NEWS - prima pagina - NEWS - politica - NEWS meteo

figure
action figure
statue
resolution shop.it tante
offerte
Statuine
collezione
Bandai
Banpresto
Good Smile
Diamond S.
Hot Toys
Squarenix
pronta consegna in pre-order
Furyu
DC Comics
Ubisoft
Kotobukiya
Funko
Mezco,Neca
Game of Thrones
McFarlane resolution

News da ilfattoquotidiano.it

#ilfatto #ilfattoquotidiano

Cronaca Nera
Potenza, accoltella la moglie e tenta il suicidio. Arrestato 69enne
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 14:53:45 +0000

Un 69enne ha accoltellato la moglie di origine nigeriana, 53 anni, con un grosso coltello da cucina, provocandole una profonda ferita al collo. È successo a Barile, piccola frazione in provincia di Potenza. La donna, sorpresa nel sonno dal marito, è riuscita ad attirare l’attenzione del figlio che è intervenuto allontanando il padre e poi ha chiamato il 118.

L’uomo, rinchiuso in una stanza, ha poi tentato il suicidio soffocandosi con un sacchetto di plastica: è stato rianimato dai soccorritori e trasportato, insieme alla moglie, all’ospedale San Carlo di Potenza. La 53enne ha una prognosi di quindici giorni mentre il marito, dimesso, è stato arrestato dai carabinieri per tentato omicidio.

L'articolo Potenza, accoltella la moglie e tenta il suicidio. Arrestato 69enne proviene da Il Fatto Quotidiano.

Curiosità
Vincenzo Nibali vola sullo sterrato: l’allenamento del campione messinese per battere gli avversari in discesa
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 14:43:16 +0000

Vincenzo Nibali, lungo le stradine sterrate della campagna pistoiese, che sfreccia a più di 30 km/h. È l’allenamento del campione messinese, vincitore di due Giri d’Italia, una Vuelta e un Tour de France. Nibali, oltre a essere un ottimo scalatore, è sempre stato un formidabile discesista grazie alle sue abilità nel “guidare” la bicicletta.

Video Instagram/Vincenzo Nibali

L'articolo Vincenzo Nibali vola sullo sterrato: l’allenamento del campione messinese per battere gli avversari in discesa proviene da Il Fatto Quotidiano.

Cronaca
Riace, reportage dal paese senza più migranti: “Rischio che torni borgo fantasma. Abbiamo già chiuso scuole e negozi”
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 14:13:45 +0000

Dopo lo smantellamento del modello Riace con l’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il sindaco Mimmo Lucano e la revoca dello Sprar da parte del ministero dell’Interno, il paesino della Locride vive un momento di difficoltà per i trasferimenti dei migranti ma non abbandona la speranza per il futuro.
In queste ore molti migranti stanno lasciando Riace. Alcuni, però, dopo essere partiti e dopo aver visto gli Sprar che li dovranno ospitare, sono ritornati in Calabria.
Come Anna, una ragazza nigeriana con due figli: “Qui avevo una casa e un futuro”.
Mimmo Lucano e Recosol, la rete dei comuni solidali, stanno già pensando a nuovi progetti di accoglienza attraverso i corridoi umanitari.
“Riace non muore – dice il sindaco costretto ancora a vivere lontano dal suo paese per il divieto di dimora impostogli dal Tribunale del Riesame che nelle settimane scorse ha revocato gli arresti domiciliari – Non muore perché ha nel suo Dna la solidarietà e l’accoglienza”.

L'articolo Riace, reportage dal paese senza più migranti: “Rischio che torni borgo fantasma. Abbiamo già chiuso scuole e negozi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Blog
Non arrivate alla fine del mese? Non è vero, altrimenti dovrebbe esserci un’ecatombe
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 14:11:04 +0000

Basta la parola discount a mandarmi in depressione, detesto tutto ciò che è scontato nella vita come nei supermercati. Persone scontate che comprano prodotti scontati. Tristezza che si aggiunge a tristezza. Come può un essere umano comprare un succedaneo del caviale? Significa non avere più rispetto per se stessi. Ma non vi vergognate? Così facendo diventate succedanei di voi stessi, anzi: lo siete già diventati. Simulacri ambulanti, vi aggirate nei discount con le vostre anime scontate, con i vostri cervelli in svendita, non avete più amore per la verità, vi nutrite di succedanei di verità, morirete in comitiva, per risparmiare sull’ultimo respiro. Non è questione di povertà, non fatemi la retorica del “tengo famiglia” e delle pensioni da fame. Si tratta di dignità! Piuttosto pane e acqua, piuttosto la fame!

Il succedaneo di una donna è una bambola gonfiabile, avete una libido da bambola gonfiabile. Pervertiti del risparmio, del prendi tre e paghi due, maniaci della spesa depressa, non riuscite più a sognare lo champagne e il caviale Beluga! Sentite come suona bene la parola “storione”, ora pronunciate la parola “lompo”, vi butta giù l’umore, non c’è speranza nel lompo, non c’è felicità quando un uomo accetta questi biechi compromessi del gusto. La fine del mese? Non arrivate alla fine del mese? Non è vero, ogni fine del mese dovrebbe esserci un’ecatombe, invece vi vedo sempre vivi, chi più chi meno, sempre vivi ma sempre più tristi. Tristi e scontati, succedanei di esseri umani. Abituati alla menzogna. C’è più poesia in un barbone che rovista nei rifiuti, almeno quel barbone sogna il caviale, sogna di trovare un tesoro.

Perché fate figli? I figli vi divorano. Perché vi sposate? Tanto vi tradite sempre e vi venite a noia. Abbiate il coraggio di essere voi stessi, l’audacia di essere soli, unici e irripetibili. Quando uscite di casa mettetevi un abito da sera, anche se è mattina. Al vostro principale dite: tu non sei il mio principio. Io sono l’origine e il principio di me stesso. Io merito caviale e champagne, questo dovete ripetervi ogni volta che qualcuno vuole rifilarvi una vita scontata! Tutto di prima scelta, non fate scegliere la vostra vita agli altri. Non vi piace il caviale? Non amate lo champagne? Ma come vi siete ridotti? Mentite a voi stessi! I gusti sono gusti, sui gusti non si discute. Cazzate. Al limite siete voi che non piacete al caviale, e sapete perché? Perché siete scontati, perché lo avete tradito e umiliato con le uova di lompo! Vergogna, eterna vergogna!

Già vi vedo a comprare i vostri spumantini da dieci euro per il Capodanno, i più audaci magari prenderanno uno champagne scontato, e farete il botto di fine anno insieme a persone tristi e scontate come voi, un botto di depressione. Ribellatevi! Osate! Al limite rubate! C’è più amore per la vita in un ladro che ancora sogna “la bella vita”. Tanto siete già in un carcere, il carcere di una mediocrità senza fine. Per questo avete mandato al potere politici scontati che parlano in modo scontato e chi vi fanno pure l’elemosina! 80 euro? Reddito di cittadinanza? Per carità! Questo è il reddito della vostra sconfitta, non siete più cittadini ma succedanei di cittadini, e fanno bene a trattarvi così: cittadini-lompo, questo siete! E che sogni vi sono rimasti? Un gratta e vinci, mentre più grattate e più vi siete persi e umiliati, più grattate e più avete perso! Parole al vento, lo so. Non ho più speranze per voi. Ora andrò a comprare il mio caviale quotidiano, io non sono come voi, devo solo aspettare il bonifico di mamma. Cari saluti. Molto cari.

L'articolo Non arrivate alla fine del mese? Non è vero, altrimenti dovrebbe esserci un’ecatombe proviene da Il Fatto Quotidiano.

Attualità
Alessandro Cecchi Paone: “Mi sono innamorato del mio migliore amico”
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 13:58:07 +0000

Alessandro Cecchi Paone è appena uscito dalla casa del Grande Fratello Vip dove è stato protagonista di varie polemiche (spesso da lui innescate). Ospite di Verissimo, il conduttore ha raccontato a Silvia Toffanin l’esperienza nel reality e anche la scoperta della sua omosessualità: “Con la mia ex moglie Cristina siamo stati insieme dieci anni, prima convivenza e poi matrimonio. È la donna più importante della mia vita. Adesso ci vediamo con i nostri rispettivi partner. “Mi sono innamorato del mio migliore amico – ha detto ancora Cecchi Paone – ho capito che c’era una parte di me che voleva vivere. Quando ho capito che era una storia vera, l’ho detto a mia moglie. Dopo tre anni difficili, io e Cristina ci siamo ritrovati su altre basi. Lei è stata la migliore delle mogli e ora siamo amici”.

L'articolo Alessandro Cecchi Paone: “Mi sono innamorato del mio migliore amico” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Attualità
WhatsApp introduce gli stickers (come il concorrente Telegram): ecco come realizzare quelli personalizzati
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 13:44:54 +0000

Ventinove milioni di messaggi in sessanta secondi. Il potere di WhatsApp sta ancora negli ultimi numeri strepitosi, rivelati questa volta da un rapporto diffuso dal Centro Economia Digitale. Una supremazia che l’app ripaga con tool e feature in costante aggiornamento. Ultimi della serie gli stickers, la novità introdotta nelle scorse settimane e che equipara (finalmente) l’app di messaggistica già usta e famosa al mondo ai concorrenti, Telegram su tutti.

Di questi 29 milioni di messaggi inviati nell’arco di un singolo giro di orologio, una grande fetta è fatta proprio di conversazioni piene zeppe di adesivi colorati e simpatici. Ma Whatsapp è già pronta a rompere il record dei 60 secondi. Oggi gli stickers si possono addirittura creare partendo dalle proprie foto della gallery o dagli scatti istantanei e personalizzare ed è chiaro che i nuovi trucchetti avranno conseguenze positivissime sull’app aumentandone, ovviamente, la popolarità e incentivando quindi l’invio di messaggi per gioco o divertimento.

