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News welfare e previdenza da rassegna.it (CGIL)

#scioperi #lavoro #vertenze #CGIL

Welfare e previdenza
Politiche sociali a Roma, il governo che non c'è

“La mancanza di capacità di governo della Giunta Capitolina, coniugata con la disintermediazione nei confronti del sindacato confederale, ha avuto come risultato una totale assenza di programmazione condivisa che ha generato difficoltà nella spesa delle poche risorse disponibili per erogare servizi fondamentali ai cittadini meno abbienti. Anche in presenza di numerose richieste di confronto sia su alcuni servizi emergenziali, sia più in generale sulle scelte di programma delle politiche sociali di Roma Capitale e le risorse impegnate, la risposta è stata negativa. Anche riguardo allo schema di Piano Sociale cittadino, recapitatoci per posta dall’Assessore competente, dobbiamo esprimere pesanti criticità. Le più rilevanti risiedono nella mancanza di specifici interventi sugli anziani, in contrasto con tutte le tendenze demografiche in atto, anche a Roma e interventi risolutivi per eliminare le liste di attesa nell’assistenza domiciliare”.

Questo, in sintesi, il messaggio lanciato dall'attivo dei quadri e delegati riuniti oggi a Roma dalla Cgil di Roma e del Lazio, Cisl di Roma Capitale Rieti e Uil del Lazio, che hanno fatto il punto sulle politiche sociali a Roma e nell’area metropolitana.

“Si rileva inoltre - evidenziano i sindacati - una mancanza di chiarezza e certezza sulle risorse economiche e sui criteri di ripartizione tra Dipartimento e Municipi, che continuano a ricevere i finanziamenti sulla base della spesa storica e non sulla base di analisi e stime puntuali e previsionali dei fabbisogni sociali territoriali. Per quanto riguarda il Reddito di Cittadinanza ci troviamo di fonte a una carenza strutturale di personale, alla mancanza di un regolamento specifico e di un modello organizzativo dei servizi sociali, all'assenza degli strumenti utili a realizzare i progetti di inclusione sociale. Gran parte dei servizi sociali alla cittadinanza sono realizzati attraverso appalti in piena esternalizzazione, molti dei quali affidati a cooperative sociali".

Per i sindacati "è necessario riuscire a intervenire nei processi di elaborazione dei bandi al fine di garantire non solo i livelli occupazionali e salariali ma soprattutto la dignità dei lavoratori e la qualità dei servizi. Pur avendo chiesto con forza e a lungo l’intervento dell’Assessorato sui municipi/Piani di zona che non rispondono alle richieste per il tavolo di confronto, la programmazione dei servizi, la verifica e il parere delle organizzazioni sindacali, non abbiamo ricevuto risposte", spiegano.

L’attivo unitario di oggi, quindi, "impegna tutte le strutture di Cgil Cisl Uil territoriali a riproporre l’iniziativa in tutti i territori (Roma e area metropolitana) per avviare tavoli di confronto, operativi e stabili anche a livello di distretto, per la costruzione ottimale dei Punti Unici di Accesso (PUA) e per ripartire dai Piani sociali di zona, strumenti di programmazione di tutti gli interventi e i servizi. Sarà quindi indispensabile avviare un monitoraggio degli accordi siglati a tutti i livelli e una mappatura dei bisogni, elemento indispensabile per una vera contrattazione sociale di prossimità. In assenza di dialogo con le istituzioni o se continueranno a permanere le stesse condizioni di difficoltà e disuguaglianza tra i cittadini, avvieremo azioni di mobilitazione nelle forme e nei modi che riterremo opportuni nell’interesse dei cittadini e dei territori”, conclude la nota delle organizzazioni sindacali capitoline.

Data articolo: Fri, 21 Feb 2020 15:40:00 +0200
Welfare e previdenza
Catania, la crisi del welfare in una città in dissesto

A Catania, città in dissesto, sono soprattutto i numeri a dipingere il quadro di crisi di un welfare che non garantisce a sufficienza anziani, minori, disabili, cittadini in difficoltà economiche. Una possibile soluzione a breve termine? 

Secondo la Cgil passerebbe dal rilancio dei Pac (Piani di azione per la coesione), dal reale coordinamento di tutte le risorse nazionali o europee disponibili, dall'agire con trasparenza a partire dai bandi. Ma soprattutto passerebbe dal recupero delle evasioni fiscali e dal saper ascoltare i bisogni dei cittadini, senza pregiudizi. 

È questo in sintesi il messaggio dei lavori di oggi su "Il Welfare a Catania: diritti, concertazione, efficienza" organizzati da Cgil, Spi e Fp Cgil al Palazzo della Cultura è coordinato dalla segretaria confederale Rosaria Leonardi che si sono aperti con un appello del segretario generale della Cgil, Giacomo Rota: "Bisogna continuare la concertazione in questa città. Abbiamo bisogno che Catania viva una nuova stagione di apertura", rivolgendosi soprattutto all'assessore comunale ai Servizi sociali Giuseppe Lombardo, presente in sala.

L'amministrazione deve trovare il coraggio di scommettere sul dialogo. Occorre un salto di qualità anche nostro ma occorre soprattutto programmare la ripresa, coinvolgendo tutte le parti sociali. Forse potrebbe occorrere una legge speciale per Catania, la più grande città d'Italia non capoluogo di regione, oggi in dissesto". Ma ecco i dati più utili a comprendere lo stato di salute del welfare nel capoluogo etneo.

Catania è una delle 3 città italiane con la più alta percentuale di minori in povertà assoluta: il 17,22%. Secondo l'Istat, è anche una delle 3 città con la più alta percentuale di famiglie in potenziale disagio. La metà delle famiglie vive con un reddito inferiore ai 15 mila euro. I disoccupati dai 14 ai 25 anni sono il 41,6%, il tasso di disoccupazione è del 18,8% di cui il 21% femminile ed il 18% maschile. I cosiddetti Neet, coloro i quali non hanno e non cercano occupazione sono il 40%. 

