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News interventi sul territorio da rassegna.it (CGIL)

#interventi #lavoro #territorio #CGIL

Italia
Pa: Cgil Cisl Uil, bene impegno governo ma risorse insufficienti

"Registriamo l'impegno del governo ma le risorse investite non sono soddisfacenti. Gli stanziamenti in legge di Bilancio per il rinnovo del contratto non tengono conto del complesso di interventi necessari sul salario delle lavoratrici e dei lavoratori, così come sull'elemento perequativo e sull'indennità di vacanza contrattuale. Non solo, come previsto dai passati contratti, c'è bisogno di accelerare e investire risorse sul nuovo sistema di classificazione del personale. Per riconoscere alle lavoratrici e ai lavoratori il giusto valore della loro professione". Così i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco, in merito alle parole del ministro della Pa, Fabiana Dadone, su contratti pubblici e legge di Bilancio.

"Sostenere di aver garantito un recupero di potere d'acquisto superiore all'indice Ipca, come ha fatto il ministro Dadone, - proseguono - non tiene conto dei prolungati anni di blocco della contrattazione e della strada ancora da fare per registrare un vero recupero dell'inflazione registrata. Apprezziamo la volontà politica espressa dal ministro nel praticare il confronto con i sindacati ma, allo stesso tempo, riteniamo insoddisfacenti le risorse messe a bilancio".

Intenzione di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, aggiungono, "è puntare all'innovazione, generando un vero cambiamento nella Pa che consenta una valorizzazione dei lavoratori e che offra sempre migliori servizi ai cittadini. Per fare questo servono interventi che guardino anche al varo di un piano straordinario di occupazione, alla proroga di tutte le graduatorie in essere e alla stabilizzazione dei precari, al liberare dagli stringenti vincoli la contrattazione decentrata. Rivendicazioni che saranno al centro di un Attivo unitario nazionale promosso da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa in programma a Roma il prossimo mercoledì 30 ottobre", concludono.

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 16:54:00 +0200
Italia
Cgil: servono più investimenti e assunzioni per il Sud

"Abbiamo condiviso alcuni punti importanti: il primo è quello degli investimenti pubblici per l'infrastrutturazione materiale e anche per quella sociale, con un piano di assunzioni al Mezzogiorno in settori come il rinnovamento amministrativo, la sanità e l'istruzione". Lo afferma all'Ansa la vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi, al termine dell'incontro con il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano. Al centro della riunione di oggi (giovedì 17 ottobre) al dicastero c'era, appunto, il Piano per il Sud.

"Per noi - prosegue Fracassi - è molto importante che il ministro abbia dichiarato di essere disponibile ad avviare un percorso. Due giorni fa abbiamo sottoscritto un documento unitario con Confindustria sul Mezzogiorno, abbiamo dunque una piattaforma congiunta". Oggi più che mai, per la sindacalista, "è strategico per il nostro paese avviare una stagione diversa per il meridione".

In particolare, tra i vari nodi, bisogna affrontare il tema della governance: "Ci sono troppi soggetti e troppi luoghi che alla fine non decidono". Occorre fare inoltre un ragionamento sulla sostenibilità ambientale, avviando una riconversione ecologica delle produzioni, un tema "che ci interessa molto".

"Prima dell'autonomia differenziata - invece - bisogna provare a dare gli stessi diritti a tutte le persone in Italia, e oggi non è così, quindi penso che l'autonomia sia un tema non urgente". Molto urgente, al contrario, è "far ripartire il Sud, visto che gli ultimi dati sull'occupazione e gli assetti produttivi ci dicono che siamo in pesante arretramento. Il lavoro si crea facendo gli investimenti".

Per il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, "si apre finalmente una fase di confronto, che abbiamo chiesto debba essere strutturata e permanente sui temi del Mezzogiorno, con l'obiettivo di arrivare a una strategia organica". Così Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil: "L'incontro è andato bene. C'e' una consonanza di impostazione su cosa non ha funzionato e cosa non funziona nel Mezzogiorno. Vediamo se riusciamo a fare norme con sanzioni per coloro che non rispettano gli impegni".

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 15:53:00 +0200
Italia
Sanità: sindacati, Regione Toscana non rispetta accordi

“È rimasto lettera morta l’accordo sulla sanità, sottoscritto otto mesi fa con il presidente Rossi e l’assessore Saccardi, che impegnava la Regione a trovare nel tavolo negoziale soluzioni contrattuali omogenee per i lavoratori della sanità toscana, dopo la riorganizzazione del sistema sanitario regionale del 2015”. La denuncia arriva dai segretari generali regionali delle Funzioni Pubbliche Cgil, Cisl e Uil, Bruno Pacini, Marco Bucci e Mario Renzi.

I ritardi nelle assunzioni di personale nelle aziende sanitarie toscane stanno producendo una situazione di progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro degli operatori; anche sulla stima dei fabbisogni del personale, i direttori generali hanno fin qui ignorato i necessari confronti sindacali in sede aziendale. Da una stima dei sindacati, ancora mancano circa 1.500 lavoratori, considerando tutti i profili professionali.

“Omogeneità contrattuale vuol dire anche omogeneità di condizioni di lavoro oltre che salariale – sostiene Marco Bucci, segretario Fp Cisl –. I ritardi nel rispetto dell'accordo, viceversa, fanno sì che ancora non si riesca nemmeno ad analizzare in maniera congiunta e trasparente tali differenze che hanno pesanti ripercussioni sulla qualità dei servizi e sulla tenuta degli stessi.” “A questo – sottolinea Bruno Pacini, segretario Fp Cgil –, si aggiunge la scelta non condivisa di inserire in Toscana il volontariato nel sistema dell'emergenza urgenza, decisione che è rigettata nel metodo e nel merito dalle nostre categorie.” “La mancanza di presa in carico di politiche contrattuali omogenee – aggiunge Mario Renzi, segretario Uil Fpl – fa sì che il clima interno alle aziende sia sempre peggiore, e se la presidenza della Regione e l'assessorato alla salute non si faranno carico rapidamente di queste problematiche, il risultato sarà, da un lato, un grave volta faccia agli impegni assunti con la sottoscrizione dell'accordo e, dall’altro, un peggioramento della tenuta dei servizi”.

Nell'intesa del 25 febbraio scorso Regione e sindacati si davano delle priorità che, unendo i bisogni dei lavoratori e quelli dei servizi, avviavano un percorso per dare due tipi di risposte; tempi lunghi ed eccessi nell'interpretare i vincoli di legge rischiano di disconoscere da parte della Regione il contenuto dell'accordo, che al momento della sottoscrizione venne definito ambiziosamente da Rossi, ‘Patto sociale regionale per la salute’. “Al di là dei proclami della Regione – concludono i tre dirigenti sindacali –, ci aspettiamo risposte certe e soluzioni coerenti con quanto sottoscritto a suo tempo: ne va del futuro della sanità nella nostra Regione e della coerenza sul rispetto degli impegni presi”.

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 15:13:00 +0200
Italia
Patto per il Sud, Gesmundo (Cgil Puglia): Mezzogiorno opportunità per il paese

“Lo abbiamo scritto nelle nostre piattaforme, ripetuto in decine e decine di iniziative pubbliche, ultima in ordine di tempo quella tenuta oggi a Bari dalla Fisac Cgil nazionale con la presenza del segretario generale Maurizio Landini: guardare al Sud e al suo rilancio economico e sociale come opportunità di crescita dell’intero Paese. Ora queste parole d’ordine sono scritte nero su bianco in un documento unitario condiviso con Cisl e Uil e la stessa Confindustria, e che sarà la base del confronto con il governo”.

