Coronavirus, la mappa del contagio nel mondo

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News contratti e accordi da rassegna.it (CGIL)

#contratti #lavoro #accordi #CGIL

Contratti e accordi
Marche, accordo sul riconoscimento economico al personale della sanità

Importante accordo tra Cgil, Cisl e Uil e la Regione Marche per un riconoscimento economico al personale della sanità delle Marche impegnato nella gestione dell'emergenza per il Covid-19. Destinatari dell’intervento sono infatti dirigenti medici e sanitari, personale sanitario, socio-sanitario, tecnico e ausiliario, addetti alle pulizie e sanificazione.

Secondo Daniela Barbaresi, segretaria generale della Cgil Marche, e Matteo Pintucci, Segretario generale della Fp Cgil Marche: “È molto importante che si riconosca e valorizzi concretamente il profondo senso di responsabilità e lo straordinario impegno profuso da tutti coloro che ormai da lungo tempo sono in prima linea per fronteggiare questa drammatica emergenza sanitaria. Un’emergenza che conferma il valore imprescindibile del sistema sanitario pubblico e dei lavoratori e lavoratrici che ne rappresentano il pilastro fondamentale. Significativo il riconoscimento dell’impegno di medici, infermieri, oss, tecnici, ausiliari, ma anche dei lavoratori addetti a pulizie e sanificazione degli ambienti”.

Le risorse complessive ammontano a oltre 20 milioni di euro, ovvero 11 milioni da destinare alle prestazioni aggiuntive richieste a fronte delle esigenze organizzative di natura eccezionale e temporanea, 6,4 milioni per integrare i fondi contrattuali degli istituti collegati alle condizioni di lavoro, 2 milioni per integrare i fondi contrattuali della dirigenza sanitaria e 870 mila euro per l’area della medicina convenzionata con particolare attenzione all’emergenza sanitaria territoriale 118.

Con le risorse che incrementano i fondi contrattuali verrà compensato il lavoro straordinario e le particolari condizioni di disagio e rischio, compreso il riconoscimento dell’indennità di malattie infettive e il riconoscimento dei tempi di vestizione. Previsto l’impegno all’emanazione di linee di indirizzo per la stabilizzazione dei precari per il triennio 2020-2022. La regolamentazione specifica delle singole misure verrà definita con successive intese entro 15 giorni dalla stipula dell’accordo.

Data articolo: Mon, 20 Apr 2020 16:39:00 +0200
Contratti e accordi
Qua la mano, nonostante la distanza

Nel settore delle costruzioni sono stati firmati due accordi per fare ripartire in sicurezza i cantieri a fronte della pandemia da Covid-19, con soddisfazioni dei rappresentanti dei lavoratori che si sono spesi e si spendono affinché la strada maestra sia quella delle buone relazioni sindacali. Il primo caso è quello del protocollo siglato da Fillea Cgil, da Feneal Uil, Filca Cisl di Firenze e Pavimental per far ripartire i lavori nel cantiere della A1 di Barberino del Mugello-Calenzano. Tra le misure di contenimento del Coronavirus tute integrali (anche catarifrangenti), dotazione quotidiana di mascherine e guanti, igienizzazioni, percorsi delimitati per la distanza sociale, misurazione della temperatura corporea, esami seriologici. Marco Carletti, segretario generale della Fillea Cgil di Firenze, aggiunge che alle suddette misure si aggiungono la formazione per i lavoratori, cartelli informativi sui comportamenti da tenere; un servizio navetta per i pendolari e l’impegno dell’azienda a predisporre uno spazio di isolamento per chi dovesse manifestare sintomi di infezione con un servizio di infermeria attivo 24 ore su 24.

Carletti sottolinea l’assunzione di responsabilità da parte delle organizzazioni sindacali, “il lavoro dei delegati e dell'azienda per tornare a lavorare”, avendo come punto di riferimento la salute di tutti, trovando un accordo su procedure e regolamentazioni certe. “Stiamo allargando il protocollo anche a un altro cantiere della A1 – ci dice - e al sottopasso dell’alta velocità, il cui cantiere ci auguriamo sia riaperto al più presto”. Il segretario generale della Fillea tiene anche a ricordare che “in questo Paese i corpi intermedi servono e non sono un orpello” e che lo si vede anche nel momento in cui, “su 2000 richieste di cassa integrazione aperte, 600 vedono i verbali firmati, di cui 400 con l’anticipo da parte dell’azienda”.  

Anche per i lavoratori della Ferretti Group, leader mondiale nella costruzione e commercializzazione di motor yacht e navi da diporto, è stato sottoscritto dai sindacati un protocollo per la gestione e il contrasto alla diffusione del Covid-19. Il documento prevede tutte le disposizioni sanitarie in tutela della salute, ma anche la costituzione di un comitato composto da datore di lavoro, servizio protezione e prevenzione, direzione di stabilimento, medico competente, organizzazioni sindacali RSU/RLS di ogni singolo cantiere del gruppo. “La filosofia è quella del confronto quotidiano – ci spiega Maurizio Maurizzi, segretario nazionale della Fillea Cgil – e, se c’è da modificare l’organizzazione del lavoro, lo si discute con i lavoratori e quindi con le organizzazioni sindacali, ben sapendo che, almeno fino a quando ci sarà l’emergenza pandemia, il modo di lavorare può cambiare. Gli assembramenti da evitare, i distanziamenti da rispettare e altri fattori modificano l’organizzazione del lavoro, turni, orari, carichi, quindi c’è l’impegno ben preciso delle parti per avere un confronto preventivo in modo da trovare tutti gli equilibri del caso per la tutela e la garanzia dei lavoratori”. Alla Ferretti, come ci spiega Maurizzi, si stanno costruendo le condizioni per lavorare in sicurezza quando ci sarà la ripartenza e il sindacato è pronto a rivendicare con tutti i mezzi l’applicazione del protocollo, se sarà necessario, e a fare verifiche costanti o aggiustamenti nel caso dovessero sorgere nuove problematiche. 

Tanto Caretti quanto Maurizzi concordano nel dire che i protocolli sottoscritti dalla Fillea Cgil sono riproducibili anche per gli altri cantieri, adattandoli in base alla specificità dei diversi settori, quello edile come quelli del legno, delle cave, dei cantieri nautici e di tutte le fabbriche, affinché tutti gli addetti possano andare al lavoro senza rischiare di ammalarsi o di contagiare i propri familiari una volta tornati a casa. I risultati ottenuti, sottolineano entrambi, sono il frutto del lavoro di anni da parte del sindacato per stabilire relazioni con le aziende che abbiano i giusti rapporti di forza. Ora, se si vuole uscire tutti quanti insieme da questa pesante crisi e affrontare la ripresa in modo sicuro, sono necessari un cambio di passo e misure di sicurezza più severe.

Data articolo: Thu, 16 Apr 2020 17:45:00 +0200
Contratti e accordi
Fca: una firma contro la diffusione del Covid-19

È stato raggiunto oggi (9 aprile) un accordo tra sindacati e Fca sulle linee guida da adottare contro il rischio contagio da Covid-19, in vista della ripartenza delle attività produttive alla scadenza stabilita dal governo. È quanto si apprende da una nota unitaria di Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr.

L’accordo, spiegano le sigle, "prevede una serie di misure che dovranno essere implementate nelle unità produttive attraverso il confronto con le rappresentanze sindacali, alcune già intraprese prima del blocco decretato dal governo, altre del tutto nuove, che dovranno garantire la massima sicurezza possibile e che hanno ricevuto il parere favorevole del virologo Roberto Burioni".