Nella provincia di Catania sono in pagamento 38.330 prestazioni di reddito di cittadinanza e 4.357 di pensione di cittadinanza per un totale di 42.687 prestazioni. Le persone coinvolte per il reddito di cittadinanza sono 105.825, per la pensione di cittadinanza 4.903, per un totale di 110.728 soggetti. "Sono questi i dati sconfortanti - commenta Giuseppina Rotella, della segreteria confederale - che ci rappresentano la situazione del disagio nel nostro territorio. A Catania, come in tutta la Sicilia, i Pac Infanzia e Anziani hanno dato una boccata di ossigeno ai servizi sociali forniti dai comuni. Servizi la cui continuità doveva essere assicurata con fondi del bilancio comunale". Per la sindacalista "i fondi Pac dovevano servire soltanto ad avviare i servizi. Finiti tali fondi gli asili nido hanno chiuso, gli anziani non hanno più l’assistenza domiciliare e le lavoratrici si sono ritrovate senza lavoro e senza stipendio. Facciamo un appello che parte da Catania, perché si trovi una soluzione nazionale e i Pac vengano rifinanziati".

Oggi Catania conta 9 asili comunali con 66 educatrici e 53 ausiliari, un asilo ex Pac sta per essere aperto nella zona di Acquicella ed un altro aprirà a breve al viale Tirreno. In totale i posti disponibili sono 480, il servizio funziona grazie  al sistema della compartecipazione delle famiglie. Un asilo a Librino è attivo con un progetto finanziato dalla legge 285 come supporto alla genitorialità. Tale servizio è rivolto ai bambini da 3 mesi a 3 anni per 10 bambini per 10 mesi. Il centro Mary Poppins ospitava a scuola 190 alunni, oltre a 100 bambini e ragazzi al centro diurno. Dal 1º gennaio è chiuso il centro diurno ed il numero dei bambini e ragazzi che frequentano la scuola è sceso a 150. Il futuro di questo importante servizio è  piuttosto incerto. 

Stessa sorte degli asili nido hanno avuto gli spazi gioco dei Pac. A lanciare un accorato appello all'assessore comunale Lombardo per la riapertura dell' asilo nido di Viale Tirreno è stata proprio la segretaria Cgil, Rosaria Leonardi: " È un'assoluta priorità: le lavoratrici attendono da mesi e ci sono molti iscritti. Segno che la struttura è attesa dai cittadini".

Rispetto alla media nazionale, la città di Catania non registra invece dati catastrofici in termini di invecchiamento della popolazione, come ha sottolineato nella sua relazione il segretario dello Spi, Carmelo De Caudo. Gli anziani, cioè i cittadini dai 65 ai 100 anni, sono dunque il 21,10% su una popolazione complessiva di 311 620 persone (una curiosità: i nostri centenari al momento sono 74). 

 "La media del reddito mensile dei pensionati è di circa 1000 euro al mese, - dice De Caudo - gli anziani che vivono in case in affitto sopportano un carico di spese mensili per locazione e tasse locali sui rifiuti, di circa 500 euro mensili e ciò equivale dunque a dire che questi anziani spendono così, almeno, il 50 per cento del reddito complessivo familiare".

Veniamo ai servizi. A Catania, il costo delle case di riposo per anziani è troppo alto: lo Spi Cgil riferisce di rette di circa 1.285 euro, quelle di una casa protetta arrivano a 1.606 euro. Al momento il Comune di Catania assiste 211 anziani ricoverati in 15 strutture convenzionate, tra casa di riposo, alloggio e case protette che sopperiscono ai bisogni dei meno abbienti; "per il resto, la città è piena di strutture private, per le quali non è facile reperire il dato dei soggetti ricoverati, che sicuramente affrontano dei costi sostenibili solo dalla popolazione agiata, cioè, da una fortunata minoranza", riporta lo Spi.

In questo panorama desolante il Comune di Catania non possiede una “casa di riposo comunale” che invece costerebbe molto meno al pubblico. In sostanza, le spese pubbliche non sono adeguate al fabbisogno della popolazione più anziana.

È poi vero che solo recuperando l’enorme evasione dei tributi si potrà realizzarsi il recupero sul fronte delle risorse economiche da destinare al Welfare. Ma il Comune di Catania nel 2019 ha recuperato solo 3.163 euro di tributi evasi, 3.447 euro nel 2018. Non è andata meglio negli anni precedenti.

E gli operatori sociali? Ad inquadrare  lo status quo è toccato al segretario generale della Fp Cgil, Turi Cubito; Catania che aveva 9 asili nido con fondi Comunali e tre con fondi ex Pac, "nonostante gli sforzi sostenuti è riuscita a mantenere undici dei dodici asili e questo sta comportando inevitabilmente la riduzione del numero di ore per le addette, ausiliarie ed educatrici. L’incertezza del mantenimento del servizio e la mancata programmazione per tempo dell’apertura ha determinato fra i cittadini sfiducia nel servizio pubblico  legato anche al fatto che 9 asili sono stati aperti ad ottobre inoltrato e due che prima erano finanziati dagli ex fondi Pac stanno vedendo l’apertura in questi giorni".

All'incontro sono intervenuti anche il presidente della Confcooperative Catania, Gaetano Mancini, la presidente di Legacoop Sicilia orientale Debora Collecchio, il segretario generale della Cgil Sicilia Alfio Mannino ("Non possiamo accettare che ci sia un divario enorme tra la politica e i corpi intermedi, tra i bisogni di questa regione e l'agenda politica del mese", ha detto riferendosi all'atteggiamento delle istituzioni sui temi sociali), Don Piero Sapienza della Diocesi di Catania, e Giuseppe Lombardo, assessore comunale alla Famiglia e alle Politiche sociali.

L'assessore Lombardo in particolare ha confermato la sua volontà a continuare il confronto con i sindacati e ad avviare una fase di programmazione condivisa soprattutto sulle opportunità offerte dalla legge 328 che potrebbe rappresentare una nuova soluzione alla mancanza di fondi comunali, mentre sui Pac non ci sono notizie sulla fase di post scadenza istituzionale.

Ha concluso lavori il segretario confederale della Cgil nazionale, Roberto Ghiselli. "L' Italia non è mai uscita dalla crisi e ha le sue debolezze strutturali. Tutto resta a carico della famiglia e delle badanti, un fenomeno quest'ultimo con tutte le sue contraddizioni". 

