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News da ilfattoquotidiano.it

#ilfatto #ilfattoquotidiano

'ndrangheta
Afragola, per Salvini selfie con l’assessore Acri, moglie di un imputato per concorso esterno
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 10:57:11 +0000

Un selfie con la moglie di un indagato per concorso esterno con la ‘ndrangheta con la quale gestisce centri di accoglienza per migranti. Tutto in una foto. Anche ad Afragola il ministro dell’Interno Matteo Salvini non ha perso occasione per fare alcuni scatti con gli amministratori locali con i quali ha discusso sul tema dell’emergenza racket. Tra i tanti ce n’è uno particolare. È quello con Cristina Acri, l’assessore comunale di Afragola a cui il sindaco Claudio Grillo ha affidato le deleghe alla pubblica istruzione e alle politiche giovanili.

Un selfie che però rischia di trascinare nell’ennesima polemica il ministro che in Calabria, nei mesi scorsi, ha dichiarato che “la ‘ndrangheta fa schifo”. Con ogni probabilità Salvini non sapeva delle relazioni particolari e infatti, tutto sorridente il ministro dell’Interno compare in una foto mentre stringe la mano all’assessore Acri. Il marito, Aniello Esposito, è coinvolto in una storia legata al business dell’immigrazione. Una storia che gli è costata l’accusa di concorso esterno con la ‘ndrangheta. Lo scorso anno Esposito è stato arrestato dal gip di Catanzaro (oggi è libero, ndr) e rinviato a giudizio su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Secondo la Procura “risulta legato alla criminalità organizzata crotonese, con la quale gestisce centri di accoglienza per migranti stranieri”.

Aniello – scrivono i pm nel capo di imputazione – avrebbe fornito “un contributo volontario e consapevole all’esecuzione del programma criminoso. Infatti, gestiva (assieme ad altri indagati, ndr) la “Casa di Cura Clinica Sant’Antonio”, cioè una casa d’accoglienza per minori non accompagnati, in modo confacente agli interessi della consorteria”.

In sostanza, secondo la Dda di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri, il marito dell’assessore “concludeva una serie di contratti per l’acquisto di merci e fornitura di servizi con imprese controllate dalla cosca cirotana, delle quali, inesorabilmente aumentava il fatturato”. Come se non bastasse, sempre Aniello Esposito “metteva a disposizione del sodalizio le sue influenze in ambito istituzionale, anche al fine di tentare di influenzare gli esiti di un Procedimento di Misura di Prevenzione personale pendente presso la Suprema Corte di Cassazione”.

Leggendo le carte dell’inchiesta “Stige”, la “pacchia” a Cirò non era per i migranti ma per chi ne organizzava l’accoglienza. Tanto che Esposito a marzo dovrà comparire davanti al Tribunale di Crotone con l’accusa di avere “consapevolmente offerto alla cosca un contributo determinante per l’attivazione e gestione del centro di accoglienza a Cirò, negli anni 2014-2015. In favore dei sodali cirotani si era del resto sistematicamente speso, mettendo a loro disposizione le proprie entrature politiche e amministrative in Calabria come a Roma, senza le quali la cosca non avrebbe potuto attivare il centro di accoglienza migranti presso la “Casa Sant’Antonio” e, soprattutto, introitare nella ‘bacinella’ ingenti erogazioni pubbliche a copertura degli asseriti costi di gestione”.

di Vincenzo Iurillo e Lucio Musolino

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Attualità
Quattro Ristoranti, “bombardata” da recensioni negative: Tripadvisor “chiude temporaneamente” la pagina del ristorante vincitore Arcadia
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 10:50:34 +0000

Vince ai Quattro Ristoranti di Sky, gli haters la tempestano di false recensioni e TripAdvisor le sospende il profilo. È accaduto nelle scorse ore all’Osteria Arcadia di Santa Giulia (piccolo paesino di Porto Tolle) vincitrice della puntata dell’8 gennaio 2019 del programma di Alessandro Borghese che ha visto concorrere quattro locali dell’area del Delta del Po. Troppe le recensioni inventate su Tripadvisor che hanno invaso in pochi giorni la pagina dell’osteria gestita da tre generazioni dalla famiglia di Pamela Veronese.

La donna che ha partecipato al programma, durante la puntata registrata parecchi mesi fa, aveva dato voti molto bassi ai concorrenti avversari (il meccanismo dei “Quattro ristoranti” è votarsi a vicenda e poi ricevere la votazione risolutiva di Borghese ndr). E questo, secondo molti commentatori, sarebbe stato l’elemento scatenante per gli haters da tastiera. Marialuisa Coppola de la Marinetta, Gino Pizzoli de “Il Canarin” e Manuela Roncon de “La Palafitta”, rispettivamente secondo, terzo e quarto classificato alla trasmissione dell’8 gennaio, avevano subito il colpo con signorilità e non, come sta accadendo in molte puntate dei Quattro Hotel (stesso format ma con le strutture alberghiere al centro della gara e lo chef Bruno Barbieri giudice finale) con i proprietari degli alberghi che se le “dicono” di santa ragione.

“A causa di un evento recente che ha attirato l’attenzione dei media e causato un afflusso di recensioni che non descrivono un’esperienza in prima persona, abbiamo temporaneamente sospeso la pubblicazione di nuove recensioni per questo profilo”, c’è scritto sulla pagina TripAdvisor dell’Arcadia. “Se hai avuto un’esperienza diretta presso questa struttura e vuoi lasciare un contributo, riprova a breve. Non vediamo l’ora di ricevere la tua recensione”. Recentemente un altro ristoratore veneto, Davide Bovolato della Gourmetteria di Padova aveva dichiarato di aver subito “un enorme danno di immagine” da QuattroRistoranti. Questa volta, secondo Bovolato, la protesta non derivava dall’essere arrivati quarti, ma da come nelle versione andata in onda della puntata erano state montate le sequenze che riguardavano la Gourmetteria.

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Loft
Balle Spaziali, Travaglio smonta le fake news della settimana: è vero che ci vuole garantismo verso Cesare Battisti?
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 10:44:24 +0000

Non si esulta per la cattura di Cesare Battisti, ci vuole garantismo nei suoi confronti, forse è stato condannato ingiustamente: sarà vero? Il primo novembre 2018, il Corriere della Sera titolava a tutta prima pagina: “Ue, pronta la procedura contro l’Italia: attesa la decisione il 21 novembre”. Era vero o no?

Questa settimana Marco Travaglio smonta due fake news per il 17esimo appuntamento della seconda stagione di Balle Spaziali, un programma realizzato in esclusiva per la piattaforma tv Loft (www.iloft.it e app Loft). Su piattaforma e app di Loft sono disponibili, sempre in abbonamento, anche le altre puntate.

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Attualità
Claudio Baglioni e Matteo Salvini, pace fatta: una telefonata giovedì scorso
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 10:38:02 +0000

Pace fatta tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e Claudio Baglioni. La “bagarre” era cominciata durante la conferenza stampa di presentazione dell’atteso Festival di Sanremo, durante la quale il direttore artistico aveva espresso la sua posizione sul tema migranti: “Se non fosse drammatica la situazione di oggi, ci sarebbe da ridere. Ci sono milioni di persone in movimento, non si può pensare di risolvere il problema evitando lo sbarco di 40-50 persone, siamo un po’ alla farsa. Credo che le misure prese dall’attuale governo, come da quelli precedenti, non siano assolutamente all’altezza della situazione”. E la risposta di Matteo Salvini non si era fatta attendere: “Baglioni? Canta che ti passa, lascia che di sicurezza, immigrazione e terrorismo si occupi chi ha il diritto e il dovere di farlo”. Ora l’Adnkronos fa sapere che il vicepremier e il conduttore si sarebbero sentiti al telefono giovedì scorso e avrebbero “fatto pace”. Chissà se questo clima di “ritrovata serenità” verrà mantenuto anche durante la settimana del Festival…

 

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Attualità
Kesha, la popstar si mostra senza trucco e invita ad accettarsi. Dopo Vanessa Incontrada (“attaccata” per via di questa scelta), in tante scelgono un look naturale
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 10:25:48 +0000

Qualche giorno fa, una bellissima foto di Vanessa Incontrada aveva attirato le critiche di un hater  in particolare che l’aveva definita “piena di lentiggini, macchie e rughe” scatenando la reazione dei tanti fan della conduttrice e attrice. Vanessa si mostrava infatti “al naturale”, al mare, senza trucco. Ora la stessa cosa la fa la popstar Kesha che con una foto postata su Instagram dove mostra con fierezza tutte le sue lentiggini senza un filo di trucco e parla di amarsi per quello che si è, anche con i propri difetti e senza per forza doversi dimostrare impeccabili. Il gesto di Kesha ricorda molto quello di Christina Aguilera che si era fatta immortalare sulla cover di Paper Magazine bellissima, al naturale e con le sue lentiggini. Lentiggini mostrare anche da Meghan Markle che sceglie sempre un look acqua e sapone.

