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News Vita digitale da corriere.it

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Ununpentium
Dibattiti bUFI / 68 – L’elemento 115, alias Moscovio: allora Bob Lazar aveva ragione?
Prima di tutto, un avviso ai naviganti (del blog). Per un paio di settimane fermo le macchine, a livello di nuovi post, perché me ne vado in ferie in Africa, tra i parchi e i deserti della Namibia. Potrò al massimo aggiornare i vostri commenti, che dunque potrete tranquillamente continuare a mandare (se non avrete […]

bob-lazar-ellement-115Prima di tutto, un avviso ai naviganti (del blog). Per un paio di settimane fermo le macchine, a livello di nuovi post, perché me ne vado in ferie in Africa, tra i parchi e i deserti della Namibia. Potrò al massimo aggiornare i vostri commenti, che dunque potrete tranquillamente continuare a mandare (se non avrete di meglio da fare). Però ho deciso di lasciarvi una sorta di compito delle vacanze (mie), prendendo spunto da una delle tante serie che su Sky, vuoi sotto il marchio di Discovery Channel, vuoi sotto quello di History Channel, trattano la materia ufologico-aliena. Ecco, in una di queste puntate si parlava del Moscovio, alias Ununpentium, l’elemento 115 che assieme ad altri transuranici è stato aggiunto non molto tempo fa (era il 2015, se non ricordo male) alla tavola periodica di Mendeleev. Il Moscovio ha una valenza per noi particolare perché a questo elemento ha fatto sempre riferimento, nelle sue rivelazioni, il discusso e controverso Bob Lazar, oggi sessantenne, fisico ed ex imprenditore (è finito in bancarotta, ahilui) che ha dichiarato di aver operato nell’area 51. Lazar disse di aver lavorato ad alcuni progetti di ingegneria inversa a partire dai resti delle navicelle spaziali con cui gli Alieni erano venuti a farci visita. In particolare il suo obiettivo era indagare la natura del combustibile che rendeva possibili i viaggi interstellari. La conclusione degli studi di Lazar fu che gli Alieni per muoversi a velocità prossime a quella della luce usavano un isotopo stabile dell’elemento 115. Ma il Moscovio all’epoca non era ancora stato identificato… Ecco quindi la domanda: Lazar, a dispetto delle non poche zone d’ombra nella sua vita (tra queste una condanna penale), aveva ragione? Per contribuire al dibattito, vi allego qui il link di un articolo (autore Francesco Casadei. del Cun di Taranto) che tratta l’argomento. A risentirci a settembre fatto.

 


Data articolo: Sat, 24 Aug 2019 13:28:48 +0000
ufo
L’Ufo del caso Manises e il “Triangolo delle Bermuda” del Mar Mediterraneo
Mi rifaccio all’obiezione che ancora non c’è nulla di evidente e incontrovertibile in materia di Ufo e di incontri ravvicinati. Be’, io la penso diversamente. Secondo me c’è molto, nel presente, negli anni passati e anche nei secoli, a livello di contatto e di evidenze difficili da contestare. Manca, certo, l’immagine “alfa”, quella di un […]

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Mi rifaccio all’obiezione che ancora non c’è nulla di evidente e incontrovertibile in materia di Ufo e di incontri ravvicinati. Be’, io la penso diversamente. Secondo me c’è molto, nel presente, negli anni passati e anche nei secoli, a livello di contatto e di evidenze difficili da contestare. Manca, certo, l’immagine “alfa”, quella di un umano che stringe la mano a un Alien0 davanti a tutti. Ma in compenso c’è solo da scegliere tra gli episodi che meritano di non essere liquidati a cuor leggero. La rivista di bordo della Vueling, durante un mio recente volo, me ne ha ricordato uno storico, avvenuto 40 anni fa. E’ il caso Manises, ancora oggi considerato uno degli episodi più importanti dell’ufologia spagnola. Un SuperCaravelle della compagnia Tae fu costretto a un atterraggio d’emergenza dopo un incontro con un Ovni.  Tra l’altro la vicenda si riallaccia alla particolarità della zona in cui è accaduta: è stata definita il “Triangolo delle Bermuda” del Mediterraneo. Anche in questo caso si parla di sparizioni di navi e di persone e molte storie (leggende?) narrano di uccelli che perdono il senso dell’orientamento quando volano nella zona. Non solo: pescatori e marinai riferiscono di sentire suoni stranissimi e di vedere luci che fuoriescono dall’acqua. Ma torniamo al caso Manises: vi propongo un filmato preso da Youtube con la ricostruzione dei fatti mediante una simulazione grafica ma con il sottofondo originale dei dialoghi tra piloti e centro di controllo. Qui di seguito, invece, ecco la storia come la trovate su Wikipedia, l’enciclopedia universale online.

L’11 novembre 1979 un aereo di linea Supercaravelle della compagnia TAE decollato da Salisburgo con 109 passeggeri a bordo stava percorrendo la rotta verso Las Palmas dopo uno scalo tecnico all’isola di Maiorca. Intorno alle ore 23.00 il comandante Francisco Javier Lerdo de Tejada e il suo equipaggio notarono alcune luci rosse che si avvicinavano rapidamente all’aereo; le luci erano in rotta di collisione e ciò allarmò l’equipaggio. Il comandante richiese informazioni via radio, ma né il centro civile di controllo di volo di Barcellona né il radar militare di Torrejón de Ardoz vicino a Madrid furono in grado di fornire spiegazioni. Per evitare una possibile collisione, il comandante cambiò altitudine. Le luci seguirono la rotta dell’aereo e si avvicinarono a circa mezzo chilometro dal velivolo. Ritenendo che le luci appartenessero ad un oggetto che stava violando tutte le regole elementari di sicurezza e che una manovra evasiva fosse impossibile, il comandante decise di allontanarsi e di fare, per precauzione, un atterraggio di emergenza all’aeroporto di Manises, dove arrivò alle 23.45. L’equipaggio riferì che le luci abbandonarono l’inseguimento poco prima che l’aereo atterrasse. Le luci furono viste da parecchi testimoni e un Ufo passò anche molto vicino alla pista dell’aeroporto, tanto che il personale di terra accese le luci di emergenza ipotizzando che l’oggetto potesse essere un aereo non registrato che si trovava in difficoltà. In seguito alla mancanza di risposta a tutti i tentativi di comunicazione da parte della torre di controllo, fu allertata l’Aeronautica Militare e un Mirage F1 decollò dalla base aerea di Llanos (vicino ad Albacete) per identificare il fenomeno. Il pilota, il capitano Fernando Cámara, dovette aumentare la velocità fino a mach 1,4 per stabilire un contatto visivo con l’oggetto, che a quanto riferì il militare aveva la forma di un tronco di cono e mostrava una luce cangiante di colore chiaro; nonostante lo sforzo iniziale, l’oggetto sparì rapidamente dalla vista. Il pilota fu informato da terra che un’eco radar indicava che un altro oggetto sconosciuto si trovava vicino Sagunto (Valencia). Quando il pilota fu abbastanza vicino, l’oggetto accelerò e sparì di nuovo. Questa volta l’Ufo sembrò avere un atteggiamento ostile e il pilota cercò di lanciare un missile, ma il sistema elettronico si bloccò. Dopo un terzo tentativo di inseguimento, l’Ufo sparì velocemente puntando verso le coste dell’Africa. Dopo circa un’ora e mezza di inseguimento e in seguito alla scarsità di carburante, il pilota fu costretto a rientrare alla base senza risultati e atterrò alle 2.07.

