Coronavirus, la mappa del contagio nel mondo

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Salute e sicurezza nel lavoro (CGIL)

#salute #lavoro #sicurezza #CGIL

Salute e sicurezza
Edilizia, una strage silenziosa

“Rimettere al centro la salute e la sicurezza e garantire massimi livelli di tutela”: è questo il messaggio che arriva dai sindacati delle costruzioni Feneal, Filca e Fillea per la Giornata Mondiale sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, che si svolge oggi 28 aprile, istituita nel 2003 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo). “Come ogni anno, vogliamo ricordare tutte le vittime di questa strage silenziosa e dare sostegno ai familiari”, dichiarano le segreterie nazionali dei tre sindacati. “Un dramma che colpisce duramente il settore delle costruzioni e per il quale continuiamo a chiedere interventi concreti e immediati, investimenti in formazione e prevenzione, più controlli e rafforzamento di sanzioni e pene per le imprese che non rispettano le norme”. I dati Inail registrano per il 2019 un bilancio pesante, con 641.638 denunce di infortunio,1089 casi mortali ed un significativo aumento delle malattie professionali (+2,9% rispetto al 2018). Come sempre, le costruzioni pagano un prezzo altissimo, come ricordano i sindacati “118 le vittime - soprattutto per caduta dall’alto - nel nostro settore, che si riconferma tra i più colpiti”.

Secondo l’Inail i dati generali nei primi mesi del 2020 scendono, e non poteva essere altrimenti, visto il blocco delle attività produttive: tra gennaio e marzo 130.905 sono state le denunce totali di infortunio e 166 i morti ma già sappiamo che il Covid-19 sta compiendo anche una strage sul lavoro, con oltre 180 vittime tra gli operatori sanitari e tante altre vittime tra il personale che in questi mesi ha svolto attività essenziali “a tutti loro va il nostro pensiero e la nostra gratitudine - affermano i sindacati - a medici, infermieri, operatori sanitari, farmacisti, operai, impiegati, cassieri, forze dell'ordine, autotrasportatori, sindacalisti, giornalisti, personale delle Forze dell’Ordine che hanno continuato con spirito di sacrificio e abnegazione a svolgere il proprio lavoro per assicurare i servizi fondamentali alla cittadinanza”.

Nonostante le attività del settore delle costruzioni siano di fatto ferme da marzo, si registrano in questi primi mesi del 2020 una quindicina di vittime, l’ultima lo scorso 17 aprile in un cantiere notturno nel tratto reggiano dell’autostrada A1, dove un giovane di 32 anni è stato falcidiato da un Suv. Per Feneal Filca Fillea l’attenzione sul tema deve essere massima, "ancora di più in questa fase delicata di ripresa delle attività. Mai più tagli alle risorse, ai controlli e ai risarcimenti, come invece è stato fatto nell’ultimo anno in cui mezzo miliardo è stato sottratto proprio alla prevenzione. In questo momento di particolare fragilità - proseguono - vanno ancora più garantite condizioni di sicurezza perché le attività possano riprendere gradualmente ed il Paese possa pian piano ricominciare a rialzarsi. Per noi la salute dei lavoratori viene prima di tutto, e la riapertura dei cantieri potrà avvenire solo se verranno rispettati i protocolli sottoscritti con il Mit e con le associazioni imprenditoriali, aggiornati ed integrati dall’ultimo testo sottoscritto il 24 aprile con le ministre De Micheli e Catalfo”.

Data articolo: Tue, 28 Apr 2020 08:04:00 +0200
Salute e sicurezza
In salute e in sicurezza

Oggi, in occasione della giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro si ricordano le migliaia di decessi che ogni anno avvengono nei luoghi di lavoro, a causa delle condizioni di lavoro.

Il 28 aprile è una giornata che, come sindacato, abbiamo sempre dedicato alle vittime dell’amianto, ma quest’anno non possiamo non riflettere anche su quanto sta accadendo a causa della pandemia globale di COVID-19, che ha cambiato e forse continuerà a cambiare ancora per molto tempo, le nostre abitudini e i nostri usi.

Oggi, per CGIL CISL e UIL, oltre che una giornata “in ricordo”, vorremmo fosse anche una giornata a sostegno di tutti quei lavoratori, medici in prima linea negli ospedali, infermieri, medici di base, parroci, carabinieri, giornalisti, farmacisti, personale delle forze dell’ordine, vigili del fuoco, operai, impiegati, cassieri, addetti alle pulizie, badanti, autotrasportatori, che pur essendo tra i più esposti e colpiti da questa pandemia hanno continuato a lavorare affrontando difficoltà immense per la mancanza di DPI adeguati, di piani di prevenzione, di procedure di sicurezza idonee.

L’infezione da Covid-19 registra oltre 3 milioni di casi e oltre duecentomila decessi nel mondo (dati European Centre for Desease Prevention and Control al 21/4/2020 da aggiornare al 27/4). Sono dati che devono farci riflettere: è mancato a livello globale un sistema di prevenzione e protezione dei cittadini e dei lavoratori. Se da una parte, il periodo di emergenza sanitaria ha richiesto l’adozione di azioni fortemente contenitive, tra cui la sospensione temporanea di numerose attività produttive, dall’altra le “attività essenziali” per la nostra quotidianità e per la nostra salvaguardia sono rimaste aperte esponendo i lavoratori interessati. Nella ripresa che tutti ci auspichiamo rapida e meno difficile dell’oggi, bisognerà fare tesoro e valorizzare l’apporto di tutti coloro che hanno permesso la reale tenuta, coesione e unità del paese, e ricominciare a considerare come merita il ruolo delle persone che permettono alle imprese e alle amministrazioni pubbliche di funzionare, creare ricchezza e mettere i servizi a disposizione dei cittadini: vogliamo ribadire ancora una volta, come abbiamo fatto fino ad oggi nel tempo dell’emergenza, che il primo dei valori del lavoro e la condizione imprescindibile per cui esso possa dispiegare a pieno le sue potenzialità è la salute e la sicurezza -e quindi la prevenzione- come diritto di tutte e tutti.

In questa fase di transitoria convivenza con il rischio di contagio che ci porterà ad una diversa ordinarietà è importante che il protocollo chiaro e dettagliato, siglato d’intesa con le imprese e assunto dal Governo il 24 aprile 2020, venga declinato e soprattutto monitorato in ogni singola realtà produttiva.

Ribadiamo che la salute dei lavoratori e delle lavoratrici rimane, per CGIL, CISL e UIL un’assoluta priorità. Tutelare la salute dei lavoratori vuol dire tutelare il lavoro.

Data articolo: Tue, 28 Apr 2020 08:02:00 +0200
Salute e sicurezza
Farmacie comunali, un servizio essenziale tra mille difficoltà

Gianpaolo prende mestamente da uno scaffale un pacchetto di mascherine: sono bianche, leggere, inconsistenti, prive di qualsiasi certificazione, in poche parole inutili. E sono parte dei dispositivi di protezione individuale che Farmacap – l’azienda speciale farmasociosanitaria capitolina alla quale fanno capo le 45 farmacie comunali romane – ha distribuito ai 350 tra farmacisti, operatori sociali e addetti che sono impiegati nei punti vendita per far fronte all’emergenza sanitaria straordinaria, inedita, epocale che vede questi lavoratori tra le categorie più esposte ai rischi che comporta.