"Il problema dei comuni in dissesto non autorizza che essi debbano rinunciare alla programmazione e ai suoi obiettivi, anzi, Il dissesto non può  diventare un alibi. Al primo posto deve tornare più che mai  la programmazione, la concertazione, la selettività, anche sui tagli che si è costretti a fare", ha detto.

Data articolo: Thu, 13 Feb 2020 18:27:00 +0200
Welfare e previdenza
Marche, sindacati: criticità nel piano socio-sanitario

Marche: il Consiglio regionale ha approvato il nuovo Piano socio-sanitario regionale. Per Daniela Barbaresi, segretaria generale Cgilå Marche “si tratta di un’altra occasione persa per affrontare concretamente i nodi critici della sanità marchigiana”.

Secondo le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil il documento è viziato da un importante limite di fondo, ossia il suo essere approvato a fine legislatura. Pesante è  la conseguente assenza di due temi che sarebbe stato fondamentale affrontare: il riassetto della governance complessiva del servizio sanitario regionale e la  effettiva coincidenza tra i Distretti sanitari e gli Ambiti Sociali territoriali, per superare le persistenti criticità in termini di integrazione socio-sanitaria.

I sindacati rilevato come, rispetto al testo licenziato dalla Giunta ormai più di un anno fa, la discussione in IV Commissione ha portato alcune modifiche positive: tra le altre, la previsione di un crono programma che dettaglia i tempi di attuazione del piano, il capitolo sulla partecipazione, il tema degli ospedali delle zone disagiate e dei futuri presidi unici. Meritano di essere adeguatamente approfonditi i riflessi che gli emendamenti approvati in Consiglio producono sull'impianto complessivo del documento.

Preme comunque evidenziare che tra gli aspetti positivi introdotti nella discussione in Commissione, va rilevata anche la previsione di “un’accurata analisi dei costi e benefici, da sottoporre al vaglio cella Commissione assembleare competente, sulla costruzione/ammodernamento/manutenzione delle strutture sanitarie regionali prima di avviare l’iter di nuove costruzioni”: un aspetto particolarmente significativo soprattutto in relazione alla costruzione dei nuovi ospedali unici.

"Lascia però alquanto perplessi e preoccupati la scelta che la Giunta ha operato con la recente Dgr 100/2020 di assegnare all’Azienda Ospedaliera Marche Nord la prosecuzione del procedimento per la concessione di progettazione, costruzione e gestione del nuovo polo ospedaliero di Pesaro (project financing). C’è da chiedersi se con tale delibera, emanata solo due giorni prima dell’approvazione del nuovo Piano sanitario, e quindi in vigenza del precedente Piano, si voglia raggirare proprio la valutazione da parte della commissione consiliare", scrivono Cgil, Cisl e Uil.

"Nel merito delle criticità che permangono nel Pssr, spicca la mancata descrizione di un percorso di riqualificazione complessiva della rete ospedaliera, con nodi importanti ancora aperti, come la riqualificazione dei piccoli ospedali o il futuro assetto delle reti cliniche. In tema della prevenzione continua a essere affrontato senza indicare la strategia per superare il sottofinanziamento di questo livello essenziale e per risolvere gli squilibri attualmente esistenti nell’assetto dei servizi, a partire da quello relativo alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Non si riscontrano poi elementi concreti di prospettiva rispetto alla riorganizzazione delle cure primarie, a partire dal rapporto tra gli ambulatori avanzati di continuità assistenziale e il progetto di sviluppo delle Case della Salute", continua la nota.

Nel Piano, continuano a mancare per i sindacati strategie e obiettivi coerenti rispetto alla necessità di rinnovare le cure territoriali, con particolare attenzione al futuro delle cure intermedie, della residenzialità socio sanitaria e dell’assistenza domiciliare. Per quanto riguarda poi la presenza erogatori privati convenzionati strutturati, rispetto ai quali è forte la percezione di una loro capacità di orientamento su alcune scelte di politica sanitaria, va evidenziata un’eccessiva timidezza nel rapporto con i soggetti privati stessi, mentre sarebbe necessario definire criteri che regolano la funzione di committenza che dovrebbe essere esercitata del soggetto pubblico.

Critico anche il tema della mobilità sanitaria, che nel Piano viene affrontata solo in termini generici senza indicare strategie efficaci per ridurre la mobilità passiva. Va evidenziato poi che il tema della medicina di genere andava declinato come volto ad affrontare le differenze e non solo a superare le disuguaglianze. Manca poi completamente il tema della necessità di garantire la piena applicazione della Legge 194/78. "Sono limiti evidentemente importanti, che ci portano a confermare un giudizio critico sul Pssr", termina la nota.

Data articolo: Wed, 12 Feb 2020 11:48:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensioni: Landini, verifica politica a marzo

"Siamo all'inizio: il mese di febbraio serve per approfondire i temi, c'è una verifica politica sul tema delle pensioni nel mese di marzo". A dirlo è il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, parlando oggi (martedì 11 febbraio) a Roma a margine del convegno su "Sviluppo sostenibile e green new deal". L'esponente sindacale ha rimarcato che la Cgil ha "intenzione di puntare a una riforma complessiva che offra stabilità per i prossimi anni a un sistema pensionistico pubblico che dia garanzie ai giovani, alle donne, ai lavori gravosi". Per Landini "il punto che sta emergendo è che bisogna far ripartire gli investimenti. Il rischio che non possiamo correre è quello di non far ripartire l'economia. Quindi diamo molta importanza anche al tavolo sulla riforma fiscale ed essendo anche il 50esimo dello Statuto dei lavoratori deve essere chiaro che serve anche un nuovo statuto. Il messaggio che va mandato è 'basta precarietà'. Il lavoro deve essere stabile, chi lavora non può essere povero". 