Così Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia, a margine del convegno “Il Patto per il Sud è possibile?”, che ha visto la presenza del segretario della Fisac nazionale, Giuliano Calcagni, e dei rappresentanti dei principali gruppi bancari italiani.

“E ‘Patto per il Sud’ si chiama anche il documento firmato da Cgil Cisl Uil e Confindustria – sottolinea Gesmundo – che hanno condiviso come sia necessario determinare condizioni di sviluppo economico, occupazionale e sociale; moltiplicare numero e risultati delle imprese ad alto contenuto di innovazione, di investimenti e conoscenza, che possano costituire bacino di richiesta e assorbimento di nuovo lavoro qualificato, per fermare la forte emigrazione giovanile soprattutto di chi ha investito in percorsi di studio specialistici e qualificanti”. In Puglia, lo dice l’Ipres, “solo il 20,6% degli occupati totali è in possesso di laurea o post laurea”.

Nel documento nazionale condiviso da Cgil Cisl Uil e Confindustria “alcune delle priorità che qui dai nostri territori abbiamo sempre indicato come strumentali per rendere più attrattivo il territorio per investimenti industriali e migliorare la qualità della vita dei cittadini. A partire dalle infrastrutture di trasporto, logistica e mobilità. In una regione strozzata sia lungo la linea adriatica che tirrenica per quando riguarda la ferrovia da binari unici che impediscono uno sviluppo pieno dell’alta velocità. Ovviamente la creazione di nuovo lavoro, orientato al tempo pieno. Rispetto ai 120 mila posti di lavoro persi dal 2008 ne abbiamo recuperati due terzi, ma si tratta quasi sempre di lavoro precario, spesso part time involontario. Insieme va difeso il lavoro che c’è, affrontando i tanti tavoli di crisi aperti in Puglia”.

Per sostenere processi di sviluppo economico serve anche “una pubblica amministrazione efficace, dove occorre potenziare organici e strumentazioni. E non meno importanti gli investimenti – ricorda il segretario della Cgil Puglia – per affrontare le emergenti povertà e per rafforzare il sistema di istruzione e formazione. Ma per fare tutto questo servono risorse, e quel che si chiede al governo è di incrementare la spesa ordinaria per il Mezzogiorno, di meglio coordinare tutti gli interventi finanziari che ricadono sui territori attraverso le risorse per la coesione. Una cabina di regia che tenga assieme governo e Regioni e aperta al confronto con le parti sociali”.

“Non ultimo, affinché si liberino davvero energie e risorse per il rilancio del Sud – conclude Gesmundo –, serve un contesto di legalità sostenuto da tutti gli attori politici e sociali. In una regione dove i consigli comunali sono sciolti per infiltrazioni mafiose, esponenti politici e istituzionali sono arrestati, dove l’incidenza delle economie irregolari sottrae alla ricchezza collettiva 5,5 miliardi di euro ogni anno, dove i reati estorsivi e la pervasività delle mafie è su livelli insostenibili, la legalità è il presupposto per qualsiasi ipotesi di sviluppo vero, sostenibile, giusto. E il sindacato e la Cgil intendono svolgere fino in fondo la propria parte su ognuno di questi fronti”.

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 15:10:00 +0200
Italia
Plastic tax, ricadute di 138,77 euro annui a famiglia

"Condividiamo e riteniamo apprezzabile l’impegno del governo verso una svolta all’insegne della sostenibilità della nostra economia. Ci dispiace constatare, però, come abbia scelto di seguire la strada dettata dalle emergenze, senza fare scelte coraggiose e investire sul futuro, secondo la logica del 'meglio una tassa oggi che un incentivo per il domani'. Rientra in quest’ottica la plastic tax, la tassa di 1 euro al kg, che verrà imposta sugli imballaggi di plastica, a partire dal 1 giugno 2020, secondo quanto predisposto nella manovra". Così la Federconsumatori in una nota.

"L'imposta graverà sui cittadini, che dovranno fare i conti con prodotti rincarati dai maggiori costi sugli imballaggi. Il nostro osservatorio nazionale ha calcolato che, se questa tassa, com'è facilmente ipotizzabile, verrà scaricata in larga parte sui prezzi finali dei prodotti con imballaggi in plastica, ogni famiglia dovrà far fronte a una maggiorazione della spesa di 138,77 euro annui. Quello che più di tutto ci preoccupa, è che questa tassa non contribuirà, a nostro avviso, a una reale svolta: per indurre sul lato della produzione un incisivo cambiamento nella scelta dei materiali degli imballaggi è necessario incentivare la riconversione della plastica verso produzioni riciclabili", rileva Federconsumatori.

"Inoltre, è fondamentale prevedere misure di contrasto al packaging eccessivo: a volte, prima di arrivare a scartare un prodotto, ci troviamo di fronte a vere e proprie 'matrioskeì d'imballaggi, dannose per l’ambiente, oltre che spesso inutili. Intanto, il 2030 si avvicina, e ci aspettiamo dal governo politiche industriali coerenti, in grado di determinare una riconversione verde dell'economia: è ora d'incentivare i comportamenti virtuosi di cittadini e imprese, per imprimere un reale, decisivo e necessario cambiamento", conclude il comunicato.

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 12:33:00 +0200
Italia
«Piano per il Sud», sindacati incontrano il governo

"Piano per il Sud": questo il titolo dato al proprio progetto dal ministro per il Sud e la coesione territoriale Giuseppe Provenzano, che oggi (giovedì 17 ottobre) ne discuterà i dettagli con i sindacati. L'appuntamento è alle ore 9.30 a Roma, presso la sede di Palazzo Chigi (in largo Chigi 19). Per la Cgil partecipa la vicesegretaria generale Gianna Fracassi.

Al governo i sindacati sottopongono le proposte contenute nel documento sulle priorità per il rilancio del Mezzogiorno firmato con Confindustria martedì 15 ottobre. Le parti sociali, infatti, condividono l’idea che "il ritorno dell’Italia su uno stabile sentiero di crescita sia strettamente legato al rilancio economico e sociale del Mezzogiorno, che rappresenta un pezzo importante dell’economia nazionale ma che mostra forti divari con le due principali leve di sviluppo, l’impresa e il lavoro, ancora sottoutilizzate, e con alcuni fra i principali fattori di sviluppo, come le infrastrutture e la capacità della pubblica amministrazione, con ampi margini di miglioramento".

Per questo ritengono che l’attuale fase economica necessiti di uno sforzo ulteriore di promozione di investimenti, pubblici e privati, orientati all'innovazione e alla sostenibilità, al potenziamento delle infrastrutture, alla competitività, all'inclusione sociale e al miglioramento dei servizi pubblici per imprese e cittadini: "Individuano, infatti, nello sviluppo economico e sociale e nella creazione di opportunità di lavoro di qualità la strada prioritaria per il superamento dei divari e il contrasto alla povertà".

Tale azione, per Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, deve puntare a determinare le condizioni per lo sviluppo economico, occupazionale e sociale dei territori; moltiplicare numero e risultati delle imprese ad alto contenuto di innovazione, di investimenti e di conoscenza, che possano costituire un crescente bacino di richiesta ed assorbimento di nuovo lavoro qualificato; migliorare la qualità della vita dei cittadini meridionali.

