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CASPER RUUD VA VELOCE: VUOLE SUPERARE PAPÀ CHRISTIAN

Per il figlio d’arte Ruud prima finale Atp a Houston: adesso è n.68 Atp e sesto nella Race to Milan. L’obiettivo dichiarato? Fare meglio di papà Christian, che oggi lo allena da Nadal e che negli anni ‘90 fu n.39

di Alessandro Nizegorodcew - foto Getty Images

ruud 1Diritto devastante, atteggiamento da campione, sguardo da giocatore vero. Il figlio d’arte Casper Ruud ha raggiunto, sulla terra ‘marrone’ di Houston, la prima finale Atp della sua giovane carriera. Vent’anni compiuti a dicembre, diritto al fulmicotone e un servizio sempre più incisivo, il norvegese è entrato tra i Top 70 Atp e vuole migliorare il best ranking del suo papà-coach. Il tempo e il talento sono dalla sua parte. “Sono davvero felice di aver dimostrato di poter giocare a questo livello - ha dichiarato Ruud al termine della finale texana, persa in lotta 7-6 4-6 6-3 contro il forte cileno Christian Garin - e questo risultato mi dà grande fiducia per il resto della stagione. Ho disputato un buon match”. Attualmente al sesto posto della Race to Milan, Ruud si candida come grande protagonista delle Next Gen Atp Finals 2019.

Nel nome del padre
ruud 2Casper Ruud nasce a Oslo il 22 dicembre 1998 da papà Christian, ex numero 39 Atp a metà degli Anni ’90, e da mamma Lele Cathrine. A 4 anni grazie al padre prende in mano la prima racchetta e, sin da subito, lascia intravedere doti coordinative fuori dal comune. Christian decide però di non iscrivere il piccolo Casper a tanti tornei Tennis Europe nelle categorie under 12, 14 e 16, tanto è vero che Ruud arriverà a malapena tra i Top 100 under 16. Giunto nel circuito Itf under 18 la musica però cambia: Casper vince e convince sino a raggiungere la prima posizione mondiale nel gennaio del 2016. Nello stesso anno conquista i primi due titoli Futures su terra spagnola e finlandese, ma è al Challenger di Siviglia che giunge il primo vero exploit della carriera di Casper, bravo a conquistare il torneo in finale contro l’ostico giapponese Taro Daniel. Grazie a questo successo Ruud è divenuto, a 17 anni e 7 mesi, il 23° giocatore più giovane a conquistare un torneo di quel livello.

Rio nel destino
All’inizio del 2017 Ruud raggiunge la semifinale sul veloce indoor del Challenger di Budapest, dove viene sconfitto 6-0 6-0 dal giocatore di casa Marton Fucsovics. Dopo due settimane, però, Casper si presenta all’Atp 500 di Rio de Janeiro da numero 208 del mondo e, dopo aver sconfitto tre ‘terraioli’ doc come Carballes Baena, Dutra Silva e Monteiro, arriva sino al match point contro Pablo Carreno Busta, prima di arrendersi 2-6 7-5 6-0. Ruud arriva a ridosso della Top 100 (numero 108, ndr). Sembra l’inizio della scalata. Probabilmente, però, Casper non è ancora pronto per il grande salto e nell’aprile 2018, dopo mesi di risultati negativi, esce nuovamente dai primi 200.

ruud 3Rio de Janeiro torna poi protagonista nel destino di Ruud, che in Brasile, a inizio 2019, gioca di nuovo un ottimo tennis spingendosi sino ai quarti di finale. Questa volta Casper è pronto: più completo tecnicamente, fisicamente e mentalmente rispetto a due anni prima, prende slancio dal risultato brasiliano: semifinale a San Paolo, finale a Houston e miglior classifica di sempre al numero 68. L’inseguimento al best ranking di papà Christian (numero 39 nel 1995) è iniziato. Il raggiungimento di grandi traguardi, da alcuni mesi, parte dall’intenso lavoro svolto alla Rafa Nadal Academy di Maiorca, dove Ruud ha preparato la stagione 2019 nei minimi dettagli sotto lo sguardo attento di zio Toni, di papà Christian e dello stesso Rafa.

Rapporto padre-figlio
“Molti dicono che essere allenati da un genitore è molto complicato - ha spiegato più volte il giovane Ruud - ma per me è semplicemente meraviglioso. Siamo entrambi ultra-competitivi e vogliamo vincere sempre. Se sento pressione per il fatto che mio padre sia stato un professionista di successo? No, anzi, la sua esperienza è fondamentale per la mia crescita”. Da buon norvegese, Casper non è appassionato di calcio bensì di hockey su ghiaccio. “Amo guardare in tv la NHL e sono un grandissimo tifoso dei Tampa Bay Lightning. Un altro sport che adoro è il golf, appena posso cerco di seguirlo e soprattutto di praticarlo”.

Data articolo: Thu, 18 Apr 2019 07:54:59 +0200
News
AZZURRI IN ORBITA: LA FAVOLA CONTINUA

Registrato la scorsa settima il record di 20 giocatori italiani tra i primi 200 del mondo, Lorenzo Sonego, che era n.103, esplode sulla terra di Monte-Carlo. E' già virtualmete n.74 e ha battuto il n.12 e il n.32. E' già proiettato verso i top 50

di Enzo Anderloni 

afildirete 1519 w1Venti italiani tra i primi 200 non ci bastavano già più. Il record raggiunto dal nostro tennis la scorsa settimana ci faceva già pensare al prossimo traguardo: dieci italiani tra i primi 100. Si parlava di giovani azzurri che risalgono il ranking come treni ad alta velocità e un altro Frecciarossa è partito.