 

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this year my resolution is to love myself… just as I am, all fucked up and imperfect and whatever else.  And to let my freckles liiiiiiiive 🛸🛸💃🏼💃🏼💅🏻💅🏻💅🏻

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#TBT @HollywoodReporter 💖

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Tutto molto bello😊 Besitos Amigos 😙🦋

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Cronaca
Afragola, 8 bombe in 22 giorni: la nuova strategia del terrore dei clan. “Ordigni prima delle estorsioni. Abbiamo paura”
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 10:10:56 +0000

Otto bombe in 22 giorni contro piccole e medie attività commerciali. I cittadini per lo più si tengono alla larga dalle telecamere. Non c’è molta voglia di commentare l’escalation che ha portato Afragola, comune di 70 mila abitanti circa, sotto i riflettori nazionali per un record di ordigni, di fattura per lo più artigianale, fatti esplodere all’indirizzo di negozi, pizzerie e rivendite di cellulari. “La paura la devi combattere, perché l’unica fonte di guadagno è questo lavoro, quindi devi imparare a convivere con la paura”. A parlare è Maurizio Invigorito, uno che di episodi di criminalità ne sa abbastanza. E’ il titolare di una tabaccheria che ha subito 12 rapine negli ultimi due, tre anni. Anche lui assicura che nonostante atti predatori commessi per lo più da “cani sciolti”, era da tempo che non si vedeva una tale violenza. Tutti confermano che il boato sia stato così forte da essere udito anche nei comuni limitrofi. “E’ chiaramente un segnale – racconta Padre Ciro Nazzaro, parroco del Rione Salicelle, un quartiere popolare, roccaforte dei clan per ogni genere di attività illecita – anche l’orario in cui sono esplosi alcuni ordigni è particolare, perché è un orario in cui ancora c’è gente per strada”. I commercianti a cui hanno fatto saltare in aria le saracinesche invece non hanno voglia di commentare. Assicurano di non aver mai ricevuto alcuna richiesta di racket.

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Attualità
Sanremo 2019, polemica sui compensi. Fiorello: “Perché la gente si indigna? Baglioni porta soldi alla Rai. Indignatevi per chi non paga le tasse”
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 10:08:47 +0000

A due settimane dal debutto della 69° edizione del Festival di Sanremo fioccano notizie e polemiche. Anche quest’anno la gara si arricchirà con la serata dedicata ai duetti, quella del venerdì tra novità e ritorni sul palco dell’Ariston. I vincitori dello scorso anno Ermal Meta e Fabrizio Moro duetteranno rispettivamente con Simone Cristicchi e Ultimo. Manuel Agnelli affiancherà Daniele Silvestri mentre l’etoile Eleonora Abbagnato e Bungaro, lo scorso anno in gara con Ornella Vanoni, saranno sul palco con Francesca Renga. Duetto con Syria per Anna Tatangelo, Loredana Bertè si affiderà a Irene Grandi.

Non solo cantanti, Beppe Fiorello intonerà “L’ultimo ostacolo” con Paola Turci mentre Neri Marcorè si esibirà con Nek in “Mi farò trovare pronto”. Brunori Sas per gli Zen Circus, Rocco Hunt per i BoomDaBash, Guè Pequeno con Mahmood e per concludere Paolo Jannacci con Enrico Nigiotti. Mancano all’appello dodici duetti che saranno resi noti nei prossimi giorni. A margine dell’appuntamento con la stampa per l’ascolto dei brani Claudio Baglioni ha ufficializzato anche i conduttori del Prima Festival, in onda dal red carpet dell’Ariston dal 4 al 9 febbraio.

Saranno gli attori Simone Montedoro e Anna Ferzetti, quest’ultima moglie di Pierfrancesco Favino, conduttore dell’edizione 2018 del Festival. Agli ospiti già annunciati si aggiungeranno anche Eros Ramazzotti e Luis Fonsi, famoso per la hit Despacito, come anticipato dal sito di Davide Maggio la loro presenza è prevista per sabato 9 febbraio quando dovrebbero esibirsi in duetto sulle note di “Per le strade una canzone”. Come tradizione anche questa volta si è accesa la polemica sui compensi dei conduttori, secondo il Corriere della sera di 700 mila euro per Baglioni, 450 mila euro per Bisio e 350 mila per Virginia Raffaele, per gli ultimi due con la volontà di ritoccarli al ribasso.

La Rai in una nota stampa ha smentito le cifre riguardanti il direttore artistico parlando di un compenso di 585 mila euro. Intanto Fiorello è sceso in campo per difendere i colleghi: “Perché i giornali e la gente si indignano con i conduttori del Festival di Sanremo Claudio Baglioni, Claudio Bisio e Virginia Raffaele per i compensi? E perché non ci si indigna allo stesso modo verso i delinquenti che rapinano, per quelli che non pagano le tasse (e quindi rubano soldi ai contribuenti) o per i politici che mangiano con le mazzette sulle opere pubbliche?”.

Lo showman siciliano ha poi aggiunto: “Se Baglioni porta tantissimi soldi alla Rai, come ha già dimostrato l’anno scorso, guadagna questo […] A quelli che si indignano, vorrei dire che Baglioni ha una carriera di anni e anni. Tutti i personaggi partono da zero e poi alcuni ce la fanno […] L’artista lo fai se hai talento, come Baglioni, Bisio e Raffaele che oggi guadagnano soldi, mica li rubano. Ma vengono messi sulla pubblica piazza e martoriati, vituperati, lapidati dalla gente che guarda e si indigna”.

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Blog
Tommaso Primo, il nuovo album è pura fantascienza. E mescola Napoli, Dragonball e supereroi
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 10:01:16 +0000

“Non è un disco per tutti, soprattutto in questa società dove l’ultimo flirt della showgirl di turno, i deliri dei politici, i video dei blogger che giocano ai videogiochi o si cagano addosso tolgono spazio e interesse alla complessità, alla ricerca, alla sensibilità”. Tommaso Primo parla del suo secondo album, 3103 (Arealive – Fullheads / Warner). Un disco che racconta un futuro immaginario in cui l’uomo è costretto a lasciare la Terra.

“Il pianeta – continua il cantante – fra disastri ambientali e guerre termonucleari è diventato ormai inadatto alla sopravvivenza: si parte verso l’ignoto, ma prima di salire sull’astronave ricordi e sentimenti affollano le menti di chi sta per lasciare per sempre la propria casa”. Il giovane cantautore napoletano è una delle voci più belle e delle penne più interessanti della nuova scena partenopea. Ha il coraggio di sperimentare e spingersi oltre, il coraggio di chi è alla ricerca continua di un’identità.

3103

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3103 è un caleidoscopio di suoni, colori e concetti in cui si trova l’eco di tutto il Neapolitan power a partire dalla bellissima Cassiopea, che su atmosfere danieliane racconta l’esodo dei terrestri alla ricerca di nuovi pianeti sulle ali della “melodia fantasy”. L’album mescola il tropicalismo brasiliano e il soul americano calandolo nel pentolone del sound napoletano, un big bang, come l’omonima canzone, da dove fuoriescono supereroi e mostri, per ricordarci che invertire la rotta non è solo possibile, ma necessario.

Com’è nato questo concept album?

Sono sempre stato un sostenitore dell’immaginario futuristico/spaziale, ma la scintilla che ha dato vita al tutto, il momento esatto in cui ho detto “Si, lo faccio”, è stato dopo aver letto la notizia dell’allarme dato dalle Nazioni Unite, qualche anno fa, dove si comunicava all’umanità che a marzo 2016 si stavano già utilizzando le risorse alimentari del 2017 e che con il passare degli anni, se non si fosse messo un freno al consumismo scellerato di cui l’essere umano è colpevole, la forbice sarebbe addirittura aumentata. Ho provato dunque a immaginare il futuro, descrivendone un periodo terrestre e uno astrale con Cassiopea, la canzone che descrive il viaggio, a fare da spartiacque.

Un album fantascientifico. Qual è il tuo background?

Dal tropicalismo a Dragonball, dai supereroi alla margherita con bufala, dalle classiche napoletane alle sigle dei cartoni animati giapponesi, passando per gli Oliver Onions, Odissea nello spazio, Pino Daniele e il realismo magico. Schizofrenia culturale, in un album dove ogni brano appartiene a un genere diverso, un po’ come gridare al mondo: “la vostra monotonia ha rotto le palle”!