Mentre il Papa prega per i farmacisti, proprio a Roma ci sono farmacie dove si lavora a porte chiuse, ricevendo i clienti, allineati alla giusta distanza lungo il marciapiede, allo sportello prima destinato ai turni di notte, non per un pedante eccesso di cautela, ma solo perché è l’unico modo per ovviare alla cronica mancanza – a ormai più di un mese dal primo decreto emanato – di dpi adeguati a svolgere in sicurezza un lavoro delicato ed essenziale. Ma a Farmacap le porte chiuse non piacciono. “Secondo i vertici della nostra azienda noi dovremmo lavorare a battenti aperti, perché i dispositivi che ci hanno fornito sono idonei” spiega Rosanna, sul viso una di quelle mascherine bianche che l’azienda ha ricevuto a marzo dalla Protezione civile e consegnato ai dipendenti invitandoli a “dimostrare di meritarle”, come si legge nella lettera con la quale si chiede loro di riaprire le porte al pubblico, ora che la protezione c’è.

“Gli utenti vengono a prendere i farmaci di cui hanno bisogno, ma guardandosi intorno possono acquistare altre cose: per questo la direzione vorrebbe che tenessimo le porte aperte. Ma una farmacia comunale è innanzitutto un servizio”. Il negozio è grande e lungo il banco sono state piazzate due barriere di plexiglas, 80 centimetri di larghezza e 50 di altezza ciascuna, che ne proteggono solo una piccola parte. “In farmacia vengono persone che stanno male, e non sempre indossano le mascherine. Oltre ai farmaci, cercano consigli e supporto: succede sempre, ma adesso in modo particolare, perché non possono vedere il medico di base. Senza le adeguate protezioni e una sanificazione frequente questo luogo potrebbe diventare un focolaio di infezione”. Nicoletta è la direttrice della piccola farmacia comunale del Corviale, dove è presente anche lo sportello sociale. “All’inizio dell’emergenza non sapevo come organizzare uno spazio così ristretto per rispettare le distanze minime tra utenza e banco”.

Quando oltre ai farmacisti ci sono gli operatori sociali e la clientela, la stanza è presto satura. “L’unica cosa sensata da fare era chiudere la porta, utilizzando il corridoio esterno dello stabile per la fila”. Anche qui c’è una barriera di plexiglas di 80 centimetri per un banco di tre metri, “come se il virus non sostasse nell’aria e le persone potessero incolonnarsi dietro quel piccolo schermo. Eppure il direttore generale di questa azienda è laureato in Farmacia, ha buone basi in materia di igiene”. Non è stato mai fornito, poi, il gel per l’utenza, previsto da decreto all’ingresso degli esercizi aperti: è arrivato invece un flacone di ipoclorito di sodio da offrire ai clienti per igienizzare le mani. “Un bottiglione di candeggina – spiega il suo collega Gianpaolo – con la quale si sarebbero bruciati mani e vestiti”.

“Lavoriamo in una situazione già di per sé precaria – aggiunge Nicoletta – arredi vecchi, mancanza di personale, il farmacista deve fare anche il magazziniere. Non abbiamo neanche un pos senza filo e manca un servizio di consegna degli spiccioli, dobbiamo arrangiarci da soli. Hanno risparmiato su tutto e sono sempre in deficit: ma dove vanno a finire questi soldi?”.

“Farmacap è un’azienda in perenne difficoltà, eppure potrebbe avere un buon ritorno economico e fornire un servizio di eccellenza alla cittadinanza, se solo il Comune si impegnasse nel suo rilancio” spiega Marco Feuli, Filcams Cgil Roma e Lazio. “Farmacap ha al suo interno un comparto sociale importante e la sua missione dovrebbe essere restituire il ruolo e lo spirito della cosiddetta farmacia sociale ai cittadini. Dei 45 punti aperti su tutto il territorio molti si trovano in aree difficili, e dovrebbero essere considerati presidi importanti di assistenza per le persone più fragili”.

“Calmierare i prezzi, offrire servizi pubblici di eccellenza come il Cup, consegne a domicilio, supporto psicologico, possibilità di parlare con le persone e introdurle, in base alle loro necessità, verso ambienti di assistenza solidale”, queste le prospettive operative indicate dal sindacato per valorizzare l’inclinazione sociale delle farmacie comunali romane. “Ma il Comune non risponde e mostra invece, con le sue azioni, la volontà politica di spingere silenziosamente Farmacap verso il privato, una cosa che abbiamo combattuto e continueremo a combattere – chiarisce Feuli – per il bene dei lavoratori”. Se dalla Capitale alziamo lo sguardo al resto del Paese e lo allarghiamo al privato, la tutela dei lavoratori delle farmacie appare ugualmente incerta e le parti datoriali altrettanto sorde alle richieste del sindacato.

“Abbiamo chiesto a Federfarma di sottoscrivere un protocollo per la sicurezza dei lavoratori e della clientela, come quelli sottoscritti da Confcommercio, Confesercenti e Confprofessioni il 14 marzo – dice Danilo Lelli, Filcams Cgil nazionale – una proposta concreta, perché da un territorio all’altro vediamo mettere in campo soluzioni diverse e fantasiose. E tutto questo a fronte di una retorica insopportabile: non vogliamo eroi mal tutelati, ma operatori consapevoli del proprio ruolo che possano esercitarlo in sicurezza”. Sono passati 15 giorni e da Federfarma non è arrivata nessuna risposta, mentre la cronaca della diffusione del virus parla di 400 operatori contagiati e 8 deceduti.

Le difficoltà eccezionali di questo periodo si sono abbattute su un settore complicato, che non vede rinnovato il contratto da sette anni. “Prima della pandemia avevamo inviato al ministro Speranza, su sua richiesta, una scheda sullo stato dei rinnovi del ccnl di settore. Oltre all’adeguamento economico, è ancora più importante riconoscere la professionalità degli addetti, anche per tutelare i cittadini, e avere un sistema di bilateralità strutturato come in altri settori” aggiunge Lelli. “Siamo in emergenza, ma le farmacie stanno lavorando anche più di prima e, visto che l’emergenza non finirà presto, dobbiamo occuparci del rinnovo di questo contratto”.

Data articolo: Tue, 21 Apr 2020 08:02:00 +0200
Salute e sicurezza
Ansaldo Energia Genova, accordo su test sierologici ai dipendenti

C'è l'accordo, tra Ansaldo Energia e sindacati, sulle misure di contrasto alla diffusione del Covid-19 da applicare sul lavoro. L'azienda ha proposto di effettuare test sierologici ai dipendenti. “Abbiamo chiesto che i test venissero effettuati su base volontaria, nel rispetto della privacy e con il coinvolgimento della struttura pubblica, che in questo caso è l’Ospedale San Martino", dichiara Bruno Manganaro, segretario generale Fiom Cgil Genova. “Nel processo - aggiunge la Fiom - sarà coinvolto il medico competente, una figura obbligatoria per le aziende. E’ grazie a tutte queste garanzie che abbiamo deciso di firmare”.