Lorenzo Sonego, n.103 del ranking mondiale 7 giorni fa, si è arrampicato fino ai quarti di finale del torneo Atp 250 di Marrakech (partendo dalle qualificazioni) proprio mentre a Palazzo Chigi si aprivano per la prima volta le porte al tennis e gli Internazionali BNL d’Italia 2019 venivano presentati al mondo dal Sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio. Sonego batteva tra gli altri il n.32 del mondo, il serbo Djere, e il n.62, l’olandese Haase.

afildirete 1519 w2Il 23enne di Torino perdeva poi contro uno dei suoi idoli di bambino con racchetta, il francese Tsonga. Tempo di fare e ridisfare le valigie e il giorno dopo era allineato al primo turno di qualificazioni a Monte-Carlo. Superava anche quelle (battuto anche il giapponese Nishioka, n.69) regalandosi il tabellone principale del Masters 1000 e la sfida, derby azzurro, di primo turno con uno solido come Andreas Seppi, n.46 del mondo. Titolare della nostra Davis. Lo scavalcava in due set tirati. Il giorno dopo, altro giro di giostra, altro regalo: ecco il confronto con il russo Karen Khachanov, un anno meno di Lorenzo ma già n.12 del mondo. A casa anche lui, in due set.

Comunque finisca quest’avventura Sonego la prossima settimana salirà almeno al n.74. Frantumato il muro dei 100 (che aveva già attraversato per cinque settimane lo scorso anno), è ormai decisamente lanciato verso i Top 50. Il livello di gioco è quello. La tempra anche.

afildirete 1519 w3La prova in una sequenza di punti, visti in diretta su SuperTennis. Nel match chiave di Marrakech contro Robin Haase, 40 posti in classifica davanti a lui, si è trovato avanti 4 punti a 2 nel tie-break del primo set, servizio a disposizione.L’occasione di andare 5-2 gli è sfuggita perché l’avversario ha preso un nastro beffardo che l’ha tradito. Sul colpo successivo Sonego ha attaccato benissimo dominando lo scambio. Il pallonetto difensivo di Haase, alla disperata, sembrava ‘out’ e invece ha pizzicato un pezzettino di riga. A quel punto lo spilungone olandese ha servito un ‘ace’: 5-4 per lui. Una sequenza di ‘sfortunati eventi’ che poteva scoraggiare chiunque... non avesse la stoffa dei campioni.

Lorenzo non ha fatto una piega, nemmeno un plisset. E si è preso i tre punti successivi. Il set. Il match. E ha preso il volo. Verso luoghi che ancora non conosce ma che nei sogni ha già visto benissimo. Giocare un giorno le Atp Finals è uno dei sogni. Ha tutto il tempo e le qualità per riuscirci.

Articolo tratto dal n. 15/2019 di SuperTennis Magazine

Per scaricare il numero completo della nuova rivista settimanale potete CLICCARE QUI Registrandovi al servizio My Fit Score potrete riceverla automaticamente ogni mercoledì via newsletter. La rivista è scaricabile (e stampabile) in formato pdf.

SuperTennis Magazine – Anno XV – n.15 – 17 aprile 2019

In questo numero

afildirete 1519 w4Prima pagina – La favola continua Pag.3

IBI19: Roma al massimo Pag.4

Circuito mondiale Atp – Sonego, il cuore Toro che sogna il Masters Pag.8

Terza pagina – Il Grande Slam rosso Pag.10

Focus Next Gen –Casper va veloce per superare papà Pag.12

I numeri della settimana – Garin, il 1° è da brividi Pag.14

Il tennis in tv – Fed, l’Italia in Russia Pag.15

Pre-quali IBI19 – Sette re per Roma Pag.16

Circuito Fit-Tpra –Da Monte-Carloriparte il Grand Prix Pag. 18

Racchette e dintorni – La Next Gen italian si attrezza così Pag. 20

L’esperto risponde – Chi mi racconta la storia di Helen Wills Pag. 21

Data articolo: Wed, 17 Apr 2019 10:40:09 +0200
News
LORENZO SONEGO, IL CUORE 'TORO' CHE SOGNA IL MASTERS

Tifosissimo del Torino, come il suo coach Gipo Arbino, Lorenzo sta lavorando duro (e bene) per scalare la classifica. Lo dimostrano i risultati sul campo e la voglia di arrivare in alto... fino al sogno delle Atp Finals

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

sonego 2L’ha fermato solo Tsonga, il suo idolo di sempre. Ma il quarto di finale di Marrakech, il secondo in carriera a livello ATP, ha riportato Lorenzo Sonego in Top 100. Gli ha consegnato così un posto nel main draw del Roland Garros. Sta lavorando sul rovescio, il suo colpo meno sicuro, e sull’alternanza delle rotazioni. I colpi forti sono sempre più affinati, con la video-analisi di Danilo Pizzorno, torinese e Maestro Nazionale FIT dal 1990 che ispirato dal pioniere francese Gilles De Kermadec aveva lavorato con Ivan Ljubicic all’inizio degli anni 2000.

Sogno 2021
In Marocco, dopo le qualificazioni, ha battuto Alexey Vatutin e Carlos Berlocq, l’argentino che ha visto vincere tre volte al Challenger del Circolo della Stampa Sporting a Torino. Allora gli faceva da raccattapalle, ha raccontato, e non che fosse troppo simpatico. Ha sconfitto poi Laslo Djere, testa di serie numero 5, e Robin Haase, che ha invano cercato riscatto dopo la sconfitta al primo turno dell’Australian Open 2018.

sonego 3Dopo essere stato invitato per una serie di eventi nell’ultima edizione a Londra, vorrebbe le ATP Finals nella sua Torino. “Nei prossimi tre anni punto a crescere tanto, nel 2021 il mio sogno è esserci”, ha detto a Repubblica. Non se li aspettava nemmeno lui i progressi che l’avevano portato a toccare un best ranking di numero 86 lo scorso ottobre.