Sindacati e imprese individuano cinque ambiti di intervento: il rilancio degli investimenti pubblici, per rafforzare la dotazione e la qualità delle infrastrutture meridionali, a partire da quelle di trasporto, logistica e mobilità e per la tutela dell’ambiente e l’assetto del territorio, e per il miglioramento dei servizi alle imprese (rifiuti, energia, banda larga…) e ai cittadini (innanzitutto salute e istruzione); l’incremento delle opportunità di lavoro generate da uno sviluppo sostenibile e dal rafforzamento dei servizi pubblici, soprattutto a beneficio di giovani e donne, anche per contrastarne l’abbandono dei territori. "Ciò attraverso investimenti pubblici e privati per la creazione di nuovo lavoro, a partire dalla green economy - scrivono -, il miglioramento degli strumenti di incentivo all'occupazione stabile che devono essere orientati prioritariamente al tempo pieno, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, un migliore incontro tra domanda e offerta di lavoro e lo sviluppo delle competenze dei lavoratori. Parimenti si dovrà favorire una positiva soluzione dei processi di crisi industriale aperti presso il ministero dello Sviluppo economico".

Fondamentale è inoltre l’innovazione, l’irrobustimento, la sostenibilità, l’apertura internazionale e la crescita dimensionale delle imprese, anche attraverso strumenti come il credito d’imposta per gli investimenti e la garanzia pubblica, e il potenziamento della relazione tra università ed impresa, per favorire trasferimento tecnologico e digitalizzazione dei processi produttivi; il rafforzamento del sistema di istruzione e di formazione nel Mezzogiorno, attraverso un piano che fissi obiettivi di miglioramento a medio termine di innalzamento delle competenze, di riduzione dell’abbandono, di rafforzamento dell’istruzione tecnica e universitaria, di ampliamento dei servizi educativi dell’infanzia e del tempo pieno; una pubblica amministrazione da rafforzare per gestire e attuare efficaci politiche di sviluppo (a cominciare dalla politica di coesione) e garantire i livelli essenziali delle prestazioni nei servizi: tale obiettivo dovrà essere perseguito tramite la formazione ed il potenziamento degli organici con un piano di assunzioni stabili e attraverso specifici piani di rafforzamento amministrativo e organizzativo (finanziati con risorse per la coesione), finalizzati a migliorare l’organizzazione delle amministrazioni coinvolte.

Le parti, poi, "individuano in un incremento della spesa ordinaria e nella accelerazione della spesa aggiuntiva (nazionale e comunitaria) la fonte finanziaria per sostenere questa azione. A tal fine, ritengono utile l’attuazione effettiva della “clausola del 34 per cento” e la sua estensione al complesso del settore pubblico allargato, un migliore coordinamento della programmazione e dell’attuazione degli interventi finanziati con risorse per la coesione, e la loro eventuale riprogrammazione, ove necessaria".

I firmatari, infine, "richiamano l’opportunità dello scorporo della spesa per investimenti dal Patto di stabilità europeo e la necessità di una adeguata disponibilità di cassa per i relativi capitoli di spesa (fondo di sviluppo e coesione e cofinanziamento nazionale) nella prossima Legge di bilancio. Propongono l’istituzione di una cabina di regia tra governo e Regioni, aperta al confronto con Confindustria, Cgil Cisl e Uil, con il compito di accompagnare, a livello nazionale, sovra-regionale e regionale, la corretta attuazione della strategia".

Data articolo: Thu, 17 Oct 2019 08:29:00 +0200
Italia
Cgil-Cisl-Uil: Raggi, Roma non si liquida
"L’articolo pubblicato da 'Repubblica', dove si parla di un accordo stipulato tra amministrazione comunale e Roma metropolitane, mette in luce tutte le bugie raccontate dall’assessore Lemmetti sulla vicenda. L’amministrazione, infatti, sigla un'intesa che taglia pesantemente il contratto di servizio alla società (la riduzione del 40% del corrispettivo rappresenta il motivo delle difficoltà attuali dell’azienda e non il fatto che l’azienda è decotta come dice la Sindaca). Lo stralcio di 4 milioni, dovuti dal Comune alla società e cancellati in virtù di un patto che doveva rilanciare la società stessa, evidenziano la volontà dell’amministrazione di portare la società in liquidazione. Intesa che l'amministrazione non ha onorato, non adempiendo a nessuno degli impegni sottoscritti e aspettando che il taglio imposto al corrispettivo determinasse la crisi aziendale". Così, Cgil Roma e Lazio, Cisl Roma Capitale e Rieti e Uil Lazio.
 
"I consiglieri comunali saranno oggi chiamati a esprimersi sulla liquidazione dell’azienda, operazione che si chiuderebbe con 9 milioni in cassa e 11 milioni di crediti nei confronti del Comune di Roma. Se i consiglieri aderiranno alla richiesta dell’assessore, coronata da bugie conclamate, come la volontà di rilanciare l’azienda stessa (impegni già assunti nell’accordo del 2018 e non onorati), la società sarà posta in liquidazione e ci sarà il concreto rischio di non riuscire a bandire la gara per il rifacimento delle linee A e B della metropolitana, perdendo i finanziamenti stanziati dal governo. Oltre a questo, l’ipotesi di affossare definitivamente la metro C, seppellendo le talpe sotto il Colosseo, non sarà più solo una probabilità. Il costo? Oltre 60 milioni, e non basta scrivere ai dipendenti, attraverso i giornali, per ribadire l’impegno dell’amministrazione su servizi e Partecipate", continua il comunicato sindacale.
 
"I fatti dimostrano un’altra realtà. In questi tre anni il funzionamento dei servizi è precipitato. Roma è bocciata su tutti i 18 servizi che offre dall’apposita agenzia di controllo, collocando la città in coda alla graduatoria nazionale. Le Partecipate vivono una condizione di mancata definizione di piani operativi, piani industriali e approvazione di bilanci, come mai successo nella storia. A quel punto, il commissariamento della metro C dovrà essere un atto obbligato per il governo, per portare a compimento un’opera importante per la città ed evitare lo spreco di risorse pubbliche", aggiungono le tre sigle sindacali.
 
"Analogamente, non avere utilizzato le competenze della società per progettare la manutenzione delle linee ferroviarie concesse Roma-Lido e Roma-Viterbo, ha determinato una situazione d’invecchiamento delle infrastrutture non più in grado di garantire il servizio. La Sindaca, che si rivolge con passione ai dipendenti, si trova a dover chiarire quale ruolo gioca nella partita delle Partecipate: se essere corresponsabile delle bugie più volte ripetute dall’assessore al bilancio o essere vittima della gestione di quest’ultimo, che non le ha raccontato la verità. Invitiamo tutti i cittadini ad aderire alla nostra manifestazione del 25 ottobre in piazza del Campidoglio. Roma non si liquida!", concludono i confederali.


