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News da ilfattoquotidiano.it

#ilfatto #ilfattoquotidiano

In Edicola
In Edicola sul Fatto Quotidiano del 14 Ottobre: Manette agli evasori, Di Maio pressa il Pd. E il dl Fisco slitta
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 22:41:07 +0000

Trattative

Carcere agli evasori, Di Maio s’impunta: slitta il decreto fiscale

5 Stelle – Il “capo” chiude la festa a Napoli guardando a Roma: oggi in Cdm solo il piano da spedire all’Ue

Ma mi faccia il piacere di

Funeral Party. “Big assenti e contestazioni: la festa M5S è un funerale. Grillo diserta le celebrazioni per i 10 anni. La base, contraria al governo col Pd, è pronta a farsi sentire” (Libero, 10.10). “Festa M5S, incognita Grillo. E nasce la corrente dei ‘40’. In forse la presenza del Garante a Napoli” (Il Messaggero, 10.10). […]

Sesso, fede e sacramenti

“Chiesa, preti sposati per non scomparire”

Svolta storica? Al Sinodo per l’Amazzonia il Papa ha aperto le porte ai prelati coniugati e a un ruolo più incisivo della donna in Vaticano. Il teologo Don Cereti: chance per sopravvivere

Guerra

Ankara bombarda i reporter, i curdi cercano Siria e Russia

Attacco – Morti anche due giornalisti, accordi con Mosca per consentire all’esercito di Damasco d’entrare a Est per respingere l’offensiva di Erdogan

Soldi

La guerra di “Repubblica” tra l’Ingegnere e i tre figli

Carlo De Benedetti vuol ricomprarsi (a prezzo vile) i giornali dagli eredi, che dicono no. Contrasti da mesi sulla vendita di Gedi

Commenti

Cosa resterà…

Che diavolo ci sto a fare io… Qua!

Non è senza una profonda soggezione che faccio il mio ingresso nel tempio della voce. Oggi, dopo una trafila di quattrocento ore trascorse ad assistere, rigorosamente in piedi, che pure uno sgabello dove poggiare le terga è un privilegio riservato a pochissimi, sto per iniziare il mio primo turno di doppiaggio. Ho ascoltato in silenzio […]

BookBooks

Il Diario della capra 2020. L’autore è Sgarbi, o no?

L’agenda del critico d’arte, illustrata da Staino, sembra un thriller

Lettere Selvagge

Napoli, fascino irresistibile e suscettibile: “Il pane è nato in Egitto o sotto il Vesuvio?”

Gentile Selvaggia, ho riletto (per la terza volta) il suo articolo riguardo Napoli, sul Fatto Quotidiano del 10 ottobre. Volendo, può fare di questa mia un grazioso aeroplanino di carta e farlo volare dalla finestra del suo ufficio. Voglio innanzitutto sottoporre alla sua attenzione l’assenza di alcune tesserine indispensabili per completare il coloratissimo puzzle che […]

Politica

Il retroscena

“Per farci capire davvero ci servono altri 10 anni”

Il Garante – Grillo con gli amici paragona la storia del M5S a quella della medicina. E va via dalla festa mentre parla l’ex vicepremier

Economia

Micro&Macro

Il Tfr batte i fondi pensione, facendo però i giusti confronti

La forzatura è nel confronto tra gli strumenti: una cosa è il valore di riscatto, un’altra è l’equa valutazione dell’investimento

Isee, requisiti meno stringenti: dal 2020 (forse) precompilato

Ci sarà un accesso facilitato e inciderà sulla platea dei percettori del reddito di cittadinanza

Italia

L’avvocatessa del popolo

Diari di una rivoluzionaria, 100 anni di Bianca la Rossa

Guidetti Serra, nata a Torino nel 1919: una vita spesa a sinistra contro le ingiustizie, in difesa dei deboli. Il figlio racconta le confessioni segrete e l’amarezza per la sorte del partito

di
Le Pietre e il Popolo

Tutti i falsi Modigliani: guida per storici d’arte (e pm)

Le patacche da milioni di euro – Un libro racconta le “otto scene del crimine”, ossia i casi di dipinti e statue fasulle attribuite al maestro

Terra dei Fuochi

Le acque nere del Sarno, il più inquinato d’Europa

Il fiume sgorga limpido e sotto al Vesuvio raccoglie rifiuti di ogni tipo, tra le coltivazioni dei pomodori che vengono esportati ovunque

di

Mondo

Mediapart – L’ombra nera sull’Europa

L’Europol rivela: l’ultradestra arruola soldati e poliziotti

L’altro pericolo – Secondo il report riservato, dopo l’attacco alla sinagoga in Germania, i gruppi di estrema destra avvicinano militari e agenti per “rafforzare la preparazione alla lotta armata”

di
L’iniziativa

Italia e Francia: ora una moratoria Ue sulle armi

A Bruxelles – Oggi la proposta per bloccare le esportazioni alla Turchia. Il Pd: “Intanto iniziamo noi”

Cultura

“The Irishman”

Quei (vecchi) bravi ragazzi nel confessionale di Martin

Presentato a Londra il nuovo lavoro di Scorsese, cronaca del testamento di Frank Sheeran (Bob De Niro), sicario al soldo del boss Bufalino (Joe Pesci) e killer di Jimmy Hoffa (Al Pacino)

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Mondo
Elezioni Polonia, exit poll: i conservatori nazionalisti di Kaczynski al 43,6%, verso conferma della maggioranza assoluta dei seggi
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 20:05:05 +0000

I conservatori nazionalisti al potere in Polonia vanno verso la conferma della maggioranza assoluta in parlamento: è quanto stimano i primi exit poll sulle elezioni parlamentari. Il partito Diritto e Giustizia di Jaroslaw Kaczynski, alleato di Matteo Salvini in Europa, è dato al 43.6% dei consensi e pertanto anche grazie al premio di maggioranza otterrebbe 239 dei 460 seggi della camera bassa. L’opposizione di Coalizione civica, che comprende anche la formazione di Donald Tusk, si ferma al 27,4% sempre secondo i dati disponibili alle 22.

Chi è Kaczynski – 70 anni, si è impegnato in prima persona in una campagna elettorale connotata da toni omofobi, da promesse sul miglioramento del welfare attraverso l’aumento del salario minimo e dei bonus bebè, e da una forte attenzione al mondo rurale. Si presenta come il difensore di valori tradizionali, della famiglia e della fede cattolica minacciate dall’”ideologia Lgbt” che viene dall’Occidente. La Chiesa lo sostiene alle Europee del maggio scorso peraltro aveva stravinto con il 45,4% dei voti. Un appello a un voto di centro-sinistra e filo-europeo è venuto dalla nuova Premio Nobel per la letteratura Olga Tokarczuk. Con lui la Polonia è finita nel mirino dell’Unione europea per la violazione dello stato di diritto e la Commissione ha deciso di deferire Varsavia alla Corte di giustizia dell’Ue in merito al nuovo regime disciplinare sui giudici, richiedendo una procedura accelerata. Lo scorso 3 aprile la Commissione europea ha avviato la procedura di infrazione contro la Polonia in base al fatto che il regime disciplinare mina l’indipendenza giudiziaria dei giudici e non assicura le garanzie necessarie per proteggerli dal controllo politico, come richiesto dalla Corte di giustizia dell’Ue.

I tre blocchi dell’opposizione – Il principale è “Coalizione civica” (Ko), di centro-liberale, formata fra l’altro da Piattaforma civica – fondata dal presidente Ue Donald Tusk e guidata da Grzegorz Schetyna – con Nowoczesna (Moderna) e il piccolo partito dei Verdi. Il secondo schieramento “La Sinistra” (Lewica) riunisce la vecchia Alleanza della sinistra democratica (Sld), diventata extraparlamentare dopo il 2015 e guidata ora da Wlodzimierz Czarzasty, con i nuovi partiti Wiosna (Primavera) e Razem (Insieme). Il terzo blocco (Coalizione polacca, Kp) è nato dal recente flirtare del Partito popolare polacco (Psl) – formazione di centro di radici rurali guidata da Wladyslaw Kosiniak-Kamysz – fra l’altro col gruppo di un cantante già filo-Pis, Pawek Kukiz.

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Mondo
Tunisia, il nuovo presidente è Saïed: il “Robocop” anticorruzione ha battuto il “Berlusconi d’Arabia” (scarcerato da 4 giorni)
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 19:49:18 +0000

Berlusconi contro Robocop. Ha vinto il secondo. Non è un meme ironico sull’ex premier e neanche il titolo di un documentario pop sulla Seconda Repubblica. Era invece la sfida per la Presidenza della Repubblica tunisina. Nabil Karoui, il Berlusconi d’Arabia come qualcuno l’ha definito, doveva recuperare il terreno nei confronti dello sfidante che non t’aspetti, Kaïs Saïed, il Robespierre senza ghigliottina. Non c’è riuscito: Saïed è il nuovo presidente. Non ci sono ancora dati ufficiali ma gli exit poll sono netti: il neo presidente avrebbe ottenuto il 72.5% delle preferenze contro il 27.5% del rivale. Finisce così un’inattesa quanto curiosa campagna elettorale. Con due contendenti molto diversi ma anche – per certi versi – simili.

Karoui è un guascone illuminato, Saïed invece un infaticabile camminatore ligio al dovere e alla forma, dotato di un arabo a tratti arcaico e a tratti incomprensibile. Il primo è un imprenditore col culto dell’apparire, con la manìa tipica di molti uomini d’affari di mostrare vicinanza ed empatia verso i poveri e i derelitti. Il secondo, invece, è un uomo dell’apparato dello Stato, un docente universitario con l’immagine triste, ma vincente, della persona retta, emblema della lotta alla corruzione. L’antisistema per eccellenza contro un presunto riformatore moderno: un déjà-vu della politica internazionale, con tante analogie anche con il panorama italiano.

Karoui il suo partito politico per presentarsi all’appuntamento con la storia l’ha messo in piedi alla rinfusa pochi mesi fa. Saïed non si è neppure sforzato, preferendo puntare su poche, fidate amicizie: “Siamo in pochissimi, ma lui ha preferito così. Campagna elettorale? Non abbiamo neppure stampato i manifesti“, ammette uno dei collaboratori del giurista e professore di diritto costituzionale. A modo loro, populisti negli atteggiamenti e nella visione della cosa pubblica, comunque diversi. “Kaïs Saïed viene definito Robocop, a me piuttosto sembra Terminator per la sua indole”. Abdelaziz Belkhodja è il portavoce di Nabil Karoui, magnate televisivo e inaspettato duellante alla poltrona di Presidente della Repubblica della Tunisia per succedere al mitico Beji Caid Essebsi, morto il 25 luglio scorso a 93 anni. Questa la sua definizione dell’avversario che ha battuto il proprietario di NessmaTv, canale televisivo molto seguito nel Paese nordafricano. Belkhodja non ci sperava di rivedere il suo ‘capo’ libero e pronto alla battaglia, sebbene per uno sprazzo di campagna elettorale. L’uscita pubblica di Karoui nel cuore della capitale, lungo il viale alberato di avenue Bourghiba venerdì sera, ha rimesso le cose a posto soltanto in parte. Tirato a lucido come mai prima, nessun segno delle settimane passate in carcere con l’accusa di riciclaggio di denaro ed evasione fiscale.

