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News da musica informatica.it

#musica #informatica #musicainformatica.it

Software libero
Il sequencer audio/midi Qtractor
Se siete utenti Linux √® state cercando una piattaforma free ed open source, bella strutturata, che valga come alternativa al solito Cubase, allora vi consiglio di fare un giro su Qtractor, un sequencer e registratore multi track programmato in C++, con le potenzialit√† di altri software di categoria pi√Ļ blasonati. Nato come sequencer dedicato all’utilizzo […]

Se siete utenti Linux √® state cercando una piattaforma free ed open source, bella strutturata, che valga come alternativa al solito Cubase, allora vi consiglio di fare un giro su Qtractor, un sequencer e registratore multi track programmato in C++, con le potenzialit√† di altri software di categoria pi√Ļ blasonati.

Nato come sequencer dedicato all’utilizzo di dispositivi MIDI esterni, Qtractor nel tempo si √® arricchito di nuove funzionalit√† che ne hanno fatto uno strumento pi√Ļ completo. Tuttavia, sottolinea lo sviluppatore, Qtractor non si pu√≤ considerare una vera e propria DAW, rigida nelle sue impostazioni, ma neanche va confuso con un sistema modulare totalmente personalizzabile. Qtractor √® considerato un ibrido, capace di dare buone soddisfazioni sia a chi √® alle prime esperienze con la musica digitale sia all’utente di maggiori pretese.

Una schermata di esempio delle diverse finestre di Qtractor.

Una schermata di esempio delle diverse finestre di Qtractor.

Come accennato all’inizio, Qtractor √® disponibile solo per sistemi Linux, ed √® basato su ALSA (Advanced Linux Sound Architecture) e su Jack (Jack Audio Connection Kit) a supporto della gestione del MIDI e di tutta l’infrastruttura IO.

Tra le principali caratteristiche di Qtractor ricordiamo:

  • Possibilit√† di utilizzare un numero illimitato di tracce
  • Registrazione e riproduzione di tracce audio
  • Gestione dei formati¬†OGG, MP3 (solo in modalit√† riproduzione), WAV, FLAC, AIFF e molti altri
  • Supporto dello standard MIDI
  • Plugin VSTi
  • Registrazione a loop
  • Piano rool

e molto altro che potete leggere a questo indirizzo.

Per il download rimando alla pagina ufficiale.


Data articolo: Tue, 26 Jun 2018 20:22:12 +0000
Fairlight CMI
AA. VV. ‚Äď Computer Music from the Outside In
Autori: Vari Titolo: Computer Music From the Outside In Etichetta:¬†Folkways Records Anno: 1983 Tracce: 4+4 Durata: 00.42:41 Non capita spesso di trovarsi di fronte un progetto discografico interessante come questo, prodotto dalla storica etichetta Folkways Records che a discapito del nome ha sempre dedicato largo spazio alla pubblicazione di musica elettronica. La particolarit√† di quest’album […]

Cover dell'lp Computer Music From the Outside In

Autori: Vari
Titolo: Computer Music From the Outside In
Etichetta: Folkways Records
Anno: 1983
Tracce: 4+4
Durata: 00.42:41

Non capita spesso di trovarsi di fronte un progetto discografico interessante come questo, prodotto dalla storica etichetta Folkways Records che a discapito del nome ha sempre dedicato largo spazio alla pubblicazione di musica elettronica.

La particolarit√† di quest’album non √® tanto nella proposta musicale – di tutto rispetto – ma nella possibilit√† di ascoltare dei lavori musicali commentati dai loro stessi autori. Il format outside in √® un percorso di avvicinamento alla musica composta con mezzi elettronici ed era stato sperimentato tre anni prima con il disco¬†Electronic Music From the Outside In, dedicato all’elettronica analogica.

La seconda puntata di questo percorso √® dedicata alla computer music, un approccio editoriale che ancora oggi sarebbe molto interessante ed utile, non solo se applicato alla musica informatica, bench√© tra i diversi ambiti della musica √® quella che maggiormente fatica a trovare i giusti spazi per una pi√Ļ ampia divulgazione, soffrendo dell’opinione comune che “fa tutto il computer”.

C’√® dell’altro ad impreziosire quest’album: i lavori in esso contenuti sono tutti realizzati con il Fairlight Computer Music Instrument. Per chi vuole dedicare un ascolto a questa pubblicazione, ne segnalo la presenza su spotify:

Se volete dare un occhio alle note interne vi lascio il link ad un pdf scaricabile.


Data articolo: Mon, 11 Jun 2018 21:16:14 +0000
Didattica
Come usare Sodaphonic, un audio editor online e gratuito
Sodaphonic √® un piccolo audio editor disponibile in versione web app, gratuito e semplice da utilizzare. Indicato per chi ha bisogno di una veloce operazione di audio editing – passatemi l’espressione che forse richiama procedure ben pi√Ļ complesse di quelle possibili con questo strumento. Tuttavia Sodaphonic¬†nasce per svolgere bene le poche operazioni per cui √® […]

Sodaphonic √® un piccolo audio editor disponibile in versione web app, gratuito e semplice da utilizzare. Indicato per chi ha bisogno di una veloce operazione di audio editing – passatemi l’espressione che forse richiama procedure ben pi√Ļ complesse di quelle possibili con questo strumento. Tuttavia Sodaphonic¬†nasce per svolgere bene le poche operazioni per cui √® stato progettato.

sodaphonic-free-audio-editor

Se poi avete esigenza di registrare un file audio non vi basta altro che cliccare il pulsante di registrazione e parlare nel vostro microfono. Alla fine delle operazioni non vi resta che fare il download in formato .mp3 oppure wave.

sodaphonic-free-audio-editor

Se vi siete appena diplomati per l’insegnamento di Musica Elettronica di qualche conservatorio allora questo posto non √® per voi. Se invece siete al comando di una bella classe di futuri compositori, allora Sodaphonic √® un bel giochino per avviare i vostri studenti alla magia dell’audio editing, senza la necessit√† di installare software o strani plugin.