Fra le misure previste ci sono l'igienizzazione e la sanificazione degli ambienti da effettuare prima della ripresa del lavoro e da ripetere periodicamente, il mantenimento delle distanze di almeno un metro sia negli ambienti comuni sia nelle postazioni lavorative, la concessione del lavoro agile (smart working) a chi può lavorare da remoto, la dotazione di mascherine a tutti i lavoratori, la misurazione delle temperature prima di accedere in azienda, tutele per i soggetti più vulnerabili per condizioni di salute, l’adozione di procedure finalizzate a evitare assembramenti nelle mense e negli spogliatoi, nonché nelle fasi di entrata e di uscita.

È prevista inoltre l'apertura di un confronto con le istituzioni locali, affinché garantiscano trasporti collettivi adeguati. Infine è stabilito il principio della rotazione nell'applicazione della cassa integrazione. Le linee guida dovranno essere applicate con il pieno coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. "L’obiettivo è predisporre le condizioni per una ripresa produttiva nel massimo della sicurezza possibile - concludono i sindacati -. Prima di iniziare il lavoro, ciascuno in base all’accordo riceverà una adeguata informativa sulle procedure e sull’utilizzo dei dispositivi".

Data articolo: Thu, 09 Apr 2020 17:36:00 +0200
Contratti e accordi
Conad Nord Ovest, siglata intesa per cig in Sardegna

È stato firmato il 2 aprile al ministero del Lavoro un accordo con Margherita Distribuzione che avrà ricadute sui 540 lavoratori dei tre ipermercati della Sardegna - Sassari, Olbia e Cagliari Marconi - per i quali l’azienda potrà richiedere la cassa integrazione straordinaria per crisi.

“Abbiamo ritenuto necessario siglare l’intesa per attenuare gli impatti sul piano sociale e garantire le possibili misure di massima salvaguardia occupazionale, con una riduzione dell’orario di lavoro fino al 40 per cento e il criterio della rotazione”, ha spiegato la segretaria regionale Filcams Cgil Nella Milazzo, sottolineando che “il ricorso alla cassa integrazione è purtroppo inevitabile, vista la crisi dei punti vendita, ma ha anche l’obiettivo di arginare futuri interventi drastici da parte dell’impresa”.

La Filcams Cgil chiarisce invece le ragioni per cui non ha sottoscritto gli accordi in sede sindacale, siglati invece da altre organizzazioni come Fisascat e Ugl. “Prima di tutto perché, nonostante le nostre ripetute richieste, non è stata spesa nemmeno una parola sulle centinaia di lavoratori degli appalti che rischiano il posto di lavoro”, spiega la Filcams: “Poi perché riteniamo inaccettabile che non ci sia alcun vincolo a ricollocare gli eventuali esuberi nelle imprese alle quali verranno affittati gli spazi derivanti dalla riduzione degli ipermercati”.

Al momento gli ipermercati che passeranno, indicativamente entro l’anno, alla Cooperativa Conad Nord Ovest sono quelli di Sassari e Olbia: “Ci auguriamo che il passaggio avvenga il prima possibile perché è quanto mai necessario un rilancio che restituisca certezze e prospettive ai lavoratori”. Il sindacato esprime invece preoccupazione sul futuro dell’ipermercato di Cagliari Marconi, dal momento che dall'ultimo bollettino dell’antitrust si evince che sarà l’unico in Sardegna a non passare alla Cooperativa Conad Nord Ovest. “Su questo - conclude Nella Milazzo - auspichiamo di confrontarci al più presto i vertici di Margherita Distribuzione”.

Data articolo: Mon, 06 Apr 2020 08:53:00 +0200
Contratti e accordi
Sottoscritto protocollo per tutela dipendenti pubblici
Data articolo: Fri, 03 Apr 2020 21:20:00 +0200
Contratti e accordi
«Così abbiamo rafforzato l’italianità di Unicredit»

Giuliano Calcagni, segretario generale della Fisac, ieri (2 aprile) nonostante la pandemia in corso avete firmato un accordo molto importante con Unicredit che inverte la rotta nel settore bancario. Quali sono i punti salienti dell’intesa? 

Abbiamo ottenuto 2.600 nuove assunzioni, più altre centinaia di stabilizzazioni: arriviamo in totale a 3.500 lavoratori garantiti a fronte delle uscite volontarie, che sono scese a 5.200. Il conto è presto fatto: parliamo di un rapporto tra entrate e uscite di quasi il 70 cento. Un risultato molto importante che senza dubbio ha più valore in tempi come questi, con le banche che hanno sospeso i dividendi. Come dicevi, abbiamo invertito la rotta, è vero, e con questo accordo abbiamo segnato un punto a nostro vantaggio anche per le trattative future, in particolare nel famoso tasso di sostituzione che, ripeto, con Unicredit si aggira al 70 per cento tra nuove entrate e stabilizzazioni dei tempi determinati. Per noi, le banche non possono pensare che si vada mai al di sotto del 50 per cento. Il risultato raggiunto in questo caso servirà a futura memoria.

 

Unicredit è un grande gruppo internazionale. Sono sventati i rischi di un disimpegno dell’azienda dal nostro Paese?

Sì, e questo è sicuramente l’altro tratto distintivo dell’accordo. Siamo partiti nella trattativa con una serie di dichiarazioni preoccupanti dei vertici aziendali, dalle quali era evidente che ci fosse il rischio di “emigrazione” del corpo degli affari centrali di Unicredit dall’Italia verso l’estero. Alla fine, grazie alla nostra lotta, della Fisac e della Cgil, siamo riusciti a invertire la tendenza. Ne usciamo con l’idea rafforzata che questa banca continuerà ad avere un ruolo centrale in Italia, cosa non certa all’inizio del negoziato.

Nell’accordo si parla di investimenti per il Sud. Anche questo non era affatto scontato…

Esatto. Ci sono rafforzamenti dei poli funzionali di Napoli e l’istituzione di quello di Palermo, un discorso sul quale abbiamo puntato sin dall’inizio e anche in questo caso abbiamo centrato l’obiettivo. Mi rendo conto che nel Mezzogiorno il problema occupazione è un mare magnun, ma proprio per questo è importante avere mandato un segnale concreto di attenzione che dà nuove possibilità soprattutto ai giovani, perché a loro sono rivolte le assunzioni. Dall’altra parte voglio ricordare che siamo riusciti a tutelare anche i dipendenti attuali. La formazione e la riqualificazione professionale riguarderà ben 800 persone, sono numeri grandi, da grande azienda. E per quanto riguarda le uscite, voglio sottolineare ancora una volta che saranno tutte volontarie con esodo incentivato.

In conclusione, se allarghiamo il quadro a tutto il settore bancario, che scenario immagini per il prossimo futuro di fronte alla pandemia del coronavirus? 

Per prima cosa vorrei ricordare che i lavoratori delle banche sono in prima fila durante l’emergenza. Con il loro impegno, anche a contatto con il pubblico, stanno mandando avanti uno dei motori del Paese. Voglio quindi ringraziarli perché non si sono tirati indietro, anzi. Per il futuro è ovvio che il ruolo delle banche sarà fondamentale per rilanciare l’economia. Da oggi dobbiamo lavorare affinché le aziende produttive abbiano liquidità. 