Data articolo: Tue, 11 Feb 2020 15:23:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensioni, i sindacati chiedono risposte sulle risorse

La fase di ascolto aperta sulle pensioni è positiva, ma adesso il governo deve iniziare a dare risposte. È questo il messaggio che arriva da Cgil, Cisl e Uil al termine del terzo tavolo tecnico tenutosi oggi, 10 febbraio, al ministero del Lavoro. Un appuntamento piuttosto breve, durato circa un’ora, dedicato alla flessibilità in uscita e al superamento di quota 100, al termine del quale i sindacati hanno chiesto indicazioni chiare sulle risorse che l’esecutivo intende mettere sul tavolo del confronto.

“È necessaria una vera riforma del sistema previdenziale che superi strutturalmente e definitivamente la legge Fornero, garantendo una flessibilità in uscita per tutti dopo i 62 anni e, a prescindere dall’età, con 41 anni di versamenti, senza alcun ricalcolo contributivo. Occorre tenere conto della specifica condizione delle donne, dei lavoratori discontinui e precoci, dei lavori gravosi o usuranti e introdurre una pensione contributiva di garanzia per i giovani”. Lo ha spiegato il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli al termine del tavolo. “Il governo, che più volte ha dichiarato di condividere la finalità e l'impianto della piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil, si è preso l'impegno di stimare e valutare le nostre proposte”, ha dichiarato il dirigente sindacale. “Restiamo in attesa di vedere quali misure metterà sul tavolo e quante saranno le risorse a disposizione”.

“La nostra proposta è economicamente sostenibile”, sottolinea Ghiselli, che ribadisce: “Siamo assolutamente contrari all’ipotesi di ricalcolo interamente contributivo, che, come dimostrano le nostre simulazioni, rischia di pesare eccessivamente sulle future pensioni, con un taglio fino al 30% dell’assegno lordo. Un metodo – aggiunge in conclusione – che determinerebbe addirittura un vantaggio per lo Stato perché imporrebbe al lavoratore un onere aggiuntivo maggiore del beneficio eventualmente concesso”.

Nessun commento né alcuna indicazione sono arrivati sulle possibili risorse a disposizione del disegno di riforma, anche se “più volte è stato detto che condividono la filosofia e l’impianto della nostra piattaforma”, hanno spiegato i sindacati. 

Un risultato del tavolo è invece l'annuncio che a breve verrà istituita la Commissione paritetica sui lavori gravosi. Un pool tecnico, che sarà operativo con ogni probabilità da metà marzo: “Nei prossimi giorni ci chiederanno cinque nomi – spiega Ghiselli –, entro un mese dovremo indicarli. Cinque nomi saranno dati dai datori di lavoro. Faranno parte della Commissione anche rappresentanti del governo, dell'Istat e dell’Inps”.

PER APPROFONDIRE:
L’Osservatorio Previdenza della Fondazione Di Vittorio e della Cgil nazionale ha effettuato una serie di simulazioni sull’effetto del ricalcolo contributivo: scarica l'allegato.

Data articolo: Mon, 10 Feb 2020 13:39:00 +0200
Welfare e previdenza
Lavoratori Previmedical e Rmb: gestiscono sanità integrativa ma non hanno welfare

Gestiscono le prestazioni di welfare (in termini di sanità integrativa) per milioni di lavoratori, a partire dai fondi sanitari dei bancari, dei metalmeccanici, di Alitalia, del comparto artigiano veneto, ma per loro non c' è  welfare aziendale (né  sanità, né previdenza integrativa) e nemmeno ci sono altre misure a sostegno della qualità del lavoro, della retribuzione e della conciliazione tra vita e lavoro. Sono i 340 dipendenti (70% donne) di Previmedical e Rbm Salute, impresa trevigiana leader nel settore, che da 4 mesi hanno aperto un confronto con l'azienda senza approdare a risultati concreti.

Anzi, nel frattempo, è arrivata la notizia dell'acquisizione (dal prossimo luglio) del 50% +1 delle quote di Rbm da parte di Intesa San Paolo che con questa operazione disporrà di un colosso senza pari nel ramo dell'assicurazione sanitaria (si parla di 113.000 strutture convenzionate nel conseguente accordo di servicing con Previmedical). Nessun coinvolgimento o informazione sono state date alle Rsu circa l' ingresso del gruppo bancario e l' impatto sul lavoro che ciò potrebbe comportare, rendendo ancora più complesso il confronto aperto.

Dopo una prima azione di sciopero effettuata il 13 gennaio le Rsu hanno ora inviato una lettera aperta ai vertici aziendali chiedendo una ripresa delle trattative e maggiore luce sulla situazione.

Di seguito il testo della lettera:
Sentiamo la necessità di scrivere, come Rappresentanti dei Lavoratori di Previmedical Spa e di Cassa Rbm Salute, questa “lettera aperta”, perché crediamo ancora che un percorso condiviso sia la modalità migliore per risolvere le questioni poste in questi mesi. Questioni che riguardano tanto la realizzazione del personale, la gestione dei tempi di vita e il benessere dei lavoratori e delle lavoratrici, quanto la qualità del lavoro nelle nostre aziende, oltre che questioni riguardanti i salari, l’inquadramento e il contratto applicabile.

Richieste legittime avanzate ci vedono su posizioni tanto divergenti da determinare l’apertura dello stato di agitazione del personale, fino ad arrivare alla proclamazione di una giornata di sciopero lo scorso 13 gennaio.

Sentiamo allora forte il bisogno di scriverVi, da una parte per evitare l’acuirsi del malessere che rileviamo tra i dipendenti e l’inasprirsi della protesta e dall’altra per ribadire l’entusiasmo con il quale tutti e tutte noi, lavoratori e lavoratrici, continuiamo ad approcciarci al lavoro. Lavoro al quale crediamo e per il quale vogliamo, anche lottando, sia essere messi nelle migliori condizioni di svolgerlo sia il suo giusto riconoscimento. Il riconoscimento del valore professionale e umano che siamo e che dovremmo rappresentare per l’Azienda e per l’intero Gruppo RB Hold.