Se avete voglia di provarlo l’indirizzo da seguire √® il seguente:¬†www.sodaphonic.com.


Data articolo: Mon, 08 Jan 2018 22:37:35 +0000
Grm Tools
Aural Sonology, un plug-in per l’Acousmographe
Nei commenti di questo articolo, qualche mese¬†addietro, mi era stato segnalato da parte del¬†suo¬†autore, questo plug-in per l’Acousmographe,¬†Aural Sonology, tutt’altro che nuovo ma comunque interessante, anche per via dei collegamenti con determinati modelli teorici sviluppati nel corso degli anni da alcune importanti personalit√† della musica contemporanea ad indirizzo tecnologico: sto pensando a¬†Denis Smalley¬†e¬†al suo concetto […]

Nei commenti di questo articolo, qualche mese¬†addietro, mi era stato segnalato da parte del¬†suo¬†autore, questo plug-in per l’Acousmographe,¬†Aural Sonology, tutt’altro che nuovo ma comunque interessante, anche per via dei collegamenti con determinati modelli teorici sviluppati nel corso degli anni da alcune importanti personalit√† della musica contemporanea ad indirizzo tecnologico: sto pensando a¬†Denis Smalley¬†e¬†al suo concetto di spettromorfologia (spectromorphology), oppure ancor pi√Ļ indietro a Pierre Schaeffer¬†ed al suo¬†Trait√© des objets musicaux.

In maniera pi√Ļ diretta, Aural Sonology si ispira ai procedimenti compositivi ed alla riflessione teorica di¬†Lasse Thoresen, compositore norvegese che ha sviluppato parte del lavoro di Schaeffer con l’obbiettivo di poter realizzare uno strumento concreto capace di aiutare l’ascoltatore a concettualizzare e trascrivere gli oggetti sonori ascoltati.

Il passaggio dalla teoria alla pratica (informatica) √® stato realizzato da¬†Karl Andreas Hedman con Aural Sonology. Questo plug-in, disponibile per Mac e Windows, traduce le idee di Schaeffer in strutture concettuali, a cui sono abbinati dei segni grafici. Il plug-in risulta equipaggiato con Sonova, un font Truetype Unicode che √® una raccolta di simboli da utilizzare all’interno di Aural Sonology.

Una vista di alcuni segni grafici caratteristici del font Sonova.

Una vista di alcuni segni grafici caratteristici del font Sonova.

 

Il plug-in √® equipaggiato con una libreria per l’analisi spettromorfologica e della forma, che include:

  • Time-fields, per la segmentazione temporale del discorso musicale.
  • Layers, per la segmentazione sincronica.
  • Dynamic form, indicazioni di tempo e forma energetica.
  • Thematic form, ricorrenze, variazione econtrasto.
  • Form-building transformations, gestalt semplici e complessi, combinazioni tra loro.
aural-sonology-plug-in-for-acousmographe

Rappresentazione grafica di un continuum musicale.

 

La pagina ufficiale di Aural Sonology è ospitata sul sito INA-GRM e la potete trovare a questo link. Se volete scaricare la versione per Mac questo è il link, mentre per la versione Pc cliccate qui, entrambe gratuite.


Data articolo: Mon, 04 Jan 2016 14:27:56 +0000
Musical
Arte e computer: Beyond the Fence
Il primo post del 2016 √® all’insegna dei grandi eventi: il 22 Febbraio prossimo andr√† in scena Beyond the Fence, il primo musical interamente realizzato al computer. Un grosso lavoro creativo commissionato dal canale britannico di Sky Arte e che ha visto la collaborazione di numerose e diverse professionalit√†. Non ho mai capito il motivo […]

Il primo post del 2016 √® all’insegna dei grandi eventi: il 22 Febbraio prossimo andr√† in scena Beyond the Fence, il primo musical interamente realizzato al computer. Un grosso lavoro creativo commissionato dal canale britannico di Sky Arte e che ha visto la collaborazione di numerose e diverse professionalit√†.

Non ho mai capito il motivo ma comunemente c’√® la tendenza a ritenere che una qualsiasi cosa “realizzata al computer” sia pi√Ļ semplice della stessa cosa fatta secondo metodi¬†tradizionali. Beyond the Fence, ad esempio, √® un progetto molto complesso, di alto livello tecnico; un progetto innovativo¬†che la coordinatrice e produttrice Catherine Gale ha definito un esperimento folle.

Precisiamo subito che l’idea di poter realizzare un complesso progetto artistico – musicale, nello specifico – attraverso l’applicazione di procedure automatiche, cio√® adottando degli algoritmi da far eseguire ad uno o pi√Ļ computer, √® tutt’altro che nuova, e lo sa bene chi ha confidenza con questo blog. Di esperimenti folli, nella seconda met√† del Novecento, se ne sono visti parecchi; e molte sono state le sperimentazioni nell’ambito della computer music, e tra tutte potremmo citare almeno la Illiac Suite di Lejaren Hiller.

La novit√† in¬†Beyond the Fence, rispetto a quest’ultima opera appena citata, consiste nel tentativo di applicare delle procedure automatiche di composizione non solo alla musica¬†ma anche a tutti gli altri elementi costitutivi e caratteristici di uno spettacolo come un musical: quindi il testo, il soggetto, la sceneggiatura, la scenografia, e tutto il resto.

A pensarci bene, un modello di riferimento pi√Ļ vicino al progetto di Beyond the Fence √® quello offerto da un grande evento multimediale realizzato nel 1969 da John Cage e Lejaren Hiller: HPSCHD.

Ma torniamo ad oggi. Il primo passo per la realizzazione di Beyond √® stato fatto con l’analisi di altri musical di successo.¬†L’indagine, condotta dal¬†Machine Learning Group dell’Universit√† di¬†Cambridge,¬†aveva lo scopo di individuare quali¬†fossero, e se ve ne fossero, eventuali peculiarit√† in comune tra le diverse opere. In altre parole i ricercatori si sono chiesti se fosse possibile individuare delle caratteristiche comuni nelle opere di maggior successo e se queste¬†caratteristiche fossero presenti o no nei musical meno blasonati. L’analisi √® stata condotta sul numero degli attori, la scenografia, i contenuti¬†emozionali (se √® presente l’amore, l’odio, ecc.)¬†ed altri elementi, al fine di capire quali fossero necessari per garantire il successo di Beyond the Fence.

