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News da ilfattoquotidiano.it

#ilfatto #ilfattoquotidiano

Auto & moto
Opel Corsa, quella nuova parla anche francese ed è da subito 100% elettrica – FOTO
Data articolo:Thu, 23 May 2019 17:56:19 +0000

Non si vede bene, ma dietro il logo Opel della nuova Corsa, che raffigura un fulmine, si nasconde un leone: è quello che fa da effige alla Peugeot. No, questa considerazione non nasce da un aperitivo troppo robusto, quanto da un dato di fatto: la sesta generazione della Corsa è anche la prima della storia a essere costruita su una meccanica 100% francese. È già: come ormai noto, Opel è un marchio divenuto di proprietà di PSA, gruppo transalpino che detiene anche i brand Citroen e DS. Pertanto, la nuova Corsa condivide la base costruttiva con la Peugeot 208.

Lunga 4,06 metri, circa 4 cm in più che in passato, e più bassa di 5 centimetri (per 143 totali), la vettura sarà proposta pure in versione 100% elettrica (la vedete nella foto di apertura). E anche questa è una prima storica per il modello: la Corsa a elettroni sarà spinta da un motore da 136 Cv di potenza massima e 260 Nm di coppia motrice, già visto su Peugeot e208 e DS 3 Crossback e-Tense, buono per uno zero-cento da 8,1 secondi. L’unità è alimentata da una batteria da 50 kWh che, tramite colonnine rapide, può essere ricaricata fino all’80% in mezz’ora. Il rifornimento si può monitorare in remoto, tramite app. La Opel Corsa elettrica è accreditata di un’autonomia nell’ordine dei 330 km e sarà ordinabile già dal prossimo mese, con prime consegne a inizio 2020.

Secondo la Casa, l’adozione della nuova piattaforma costruttiva ha permesso di incrementare la rigidezza torsionale del 15% e ridurre il peso complessivo del 10% rispetto alla Corsa attualmente a listino: la scocca è più leggera di circa 40 kg e al “dimagrimento” hanno contribuito pure particolari come il cofano motore di alluminio e un telaio dei sedili di nuova generazione, che insieme valgono altri 13 kg in meno. Fra le versioni a listino non mancheranno quelle alimentate con motori endotermici tradizionali: si parte dal benzina a tre cilindri aspirato da 1.2 litri di cilindrata e 75 Cv alle unità turbo da 100 e 130 Cv (quest’ultimo anche con cambio automatico). Sul fronte diesel c’è il quattro cilindri 1.5 da 100 Cv.

La nuova Corsa offrirà i fari a led e un corredo di sicurezza (di serie o a pagamento) completo di cruise control attivo, frenata automatica di emergenza – che rileva la presenza sulla carreggiata di pedoni e i ciclisti, di giorno e di notte, da 5 a 140 km/h – mantenimento automatico del veicolo in carreggiata e Park Assist. Saranno presenti pure l’avviso di superamento involontario delle linee della propria corsia con correzione della traiettoria a partire da 65 km/h, il monitoraggio dello stato psicofisico del conducente e il dispositivo di riconoscimento della segnaletica stradale.

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Media & Regime
Facebook: “110 mila richieste dai governi in 6 mesi per avere i dati degli utenti”. Intanto chiusi 2,2 miliardi di account falsi
Data articolo:Thu, 23 May 2019 17:54:03 +0000

I governi di tutto il mondo chiedono costantemente a Facebook di fornire i dati degli utenti. Soltanto negli ultimi sei mesi del 2018, il social network ha ricevuto più di 110mila richieste, un aumento stimato del 7% rispetto al periodo precedente. La società americana ha dichiarato che “del volume totale, gli Stati Uniti continuano a presentare il numero maggiore di richieste, seguiti da India, Regno Unito, Germania e Francia”.

Pubblicando il suo terzo Community Standards Enforcement Report, Facebook ha dichiarato anche di aver rimosso 2,2 miliardi di account falsi solo nel primo trimestre 2019, . Un numero, anche questo, in aumento: “Abbiamo rimosso un numero superiore di account falsi nel primo trimestre del 2019 e negli ultimi tre mesi del 2018 rispetto ai trimestri precedenti”, ha dichiarato la società. Specificando poi che la maggior parte degli account sono stati rimossi nei minuti successivi alla loro creazione e, quindi, non sono inclusi nei dati sugli utenti attivi mensili e quotidiani, parametro seguito da vicino dagli investitori.

Attraverso le attività in rete degli utenti, Facebook raccoglie ogni genere di dati: posizione geografica, percorsi quotidiani, consumi, letture, reti sociali. Utilizzando algoritmi, poi, è capace di stabilire gli interessi e le preferenze degli individui in base a quello che fanno, a dove vanno, o a cosa cercano: orientamenti politici, sessuali, religiosi e così via. Con queste informazioni è in grado, con una crescente precisione, di fare previsioni su ciò che interessa agli utenti e di utilizzare queste previsioni per indicizzare, mostrare e consigliare alcuni contenuti piuttosto che altri.

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Media & Regime
Francia, 8 giornalisti e il patron di Le Monde convocati dai servizi dopo articoli su armi in Yemen e l’affaire Benalla
Data articolo:Thu, 23 May 2019 17:53:42 +0000

Otto giornalisti e il patron di Le Monde sono stati convocati dai servizi segreti francesi dopo una serie di articoli sulla copertura della guerra in Yemen e l’affaire Benalla. L’accusa ipotizzata è quella di “minaccia al segreto della difesa nazionale”. Quaranta redazioni, in un’editoriale pubblicato su le Monde, hanno preso posizione nelle scorse ore e hanno denunciato: “Si tratta”, si legge, “di nuovi tentativi di intimidazione di giornalisti che non fanno altro che il loro lavoro. Ovvero rivelare ai cittadini informazioni di interesse pubblico”. Anche il Sindacato nazionale dei giornalisti francese (Snj) ha condannato l’atto: “Sta succedendo qualcosa di malsano in questo Paese. C’è la volontà di intimidire i cronisti e le loro fonti. E’ uno scandalo”. La portavoce del governo Sibeth Ndiaye, su Europe 1, ha invece ribattuto: “I giornalisti sono giudicabili come gli altri. E’ normale che uno Stato protegga le informazioni di difesa militare”. A febbraio scorso il giornale Mediapart aveva rifiutato la perquisizione della redazione dopo la pubblicazione di una serie di audio sull’affaire Benalla.

Chi è stato messo sotto accusa e perché – Il 21 maggio la giornalista di le Monde Ariane Chemin ha ricevuto la notifica della convocazione davanti agli agenti della Dgsi (servizi segreti francesi) per il 29 maggio prossimo. Verrà sentita nell’ambito di un’inchiesta nata in seguito ai suoi articoli sugli affari di Alexandre Benalla, ex capo della sicurezza di Macron accusato di vari reati tra cui violenza e falso. Chemin ha rivelato che un sotto ufficiale dell’aeronautica militare, Chokri Wakrim, compagno dell’ex capa della sicurezza di Matignon Marie-Elodie Poitout. Le inchieste di Chemin hanno rivelato che era legato da un contratto con un uomo d’affari russo e in seguito è stata aperta un’indagine per corruzione. Sempre per questo motivo è stato convocato anche il patron di le Monde Louis Dreyfus.

Tra i convocati risulta anche Valentine Oberti: come riferito da le Monde, la giornalista è stata chiamata a febbraio scorso per riferire su alcune informazioni contenute nei suoi articoli che riguardavano le vendite di armi francesi all’Arabia saudita. Sono stati sentiti anche il fotografo e il fonico che lavorano con lei a le Quotidien. Sempre a proposito dell’uso di armi francesi, ma in questo caso in Yemen, a metà maggio sono stati convocati dai servizi segreti francesi 3 giornalisti (i due fondatori di Disclose e il cronista di Radio France Benoit Collombat). Sempre per questa vicenda, in un secondo momento è stato chiamato come testimone anche un collaboratore del sito Disclose.

 

 

 

 

 

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Politica
De Luca, definì presidente Antimafia Bindi ‘infame da uccidere’. Ora ricorda Falcone: “Non era questa l’Italia che sognava”
Data articolo:Thu, 23 May 2019 17:40:36 +0000

Ha liquidato l’indagine per voto di scambio politico-mafioso che riguarda il suo capo di Gabinetto, Franco Alfieri, con una battuta sul Movimento Cinque Stelle. Definì la presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, “un’infame, da uccidere” dopo essere stato inserito nella lista degli impresentabili perché imputato nel processo legato alla vicenda Sea Park, nella quale è poi stato assolto. Parole talmente tanto forti, da essere costretto a scusarsi con una nota ufficiale. E quattro anni fa vinse la battaglia per la poltrona di governatore della Campania contro Stefano Caldoro anche grazie a una lista di “ex amici” di Nicola Cosentino, condannato in primo grado nel 2016 a 9 anni per i suoi rapporti con i clan della camorra e nel 2017 per reimpiego di capitali illeciti con l’aggravante mafiosa.