La leggerezza pensosa
Anche a Marrakech ha giocato con l’atteggiamento giusto. La lotta lo carica, la possibilità di divertire il pubblico e assorbirne l’energia lo motiva, sfidare un avversario di prestigio non condiziona la lucidità nelle scelte. Porta in campo quella che Calvino chiamava la “leggerezza pensosa”, che si associa con la precisione e la determinazione. Ha vissuto per anni il tennis come una parte importante della vita ma non l’unica. Ha mantenuto le storiche amicizie torinesi che poco c’entrano con la carriera sportiva, ne ha costruite altre con i tennisti italiani. Chi non ha mai smesso di credere nel suo talento è Gian Piero “Gipo” Arbino, che ha rinunciato al posto fisso, che avrebbe potuto anche avviare una carriera da tenore e anche per questo sa come insegnare a non arrendersi se senti di avere dentro qualcosa di speciale. Due lottatori, Gipo e Lorenzo, che si portano dentro anche la passione per il Torino, con tutta la coda lunga del cuore granata e di una storia di sfida continua al beffardo destino. C’è da lavorare ancora, su fisico, rovescio, risposta e posizione a rete. Ma la top 50 non è lontana. E poi...

Data articolo: Tue, 16 Apr 2019 07:50:48 +0200
News
PERCHÉ SPACCHIAMO LE RACCHETTE? RISPONDE L'ESPERTO

La domanda - Ma perché in campo spacchiamo le racchette?

Risponde Marcella Marcone, psicoanalista e psicoterapeuta

La risposta
espertoSpaccare la racchetta è un comportamento che si nota a tutti i livelli del mondo tennistico, dai dilettanti ai professionisti, basti pensare - per i protagonisti del circuito Atp - a giocatori come Marat Safin, Ernests Gulbis o Goran Ivanisevic. Questi grandi campioni, probabilmente, avrebbero ottenuto risultati ancora migliori se avessero lavorato sui motivi che li portavano ad avere questi comportamenti in campo.
Per certi versi può sembrare strano che un tennista rompa la racchetta, sapendo quanta cura e quanta attenzione si dovrebbe dare all’attrezza che gli permette di praticare il suo sport. Oggi più che mai le racchette sono anche ‘customizzate’ e rese il più possibile adatte alle caratteristiche dei singoli interpreti.

Non sono pochi i giocatori che ‘coccolano’ la propria racchetta: prima di giocare la tengono in mano per scaldarla oppure le parlano, considerandola una vera e propria parte di loro stessi. Ma anche la racchetta spaccata è una parte di se stessi, una parte però negativa con la quale non si vuole avere niente a che fare in certi momenti. Ecco perché la si scaglia, la si distrugge, quasi a rifiutare ed eliminare la parte peggiore e brutta di sé.

Questi comportamenti esprimono dei demoni interni, che certi tennisti vivono e che tornano a galla in situazioni legate in realtà ad altre cose vissute nella loro vita. Con i giocatori con cui ho lavorato, è stato possibile far emergere che c’era un legame con un particolare momento della loro infanzia, che si situa tra il primo e il terzo anno di vita e che coincide con il momento dell’opposizione del bambino. In quel momento il bambino crede di essere il padrone del mondo e, invece, deve assoggettarsi alla realtà e in particolare all’educazione.

Ciò non avviene in maniera semplice per tutti: molti hanno diverse difficoltà a pensare che qualcosa di loro non è così perfetto come credono. Questo è un po’ quello che accade al tennista, che spesso ha difficoltà a pensare che l’errore sia direttamente attribuibile a sé: molto più facile, al contrario, è attribuire la responsabilità dell’errore alla racchetta, innescando così il processo che porta alla distruzione e alla sostituzione dell’attrezzo. (testo raccolto da Fabio Bagatella)

Data articolo: Sun, 14 Apr 2019 07:58:14 +0200
News
IN VACANZA A NEWPORT, LA CASA DELLA GLORIA

A luglio verranno introdotti nella Hall of Fame Li Na, Yevgeny Kafelnikov e Mary Pierce. La cerimonia si svolgerà durante il torneo Atp, momento giusto per visitare un club americano dal fascino unico

di Alessandro Mastroluca - foto Getty images

newport 1I tempi cambiano, le domande aumentano, le risposte si perdono nel vento. Ma resistono luoghi che raccontano la forza della tradizione, il valore della storia e della memoria, che non è solo ricordo o nostalgia. Luoghi di magia e di certezze da vedere, se ami il tennis, almeno una volta nella vita, come il Centrale di Wimbledon.
L’estate che si approssima, però, può essere anche il momento perfetto per scoprire il Newport Casino, che a dispetto del nome non ha niente a che fare con le scommesse. È la prima casa del tennis americano, col suo campo a ferro di cavallo su cui tutti possono giocare da maggio a settembre. È la sede del National Lawn Tennis Hall of Fame and Museum, ufficialmente riconosciuto dall’ITF nel 1986.