Contemporaneamente, lo staff della¬†Wingspan Productions ha individuato un potenziale strumento nel progetto What-If Machine. Questo, avviato gi√† nel 2013, era stato finalizzato alla realizzazione di un software che fosse in grado di generare¬†idee originali capaci di ispirare reali produzioni¬†culturali o¬†artistiche¬†come film, giochi, dipinti e quant’altro possa rientrare nella sfera della creativit√†. Un prototipo della WHIM pu√≤ essere testata qui. In che maniera il progetto WHIM ha contribuito al musical Beyond? Generando alcune potenziali premesse per la storia da sviluppare, come questa: “What if a wounded soldier had to learn how to understand a child in order to find true love?” Cos’accadrebbe se un soldato ferito dovesse imparare a comprendere¬†un bambino prima di¬†poter trovare il vero amore?

Definito il soggetto e i personaggi chiave, anche la trama √® stata scritta attraverso l’applicazione di procedure algoritmiche, mediante l’utilizzo del software¬†PropperWryter dell’Universit√† Complutense di Madrid e la supervisione di Pablo Gerv√°s.

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Al centro Pablo Gerv√°s dell’Universit√† Complutense di¬†Madrid¬†con¬†Benjamin Till and Nathan Taylor (sulla sinistra).

E la musica? Inutile dire che anch’essa √® stata¬†composta mediante procedure algoritmiche, eseguite attraverso un software il cui nome √® un omaggio al pi√Ļ grande compositore di musical: Android Lloyd Webber. Sviluppato da Nick Collins dell’Universit√† di Durham, il programma si basa anch’esso sull’analisi preventiva di altre opere simili.

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Nick Collins presenta il software musicale Android Lloyd Webber a Benjamin Till, compositore inglese.

Ma √® tutta farina del computer? Non proprio. Alla parte informatica √® stato affiancato un duo totalmente umano, il compositore¬†Benjamin Till e suo marito lo scrittore e attore Nathan Taylor, incaricati di riorganizzare il materiale ottenuto con i software per poter realizzare la partitura e l’intera sceneggiatura. L’obbiettivo del progetto, dunque, √® piuttosto di capire in che misura la creativit√† pu√≤ essere esplorata (o realizzata) attraverso la tecnologia, contribuire a risolvere alcune¬†grandi questioni che interessano la relazione tra arte e scienza, per cercare di rispondere ad una domanda come “pu√≤ la scienza fare arte?”.

Per il momento una prima risposta pu√≤ arrivare dall’Arts Theatre di Londra, dove dal 22 Febbraio al 5 Marzo 2016 andr√† in scena Beyond the Fence, una storia d’amore ambientata nei primi anni Ottanta del Novecento, uno spettacolo che al di l√† di ogni considerazione¬†sar√† ricordato come il primo musical realizzato al¬†computer.

Il trailer:


Data articolo: Sun, 03 Jan 2016 17:15:37 +0000
Lejaren Hiller
Fotostoria #4: HPSCHD
Un po’ di tempo fa ho scritto un articolo dedicato a¬†HPSCHD, una grande performance multimediale realizzata da John Cage e Lejaren Hiller nel 1969, ed ideata per celebrare il centenario¬†dell‚ÄôUniversit√† dell‚ÄôIllinois di Urbana-Champaign, dove negli anni precedenti si realizzarono importanti esperimenti di musica informatica, come la Illiac Suite, e questo motiv√≤ l’idea di realizzare un’opera […]

Un po’ di tempo fa ho scritto un articolo dedicato a¬†HPSCHD, una grande performance multimediale realizzata da John Cage e Lejaren Hiller nel 1969, ed ideata per celebrare il centenario¬†dell‚ÄôUniversit√† dell‚ÄôIllinois di Urbana-Champaign, dove negli anni precedenti si realizzarono importanti esperimenti di musica informatica, come la Illiac Suite, e questo motiv√≤ l’idea di realizzare un’opera che prevedesse l’uso del computer.


Scrivendo quell’articolo, a cui rimando il lettore che volesse approfondire le questioni tecniche, storiche ed artistiche che interessano il progetto HPSCHD, ho avuto modo di trovare numerose immagini che vorrei riproporre in questo nuovo numero della serie Fotostoria, continuando cos√¨ il lavoro gi√† presentato con Pietro Grossi, Luigi Nono e Iannis Xenakis.

John-Cage-Lejaren-Hiller-Morton-Feldman

Leggendo i diversi articoli, e libri che scrivono del progetto HPSCHD, anche quando riportano le testimonianze dirette dei due protagonisti qui sopra, non √® chiaro se l’idea di un’opera da realizzare attraverso il computer sia stata di John Cage o se questi sia stato invitato da Lejaren Hiller, che gi√† lavorava per¬†l’Universit√† dell’llinois. In questa foto, Cage e Hiller sono ritratti insieme a Morton Feldman, sulla destra.

 

john-cage-hpschd-front-page-manuscript

Al di l√† di chi abbia per primo ideato una grande performance multimediale che sfruttasse le potenzialit√† del computer, sappiamo di certo che inizialmente Lejaren Hiller avrebbe dovuto svolgere il ruolo di semplice¬†collaboratore, supportando Cage¬†nella realizzazione dell’opera. In verit√† fu propri quest’ultimo a richiedere che i crediti per HPSCHD fossero riconosciuti ad entrambi. Evidentemente il supporto di Hiller alla fine and√≤ oltre quello di un mero assistente tecnico. Nella foto la prima pagina della prima edizione di HPSCHD, in una ripresa di questi anni.

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Probabilmente non poteva che svilupparsi come una lavoro a quattro mani quello di Hiller a Cage, dato che quest’ultimo non aveva alcuna esperienza e conoscenza di mezzi informatici, bench√© fosse stato anch’egli un pioniere della musica elettronica. Hiller, invece, gi√† negli anni Cinquanta aveva realizzato la Illiac Suite, la prima opera realizzata attraverso un computer. Nell’immagine i due compositori sono giocherellano con i dispositivi elettronici, probabilmente digitali ,dell’Universit√† dell’Illinois.