Karoui si è presentato al suo popolo in splendida forma e dal palco ha strizzato l’occhio ai fans e arringato i suoi avversari – Kais Saied, ma in generale la politica dell’Ancien Régime come ama definirla – attraverso la marea di telecamere, macchine fotografiche e taccuini aperti. Più che un comizio elettorale di fine campagna, quello di venerdì sera è stato un vero e proprio show. L’imprenditore/editore ha compresso la sua smania di visibilità in poche ore, le ultime a sua disposizione prima del voto di domenica, tenendo conto del silenzio elettorale del sabato di vigilia. C’è chi sostiene che l’arresto, avvenuto il 23 agosto scorso, e la carcerazione del tycoon, liberato mercoledì sera dopo 48 giorni di cella e spazi divisi con criminali comuni, dunque l’impossibilità di fare campagna elettorale, avesse aperto una breccia nei cuori e nelle preferenze dei tunisini: “Avremmo preferito averlo con noi sarebbe stata un’altra cosa. Secondo me sarebbe arrivato primo, lui è una forza. Quando arriva Nabil il pubblico si incendia, la gente lo ama perché è la persona più distante dal vecchio modo di fare politica”, aggiunge Belkhodja. Con un partito, Qalb Tounes, Al Cuore della Tunisia, nato a giugno 2019, e una macchina politica fatta da giovani alle prime armi, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul fondatore e Ceo della Karoui & Karoui World. Gli exit poll del primo turno, il 15 settembre scorso, e soprattutto i risultati ufficiali resi noti due giorni dopo dall’Isie (la Commissione elettorale tunisina) hanno ribaltato qualsiasi pronostico: Kaïs Saïed primo con quasi il 19%, Karoui secondo con il 15%, ammessi al ballottaggio, in barba ai rappresentanti dell’establishment post-rivoluzionario del 2011.

Sconfitti e ridimensionati movimenti politici e di pensiero come Ennadha, il partito islamista, così come Nidaa Tounes, potente movimento laico, un colosso dai piedi d’argilla. Bocciate figure potenti come Abdel Fattah Mourou, tra i fondatori di Ennadha, Youssef Chaed, Primo Ministro uscente, e Abdelkarim Zbidi, ex Ministro della Difesa nel 2011. La morte dell’ex presidente Essebsi ha costretto la Tunisia ad anticipare il voto presidenziale, originariamente previsto per novembre. La confusione istituzionale ha prodotto un risiko elettorale, con le Parlamentari (o legislative) rimaste in programma per il 6 ottobre, in mezzo ai due turni delle Presidenziali. Le elezioni per rinnovare il Parlamento del Bardo hanno, in parte, confermato il doppio turno presidenziale, premiando ancora Qalb Tounes. Il movimento di Karoui ha ottenuto 38 seggi, secondo solo agli islamisti di Ennadha con 52. Un voto frammentato che costringerà le forze politiche a complicati apparentamenti per superare la maggioranza parlamentare di 109 seggi e governare. Le due tornate elettorali, tuttavia, hanno confermato il trend del cambiamento. I tunisini, dopo otto anni di promesse e con l’adrenalina della Rivoluzione dei Gelsomini ormai svanita, hanno preferito puntare le loro fiches sul nuovo che avanza, al di là delle conseguenze che un candidato senza passato politico e senza una visione ben definita può rappresentare.

Nabil Karoui, come Silvio Berlusconi, si proclama una vittima del sistema, di una macchina del fango orientato verso la sua persona. In realtà Nabil Karoui e Silvio Berlusconi, canali televisivi e imprenditoria a parte, hanno poco in comune. ‘Al Cuore della Tunisia’ somiglia vagamente, per temi programmatici, al Movimento 5 Stelle, visto che punta sull’ambiente, energia solare, diritti delle minoranze e apertura al dialogo con i Paesi europei, Italia in primis, sul fronte dei migranti. Tra le ricette economiche inserite nel programma di Qalb Tounes, oltre alla nazionalizzazione delle banche, c’è l’idea di realizzare nuovi villaggi 4.0 per risparmiare risorse e mettere in campo un profondo piano per ridurre la povertà. Saïed, dal canto suo, non ha mai nascosto la sua rigidità sociale e dei costumi, mostrando forte avversità nei confronti dei gay, dei migranti e delle minoranze: è lui il nuovo presidente della Tunisia.

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Politica
Pensioni, il renziano Marattin: “Italia Viva propone l’abolizione totale di quota 100”. La ministra Catalfo: “Non si tocca, va a scadenza”
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 19:13:03 +0000

Italia Viva torna alla carica per “l’abolizione totale di quota 100“. Questa volta è il deputato Luigi Marattin a proporre di mettere mano alle pensioni “a fronte del fatto che le risorse per la legge di bilancio 2020 non sono ancora del tutto definite”. Il renziano sostiene infatti che “si tratta della politica più ingiusta degli ultimi 25 anni – spiega – perché spende risorse ingenti a carico dei giovani lavoratori. In sua sostituzione proponiamo di rendere strutturale l’Ape Social, per consentire il prepensionamento a chi ha svolto lavori gravosi e usuranti“, rilancia Marattin. Un assist a Matteo Salvini che replica: “Renzi propone l’abolizione totale di quota 100. È solo l’ultima follia del governo delle poltrone, che ha annunciato nuove tasse su gasolio, merendine e denaro contante mentre gli sbarchi aumentano e la politica estera non esiste. Non glielo permetteremo“. Deve quindi intervenire la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo: “Quota 100 non si tocca. È una misura sperimentale che scade nel 2021 e come tale va portata a termine senza fare modifiche. Con i sindacati mi sono impegnata espressamente ad avviare subito un confronto su come rendere il nostro sistema pensionistico più equo. Lo faremo e proprio per questo le cose restano come stanno”, ha precisato la ministra.

Sullo stesso argomento Nunzia Catalfo era intervenuta già ieri, sabato, con un post sui social network in cui aveva tenuto a puntualizzare: “Leggo sui giornali che qualcuno vorrebbe mettere mano a Quota 100. Lo dico chiaro: non sono all’ordine del giorno modifiche“. La posizione del governo in vista della prossima manovra, sottolineata più volte dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, è stata per l’ultima volta ribadita dal suo vice, Antonio Misiani, durante il dibattito sulla nota di aggiornamento al Def a Palazzo Madama di questa settimana: “Quota 100 sta costano molto meno delle previsioni iniziali, è una misura transitoria, che finisce nel 2021: è intenzione del governo non rinnovarla alla scadenza. Abbiamo in mente un modello diverso”. Quando scadrà verrà lasciata morire, non prima. L’unica ipotesi ancora sul tavolo, ma respinta per ora dalla stessa Catalfo, prevede di recuperare un miliardo allungando di tre mesi le finestre di uscita per i lavoratori.

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Politica
Siria, Palazzo Chigi: “Italia al lavoro per stop armi a Turchia dall’Ue. Contrastare l’attacco per evitare ulteriori sofferenze ai curdi”
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 18:21:06 +0000

Il governo italiano vuole che tutta l’Unione europea interrompa la vendita di armi alla Turchia, perché l’attacco militare nel nord della Siria va contrasto “con ogni strumento consentito dal diritto internazionale”. Dopo l’annuncio del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dal palco di Italia 5 Stelle, arriva anche la nota ufficiale di Palazzo Chigi: “Il Governo è già da ieri al lavoro affinché l’opzione della moratoria nella vendita di armi alla Turchia sia deliberata in sede europea quanto prima possibile, tenuto conto che già lunedì si svolgerà il Consiglio degli Affari Esteri e, giovedì e venerdì, si terrà il Consiglio Europeo“. Saranno i vertici già decisiva per definire una replica europea all’iniziativa di Erdogan.

L’esecutivo giallorosso chiede infatti fin da subito una risposta univoca dell’Ue, al di là delle prese di posizione dei singoli Stati, come Germania e Francia, che già sabato hanno annunciato il blocco dell’export di armi verso Ankara. “Lunedì al consiglio Ue dei ministri degli Esteri, come governo, chiederemo che tutta l’Ue blocchi la vendita“, ha assicurato Luigi Di Maio ai militanti M5s e ai contestatori presenti all’Arena Flegrea durante il suo intervento di sabato sera. Solo poche ore sulla stessa linea si era espresso anche il segretario Pd, Nicola Zingaretti: “Bisogna fermare l’invasione da parte della Turchia, siamo al fianco del popolo curdo. Mobilitiamoci in tutte le città. Il governo italiano, oltre ai provvedimenti che sta adottando, valuti subito il blocco delle esportazione delle armi alla Turchia“. L’Italia si schiera compatta contro Erdogan. Nessun dissenso, da parte di tutto l’arco parlamentare, da sinistra a destra.

Anche la vicinanza al popolo curdo è uno dei concetti ribaditi da Palazzo Chigi: “L’Italia – si legge in una nota diffusa dalla presidenza del Consiglio – promuoverà questa iniziativa in tutte le sedi multilaterali e si adopererà per contrastare l’azione militare turca nel Nord-Est della Siria con ogni strumento consentito dal diritto internazionale. Il Governo italiano è convinto che si debba agire con la massima determinazione per evitare ulteriori sofferenze al popolo siriano, in particolare curdo, e per contrastare azioni destabilizzanti della regione. Il Governo italiano ritiene che questi obiettivi debbano essere raggiunti attraverso il coordinamento europeo e operando in sede multilaterale al fine di rafforzarne l’efficacia”, conclude la nota.

Anche il premier Giuseppe Conte quindi si schiera apertamente al fianco di Di Maio in questa iniziativa, portata avanti nonostante la Turchia sia il terzo Paese al mondo verso cui l’Italia esporta armi e materiali d’armamento, dopo Qatar e Pakistan. Tra le maggiori fornitrici italiane ci sono anche Leonardo, Alenia e Beretta. Nel 2018, indica la relazione presentata al Parlamento, è stata autorizzata l’esportazione dall’Italia alla Turchia di armi per complessivi 362,3 milioni di euro, in forte e costante crescita rispetto ai 266,1 milioni di euro del 2017 ed ai 133,4 del 2016. Al Paese di Erdogan sono stati inviati sistemi d’arma, munizioni, bombe, siluri, missili, apparecchiature per la direzione del tiro, aerei, apparecchiature elettroniche, corazzature, equipaggiamenti di protezione, per la visione d’immagini, pezzi fusi e semilavorati, tecnologia per la produzione e sviluppo, software.