Il giochetto per il momento funziona solo con i dispositivi Android e Google Play poiché iOS e Apple ci stanno ancora lavorando. Le app di terze parti presenti sullo store Google permettono dunque di annullare il limite dei 12 adesivi disponibili nei pacchetti base forniti da WhatsApp e soprattutto liberano l’immaginazione degli utenti. La soluzione più facile e immediata per rimpolpare il nostro spasso è Sticker Maker for WhatsApp: basta inserire un titolo per i nuovo set di adesivi e cliccare sulla pagina vuota che si apre per aggiungere un’immagine direttamente dalla galleria o una foto scattata in presa diretta, a questo punto basterà modificare l’immagine tagliandola o aggiustandone i colori e poi salvarla per poi “pubblicare” il nuovo pacchetto e aggiungerla a WhatsApp. Interessante è anche Sticker Studio, applicazione gratuita che ci consente di inventarci adesivi passando attraverso un solo e semplicissimo passaggio: una volta scattata la foto con la fotocamera dello smartphone, non bisognerà fare altro che contornare la parte che vogliamo usare come adesivo e il gioco è fatto. Non vogliamo alcun passaggio intermedio? Siamo accontentati e la risposta si chiama Personal Sticker for WhatsApp. In questo caso servirà soltanto selezionare una o più immagini dal nostro telefono, l’app le trasformerà direttamente in sticker pronti ad essere inviati. Altro che 29 milioni di messaggi in sessanta secondi…

L'articolo WhatsApp introduce gli stickers (come il concorrente Telegram): ecco come realizzare quelli personalizzati proviene da Il Fatto Quotidiano.

Mondo
Francia, il governo non cede alla protesta: “Avanti con le tasse sul carburante”. Sale a 400 il numero dei feriti. Nuovi blocchi
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 13:40:54 +0000

“Avanti con le tasse sulla benzina”. Il governo francese tira dritto e conferma i rincari sul carburante contro i quali ieri la Francia ha assisito al giorno nero dei giubbetti gialli, con scontri dalla Capitale ai confini che hanno provocato una vittima e oltre 409 feriti, di cui 14 gravi e 282 arresti. I disordini continueranno anche oggi: la giornata è iniziata con 40 blocchi sulle autostrade, dopo che in 3.500 manifestanti sono rimasti in azione tutta la notte. Ma tutto questo non è bastato, finora, a piegare l’esecutivo di Macron e ridurlo al passo indietro: “In tema di fiscalità ecologica andiamo avanti sulla traiettoria prevista. Non farlo sarebbe incosciente”, ha detto il ministro della Transizione ecologica, François de Rugy, in un’intervista a Le Parisien, confermando l’entrata in vigore della tassa sul carburante dal 1 gennaio, destinata – nelle intenzioni del governo – a ridurre gli effetti del cambiamento climatico.

Dunque l’Eliseo tiene fede all’impegno di aumentare di 6,5 centesimi il prezzo del diesel, superando così la soglia psicologica di 1,50 euro al litro, mentre la benzina aumenterà di 2,9 centesimi. La Francia è tra i Paesi dove la benzina è più cara in Europa, 1,53 euro al litro (dietro , l’Italia a 1,64). Ma la politica ambientalista del governo viene percepita soprattuto dalla Francia rurale come punitiva della provincia agricola e del ceto impiegatizio che non vive negli arrondissement parigini ma nei centri medio piccoli, nella provincia, e percorre lunghi tragitti in auto per recarsi al lavoro. E dunque, di più sconta le penalizzazioni del caro-benzina. Questo il profilo dei “gilet gialli”, il movimento spontaneo cresciuto in rete che ha portato sabato hanno portato in piazza più di 240 mila persone, con oltre 2 mila blocchi in tutto il paese.

Se il movimento è nato a-partiti, diventa sempre più evidente il tratto politico della protesta che infiamma tutta la Francia. Certificato dal fatto che ha ricevuto il sostegno di molti leader dell’opposizione, dal capo dei Républicains (il partito di Sarkozy) Laurent Wauquiez a Marine Le Pen a Jean-Luc Mélenchon, che nei giorni scorsi hanno parlato di una giusta rabbia del popolo contro il governo. Del resto la popolarità del presidente è ai minimi: Macron ha perso altri 4 punti a novembre, scendendo al 25% dei consensi, il minimo assoluto sotto la sua presidenza, secondo il sondaggio mensile realizzato dall’istituto Ifop per il Journal Du Dimanche (Jdd). Non meglio se la cava il presidente Edouard Philippe, che perde 7 punti scendendo al 34% (a gennaio era ancora al 50%). Per contro, secondo un sondaggio Odoxa, il movimento è sostenuto dal 74% dei francesi, al grido  “dimissioni”. L’inquilino dell’Eliseo per ora non risponde, ma lo fa il ministro de Rugy. “Siamo stati eletti per risolvere i problemi che ci eravamo lasciati alle spalle e continueremo a farlo senza sosta. Bisogna assolutamente uscire da questa trappola delle auto, del petrolio e del diesel in cui ci siamo rinchiusi da troppo tempo”, ha spiegato. “C’è un’attesa molto forte di risultati, che è molto difficile da soddisfare in 18 mesi. E non è certo capitolando davanti alle difficoltà che riusciremo a farlo”. La tensione, nel frattempo, resta alle stelle.

L'articolo Francia, il governo non cede alla protesta: “Avanti con le tasse sul carburante”. Sale a 400 il numero dei feriti. Nuovi blocchi proviene da Il Fatto Quotidiano.

Ultim'ora
Rimini, scossa di terremoto di magnitudo 4.2. Epicentro a Santarcangelo di Romagna
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 13:19:29 +0000

Una scossa di terremoto di magnitudine 4.2 è stata avvertiti a Rimini e Provincia alle 13.48. Lo rende noto su Twitter l’Ingv. Non si registrano al momento danni a cose o persone. L’epicentro nella zona di Santarcangelo di Romagna

L'articolo Rimini, scossa di terremoto di magnitudo 4.2. Epicentro a Santarcangelo di Romagna proviene da Il Fatto Quotidiano.

Politica
Assemblea Pd, Katia Tarasconi: “Applausi solo dai ‘delegati di serie B’ come me. Noi e i big separati da un cordone”
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 13:10:21 +0000

“Mi hanno chiesto: scusi, dove sta andando? Perché stavo spostando il cordone che separava i big dagli altri delegati. Poi mi hanno fatto passare e sono riuscita ad andare a salutare Delrio. Ci mancherebbe altro”. Katia Tarasconi, consigliera regionale dell’Emilia Romagna già assessore a Piacenza, era all’assemblea del Pd. Ha parlato dopo Maurizio Martina, segretario uscente, e il suo intervento è rimbalzato sui social della base dem. Toni accesi, sguardo negli occhi di chi siede al tavolo della presidenza, concetti chiari: “Ritiratevi tutti, ripartiamo dalle idee. A nessuno, là fuori, interessa delle vostre correnti e delle vostre liti”. Un discorso che online replica la viralità di quelli di Debora Serracchiani del 2009, ma in sala il copione è un altro.

Gli applausi “sono arrivati soltanto da chi era dietro il cordone dei big, dai ‘delegati di serie B’. Dalle prime file zero”. Ed era proprio quel cordone che segnava la differenza tra chi era più importante e chi meno. “Fisicamente la sala era divisa. Perché devi tenere separate le persone se è vero che all’assemblea siamo tutti uguali? Tra delegati non ha senso”. Che le cose fossero così non era una novità neanche per Tarasconi. “La differenza è che prima non mi sono mai permessa di dirlo. Se sei in una comunità cerchi di capire come funziona, quali sono le regole. Però ieri sono sbottata. Fra l’altro non mi aspettavo che mi chiamassero a parlare dopo il segretario. Avevo anche la cicca in bocca, una cosa orrenda. L’ultima volta ero andata al tavolo della presidenza tre volte per chiedere di potere intervenire e ce l’ho fatta solo dopo il voto. Per l’assemblea di ieri invece avevo mandato una mail chiedendo di parlare prima del voto, anche se era solo quello per la commissione di garanzia“.

Chiamarla dopo l’intervento del segretario, forse, aveva un significato. “A essere cattivi, era un invito alla collaborazione. Nell’ambiente si sa che sono arrabbiata, e che lo sono da tanto tempo. Magari pensavano che mi sarei calmata”. E invece no: il tono è stato tale e quale a quello che aveva pensato. Il testo lo stesso che aveva sottoposto “qualche giorno prima a un consigliere regionale di Modena, per sapere se lo condividesse. Mi aveva detto di sì, che era quello che pensavano in tanti”. Quei quattro minuti erano fatti delle parole che aveva previsto, tra l’invito a ritirarsi “tutti” e a smettere di essere “ostaggio di qualcuno”.

Reazioni? “Sì, dai delegati di serie B, diciamo. Un segretario di circolo è venuto da me e mi ha ringraziato perché avevo detto quello che tanti pensavano, tante strette di mano quando sono tornata al mio posto”. Eppure si era rivolta direttamente anche al tavolo della presidenza, guardando in faccia Martina per ricordargli che quello statuto, tutti insieme, non avevano mai provato a modificarlo. “Ma il loro silenzio non mi ha stupita. Non ho nessuna capacità di mettere in discussione il sistema partito e lo sanno. Avranno pensato ‘ok, dai, hai fatto il tuo sfogo’. Non si sono sentiti toccati, non rappresento nessuno che è il partito”. Un’indifferenza che Tarasconi aveva già toccato con mano in assemblea il 7 luglio, “quando avevo detto: ‘siete affamati e siete folli’. Ma non come la intendeva Steve Jobs. Io volevo dire che sono affamati di potere e folli perché ci stanno portando a sbattere contro un muro. Basta andare al bar, al supermercato e ascoltare. Cosa che costa fatica. Si renderebbero conto che la strada del Pd è quella sbagliata. Si pensa alle correnti legate alle persone, a chi sta con Franceschini, Zingaretti, Minniti e Renzi. Col risultato che di idee non si parla”.