 

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Un’altra immagine di John Cage in uno studio per la musica elettronica. Non sono certo che si tratti della stessa situazione della foto di sopra, tuttavia l’abbigliamento, i capelli e la condizione della sigaretta fanno pensare che anche questa foto sia stata scattata nello stesso momento.

 

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Nella foto Antoinette Vischer seduta al clavicembalo in occasione della prima performance di HPSCHD, 1969, da lei commissionata. Il titolo dell’opera √® una forma contratta della parola Harpsichord, clavicembalo. Il titolo √® ispirato dalla commissione che Cage ricevette dalla Vischer, la quale aveva avviato un progetto di opere commissionate e dedicate al clavicembalo.

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Telegramma di John Cage a David Eisenman, dell’Universit√† dell’Illinois. Cage lo avverte che HPSCHD non sarebbe stata pronta per l’11 Marzo del 1968. Ci volle pi√Ļ tempo del previsto per portare a termine l’opera, anche per via delle tante figure artistiche che coinvolgeva, per questo motivo HPSCHD √® datata 1967/1969.

 

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La riproduzione di un manoscritto su cui vi sono degli appunti musicali per le parti da realizzare con il computer. Il grande ritardo con cui fu presentata l’opera, come accennavo, fu sicuramente dovuto alle tante professionalit√† che il progetto multimediale chiamava in causa, ma non va dimenticato che anche la parte musicale si presentava particolarmente complessa. In effetti erano previste parti da realizzare al computer ma anche parti da riprendere da altre opere gi√† note.

 

Una timeline dei compositori utilizzati in HPSCHD, con le relative date di nascita e morte. Sulla destra una serie di alternative per un’eventuale sostituzione di Ives. Manoscritto della John Cage Collection della New York Public Library di New York.

Una timeline dei compositori utilizzati in HPSCHD, con le relative date di nascita e morte. Sulla destra una serie di alternative per un’eventuale sostituzione di Ives. Manoscritto della John Cage Collection della New York Public Library di New York.

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Il manoscritto a firma John Cage del primo movimento della Sonatina N. 2 di Busoni, riscritta in 3/4 per essere utilizzata in HPSCHD. Oltre alle parti realizzate con il computer, le sette parti di clavicembalo avrebbero dovuto attingere anche da opere già edite, tra gli autori selezionati compare anche Ferruccio Busoni.

Una pagina del solo N.¬į 5. La seconda misura √® presa da Busoni, in rimpiazzo di un’estrapolato da Charles Ives, Alla misura 5 alcuni appunti di John Cage per risolvere il problema delle note che eccedono l’ambito dello strumento. John Cage Collection, New York Public library, New York.

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Gli esagrammi ottenuti con la routine DICEGAME. Una parte importante del progetto prevedeva l’applicazione di tecniche aleatorie attraverso l’imposizione degli I-Ching con il computer. Per fare questo Hiller e Cage approntarono un software denominato DICEGAME, di cui l’immagine mostra un risultato stampato.

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Oltre ad essere particolarmente complessa sul piano della composizione musicale, HPSCHD si presentava molto articolata anche dal punto di vista della presentazione ed esecuzione dal vivo; trattandosi di una performance erano previste sezioni video e di grafica visiva¬†in generale. L’immagine ci mostra la¬†ricostruzione mnemonica di una partecipante: vi √® raffigurata la Assembly Hall la sera della prima esecuzione nel 1969 e il modo in cui furono disposti io diversi elementi.

 

Un'immagine dell'Assemlby Hall prima della performance. Si notano i banner grafici.

La parte visiva della performance occupava un ruolo di primo piano nella realizzazione dell’opera, per questo motivo furono coinvolti molte persone, alcune delle quali nomi di assoluto rispetto nell’ambito dell’arte grafica. Nella foto qui sopra¬†una parte dell’allestimento dell’Assemlby Hall prima della performance. Da notare i tanti banner grafici che scendono dal soffitto.

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Il lavoro sulle parti grafiche fu affidato essenzialmente a¬†Calvin Sumsion, il quale a sua volta si occup√≤ di commissionare lavori ad altri esponenti dell’arte grafica. Sumsion fece uso delle stesse tecniche aleatorie adottate da John Cage per stabilire la posizione e le sequenze di fotografie tratte da due enciclopedie, e proiettate su teli di plastica trasparente. Con molta probabilit√† anche il poster qui raffigurato fu ottenuto con le stesse tecniche aleatorie.

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Anche quest’immagine mostra un poster realizzato da Calvin Sumsion, adottando la medesima metodologia del precedente poster, cio√®¬†utilizzando¬†i dati ottenuti con il software DICEGAME.

 

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Calvin Sumsion non ebbe solo il compito di realizzare lavori di grafica ma fu responsabile anche di commissioni rivolte ad altre professionalit√†. Tra i nomi selezionati vi furono Ronald Resch al quale fu chiesto di preparare una serie di armonografie, e Gary Viskupic a cui fu chiesto di realizzare un poster che raffigurasse John Cage avanti ad un drago con tre teste: quella di Bach, Beethoven e Schumann. La grafica ottenuta fu utilizzata per il poster di presentazione della prima assoluta all’Universit√† dell’Illinois, il 16 Maggio del 1969.

 

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Due delle tante armonografie realizzate da Ronald Resch.

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Una fotografia scattata la sera della prima esecuzione nell’Assembly Hall dell’Universit√† dell’Illinois, 16 Maggio 1969.

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La sera della prima esecuzione non mancano momenti di puro merchandising, con la vendita di t-shirt realizzate da¬†Gary Viskupic e raffiguranti Beethoven con indosso la felpa dell’Universit√† dell’Illinois che porta il volto di John Cage.

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Un’ingrandimento della grafica realizzata da Gary Viskupic per le t-shirt in vendita la sera della prima di HPSCHD.