Ma, nel ricordare Giovanni Falcone, a Vincenzo De Luca viene da “piangere” a pensare che “sono morti (il riferimento è anche a Paolo Borsellino, nda) per un’Italia come quella che abbiamo oggi davanti agli occhi” perché “non era questa l’Italia e lo Stato che sognavano”. Parole certamente condivisibili, se non fosse per un particolare: il presidente della Regione non risulta averle mai pronunciate ai tempi in cui era sindaco di Salerno e al governo c’era il centrodestra guidato da Forza Italia, partito fondato da Marcello Dell’Utri, condannato in via definitiva a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. 

“Per quanto ci riguarda – ha aggiunto De Luca secondo quanto riporta l’Ansa – noi onoreremo il sacrificio di Falcone mantenendo il senso del dovere, del rigore assoluto e la dignità istituzionale. Faremo la nostra parte come ha fatto lui, a fronte dei cialtroni che sono al Governo dell’Italia”. Concetto simile a quello espresso nel 2017, quando il governatore aveva parlato di riaffermazione dell’impegno a difendere i “principi di legalità e di rigore che sono insegnamento costante per tutti nella battaglia contro la delinquenza organizzata”. Ma sulla richiesta di dimissioni di Franco Alfieri, avanzata dalle opposizioni, ha sostanzialmente taciuto. Eppure le ombre attorno al capo di Gabinetto di De Luca, uomo delle “fritture di pesce” e della “clientela come Cristo comanda” schierata per il referendum costituzionale, sono ingombranti: nei suoi confronti la Dda di Salerno ipotizza il reato di voto di scambio politico-mafioso.

L’inchiesta nasce da un’intercettazione captata durante un’altra indagine, che nel novembre scorso ha portato a 22 arresti nella famiglia Marotta, gli ‘zingari’ di Agropoli, accusati di aver minacciato il sindaco e un maresciallo dei carabinieri che stava indagando su di loro. Gli investigatori tengono sotto controllo i cellulari dei Marotta e ascoltano una telefonata tra uno di loro, ristretto ai domiciliari, e Alfieri, ora candidato a sindaco di Capaccio Paestum: secondo l’ipotesi del pubblico ministero, che sta portando avanti gli accertamenti, l’allora primo cittadino di Agropoli si sarebbe prodigato per procurare a uno dei Marotta un posto di lavoro nell’azienda dei rifiuti.

Accuse pesanti, di fronte alle quali i Cinque Stelle campani hanno chiesto un allontanamento da parte di De Luca. La riposta del governatore di fronte all’intercettazione? Nessun riferimento a “principi di legalità” né “rigore assoluto e dignità istituzionale”, ma un laconico: “I 5 stelle… i 5 stelle… sono al tramonto”. Né un cenno al discorso di Paolo Borsellino di fronte agli studenti dell’istituto Remondini di Bassano del Grappa, nel gennaio 1989, quando il magistrato antimafia ricordò che la “politica dovrebbe fare pulizia di coloro che sono raggiunti da fatti inquietanti, anche se non sono reati”. 

Eppure, negli ultimi anni, De Luca ha spesso parlato in occasione dell’anniversario di Capaci. Il 23 maggio 2015, durante la campagna elettorale che lo vedeva impegnato per strappare la Regione Campania al centrodestra, era stato chiarissimo: “Onore a Giovanni Falcone e a tutte le vittime della criminalità. In questa giornata continuiamo il nostro impegno per strada, tra la gente in carne ed ossa. Siamo consapevoli, insieme col presidente Renzi, che la criminalità si sconfigga creando lavoro e futuro per i giovani e le famiglie. Ce la faremo tutti insieme e a testa alta”. Erano giorni impegnativi per l’ex sottosegretario ai Trasporti del governo Letta: una settimana più tardi avrebbe battuto Caldoro raccogliendo 987.927 voti contro i 921.481 del governatore uscente.

Del milione scarso di preferenze raccolte dal governatore, un gruzzoletto di 34.337 arrivò dalla lista Campania in rete, ispirata dall’allora senatore Vincenzo D’Anna e da altri pezzi di centrodestra vicini a Nicola Cosentino, l’ex sottosegretario di Forza Italia considerato il “referente politico” dei Casalesi e attualmente imputato in 4 processi nei quali ha riportato tra primo e secondo grado condanne a 25 anni di carcere. Voti pesanti quelli di Campania in Rete, perché – come spiegò Ilfattoquotidiano.it – se la lista che teneva insieme ex fascisti, ex segretari del Fronte Nazionale ed ex amici di Cosentino avesse deciso di appoggiare Caldoro, De Luca avrebbe perso per 2.228 voti.

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Politica
Vincenzo De Luca (Pd): “Non è questa l’Italia che sognava Falcone, sto male pensando a come si è ridotta”
Data articolo:Thu, 23 May 2019 17:37:02 +0000

“C’è da stare male, da soffrire se pensiamo a che cosa si è ridotto il nostro paese e a quanto sia lontana quest’Italia dall’Italia che sognava Giovanni Falcone, l’Italia della civiltà, dei diritti, della legalità”.  Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, in un video diffuso sul proprio profilo Facebook nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci. “Noi ricorderemo Falcone facendo il nostro dovere, cercheremo di onorare la sua memoria e quella di Borsellino combattendo la battaglia per la legalità e la trasparenza”

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Elezioni Comunali 2019
Elezioni amministrative, 1200 candidati hanno firmato impegno a prevenire e combattere mafie e corruzione
Data articolo:Thu, 23 May 2019 17:26:14 +0000

Più di 1200 candidati alle prossime elezioni Amministrative e Regionali hanno firmato l’appello a prevenire e combattere mafie e corruzione lanciato dall’associazione Avviso Pubblico lo scorso 18 aprile. Nel farlo, hanno preso diversi impegni: lotta alle ecomafie, tutela dell’ambiente, educazione alla legalità, accesso civico degli atti, contrasto ad evasione, elusione e riciclaggio, prevenzione della corruzione, prevenzione del gioco d’azzardo, trasparenza dei finanziamenti della campagna elettorale e dell’attività politica, sostegno alle vittime del racket e dell’usura, riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Hanno inoltre sottoscritto un codice etico per amministratori.

Tra i firmatari, candidati provenienti da 12 regioni e circa 150 comuni (su più di 3.500 al voto il prossimo 26 maggio), soprattutto da Piemonte (tra cui Sergio Chiamparino), Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna. Meno, invece, da Abruzzo, Campania, Lazio, Liguria, Marche, Veneto, Puglia e Calabria. Solo un candidato firmatario da Roma capitale. Tra le città con il maggior numero di aderenti ci sono Avellino, Modena, Bergamo, Cremona, Ferrara.

Al termine dei cinque anni di mandato, Avviso Pubblico monitorerà se i candidati hanno rispettato gli impegni e presenterà loro il conto. “Noi seguiremo il loro percorso e coloro che hanno sottoscritto l’appello dovranno dimostrare di essersi almeno impegnati a portare avanti quelle proposte nei consigli comunali e regionali”, spiega Giulia Migneco, responsabile della comunicazione dell’associazione. Un vero e proprio feedback politico, insomma. Preso atto che, aggiunge Migneco, “una cosa è promettere una cosa, un’altra è mettersi d’impegno per realizzarla”. Quella di Avviso Pubblico vuole essere un cambio di paradigma in cui per combattere mafia e corruzione la repressione da sola non basta. Piuttosto, è fondamentale la prevenzione che passa, necessariamente, attraverso il controllo e la partecipazione della società civile.

A questo link la lista dei candidati firmatari dell’appello di Avviso Pubblico.

