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TSITSIPAS, UN N.1 PER MILANO, LONDRA… TORINO

Il ventenne greco ha mostrato alle Next Gen Atp Finals un tennis e un carisma da protagonista dell’evento maggiore. Quelle Atp Finals che l’Italia si è uficialmente candidata a ospitare dal 2021 nel capoluogo piemontese al Pala Alpitour

di Enzo Anderloni

afildirete 4218 w1Stefanos Tsitsipas è già pronto per Londra. Anzi, a giudicare dallo spettacolo che ha offerto e dal calore che ha generato tra i fans, Londra ce lo ha invidiato un po’. Sì perché dietro a un Djokovic che domina e a un Federer che scricchiola, il biondo figlio di Apostolos ci sarebbe stato da dio, già più carismatico di uno Zverev e di un Thiem, molto più fresco di un Anderson o di un Isner, meno fragile di un Nishikori.

Ma Tsitsipas era a Milano, per vincere a tutti i costi. Teneva tanto al titolo di queste affascinanti Next Gen Atp Finals che per poco non si sfasciava una mano (oltre che la cuffia) pestandola rabbiosamente su un tavolino dopo aver perso il quarto set in semifinale contro Andrey ‘Neuro’ Rublev, altro spirito inquieto. Perché nella sua testa la strada verso il primato assoluto sembra già disegnata, passo per volta, senza fretta ma con determinazione assoluta. Quest’anno è salito sul metrò milanese. Sul prossimo treno, c’è da scommetterlo, ci sarà scritto London Underground.

afildirete 4218 w2E chissà che non attiri dietro di sé anche l’altra nuova star che ‘is born’ nella magia tecnologica di Fiera Milano: Alex De Minaur. L’australiano di padre uruguaiano e madre spagnola vola sul campo come fosse Peter Pan. I ragazzini in tribuna, quelli per cui il format adrenalinico Next Gen è pensato, se ne sono innamorati subito nonostante la divisa incolore, il berrettino calato sugli occhi. Quel demonio sottile (mica per caso lo chiamano Demon) era uno di loro. Uno di domani.

Sarà anche per questo che la candidatura ufficiale di Torino a succedere a Londra nel 2021 come sede delle Atp Finals sembra arrivare in un momento perfetto. L’attimo esatto in cui abbiamo la certezza che dopo Federer e Nadal non ci sarà il diluvio. Anzi: largo ai giovani subito, verrebbe da dire.

Partite intense e divertenti come semifinali e finale delle Next Gen Atp Finals di quest’anno non se ne vedono tante tra i ‘matusa’ del circuito. Salvo i ‘clasici’, vedi il Djokovic- Federer di Bercy. Già, ma per quanto ancora?

afildirete 4218 w3Il problema non tocca il sogno del ‘masters’ sotto la Mole, che mette insieme tutta Italia, da FIT a CONI, passando per Comune di Torino e Regione Piemonte, su su fino al Governo nazionale. Da qui a tre anni potremmo avere al Pala Alpitour il super show del tennis mondiale, comunque si evolvano le vicende tennistiche. Djokovic avrà voglia di battere il record di Slam di Federer e Federer di giocare con la racchetta di Matusalemme? Benissimo, Torino li aspetta a braccia aperte. Saranno entrambi a godersi i millions e billions, i figli e le rispettive famiglie? Benissimo comunque. Dietro di loro ci sono degli sbarbati (a dire il vero il biondo Tsitsipas ha già una bella barba da profeta…) che in certi cuori hanno già preso il loro posto. Tra 16 finalisti del circuito Junior Next Gen Italia, ragazzi e ragazze dai 10 ai 16 anni che abbiamo interpellato, ce n’erano già due che alla domanda ‘chi è il tuo giocatore preferito?’ non hanno risposto Federer o Nadal. Hanno indicato Tsitsipas e Shapovalov.

E, pronta, l’Italia prova a portare tutti a Torino, come un cammino evolutivo naturale dalle Next Gen Finals di Milano. La processione è partita: la guida un giovane dio greco, biondo e barbuto che solleva in alto sorridendo una sfavillante ‘X’ di cristallo. E noi, fedeli, tutti con lui, ad applaudire.

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 42 - 2018  

 

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SuperTennis Magazine – Anno XIV – n.42– 14 novembre 2018

afildirete 4218 w4In questo numero

Prima pagina – Milano, Londra… Torino Pag.3

Next gen Atp Finals: Tsitsipas vede il futuro nello specchio Pag.4

Terza pagina – Londra riaccende le luci sul doppio Pag.9

Fed Cup – Con o senza big la Coppa è di Praga Pag.12

I numeri della settimana – 4 false partenze per RF Pag.14

Il tennis in tv – Il novembre del Padel Pag.16

Giovani - Junior Next gen Italia, lo spettacolo finale Pag.18

Serie A1 – I primi verdetti: passano le romane Pag.22

Padel – Un’Italia… mondiale Pag.27

Circuito Fit-Tpra – Passione promoter Pag. 30

Racchette e dintorni – Incordare i Next Gen: Rublev teso, Tiafoe mollo Pag. 31

L’esperto risponde –E’ vero che anche nel tennis maschile stanno arrivando i cinesi? Pag.33

Data articolo: Wed, 14 Nov 2018 11:00:56 +0100
News
CON LE BIG O SENZA, VINCE SEMPRE LA REPUBBLICA CECA

La Repubblica Ceca si conferma al vertice nonostante abbia dovuto rinunciare a Kvitova e Pliskova nella finale con gli USA. Pure loro in formazione rimaneggiata. Le ceche hanno vinto 11 coppe, 6 delle ultime 8

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

fed 1Con il sesto titolo di Fed Cup delle ultime otto stagioni, conquistato a Praga lo scorso weekend, la Repubblica Ceca ha ulteriormente cementato il suo status di squadra dominatrice dell’ultima decade della competizione. Il fatto che la vittoria sia giunta per 3 a zero, nonostante le due giocatrici ceche più forti si siano defilate all’ultimo per problemi fisici, è ulteriore prova del fatto che l’alchimia della squadra è formidabile e completamente indipendente dalle individualità. A poche ore dall’inizio degli incontri nella O2 Arena praghese, Petr Pala si è ritrovato a disegnare una squadra priva di Petra Kvitova e Karolina Pliskova, per di più contro l’unica compagine che ha sempre rappresentato uno scoglio insormontabile per le formidabili ceche: era dal lontano 1985, che all’epoca vedeva Cechia e Slovacchia ancora unite, che gli Stati Uniti non perdevano in un confronto diretto contro di loro. Kathy Rinaldi, capitana della squadra americana, e le sue ragazze arrivavano a Praga con la fiducia di questo dato e soprattutto del titolo conquistato lo scorso anno.

fed 3Polso e influenza
Per di più Rinaldi, ex Top 10 degli anni ’80 e sulla panchina delle statunitensi dal dicembre 2016, fino a domenica scorsa aveva vinto tutte le cinque sfide in cui aveva guidato la squadra. Sembrava che l’incantesimo posto sul team americano potesse sopravvivere anche alla proibitiva trasferta praghese, vista la sorte capitata alla numero 1 e 2 della squadra di casa. Dopo che i problemi a polpaccio e polso destro di Karolina Pliskova, sgraditi souvenir delle WTA Finals di Singapore, avevano già limitato le scelte di Petr Pala, nelle ultime ore di vigilia un’influenza che si trascinava già da una settimana (nonostante gli antibiotici) aveva infatti messo fuori gioco anche Petra Kvitova.
Per merito di Barbora Strycova, che poco prima dell’inizio della finale ha annunciato che il weekend praghese sarebbe stato l’ultimo capitolo della sua carriera da professionista, e soprattutto di Katerina Siniakova, autentica eroina del week-end, la mancanza delle due campionesse non si è sentita per niente. L’undicesimo trionfo ceco nella storia della Fed Cup porta la firma della giovane Katerina, capace di vincere entrambi i singolari di una finale come avevano fatto Kvitova nel 2011 e 2014, Pliskova nel 2015 e la stessa Strycova nel 2016.