 

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Anche l’attivit√† di merchandising fu influenzata dalle metodologie aleatorie di John Cage. L’immagine mostra una tabella per calcolare il prezzo di vendita dei poster, sulla base dell’I-ching.

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Bench√© HPSCHD si presentasse come un progetto molto complesso, ideato per essere rappresentato ed eseguito dal vivo, la Nonesuch Records ne volle fare anche un’edizione in studio. La particolarit√†: l’ascoltatore era istruito su come manovrare le manopole per il volume sui due canali stereo, per vivere un’esperienza non di ascolto passivo, ma di partecipazione, cos√¨ come era nello spirito della performance.

 

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Per consentire all’utente di poter agire sui volumi dei canali stereo, fu messo a punto un software dedicato, denominato KNOBS, di cui l’immagine mostra l’alrgoritmo.

 

L'immagine sopra, compresa quella di seguito, mostra il programma di sala della prima esecuzione, nel 1969. Tuttavia bisogna ricordare che altre esecuzioni, seppure con alcune modifiche, furono organizzate nel corso dello stesso anno e degli anni successivi, fino ad arrivare ad anni piuttosto recenti.

L’immagine sopra, compresa quella di seguito, mostra il programma di sala della prima esecuzione, nel 1969. Tuttavia bisogna ricordare che altre esecuzioni, seppure con alcune modifiche, furono organizzate nel corso dello stesso anno e degli anni successivi, fino ad arrivare ad anni piuttosto recenti.

La seconda pagina del programma di sala della prima esecuzione di HPSCHD, datata 16 Maggio 1969.

La seconda pagina del programma di sala della prima esecuzione di HPSCHD, datata 16 Maggio 1969.

 

Poster per l'esecuzione alla Buffalo, 1980.

Il poster per la serata alla Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, New York 1980. In verità non è sempre chiaro a quale esecuzione faccia riferimento il poster in questione ed il programma della foto successiva.

Il programma di sala per la performance alla Albright-Knox Art Gallery, 1980.

Il programma di sala per la performance alla Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, New York 1980.

 

John Cage, facing camera Lejaren Hiller, Neely Bruce, facing away from camera; Peter Doell, back near camera  HPSCHD - 1971 - SUNY Albany

Alcune immagini che con molta probabilità risalgono alla performance della Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, New York 1980.

 

John Cage and Lejaren Hiller HPSCHD - 1971 Suny Albany performance - overview of Art Gallery during setup

Alcune immagini che con molta probabilità risalgono alla performance della Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, New York 1980.

 

John Cage and Lejaren Hiller HPSCHD - 1971 SUNY Albany performance - back room setup with lots and lots of tape recorders

Alcune immagini che con molta probabilità risalgono alla performance della Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, New York 1980.

 

Per approfondire la storia di HPSCHD, rimando alla lettura dell’articolo completo che potete trovare¬†cliccando questo link.


Data articolo: Mon, 30 Mar 2015 20:22:52 +0000
Software libero
Software gratuiti per la conversione audio
Alcuni recenti commenti pubblicati qui su musicainformatica, ed altre conversazioni nate altrove, mi hanno spinto a dedicare un po’ di tempo a quei programmi, o utilit√†, sviluppate per la conversione dei file audio. In effetti mi sono reso conto che per quanto si tratti di una procedura piuttosto semplice, in rete √® possibile trovare una […]

Alcuni recenti commenti pubblicati qui su musicainformatica, ed altre conversazioni nate altrove, mi hanno spinto a dedicare un po’ di tempo a quei programmi, o utilit√†, sviluppate per la conversione dei file audio. In effetti mi sono reso conto che per quanto si tratti di una procedura piuttosto semplice, in rete √® possibile trovare una tale quantit√† di offerta che alla lunga diventa difficile orientarsi, soprattutto se state cercando qualcosa di gratuito, e magari anche Open Source.

Oltre la gratuit√†, il pi√Ļ importante elemento distintivo tra i tanti software disponibili √® il numero di formati che sono in grado di gestire.¬†Premetto¬†che non √® mia intenzione affrontare un test per tutti i software in circolazione, mi sono preso l’incarico di provarne qualcuno, annotando in questo post le impressioni che ne ho ricavato.

Dicevo poc’anzi che la principale caratteristica su cui si differenziano le utilit√† di conversione √® il numero di formati gestiti. Chiaramente sarebbe molto comodo poter utilizzare un unico programma che sia capace di farci lavorare con ogni formato in circolazione. Sar√† possibile?

Tra i software gratuiti che ho trovato in circolazione mi sembra che il MediaHuman Audio Converter sia quello pi√Ļ interessante, con un alto grado di soddisfazione per semplicit√†, facilit√† di utilizzo, chiarezza dell’interfaccia, leggerezza e formati gestiti. Per quest’ultimo discorso voglio subito evidenziare che MHAC consente la conversione tra file con estensione¬†WMA, MP3, AAC, WAV, FLAC, OGG, AIFF ed i formati ad alta qualit√† di marchio¬†Apple.

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L’interfaccia di MediaHuman Audio Converter si presenta essenziale e altamente intuitiva. Sono presenti sei pulsanti: i primi tre servono per aggiungere una traccia da convertire, oppure per toglierla attraverso il pulsante -, mentre quello di mezzo serve per ripulire tutta la lista di conversione. Il quarto pulsante serve per selezionare il formato in cui vogliamo convertire il nostro file. Il penultimo pulsante avvia la conversione mentre il simbolo della chiave indica il pulsante delle impostazioni, attraverso cui definire

Tra le altre opzioni vale la pena ricordare che consente la conversione anche dei formati .Cue, con relativa suddivisione in tracce; è dotato di supporto iTunes e permette di estrarre tracce audio da file video.

Sul sito ufficiale sono presenti anche numerose guide, che coprono argomenti quali

Per scaricare il software, gratuito e disponibile per i due principali sistemi operativi, potete seguire questo link se siete utenti Windows, oppure questo link se siete utenti Mac (in quest’ultimo caso scorrete la pagina fino a trovare¬†la dicitura Audio Converter).