Cosa pensi della nuova scena cantautorale napoletana di cui fa parte?

È solo una delle numerose scene che nascono in città, di sicuro è quella in cui mi ci trovo meglio. Tutto quello che si è conquistata lo ha fatto con le proprie forze, senza l’aiuto di investimenti milionari e senza fare da colonna sonora a serie televisive. È la voce di una parte di popolo, forse piccola ma quella che più mi piace, viva e intelligente, umile e laboriosa. Si fa spazio fra mille mortificazioni e a volte inciampa nei marchingegni della burocrazia locale, è spinta poco ma ha la fortuna di avere un pubblico resistente che le permette di vivere di musica ed è già tanto.

Cosa manca per fare il grande salto?

Investimenti economici e riflettori accesi, spazi dove potersi esibire visto che ce ne sono sempre meno, confronto e maggiore diffusione. Un album che in chiave fantasy tratta diversi temi sociali.

Cosa ti spinge a trattare questi temi?

A volte il fantasy racconta la realtà mostrandone sfumature nascoste: evidenzia le supposizioni, per esempio, e mette in evidenza una morale. Cosa mi spinge a trattare temi sociali? La necessità! Viviamo nell’epoca dell’osannazione del nulla, dell’imbambolimento delle masse, dei cervelli spenti e del disprezzo degli ultimi. Stiamo subendo un processo d’imposizione del pensiero e mettiamo il successo individuale sopra ogni altra cosa (“Ego ha travolto Ecos, molesta idea di felicità”) perché consideriamo il riscatto materiale e personale l’unica fonte di benessere, annullando ogni minimo residuo di idea di comunità. Ci sono marche ovunque, anche dove non dovrebbero esserci, e stiamo consegnando il mondo nelle mani di pochi che prenderanno scelte al posto nostro. Non è assolutamente il tempo per stare in silenzio, bisogna dire la propria con coraggio e cercare assolutamente il confronto e il dialogo con il prossimo, dovremmo essere più umani e discutere di presente e futuro. “Restare umani”, diceva Vittorio Arrigoni. Che invito meraviglioso.

Chi è il superman napoletano?

La leggenda del Superman napoletano è l’unico brano del disco ambientato a Napoli. È stato scritto qualche anno fa ed è stato decisamente premonitore sull’attuale situazione politica e sociale italiana, tanto da annusare la crescita esponenziale della Lega Nord quando il Carroccio era solo al 4% delle preferenze. È una canzone che prende in giro i cliché – vecchi e nuovi, reali e irreali – che “affliggono” la nostra città, combattuti da un supereroe dagli abiti raccattati e con un fisico da sollevatore di forchette. C’è un significato profondo però fra i suoi versi di matrice ironica, ovvero l’elogio all’uomo comune che in questa Metropolis (per citare il celebre fumetto), dove il lato oscuro e il lato buono della forza sono perennemente in conflitto, cerca di farsi strada sfuggendo ai tranelli nascosti dietro ogni angolo, con volontà, intelligenza, dedizione e lealtà.

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Attualità
Mara Maionchi ed Enrico Nigiotti firmano i bigliettini dei Baci Perugina. Lei: “Un bacio è la virgola rosa tra le parole: ciao, io esco”
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 10:00:10 +0000

Un bacio è la virgola rosa tra parole: ciao, io esco“. “L’amore parla con i baci”. Due frasi d’amore, una molto ironica, l’altra romantica. A scriverle sono statirispettivamente Mara Maionchi ed Enrico Nigiotti che sono i due nuovi autori dei bigliettini dei Baci Perugina edizione San Valentino. Oltre trenta pensieri dei quali 25 scritti a quattro mani e sei scritti da Mara: “I miei biglietti rispecchiano la mia personalità, mentre Enrico è più sentimentale. In amore è salutare ridere”, ha detto la giudice di Italia’s got Talent. Per il cantautore invece essere stato scelto per questa iniziativa  è “una soddisfazione: scartavo i Baci e leggevo sempre quelle frasi da bambino. Ora ne faccio parte”.

 

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Banane, tra potassio e cure anticancro. Due bufale da sfatare
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 10:00:06 +0000

Quando si parla di potassio si indica sempre la banana come la regina degli alimenti. Vero? In realtà, non è l’alimento più ricco del prezioso sale minerale. È bene dunque sapere che 100 grammi di banana ne contengono circa 350 milligrammi, quota che non pone il frutto sullo scalino più alto di un’ipotetica classifica. E così, nonostante le continue smentite da parte della scienza dell’alimentazione, i consumatori rischiano di credere nell’ennesima leggenda metropolitana.

Non a caso quando si hanno crampi per un’attività sportiva molto intensa – come quella dei runner – pressione alta o problemi di circolazione si raccomanda di consumare due banane al dì. E poi ci sono i fanatici per i quali la banana può risolvere ogni tipo di male. Così ci si sente raccontare che è un frutto insostituibile per tenere lontani i dolori muscolari, l’emicrania, i cali di concentrazione. Qualcuno la consiglia anche per l’unghia incarnita! Sempre per la solita storia del potassio.

Il potassio è di fatto un sale minerale indispensabile per il nostro organismo: agisce sul controllo della contrattilità muscolare, è alleato del sistema nervoso e aiuta a mantenere i valori corretti della pressione sanguigna. Ma “il vero responsabile della falsa credenza è l’indimenticabile campione di tennis svedese, Björn Borg, che nella pausa delle partite si faceva inquadrare dalle telecamere mentre mangiava due banane. Eppoi, anche se è vero che le banane contengono il prezioso potassio, al confronto con altri prodotti si collocano al nono posto”, ricorda il professor Giorgio Calabrese, noto nutrizionista. Gli spinaci crudi, seguiti da rucola e cavolini crudi, ma anche da kiwi, grano saraceno, noci, olive nere, indivia, finocchi hanno la leadership tra ortaggi e frutta fresca e secca. Leader assoluti per il potassio, infine, sono i pistacchi.

Le leggende sulle banane non si fermano però al solo potassio. Qualche anno fa sul web cominciò a circolare la storia, ampiamente smentita anche se in molti continuano a crederci ancora oggi, che nelle banane mature fosse contenuto un “fattore di necrosi tumorale”. In pratica, si raccomandava di portarle a piena maturazione e, appena sulla buccia comparivano le inevitabili macchioline marroni, mangiarle. La ragione? In questa fase avrebbero la capacità di contrastare e combattere le cellule cancerose. E per dare validità a questa bufala si citava una fantomatica ricerca giapponese. Che esiste davvero.

Il riferimento è allo studio – che non ci risulta sia stato mai pubblicato su riviste scientifiche autorevoli – di due ricercatori giapponesi, Haruyo Iwasawa e Masatoshi Yamazaki, della facoltà di scienze farmaceutiche dell’Università di Teikyo. I due scienziati però non fanno mai riferimento al fattore di necrosi tumorale. In parole povere, le banane sono totalmente prive di questa sostanza. Anzi, le banane, a partire dal loro grado di maturazione, possono racchiudere una quota più o meno elevata di serotonina e dopamina, due ormoni che stimolano l’attività dei macrofagi. Anche in questo caso, però, siamo in presenza di un effetto limitato che, di certo, non può essere in alcun modo considerato una “cura”. La morale? Se proprio volete mangiarvi qualche banana, ce ne sono in commercio da agricoltura biologica o dal commercio equo e solidale: contengono vitamine e sali minerali, come tanti altri alimenti che sono alla base di un regime alimentare adeguato.

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Cronaca
Sesto S. Giovanni, antifascisti in piazza contro convegno Casapound: “Sindaco concede spazio? Offesa alla storia”
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 09:49:15 +0000

Si sono ritrovati in piazza della Resistenza i comitati antifascisti di Sesto San Giovanni e di molte altre città lombarde, uniti contro la decisione del Sindaco Roberto Di Stefano reo di aver autorizzato un convegno organizzato da Casapound presso Lo Spazio Arte del comune meneghino.  Fra i presenti alla manifestazione, anche il deputato Pd Emanuele Fiano, che ha definito “un’offesa alla storia” del nostro Paese la decisione del sindaco Di Stefano. “Il presidente Conte ha detto che si percepisce un aumento della forza della discriminazione. Che si sveglino tutti, quando la storia si ripete una seconda volta è tragica”. A parlare dal palco anche Carla Nespolo, Presidente nazionale Anpi. “Non si va al governo di un comune per comandare, ma per rispettare, prima di tutto la democrazia e la costituzione. Va sconfitto il razzismo, che rappresenta la base e il brodo di coltura di ogni fascismo”

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Il digitale ha cambiato la politica. Ma spesso è usato come arma di propaganda
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 09:48:18 +0000

In quest’era di grandi cambiamenti tecnologici e sociali, anche i partiti politici stanno cambiando. Ma in meglio o in peggio? In Italia con il Movimento 5stelle abbiamo uno degli esempi più controversi di una nuova tipologia di partito, che nel mio nuovo libro The Digital Party: Political Organisation and Online Democracy descrivo come il “partito digitale”. Una forma-partito vista in tante altre formazioni sorte negli ultimi anni, come Podemos in Spagna, i Partiti Pirata nel Nord Europa e il partito di Jean-Luc Melenchon, France Insoumise.