fed 2Entusiasmante maratona
La vittoria di domenica è stata una massacrante maratona tennistica di 3 ore e 45 minuti, vinta per 7-5 al terzo contro un’indomabile Sofia Kenin. “È pazzesco, incredibile”, ha detto la match winner dopo lo sforzo di quasi quattro ore (è stato il match più lungo della stagione femminile) valso la Coppa. “Devo ringraziare i tifosi, mi hanno sostenuto per tutto il match - ha detto -. Non pensavo potessero essere così rumorosi”, ha aggiunto Katerina, con una faccia tra l’estasiato e l’incredulo. Per lunghi tratti, la partita è stata effettivamente entusiasmante. La giovanissima Kenin, nemmeno 20enne, ha invece pianto lacrime amare dopo essersi vista annullare due match point da Katerina, di due anni più ‘anziana’, ma ha reso orgogliosi il suo paese e la sua squadra. L’impegno e il trasporto con cui le più giovani hanno affrontato questo weekend è ulteriore conferma che il valore e il prestigio di questa competizione sono più vivi che mai: “Le giovani e le esordienti sanno quale onore sia, apprezzano l’opportunità, e sono tutte fiere contendenti. Daranno tutto, lasceranno cuore e anima su quel campo”, aveva predetto, senza timore di smentita, Kathy Rinaldi alla vigilia. Erano tre le debuttanti che si era portata dagli States: Danielle Collins, Sofia Kenin e Nicole Melichar. Nonostante la sconfitta gli USA hanno di che sorridere, viste le qualità mostrate dalla Kenin.

fed 4Strycova e Safarova adesso salutano
Con questa finale, nonostante la squadra abbia tutto per proseguire questa sorta di dominio sulla Coppa anche nel prossimo futuro, si è chiusa una fase di storia del tennis ceco. Con la vittoria ottenuta su Sofia Kenin, sabato scorso, Barbora Strycova ha definitivamente salutato il tennis giocato. La 32enne è stata un elemento fondamentale della squadra e grande protagonista anche del circuito Wta, soprattutto negli ultimi anni. Tra un paio di mesi si ritirerà anche Lucie Safarova, giocatrice ancora più illustre e dal talento incredibile. La mancina finalista al Roland Garros del 2015, nelle ultime stagioni, è stato martoriata da una serie piuttosto lunga di fastidi fisici e dopo gli Australian Open 2019 appenderà la racchetta al chiodo.

Data articolo: Tue, 13 Nov 2018 08:58:06 +0100
News
STEFANOS TSITSIPAS HA IL FUTURO IN MANO

Gioca bene, sa vincere e dà spettacolo anche fuori dal campo. La Fiera di Milano ha presentato al mondo un Numero 1. Il tennis è in ottime mani anche grazie alle doti del furetto De Minaur e di bum-bum Rublev

di Gabriele Riva - foto Getty Images e A. Costantini

milanoCon la stessa naturalezza con cui si scatta un selfie, Stefanos Tsitsipas sa mettersi addosso l'abito del protagonista. Le Next Gen Atp Finals 2018, vinte da imbattuto, lasciando per strada e 5 mini-set in 5 giorni, lo dimostrano. Lo scorso anno era arrivato da Milano in qualità di riserva, quest'anno ha fatto la star dal primo all'ultimo giorno. Dall'arrivo in città fino alle dichiarazioni dopo il trionfo, senza tralasciare il campo. Stefanos il greco dai capelli lunghi e biondi sa divertire e appassionare, ma sa anche intrattenere appena ne esce. “Ho giocato un grande tennis qui a Milano, ma mi sono anche divertito molto”. In una settimana ha incassato 407 mila dollari, ha fatto breccia nel cuore dei fan, ha mostrato tutto il repertorio tecnico, ha spaccato un paio di cuffie in preda alla rabbia nella semifinale-fiume contro Rublev (a proposito: con le nuove regole il match più lungo del torneo è durato 2 ore e 8 minuti) e ha fatto il mattatore con almeno una battuta di spirito in ogni intervista rilasciata. Insomma, quando Tsitsipas ha lasciato la Fiera di Milano con il trofeo a X in mano, ha fatto capire a tutti che per il post Rafa & Roger, c'è sicuramente anche lui. Sascha Zverev avvisato.

voleeDopo Chung
“Sono grato di aver giocato qui a Milano e di essere il secondo vincitore di questa manifestazione. È un risultato che mi darà molta fiducia per il futuro”. Come Chung nel 2017, Tsitsipas non ha perso un match nella sua fuga per la vittoria. A differenza del coreano con gli occhiali, però, lui era il favorito. Ha gestito la pressione senza particolari problemi, non proprio da veterano ma quasi. Anche perché il greco arriva da una stagione eccellente per uno di vent'anni. Nel 2018 è diventato per la prima volta Top 20, adesso è numero 15 del ranking Atp, ma non solo. Ha vinto il primo titolo nel circuito maggiore, a metà ottobre, a Stoccolma (Atp 250, sintetico indoor) e in precedenza aveva raggiunto le finali a Barcellona (la prima in un Atp 500) e a Toronto (la prima in un Masters 1000), perdendo entrambe le volte da un certo Rafael Nadal. In Canada, in più, era riuscito a diventare il più giovane di sempre da trent'anni a questa parte a battere nella stessa settimana 4 Top 10.

asciugamaniMilano è “casa”
Insomma, con Tsitsipas, il futuro è adesso. Il suo percorso verso il futuro temporale parte ancora una volta sotto la Madonnina, come nel 2016 quando da Under 18 vinse il primo titolo di Grado A Itf in carriera. “Mi sembra di essere a casa qui a Milano. Un paio d'anni fa ho vinto il Bonfiglio, adesso questa soddisfazione. Dev'esserci proprio un rapporto speciale tra me e questa città”. E l'anno prossimo? Tornerà qui (l'anagrafe glielo consentirebbe) o giocherà le Finals con Djokovic, Nadal, Federer e compagnia bella? “Chissà, forse la cosa migliore - sogghigna - sarebbe far giocare le Finals qui a Milano”. Non sa, Stefanos, che la candidatura per ospitare il gran ballo di fine anno dal 2021 in Italia è per Torino. Battute e scherzi a parte, lui sembra oggi quel che Sascha Zverev era già l'altro ieri: 'the next big thing', come dicono gli anglofoni.

esultanzaIl gusto della battuta
Il gusto della battuta il greco alto 193 cm non riesce a perderlo. Né in campo - dove per ammissione dei suoi stessi rivali è impossibile rispondergli quando il punto conta davvero - né subito fuori. Come alla premiazione, quando scientemente si è messo a ringraziare tutti: “Gli sponsor, gli organizzatori, i raccattapalle, gli arbitri, i giudici di linea... lo so, lo so, sto scherzando! (i giudici di linea non c'erano, sostituiti dal sistema di chiamata elettronico, ndr)”. Un modo come un altro per sottolineare che quella dell'Hawk Eye esteso a tutte le fasi del gioco è l'innovazione che a lui è piaciuta di più: “Il sistema è preciso, puntuale e accurato. Dà molte sicurezze a noi che stiamo in campo”. Entusiasmo più contenuto invece su tutto il resto del format: “Non posso dire che non mi sia piaciuto, anche perché ho vinto, non sarebbe serio”. Tanto lui il modo giusto per vincere partite lo trova sempre, che si arrivi al 4, al 6 o all'8. Il segreto? Lo svela Alex De Minaur, finalista che ha fatto alzare più di un sopracciglio per lo stupore: “È incredibile, nei punti importanti alza sempre il livello. E di tanto”, ha detto. Lo ha fatto contro di lui in finale, e contro Rublev in 'semi'. “Quest'anno sono molto migliorato in quel tipo di situazione - ammette lui -, quando il punto si fa pesante adesso sono più aggressivo e questo paga, nel tennis più pensi più ti crei problemi”.