Sappiamo che su questo fronte la Fisac ha già avanzato una proposta, puoi spiegarcela in sintesi?

L’idea è fornire liquidità alle aziende tramite una garanzia pubblica al 100 per cento, aggiuntiva rispetto a quella che il nostro sistema mette oggi a disposizione, legando però questo finanziamento alla conservazione del posto di lavoro per almeno 24 mesi. È un iter che nella nostra proposta potrebbe avere tempi molto rapidi e concludersi con l’erogazione entro dieci giorni dalla richiesta. In pratica, un vero e proprio patto tra lo Stato e il sistema creditizio per salvare l’occupazione di oggi e garantire la possibilità di sviluppo per le giovani generazioni.

Data articolo: Fri, 03 Apr 2020 13:11:00 +0200
Contratti e accordi
Unicredit, firmato l’accordo per 2.600 assunzioni

Era appena lo scorso 3 dicembre quando il gruppo Unicredit ha presentato un ambizioso piano industriale denominato "Team 23". Il mercato accolse con favore quel progetto che prevedeva consistenti utili nel successivo quadriennio e altrettanto consistente redistribuzione agli azionisti della ricchezza prodotta. La questione assunse una dimensione che andò oltre gli addetti ai lavori. Il grande pubblico, a tutti i livelli, fu coinvolto tramite i media. Infatti il piano prevedeva anche 8 mila esuberi e le organizzazioni sindacali presero posizione contro una potenziale redistribuzione di ricchezza agli azionisti a scapito dell’occupazione. Intervennero con forza i massimi vertici dell’organizzazione. Il segretario generale delle Cgil Maurizio Landini e il segretario generale dei bancari della Cgil Giuliano Calcagni si espressero con fermezza contro questa eventualità.

Nelle settimane successive fu chiarito che gli esodi sarebbero stati gestiti tramite l’ammortizzatore sociale di settore e mediante incentivi all’esodo volontario. Rimanevano sul tavolo la questione occupazionale, altri temi che avrebbero interessato la vita lavorativa di migliaia di impiegate/i e la conferma della presenza in Italia di uno dei principali gruppi bancari europei. "Sin da subito – spiegano in casa Fisac Cgil – abbiamo iniziato a valutare e definire le necessarie priorità in continuità con la filosofia già espressa in fase di rinnovo del Ccnl di settore e le opzioni politiche della Cgil: riduzione degli esuberi, e contestuale assunzione stabile di un cospicuo numero di lavoratori e rafforzamento e spostamento di lavorazioni nel Mezzogiorno".

La lettera per l’avvio della procedura arrivata il 10 febbraio, in ritardo rispetto alle aspettative, conteneva questioni che coinvolgevano la vita di chi nel mondo del lavoro ci stava da molti anni e poteva uscirne, la vita di coloro che in banca sarebbero rimasti e anche il futuro di coloro che avrebbero potuto entrarvi. In quei giorni il Covid19 era nella fase iniziale della sua diffusione e si è rivelato in breve tempo una drammatica pandemia, determinando una fase di enorme incertezza con inevitabili ripercussioni sulla possibilità o meno di condurre una trattativa così importante in condizioni inedite. La Fisac Cgil si è impegnata con fermezza affinché si procedesse facendo ricorso a tutti i mezzi che la tecnologia mette a disposizione: "Siamo andati avanti non senza fatica tanto per la segreteria nazionale, quanto per la segreteria di coordinamento. Tenere l’intero quadro dirigente a bordo e utilizzarne le singole competenze ha significato raddoppiare il numero di riunioni in una situazione che ci vedeva anche impegnati nella contingente gestione delle ripercussioni che i vari Dpcm con il passare dei giorni andavano determinando nel Paese e nella gestione del disagio di lavoratrici e lavoratori del credito che svolgono con sacrificio un servizio pubblico essenziale".

Oggi un accordo c’è. "Un accordo già di straordinario valore in tempi normali – afferma il sindacato dei bancari Cgil – e che assume ancora più peso oggi per la inedita situazione del Paese, anzi, del mondo". È un accordo che comprende e presenta punti di pubblico interesse in un settore come quello delle banche che sono aziende private che svolgono attività di interesse collettivo. Nel gruppo Unicredit, nei prossimi quattro anni, saranno assunte 2.600 persone con contratti stabili: tempo indeterminato o apprendistato, consapevoli che nel settore gli apprendisti sono sempre confermati, così come sono stati confermati, anche con questo accordo, i circa 900 apprendisti in scadenza. 

Le uscite sono state ridotte a 5.200, tutte rigorosamente volontarie e incentivate. E con 800 riconversioni professionali fornendo risposte a quanti sono volontariamente intenzionati a uscire dalla banca e cogliendo l’esigenza di creare buona e stabile occupazione per le giovani donne e i giovani uomini del nostro Paese, prevedendo per questa tipologia di assunzioni, un versamento aggiuntivo aziendale al fondo pensione di gruppo per i primi tre anni dando valore alle pensioni delle più giovani generazioni. Anche per il Mezzogiorno si sono ottenute risposte importanti prevedendo un impegno strategico attraverso la costituzione di un nuovo “polo” di lavorazioni in Sicilia e il rafforzamento nonché il trasferimento di nuove attività in Campania.

"Per lavoratrici e lavoratori che resteranno in servizio e meritano di essere ripagati – concludono dal sindacato – per l’impegno profuso ogni giorno, particolarmente in questa difficile fase, si è contrattato un aumento del premio di produttività e un aumento del ticket pasto. Si prevede, inoltre, di aprire una successiva fase di contrattazione per definire nuovi percorsi professionali nelle aziende del gruppo, nonché la declinazione in concreto di alcune tematiche che riguardano la vita di lavoratrici e lavoratori di Unicredit. Un accordo che guarda al futuro in cui le parole giovani, pensioni, formazione e mezzogiorno si tramutano in accordi sindacali, in investimenti di cui l’Italia ha ed avrà bisogno per affrontare il tempo che la storia ci consegna". 

Data articolo: Thu, 02 Apr 2020 17:23:00 +0200
Contratti e accordi
«Un sostegno al reddito rapido e per tutti»

Nella notte, dopo una lunga trattativa in video conferenza, è stato concluso l’accordo tra governo, parti sociali e datoriali, Abi per l’anticipo degli assegni di cassa integrazione da parte della banche. Una buona notizia che si iscrive negli sforzi che si stanno compiendo per assicurare a ciascun lavoratore e lavoratrici sostegno al reddito. Ne parliamo con Tania Scacchetti, segretaria nazionale della Cgil.

Individuare ogni strumento possibile per fare in modo che il sostegno al reddito arrivi subito nelle tasche dei lavoratori rimasti scoperti a causa del virus. È questo il senso di quanto siglato nella notte?

Innanzitutto è un buon accordo che ricalca un modello che avevamo già sperimentato con Confindustria e Abi nel 2009 quando venne introdotta la cassa integrazione in deroga, poi rinnovato negli anni in particolare per la cassa straordinaria. Saranno milioni i lavoratori in cassa integrazione Covid-19 e aspettare l’autorizzazione Inps e l’erogazione degli assegni da parte dell’Istituto comporterebbe un’assenza di reddito per un tempo insostenibile, quindi è un accordo importantissimo. Le banche potranno anticipare soprattutto per i dipendenti a zero ore ma anche per chi dovesse avere un trattamento parziale, fino ad un massimo di 1400 euro, l’ammontare dell’assegno sia della cig del Fis (Fondo integrazione salariale, ndr).