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Cronaca
Genova, scontri tra antifascisti e Polizia durante comizio Casapound. Tre militanti feriti. Giornalista con tre dita fratturate
Data articolo:Thu, 23 May 2019 17:15:20 +0000

Scontri tra Polizia e manifestanti a Genova, durante il presidio antifascista che è stato organizzato in contemporanea al comizio elettorale di Casapound che si tiene in piazza Marsala. Gli agenti in tenuta antisommossa hanno caricato più volte frontalmente e di lato i manifestanti in piazza Corvetto, sparando anche lacrimogeni ad altezza uomo, con gli scontri che vanno avanti dalle 18. I manifestanti, al grido di “Genova è solo antifascista”, hanno risposto all’azione delle forze dell’ordine iniziando un lancio di bottiglie, petardi e pezzi di bastone. Tre manifestanti sono rimasti feriti negli scontri, mentre un giornalista di Repubblica, rimasto coinvolto in una delle cariche, si sarebbe fratturato tre dita e avrebbe riportato delle ferite al torace, nonostante abbia dichiarato agli agenti di essere un reporter. Due persone che hanno partecipato agli scontri sono state portate via in manette.

Le Forze dell’ordine, circa 300 agenti tra Digos, Reparto Mobile e Battaglione Mobile dei Carabinieri, sono intervenute dopo che un gruppo di militanti antifascisti ha tentato di sfondare uno dei varchi di sicurezza che impedisce l’accesso a piazza Marsala, dove al comizio elettorale della tartaruga frecciata stavano partecipando una ventina di persone, contro un migliaio circa di manifestanti antifascisti. In piazza sono scesi Cgil, portuali, antagonisti, Genova antifascista e alcuni studenti. Una parte della Cgil è rimasta in picchetto davanti alla prefettura.

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Scuola
Prof sospesa, oggi l’incontro con Salvini. Il ministro: “Lavoro perché torni a scuola”. Gli studenti: “Non ci ha voluto parlare”
Data articolo:Thu, 23 May 2019 17:04:01 +0000

Di fronte alla prefettura di Palermo oggi era appeso uno striscione: “Libero pensiero”. Nel frattempo, dentro al palazzo, si stavano incontrando il ministro dell’Interno Matteo Salvini, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti e la professoressa Maria Rosa Dell’Aria. La docente dell’istituto palermitano Vittorio Emanuele III era stata sospesa dopo che i suoi studenti avevano pubblicato un video in cui mettevano sullo stesso piano le leggi razziali e il decreto sicurezza di Salvini. La donna era accompagnata dal figlio che è anche il suo avvocato.

“Abbiamo parlato di libertà di pensiero e di futuro. Ora si sta lavorando tecnicamente, non è mio compito, perché tutto torni a posto”, ha detto il ministro dell’Interno alla fine dell’incontro. “Mi ha detto che l’ultimo dei suoi pensieri e dei pensieri dei ragazzi era di accostarmi al duce e al ventennio. C’è stato un dibattito ampio sull’immigrazione e l’accoglienza con pensieri doversi in classe. Io amo il confronto di idee diverse. Ho dato la mia disponibilità all’inizio del prossimo anno scolastico per fare un’assemblea in cui spiego ai ragazzi perché difendere i confini e la sicurezza di un paese è un diritto di un padre e di un ministro”.

Salvini aveva già promesso di voler incontrare gli studenti, ma oggi “non si è presentato all’appuntamento”, ha riferito Alessandro Tuti, rappresentante dell’istituto in cui lavora l’insegnante. “Il ministro ha fatto una promessa senza di fatto mantenerla, esclusivamente perché è in campagna elettorale. Ci hanno detto a più riprese che sarebbe arrivato, non abbiamo visto nessuno”.

La professoressa non ha commentato l’incontro, ma Salvini ha assicurato che il ministro dell’Istruzione Bussetti parlerà con il provveditore Marco Anello, che ha sospeso la docente, per capire “se ci sono stati errori di forma, oltre che metodo e di merito”. Ma, ha assicurato il vicepremier, “a me interessa che l’insegnante torni in classe e gli studenti si confrontino. La professoressa mi ha fatto una bella impressione. Mi ha ricordato una mia docente al liceo”.

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Cronaca Nera
Milano, bambino di 2 anni ucciso a botte. La confessione del padre: “Non riuscivo a dormire, mi sono alzato e l’ho picchiato”
Data articolo:Thu, 23 May 2019 16:43:20 +0000

Davanti al procuratore, Aljica Hrustic ha confermato quanto aveva già detto mercoledì sera davanti agli investigatori. Ha raccontato di essere stato lui, 25enne di origini croate, a picchiare suo figlio di 2 anni e 5 mesi, trovato morto all’alba di ieri nell’appartamento popolare di via Ricciarelli 22, a Milano. “L’ho picchiato, poi l’ho visto morto, non credevo che l’avrei ucciso”, ha detto al pm Giovanna Cavalleri. In Questura 12 ore prima aveva ammesso di avere fatto uso di droga prima di colpire suo figlio: “Non riuscivo ad addormentarmi, mi sono alzato e l’ho picchiato”. L’uomo sarà interrogato anche dal gip a San Vittore per la convalida del fermo e la misura cautelare: per ora, riferisce le agenzie di stampa, è apparso lucido e ha ricostruito in maniera coerente la vicenda.

Nelle prossime ore verrà effettuata l’autopsia sul corpo del piccolo, che servirà per valutare anche se era stato picchiato nei giorni precedenti, dato che sul corpo del bambino vi erano lividi risalenti anche a prima della morte. Inoltre, aveva anche i piedi fasciati, anche se è possibile che si sia fatto male camminando sui vetri nei giorni scorsi. Stando alle indagini della Squadra mobile, dopo aver capito che il bambino non respirava più, il padre è fuggito dalla casa in zona San Siro dove vive con la moglie 23enne, incinta del quinto figlio. Poi, un paio d’ore dopo l’omicidio, quindi intorno alle 5 del mattino, è stato lo stesso 25enne a chiamare il 112. “In via Ricciarelli 22 – ha detto al telefono con la polizia – c’è un bambino che non respira più”.

Quando nell’appartamento è arrivata la polizia, la madre era di fianco al cadavere del piccolo in stato di choc. Poi, ha indicato il marito come responsabile dell’omicidio. Aljica Hrustic è stato infine fermato intorno alle 12,30 in zona Giambellino, sempre a Milano. Aveva con sé le due figlie che hanno tre anni e poco più di un anno, mentre un altro figlio, il maggiore, vive in Croazia. In serata, davanti agli investigatori, ha confessato l’omicidio.

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Mondo
Venezuela, “finanziamenti fermi per sanzioni Usa”. Stop progetto: 25 bimbi in attesa non potranno curarsi in Italia
Data articolo:Thu, 23 May 2019 16:43:00 +0000

Un bambino di sette anni malato di leucemia e in attesa di un trapianto di midollo è morto oggi in un ospedale di Caracas. Il bimbo, hanno reso noto i media nella capitale, era ricoverato nell’ospedale J. M. de Los Ríos, principale centro pediatrico venezuelano. Ma ci sono altri 25 bambini ricoverati a Caracas che non potranno venire in Italia per il trapianto di cellule staminali che potrebbe salvare loro la vita. Il motivo è il debito da 8,5 milioni di euro contratto dal Venezuela con le 12 strutture italiane convenzionate. Il progetto di cooperazione sanitaria messo in piedi da Caracas e dalle cliniche italiane ha salvato la vita a 500 venezuelani malati di leucemia e altre malattie del sangue, la maggior parte bambini, nei dieci anni durante i quali ha funzionato. Un accordo interamente finanziato dalla Pdvsa, la compagnia petrolifera di Stato venezuelana, che però oggi non può più inviare ad Atmo (Associazione per il trapianto di midollo osseo) i 12 milioni all’anno che fino a oggi hanno permesso ai medici italiani di curare i bambini provenienti dal Paese sudamericano a causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

Il bimbo, il secondo morto dall’inizio di maggio, avrebbe potuto essere curato in Italia, ma dalla fine dello scorso anno non parte più nessuno per mancanza di fondi. “Non possiamo effettuare pagamenti né importare medicinali, vaccini, macchinari, cibo. Da ormai due anni è impossibile accedere a qualsiasi tipo di mercato internazionale a causa delle sanzioni degli Stati Uniti“, fanno sapere dall’ambasciata venezuelana a Roma.

Il futuro dei bimbi malati
Grazie alla mediazione della Croce Rossa, la situazione si è sbloccata per dieci bimbi che saranno accolti dall’ospedale Bambin Gesù di Roma, quattro di loro – già arrivati – sono pazienti ematologici e facevano parte del gruppo in attesa per il trapianto di midollo in Italia. Ne rimangono però venticinque solo a Caracas e altrettanti a Maracaibo, dove le condizioni sono ancora peggiori e non è possibile effettuare i trapianti. Il problema riguarda anche i 20 bambini già operati e in cura in Italia e i loro accompagnatori: “Il ministero della Salute è a conoscenza della sospensione del programma e ci ha contattati tramite il Centro nazionale trapianti per avere informazioni, ma poi non c’è stato nessun passo avanti”, spiega la direttrice di Atmo, Enrica Giavatto.