Bench√© MHAC sia un software pi√Ļ che soddisfacente per il lavoro di conversione, ho pensato di testarne qualcun’altro, per completezza. MI sono imbattuto in¬†Freemake Audio Converter, che si presenta a sua volta¬†con un’interfaccia estremamente intuitiva, tale da rendere l’utilizzo del programma estremamente¬†semplice. Per quanto riguarda i formati copre tutti quelli pi√Ļ utilizzati ma qualcuno in meno di MHAC. Tuttavia non √® questa la peggior cosa di Freemake Audio Converter che ho prontamente odiato perch√® in fase di installazione bisogna fare molta attenzione a non consentire l’installazione a fini pubblicitari di una miriade di altre utilit√† che nulla hanno a che vedere con la conversione audio. Bench√© io abbia messo grande attenzione alla fine qualcosa mi √® sfuggito e mi sono ritrovato con due software in pi√Ļ, non graditi.

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L’interfaccia di Freemake Audio Converter. In aggiunta, questo software permette di unire insieme le tracce slegate, attivando l’opzione in alto a sinistra. I formati supportati sono visibili con le icone in basso.

Se comunque siete interessati a provarlo, allora questo è il link al sito ufficiale.

Visto che spesso si pu√≤ creare qualche problema con l’installazione dei software, allora vi segnalo anche un buon convertitore che dispone della versione portable. Si tratta di fre:ac, che si presenta con le seguenti caratteristiche:

Chiaramente gratuito e, in questo caso, anche open source.

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Una schermata di Fre:ac. Di sicuro pi√Ļ complessa rispetto all’interfaccia dei due programmi precedenti, ma allo stesso tempo anche pi√Ļ completo, in termini di funzionalit√† e caratteristiche.

Per scaricare Free:ac vi consiglio di seguire questo link, a prescindere se siete utenti Windows, Linux o Mac.

E se poi state cercando qualcosa di ancora pi√Ļ agevole perch√® avete bisogno di una conversione semplice e rapida per una bozza, allora potete provare un qualche convertitore on-line, senza installazione o download. Ce ne sono tanti in circolazione, per questo mi limito a segnalare quello con cui mi sono trovato meglio, cio√® Media.io, che potete trovare seguendo questo link.

Se restiamo nell’ambito delle applicazioni on-line, allora vorrei segnalare un’altra utilit√†, che permette la conversione dei file Midi, un formato che fin’ora non avevo ancora preso in considerazione. Se non avete pretese allora vi posso consigliare Zamzar, che consente di convertire file con estensione .mid in tutti i principali formati audio fin’ora citati. Per provarlo seguite questo link. Ricordate di selezionare dal menu a destra il formato in cui convertire.

Ribadisco che questo articolo non ha intenzione di coprire tutto il vasto panorama dei software gratuiti ed open source disponibili on-line, ma solo dare indicazioni su qualcuno di essi. Anzi, sarebbe interessante conoscere altri pareri e magari accogliere su questa pagina le segnalazioni di altri utenti, magari commentando l’articolo.


Data articolo: Sat, 28 Mar 2015 15:23:39 +0000
Peter Zinovieff
AA. VV. ‚Äď Cybernetic Serendipity: The Computer and the Arts
Titolo:¬†Cybernetic Serendipity: The Computer and the Arts Autore: Vari A cura di:¬†Jasia Reichardt Edizione:¬†Studio International Special Issue Anno: 1968 Pagine: 106 Cybernetic Serendipity √® il titolo di una mostra che altrove ho gi√† indicato come un evento cult per coloro¬†interessati all’uso artistico della tecnologia. Nel 1968 l’artista e curatrice Jasia Reichardt ide√≤ il progetto per […]

cover-cybernetic-serendipity-the-computer-and-the-artsTitolo: Cybernetic Serendipity: The Computer and the Arts
Autore: Vari
A cura di: Jasia Reichardt
Edizione: Studio International Special Issue
Anno: 1968
Pagine: 106

Cybernetic Serendipity √® il titolo di una mostra che altrove ho gi√† indicato come un evento cult per coloro¬†interessati all’uso artistico della tecnologia. Nel 1968 l’artista e curatrice Jasia Reichardt ide√≤ il progetto per una grande mostra il cui scopo era mostrare in che maniera¬†l’uomo poteva utilizzare il computer e le nuove tecnologie per estendere la propria creativit√†.

L’eccezionalit√† di questo evento consiste nel fatto che fino ad allora il matrimonio tra arte e tecnologia era stato celebrato esclusivamente all’interno dei centri di ricerca, studio ed¬†istituti altamente tecnologici, dove la collaborazione tra artisti e ingegneri si era svolta nell’ottica della sperimentazione.

…¬†Cybernetic Serendipity, dealing broadly with the demonstration of how man can use the computer and new technology to extend his creativity and inventiveness.

L’apertura al grande pubblico di Cybernetic Serendipity, allora, non poteva che essere salutato come un grande evento, di cui ancora oggi si preserva un forte ricordo.

La mostra era stata strutturata senza alcun discrimine rispetto alle arti rappresentate: musica, arti visive, video, immagini statiche, letteratura, qualsiasi disciplina artistica¬†che si potesse affiancare alla parola computer aveva ogni diritto di¬†essere rappresentata all’interno dell’evento curato da¬†Jasia Reichardt.

Inglese ma di origine polacca, la¬†Reichardt progett√≤ un evento della durata di quasi tre mesi, dal 2 Agosto al 20 Ottobre 1968, presso l’Institute of Contemporary Arts di Londra, per il quale era stata nominata Assistente¬†alla Direzione.

Bench√© la mia data anagrafica non mi abbia permesso di essere presente alla mostra, la qualit√† dei progetti presentati e i nomi delle personalit√† coinvolte¬†permettono di¬†intuire che¬†Cybernetic Serendipity era stato ideato fin dall’inizio come un grande evento. Per questo motivo¬†Jasia Reichardt oltre all’allestimento ide√≤ e cur√≤ la pubblicazione di due resoconti: un‚Äôedizione di musiche su disco e un libro.