Sostegno al reddito subito per dar fiato ai lavoratori e alle lavoratrici e sostenere almeno alcune filiere dell’economia e dei consumi interni, quelli legati ai beni di prima necessità...

In questo momento è reale il rischio che all’interno di una famiglia tutti i componenti adulti si trovino in difficoltà lavorativa, dalla cassa alla disoccupazione. E ricordo che l’assegno di cig è decurtato del 20 percento rispetto al salario reale, quindi esiste un problema di impoverimento di intere fasce sociali, l’accordo di questa notte – procedure e modulistiche ne sono parte integrante proprio per semplificare e accelerare il più possibile le domande e l’erogazione – è importante perché risponde alla necessità di ridurre il più possibile la difficoltà che lavoratori e lavoratrici affrontano. Sottolineo un altro aspetto importante, a mio giudizio, di quanto siglato con Abi, la clausola n. 7. Sarà ulteriormente approfondita in particolare con il ministero del Lavoro e con il Mise, ma l’impegno è quello di garantire maggiore liquidità anche al sistema delle impresse che possono anche loro anticipare i trattamenti di ammortizzatore sociale. In sostanza occorre far in modo che il numero maggiore possibile di imprese possa anticipare direttamente gli assegni per i propri dipendenti, così da consentire all’Inps di svolgere senza affanno il disbrigo di tutte le pratiche. Insomma, un accordo per diversi strumenti con un unico obiettivo: garantire a tutti di ricevere il sostegno al reddito rapidamente.

L’accordo di questa notte individua le modalità di pagamento degli ammortizzatori messi in campo con il Decreto Cura Italia. Estensione della Cassa integrazione a tutte le aziende anche sotto i 5 dipendenti...

Se si leggesse con attenzione il Cura Italia spogliandosi di occhiali ideologici, ci si renderebbe conto che in Italia esiste la necessità di lavorare ad un sistema realmente universalistico. Oggi non è così tant’è che le misure a tutela del reddito dei lavoratori dipendenti sono molteplici. Con il Decreto sono state introdotte migliori condizioni per le aziende che già accedono alla cassa ordinaria o ai fondi di solidarietà bilaterali o al Fis, la cassa in deroga Covid-19 consente procedure molto più semplici e rapide, vengono tolti i tetti di utilizzo, sterilizzati i periodi, non servono le giornate di anzianità. Così anche per gli addetti delle aziende che già accedono agli ammortizzatori sarà più semplice accedere alle misure tradizionali misure tradizionali. È poi previsto uno stanziamento importante, ma sappiamo già essere sottodimensionato rispetto all’entità del problema, di 3,5 miliardi per la cassa ai lavoratori delle imprese sotto i 5 addetti. Una misura rilevante che secondo noi andrà implementata per entità di risorse nel decreto di aprile. Il provvedimento di cui stiamo parlando introduce anche una misura che guarda al vasto mondo del lavoro non subordinato: autonomi, collaboratori, partite iva ma anche i professionisti iscritti alla gestione ordinaria come titolari di negozi ecc., è uno strumento importante perché risponde all’obbiettivo di provare a dare qualcosa a tutti, che però non è né particolarmente equa né particolarmente proporzionale, garantisce poco – 600 euro per il mese di marzo vedremo cosà si predisporrà per aprile – a tutti senza guardare alle reali condizioni delle persone.

E poi ci sono gli esclusi, penso soprattutto a due tipi di lavoratori e lavoratrici, i riders e il lavoro domestico. Come risolvere questo vulnus?

Sono due dei buchi più evidenti del Decreto ma soprattutto della volontà che il governo ha manifestato di voler dare risposta a tutti. Non aver previsto alcun sostegno al lavoro che in gran parte donne svolgono all’interno delle nostre case mi pare indegno. È colpita una popolazione tendenzialmente molto fragile, che lavora in solitudine, essenziale però per la tenuta del nostro sistema di welfare. Abbiamo chiesto che questo vulnus venga corretto in sede di conversione parlamentare del testo. Altrettanto abbiamo chiesto per tutte le figure di lavoratori autonomi occasionali che avendo un reddito fino a 5000 euro non sono soggetti a nessun versamento previdenziale, il caso più eclatante è quello dei riders ma esistono centinaia di migliaia di ragazzi che svolgono attività di questa natura e allo stato non avranno nessun sostegno. Esiste in realtà un articolo del provvedimento che istituisce una sorta di reddito di ultima istanza che guarda in particolare alla platea di professionisti iscritti alle casse private per i quali è già stato disposto un Decreto ad hoc che potrebbe essere esteso a tutti. In sostanza, però, la parcellizzazione del nostro mondo del lavoro rende evidente come sia difficile selezionare misura per misura rispetto ai singoli beneficiari perché si rischia di non comprendere categorie significative di lavoratori. Per questo la parola chiave del futuro dovrà essere universalità, del sistema sanitario, del welfare, degli ammortizzatori sociali.

Con il Cura Italia sono stati previsti strumenti di sostegno al reddito anche per i lavoratori stagionali agricoli e non solo...

La loro introduzione è un riconoscimento importante e non scontato della peculiarità e del valore di questi lavori, per altro guarda a platee dai numeri significati attorno ai 600 mila per l’agricoltura, 400 mila per il turismo, ad esempio, e quello che si riconosce è il mancato lavoro, quello che non ci sarà non quello che si interrompe. Pensiamo che il contributo debba essere esteso anche ad altre categorie di stagionali ma, soprattutto riteniamo che per il 2021 vada per loro rafforzato lo strumento della Naspi. Abbiamo, però una preoccupazione, il lavoro a tempo determinato che coinvolge 2 milioni di uomini e donne. La maggior parte rischia di essere lasciata a casa o di non veder rinnovato il contratto, il Decreto Dignità giustamente introdusse tetti e causali, la situazione oggi è tale che occorre intervenire anche in questo settore. 

Rimaniamo in agricoltura. Dagli imprenditori di questo settore arriva un grido di allarme, mancano tra 200 e 300 mila lavoratori migranti per le campagne di raccolta primaverile ed estiva. Ci troviamo di fronte ad una contraddizione: manca il lavoro e contemporaneamente manca manodopera nei campi. Gli imprenditori chiedono la reintroduzione dei voucher o di poter disporre di chi percepisce il reddito di cittadinanza o la cassa integrazione. Come se ne esce?

Quelle proposte sono proprio sbagliate. Tutto possiamo permetterci tranne che riproporre la ricetta stantia del lavoro non retribuito e non riconosciuto come tale. Innanzitutto bisognerebbe provvedere alla regolarizzazione dei migranti che sono sul nostro territorio e che in virtù di leggi sbagliate e pericolose sull’immigrazioni, sono clandestini (riguarda anche moltissime badanti) e rimangono quindi intrappolati nel lavoro nero e nella ricattabilità. Poi, se c’è la necessità di far lavorare persone nella filiera dell’agroalimentare si assumano. L’agricoltura è regolata da una notevole quantità di tipologie contrattuali, anche giornaliere, non si capisce perché far lavorare i cassintegrati o i percettori del Reddito di cittadinanza. Si guardi al vasto mondo dei disoccupati e si assuma con contratti regolari, con salario dignitoso e diritti. Abbiamo passato quasi 20 anni a impoverire e precarizzare il nostro mercato del lavoro pensando che quella fosse l’unica ricetta per competere, era sbagliato negli ultimi dieci anni a maggior ragione lo è oggi. L’unico modo per ripartire, speriamo il prima possibile, è scommettere sul lavoro e sul lavoro di qualità.