Un’ultima riflessione. Il rapporto finale dell’incidente, reso pubblico solo nell’agosto 1994 (sic!), stabilì che il comandante del SuperCaravelle, il personale di terra dell’aeroporto di Manises e il pilota del Mirage potrebbero avere visto “luci emesse da una distante industria chimica e alcune stelle e pianeti”. Siamo, semplicemente, al ridicolo.


Data articolo: Wed, 14 Aug 2019 17:21:18 +0000
ufo
Tom De Longe e il frammento misterioso che sarebbe un pezzo di Ufo
Sul sito di “To The Stars Academy”, ha fatto pubblicare questa foto: sarebbe un frammento riconducibile alla tecnologia e ai materiali di un Ufo. Sostiene che lo stanno esaminando a fondo (come altri, del resto: così Luis Elizondo e lui avevano detto anche nell’incontro di Roma dello scorso autunno). Che cosa si può dire? Argomento […]

UFO_debris

Sul sito di “To The Stars Academy”, ha fatto pubblicare questa foto: sarebbe un frammento riconducibile alla tecnologia e ai materiali di un Ufo. Sostiene che lo stanno esaminando a fondo (come altri, del resto: così Luis Elizondo e lui avevano detto anche nell’incontro di Roma dello scorso autunno). Che cosa si può dire? Argomento all’unisono con un amico del blog, con cui condivido questo post.  Semplicemente questo è uno dei materiali “fisici” che hanno dato inizio a tutta la vicenda di De Longe legata all’interesse per il cosmo e per la vita extraterrestre (ricordo che di “mestiere” è una celebrità della musica pop). Il problema è provare incontrovertibilmente che questi frammenti non sono di produzione terrestre. Se ci riescono, parte effettivamente una specie di “disclosure”. Ma è cosa complicata. Da quel che si vede nella foto (sembra trattarsi di un ingrandimento) siamo di fronte a un materiale metallico o di leghe multi-layer (multi-strato) con molte componenti sovrapposte di dimensioni inferiori al millimetro (non so di quanto perché se non hai una scala di riferimento è impossibile farsi un’idea). E’ roba che al momento potrebbe essere prodotta solo da certe aziende che operano in campo militare e che può essere realizzata con la tecnologia dell’addictive manufactoring (una specie di stampa 3D per materiali metallici). Ad esempio, Leonardo (azienda italianissima che opera in campo militare) è presente in questo settore di tecnologie. Però, stando a quello che scrivono nel bollettino informativo, si tratta di campioni vecchi, quindi materiale di diversi anni fa quando l’addictive manufactoring non esisteva ancora, nemmeno nell’industria militare. In più, se gli strati sono molto sottili – e questo così, a occhio, non si può stabilire – forse non siamo in grado di farlo nemmeno adesso (anche se quel tipo di tecnologia è probabilmente la strada giusta). Comunque, a meno che da eventuali analisi non risulti che c’è di mezzo qualche elemento sulla Terra sconosciuto o rarissimo, potrebbe trattarsi di rimasugli di avanzati esperimenti militari. E  così si ritornerebbe al solito discorso: forse, pur trattandosi di Ufo (o Uap che dir si voglia), non è detto che l’origine sia extraterrestre.  L’augurio, in definitiva, è che non sia un’altra porta sul baratro, per precipitare nel classico guazzabuglio mediatico che non conduce da nessuna parte.

 

 


Data articolo: Sun, 04 Aug 2019 12:23:08 +0000
ufo
Gli Alieni e lo spazio-tempo: breve racconto per una riflessione
Da un frequentatore del blog che non desidera apparire ho ricevuto un breve racconto che sottopongo al vostro giudizio e ai vostri commenti. In sintesi: l’autore ha cercato di stimolare una domanda, ovvero se in sostanza il concetto di spazio-tempo, per gli eventuali extraterrestri, potrebbe essere totalmente invertito, con la conseguenza di quello che questo comporterebbe […]

Da un frequentatore del blog che non desidera apparire ho ricevuto un breve racconto che sottopongo al vostro giudizio e ai vostri commenti. In sintesi: l’autore ha cercato di stimolare una domanda, ovvero se in sostanza il concetto di spazio-tempo, per gli eventuali extraterrestri, potrebbe essere totalmente invertito, con la conseguenza di quello che questo comporterebbe sul piano della reciproca comprensione.

L’orologiaio

81ZGnFb7sGL._SX425_L’ orologio si fermò alle ore 5  e rimase così per giorni. Per Gipsy non era importante: infatti passarono alcuni giorni prima di portarlo da un orologiaio, più per curiosità che per necessità. Quell’orologio pareva una fotografia: sì perché anche quella fissa e ferma il tempo. L’orologiaio lo guardò e si mise a girare la rotellina delle lancette avanti e indietro: sembrava voler liberare il tempo. Strizzava gli occhi mentre lo faceva, pareva volesse recuperare recuperare i ricordi. “Indietro – disse – c’è il futuro, cioè quello che non conosciamo ancora; e davanti c’è il passato”. Lo specchio davanti a lui lo proiettava nel presente, tutto concentrato a catturare quell’attimo di tempo che diluiva in quello spazio la memoria e le emozioni, come a voler imprimerle in quel fugace presente. Mise la batteria all’orologio e fece girare in avanti e velocemente le lancette e con esse il datario e le fasi lunari. Pareva non desiderasse fermarsi mai; era come  – quello che ricordava della sua vita – divergesse totalmente da quella velocità del tempo. Certo, sembrò pensare al futuro: “Presente e passato sono tutti nella mia mente, come un’unica traccia del mio vissuto… E gli orologi, allora, che cosa sono?” Guardò finalmente Gipsy che, avendo letto il suo pensiero, gli rispose: “L’orologio è spazio! Lo spazio si esaurisce come questo orologio che, quindi, non può misurare il tempo perché il tempo non muore mai. Buffi questi umani.”