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Cronaca
Varese, 15enne accoltellata al volto da uno sconosciuto: si cerca l’aggressore
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 18:12:23 +0000

Ha gridato “vi uccido, vi uccido” prima di estrarre il coltello e ferire al volto, senza un apparente motivo, una ragazzina di 15 anni. È successo in pieno centro a Varese, intorno alla mezzanotte di sabato sera. Secondo quanto accertato dalle indagini, ancora in corso, la ragazza stava aspettando con un’amica la madre di una delle due che doveva riportarle a casa, quando uno sconosciuto in sella alla sua bicicletta, dopo averle viste una prima volta, è ritornato indietro e si è scagliato contro la quindicenne, sferrandole una coltellata al volto e una al braccio.

L’amica della 15enne è riuscita a scappare e a chiamare i soccorsi. Sul posto sono poi intervenuti i soccorritori del 118 e la Polizia, che ora indaga sull’accaduto. Si cerca l’aggressore: un uomo sulla cinquantina, capelli lunghi e con una cicatrice sul volto. La ragazzina è stata medicata e trasportata in ospedale in codice verde.

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Media & Regime
De Benedetti, guerra per Repubblica: il padre fa un’offerta ma i figli rifiutano. Il primogenito Rodolfo: “Sconcertato da mio padre”
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 18:00:15 +0000

Carlo De Benedetti vuole riprendersi la sua creatura. I figli però non sono d’accordo. E il primogenito si dice addirittura “sconcertato” dall’iniziativa del padre. A tre anni dall’uscita di scena e a dieci dal passaggio delle quote ai figli, l’ingegnere vuole tornare a sul ponte di comando della Gedi, cioè il gruppo editoriale che include il settimanale l’Espresso, i quotidiano Repubblica, la Stampa, il Secolo XIX e tutti i vari giornali locali dell’ex Finegil. Venerdì 11 ottobre De Benedetti padre ha presentato un’offerta alla Cir Spa, cioè la holding di famigliaun’offerta di acquisto cash del 29,9% delle azione Gedi Spa, cioè il gruppo editoriale Espresso. L’offerta d’acquisto – presentata attraverso Romed, che controlla al 99% – è al prezzo di chiusura di giovedì, e cioè euro 0,25 ad azione: con 38 milioni di euro, dunque, l’ingegnere si sarebbe voluto riprendere il gruppo.

Rodolfo: “Sconcertato da mio padre” – Peccato che alla Cir non la pensino allo stesso modo: tutt’altro. La holding, che fa capo ai tre figli dell’ingegnere (Rodolfo, Marco ed Edoardo) ha diffuso una nota per rifiutare l’offerta: “Con riferimento alla comunicazione diffusa in data odierna dall’Ing. Carlo De Benedetti, relativa all’offerta non sollecitata né concordata da egli presentata lo scorso venerdì, Cir rende noto di ritenere detta offerta manifestamente irricevibile in quanto del tutto inadeguata a riconoscere a Cir spa e agli azionisti il reale valore della partecipazione e ad assicurare prospettive sostenibili di lungo termine alla Gedi”. Ancora più dure le parole del primogenito dell’ingegnere, Rodolfo: “Sono profondamente amareggiato e sconcertato dall’iniziativa non sollecitata nè concordata presa da mio padre e il cui unico risultato consiste nel creare un’inutile distrazione, della quale certo non si sentiva il bisogno”. Insomma tra i De Benedetti è scoppiata una vera e propria guerra familiare per il controllo del primo impero di carta italiano.

“Voglio rilanciare il gruppo”. La nota della redazione – A diffondere personalmente la notizia dell’offerta presentata, con una nota all’agenzia Ansa, era stato all’ora di pranzo l’ormai 85enne Cidibì, come lo avevano ribattezzato – dalla pronuncia delle sue iniziali – nella Repubblica degli albori: “Questa mia iniziativa è volta a rilanciare il Gruppo al quale sono stato associato per lunga parte della mia vita e che ho presieduto per dieci anni, promuovendone le straordinarie potenzialità”, scrive l’ingegnere nella missiva che accompagna l’offerta di acquisto delle azioni. “È chiaro che conoscendo bene il settore, mi sono note le prospettive difficili, ma credo che con passione, impegno, consenso e competenza, il Gruppo possa avere un futuro coerente con la sua grande storia”. La prima reazione – prima del gran rifiuto – era arrivata dal comitato di redazione dei giornalisti di Repubblica: “Anche in questo frangente, il Cdr si impegnerà per salvaguardare i valori e il lavoro quotidiano di una redazione che, sin dalla sua fondazione, ha contribuito a scrivere una delle pagine più importanti della storia civile e politica del Paese. Per discuterne l’assemblea dei giornalisti di Repubblica è convocata domani, lunedì 14 ottobre alle ore 15″, è il comunitato diffuso dai rappresentanti dei giornalisti.

Le voci di vendita ai francesi – De Benedetti si era dimesso da presidente di Gedi nel giugno del 2017, a un anno dalla fusione tra il gruppo Espresso-Repubblica e la Stampa. Nel nuovo assetto la Cir di De Benedetti aveva il 43% delle azioni, Exor degli Agnelli e la Ital Press Holding della famiglia Perrone avevano il 5% a testa, con altri azionisti della Fca all’11% il 36% circa del capitale costituito. L’uscita di De Benedetti era a un tutti gli effetti un passaggio di mano ai figli, con il primogenito dell’ingegnere Rodolfo che aveva proposto al cda di cooptare il fratello minore Marco, nominato presidente. Alla fine del 2018 hanno cominciato a circolare alcune voci su una possibile vendita di parte del gruppo. In particolare il quotidiano Repubblica era stato accostato all’imprenditore ceco Daniel Kretinsky, azionista di rilevo di Le Monde. Voci seccamente smentite dallo stesso Marco De Benedetti, che le aveva liquidate come “fantasie“. Negli ultimi mesi, invece, si erano diffuse una serie di boatos su una possibile vendita di Repubblica a Flavio Cattaneo, con Luca Cordero di Montezemolo e il fondo Peninsula.

La lettera e le condizioni: restano Elkan e Perrone – Nella lettera firmata dal presidente del consiglio di amministrazione di Romed, Luigi Nani, che contiene l’offerta irrevocabile per l’acquisto delle azioni Gedi, si legge che ‘l’esatto quantitativo dovrà essere determinato tenendo conto delle azioni costituenti il capitale sociale e di quelle che eventualmente lo costituiranno in funzione di stock option o altre operazioni sulle azioni. La presente Offerta Irrevocabile non è condizionata all’espletamento di alcuna due diligence, ferma restando la garanzia sui bilanci e sulle situazioni infrannuali pubblicati. La presenta Offerta Irrevocabile – si legge poi lettera – è subordinata alle seguenti condizioni: – che i componenti il consiglio di amministrazione di Gedi di nomina Cir rassegnino le proprie dimissioni entro due giorni lavorativi dal trasferimento delle azioni oggetto della presente offerta alla nostra società, ad eccezione dell’ing. John Philip Elkann e del dr. Carlo Perrone che potranno mantenere le attuali cariche e gli attuali poteri – e che, per le residue azioni che resteranno di sua proprietà, Cir si impegni a distribuirle ai propri soci (ovvero ai soci della società riveniente dalla fusione Cofide/Cir) entro un anno dal trasferimento delle azioni oggetto della presente offerta alla nostra società. Vi saremo grati – conclude la lettera – se vorrete sottoporre la nostra proposta al vostro prossimo consiglio di amministrazione, rimanendo la presente offerta irrevocabile efficace fino al termine del secondo giorno di Borsa aperta successivo alla data dello stesso”. Condizioni molto convenienti per l’ingegnere: con meno di 40 milioni avrebbe sfilato l’azienda agli eredi. Che però si sono opposti: è la guerra per la Gedi.

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Cronaca
Cuneo, resta schiacciato da un macchinario per la raccolta dei fagioli: muore 32enne
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 17:37:38 +0000

È morto poco dopo l’arrivo in ospedale Santa Croce di Cuneo l’agricoltore di 32 anni travolto da un macchinario per la raccolta dei fagioli nell’azienda di famiglia a Maddalene, frazione di Fossano, in provincia di Cuneo. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i vigili del fuoco. Ancora da chiarire la dinamica dell’incidente: il 32enne è stato schiacciato dal cassone del mezzo di lavoro. Indagano i tecnici del Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell’Asl, i carabinieri e la polizia municipale di Fossano.

L’ennesima morte sul lavoro arriva nel giorno della 69esima edizione della Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro che si è celebrata Palermo: secondo i dati dell’Inail, non ancora definitivi, le morti sul lavoro accertate nel 2019 sono 704. A cui si deve aggiunge ancora quella dell’agricoltore.

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Cronaca
Genova, scontro tra scooter e volante della polizia: morto 25enne. Poliziotto indagato
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 16:58:39 +0000

Un ragazzo di 25 anni di origini cingalesi è morto nello scontro con una volante della polizia all’altezza di via Doufour a Genova. Secondo una prima ricostruzione dell’incidente, la vettura del 113 con a bordo due poliziotti, che si stavano recando per un intervento in un supermercato Basko, arrivata al semaforo rosso all’incrocio di via Minghetti ha rallentato e, accertandosi che non arrivasse nessun veicolo, ha passato l’incrocio. All’improvviso, però, all’altezza di via Doufour, si è schiantata con lo scooter del 25enne Sharmilan Bramanantha, passato con il semaforo verde a velocità sostenuta. Inutili i soccorsi del 118: il ragazzo è deceduto prima dell’arrivo in ospedale. Illesi invece i due poliziotti. L’agente alla guida è ora indagato per omicidio colposo.

È stato aperto un fascicolo. Il sostituto procuratore Gabriella Marino, insieme all’antinfortunistica della polizia locale di Genova, indaga sull’accaduto: gli agenti, secondo quanto appreso, avevano i lampeggianti accesi, mentre invece resta da accertare se sia stata attivata la sirena. Per fare chiarezza sono state sequestrate le registrazioni delle videocamere di sicurezza della zona e i due mezzi. Si attendono anche i risultati dell’autopsia sul corpo del 25enne.