Esiste una questione delicata, ne ha accennato il ministro Provenzano qualche giorno fa, una parte consistente dell’economia del nostro Paese, soprattutto al Sud ma non solo, si fonda sul lavoro sommerso, i lavoratori nella stragrande maggioranza dei casi sono vittime di questo sistema e oggi sono totalmente scoperti: devono stare a casa e quindi non lavorano e non esistono ammortizzatori sociali da attivare. Che fare?

Un pezzo del nostro sistema imprenditoriale porta una grande responsabilità: dove c’è un lavoratore non regolare c’è un impressa che approfitta e fa profitto di quella irregolarità, di quella riduzione di costi e della ricattabilità di quelle persone. Occorre partire dal mettere in chiaro quel lavoro, da far emergere il sommerso. Ovviamente esiste una questione immediata che è il sostegno di queste persone, il reddito di ultima istanza di cui si parla dovrebbe servire anche a questo. Insisto, però, il punto di partenza non può essere un ammortizzatore per i lavoratori in nero ma la loro regolarizzazione. Legalità, diritti e giustizia sociale. Questa la strada per uscire dall’emergenza e far ripartire il Paese.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2020 17:04:00 +0200
Contratti e accordi
Le banche pagheranno l'anticipo della cig 

In arrivo le norme per pagare subito gli ammortizzatori sociali ai lavoratori che sono sospesi a causa dell'emergenza coronavirus grazie ad una anticipo da parte delle banche. È questo l’accordo trovato tra il governo, l'Associazione bancaria italiana (Abi), sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) e associazioni datoriali (Confindustria, Confapi, Rete imprese Italia, Alleanza delle cooperative, Confagricoltura, Claai, Cia, Coldiretti, Confetra e Confedilizia). "In attesa della erogazione da parte dell’Inps delle spettanze di cassa per le quali è previsto il pagamento diretto da parte dell’istituto - scrive la Cgil sul proprio profilo Facebook - le banche convenzionate anticiperanno le somme: fino a 1400 euro per la cig a zero ore di 9 settimane (con un assegno proporzionato per periodi inferiori o part time)".

Il testo integrale della convenzione (pdf)
Cgil: risposta importante per i lavoratori

Un modo per assicurare liquidità in tempi più rapidi e dare così un aiuto concreto alle famiglie, alle prese con crescenti difficoltà a gestire la quotidianità. La somma dovrebbe venire accreditata direttamente sui conti correnti, anticipata dagli istituti di credito, rispetto al pagamento che i beneficiari riceveranno dall'Inps. Il versamento sui conti punta ad evitare anche che le persone si rechino negli uffici postali o bancari, a garanzia di una maggiore sicurezza, dei lavoratori e dei clienti. Per quanto riguarda gli importi, c'è l'impegno, come dichiarato dal governo, ad essere versata entro metà aprile.

Nel frattempo, gli aiuti per le imprese, i lavoratori e le famiglie, previste dal decreto Cura Italia, sono operativi. La cassa integrazione ordinaria e in deroga con la causale “Covid-19 nazionale” , il congedo parentale, il bonus per babysitter, l'indennità per gli autonomi le cui domande si possono presentare dal primo aprile. L'Inps ha infatti pubblicato le relative circolari con le modalità perla richiesta delle principali misure. Interventi che potranno avere durata massima di 9 settimane per periodi che vanno dal 23 febbraio al 31 agosto 2020. Il pagamento sarà diretto per la cassa integrazione in deroga, mentre per gli altri casi dipenderà dal datore di lavoro che può anticipare il pagamento.

CGIL, RIPOSTA IMPORTANTE PER I LAVORATORI
“Un importante segnale, una risposta per le lavoratrici e i lavoratori che, in una fase complicata per tutto il Paese, vedranno tutelato il loro reddito”. Così la Cgil commenta l'accordo. Ai lavoratori per i quali è previsto il trattamento di cassa integrazione ordinaria (assegno ordinario o in deroga per Covid-19, definiti dagli articoli dal 19 al 22 del Dl 18/2020), pagato direttamente dall’Inps, potrà essere concesso dalle banche convenzionate un anticipo fino a 1400 euro per la Cig a 0 ore di 9 settimane, senza nessun aggravio di costi. Gli importi saranno riproporzionati per part time o riduzioni di orario inferiori. “Le modalità saranno semplificate il più possibile – sottolinea il sindacato guidato da Maurizio Landini – per evitare eccessivi spostamenti di persone”. Infine, afferma la Cgil “nell’accordo emerge la volontà comune di individuare meccanismi per agevolare la liquidità delle imprese affinché possano anticipare i trattamenti di cassa”.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2020 08:58:00 +0200
Contratti e accordi
Granarolo, accordo per la cassa integrazione

Oggi (venerdì 27 marzo) è stato firmato l’accordo quadro per il ricorso alla cassa integrazione ordinaria per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da Covid-19 per i lavoratori della Granarolo Spa. Ne danno notizia i segretari nazionali di Fai, Flai e Uila, Roberto Benaglia, Ivano Gualerzi e Gabriele De Gasperis.

Secondo quanto sottoscritto dalle parti, “le modalità di ricorso all’ammortizzatore sociale verranno definite a livello locale, previa verifica e confronto con le Rsu di sito e le segreterie territoriali. L’azienda garantirà il principio della massima rotazione dei lavoratori, anche nella modalità dello smart working, laddove applicabile, tenuto conto delle esigenze tecnico organizzative”. 

“Particolarmente importante – dichiarano i sindacati – l’aver ottenuto dall’azienda l’integrazione della quota a carico Inps fino al 100% della retribuzione mensile lorda spettante ad ogni singolo lavoratore; così come la maturazione integrale di tutti gli istituti diretti ed indiretti (ad esempio ratei di ferie, permessi, 13ma, 14ma, Tfr) così come i versamenti verso i fondi di categoria”. L’integrazione al 100% è un risultato significativo a fronte di una situazione così complicata, concludono, "un risultato che garantisce il governo e la gestione di una fase delicata senza gravare ancor di più sui lavoratori. Anche questo è il frutto di consolidate relazioni industriali”.

Data articolo: Fri, 27 Mar 2020 18:58:00 +0200
Contratti e accordi
Bologna, l'85% delle imprese metalmeccaniche ha attivato la cassa

Bologna: su un campione di 105 imprese metalmeccaniche (tutte con almeno 100 addetti) 85 hanno attivato gli ammortizzatori sociali a causa dell'emergenza coronavirus. I lavoratori coinvolti sono 20.725 addetti, pari al 72% del totale. Lo rende noto in un comunicato la Fiom di Bologna.

Non solo: in tutto il territorio di Bologna solo 3 delle 105 imprese – che occupano 874 addetti - non stanno anticipando i trattamenti di cassa integrazione, e tutte e tre le aziende erano già in estrema difficoltà finanziaria prima dell’attuale fase di emergenza. Quindi il 96% dei 20.725 lavoratori e lavoratrici sopra indicati ha garantito, grazie agli accordi sottoscritti, il pagamento anticipato da parte della loro azienda degli importi di cassa integrazione.