Un Gruppo che conta milioni di clienti, partner scelto da centinaia tra i maggiori Fondi Sanitari Integrativi e Casse Assistenza italiane e tra i più importanti nei Fondi Pensione e Welfare. Un Gruppo che, ci teniamo a ricordare, riveste per il settore una grande importanza a livello nazionale, vivendo una fase di crescita ed espansione nel contesto assicurativo, dentro il quale, in particolare nel ramo salute, è leader. Crescita ed espansione derivanti soprattutto dalla contrattazione condivisa tra le organizzazioni sindacali e le rappresentanti aziendali e di settore. Parti sociali e aziende che dentro questi percorsi di contrattazione realizzano proprio quella che è mission del nostro Gruppo, ovvero creare un’offerta di welfare integrativo, di benessere, per un modello più inclusivo, più efficace e più equo di protezione sociale.

Siamo convinti che questo sia un valore, un grande valore, e che rappresenti un impegno collettivo irrinunciabile. E siamo altrettanto certi che questo debba essere per Previmedical e Cassa RBM Salute un impegno assunto anche nei confronti dei propri dipendenti. Per farlo, per dare il giusto peso e dignità al nostro lavoro, pensiamo sia indispensabile riaprire il confronto e trovarsi attorno al tavolo di trattativa, per individuare una meta comune che attraverso binari di miglioramento organizzativo e di benessere possa garantire pari tutele e garanzie a tutti i lavoratori e le lavoratrici.

Sederci attorno al tavolo di trattativa per contrattare con serietà un contratto integrativo aziendale che, nel tracciare una rotta, prenda in considerazione le nostre richieste economiche, contrattuali, di welfare e sulle condizioni di lavoro, in particolare per quelle donne lavoratrici costrette oggi a rinnovare annualmente la richiesta di part time. Sederci attorno al tavolo anche per parlare di prospettive future del Gruppo di cui facciamo parte, alla luce di quella che sarà l’acquisizione da parte del Gruppo Intesa San Paolo. Per dar seguito al percorso di confronto dei mesi passati e che ha portato ad una parziale applicazione del Ccnl Ania. Questo è il nostro spirito.

Vi chiediamo, dunque, di uscire dal silenzio dietro il quale vi siete trincerati e aprirvi all’ascolto e al dialogo, come manager e come portatori di quei valori ai quali la nostra Azienda si ispira.

 

 

Data articolo: Mon, 10 Feb 2020 11:22:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensionati, «mai più bancomat dello Stato»

Venerdì 7 febbraio c’è stato l’incontro tecnico tra i sindacati e il governo sul potere d’acquisto dei pensionati. Per l’esecutivo erano presenti i tecnici del ministero del lavoro, del Mef e dell’Inps e la commissione di esperti nominata dalla ministra del lavoro Catalfo.

“Abbiamo innanzitutto ribadito le ragioni delle nostre rivendicazioni - affermano Roberto Ghiselli e Ivan Pedretti, rispettivamente segretario confederale della Cgil e segretario generale Spi -. Da troppi anni infatti i pensionati sono stati utilizzati per fare cassa da parte dello Stato, sia con il blocco e la manomissione della perequazione che escludendoli dalle misure di alleggerimento della pressione fiscale”.

I sindacati hanno quindi riaffermato la tavolo “la necessità di intervenire sulle pensioni, garantendo la rivalutazione piena (almeno fino a 7 volte il trattamento minimo), riducendo la tassazione e rafforzando lo strumento della quattordicesima per intervenire sulle pensioni più basse, sia aumentandone l’importo che allargando la platea dei pensionati interessati, portando da 2 a 3 volte il trattamento minimo il livello di reddito per l’accesso alla prestazione”.

Per quanto riguarda il fisco, invece, le richieste riguardano la “riduzione del prelievo fiscale anche sulle pensioni, in maniera da ridurre la forbice che si è creata con il trattamento fiscale dei lavoratori dipendenti, e affrontare in un contesto più ampio anche il tema degli incapienti”.

“Abbiamo espresso consapevolezza del peso della platea –- continuano Ghiselli e Pedretti - e quindi dell’impatto economico delle proposte, e per questo della necessità che si concluda una prima fase di confronto entro la definizione del Documento di economia e finanza, e poi abbiamo sottolineato ai rappresentanti del ministero del lavoro e dell’economia della necessità di chiarire a breve quali saranno le disponibilità economiche per la prossima legge di bilancio, visto che solo in una cornice precisa e chiara si può ipotizzare quali strumenti attivare, anche alla luce degli altri tavoli aperti sempre sulla previdenza”.

Nel corso della riunione, è emerso che la ministra condivide le linee di indirizzo della piattaforma unitaria dei sindacati, motivo per cui sarà necessario capire le ricadute dal punto di vista tecnico ed economico. L’Inps si è poi dichiarata disponibile ad effettuare delle simulazioni sulle proposte avanzate “per valutare le platee interessate e le risorse necessarie”.

Infine, i Cgil e Spi hanno sollecitato la convocazione del quinto tavolo, “per noi molto importante”, quello che dovrà trattare il tema di una legge quadro sulla non autosufficienza. Il ministero si è impegnato a riconvocare un nuovo incontro appena avrà a disposizione i dati necessari per proseguire il confronto e cercherà di condividere una data con il ministero della salute, per convocare il prima possibile il tavolo sulla non autosufficienza.

Data articolo: Mon, 10 Feb 2020 10:12:00 +0200
Welfare e previdenza
Vertice sulle pensioni: al centro «quando» e «come»

Flessibilità in uscita: questo il tema dell’incontro di oggi (lunedì 10 febbraio) tra governo e sindacati sulle pensioni. L’appuntamento è a Roma, alle ore 9.30 al ministero del Lavoro (in via Flavia 6), per la Cgil partecipa il segretario confederale Roberto Ghiselli. Il vertice si concentra, appunto, sulla flessibilità in uscita una volta esaurita la sperimentazione di quota 100. “Non partiamo da un sistema che non sta in piedi, ma da una riforma nel 2011 che ha fatto pagare prezzi sociali molto pesanti, soprattutto ai giovani e alle donne”, ha detto il leader della Confederazione Maurizio Landini in un’intervista apparsa oggi sul Corriere della Sera: “È venuto il momento di riequilibrare la situazione, di riconoscere i lavori gravosi e il diritto a un'uscita flessibile”.