finalistiLa scalata continua
Le partite vinte crescono, così come la sicurezza nei propri mezzi. Fiducia e vittorie si muovono sempre a braccetto, si sa. Anche perché quest'ultima, di vittoria, arriva in coda a un'annata piena di soddisfazioni: “Ho scalato 76 posti in classifica, ho vinto partite e tornei che ti fanno crescere tanto. Con il diritto credo di essere salito molto di livello, specie con l'inside-in. Penso di poter dire che al momento è la mia arma più efficiente”. E con questa freccia in faretra, si pensa già alla nuova stagione: “Sono pronto a pensare al 2019, è l'anno in cui mi prefiggo di fare molto meglio negli Slam”. Per farlo, dopo un po' di vacanza, tornerà al lavoro col papà-coach Apostolos e con i preparatori fisici della Mouratoglou Tennis Academy. Guardare avanti a Tsitsipas riesce fin troppo bene. Anche troppo, a volte: nel match di round robin vinto contro l'americano Frances Tiafoe, sul 3-1 nel terzo set, il greco ha fatto il punto e ha alzato le braccia al cielo in segno di vittoria. Pensava di essere già a quota 4: “Mi capita spesso, ci sono quasi abituato: ogni tanto dimentico completamente il punteggio della partita. Sono così concentrato su quello che devo fare in campo che dimentico tutto il resto”. Risultato compreso: conta solo la vittoria. E quel futuro che adesso ha in mano.

Data articolo: Mon, 12 Nov 2018 12:08:28 +0100
News
CHE COSA SONO LE BALETTE? RISPONDE L'ESPERTO

balette 1La domanda - Ma che cosa sono le “balette”?

Risponde Franco Alciati, presidente di Associazione Collezionisti Tennis

La risposta
Forse non tutti sanno che il nostro Paese è l’unico al mondo a possedere le mitiche ‘balette’ del XVI secolo. Le balette sono le antenate delle attuali palline da tennis e venivano utilizzate per l’italianissimo gioco della ‘Rachetta’ o ‘Pallacorda’, praticato anche nella vicina Francia con il nome di “Jeu de paume”.

E proprio a proposito delle ‘balette’, lo scorso 28 ottobre presso la Basilica Palatina Santa Barbara di Mantova è stato presentato con il patrocinio del locale Touring Club Italiano il nuovo quaderno della Associazione Collezionisti Tennis il cui titolo è: “Dalle ‘balette’... alle Pirelli. La storia delle palline da tennis italiane”.

balette 2Ormai lo avete capito: si tratta di palle, indispensabili per il gioco. Sono ben descritte dall’abate Antonio Scaino da Salò nel suo trattato-‘bibbia’ sui Giochi della Palla del 1555 e anche ben raffigurate qualche anno dopo nelle incisioni all’acquaforte dall’artista bolognese Giuseppe Maria Mitelli.

Queste ‘balette’ hanno un diametro che varia tra i quattro e i sei centimetri, sono in pelle o cuoio, imbottite di lana ma anche di peli animali e di capelli femminili e cucite con filo dello stesso materiale. In Italia ne esistono ben diciotto esemplari: tre sono conservati a Urbino, di cui due al Palazzo Ducale e una di proprietà di un collezionista privato; sei a Mantova, tre a Palazzo Te e tre alla Basilica Palatina di Santa Barbara; nove a Jesi, al Palazzo Pianetti, attuale sede della Pinacoteca Civica. Ecco perché la nuova pubblicazione è stata presentata in una chiesa. Nel 2006 in seguito ai lavori di restauro della Basilica di Mantova sono emerse, murate in una nicchia, le tre ‘balette’ assieme a un nocciolo di pesca, probabilmente anch’esso utilizzato a suo tempo per qualche gioco. Tra l’altro le ‘balette’ di Santa Barbara sono - tra tutte - le meglio conservate e una in particolare presenta gradevoli decorazioni floreali.

Nelle foto, le balette ritrovate nella Basilica Palatina Santa Barbara di Mantova (per gentile concessione della Diocesi di Mantova - foto Toni Lodigiani)

Data articolo: Sun, 11 Nov 2018 08:57:56 +0100
News
LONDRA 2018: ATTACCO AL NUMERO 1

Il forfait di Nadal consegna a Djokovic il trono di fine anno. E adesso il serbo è anche il grande favorito per le Atp Finals. Federer, che punterebbe al titolo n.100, con lui ha un saldo molto negativo e gli altri...

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

1 djokovicChe la sfida per il numero 1 di fine anno non ci sarebbe stata, a Londra, l’abbiamo saputo prima di poterci illudere. Non era ancora stato sorteggiato il tabellone, lunedì sera, che Rafa Nadal ha confermato ciò che si sospettava da giorni, per non dire da mesi: la sua stagione è terminata agli US Open, sotto i colpi di Juan Martin Del Potro e del dolore cronico alle ginocchia. La notizia è andata a tutto vantaggio di John Isner, che prenderà parte per la prima volta in carriera alle Atp World Tour Finals, e di Novak Djokovic, che ha già la certezza di rimanere numero 1 fino al 2019. Diamo una rapida occhiata agli otto protagonisti che si contenderanno il titolo che lo scorso anno andò a Grigor Dimitrov, quest’anno non qualificato.

GRUPPO KUERTEN
Novak Djokovic
Atp ranking: 1

Nessuno, sul circuito Atp, ha vissuto un inizio e una fine di stagione così diametralmente opposte, almeno in apparenza. Dopo le sconcertanti apparizioni a Indian Wells e Miami, nemmeno 9 mesi fa, Novak Djokovic era ormai oggetto di legittima preoccupazione per la sua salute psicofisica. Assente per metà 2017, irriconoscibile fino a maggio 2018, oggi è di nuovo il padrone poco contrastato del circuito. Per dirla con le sue parole: “Riflettendo su quello che ho passato nell’ultimo anno, è un risultato abbastanza fenomenale. Se me lo avessero detto cinque mesi fa... ho sempre creduto in me stesso, ma era molto improbabile considerando il mio ranking e il modo in cui giocavo”. A Monte-Carlo è tornato a lavorare con il suo storico coach Marian Vajda, e con lui ha ripreso anche a inserire le proteine animali nella dieta (con Pepe Imaz il serbo era diventato completamente vegano): delle 48 partite che ha giocato da quel momento, ne ha perse appena 5. Con il risultato della scorsa settimana a Parigi, impreziosito dalla quarta vittoria consecutiva su Federer, Djokovic è diventato il primo giocatore dai tempi di Marat Safin (2000) ad arrivare al numero 1 in una stagione in cui era stato fuori dai primi 20 del mondo. È la quarta volta che arriva lassù, e sarà la quinta stagione che chiude da sovrano (appaia Federer, il record sono le sei di Sampras).