 

Data articolo: Wed, 16 Oct 2019 18:27:00 +0200
Italia
Shoah: Cgil Roma e Lazio, ricordare è atto di responsabilità

"Sono passati 76 anni dal tragico rastrellamento degli ebrei del ghetto di Roma. Una delle pagine più dolorose della storia della città, un evento che ha segnato profondamente la memoria collettiva. Ricordare quel giorno non è solo un atto dovuto e doveroso. È un atto di responsabilità e di consapevolezza. Intolleranza, violenza, razzismo sono pericoli reali e mai debellati. Il nostro impegno è e sarà operare ogni giorno all'insegna dell'accoglienza e per dare sostanza alle parole 'mai più'". Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio

Data articolo: Wed, 16 Oct 2019 17:10:00 +0200
Italia
Toscana, una regione in stagnazione

“La Toscana è in una situazione di stagnazione”. Così il segretario generale della Cgil, Dalida Angelini, oggi (mercoledì 16 ottobre) ai microfoni di RadioArticolo1. “Se guardiamo anche il focus che è stato presentato – ha detto –, ci rendiamo conto che dobbiamo rilanciare con forza una capacità competitiva per tutto il nostro territorio”.

Qualche mese fa, prosegue la sindacalista, “abbiamo sottoscritto con Cisl e Uil un patto per lo sviluppo della Toscana, che presenteremo ufficialmente il 28. Abbiamo un problema molto pesante: sull'export il segno è positivo perché cresciamo in modo sostenuto, ma anche qui c'è preoccupazione legata soprattutto alla questione dei dazi”. Sulla capacità competitiva della regione, invece, “c'è un tema molto delicato: noi crediamo che l'assenza di infrastrutture determini una posizione pesante, in particolare sul piano degli investimenti”.

Il quadro parla di una regione a due velocità, secondo Angelini. “Firenze viaggia in modo molto spedito, ma non è la stessa cosa per le due altre province che compongono l'area metropolitana, ovvero Prato e Pistoia. La costa fa fatica. Per questo c'è bisogno di un rilancio importante del settore manifatturiero, che passi appunto attraverso il sistema infrastrutturale”. In alcuni territori, come Grosseto o Massa, “è infatti difficile che ci siano investimenti di imprese senza infrastrutture adeguate: bisogna fare la Tirrenica – a suo avviso –, è un problema che riguarda le aziende ma anche tutti gli altri, basti pensare al turismo”.

Sul versante dell'edilizia, qualche indizio di ripresa c'è stato, ma “senza troppo ottimismo”. “Occorre essere molto cauti – aggiunge Angelini – perché c'è un mercato immobiliare ancora fermo e la situazione resta complicata. Alcune infrastrutture si stanno facendo, è quindi arrivato un po' di ossigeno per il settore, ma non siamo assolutamente fuori dalla crisi”.

 

 
Data articolo: Wed, 16 Oct 2019 15:18:00 +0200
Italia
Carcere di Terni: tante criticità per i lavoratori

Il 14 ottobre scorso una delegazione della Fp Cgil guidata dal coordinatore regionale della polizia penitenziaria Claine Montecchiani, con la presenza del coordinatore nazionale Stefano Branchi e di altri dirigenti provinciali della Fp Cgil di Terni, si è recata in visita alla casa circondariale di Terni, “per verificare le problematiche legate alla condizioni di lavoro del personale e per raccogliere lamentele e suggerimenti”.

“Nella visita – fa il punto il sindacato in una nota – sono apparse da subito evidenti le difficoltà in cui opera il personale, sia dal punto di vista delle strutture, ormai vecchie e fatiscenti, che dal punto di vista delle dotazioni organiche, sempre più inadeguate ad espletare il servizio con una popolazione carceraria in costante aumento. A tutto il personale della polizia penitenziaria, al personale amministrativo del ministero e al personale sanitario della Usl Umbria 2 va tutta la solidarietà e la comprensione della Fp Cgil per l'alto senso del dovere e di responsabilità dimostrato, nonostante le difficoltà evidenti e soprattutto condizioni di lavoro che potrebbero indurre alla demotivazione e al disimpegno” prosegue il comunicato.

“A tutto il personale la delegazione sindacale ha garantito il massimo impegno sia della struttura nazionale che locale, affinché ai vari livelli dell’amministrazione penitenziaria si prenda coscienza del delicato ruolo svolto dal personale, e soprattutto si abbandoni la pratica delle promesse e si passi ai fatti concreti”. “Vogliamo sperare – hanno detto i sindacalisti – che questo governo marchi con forza le differenze con i precedenti, abbandonando la pratica delle enunciazioni e degli slogan e adottando invece norme e provvedimenti che valorizzino il ruolo di tutti gli operatori coinvolti nella gestione delle carceri italiane”.

Data articolo: Wed, 16 Oct 2019 13:27:00 +0200
Italia
Alitalia, Filt: «Governo prenda in mano la situazione»

“Il governo deve assumere la regia dell’operazione per finalizzarla positivamente”. A chiederlo è il segretario nazionale della Filt Cgil Fabrizio Cuscito su Alitalia, spiegando che “alla luce delle comunicazioni di Fs e Atlantia non sembrano affatto sciolti i nodi per la definizione del consorzio”.

“Il rinvio – spiega il dirigente nazionale della Filt – è ormai altamente probabile e pare necessaria una nuova iniezione di capitali”. “Per tutte queste ragioni che creano incertezza e preoccupazione tra i lavoratori che, ogni giorno continuano a garantire l'ottima operatività della compagnia, serve – sostiene infine Cuscito – una regia istituzionale per il buon esito del salvataggio di Alitalia”.

Data articolo: Wed, 16 Oct 2019 11:53:00 +0200
Italia
L'economia sommersa soffoca lo sviluppo

“Diminuzione della ricchezza, povertà e depauperamento produttivo sono gli effetti dell’economia sommersa e di quella illegale sul nostro Paese e sulla vita degli italiani, altro che contributo al Pil”. Gianna Fracassi e Giuseppe Massafra, segretari confederali della Cgil, commentano così l'ultimo rapporto Istat sull’economia non osservata, che offre – dicono i due sindacalisti Cgil – “un quadro sconfortante”.

“Abbiamo assistito, dal 2014 al 2017 – sottolineano i due dirigenti sindacali – a un aumento costante del fenomeno, tanto che nel 2017 abbiamo registrato una crescita dell'1,5%, rispetto all’anno precedente, con un valore assoluto di ben 211 miliardi di euro. È una magra consolazione registrare che l’incidenza dell’economia non osservata sul Pil si sia leggermente ridotta dal 13% del 2014 al 12,1% del 2017, se poi assistiamo all’aumento delle unità di lavoro irregolari +700 mila dal 2007 ad oggi”.

“Il 41,7% del sommerso – aggiungono Fracassi e Massafra – si verifica nel settore del commercio, trasporti e magazzinaggio, attività di alloggio e ristorazione, dove si genera il 21,4% del valore aggiunto totale. Questa concentrazione sottolinea l’importanza di spingere l’acceleratore verso l’incrocio automatico delle banche dati”.

“Inserire l’economia illegale nel calcolo della ricchezza prodotta è profondamente sbagliato, in quanto – spiegano Fracassi e Massafra – quei proventi vanno a ingrossare esclusivamente le tasche delle mafie senza produrre alcun aumento dei redditi delle imprese e dei cittadini e senza rispondere agli stimoli della politica economica come l’economia sana”.

Inoltre, proseguono i due segretari confederali, “quei proventi, realizzati da attività illegali, non generano in alcun modo benessere, ma vengono invece a loro volta utilizzati dalle mafie per ulteriori attività illegali, che, funzionali alla ripulitura di quel danaro sporco, uccidono imprese sane, introducono elementi di concorrenza sleale e deprimono lo sviluppo e l’occupazione. La sola penetrazione della ’ndrangheta nell’economia delle regioni del Centro-Nord ha prodotto – ricordano in conclusione Fracassi e Massafra – una perdita secca del lavoro del 28%, tra il 1971 e il 2011”.