 


Data articolo: Wed, 24 Jul 2019 17:31:22 +0000
ufo
Luna, Nasa, umani e misteriose presenze: la voglia di un controcanto
Sono i giorni in cui in tutto il mondo si celebra il mezzo secolo dal primo sbarco sulla Luna. Faccio una premessa: da un lato sono convinto che sul satellite naturale siamo effettivamente arrivati, ma non vi nascondo che non chiudo gli occhi e non mi tappo le orecchie davanti alle teorie di chi sostiene […]

downloadSono i giorni in cui in tutto il mondo si celebra il mezzo secolo dal primo sbarco sulla Luna. Faccio una premessa: da un lato sono convinto che sul satellite naturale siamo effettivamente arrivati, ma non vi nascondo che non chiudo gli occhi e non mi tappo le orecchie davanti alle teorie di chi sostiene che questa straordinaria avventura del genere umano è stata comunque macchiata da cose che non tornano. Lascio da parte le tesi palesemente marchiane e assurde – figlie di un complottismo degno di miglior causa -, ma sottolineo che tanti hanno messo più di una pulce nell’orecchio. E solo perché tutto ciò va contro l’establishment e il “codificato”, ecco che non può circolare e finisce stroncato (pur essendoci fior di libri e altri documenti che meriterebbero, se non altro, una discussione). Tra l’altro sulla questione Luna ci sono/ci sarebbero pure risvolti adatti al nostro blog: parlo delle “presenze” (aliene?) che alcuni astronauti hanno avvertito (Peter Conrad in primis) o anche la stranezza dell’abbandono in fretta e furia di un programma che è stato il fiore all’occhiello degli Usa e del suo ente aerospaziale. Il nostro Mario Farneti si è preso la briga, sulla sua pagina Facebook, di sottolineare questi aspetti e il suo controcanto mi piace proprio, anche perché sintetizza un bel pezzo del mio pensiero. Con il suo permesso lo ripropongo qui, attenuando magari qualche passaggio che può stare su FB ma non su un blog come questo. sbarco-luna-anniversario-allunaggio-riassunto-curiosità-cosa-sapere-2

“Cinquant’anni di Luna”. History Channel ha battezzato così una serie di trasmissioni che andranno in onda fino al 20 luglio 2109. Ma di cosa stiamo parlando? Forse della colonizzazione della Luna iniziata 50 anni fa? Neanche per sogno. Parliamo di un episodio prolungatosi dal 1969 al 1972 e poi riposto nel dimenticatoio cosicché sarebbe più corretto intitolare l’evento: “Cinquant’anni di NON Luna”. Proprio così, perché dal lontano 1972 nessun uomo è più andato sulla Luna. La Nasa si affretta a spiegare che il pubblico non era più interessato a missioni di questo genere e che sarebbe diventato antieconomico continuare. Perciò programma cancellato per il prossimo mezzo secolo e forse più… Naturalmente la giustificazione addotta  non ci convince: puzza di panzana a un miglio di distanza. alleged-apollo-20-cigar-ufo-finally-found-in-a-moon-crater-on-google-earth-map-137714Al di là di teorie complottistiche che parlano di un relitto di astronave lungo due chilometri adagiato su un cratere sul lato nascosto della Luna (nota di Flavio Vanetti: ricordo che questo è anche l’elemento base della vicenda delle presunte ghost missions Apollo 19 e Apollo 20, che sarebbero state condotte però dai militari e in sinergia con i russi), l’assenza dell’uomo per così lungo tempo dal nostro satellite lascia un che di amaro in bocca e autorizza molteplici sospetti. Il principale dei quali è che gli astronauti terrestri siano andati a disturbare “qualcuno” che sulla Luna c’era già da molto tempo e che li ha trattati come intrusi. Perciò i signori della Nasa hanno messo la coda tra le gambe e sono scappati in fretta e furia. Sulla Luna sono state infatti documentate tracce di manufatti e di installazioni minerarie già dagli anni Settanta dello scorso secolo (cfr. George H. Leonard, “Qualcun altro è sulla Luna”, Armenia 1977). Ma di questo e di altro non si vuole e non si deve parlare. Continuiamo allora ad autoincensarci per un evento nel quale l’umanità ha di fatto mancato il “giant leap” profetizzato da Neil Armstrong. Tranne che nei videogiochi…

Mario Farneti


Data articolo: Thu, 18 Jul 2019 16:32:52 +0000
ufo
Giorgio e le “sue” sfere bianche di Mondello: due Ufo alla ricerca di un’identità
Ecco qua la vicenda che il nostro Giorgio Bongiorno ha anticipato in un commento a un precedente post. Diciamo che la sua vicenda rientra nel filone, ormai piuttosto classico, degli avvistamenti delle famose sfere bianche. Dal nostro punto di vista sembrano delle palle da tennis. E come ben sappiamo, non sempre si manifestano come singolarità. […]

