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News da musica informatica.it

#musica #informatica #musicainformatica.it

Audio Digitale
John Watkinson – The Art of Digital Audio
Fin dalla prima edizione, del 1988, questo volume è stato subito identificato come un classico per il settore dell’audio digitale. L’edizione del 1994 è stata completamente rivista e aggiornata rispetto alle novità nel frattempo sopraggiunte nell’ambito specifico di cui tratta e soprattutto per continuare ad offrire una valida risposta ad pubblico di lettori che nel […]
john watkinson the art of digital audio

Titolo: The Art of Digital Audio
Autori: John Watkinson
Editore: Focal Press
Anno: 1994
Pagine:  685

Acquista questo libro.

Fin dalla prima edizione, del 1988, questo volume è stato subito identificato come un classico per il settore dell’audio digitale. L’edizione del 1994 è stata completamente rivista e aggiornata rispetto alle novità nel frattempo sopraggiunte nell’ambito specifico di cui tratta e soprattutto per continuare ad offrire una valida risposta ad pubblico di lettori che nel frattempo ha ampliato le proprie conoscenze di base rispetto alle problematiche inerenti l’audio digitale.

Con il lavoro di aggiornamento, il testo di Watkinson si è completato di sezioni che riguardano anche il DCC Digital Compact Cassette, uno standard di registrazione digitale su nastro introdotto nel 1992 da Philips e Panasonic, e i MiniDisc, anche questi introdotti da Sony nei primi anno Novanta.

Inoltre trovano maggiore approfondimento argomenti quali l’oversampling, il noise shaping, il dither, il data reduction e il DAB, acronimo di Digital Audio Broadcasting, una tematica quest’ultima sicuramente molto più attuale di quanto non lo fosse nella prima metà degli anni novanta.

Il testo di Watkinsons, con l’aggiornamento del 1994, riesce ad intercettare anche le conoscenze molto più ampie di un pubblico ormai abbastanza a suo agio con delle tematiche solo cinque anni prima si presentavano come delle novità assolute.

Ciò che è rimasto intatto da un’edizione all’altra, invece, è l’approccio didattico dell’autore, il quale affronta ogni capitolo partendo dai principi di base, con l’idea di offrire delle nozioni da poter poi declinare su problematiche specifiche non necessariamente trattate nel volume.

Grazie alla sua capacità di riuscire a parlare ad un pubblico molto vasto e variegato nelle competenze, questo libro viene considerato, contemporaneamente, sia come un testo introduttivo che come testo di approfondimento, sia come un testo di teoria pura che come un libro per applicazioni pratiche.

John Watkinson ha scritto numerosi libri dedicati all’audio digitale, è considerato una figura di riferimento che ha operato come consulente indipendente lavorando per Sony e Ampex prima di fondare una propria società di consulenza con cui ha contributo alla rivoluzione dell’audio digitale.


Data articolo: Tue, 07 Jan 2020 21:05:14 +0000
Musica Informatica
XXIII Colloquio di Informatica Musicale: riflessioni sonore
Confermata l’edizione 2020 per il Colloquio di Informatica Musicale che si terrà a Torino dal 22 al 24 Giugno tra gli spazi del Conservatorio di Torino, in collaborazione con lo SMET, la Scuola di Musica Elettronica, e il CIRMA (Interdepartmental Center for Research on Multimedia and AudioVideo dell’Università di Torino. La novità di questa edizione […]

Confermata l’edizione 2020 per il Colloquio di Informatica Musicale che si terrà a Torino dal 22 al 24 Giugno tra gli spazi del Conservatorio di Torino, in collaborazione con lo SMET, la Scuola di Musica Elettronica, e il CIRMA (Interdepartmental Center for Research on Multimedia and AudioVideo dell’Università di Torino.

La novità di questa edizione è sicuramente l’affiliazione con la conferenza Sound and Music Computing organizzata dal 20 al 26 dello stesso mese.

Il tema dell’edizione 2020

Il XXIII CIM ha come titolo Riflessioni Sonore, con l’intento di indagare il potere evocativo della musica, con una particolare attenzione verso gli aspetti psicologici e cognitivi legati alla percezione musicale.

Il programma

Il programma prevede sia delle sessioni di ascolto che di presentazione delle comunicazione scientifiche. Per entrambe le proposte sono previste delle call per candidare i propri lavori alla selezione di partecipazione.

Call for Works

La candidatura dei lavori musicali e artistici segue la procedura prevista dalla conferenza su Sound and Music Computing, che ha come tema specifico quello dell’Imaging Sound, con un’attenzione particolare verso i seguenti temi:

–       Audio and music for films

–       Audio-visual composition

–       Auditory-visual crossmodal correspondences

–       Colour in sound and image

–       History and aesthetics of visual/film music

–       Image and music computing

–       Improvisation in audio-visual contexts

Il miglior contributo musicale si aggiudicherà il Premio Teresa Rampazzi

Call for papers

Per i contributi scientifici la data di scadenza è quella del 1° Marzo 2020. Il tema principale è quello esposto all’inizio di questo articolo ma ciò non impedisce di presentare lavori sui seguenti argomenti:

  • Accessibility and special needs
  • Artificial intelligence and machine learning
  • Computational musicology
  • Computer-aided composition
  • Computer-aided performance
  • Emotions and affective computing
  • Hardware/software systems
  • Humanities in sound and music computing
  • Music information retrieval
  • Musical gesture
  • Multimodal interaction
  • New interfaces for musical expression
  • Perception and cognition
  • Physical modelling of musical instruments
  • Sonic interaction and information design
  • Sound and music signal processing
  • Technologies for music education
  • Technologies for musical heritage
  • Virtual acoustics
  • VR and games

Il miglior contributo scientifico potrà aggiudicarsi il premio Aldo Piccialli.