Data articolo: Wed, 16 Oct 2019 09:55:00 +0200
Italia
Il Sud, il credito e la doppia divergenza

Per comprendere lo stato attuale dell’economia del Mezzogiorno e le sue prospettive future non basta discutere dei problemi interni a quei territori, come suggerisce una lettura semplicistica e intrisa di malcelata diffidenza che è la cifra caratteristica del discorso pubblico sul Meridione d’Italia. Il Mezzogiorno fa parte di un Paese che non riesce più a crescere, all’interno di un’unione di Stati dalle economie estremamente differenti e i cui percorsi di crescita sono divenuti ancora più divergenti in seguito all’impatto violento con la crisi. È da qui che bisogna per forza di cose partire per comprendere cosa non funziona e provare a invertire la rotta.

A livello europeo, lo shock asimmetrico della crisi (con Paesi letteralmente travolti, come la Grecia, e altri in crescita sostenuta, come quelli dell’Europa orientale) è sfociato in una ripresa divergente nel periodo immediatamente successivo. Il gruppo dei Paesi “Core” (Germania, Francia, Benelux, Austria, Finlandia) ha registrato un tasso di crescita media annua dell’1,5% nel periodo 2013-2018, mentre i Paesi dell’Europa orientale hanno addirittura registrato una crescita nello stesso periodo del 3,4% medio annuo. Al contrario, la sponda Sud d’Europa, colpita dalle misure d’austerità e alle prese con un debito pubblico crescente, ha registrato una crescita media annua di appena l’1%.

In questo contesto, L’Italia ha fatto anche peggio, registrando uno striminzito 0,41% annuo di crescita media tra 2013 e 2018. La prima difficoltà del Mezzogiorno è quindi strettamente collegata a un blocco di Paesi che hanno sofferto maggiormente la crisi e a un Paese in particolare, il nostro, in cui forse la crisi, come attestano anche le previsioni sul Pil 2019-2020, si sta trasformando in un’altrettanto pericolosa “crescita zero”.

All’interno di questo quadro si innesta il discorso sul dualismo economico italiano, tra un Centro-Nord che resiste puntando quasi tutto sulle esportazioni e l’integrazione economica in qualità di subfornitore dell’economia renana, e un Sud industrialmente desertificato, debole dal punto di vista delle infrastrutture e alle prese con un mercato interno depresso. Partendo dal presupposto che la “ripresina” italiana è iniziata soltanto nel 2014, il tasso di crescita medio annuo del Pil del Centro-Nord si è attestato all’1,2% medio annuo, mentre il Mezzogiorno è cresciuto appena dello 0,80% medio annuo, con differenze molto marcate tra regioni.

Questa differenza, unita a un contesto europeo non favorevole alla convergenza economica territoriale, ha di fatto esacerbato lo storico dualismo economico italiano. Come sottolineato da esponenti del panorama accademico italiano e in particolare da autori come Forges Davanzati, Giannola e Realfonzo, l’esistenza di un effetto di polarizzazione evidenzia come, una volta generato un cluster di imprese in un territorio, tale area è in grado di attrarre investimenti e manodopera qualificata. L’oramai trentennale assenza di politiche pubbliche strutturate per il Mezzogiorno, in combinato con gli effetti della crisi, ha agito come acceleratore di questo processo di polarizzazione, che interessa particolarmente il nuovo triangolo industriale Lombardia-Veneto-Emilia.

Come conseguenza di ciò, l’emigrazione dal Sud verso il Nord del Paese ha nuovamente raggiunto proporzioni drammatiche. Secondo lo Svimez, negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno definitivamente quasi un milione di residenti, di cui un quinto laureati e la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni. Ma l’effetto polarizzazione trova conferma anche nell’analisi delle variazioni di flussi degli investimenti privati, che al Sud in un decennio sono diminuiti del 40%, contro il -20% fatto registrare dal Nord. Il quadro è inoltre esacerbato da una generalizzata e drammatica contrazione degli investimenti pubblici nel Paese (-30% tra 2007 e 2016) che contribuisce ad aggravare il divario Nord-Sud.

Questo contesto di stagnazione senza fine ha certamente impattato sulle banche e in particolare sull’erogazione del credito. Il contesto italiano dell’ultimo decennio è caratterizzato dal deleveraging generalizzato sul credito (-205 miliardi di stock di impieghi tra 2011 e 2017) e da un vertiginoso aumento dei depositi giacenti. Tuttavia, anche nel settore, le differenze tra Centro-Nord e Sud sono decisamente marcate. A fine 2018 nel Mezzogiorno lo stock degli impieghi è inferiore di 13 punti percentuali rispetto al 2011. Come se ciò non bastasse, il rapporto tra impieghi e depositi è il più basso tra tutte le aree del Paese, con soli 76 centesimi di credito erogato per ogni euro di depositi, contro la media nazionale di 0,95 per ogni euro, nonostante l’incremento degli ultimi anni dei depositi in Italia sia nettamente superiore al Centro-Nord.

Lo stesso comparto della raccolta indiretta, non essendo legato a limiti di tipo territoriale, veicola la quota parte di investimenti che rimangono in Italia verso titoli e obbligazioni di aziende quotate e/o ad alto contenuto tecnologico, sfavorendo un’area del Paese come il Sud, dove non ci sono direzioni generali di aziende che fanno parte del Ftse-Mib e dove le aziende sono più piccole e di solito più labour-intensive di quelle del Centro-Nord. Non solo. Al quadro del dualismo creditizio va aggiunto un tassello fondamentale, quello del controllo sui processi del credito, che vede il Mezzogiorno, oltre che privo di grandi banche con sede principale nel suo territorio, anche alle prese con un lento, ma inesorabile meccanismo di centralizzazione dei poli di alta specializzazione verso il Nord e, soprattutto, verso l’area di Milano.

Se è vero, come questi dati sembrerebbero dimostrare, che la divergenza tra Paesi e tra i territori all’interno degli stessi è diventato un problema cruciale che rischia di travolgere gli assetti europei, è evidente che è necessario immaginare un ritorno a un intervento pubblico basato su due pilastri: politica industriale e politiche di coesione territoriale. In particolare, per ciò che riguarda il comparto del credito, si rende necessario immaginare tutta una serie di interventi per aumentare lo stock degli impieghi e mobilitare risorse verso iniziative di riconversione ambientale e rilancio industriale e infrastrutturale del Sud del Paese, con l’obiettivo di determinare le condizioni per la creazione di un percorso che deve essere necessariamente condiviso con le parti sociali, di convergenza con il Nord, anche al fine di respingere definitivamente tutte quelle pulsioni centrifughe che sono riemerse negli ultimi anni, a cominciare dallo spinoso tema del regionalismo differenziato.

Futuro del Mezzogiorno, rilancio degli investimenti e del credito rappresentano un tema cruciale: la Fisac Cgil ne discuterà a Bari il 16 e 17 ottobre alla presenza del segretario generale di categoria Giuliano Calcagni, del segretario generale della Cgil Maurizio Landini, di amministratori locali, di esponenti del governo e di rappresentanti delle maggiori aziende bancarie e assicurative.