Tre nuove entrate
kafelnikovQuest’anno entreranno nella Hall of Fame, cioè tra gli immortali della racchetta, Li Na, prima asiatica a ricevere questo onore; l’ex n.1 del mondo Yevgeny Kafelnikov, il primo russo a vincere uno Slam (conquistò singolo e doppio al Roland Garros 1996), e la quattro volte campionessa Slam Mary Pierce. Li Na può fregiarsi di un altro primato: è la prima a essersi aggiudicata il voto del pubblico. Sì, perché da quest’anno, per la prima volta, i tifosi hanno potuto dire la loro tra una rosa di candidati via web. Li Na ha ottenuto più voti di tutti, davanti a Goran Ivanisevic e Mary Pierce.
Questo risultato ha garantito un bonus del 3% alla cinese, del 2% al croato, dell’1% alla francese, che si è andato ad aggiungere alla percentuale dei voti dell’Official Voting Group, composto da storici, giornalisti e membri della Hall of Fame. La cerimonia ufficiale è fissata per il 20 luglio, durante il torneo ATP in calendario quella settimana che segna anche la conclusione della stagione sull’erba nel circuito maggiore.

newport 2250 atleti, 24 nazioni
Sono oltre 250 gli atleti di 24 nazioni diverse a godere del privilegio di essere considerati tra i più influenti nella storia del gioco. “È un piacere dare a Li Na, Mary Pierce e Yevgeny Kafelnikov il benvenuto nella Hall of Fame”, ha detto il presidente Stan Smith, che vinse il primo Masters nel 1970, lo Us Open ’71 e Wimbledon ’72 ma viene ricordato soprattutto per le scarpe a lui dedicate.
Sono entrate nella cultura popolare: su Genius, un portale che contiene testi di canzoni nato per diffondere la musica rap, si contano centinaia di riferimenti alle Stan Smith. Un paio, autografato, fa bella mostra di sé nel museo della Hall of Fame, che ospiterà da giugno e per un anno una particolare collezione dedicata ai tre campioni della classe 2019.

Profumo di storia
In questa cittadella del tempo libero, tra concerti e serate danzanti, nel 1881 si sono disputati i primi campionati nazionali statunitensi. Qui, nel 1954, Jimmy Van Alen dirigeva un torneo per dilettanti: la lunghezza della finale di singolare lo costrinse a spostare su un campo secondario il match clou, la finale di doppio fra gli australiani Lew Hoad e Ken Rosewall e gli statunitensi Tony Trabert e Vic Seixas, quattro dei migliori giocatori del mondo. Quel giorno ha iniziato a sviluppare il VASSS, il Van Alen Simplified Scoring System (punteggio semplificato di Van Alen), che poi evolverà nel tie-break così come lo conosciamo oggi.

newport museoLa Hall of Fame
Fu sempre lui a introdurre a Newport la Hall of Fame del tennis, dopo aver accompagnato la moglie Candy a visitare la struttura che ospitava i ricordi dei grandi del baseball.
Il club e il museo raccontano il fascino di uno sport aristocratico che si è aperto al mondo. Conserva il brevetto del maggiore Walter Clopton Wingfield per i campi del lawn tennis, il tipico vestito di Suzanne Lenglen, la gonna pantalone di Lily Alvarez, le creazioni di Ted Tinling, la tuta modello Catwoman di Serena Williams del 2002. Racchiude trofei, come i nove “Venus Rosewater Dishes” vinti da Martina Navratilova a Wimbledon in singolare, la racchetta con cui Ashe vinse il primo Us Open nel 1968, una chitarra Rickenbacker che Eddie Van Halen, uno dei più grandi chitarristi al mondo, regalò a Vitas Gerulaitis.

Segno dei tempi
Il museo non è solo nostalgia. Il catalogo è anche on-line, unisce reale e virtuale anche nel monologo con cui l’ologramma di Federer intrattiene il pubblico. Un segno dei tempi, un nuovo racconto per un’emozione che rinasce ogni giorno, sempre diversa eppure in fondo sempre uguale. È la magia del tennis, tra futuro e moderno.

Data articolo: Sat, 13 Apr 2019 07:52:34 +0200
News
FACCIAMO LUCE SUI CAMPI

Una visibilità ottimale è indispensabile per giocare a tennis. Averla anche indoor e nelle ore serali dipende dalla qualità dell’illuminazione artificiale, che deve avere requisiti specifici. Ed essere parca nei consumi

di Mauro Simoncini

padel desenzanoÈ tempo di smontare i palloni pressostatici, è tempo di primavera, sta partendo la stagione outdoor. Forse è proprio il miglior momento dell’anno per giocare a tennis, all’aperto, senza l’eccessivo caldo estivo, alla luce del sole. A meno che...
A meno che non si decida di giocare anche nel tardo pomeriggio o di sera. Con la luce artificiale… Alzi la mano chi non si è trovato almeno per una volta in difficoltà con la visibilità, per la precarietà di fari o mal puntati, o troppo gialli, o troppo deboli. Senza contare che oramai siamo davvero in tanti a dover giocare con lenti a contatto correttive o occhiali da vista...
Le luci artificiali sono fondamentali, che si giochi all’aperto nelle ore tarde, ma anche durante tutta la stagione invernale indoor, quando magari anche il colore di certi palloni pressostatici (più che datati) contribuisce a complicare la visibilità. In uno sport dove vedere al meglio e prima possibile la pallina gialla è a dir poco... fondamentale. Per fortuna ora ci sono gli specialisti della luce per il tennis, proprio come nel campo delle racchette, delle corde o delle calzature.