Si tratta di “partiti digitali” non solo perché hanno fatto dei social media, delle loro pagine Facebook, account Twitter e canali YouTube la loro principale cassa di risonanza. Ma anche perché hanno creato le loro “piattaforme partecipative”, ambienti on line in cui i membri sono invitati a partecipare in discussioni e votazioni su candidati e scelte strategiche.

In Italia si è parlato molto della piattaforma Rousseau del Movimento 5 stelle, descritta dagli attivisti come una sorta di “cervello digitale” o “sistema operativo” del Movimento, in cui si tengono discussioni e votazioni su espulsioni, candidati e scelte politiche. Molti altri movimenti hanno creato simili piattaforme. Podemos ad esempio ha un portale chiamato Participa, dove i membri possono partecipare a discussioni e votare in primarie e referendum.

La promessa di queste piattaforme partecipative è rendere la vita interna dei partiti più democratica, aperta e trasparente: più simile all’esperienza interattiva dei social media, eliminando ove possibile tutte le intermediazioni della forma-partito tradizionale. Il fatto è che dietro queste promesse si cela spesso la realtà di una democrazia pilotata, in cui ai membri/utenti vengono offerte scelte limitate su opzioni che sono già state decise a tavolino.

Nel caso dei 5stelle e della piattaforma Rousseau ci sono prima di tutto palesi problemi tecnici. Rousseau usa un sistema informatico pasticciato, che infatti è stato bucato ripetutamente dagli hacker e basato su codice proprietario, il che significa che nessuno esterno all’organizzazione sa esattamente come funziona il sistema. Inoltre fa ricorso solo eccezionalmente a enti esterni di verifica del risultato delle votazioni, il che significa che non c’è certezza sui risultati. E non si sa neppure quanti siano effettivamente gli iscritti alla piattaforma: da mesi ormai la fondazione Rousseau non fornisce dati ufficiali al riguardo.

Ma oltre a queste falle di sistema, ciò che è preoccupante è il modo in cui le votazioni sono state usate come arma propagandistica per mostrare all’esterno l’immagine di una base compatta a sostegno dei vertici. Eccetto due occasioni, tra cui il referendum del 2014 per abrogare il reato di immigrazione clandestina, in cui la base votò contro il parere di Beppe Grillo e Casaleggio senior: le consultazioni interne hanno visto maggioranze bulgare a favore dell’opzione preferita dai vertici del partito. Come nel caso delle primarie del candidato primo ministro in cui Luigi Di Maio ottenne l’82% dei voti; o come successo con il referendum interno sul patto con la Lega approvato dal 94% dei partecipanti. Anche Podemos ha manifestato una simile tendenza, come visto nel caso della recente rielezione di Pablo Iglesias come candidato primo ministro nelle prossime elezioni, in cui il fondatore e leader di Podemos era l’unica persona in lizza.

Questi e altri episodi dimostrano come spesso, dietro la promessa di una maggiore democrazia supportata dalle nuove tecnologie, si celi la realtà di una democrazia plebiscitaria e verticista, per certi versi peggiore della democrazia interna dei partiti tradizionali. È vero che, con le loro sperimentazioni, formazioni come i 5stelle hanno messo in luce le grandi potenzialità della democrazia digitale. Ma fino ad ora i 5stelle, così come altri partiti digitali, non hanno realizzato veramente tali potenzialità. Piuttosto hanno usato la democrazia digitale come una risorsa propagandistica e uno specchietto per le allodole, per far credere ai propri membri di avere voce in capitolo, quando in realtà le scelte importanti venivano prese dai vertici.

Non c’è quindi da sorprendersi se il livello di partecipazione alle consultazioni on line è in stasi o declino sia nei 5stelle che in Podemos. Solo adottando regole chiare, trasparenza, autonomia di chi gestisce la piattaforma e le consultazioni rispetto a chi ha ruoli di potere nel partito si potrà ridare fiducia alla democrazia digitale all’interno dei nuovi movimenti dell’era digitale. Lo faranno?

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Politica
Reddito, scontro social tra Boschi e Di Battista: ‘Io radical chic? Resto contraria’. Lui: ‘Vallo a dire alle cene da 6mila euro’
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 09:41:34 +0000

“L’atteggiamento radical chic rappresenta la loro morte politica”. Così Alessandro Di Battista nel pomeriggio di venerdì aveva commentato il tweet di Maria Elena Boschi in cui evocava il successo de Lo Stato Sociale “Una vita in vacanza” per criticare il reddito di cittadinanza. Un manifesto del referendum contro i poveri che le opposizioni, capitanate proprio da alcuni esponenti del Pd, voglio già lanciare per abrogare il provvedimento che ha appena ricevuto il via libera dal consiglio dei ministri. L’ex ministra delle Riforme ha replicato: “Di Battista dice che io sono radical chic. Invece andare sei mesi stipendiato dal Fatto Quotidiano (a proposito: quante borse si comprano con lo stipendio pagato dal Fatto?) in giro per il mondo a farsi selfie come lo chiamiamo? Dovete rassegnarvi: c’è anche chi non la pensa come voi”. Nei commenti è arrivata la risposta dell’ex deputato M5s: “Carissima Maria Elena, in Centro America sono andato a lavorare (verbo sconosciuto per la figlia di un banchiere) e se non vuoi ricevere critiche certe scemenze non le scrivere su Fb, sussurrale dolcemente a Briatore e Tronchetti Provera durante le cene da 6.000 euro a tavolo”, ha scritto Di Battista, ricordando la sua presenza all’evento organizzato dall’associazione Fino a prova contraria. La deputata Pd ha voluto ancora rispondere: “Io ho sempre lavorato come avvocato e ho pagato le tasse. Attività che spero non ti suoni sorprendente, considerati i precedenti delle tue aziende”.

Il botta e risposta su Facebook
“Per me il reddito di cittadinanza è un errore. Lo scrivo. E inizia il manganello mediatico ispirato da Dibba e dai suoi. Commenti volgari, insulti, offese”, si lamenta Maria Elena Boschi nel suo post. “Si può ancora esprimere un’opinione – continua – o è già ufficialmente vietato dal Sacro Blog? Io nel dubbio continuo a dire la mia senza paura e senza incertezze”. La replica di Di Battista è punto su punto: “Ti ricordo – scrive – che ho restituito 260.000 euro del mio stipendio da parlamentare e 43.000 euro di assegno di fine mandato”. “Sai quante Birkin o Kelly da Hermes ci si comprano? Circa 32! 32, più o meno come i voti che vi sono rimasti”, risponde ancora alla domanda della deputata Pd “quante borse si comprano con lo stipendio pagato dal Fatto?”. Poi Di Battista conclude: “A te questi 260.000 euro sono rimasti in tasca, quindi fai spazio nell’armadio!”.

“Carissimo Alessandro – scrive allora Boschi in un nuovo post – io ho sempre lavorato come avvocato e ho pagato le tasse. Attività che spero non ti suoni sorprendente, considerati i precedenti delle tue aziende. Quanto a mio padre: sono molto fiera di non avere un padre fascista“.  “E la correttezza di mio padre è stata riconosciuta nei Tribunali che – a differenza della vostra squallida gogna mediatica – hanno ancora valore in una Repubblica Democratica”, prosegue la deputata Pd. “Aspetto di conoscere la tua dichiarazione dei redditi dopo i soldi che hai ricevuto dal Fatto Quotidiano per il tuo lavoro di giornalista in Centro America: la mia la trovi online. E coi nostri 32 voti faremo opposizione a chi vuole riportare l’Italia in recessione, come nel tuo amato Venezuela”, conclude Boschi.