Data articolo: Mon, 20 Apr 2020 17:21:00 +0200
Salute e sicurezza
Electrolux, Fiom: condivise con accordo le linee guida per la gestione dell’emergenza Covid-19

"E' stato sottoscritto oggi in Electrolux un accordo che definisce misure di sicurezza e condizioni organizzative per consentire, in coerenza con le modalita' e i tempi di ripresa dell'attivita' lavorativa previsti dai provvedimenti del Governo, lo svolgimento dell'attivita' lavorativa in piena sicurezza". Lo dichiarano Michela Spera e Alberto Larghi, coordinatori nazionali Fiom del gruppo Electrolux, spiegando che sono previste: informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento di tutti i lavoratori sulle misure di prevenzione e sicurezza definite; consegna giornaliera dei DPI a tutte le lavoratrici e lavoratori e l'informazione sul loro uso corretto; misurazione della temperatura e misure di distanziamento sociale quali la misurazione delle distanze tra le diverse postazioni di lavoro, la revisione delle stesse e del relativo lay-out e l'adozione di misure compensative quali l'utilizzo di barriere di protezione e/o DPI aggiuntivi (occhiali, visiere, etc); ricorso allo smart working/lavoro agile per ridurre la presenza fisica del personale all'interno dei locali aziendali; specifiche procedure per il personale esterno per affrontare il rischio da contaminazione; attivita' di igienizzazione e sanificazione, quotidiane, periodiche e legate ad eventi; interventi sull'organizzazione del lavoro con riduzione orario, distanziamento turni, interventi sui luoghi ristoro, misure di sicurezza in mensa, spogliatoi, bagni, infermeria.

Inoltre, spiega la Fiom, l'accordo prevede, oltre che la sperimentazione di una APP per gestire il post emergenza ed indicare al lavoratore che decide di aderirvi l'indice di rischio/esposizione al contagio, l'effettuazione a tutti i lavoratori su base volontaria, di Test e Tamponi con lo scopo di consentire l'accesso al luogo di lavoro a persone non affette dal virus. Sono infine state definite importanti tutele per i lavoratori e le lavoratrici piu' fragili e misure di conciliazione tra lavoro e famiglia. Le linee guida, conclude la Fiom, "rappresentano un importante risultato a tutela della salute, della sicurezza e della prevenzione delle lavoratrici e dei lavoratori negli stabilimenti del gruppo. Un risultato reso possibile dalla determinazione e dalla capacita' di mobilitazione dei metalmeccanici e dal Protocollo condiviso da Cgil Cisl e Uil con il Governo e Confindustria".

Data articolo: Fri, 17 Apr 2020 19:43:00 +0200
Salute e sicurezza
Fp Cgil: bene Toscana ed Emilia Romagna su interventi strutture private

"La decisione assunta dalla Regione Toscana, che attraverso l'Asl Toscana Centro è subentrata nel controllo della gestione di 39 strutture socio-sanitarie gestite dal privato, e quella annunciata dalla Regione Emilia Romagna sul divieto per i privati di effettuare test sierologici, vanno nella direzione giusta". Ad affermarlo è la Fp Cgil nazionale.
Di fronte all'emergenza determinata dall'epidemia, prosegue il sindacato, è necessario che le istituzioni affianchino al loro ruolo di governance anche interventi diretti, come sta accadendo nelle due regioni. Perciò, se si palesano inadeguatezze organizzative, speculazioni e rischi per la salute degli utenti e degli operatori, le istituzioni devono prendere il posto di chi gestisce i servizi. “In attesa del momento in cui si dovrà avviare una riflessione sul tema degli appalti e delle esternalizzazioni e sulla prova che parte del privato ha fornito in questo contesto drammatico - conclude la Fp Cgil - è questa la strada da seguire, e non quella del gioco allo scaricabarile a cui assistiamo in altre parti del Paese".

Data articolo: Thu, 16 Apr 2020 19:25:00 +0200
Salute e sicurezza
Coronavirus: Cgil, da Tribunale Roma altra conquista, salute riders va tutelata

“Anche dal Tribunale di Roma, dopo quello di Firenze, arriva un’importante pronuncia a tutela dei riders, un’altra conquista della Cgil. Glovo, azienda del food delivery, dovrà salvaguardare la salute di tutti i ciclofattorini consegnando loro mascherine, guanti monouso e gel disinfettante”. A dichiararlo la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti. 

Per la dirigente sindacale “lavorare in sicurezza con gli adeguati dispositivi di protezione individuale non può essere oggetto di continua rivendicazione, deve essere un diritto per tutti i lavoratori, compresi i riders”.

“Chiediamo a tutte le multinazionali del food delivery - conclude Scacchetti - di applicare integralmente il protocollo di prevenzione sottoscritto da Governo e sindacati e di dotare tutti i lavoratori di adeguati dispositivi, così come indicato dai Tribunali di Firenze e Roma”.

Data articolo: Tue, 14 Apr 2020 17:40:00 +0200
Salute e sicurezza
Napoli, chieste 900 deroghe al Dpcm del 22 marzo

“La salute e la sicurezza dei lavoratori deve venire prima di ogni cosa. Mentre si parla di riapertura, spesso anteponendo gli interessi economici alla salute dei lavoratori e dei cittadini, le aziende attualmente aperte sono ancora troppe". È quanto affermano i segretari generali di Cgil Cisl Uil di Napoli, Walter Schiavella, Gianpiero Tipaldi e Giovanni Sgambati, in merito alla richiesta fatta al Prefetto di Napoli affinché ci siano le dovute garanzie e controlli sui luoghi di lavoro. Oltre a quelle inserite nella tabella allegata al Dpcm del 22 marzo nella provincia di Napoli, circa 900 aziende hanno chiesto a vario titolo alla Prefettura di derogare alla chiusura.

Un numero consistente, secondo Cgil Cisl Uil di Napoli, che ha reso necessario un attento lavoro di verifica sulle aziende. I sindacati danno atto alla Prefettura di aver risposto positivamente e tempestivamente alle richieste avanzate ma, nonostante l’impegno e la serietà dei controlli predisposti, che ha portato anche a vari provvedimenti di sospensione, le preoccupazioni sono ancora forti. Infatti, tra le richieste fino ad ora esaminate dai sindacati, pari al oltre la metà del totale, circa il 90% delle aziende non dà alcuna indicazione, nemmeno in termini di autocertificazione circa il rispetto delle condizioni di sicurezza. Cgil Cisl Uil di Napoli "reclamano assoluto rigore e garanzie certificate che salvaguardino la salute dei lavoratori e dei cittadini".

Data articolo: Fri, 10 Apr 2020 11:33:00 +0200
Salute e sicurezza
La sicurezza prima di tutto

Cgil, Cisl e Uil hanno oggi ribadito al Presidente del Consiglio la necessità di mantenere al centro delle decisioni dell’esecutivo la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori, dei pensionati - alcuni dei quali vittime di fatti gravissimi avvenuti in alcune case di riposo e sui quali chiediamo alla magistratura di indagare - e di tutti i cittadini, obiettivo che deve diventare un requisito permanente dentro e fuori i luoghi di lavoro. Le tre Confederazioni hanno anche avanzato la richiesta di lavorare, dentro lo schema presentato dal Presidente Conte alle parti sociali, per attrezzare il Paese a riprendere in sicurezza le attività produttive.