Per chi è rimasto in Italia finora le cure non sono mancate, ma per i bambini in Venezuela è difficile trovare soluzioni rapide: il Bambin Gesù, finanziato e gestito dalla Santa Sede, sarebbe quindi un’eccezione. “Praticamente Pdvsa non sa come farci arrivare i soldi. Gli Stati Uniti dovrebbero fare una deroga per il nostro caso”, continua Giavatto. “Novo Banco, l’istituto che ha sequestrato i conti correnti, ci conosce benissimo: la nostra attività è sempre la stessa da oltre dieci anni”, chiosa la direttrice di Atmo.

Soltanto a Bologna, “a ottobre 2018 avevamo pratiche avviate con Atmo per cinque pazienti. Avevamo già trovato il donatore per due di loro, ma sono dovuti rimanere a Caracas”, racconta il dottor Arcangelo Prete, responsabile del programma di trapianti di Ematologia e Oncologia del Sant’Orsola. Un’altra bambina venezuelana, ora maggiorenne, era già in Italia e per questo ha ricevuto il trapianto: le spese per le terapie sono ora a carico del fondo per gli extracomunitari di cui dispone il Servizio sanitario regionale. Lo stesso vale per i 20 pazienti, quasi tutti minori, che sono ancora in Italia con le loro famiglie per completare le cure: quaranta persone alle quali adesso provvedono, anche finanziariamente, le dodici strutture ospedaliere della convenzione e le varie associazioni di volontariato venute in aiuto di Atmo.

I conti bloccati
I bonifici da Caracas sono bloccati dalla seconda metà del 2018. La banca portoghese Novo Banco si è adeguata alle sanzioni americane e ha sequestrato al Venezuela conti correnti per circa 1,5 miliardi di dollari. Novo Banco è di proprietà americana, nata dal fallimento di Banco Espiritu Santu, poi ricapitalizzata da Lone Star, il fondo americano che da ottobre 2017 detiene due terzi delle azioni. Pochi mesi dopo essere stato acquistato dal fondo, Novo Banco ha venduto tutto e chiuso i battenti in Venezuela.

Dalla fine del 2017 l’amministrazione Trump ha colpito duramente l’economia del Paese sudamericano con diversi ordini esecutivi. In particolare, dalla primavera del 2018 ha proibito la maggior parte delle transazioni finanziarie e causato il sequestro di conti correnti per almeno 5 miliardi. Il governo di Caracas ha già denunciato i danni delle sanzioni americane alla salute di migliaia di pazienti in cura in Venezuela e all’estero, in un quadro che numerosi esperti hanno definito una “guerra non convenzionale”.

Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr), i provvedimenti di Trump violano i diritti umani e il diritto internazionale, mentre uno studio del Center for Economic and Policy Research (Cepr) di Washington, considerato vicino alle posizioni della sinistra americana, ha stimato più di 40mila morti causate dalle sanzioni tra il 2017 e il 2018. Il ministro degli esteri portoghese, Augusto Santos Silva, si è detto preoccupato per le accuse ricevute dal suo omologo venezuelano: “Le banche non obbediscono al governo, la questione sarà risolta in tribunale”, ha aggiunto riferendosi ai conti sequestrati da Novo Banco.

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Attualità
Turista si tuffa senza vestiti nella fontana dell’Apple Store: “Non pensavo fosse vietato in Italia”
Data articolo:Thu, 23 May 2019 15:55:48 +0000

Non pensavo fosse vietato in Italia, non credevo di aver fatto qualcosa di male“. Queste la parole di una ragazza francese di 24 anni che si è tuffata completamente nuda nella fontana dell’Apple store in piazzetta del Liberty, a Milano. La giovane turista è stata segnalata agli agenti da alcuni testimoni attorno alle 22 di ieri. Quando i poliziotti sono arrivati sul posto, lei era già uscita dall’acqua e si stava allontanando su corso Vittorio Emanuele indossando vestiti offerti dai passanti. La turista, secondo quanto riferito dalla questura, non era ubriaca o alterata da sostanze. Al momento non sono stati presi provvedimenti ma si sta valutando la possibilità di denunciarla per atti osceni

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Calcio
Serie B, “no a retrocessione del Foggia, si deve giocare il playout”: Tar del Lazio annulla la decisione del Consiglio di Lega
Data articolo:Thu, 23 May 2019 15:55:17 +0000

Lo spareggio salvezza tra Foggia e Salernitana si deve giocare: lo dice il Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso dei pugliesi contro la decisione della Lega Serie B di mandarli direttamente in Serie C, annullando il playout previsto tra quartultima e quintultima, dopo la retrocessione per illeciti amministrativi del Palermo. La vicenda però è tutt’altro che chiusa: si tratta solo di una decisione cautelare, con l’udienza collegiale fissata l’11 giugno. E si attende ancora il parere del Collegio di garanzia sulla nuova classifica (all’inizio della settimana prossima) e il verdetto di appello sulla retrocessione del Palermo, che doveva arrivare oggi e invece è stato rinviato al 29 maggio. Per il momento dunque il playout si deve giocare ma non si gioca: per capirci qualcosa in più bisognerà aspettare almeno la settimana prossima.

Incredibile, ma bastava avere un po’ di buonsenso per capire che retrocedendo il Palermo all’ultimo posto, come ha fatto il tribunale federale, il Foggia inizialmente finito terz’ultimo avrebbe guadagnato una posizione in graduatoria e quindi il diritto a disputare lo spareggio salvezza contro la quint’ultima, cioè la Salernitana. Non l’ha pensata così però il consiglio direttivo della Serie B, che ha confermato la retrocessione sul campo di Foggia, Padova e Carpi, aggiunto il Palermo e quindi chiuso il discorso retrocessioni, avendo trovato le quattro squadre da mandare in Serie C. Uno dei più accaniti sostenitori di questa interpretazione è Claudio Lotito, consigliere federale, noto esperto di diritto (almeno a suo dire) e da qualche tempo deus ex machina del campionato cadetto. E guarda caso la principale beneficiaria è proprio la Salernitana, della quale Lotito è proprietario. In tribunale a rappresentare la Lega B nell’opposizione al Foggia c’era anche l’avvocato Avilio Presutti, membro del consiglio di sorveglianza della Lazio. Tutte coincidenze che non potevano passare inosservate e hanno scatenato l’ira dei tifosi e la rivolta del club danneggiato.

La Figc guidata da Gabriele Gravina, colta alla sprovvista e incerta sul da farsi, aveva chiesto un parere al Collegio di garanzia del Coni sulla legittimità dell’operato della Lega Serie B. Era atteso per l’inizio della settimana prossima, ma prima è arrivato il decreto del Tar del Lazio: “La retrocessione del Palermo – spiegano i giudici – provoca lo scorrimento della graduatoria”; lo dimostra del resto il fatto che proprio per l’esclusione dei siciliani, il Perugia, la prima in posizione utile, sia stato promosso ai playoff. Il ricorso è dunque accolto.

Che succede adesso? La delibera con cui la Lega B del presidente Mauro Balata aveva annullato lo spareggio non esiste più, almeno fino all’11 giugno quando ci sarà la discussione collegiale al Tar: troppo tardi per aspettare. A questo punto probabilmente dovrà pronunciarsi prima la FederCalcio, che dopo aver ricevuto il parere del Collegio di garanzia deciderà in un senso o nell’altro. Anche questa delibera della Figc però potrebbe essere impugnata, dal Foggia come dalla Salernitana: significa un ulteriore passaggio da Tribunale federale e Corte di appello, probabilmente almeno altre due settimane di contenzioso. Il campionato finisce in tribunale, mica sul campo. Una volta di più.

Twitter: @lVendemiale

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Foto del giorno
Ford Digit, il robot fattorino che viaggia a guida autonoma – FOTO
Data articolo:Thu, 23 May 2019 15:49:29 +0000

Si chiama Digit, ed è un robot bipede dalle forme che assomigliano a quelle umane. E degli “umani” riproduce anche alcune movenze. Lo scopo? Quello di effettuare consegne dell’ultimo metro, ovvero quelle dal furgone alla porta di casa dei clienti. Un progetto sviluppato da Ford, che partendo dal boom delle vendite online si è messa a studiare un modo per facilitare lo smistamento dei pacchi, e realizzato in collaborazione con Agility Robotics. Il risultato è appunto un robot in grado di sollevare e consegnare pacchi pesanti fino a 18 kg, dopo aver viaggiato nel bagagliaio (dentro il quale è in grado di auto-riporsi) di un veicolo a guida autonoma. Insomma: auto robot che trasportano umanoidi-fattorini. Solo una provocazione o qualcosa di concreto per il futuro?