La Cgil è contraria all'ipotesi di una chiusura anticipata, quindi già alla fine di quest'anno, di quota 100. A sostenerlo è Roberto Ghiselli, augurandosi che “il governo non proponga la fine della sperimentazione della misura prima del tempo”. Il segretario confederale chiede che bastino 20 anni di contributi, a fronte di 62 anni di età, sottolineando che l'anno prossimo si esaurirà gran parte della platea che ha il metodo retributivo fino al 2011, e che quindi il costo per lo Stato sarebbe inferiore rispetto alle stime circolate nelle ultime settimane. “È particolarmente importante – ha detto – mantenere a 20 anni il numero dei contributi perché consentirebbe l'uscita anche alle donne, ma sarà importante anche portare il limite per l'uscita anticipata, rispetto alla vecchiaia, dalle 2,8 volte l'assegno sociale a 1,2 volte, quindi a circa 550 euro al mese”.

La proposta della Cgil è “un'uscita per tutti dai 62 anni e senza ricalcolo, prevedendo aiuti per donne, lavoratori discontinui, precoci, gravosi e usuranti”. Roberto Ghiselli ha anche ribadito il no della Confederazione allo scambio tra la previsione di un anticipo pensionistico e il calcolo interamente contributivo per l'importo della pensione con la richiesta di utilizzare tutti i risparmi avuti rispetto agli stanziamenti di “quota 100” sulla previdenza. “La perdita per il lavoratore può arrivare al 30 per cento”, ha concluso il segretario confederale: “Questi risparmi vanno tenuti nella previdenza, sono risorse importanti, ma non bastano per una riforma strutturale”.

Nell'incontro di oggi il governo non dovrebbe presentare proposte, attendendo una verifica politica dopo il primo round di incontri. Ma qualche indicazione arriva dai “tecnici” dell’esecutivo, come il docente di Economia politica Marco Leonardi, che sabato 8 febbraio (in un’intervista realizzata dall'agenzia Ansa) ha dichiarato che “tutto il pacchetto debba costare meno di quota 100”. Per Leonardi “dobbiamo uscire da quella misura, otto miliardi per le pensioni non ce li abbiamo. Se si uscisse subito da quota 100, dunque con una sperimentazione biennale invece che triennale, si dovrebbe disegnare una riforma complessiva, ma comunque spendendo meno di quanto speso per quota 100. L'uscita implica che si spenda di meno”

Ma, come detto, i sindacati si oppongono alla chiusura anticipata della misura. La proposta elaborata da Cgil, Cisl e Uil prevede il pensionamento flessibile a partire dai 62 anni, la richiesta di uscita con 41 anni di contributi a qualsiasi età, lo stop all'automatismo dell'aumento dell'età di vecchiaia legato alla speranza di vita (che attualmente dovrebbe scattare nel 2023). I sindacati chiedono anche misure in favore dei lavori gravosi e per chi ha svolto lavori di cura (come un anno di anticipo contributivo alle donne per ogni figlio), e di mantenere le tutele previste per le categorie protette con l'Ape sociale.

Data articolo: Mon, 10 Feb 2020 08:37:00 +0200
Welfare e previdenza
Rilanciare i consultori: assemblea nazionale Cgil con il ministro Speranza

“I consultori familiari sono stati una grande conquista, frutto della mobilitazione per il diritto alla salute e dei movimenti femministi. Vanno difesi e rilanciati recuperando quello spirito che li istituì nel 1975, con la legge 405”. Così la Cgil lancia l’assemblea nazionale che si terrà domani, 5 febbraio, alle ore 9.30 presso la sede nazionale del sindacato in corso d’Italia 25, a Roma. 

L’iniziativa sarà l’occasione per fare un bilancio sullo stato in cui versano oggi i consultori familiari, dopo anni di depotenziamento, e in base all’analisi dei nuovi bisogni della società saranno presentate alcune proposte per la loro valorizzazione. 

L’Assemblea, presieduta da Stefano Cecconi, responsabile sanità della Cgil nazionale, sarà introdotta da Denise Amerini, responsabile Medicina di genere della Cgil nazionale. A seguire gli interventi di: Angela Spinelli (direttore CnaPPS, Istituto superiore di sanità); Barbara Francavilla (segretaria Fp Cgil); Antonella Pezzullo (segretaria Spi Cgil); Susanna Camusso (responsabile delle Politiche di genere Cgil); Roberto Speranza (ministro della Salute). Inoltre, sono previsti i contributi dei rappresentanti regionali e territoriali della Cgil. Le conclusioni, programmate per le ore 13.30, saranno affidate alla segretaria confederale della Cgil, Rossana Dettori. 
 

Data articolo: Tue, 04 Feb 2020 17:57:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensioni, al via confronto per superare la Fornero

Il governo non è arrivato al tavolo con una proposta "prendere o lasciare", la discussione è aperta. È quanto si apprende al termine dell'incontro sulle pensioni, che si è svolto oggi (3 febbraio) presso il ministero del Lavoro. Dopo la riunione il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, dichiara alle agenzie: "C'è un impegno a fare i calcoli. È importante che il governo non sia arrivato con una proposta prendere o lasciare: il confronto è aperto". Il sindacalista quindi aggiunge: "È importante anche essere partiti dai giovani, noi pensiamo ad una vera riforma previdenziale".

Per il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, "l'esecutivo riconosce la proposta contenuta nella piattaforma unitaria dei sindacati, sulla necessità di istituire una pensione di garanzia per i giovani. Per noi è una grande priorità". Così il segretario generale aggiunto della Uil, Pierpaolo Bombardieri: "Il governo recepisce la piattaforma dei sindacati, c'è disponibilità ad entrare nel merito".

Oggi è iniziato il percorso di incontri tecnici e operativi sulla riforma delle pensioni post Fornero, a cui lavoreranno governo e sindacati in vista della prossima legge di bilancio. Il tavolo odierno si è occupato in particolare della pensione contributiva di garanzia per i giovani per cercare di assicurare loro "assegni dignitosi" con cui lasciarsi alle spalle carriere discontinue, precariato e lavori mal pagati. Un dossier che vede un intento comune tra il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo e Cgil, Cisl Uil ma la partita non è semplice.