II governo ha ribadito la necessità di proseguire sulle misure restrittive in quanto siamo in presenza di segnali incoraggianti e di un’inversione di tendenza nei contagi. Il governo ha perciò comunicato la necessità di continuare, con qualche aggiustamento delle scelte sin qui compiute in riferimento alle sole attività essenziali e indispensabili, sulla strada intrapresa di contrasto al Covid-19. Questo significa che le misure restrittive devono proseguire. Cgil, Cisl e Uil nel prendere atto di questo orientamento hanno sottolineato l’importanza di continuare a dare piena attuazione al protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro già sottoscritto e al contempo di dare uniformità, evitando le forzature che si sono registrate in alcuni territori, alle decisioni prefettizie in merito alle autocertificazioni delle imprese, coinvolgendo le organizzazioni sindacali più rappresentative.

Le tre confederazioni hanno anche chiesto di individuare un percorso condiviso per l’uscita dalla crisi che metta in campo un’azione coordinata per approntare le necessarie modifiche organizzative e le strumentazioni di sicurezza sui luoghi di lavoro, i presidi e la prevenzione sanitaria, le misure di carattere sociale ed economico per garantire una progressiva uscita dall’emergenza. A questo proposito il governo ha annunciato la costituzione di una cabina di regia con le parti sociali ed esperti che affiancherà il comitato tecnico-scientifico. Cgil, Cisl e Uil restano ferme nel pretendere sicurezza e salvaguardia della salute, lavorando perché questo imperativo sia presente in tutte le future fasi di uscita dall’emergenza.

Data articolo: Thu, 09 Apr 2020 20:02:00 +0200
Salute e sicurezza
Crollo ponte, sindacati: investire su personale e monitoraggio infrastrutture Anas

“Grande preoccupazione e piena solidarietà alle persone e ai lavoratori direttamente coinvolti, ritenendo gravissimo che, alla mobilità lungo strade ed autostrade, pubbliche e private del paese, non siano assicurate sempre condizioni di assoluta sicurezza, indipendentemente dal soggetto incaricato della gestione”. È quanto affermano unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uilpa Anas sul crollo del ponte a Massa Carrara, annunciando che “chiederemo un incontro ad Anas da svolgersi con tempi rapidi”

“Da tempo - sottolineano le tre organizzazioni sindacali - abbiamo sollevato, anche al ministero competente delle Infrastrutture e Trasporti, il tema del trasferimento ad Anas della viabilità, precedentemente gestita dagli enti locali e la necessità di assicurare un intervento organico, comprensivo del trasferimento delle relative risorse economiche e strumentali, visto che nel corso dell’ultimo triennio il trasferimento ha interessato circa 800 chilometri in Toscana e complessivamente circa 8 mila in tutto il Paese”.

Nel contempo - proseguono Filt Cgil, Fit Cisl, Uilpa Anas - abbiamo richiesto ad Anas un intervento tempestivo ed urgente, finalizzato all’implementazione del personale, tecnico e di esercizio, per sanare la grave carenza di lavoratori adibiti all’esercizio, particolarmente grave nelle regioni interessate dal trasferimento delle strade gestite dalle ex province, considerando anche che Anas, inspiegabilmente, non provvede all’assunzione degli operatori, presenti nelle graduatorie predisposte a seguito di selezioni, che costituiscono risorse immediatamente disponibili”.

“Visto che Anas gestisce la parte più trafficata ed importante dell’infrastruttura viaria pubblica del Paese, abbiamo più volte ribadito alla Società - affermano infine le organizzazioni sindacali - la necessità di rafforzare concretamente la task force dedicata al monitoraggio e alla verifica delle condizioni delle migliaia di ponti, viadotti e gallerie in gestione,  da svolgersi anche con l’ausilio della tecnologia disponibile, al fine di garantire la sicurezza  della mobilità degli utenti e dei lavoratori, anche nell’interesse della stessa Anas e delle imprese appaltatrici”.

Data articolo: Wed, 08 Apr 2020 19:23:00 +0200
Salute e sicurezza
Gli infermieri di Piacenza: invertite la rotta o siamo costretti a fermarci

Diversi infermieri piacentini esprimono forte preoccupazione rispetto alla richiesta di riapertura di diverse attività produttive pervenute alla Prefettura di Piacenza. Operatori sanitari iscritti a Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl di Piacenza hanno scritto nella giornata di martedì 7 aprile un appello pubblico inviato alla stampa che si rivolge alla cittadinanza, ai sindaci della provincia e al Prefetto di Piacenza, Maurizio Falco. 

Ecco il testo che pubblichiamo in versione integrale: 

Sono di poche ore fa gli articoli in cui viene dichiarato che la Prefettura di Piacenza ha concesso la riapertura di numerose aziende a fronte delle tante domande di deroga al Decreto Coronavirus. Noi operatori sanitari di Piacenza abbiamo fatto l'impossibile per tutelare la salute di tutti i cittadini, tutti e tutte, nessuno escluso, anche di coloro che si sono messi a rischio, in barba a decreti e provvedimenti. Siamo rimasti in corsia, non abbiamo mollato, abbiamo fatto appelli, sono state rilasciate interviste per far capire l’eccezionalità dell’emergenza che ha colpito il nostro territorio e negli ultimi giorni ci siamo illusi di avercela quasi fatta, il messaggio sembrava passato: la pericolosità di questa epidemia era stata compresa, cominciavamo ad avere un po' di respiro. Sembrava la fine di una strage senza precedenti. Ora queste autorizzazioni ci fanno temere un pericoloso colpo di coda: non siamo ancora in fase di ripresa, stiamo ancora risolvendo la fase di picco. Davvero vogliamo vanificare gli sforzi? Davvero vogliamo correre il rischio di dover affrontare una nuova fase di emergenza con ripercussioni ancora peggiori sul sistema sanitario e sull'economia? State a casa, fermate le attività ancora per qualche giorno. Invertite la rotta o saremo noi infermieri a fermarci”

Data articolo: Wed, 08 Apr 2020 10:51:00 +0200
Salute e sicurezza
«A che ora ti sei contagiato?» I paletti dell’Inail per chi cura e assiste i malati

Avevamo tutti creduto che la circolare di Inail avesse sciolto ogni riserva sul diritto dei lavoratori contagiati da Covid-19 alla tutela antinfortunistica, saltando magari qualche passaggio burocratico di troppo, data l’emergenza sanitaria, ma così non è. All’Inca Cgil arrivano segnalazioni preoccupanti circa alcune “pretese insopportabili” da parte di Inail per le denunce. A Padova, dieci infermieri ospedalieri, sette lavoratori di case di riposo, due dipendenti di una società, che fornisce servizi di pulizia in appalto presso l’ospedale e un sanitario dell’Istituto oncologico di Padova, si sono visti richiedere dall’Inail un altro adempimento per la denuncia di infortunio sul lavoro giustificandolo in questo modo: “Il certificato medico di malattia Inps non può essere preso in esame perché non idoneo ai fini della tutela Inail”, in quanto “privo di alcune informazioni essenziali previste dall’articolo 53 del Testo Unico n.1124/1965 per poter trattare l’evento quale infortunio sul lavoro anche in caso di contagio accertato da Covid-19”.