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Cronaca
Migranti, Seawatch: “80 su un gommone in pericolo, la marina italiana non interviene”. Soccorsi dai libici
Data articolo:Thu, 23 May 2019 15:47:20 +0000

Un gommone in pericolo con circa 80 persone a bordo è stato intercettato da una motovedetta libica. Poco prima, la ong Sea Watch aveva segnalato la situazione su Twitter, scrivendo che “la nave P492 Bettica della Marina militare italiana si trova vicino” alla barca, “ma non interviene”. L’intervento dei libici è stato confermato dalla stessa Marina.

I militari italiani hanno anche riferito che nel momento in cui hanno raccolto l’sos, segnalato dalla ong Colibrì, la nave Bettica si trovava a 80 chilometri dal gommone. Subito, hanno fatto decollare un elicottero per fornire supporto, ma quando è arrivato in prossimità dei migranti in difficoltà, la motovedetta di Tripoli era già intervenuta. La Sea Watch aveva scritto nel tweet che il loro aereo aveva “inviato un messaggio di Mayday Relay e confermato l’avvistamento di persone aggrappate a un tubolare sgonfio”.

 

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Attualità
Caso Prati, Perricciolo ricoverata in ospedale per abuso di farmaci. E la Prati vuota il sacco e ammette che Mark Caltagirone non esiste
Data articolo:Thu, 23 May 2019 15:41:47 +0000

Dopo quasi due mesi il caso Prati-Caltagirone potrebbe essere giunto al capolinea. La showgirl sarda sarà ospite sabato a Verissimo ma nel corso dell’intervista registrata oggi ha ammesso che Mark Caltagirone, il futuro e misterioso sposo, non esiste. La notizia è stata riportata dal sito Dagospia che aggiunge che la showgirl avrebbe confessato a Silvia Toffanin in lacrime, il tutto senza la presenza del pubblico in studio forse farla sentire maggiormente a suo agio.

In attesa di maggiori dettagli il sito Fanpage fa sapere che la manager Pamela Perricciolo è ricoverata al policlinico Gemelli di Roma per abuso di farmaci. E’ stata trasportata in ospedale nella notte tra il 22 e il 23 maggio, poche ore dopo le rivelazioni della socia Eliana Michelazzo a Live-Non è la D’Urso. Secondo il sito al suo capezzale sarebbe giunta proprio l’ex corteggiatrice di Uomini e Donne con cui collabora da dieci anni e con cui, secondo Dagospia, avrebbe una relazione.

La Michelazzo sceglie però il suo profilo Instagram per smentire questa versione dei fatti: “Non avevo voglia di fare una storia oggi perché sinceramente sono tanto stanca. Io mi trovo a Milano e non sono in ospedale da Pemela Perricciolo anche perché se faccio una denuncia non posso andare a trovare una persona che ho denunciato. Ovviamente io sono dall’altra parte di Roma quindi basta sono un po’ stanca”. Afferma di trovarsi nella capitale ma si tagga a Cologno Monzese, qualcosa dunque sembra non tornare.

Già altre volte la Perricciolo avrebbe minacciato gesti inconsulti: “”Ho denunciato Pamela Perricciolo. Mia sorella, dieci anni della mia vita accanto a lei. L’ho denunciata perché tutto questo, purtroppo, l’ha creato lei con qualcun altro sicuramente. Non do tutta la colpa, c’è qualcuno dietro di lei e ce lo deve dire chi è. Dopo la confessione che ho fatto, l’ho sentita. Ha tentato più volte di prendersi gocce  di quelle calmanti per dormire. Mi diceva sempre: ‘Ho preso le gocce, se muoio pensa alla mia famiglia’. Mi spaventava su questo, avevo sensi di colpa. Ho sempre creduto a lei, era un’amica”, ha dichiarato Eliana Michelazzo nel corso della sua ospitata a Non è la D’Urso.

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Cronaca
Pedofilia, dall’era Ratzinger e Bagnasco a Bergoglio e Bassetti: così la Cei è passata dal ‘non obbligo’ alla spinta a denunciare
Data articolo:Thu, 23 May 2019 15:32:45 +0000

Svolta storica della Cei sul contrasto alla pedofilia. Per la prima volta, infatti, la Conferenza episcopale italiana ha introdotto “l’obbligo morale” di denuncia alle autorità civili dei casi di abuso sessuale su minori commessi dai sacerdoti. L’assemblea generale della Cei ha, infatti, approvato, per la terza volta in sette anni, le Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili nelle quali i vescovi della Penisola si impegnano a trasmettere alle autorità civili le denunce di abusi su minori commesse dai loro preti. È una svolta impensabile fino a pochi anni fa, visto che nelle due versioni precedenti i presuli italiani avevano sempre respinto questa ipotesi. Merito di questo radicale cambiamento di rotta è il recente summit sulla pedofilia nella Chiesa indetto da Bergoglio in Vaticano nel febbraio 2019, e al quale a nome della Cei ha partecipato il suo presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti. E soprattutto le nuove normative emanate da Francesco per il contrasto degli abusi.

Non è la prima volta, infatti, che in tempi recenti la Chiesa italiana approva le Linee guida in materia di pedofilia. La genesi di questo documento è stata abbastanza travagliata e ha visto perfino uno scontro aperto con la Congregazione per la dottrina della fede, l’organismo vaticano che si occupa degli abusi. La prima versione delle Linee guida risale al 2012, quando il Papa era ancora Benedetto XVI e il presidente della Cei era il cardinale Angelo Bagnasco. In quel testo, i presuli affermarono che “nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida”.

Su questo punto, però, la Congregazione per la dottrina della fede era stata chiarissima. L’ex Sant’Uffizio, infatti, aveva affermato che “l’abuso sessuale di minori non è solo un delitto canonico, ma anche un crimine perseguito dall’autorità civile. Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi Paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell’ambito delle rispettive competenze. In particolare, va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale. Naturalmente, questa collaborazione non riguarda solo i casi di abusi commessi dai chierici, ma riguarda anche quei casi di abuso che coinvolgono il personale religioso o laico che opera nelle strutture ecclesiastiche”.

Due anni dopo, nel 2014, con Bergoglio divenuto Papa, la Cei aveva modificato quel passaggio limitandosi a inserire semplicemente un inciso: “Nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico – salvo il dovere morale di contribuire al bene comune – di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida”. Bagnasco aveva spiegato che “quello della Cei non è un no alla denuncia alla magistratura civile, ma un’attenzione verso le vittime e risponde a ciò che i genitori ritengono meglio per il bene dei propri figli. Per noi l’obbligo morale è ben più forte dell’obbligo giuridico, e impegna la Chiesa a fare tutto il possibile per le vittime”. Una posizione in totale contrasto con quella della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, istituita da Bergoglio, che aveva precisato che “abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”.

Dopo un cammino di sette anni, è arrivata finalmente la svolta per la Chiesa italiana che si è adeguata alle severe leggi emanate recentemente da Francesco. Già alla vigilia del summit sulla pedofilia tenutosi in Vaticano, la Cei aveva approvato il regolamento del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa. Anche in questo caso si era registrato un passo in avanti molto significativo, in forte controtendenza con il passato. Numerosi e importanti, infatti, sono i compiti affidati a questo organismo: il consiglio e il supporto alla Cei e ai singoli vescovi; la promozione e l’accompagnamento delle attività dei servizi regionali e inter-diocesani; lo studio e la proposta di contenuti informativi e formativi, oltre che di strumenti operativi per consolidare nelle comunità ecclesiali una cultura della tutela dei minori, per rafforzare la sicurezza dei luoghi ecclesiali frequentati dai minori, per formare tutti gli operatori pastorali e prevenire ogni forma di abuso. Il Servizio nazionale, presieduto da monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo metropolita di Ravenna-Cervia, lavora anche in collegamento con gli altri uffici della Segreteria generale della Cei e con la Pontificia Commissione per la tutela dei minori.