Eppure lei stessa viene dalla corrente dell’ex segretario. “È vero, ma per me Renzi non era dio sceso in terra, ma una serie di idee e valori che condividevo. Nel 2012 ci ho messo l’anima, ma quello che ha perso negli anni è ammettere gli errori fatti. E sui territori le persone hanno bisogno di sentirsi parte della squadra. Nessuno vince da solo. Ha fatto quello che sa fare, il leader. Ma intorno servono anche persone che la pensino diversamente”. E proprio Maria Elena Boschi era davanti alla Tarasconi durante l’intervento, in prima fila. “C’erano lei e la Bellanova sedute di fronte. Cosa hanno pensato? Boh. Bisognerebbe chiederlo a loro. Di sicuro da lì non è venuto nessun applauso”. Ma neanche da Delrio quando è andata a salutarlo? “Ci sono andata prima di parlare. Mi ha abbracciato e mi ha detto: ‘stai calma’”. Poi il silenzio.

L'articolo Assemblea Pd, Katia Tarasconi: “Applausi solo dai ‘delegati di serie B’ come me. Noi e i big separati da un cordone” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Società
Qualità della vita, la classifica: Bolzano la provincia migliore. Retrocede Roma, male anche Venezia e Firenze
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 12:59:17 +0000

Resta Bolzano, come era stato nel 2017, il luogo del miglior vivere. Lo sostiene l’indagine sulla Qualità della vita nelle province italiane realizzata da Italia Oggi (in edicola lunedì) con l’Università La Sapienza di Roma, giunta alla 20esima edizione. Dietro alla provincia altoatesina ci sono Trento e Belluno. Peggioramento della capitale: Roma retrocede di 18 posizioni. Male anche Venezia e Firenze che hanno perso rispettivamente 21 e 17 posizioni in graduatoria. Stabili Napoli (terzultima) e Palermo (al 106esimo posto). Fanalino di coda Vibo Valentia.

La ricerca fotografa modelli virtuosi, criticità e cambiamenti in atto nelle province e nelle principali aree del Paese. Sono nove i punti analizzati: affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita. Dalla quarta alla decima posizione si trovano tutte città che hanno recuperato rispetto all’anno scorso, salvo una, Treviso, che è passata dalla sesta alla nona posizione. Al quarto posto Siena (era undicesima), seguita da Pordenone (nona nel 2017) e da Parma, migliorata di una posizione. In forte ascesa Aosta e Sondrio, rispettivamente  settima e ottava. Decima Cuneo,  promossa di tre posti.

Il 2018 conferma lo sfumare del contrasto Nord-Sud in termini di buona qualità di vita legata al benessere economico, mentre si acuisce il divario fra piccoli centri (in cui si vive meglio) e grandi, in cui la vita è invece sempre un po’ più difficoltosa. Fenomeno testimoniato in primis da Roma, scesa dal 67esimo all’85esimo posto della classifica. Ma anche da Firenze (dal 37esimo al 42esimo) e Venezia (dal 41esimo al 62esimo). Elevato pure il calo di Bari, scesa al 103esimo posto. Milano è alla 55esima posizione. Tra i capoluoghi di regione, calano poi Catanzaro (95esima), L’Aquila (72esima) e Potenza (64esima). Torino perde una posizione (78esima), mentre restano stabili ma basse Napoli (108) e Palermo (106). Maglia nera alla calabrese Vibo Valentia, in coda alla classifica in compagnia di Catania e Siracusa.

Come si vive in Italia? – Nell’insieme, un po’ meglio: nel 2018 sono infatti 59 su 110 le province in cui la qualità della vita è risultata buona o accettabile, rispetto alle 56 del 2016 e del 2017: si tratta del migliore dato registrato negli ultimi cinque anni. Stabile la situazione del Nord Ovest e del Mezzogiorno, in netto miglioramento quella del Nord Est e del Centro. Le migliori performance sono però delle piccole città: ottime le posizioni di Siena, Pordenone, Parma, Aosta, Sondrio, Treviso e Cuneo. Treviso, in particolare, risulta la provincia più sicura d’Italia. Trento, Bolzano e Bologna le realtà più positive per affari e lavoro. Parma, Siena, Trento e Piacenza quelle con la migliore offerta finanziaria e scolastica. Isernia, Pisa, Ancona, Siena e Milano quelle con il più efficiente ‘sistema salute’.

L'articolo Qualità della vita, la classifica: Bolzano la provincia migliore. Retrocede Roma, male anche Venezia e Firenze proviene da Il Fatto Quotidiano.

Ambiente & Veleni
Rifiuti, i bambini più in pericolo sono quelli del Nord. Salvini, se vuoi salvarli spegni gli inceneritori
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 12:58:01 +0000

Il prossimo 20 novembre, invitato dai Comitati ambientalisti della Lombardia, sarò a Brescia – oggi la prima Terra dei Fuochi di Italia – per lanciare loro, da fratello italiano, un messaggio preciso: salvate i vostri bambini, si ammalano e muoiono più dei nostri bambini della Terra dei Fuochi campana. I dati Oms e Who appena presentati a Ginevra sono chiarissimi e allarmanti. Oltre il 95% dei nostri bambini tutti sono esposti a mortale inquinamento dell’aria.

Al Nord in particolare i registri tumori infantili arrivano a punte di duecento bambini per milione di abitanti che si ammala di cancro. La media italiana è 175. In Campania, compresa la Terra dei Fuochi, sono 165, come ha “urlato con gioia” il nostro presidente De Luca. Tutti tacciono però sul dato agghiacciante che in Europa intera e in Usa sono al massimo 140! E questo innanzitutto per il gravissimo inquinamento dell’aria in Pianura padana causato dalle micidiali polveri sottili pm 2.5, non pm 10 né diossine fermate dai filtri degli inceneritori e delle auto. Più i filtri sono efficienti, sia per le auto che per gli inceneritori, più non trattengono le polveri, ma provocano le emissioni di particelle sempre più fini e sottili, quindi sempre più mortali! Per questo ora, a cominciare dalla Lombardia, bloccheremo le auto diesel! Ma quindi, di conseguenza, dovremo a breve e progressivamente bloccare anche gli inceneritori! In Campania con un solo inceneritore che ne vale otto della Lombardia, inceneriamo il 29% dei nostri rifiuti urbani. In Lombardia, la regione che più dovrebbe contenere la combustione per gli ovvi motivi di mancanza di circolazione dell’aria in Pianura Padana, inceneriscono il 49% dei rifuti urbani, come la Danimarca. Ma a Copenaghen godono degli impetuosi venti del Mare del Nord: in Lombardia no!

In Ue la cifra di incenerimento considerata ottimale è il 23%. Sempre che il problema fossero i rifiuti urbani (e non lo sono). Quindi, comunque, sia in Lombardia che in Campania si incenerisce troppo e i bambini si ammalano più che in tutta Europa anche per questo! Nei giorni scorsi, a Napoli, accompagnando quale consulente tecnico padre Maurizio Patriciello, abbiamo incontrato “de visu” il ministro dell’Interno Matteo Salvini sul tema “Terre dei Fuochi”. Abbiamo illustrato con chiarezza le nostre priorità di richiesta di intervento sui rifiuti industriali e tossici e in particolare sui rifiuti industriali prodotti in regime di evasione fiscale che, insieme, costituiscono circa il 90% dei rifiuti prodotti alla base del fenomeno delle “Terre dei Fuochi” in tutta Italia! Al primo punto è stato quindi ribadito un intervento diretto alla emersione fiscale del “lavoro a nero” nella linea prioritaria di intervento indicata sin dal 2014 dal prefetto Donata Cafagna. Immediatamente dopo, è stato richiesto un intervento quanto più efficace e veloce possibile sulla “tracciabilità” dei rifiuti industriali, al momento da decenni totalmente assente e che – per le ovvie maggiori quantità di rifiuto industriale prodotto – mette in gravissimo pericolo di disastro ambientale e danno sanitario innanzitutto le Terre dei Fuochi del Nord, in particolare la provincia di Brescia.

Successivamente – e con i precedenti punti come presupposto – intervenire sull’impiantistica necessaria che, in Campania come altrove, deve vedere prioritaria l’impiantistica per il corretto smaltimento dei rifiuti industriali e non certo solo urbani, a cominciare dagli impianti per i rifiuti ospedalieri e per i rifiuti tossici come l’amianto, non certo ulteriori quanto inutili inceneritori. Abbiamo fatto presente infatti che la Campania è già dotata di un maxi inceneritore che, da solo, equivale e già brucia più di tutti gli inceneritori (otto) oggi presenti nel Lazio, Toscana, Umbria, Molise, Puglia e Marche messi insieme e che gli indispensabili impianti di compostaggio non sono bene accetti dalla popolazione a seguito della mancata tracciabilità certa dei rifiuti in ingresso, nella perdurante assenza di tracciabilità sia dei rifiuti industriali che dei rifiuti umidi urbani. Abbiamo chiesto un intervento di legge immediato sulla tracciabilità di tutti i manufatti specie del settore tessile e pellettiero, a tutela della qualità del marchio italiano, sulla base del principio, già in vigore per il prodotto agroalimentare, che “ogni manufatto non tracciato è di per se stesso un manufatto insalubre!”.

A completamento e integrazione di quanto affermato abbiamo quindi consegnato al ministro, che ha letto con attenzione, la allegata tabella di produzione totale dei rifiuti in Italia, per kg di produzione procapite/anno, sulla base dei dati Ispra 2018 sui rifiuti speciali pubblicati la settimana scorsa, da cui si evince chiaramente l’enorme sproporzione di produzione dei rifiuti soprattutto in evasione fiscale tra Nord e Sud di Italia. Le Terre dei Fuochi – cioè il mancato controllo e corretto smaltimento dei rifiuti industriali e non urbani e soprattutto dei rifiuti industriali prodotti in regime di evasione fiscale e quindi da smaltire obbligatoriamente in modo illegale e tossico – sono in gran parte al Nord con problemi anche sanitari più che doppi rispetto al Sud!