Data articolo: Mon, 04 Nov 2019 13:57:18 +0000
Web Software
Song Maker di Chrome Music Lab
Uno strumento che permetta a chiunque di esplorare il mondo della musica deve avere una funzionalità accessibili a tutti: per questo Google ha creato Chrome Music Lab, un laboratorio di musica strutturato in modo da offrire un pratico e versatile sistema per creare brani musicali che fosse anche facile da utilizzare. In più, con specifico […]

Uno strumento che permetta a chiunque di esplorare il mondo della musica deve avere una funzionalità accessibili a tutti: per questo Google ha creato Chrome Music Lab, un laboratorio di musica strutturato in modo da offrire un pratico e versatile sistema per creare brani musicali che fosse anche facile da utilizzare.

In più, con specifico riferimento all’interattività, Chrome Music Lab ha permesso che la sperimentazione musicale fosse praticata anche nelle classi scolastiche, evidenziando e promuovendo la connessione della musica con altre materie come la matematica e la scienza, o con altre discipline artistiche come la danza e la pittura e incentivando, inoltre, l’interesse verso l’utilizzo degli strumenti musicali suonati dal vivo.
Song Maker è uno dei 13 esperimenti all’interno di Chrome Music Lab e rappresenta una delle realizzazioni pratiche delle intenzioni di Google inserite nel progetto: quella di offrire uno strumento semplice da utilizzare, facilmente comprensibile a tutti, divertente nell’uso, colorato nella grafica e che, soprattutto, permetta di ottenere risultati immediati nel campo della creatività musicale.

L’esperienza Song Maker di Chrome Music Lab

All’interno di Chrome Music Lab, nel 2018 Google ha lanciato l’esperimento Song Maker per Chrome, definito, sinteticamente ma efficacemente, “un modo semplice per creare e condividere una canzone”. Si tratta, infatti, di un vero e proprio strumento per creare musica, con diverse opportunità funzionali ma che rimane, allo stesso tempo, pratico e semplice da usare, colorato e divertente, quindi adatto anche ai bambini perché strutturato come un gioco.

Song Maker permette a tutti di sperimentare l’esperienza musicale tramite la creazione di una vera canzone, attraverso la selezione di opzioni melodiche e di ritmo e con la possibilità finale di condividere il brano una volta realizzato.

Se desiderate provare ad usare Song Maker non è necessario che installiate alcuna applicazione, non dovrete eseguire login o creare alcun account: vi basterà andare su Chrome tramite un qualunque dispositivo, anche mobile e iniziare subito a creare la vostra canzone direttamente sul browser, semplicemente colorando le note sulla griglia/pentagramma, modificando la vostra creazione fino a raggiungere il risultato che più vi piace.

La schermata del Song Maker.

Come funziona Song Maker

Creare il vostro personale brano inedito con Song Maker è semplicissimo: abbiamo già detto che basta cliccare sulla griglia per disegnare le note e iniziare a comporre. E per farlo potete usare il dito, il mouse o anche la tastiera del computer: se utilizzate il pc, premendo i tasti freccia potrete spostarvi sulla griglia o modificare le note, rimuovendo quelle selezionate o aggiungendone altre; trascinando il cursore del mouse potrete creare una striscia di note uguali. Potete anche collegare al vostro dispositivo una tastiera midi e usarla per comporre il brano e, se volete ascoltare la vostra voce, attivate il microfono e cantate una nota.

Nella sezione melodia sono disponibili i suoni di diversi strumenti musicali, nella sezione ritmo si può regolare il tempo del vostro brano musicale e successivamente modificarlo in qualunque momento fino a quando sarete soddisfatti del risultato e vorrete riprodurlo, salvarlo e anche condividerlo, scaricarlo o incorporarlo in un sito web.

Menù e funzioni

Song Maker è un sequencer a due sezioni: una per creare la melodia e un’altra per definire il ritmo.

Nella sezione melodia, in basso a sinistra immediatamente dopo il pulsante di avvio, scegliete il suono fra diverse opzioni di strumenti musicali, come il pianoforte, la marimba, gli strumenti a corda, i fiati, i legni e il sintetizzatore…e iniziate a disegnare le note.

Nella sezione subito accanto scegliete il ritmo, che può essere elettronico o scandito da batteria (con rullante e piatto) o da altri strumenti a percussione.

Un dettaglio della parte riferita agli strumenti ritmici.

Subito dopo ancora, impostate il tempo e, a questo punto, la vostra creazione musicale avrà già una sua identità. Ascoltandola, vi potrete rendere conto del risultato d’insieme e dei cambiamenti che vi piacerebbe apportare.

C’è ancora qualche tasto che potete utilizzare: quello del microfono per cantare una o più note, quello delle impostazioni del vostro pentagramma …e anche quello che vi consente di cancellare tutto e ricominciare da capo per comporre lo stesso brano con caratteristiche differenti oppure una musica nuova e completamente diversa.
In ultimo, trovate il tasto che vi permette di salvare la vostra canzone finita tramite link e, volendo, di inviarla o condividerla.

Il menu in basso del Song Music Maker.