Un po’ di storia
campo paesi bassiPerformance iN Lighting, gruppo internazionale leader nel campo della produzione di apparecchi d’illuminazione, è uno di questi riferimenti mirati. Ha cinque divisioni produttive di cui due situate in Italia a Verona e Bergamo; dall’inizio del 2019 è il partner ufficiale della Federazione Italiana Tennis per tutto quanto concerne l’illuminazione dei campi di gioco. Che significa sponsorizzazione della Fit, del Circuito Padel della stessa Fit e partner ufficiale di tutti i Centri Estivi Federali. L’impegno non è poco vista la presenza sul territorio, ma di fatto il gruppo concentra in sé professionalità, competenza tecnica ed esperienza nei diversi ambiti dell’illuminazione, per offrire a progettisti e prescrittori una gamma completa di apparecchi e soluzioni illuminotecniche.
L’azienda nasce formalmente nel 2002, ma in realtà opera già dal 1978, anno di fondazione di Prisma (poi acquisita). E’ specializzata nell’illuminazione di impianti sportivi indoor e outdoor, grazie a un’esperienza pluridecennale nel settore, maturata tramite centinaia di realizzazioni in varie discipline, in molti paesi del mondo, sia per impianti nuovi e sia nel rinnovamento di quelli esistenti. Oggi è quindi in grado di proporre soluzioni ad alto risparmio energetico, con una significativa riduzione dei costi di gestione, per strutture sicure, confortevoli ed efficienti a disposizione degli atleti e degli spettatori.

Tecnologie in campo
tennis desenzano 2Ce lo racconta Giovanni Sartori, contract sales manager Italia di ‘Performance iN Lighting’. “40 anni di storia parlano per noi; siamo la terza azienda come produttori di illuminazione. Ma soprattutto - aggiunge - offriamo prodotti Made in Italy, con garanzie che talvolta si estendono fino ai 10 anni”. Sono queste le premesse cui affidarsi quando si vuole costituire una struttura sportiva di livello, che non passa solo dalla scelta delle superfici di gioco, dalle finiture degli spogliatoi o dall’architettura della club house. Anche l’illuminazione ha un ruolo importante

Regolamenti e certificazioni
“Per progettare un’illuminazione adeguata e di qualità si possono prendere come riferimento le indicazioni delle guide internazionali della ITF e del Comitato Europeo (normative); poi a livello italiano ci sono i regolamenti Fit e Coni con contenuti più espliciti a livello numerico”, spiega Sartori.
Ma pochi sanno, pochissimi controllano. Perché “anche senza dilungarsi in troppi tecnicismi - aggiunge - per un campo di allenamento ci vorrebbero 200 lux medi, per tornei dalla Quarta alla Seconda Categoria almeno 400/500 lux e per tornei internazionali addirittura 750 o 1000 lux medi. E non avere questi parametri di illuminazione di fatto equivale a non avere dimensioni del campo corrette o la rete di un’altezza regolare...”.

pattinaggio Meudon FraE quindi, se si vuole realizzare un progetto di qualità (ma anche solo in linea con le regole del gioco) è importante che entrino in campo, nel vero senso della parola, gli specialisti.
“Una nostra peculiarità sono sopralluoghi e rilevamenti con calcoli illuminotecnici pre-vendita; i puntamenti sono fatti da noi che restiamo comunque a supporto dell’installazione e poi garantiamo l’assistenza post-vendita a partire proprio dalla certificazione Fit, una targa che sancisce la messa a norma dell’illuminazione”.

Inquinamento e consumi
Come detto, l’azienda è specializzata in ambito sportivo. “Tecnicamente le ottiche dei proiettori sono infatti asimmetriche. Questa caratteristica è spesso sottovalutata ma consente ai proiettori di agire nel rispetto dell’inquinamento luminoso, evitando la dispersione di luce verso l’alto (volta celeste) richiesta da tutte le Normative. E sono anche ottiche anti-abbagliamento apposite per migliorare il comfort visivo”.
Oramai l’illuminazione a Led, pane quotidiano per Performance iN Lighting, si sta diffondendo, anche sui campi da tennis italiani. Migliora la qualità e l’uniformità dell’illuminazione. Ma soprattutto i consumi, ci dice Sartori: “A parità di utilizzo il risparmio è del 50-60%. Senza contare che si azzera in pratica la manutenzione. La durata è circa ventennale. E per quanto concerne il sistema di alimentazione, o problematiche di altre componenti, la nostra azienda garantisce assistenza nel giro di 24 ore, in modo definitivo”.

Data articolo: Fri, 12 Apr 2019 07:59:38 +0200
News
DAVIDOVICH FOKINA, IL NEXT GEN DA KO

Dalla racchetta dei grandi magazzini ai ‘pro’, il futuro del tennis spagnolo si racconta: “Mio padre non ha voluto che facessi il pugile e mi ha spinto al tennis. Voglio uno Slam, ma la priorità è crescere, anche come persona”

di Alessandro Nizegorodcew - foto Arata Yamaoka

dav 1Tennis moderno, grandi accelerazioni, sangue russo-svedese e cultura del lavoro iberica. Alejandro Davidovich Fokina rappresenta presente e futuro del movimento spagnolo. Il diciannovenne di Malaga, già vincitore a Wimbledon Junior nel 2017 e oggi al numero 172 del ranking, sembra avere tutte le carte in regola per raggiungere i piani alti del circuito Atp.

La storia
Nato a Cala del Molar (Malaga) il 5 giugno 1999 da padre svedese e madre russa, Alejandro Davidovich Fokina è cresciuto a pane e tennis.
“Credo di aver preso in mano la mia prima racchetta intorno ai due anni - ci racconta il giovane spagnolo - ed era più grande di me. Fu mio padre Eduard, ex pugile, a farmi provare il tennis. Non ha mai voluto, invece, che salissi sul ring, evitandomi di essere preso a pugni in faccia. Mio papà mi ha insegnato i rudimenti, ma il mio primo maestro è stato Gustavo Casero. Fino agli 11 anni mi sono allenato con Manolo Rubiales, mentre oggi il mio coach è Jorge Aguirre”.

dav 2La famiglia Davidovich è umile, tanto che da bambino il biondissimo Alejandro gioca i tornei con una racchetta da pochi euro acquistata in un grande magazzino.
Nel marzo del 2015 disputa il suo primo evento Itf under 18 in un G2 spagnolo e, dopo essere partito dalle qualificazioni conquistando complessivamente 7 vittorie consecutive, si ferma in finale. Nell’aprile 2016 arriva in finale anche nel prestigioso Trofeo Juan Carlos Ferrero, una vera istituzione in Spagna, nella quale viene stoppato dal ‘gemello’ Nicola Kuhn (altro iberico, biondo, di origine straniera). Un anno dopo torna in finale nel medesimo evento, alzando stavolta le braccia al cielo dopo il successo sull’irlandese Simon Carr. Davidovich si presenta nel 2017 all’All England Club e, senza perdere un set, domina il torneo dal primo all’ultimo turno battendo in finale l’argentino Axel Geller 7-6 6-3. “Una settimana unica e indimenticabile, che porterò con me per tutta la vita”.