Questa enorme sproporzione di produzione di rifiuti industriali, che nei decenni scorsi era stata la base del flusso di rifiuti tossici dal Nord verso il Sud, è oggi – in presenza di una legge che punisce penalmente con oltre cinque anni di reclusione “l’incendio dei rifiuti abbandonati” – il movente preciso per cui gli incendi si sono spostati dai bordi delle strade all’interno dei depositi di stoccaggio legali, sia al Sud che al Nord di Italia, e dell’inversione dei flussi di rifiuti tossici dal Sud verso gli impianti legali del Nord ma soprattutto, dal momento che si è sempre a Sud di qualcuno, di intensi quanti pericolosi flussi di rifiuti tossici in provenienti dal Sud della Germania e indirizzati innanzitutto verso gli impianti legali della Lombardia (Procura di Trento) con eccezionale nocumento della salute pubblica soprattutto in alcune province lombarde (Brescia!). Abbiamo quindi lasciato al ministro Salvini un preciso messaggio: salva i bambini, ma innanzitutto i bambini lombardi prima dei napoletani! Lo andremo a ribadire direttamente a Brescia ai Comitati Ambientalisti della Lombardia martedì 20 novembre in presenza del ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Salvate i bambini. E prima i bambini lombardi, stanno molto più rovinati di noi.

L'articolo Rifiuti, i bambini più in pericolo sono quelli del Nord. Salvini, se vuoi salvarli spegni gli inceneritori proviene da Il Fatto Quotidiano.

Mondo
Trump, dopo il midterm via alle purghe Nel mirino ci sono Zinke, Nielsen e Kelly. Aumenta l’influenza del radicale Bolton
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 12:52:26 +0000

Galvanizzato, e pronto a un nuovo attivismo. E’ questa l’immagine che Donald Trump vuole trasmettere dopo le elezioni di medio termine. Il risultato elettorale, per lui, è stato particolarmente deludente. Un presidente che perde la Camera, nel momento in cui la disoccupazione è vicina allo zero, può difficilmente rivendicare “una grande vittoria”. Come spesso avvenuto nel passato, nei momenti di difficoltà Trump però attacca. Lo fa anche in questa occasione: sia sul piano politico, annunciando un’ulteriore stretta sui richiedenti asilo; sia su quello amministrativo e di gestione, procedendo a una vera e propria “purga” dei ministri finiti in disgrazia.

La lista dei collaboratori di Trump licenziati, o che si sono dimessi, è lunga. Qualcuno ha anche provato a contarli. Fino a Jeff Sessions, sarebbero 55, tra ministri e funzionari delle varie agenzie di governo. Tra i nomi più noti ci sono l’ex consigliere alla sicurezza nazionale Michael Flynn (più tardi ha lasciato anche la sua vice Dina Powell; licenziato in malo modo anche il sostituto di Flynn, H.R. McMaster), il direttore dell’FBI James Comey (licenziato dopo qualche mese anche il suo principale assistente, Andrew McCabe), il capo staff Reince Priebus, il suo vice Rick Dearborn, il capo della comunicazione Anthony Scaramucci, il portavoce Sean Spicer e lo “stratega” Steve Bannon, il segretario alla sanità Tom Price, l’ambasciatore a Panama John Feeley, il chief economic adviser Gary Cohn, il segretario di stato Rex Tillerson, il capo dello staff legale John Dowd, il direttore dell’ufficio immigrazione Tom Homan e il responsabile dell’EPA, l’agenzia ambientale, Scott Pruitt, il White Hose Counsel Don McGhan e l’ambasciatore all’ONU Nikki Haley. L’ultimo costretto a lasciare è, per l’appunto, l’attorney general Jeff Sessions.

Al tempo dei suoi trionfi televisivi, Trump era identificato soprattutto con una frase: “You are fired!”, sei licenziato. Entrato alla Casa Bianca, non sembra essere cambiato molto. Ogni amministrazione conosce, col passare degli anni, un certo avvicendamento. Ma il numero degli epurati da questa amministrazione è assolutamente inusuale. Trump ha anzi portato alla Casa Bianca alcune caratteristiche tipiche del suo passato da imprenditore. La richiesta di fedeltà assoluta. La ricerca di un colpevole quando qualcosa va male. Chi non garantisce questi servizi è fuori. La cosa è tra l’altro spesso legata non agli affari di governo, ma proprio alla figura del “capo”. Il caso più eclatante è l’ultimo: il licenziamento di Sessions. La sua cacciata non dipende da un problema di gestione della giustizia americana: Sessions stava anzi imprimendo una svolta conservatrice al Dipartimento, come presidente e partito gli avevano chiesto. La sua disgrazia dipende da un problema personale di Trump. Sessions si era auto-sospeso nell’inchiesta sul Russiagate. Trump non gliel’ha mai perdonata. Al Dipartimento alla Giustizia è stato piazzato Matthew Whitaker, un fedelissimo che promette di fare argine contro i vari filoni d’inchiesta.

Le “purghe” sono comunque destinate ad andare avanti. Nei prossimi mesi Trump vuole liberarsi di quei ministri e collaboratori che considera ormai una palla al piede, per offrire l’immagine di un’amministrazione coesa e proiettata verso il futuro. Probabile partente è il segretario agli Interni, Ryan Zinke. Non perché sia caduto in disgrazia, tutt’altro. Trump lo considera uno dei consiglieri più affidabili. Contro Zinke è stata però aperta un’inchiesta del Dipartimento alla Giustizia di cui non si sa ancora molto. Zinke sarebbe implicato in un affare immobiliare tra il CEO di Holliburton David Lesar e una fondazione del Montana che lo stesso Zinke dirigeva prima di lasciarne la guida alla moglie. Sono complicazioni “etiche” simili a quelle che portarono all’allontanamento di un altro grande alleato di Trump, Scott Pruitt. Il presidente potrà comunque continuare ad ascoltare i consigli di Zinke nei programmi di Fox News. Il network della destra USA, che Trump guarda e cita spesso, è pronto ad assoldare Zinke come opinionista.

A rischio è anche il posto di Kirstjen Nielsen, segretario alla Homeland Security. Nielsen non è mai stata una favorita di Trump. Troppo vicina all’ex presidente George W. Bush; troppo poca coinvolta nel populismo conservatore di matrice trumpiana. Nielsen, agli occhi di Trump, avrebbe poi una colpa ulteriore: non sarebbe stata in grado di applicare le direttive in tema di immigrazione. Trump la considera la vera responsabile della “crisi” dei migranti che, nonostante minacce e proclami, il presidente non sembra in grado di risolvere. Di più: a giudizio degli uomini più vicini al presidente, Nielsen cercherebbe di sabotare le politiche migratorie attraverso obiezioni, limitazioni, perplessità. Il destino di Nielsen appare comunque strettamente legato a quello di John Kelly, il capo staff considerato il suo vero “padrino” politico. Dovesse essere estromesso Kelly, è sicura anche l’uscita di Kirstjen Nielsen.

Il capitolo su John Kelly è in effetti il più complicato e ricco di conseguenze. Kelly, il capo dello staff della Casa Bianca, è un ex generale dei Marine. Chiamato al posto di un uomo di apparato repubblicano come Reince Priebus, Kelly fin dall’inizio ha cercato di dare ordine a un’amministrazione sconnessa e turbolenta. Ci è riuscito solo in parte, considerati tutti gli intralci e le polemiche di cui sono disseminati questi mesi. Molto legato a Kelly è Jim Mattis, il capo del Pentagono, anche lui generale in pensione. Finora Mattis e Kelly hanno garantito a Trump la copertura delle Forze Armate. Voci interne all’amministrazione parlano però di dissensi ormai piuttosto aperti tra i due militari e gli uomini del circolo più ristretto di Trump. Lo stesso Trump, in un’intervista di settembre a “Sixty Minutes”, ha etichettato Mattis come “una specie di democratico”, aggiungendo che “potrebbe andarsene… del resto prima o poi tutti se ne vanno”.

Un’uscita di scena di Mattis e Kelly non sarebbe però un semplice avvicendamento. Entrambi militari di provenienza, hanno rappresentato lo strumento attraverso cui l’apparato industrial-militare ha appoggiato, e controllato, un personaggio piuttosto atipico come Trump. Altre forze e gruppi premono però nell’amministrazione, in particolare quello raccolto attorno al nuovo consigliere alla sicurezza nazionale John Bolton. Nei giorni scorsi è emersa la notizia di uno scontro molto duro tra Kelly e Bolton, appoggiato dalla sua vice Mira Ricardel. L’oggetto della lite sarebbe, ancora una volta, la politica migratoria, su cui Bolton condivide le posizioni più radicali della Casa Bianca. A riprova del fatto che, tra Kelly e Bolton, sarebbe il secondo a prevalere, viene anche un altro elemento. Bolton e Ricardel non rispondono a Kelly, ma direttamente a Trump. La loro autonomia dal controllo del capo staff sarebbe quindi assoluta; la progressiva perdita di potere di Kelly, all’interno dell’amministrazione, sarebbe il segnale di una sua prossima uscita.

L'articolo Trump, dopo il midterm via alle purghe Nel mirino ci sono Zinke, Nielsen e Kelly. Aumenta l’influenza del radicale Bolton proviene da Il Fatto Quotidiano.

Diritti
Distrofia muscolare, la raccolta fondi “In viaggio con Luca”: fino al 2 dicembre la campagna per fermare la Duchenne
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 12:50:08 +0000

La battaglia delle persone per sconfiggere la distrofia muscolare, in particolare quelle con distrofia di Duchenne e di Becker, è al centro della nuova campagna nazionale di raccolta fondi dell’associazione Parent Project onlus. L’iniziativa di sensibilizzazione dell’organizzazione di pazienti e genitori con figli distrofici si chiama In viaggio con Luca e “consentirà – spiega al Fatto.it il presidente di Parent Project Luca Genovese – di raggiungere tutte le famiglie coinvolte, con un aggancio forte qual è quello dell’approccio fisioterapico, fondamentale per contrastare quelle retrazioni tendinee e quei difetti di postura che fanno scadere la qualità di vita dei nostri figli e che hanno riflessi anche sulla loro longevità”. Si svolgerà dal 18 novembre al 2 dicembre 2018 e chiunque può sostenere l’iniziativa inviando un sms al numero 45594, in queste date sarà possibile donare 2 euro da telefono cellulare Wind Tre, Tim, Vodafone, PosteMobile, Iliad, Coopvoce e Tiscali; oppure chiamando lo stesso numero da rete fissa Twt, Convergenze e PosteMobile, si potrà contribuire con 5 euro; infine da rete fissa Tim, Wind Tre, Fastweb, Vodafone e Tiscali, si potrà donare 5 o 10 euro. “Il progetto ci serve – aggiunge Genovese – anche per raggiungere in particolare quelle famiglie, e non sono poche, che vivono, oltre al trauma di una diagnosi ad impatto così forte, anche varie forme di disagio, culturale, sociale ed economico che finiscono per farle cadere in un triste circolo vizioso, foriero di pericolose situazioni di instabilità emotiva e molto spesso di chiusura rispetto al mondo esterno”. Il ricavato dell’iniziativa andrà a sostenere il progetto “Formazione e consulenza fisioterapica per i pazienti con distrofia muscolare di Duchenne e Becker e le loro famiglie”. I centri coordinatori saranno la rete dei Centri Clinici Nemo (nelle sedi di Roma, Messina e Milano) ed il reparto di Anestesia e Rianimazione Pediatrica dell’ospedale Santi Antonio e Biagio e Arrigo di Alessandria.