Per avere accesso alle prestazioni economiche previste dalla normativa antinfortunistica, nonostante l’emergenza sanitaria, per Inail il certificato di malattia da Coronavirus, inviato all’Inps ancor prima della pubblicazione della sua circolare, il lavoratore contagiato da Covid-19 deve acquisire il “consueto certificato di infortunio”, rilasciato dal medico certificatore (di famiglia o ospedaliero), al quale è giunta la segnalazione del contagio, da inviare  telematicamente all’Inail”, nel quale devono essere indicate tutte le circostanze, anche quelle temporali, in cui si è sviluppato il virus. 

In esso, oltre alle generalità del contagiato, il giorno e l'ora in cui è avvenuto l'infortunio (come se fosse possibile), le cause e le circostanze di esso, anche in riferimento ad eventuali deficienze di misure di igiene e di prevenzione, la natura e la precisa sede anatomica della lesione, il rapporto con le cause denunciate, le eventuali alterazioni preesistenti. Solo una volta acquisito “il consueto certificato di infortunio” potrà essere formalizzata la denuncia, con il conseguente riconoscimento della tutela. 

“Tutte informazioni – spiega Silvino Candeloro, del collegio di presidenza di Inca – che, come considerando le scarse conoscenze scientifiche sulle modalità di diffusione del virus, sono davvero di difficile individuazione”. Questa procedura così irragionevole vale per tutti, anche per il personale sanitario, che pure è stato indicato tra le categorie per le quali vale il principio della semplice presunzione dell’origine professionale della malattia; quel principio per cui si dà per scontato il nesso eziologico, sollevando il lavoratore dall’onere del nesso causale. 

“Paradossalmente, quindi – osserva ancora Candeloro – e nonostante all’Inps spetti in via esclusiva la competenza di acquisire i certificati medici su tutto il territorio nazionale, si richiede anche al personale sanitario, indicato tra quelli più meritevoli di tutela, considerando l’alta esposizione al contagio, uno sforzo ulteriore per circostanziare le modalità del contagio, che devono essere avvalorate da un altro medico certificatore (anche medico di base). Senza questo passaggio, per Inail i casi non sono meritevoli di tutela”. 

“Ci sta pure che nell’emergenza sanitaria qualcosa non funzioni come dovrebbe – conclude il dirigente del Patronato della Cgil - ma è davvero insopportabile il comportamento di Inail, che assume sempre più la forma di un accanimento su cittadini che si sono contagiati svolgendo un lavoro straordinario per assicurare la cura di tanti malati e il contenimento della diffusione del virus. Per questa ragione è urgente un ripensamento da parte dell’Istituto per evitare che il diritto alla tutela, sancito per legge, si traduca in un nulla di fatto”.    

Data articolo: Tue, 07 Apr 2020 18:26:00 +0200
Salute e sicurezza
Infiltrazioni mafiose, non abbassare la guardia

Non abbassare la guardia contro lavoro nero e possibili infiltrazioni criminali nel settore delle costruzioni: è questo l’appello che lancia la Fillea Cgil al Governo, a sostegno anche delle recenti prese di posizioni di importanti giuristi e magistrati impegnati in prima linea. “Occorre aiutare solo le imprese serie, che sono tante, ed impedire che furbetti e criminali possano godere di un allentamento delle regole”, afferma il segretario generale Alessandro Genovesi “per questo è fondamentale immettere la massima liquidità possibile nelle imprese, con tutti i mezzi possibili (dall’anticipo pagamento da parte delle stazioni appaltanti a forme semplificate di garanzie da erogare in tempi brevissimi ed in forme semplificate) a fronte però di alcuni paletti, prima di tutto il rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro, la regolarità contributiva, il rispetto della Congruità dove prevista, l’attuazione immediata dell’articolo 105 comma 16 del Codice degli Appalti”.

Quando sarà il momento della ripartenza, per le costruzioni due saranno i pericoli da evitare: “da un lato che le imprese serie, a corto di liquidità, si consegnino alla criminalità organizzata e all’usura, dall’altra che imprese strutturate e responsabili si trovino a competere con furbetti di ogni sorta, subendo una concorrenza sleale. Per queste ragioni - prosegue il numero uno Fillea - il Ministero del Lavoro e l’Inps devono immediatamente correggere la circolare sul Durc che di fatto, retrodatando la verifica di regolarità al 31 Agosto 2019 per tutte le nuove certificazioni, permetterà a quasi venti mila imprese edili già dichiarate irregolari - perché non versavano i contributi nel passato autunno - di avere un Durc regolare e poter partecipare ad appalti pubblici e beneficiare dei diversi incentivi per i prossimi mesi, a sfregio di oltre 150 mila imprese con Durc in regola”.

Per queste stesse ragioni, nella ricostruzione post terremoto in Centro Italia, “diamo per scontato che possano beneficiare della giusta scelta di anticipare fino al 95% del contributo solo le imprese in regola con il Durc Congruità di cui all’Ordinanza 78. Anche qui, la nostra richiesta è chiara: chiediamo al Ministero del Lavoro e al Ministero delle Infrastrutture di attuare quanto previsto dall’art. 105 comma 16 del Codice degli Appalti per garantire la congruità in tutti i sub-appalti e chiediamo al Ministro Patuanelli e al Governo di subordinare tutti gliincentivi per le ristrutturazioni, dall’ecobonus al sisma bonus, al possesso del Durc Congruità. Richiesta quest’ultima avanzata insieme anche a Legambiente”.

Infine, dalla Fillea la richiesta di “non fare passi indietro: a cominciare dalla lotta al lavoro nero e alla concorrenza sleale. Chiediamo a gran forza dunque di non manomettere il Codice degli Appalti e finirla una volta per tutte con interventi “sblocca porcate”: ora è il momento di rafforzare la qualità e la regolarità delle imprese, del lavoro e dell’intero sistema degli appalti. Per questo riteniamo indispensabile - conclude il segretario Fillea - sostenere le imprese serie, mettendole nelle condizioni di ripartire il prima possibile, anchecon forme straordinarie di finanziamento a breve e medio periodo, evitando così che falliscano o finiscano nelle mani della criminalità”.