Il salto tra i ‘pro’
Il 2018 è l’anno del primo titolo nel circuito professionistico, ottenuto sul cemento outdoor di Quinta do Lago, in Portogallo. Da lì inizia la scalata, che parte dalla finale del Challenger di Stettino nel mese di settembre sino all’ultimo atto di Bangkok di poche settimane fa.
“Il passaggio al professionismo ha rappresentato il più grande cambiamento della mia vita - ha spiegato ancora Davidovich -. La cura dei dettagli, le responsabilità in aumento, la cultura del lavoro giorno dopo giorno, sono elementi fondamentali per una crescita costante ed esponenziale”.

dav 3Sogni e obiettivi
Alejandro non si nasconde e punta in alto. “Il mio grande sogno è conquistare un torneo dello Slam, questa volta però nel circuito professionistico. Non c’è un torneo in particolare che vorrei conquistare, anche perché penso di potermi adattare, per caratteristiche, a ogni tipo di superficie. L’obiettivo per il 2019? Non ne ho in termini di classifica, voglio migliorare come tennista e ancor di più come uomo”.

Mix di culture e passioni
Ma chi è Davidovich Fokina fuori dal campo? “Amo il pugilato - racconta -, una passione tramandatami da mio papà. Il mio idolo è Floyd Mayweather, perché ammiro molto il suo autocontrollo sul ring oltre alla capacità di scegliere il colpo migliore per ogni singolo momento. Una caratteristica che, a mio avviso, ricorda molto il tennis. Nel tempo libero amo cucinare, una passione che sa rilassarmi come poche cose al mondo”. Padre russo, madre svedese, cuore spagnolo, Alejandro è cresciuto in un invidiabile mix di culture. “I miei genitori rappresentano il pilastro della mia vita e della mia crescita. Le loro diverse storie mi hanno dato tanto sotto tutti i punti di vista, anche se io sono spagnolo e mi sento profondamente spagnolo. Non a caso il mio idolo assoluto è David Ferrer: la sua capacità di stare in campo, lottare, con correttezza e grinta, è un modello incomparabile. La finale a Bangkok? Non significa nulla, è soltanto un buon risultato nella mia strada per migliorarmi e salire di livello”.

Data articolo: Thu, 11 Apr 2019 07:59:38 +0200
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20 AZZURRI TRA I TOP 200: È L’ITALIA DEL BOOM

Storico record di presenze italiane nell’élite del tennis: la qualità del nostro ventesimo giocatore (Stefano Napolitano, n.199) è la migliore del mondo, superiore a Usa (Tommy Paul n. 204) e Spagna (Bernabe Zapata Miralles, n.256)

di Enzo Anderloni

afildirete 1419 w1Era tanto che tenevamo d’occhio quel numero venti. Pubblichiamo ogni settimana da oltre 4 anni l’elenco dei primi 20 giocatori italiani nella classifica mondiale e abbiamo visto crescerne progressivamente la qualità. Mercoledì 4 febbraio del 2015, primo numero di SuperTennis Magazine versione ‘weekly’, in cui celebravamo il successo di Fabio Fognini e Simone Bolelli nel torneo di doppio degli Open d’Australia, il 20° tennista italiano era Walter Trusendi, n.427 del mondo. Stesso periodo della stagione, l’anno scorso il nostro n.20 Atp era Andrea Basso, n.335. Un bel passo avanti, considerando che, man mano che la competitività e la qualità salgono, progredire diventa più difficile.

Invece a un certo punto è partito un treno ad alta velocità. E abbiamo visto quel numero, quello del ventesimo giocatore italiano risalire il ranking come un Frecciarossa. Venne fuori qualcosa a metà tra la battuta e la scommessa in redazione, lavorando quella pagina delle classifiche subito dopo gli US Open 2018. L’under 16 Musetti era stato finalista under 18, e Lorenzo Sonego entrava per la prima volta tra i Top 100. Il n.20 degli italiani era Filippo Baldi, n.275. “Pensa il giorno che dovessero essere tutti e 20 tra i primi 200…”.

afildirete 1419 w2Quel giorno è oggi. Nell’Atp Singles Ranking dell’8 aprile 2019 il ventesimo giocatore italiano è Stefano Napolitano, 23 anni, n.199. Un record storico per il nostro tennis, un primato mondiale nel circuito attuale. Come ci ricorda il nostro specialista dei numeri Giorgio Spalluto, sono solo 8 le nazioni che hanno almeno 20 giocatori nella classifica professionistica. L’Italia (che ne annovera ben 49) è l’unica con 20 tennisti top 200. Meglio degli Usa, il cui 20° rappresentante è Tommy Paul, n.204; meglio della Spagna che piazza il suo n.20, Bernabe Zapata Miralles, al n.256.