L’associazione vuole, tra le altre cose, raccontare anche la prima esperienza di viaggio senza i genitori di Luca Buccella, ragazzo 27enne con distrofia di Duchenne, una grave patologia neuromuscolare degenerativa al momento senza cura, testimonial della campagna nazionale di Parent Project. “Grazie ai miei genitori ho imparato che la mia malattia non rappresenta una limitazione. E ho fatto molti viaggi in giro per il mondo con mio padre e mia madre. Ma questa volta – dice Luca a Ilfattoquotidiano.it – sono stato in Norvegia ‘solo’ con mio fratello ed un amico, la prima volta nella mia vita. Un luogo molto significativo per me e mio fratello perché sin da piccoli siamo sempre stati appassionati delle opere di Tolkien e dei fumetti Marvel che avevano per protagonista Thor, il dio scandinavo del tuono. Si è rivelata un’occasione per mettere alla prova la mia indipendenza. Da sempre cerco di far capire che la distrofia non può e non deve impedirci di vivere la nostra vita al meglio delle nostre possibilità. Ma siamo noi a dover lavorare affinchè questo accada, perché convivere con una disabilità non significa avere una vita incompleta”. Il concetto di autonomia e indipendenza è sentito moltissimo anche tra i ragazzi con malattie neurologiche gravi, dove la situazione in Italia per quanto riguarda le barriere architettoniche, le scarse politiche di inclusione sociale e gli aiuti economici dello Stato per i disabili sono ampiamente sotto la media dell’Unione Europea.

Il testimonial della campagna sottolinea che “quando si è affetti da una malattia come la distrofia di Duchenne è impossibile arrivare a un’indipendenza completa in senso stretto. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci aiuti nelle nostre esigenze quotidiane. Bisogna imparare molto presto che non c’è nulla di male ad aver bisogno di aiuto. Anzi – aggiunge Luca – per me l’indipendenza è proprio il circondarmi di persone che sanno già come aiutarmi senza bisogno di richieste d’aiuto continue”. In questo modo Buccella è riuscito a trovare un giusto equilibrio nella vita di tutti i giorni, riuscendo a gestire da solo i suoi tanti impegni, dal lavoro al tempo libero. “In filosofia, l’autonomia si definisce anche come ‘il potere dello spirito di dare a se stesso la propria legge’. Da questo punto di vista, sento di essere riuscito a raggiungere un senso di autonomia nella mia esistenza, nonostante la Duchenne. Ma sono ancora alla ricerca di un’ulteriore indipendenza: il mio obiettivo attuale è andare a vivere ‘da solo’ (con un assistente personale che mi aiuti, ovviamente)”.

In viaggio con Luca avrà il supporto di personaggi dello spettacolo, dello sport e della cultura, che poseranno per una speciale foto con il “cartello” che invita alla donazione al numero solidale 45594. Le foto verranno postate sui social media (Facebook, Twitter e Instagram). Naturalmente non solo i “vip”, ma tutti i volontari, le famiglie, tutte le persone che fanno parte della rete Parent Project verranno invitate a scattarsi una foto con il cartello e a pubblicarla a loro volta sui loro canali social.

L'articolo Distrofia muscolare, la raccolta fondi “In viaggio con Luca”: fino al 2 dicembre la campagna per fermare la Duchenne proviene da Il Fatto Quotidiano.

Televisione
Claudia Pandolfi: “A 16 anni andai a un provino in appartamento: mi chiesero di stendermi nuda sul divano. Scappai”
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 12:48:59 +0000

Avevo 16 anni da subito non mi piacque quel provino perché era in un appartamento e non in ufficio. Questa persona mi chiese di spogliarmi e di stendermi nuda sul divano. Io sono scappata e l’ho raccontato alla mia manager di allora”, per la prima volta Claudia Pandolfi racconta a Verissimo un brutto episodio che ha segnato i suoi inizi da attrice.

Il tema delle molestie è ovviamente caldo ai tempo del #metoo e dopo il caso Weinstein: “Non conosco il signor Weinstein. Non mi piace esprimere opinioni che riguardano fatti circoscritti. Se uno non conosce bene i fatti è meglio che faccia un passo indietro e non avanti. Quello che posso dire è che nella mia carriera o sono stata molto fortunata o il mio atteggiamento ha sempre allontanato un certo tipo di malizia. Avevo uno sguardo limpido quando parlavo con i produttori. Non avevo paura dell’interlocutore davanti a me e non mi interessava il potere. Nessuno mi ha mai disturbato“, ha raccontato nel corso della chiacchierata con Silvia Toffanin.

Non sono mancati i riferimenti alla sua vita privata, spesso finita nel mirino del gossip. Nel 1999 il matrimonio con l’attore Massimiliano Virgili durò solo un mese, lasciato per il conduttore Andrea Pezzi. La Giulia Corsi di Distretto di Polizia è diventata mamma per la prima volta con la nascita di Gabriele, nato nel 2006 dall’amore con il cantante Roberto Angelini. Dal 2014 è legata al produttore Marco De Angelis, dalla loro unione è nato nel 2016 Tito ma le nozze sembrano lontane. Anche se l’attrice ha raccontato a Silvia Toffanin un episodio curioso e felice della sua vita: “Ero a Barcellona in vacanza con il mio compagno Marco. Un sacerdote non so di quale religione, vedendoci così innamorati, ci ha messo delle cose in testa e ci ha sposato per strada. Ovviamente senza firme né niente. Ma io ero molto emozionata”.

L'articolo Claudia Pandolfi: “A 16 anni andai a un provino in appartamento: mi chiesero di stendermi nuda sul divano. Scappai” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Cronaca
Roma, giovani borseggiatrici in azione in metro incastrate dalle telecamere: ecco la “tecnica” utilizzata per rubare
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 12:40:28 +0000

In poche ore i carabinieri della compagnia Roma Centro hanno arrestato, in diversi episodi, otto donne specializzate in borseggi ai turisti. Dopo l’arresto di due giovani ladre, avvenuto lo scorso 5 novembre, che erano state riprese in azione dalle telecamere di videosorveglianza all’interno di un ascensore alla fermata linea B della metro a Termini mentre derubavano un turista inglese, ieri è toccato a un’altra donna, 27enne con precedenti, immortalata dalle telecamere dello stesso ascensore: con una complice 13enne, non imputabile, ha sfilato il portafogli dalla borsa di una turista giapponese. Le ladre, domiciliate presso il campo nomadi di Castel Romano, sono state identificate e bloccate dai carabinieri della Stazione Roma Quirinale. La maggiorenne è stata arrestata per furto aggravato in concorso e trattenuta in attesa del rito direttissimo, mentre la minore è stata riaffidata ai familiari.

L'articolo Roma, giovani borseggiatrici in azione in metro incastrate dalle telecamere: ecco la “tecnica” utilizzata per rubare proviene da Il Fatto Quotidiano.

Cronaca
Civitanova, lancia acido e accoltella compagna: arrestato bracciante. La donna salvata da intervento chirurgico
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 12:32:12 +0000

Prima le ha lanciato l’acido, sfiorandola a un occhio, poi l’ha raggiunta nel bagno dove la donna si era rifugiata e l’ha accoltellata due volte.  Protagonista dell’aggressione, avvenuta nel tardo pomeriggio davanti a molti testimoni a Civitanova Marche, un bracciante agricolo macedone di 32 anni, irregolare in Italia, poi arrestato dalla Squadra Mobile di Macerata con l’accusa di tentato omicidio. Vittima una romena di 30 anni raggiunta all’occhio sinistro da parte del liquido corrosivo, che non ne avrebbe compromesso la vista, e operata d’urgenza all’ospedale per un’emorragia dovuta alle gravi ferite subite all’addome e alla parte alta della schiena dietro il collo. La donna ora non è in pericolo di vita grazie al buon esito dell’intervento chirurgico.

“Mi ha rovinato la vita, dovevo ammazzarla“, ha gridato l’uomo davanti ad alcuni clienti da un ristorante di Corso Vittorio Emanuele. Poco prima i due avevano litigato e il 32enne aveva lanciato contro la donna dell’acido da una bottiglia. Lei era riuscita a schivare quasi del tutto il liquido, per poi scappare e rifugiarsi nel bagno del ristorante per sciacquarsi. Lì il macedone l’aveva raggiunta e accoltellata. A quel punto sono intervenuti alcuni camerieri del locale, permettendo ai poliziotti arrivati poco dopo di fermare l’aggressore.

Il 32enne è stato interrogato dagli agenti: il movente, secondo quanto rilevato, è la gelosia, dovuta anche al lavoro della donna, ballerina in un night club. Vicino al luogo dell’aggressione si trovava anche la deputata civitanovese M5s, Mirella Emiliozzi: “Non mi interessa la nazionalità – ha commentato – sono cose che non devono succedere e basta, perché qualunque sia il motivo non è giustificabile usare tanta violenza, non riesco davvero a concepirla”.

L'articolo Civitanova, lancia acido e accoltella compagna: arrestato bracciante. La donna salvata da intervento chirurgico proviene da Il Fatto Quotidiano.