Fanno eccezione il settore del packaging - dal momento che le imprese bolognesi del settore stanno gestendo le chiusure e la significativa riduzione di presenza al lavoro con strumenti contrattuali – le pochissime imprese che rientrano nelle attività essenziali e le aziende dell’informatica – che continuano le proprie attività con il personale che opera da remoto.

Sulla base dunque di un campione che comprende la metà di tutti i lavoratori del settore nel territorio metropolitano compresi i dipendenti delle aziende artigiane, scrive la Fiom in un comunicato, "possiamo cominciare a fornire alcuni dati rispetto alla gestione di questa prima settimana di sostanziale fermata delle attività produttive. È stata una settimana di impegno straordinario delle funzionarie e dei funzionari della Fiom di Bologna che hanno discusso con centinaia di imprese (di ogni dimensione) e sottoscritto una enorme quantità di accordi per dare copertura – attraverso gli appositi ammortizzatori sociali – ai lavoratori e alle lavoratrici sospese dal lavoro a causa dell’emergenza coronavirus".

Ma ci sono anche altri dati interessanti: il 93% dei lavoratori ha garantito – grazie agli accordi sindacali e ai confronti svolti con le imprese – la maturazione piena degli istituti contrattuali – i cosiddetti “ratei” - durante i periodi di cassa (ferie, permessi, tredicesima mensilità). Solo in 8 aziende non si è riusciti a raggiungere tale accordo.

Infine sono, al momento, 8 le aziende in cui si si sono concordate forme di integrazione salariale e di tutele economiche aggiuntive agli importi di cassa integrazione. "Si tratta di importanti imprese del territorio che occupano complessivamente 5520 addetti (pari al 27% del totale dei 20.725 lavoratori sopra richiamati). Sono, in questo momento, in corso ulteriori trattative con l’obiettivo di definire anche in altre imprese tutele di questo tipo", continua la nota.

La Fiom ribadisce che "la presenza del sindacato, l’autorevolezza delle delegate e dei delegati, il sistema di consolidate relazioni industriali e la tipologia di imprese che abbiamo a Bologna dimostrano che si è costruito, in pochissimi giorni e pur in un contesto estremamente difficile anche per l’impatto pesante della cassa integrazione sulle retribuzioni, un meccanismo di protezione per i posti di lavoro e di tutela dei salari delle persone che lavorano che non era affatto scontato".

Data articolo: Fri, 27 Mar 2020 15:12:00 +0200
Contratti e accordi
Sardegna, firmato accordo quadro su Cig in deroga

È stata finalmente raggiunta in Sardegna l’intesa quadro sugli ammortizzatori in deroga e altre misure, destinate a tutti i lavoratori esclusi dal decreto Cura Italia, che potranno contare su un sostegno al reddito nella difficile fase di emergenza Covid-19. La firma del testo definitivo è arrivata stamattina dopo una lunga trattativa che ha registrato un confronto accesso, soprattutto con Confindustria, che fino a ieri poneva diverse riserve sul testo poi avallato. L’intesa contiene anche l’impegno della Regione a coinvolgere le organizzazioni sindacali nell’Unità di crisi sanitaria e nel Coordinamento regionale per la salute e sicurezza in tutti i luoghi dove si continua a lavorare.

“È stato un confronto duro ma alla fine siamo riusciti a raggiungere il risultato atteso, perché l’intesa contiene tutti i punti sui quali ci siamo molto spesi e che riteniamo fondamentali – ha detto il segretario generale della Cgil Sarda Michele Carrus -.Infatti sono stati inclusi stagionali, colf, badanti e tutte le categorie di lavoratori che erano esclusi dai provvedimenti nazionali perché nessun lavoratore deve essere lasciato solo, così come nessuna attività deve restare operativa se non c’è la garanzia del rispetto di tutte le norme e procedure per la tutela della salute”.

Centrale anche l’attenzione per l’emergenza sanitaria che ha visto coinvolte le organizzazioni nell’Unità di crisi, per la quale il segretario Cgil conferma la necessità di un commissario straordinario che sappia gestire la situazione con competenza, superando le numerose e gravissime falle registrate in questi giorni.

Uno sguardo anche alla fase immediatamente successiva all’emergenza, perché “sarà necessaria una terapia d’urto con risorse e misure straordinarie da pianificare in modo coordinato, dentro un quadro di rilancio robusto e soprattutto condiviso” ha aggiunto Carrus che ha annunciato: “Sin da ora è indispensabile un confronto che coinvolga le parti sociali, oltre agli altri soggetti, per evitare fughe in avanti e scelte a vantaggio di alcuni e a scapito di altri”. La regia di questa fase quindi non può che essere regionale, un punto sul quale la stessa Regione ha convenuto.

Data articolo: Thu, 26 Mar 2020 15:41:00 +0200
Contratti e accordi
Lamborghini, accordo sulla gestione della chiusura

È stato raggiunto un accordo con la direzione aziendale, sottoscritto stamani (26 marzo) dalla Rsu Automobili Lamborghini, assistita dalla Fiom di Bologna e dalla Fim, sulla gestione del periodo di chiusura. Chiusura che al momento è prevista fino al 3 aprile: si procederà attraverso lo strumento della cassa integrazione (con causale Covid- 19) richiesta per tutti i 1.774 dipendenti del sito di Sant’Agata Bolognese, oltre che con altri strumenti contrattuali condivisi. Lo riferiscono i sindacati, in una nota.

In particolare l’accordo prevede l’anticipazione da parte dell’azienda per tutti i lavoratori e per tutte le lavoratrici (operai e impiegati) degli importi di cassa integrazione, nonché la maturazione integrale di tutti gli istituti contrattuali: ferie, permessi, 13ma e 14ma mensilità; un'integrazione economica degli importi di cassa, a carico azienda, pari a 10 euro lordi per ogni giorno di cassa; la possibilità, su base volontaria e al fine di ridurre l’effetto negativo sulle retribuzioni dovuto all’incidenza della cassa, di utilizzare al posto della cig ferie e permessi dell’anno 2020 (anche andando in negativo fino a – 80 ore) e di avvalersi dello strumento dei “permessi speciali”( attraverso la conversione di un massimo di 40 ore di 13ma mensilità; l’impegno a concordare, tra Rsu e azienda, anche al fine di tutelare ulteriormente le retribuzioni delle lavoratrici ed i lavoratori, l’utilizzo di istituti contrattuali collettivi alternati al ricorso alla cig: 80 ore di flessibilità negativa per diretti ed indiretti di produzione, banca ore negativa e forfait negativo per gli impiegati; la possibilità di utilizzare lo smart work oltre il limite di 24 giornate annue e la possibilità – in via eccezionale durante questo periodo di emergenza – di cumulare lo strumento dello smart work con altri istituti (cassa, ferie/par, congedi, eccetera) - la messa a disposizione di 12 ore mensili di formazione in modalità e-learning (per le quali sarà quindi riconosciuta la normale retribuzione) per tutti i lavoratori che, a partire dal mese di aprile, avranno giornate di chiusura coperte dalla cig e non abbiano più residui di ferie degli anni precedenti.

L’accordo richiama anche quanto già condiviso in data 11 marzo, a partire dal pagamento anticipato del premio di risultato 2019 con la mensilità del mese di marzo (e quindi il 11 aprile) invece che con la mensilità del mese di aprile (e quindi il 11 maggio), l’ampliamento delle modalità di utilizzo di ferie e par e la sterilizzazione ai fini dei calcoli del “comporto” ai sensi del ccnl degli eventi per malattia occorsi durante il periodo dell’emergenza coronavirus.