2 zverevAlexander Zverev
Atp ranking: 5

Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Lo scorso anno Alexander Zverev arrivava a Londra poco più che teenager, di un anno più giovane dei già giovanissimi classe 1996 che lottavano a Milano per la prima edizione delle Next Gen Atp Finals. Potrebbe partecipare anche quest’anno, ma giocherà a Londra e punterà alla prima posizione mondiale dal 2019. L’altro lato della medaglia è un rendimento, negli Slam e più in generale nella seconda metà di stagione, ancora distante dai suoi obiettivi. Non gioca una finale dal torneo di Washington DC e ha preso un’autentica stesa da Khachanov, la scorsa settimana.

3 cilic3 Marin Cilic
Atp ranking: 7

Il finalista degli Australian Open Marin Cilic è reduce da una buonissima stagione, in cui però non è riuscito a lasciare il segno che in molti si aspettavano. In particolare, l’eliminazione per mano di Guido Pella a Wimbledon, dove era tra i favoriti, ha sorpreso molti. Cercherà un acuto a Londra, ma non sarà facile: il numero 1 croato per la quarta volta sarà al via di un torneo che non l’ha mai visto superare la fase a gironi.

4 isnerJohn Isner
Atp ranking: 10

Entrato dalla finestra grazie al forfait di Nadal, l’americano John Isner festeggia a Londra il suo debutto alle Finals e la sua prima stagione chiusa da Top 10. Vincitore di Miami e a un passo dalla sua prima finale Slam a Wimbledon, John e i suoi 208 centimetri potrebbero farsi sentire a suon di ace.

5 federerGRUPPO HEWITT
Roger Federer
Atp ranking: 3

A Londra, Roger Federer andrà a caccia del suo settimo titolo di fine anno, che diventerebbe il numero 100 della sua carriera irripetibile. Lo farà con la consapevolezza di avere nelle gambe e nelle braccia un tennis di livello altissimo, ma forse ancora non sufficiente a battere Novak Djokovic. Lo svizzero rischia di terminare la carriera con un bilancio parziale con il serbo davvero pesante: se si esclude una vittoria nel girone iniziale alle Finals 2015, poi vinte da Djokovic battendolo in finale, Roger non supera Nole dalla finale di Cincinnati del 2015. Se prendiamo in esame gli Slam, arriviamo addirittura al lontanissimo 2012. C’è un motivo se la conclusione della splendida semifinale di sabato scorso a Bercy ha sorpreso davvero pochi: la bestia nera di Roger non è più Rafa, ma il serbo.

6 andersonKevin Anderson
Atp ranking: 6

Kevin Anderson è di due settimane più vecchio di Nadal, ma è uno dei volti nuovi al vertice. Il sudafricano, da almeno dieci anni il volto tennistico del suo Paese, è diventato uno dei big mondiali con la finale degli Us Open raggiunta lo scorso anno (ha perso proprio contro Rafa), e si è confermato con la finale a Wimbledon di quest’anno, un torneo ulteriormente impreziosito dalle indimenticabili vittorie su Federer e Isner. A 32 anni debutterà per la prima volta alle Atp Finals: un premio meritato per un gigante che, tennisticamente, non ha mai smesso di crescere.

7 thiemDominic Thiem
Atp ranking: 8

Nel 2018 Dominic Thiem ha superato le 50 vittorie in una stagione per la seconda volta in carriera, e per la prima volta ha raggiunto una finale Slam. La sua crescita continua, lenta ma regolare, e il suo rendimento a fine stagione è salito: il recente titolo a San Pietroburgo lo dimostra. L’austriaco, classe 1993, è il più giovane dietro a Zverev ed è alla terza apparizione alle Atp Finals.

8 keiKei Nishikori
Atp ranking: 9

Kei Nishikori, in sordina rispetto ai giganti del Tour, ha compilato una stagione di rientro che si potrebbe definire poco meno che strepitosa. Fermo quasi sei mesi lo scorso anno per un problema al polso, ripartendo dai Challenger e rientrando a pieno regime solo su terra battuta, il giapponese è l’unico partecipante alle Finals sotto il metro e ottanta di altezza ed è riuscito a diventare il nono tennista del 2018. Unico dato negativo, per la verità non indifferente, rimane una striscia perdente nelle finali Atp che è arrivata a toccare quota 9 sconfitte consecutive e dura dal 2016.

Data articolo: Sat, 10 Nov 2018 08:57:19 +0100
News
LE SCELTE DEI NEXT GEN: BOLIDI IN PUGNO PER SPACCARE IL MONDO

Ecco che racchette e che corde usano gli 8 qualificati per le Finals di Milano. Tra le varie soluzioni dalle nuove tecnologie si cerca il miglior compromesso per picchiare a tutto braccio senza perdere sensibilità e controllo

di Mauro Simoncini - foto Getty Images

TsitsipasSette racchette per i sette migliori giocatori al mondo Under 21, i primi della speciale classifica Race to Milan dell’Atp. Piú uno, l’italiano che ha conquistato la wild card vincendo il torneo di qualificazione allo Sporting Milano 3. A parte Alexander Zverev, indiscusso numero 1 della classifica NextGen che però sarà impegnato a Londra nel Masters finale dei “grandi”, e lo sfinito Denis Shapovalov, i migliori sono della partita e vogliono vincerla: il greco Tsitsipas, l’australiano De Minaur, gli statunitensi Tiafoe e Fritz, il russo Rublev, il polacco Hurkacz, lo spagnolo Munar e il nostro Caruana.
Sono tutti dei grandi fighter, che spingono al massimo la palla da dietro, dalla riga di fondo: non si risparmiano in quanto a potenza ed energia espressa. Picchiano senza fronzoli, attaccanti da fondo campo sia pure con personalismi e stili differenti.
Ma cosa scelgono dal punto di vista dei materiali, dei telai e dell’incordatura? Andiamo a scoprirlo.

1 Tsitsipas... mimetico - Stefanos Tsitsipas usa una Wilson Blade 98 CV in versione ‘Camo’, con fantasia camouflage, l’ultima veste estetica proposta da Wilson e riservata in teoria solo alla leggera delle Blade (98L da 285 grammi). Ma si sa, per il circuito Atp le soluzione customizzate o come si dice “paintjobbate” sono all’ordine del giorno. Da sempre accompagnato dai tedeschi a tre strisce Adidas il leader greco della classifica Next Gen si fa incordare la sua Blade con Luxilon 4G (25-24 kg la tensione di riferimento).

2 De Minaur e la sua lama - Usa lo stesso telaio (Wilson Blade98 con schema corde 18x20) anche l’australiano Alex De Minaur, al suo esordio in quel di Milano. La veste estetica è quella più classica: base nera e ‘spalle’ verde bandiera. Per le corde la scelta ricade anche nel suo caso su un sintetico monofilamento: Luxilon 4G versione ‘ruvida’, Rough. La tensione? 23 chili sia per le verticali che per le orizzontali. L’aussie, il più aggressivo tra i partecipanti, ha i giapponesi di Asics come sponsor tecnico; ai suoi piedi le nuove Solution Speed FF.

rublev3 Adrenalina Rublev - Dello stesso marchio di incordature di Tsitsipas si serve anche Andrey Rublev, il russo che già l’anno scorso si è ben disimpegnato in quel di Milano; Andrey usa Luxilon Adrenaline calibro 1,30 mm, da far montare (25/26 kg) su quella che, a sua detta, è una Wilson Pro Staff. Parliamo di colori e serigrafia, perché proprio la storia di Rublev e della sua racchetta l’anno scorso aveva incuriosito parecchio. Stava testando un nuovo telaio, ma alla fine si era affidato a quello vecchio, uno solo, che faceva avanti e indietro dalla sala incordature al campo alla velocità della luce grazie alla professionalità degli stringer. Rublev è sin da giovanissimo uomo Nike, come altri due in campo a Milano, gli americani Fritz e Tiafoe.