Data articolo: Tue, 07 Apr 2020 12:31:00 +0200
Salute e sicurezza
Coronavirus, Cgil e Cisl: "Situazione case di riposo Calestano e Monticelli Terme fuori controllo"

Cisl Fp Parma Parma e Piacenza e Fp Cgil Parma, che dalla prima ora hanno evidenziato le criticità relative al rischio contagio nelle strutture protette, lanciano l’ennesimo segnale di allarme rispetto all'emergenza Coronavirus nelle case di riposo per gli anziani: una strage silenziosa che coinvolge molte, troppe strutture anche sul nostro territorio, assumendo dimensioni ormai fuori controllo. In particolare le due sigle puntano l'attenzione sulla "CRA Villa Margherita di Calestano, gestita dalla cooperativa Quadrifoglio, e sulla Residenza al Parco di Monticelli Terme, gestita da Coopselios, e la cui situazione è ormai vicina ad un punto di rottura - scrivono Cisl e Cgil -: nella prima 13 anziani ospiti su 34 sono purtroppo deceduti in pochissimo tempo e ad oggi non si conoscono i numeri reali dei contagi tra gli anziani e i lavoratori, mentre nella struttura di Monticelli sono deceduti 21 anziani da quando è iniziata l'emergenza Covid 19, ma ben 25 da inizio anno. Ad oggi ci sono 7 ospiti ricoverati in ospedale e dei 31 rimasti in CRA solo 8 sono risultati negativi all'ecografia ai polmoni, senza contare che anche 4 operatori di Monticelli sono positivi e nella struttura ancora non vengono fatti i tamponi al personale. Così come gli operatori della casa di riposo di Calestano - che ancora non sanno se sono positivi o no al virus - il tampone o il test sierologico sono ancora solo una speranza".

"I sindacati di categoria - prosegue la nota - ritengono sia giunto il momento della trasparenza nei confronti dei familiari degli ospiti e dei lavoratori, che continuano, minuto dopo minuto, a lavorare con dispositivi di protezione individuale probabilmente insufficienti a garantire se stessi e gli utenti assistiti. Quanti tamponi sono stati effettuati sugli anziani? Quanti e quando sono risultati positivi? Quando verranno fatti i test sierologici sui lavoratori? - chiedono le organizzazioni sindacali -. A fronte di un evoluzione così tragica e di un'espansione così violenta dell’emergenza all’interno delle CRA di Calestano e Monticelli, risulta indispensabile che le autorità preposte compiano un cambio di passo concreto ed efficace in termini di qualità e quantità per mettere finalmente in sicurezza sia gli operatori che tutti gli utenti delle strutture". 

"Le segreterie provinciali di di Cisl Fp e Fp Cgil quindi tornano a chiedere il rispetto dei Protocolli della Regione, oltre che di essere tempestivamente aggiornate dell’evoluzione dell’emergenza interna alle Case Residenza Anziani da parte dell’AUSL, e sollecitano una accelerazione nella somministrazione dei tamponi e dei test seriologici a tutela e in favore di tutto il personale operativo e di tutti gli ospiti rimasti. Chiedono infine che il personale sia dotato di tutti gli strumenti di sicurezza idonei: gli anziani non sono malati di serie B e gli operatori socio-sanitari non possono essere lasciati soli nell'affrontare questo dramma sociale e umano", conclude la nota.

Data articolo: Mon, 06 Apr 2020 17:55:00 +0200
Salute e sicurezza
Per molti lavoratori sarà impossibile dimostrare il contagio

Il contagio da coronavirus è equiparato ad infortunio sul lavoro, ma ottenere la tutela Inail non sarà per tutti la stessa cosa. E’ quanto denuncia Silvino Candeloro, del collegio di Presidenza Inca, commentando la tanto attesa circolare dell’Inail, n. 13 del 3 aprile, pubblicata dopo numerose sollecitazioni da parte del sindacato e del Patronato della Cgil, pur considerandola “un primo atto applicativo” delle disposizioni contenute nel decreto legge “Cura Italia”, n. 18 del 17 marzo scorso, “assolutamente necessario”, “una prima certezza per la tutela individuale di lavoratori e lavoratrici coinvolti, loro malgrado, nella pandemia da Covid-19”.  

Secondo l’Inca, restano da chiarire molti aspetti, a cominciare dalla classifica delle categorie per le quali l’istituto prevede la presunzione semplice dell’origine professionale dell’infezione e il riconoscimento delle prestazioni economiche, previste dalla normativa antinfortunistica. “Nell’attuale situazione pandemica – scrive l’Inail -, l’ambito della tutela riguarda innanzi tutto gli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio, aggravato fino a diventare specifico”, per i quali “vige la presunzione semplice di origine professionale, considerata appunto la elevatissima probabilità che gli operatori sanitari vengano a contatto con il nuovo coronavirus”. Vale a dire, si dà per scontato il nesso causale tra l’infezione da Covid e il lavoro svolto, sollevando il lavoratore dall’onere della prova.

La presunzione semplice di origine professionale viene riconosciuta anche ad altre attività lavorative che comportano il costante contatto con il pubblico/utenza, come quelli che operano in front-office, alla cassa, addetti alle vendite/banconisti, personale non sanitario operante all’interno degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie, operatori del trasporto infermi, eccetera.

Pur non considerando la lista “non esaustiva”, l’Inail precisa che per quei casi, “anch’essi meritevoli di tutela, nei quali manca l’indicazione o la prova di specifici episodi contagianti o comunque di indizi gravi ‘precisi e concordanti’”, che rendono problematica l’identificazione delle precise cause e modalità lavorative del contagio, l’accertamento medico-legale seguirà l’ordinaria procedura privilegiando essenzialmente i seguenti elementi: epidemiologico, clinico, anamnestico e circostanziale”.

In questi casi, la circolare dell’Inail specifica che spetta al medico, al quale è arrivata la segnalazione del contagio da Covid-19, certificare, oltre la data dell’evento, la data di astensione dal lavoro per inabilità assoluta, per quarantena o permanenza domiciliare fiduciaria del lavoratore, conseguente al contagio da virus, anche le cause e circostanze, la natura della lesione e il rapporto con le cause denunciate.

“Una prova quasi impossibile – commenta Candeloro – che rischia di escludere dalla tutela Inail molti lavoratori che nell’esercizio delle loro funzioni hanno contratto il virus”.

“Sarebbe stato più idoneo – aggiunge Candeloro – incoraggiare il lavoratore a segnalare al medico l’evento infortunistico e rendere più agevole al medico la compilazione del certificato d’infortunio, delegando all’Inail l’onere di provare che il contagio non sia avvenuto in occasione di lavoro”. 

Sottoposti a questa procedura così complicata rischiano di finire, per esempio, spiega il Patronato della Cgil, il personale delle case di riposo, nonostante il forte contagio rilevato quotidianamente dalla protezione civile, e i taxisti, le cui condizioni di lavoro impediscono di mantenere la distanza minima di sicurezza (tra guidatore e passeggero), escluse dalla presunzione semplice di origine lavorativa dell’infezione da Covid-19.

Per l’Inca altrettanto critico rischia di essere il trattamento di tutti quei casi “di dubbia competenza Inail/Inps, indicati dall’Istituto assicuratore nella stessa circolare. Alcuni territori – riferisce Candeloro - ci segnalano situazioni che stanno complicando il trattamento di alcune pratiche: per formalizzare la denuncia di infortunio, l’Inail fa richiesta di un certificato medico ad hoc, oltre a quello di malattia da Covid-19, redatto dal medico di base e inviato all’Inps”.