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Politica
M5s, Barillari: “Carta di Firenze dei dissidenti? Rimasti anonimi per evitare caccia alle streghe. Parlamentari attenti al documento”
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 16:51:08 +0000

“Temo che diventeremo come il Pd, che perderemo identità, coerenza, che saremo costretti ad accettare compromessi al ribasso che ci snatureranno”. Davide Barillari, consigliere del Movimento 5 stelle in Regione Lazio più volte finito al centro delle polemiche per le sue posizioni no vax, è il promotore della Carta di Firenze, un documento firmato da un gruppo di malpancisti in cui si critica la gestione 5 stelle degli ultimi anni. Un gruppo di dissidenti che ha scelto di rimanere anonimo, con la sola eccezione di Barillari. “Non vogliamo creare la caccia alle streghe, al momento giusto saranno pubblicati tutti nomi” assicura il consigliere, intercettato tra gli stand di Italia 5 Stelle a Napoli. “Vogliamo combattere internamente, non fare scissioni o correnti. Noi siamo innamorati del Movimento, vogliamo salvarlo”

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Politica
Italia 5 Stelle, Raggi: “Non ce la faccio a passare la giornata smentendo le cazzate dei giornali”. Stoccata a Salvini e l’abbraccio con Grillo
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 16:06:56 +0000

“Ci raccontano in un modo che sappiamo non essere quello giusto. Dicono di noi un po’ tutto, un po’ troppo forse. A volte noi non riusciamo a replicare a tutto colpo su colpo, perché si tratterebbe di fare un altro lavoro, di passare la giornata a smentire tutte le cazzate di tutti i giornali. Io non ce la faccio. Faccio il sindaco, cerco di lavorare per la mia città”. Sono le parole della sindaca di Roma, Virginia Raggi, intervenuta alla kermesse Italia 5 Stelle, per il decennale del movimento, alla Fiera d’Oltremare di Napoli.

Diversi i temi toccati dall’esponente 5 Stelle, che difende il movimento, il suo operato, e in particolare l’abbattimento delle villette dei Casamonica: “Siamo talmente presi a lavorare pancia a terra, che neppure ci rendiamo conto delle critiche a noi rivolte. Daremo ancora tanto fastidio. Questo sistema che abbiamo trovato dava fastidio a noi. Spesso il fatto che i risultati vengano minimizzati è il segno di quanto ancora diamo fastidio. Pensate alle 8 villette della famiglia malavitosa e mafiosa Casamonica. Quelle case stavano lì da 30-40 anni. E’ possibile che i sindaci miei predecessori non se ne siano mai accorti? E’ possibile che non le abbiano mai viste?“.

E aggiunge: “Ora che siamo al governo e in Parlamento una delle sfide che stiamo raccogliendo è semplificare il groviglio di norme, perché altrimenti, se per rispettare la legalità alla quale non si deroga, dobbiamo poi arrivare sempre tardi a fornire servizi ai cittadini o ci perdiamo nella burocrazia, è evidente che arriverà qualcun altro da fuori a dire che lui lo faceva in minor tempo. E, allora, noi dobbiamo arrivare a far sì che la legalità sia anche smart, sia fica, funzioni, perché altrimenti il risultato è che quello che facciamo potrebbe non essere capito”.

Poi puntualizza: “Non è facile, ma una cosa stiamo iniziando a capire: quando si passa dall’epoca dell’opposizione al momento di governare ci sono tanti cambiamenti. In 10 anni non sono solo invecchiata di 20 anni, ma siamo cambiati tutti come movimento. Siamo cambiati perché, quando si sta nelle istituzioni, bisogna prendersi delle responsabilità enormi davanti ai cittadini e davanti alla legge, soprattutto per chiudere processi che sono stati iniziati da noi. Eppure, in maniera responsabile dobbiamo portarli avanti. Guardate che non è semplice – continua – Questa è l’era della maturità. Ci accusano di essere cambiati, ma attenzione: in realtà, siamo maturati. E’ il momento in cui iniziamo a raccogliere i frutti di quello che abbiamo seminato. Non è semplice. Nessuno ha detto che sarebbe stato semplice. Ma è il momento in cui si devono fare delle scelte, indipendentemente dal consenso creato da queste scelte. Bisogna fare le cose giuste, perché, se non le facciamo noi, chi le fa? Siamo in grado di scegliere ormai, non ci sono più scuse. “.

Stoccata poderosa al leader della Lega, Matteo Salvini: “Oggi ci rendiamo perfettamente conto quando qualcuno parla alla pancia della gente, utilizzando i soliti argomenti, come l’immigrazione, senza capire che il tema non è quante persone entrano, ma cosa le si fa fare, una volta che sono entrate in Italia. Per decenni nessuno si è mai preso la briga di dire: indipendentemente da quanti migranti entrano, come facciamo questo processo di inclusione? Ma vogliamo iniziare a parlare di temi più seri?“.

Raggi invita i militanti del M5s a non mollare mai e viene interrotta dal fondatore del movimento, Beppe Grillo, che sta seguendo l’intervento della sindaca sotto il palco e la interrompe scherzosamente: “Vieni via, basta“.
La prima cittadina risponde: “Dico un’ultima cosa, Beppe, questa è da dire. Tu lo sai che, ogni volta che noi facciamo qualcosa, chiediamo se è fattibile e legale. Anche se è legale, la prima risposta che ci viene sempre data è: no. Ma fatemi capire: quando prima a Roma si mangiava, con tutta una serie di provvedimenti al di là delle norme, la risposta era sempre ‘sì’. Ora che noi proviamo a fare le cose bene, mamma mia…”.
“Eh, lo so – risponde Grillo – c’è pieno di infamoni. Vieni giù, vieni giù. E voi fate un applauso a una guerriera“.
Raggi scende dal palco, abbraccia Grillo e insieme si intrattengono a parlare nel retropalco.

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Diritti
Settimana delle sezioni Uildm, i volontari con e senza disabilità raccontano la loro esperienza: “Ora vediamo il mondo con occhi diversi”
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 16:05:37 +0000

Fare volontariato non solo aiuta chi ha più bisogno e trae un beneficio fondamentale da questa attività, ma gratifica e può cambiare in meglio anche l’esistenza di chi lo compie. E’ questo il significato dell’essere volontario per le persone che sostengono l’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm). In occasione della Settimana delle Sezioni Uildm terminata il 13 ottobre, alcuni volontari hanno raccontato a Ilfattoquotidiano.it la propria esperienza fatta di “migliorare se stessi attraverso l’altruismo”. Sette giorni dedicati alle 65 sezioni presenti in Italia, che sono l’occasione per conoscere più da vicino i servizi quotidiani che svolgono in favore delle persone con distrofia muscolare.

“Quest’anno il focus dell’iniziativa sono le storie dei volontari della nostra associazione che offrono gratuitamente il loro tempo per rendere concreta l’inclusione nelle comunità in cui viviamo, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e in tutti i posti che frequentiamo ogni giorno” spiega Uildm. Grazie alla loro energia, l’organizzazione sta mettendo in atto importanti progetti per il diritto al gioco dei bambini disabili con Giocando si impara, di sensibilizzazione con A scuola di inclusione e di inclusione lavorativa con Plus: per un lavoro utile e sociale. “Ad accompagnarci quest’anno c’è lo slogan Con noi conti di più. In Uildm abbiamo tante storie da raccontare e sono quelle dei nostri 3mila volontari con e senza disabilità. Sono loro la nostra forza, le braccia e le gambe che ci hanno accompagnato in questi 58 anni di vita” dice Marco Rasconi, presidente Uildm.

Per l’associazione “grazie ai volontari, le nostre sezioni facilitano l’inclusione tramite i progetti di Servizio Civile, l’organizzazione di vacanze accessibili e lavorano per l’abbattimento delle barriere architettoniche”. Il 42% delle sezioni offre servizi medico-riabilitativi, il 95% servizi di consulenza, Segretariato sociale e si occupa del trasporto dei disabili. In totale in un anno offrono oltre 4.500 consulenze e percorrono più di 640mila km. Secondo l’Istat in Italia il numero di volontari è stimato in 6,63 milioni di persone, con un tasso di volontariato totale del 12,6%. “Per noi di Uildm – aggiunge Rasconi – ogni volontario non è un numero, ma una persona con una propria storia che vale la pena di essere raccontata”. Ilfattoquotidiano.it ha intervistato 4 volontari dell’associazione con e senza disabilità, di età e genere diversi.

VERSILIA, Gilberto Dati: “Fare il volontario mi ha dato la possibilità di portare la mia esperienza professionale per aiutare gli altri” – Gilberto Dati ha 49 anni ma a 14 gli è stata diagnosticata l’Atrofia muscolare spinale (Sma). È sposato e ha una figlia. È presidente della sezione Uildm Versilia e gioca a powerchair hockey. “Fare parte di Uildm significa confrontarsi con persone che hanno la tua stessa patologia ma con percorsi ed idee diverse, di età e di estrazioni sociali differenti” dice al Fatto.it. Per Gilberto la sua vita è cambiata in positivo da quanto è entrato a far parte dell’associazione. “Ho lavorato per 18 anni come contabile, quando la malattia ha progredito in maniera determinante mi sono trovato a casa tutto il giorno. Mi sono avvicinato a Uildm Versilia nel 2015 – aggiunge – e devo dire che ho ritrovato qui la mia gran voglia di fare e di stare insieme alla gente”. Gilberto dice di essere stato “accolto a braccia aperte sin da subito e mi hanno dato la possibilità di portare la mia esperienza di vita e lavorativa, idee innovative e tanta voglia di fare gruppo perché è una delle caratteristiche fondamentali per poter svolgere il volontariato in piena serenità e con il sorriso sulle labbra”.

NAPOLI, Cristina Borrelli: “Mi sento in una grande famiglia che lotta da anni contro le barriere architettoniche e mentali” – Ad un certo punto Cristina Borrelli vede una svolta nella sua vita. Questa è l’esperienza che ha con Uildm raccontata dalla 24enne di Portici, in provincia di Napoli. Si è laureata per diventare tecnico di neurofisiopatologia, una professione che aiuta a diagnosticare malattie degenerative come la distrofia. Ha conseguito anche la laurea magistrale in Scienze delle Professioni Sanitarie Tecniche. Non aveva mai fatto volontariato prima di incontrare il Servizio Civile e la Uildm del capoluogo campano ma ha già deciso che non la lascerà. “E’ importante fare volontariato perché sento di avere avuto la fortuna di entrare a far parte di una grande famiglia che lotta da anni contro le barriere architettoniche e mentali che i nostri utenti affrontano giorno per giorno” dice al Fatto.it Cristina. “Per tutto questo la mia vita è cambiata senza che me ne accorgessi. Inizio a notare cose a cui prima non davo peso, ad esempio la mancanza di pedane e rampe per le carrozzine, riesco a vedere la vita attraverso i loro occhi e mi sono resa conto di quanto effimere fossero le cose di cui mi preoccupavo prima di conoscere i miei amici alla Uildm”. Grazie all’associazione ha avuto l’opportunità di partecipare a manifestazioni come la maratona Telethon per raccogliere fondi per la ricerca. “Essere un volontario – aggiunge Cristina – rappresenta l’opportunità di poter aiutare le persone ad interagire tra loro, a regalargli un sorriso e condividere momenti indimenticabili”.