4 Fritz... radicale - Taylor Fritz fa un po’ storia a sé perché è l’unico degli otto a usare un telaio ‘a tiratura limitata’. Si tratta di una Head (Radical Mp) in versione celebrativa realizzata in occasione del 25° anniversario del modello giallonero, quello che in mano ad Andre Agassi conquistò il mondo. Fritz è originale anche nell’incordatura. Usa un ibrido: budello naturale e sintetico monofilamento Solinco, modello Tour Bite. La tensione indicativa è bassa: 22,2/21,3 kg.

tiafoe5 Tiafoe va per il sottile - Il fisicato Frances Tiafoe, al quale di certo non manca potenza, si affida a un marchio giapponese, Yonex, e nello specifico al modello VCore Pro 97, lo stesso di Stan Wawrinka nella versione da 310 grammi di peso senza corde. Una racchetta comunque impegnativa, ben equilibrata ma dal profilo sottile (20 mm) e con ovale contenuto. Anche l’incordatura è ‘made in Japan’: sintetico monofilamento Yonex Poly Tour Pro, calibro 1,25, alla tensione di soli 19 kg.

6 Hurkacz, che esplosioni di classe! - È salito sul metró in corsa ma non è l’ultimo arrivato, il polacco Hubert Hurkacz basa molto il suo gioco su un servizio (ed eventuale successivo diritto) devastante. Visto che, pur lungo e sottile, tira fortissimo, ha scelto un telaio dal grande controllo: utilizza infatti una Head Prestige MP, incordata con monofilamento Luxilon a tensione media: 24 kg.

munar7 Munar ‘giapponese’ - Sono tre i Next Gen delle Finals ad affidarsi ai telai Yonex; anche il maiorchino Jaume Munar, usa una racchetta Made in Japan e precisamente Yonex Ezone 100. Munar, seguito dallo staff della Rafa Nadal Tennis Academy e spesso direttamente da Moya e Nadal (quando possibile durante i tornei) ha scelto una racchetta più potente e di spinta rispetto ai colleghi Next Gen: il 300x100 (300 grammi di peso, 100 pollici quadrati di piatto) di casa Yonex, con profilo più marcato, per lavorare al meglio anche in difesa con le rotazioni. Le corde sono sempre Yonex: le Poly Tour Pro calibro 1,25.

caruana 28 Caruana tutto ‘made in Japan’ - Anche Liam Caruana, il ventenne romano che abita negli Usa da quando era piccolo, è felicemente legato alla tecnolgia giapponese. La sua racchetta è una Yonex VCore SV 98, telaio potente e votato alle rotazioni. Molto evoluto sul piano aerodinamico supporta bene il tennis velocissimo dell’azzurrino che per l’incordatura si affida, anche lui, a Yonex Poly Tour Pro, sintetico monifilamento. La tensione dichiarata è in libbre, 53, che corrispondono a 24 kg. D’altra parte Liam vive ad Austin, Texas, e lì anche le macchine incordatrici parlano... americano.

Data articolo: Fri, 09 Nov 2018 08:51:40 +0100
News
I 7 NUMERI UNO PIÙ N.1 DI TUTTI I TEMPI

Novak Djokovic ha chiuso il quinto anno in vetta, raggiungendo Roger Federer e Jimmy Connors. Nessuno fin qui ha mai retto lo scettro tanto a lungo quanto Pete Sampras (6 anni). Mentre Lendl e McEnroe...

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

foto terza 1Cinque anni da numero 1. Novak Djokovic si presenta in testa all’ultima settimana dopo la finale a Parigi Bercy, anticipata da una delle partite più belle dell’anno. Dopo l’annuncio del forfait di Nadal alle Finals di Londra, Nole è già sicuro di raggiungere Jimmy Connors e Roger Federer, lo sconfitto nella splendida semifinale parigina. Ma ancora nessuno ha retto lo scettro tanto quanto Pete Sampras, numero 1 a fine anno per sei stagioni di fila, dal 1993 al 1998.

1 Pete Sampras, 6 anni da re
Il regno dell’11° n.1 nell’Era computerizzata, dal 1973, inizia il 12 aprile 1993. Diventerà in pochi mesi il primo statunitense dopo McEnroe a vincere Wimbledon e Us Open lo stesso anno. Nel 1994 diventa il primo dal Grande Slam di Rod Laver (1969) a conquistare tre major di fila. Resta in testa al ranking per tutta la stagione: nessuno ci era più riuscito dall’87. A Wimbledon, nel 1995, si conferma padrone del Centrale. Nel 1996 perde in finale allo Us Open da Andre Agassi, che lo supera in classifica. Sampras però finisce l’anno da n.1. I due grandi rivali hanno mantenuto le prime due posizioni per tutta la stagione: non era mai successo. Agassi, Kafelnikov e Chang provano a contrastarlo nel 1996. Muore Tim Gullikson e, nel giorno in cui lo storico coach avrebbe festeggiato il 45° compleanno, Sampras batte Chang in finale allo Us Open. La vittoria simbolo, però, resta quella in finale ad Hannover contro Becker: Pistol Pete è il 5° a vincere il Masters almeno tre volte. Si ripete nel 1997, stagione in cui raggiunge i 52 titoli in carriera compreso il 2° Australian Open e il 4° Wimbledon. Il 5° segna il 1998, l’anno che lo incorona n.1 per la sesta volta. “Sei anni sono quasi una carriera, per restare in vetta così a lungo devi avere tutto. Non vedo nessuno nel tennis di oggi con solidità e resistenza per riuscirci”. Non s’è visto nemmeno dopo.

foto terza 22 Connors dà ‘il cinque’
“Il tennis per me era un divertimento non un lavoro - diceva spesso Jimmy Connors - e più la partita era lunga, più la battaglia era dura, più mi divertivo”. Ha chiuso da numero 1 cinque stagioni, dal 1974 al 1978. In questi cinque anni ha vinto cinque Slam e giocato altre sei finali, di cui cinque consecutive allo Us Open (primo a riuscirci dai tempi di Bill Tilden), di cui sarà l’unico campione su tre superfici diverse. Nel 1974 vince 93 partite su 97 e 15 titoli complessivi. Centra tre Slam e il quarto, il Roland Garros, non può giocarlo perché associato al World Team Tennis (WTT). Nell’era Open, solo in sei hanno conquistato almeno tre major nella stessa stagione: oltre a Jimbo, solo Laver nell’anno del Grande Slam, Mats Wilander (1988), Roger Federer (2004, 2006, 2007), Rafael Nadal (2010) e Novak Djokovic (2011, 2015).