Tra questi nostri 20 top player, perché è di questo tipo di giocatori che stiamo parlando ora che i numeri del tennis professionistico sono sempre più selezionati dal nuovo Transition Tour ITF, ci sono i campioni ultra trentenni della generazione di Federer, Nadal e Djokovic che hanno riportato l’Italia nell’élite del tennis: Fabio Fognini, Andreas Seppi, Simone Bolelli, Paolo Lorenzi.

afildirete 1419 w3E quelli, sempre intorno ai trenta, che hanno cercato di imitarli senza mai mollare: Thomas Fabbiano, Luca Vanni, Andrea Arnaboldi, Roberto Marcora. Poi c’è un gruppo nel pieno della maturazione, tra i 25 e i 28 anni: Marco Cecchinato, Salvatore Caruso, Stefano Travaglia, Alessandro Giannessi, Lorenzo Giustino.

Infine i giovani dai 24 anni in giù, gente che ha ragionevolmente una decina d’anni di carriera davanti per provare ad arrivare… dove vuole: Matteo Berrettini, Lorenzo Sonego, Gianluigi Quinzi, Filippo Baldi, Gianluca Mager, Matteo Donati e Stefano Napolitano. Tutti giocatori davvero forti, tutti tra i primi 200 del mondo. Una squadra dall’assortimento vastissimo che è destinata a rimpolparsi ulteriormente perché, in tema di giovani, dietro stanno spingendo forte 21enni come Gian Marco Moroni, Andrea Pellegrino e Raul Brancaccio. E addirittura 17enni come Jannik Sinner e Lorenzo Musetti. “Pensa quando ne avremo 10 tra i primi 100...”.  In redazione non ci si accontenta mai. Non ci si accontenta più.

Articolo tratto dal n. 14/2019 di SuperTennis Magazine

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SuperTennis Magazine – Anno XV – n.14 – 10 aprile 2019

In questo numero

afildirete 1419 w4Prima pagina – E’ l’Italia del boom Pag.3

I numeri della settimana – Megli di Spagna e Usa Pag.5

Circuito mondiale Atp – Dustin Brown torna a stupire Pag.6

Terza pagina – vacanze a Newport, la casa della gloria Pag.8

Focus Next Gen –Davidovich Fokina ha i colpi da k.o. Pag.10

Il tennis in tv – Live da mattina a sera Pag.12

Pre-quali IBI19 – Bortolotti e Di Sarra volano al Foro Italico Pag.14

Giovani – Junior Next Gen Italia, atto secondo Pag.16

Circuito Fit-Tpra –Il Gazzetta Challenge verso il gran finale Pag. 18

Personal coach –30 giorni al Simposio Pag. 19

Racchette e dintorni – Facciamo luce sui campi Pag. 21

L’esperto risponde – Ma perché in campo spacchiamo le racchette? Pag. 23

Data articolo: Wed, 10 Apr 2019 11:10:27 +0200
News
DUSTIN BROWN TORNA A STUPIRE

Il tedesco d’origine giamaicana di nuovo protagonista conquistando l’Atp Challenger dell’Accademia di Mouratoglou, dove le prime 8 teste di serie erano tutte Top 120 Atp. Ecco tutte le magie del fidanzato della sorella di Kyrgios

di Alessandro Mastroluca - foto Facebook M.T.A.

dustin brownUna macchina da colpi spettacolari. Dustin Brown ha illuminato la settimana al Challenger di Sophia Antipolis, che allineava quattro top 100 e otto teste di serie tutte tra i primi 120 del mondo. Sulla terra rossa della Mouratoglou Tennis Academy, “Dreddy” ha sorpreso a suon di palle corte Baptiste Crepatte, Robin Haase, Kimmer Coppejans, Matteo Donati, Rudolf Molleker e Filip Krajinovic in finale. Il primo titolo Challenger dalla vittoria a Manchester dal 2016 l’ha riportato fra i primi 250 del mondo dopo un 2018 segnato dagli infortuni alla schiena. Il ritiro a tre punti dalla vittoria (contro Mahut) a Montpellier, in lacrime per un improvviso dolore lombare, ha condizionato di fatto tutta la stagione, appena riscattata dalla finale persa a Genova contro un sontuoso Lorenzo Sonego. “Dreddy”, tedesco di origine giamaicana, nel 2017 ha iniziato una love story con Halimah Kyrgios, attrice e sorella di Nick.

Tennis e camper
dustin 2Non vuole parlare troppo dei suoi primi anni, quando girava per l’Europa sul camper che la famiglia ha comprato nel 2004 per permettergli di seguire la sua strada. Il tennis creativo, da autodidatta, non inquadrabile in categorie, si sviluppa in quel periodo come un’anomalia, come un dovere, come la logica conseguenza di una fase in cui bisogna arrangiarsi. I soldi sono pochi, il camper abbassa i costi e diventa anche ufficio: è lì che incorda le racchette anche per gli altri giocatori: si fa pagare meno del servizio del torneo, il gioco è fatto.
L’ha notato per la prima volta un coach americano, Kim Wittenberg, con cui però per anni si sono persi di vista, quando Brown si è trasferito in Giamaica alla metà degli anni Novanta. Poi, al suo rientro in Germania, hanno ripreso a lavorare insieme. Brown, che mette insieme una leggerezza naif e una vocazione tutta tedesca alla puntualità, un look alla Bob Marley e una parlata seria, pacata, ha debuttato a livello ATP nel 2003 (perse da Bob Bryan a Newport) e non ha più giocato nel circuito maggiore fino al 2010, quando ha centrato a Johannesburg la prima vittoria, su Chiudinelli, e insieme il primo dei dodici quarti di finale ATP.