VERONA, Jules Talon: “Fare volontariato da disabile mi ha permesso di conoscere altri coetanei con le mie stesse esperienze con cui confrontarmi”Jules Talon, 27 anni, è figlio di padre francese e madre italiana. Ha una distrofia di Becker diagnosticata a 5 anni. Laureato in economia, sta svolgendo uno stage in una grande azienda, occupandosi di bilanci e sogna di continuare a lavorare lì. Allo stesso tempo partecipa anche ai progetti di sensibilizzazione nelle scuole superiori e alle attività del Gruppo giovani Uildm di Verona. La sezione offre una serie di servizi attraverso il suo Centro medico riabilitativo e a domicilio. “Per tutta la mia infanzia la Uildm Verona non era un luogo felice in quanto la vedevo solo come la sede dove si svolgevano le visite mediche e mi prescrivevano le ore di fisioterapia” racconta Talon. La vicenda che l’ha convinto a darsi da fare per Uildm è stata una giornata passata con degli studenti in una scuola, in cui ragazzi disabili raccontavano soprattutto le loro abilità. “Un ragazzo era dj, altri raccontavano il loro brillante percorso universitario e un altro della sua esperienza di lancio con il paracadute. Per me – aggiunge – il volontariato mi permette di conoscere persone con una vita simile alla mia con cui confrontarmi”. Mettendo a frutto i suoi studi, oggi Jules verifica che i conti della sezione quadrino e partecipa ad azioni di sensibilizzazione e raccolta fondi.

NAPOLI, Teresa Palma: “Stare ogni giorno con ragazzi disabili mi fa vedere il mondo con occhi diversi e quello che conta davvero nella vita” – Teresa Palma ha 24 anni e anche lei è una volontaria della Uildm napoletana con sede ad Arzano. Per Teresa è fondamentale fare volontariato con l’associazione principalmente per due motivi. “Il primo è perché vivere ogni giorno con questi ragazzi mi fa rendere conto di quanto sono fortunata ad avere quello che ho e mi fa capire quali sono le cose che contano davvero nella vita” racconta al Fatto.it. “Il secondo motivo è perché aiutandoli anche con piccoli gesti, mi fa sentire estremamente utile ed è molto gratificante. L’associazione ha cambiato molto il mio modo di vedere la vita, mi ha insegnato a guardare il mondo con occhi diversi, ad essere sempre disponibile ad aiutare l’altro e soprattutto a sorridere sempre, perché un sorriso può fare la differenza in certe situazioni”. Per sostenere le iniziative dell’organizzazione Teresa ha partecipato a varie manifestazioni come la Walk of Life, una passeggiata benefica per sostenere la ricerca anche contro le malattie genetiche neuromuscolari. “Fare il volontario Uildm significa mettere il proprio tempo e la proprio energia a disposizione di chi ne ha bisogno, un modo per dare qualcosa agli altri ma soprattutto a se stessi” conclude Palma.

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Politica
M5s, Di Maio spiega la nuova organizzazione del movmento: “Resteremo al governo altri 10 anni”
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 16:04:19 +0000

“La riorganizzazione non serve ai parlamentari, agli attivisti, o agli eletti, ma serve a una Regione come questa dove se c’è un problema un cittadino non sa con chi parlare del Movimento”. Lo dice il leader M5S Luigi Di Maio dal palco di Italia 5 Stelle annunciando che “dal 12 ottobre all’11 novembre tutte le persone che vogliono far parte della nuova squadra dovranno presentare i loro progetti”. E dopo la valutazione delle candidature, “a dicembre si voterà” per la riorganizzazione nazionale e regionale del Movimento.

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Attualità
Jovanotti, dopo il tour si imbarca per la Hong Kong to Vietnam Race. Soldini: “L’ho arruolato come marinaio, lo farò lavorare”
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 16:02:35 +0000

Per qualche giorno Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, abbandonerà la chitarra e vestirà i panni da marinaio. Il cantante è pronto a salpare a bordo del Multi 70 Maserati nella nona edizione della Hong Kong to Vietnam Race, al via mercoledì, a fianco dell’amico e skipper Giovanni Soldini. “Il grande navigatore, e mio amico, mi ha preso nel suo equipaggio – scrive Jovanotti su Instagram -. Sarò grinder, cioè quello che frulla con le braccia, avete presente? Ho appena imparato che si dice così quindi non aspettatevi molto da me in senso tecnico ma farò del mio meglio per partecipare alla vittoria”.

Al Corriere della Sera l’amico Soldini racconta questi giorni che precedono la partenza: “Lorenzo è arrivato a Hong Kong per tempo. Ogni giorno viene a bordo e gli spiego qualcosa. Non farà il grinder per finta: deve sapere dove mettere le mani”. E poi aggiunge: “Sta imparando in fretta: ha molta voglia di navigare e di viversi una vera esperienza“. Non sarebbe l’unica regata in programma: “Mi piacerebbe che Lorenzo restasse, ne stiamo parlando. E a gennaio l’ho invitato alla Cape Town to Rio. Il fisico ce l’ha, il fiato non gli manca, è abbastanza sportivo da non soffrire la basicità di un multiscafo da regata molto spartano, senza bagno né letti”.

“Con Lorenzo ci siamo conosciuti anni fa – racconta Soldini sempre al Corriere – tramite amici comuni, e ci siamo subito stati simpatici. Nel 2017 l’avevo già ospitato in un trasferimento dalla Liguria alle Baleari ed era andata benissimo. Lo scorso agosto sono stato al Jova Beach Party di Viareggio: mica un concerto, un’esperienza. Portami con te, mi ha detto. Finito il tour, eccoci qui”.

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Politica
Bolzano, Svp e destre tedesche approvano la cancellazione del nome ‘Alto Adige’ da una legge. M5s: “Provocazione. La Lega succube”
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 15:43:35 +0000

Piccola modifica, grande strappo. Con un eufemismo l’hanno definita una semplice “correzione linguistica” da apportare alla versione italiana del testo di una legge. Ma dietro quelle parole modificate dal Consiglio provinciale di Bolzano si cela un conflitto mai risolto attorno alla definizione dell’Alto Adige. I cittadini di lingua tedesca, infatti, contestano l’uso di questo nome, perché frutto della fascistizzazione della toponomastica e di quello che per loro continua ad essere il Südtirol, quindi Sud Tirolo. Ecco così la proposta, approvata dalla maggioranza del Consiglio, di modificare la parola “Alto Adige” (e il conseguente aggettivo “altoatesino”) in “provincia di Bolzano” (e nell’aggettivo “provinciale”).

Nessuna abolizione del termine “Alto Adige” quindi, come invece hanno riportato erroneamente molti media nazionali, ma “solo” una modifica all’articolo 2 del disegno di legge numero 30 relativo a “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”. Quindi una legge che non parla di toponomastica, bensì di tutt’altro. Resta però la provocazione etnica, “l’ennesima orchestrata dalle destre tedesche, in cui la Südtiroler Volkspartei è caduta”, spiega a ilfattoquotidiano.it Diego Nicolini, consigliere provinciale del Movimento 5 stelle. “Gli argomenti etnici – aggiunge – fanno parte della pessima accezione della politica. Sono sfruttati dalle destre tedesche, il cui unico scopo di vita è creare contrapposizioni e che stanno perdendo consenso perché oggi è antistorico combattere per il ritorno all’Austria“.

Il partito di governo in Provincia ha votato a favore dell’emendamento e il presidente Arno Kompatscher ha difeso a spada tratta la legge: “Credo che il Governo italiano non si permetterà di impugnarla, sarebbe un grave affronto”. Dopo le polemiche, in serata però è arrivata la risposta del ministro per gli affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia: “Ho personalmente chiesto a Kompatscher di intervenire sulla norma relativa al disegno di legge. È necessario rendere i testi italiani e tedeschi perfettamente identici e rispettosi della Costituzione. Se così non dovesse essere la legge sarà impugnata dopo la sua pubblicazione”.

A Kompatscher interessa in particolare la parte della norma che contiene l’articolo che parifica il tedesco all’italiano per l’iscrizione agli albi professionali: “Voleva a tutti i costi che fosse permessa l’iscrizione all’albo dei medici anche di personale che parla unicamente tedesco. Così è finito per sporcarsi con questo emendamento”, è l’analisi del consigliere Nicolini. Che sottolinea anche un altro aspetto, il silenzio del Carroccio che siede in giunta proprio al fianco della Svp: “Anche questa volta la Lega si è dimostrata ininfluente e succube rispetto alla Svp”.

Lo strappo è avvenuto in consiglio su iniziativa della destra tedesca di Süd-Tiroler Freiheit (due consiglieri), con l’appoggio appunto del gruppo di maggioranza Svp (in totale 15 consiglieri) e del gruppo Die Freiheitlichen (due consiglieri). Il leghista Carlo Vettori ha detto: “Nella Treccani accanto al termine ‘altoatesino’ c’è anche il termine ‘sudtirolese’, per me ‘Alto Adige’ e ‘provincia di Bolzano’ sono sinonimi”. Poi il Carroccio ha votato contro, assieme a l’Alto Adige nel cuore, Verdi e Pd, ma senza nessuna polemica per il tranello in cui è stato trascinato dalla destra tedesca e dal suo alleato di governo. I voti a favore sono stati 16, 9 i contrari, 5 gli astenuti (Team Kollensperger).

Che si profilasse il cambio del nome lo si era capito il 19 settembre in II. Commissione e il 23 settembre in I. Commissione legislativa, quando erano stati esaminati alcuni articoli della legge. La consigliera Myriam Atz Tammerle di Süd-Tiroler Freiheit aveva cominciato proponendo “di sostituire la parola ‘altoatesine’ nel testo italiano con una definizione a suo parere più calzante”. Così recita il verbale della seduta. Poi lo stesso intervento era stato esteso anche ad altri articoli.