Ecco qua la vicenda che il nostro Giorgio Bongiorno ha anticipato in un commento a un precedente post. Diciamo che la sua vicenda rientra nel filone, ormai piuttosto classico, degli avvistamenti delle famose sfere bianche. Dal nostro punto di vista sembrano delle palle da tennis. E come ben sappiamo, non sempre si manifestano come singolarità. Anzi, spesso viaggiano in formazione (a due, a tre, a quattro; a diamante, a croce, a boomerang etc) e non raramente danno vita a movimenti particolari (scatti, cambiamenti di posizione, a volte perfino “balletti”). Le hanno viste, e le vedono, in tutto il mondo. Di giorno, di sera, di notte. Che cosa siano, be’… è ancora tutto da chiarire: oggetti veri, dotati di un moto particolare? Masse di energia? Droni degli Alieni? Tengo solo a ricordare l’esperienza di molti, a cominciare da quella di qualche anno fa di Delphie, nostra seguace: queste sfere a volte danno l’idea di essere dotate di una loro intelligenza e di “scegliere” la persona con cui interagire. Non vado oltre: pubblico la testimonianza del nostro Giorgio e le immagini che mi ha mandato. Purtroppo senza strumenti adeguati, non poteva fare molto di più. Metto allora un paio di immagini ingrandite delle sfere bianche che ha avvistato. A voi il compito di giudicare (p.s.: se guardate bene la morfologia, sembra avere un aspetto morifome. E allora non posso non tornare alla famosa vicenda di quell’avvistamento di Treviso di qualche anno fa – che creò accese polemiche nel blog -: Mara, la tetimone, vide la sfera separarsi in unità minori).

Ingrandimento - 2Cari amici,  non è che ci sia molto da dire a parte che, come al solito, certe cose capitano sempre all’improvviso,  quando si pensa ad altro e non certo agli Ufo! Nel tardo pomeriggio di qualche giorno fa, dopo aver lavorato quasi tre ore, decido di riposarmi prendendo un po’ di frescura davanti a casa. A quell’ora è già in ombra . Io abito in collina e di fronte  ho il golfo di Mondello, a Palermo. Per cui ho la fortuna di avere tanto spazio libero: alla sera, in particolare, si traduce in cielo stellato e poco inquinamento luminoso. E’ una cosa che amo molto assieme a uno spicchio di natura lontano quanto basta dal caos cittadino. Come vi dicevo, mi sono seduto fuori casa e ho alzato gli occhi al cielo: era terso e senza una nuvola. Subito ho notato questi due “cosi”  in alto, quasi allo zenit sulla mia testa. Sono rimasto sorpreso ed interdetto, ma molto emozionato perché ho subito avuto la sensazione che fossero cose fuori dal “seminato” ! Ho chiamato mia moglie, soprattutto per avere la conferma che ci fossero sul serio e  che non me li stessi immaginando (anche se di norma non sono tipo da immaginarmi le cose). Ebbene,  pure lei li vede e mi dice: “Ma che cosa sono ?” Nel frattempo ero andato a prendere il binocolo per capire meglio di che cosa si trattasse: magari erano due palloni o due droni, o cose di questo genere, e col binocolo lo avrei capito subito. Invece quando li punto vedo una sorta di alone luminoso e dentro delle luci che si muovevano. Ma niente che si riconoscesse come noto.  I due “oggetti”, anche se a questo punto non so proprio se fossero cose solide (ma vi assicuro che lo sembravano), erano distanti un “tot” l’uno dall’altro. E tale posizione è rimasta tra di loro per tutto il tempo dell’avvistamento – quasi mezz’ora  -: non è cambiato nemmeno il rapporto prospettico. Erano, se non identici, dello stesso tipo; erano silenziosi e non sembrava che si muovessero grazie al vento che veniva debole ma sostenuto da Nord Ovest. Ingrandimento - 3Anzi, davano l’impressione di andare controvento. Ma non credo che si muovessero lateralmente: semmai procedevano in verticale perché dopo un po’ mi sono accorto che lentamente salivano, sempre all’unisono . Faccio in tempo a prendere la macchina fotografica, una Canon reflex molto economica, monto l’unico obiettivo di una certa potenza che ho e riesco a scattare una decina di fotografie. Ho smesso quando ho capito che salivano e si allontanavano. Dopo circa 30 minuti le sfere erano molto alte e le riuscivo a vedere solo col binocolo, sempre uguali tra di loro e ferme. Poi ad occhio nudo si sono perse nel blu del cielo. Io credo che fossero ferme, del tutto. Se c’è stato uno spostamento, è stato quello nostro, del pianeta che si muove. E’ una cosa che verifico ogni sera con le costellazioni che danno l’impressione di viaggiare nel cielo ma in realtà è il nostro pianeta che lo fa: ecco, secondo me si sono comportate alla stessa maniera delle stelle ”fisse” , a parte l’aumento di quota . Le foto ovviamente le ho scaricate subito per vedere cosa ne fosse uscito. In effetti anche se l’obiettivo mi aveva aiutato molto relativamente ingrandendole, emergeva quanto ho detto all’inizio e cioè che presentavano un alone luminoso ed irregolare dentro cui c’erano queste tre o quattro luci, bianche come il resto,  in movimento; le foto hanno una dimensione di 10 megapixel, che non è molto, ma questo avevo e questo ho usato. Anzi mi hanno “concesso” di farsi riprendere! Sono quasi certo che non fossero oggetti comuni e dico “quasi” perché è giusto lasciare aperta la possibilità che abbia preso un granchio. In questo genere di situazioni credo sia più saggio non usare toni trionfalistici. Certo, la mia idea, sin dall’inizio, è che fossero due cose di un altro mondo e anche per questo motivo ho coinvolto Flavio e il blog. Mi spiace non poter fornie immagini migliori. Lo farei volentieri e al limite voi amici mi potreste solo dire: “Datti una calmata, erano due calamari !”


Data articolo: Thu, 11 Jul 2019 15:49:00 +0000
ufo
Cinegiornale bUFO / 57 – Dibattito riaperto sull’autopsia dell’alieno di Roswell: non sarebbe un fake (ma è difficile crederlo)
volte ritornano. In attesa che lo facciano i nostri amici del cosmo, vi segnalo che è tornato in auge il dibattito sull’autopsia del presunto cadavere dell’alieno di Roswell (quello che sarebbe stato ritrovato dopo il crash del luglio 2017). Nel 1995 l’inglese Ray Santilli divulgò le immagini, sostenendo di averle avute per caso mentre stava […]