Giudizio positivo arriva dai sindacati. La Fiom e la Fim esprimono soddisfazione per l’accordo raggiunto, "frutto della determinazione delle delegate e dei delegati sindacali sempre sostenuti dalle lavoratrici e dai lavoratori". "Si tratta - proseguono - di un accordo estremamente importante perché affronta la complessità e la straordinarietà della situazione con tutti gli strumenti a disposizione, gli ammortizzatori sociali e tanti istituti frutto della innovativa contrattazione aziendale di Automobili Lamborghini. Di particolare novità è la messa a disposizione di strumenti di formazione a distanza durante la cassa integrazione". Tutti gli sforzi della Rsu e delle organizzazioni sono stati volti a tutelare i redditi delle persone in questo momento difficile, con l’obiettivo oggi di difendere la salute e sconfiggere la diffusione del virus e domani di ripartire.

Data articolo: Thu, 26 Mar 2020 14:27:00 +0200
Contratti e accordi
Coronavirus, cantieri più sicuri

Giro di vite sulla sicurezza dei lavoratori edili che lavoreranno, perché impegnati nei cantieri non interessati dal blocco delle attività previsto dal Dpcm del 22 marzo scorso. Un protocollo sottoscritto ieri dai sindacati FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil e da tutte le associazioni datoriali del settore edile (Ance, Associazioni artigiane, Alleanza delle Cooperative, Confapi) prevede misure ancora più stringenti al fine di garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori. 

“Il testo – dichiarano le segreterie nazionali di FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil – prevede norme più specifiche del protocollo sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil del 14 marzo scorso, perché le realtà organizzative del cantiere sono particolari e necessitano di essere declinate nel dettaglio: come si entra e si lavora in cantiere, le pause di lavoro, l’uso dei macchinari e degli strumenti personali, le pulizie necessarie, i servizi igienizzanti e i DPI (mascherine e non solo), i servizi di trasporto per e dal cantiere, i servizi di refezione, l’accesso dei fornitori, ecc. Nei cantieri, inoltre, vi possono operare anche molti lavoratori stranieri e le lavorazioni sono assai diverse e complesse, prevedono spesso lavoro di squadra più che di singoli operai, alcune volte in ambienti aperti altre in ambienti chiusi. Anche in questo caso sarà fondamentale il ruolo degli Rsl ed Rlst del sistema bilaterale edile, visto che il protocollo riguarda tutti coloro che entreranno in cantiere, anche subappaltatori, fornitori, lavoratori autonomi, professionisti. Per tutte queste figure si prevedono obblighi stringenti che è necessario far rispettare integralmente".

"L’accordo – sottolineano i sindacati – identifica quei casi per cui, venendo sempre la salute prima di tutto, si è già concordato di sospendere in automatico i lavori con il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel caso in cui l’azienda non garantisse tutte le prescrizioni del protocollo, vengono obbligate a modificare la propria organizzazione del lavoro, i livelli produttivi, gli orari. Siamo convinti – spiegano i sindacati - che la sicurezza di strade, ferrovie, reti idriche, fognarie, gas, così come la manutenzione delle strutture governative, sanitarie, portuali, aeroportuali, militari, penitenziarie, vadano sempre garantite perché strategiche, così come va consentita la conclusione di interventi urgenti come il consolidamento di edifici, viadotti e gallerie. Inoltre  - aggiungono - anche laddove si decida la cessazione delle attività bisognerà garantire la corretta messa in sicurezza dei cantieri. Resta chiaro che non sarà tollerata dal sindacato e dai lavoratori nessuna inosservanza delle disposizioni previste dal protocollo”.

“Gli accordi che stiamo sottoscrivendo in queste ore, da quello con Anas, Rfi e Mit a quello per l’anticipo delle prestazioni, a quello di ieri servono per evitare conseguenze dal fermo delle attività non indispensabili, e per assicurare la massima tutela ai lavoratori che lavoreranno, chiamati a dare una mano al Paese. Mai come in questo momento saranno tollerati opportunismi, inadempienze e scorciatoie da parte di aziende o committenti, come ad esempio il cambio del Codice Ateco per poter continuare a lavorare. Per questo invitiamo i prefetti alla massima vigilanza. La salute vale più di ogni cosa – concludono i sindacati – e noi la difenderemo con tutti i mezzi”.

Il testo integrale del protocollo

Data articolo: Wed, 25 Mar 2020 18:45:00 +0200
Contratti e accordi
Lazio: Cgil, Cisl Uil siglano accordo con Regione su Cig in deroga

È stato firmato l’accordo quadro sulla cassa integrazione in deroga tra Cgil Roma e Lazio, Cisl Lazio e Uil Lazio e la Regione, con l’obiettivo di dare una risposta tempestiva ai lavoratori e alle lavoratrici in questa fase di emergenza. In base al decreto di riparto delle risorse, al Lazio sono destinati circa 145 milioni di euro, una prima dotazione finanziaria che il governo dovrebbe aumentare per dare piena copertura e garantire continuità di reddito ai più fragili.

“La cassa in deroga è uno strumento in più anche per le aziende non essenziali e per fermare le attività laddove questo non sia ancora stato fatto – sostengono i segretari generali di Cgil Roma e Lazio, Cisl Lazio e Uil Lazio Michele Azzola, Enrico Coppotelli e Michele Civica - . Adesso tutte le imprese, di ogni ordine e dimensione,  hanno un ammortizzatore sociale per sospendere l’attività e tutelare la salute dei propri dipendenti”. L’intesa sottoscritta nel Lazio allarga infatti ulteriormente la soglia di tutela rispetto a quanto disposto nel decreto Cura Italia, “per numerose figure troppo spesso ai margini del mercato del lavoro”: possono accedere alla cassa in deroga i lavoratori a tempo determinato e intermittenti, gli operai agricoli precari, quelli della pesca, del terzo settore, i dipendenti degli studi professionali, i somministrati e i dipendenti delle micro aziende artigiane che non riescono ad accedere ai fondi bilaterali per esaurimento di fondi a disposizione. Importante anche l’inclusione dei lavoratori oggetto di cambio appalto e cessione di ramo aziendale, con l’auspicio che l’intesa raggiunta sul nostro territorio dia anche un positivo impulso su questo tema al percorso conversione del decreto Cura Italia”.

Nell’accordo anche l’impegno ad attivare tutte le azioni nei confronti del governo e dell’Inps per una rapida erogazione: l’obiettivo è creare corsie veloci e fissare tempi certi per garantire il reddito dei lavoratori, già fortemente compromesso. “Su questo punto vigileremo quotidianamente – concludono i sindacalisti -: vogliamo dare alle persone la possibilità di vivere questi giorni drammatici senza ulteriori preoccupazioni, che non siano legate all’emergenza epidemiologica. Anche così intendiamo dare il nostro contributo per sconfiggere il virus”.

Data articolo: Wed, 25 Mar 2020 14:34:00 +0200
Contratti e accordi
Fca: siglata intesa per l’utilizzo della cassa per emergenza Covid-19
Concordato con Fca l’utilizzo della cassa integrazione guadagni appena varata dal governo nel decreto Cura Italia, per fronteggiare l'emergenza Covid-19. Lo rendono noto in un comunicato Fim, Fiom, Uilm, Fismic, UglM e AqcfR.
 