Blog
Vodafone ‘boccia’ la strategia di Iliad. Chi ha davvero ragione
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 12:28:14 +0000

L’uso di un marketing particolarmente aggressivo e l’offerta a prezzi convenienti può permettere l’ingresso di un nuovo operatore anche in quei mercati dove i costi d’ingresso sono elevati, come nelle telecomunicazioni. Diversa la situazione quando i player dominanti gestiscono in prima persona il passaggio tecnologico che dà loro un vantaggio competitivo difficile da superare per chiunque. Nick Read, Ceo di Vodafone Group, ha sostenuto che il “business di Iliad non può reggere a lungo e che (l’azienda) dovrà tornare sui propri passi”. Probabilmente l’idea si basa proprio sulle dinamiche che la nuova tecnologia (il 5G) determinerà sul mercato.

Iliad è entrato nel nostro mercato a fine maggio e in pochi mesi ha sconvolto gli equilibri del mercato. Basandosi su offerte particolarmente vantaggiose (che hanno trovato un particolare favore da parte dei giovani) ha superato ampiamente i due milioni di abbonati. Un’operazione che diversi esperti hanno catalogato come una costosa valorizzazione del marchio (brand awareness). Una volta i marchi avevano bisogno di anni per affermarsi, oggi nella società dell’informazione i tempi si sono accorciati, in particolare nei settori che hanno un’ampia platea di utenti; un caso simile a Iliad, per quanto riguarda la velocità di diffusione del brand, è Dazn. Insomma, per Iliad l’ingresso in Italia è stato finora un successo. È ovvio che i soggetti dominanti non sono stati a guardare: Tim (con Kena) e Vodafone (con Oh-mobile) hanno risposto con un brand low cost, (Vodafone ha lanciato il 4.5G). Le tariffe sono in generale diminuite e le offerte di servizi sono aumentati: le tariffe medie sono diminuite di circa -20%, circa +60% i Giga offerti e +30% i minuti di conversazione. La concorrenza avvantaggia sempre i consumatori!

Il mondo delle Tlc sta cambiando. Già i dati Agcom del 2017 rilevano una serie di elementi interessanti: diminuiscono nel complesso i ricavi dei servizi-voce (-10%) mentre aumentano (+11%) quelli dei servizi-dati; crescono di più i ricavi (in controtendenza con gli anni passati) della rete fissa (grazie agli abbonati alla banda larga); cresce maggiormente nella telefonia mobile la spesa per i servizi-dati rispetto ai servizi-voce; il giro d’affari del mercato è aumentato di circa l’1%. Fra un paio di anni le telecomunicazioni conosceranno una vera e propria rivoluzione con l’arrivo del 5G. L’asta per le frequenze del 5G ha portato (inaspettatamente) nelle casse dello stato 6,55 miliardi, di cui 2,4 spesi ciascuno da Tim e Vodafone (il 73% della spesa complessiva). Chi ha investito cifre così rilevanti conta, potendo sfruttare gli snodi strategici della nuova tecnologia, di ottenere un rientro economico a medio termine. Lo spettro elettromagnetico è il “petrolio” del nuovo millennio. Chi possederà le chiavi delle “autostrade digitali” ne trarrà il massimo vantaggio, anche perché deciderà chi farvi transitare.

Nel contempo dovrebbe, in tempi più rapidi, chiudersi la vicenda dell’assetto di Tim e della sua rete. Vi sarà un unico soggetto pubblico che gestirà la rete? Che fine farà Tim, cederà o meno il suo asset più importante, la rete? Chi subentrerà nella proprietà al posto del fondo che ora la governa (i fondi sono veloci nell’acquisto delle aziende, ma con altrettanta velocità se ne liberano appena possono trarne vantaggio)? Tutte domande che impatteranno sugli sviluppi delle telecomunicazioni. Per questi motivi è probabile che nel volgere di qualche anno il mercato tenderà a concentrarsi; saranno allora di nuovo i ‘Golia’ a dominare mentre gli spazi per i piccoli ‘Davide’ si restringeranno.

L'articolo Vodafone ‘boccia’ la strategia di Iliad. Chi ha davvero ragione proviene da Il Fatto Quotidiano.

Curiosità
L’onda è da record e il surfista scompare nella schiuma. Poi sorprende tutti: la sua performance nel tempio del surf
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 12:20:19 +0000

Naxto Gonzalez, 22 anni, nel tempio delle onde gigantesche, Nazaré, in Portogallo, ottiene il primo storico 10 dalla giuria per la sua performance. Nel video, il momento in cui esce dalla schiuma, esultando.

Video Facebook/World Surf League

L'articolo L’onda è da record e il surfista scompare nella schiuma. Poi sorprende tutti: la sua performance nel tempio del surf proviene da Il Fatto Quotidiano.

Cronaca
Papa Francesco alla giornata mondiale dei poveri: “Loro grido sovrastato dai ricchi”
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 12:11:46 +0000

Ascoltare il grido dei poveri. È quanto chiede Papa Francesco in Piazza San Pietro nell’omelia per la II Giornata Mondiale dei Poveri di fronte a 6mila indigenti, accompagnati dai volontari e da esponenti delle varie realtà caritative che li assistono. “Davanti alla dignità umana calpestata – dice il Pontefice nel suo intervento – spesso si rimane a braccia conserte. Ma il cristiano non può stare a braccia conserte, indifferente. Il credente tende la mano, come fa Gesù con lui. Presso Dio il grido dei poveri trova ascolto, ma in noi? Cristo stesso, ci chiede di riconoscerlo in chi ha fame e sete, è forestiero e spogliato di dignità, malato e carcerato. C’è grande bisogno di gente che sappia consolare, ma non con parole vuote, bensì con parole di vita”.

Il grido dei poveri – spiega il Pontefice – è quello “dei tanti Lazzaro che piangono, mentre pochi epuloni banchettano con quanto per giustizia spetta a tutti. L’ingiustizia è la radice perversa della povertà“. Bergoglio ha esortato a dare risonanza al grido “strozzato di bambini che non possono venire alla luce, di piccoli che patiscono la fame, di ragazzi abituati al fragore delle bombe anziché agli allegri schiamazzi dei giochi. È il grido di anziani scartati e lasciati soli. È il grido di chi deve fuggire. Il grido dei poveri diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato, sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi“. Alle 13 il Pontefice ha organizzato un pranzo con circa 3mila bisognoso tra quelli arrivati per ascoltare l’omelia.

Papa Francesco si è soffermato anche su quanto è successo due giorni fa in un campo profughi in Centrafrica, dove un commando di ribelli ex-Seleka ha causato la morte 42 persone: “Con dolore ho appreso la notizia della strage compiuta due giorni fa in un campo di sfollati nella Repubblica Centrafricana, in cui sono stati uccisi anche due sacerdoti. Preghiamo per i morti e i feriti e perché cessi ogni violenza in quell’amato Paese che ha tanto bisogno di pace”. Parole di cordoglio che hanno toccato anche le situazione critiche negli Stati Uniti, nel Midwest e California: “Una preghiera speciale va anche a quanti sono colpiti dagli incendi che stanno flagellando la California, e ora anche alle vittime del gelo nella costa est degli Stati Uniti”.

L'articolo Papa Francesco alla giornata mondiale dei poveri: “Loro grido sovrastato dai ricchi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Attualità
Cristina Parodi lancia una “frecciatina” alle colleghe che usano troppa luce in studio: “Non voglio apparire come la Madonna! Si vedono le rughe e va bene così”
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 11:50:59 +0000

Il cambio di conduzione ha portato nuova linfa a Domenica In, l’arrivo di Mara Venier ha fatto crescere gli ascolti del contenitore domenicale riuscendo spesso a superare il competitor. Cristina Parodi, che lo scorso anno era alla guida del programma con la sorella Benedetta, era finita nel mirino della critica dopo la chiusura de L’Arena di Massimo Giletti:  “Ho provato con mia sorella, era il mio sogno. Non è andata, pazienza. Mi ritengo, comunque, una donna fortunata. Resta la soddisfazione di aver portato a termine una trasmissione difficile con ascolti dignitosi“.

L’ex volto de La Vita in diretta ha trovato rifugio nella seconda parte del pomeriggio festivo con “La prima volta” in onda alle 17,35. Il formato sta ottenendo ascolti tiepidi, anche se non disastrosi, ma la signora Gori si dice soddisfatta nel corso di un’intervista al settimanale Diva e Donna. Nel corso della chiacchierata rivela di aver fatto gli auguri alla Venier per questa nuova sfida ma si definisce molto diversa dalle colleghe: “Sono così come appaio. Dicono che sono algida, ma io sono una giornalista, non una donna di spettacolo. Non sarò mai come Mara Venier o Barbara d’Urso. Ho un’altra estrazione.

Un modo per rimarcare le differenze professionali, una frecciatina sembra arrivare anche quando il discorso si sposta sulle luci. La particolare “illuminazione” di Barbara D’Urso è da sempre motivo di presa in giro: “A Torino dove registro ci sono telecamere con una definizione pazzesca. Porca miseria, mi dico, sono invecchiata parecchio. Ma faccio buon viso a cattivo gioco. Non voglio avere addosso la luce circonfusa come la Madonna.”

Solo un malinteso? In realtà sull’argomento si era già espressa qualche mese fa in un’intervista a Vero usando lo stesso tono: “Lo so, so si vedono le rughe! Non mi faccio mettere un armamentario di luci come hanno loro, perché la mia faccia è questa e va bene così. Non posso apparire come la Madonna, non mi piacerebbe. Poi effettivamente le telecamere in HD sono impietose, ma pazienza”.

L'articolo Cristina Parodi lancia una “frecciatina” alle colleghe che usano troppa luce in studio: “Non voglio apparire come la Madonna! Si vedono le rughe e va bene così” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Politica
Lega, Maroni: “Obiettivo di Salvini è superare il centrodestra. Sarà leader sovranisti”. E sui fondi del partito non risponde
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 11:48:10 +0000

“L’obiettivo di Salvini è superare il centrodestra e diventare il leader dei sovranisti. Ce la farà”. Così Roberto Maroni, a Milano per la presentazione del suo libro, Il rito ambrosiano. L’ex presidente della Regione Lombardia, però, non risponde sulla gestione dei fondi del partito nel periodo in cui era segretario della Lega.