Qualche nostra osservazione

Anche se un po’ più complesso rispetto ai precedenti tools di Chrome Music Lab, Song Maker possiede comunque una funzionalità intuitiva e un sistema facile da utilizzare.
In realtà tutto ciò che dovrete fare, sostanzialmente, è cliccare le note sulla griglia: anche se non siete esperti musicisti, la vostra composizione risulterà ugualmente in tonalità perché sarà Song Maker a sostituirsi a voi, restringendo la gamma delle note da utilizzare.
E, anche se dà l’impressione e la sensazione di giocare, Song Maker può essere utile anche a chi di musica se ne intende, ad esempio per salvare un’idea, uno spunto da sviluppare successivamente o per sfruttare un momento creativo che arriva all’improvviso in un luogo non deputato (ricordiamo che potete usarlo anche sul telefonino…).
D’altra parte, la musica è per tutti: lo dice l’introduzione del video tutorial di Song Maker e non si può che essere d’accordo.


Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 11:23:57 +0000
Software Notazionale
LilyPond: cos’è e come funziona
LilyPond è frutto dell’intuizione di due musicisti desiderosi di varcare il confine di spartiti elaborati al computer, perennemente dotati di un grado di meccanicità fin troppo elevato. Se è vero che ambizione di ogni musicista è quella di scrivere della musica correttamente e senza troppi intoppi, è altrettanto vero che l’obiettivo dei programmatori che l’hanno […]

LilyPond è frutto dell’intuizione di due musicisti desiderosi di varcare il confine di spartiti elaborati al computer, perennemente dotati di un grado di meccanicità fin troppo elevato. Se è vero che ambizione di ogni musicista è quella di scrivere della musica correttamente e senza troppi intoppi, è altrettanto vero che l’obiettivo dei programmatori che l’hanno ideato è stato quello di progettare un software capace di elaborare degli spartiti se non altro eleganti. Il risultato che ne consegue è un mix armonioso che unisce tra loro delle spartiture godibili facendo tuttavia attenzione alle migliori tradizioni della tipografia musicale. LilyPond volge inoltre uno sguardo attento verso dettagli, quelli inerenti la formattazione, che tuttavia permetteranno a musicisti, editori o trascrittori di potersi interamente dedicare alla parte musicale, piuttosto che prendersi cura del miglioramento dell’output del proprio software. Al musicista, infatti, verranno conferite delle parti che, oltre che essere lette, gli consentiranno di concentrare le proprie forze sull’esecuzione vera e propria. Scendendo maggiormente nel particolare, di cosa si tratta quindi? Proviamo a chiarivi le idee a riguardo con questo guest post gentilmente concesso dalla redazione di musicainfomatica.it.

Che cos’è
Come in precedenza affermato, LilyPond permette ad ogni musicista di procedere alla realizzazione di spartiti che risultino essere non soltanto eleganti, ma anche agevoli da leggere. Il team di programmatori che ha sviluppato e posto le basi per quest’idea ha infatti trascorso ore ed ore nel cercare di mettere a disposizione di ciascuno un software di incisione musicale che producesse spartiti qualitativamente eccelsi. Ciascuna impostazione stilistica, insieme ai font ed agli algoritmi, trae ispirazione da quella che è stata la migliore musica scritta a mano. L’output che caratterizza in connotati di LilyPond ha la medesima conformazione, elegante ed allo stesso tempo equilibrata, delle partiture classiche più conosciute ed apprezzate.
Formulando un input testuale, LilyPond farà in modo che quest’ultimo venga letto con estrema facilità sia da un essere umano sia da qualunque altro programma. Non esistono informazioni occultate nè per quello che riguarda le impostazioni del menù, nè tanto meno per quello che attiene il salvataggio in file binari. Chiunque debba variare fattori relativi all’aspetto, la correzione apportata potrà essere visualizzata anche nel file di input, in una forma perfettamente decifrabile per chiunque. Sarai pertanto messo sempre e comunque nelle condizioni di riguardare la musica che hai scritto. Nel’ipotesi in cui tu dovessi per errore rendere il file non funzionante, potrai rimediare semplicemente ripristinando o modificando ogni decisione senza annullare il tutto. Potrai interpretare ogni file senza necessità di entrare nel programma che li ha generati. Gestirai perciò file di testo tramite l’ausilio di un programma di controllo di versione.

Caratteristiche
Impostando la formattazione migliore inizialmente, LilyPond ti eviterà la seccatura di impiegare tempistiche notevoli per correggere l’output. Il programma in questione, infatti, determina in modo autonomo sia lo spazio che le interruzioni di linea, per un’impaginazione che apparirà come uniformemente proporzionata. Non vi sarà alcuna collisione tra note, testo ed accordi. In aggiunta, come se ciò non fosse ancora sufficiente, le codette e le legature di portamento verranno collocate in automatico. Particolare di non secondaria importanza è un input testuale che dona anche a chi è affetto da disabilità il piacere di scrivere della buona musica. Tutti coloro che, per inabilità di tipo fisico, non sono in grado di utilizzare mouse o tastiera, potranno infatti fruire della funzione di riconoscimento vocale. Anche i non vedenti possono utilizzare LilyPond. Operazione, questa di cui si parla, che sarebbe pressoché inattuabile in qualsiasi altro programma. Coloro che hanno progettato LilyPond hanno messo a punto degli strumenti funzionali nel rendere più celere ed incisiva la fase di modifica o correzione dei file. Potranno quindi essere selezionati degli strumenti differenti a seconda della modifica da attuare.