5 federer3 Federer e la ‘manita’
Nel 2004, la sua prima stagione da numero 1, Federer diventa il primo giocatore nell’era Open a vincere tre Slam e il Masters nello stesso anno. Il 2005 è la seconda stagione migliore di sempre, dietro il 1984 di McEnroe: undici titoli, di cui due Slam, 81 vittorie in 85 partite lo mantengono in testa a fine anno. Rimane in testa anche a fine 2006, in cui conquista tre Slam, quattro Masters 1000 e il Masters, in cui perde solo da Nadal (che lo batte nella loro prima finale Slam a Parigi) e Andy Murray, e nel 2007 in cui di nuovo raggiunge la finale in tutti i major e ne vince tre. La rivista Time lo inserisce fra le 100 persone più importanti del mondo. Dopo quel quadriennio di dominio, Federer chiuderà da numero 1 il 2009, l’anno del Career Grand Slam in cui finalmente riesce ad alzare la Coppa dei Moschettieri a Parigi, superando i 14 Slam in carriera di Pete Sampras. Vanta il record di settimane in vetta (310).

foto terza 44 Novak Djokovic il n.1 di... adesso
Il 2011 di Novak Djokovic, il primo anno che chiude da numero 1, rimane una delle migliori stagioni di sempre: vince 3 Slam e 5 Masters 1000. L’anno successivo si conferma in vetta centra sei titoli in undici finali, compresi Australian Open dopo una finale epica e ATP Finals. Solo due volte in 17 eventi perde prima della semifinale. Ha chiuso in testa al ranking altre due stagioni, 2014 e 2015. Nel 2014 è diventato il 23° giocatore nell’era Open a raggiungere le 600 vittorie, con il 20° titolo in un Masters 1000 a Bercy. Nel 2015 è quasi imbattibile: trionfa in tre Slam, e a Parigi perde in finale, gioca 15 finali consecutive e chiude con un record di 15-4 contro Federer, Nadal e Murray. È il primo ad aver vinto il “Masters” quattro volte di fila e a superare i 20 milioni di montepremi stagionale.

foto terza 55 Rafa Nadal, 4 stagioni in vetta
Nadal è l’unico ad aver chiuso da numero 1 per quattro anni non consecutivi. Una serie iniziata nel 2008, quando sale in testa al ranking dopo 160 settimane da numero 2. È una stagione da otto titoli, che gli vale il primo trionfo a Wimbledon e lo proietta all’oro olimpico con una striscia di 32 vittorie di fila, la più lunga che si sia mai sviluppata su tre superfici diverse. Nel 2010 torna a vincere Wimbledon e, allo Us Open, diventa il più giovane a completare il Career Grand Slam. Il 2013 è un anno da record, in cui conquista l’ottavo Roland Garros (eguagliato Max Decugis), il secondo Us Open e cinque Masters 1000. Celebra il quarto anno da numero 1 nel 2017, la stagione della rinascita e del decimo Roland Garros. Diventerà il primo nell’era Open a trionfare a Parigi e a New York nello stesso anno per tre volte, e il più anziano a chiudere una stagione in vetta al ranking.

foto terza 26 Il poker di Ivan Lendl, 4 stagioni in vetta
“La mia missione non è rendere la gente felice - diceva Ivan Lendl a Frank Deford di Sports Illustrated -. La mia missione è vincere”. Missione decisamente compiuta. Dal 1985, suo primo anno da numero 1, quando conquista lo Us Open in finale su McEnroe, rimane numero 1 del mondo per 157 settimane di fila (saranno 270 in totale, per 4 volte a fine anno). Tra il 1982 e il 1989 ogni finale allo Us Open lo vede in campo. Sarà anche stato “il campione di cui non importa a nessuno” come titolò Sports Illustrated nel 1986 dopo il suo secondo Us Open, ma in carriera è arrivato almeno in semifinale in 334 tornei. Flushing Meadows è ‘casa sua’, Wimbledon il giardino precluso. Chiude da numero 1 dal 1985 al 1987, le stagioni dei tre trionfi a New York e degli ultimi due a Parigi; oltre al 1989, l’anno del primo Australian Open.

foto terza 77 Anche McEnroe ha chiuso 4 anni da numero 1
‘You cannot be serious’. È la protesta più famosa del tennis, il marchio del 1981 di John McEnroe che quell’anno interrompe le 41 vittorie di fila di Borg a Wimbledon in finale ma per le troppe intemperanze non viene invitato al ballo di gala a fine torneo. McGenius chiude al n.1 quattro annate di fila (‘81-84’). Ian Barnes del Daily Express per primo lo chiama “SuperBrat”. Il suo primo anno da numero 1 coincide anche con l’ultima sfida in carriera contro Borg che si sente libero e leggero dopo aver perso la finale dello Us Open. Per la classifica allora valeva la media ponderata di risultati, e questo gli ha permesso di chiudere in testa il 1982 nonostante Connors abbia vinto Wimbledon e US Open. Nel 1983 trionfa ai Championships e alle WCT Finals, e lancia il 1984, la stagione migliore di sempre: 13 titoli, 82 vittorie in 85 partite, 11 in 12 contro gli altri due top 3, Connors e Lendl che però lo batte in finale al Roland Garros: è una delle sconfitte che ha fatto più fatica ad accettare.

Data articolo: Thu, 08 Nov 2018 08:52:14 +0100
News
DIECI ANNI DI SUPERTENNIS: TUTTA UN’ALTRA STORIA 

Sabato 10 novembre il nostro canale televisivo compirà 10 anni, trasmettendo la finalissima delle Next gen Atp Finals. La ‘pazza’ idea di Angelo Binaghi, presidente della Fit, ha cambiato il modo di percepire il tennis e raccontato un decennio di grandi imprese del tennis italiano

di Enzo Anderloni 

afildirete 4118 w1C’è un prima e un dopo SuperTennis: gli ultimi dieci anni per il nostro sport sono stati davvero un’altra storia. Mai come in questo caso celebrare un anniversario, dieci anni tondi tondi il 10 novembre 2018, esce dalla dimensione rituale e ti immerge in un flashback quasi surreale. Ci siamo dimenticati com’era il tennis, reale e percepito, in Italia prima della nascita del nostro canale televisivo. Ci siamo dimenticati dell’aria di sufficienza o addirittura dell’ostilità con cui venne accolta anche solo l’idea.

Perché quell’investimento tanto importante nel campo dei media (nessuna federazione al mondo l’aveva mai nemmeno pensato) e non sul campo vero e proprio, sul settore tecnico? Questo era il leitmotiv degli scettici e dei critici in quei primi anni del nuovo millennio in cui Angelo Binaghi cominciava a mettere a fuoco quest’idea ‘balzana’. Da pochi anni il tennis italiano aveva ripreso a crescere dopo un lungo momento difficile in termini di risultati e di visibilità, in cui si era vinto poco o niente (mai oltre un quarto di finale Slam da un trentennio) e sebbene il movimento fosse finalmente di nuovo in fase di rapida espansione, per vedere qualcosa in televisione bisognava pagare.

I primi segnali di un cambiamento c’erano stati anche a livello di risultati, comunque: su tutti la conquista nel settembre del 2006 della prima Fed Cup, la Coppa Davis al femminile, grazie al team guidato da Corrado Barazzutti formato da Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, Roberta Vinci, Mara Santangelo e Tathiana Garbin. Poi nel maggio del 2007 gli Internazionali BNL d’Italia (che nel 2003, quando non erano ancora BNL, facevano registrare solo 50.801 paganti) avevano visto i primi frutti del grande lavoro di rilancio con oltre 100.000 spettatori (101.088 per l’esattezza), esaltati anche dall’impresa di Flippo Volandri, semifinalista dopo aver eliminato il n.1 Roger Federer. Imprese sportive importanti, segno di una nuova tendenza azzurra in uno sport che stava esplodendo a livello mondiale trascinato dal carisma dello stesso Federer, di Rafael Nadal, Novak Djokovic, Andy Murray, i Fab Four della racchetta.

afildirete 4118 w2Ma chi lo sapeva, fuori dal nostro ambiente? Bisognava raccontarlo a tutti. Raggiungere anche chi non si poteva permettere la pay tv. Costruire una nuova casa per il tennis e portarla nelle case degli Italiani. E SuperTennis fu. Tra scetticismo e polemiche di coloro che pensavano di sapere tutto (compreso il sottoscritto, allora direttore de Il Tennis Italiano) e la determinazione di chi parlava poco ma molto faceva. Oggi fatti e numeri parlano chiaro e non esiste più nemmeno discussione su chi avesse ragione.