L'articolo Lega, Maroni: “Obiettivo di Salvini è superare il centrodestra. Sarà leader sovranisti”. E sui fondi del partito non risponde proviene da Il Fatto Quotidiano.

Ambiente & Veleni
Pfas, la testimonianza della dottoressa: “Operai con il seno, ma si vergognavano. L’acqua? Dopo 10 anni i primi problemi”
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 11:45:58 +0000

“Io non sono un guru, sono soltanto un medico di famiglia che opera nella provincia veneta. Ma certi fenomeni, nel contatto quotidiano con la gente e con i pazienti, non si possono non notare. E io li sto annotando in un quadernetto da più di dieci anni. E’ un metodo che ho imparato quando lavoravo in Etiopia con il Cuamm, dove, non essendoci supporti elettronici, ci avevano insegnato a tenere i registri cartacei. Qui, a Zimella, c’erano tante cose che non capivo, andamenti anomali di malattie, numero esagerato di aborti spontanei tardivi, ipertensioni gravidiche, tumori alla tiroide, decadimento cognitivo precoce”.

Elisa Dalla Benetta fa il medico di base in una delle tre frazioni di Zimella, Ulss 9 Scaligera, un paese di cinquemila anime in provincia di Verona. Siamo nel mezzo dell’Area Rossa A degli Pfas, che comprende i comuni serviti dagli acquedotti inquinati dalle sostanze perfluoroalchiliche, a valle di Trissino, nel Vicentino. La falda nel sottosuolo ha diffuso in un’area molto vasta il veleno presumibilmente prodotto dall’azienda Miteni. E’ un disastro ambientale che interessa potenzialmente almeno 300mila persone, per 90mila delle quali la Regione Veneto sta cercando di correre ai ripari con un piano sanitario.

Il racconto della dottoressa Dalla Benetta raccolto da ilfattoquotidiano.it è eccezionale, non per il suo valore di studio epidemiologico – che non è – ma proprio perché questo medico sentinella si è accorto delle anomalie, delle persone che si ammalavano e morivano, ben prima che l’inquinamento diventasse conclamato e oggi ne dà testimonianza. “Fino al 2013 io non sapevo nemmeno cosa fossero gli Pfas. Adesso che lo so, ho cominciato a capire”. E pochi giorni fa il professore Carlo Foresta dell’Università di Padova ha annunciato di aver dimostrato tutta la pericolosità degli Pfas per l’equilibrio ormonale, visto che l’organismo li scambia per testosterone, abbattendone l’effetto del 40 per cento.

Cosa ha capito dottoressa?

“Ad esempio che dopo dieci anni di consumo di acqua del rubinetto contaminata, cominciano a manifestarsi gravi problemi. Io stessa li ho sperimentati, purtroppo, sulla mia salute e sulla mia tiroide. Una signora trasferitasi in zona da Vicenza dieci anni fa, ha sviluppato un tumore alla tiroide. Lo stesso è accaduto a una mia paziente che arrivava da un paese extraeuropeo. Le mie erano piccole osservazioni di un medico, ma in linea però con la letteratura internazionale”.

Lo studio dell’équipe del professore Foresta dell’Università di Padova dimostra che gli Pfas interagiscono con gli ormoni, abbattono la produzione del testosterone, producono infertilità e causano tumori.

“Il professor Foresta, con cui sono in contatto da un anno, ha dimostrato scientificamente quello che noi medici di base notiamo ogni giorno. Ad esempio, se qualcuno va nel cimitero di Zimella trova le tombe di sette bimbi morti prematuri negli ultimi anni, quando dal 1960 al 2000 i casi analoghi erano stati solo 2. Sono tutti maschietti. Ma lo sa che vengono nel mio ambulatorio adolescenti che sono sessualmente confusi e pensano di essere gay? E’ l’effetto dei bassi livelli di produzione di testosterone sulla loro crescita in pubertà”.

Ma se è così, allora qualche effetto si dovrebbe riscontrare anche negli adulti, con fenomeni di femminizzazione.

“In ambulatorio io ho ricevuto ex pazienti della Miteni, persone con 15mila nanogrammi per litro, che stavano alla catena di produzione. Ho chiesto: quanti di voi si sono sposati e hanno fatto figli? ‘Pochi, molti non si sono nemmeno sposati’. A uno di loro ho chiesto se, quando erano in spogliatoio, non avesse notato colleghi con le mammelle… ‘E lei come fa a saperlo, dottoressa?’ mi ha risposto sbalordito. Gli ho spiegato che quello è un effetto delle alterazioni ormonali. ‘E’ vero, avevamo tutti le tette e ci vergognavamo’. Si tratta di un fenomeno comunque regressivo se si applicano dosaggi ormonali”.

L’opinione pubblica non sa, nessuno denuncia questi fatti.

“E’ per questo che non si può tacere. Per questo con le ‘mamme No-Pfas’ sono andata a Strasburgo a illustrare la situazione agli eurodeputati. Ma non è del tutto vero che i fatti non si conoscano. A Valdagno, ad esempio, lavora il dottor Vincenzo Cordiano, un oncoematologo, presidente dell’Associazione Medici per l’Ambiente – Isde, il primo che ha parlato dei rischi da Pfas, sostenendo che le sostanze interferiscono con la catena alimentare”.

Quest’ultimo è un argomento molto sottovalutato.

“Dovremmo domandarci quali siano gli effetti sulla produzione agricola e sull’allevamento, in una terra contaminata dagli Pfas. Le associazioni dei coltivatori diretti sono insorte perché il dottor Cordiano aveva sostenuto la necessità di interrompere la principale via di esposizione, quella alimentare. Possibile che queste cose le debbano dire i medici di famiglia?”.

E la sanità pubblica?

“Nel 2016 è stato effettuato un monitoraggio degli alimenti nella Zona Rossa, a cura della Regione Veneto. Sono stati effettuati prelievi di radicchio, patate, frutta e verdura in genere. Ma l’Istituto Superiore di Sanità non ha ancora pubblicato i dati. Perché questo ritardo? Servirebbe dare un’informazione georeferenziata, per sapere dove e da chi vengono prodotti gli alimenti inquinati. Quando il bubbone scoppierà, ci saranno forti ripercussioni economiche”.

Dovesse fare un elenco delle patologie da lei riscontrate?

“Livelli alti di colesterolo, obesità, disfunzioni alla tiroide, tumori ai testicoli, tumori ai reni, ipertensioni gravidiche, Alzheimer.

Una proposta per la Regione Veneto?

“L’abbiamo ripetuta in tutti i modi negli ultimi anni, ma non ci vogliono ascoltare. Dal 2010 i medici di famiglia sono telematici. Nella Zona Rossa ci sono 84 medici di base che ogni giorno esaminano la popolazione e producono un patrimonio enorme di dati, che restano lì, inutilizzati. Costituiscono uno zoccolo duro di informazione, basterebbe poco per portarli alla luce, ossia il lavoro di un informatico che consenta di estrarli e metterli a disposizione per capire di che cosa si ammalano le persone in queste aree. Novantamila pazienti seguiti per dieci anni dai medici di famiglia, costituiscono un tesoro unico di dati. Ma la Regione Veneto ha invece fatto il suo piano di sorveglianza come se i medici di famiglia non esistessero”.

Cosa dimostra questa storia?

“Che la salute va al contrario. Ci dicono di bere l’acqua del rubinetto, mentre dobbiamo bere acqua di bottiglia. Che i bambini vanno allattati al seno, ma è provato che la trasmissione degli Pfas avviene già con il latte materno. E che il cibo migliore è quello a ‘chilometro Zero’. Per sopravvivere, invece, dobbiamo, fare il contrario”.

L'articolo Pfas, la testimonianza della dottoressa: “Operai con il seno, ma si vergognavano. L’acqua? Dopo 10 anni i primi problemi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Blog
Manovra, e se il deficit fosse più basso? Facciamo un po’ di conti
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 11:39:45 +0000

di Guido Ortona*

Con l’assetto istituzionale attuale dell’Eurozona e i suoi vincoli è impossibile ridurre davvero il rapporto debito pubblico/Pil, a meno di continuare a far pagare il conto a salariati, pensionati e a tutte le fasce deboli del Paese. La discussione sulle scelte di politica economica del nostro Paese è caratterizzata da una curiosa asimmetria: tutti i giorni sui grandi giornali compaiono approfonditi articoli su cosa ci aspetta se violiamo le direttive delle autorità europee, ma non leggiamo mai di cosa ci capiterà se invece non le violiamo. Eppure le conseguenze di questa non violazione sono facilmente prevedibili, basta fare un po’ di conti. E sono tragiche.

Ecco i conti. Oggi il Pil italiano è di circa 1780 miliardi, il debito di circa 2330 (il 130,9% del Pil) e gli interessi che paghiamo su di essi di circa 65 (dico “circa” perché sono dati che si modificano continuamente, ma i calcoli che seguono restano validi per piccole variazioni). Assumo quanto segue, accettando i dati e le previsioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio: che il Pil cresca dell’1% all’anno; che il tasso di interesse medio sul debito rimanga costante (2,8%) e che l’inflazione sia dell’1,5% all’anno. Assumo anche che il deficit sia pari all’1,6% del Pil l’anno prossimo, all’1% quello dopo e allo 0,8% l’anno ancora dopo (quindi meno di quanto deciso dal governo, ma in linea con quanto avrebbe concesso l’Europa, anche se mugugnando).

Un po’ di calcoli, molto semplici, ci dicono che l’anno prossimo il Pil nominale sarebbe di 1825 miliardi, il debito di 2359 (il 131% del Pil), la spesa per l’interesse di 66. Di questi 66 miliardi, 29 verranno dal deficit (l’1,6% del Pil) e il resto – 37 – dall’attivo primario, cioè dalla differenza fra entrate fiscali e spesa pubblica diversa dal pagamento di interessi. L’anno dopo il Pil salirebbe a 1871 miliardi, il debito a 2378 (il 127% del Pil) e la spesa per interessi a 66.6 miliardi, di cui 47.6 da pagarsi con attivo primario e il resto (19) con nuovo deficit. L’anno ancora dopo il Pil passerebbe a 1916 miliardi, il debito a 2393 miliardi (il 124,8% del Pil), e gli interessi a 67, 15 dei quali sarebbero pagati dal deficit e 52 dall’attivo primario.