Il programma del convegno

Roberto Errico è ricercatore Isrf Lab

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 18:55:00 +0200
Italia
Rc auto: Federconsumatori, tariffe ancora troppo care

"Secondo l’Ania, negli ultimi sette anni (da marzo 2012 a giugno 2019) il prezzo medio della rc auto sarebbe sceso del 28,6%. Un dato decisamente lontano dalla realtà che emerge dalle nostre rilevazioni: per il monitoraggio dell’Onf (osservatorio nazionale Federconsumatori, che da oltre dieci anni rileva annualmente i costi delle polizze rc auto nelle principali città italiane (sia nei piccoli che nei grandi centri), dal 2013 al 2019 l’aumento è stato di 134,45 euro annui, pari al +23,7%". Così la Federconsumatori in una nota.

"La relazione dell’Ania indica come si sia ridotto il differenziale tra le polizze italiane e la media europea. A livello nazionale, invece, ci risultano ancora importanti differenze nelle polizze: basti pensare che i costi applicati al Nord sono meno cari del 51% rispetto a quelli del Sud; mentre quelli del Centro sono meno cari rispetto al Sud del 32%. In alcune realtà, il premio è così alto da rendere improbabile l’effettiva assicurabilità", prosegue il comunicato.

"Apprezziamo, in tal senso, la volontà del governo di adottare provvedimenti tesi a calmierare le tariffe, specialmente nelle aree dove ancora si pagano polizze estremamente onerose e sproporzionate rispetto alla media nazionale. La soluzione ottimale per risolvere tale problema non è però, a nostro avviso, l’adozione del premio base uniforme. Con la tariffa base unica, infatti, si opererebbe solo una redistribuzione del rischio senza premiare l’automobilista virtuoso. Invece, per abbassare le polizze è necessario dare maggior rilevanza alla premialità dei comportamenti corretti: in questo modo, si avrebbe il doppio vantaggio di far abbassare le tariffe e aumentare la sicurezza sulle strade. Inoltre, è fondamentale calmierare le polizze per contrastare il fenomeno della cricolazione di vetture prive di copertura", conclude Federconsumatori.

 

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 17:49:00 +0200
Italia
Flc: più risorse, piano d'investimenti e ccnl dignitoso
"Al di là della discutibile definizione dei nostri studenti come futuro “capitale umano - che 'capitale' non è, dovendo la scuola formare cittadini colti e competenti in grado di dirigere i processi o di controllare chi dirige - le intenzioni del ministro Fioramonti al Parlamento sul nostro sistema di istruzione e ricerca seguono un indirizzo di impegno che sembra voler invertire una tendenza al disinvestimento, che è stata la cifra che ha connotato le azioni dei governi passati". Così la Flc Cgil in un comunicato.
 
"A breve, abbiamo una possibilità di verifica nei tavoli tematici al Miur fra amministrazione e sindacati, a partire dal 16 ottobre: investimenti pluriennali per l’edilizia scolastica, dotazione di organici curriculari e di sostegno per la continuità didattica e la stabilizzazione, regolarità dei concorsi e un reclutamento qualificato costante e regolare, investimenti nel settore Ata, stipendi che non si limitino all’inflazione programmata tramite il contratto, che è scaduto. Questi sono i temi e questi sono gli strumenti che devono trovare posto nella legge di Stabilità. Dalle parole ai fatti", conclude la nota del sindacato.
 
 
Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 17:10:00 +0200
Italia
Toscana: crescita zero

Toscana, crescita zero: l’andamento del Pil nel primo scorcio del 2019 conferma un deterioramento della dinamica economica regionale, con una performance estremamente modesta che àncora, in termini previsionali, da qui alla fine dell’anno, il tasso di crescita regionale allo 0%. Lo dice il terzo Focus Ires sull’economia toscana 2019. Il focus (presentato oggi alla stampa a Firenze) prevede una parte dedicata agli indicatori regionali e un’altra suddivisa per ognuna delle dieci province toscane (periodo di riferimento: primi sei mesi del 2019), nonché le stime di previsione sull’economia toscana per gli ultimi mesi del 2019 e per gli anni 2020 e 2021.

Commenta Claudio Guggiari (segreteria Cgil Toscana): “Il quadro generale presenta segnali contraddittori: ci sono alcuni settori, come quello delle esportazioni, che vanno bene, ma in generale la situazione è piatta, così come resistono forti differenziazioni tra le varie province. Osserviamo con molta attenzione gli sviluppi sulla questione dei dazi e della Brexit: la meccanica e la moda esportano molto in Usa e Inghilterra, la prospettiva non è rassicurante. La Toscana deve rilanciare la sua capacità competitiva; a tal proposito, la Cgil ha siglato con la Regione un Patto per lo sviluppo che va sostenuto e messo in pratica su infrastrutture, lavoro, università, ambiente, innovazione, credito, investimenti. Per rilanciare i consumi interni potrebbero essere d’aiuto gli interventi sul cuneo fiscale di cui si parla nel governo, mentre per le infrastrutture ci auguriamo che alle recenti rassicurazioni del ministro De Micheli sulle opere toscane seguano i fatti”.

Le stime per il futuro
In base alla revisione delle stime econometriche Prometeia, aggiornate a luglio, il Pil regionale mostrerebbe nel 2019 un deterioramento della dinamica maturata l’anno precedente (+0,9%), con un tasso di crescita che diviene fortemente stagnante, ancorandosi allo 0%. Il commercio estero regionale tornerebbe ad essere fortemente positivo con un andamento ampiamente crescente e legato al ruolo del mix settoriale regionale in cui il peso preponderante riguarda l’ingente crescita del sistema moda, insieme alla meccanica, indipendentemente dall’effetto delle tensioni valutarie, finanziarie e, soprattutto, tariffarie internazionali. Tuttavia il rafforzamento dell’export netto, in base all’influsso positivo della domanda estera sull’economia toscana, non basta a controbilanciare l’incerto e lento andamento che farebbero registrare i consumi delle famiglie (+0,5% come nel 2018) e gli investimenti fissi lordi (da +4,3% a +0,5%) insieme all’apporto negativo della variazione delle scorte. I consumi hanno mantenuto un tasso di crescita lento ma costante, beneficiando di un mercato del lavoro che ancora tiene. Nel 2020 e 2021 la crescita dovrebbe assestarsi rispettivamente su 0,4% e 0,6%.

Il quadro regionale
(a cura di Gianfranco Francese, presidente Ires Toscana)
Lo scenario fortemente stagnante si realizza malgrado una ripresa significativa dell’export, dovuta al profilo policentrico delle esportazioni toscane, che grazie alla forza dei comparti della moda e della meccanica compensa, ma non controbilancia, il forte calo dei consumi delle famiglie e degli investimenti. Il quadro economico congiunturale mostra, quindi, ancora forti segnali di incertezza che non danno modo di intravedere una decisa inversione di tendenza. In particolare, questa perdurante situazione influisce in modo significativo sia sui consumi delle famiglie che sugli investimenti delle imprese, laddove le aspettative continuano a dettare comportamenti di massima prudenza che potrebbero essere rivisti o parzialmente modificati solo in presenza di politiche economiche e creditizie anticicliche ed espansive.

Proprio politiche anticicliche rappresenterebbero il miglior antidoto ad un quadro economico fortemente recessivo, in cui il credito insieme ad una nuova stagione di investimenti pubblici e privati potrebbero agire da potenti strumenti di stimolo ad una fase di stagnazione che tende a prolungarsi. In questo contesto l’inaspettato cambio del quadro politico nazionale potrebbe determinare, a partire dalla Nadef, una indispensabile discontinuità con le politiche economiche procicliche del precedente esecutivo.