“Non ci è dato comprendere il senso e i motivi di tale richiesta”, commenta il Patronato della Cgil. “Infatti, in questi casi, anche in base all’ultima circolare Inail del 3 aprile 2020, la questione dovrebbe essere affrontata e risolta semplicemente applicando quanto contenuto nella convenzione Inps/Inail, che è proprio finalizzata a semplificare gli adempimenti per il riconoscimento delle prestazioni economiche, posta dalla legge a carico dei due Istituti e alla velocizzazione dell’iter di definizione di tali casi. Per questo chiediamo all’Inail di chiarire la questione con le proprie sedi territoriali e di essere coerente con quanto contenuto nella circolare”.

“In un momento così difficile per tutti i lavoratori – conclude Candeloro – sarebbe auspicabile che si rendessero straordinariamente semplici le denunce di infortunio, come richiederebbe la situazione emergenziale nella quale viviamo. Sarebbe un segnale di forte di vicinanza ai tanti lavoratori che nonostante le restrizioni continuano a garantire servizi essenziali a tutti i cittadini”.

Data articolo: Mon, 06 Apr 2020 17:34:00 +0200
Salute e sicurezza
Cgil, CIsl e Uil Umbria: preoccupa ripartenza di Ast, cosa dice la comunità scientifica?

"La ripartenza di Ast già dalla giornata di oggi, seppur non a pieno regime, è molto pericolosa. Centinaia di persone che si muovono in un unico sito produttivo rappresentano, dal nostro punto di vista, un rischio notevole per i lavoratori e le loro famiglie, per Terni e per tutta l'Umbra. Chiediamo che la comunità scientifica si esprima chiaramente a riguardo”. Così in una nota i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria, Vincenzo Sgalla, Angelo Manzotti e Claudio Bendini e quelli provinciali di Terni, Claudio Cipolla, Riccardo Marcelli e Gino Venturi.

“È evidente - scrivono i sindacati - che quanto determinatosi rappresenta una contraddizione rispetto alle raccomandazioni che quotidianamente arrivano dal Governo, dalla Protezione Civile, Dal Ministero della Salute, e dall’Istituto Superiore della Sanità sull’assoluta necessità di non rallentare con il rispetto delle prescrizioni previste nel Dcpm. Riteniamo che in un momento in cui, grazie al sacrificio di tutti, si è sensibilmente attenuato l’andamento dei contagi, sarebbe stato più opportuno proseguire su questa strada, senza aprire nuovi fronti di esposizione al contagio, magari intensificando l’azione a tutela di tutti quei lavoratori obbligati al lavoro perché operanti nei servizi essenziali".

“In ogni caso, una volta appresa la notizia della riapertura - continuano i segretari delle tre sigle sindacali - la Rsu Ast e i sindacati dei metalmeccanici si sono immediatamente attivati e stanno continuando a lavorare per proteggere in ogni modo la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle loro famiglie e far rispettare il Protocollo condiviso del 14 marzo tra Governo, sindacati e Confindustria. I lavoratori non vanno lasciati soli - insistono Cgil, Cisl e Uil - quindi, accanto al necessario chiarimento di carattere scientifico, chiediamo a Regione e Comune di intervenire a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, vista la loro responsabilità diretta in materia di salute pubblica”.

Infine, Cgil Cisl e Uil ribadiscono "la necessità di promuovere in tutte le attività lavorative in essere la predisposizione di 'Protocolli anticontagio aziendale' come espressamente richiamato Dal DPCM del 22 marzo”.

Data articolo: Mon, 06 Apr 2020 12:38:00 +0200
Salute e sicurezza
Coronavirus: Fp Cgil, ritardo dpi in dipartimenti Presidenza consiglio ministri

"Ritardi nel rifornimento di adeguati Dispositivi di Protezione Individuale tra i dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, insieme al bisogno di adottare misure ancora più incisive, come la rilevazione della temperatura corporea in ingresso negli uffici". Ad affermarlo è la Funzione Pubblica Cgil in merito a quanto si sta registrano all'interno delle articolazioni della Presidenza.

"Abbiamo apprezzato - osserva il sindacato - tempi e modalità dell'intervento di indirizzo del Segretario Generale in merito alle misure da adottare per prevenire il contagio da Covid-19 ma non possiamo dire altrettanto del tempismo e dell'attenzione rivolta ai propri collaboratori per buona parte delle articolazioni della Presidenza. L'autonomia organizzativa che caratterizza gli assetti dipartimentali in questo caso non ha rappresentato una specificità da mettere in valore ma un profondo e grave limite che ha generato (e in taluni casi ancora genera) senso di pesante incertezza, quando non instabilità, preoccupazione e incomprensibile ritardo da parte della totalità delle lavoratrici e dei lavoratori. A maggior ragione dopo i casi di contagio registrati proprio al Dipartimento della Protezione Civile cui tutti noi facciamo riferimento nell'emergenza".

Inoltre per la Fp Cgil, "ora che lo stato di crisi entra in una fase non più meramente emergenziale, con cui bisogna sapere e poter fare i conti, non è più sostenibile mettere in sospensione le normali relazioni tra amministrazione e rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori. Vanno individuate nuove e più tempestive modalità relazionali, utilizzando gli strumenti tecnologici adeguati. Per questo sollecitiamo una convocazione urgente delle organizzazioni sindacali, delle Rsu, degli Rls, del Cug, con le modalità che si riterranno più opportune, al fine di fare il punto, sullo stato di attuazione delle diverse disposizioni impartite nella fase dell'emergenza, in maniera analitica per i singoli Dipartimenti, comprenderne problematicità e prospettive, i livelli di criticità riscontrate tra il personale". Infine, conclude la Fp Cgil, "ci rendiamo conto che sulla Presidenza del Consiglio ricadono oggi responsabilità nella gestione dell'emergenza Covid-19, tuttavia diciamo fin da ora che per noi è prioritario chiudere il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2016-2018, per il personale del Comparto e per l'Area della Dirigenza, e che nei modi e nei tempi compatibili in questa fase vanno riprese al più presto le trattative per la loro definizione".

Data articolo: Fri, 03 Apr 2020 17:45:00 +0200
Salute e sicurezza
«Fateci i tamponi»

Massimiliano Liani è dirigente infermieristico presso una Rsa e clinica convenzionata per la riabilitazione di Roma e, anche, sindaco di un piccolo Comune vicino alla Capitale, Cineto Romano. Due fronti dai quali si trova a combattere spesso a mani nude – e non solo metaforicamente – contro il coronavirus che colpisce soprattutto la popolazione anziana spesso concentrata, oltreché nelle strutture dedicate, proprio nei piccoli paesi. Nei giorni scorsi, nel suo ruolo di primo cittadino, ha rivolto un appello al ministro della Salute, Roberto Speranza, per l’immediata applicazione dei protocolli sottoscritti da sindacati e ministero sulla sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro il 14 e 23 marzo.

Come ormai ben sappiamo, le strutture di ricovero e riabilitazione per anziani sono le più esposte a rischio, in alcune zone d’Italia ormai delle vere e proprie bombe a orologeria. L’accusa di Liani è dura: “Tutto il sistema sanitario e assistenziale nazionale si è trovato impreparato. All’epoca dei primi casi in Italia, già si sapeva che in Cina gli operatori erano i più esposti sia all’ammalarsi sia a diventare veicoli essi stessi di contagio. È incredibile come ci si sia fatti trovare totalmente scoperti nella dotazione di Dpi”.