Il tweet di Meb e il motoscafo di Renzi
Già venerdì Meb, come si fa chiamare su Twitter, aveva ricevuto le critiche de Lo Stato Sociale. La band bolognese protagonista dell’ultima edizione di Sanremo non ha gradito la citazione del loro successo accostata al reddito di cittadinanza e ha scelto di replicare, sempre con un tweet: “Noi preferiamo la piena automazione o un reddito di cittadinanza vero, non l’ennesimo sussidio di disoccupazione. Venite a cena con noi invece che con i leghisti per parlare di cose realmente di sinistra”. Anche in questo caso il riferimento è alla serata passata da Boschi con ministri leghisti, Matteo Salvini incluso, e vari imprenditori per parlare di giustizia. Mentre La Verità racconta di un certo imbarazzo interno allo stesso Pd, non solo per i post della deputata, ma pure per il video di Matteo Renzi contro il decretone girato da un motoscafo tra i canali di Venezia.

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Politica
Cesare Battisti, lista di 30 terroristi sul tavolo di Salvini: il governo vuole riportarli in Italia
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 09:41:33 +0000

Arrestato Cesare Battisti, ora il Viminale punta agli altri terroristi latitanti. Fonti del ministero fanno sapere che sul tavolo di Matteo Salvini ci sono 30 nomi. È l’elenco aggiornato di intelligence e forze dell’ordine che porta a una prima evidenza: per riuscire a riportarli in Italia, bisogna innanzitutto passare da Parigi. In Francia si trovano infatti 14 dei 30 terroristi individuati (27 di sinistra e tre di destra, sottolinea sempre il Viminale).

“Sono sicuro che le forze dell’ordine, con i servizi d’intelligence, potranno riassicurare alle galere altre decine di delinquenti, vigliacchi e assassini che sono in giro per il mondo a godersi la vita”, aveva detto il vicepremier Salvini dopo l’arrivo in Italia dell’ex esponente del Pac. In realtà molti dei latitanti all’estero hanno ormai acquisito cittadinanza straniera e quindi non sono più estradabili. Altri, invece, hanno trascorso talmente tanto tempo da latitanti che hanno incassato la prescrizione. Ne rimangono appunto 30, secondo l’ultimo dossier arrivato al ministero dell’Interno.

Perché a Parigi – La Francia è il Paese che per anni è stata l’Eldorado dei ricercati politici: almeno 400 persone condannate in Italia per crimini eversivi hanno trovato rifugio Oltralpe. Merito della cosiddetta dottrina Mitterand: secondo il presidente francese le leggi anti terrorismo approvate in Italia tra il gli anni ’70 e gli anni ’80 non erano condivisibili. “La Francia valuterà la possibilità di non estradare cittadini di un Paese democratico autori di crimini inaccettabili”, se i Paesi che chiedono l’estradizione hanno un “sistema giudiziario che non corrisponde all’idea che Parigi ha delle libertà”, era il ragionamento dell’ex inquilino dell’Eliseo. È in questo modo che proprio Battisti aveva trovato rifugio in Francia fino al 2004: poi, però, aveva fatto perdere le sue tracce. Era quindi riapparso a Rio de Janeiro, in Brasile, dove era stato arrestato nel 2007: detenuto fino al 2011, aveva poi ottenuto clemenza dall’ex presidente Lula. Fino all’arresto in Bolivia.

Chi sono i latitanti – Otre alla Francia, si nascondono tra il Nicaragua, l’Argentina, la Svizzera e persino il Giappone le primule rosse e nere sfuggite alla giustizia italiana. Si va da Alessio Casimirri, condannato in via definitiva per il sequestro di Aldo Moro nel 1978, a Giorgio Pietrostefani, condannato a 22 anni per essere stato mandante delll’omicidio del commissario Luigi Calabresi. Ma nell’elenco c’è pure Vittorio Spadavecchia, ex esponente dei Nuclei armati rivoluzionari: fuggì in Gran Bretagna due mesi dopo aver assaltato a Roma la sede dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina di cui era presidente Arafat.

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Roma, Federica morta per choc anafilattico. La sua scomparsa toglie un po’ di futuro a tutti
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 09:22:02 +0000

Qualche giorno fa è morta una ragazza di 16 anni, Federica, che frequentava il terzo liceo nell’istituto dove ho lavorato per tanti anni. Devo averla incontrata Federica tre anni fa quando è arrivata a scuola e coordinavo il lavoro dei tutor per accoglienza nelle prime classi. Sabato sera era uscita con la sua migliore amica e non è più tornata. Una crisi allergica dicono, forse per il miscuglio di shottini, mini cocktail, creme di frutta, che aveva bevuto durante la serata. Cose che fanno i ragazzi quando escono la sera, per allentare le tensioni, per lasciarsi un po’ andare, per farsi qualche risata in più. Poi dalle risate alla disperazione: si è accasciata a terra per la difficoltà respiratoria e sono stati inutili i tentativi degli amici di rianimarla. Forse tra le bevande qualche sostanza per lei proibita.

Ho saputo della tragedia da un’insegnante (e amica) con cui ho collaborato negli ultimi anni. Lei è ancora sotto shock, come anche tutti gli insegnanti del corso di Federica. Ancora di più lo sono i compagni di classe che anche dopo giorni non riescono a credere che sia accaduto davvero e che Federica in classe non tornerà più.  Tutti a scuola, i compagni, gli insegnanti, non si danno pace, per non aver saputo prevenire, per non averla saputa aiutare, per non averla saputa proteggere.

È difficile uscire dallo stato di torpore che spesso accompagna le notizie traumatiche. John Bowlby diceva che le emozioni più intense l’essere umano le vive mentre è impegnato nella costruzione, nel mantenimento ma soprattutto nella rottura (come lo è anche quella dovuta alla morte) dei legami affettivi. Separazioni e perdite sono le esperienze in cui facciamo più fatica a mantenere un senso di continuità personale. Per questo è tanto difficile affrontarle.

Lo shock e l’incredulità sono tanto più forti e duraturi, quanto più la notizia arriva inaspettata, quanto più è contro l’ordine naturale delle cose, quanto più si ritiene ingiusta. Se si è superato lo shock poi arriva la protesta, che esprime la rabbia per quanto è accaduto e nei confronti di chi si ritiene responsabile, a volte anche la persona stessa che se n’è andata. Poi c’è la disperazione quando ci si rende conto e ci si rassegna all’irreversibilità della perdita, con la profonda tristezza, la malinconia, la perdita di interesse che l’accompagnano. Alla fine il distacco da chi non c’è più, con la fine dei tentativi, ormai riconosciuti inutili, di riaverla vicina.

Per arrivare a questo c’è tutto un cammino da fare, tutto un percorso in cui rivivere tanti ricordi legati a chi se ne è andato e al rapporto che avevamo con lui (o lei). E allora come si può riprendere la quotidianità scolastica dopo un evento del genere, quando la sofferenza sovrasta qualsiasi logica di apprendimento? In effetti non si può. Non si può proseguire alcuna didattica senza dare spazio alla sofferenza, senza dare spazio alla condivisione dei sentimenti comuni di incredulità, di impotenza, di rabbia, di colpa per non averla saputa aiutare e per essere sopravvissuti: condivisione tra compagni, tra docenti, tra studenti e docenti. Non si può proseguire senza affrontare il tema della morte.

Cari ragazzi, qual’è l’ultima cosa che avete fatto con Federica? Qual’è l’ultimo ricordo che avete di lei? Ripercorrete la vostra amicizia con lei e riempite pagine di tutte le parole che vorreste ancora dirle. L’adolescenza non avrebbe bisogno di perdite per complicarsi, è già un periodo critico per tanti aspetti e il tema della morte è sempre così centrale nel vissuto di un ragazzo.

Cari insegnanti, affrontate la sofferenza della perdita con i vostri studenti, fate quello che potete. Sarebbe più grave tacere, fingere il nulla, far cadere il silenzio e lasciarli alla loro sofferenza, la scuola non può e non deve rimanere solo il luogo dell’apprendimento: soprattutto in questi momenti deve essere luogo di ascolto e di affetti.

La morte di una compagna di classe è un trauma per tutti. Ammutolisce i docenti, angoscia gli studenti, pietrifica i genitori. Tutta la scuola è colpita. La perdita cambia tutto e tutto sembra perdere di significato. È un momento delicato dove è importante che gli adulti della scuola ci siano, che i ragazzi possano contare sulla loro affidabilità e sincerità affettiva, che li aiutino e insieme a loro attraversino la sofferenza che li ha colpiti. Questo anche per far sì che, nel farvi fronte costruttivamente, quanto accaduto possa diventare occasione di condivisione, riflessione e progressione per tutti.