Ma al lavoro delle commissioni era sfuggito un passaggio. Nell’articolo 2, relativo all’ufficio di Bruxelles, era rimasto scritto: “Per favorire un’ampia partecipazione del sistema territoriale altoatesino al rafforzamento della presenza dell’Alto Adige a Bruxelles…”. La dizione in realtà rispecchia (come è sempre avvenuto in passato) quanto scritto nella Costituzione italiana, che all’articolo 116 primo comma recita: “Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia…”. Solo al secondo comma dello stesso articolo compare la spiegazione: “La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano”.

La bufera è scoppiata in consiglio provinciale quando Süd-Tiroler Freiheit ha presentato l’emendamento per la sostituzione. A quel punto è insorto il consigliere Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore-Fratelli d’Italia), richiamando il dibattito avvenuto in commissione “nel corso del quale si era sostenuto che l’aggettivo fosse espressione di una cultura dell’imposizione, con riferimento al fascismo”. Si è chiesto cosa sarebbe successo in aula se qualsiasi consigliere di lingua italiana avesse chiesto di non utilizzare nel testo tedesco “Südtirol”, ma la denominazione “autonome Provinz Bozen”. E ha aggiunto: “Questi sono comportamenti ‘anti-italiani‘, non ‘anti-fascisti’. Dov’è finita la moratoria di cui si era parlato a fine della scorsa legislatura, davanti a un’escalation di iniziative provocatorie?”.

Il presidente Kompatscher ha cercato di placare gli animi invocando un compromesso: “Il mio appello è di venirci incontro, io preferisco il termine Sudtirolo, ma nella Costituzione si parla di Regione Trentino Alto Adige/Südtirol e di Provincia Autonoma di Bolzano”. Parlando al quotidiano Alto Adige, il presidente ha ammesso l’errore e promesso che “non accadrà più” perché su queste questioni “non si può procedere a colpi di maggioranza, senza coinvolgere la comunità interessata”. Intanto però nella legge europea in tedesco esiste il Südtirol, in italiano soltanto la “provincia di Bolzano”. “Ora Kompatscher cerca di correre ai ripari, ma la Svp dovrebbe ricordarsi di garantire anche gli italiani. Che sono minoranza in Alto Adige, all’interno di un’altra minoranza”, conclude Nicolini.

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Diritti
“Lupo racconta la Sma”, 12 favole illustrate per spiegare questa malattia rara: “Parlano di paura ma anche coraggio e speranza”
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 15:42:57 +0000

Un libro di favole illustrate a colori per raccontare l’Atrofia muscolare spinale (Sma), malattia genetica rara che colpisce nel mondo circa un neonato ogni 10mila e riguarda oggi in Italia oltre 900 persone, di cui la maggior parte minori di 16 anni. “E’ il primo libro che cerca di rispondere alle richieste dei genitori di bambini con Sma: durante i colloqui clinici mi domandavano come fare a spiegare a loro figlio che aveva questa malattia, che non avrebbe mai potuto camminare, che la patologia sarebbe peggiorata. Io dicevo loro ‘raccontategli una favola che parli in modo coraggioso e sincero della Sma’” spiega a Ilfattoquotidiano.it l’autore del testo Jacopo Casiraghi, responsabile del Servizio di Psicologia del Centro clinico Nemo di Milano. Dodici storie accompagnate dai disegni di Samuele Gaudio per il progetto grafico di Davide Sottile, giovani talenti dell’Istituto Europeo di Design che ha collaborato al progetto promosso da Biogen Italia. Per Casiraghi “la verità però è che trovare le giuste parole per favole di questo tipo non è facile”. Il testo è stato distribuito da Feltrinelli gratuitamente fino al 6 ottobre e a breve sarà disponibile l’e-book, anch’esso totalmente gratuito. Le copie cartacee rimaste sono trovabili negli ospedali che trattano patologie neuromuscolari o chiedendole all’associazione alla quale Casiraghi ha dedicato e regalato il libro: Famiglie Sma.

Il libro è dedicato ai genitori dei figli malati ma non solo. “Sono favole crude e veritiere che parlano di paura, morte, coraggio e speranza – aggiunge l’autore -. Lavorano sul tema dell’inclusione e dell’accettazione della diversità, per questo ritengo possano essere lette da chiunque, anche da chi non sa neppure cosa sia la Sma”. Una delle favole più intense della raccolta è la IV, “Il Cuore del Bosco”. È una favola per genitori coraggiosi e parla del viaggio di una madre (Mamma Cinghiale) attraverso il bosco, alla ricerca prima di una diagnosi e poi di una cura per la malattia del figlio. Quali sono state le difficoltà maggiori nello scrivere il libro? “Trovare le giuste parole in modo da essere chiaro, rispettoso e utile al cambiamento è stata una vera sfida – risponde al Fatto.it Casiraghi -. Per questo mi sono affidato ad un comitato di lettori composto da persone con la Sma e da genitori di bambini con la patologia affinché mi dessero coraggio e mi aiutassero a capire se stavo andando nella giusta direzione. Le favole inoltre dovevano essere anche godibili, ironiche ed interessanti. Trovare il giusto equilibrio è stato molto complesso”.

Ha preso spunto da qualche paziente nello scrivere le storie? “Tutte le 12 favole presentate nel libro fanno riferimento a situazioni e tematiche vere. Persino le parole dette da alcuni protagonisti delle favole riecheggiano quelle delle famiglie incontrate nel mio lavoro come psicologo” aggiunge l’autore. “La favola è un potente mezzo perché attraverso la metafora permette di parlare di cose bellissime, profonde e anche molto dolorose. Una persona speciale mi ha aiutato a scegliere le tematiche giuste e più sentite: si tratta di Simona Spinoglio, counselor, educatrice e soprattutto amica”. È un testo a colori che lo psicologo auspica “possa essere terapeutico perché finalizzato a ri-significare la Sma, a trasformare i vincoli in risorse, a raccontare una storia per produrre un cambiamento nel sentire comune”.

Perché una persona, che non ha niente a che fare con la Sma, dovrebbe leggere il libro? L’autore ci tiene a far rispondere direttamente il protagonista delle sue favole. “Lupo strinse le fauci: ‘non ho i muscoli deboli, è vero, e sono anche un fifone. Negli anni ho raccolto queste favole, mi hanno commosso e dato coraggio. Ho deciso di raccontarvele per essere liberato, certo. Sapevo anche che vi sarebbero piaciute: sono un furbacchione e ormai lo sapete’. Sospirò drammatico. ‘Le ho raccontate perché meritavano di essere ricordate e raccontate ancora. Gli amici di cui vi ho narrato non devono essere dimenticati e chiunque può imparare qualcosa da loro’. Lupo infilò il muso fra le sbarre. ‘Io credo che non importi quanto siano forti i tuoi muscoli: se hai il cuore per ascoltare queste favole, beh, fai parte della storia anche tu’”.

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Diritti
Migranti, il palcoscenico come via di riscatto: a Palermo richiedenti asilo diventano attori
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 15:33:10 +0000

Ieri erano cinque residenti asilo e un rifugiato, oggi sono un tecnico del suono e uno della luce, un attore, un organizzatore, un costumista e un trainer. Sei migranti, arrivati via mare insieme a centinaia di altre persone dall’Africa, sono diventati parte di una compagnia teatrale che lavora in tutta Italia. Un vero e proprio lavoro cominciato con un semplice invito a teatro. Tutto è iniziato infatti con alcuni biglietti per uno spettacolo della stagione del Biondo, stabile di Palermo, donati da alcuni ragazzi a centri accoglienza e a scuole di italiano per stranieri della città.

Pochi, pochissimi hanno scelto di andare: d’altra parte è molto difficile assistere a una messa in scena in una lingua che conoscevano pochissimo. Soprattutto per chi è appena arrivato in Italia senza nulla. Così non è stato per Ibrahima Deme, Mbemba Camara, Moussa Sangaré, Souleymane Bah, Moussa Koulibaly e Bassi Dembele che hanno raccolto l’invito dei ragazzi della compagnia teatrale Blitz, fondata da Margherita Ortolani e Vito Bartucca. E dopo alcuni di spettacoli da spettatori hanno deciso di alzarsi dalla platea e provare a salire sul palco. Da quel momento sono stati avviati dei laboratori di affiancamento per migliorare le capacità di Souleymane, che in Africa faceva il sarto, o di Moussa che faceva invece l’idraulico: oggi uno è costumista e l’altro è tecnico del suono e fanno parte della compagnia Blitz, fondata da quei ragazzi che due anni fa lasciavano, con poche speranze, i biglietti nelle portinerie degli sprar e delle scuole di italiano.

“Non abbiamo lavorato con questi ragazzi perché sono migranti ma perché sono portatori sani di potenzialità e di valori unici e imprescindibili. È questo il primo muro culturale da abbattere. È anche vero che il lavoro è stato durissimo e i ragazzi hanno lavorato nonostante le difficoltà che la condizione di migrante implica: il non vedersi riconosciuti, il non avere un’autentica possibilità di riposo, una casa nella quale tornare. La loro identità è continuamente messa in discussione da uno status che si ostina a mantenerli invisibili”, racconta Margherita Ortolani. Il risultato finale è uno spettacolo che debutterà a Palermo alla fine di ottobre e che già è stato acquistato da un teatro del nord Italia: “Chiamatemi Mohamed Alì” del drammaturgo congolese Dieudonné Niangoun. La leggenda di Cassius Clay (interpretato da Ibrahima Deme) è stata anche denuncia alla discriminazione e impone una riflessione sul senso della memoria e sull’identità culturale di un intero Paese che grazie al teatro si riconcilia con il presente.

di Eugenia Nicolosi

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Sport & miliardi
Ginnastica, Simone Biles conquista 2 ori ai mondiali di Stoccarda ed entra nella storia con un nuovo record di medaglie
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 15:28:36 +0000

Simone Biles ha segnato un nuovo record ed è entrata così nella storia della ginnastica artistica. L’atleta statunitense, di 22 anni, con le ultime due vittorie alla trave e al corpo libero ai mondiali di Stoccarda, ha portato il suo bottino di ori a 19, per un totale di 25 medaglie vinte nella sua carriera iridata. Battuto così il record per numero di medaglie conquistate che fino al mese scorso deteneva ancora il bielorusso Vitaly Scherbo che tra il 1991 al 1996 ne aveva totalizzate 23.

A Stoccarda la Biles sale sul gradino più alto del podio vincendo alla trave davanti alle due atlete cinesi Liu Tingting e Li Shijia. E qualche ora dopo arriva anche l’oro alla finale al corpo libero battendo la connazionale Sunisa Lee e la russa Angelina Melnikova. La sua è una carriera da record: è l’unica ginnasta a vincere cinque titoli mondiali (Anversa 2013, Nanning 2014, Glasgow 2015, Doha 2018 e Stoccarda 2019). Ed è anche la prima ginnasta statunitense ad aver vinto un oro olimpico al volteggio: alle ultime Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016 ha conquistato 4 ori e un bronzo.