E’ emozionante ripercorrere l’ultimo decennio, quello che stiamo per celebrare, tra imprese sportive e mediatiche. I numeri del canale televisivo sono un crescendo continuo (vedi il grafico in queste pagine) ma non bastano a fotografare quanto il tennis e SuperTennis siano entrati nella pelle degli appassionati italiani: come un tatuaggio da mostrare con orgoglio.

SuperTennis porta in casa il grande tennis e ti manda in campo sognando di viverlo in prima persona. Da protagonista. Un’immagine: la scorsa settimana Luca Giacomini, ventunenne di belle speranze, batteva il favorito Andrea Pellegrino al primo turno delle qualificazioni delle Next Gen Atp Finals allo Sporting Milano 3. In quel momento Supertennis trasmetteva in diretta un match del Wta Elite Trophy di Zhuhai: la partita di Basiglio era live su Facebook Live. La prima domanda che Giacomini ci ha fatto mentre l’accompagnavamo alla conferenza stampa è stata: “ma poi andrà in differita anche in Tv, vero?”.

Perché SuperTennis è la consacrazione. SuperTennis racconta chi ce l’ha fatta e chi ce la sta mettendo tutta. Coppa Davis e Fed Cup, tutti i tornei Wta Premier e International, 13 tornei Atp 500, 40 tornei Atp 250. E le Next Gen Atp Finals, in esclusiva, con la finale proprio il 10 novembre. Il racconto di Supertennis arriva però anche alle radici, nelle regioni, nei circoli, Regionando e Circolando. È casa del tennis anche e soprattutto lì, tra i ragazzini del Trofeo Kinder e quelli del circuito Junior Next Gen Italia, come tra i maturi fighter del circuito amatoriale Fit Tpra.

afildirete 4118 w3Così non è un caso se in questi 10 anni con la tv accesa gli agonisti sono passati da meno di 60.000 a più di 100.000, i tesserati complessivi sono arrivati a 370.000. E gli spettatori degli Internazionali BNL d’Italia? Stabilmente oltre i 200.000 con un picco a 223.000 nel 2017. Un popolo di appassionati che si è trovato immerso, grazie a SuperTennis, in un’epoca di splendori.

Le Fed Cup conquistate dalla generazione d’oro del tennis femminile azzurro nel decennio sono diventate quattro e quattro giocatrici italiane sono entrate tra le prime 10 del mondo: Francesca Schiavone n. 4, Sara Errani n.5, Flavia pennetta n. 6, Roberta Vinci n. 7. Nel 2010 è arrivato il primo Grande Slam italiano dai tempi delle racchette di legno, a Parigi con la Schiavone. Nel 2015 addirittura una finale degli US Open tutta italiana: Pennetta e Vinci padrone di New York.

In questi anni ci siamo abituati all’eccezionale: come definire altrimenti la conquista di tutti e quattro i tornei dello slam in doppio da parte di Roberta Vinci e Sara Errani tra il 2012 e il 2014? E Fognini/Bolelli campioni agli Australian Open 2015? Il fatto straordinario, di cui non ci rendiamo conto perché ci siamo abituati, è che tutte queste imprese siano state vissute da tutti, siano entrate in tutte le case. Emozioni senza prezzo da provare gratis. Grazie a SuperTennis.

Ora è il momento di raccontare la nuova generazione di giocatori azzurri: dai 25 anni di Marco Cecchinato semifinalista quest’anno al Roland Garros, ai 22 di Matteo Berrettini già in grado di vincere un torneo Atp, sempre quest’anno a Kitzbuehel. Fino a tutti gli altri under 25 a ridosso della Top 100 (Sonego, Quinzi, Caruso, Baldi, Napolitano, Donati, ecc. ecc.) che, in un tennis dove spopolano ancora dei 37 anni (vero Roger e Serena?) ci assicurano almeno un altro decennio di divertimento. Su SuperTennis.

La casa del tennis è costruita guardando al futuro: pare un segno del destino che la finale delle Next Gen Atp Finals cada proprio il giorno del decennale. Tutti potranno vedere gratuitamente in diretta il trionfo di una star di domani in un torneo che si gioca con le regole di domani. Buon divertimento, con SuperTennis.

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 41 - 2018  

Per scaricare il numero completo della nuova rivista settimanale potete CLICCARE QUI Registrandovi al servizio My Fit Score potrete riceverla automaticamente ogni mercoledì via newsletter. La rivista è scaricabile (e stampabile) in formato pdf. 

 

SuperTennis Magazine – Anno XIV – n.41– 7 novembre 2018

In questo numero

afildirete 4118 w4Prima pagina – SuperTennis: tutta un’altra storia Pag.3

Next gen Atp Finals: le star che brillano sotto la Madonnina Pag.6

Next gen Atp Finals: Caruana e l’amico Fritz Pag.10

Circuito mondiale: Londra ha già il suo n.1 Pag.12

Circuito mondiale: Fino a ieri Next gen, oggi batte i Top Ten Pag.14

Terza pagina – I 7 Numeri Uno più n.1 di tutti Pag.16

I numeri della settimana – Infallibile Khachanov Pag.18

Il tennis in tv – Regali di compleanno Pag.20

Serie A1 – Colpaccio genova: l’Aniene perde in casa Pag.22

Veterani – Signiri, che master! Pag.27

Circuito Fit-Tpra – #IBI19, per sognare basta un click Pag. 30

Racchette e dintorni – Bolidi in pugno per spaccare il mondo Pag. 32

L’esperto risponde –Ma che cosa sono le ‘balette’? Pag.35

Data articolo: Wed, 07 Nov 2018 11:58:48 +0100
News
KHACHANOV: FINO A IERI NEXT GEN, ADESSO TOP TEN?

Khachanov lo scorso anno fu uno dei big alle Next Gen Atp Finals. Adesso è n.11 al mondo e picchia talmente forte da battere l'imbattibile Djokovic. È riserva a Londra, ma dopo il titolo di Bercy nel 2019...

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

karen 1Karen Khachanov è definitivamente arrivato sulla grande scena. È questa la nuova consapevolezza che ci e gli hanno regalato non solo Bercy, ma tutti gli ultimi quattro, cinque mesi di livello stratosferico. Lo scorso anno protagonista alla Fiera di Milano-Rho, questo novembre sarà la prima riserva a Londra (seguito da Borna Coric, altro ex Next Gen), proseguendo lungo un percorso di crescita costante. Il giocatore che abbiamo ammirato agli US Open contro Nadal sta emergendo come forse il complessivamente più dotato del lotto che lo scorso anno si è conteso il titolo della prima edizione delle Next Gen Atp Finals. “Sa davvero farti male”, ha detto Djokovic, uno cui solitamente puoi lanciare mattoni o lavandini senza procurargli un graffio, dopo la finale di domenica. Il moscovita finiva lo scorso anno al 45° posto, oggi chiude la stagione regolare 2018 come undicesimo giocatore del mondo.

karen 2Potenza e non solo
Con la sua potenza su entrambi i lati, la sua capacità di muoversi come qualcuno ben più basso dei suoi 198 centimetri, ultimamente il moscovita ha davvero impressionato, e non solo a Parigi dove ha battuto quattro Top 10 di fila. Al suo fianco c’è ancora il croato Vedran Martic, l’ex coach di Ivanisevic che lo segue dal lontano 2012, se si esclude una parentesi comunque piuttosto considerevole con Galo Blanco (si allenava insieme al connazionale Rublev, che oggi è ancora seguito da Fernando Vicente). Si allena tutt’ora in Spagna, ed è cresciuto tennisticamente su terra battuta. Considerato il suo stile di gioco, la sua difesa eccellente e la familiarità con la superficie, già il prossimo anno potrebbe rivelarsi una minaccia ingombrante sul rosso, Roland Garros compreso.