La vittoria su Nadal
dustin 3A maggio di quell’anno è entrato in Top 100 e vinto il primo titolo in doppio, con Rogier Wassen a Metz, in finale su Melo e Soares. È anche la prima delle tre stagioni che ha chiuso fra i primi 100. Un traguardo ripetuto nel 2014, l’anno della vittoria su Nadal, allora numero 1, al secondo turno a Halle, e nel 2016, la sua stagione migliore: centra le prime due semifinali Atp, a Montpellier (perde contro Gasquet) e Gstaad (sconfitto da Lopez), e il best ranking di numero 64 il 10 ottobre, dopo la finale del Challenger di Szczecin persa contro Giannessi.

Ingegno tennistico
Sull’erba si è spinto due volte al terzo turno a Wimbledon, nel 2013 e nel 2015, e si è preso il gusto di battere Lleyton Hewitt e Nadal. Ma sul rosso, al Roland Garros del 2016, ha festeggiato la prima vittoria in carriera al quinto set, su Dudi Sela al primo turno. Contraddizioni? No, solo un poliforme ingegno tennistico che contiene moltitudini. Le esperienze di una vita fatta così gli hanno insegnato a non abbattersi nelle sconfitte e a godersi i successi. “Come festeggerò? - ha detto ai giornalisti dopo il titolo a Sophia Antipolis - Mi prenderò un paio di birre, farò un bagno e starò sveglio tutta la notte a vedere serie TV così che questo giorno non finisca mai”.

Data articolo: Tue, 09 Apr 2019 07:56:14 +0200
News
C'È ANCORA QUALCOSA CHE FEDERER PUÒ MIGLIORARE? RISPONDE L'ESPERTO DEI DATI

La domanda - Ma c’è ancora qualcosa che Roger Federer può migliorare?

Risponde Craig O’Shannessy, esperto di analisi del gioco e di dati, collabora con l’Atp e con Wimbledon; scrive anche per il New York Times

espertoLa risposta
Sì, qualcosa che può migliorare ce l’ha (ancora) anche Roger Federer. Le statistiche ATP mostrano che la sua percentuale nella trasformazione delle palle break continua a non essere... al vertice. L’illustre carriera di Federer è indelebilmente impressa sulle righe e sulle colonne che riempiono le pagine della statistica, evidenziando dove Roger ha sapientemente costruito il suo vantaggio sugli avversari negli ultimi due decenni.
Nel corso della sua carriera, sino al torneo di Miami, Federer ha vinto più punti col primo servizio (51.975), col secondo servizio (23.142) e più giochi alla battuta (15.901) di qualsiasi altro giocatore nella storia del tennis. Nei momenti importanti di una partita ha concretizzato più palle break (4.675) di tutti ed è secondo, alle spalle del solo David Ferrer, per quanto concerne il maggior numero di palle break salvate (4.107).

coriandoliC’è pero una statistica che stupisce, perché sembra incomprensibile alla luce degli straordinari risultati colti da Federer: si tratta della percentuale delle palle break trasformate. Per dare una prospettiva di questo valore anomalo, è importante considerare anche i termini di paragone. I quattro giocatori che detengono la più alta percentuale di palle break concretizzate durante la loro carriera sono stati fra i Top 3 della classifica ATP (come Federer): 1° Guillermo Coria (45.1%), 2° Sergi Bruguera (44,96%), 3° Rafael Nadal (44.94%), 4° Thomas Muster (44.73%). Dov’è Federer in questa classifica? Roger è al 91° posto con una percentuale di 41,13% (4.675 su 11.367), anche se risale prepotentemente sino al 7° posto nel caso in cui si considerino, invece, le palle break salvate col proprio servizio (4.107 su 6.116).

Roger è arrivato a Miami con un solido bilancio di 12 match vinti e 2 persi, ma ha trasformato solo il 34,9% (37 su 106 ) delle palle break avute in questa stagione: questa percentuale lo colloca al 68° posto nella relativa classifica e rappresenta una statistica slegata dai suoi numeri complessivi. Nei due incontri che ha perso sino a ora nel 2019, Federer ha un incredibile 2 su 23 nelle palle break trasformate: 0 su 12 contro Stefanos Tsitsipas nei quarti di finale degli Australian Open e 2 su 11 contro Dominic Thiem nella finale di Indian Wells. Quest’anno Roger ha giocato solo 18 partite fin qui e la sua percentuale di palle break trasformate è decisamente più bassa di quella degli anni precedenti: 2019 = 33,6% (47 su 140); 2018 = 41.8% (178 su 425); 2017 = 40.3% (198 su 491); 2016 = 39.4% (92 su 233); 2015 = 40.1% (239 su 595).

azioneA Miami, la percentuale di palle break concretizzate da Federer è stata leggermente più alta (38,2%) della media stagionale (33,6%), ma non è ancora al livello che Roger vorrebbe: 2 su 8 contro Radu Albot, 3 su 10 contro Filip Krajinovic, 3 su 3 contro Danil Medvedev e 5 su 13 contro Kevin Anderson, per un totale di 13 su 34.
La grande domanda è: perché? La causa potrebbe essere la risposta di rovescio di Federer, che è molto spesso ricercata dagli avversari in questi punti così importanti. A 37 anni Federer sta ancora gareggiando a un livello incredibilmente elevato. Contro Thiem a Indian Wells, Roger ha avuto una palla break sul 4-3 in suo favore nel terzo set e ha messo in rete un passante di rovescio (il sesto colpo dello scambio). Federer lo sa bene: nel tennis una cosa è procurarsi le occasioni per chiudere, un’altra è... chiudere davvero.
(I dati sono aggiornati alla vittoria di Federer su Anderson nei quarti di finale di Miami,
traduzione di Fabio Bagatella)

Data articolo: Sun, 07 Apr 2019 07:57:08 +0200


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