Ai vescovi sono state anche presentate le indicazioni per la costituzione dei Servizi regionali e inter-diocesani. L’obiettivo è quello di contribuire a diffondere in modo concreto una cultura della prevenzione, fornire strumenti di formazione e informazione, oltre a protocolli procedurali aggiornati. Di non meno rilievo è il fatto che accanto a un livello nazionale e un livello inter-diocesano, possa esserci sempre, a livello locale, un referente diocesano di supporto al vescovo. Le nuove Linee guida approvate vanno proprio in questa direzione e sono strutturate secondo alcuni principi. Innanzitutto il rinnovamento ecclesiale, che pone al centro la cura e la protezione dei più piccoli e vulnerabili come valori supremi da tutelare, punto di riferimento imprescindibile e criterio dirimente di scelta. Poi l’ascolto delle vittime e la loro presa in carico; l’impegno per sviluppare nelle comunità una cultura della protezione dei minori, di cui è parte la formazione degli operatori pastorali; una selezione prudente dei candidati agli ordini sacri e alla vita consacrata; la collaborazione con l’autorità civile nella ricerca della verità e nel ristabilimento della giustizia; la scelta della trasparenza, sostenuta attraverso un’informazione corretta, attenta a evitare strumentalizzazioni e parzialità. Infine, l’individuazione di strutture e servizi a livello nazionale, inter-diocesano e locale, finalizzati a promuovere la prevenzione grazie all’apporto di competenze e professionalità.

Twitter: @FrancescoGrana

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Attualità
“Molestata dopo un selfie al ristorante”: nuove accuse contro il famoso chef Mario Batali
Data articolo:Thu, 23 May 2019 15:24:10 +0000

Il suo nome era già stato legato alla vicenda #metoo quando, nel 2017, quattro donne lo accusarono di averle toccate e palpeggiate. Si tratta dello chef Mario Batali, molto noto negli Stati Uniti: al tempo, decise di lasciare la gestione dei suoi ristoranti e di scusarsi. Ma oggi torna ad essere accusato di abusi sessuali da una donna. Secondo i media statunitensi, una donna ha presentato un esposto il mese scorso e Batali verrà ascoltato in tribunale venerdì. Secondo la donna, lo chef l’avrebbe baciata e le avrebbe toccato il seno e l’inguine in un ristorante di Boston. Era il 2017. “Batali nega le accuse nella denuncia penale, e anche in quella civile presentata in agosto”. ha detto Anthony Fueller, legale dello chef, al New York Times. Il riferimento è ad una denuncia civile presentata da Natali Tene in agosto: la donna ha accusato Batali di averla molesta dopo che i due si erano scattati un selfie insieme.

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Versiliana 2019
40° Festival La Versiliana “Il mondo che cambia”. Scopri il programma
Data articolo:Thu, 23 May 2019 15:23:24 +0000

Versiliana 2019 – Il mondo che cambia è il titolo della prossima stagione della rassegna estiva La Versiliana, giunta quest’anno alla sua 40esima edizione e di cui SEIF, con Loft Produzioni, curerà parte del programma in collaborazione con la Fondazione.

Il Festival, che avrà luogo a Marina di Pietrasanta dal 9 luglio al 28 agosto, inizierà con una festa di inaugurazione e con un primo importante evento al Caffè la Versiliana con Paolo Mieli e Antonio Padellaro che si confronteranno sul futuro del nostro paese in un incontro dal titolo “Ieri, oggi… e domani?”.

Sul palco del Caffè sono previsti dibattiti pomeridiani sui temi food, sport, attualità e politica, arte e cultura, cinema e tv con grandi personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura italiani fra cui Massimo Giletti, Alessandro Sallusti, Antonio Manzini, Arrigo Sacchi, Vittorio Cecchi Gori, Gianfranco Vissani, Giuseppe Cruciani, Giordano Bruno Guerri, Dacia Maraini.

Tra le novità de La Versiliana 2019 c’è “Un palco per due”, la nuova formula di spettacolo realizzata in collaborazione con Friends & Partners che vedrà i big della musica italiana esibirsi insieme a grandi interpreti: Ron e Adriano Giannini, Arisa e Sabrina Impacciatore, Paola Turci e Marco d’Amore, Noemi e Vinicio Marchioni, Achille Lauro e Rocco Papaleo, Nek e Giorgio Panariello.

Vedremo molti grandi artisti, fra cui Morgan, Alessandro Siani, Paolo Ruffini, Giancarlo Giannini, Vittorio Sgarbi, sul palco del Teatro La Versiliana che sarà lo scenario di molte altre sorprese, come una giornata interamente dedicata ai giovani che coinvolgerà star del web e talentuosi rapper italiani.

Tutti i biglietti degli spettacoli del Teatro La Versiliana sono in vendita sul circuito Ticketone.

12 luglio
NOCHES DE BUENOS AIRES
Tango Rouge Company
Info e biglietti

20 luglio
IL CLASSICO MORGAN
Info e biglietti

24 luglio
RON CANTA LUCIO DALLA
con la partecipazione straordinaria di Adriano Giannini
Info e biglietti

26 luglio
OPHELIA BUTTERFLY
Keos Dance Project
Info e biglietti a breve disponibili

28 luglio
OBLIVION in The human Jukeboxe
Info e biglietti

2 agosto
PAOLO RUFFINI in Up and Down
Info e biglietti

6 agosto
EROS E THANATOS – Achille e Pentesilea
Emox Balletto
con Michele e Brenno Placido
Info e biglietti a breve disponibili

7 agosto
ARISA: UNA NUOVA ROSALBA IN CITTÀ
con la partecipazione straordinaria di Sabrina Impacciatore
Info e biglietti

9 agosto
DRUSILLA FOER in Eleganzissima
Info e biglietti

10 agosto
PAOLA TURCI con la partecipazione straordinaria di Marco d’Amore
Info e biglietti

12 agosto
GRIGORY LEPS
unico concerto in Italia della popstar più amata della Russia
Info e biglietti

13 agosto
LA BELLA ADDORMENTATA
Balletto del Sud
Info e biglietti a breve disponibili

14 agosto
ALESSANDRO SIANI in FELICITÀ TOUR
Info e biglietti

16 agosto
LES ITALIENS DE L’OPERA DE PARIS
Gala di danza
Info e biglietti a breve disponibili

17 agosto
NOEMI con la partecipazione straordinaria di Vinicio Marchioni
Info e biglietti

19 agosto
VITTORIO SGARBI in Raffaello
Info e biglietti

20 agosto
MATTHEW LEE  in Rock ‘n’ Roll Sun
Info e biglietti

21 agosto
ACHILLE LAURO con la partecipazione straordinaria di Rocco Papaleo
Info e biglietti

24 agosto
NEK con la partecipazione straordinaria di Giorgio Panariello
Info e biglietti

Inizio spettacoli ore 21.30
Info e prevendite biglietti : www.ticketone.it / www.versilianafestival.it

 

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Cronaca
Monterotondo, chiesa piena per il funerale del padre violento ucciso dalla figlia: “Sei un grande” poi gli applausi
Data articolo:Thu, 23 May 2019 15:17:40 +0000

Lunghi applausi e urla “Lorenzo sei un grande” hanno accompagnato l’uscita del feretro di Lorenzo Sciacquatori, ucciso dalla figlia domenica a Monterotondo per difendersi dall’ennesima aggressione, al termine del funerale. Amici e parenti in lacrime, tra loro anche i fratelli della vittima, hanno aspettato che il carro funebre partisse al termine della messa.

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Cinema
Il Traditore, Marco Bellocchio a Cannes: “L’universo di Palermo mi sembrava la luna”
Data articolo:Thu, 23 May 2019 15:07:34 +0000

Un film non convenzionale eppure popolare. Un mondo tutto da esplorare “perché io vengo da Piacenza e l’universo di Palermo mi sembrava sulla luna”, una traccia indelebile della recente storia criminale italiana. Tanti erano i desiderata e le sfide di Marco Bellocchio nell’affrontare la figura di Tommaso “Masino” Buscetta prima che diventasse Il Traditore. “Non sapevo nulla di Buscetta se non quel che si è raccontato sui giornali. Quando il produttore Beppe Caschetto– da cui è partita l’idea – mi ha proposto il progetto ho iniziato a documentarmi: il personaggio mi ha convinto man mano lo studiavo. Ed anche i morti ammazzati di Palermo e le loro vite dolorose si sono impadroniti di questa storia”.

Certamente “bellocchiano” nella sua tragicità e nel suo attaccamento alla famiglia, quello di Buscetta è per Bellocchio “non un eroe ma un uomo certamente coraggioso, e il coraggio è una qualità che io non possiedo quindi mi seduce vederlo negli altri. Masino era uno che non aveva paura di morire ma allo stesso tempo non voleva essere ucciso senza un motivo, per lui contavano la famiglia e la dignità”. Sceneggiato dallo stesso Bellocchio con Ludovica Rampoldi, Valia Santella e Francesco Piccolo, Il Traditore percorre 20 anni della vita di Buscetta “analizzati attraverso tre punti cardinali – spiega Rampoldi – : il tradimento, la teatralità, i figli. In questo film viene problematizzata la tragedia di essere padre”.