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volte ritornano. In attesa che lo facciano i nostri amici del cosmo, vi segnalo che è tornato in auge il dibattito sull’autopsia del presunto cadavere dell’alieno di Roswell (quello che sarebbe stato ritrovato dopo il crash del luglio 2017). Nel 1995 l’inglese Ray Santilli divulgò le immagini, sostenendo di averle avute per caso mentre stava cercando alcuni documenti su Elvis Presley. In breve la fama di Santilli divenne planetaria e il filmato fu proposto praticamente in tutto il mondo. Ma qualche anno dopo, non prima comunque di aver fatto una bella palata di soldi, Santilli ammise che era tutto un falso. E nel 2017 comparve un greco, Spyros Melaris, a confermare di essere il co-autore di un fake diventato famosissimo: l’alieno era un fantoccio (peraltro ben fatto) e i vari organi estratti erano quelli di animali, soprattutto mucche e agnelli. Ebbene adesso il Daily Mail dice che è falso ritenere quelle immagini… un falso.  Riporta infatti la testimonianza di Kit Green, ex scienziato della Cia piuttosto quotato. La rivelazione-scoop è che è (meglio: sarebbe) tutto vero: Green afferma di aver visto lo stesso documentario in un briefing al Pentagono. Vi lascio dunque al link del Daily Mail (sopra, invece, avete il filmato dell’autopsia tratto da Youtube) e apro il dibattito: c’è da credere (tutto sommato a me pare difficile essere “pro”, viste le ammissioni fatte: ma non si sa mai…)? Il falso è far credere che sia tutto un falso?


Data articolo: Thu, 04 Jul 2019 18:05:58 +0000
Vincenzo Ambrogi
I misteri (dimenticati) della piramide di Gubbio
Abbiamo parlato delle piramidi egizie ma anche di quelle, naturali, della Bosnia. Così il mio amico Mario Farneti, collega e scrittore mi ha sotto, mi ha passato – più che altro per pura curiosità -, alcune immagini elaborate da lui e da un suo caro amico circa la piramide di Gubbio. Fu tema qualche anno […]

3 arcefisia

Abbiamo parlato delle piramidi egizie ma anche di quelle, naturali, della Bosnia. Così il mio amico Mario Farneti, collega e scrittore mi ha sotto, mi ha passato – più che altro per pura curiosità -, alcune immagini elaborate da lui e da un suo caro amico circa la piramide di Gubbio. Fu tema qualche anno fa di un articolo sul mensile Hera: “Ma di questo servizio – spiega Mario – nessuno si ricorda più, tantomeno gli eugubini che la piramide l’hanno sopra la testa e non la vedono…”. Vi lascio allora alla lettura (lunga ma molto interessante) e ai commenti del caso.

Gubbio è sicuramente mio, se il Vecchio del monte non me lo leva! Tramandano le cronache rinascimentali che Braccio da Montone (1368-1424), capitano di ventura, avesse così esclamato mentre irrompeva in Gubbio i primi di marzo del 1419 per saccheggiarla. Tuttavia, come il condottiero aveva temuto, il Vecchio del monte apparve prodigiosamente ad alcuni eugubini fuggiti sull’altura che sovrasta l’abitato, in un luogo chiamato Fonte dell’Avello. Il misterioso vecchio era Sant’Ubaldo, Patrono di Gubbio, che fu visto dai fuggiaschi tracciare dall’alto sopra la città il segno della croce. Spaventati dalla notizia dell’apparizione, gli invasori al seguito del condottiero si ritirarono e si dispersero nelle campagne rinunciando al saccheggio. Il vescovo Ubaldo Baldassini era morto in santità, già da due secoli e mezzo, nel 1160, e in seguito il suo corpo era stato traslato in cima al monte dove tuttora giace incorrotto. Già da giovane Ubaldo aveva dimostrato particolare predilezione per quei luoghi vicini al Cielo, dove l’aria cristallina e rarefatta rende più facile il contatto con Dio. Non a caso il suo corpo fu trasferito lassù nella basilica a lui dedicata, poiché quel monte, il Monte di Sant’Ubaldo, rappresentava un luogo di antica sacralità che lo legava alla città di Gubbio fin dai primordi. L’ascesa rituale che fanno i Ceri, le pesanti macchine di legno portate a spalla dagli eugubini lungo le sue pendici nella festa del 15 maggio, ne è il simbolo più palpitante. Sebbene la Corsa dei Ceri si svolga in concomitanza con la vigilia della morte del Santo avvenuta il 16 maggio 1160, traspare da essa una ben più antica origine pagana che riecheggia i riti tramandati dalle sette Tavole Eugubine (III – I secolo a.C.). La parte finale della corsa, la più difficile e pericolosa, si snoda lungo le ripide salite, fino alla basilica di Sant’Ubaldo. Per quale motivo quel monte esercita una così grande attrazione? Quali misteriose energie si sprigionano dalle sue rocce?

Il monte di Gubbio

Il Monte di Sant’Ubaldo si erge sopra la città di Gubbio, nascondendo a nordest gli Appennini, e di essa è divenuto il simbolo, poiché già in epoca medievale, la sua immagine effigiava lo stemma del libero comune. Provenendo da Perugia se ne individua in maniera netta la forma, un triangolo isoscele alle cui falde biancheggiano i conci calcarei degli edifici medievali della città. Oggi è ricoperto da macchie di conifere in seguito al rimboschimento seguito alla seconda guerra mondiale, ma nei tempi antichi il suo aspetto era ben diverso come si può constatare dalle foto scattate dalla fine del XIX secolo fino agli anni Trenta del XX. A quei tempi era un monte roccioso quasi brullo che in epoca preistorica si elevava su una vasta pianura boscosa non priva di acquitrini. Una strada sterrata risalente al primo ‘800 e delimitata dai cipressi permette di salirvi agevolmente se non si vuole ricorrere alla più comoda funivia. Lungo il cammino, tre cappelle, le cappellucce della tradizione locale, dividono il percorso in altrettante tappe prima di raggiungere la basilica di Sant’Ubaldo, all’ombra della vetta dove torreggia l’antica rocca medievale.

Il quadrato del NIGER REGIN

Una decina di anni fa, grazie alle nostre ricerche, scoprimmo nei pressi della prima cappelluccia un minuscolo quadrato palindromo scolpito nella roccia mai documentato fino allora. Si trattava dell’iscrizione conosciuta in seguito come quadrato palindromo del NIGER REGIN, di certo la più rara iscrizione di questo genere insieme con quella del Sator. Di piccole dimensioni, era formata da cinque righe di cinque lettere ciascuna, disposte in modo da formare un quadrato leggibile sia in un senso sia nell’altro.