Lasciate il posto di Federica, per il tempo che ci vuole a ritrovarvi, per il tempo che ci vuole a farla rimanere per sempre dentro di voi. Ai genitori di Federica posso solo augurare di trovare la forza per andare avanti.

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Blog
Dalla Bce arriva un regalo per i debitori vessati dalle banche. Ecco come approfittarne
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 09:01:35 +0000

Ci si preoccupa giustamente per il futuro delle banche, ma nessuno esulta per il regalo – consegnato indirettamente (e forse inconsapevolmente) – ai cittadini o imprese, che finora (e da ora) non hanno potuto restituire i soldi ricevuti in prestito dalle banche. Le quali, però, hanno perpetrato abusi (usura, anatocismo e altre irregolarità) nei loro confronti.

La lettera inviata, infatti, dalla Bce a Monte Paschi Siena (e a tante altre banche) ha imposto agli istituti di credito di aumentare gli accantonamenti sui crediti problematici, fino a svalutarli totalmente in un arco pluriennale predefinito (otto anni). In tal modo i bilanci già disastrati delle banche italiane sarebbero messi a dura prova sul piano della consistenza patrimoniale, necessitando quindi – secondo una stima di Mediobanca Securities – di ulteriori 15 miliardi di capitale!

Ma possiamo per una volta, invece, fregarcene delle banche e sostenere che tale misura, se tecnicamente seguita da professionisti esperti del settore, può risultare determinante per risolvere (anche in questo caso forse inconsapevolmente) il problema degli imprenditori e dei cittadini – che, sebbene vessati dalla banche, vogliono comunque arrivare a una transazione per il rimborso, ripulirsi delle macchie bloccanti presenti nelle banche dati (Centrale Rischi, Crif, Experian, ecc) e ripartire con la possibilità di accedere al mercato del credito?

E inoltre, diciamolo con estrema trasparenza senza aver paura di vederci scomunicare dalla comunità dei buonisti formali, mai come in questo caso la tanto vituperata lentezza della nostra giustizia civile per arrivare a una sentenza definitiva (mediamente sette anni) è manna caduta dal cielo per chi avvia un’azione giudiziaria contro la banca per vedersi riconosciuto l’indebito percepito e fare una transazione.

Questo combinato disposto (magistratura lenta e disposizioni della Bce) ci permette di fornire ai tanti debitori qualche consiglio utile e di carattere generale su come affrontare una situazione di criticità, soprattutto in relazione a quelle condizioni limite in cui, ignari delle vessazioni subite, ci si sente come stritolati dalle spire di un sistema che non lascia respiro e si teme di “perdere tutto”.

Alla banca si possono (e si devono) contestare tutte le probabili irregolarità formali. Nell’immaginario collettivo si è ormai consolidata la consapevolezza che gli abusi delle banche sono l’usura e l’anatocismo, ma nella contrattualistica relativa al finanziamento concesso sono presenti tante altre irregolarità. Che significa “contestare”? Innanzitutto occorre fare una perizia econometrica per accertarsi che la banca abbia degli scheletri nell’armadio, ma occhio ai truffatori in giro.

Dopodiché sarebbe opportuno per il debitore, benché le banche siano molto lente nell’azione di recupero, non attendere troppo le altrui mosse, ma partire in anticipo e convenire prontamente la banca in giudizio per ottenere l’accertamento negativo di una parte del credito vantato dalla banca. L’azione giudiziaria in ogni caso congela qualsiasi tipo di atto restrittivo della banca, che ha tutto l’interesse a non allungare troppo la durata del contenzioso per non azzerare completamente il valore del suo credito. A questo punto l’esperienza maturata in questo settore mi consente di affermare che la percentuale di successo per una transazione mooolto vantaggiosa per il debitore è quasi del 100%!

Cerchiamo di fare chiarezza con un esempio: un imprenditore ha ricevuto un prestito di 100 denari da una banca, ne ha restituito solo una parte (10 denari) e ora non riesce più a rimborsare quanto ancora dovuto (90 denari). Inizia un contenzioso con la banca, che da quel momento ha otto anni di tempo per portare a casa quanto più possibile. Nel frattempo, in base a una perizia econometrica sui rapporti di finanziamento, il debitore si accorge di essere stato abusato e avvia un’azione giudiziale per accertamento negativo del debito.

A questo punto, indipendentemente dai tempi e dall’esito della vertenza, la banca ha l’obbligo di iscrivere ogni anno in bilancio il “costo dell’accantonamento”, e cioè della previsione di perdita, che potrebbe essere – a puro titolo di esempio, perché le percentuali per i primi anni sono molto più alte – il 15% di 90 (quanto deve ancora restituire). Cioè circa 14 denari all’anno. Quindi al termine di ogni anno la banca, visto che ha già spesato quella perdita, si accontenterebbe anche di 76 denari dopo il primo anno, 62 denari dopo il secondo anno, 48 denari dopo il terzo anno, solo 34 denari dopo il quarto anno e cosi via, fino ad azzerare il valore dell’importo recuperabile.

Per non lasciarsi coinvolgere in questo stillicidio di ulteriori costi (legali, professionali e di immagine), la banca avrebbe (e infatti ormai sono tutte costrette a farlo) la possibilità di offrire il credito a una società di recupero, che mediamente lo compra a un prezzo pari all’11-12% del credito e poi propone al debitore una transazione a “saldo e stralcio” tra il 25% e il 40% della debitoria.

In entrambi i casi il debitore, sempre che abbia portato in giudizio la banca e benefici quindi dei tempi sudamericani della nostra giustizia, può aspettare il “congruo” tempo per avviare una transazione vantaggiosa. In soldoni, se al termine del quarto anno il debitore offre 35 denari alla banca o alla società di recupero, queste ultime accettano la proposta. Esultate, debitori vessati, ma muovetevi!

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Politica
Pd, contestazioni ai dirigenti nel circolo di Milano: “Proposte vaghe”. E mancano i giovani: “Cambiare il linguaggio”
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 08:33:04 +0000

I circoli Pd del Municipio 5 di Milano (Bellezza, Gratosoglio, Vigentino e Open Bocconi) si sono riuniti per ascoltare le presentazioni delle mozioni dei cinque candidati alle primarie in vista del voto. Gli iscritti, nonostante auspichino maggiore unità nel partito, sono sembrati spaccati almeno quanto i relatori: Ada Lucia De Cesaris (ex sindaca del capoluogo) e sostenitrice della mozione Richetti-Ascani se l’è presa con Filippo Barberis (capogruppo dei dem in Consiglio comunale e sostenitore della mozione Martina); Barberis se l’è presa con Pierfrancesco Majorino (assessore alle Politiche sociali e sostenitore della mozione Zingaretti) che a sua volta ha criticato De Cesaris; poi tutti hanno protestato quando il sostenitore della mozione Corallo, Davide Jin, ha tirato di nuovo in ballo il “metodo Burioni”. Alla fine degli interventi dei politici, un militante è salito sul palco e li ha contestati tutti: “Non avete presentato le mozioni, siete stati troppo vaghi. Io le ho lette, sono molto precise”.
Per gli iscritti, in sostanza, le divisioni sono ancora troppe: “Bastavano due candidature” ha detto qualcuno. Mentre un grosso problema resta la partecipazione dei giovani: “Eh, ma come si fa?” si è domandata una signora.
La Commissione congresso, nel frattempo, ha deciso di non diffondere i dati parziali (su scala nazionale) dei vari circoli. Eppure qualcosa, tra indiscrezioni, tensioni e smentite, è già uscito: Nicola Zingaretti sarebbe in testa con più del 45% dei voti, seguirebbero Maurizio Martina con circa il 35% e Giachetti-Ascani al 12%; più indietro Francesco Boccia (circa il 5%), Maria Saladino e Dario Corallo sotto l’1%. Si vota, nei circoli, fino al 23 gennaio.

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Scuola
Livorno, dopo 7 giorni di sciopero gli studenti del liceo Enriques ottengono aule sicure. Ma è scontro con la Provincia
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 08:32:16 +0000

Sette giorni di scioperi, manifestazioni e minacce di fare lezione nella sede della provincia. Prima di arrivare al risultato sperato. A Livorno hanno vinto gli studenti e i loro genitori: per una settimana il liceo scientifico Federigo Enriques, il più famoso e frequentato della città, è stato oggetto di un lungo braccio di ferro tra alunni, provincia e scuola dovuto alla mancata sicurezza dell’edificio che avrebbe dovuto accogliere le classi in eccesso. Mancavano i certificati di sicurezza e dalla Provincia nessuno avrebbe potuto garantire sulla sua stabilità. Così, da lunedì 7 gennaio, gli studenti della scuola, insieme a genitori e insegnanti, sono scesi in piazza per rivendicare un proprio diritto: fare lezione in un edificio sicuro. Dopo una settimana di scioperi e picchetti, alla fine il risultato è stato raggiunto. “La nostra richiesta di fare lezione in sicurezza è stata accolta ma la battaglia per avere scuole sicure a Livorno e in tutta la Toscana, è ancora lunga”, dice al fattoquotidiano.it il rappresentante degli studenti, Alessandro Gazzetti.