Febbraio sarà un mese denso di appuntamenti: adesso le parti torneranno ad incontrarsi il 7 febbraio per affrontare il nodo pensionati, il 10 si parlerà invece di flessibilità in uscita, il 19 febbraio di previdenza complementare. La data dell’incontro sulla non autosufficienza è ancora da definire.

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha parlato dell'avvio di "un confronto serio, un inizio importante che va nella direzione di rispondere alla nostra piattaforma“. Per il leader della Cgil “servono regole comuni, ad esempio di uscita flessibile dai 62 anni, ma servono anche misure che riconoscano le differenze tra uomini e donne così come per i lavori gravosi. Quest'anno – prosegue Landini – il governo vuole fare una discussione sul Def nel mese di aprile, quindi fare questa verifica a marzo sull'insieme della questione previdenza significa avere chiara la strada che vogliamo percorrere”.

 

Data articolo: Mon, 03 Feb 2020 17:31:00 +0200
Welfare e previdenza
Reddito di cittadinanza: Alleanza, pronti a discutere correttivi

"L’Alleanza contro la povertà in Italia – anche alla luce di quanto emerso dal monitoraggio effettuato sul Reddito di Inclusione e presentato il 29 gennaio – è pronta a dare il suo contributo alla discussione che si sta aprendo sul Reddito di Cittadinanza, un contributo basato sulla competenza di tanti soggetti sociali che da sempre, quotidianamente, si occupano di lotta alla povertà". E' quanto si legge in un comunicato dell'Alleanza. "Il Reddito di cittadinanza - prosegue l'Alleanza -, grazie all’importante stanziamento di risorse, sta sostenendo economicamente una fascia numerosa di popolazione in condizione di bisogno – e questo dato non è discutibile. Siamo però convinti che siano necessari dei correttivi sia per eliminare gli elementi penalizzanti le famiglie numerose e discriminatori per gli stranieri, sia per favorire l’efficacia di percorsi di inclusione – anche prendendo spunto dall’impianto del ReI - che affrontino tutte le determinanti e tutte le conseguenze della condizione di povertà, non limitandosi a quelle relative alla pur importante condizione occupazionale".

L'Alleanza contro la Povertà in Italia - nata alla fine del 2013, raggruppa un ampio numero di soggetti sociali che hanno deciso di contribuire in maniera collettiva alla costruzione di adeguate politiche pubbliche contro la povertà assoluta nel nostro Paese. L’Alleanza è composta da 39 realtà – associazioni, rappresentanze dei Comuni e delle Regioni, enti di rappresentanza del terzo settore, e sindacati – che portano in dote sensibilità ed esperienze legate ai soggetti che svolgono su tutto il territorio nazionale attività a favore di chi vive condizioni d’indigenza. Sono soggetti fondatori: Acli, ActionAid, Anci, Azione Cattolica Italiana, Caritas Italiana, Cgil, Cisl, Uil, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Confcooperative, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Federazione Nazionale Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Nazionale Italiano - ONLUS, Fio.PSD, Fondazione Banco Alimentare ONLUS, Forum Nazionale del Terzo Settore, Jesuit Social Network, Legautonomie, Save the Children, Umanità Nuova-Movimento dei Focolari.

Data articolo: Fri, 31 Jan 2020 15:35:00 +0200
Welfare e previdenza
Asili nido: nelle Marche solo per un bambino su quattro

Nel 2018 solo a un bambino su quattro nelle Marche viene garantito il diritto di frequentare un asilo nido. Una situazione che rappresenta una vera e propria emergenza. Secondo gli ultimi dati dell’Istat, nella regione ci sono 34.755 i bambini e bambine da 0 a 2 anni, a fronte dei quali i posti disponibili in asili nido, micronidi o sezioni primavera, pubblici o privati, sono 8.793.

“Ciò significa che solo il 25,3%, ovvero un bambino su quattro, può usufruirne, mentre ben 25.962 bambini e bambine sono esclusi dal circuito dei nidi”, dichiarano Daniela Barbaresi, Lilli Gargamelli e Matteo Pintucci, rispettivamente segretari generali della Cgil Marche, della Flc e della Fp Marche.

“Un dato peraltro notevolmente inferiore a quello dell’Umbria o della Toscana – proseguono – che fa delle Marche il fanalino di coda delle regioni del Centro. Una situazione che riempie di amarezza soprattutto se si pensa che, in passato, la regione si era dotata di una delle normative più innovative a livello nazionale come la legge 9/2003. Uno scenario preoccupante perché gli asili nido rappresentano una fondamentale occasione educativa e di socialità ed è per questo che devono essere garantiti a tutti: asili nido come diritto dei bambini e delle bambine e non più un servizio a domanda individuale”.

Delicata anche la situazione del costo dei nidi. Dopo il Veneto, le Marche sono la regione con la più alta percentuale di compartecipazione ai costi richiesta agli utenti a livello nazionale, pari al 25,9% della spesa complessiva. Ciò è dovuto soprattutto ai bassi livelli di spesa media per utente a carico dei Comuni: 4.354 euro per utente, ben al di sotto dei 6.542 euro medi a livello nazionale o anche ai 6.306 euro dell’Umbria o ai 5.385 euro della Toscana.

La quota pagata dalle famiglie per l’asilo nido è mediamente di 1.662 euro a bambino, sostanzialmente in linea con la media delle altre regioni del Centro, ma superiore alla media nazionale; e comunque, a causa del peggioramento delle condizioni economiche e lavorative delle famiglie, per molti le rette sono insostenibili e sempre più spesso condizionano la scelta di affidamento dei bambini ai nidi.

“È importante che il governo abbia posto il tema degli asili nido come prioritario – sottolineano Barbaresi, Gargamelli e Pintucci –, ora però occorre concretamente garantire le risorse necessarie all’ampliamento dell’offerta pubblica, all’assunzione di nuovo personale e al rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Il personale, e in particolare le educatrici, sono il fulcro della qualità del nostro sistema educativo e le loro competenze e professionalità devono tornare ad essere centrali, per questo la Fp Cgil ha lanciato la campagna #ChiedoAsilo”.