Da parte sua Pierfrancesco Favino è “entrato” nel non facile corpo del famoso pentito non solo prendendo 8/9 kg (“perché quella è la stazza di chi viene dal mondo rurale, e i mafiosi da lì arrivano. Quegli stomaci gonfi ti fanno respirare diversamente, ti fanno vedere il mondo diversamente”) ma soprattutto appropriandosi di una lingua – il siciliano – e di gesti che “solo i siciliani comprendono fino in fondo. Nel maxiprocesso il confronto fra Buscetta e Calò è gestito con un vocabolario comprensibile in profondità solo a chi appartiene alla mafia. Mille sono i riferimenti e i livelli di comunicazione, e Buscetta era un abilissimo comunicatore, a detta di tutti”. Per Favino è poco verosimile anche la leggendaria amicizia con Falcone (nel film interpretato da Fausto Russo Alesi, ndr) “anche se credo Falcone sia stata l’unica persona che riuscì a manipolarlo. Certamente l’incontro con Falcone cambia Buscetta perché vi ha riconosciuto uno come lui che crede alla realtà del proprio Sogno”. Nel ruolo della moglie di Masino è la modella attrice brasiliana Maria Fernanda Candido, sorprendente in fascino e bravura: “In Brasile tutti sanno chi era Buscetta, certo. Sono stata felice di lavorare con Marco Bellocchio che per me rappresenta  rigore e libertà, un regista che non ha paura del silenzio, della contraddizione e del paradosso”. Gli italiani non avrebbero saputo dirlo meglio.

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Cinema
Cannes, Il Traditore di Bellocchio dramma intimista e universale con Favino interprete intenso di Buscetta
Data articolo:Thu, 23 May 2019 15:07:31 +0000

Era un uomo complesso e sofisticato il cosiddetto boss dei due mondi, all’anagrafe Tommaso Buscetta detto Masino. Seppur con licenza elementare, il suo sguardo sapeva di profetico e la sua dignità non gli permetteva di nascondere il tormento legato a sensi di colpa e scelte sbagliate. Non stupisce che una figura tanto contraddittoria quale il più famoso pentito di Cosa Nostra sia diventata oggetto e soggetto del nuovo film di Marco Bellocchio, emblematicamente intitolato Il Traditore.

Attraverso un dramma intimista e universale insieme il regista emiliano entra nelle pieghe di un personaggio scomodo e sintomatico dell’ascesa e caduta della famiglia mafiosa guidata da Totò Riina, il suo grande antagonista. Così come aveva fatto in Buongiorno, notte e Vincere, anche ne Il Traditore – di cui il fattoquotidiano.it vi presenta una clip in esclusiva – a Bellocchio interessa indagare una doppia pista: da una parte la criticità storica e politica di quei periodi per il nostro Paese, dall’altra i corpi dei protagonisti che di tali criticità portano i segni tangibili.

In tal senso Il Traditore è a tutti gli effetti una tragedia bellocchiana sul rapporto sub-stanziale fra la vita e la morte, ove il contrappunto tra il caos festoso della famiglia come luogo vitale e il caos patologico dell’arena pubblica, pregna di un male omicida, arriva all’esasperazione. Ma se Aldo Moro e Benito Mussolini erano “corpi del potere” seppur di segno opposto, il pentito Buscetta è rappresentato nell’essenza di un corpo volto all’autodistruzione, un essere umano eternamente scisso fra le proprie origini e il destino che attende. Bellocchio lo preleva dai festeggiamenti di Santa Rosalia nella sua Palermo del 1980 e lo conduce in Brasile con la nuova moglie ove la pace è solo apparente: ben presto Masino è estradato in Italia, confessato dal giudice Falcone che lo trasforma nel protagonista del maxiprocesso a Cosa Nostra, un evento giudiziario e mediatico senza precedenti in Italia.

L’aula bunker presso l’Uccidiardone diventa sotto l’obiettivo di Bellocchio uno straordinario circo di follia e volgarità mafiosa, il teatro patologico per eccellenza. Ma anche in tanto caos, Buscetta è sempre un uomo solo coi suoi fantasmi, un esiliato nostalgico e odiato in primis dalla propria coscienza. Interpretato con profonda intensità da Pierfrancesco Favino, il boss dei due mondi è rivelato e “scavato” da Marco Bellocchio attraverso parole e pensieri, quasi il grande cineasta voglia assumere per sé il ruolo che fu di Giovanni Falcone, l’unico capace di capire ciò che diceva e soprattutto ciò che non diceva. Il Traditore– in concorso per la Palma d’oro -è da oggi in 350 sale per 01 Distribution.

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Fatti a motore
Fca, l’America nel mirino. Dopo quelli negli Usa, investimenti per oltre tre miliardi di euro in Brasile
Data articolo:Thu, 23 May 2019 14:52:11 +0000

Si allarga il piano di investimenti di FCA per l’ammodernamento degli stabilimenti produttivi: l’ultimo annuncio in ordine di tempo è quello che riguarda gli impianti del Brasile, dove nei prossimi cinque anni Fiat Chrysler Automobiles investirà circa 3,1 miliardi di euro. Un’iniezione di denaro indispensabile per incrementare le capacità produttive dei poli di Goiana (Stato di Pernambuco) e Betim (Belo Horizonte) e allargare l’offerta di modelli a marchio Fiat e Jeep destinati al mercato americano centrale e meridionale, strategico per il gruppo. Il target è portare la produzione brasiliana complessiva a quota 350 mila pezzi (+100 mila) e avviare nuove assunzioni per 9 mila posti di lavoro.

L’annuncio è arrivato da Antonio Filosa, responsabile FCA per America Latina, Messico, e tutto il Sud America: a Goiana (dove finiranno circa 1,7 miliardi di euro), entro fine 2020, arriverà un suv di medie dimensioni Fiat, che affiancherà le linee produttive di Jeep Compass, Renegade e del pick-up Fiat Toro. Con quest’ultimo il nuovo modello condividerà la piattaforma costruttiva, mentre lo stile dovrebbe ispirarsi al piacevole Fastback, prototipo per un suv-coupé presentato dal costruttore al Salone di San Paolo del 2018. Entro il 2021, poi, lo stabilimento sfornerà la versione a sette posti della Compass. A Betim, invece, saranno fabbricati i motori a benzina di nuova generazione di FCA, denominati Firefly, nonché un nuovo suv compatto, sempre a marchio Fiat, e l’erede della Strada, il veicolo commerciale di maggior successo in Brasile.

La pioggia di capitali per il Brasile arriva dopo quelli annunciati per il braccio nordamericano dell’azienda: circa 4 miliardi di euro per cinque stabilimenti presenti in Michigan. Un piano che permetterà di creare 6.500 nuovi posti di lavoro complessivi – per la gioia dell’amministrazione Trump – e di ampliare la capacità produttiva dei marchi Jeep e Ram, sempre più in auge. A Detroit verrà inaugurato un nuovo polo produttivo, che costerà a FCA 2,2 miliardi di euro: risulterà dai capitali allocati negli impianti di Mack Engine Plant e del Jefferson North Assembly Plant, fra loro limitrofi.

Ne risulterà un complesso capace di dar vita a circa 5 mila nuove assunzioni (gli abitanti di Detroit, peraltro, avranno precedenza) e vi verranno costruite la nuova Jeep Grand Cherokee, un suv ancora più grande a tre file di sedili ed inediti modelli ibridi plug-in. Circa 1,3 miliardi saranno impiegati nell’impianto Warren Truck, con la creazione di altri 1.400 posti di lavoro: qui, dal 2021, verranno costruiti i nuovi Jeep Wagoneer e Grand Wagoneer. Va detto che lo Stato del Michigan farà la sua parte in questa strategia di investimento: Detroit ci metterà 45 milioni di euro, abbattimento delle tasse del 50% per 12 anni e garantendo agevolazioni statali per ulteriori 200 milioni.

E in Italia? Al Salone di Ginevra di marzo scorso FCA ha confermato un piano di investimenti da 5 miliardi di euro per le fabbriche italiane. Il semaforo verde è arrivato dopo che, alla fine del 2018, l’azienda aveva paventato una revisione degli investimenti dovuta al mutato scenario politico italiano e alla decisione del governo gialloverde di introdurre le misure dell’ecobonus e dell’ecomalus. Tuttavia, “gli investimenti andranno avanti come pianificato in origine”, aveva assicurato alla kermesse ginevrina l’amministratore delegato di Fca, Mike Manley.