In questo scenario riusciamo a ridurre il rapporto debito/Pil, ma sotto due ipotesi non molto solide. La prima è che il tasso di interesse rimanga costante. Facile che non lo rimanga, e se non lo sarà è molto più facile che aumenti, piuttosto che diminuisca. Per tre motivi: la fine dell’acquisto di titoli da parte della Bce, la bassa crescita dell’economia rispetto a quella degli altri Paesi sviluppati, cosa che rende più appetibili altri investimenti, e il maggior rischio di default in caso di turbolenze sui mercati mondiali (da cui il famoso “spread”) dovuto alla bassa crescita. Sulla plausibilità di una crescita dei tassi di interesse, anche in assenza della politica del nuovo governo, l’Ufficio parlamentare di bilancio è d’accordo.

Tuttavia, per quanto sia azzardata la scommessa sull’andamento dei tassi, molto più rischiosa è quella sulla crescita dell’economia: è difficile che si possa crescere anche solo dell’1% sottraendo alla domanda interna 126.6 miliardi in tre anni (e continuando a sottrarli negli anni successivi). La debole crescita attuale è dovuta all’aumento delle esportazioni (e al loro effetto di attivazione), a sua volta dovuto non a un aumento di competitività ma al buon andamento del commercio mondiale, su cui non abbiamo alcun controllo e che (ancora ancora secondo l’Upb) sta probabilmente finendo.

Quando leggiamo che fonti autorevoli come l’Fmi o l’Upb prevedono, per esempio, che il Pil crescerà dell’1%, siamo indotti a pensare che sarà vero. Ma in realtà la previsione è molto incerta. Variazioni così piccole sono di solito all’interno del margine di errore statistico, ma soprattutto danno per scontato che siano giuste anche tutte le previsioni su tutti i fattori che possono influenzare quel valore. Vediamo allora cosa succederebbe se – per esempio – il tasso di interesse salisse al 3,5%, fermo restando tutto il resto.

Continua su economiaepolitica.it

*professore ordinario di Politica Economica (in pensione; già alle Università di Torino e del Piemonte Orientale)

L'articolo Manovra, e se il deficit fosse più basso? Facciamo un po’ di conti proviene da Il Fatto Quotidiano.

Attualità
Vittorio Sgarbi, chi è la sua assistente (che si rotolava con lui per terra) Paola Joara Camarco: “Io, adepta di una religione il cui Dio è lui”
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 11:31:45 +0000

Qualche giorno fa è diventato virale un video con Vittorio Sgarbi che si rotolava per terra in una stazione di servizio in compagnia di una sua collaboratrice. Il sito ViterboNews24 descriveva il sindaco di Sutri come “apparentemente ubriaco”, ipotesi smentita da Sgarbi che ha anche annunciato querela “essendo pressoché astemio, non avendo mai bevuto ed ebbro soltanto di libri”. La sua assistente si chiama Paola Joara Camarco, una ragazza di 22 anni che è praticamente diventata la sua ombra da circa tre anni e ora veste anche i panni di sua assistente parlamentare.

“Schiava di Sgarbi per affetto”, dice la ragazza torinese a La Zanzara: “Lui per esempio si toglie i calzini quando ha caldo ai piedi e io glieli rimetto. Non glieli tolgo, glieli metto, ma non puzzano mai. Non posso uscire la sera, e spesso dimentica come mi chiamo. Fa “Ohhh”, un ululato quando mi vuole chiamare e io capisco che è lui che vuole dirmi ‘Paola vieni qui’. E’ uno schiavismo, una dipendenza accettata. Faccio parte della famiglia. E’ come fosse una religione, sono un’adepta della religione il cui Dio è Sgarbi”.

Paola riceve ora uno stipendio come assistente parlamentare (“Ho lavorato più di Di Maio”, dice) e torna sulla discussa serata in autogrill raccontando la sua versione dei fatti: “Vittorio si è fermato perché dentro la stazione di servizio c’era una specie di biblioteca improvvisata, un mercatino di libri usati. E’ fatto così. Ha cominciato a sfogliare tutti i libri, uno per uno e dopo un’ora eravamo ancora lì. Il benzinaio ha fatto un video e poi è quello che avete visto. Siamo caduti e gli sono rotolata addosso.”

“E’ colpa mia, sono una pischella di 22 anni e abbiamo cominciato a scherzare. Non riusciva ad alzarsi perché peserà 90 chili. Tutto qui. Ubriaco? Ma quando mai, Vittorio è astemio e non ha mai toccato una droga in vita sua. Lo sanno tutti”, ha concluso la Camarco.

L'articolo Vittorio Sgarbi, chi è la sua assistente (che si rotolava con lui per terra) Paola Joara Camarco: “Io, adepta di una religione il cui Dio è lui” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Scienza
Tumori, il portale contro le bufale: in sei mesi oltre 50mila richieste di consigli
Data articolo:Sun, 18 Nov 2018 11:19:51 +0000

Il bicarbonato di sodio non cura il cancro. Neanche i clisteri di caffè, l’olio di cannabis o il miele. Lo zenzero non è diecimila volte più efficace di una chemioterapia. Non è un rimedio anticancro nemmeno il digiuno. Idem gli integratori. Né l’astinenza sessuale né gli eventi traumatici o lo stress provocano la crescita di cellule maligne. E un tumore una volta diagnosticato è impossibile che regredisca naturalmente. Contro le centinaia di bufale in oncologia che circolano nei blog e nei social network è nato il portale Tumore ma è vero che?, su iniziativa della Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica). Presentato al ministero della Salute lo scorso maggio, in quasi sei mesi ha registrato 150mila visitatori unici. E le mail con richieste di informazioni inviate al comitato scientifico di oncologi sono state oltre 50mila.

A scrivere non sono stati solo i pazienti e i loro familiari (il 27 per cento). “Nel 16% dei casi anche medici di famiglia e farmacisti – nota Fabrizio Nicolis, presidente della Fondazione Aiom – perché il tumore oggi sta diventando sempre di più una malattia cronica che coinvolge il personale sanitario sul territorio, non più soltanto lo specialista”. Il resto dei contatti, cioè la maggior parte, invece è arrivata da cittadini in cerca di consigli sulla prevenzione contro le neoplasie.

Gli italiani che sono caduti nella trappola delle fakenews in oncologia sono quasi nove milioni (fonte Censis). Gli oncologi hanno censito circa 400 bufale su presunte cure alimentari, oltre 175 sulle terapie alternative proposte da medici o sedicenti esperti, più di 160 sulle cause dei tumori e 85 sulla loro scomparsa naturale. E sul portale Tumore ma è vero che? smontano tutte le falsità con tanto di spiegazione scientifica e bibliografia. Dagli assorbenti interni cancerogeni al reggiseno con ferretto che causa il cancro al seno o le creme solari che sviluppano quello alla pelle.

“Non abbiamo ancora finito, ne abbiamo inserite una sessantina per ora e ne stiamo elaborando altre 27”, ci fa sapere Massimo Di Maio, direttore dell’oncologia dell’ospedale Mauriziano di Torino, a capo anche del comitato scientifico. “L’errore più frequente – continua l’oncologo – è sperare che esista una dieta magica contro il cancro oppure che eliminando lo zucchero o la carne rossa si possa guarire. O che la digiunoterapia sia miracolosa. Sbagliatissimo. Bisogna mangiare un po’ di tutto, senza esagerare con la carne, soprattutto quella alla brace o gli insaccati, massimo una o due volte la settimana. Il paziente deve essere forte per reagire alle cure”. La sezione più cliccata nel sito è proprio quella sull’alimentazione.

Le principali armi contro il cancro sono la chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia, le terapie ormonali, quelle mirate (terapie a bersaglio molecolare) e l’immuno-oncologia. Per ciascuno di questi approcci esiste una descrizione fatta dagli oncologi. Un altro errore molto diffuso, ci spiega Di Maio, “è pensare che la chemioterapia sia letale. Come ogni farmaco ha degli effetti collaterali ma assolutamente inferiori rispetto ai benefici. Se il malato muore pochi giorni dopo l’ultima dose di chemio significa che il medico non ha sospeso la terapia quando ormai per il paziente non c’era più niente da fare”. Tra le domande poste dagli utenti anche quelle sulle nuove molecole anticancro riportate negli articoli di giornale. “In realtà spesso si tratta di farmaci testati solo sui topi e non ancora sperimentati sugli uomini. Il lettore però crede di trovarli già in commercio. Oppure legge la notizia di una radioterapia di ultima generazione ma non sa che non funziona per tutti i pazienti”.

Tra i bollini rossi che identificano le fakenews spuntano anche i bollini gialli per le notizie parzialmente vere. Per esempio, l’associazione tra uso prolungato del cellulare e sviluppo di un tumore al cervello è definita possibile dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc): le evidenze sono limitate e gli studi ancora in corso.

L'articolo Tumori, il portale contro le bufale: in sei mesi oltre 50mila richieste di consigli proviene da Il Fatto Quotidiano.


Le notizie in prima pagina e notizie rilevanti di cronaca e di politica

Pronunce della Corte Costituzionale News Prima pagina ANSA News politica ANSA News Cronaca ANSA News Estero ANSA News video RAI attualità e politica News video LA7 attualità News prima pagina repubblica.it News Espresso News prima pagina da huffingtonpost.it Link Giornali e istituzioni News da affaritaliani.it News per gli amanti delle action figures News ilfattoquotidiano.it Tutte le news da fanpage.it Tutte le notizie da lettera43.it Video gallery da ANSA News Prima pagina GdS News da ilsole24ore.com News politica da linkiesta.it

Notizie molto utili: previsioni del tempo, bollettino della neve, scioperi, banconote false ecc.

Previsioni del tempo da meteoam.it Previsioni tempo ilmeteo.it centrometeoitaliano.it Guida giornaliera programmi TV News scioperi annunciati News banconote false Tossicodipendenza e droga Bollettino vigilanza meteo Protezione civile Bollettino della neve da dovesciare.it Scioperi trasporto pubblico Recensioni action figures News per gli amanti delle action figures RAI SPORT in diretta