La parte pratica
LilyPond è definibile come un sistema compilato. Questo, in soldoni, sta a significare che potrai visualizzare l’output sullo schermo del tuo pc, ma anche stamparlo. Qui, la musica non verrà scritta semplicemente trascinando le note selezionate in una barra degli strumenti, ma ne verrà digitato il testo direttamente ed in prima persona. Il tutto verrà infine interpretato dal programma, il quale sfornerà degli spartiti qualitativamente ottimi. La codificazione delle note viene eseguita con l’aiuto di lettere e numeri. Per quello che invece interessa le alterazioni, ad esse vengono associati nomi differenti. Tanto per citare qualche caso esemplificativo, per il diesis dovrà essere aggiunta la voce -is, mentre per il bemolle vi sarà la dicitura -es. I calcolo delle alterazioni verrà direttamente effettuato da LilyPond. Testo ed accordi potranno essere tra loro uniti, ricavando così uno spartito semplice. Basterà inserire i nomi degli accordi, la melodia ed il testo, combinando infine gli ultimi due fattori. Le parti per orchestra possono essere procurate da un unico documento di input, così che il mutamento di una nota andrà a toccare le parti e la partitura. Se la tua intenzione è quella di immettere la medesima musica in molteplici parti del testo, dovrai conferire alla musica una “variabile”. Questa verrà infine utilizzata in una sola parte.

Per ulteriori approfondimenti rimandiamo al sito ufficiale.


Data articolo: Wed, 02 Oct 2019 13:38:36 +0000
Software libero
Il sequencer audio/midi Qtractor
Se siete utenti Linux è state cercando una piattaforma free ed open source, bella strutturata, che valga come alternativa al solito Cubase, allora vi consiglio di fare un giro su Qtractor, un sequencer e registratore multi track programmato in C++, con le potenzialità di altri software di categoria più blasonati. Nato come sequencer dedicato all’utilizzo […]

Se siete utenti Linux è state cercando una piattaforma free ed open source, bella strutturata, che valga come alternativa al solito Cubase, allora vi consiglio di fare un giro su Qtractor, un sequencer e registratore multi track programmato in C++, con le potenzialità di altri software di categoria più blasonati.

Nato come sequencer dedicato all’utilizzo di dispositivi MIDI esterni, Qtractor nel tempo si è arricchito di nuove funzionalità che ne hanno fatto uno strumento più completo. Tuttavia, sottolinea lo sviluppatore, Qtractor non si può considerare una vera e propria DAW, rigida nelle sue impostazioni, ma neanche va confuso con un sistema modulare totalmente personalizzabile. Qtractor è considerato un ibrido, capace di dare buone soddisfazioni sia a chi è alle prime esperienze con la musica digitale sia all’utente di maggiori pretese.

Una schermata di esempio delle diverse finestre di Qtractor.

Una schermata di esempio delle diverse finestre di Qtractor.

Come accennato all’inizio, Qtractor è disponibile solo per sistemi Linux, ed è basato su ALSA (Advanced Linux Sound Architecture) e su Jack (Jack Audio Connection Kit) a supporto della gestione del MIDI e di tutta l’infrastruttura IO.

Tra le principali caratteristiche di Qtractor ricordiamo:

  • Possibilità di utilizzare un numero illimitato di tracce
  • Registrazione e riproduzione di tracce audio
  • Gestione dei formati OGG, MP3 (solo in modalità riproduzione), WAV, FLAC, AIFF e molti altri
  • Supporto dello standard MIDI
  • Plugin VSTi
  • Registrazione a loop
  • Piano rool

e molto altro che potete leggere a questo indirizzo.

Per il download rimando alla pagina ufficiale.


Data articolo: Tue, 26 Jun 2018 20:22:12 +0000
Fairlight CMI
AA. VV. – Computer Music from the Outside In
Autori: Vari Titolo: Computer Music From the Outside In Etichetta: Folkways Records Anno: 1983 Tracce: 4+4 Durata: 00.42:41 Non capita spesso di trovarsi di fronte un progetto discografico interessante come questo, prodotto dalla storica etichetta Folkways Records che a discapito del nome ha sempre dedicato largo spazio alla pubblicazione di musica elettronica. La particolarità di quest’album […]

Cover dell'lp Computer Music From the Outside In

Autori: Vari
Titolo: Computer Music From the Outside In
Etichetta: Folkways Records
Anno: 1983
Tracce: 4+4
Durata: 00.42:41

Non capita spesso di trovarsi di fronte un progetto discografico interessante come questo, prodotto dalla storica etichetta Folkways Records che a discapito del nome ha sempre dedicato largo spazio alla pubblicazione di musica elettronica.

La particolarità di quest’album non è tanto nella proposta musicale – di tutto rispetto – ma nella possibilità di ascoltare dei lavori musicali commentati dai loro stessi autori. Il format outside in è un percorso di avvicinamento alla musica composta con mezzi elettronici ed era stato sperimentato tre anni prima con il disco Electronic Music From the Outside In, dedicato all’elettronica analogica.

La seconda puntata di questo percorso è dedicata alla computer music, un approccio editoriale che ancora oggi sarebbe molto interessante ed utile, non solo se applicato alla musica informatica, benché tra i diversi ambiti della musica è quella che maggiormente fatica a trovare i giusti spazi per una più ampia divulgazione, soffrendo dell’opinione comune che “fa tutto il computer”.