Dopo Davydenko e Marat Safin
karen 3I suoi risultati Slam di quest’anno, non eccelsi in termini di piazzamento, vanno letti a partire dal nome degli avversari che l’hanno sconfitto: Del Potro agli Australian Open, Sascha Zverev a Parigi, Djokovic a Wimbledon, Nadal come detto agli US Open; se si esclude il serbo, con tutti gli altri è andato molto vicino alla vittoria. Il suo record immacolato nelle finali (4 titoli, zero sconfitte) completa un quadro davvero promettente per il tennis russo, che domenica è tornato ad avere un campione Masters 1000 dopo che gli ultimi trionfi erano stati firmati da Davydenko e Safin. L’idolo di Karen, manco a dirlo, era Marat.

Data articolo: Tue, 06 Nov 2018 08:59:36 +0100
News
CARUANA: "FRITZ È UN AMICO, VOGLIO RAGGIUNGERLO PRESTO"

Conosciamo meglio la wild card italiana 2018. Ha un tatuaggio con una citazione della Bibbia sul fianco, è nato in Italia ma vive in Texas e ha un rovescio lungolinea da paura. “Voglio arrivare dov’è il mio amico Fritz”

di Gabriele Riva - foto A. Costantini

caruana 1Dove lo trovate un ragazzo di vent’anni con due versetti della Bibbia tatuati sul fianco? Facile: alla Fiera di Milano-Rho: è quel biondino con l’aria simpatica e spensierata che dà il cinque a Frances Tiafoe e abbraccia Taylor Fritz. Lui è Liam Caruana, nato a Roma, trasferito negli States a sei anni con la famiglia (è il quarto di cinque fratelli) e con in mano, stretta là nel pugno, una grande chance. Quest’anno la sua stagione è stata dura: infortuni, dubbi, zero continuità. Il ranking che calava drasticamente. A febbraio era n.375 Atp, oggi è n.622. Ma, si sa, le vie del signore sono infinite. A proposito, torniamo al tatuaggio: “Confida nel Signore con tutto il cuore, e non appoggiarti sulla tua intelligenza; in tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri”. Libro dei Proverbi, 3:5-6. “Sembra lungo per essere tutto tatuato sul fianco vero? Neanche tanto, e poi è molto profondo e a me piace”.

pop gruppo bac181688A cena con Quinzi
Mostra i versetti alzandosi la maglietta ancora sudata dalla lotta che, qualche minuto prima, gli ha regalato la wild card per le Next Gen Atp Finals, sui campi dello Sporting Milano 3. Lì era arrivato il suo ‘come on’ più forte, poi una serie di colpi sul petto a festeggiare il successo in finale sul partenopeo Raul Brancaccio, il favorito della vigilia. “Ma io questa wild card l’ho vinta col cuore, sono eccitato ed entusiasta, è stato un percorso molto difficile. Ma me l’aspettavo, perché il livello di noi italiani adesso è molto, molto buono”. E il bello deve ancora venire: “Ricordo che qualche tempo fa - racconta - ero a cena con Gianluigi Quinzi, c’erano anche Matteo e Jacopo Berrettini perché eravamo con la nostra squadra (in Serie A1 sono tutti tesserati per la Canottieri Aniene Roma, ndr) e ‘Gian’ ci raccontava tutte le cose belle che ha vissuto alle Next Gen Atp Finals. Non pensavo potesse succedere anche a me, invece eccomi qui, è fantastico”.

caruana 2Frustrazione e fiducia
Ora quelle immagini ‘belle’ le vede in prima persona, con i suoi occhi. E lo fa con personalità e sicurezza. Fiducia in se stesso e nelle armi che l’hanno portato fin qui. Sì, perché il timore di non poter fare come Quinzi e di non vincere quella wild card non era il frutto di scarsa autostima, ma di una stagione complicata, complicatissima: “Quest’anno ho avuto problemi di ogni tipo: adduttore, addominali, non me li ricordo nemmeno tutti i guai che ho avuto. Mi allenavo, giocavo e mi facevo subito male. Poi recuperavo, mi allenavo, rientravo nel circuito, e mi rifacevo male ancora”. Adesso le prospettive cambiano e le sicurezze tornano. Specialmente quelle tecniche. “Non ho intenzione di snaturare il mio gioco solo perché davanti avrò dei campioni già fatti, gente da Top 50”. Nei suoi mezzi Liam crede fermamente. “Il mio è un gioco d’attacco. Non sono uno che si mette lì ad aspettare l’errore dell’altro”. Tsitsipas, Fritz, Tiafoe, sotto a chi tocca: “È ovvio che loro sono tutti un bel gradone sopra al mio livello in questo momento, ma io mi sento pronto. Fisicamente finalmente mi sento bene”.

insiemeTennis d’attacco
Quel tennis aggressivo e d’attacco firmato Liam, ancora sconosciuto nel circuito maggiore (nel 2018 ha giocato solo un match in un main draw Atp, a inizio anno ad Auckland), l’hanno visto bene gli appassionati dello Sporting Milano 3 e i telespettatori di SuperTennis. Soprattutto nel tie-break vinto nel quarto mini-set della finale contro Brancaccio: lì dentro c’è tutto il Caruana-pensiero. Sul 5 pari ha giocato un rovescio lungolinea maestoso, all’incrocio delle righe a scardinare la difesa sul lato destro di Brancaccio. “Il rovescio è certamente il mio colpo migliore, ma quel colpo l’ho giocato praticamente a occhi chiusi. Mi sono detto: ‘se proprio devo perdere ‘sto tie-break, voglio perderlo facendo il mio gioco, senza avere rimpianti’. E così è stato”. Il tutto senza pensare alla posta in palio: “Ma nemmeno ai soldi che ci stavamo giocando”. A Caruana grazie a quel rovescio - e non solo ovviamente... - sono andati i 52 mila dollari garantiti dall’Atp a tutti i partecipanti delle Next Gen Finals.

pop liam caruana 1 8948Il grande salto
Ma a dire il vero in palio c’era anche molto di più: la possibilità di giocare con Tsitsipas, Fritz e gli altri. “Tutta gente che conosco già molto bene perché abbiamo girato il circuito Junior insieme”, racconta Liam. Quando si trasferì dall’Italia, da bimbo, la prima destinazione fu la California. “È lì che ho conosciuto Fritz, giocavo spesso con lui, anche perché, avendo entrambi i genitori tennisti, lui aveva il campo in casa e ci allenavamo spesso insieme”. Tiafoe è pure un amico: “Non ci sentiamo molto spesso ma quando ci vediamo, con Frances sono baci e abbracci”. La differenza al momento è evidente, e Caruana ne è consapevole: “Loro sono stati bravi a sfruttare subito e in fretta quel momento chiave nella carriera di ognuno in cui metti insieme le partite e le consapevolezze giuste per fare il grande salto. Io quel passo devo ancora farlo”. Ma l’ambizione non manca. Il lavoro, al fianco del papà-allenatore Max (con lui a destra nella foto), ha un obiettivo preciso: “Io voglio arrivare dove stanno loro adesso, al livello di Fritz e di Tiafoe. Penso che questa che mi si è presentata ora davanti sia una buona opportunità, diciamo la strada giusta”. Le vie del Signore, a volte, passano anche per Milano.

Data articolo: Mon, 05 Nov 2018 09:01:29 +0100


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