lo scandalo di Cambridge Analytica ha ampiamente dimostrato come la tecnologia e la privacy possano essere in contrasto.

Come camminate? – Foto: Depositphotos

 

Comunque la pensiate, sappiate che UnifyID offre già sistemi di biometria comportamentale a banche o rivenditori online che utilizzano un software in grado di identificare il modello di dispositivo utilizzato dall’utente, il suo sistema operativo, le applicazioni scaricate o le reti Wi-Fi alle quali si collega.

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Mondo
Brexit, Theresa May in lacrime annuncia le dimissioni: “Ho avuto opportunità di servire il Paese che amo”
Data articolo:Fri, 24 May 2019 10:26:12 +0000

“Mi dimetterò come leader del Partito conservatore il 7 giugno“. Lo ha annunciato in una dichiarazione da Downing street la premier Theresa May, anticipando che il processo per la scelta del suo successore inizierà la settimana successiva. “A breve lascerò il lavoro che è stato l’onore della mia vita. La seconda primo ministro donna ma sicuramente non l’ultima. Non lo faccio con alcuna cattiva volontà ma anzi con enorme gratitudine di aver avuto l’opportunità di servire il Paese che amo”

 

 

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Attualità
Ronn Moss e il suo tour come cantante nei centri commerciali: ecco la nuova vita del Ridge di Beautiful
Data articolo:Fri, 24 May 2019 10:25:36 +0000

Metti un giorno al centro commerciale, trovarsi di fronte Ronn Moss, il Ridge di Beautiful, che canta. Un potrebbe pensare di avere una forma di allucinazione temporanea ma niente paura: Ronn è in tour in Italia con la sua band e gira per centri commerciali, appunto. La prossima tappa sarà venerdì 24 maggio, dalle ore 18:00, al centro commerciale ELNÒS Shopping (presso l’area Sportland/Kikko Kaiten Sushi) in provincia di Brescia. Come riporta QuiBrescia.it l’accesso al palco, dove si potrà incontra l’artista, sarà consentito previo ritiro, presso l’Infopoint, del necessario pass numerato. L’attore, alla fine degli anni ’70, aveva inciso un brano “Baby Come back” che è rimasto in vetta alle classifiche statunitensi per molte settimane. Ora, oltre al tour nei centri commerciali, sta per pubblicare un EP di cover. Beautiful? Insomma.

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