C’è dell’altro ad impreziosire quest’album: i lavori in esso contenuti sono tutti realizzati con il Fairlight Computer Music Instrument. Per chi vuole dedicare un ascolto a questa pubblicazione, ne segnalo la presenza su spotify:

Se volete dare un occhio alle note interne vi lascio il link ad un pdf scaricabile.


Data articolo: Mon, 11 Jun 2018 21:16:14 +0000
Didattica
Come usare Sodaphonic, un audio editor online e gratuito
Sodaphonic è un piccolo audio editor disponibile in versione web app, gratuito e semplice da utilizzare. Indicato per chi ha bisogno di una veloce operazione di audio editing – passatemi l’espressione che forse richiama procedure ben più complesse di quelle possibili con questo strumento. Tuttavia Sodaphonic nasce per svolgere bene le poche operazioni per cui è […]

Sodaphonic è un piccolo audio editor disponibile in versione web app, gratuito e semplice da utilizzare. Indicato per chi ha bisogno di una veloce operazione di audio editing – passatemi l’espressione che forse richiama procedure ben più complesse di quelle possibili con questo strumento. Tuttavia Sodaphonic nasce per svolgere bene le poche operazioni per cui è stato progettato.

sodaphonic-free-audio-editor

Se poi avete esigenza di registrare un file audio non vi basta altro che cliccare il pulsante di registrazione e parlare nel vostro microfono. Alla fine delle operazioni non vi resta che fare il download in formato .mp3 oppure wave.

sodaphonic-free-audio-editor

Se vi siete appena diplomati per l’insegnamento di Musica Elettronica di qualche conservatorio allora questo post non è per voi. Se invece siete al comando di una bella classe di futuri compositori, allora Sodaphonic è un bel giochino per avviare i vostri studenti alla magia dell’audio editing, senza la necessità di installare software o strani plugin.

Se avete voglia di provarlo l’indirizzo da seguire è il seguente: www.sodaphonic.com.


Data articolo: Mon, 08 Jan 2018 22:37:35 +0000
Grm Tools
Aural Sonology, un plug-in per l’Acousmographe
Nei commenti di questo articolo, qualche mese addietro, mi era stato segnalato da parte del suo autore, questo plug-in per l’Acousmographe, Aural Sonology, tutt’altro che nuovo ma comunque interessante, anche per via dei collegamenti con determinati modelli teorici sviluppati nel corso degli anni da alcune importanti personalità della musica contemporanea ad indirizzo tecnologico: sto pensando a Denis Smalley e al suo concetto […]

Nei commenti di questo articolo, qualche mese addietro, mi era stato segnalato da parte del suo autore, questo plug-in per l’Acousmographe, Aural Sonology, tutt’altro che nuovo ma comunque interessante, anche per via dei collegamenti con determinati modelli teorici sviluppati nel corso degli anni da alcune importanti personalità della musica contemporanea ad indirizzo tecnologico: sto pensando a Denis Smalley e al suo concetto di spettromorfologia (spectromorphology), oppure ancor più indietro a Pierre Schaeffer ed al suo Traité des objets musicaux.

In maniera più diretta, Aural Sonology si ispira ai procedimenti compositivi ed alla riflessione teorica di Lasse Thoresen, compositore norvegese che ha sviluppato parte del lavoro di Schaeffer con l’obbiettivo di poter realizzare uno strumento concreto capace di aiutare l’ascoltatore a concettualizzare e trascrivere gli oggetti sonori ascoltati.

Il passaggio dalla teoria alla pratica (informatica) è stato realizzato da Karl Andreas Hedman con Aural Sonology. Questo plug-in, disponibile per Mac e Windows, traduce le idee di Schaeffer in strutture concettuali, a cui sono abbinati dei segni grafici. Il plug-in risulta equipaggiato con Sonova, un font Truetype Unicode che è una raccolta di simboli da utilizzare all’interno di Aural Sonology.

Una vista di alcuni segni grafici caratteristici del font Sonova.

Una vista di alcuni segni grafici caratteristici del font Sonova.

 

Il plug-in è equipaggiato con una libreria per l’analisi spettromorfologica e della forma, che include:

  • Time-fields, per la segmentazione temporale del discorso musicale.
  • Layers, per la segmentazione sincronica.
  • Dynamic form, indicazioni di tempo e forma energetica.
  • Thematic form, ricorrenze, variazione econtrasto.
  • Form-building transformations, gestalt semplici e complessi, combinazioni tra loro.

aural-sonology-plug-in-for-acousmographe

Rappresentazione grafica di un continuum musicale.

 

La pagina ufficiale di Aural Sonology è ospitata sul sito INA-GRM e la potete trovare a questo link. Se volete scaricare la versione per Mac questo è il link, mentre per la versione Pc cliccate qui, entrambe gratuite.


Data articolo: Mon, 04 Jan 2016 14:27:56 +0000
Musical
Arte e computer: Beyond the Fence
Il primo post del 2016 è all’insegna dei grandi eventi: il 22 Febbraio prossimo andrà in scena Beyond the Fence, il primo musical interamente realizzato al computer. Un grosso lavoro creativo commissionato dal canale britannico di Sky Arte e che ha visto la collaborazione di numerose e diverse professionalità. Non ho mai capito il motivo […]

Il primo post del 2016 è all’insegna dei grandi eventi: il 22 Febbraio prossimo andrà in scena Beyond the Fence, il primo musical interamente realizzato al computer. Un grosso lavoro creativo commissionato dal canale britannico di Sky Arte e che ha visto la collaborazione di numerose e diverse professionalità.