Dal punto di vista dell’apparato produttivo regionale si confermano alcune tendenze di inizio anno, con uno spiccato rallentamento dell’industria e un riconfermato affaticamento del settore terziario di contro ad un buon risultato delle costruzioni che mostrano un saldo positivo che, tuttavia, va letto considerando anche il forte differenziale negativo determinatosi rispetto al periodo precrisi del 2008 (-25,1%). In ogni caso la ripresa dell’export dovrebbe determinare un miglioramento per l’andamento dei comparti industriali tra la fine del 2019 ed i primi mesi del 2020. Emerge dalla lettura dei dati, come dato congiunturale da approfondire, che l’andamento ancora incerto delle dinamiche economico produttive non ha inciso negativamente sulla qualità della domanda di lavoro. Si assiste, infatti, ad una ripresa delle assunzioni a tempo indeterminato che consente di connotare positivamente il saldo tra entrate ed uscite dal mercato del lavoro.

Malgrado una ripresa ancora sofferta siamo, quindi, di fronte ad una tenuta con saldo positivo del mercato del lavoro regionale che evidenzia anche una graduale discesa della disoccupazione. In questo quadro di complessiva tenuta dell’occupazione emerge un decremento, rispetto al 2018, del lavoro dipendente che pure evidenzia un aumento delle assunzioni a tempo indeterminato mentre rallentano tutte le forme di lavoro atipico ed aumenta il lavoro intermittente. Più specificatamente, quasi raddoppiano nel primo scorcio del 2019 le trasformazioni a tempo indeterminato e migliorano leggermente i rapporti di lavoro di apprendistato. Sommando le assunzioni a tempo indeterminato con le trasformazioni da lavoro a termine si registra un netto aumento rispetto al 2018 con un saldo positivo di 11.076 posti di lavoro corrispondente al 35,8% (nel 2018 era il 26%) della quota complessiva del totale assunzioni.

Lo stock complessivo regionale di occupati nel primo scorcio del 2019 appare sostanzialmente inalterato, intorno a 1 milione e 600mila persone con una crescita della componente maschile (+0,9) rispetto alla componente femminile (-1,2%). Prosegue, allo stesso tempo, una graduale riduzione del tasso di disoccupazione che passa dall’8,3% al 7,7% su base regionale mentre varia molto significativamente il numero degli occupati a seconda dei comparti produttivi e dei territori. Massa Carrara mantiene il tasso di disoccupazione più elevato (10,4) seppure in calo rispetto all’anno precedente. Una tenuta dell’occupazione certamente trainata dall’andamento accelerato dell’export nei primi mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018 (+16%). Un incremento sospinto, come già sottolineato, dal settore moda e da quello metalmeccanico che crescono sia in termini percentuali (rispettivamente 29,9% e 26,1%) che assoluti. Principali mercati di sbocco della moda risultano Svizzera, Stati Uniti e Francia, mentre per il settore metalmeccanico i paesi maggiormente interessati risultano essere Svizzera, Gran Bretagna e Stati Uniti.

Parzialmente contraddittorio a questo andamento dell’export risulta essere quello della cassa integrazione guadagni, dove si evidenzia una forte difformità tra il primo trimestre 2019 (migliore rispetto allo stesso periodo del 2018) ed i successivi mesi dove si verifica una brusca accelerazione pari a 4,5 milioni di ore autorizzate. Un’accelerazione dovuta pressoché esclusivamente al settore metalmeccanico. Parametrando le ore teoriche autorizzate a equivalenti rapporti full time si passa, infatti, dai 7-8 mila dipendenti disoccupati del primo trimestre a oltre 11mila dei mesi successivi, quasi tutti metalmeccanici.

Questo scenario congiunturale contraddittorio e fatto di luci e ombre trova conferma nella difficoltà del sistema creditizio a svolgere, o a voler svolgere, un ruolo attivo e di stimolo in senso anticiclico della fase economica. Continuano, infatti, a crescere i depositi, ma continuano gli impieghi produttivi, senza nessuna distinzione tra industria, costruzioni o servizi. Per tali ragioni, in considerazione della decelerazione dell’attività produttiva e delle forti spinte al ribasso che incombono sulle prospettive, è necessario che le politiche di bilancio contribuiscano in modo decisivo a rafforzare la domanda aggregata.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 16:18:00 +0200
Italia
Patto per il Sud: le priorità sono investimenti e lavoro

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan e il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo hanno sottoscritto un documento congiunto, da trasmettere al governo, sulle priorità per il rilancio del Mezzogiorno. Lo rende noto un comunicato.

Le parti sociali, si legge, "condividono l’idea che il ritorno dell’Italia su uno stabile sentiero di crescita sia strettamente legato al rilancio economico e sociale del Mezzogiorno, che rappresenta un pezzo importante dell’economia nazionale ma che mostra forti divari con le due principali leve di sviluppo, l’impresa e il lavoro, ancora sottoutilizzate, e con alcuni fra i principali fattori di sviluppo, come le infrastrutture e la capacità della pubblica amministrazione, con ampi margini di miglioramento".

Per questo ritengono che l’attuale fase economica necessiti di uno sforzo ulteriore di promozione di investimenti, pubblici e privati, orientati all’innovazione e alla sostenibilità, al potenziamento delle infrastrutture, alla competitività, all’inclusione sociale e al miglioramento dei servizi pubblici per imprese e cittadini: "Individuano, infatti, nello sviluppo economico e sociale e nella creazione di opportunità di lavoro di qualità la strada prioritaria per il superamento dei divari e il contrasto alla povertà".

Tale azione, per Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, deve puntare a determinare le condizioni per lo sviluppo economico, occupazionale e sociale dei territori; moltiplicare numero e risultati delle imprese ad alto contenuto di innovazione, di investimenti e di conoscenza, che possano costituire un crescente bacino di richiesta ed assorbimento di nuovo lavoro qualificato; migliorare la qualità della vita dei cittadini meridionali.

Sindacati e imprese individuano cinque ambiti di intervento: il rilancio degli investimenti pubblici, per rafforzare la dotazione e la qualità delle infrastrutture meridionali, a partire da quelle di trasporto, logistica e mobilità e per la tutela dell’ambiente e l’assetto del territorio, e per il miglioramento dei servizi alle imprese (rifiuti, energia, banda larga…) e ai cittadini (innanzitutto salute e istruzione); l’incremento delle opportunità di lavoro generate da uno sviluppo sostenibile e dal rafforzamento dei servizi pubblici, soprattutto a beneficio di giovani e donne, anche per contrastarne l’abbandono dei territori. "Ciò attraverso investimenti pubblici e privati per la creazione di nuovo lavoro, a partire dalla Green economy - scrivono -, il miglioramento degli strumenti di incentivo all’occupazione stabile che devono essere orientati prioritariamente al tempo pieno, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, un migliore incontro tra domanda e offerta di lavoro e lo sviluppo delle competenze dei lavoratori. Parimenti si dovrà favorire una positiva soluzione dei processi di crisi industriale aperti presso il Mise".