NIGER/INARE/GALAG/ERANI/REGIN

Pubblicammo la scoperta sul periodico Hera (n. 43, luglio 2003) e la notizia rimbalzò in tutto il mondo, tanto che molti appassionati di misteri se ne sono da allora interessati senza però spiegare in maniera convincente il suo significato. La conclusione cui pervenimmo già allora fu che il quadrato potesse appartenere a una confraternita segreta di epoca rinascimentale legata alla tradizione templare vicina alla corte di Federico da Montefeltro, Duca di Urbino, nato a Gubbio nel 1422. Naturalmente tenemmo nascosta l’ubicazione del quadrato magico per preservarlo da possibili atti vandalici, ma questa precauzione, purtroppo, non bastò. Nonostante le dimensioni ridotte (pochi centimetri quadrati) e la difficoltà a raggiungere il luogo dove era scolpito, qualcuno, in tempi recenti, ha deciso di distruggerlo. Per le modalità con cui è stato compiuto questo atto, è stata subito chiara l’intenzione di volerlo cancellare per sempre.  Non è bastato infatti distruggere l’iscrizione con una mazza da muratore, ma è stata ricoperta ogni sua traccia con del gesso bianco, per imitare le macchie di licheni dello stesso colore presenti su tutta la parete rocciosa, allo scopo di cancellare,  con il passare degli anni, il ricordo dell’esatta ubicazione del petroglifo. Non può escludersi che qualcuno ben conscio del significato esoterico di quelle cinque righe, abbia voluto operare una sorta di damnatio memoriae, perché il luogo da esse contrassegnato cadesse nell’oblio.

Il NIGER REGIN di Puglia

Eravamo convinti già al tempo della scoperta del quadrato magico che ne sarebbero potuti emergere di simili in altri luoghi e la conferma ci è giunta di recente grazie a un opuscolo (Gabriele Tardio, Segni di presenza umana nel Gargano occidentale, Edizioni Smil, San Marco in Lamis 2007) inviatoci da un ricercatore pugliese che contiene la foto delle rovine dell’eremo della Trinità nel territorio dei comuni di San Marco in Lamis e San Nicandro Garganico in cui “…Nelle pietre riusate per realizzare un muro interno c’è una iscrizione con strane lettere in parte scolpite in un verso e in parte scolpite in un altro” (ibidem, pag. 15). Ad un’analisi dell’iscrizione possiamo confermare che si tratta dello stesso palindromo di Gubbio. Un antico legame mette infatti in relazione la città umbra con la Puglia attraverso Federico II di Svevia (1194-1250), anch’egli sommo iniziato, che per edificare Castel del Monte arruolò squadre di scalpellini di Gubbio. Inutile poi soffermarci sulla presenza nel Gargano della Foresta Umbra. 15 arcefisia

Le grotte sacre

Nell’articolo di Hera ricordammo l’interesse dimostrato verso il monte di Sant’Ubaldo da vari circoli iniziatici e da personaggi misteriosi a partire dal XIX secolo, ma dopo qualche tempo ci accorgemmo di aver dimenticato un aspetto importante, forse preminente, che riguardava l’intero versante del monte che si affaccia sulla città. Si trattava di un’evidenza che avevamo trascurato, come spesso avviene per le cose troppo vicine e troppo grandi. Durante le nostre esplorazioni sul terreno ci imbattemmo in varie cavità, in particolare la Grotta di S. Agnese, anticamente nota con il nome di S. Agata Sub Grotta, e la cosiddetta Grotta delle Merende, che apparvero subito connesse con un culto “betilico”, legato cioè alla pietra considerata come ricettacolo della divinità (dall’ebraico Beth-El, casa di Dio), abbinato al culto delle acque alle quali si lega spesso la presenza di una divinità femminile. Davanti alla Grotta delle Merende, sul lato sinistro del monte osservandolo dalla città, esiste infatti un grande menhir abbattuto in epoca altomedievale ed esorcizzato attraverso l’incisione di una croce potenziata forse da parte degli anacoreti che lì dimoravano. Anche la Grotta di Sant’Agnese, sul lato opposto, è stata modificata nella stessa epoca con la costruzione di una barriera che ne occlude la parte più profonda. Sulla destra, vicino al soffitto scoprimmo un canale di scolo che sembra dirigersi verso l’interno della montagna oltre l’occlusione artificiale. Lo stretto ingresso, niente più di un taglio nella roccia, si apre sopra una piattaforma calcarea da cui si diparte una rampa che sale verso il balzo sovrastante. Percorrendolo per una ventina di metri, si raggiunge un viottolo che si snoda in una pietraia e sale fino al balzo, uno spiazzo dal quale si osserva agevolmente la pianura di Gubbio e la città stessa. Proprio qui, ai margini del balzo, rinvenimmo alcune lettere scolpite: RREG, un probabile frammento delle parole NIGER REGIN, che richiamano l’enigma del quadrato magico, trovato a non più di 50 metri di distanza in linea d’aria. Perlustrando il monte, apparvero tracce di canalizzazioni ricavate nella roccia, realizzate per convogliare le acque che sgorgavano dall’alto verso are e ricettacoli oggi sommersi dalla vegetazione.