Non ho mai capito il motivo ma comunemente c’è la tendenza a ritenere che una qualsiasi cosa “realizzata al computer” sia più semplice della stessa cosa fatta secondo metodi tradizionali. Beyond the Fence, ad esempio, è un progetto molto complesso, di alto livello tecnico; un progetto innovativo che la coordinatrice e produttrice Catherine Gale ha definito un esperimento folle.

Precisiamo subito che l’idea di poter realizzare un complesso progetto artistico – musicale, nello specifico – attraverso l’applicazione di procedure automatiche, cioè adottando degli algoritmi da far eseguire ad uno o più computer, è tutt’altro che nuova, e lo sa bene chi ha confidenza con questo blog. Di esperimenti folli, nella seconda metà del Novecento, se ne sono visti parecchi; e molte sono state le sperimentazioni nell’ambito della computer music, e tra tutte potremmo citare almeno la Illiac Suite di Lejaren Hiller.

La novità in Beyond the Fence, rispetto a quest’ultima opera appena citata, consiste nel tentativo di applicare delle procedure automatiche di composizione non solo alla musica ma anche a tutti gli altri elementi costitutivi e caratteristici di uno spettacolo come un musical: quindi il testo, il soggetto, la sceneggiatura, la scenografia, e tutto il resto.

A pensarci bene, un modello di riferimento più vicino al progetto di Beyond the Fence è quello offerto da un grande evento multimediale realizzato nel 1969 da John Cage e Lejaren Hiller: HPSCHD.

Ma torniamo ad oggi. Il primo passo per la realizzazione di Beyond è stato fatto con l’analisi di altri musical di successo. L’indagine, condotta dal Machine Learning Group dell’Università di Cambridge, aveva lo scopo di individuare quali fossero, e se ve ne fossero, eventuali peculiarità in comune tra le diverse opere. In altre parole i ricercatori si sono chiesti se fosse possibile individuare delle caratteristiche comuni nelle opere di maggior successo e se queste caratteristiche fossero presenti o no nei musical meno blasonati. L’analisi è stata condotta sul numero degli attori, la scenografia, i contenuti emozionali (se è presente l’amore, l’odio, ecc.) ed altri elementi, al fine di capire quali fossero necessari per garantire il successo di Beyond the Fence.

Contemporaneamente, lo staff della Wingspan Productions ha individuato un potenziale strumento nel progetto What-If Machine. Questo, avviato già nel 2013, era stato finalizzato alla realizzazione di un software che fosse in grado di generare idee originali capaci di ispirare reali produzioni culturali o artistiche come film, giochi, dipinti e quant’altro possa rientrare nella sfera della creatività. Un prototipo della WHIM può essere testata qui. In che maniera il progetto WHIM ha contribuito al musical Beyond? Generando alcune potenziali premesse per la storia da sviluppare, come questa: “What if a wounded soldier had to learn how to understand a child in order to find true love?” Cos’accadrebbe se un soldato ferito dovesse imparare a comprendere un bambino prima di poter trovare il vero amore?

Definito il soggetto e i personaggi chiave, anche la trama è stata scritta attraverso l’applicazione di procedure algoritmiche, mediante l’utilizzo del software PropperWryter dell’Università Complutense di Madrid e la supervisione di Pablo Gervás.

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Al centro Pablo Gervás dell’Università Complutense di Madrid con Benjamin Till and Nathan Taylor (sulla sinistra).

E la musica? Inutile dire che anch’essa è stata composta mediante procedure algoritmiche, eseguite attraverso un software il cui nome è un omaggio al più grande compositore di musical: Android Lloyd Webber. Sviluppato da Nick Collins dell’Università di Durham, il programma si basa anch’esso sull’analisi preventiva di altre opere simili.

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Nick Collins presenta il software musicale Android Lloyd Webber a Benjamin Till, compositore inglese.

Ma è tutta farina del computer? Non proprio. Alla parte informatica è stato affiancato un duo totalmente umano, il compositore Benjamin Till e suo marito lo scrittore e attore Nathan Taylor, incaricati di riorganizzare il materiale ottenuto con i software per poter realizzare la partitura e l’intera sceneggiatura. L’obbiettivo del progetto, dunque, è piuttosto di capire in che misura la creatività può essere esplorata (o realizzata) attraverso la tecnologia, contribuire a risolvere alcune grandi questioni che interessano la relazione tra arte e scienza, per cercare di rispondere ad una domanda come “può la scienza fare arte?”.

Per il momento una prima risposta può arrivare dall’Arts Theatre di Londra, dove dal 22 Febbraio al 5 Marzo 2016 andrà in scena Beyond the Fence, una storia d’amore ambientata nei primi anni Ottanta del Novecento, uno spettacolo che al di là di ogni considerazione sarà ricordato come il primo musical realizzato al computer.

Il trailer:


Data articolo: Sun, 03 Jan 2016 17:15:37 +0000
Lejaren Hiller
Fotostoria #4: HPSCHD
Un po’ di tempo fa ho scritto un articolo dedicato a HPSCHD, una grande performance multimediale realizzata da John Cage e Lejaren Hiller nel 1969, ed ideata per celebrare il centenario dell’Università dell’Illinois di Urbana-Champaign, dove negli anni precedenti si realizzarono importanti esperimenti di musica informatica, come la Illiac Suite, e questo motivò l’idea di realizzare un’opera […]

Un po’ di tempo fa ho scritto un articolo dedicato a HPSCHD, una grande performance multimediale realizzata da John Cage e Lejaren Hiller nel 1969, ed ideata per celebrare il centenario dell’Università dell’Illinois di Urbana-Champaign, dove negli anni precedenti si realizzarono importanti esperimenti di musica informatica, come la Illiac Suite, e questo motivò l’idea di realizzare un’opera che prevedesse l’uso del computer.