La succursale mai messa in sicurezza – Tutto è iniziato lo scorso giugno quando la preside del liceo, Manuela Mariani, si era rivolta alla Provincia di Livorno per trovare una soluzione al problema del sovrannumero di iscritti rispetto alla capienza massima della sede principale di via della Bassata (sul lungomare cittadino): gli studenti per l’anno scolastico 2018-2019 sarebbero stati 1.200 contro i 1.000 posti disponibili. In sintesi, sette classi risultavano in eccesso. Così – dopo diverse riunioni tra rappresentanti della scuola, genitori e Provincia – si era trovata una soluzione-ponte: l’affitto di sette fondi dislocati nella zona di Porta a mare (a poche centinaia di metri dalla sede principale) fino a Natale quando sarebbe tornato disponibile l’edificio di via Calafati, in passato già adibito a succursale del liceo Enriques. Nonostante i lavori estivi, infatti, allo stabile mancavano ancora dei certificati di sicurezza sulle prove di carico, sui solai, sull’impianto elettrico del piano terra e sulla prevenzione incendi. Per quattro mesi, così, sette classi del liceo erano state trasferite nei fondi sfitti di “Porta a mare”. Fino al 17 dicembre, quando i rappresentanti dei genitori hanno inviato alla scuola una lettera in cui venivano chieste rassicurazioni rispetto alla messa in sicurezza della succursale. Niente da fare: il 3 gennaio, a quattro giorni dal rientro in classe, la Provincia era pronta a far entrare gli studenti in via Calafati ma una segnalazione di uno studente ai vigili del fuoco ha fatto saltare tutto: secondo le analisi, mancava ancora il certificato di prevenzione incendi e l’ascensore risultava ancora non funzionante. L’unica soluzione possibile, così, sarebbe stata quella dei doppi turni mattina-pomeriggio: alcune classi avrebbero dovuto fare lezione regolarmente dalle 8 alle 13 mentre le sette eccedenti sarebbero entrate alle 14 fino alle 19. E così, gli studenti sono scesi in piazza.

La protesta degli studenti – Nell’ultima settimana sono state proclamate sei giornate di sciopero a cui hanno partecipato studenti e docenti di tutta la scuola per chiedere alle istituzioni una soluzione. Ogni mattina sono sfilati circa mille studenti di tutta la città che hanno organizzato presidi continui in piazza del Municipio, di fronte al palazzo del Comune e quello della Provincia. Per l’occasione sono arrivati anche da Pisa, Firenze, Arezzo o addirittura dall’Isola d’Elba. Lunedì, al sesto giorno di sciopero, la soluzione del “rebus Enriques” sembrava alla portata con il trasferimento delle sette classi in un istituto tecnico cittadino, l’I.T Geometri Buontalenti. E invece anche questo non è stato possibile visto che qui le aule a disposizione non avrebbero potuto superare i 20 studenti, una capienza non adatta per accogliere le classi. E così lunedì mattina è arrivata la decisione finale della Provincia: dal 21 gennaio, i 200 studenti eccedenti torneranno a fare lezione nei fondi sfitti di “Porta a mare” (dove erano state fino a dicembre), almeno fino a quando la succursale di Calafati non avrà tutti i certificati in regola. Mercoledì mattina sono stati firmati i contratti di locazione dei fondi. Costo: 5mila euro al mese. “Porta a Mare non è una scuola e non è certamente la soluzione perfetta – continua Gazzetti, rappresentante d’istituto e presidente del Parlamento regionale degli studenti – ma è la migliore delle soluzioni possibili. In ogni caso, da qui a giugno vigileremo direttamente sullo stato dei lavori della succursale e, nel caso, contatteremo i vigili del fuoco come abbiamo fatto a gennaio”. Poi, sulla protesta dell’ultima settimana, aggiunge: “Noi ragazzi abbiamo dimostrato che sappiamo ancora scendere in piazza e fare massa invece che stare solo sui social e la cosa che mi ha fatto più piacere è stata la solidarietà che ci è arrivata dagli studenti di tutta la Toscana”.

Lo scontro Scuola-Provincia – Nonostante la soluzione raggiunta, in questi giorni la “questione Enriques” ha portato a uno scontro istituzionale tra Provincia e il liceo. “Noi chiedevamo la soluzione di Porta a Mare da mesi e da altrettanto tempo avevamo chiesto alla Provincia di fare i lavori – spiega al fatto.it la vicepreside Eleonora Agostinelli –. Eravamo sicuri che la situazione di Calafati non fosse sicura e non avremmo mai potuto mandare 150 studenti in una scuola in cui mancavano le certificazioni, come voleva qualcuno”. Accuse rispedite al mittente dalla Presidente della Provincia, Marida Bessi: “La scuola sapeva dello stato dei lavori da tempo perché abbiamo mandato diverse lettere: poi loro si sono mossi in base all’emotività e alle richieste dei genitori”.

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Politica
Pd, iscritti milanesi bocciano il dialogo col M5s: “Incapaci, la loro non è politica”. E su Renzi: “Tra 5 anni lo rivedremo”
Data articolo:Sat, 19 Jan 2019 08:31:49 +0000

I circoli Pd del Municipio 5 di Milano (Bellezza, Gratosoglio, Vigentino e Open Bocconi) si sono riuniti per ascoltare le presentazioni delle mozioni dei cinque candidati alle primarie in vista del voto. Per gli iscritti la linea che dovrà adottare il nuovo segretario del partito, dopo il 3 marzo, sul rapporto col M5s, deve restare quella di oggi: no al dialogo. “Gli italiani si devono rendere conto fino in fondo che non valgono nulla” riflette un elettore. “Sono incapaci, non hanno un’idea di politica se non quella della sussistenza” afferma una delle poche under 30 presenti alla serata. Anche Matteo Renzi mette tutti d’accordo: “È una risorsa. Tra qualche anno lo vedremo alla guida del partito”.

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In Edicola
In Edicola sul Fatto Quotidiano del 19 Gennaio: Sono 52 i colpevoli al processo “spese pazze” che ieri ha visto la sentenza di primo grado
Data articolo:Fri, 18 Jan 2019 23:42:21 +0000

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Milano – La lite fuori dall’“Old Fashion”

“Fu tentato omicidio”: quattro condanne per l’aggressione al figlio di Bettarini e Ventura

Tutti e quattroresponsabili di tentato omicidio, ma con pene diverse, dai 9 anni ai 5 anni di carcere, perché solo uno di loro aveva con sé un coltello e non c’è la prova che anche gli altri sapessero che fosse armato. Si è chiuso così in primo grado, davanti al gup di Milano Guido Salvini, […]

Taranto – Bando comunale da 1,2 milioni

Don Luigi Larizza: l’estremista di destra anti-migranti vince l’appalto per i richiedenti asilo

“Credo che la Comunione sia incompatibile con la carità a pagamento che si sta facendo da parte di certi sacerdoti”. Era il 19 agosto 2017 quando don Luigi Larizza, parroco del Sacro Cuore di Taranto e sacerdote vicino ai movimenti di estrema destra, scriveva questo post sulla sua pagina facebook. Posizione in netta contrapposizione con […]

Italia

Ritratti – Adriano Celentano

Il liberatore rock che si inventa Gesù e predica impolitica

Il miracolo avvenne tra le pozzanghere di fine anni Cinquanta e la prima nebbia di via Gluck. Adriano scese dal terzo piano di ballatoio in canottiera, stuzzicadenti e stivaletto bianco. Si guardò intorno. Calcolò il punto preciso in cui si incrociavano il ciuffo impomatato di Elvis Presley con l’ugola negra di Tony Dallara. Mostrò il […]

Lo sberleffo

Riso e sovranismo anticipato

Usciamo un po’ dall’argomento trasporti e occupiamoci di riso, ma non per ridere, ma per piangere sull’ipocrisia di molti giornali italiani. Giovedì a pag. 20 di Repubblica c’è un articolo che celebra la reintroduzione di dazi sul riso importato da due Paesi molto poveri, Birmania e Cambogia, che con i loro prezzi bassi danneggiavano i […]