16 arcefisia

Il monte-piramide

Dopo queste escursioni, considerato che il versante del monte che si affaccia su Gubbio è inscrivibile in un triangolo isoscele, concludemmo che la forma del monte era stata ottenuta per mezzo dell’intervento umano che aveva operato profonde modificazioni, tali da conferirgli la forma di una ziggurat. Si trattò di un’opera ciclopica che appare ancora più evidente osservando le foto risalenti al XIX secolo in cui il monte, privo di vegetazione, appare composto di due gradoni che culminano in un pyramidion costituito dalla vetta dove sorge la rocca medievale. Nell’antichità non esisteva l’inquinamento atmosferico né quello acustico, perciò ogni evento verificatosi sull’altura poteva essere visto e ascoltato anche da notevole distanza. Posso testimoniare che ancora negli anni Cinquanta del XX secolo era facile parlarsi da un monte all’altro o dal monte alla città. A causa della sua posizione era perciò il luogo ideale a ospitare riti e cerimonie cui potevano assistere le comunità che abitavano la pianura eugubina e le alture prospicienti. Naturalmente non stiamo parlando di civiltà conosciute, a noi relativamente vicine, come quelle degli Umbri, dei Celti o dei Romani, ma di ciò che gli storici e gli archeologi definiscono con vaghezza “substrato preindoeuropeo” cui il mito dà, di volta in volta, nomi suggestivi: pelasgi,  iperborei, atlantidi e via discorrendo. Se il mito, però, assegna ai popoli della nostra preistoria nomi fantasiosi e difficilmente verificabili attraverso le fonti documentali o le evidenze archeologiche, non per questo dobbiamo ritenere che si tratti di pura fantasia. Già il concetto di “popolo” stride con lo stereotipo darwiniano del cavernicolo coperto di pelli, capace di emettere disarticolati grugniti, condannato a trascinare la sua bestiale esistenza in luridi abituri o nelle caverne. La scoperta nel 1991 del corpo mummificato di Ötzi conservatosi nei ghiacciai del Similaun per cinquemila anni dimostra la presenza nel nostro continente, in epoche remote, di civiltà complesse e raffinate, non dissimili da quelle “storiche”. E’ perciò nostra convinzione che alcuni circoli iniziatici operanti a Gubbio (e non solo), cui non è difficile pensare avesse dato impulso Federico da Montefeltro, Duca d’Urbino, sommo mecenate e adepto dell’Arte Regia praticata dai Templari, ritrovarono sul Monte Ingino quell’acqua di cui parla Dante nel Canto XI del Paradiso, anche lui, occultamente, cavaliere templare (cfr. Robert L. John, Dante Templare, Hoepli, Milano 1987). Parlo proprio dell’acqua “che discende del colle eletto dal Beato Ubaldo” (Dante, Paradiso XI, 43-44) di valenza sacrale e taumaturgica, che oggi non si capisce esattamente dove si trovi e che viene confusa con le sorgenti del Chiascio che scaturiscono ben lungi di lì. Sorge perciò legittimo il dubbio che l’Alighieri intendesse riferirsi proprio alla Fonte dell’Avello, il luogo dove in seguito sarebbe apparso Sant’Ubaldo agli eugubini fuggiaschi durante la scorreria di Braccio da Montone.

 Il monte-tempio

Le tracce dell’impianto che aveva trasformato il monte in un grande tempio con lo scopo di rendere fruibile l’acqua che ne sgorgava, erano ben più evidenti nei secoli passati, tanto da suscitare l’interesse di chi sapeva leggere i segni oltre le apparenze. E’ assai probabile che il quadrato magico del NIGER REGIN, andato ormai irrimediabilmente perduto, facesse riferimento a quel culto. Ancora nel  XIX secolo si distinguevano, nei pressi della basilica, le tracce di un’ampia conca che costituiva una specie d’impluvium nel quale veniva raccolta l’acqua di una sorgente o addirittura l’acqua piovana che attraverso una rete di canali defluiva verso il basso nella Fonte dell’Avello dov’è ancora visibile una parete rocciosa vagamente rettangolare, forse un’ara dedicata al culto delle acque. Della conca che costituiva l’impluvium emergono ancora oggi, nella parte nord-ovest alcune strutture rocciose che scompaiono sotto la strada costruita nei pressi di un moderno hotel. Alla base dell’altura, poco sopra la Grotta delle Merende, sul lato sinistro, emergono le tracce di una struttura trapezoidale di grandi dimensioni, forse una rampa, che costituiva uno dei punti di arrivo dell’acqua sacrale che si dipartiva dalla Fonte dell’Avello e che con molta probabilità aveva una sua omologa nella parte destra del monte poco distante dalla prima cappelluccia nei pressi del luogo dove rinvenimmo il quadrato magico del NIGER REGIN. In questo posto giacciono grandi massi che i terremoti ricorrenti nella zona dell’Eugubino hanno fatto precipitare verso la strada distruggendo, nel 1871, anche la grotta sulla cui parete interna era scolpito il quadrato magico del NIGER REGIN.

8 arcefisiaI costruttori di piramidi

Abbiamo delineato una interpretazione della morfologia del monte che non va intesa come frutto di mera casualità bensì come l’effetto di un intervento umano assai profondo che ha inteso modellarlo alla stregua di una ziggurat, la piramide a gradoni tipica della Mesopotamia, che un popolo sconosciuto assai civilizzato, realizzò molti millenni prima che a quella regione fosse attribuito il nome di Umbria. E’ questa una deduzione che può apparire azzardata ma che invece deriva da accurate misurazioni eseguite con l’ausilio di Vincenzo Ambrogi, di professione medico e docente universitario, ma anche indagatore attento delle antichità eugubine. Prima però di considerare questi dati, è bene ritornare brevemente sull’origine dello stemma di Gubbio, costituito oggi da cinque monti. Nessuno ha mai compreso la ragione di questa forma, poiché, come ho già anticipato, nel medioevo è documentato soltanto il monte (cfr. Piero Luigi Menichetti, Storia di Gubbio dalle origini all’Unità d’Italia, Vol. I, Peruzzi Editore, Città di Castello 1987, pag. 389), e perché nella realtà a sovrastare la città non sono cinque monti ma uno soltanto. Dalla sovrapposizione dello stemma operata da Ambrogi su una foto dell’altura, è facile accorgersi che esso si giustappone perfettamente alla forma di questa, costituita da due ampi terrazzamenti che sostengono la cuspide; in tutto cinque sporgenze compresa la cima. Il triangolo nel quale è iscrivibile la ziggurat ha un’altezza, dalla parte più alta dell’abitato, di 400 metri e l’inclinazione su ambedue i fianchi è identica: 41 gradi. Il primo gradone della ziggurat si sviluppa lungo una linea retta che ospita oggi due boschi, entrambi nei pressi di altrettante cavità. Quello di sinistra sorge sopra la Grotta delle Merende, mentre quello di destra sopra la Grotta di Sant’Agnese, siti entrambi che testimoniano una frequentazione umana ininterrotta fino ad oggi. Il secondo gradone corrisponde all’area dell’impluvium sopra la quale si staglia la vetta del monte e sorge la basilica di Sant’Ubaldo.