All‚Äôinterno di Cybernetic Serendipity la musica occupava una posizione importante, anche in virt√Ļ del fatto che la computer music, in quel 1968, si presentava come un campo di ricerca oramai consolidato, con alle spalle quasi venti anni di sperimentazioni e di lavori di vario genere, in termini di software musicali sviluppati e di opere composte.

La sezione musicale del progetto fu curata da Peter Schmidt, artista tedesco di base a Londra, pioniere nell‚Äôuso della multimedialit√† e promotore, nel 1967, di una performance intitolata A painter’s use of sound.

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Il poster della performance organizzata da Peter Schmidt nel 1967.

 

Dell’edizione su disco ho gi√† scritto a Giugno 2014 in un articolo che potete leggere seguendo questo link, dove √® possibile ascoltare e scaricare i brani della raccolta. Qui, invece, voglio scrivere della pubblicazione cartacea che accompagna la mostra di Londra, un volume¬†di oltre 100 pagine, curato da¬†Jasia Reichardt e pubblicato come numero speciale della rivista d‚Äôarte Studio International.

Il volume raccoglie interventi di personalit√† di spicco nell’ambito della computer music. Si tratta per lo pi√Ļ di compositori, pionieri nell’uso dello strumento informatico, come Lejaren Hiller, Herbert Br√ľn, Peter Zinovieff¬†e James Tenney, ma non mancano teorici e tecnici come Joseph Schillinger, John Pierce e il matematico O’Breine. Infine vi troviamo anche un intervento di John Cage (che in quei mesi stava lavorando alla realizzazione di HPSCHD)¬†e Karlheinz Stockhausen, bench√© quest’ultimo non avesse mai fatto uso del computer (la prima volta di Stockhausen¬†con il computer sar√† con il sistema UPIC di Iannis Xenkis).

Proprio l’articolo di Stockhausen¬†mostra l’intento della curatrice di abbracciare questioni molto pi√Ļ ampie della semplice applicazione pratica della tecnologia digitale in musica. In effetti lo scritto¬†di Stockhausen¬†fornisce lo spunto per riflettere sul rapporto tra l’approccio compositivo tradizionale e certe¬†metodologie introdotte nel pensiero musicale con gli strumenti informatici.¬†Riflessioni molto simili sono quelle stimolate dall’articolo di apertura della sezione musicale, scritto da Joseph Schillinger, autore di due celebri pubblicazioni¬†The Schillinger System of Musical Composition (1946) e The Mathematical Basis of Arts (1966), con le¬†quali mostrava – in anticipo sugli esperimenti pionieristici di computer music degli anni Cinquanta – in che maniera la matematica potesse trovare una valida applicazione nel pensiero creativo musicale.

A proposito di pionierismo, bench√© sia assente un articolo del “padre” della computer music, Max Mathews, la curatrice¬†Jasia Reichardt ha pensato bene di accogliere uno scritto di John Pierce, che fu collaboratore¬†e ancor prima fautore della ricerca sull’informatica musicale ai laboratori Bell del New Jersey, dove si svilupparono i primi software della famiglia Music N.

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Lo spazio espositivo allestito da¬†Peter Zinovieff per la presentazione delle apparecchiature dell’EMS di Londra.¬†Approfondisci

Se lo scritto di Pierce si presenta piuttosto tecnico e di presentazione dello strumento digitale, molto pi√Ļ interessanti, sul piano musicale, sono gli articoli di alcuni compositori protagonisti della prima rivoluzione digitale: Lejaren Hiller, Herbert Br√ľn¬†e James Tenney, i quali espongono i risultati delle loro attivit√† ,soffermandosi sugli aspetti compositivi dei loro lavori di computer music.

Di tutt’altro genere il contenuto degli articoli di Gerald Strang, Peter Zinovieff¬†e John Cage; i quali, pur avendo esperienza sul piano compositivo, preferiscono un approccio tecnico ed analitico all’uso dello strumento digitale in musica – i primi due – e nell’ambito dell’arte visiva – John Cage.

Chiude la sessione musicale, anch’egli con un articolo piuttosto tecnico, Thomas Hay O’Beirne, matematico scozzese, tra i pionieri della computer music in Gran Bretagna, che ide√≤ un software denominato¬†Orpheus.

Per coloro, che come me, non hanno avuto l’opportunit√† di assistere all’evento, possiamo accontentarci della versione digitale del volume curato da Jasia Reichardt e che √® possibile reperire attraverso questo link, o pi√Ļ semplicemente lo potete leggere e scaricare direttamente qui su musicainformatica:


Data articolo: Thu, 19 Mar 2015 11:23:44 +0000
Paesaggio sonoro
Barry Truax ‚Äď Acoustic Communication
Titolo: Acoustic Communication Autore: Barry Truax Editore: Ablex Publishing Corporation Anno: 1984 (Seconda edizione 2001) Pagine:¬†244 Barry Truax √® un personaggio molto noto nell’ambito della computer music, sia per le diverse opere composte mediante lo strumento informatico, sia per l’attivit√† di ricerca svolta gi√† dagli anni Settanta intorno allo sviluppo dei software POD e all’implementazione […]

cover-acoustic-communication-barry-truaxTitolo: Acoustic Communication
Autore: Barry Truax
Editore: Ablex Publishing Corporation
Anno: 1984 (Seconda edizione 2001)
Pagine: 244

Barry Truax √® un personaggio molto noto nell’ambito della computer music, sia per le diverse opere composte mediante lo strumento informatico, sia per l’attivit√† di ricerca svolta gi√† dagli anni Settanta intorno allo sviluppo dei software POD e all’implementazione della sintesi granulare in tempo reale.

Gli anni Settanta, inoltre, hanno visto Barry Truax impegnato al fianco di Murray Schafer, la cui attivit√† e la riflessione sul tema del paesaggio sonoro costituiscono, a mio parere, uno degli ambiti pi√Ļ interessanti sulla contemporanea ricerca sul suono. Vorrei ricordare che Schafer √® autore di uno dei libri pi√Ļ importanti sulla questione del paesaggio sonoro,¬†The Tuning of the World (1977), tradotto in Italiano con il titolo Il paesaggio sonoro.