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Politica
Italia 5 stelle, Di Maio: “Tre leggi da gennaio. Acqua pubblica, conflitto di interessi e via le nomine della sanità dalle mani delle Regioni”
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 15:20:24 +0000

Acqua pubblica, il conflitto di interessi e “via le nomine dei vertici della sanità dalla mani delle Regioni”. Sono queste le tre proposte di legge su cui il Movimento 5 stelle lavorerà a partire da gennaio prossimo. Quello che avrebbe dovuto essere solo un saluto di Luigi Di Maio per chiudere Italia 5 stelle a Napoli, si è trasformato in una lista di promesse sul governo e sulla riorganizzazione interna. Il capo politico M5s, contestato da una parte dei suoi negli ultimi tempi, ha parlato di quelli che saranno i prossimi temi su cui lavoreranno. E tra le priorità, oltre ad alcuni pilastri delle battaglie M5s (come l’acqua pubblica e il conflitto di interessi) ha elencato anche la “riforma del Titolo V della Costituzione“, che però richiederà le consulenze “dei migliori”. “Dobbiamo riorganizzare lo Stato in maniera semplice”, ha detto rievocando un concetto espresso dallo stesso Giuseppe Conte poche ore prima. “Ridisegneremo lo Stato intorno non al politico, ma al cittadino”. Non è un caso che l’ultimo vertice dei ministri 5 stelle sia stato organizzato da Di Maio proprio in mattinata a Napoli: vuole dare l’immagine di essere saldamente al comando e al lavoro sui temi. Tra le scadenze più urgenti c’è sicuramente la legge di Bilancio, nella quale, ha detto, si cercherà di inserire l’abolizione del super ticket, la riduzione del cuneo fiscale da legare alla legge sul salario minimo. Poi naturalmente il carcere per i grandi evasori: un provvedimento a cui il ministro Alfonso Bonafede lavorerà già dalla prossima settimana. L’altro grande annuncio fatto dal palco prima di congedarsi è stato quello per la riorganizzazione interna che “sarà dal basso” e tramite voti sulla piattaforma Rousseau. “Saremo l’ago della bilancia per i prossimi 10 anni“, ha chiuso. “Avremo tanti difetti, ma non vi abbiamo mai tradito”.

“Non ci sto al gioco del ‘dobbiamo per forza stare qui'” – “Quest’estate per me non è stata semplice”, ha detto Di Maio facendo riferimento alla crisi con il Carroccio. “Ma non ci andava assolutamente di usare il nostro 36 per cento in maniera sbagliata”. E per questo, ha continuato, “abbiamo fatto una scelta di scrivere un nuovo programma di governo. In un mese, dal giuramento, noi abbiamo già portato a casa tre cose: il taglio dei parlamentari, il decreto che stabilizza i precari della scuola e il decreto clima. Qui vale la prova dei voti: se votiamo, insieme a chi stiamo al governo, le nostre proposte va bene”. Altrimenti, Di Maio lo ha detto chiaramente, “si torna al voto”. “Noi restiamo finché i voti servono a voi”, ha continuato rivolto agli attivisti. “Io credo che ci sia bisogno di una legge elettorale”, e ha garantito “la faremo”, “però non ci sto al gioco del ‘dobbiamo stare per forza qui’, perché dobbiamo credere in quello che facciamo. Dopo il taglio dei parlamentari che provavano a fare da 40 anni, potremo fare tanto altro insieme”. Non sicuramente un ultimatum come quelli che erano soliti lanciarsi lui e il leader del Carroccio, ma un’assicurazione per la sua base: Di Maio non intende far durare a qualsiasi costo il governo ed è pronto a tornare alle elezioni se si dovessero creare le condizioni.

Le tappe della nuova organizzazione: dalle candidature su Rousseau al voto di dicembre – Solo dopo aver parlato del governo, Di Maio è arrivato al nodo cruciale per la gestione interna del Movimento: il piano di riorganizzazione. E per la prima volta ha dato indicazioni concrete su come si procederà. “Sono dieci anni che abbiamo un solo ruolo, quello del capo politico”, naturalmente insieme a quello del garante Beppe Grillo. “Oltre non c’è più niente. Ce lo potevamo permettere quando stavamo all’opposizione, non possiamo più ora”. Come già anticipato, si passerà quindi a una squadra di “circa 80 persone”, ma la novità è il come: “Ogni attivista su Rousseau avrà un profilo pubblico, dove c’è scritto chi è, cosa ha fatto e cosa vuole fare per il Movimento”. La prima fase sarà dal 12 ottobre all’11 novembre, durante la quale “chiunque vuole far parte della nuova squadra può presentare un progetto”: “Abbiamo votato insieme per istituire un team nazionale di 12 persone che potranno parlare in nome del Movimento. Chi è che coordina tutti? Lo deciderete voi e servirà un po’ di tempo“. Quindi la seconda fase sarà “dal 12 novembre al 22”. “Chi si candida dovrà presentarsi sui territori e dire cosa vuole fare. Poi valuteremo i progetti”. Come già anticipato, chi si presenta “non potrà avere troppi incarichi” come prerequisito. Quindi fuori ministri e sottosegretari. Il voto finale sarà a dicembre. E per chiudere, Di Maio ha proposto di lavorare perché gli attivisti di ogni livello frequentino corsi di formazione: “Dobbiamo organizzare eventi per aggiornarci. Se vogliamo stare in piedi per altri dieci anni, dobbiamo capire che gli ultimi dieci li abbiamo portati avanti mettendo insieme l’intelligenza. L’unità è sempre stata la nostra forza”.

Le alleanze per le Regionali e il modello Umbria – Di Maio ha anche parlato dello schema per le Regionali e ha chiarito un altro punto del patto civico con il Partito democratico: “Se vinciamo nessun partito nomina gente nella giunta“. Ma ha anche detto che il modello Umbria non sarà ripetuto automaticamente anche nelle altre Regioni, ma si valuterà caso per caso: “Noi non faremo alleanze alle Regionali. Al massimo proporremo altri patti civici, sempre con l’idea di liberare le regioni dalle mani dei partiti e delle correnti dei partiti”. E soprattutto il quesito sarà votato online. Quindi ha ricordato gli attivisti che gli chiedono “se ora non possano più parlare male del Pd?”. “Ma sei sicuro che serva ancora parlare male degli altri?”, è stata la sua risposta. “Noi dobbiamo parlare di cosa vogliamo fare noi”. Il messaggio finale del suo discorso è stato naturalmente rivolto agli attivisti: “Ci vedremo sicuramente alla prossima Italia 5 stelle, ma noi che stiamo in Parlamento abbiamo bisogno di ancora più fiducia”. “Aiutateci”, ha detto ancora. “Abbiamo bisogno di cittadini attivi”. Quindi il saluto finale: “Avremo tanti difetti ma non vi abbiamo mai tradito in dieci anni“.

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Attualità
Domenica In, Mika: “Mia madre ha il cancro, ha subito un intervento gravissimo alla testa”
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 15:19:43 +0000

Mika è stato ospite di Domenica In e a Mara Venier ha raccontato il dramma che sta vivendo in famiglia, con la madre che sta lottando contro il cancro. Il cantante ha spiegato di essere legatissimo a lei perché, oltre ad esser stata un riferimento per lui negli anni dell’infanzia mentre suo padre era stato segnato dal rapimento subito durante la Guerra del Golfo, è stata la prima a credere nel suo talento e a spronarlo a lavorare duro per realizzare il suo sogno.

“Mia madre è davvero combattiva. In questo periodo sta combattendo contro un cancro – ha raccontato Mika emozionato -. Ha subito un intervento gravissimo alla testa e tre settimane dopo, quando era a casa, ho preso il microfono e in tre ore e mezza, nonostante mi guardasse male, ha deciso di fare quello che le ho chiesto e ha cantato“. Poi ha voluto raccontare un aneddoto commovente: “Mi ha chiamato qualche giorno dopo e mi ha detto: ‘Se con quella registrazione ci fai qualcosa di triste non ti perdonerò mai‘. Quattro mesi dopo ha sentito il pezzo registrato e mi ha nuovamente chiamato dicendomi: Sei uno str***. Se sapevo che sarebbe uscita una cosa così bella avrei cantato meglio perché ora tutti penseranno che canto male invece avrei potuto cantare anche meglio”, ha concluso Mika, di fronte a una Mara Venier visibilmente emozionata.

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Politica
Greta Thunberg, Berlusconi: “Strumentalizzata”. Ma prima risponde con una barzelletta su donne svedesi e Viagra
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 15:11:14 +0000

“Che cosa ne pensa di Greta Thunberg?”. A questa domanda posta dal giornalista Alessandro Sallusti dal palco di #italiaidee a Milano, il fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi decide di rispondere con una barzelletta su donne svedesi e Viagra. E dopo aver raccontato la storiella, il leader forzista ha attaccato l’attivista per il clima: “È stata strumentalizzata, fa del terrorismo ambientale”

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Blog
Agenti uccisi a Trieste, che problema c’è a chiedere risposte certe alle autorità?
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 15:08:19 +0000

Chef Rubio nella polemica recente che lo ha riguardato non ha ragione, ma ragione da vendere. Anzi: le sue parole sulla tragedia di Trieste sono le poche sensate lette in un fiume di slogan e ipocrisie. Come è stato possibile che due sospetti in stato di fermo riuscissero a mettere a ferro e fuoco una questura? La vicenda è stata molto probabilmente una disgrazia legata, stando alle ricostruzioni, a una serie di sfortunate coincidenze, ma in primis dovranno accertare le autorità competenti se e quanto può aver pesato la negligenza di chi avrebbe dovuto vigilare sui due sospetti.

Se gli agenti abbiano messo in atto in maniera rigorosa tutte le procedure non è dato sapere al momento: ma qualcosa, va ammesso, potrebbe essere andato storto. Per quale motivo non va rimarcato? Cosa ci sarebbe di sbagliato nell’esprimere preoccupazione per la sicurezza collettiva?

Pretendere buonsenso da Matteo Salvini o da Giorgia Meloni, che passano la giornata a setacciare la rete a caccia di occasioni per montare casi, è una battaglia persa in partenza. Ma chi un briciolo di buonsenso ancora lo ha, capisce da solo che la tragedia umana e l’interesse pubblico alla diligenza nella pubblica amministrazione (soprattutto nel settore in assoluto più delicato, come quello dell’ordine pubblico) sono due temi distinti.