Sanità e persuasione

“Gli obblighi sui vaccini? È meglio creare fiducia”

Guido Silvestri – L’immunologo è tra gli ideatori del Patto per la Scienza firmato anche da Grillo e Renzi: “Bisogna investire sulla prevenzione”

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Mondo

Brexit in stallo: May rischia elezioni anticipate

L’exit strategy dallo stallo sulla Brexit saranno le elezioni politiche? Bomba lanciata da uno scoop del Daily Mail: Mark Sedwill, il funzionario a capo della Pubblica amministrazione, avrebbe presenziato a una riunione di alto livello per avviare i preparativi. Accanto alle indiscrezioni, i ragionamenti politici. Le consultazioni con tutti i partiti, avviate da Theresa May […]

Libia

Salamè, corsa a ostacoli verso la pace

Rapporto all’Onu – L’inviato spera in una conferenza a febbraio ma gli scontri continuano

Francia

Macron e la “svendita” di Alstom agli americani

Era il fiore all’occhiello dell’industria, deputato ipotizza vantaggi personali

di

Cultura

Svezia

Katharina Frostenson lascia l’Accademia (in cambio di una “pensione” a vita)

Il Nobel per la Letteratura riparte dopo gli scandali

La polemica

Raimondo: “Scaricato per la mia satira”. La Rai: “Il caso non esiste”

Il comico: “All’Ariston avrei portato Gilet gialli e porti chiusi, avevo la camera prenotata”

L’intervista

“Philip odiava la notorietà, il suo aplomb lo proteggeva”

Benjamin Taylor – Lo scrittore amico di Roth: “Ero con lui nella notte di Trump, credeva in un ritorno dei Democratici”

di

L'articolo In Edicola sul Fatto Quotidiano del 19 Gennaio: Sono 52 i colpevoli al processo “spese pazze” che ieri ha visto la sentenza di primo grado proviene da Il Fatto Quotidiano.

Loft
Accordi&Disaccordi, Alfonso Bonafede su Nove: “Rivendico il video sulla cattura di Battisti però, riguardandolo, non mi è piaciuto”
Data articolo:Fri, 18 Jan 2019 22:54:47 +0000

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ospite di “Accordi&Disaccordi”, la trasmissione tv condotta da Andrea Scanzi e Luca Sommi in onda su Nove il venerdì alle 22.45, ha difeso la pubblicazione del video della cattura di Cesare Battisti postato sul suo profilo Facebook. “Lei ha postato su Facebook quel video ormai famoso con tutte le fasi dell’arresto, le foto segnaletiche, le impronte, con tanto di musica. Al netto di tutto si è pentito, pensa di aver esagerato?”, chiede Sommi. “Il mio intento era semplicemente raccontare quella giornata e il ruolo importante della polizia penitenziaria – spiega il Guardasigilli – Il video raccontava proprio le fasi in cui Cesare Battisti, detenuto che va rispettato nei suoi diritti viene portato in prigione. Riguardando il video non mi è piaciuto, né il montaggio, né la musica – prosegue Bonafede – Però è un video postato su Facebook, non lede la dignità di nessuno e mi sembra abbastanza assurdo che nelle 48 ore successive alla cattura di Battisti, il mio video diventi il tema principale della discussione politica”.

“Accordi&Disaccordi” è prodotto da Loft Produzioni per Discovery Italia ed è disponibile anche su Dplay (sul sito www.it.dplay.com – o scarica l’app su App Store o Google Play). Nove è visibile al canale 9 del Digitale Terrestre, Sky Canale 149 e Tivùsat Canale 9.

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Loft
Accordi&Disaccordi, Bonafede su Nove: “Non sarei andato alla cena con magistrati e politici Pd dove è andato Salvini”
Data articolo:Fri, 18 Jan 2019 22:53:58 +0000

“Io non sono stato invitato alla cena in cui erano presenti vari magistrati, esponenti dell’ala renziana del Pd e il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Non c’è stato nemmeno alcun messaggio con Annalisa Chirico, la giornalista del Foglio organizzatrice dell’evento. Io, mentre si svolgeva quella cena con costi elevatissimi, mi trovavo a San Vittore per un’iniziativa dei detenuti con Ornella Vanoni e la Triennale di Milano. Secondo me di giustizia difficilmente si riesce a parlarne su una terrazza, in un contesto di quel tipo, quindi non sarei andato proprio per il contesto”. Così ha risposto alle domande dei giornalisti il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ospite della terza stagione di “Accordi&Disaccordi”, la trasmissione tv condotta da Andrea Scanzi e Luca Sommi in onda su Nove il venerdì alle 22.45.

“Accordi&Disaccordi” è prodotto da Loft Produzioni per Discovery Italia ed è disponibile anche su Dplay (sul sito www.it.dplay.com – o scarica l’app su App Store o Google Play). Nove è visibile al canale 9 del Digitale Terrestre, Sky Canale 149 e Tivùsat Canale 9.

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Accordi&Disaccordi, Alfonso Bonafede: “Il caso di Casimirri è odioso, il terrorismo che sia rosso o nero è sempre terrorismo”
Data articolo:Fri, 18 Jan 2019 22:53:08 +0000

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ospite di “Accordi&Disaccordi”, la trasmissione tv condotta da Andrea Scanzi e Luca Sommi in onda su Nove il venerdì alle 22.45, si impegna nel riportare in Italia i terroristi rossi e neri, mettendoli sullo stesso piano. “Questa è la foto di Alessio Casimirri – spiega Scanzi – uno dei tanti terroristi latitanti all’estero: sono più di 40 anni che sta in Nigaragua, ha la cittadinanza di quel Paese, ha una foglie, un ristorante, è stato condannato a sette ergastoli: faceva parte del commando di via Fani, ha ucciso in prima persona un giudice. Quindi le domando: tutti questi latitanti di destra e di sinistra li vogliamo riportare in Italia?”, chiede il giornalista. “Quella è una delle situazioni più odiose, non ha fatto un giorno di galera, ha un comportamento che è offensivo verso la giustizia italiana e verso il dolore delle famiglie delle vittime – puntualizza il Guardasigilli – In questo caso, Casimirri si trova in un Paese che lo ospita e lo protegge, ci sono problemi internazionali, ma non ci sono differenze tra terroristi e terroristi, rosso o nero è uguale”, conclude il ministro.

‘Accordi&Disaccordi’ è prodotto da Loft Produzioni per Discovery Italia ed è disponibile anche su Dplay (sul sito www.it.dplay.com – o scarica l’app su App Store o Google Play). Nove è visibile al canale 9 del Digitale Terrestre, Sky Canale 149 e Tivùsat Canale 9.

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Loft
Accordi&Disaccordi, Bonafede su Nove: “Per 10 anni ho fatto il vocalist nelle discoteche siciliane, ma non mi chiamavo dj Foffo”
Data articolo:Fri, 18 Jan 2019 22:52:21 +0000

“Dj Foffo non era il mio nome d’arte, ne avevo un altro che non rivelerò mai. Io facevo il vocalist, lo rivendico, in più discoteche della Sicilia occidentale. Ho lavorato per circa un decennio come vocalist ed è stata una esperienza della vita divertente, una fase”. Così Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ospite di “Accordi&Disaccordi”, durante la registrazione della puntata del talk condotta da Andrea Scanzi e Luca Sommi in onda su Nove il venerdì alle 22.45.

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Cronaca
Migranti, gommone con 20 persone a bordo affonda al largo della Libia: 3 persone in salvo
Data articolo:Fri, 18 Jan 2019 21:19:45 +0000

Un gommone con una ventina di migranti a bordo è naufragato al largo delle coste di Tripoli, in Libia. A darne notizia è la marina militare italiana che spiega che solo tre persone sono state messe in salvo e sono a bordo della nave Duilio. Tre i corpi recuperati mentre le altre persone sono disperse. L’imbarcazione, in precarie condizioni di galleggiabilità, era stata avvistata nel pomeriggio da un aereo della Marina Militare italiana a 50 km a nord dalle coste di Tripoli. Il velivolo ha lanciato 2 zattere in mare ed ha lasciato l’area per mancanza di carburante.

Così, un elicottero della nave Duilio ha recuperato un naufrago in mare e altri due sulle zattere in ipotermia, mentre altre 3 persone sono state viste in mare senza alcun apparente segno di vita. L’elicottero della Marina è ridecollato poiper l’evacuazione medica dei tre naufraghi che si trovano in “condizioni serie” verso Lampedusa. Il Centro di coordinamento libico ha dirottato un mercantile liberiano nella zona del naufragio, per verificare la presenza di altri sopravvissuti.

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