Acoustic Communication, allora, √® un libro che connette tutte le principali fasi della carriera del compositore canadese. Di certo non √® casuale che anche il libro sia stato strutturato in due parti, di cui la prima incentrata sul paesaggio sonoro, e la seconda sull’incidenza della tecnologia su di esso.

Il rapporto tra il testo di Schafer e quello di Truax √® molto stretto. Quest’ultimo recupera gran parte della terminologia e sviluppa molte¬†riflessioni introdotte da¬†Schafer, offrendone per√≤ un’immagine che vorrei dire pi√Ļ scientifica, che attenua i toni entusiastici della prosa schafferiana, ed introduce un approccio comunicazionale al problema acustico, tale che l’acustica sia intesa come uno scambio di informazioni piuttosto che un trasferimento di energia.

La seconda parte del libro, come dicevo, √® incentrata sull’elemento tecnologico, e questa mi sembra una parte altrettanto interessante.

Barry Truax indaga i modi in cui la tecnologia ha modificato le nostre comunit√† acustiche, analizzando il problema dalla prospettiva dell’ascoltatore e quindi evidenziando, ad esempio, come e quanto si sono modificati i paesaggi sonori in cui noi tutti viviamo.

Si tratta di una problematica molto interessante che non riguarda, secondo me, soltanto il paesaggio sonoro ma anche l’estetica della musica e il fare musica in un senso molto pi√Ļ ampio; perch√® se √® verro che il fare √® condizionato dal bagaglio di cultura musicale¬†e sonora che ciascuno di noi porta con se, allora non possiamo prescindere dai nuovi paesaggi sonori che la tecnologia crea e quindi dall’impatto che questi hanno sulla nostra sensibilit√† musicale, come artisti e come semplici ascoltatori.

Barry Truax, ad esempio, sottolinea proprio che i droni sono, per utilizzare una terminologia di Schafer, la keynote della societ√† contemporanea, chiaramente di palese derivazione tecnologica. Credo sia altrettanto evidente quale sia l’impatto che hanno i droni sulla composizione musicale di oggi, in particolare quella di matrice popular.

La prosa di Truax non √® appassionante come quella di Schafer, il libro non √® di facile lettura e non mancano momenti di noia, tuttavia l’ho trovato molto stimolante, e capace di¬†movimentare delle riflessioni che si spingono ben oltre i confini del paesaggio sonoro.

Di seguito una preview della prima edizione:


Data articolo: Wed, 04 Mar 2015 15:15:53 +0000
Wikipedia
Wikipedia da ascoltare
Immagino che la maggior parte degli utenti sappia che Wikipedia √® un’inesauribile fonte del sapere, dove √® possibile trovare (quasi) ogni informazione che sia degna di essere conosciuta.¬†Quanti di voi, invece, sanno che Wikipedia pu√≤ essere trasformato in un generatore inesauribile di musica? Quanti di voi sanno che √® possibile ascoltare infiniti brani musicali composti […]

Immagino che la maggior parte degli utenti sappia che Wikipedia √® un’inesauribile fonte del sapere, dove √® possibile trovare (quasi) ogni informazione che sia degna di essere conosciuta.¬†Quanti di voi, invece, sanno che Wikipedia pu√≤ essere trasformato in un generatore inesauribile di musica? Quanti di voi sanno che √® possibile ascoltare infiniti brani musicali composti da… Wikipedia?

√ą quello che accade con il progetto ideato da Stephen LaPorte e Mahmoud Hashemi, i quali hanno sviluppato un software che genera suoni in base agli aggiornamenti in tempo reale che accadono su Wikipedia.

Modifiche, aggiunte e cancellazioni di testo, registrazione di nuovi utenti sono tutte azioni che innescano la generazione di suoni in Listen to Wikipedia, questo il nome del progetto di LaPorte e Hashemi.

Se cercate la voce Musica Aletoria su Wikipedia, tra le prime righe leggerete che “si intende un tipo di musica in cui alcuni elementi della composizione siano lasciati al caso e/o in cui alcuni elementi fondamentali nella realizzazione del lavoro di composizione siano lasciati alle libere decisioni dell’esecutore”

Il software¬†L2W permette di ascoltare suoni diversi a seconda del tipo di aggiornamento: suoni di campana se qualche voce di Wikipedia √® stata modificata con l’aggiunta¬†di materiale e/o informazioni, suoni di corda pizzicata se qualcosa √® stato cancellato, mentre se vi capita di sentire¬†un accordo tenuto di violini allora state ascoltando il suono di un nuovo utente che si appena registrato su Wikipedia.

screen-of-l2w

La schermata di L2W con cerchi di diverso colore, in base al tipo di utente che ha apportato qualche modifica.

Tutto qui? No, la frequenza emessa dipende da quanto √® importante l’aggiornamento che √® stato apportato. Per intenderci, pu√≤ approfondita e vasta √® la modifica, pi√Ļ grave sar√† il suono. Il colore dei cerchi varia in base al tipo di utente che effettua la modifica, sar√† verde se si tratta di un utente non registrato, viola se la modifica √® apportata da un bot oppure grigio chiaro se si tratta di un utente registrato.

Volete giocare ancora un po’? Provate a cliccare su uno qualsiasi dei cerchi di aggiornamento, magari uno di quelli color verde… E se volete provare esperienze diverse,¬†non dimenticate di selezionare la nazionalit√† di vostro interesse, anche pi√Ļ di una.

asdad

Listen to Wikipedia consente di ascoltare gli aggiornamenti di molte edizioni locali di Wikipedia. Prova anche a selezionare pi√Ļ voci, ed ascoltate il risultato.

L2W è open source, se volete visitare il sito di riferimento ed ascoltare la vostra prima esecuzione di WIkipedia, questo è il link. Vi anticipo che L2W è disponibile anche come applicazione, ma solo per dispositivi iOS, lo potete trovare seguendo questo link.


Data articolo: Tue, 03 Mar 2015 18:34:52 +0000

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