Fondamentale è inoltre l’innovazione, l’irrobustimento, la sostenibilità, l’apertura internazionale e la crescita dimensionale delle imprese, anche attraverso strumenti come il credito d’imposta per gli investimenti e la garanzia pubblica, e il potenziamento della relazione tra università ed impresa, per favorire trasferimento tecnologico e digitalizzazione dei processi produttivi; il rafforzamento del sistema di istruzione e di formazione nel Mezzogiorno, attraverso un piano che fissi obiettivi di miglioramento a medio termine di innalzamento delle competenze, di riduzione dell’abbandono, di rafforzamento dell’istruzione tecnica e universitaria, di ampliamento dei servizi educativi dell’infanzia e del tempo pieno; una pubblica amministrazione da rafforzare per gestire e attuare efficaci politiche di sviluppo (a cominciare dalla politica di coesione) e garantire i livelli essenziali delle prestazioni nei servizi: tale obiettivo dovrà essere perseguito tramite la formazione ed il potenziamento degli organici con un piano di assunzioni stabili e attraverso specifici piani di rafforzamento amministrativo e organizzativo (finanziati con risorse per la coesione), finalizzati a migliorare l’organizzazione delle amministrazioni coinvolte.

Le parti, poi, "individuano in un incremento della spesa ordinaria e nella accelerazione della spesa aggiuntiva (nazionale e comunitaria) la fonte finanziaria per sostenere questa azione. A tal fine, ritengono utile l’attuazione effettiva della “clausola del 34%” e la sua estensione al complesso del settore pubblico allargato, un migliore coordinamento della programmazione e dell’attuazione degli interventi finanziati con risorse per la coesione, e la loro eventuale riprogrammazione, ove necessaria".

I firmatari, infine, "richiamano l’opportunità dello scorporo della spesa per investimenti dal Patto di stabilità europeo e la necessità di una adeguata disponibilità di cassa per i relativi capitoli di spesa (fondo di sviluppo e coesione e cofinanziamento nazionale) nella prossima Legge di bilancio. Propongono l’istituzione di una cabina di regia tra Governo e Regioni, aperta al confronto con Confindustria, Cgil Cisl e Uil, con il compito di accompagnare, a livello nazionale, sovra-regionale e regionale, la corretta attuazione della strategia".

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 16:01:00 +0200
Italia
Cgil a Dadone, occorre dare risposte a lavoratori e cittadini

Un piano straordinario di occupazione nella pubblica amministrazione, che si liberi dei vincoli sulle assunzioni. Affrontare il tema dei precari, a partire dalla proroga di tutte le graduatorie. Maggiori risorse per il rinnovo dei contratti, sterzata sul nuovo sistema di classificazione e liberare la contrattazione decentrata. Sono in estrema sintesi i tre punti posti dalla Cgil, dal segretario confederale Tania Scacchetti e dal segretario generale della Fp Cgil Serena Sorrentino, oggi (martedì 15 ottobre) al tavolo con il ministro della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone, posti “per creare una pubblica amministrazione che dia risposte a lavoratori e cittadini”.

“Nessun impegno specifico da parte del ministro Dadone, che ha mostrato però la volontà politica di praticare il confronto con i sindacati”, precisa la Cgil entrando nel dettaglio dei punti posti oggi al tavolo. Sul tema occupazione, hanno sostenuto Scacchetti e Sorrentino, "bisogna togliere i vincoli sulle assunzioni per le funzioni centrali, per gli enti locali e per la sanità, facendo partire al più presto un piano straordinario per l’occupazione nel lavoro pubblico”. Quanto ai precari, invece, è urgente "arrivare alla proroga di tutte le graduatorie, così come bisogna prorogare i termini del piano straordinario di stabilizzazione varato dalla ex ministra Madia. Ci sono poi questioni emergenziali su cui intervenire, in particolare al Sud”.

Sul tema del rinnovo dei contratti pubblici relativo al triennio 2019/2021, per la Cgil “servirebbero adeguate risorse: c’è bisogno di maggiori investimenti complessivi, alla voce salari e innovazione. Insieme a questo bisogna procedere a passo svelto sul nuovo sistema di classificazione del personale, così come sulla contrattazione decentrata bisogna intervenire con urgenza sul vincolo, da far saltare, del 50 per cento sulle progressioni economiche orizzontali e va alzato il tetto del 20 per cento delle progressioni verticali”.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 15:28:00 +0200
Italia
Infrastrutture, serve un patto di legislatura

“Dopo il decreto 'sblocca cantieri' nulla si è sbloccato e i 600 mila lavoratori edili che hanno perso il posto sono ancora disoccupati". Così Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea.

Per far ripartire gli investimenti e i cantieri delle grandi opere non serve ridurre tutele, diritti e trasparenza. "Servono una programmazione seria di medio periodo, l’individuazione di strumenti per l’accelerazione della spesa, un ruolo più deciso di Cassa depositi e prestiti e delle banche, la riforma degli incentivi per ristrutturazioni, bonus energetico e anti sismico, le tutele per i dirigenti pubblici che mettono a gara i nuovi lavori contro i rischi di danno erariale e di contenzioso amministrativo, la valorizzazione dei lavoratori e dei contratti collettivi. Insomma, va rilanciata  quella Cabina di regia che si era avviata con il ministro Delrio e che, al contrario, Toninelli, di fatto, aveva bloccato e serve un autentico patto di legislatura tra forze sociali e governo, per intervenire sui nodi veri che hanno reso asfittico il settore delle costruzioni, così strategico per la ripresa economica nazionale”, continua il sindacalista.

Bene concentrarsi sulla legge Finanziaria, quindi, come primo segnale di un’inversione di tendenza, ma altrettanto importante, continua il dirigente sindacale, "è una visione di medio periodo, una programmazione condivisa che indichi in modo chiaro che se il Paese vuol competere nel mondo, deve recuperare più competitività e più innovazione, a partire da un moderno sistema infrastrutturale che abbatta i costi logistici e rimetta il Mezzogiorno nella condizione di competere come grande hub per il Mediterraneo", aggiunge il dirigente sindacale.

Contemporaneamente, serve declinare il green new deal, "a partire da un recupero massivo del costruito, rigenerando città e quartieri e mettendo in sicurezza il nostro fragile Paese. La principale alternativa a una competizione che negli anni si è scaricata solo sui lavoratori - riducendo i salari e aumentando la precarietà - è una politica che aggredisca il nodo di una produttività di sistema tra le più basse in Europa e per farlo servono politiche industriali all’altezza della sfida che abbiamo di fronte. Siamo pronti a fare la nostra parte, assumerci le nostre responsabilità, avanzare proposte e vigilare, perché poi gli impegni diventino fatti”, conclude il leader degli edili Cgil.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 14:47:00 +0200
Italia
ArcelorMittal, cambio al vertice

“Apprendiamo del cambio ai vertici di ArcelorMittal Italia. Con Matthieu Jehl abbiamo sempre avuto un rapporto improntato al reciproco rispetto e alla correttezza. Con Jehl abbiamo condotto una lunga trattativa che ha portato all’accordo del 6 settembre 2018 per l'acquisizione da parte di ArcelorMittal degli stabilimenti ex Ilva in Italia. A Jehl facciamo i migliori auguri per il suo futuro. Ci auguriamo d'incontrare al più presto la nuova presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato, Lucia Morselli, in considerazione della delicata situazione degli impianti ArcelorMittal e del settore siderurgico nel suo complesso”. È quanto dichiara in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil.

 

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 13:01:00 +0200

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