Scrivendo quell’articolo, a cui rimando il lettore che volesse approfondire le questioni tecniche, storiche ed artistiche che interessano il progetto HPSCHD, ho avuto modo di trovare numerose immagini che vorrei riproporre in questo nuovo numero della serie Fotostoria, continuando così il lavoro già presentato con Pietro Grossi, Luigi Nono e Iannis Xenakis.

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Leggendo i diversi articoli, e libri che scrivono del progetto HPSCHD, anche quando riportano le testimonianze dirette dei due protagonisti qui sopra, non è chiaro se l’idea di un’opera da realizzare attraverso il computer sia stata di John Cage o se questi sia stato invitato da Lejaren Hiller, che già lavorava per l’Università dell’llinois. In questa foto, Cage e Hiller sono ritratti insieme a Morton Feldman, sulla destra.

 

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Al di là di chi abbia per primo ideato una grande performance multimediale che sfruttasse le potenzialità del computer, sappiamo di certo che inizialmente Lejaren Hiller avrebbe dovuto svolgere il ruolo di semplice collaboratore, supportando Cage nella realizzazione dell’opera. In verità fu propri quest’ultimo a richiedere che i crediti per HPSCHD fossero riconosciuti ad entrambi. Evidentemente il supporto di Hiller alla fine andò oltre quello di un mero assistente tecnico. Nella foto la prima pagina della prima edizione di HPSCHD, in una ripresa di questi anni.

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Probabilmente non poteva che svilupparsi come una lavoro a quattro mani quello di Hiller a Cage, dato che quest’ultimo non aveva alcuna esperienza e conoscenza di mezzi informatici, benché fosse stato anch’egli un pioniere della musica elettronica. Hiller, invece, già negli anni Cinquanta aveva realizzato la Illiac Suite, la prima opera realizzata attraverso un computer. Nell’immagine i due compositori sono giocherellano con i dispositivi elettronici, probabilmente digitali ,dell’Università dell’Illinois.

 

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Un’altra immagine di John Cage in uno studio per la musica elettronica. Non sono certo che si tratti della stessa situazione della foto di sopra, tuttavia l’abbigliamento, i capelli e la condizione della sigaretta fanno pensare che anche questa foto sia stata scattata nello stesso momento.

 

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Nella foto Antoinette Vischer seduta al clavicembalo in occasione della prima performance di HPSCHD, 1969, da lei commissionata. Il titolo dell’opera è una forma contratta della parola Harpsichord, clavicembalo. Il titolo è ispirato dalla commissione che Cage ricevette dalla Vischer, la quale aveva avviato un progetto di opere commissionate e dedicate al clavicembalo.

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Telegramma di John Cage a David Eisenman, dell’Università dell’Illinois. Cage lo avverte che HPSCHD non sarebbe stata pronta per l’11 Marzo del 1968. Ci volle più tempo del previsto per portare a termine l’opera, anche per via delle tante figure artistiche che coinvolgeva, per questo motivo HPSCHD è datata 1967/1969.

 

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La riproduzione di un manoscritto su cui vi sono degli appunti musicali per le parti da realizzare con il computer. Il grande ritardo con cui fu presentata l’opera, come accennavo, fu sicuramente dovuto alle tante professionalità che il progetto multimediale chiamava in causa, ma non va dimenticato che anche la parte musicale si presentava particolarmente complessa. In effetti erano previste parti da realizzare al computer ma anche parti da riprendere da altre opere già note.

 

Una timeline dei compositori utilizzati in HPSCHD, con le relative date di nascita e morte. Sulla destra una serie di alternative per un’eventuale sostituzione di Ives. Manoscritto della John Cage Collection della New York Public Library di New York.

Una timeline dei compositori utilizzati in HPSCHD, con le relative date di nascita e morte. Sulla destra una serie di alternative per un’eventuale sostituzione di Ives. Manoscritto della John Cage Collection della New York Public Library di New York.

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Il manoscritto a firma John Cage del primo movimento della Sonatina N. 2 di Busoni, riscritta in 3/4 per essere utilizzata in HPSCHD. Oltre alle parti realizzate con il computer, le sette parti di clavicembalo avrebbero dovuto attingere anche da opere già edite, tra gli autori selezionati compare anche Ferruccio Busoni.

Una pagina del solo N.° 5. La seconda misura è presa da Busoni, in rimpiazzo di un’estrapolato da Charles Ives, Alla misura 5 alcuni appunti di John Cage per risolvere il problema delle note che eccedono l’ambito dello strumento. John Cage Collection, New York Public library, New York.

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Gli esagrammi ottenuti con la routine DICEGAME. Una parte importante del progetto prevedeva l’applicazione di tecniche aleatorie attraverso l’imposizione degli I-Ching con il computer. Per fare questo Hiller e Cage approntarono un software denominato DICEGAME, di cui l’immagine mostra un risultato stampato.