L’Avello e l’immortalità

Abbiamo iniziato questo viaggio dalla Fonte dell’Avello che sorge nei pressi della seconda cappelluccia quasi al centro del declivio del monte, una specie di umbilicus montis. Ma che cos’era in realtà l’Avello che ci tramanda la tradizione locale? Un’accezione strettamente etimologica lo accomuna alla parola lavello, come luogo di raccolta della acque, ma una seconda accezione, stavolta letteraria, lo identifica con un sepolcro. Forse chi s’immergeva nell’acqua sacra dell’Avello otteneva uno speciale potere? L’entrata nella tomba d’acqua poteva alludere a un rito d’incubazione da cui si usciva rinnovati e sanati nel corpo e nello spirito. Affinché questo rito fosse efficace, era necessario che avvenisse in luoghi precisi, da cui s’irradiano misteriose fonti di energia, attive ancora oggi sul monte di Gubbio. E’ perciò verosimile che un antico popolo, molti millenni prima dell’arrivo degli Umbri, trasformasse il monte in una colossale ziggurat, per segnalare il luogo nel quale entità trascendenti si manifestavano agli uomini, molto prima che altre genti in epoche successive e in regioni diverse, elevassero edifici artificiali di forma analoga. Nacque forse tra quei monti lo stereotipo cui s’ispirarono le civiltà protostoriche nel realizzare edifici di forma piramidale. E’ infatti sempre più diffusa tra gli studiosi la convinzione che le piramidi fossero macchine per l’immortalità e non meri edifici tombali. Al corpo del sovrano che vi era custodito, veniva assicurata la continuazione della vita in un piano esistenziale superiore. E la ricerca della trascendenza non è soltanto un fatto recente, come vuole far credere la visione darwiniana dell’evoluzione umana; la scoperta del santuario preistorico di Göbekli Tepe in Turchia, risalente al 9500 a.C. conferma infatti l’esistenza già nel neolitico di un luogo di culto comunitario che testimonia la presenza di una civiltà complessa e di una religiosità radicata. Una religiosità che perpetuandosi nei millenni ha attraversato anche la storia recente facendo sì che il corpo incorrotto di Sant’Ubaldo, custodito sul monte, ne fosse concreta testimonianza. Come la mummia del faraone all’interno della piramide garantiva ai mortali un collegamento costante con la trascendenza, allo stesso modo il corpo incorrotto del Santo sul Monte di Gubbio custodisce il varco dell’eternità.

Mario Farneti e Bruno Bartoletti

(le elaborazioni grafiche sono di Vincenzo Ambrogi)


Data articolo: Fri, 28 Jun 2019 13:34:34 +0000
ufo
Dibattiti bUFI / 67 – Il dico e non dico di Trump: “I nostri piloti vedono qualcosa di diverso rispetto al passato”
Una chicca di questi giorni in merito alla questione degli avvistamenti Ufo dei piloti della Us Navy. Nel corso di un’intervista esclusiva con George Stephanopoulos di Abc News, è intervenuto addirittura Donald Trump. Dunque, pure lui si iscrive all’elenco dei presidenti, dei capi di Stato e dei maggiorenti in senso lato che sono stati interpellati sul […]

donald-trump-george-stephanopoulos-bugged-05-abc-jc-190613_hpMain_4x3_992Una chicca di questi giorni in merito alla questione degli avvistamenti Ufo dei piloti della Us Navy. Nel corso di un’intervista esclusiva con George Stephanopoulos di Abc News, è intervenuto addirittura Donald Trump. Dunque, pure lui si iscrive all’elenco dei presidenti, dei capi di Stato e dei maggiorenti in senso lato che sono stati interpellati sul tema. E quanto ha dichiarato, un dico e non dico (anzi “non dico” più che un “dico”, ma con sfumature interessanti), può essere uno spunto per le vostre valutazioni. Ecco, comunque, quanto ha dichiarato Trump, partendo dal suo giudizio sull’aumento dei report di avvistamenti. “Ciascuno è libero di pensare quello che vuole. Dicono, dicono… E io ho visto, ho letto, ho udito. Ho avuto anche un meeting sull’argomento. La gente dice di avvistare Ufo: io ci credo? Non particolarmente”. Incalzato sull’eventualità che Ufo sia sinonimo anche di vita extraterrestre, il presidente ha risposto così: “Credo che i miei grandi piloti lo saprebbero. Sì, i miei grandi piloti lo saprebbero. Vedono qualcosa di differente rispetto al passato. Quindi, stiamo a vedere. Stiamo osservando voi sarete i primi a sapere”. Come giudicate queste parole? Sono, come sostiene qualcuno, un altro piccolo segnale che ci si sta avvicinando alla “disclosure”?


Data articolo: Sun, 16 Jun 2019 11:56:18 +0000
ufo
Rieccoci su Marte: rocce o rivoltelle?
Comunque, tanto per restare in tema di cose strane (mi riferisco ovviamente, prima di tutto, ai reperti di Ufo di cui abbiamo parlato nel precedente post), vorrei sottoporvi quando il buon Tetricus ha riportato alla memoria mia. E’ una vicenda di qualche anno fa, quando si cominciava a discutere a fondo di quanto hanno visto/trovato i rover […]

pistolamarzianaloadimageidComunque, tanto per restare in tema di cose strane (mi riferisco ovviamente, prima di tutto, ai reperti di Ufo di cui abbiamo parlato nel precedente post), vorrei sottoporvi quando il buon Tetricus ha riportato alla memoria mia. E’ una vicenda di qualche anno fa, quando si cominciava a discutere a fondo di quanto hanno visto/trovato i rover marziani della Nasa. Ebbene, nel 2014 l’ente aerospaziale statunitense diramò un’immagine scattata da Curiosity: non credete che assomigli veramente tanto, oserei dire troppo, a una pistola automatica? Ve la propongo anche in uno scatto panoramico, contestualizzandola rispetto al resto che circonda l’oggetto. Inutile sottolineare che i lancieri della pareidolia avevano scagliato immediatamente le loro armi. Ma Tetricus fa notare come di questo episodio si sia parlato poco o nulla. Comunque, non è stato l’unico caso di reperto simil-pistola: un astronomo inglese amatore, tale Joe White, aveva diffuso un’altra foto marziana nella quale appare uno strano oggetto, pure questo simile a una rivoltella. Dorata, in questo caso. Vuoi vedere che “Agente 007, l’uomo dalla pistola d’oro” l’hanno girato lì e non a Phi Phi Island?

MIB, UFO, UFOs, black hole, ghost, sightings, MUFON, February, archaeology, sex, Big foot, yeti, Enterprise, astronomy, science, Stargat


Data articolo: Wed, 12 Jun 2019 18:20:37 +0000

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