È lecito parlarne e assolutamente necessario farlo proprio quando qualcosa va storto; d’altronde ciò che dovrebbe interessare l’opinione pubblica non sono le biografie di chi ha perso la vita in quell’assurdo incidente, ma la sicurezza dei cittadini e lo standard garantito dalla forza pubblica. Chef Rubio ha dato voce alle preoccupazioni di molti cittadini, annichiliti dalla pioggia di retorica piovuta all’indomani della tragedia. Retorica a parte rimane inammissibile, assolutamente inammissibile che due ladri di motorini riescano a occupare una questura. Risposte certe e celeri dall’autorità sono il minimo che l’opinione pubblica possa pretendere.

Per quanto riguarda le imbarazzanti polemiche: invece di gridare (alla luna) contro un cuoco che ha fatto l’uscita più politica e sensata letta fino ad ora, vale la pena chiedersi perché sindacati di polizia marginali, in cerca di un po’ di visibilità, e politici, a parole attenti alle divise, non si spendono affinché lo standard di sicurezza venga garantito prima delle tragedie.

Dopo i funerali e il cordoglio aspettiamo, e probabilmente aspetteremo invano, che qualcuno affermi – con la stessa solennità con cui è stato chiesto rispetto per due servitori dello Stato – che in un Paese civile le questure sono inviolabili e devono essere protette da chi ha il compito di custodirle.

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Attualità
Eddie Van Halen, la star del rock: “Ho il cancro alla lingua, colpa del plettro della chitarra”
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 15:07:52 +0000

La star del rock Eddie Van Halen ha un cancro alla lingua contro cui sta lottando da ormai quasi vent’anni e, come riferisce il sito Tmz, lui stesso si è detto convinto che a causarglielo sia stato il plettro della sua chitarra che aveva l’abitudine di tenere sempre in bocca. Oggi sessantaquattrenne, il fondatore dei Van Halen fa oggi la spola tra gli Stati Uniti, dove vive, e la Germania dove si sottopone alle cure necessarie per cercare di debellare le continue metastasi del tumore che continuano a tornargli.

A causargli il tumore, sostiene Van Halen, è stato il plettro di metallo della chitarra che era solito tenere in bocca il colpevole della malattia. Non solo, “vivo praticamente in studio di registrazione, luogo pieno di energia elettromagnetica – ha detto ancora il cantante come riferisce Tmz – in più, fumavo e facevo uso di droghe. Ma i miei polmoni sono del tutto puliti. Questa è la mia teoria”. Nel 2000 gli fu rimosso un terzo di lingua e, dopo due anni, i medici gli dissero che era guarito del tutto. Poi però, 5 anni fa, gli fu diagnosticato il ritorno del cancro: nel corso degli anni alcune cellule tumorali erano riuscite a raggiungere la gola, ma gli interventi sono sempre riusciti a colpirle ed eliminarle in tempo.

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Mondo
Siria, bombe su convoglio con giornalisti: due reporter uccisi. Merkel chiama Erdogan: “Fermati”. Patto curdi-Damasco anti-Turchia
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 14:50:00 +0000

La Turchia continua la sua avanzata in Siria: l’esercito di Ankara ha conquistato le città di Tel Abyad e di Ras al-Ain, dove in uno dei suoi raid ha colpito anche un convoglio sul quale viaggiavano giornalisti stranieri. Almeno due cronisti sono stati uccisi e altri sei sono rimasti feriti. Secondo le fonti, si trovavano a bordo di un pulmino lungo la strada tra Qamishli e la città frontaliera di Ras al Ayn/Serekaniye. Le due vittime sono un giornalista curdo e un reporter straniero, ancora non identificato. L’Osservatorio siriano dei diritti umani parla in tutto di 26 civili morti.Angela Merkel ha chiamato Recep Tayyip Erdogan e gli ha chiesto di interrompere “immediatamente” l’operazione militare nel nord della Siria. La risposta? Non ci fanno paure l’embargo sulla vendita delle armi da parte di Francia e Germania. Le autorità curdo-siriane hanno replicato confermando che è stato raggiunto un accordo col governo di Assad per l’ingresso entro le prossime 24-48 ore di truppe di Damasco “a protezione” di due città chiave a ovest e a est dell’Eufrate: rispettivamente Manbij e Ayn Arab (Kobane in curdo). Una coalizioni in chiave anti-turca, mediata dalla Russia: la tv di Stato riferisce che truppe del governo si stanno già muovendo verso il nord del Paese.

Gli sfollati presenti nell’area, al momento 130mila, rischiano di diventare 400mila. Mentre gli Stati Uniti hanno deciso una ulteriore ritirata delle truppe: il contingente Usa si sta infatti preparando a evacuare circa mille militari da tutto il nord del Paese per dislocarli più a sud in altre basi americane. L’ordine di Trump arriva una settimana dopo l’annuncio alla vigilia dell’offensiva di volere salvaguardare la sicurezza dei propri soldati, che operavano insieme alle milizie curde nelle lotta all’Isis e il cui riposizionamento in altre zone del paese ha lasciato il campo libero ai militari turchi. I curdi accusano la coalizione anti Isis di averli venduti permettendo un “massacro”, hanno chiesto agli Stati Uniti di aiutarli e di “assumersi le loro responsabilità”. Trump, però, definisce la sua scelta su Twitter “una mossa molto intelligente” perché, aggiunge, “non possiamo essere coinvolti in un’intensa battaglia lungo il confine con la Turchia“.

La guerra – I militari di Erdogan, annuncia il ministero della Difesa su Twitter, hanno inoltre preso il controllo della M4, l’autostrada strategica nel nord est della Siria nei pressi della quale ieri sei civili siriani sono stati uccisi sommariamente a sangue freddo da miliziani filo-turchi. Tra loro anche l’attivista per i diritti delle donne Hevrin Khalaf, considerata dagli uomini dell’Isis una miscredente. E un’inchiesta del New York Times basata su migliaia di registrazioni radio dell’aviazione militare di Mosca svela che i russi tra il 5 e il 6 maggio scorsi hanno ripetutamente bombardato ospedali in Siria allo scopo di sopraffare le ultime sacche di resistenza dei ribelli. Quest’ultima sarebbe stata coinvolta in almeno quattro attacchi ad ospedali civili avvenuti in appena 12 ore, violando una delle più vecchie leggi di guerra secondo cui gli ospedali devono restare fuori dai target. L’inchiesta conferma le tante denunce fatte dalle associazioni per la difesa dei diritti umani e alimenta le preoccupazioni in un momento in cui gli Usa si stanno di fatto ritirando dalla Siria lasciando campo libero ad altre forze, come quelle di Mosca.

La telefonata di Merkel a Erdogan Erdogan, in conferenza stampa a Istanbul, ha aggiunto che i suoi militari hanno anche assediato la città di Tel Abyad oltre ad avere già preso il controllo della città di Ras al-Ain. Poi si rivolge all’Europa, alla quale anche il ministro degli Esteri Di Maio ha anticipato che farà appello per fermare l’export delle armi ad Ankara, e a Germania e Francia, che hanno già deciso di bloccare le vendite. “Dopo che abbiamo lanciato la nostra operazione, hanno minacciato di imporci sanzioni economiche e l’embargo sulla vendita di armi. Ma quelli che pensano di poter fermare la Turchia con queste minacce si sbagliano di grosso”, ha detto alla tv turca. Poco dopo il suo intervento, l’agenzia tedesca Dpa ha fatto sapere che la Cancelliera, ha chiamato Erdogan. Oltre ad essersi pronunciata per “un’immediata fine dell’operazione militare” hanno discusso anche della situazione nella provincia siriana di Idlib e delle perforazioni turche alla ricerca di gas nell’est del Mediterraneo.

La fuga degli affiliati Isis – Intanto proseguono i bombardamenti e i curdi siriani avvertono della fuga di quasi 800 affiliati dell’Isis, scappati da uno dei campi dove sono in corso gli attacchi. I jihadisti stranieri sono fuggiti dal campo di Ayn Issa, a circa 35 chilometri a sud del confine turco, dove ci sono 12mila persone tra cui mogli e vedove di combattenti dell’Isis con i loro figli. L’amministrazione semiautonoma della regione curda ha detto che i detenuti hanno attaccato le guardie e travolto le recinzioni. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani circa 10mila sfollati siriani, tra cui familiari di jihadisti dell’Isis, ammassati nel campo di Ayn Issa, tra Raqqa e il confine turco sono esposti all’avanzata militare turca e delle milizie cooptate da Ankara. La polizia curdo-siriana, nota come Asayesh, ha abbandonato il compito di mantenere la sicurezza attorno al campo profughi lasciando di fatto gli sfollati al loro destino. Ma in tutto il numero degli sfollati, oggi 130mila, potrebbe triplicare molto presto. “Ci stiamo addentrando in uno scenario in cui potrebbero essercene fino a 400mila all’interno della Siria e attraverso le aree colpite”, sostiene Jens Laerke, portavoce dell’ufficio Onu per il coordinamento umanitario.

Trump e la possibilità di sanzioni alla Turchia – “Ho detto chiaramente alla Turchia che se non manterranno gli impegni, inclusa la tutela delle minoranze religiose, imporremo sanzioni molti dure”, ha dichiarato Trump, che precisa come la sua amministrazione difenda i cristiani e le minoranze religiose in Iraq e in tutto il mondo. Poi ha aggiunto che le truppe Usa non possono restare in Siria per altri 15 anni “controllando il confine con la Turchia quando non riusciamo a controllare il nostro”.

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Politica
Berlusconi tra ricordi, calcio e politica. Poi la battuta greve alla giovane farmacista: “Metti le supposte a tutti”
Data articolo:Sun, 13 Oct 2019 14:43:53 +0000

“Se il Monza incontrasse il Milan oggi, sarei pronto a scommettere che lo batterebbe 3-0. Mi piacerebbe poterlo dire anche in politica”. Il fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi torna a parlare in pubblico a Milano in occasione della due giorni di “IdeeItalia” organizzata da Mariastella Gelmini. Il leader forzista parla per oltre un’ora dal palco di fronte ad una platea di deputati, senatori e simpatizzanti. Racconta barzellette e risponde così a chi gli chiede di Greta Thunberg: “Credo che sia stata strumentalizzata, fa terrorismo ambientale”. C’è poi spazio per riflettere sul ruolo dei due Mattei che lui conosce bene. “Renzi è una persona abile, ma non c’è nessuna possibilità di confluire in uno stesso partito perché lui è un uomo di sinistra”. Mentre continua a strizzare l’occhiolino al leader leghista: “Ha preso la Lega al 4% e l’ha portata a oltre il 30%, chapeaux, quando parlo con lui direttamente ci capiamo”.

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