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Oltre ad essere particolarmente complessa sul piano della composizione musicale, HPSCHD si presentava molto articolata anche dal punto di vista della presentazione ed esecuzione dal vivo; trattandosi di una performance erano previste sezioni video e di grafica visiva in generale. L’immagine ci mostra la ricostruzione mnemonica di una partecipante: vi è raffigurata la Assembly Hall la sera della prima esecuzione nel 1969 e il modo in cui furono disposti io diversi elementi.

 

Un'immagine dell'Assemlby Hall prima della performance. Si notano i banner grafici.

La parte visiva della performance occupava un ruolo di primo piano nella realizzazione dell’opera, per questo motivo furono coinvolti molte persone, alcune delle quali nomi di assoluto rispetto nell’ambito dell’arte grafica. Nella foto qui sopra una parte dell’allestimento dell’Assemlby Hall prima della performance. Da notare i tanti banner grafici che scendono dal soffitto.

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Il lavoro sulle parti grafiche fu affidato essenzialmente a Calvin Sumsion, il quale a sua volta si occupò di commissionare lavori ad altri esponenti dell’arte grafica. Sumsion fece uso delle stesse tecniche aleatorie adottate da John Cage per stabilire la posizione e le sequenze di fotografie tratte da due enciclopedie, e proiettate su teli di plastica trasparente. Con molta probabilità anche il poster qui raffigurato fu ottenuto con le stesse tecniche aleatorie.

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Anche quest’immagine mostra un poster realizzato da Calvin Sumsion, adottando la medesima metodologia del precedente poster, cioè utilizzando i dati ottenuti con il software DICEGAME.

 

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Calvin Sumsion non ebbe solo il compito di realizzare lavori di grafica ma fu responsabile anche di commissioni rivolte ad altre professionalità. Tra i nomi selezionati vi furono Ronald Resch al quale fu chiesto di preparare una serie di armonografie, e Gary Viskupic a cui fu chiesto di realizzare un poster che raffigurasse John Cage avanti ad un drago con tre teste: quella di Bach, Beethoven e Schumann. La grafica ottenuta fu utilizzata per il poster di presentazione della prima assoluta all’Università dell’Illinois, il 16 Maggio del 1969.

 

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Due delle tante armonografie realizzate da Ronald Resch.

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Una fotografia scattata la sera della prima esecuzione nell’Assembly Hall dell’Università dell’Illinois, 16 Maggio 1969.

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La sera della prima esecuzione non mancano momenti di puro merchandising, con la vendita di t-shirt realizzate da Gary Viskupic e raffiguranti Beethoven con indosso la felpa dell’Università dell’Illinois che porta il volto di John Cage.

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Un’ingrandimento della grafica realizzata da Gary Viskupic per le t-shirt in vendita la sera della prima di HPSCHD.

 

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Anche l’attività di merchandising fu influenzata dalle metodologie aleatorie di John Cage. L’immagine mostra una tabella per calcolare il prezzo di vendita dei poster, sulla base dell’I-ching.

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Benché HPSCHD si presentasse come un progetto molto complesso, ideato per essere rappresentato ed eseguito dal vivo, la Nonesuch Records ne volle fare anche un’edizione in studio. La particolarità: l’ascoltatore era istruito su come manovrare le manopole per il volume sui due canali stereo, per vivere un’esperienza non di ascolto passivo, ma di partecipazione, così come era nello spirito della performance.

 

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Per consentire all’utente di poter agire sui volumi dei canali stereo, fu messo a punto un software dedicato, denominato KNOBS, di cui l’immagine mostra l’alrgoritmo.

 

L'immagine sopra, compresa quella di seguito, mostra il programma di sala della prima esecuzione, nel 1969. Tuttavia bisogna ricordare che altre esecuzioni, seppure con alcune modifiche, furono organizzate nel corso dello stesso anno e degli anni successivi, fino ad arrivare ad anni piuttosto recenti.

L’immagine sopra, compresa quella di seguito, mostra il programma di sala della prima esecuzione, nel 1969. Tuttavia bisogna ricordare che altre esecuzioni, seppure con alcune modifiche, furono organizzate nel corso dello stesso anno e degli anni successivi, fino ad arrivare ad anni piuttosto recenti.

La seconda pagina del programma di sala della prima esecuzione di HPSCHD, datata 16 Maggio 1969.

La seconda pagina del programma di sala della prima esecuzione di HPSCHD, datata 16 Maggio 1969.

 

Poster per l'esecuzione alla Buffalo, 1980.

Il poster per la serata alla Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, New York 1980. In verità non è sempre chiaro a quale esecuzione faccia riferimento il poster in questione ed il programma della foto successiva.

Il programma di sala per la performance alla Albright-Knox Art Gallery, 1980.

Il programma di sala per la performance alla Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, New York 1980.

 

John Cage, facing camera Lejaren Hiller, Neely Bruce, facing away from camera; Peter Doell, back near camera  HPSCHD - 1971 - SUNY Albany

Alcune immagini che con molta probabilità risalgono alla performance della Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, New York 1980.

 

John Cage and Lejaren Hiller HPSCHD - 1971 Suny Albany performance - overview of Art Gallery during setup

Alcune immagini che con molta probabilità risalgono alla performance della Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, New York 1980.

 

John Cage and Lejaren Hiller HPSCHD - 1971 SUNY Albany performance - back room setup with lots and lots of tape recorders

Alcune immagini che con molta probabilità risalgono alla performance della Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, New York 1980.

 

Per approfondire la storia di HPSCHD, rimando alla lettura dell’articolo completo che potete trovare cliccando questo link.


Data articolo: Mon, 30 Mar 2015 20:22:52 +0000

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