Liani lavora al Policlinico Italia, struttura convenzionata con la Regione Lazio, che ha 90 posti in Rsa, con 10 “postazioni” intensive (e dunque con respiratori e alimentazione artificiale), una decina di posti per la riabilitazione motoria in day hospital e poi la riabilitazione ordinaria e gli ambulatori. Ad oggi, racconta, “non ci sono casi positivi, ma chi può dirlo? Io, ad esempio, sono appena uscito dal lavoro, ma in mancanza di tamponi potrei essere positivo e dunque essere un veicolo potenziale di infezione”.

Insomma, ci si affida ancora all’azzardo, alla fortuna, che però come è noto non sempre aiuta. Perché l’altro tema, forse ancora più importante, è quello che riguarda i tamponi: “Se per quanto riguarda i dispositivi di protezione ormai le strutture, dopo quel buco di un paio di settimane iniziali, si sono generalmente date da fare, i tamponi continuano a non essere fatti. Nella mia struttura hanno cominciato a farne proprio questa mattina, ma bisogna proseguire massicciamente: solo in questo modo si può garantire agli operatori di lavorare in sicurezza e ai ricoverati anziani, che sono molto fragili, di non essere esposti al rischio contagio. Senza contare che poi, questi stessi operatori la sera tornano a casa ed entrano in contatti con le proprie famiglie, magari con genitori anziani in casa. Insomma, se non si rompe questo circolo non se ne esce”.

Sul fronte Dpi nel Lazio qualcosa sembra muoversi. Proprio oggi la Regione ha annunciato l'arrivo di 1 milione di mascherine Ffp2 e 200 mila camici per la protezione degli operatori sanitari dal rischio di contagio da coronavirus. Per i tamponi ancora però bisogna aspettare.

Giustamente in questi giorni altri provvedimenti del governo hanno enfatizzato il ruolo strategico dei Comuni, soprattutto nella tutela dei soggetti più deboli. Anche qui però molto non è ancora sotto controllo. “Abbiamo persone che ad esempio portano la spesa a domicilio agli anziani. Ma le mascherine che ci ha fornito la Protezione Civile per proteggere gli operatori stessi e gli anziani erano totalmente inadeguate – attacca Liani –. Ho dovuto acquistarle come sindaco attingendo al bilancio e per quello che sono riuscito a trovare sul mercato”.

Un paradosso, ma è così. Nella confusione generale è accaduto anche che 620.000 mascherine inviate ieri agli Ordini dei Medici dalla Protezione civile sono risultate in idonee. Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli, ha chiesto ai colleghi “di sospenderne immediatamente la distribuzione e l'utilizzo”. Forse un po’ più di chiarezza e di rigore non guasterebbero in una situazione d’emergenza come questa.

Data articolo: Wed, 01 Apr 2020 18:54:00 +0200
Salute e sicurezza
Ancona, fisioterapista morta in casa. Il sindacato chiede di fare chiarezza

Una fisioterapista di Villa Adria, la struttura riabilitativa che si trova a Torrette di Ancona, Elia Fratini, 62 anni, originaria dell'Ascolano, è stata trovata morta ieri mattina nella sua abitazione di Agugliano. Il suo compagno, come anticipato da alcuni media locali, è stato ricoverato in ospedale, sarebbe in gravi condizioni. La donna era iscritta alla Cgil e fino a un anno fa era delegata sindacale. Il sindacato chiede che sia fatta chiarezza sulla morte.

"Dal 7 marzo era andata in malattia - spiega Alberto Beltrami  della Fp Cgil - dopo che nella struttura si erano verificati dei pazienti positivi al Covid. Ci siamo sentiti diverse volte in questi giorni. Mi aveva scritto che stava male dal 13 marzo e anche se aveva chiesto di fare il tampone non le era stato fatto".

"L'ultimo contatto via telefono - prosegue - lo abbiamo avuto il 23 marzo scorso e mi ha scritto che il suo dottore le aveva prenotato il tampone. Spero che facciano accertamenti sul corpo per capire se aveva il Coronavirus e poteva essere salvata". Beltrani riferisce che altre colleghe della fisioterapista, almeno quattro, sono risultate positive al virus. Il 19 marzo il sindacalista aveva scritto a Villa Adria e alle autorità preposte per chiedere di fare il tampone ai dipendenti della struttura

Data articolo: Wed, 01 Apr 2020 14:50:00 +0200
Salute e sicurezza
Roma, Nomentana hospital. Sindacati: situazione esplosiva

“Dopo le nostre denunce sulla condizione insostenibile per il personale e i pazienti al Nomentana Hospital, dove sono stati ricoverati in emergenza gli ospiti della casa di riposo di Nerola tutti Covid-positivi, Regione Lazio e Asl Roma 5 hanno tentato di smentire la notizia. Ora la lettera scritta dalla direzione del Nomentana Hospital insieme alle rappresentanze sindacali aziendali della struttura, conferma parola per parola quanto avevamo detto: management e personale sono stati abbandonati in una situazione esplosiva”. Così i segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio, Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, dopo che questa mattina (31 marzo) il presidente della struttura di Fonte Nuova ha scritto, con il supporto dei rappresentanti del lavoratori, ai vertici di Regione e Asl.

“I lavoratori, insieme all’azienda, hanno offerto da subito prova di competenza e professionalità, ma soprattutto di senso del dovere e coraggio, in un momento assolutamente critico, rispondendo alla richiesta di attivare un immediato pronto intervento per gli anziani colpiti dalla pandemia. Hanno organizzato in poche ore un reparto di isolamento per dare assistenza alle persone. E hanno agito senza alcun cedimento, comportandosi, come ha riconosciuto lo stesso datore di lavoro, «in maniera veramente eroica»”, spiegano i segretari regionali di categoria. “A fronte di questo, da parte di Regione e Asl Roma 5, il supporto promesso in termini di materiale e personale specializzato, si è concretizzato in 2 infermiere, che tra l’altro oggi sono state richiamate indietro, e poche centinaia di mascherine per un reparto di 50 pazienti Covid-positivi, che si sono aggiunti ai 350 già ricoverati”. 

“Come abbiamo detto e ridetto, la situazione attuale è al limite del disastro, considerando che, per di più, anche la promessa di verificare lo stato del contagio con i test di laboratorio non ha avuto seguito, essendone stati eseguiti appena 40”, sottolineano Cenciarelli, Chierchia e Bernardini. 

“Ora pretendiamo un intervento immediato da Regione e Asl”, concludono i sindacalisti in piena condivisione con l’amministrazione della clinica. “Servono tamponi a tappeto su tutta la popolazione del Nomentana Hospital, personale e pazienti. Così come serve la ricollocazione, con la massima urgenza, di tutti i pazienti positivi in strutture adeguate. Questo sia per tutelare la sicurezza e salute delle persone, che per consentire l’attività ordinaria della casa di cura. E servono immediatamente i materiali, a partire dai dpi, e il personale  promesso”.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2020 17:41:00 +0200

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