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Politica
Berlusconi contro il M5s: “Sono comunisti veri, da strada. Non come quelli del Pd, che sono comunisti da salotto”
Data articolo:Thu, 23 May 2019 14:46:31 +0000

“Salvini dice di essere un uomo di parola e che manterrà il contratto, ma secondo me sono tattiche e chiacchiere elettorali”. Da Torino, il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, torna ad attaccare Matteo Salvini e i suoi alleati sovranisti: “Sovranismo vuole dire ritornare alle nazioni del secolo scorso che hanno portato due guerre mondiali e milioni di morti” dichiara Berlusconi che oggi ha incontrato i commercianti nel centro del capoluogo piemontese. Tra gli obiettivi dei suoi attacchi ci sono anche gli esponenti del M5s: “Sono peggio dei comunisti del ’94 perchè si definiscono ‘comunisti da strada’ e dicono che loro porteranno le idee della sinistra più di quegli altri”.

Nel corso della conferenza stampa, Berlusconi, che è capolista per le Europee in tutte le circoscrizioni a eccezione del Centro (dove c’è Antonio Tajani), si è lasciato andare alle solite barzellette che prendono di mira le donne (tra le risate e gli applausi dei presenti).

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Ambiente & Veleni
Rifiuti, dopo il caso fanghi è il turno di sfalci e potature. Cosa ne pensano i cinquestelle?
Data articolo:Thu, 23 May 2019 14:42:40 +0000

Dopo i fanghi da depurazione anche gli sfalci e le potature. Ma andiamo con ordine. Già più volte ci siamo occupati dei fanghi di depurazione contaminati utilizzati in agricoltura che, con una inopinata aggiunta al decreto Genova di ottobre-novembre 2018, e in totale contrasto con la posizione assunta dai 5stelle prima di andare al governo con la Lega, sono stati legittimati anche quando contengono sostanze tipicamente industriali e pericolose per ambiente e salute.

Oggi un’importante novità è costituita dalla netta posizione assunta, in una intervista alla Stampa del 17 maggio, da Alessandro Bratti, ex presidente della Commissione bicamerale ecomafia e attualmente direttore generale dell’Ispra (il massimo organo scientifico governativo in materia ambientale), il quale evidenzia che, nella situazione italiana, continuare a utilizzare per l’agricoltura fanghi così contaminati può comportare rischi maggiori dei benefici, creando, in realtà, un sistema mascherato di smaltimento di questi fanghi. E auspica che il ministro per l’Ambiente mantenga la sua promessa di riformulare al più presto tutta la normativa, ricordando giustamente che altri paesi europei, come la Germania, la Svizzera e l’Austria, hanno deciso che “il gioco non vale la candela”.

Nel frattempo, come abbiamo detto, è arrivato per i 5stelle un altro boccone amaro. Infatti nel 2016 l’Italia stabiliva che gli sfalci e le potature sono esclusi dall’ambito dei rifiuti e possono essere utilizzati anche al di fuori del luogo di produzione, ovvero con cessione a terzi; con la conseguenza che ad essi non si applicano i criteri di priorità europei per i rifiuti, secondo cui il riciclaggio deve prevalere sulla combustione. La modifica suscitava la reazione dei 5stelle che, con una interrogazione (primo firmatario Dario Tamburrano), chiedeva l’intervento della Commissione Ue denunciando il contrasto di questa esclusione con la normativa comunitaria, la quale include i rifiuti biodegradabili di giardini e parchi tra i rifiuti organici “al fine di produrre compost e altri materiali basati su rifiuti organici che non presentano rischi per l’ambiente”. Denuncia che veniva immediatamente recepita dalla Commissione, la quale il 21 dicembre 2016 preannunciava l’apertura di un procedimento di infrazione contro l’Italia.

Per evitare questa procedura, il 15 marzo 2018 il ministero dell’Ambiente comunicava agli onorevoli 5 stelle Stefano Vignaroli e Alberto Zolessi che avrebbe inserito nella proposta di legge europea 2018 una modifica per eliminare, in conformità alla normativa comunitaria, la deroga su sfalci e potature introdotta nel 2016. Tanto che, il 28 marzo 2018, sul suo blog l’onorevole Tamburrano informava che “grazie al M5S l’Italia restituisce al compostaggio gli sfalci e le potature”, dicendosi “davvero felice di aver contribuito a salvare dalle fiamme due milioni di tonnellate all’anno di prezioso materiale organico”; tanto più che “il compostaggio trasforma in preziosissimo concime biologico gli scarti organici e alimentari”. Anzi, nello stesso senso interveniva anche l’Autorità garante della concorrenza, evidenziando che “la disciplina interna, nella misura in cui contrasta con il diritto europeo, si presta a distorsioni a sfavore delle imprese che utilizzano scarti vegetali come input nell’ambito di filiere di riciclo tracciate e controllate”.

Tuttavia, quando si passava all’approvazione della proposta di legge europea, alla Camera passava un emendamento presentato da otto deputati della Lega (primo firmatario Marco Maggioni), che, in sostanza, pur cambiando parzialmente la formulazione del 2016, sconfessava la proposta “europea” del ministero dell’Ambiente e ribadiva, invece, che sfalci e potature “derivanti dalla manutenzione del verde pubblico dei Comuni” sono esclusi dalla normativa sui rifiuti; e possono, quindi, essere utilizzati come combustibile per la produzione di energia, anche al di fuori del luogo di produzione, ovvero con cessione a terzi.

E così Utilitalia, Assoambiente e Cic (Consorzio italiano compostatori), in un comunicato del 13 marzo 2019, “esprimono tutta la loro preoccupazione per le pesanti ripercussioni” di questa scelta ricordando che “la normativa europea è chiara nel definire che i rifiuti biodegradabili di giardini e parchi sono rifiuti organici e che i rifiuti della manutenzione del verde pubblico (foglie, sfalci d’erba e potature di alberi) sono rifiuti urbani”. Mentre la Fiper (Federazione italiana produttori di energia da fonti rinnovabili) in un comunicato del 15 maggio esulta perché “finalmente ok all’impiego delle potature del verde a fini energetici”. Chissà che cosa farà ora la Commissione europea. E chissà che cosa ne pensano i 5stelle.

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Cultura
Libri e cannabis, un grammo in omaggio con i classici della letteratura: da Omero a Baudelaire
Data articolo:Thu, 23 May 2019 14:36:41 +0000

Cosa fumava il Brucaliffo di Alice nel Paese delle meraviglie per essere così saggio? Non si sa. Adesso però si potrà comprare il classico Lewis Carroll, insieme a un grammo di cannabis. Erba e letteratura, insieme, in tutte le librerie. Tutto nei box Read&Weed di Plantasia: dentro ogni confezione c’è un libretto con un brano letterario e un grammo di canapa legale in omaggio. L’idea è farsi accompagnare nella lettura dagli effetti meditativi e rilassanti della droga, e magari provare rispondere al dubbio che ha sempre assillato gli appassionati di Alice nel Paese delle meraviglie.

In vendita, tre tipi di canapa (kush, skunk e widow) accompagnati da tre classici: Il canto dei Lotofagi, tratto dall’Odissea di Omero, che è una delle prime attestazioni dell’uso di droghe nella cultura occidentale; I paradisi artificiali, il capolavoro simbolista e gotico di Charles Baudelaire; e ovviamente Carroll, con Prendimi, tratto da Alice nel paese delle meraviglie, l’opera onirica per eccellenza.

Il rapporto tra sostanze psicotrope o allucinogene con la letteratura è sempre stato piuttosto stretto. Baudelaire, Bukowski, Bulgakov, Dickens, Hugo, Stevenson, Allan Poe. Molti dei maggiori autori moderni hanno scritto i loro capolavori sotto gli effetti di sostanze stupefacenti. L’idea dei Read&Weed torna a a sottolineare proprio quel legame tra cultura e visioni oniriche.  Tra l’altro, proprio, nei giorni della guerra ai negozi di canapa legale del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Intervistato da Repubblica, Francesco de Figueiredo, socio di Plantasia, ha spiegato che l’iniziativa non vuole essere provocatoria. “Quello che vorremmo produrre – ha detto – è un effetto di normalizzazione: parliamo di un prodotto controllatissimo a livello legale, analizzato e tracciato come gli alimenti biologici. Vorremmo dimostrare che in un mercato regolarizzato si potrebbe legalizzare le droghe leggere sviluppando, appunto, un mercato controllato e virtuoso”.

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