La maggioranza delle fabbriche di Fca, spiegano i sindacati, ha difatti sospeso la produzione a causa dell’emergenza Covid-19 e dei conseguenti cali di mercato. In tutta Europa le multinazionali dell’auto stanno fermando le produzioni. “In Fca è quindi necessaria, per assicurare alle lavoratrici e ai lavoratori in sospensione o in regime ridotto, sia per garantire i cambiamenti all'organizzazione del lavoro necessari all'applicazione delle misure sanitarie, sia per fronteggiare i suddetti cali di mercato, la cassa integrazione con la causale “emergenza Covid-19”. Il ricorso alla cassa integrazione non è peraltro escluso nemmeno negli enti di staff, anch’essi inevitabilmente coinvolti dalla situazione straordinaria.
 
Nelle prossime ore, presso le singole unità produttive, saranno svolte le procedure di consultazione sindacale nei modi previsti dal decreto governativo, mentre nelle unità che restano aperte si procederà con l'applicazione di tutte le possibili misure sanitarie richieste dal Protocollo fra governo e parti sociali con un confronto continuo fra direzioni aziendali e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, quali mantenimento delle distanze minime di un metro fra le postazioni, Dpi, igienizzazioni, smart working, revisione delle pause collettive”, continua la nota.
 
Le organizzazioni sindacali “restano impegnate a cercare di garantire il diritto alla salute e al lavoro, due diritti fondamentali che oggi più che mai vanno salvaguardati durante un’emergenza che si sta rivelando un dramma sanitario. I risvolti economici senza precedenti non sono ad oggi prevedibili, per questo siamo impegnati, oltre che al contenimento del diffondersi del virus, anche nell’impedire che i lavoratori subiscano conseguenze occupazionali e salariali”.
 
Per queste ragioni in questi giorni abbiamo chiesto e ottenuto la cassa ‘speciale’, ma sono necessari ulteriori ed efficaci interventi da parte dello Stato e delle autorità europee per sostenere lo sforzo dei lavoratori”, termina la nota.
Data articolo: Wed, 18 Mar 2020 19:17:00 +0200
Contratti e accordi
Pozzoli Food, firmato accordo per cassa integrazione

Sottoscritto a Milano l'accordo per la cassa integrazione straordinaria di 163 dipendenti della Pozzoli Food, catena di supermarket con sede a Carate Brianza (Monza) e 18 punti vendita in Lombardia. La cig, che ha inizio dal 1° febbraio scorso, è stata siglata in videoconferenza da ministero del Lavoro, azienda e Filcams Cgil, Fiscascat Cisl e Uiltucs Uil. Nel corso dell’incontro, il management ha ricordato la “grave situazione aziendale, dovuta a cause legate all'andamento del mercato e a fattori endogeni legati all'andamento dei business della società”, annunciando anche che “la società ha in essere trattative concrete di cessione di rami d'azienda con importanti operatori del settore”. L’azienda, infatti, a fine dicembre ha presentato al Tribunale di Monza una richiesta di concordato preventivo.

(mt)

Data articolo: Wed, 18 Mar 2020 08:51:00 +0200
Contratti e accordi
Gruppo Leonardo, intesa per lo stop delle attività

Gruppo Leonardo: stop attività per oggi (16 marzo) e domani per la sanificazione degli stabilimenti e la dotazione di Dpi. “È importante che si sia raggiunta un'intesa avanzata tra le parti, che mette al primo posto la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e contemporaneamente prova a condividere modalità che consentano la ripresa o la sospensione dell'attività nel rispetto delle regole e la piena applicazione del Protocollo del 14 marzo”. Lo afferma la Fiom Cgil con la segretaria generale Francesca Re David e il coordinatore Leonardo Claudio Gonzato.

L'intesa, ricorda il sindacato, “riguarderà tutte le aziende del gruppo Leonardo, comprese le controllate a maggioranza”. 

Data articolo: Mon, 16 Mar 2020 12:26:00 +0200
Contratti e accordi
Thales Alenia Space Italia: intesa per la gestione dell’emergenza

Accordo tra Thales Alenia Space Italia e Fim-Fiom-Uilm per la gestione condivisa dell’emergenza epidemiologica in corso nel Paese. L'intesa riguarderà i 4 siti presenti sul territorio nazionale, con una sospensione dell’attività lavorativa per 2 giornate (lunedì 16 e martedì 17 marzo) attraverso gli istituti contrattuali collettivi. In tutti i siti si attiveranno interventi organizzativi di sanificazione e messa in sicurezza degli stabilimenti, compreso l’approvvigionamento dei Dpi. Lo rende noto Claudio Gonzato, coordinatore Aerospazio per la Fiom Cgil nazionale.

Inoltre le parti hanno costituito uno specifico Comitato congiunto nazionale con la presenza di Rsu e Rls di tutti i siti, funzionale a verificare il rispetto e l’applicazione delle regole del protocollo del 14 marzo, gestendo la ripresa rallentata, ove possibile, o il prolungamento della sospensione lavorativa ulteriormente necessaria, mettendo al primo posto la sicurezza dei lavoratori e contribuendo al contempo a gestire le attività produttive al momento della piena ripresa lavorativa. 

“Con l’accordo in Tasi – spiega Gonzato – le parti, mettendo al primo posto la sicurezza e la salute sui posti di lavoro, condivideranno modalità che consentano la ripresa o la sospensione dell’attività nel rispetto delle regole e la piena applicazione del Protocollo del 14 marzo emanato dal presidente del Consiglio”.

Secondo Gonzato “l’accordo potrà essere utilizzato come modello da seguire sul territorio nazionale per le molte aziende dell’indotto di fornitura e subfornitura. Il comitato nazionale rappresenta un valore aggiunto rispetto alle modalità di gestione, che tiene insieme la contrattazione nazionale con quella locale, valorizzando il ruolo negoziale delle Rsu e Rls di stabilimento, nelle iniziative volte a garantire salute e sicurezza sui posti di lavoro”.

Data articolo: Mon, 16 Mar 2020 12:12:00 +0200
Contratti e accordi
Ferrosud (Matera), firmata cigs per 65 lavoratori

È finalmente arrivata la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori della Ferrosud di Matera. Venerdì 13 marzo a Roma, presso il ministero del Lavoro, è stato firmato il decreto di crisi aziendale e la concessione degli ammortizzatori sociali per 65 dipendenti fino al 29 maggio prossimo (con inizio fissato all’11 febbraio scorso). L’azienda, attiva nel comparto delle attività ferroviarie e da tempo in gravi difficoltà finanziarie e societarie, ha presentato il 13 novembre scorso al tribunale materano ricorso di concordato preventivo con riserva, con previsione della continuità aziendale.

“A questo punto diventa fondamentale comprendere come andrà avanti la vicenda centrale del concordato preventivo”, spiega alla stampa locale il segretario generale della Fiom Cgil Basilicata Maurizio Girasole: “Altrettanto fondamentale è l'individuazione dell'imprenditore che garantisca quel tipo di strumento, consentendo per altro il pagamento dei debiti pregressi. Infine, è necessaria l'omologazione del concordato, che si basa a propria volta sul fitto di ramo d'azienda”.

(mt)

Data articolo: Mon, 16 Mar 2020 08:57:00 +0200

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