 

 

Data articolo: Tue, 28 Jan 2020 18:20:00 +0200
Welfare e previdenza
Riforma delle pensioni, inizia un confronto serio

Sulle pensioni si è “avviato un confronto serio, un inizio importante che va nella direzione di rispondere alla nostra piattaforma”. Con queste parole il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha commentato l’esito del primo incontro sulla riforma delle pensioni tenutosi questa mattina (27 gennaio) a Roma tra sindacati e ministra del Lavoro Nunzia Catalfo. Prosegue Landini: “Abbiamo convenuto che questi incontri di carattere tecnico avranno una verifica politica a marzo, perché ci interessa che la direzione sia chiara: non vogliamo qualche aggiustamento di qualche parte della legge Fornero, vogliamo una vera e propria revisione della legge che dia stabilità al sistema nei prossimi anni e che sia in grado di dare risposte a partire dai giovani e dalle donne che sono le più penalizzate in questi anni”.

Febbraio sarà il mese degli incontri tecnici. Il 3 le parti si occuperanno delle pensioni di garanzia dei giovani, il 7 febbraio dei pensionati, il 10 della flessibilità, il 19 febbraio di previdenza complementare. La data dell’incontro sulla non autosufficienza è ancora da definire. Landini sottolinea che “in tutti questi incontri saranno presenti rappresentanti del ministero dell'Economia, perché stiamo parlando di questioni che riguardano aspetti economici molto importanti”. Per il leader della Cgil “servono regole comuni, ad esempio di uscita flessibile dai 62 anni, ma servono anche misure che riconoscano le differenze tra uomini e donne così come per i lavori gravosi. Quest'anno – prosegue Landini – il governo vuole fare una discussione sul Def nel mese di aprile, quindi fare questa verifica a marzo sull'insieme della questione previdenza significa avere chiara la strada che vogliamo percorrere”.

Il percorso spiegato da Ghiselli (Cgil)

Il tavolo sulle pensioni si apre dopo il risultato raggiunto sul cuneo fiscale, ma Landini ha ricordato anche gli altri impegni nel calendario del dialogo tra governo e sindacati: “il 30 avremo l'incontro con il ministro del Mezzogiorno, perché l'altro tema che va aperto è quello degli investimenti per il rilancio dello sviluppo. Nelle prossime ore sarà fissato l'incontro sul tema degli esodati che abbiamo posto e sul part time verticale, tema che doveva essere oggetto della legge di stabilità ma poi è stato tolto. Abbiamo ribadito che va trovata una soluzione”.

 

L'incontro odierno è stato importante soprattutto per stabilire un metodo, mentre non si è entrati nel dettaglio della discussione. Lo ha detto il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, sottolineando che è importante che il governo voglia discutere con il sindacato su questo tema. “È stato stabilito un metodo di lavoro, ha detto, non ci sono proposte del governo. La modifica della legge Fornero si può fare se ci sono i soldi per farlo. Ci batteremo per farlo”.

È un primo passo significativo sia di condivisione vera, sia di partecipazione per ridefinire le regole. Finalmente parte il confronto, si passa dalle parole ai fatti”. Lo dice Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto Cisl. “Abbiamo ribadito le nostre posizioni e le nostre idee, serve un sistema di equità tra le generazioni e serve un modello che dia stabilità alle regole del sistema pensionistico – ha aggiunto –. Serve una pensione di garanzia per i giovani”. Per Sbarra “è urgente un confronto con il governo in vista del Def, per la piena rivalutazione dei trattamenti pensionistici e per finanziare una legge sulla non autosufficienza”.

La ministra Catalfo ha giudicato l’incontro “molto positivo”, ha ricordato l'avvio dei tavoli tecnici e ha annunciato per oggi la nomina della commissione di esperti che accompagneranno il percorso di riforma, a partire dalle misure per la flessibilità in uscita. Nella terza commissione, quella che dovrà valutare l'impatto economico delle proposte, ci saranno esperti di Inps, Mef, ministero della Funzione pubblica e ministero del Lavoro. “I costi – ha concluso – li valuteremo in itinere”.

Un pensionato su 3 sotto i mille euro
Giù le tasse sul lavoro 
Video: la lotta paga

Data articolo: Mon, 27 Jan 2020 14:53:00 +0200
Welfare e previdenza
Ospedali riuniti (Ancona): sindacati soddisfatti per via libera alle gare

L’azienda ospedaliera Ospedali riuniti di Ancona dà il via libera all’applicazione del protocollo d’intesa, sottoscritto con Cgil, Cisl e Uil, garantendo la clausola sociale sul bando di gara per il bar interno alla struttura, di prossima emanazione. Per quanto riguarda il bando di gara già in corso per l’affidamento della gestione del parcheggio, l’azienda ha assicurato che s’ispirerà ai principi del protocollo firmato. Tutto ciò è emerso nel corso dell’incontro, avvenuto nei giorni scorsi, tra Filcams Cgil Ancona, Fisascat Cisl Marche e la direzione aziendale.

Per le organizzazioni sindacali "è un risultato importante per la tutela dei diritti dei lavoratori ed è garanzia di trasparenza e legalità in un contesto delicato come quello degli appalti". Inoltre, i sindacati evidenziano  lo spirito collaborativo delle parti e auspicano che l’azienda rispetti quanto concordato. In merito alla gara per l’affidamento del bar interno a Torrette, la Filcams si augura che "la riqualificazione del bar, con i lavori di ristrutturazione già stabiliti, possa avere ricadute positive sui livelli occupazionali e il miglioramento della qualità del lavoro". 

Data articolo: Mon, 20 Jan 2020 18:28:00 +0200
Welfare e previdenza
Cin Tirrenia: Cgil e Filt, riorganizzazione pretestuosa

“Il progetto di riorganizzazione che la Cin Tirrenia sottoporrà domani alle organizzazioni sindacali prevederebbe la chiusura della sede storica di Napoli. Come già espresso nelle sedi Istituzionali, da ultimo nell'incontro col ministro De Micheli del 27 dicembre scorso, ribadiamo tutta la nostra preoccupazione e forte dissenso rispetto a una simile ipotesi che causerebbe il trasferimento verso il Nord di circa 60 lavoratrici e lavoratori, andando a peggiorare ulteriormente la ormai da tempo allarmante condizione sociale ed economica della città di Napoli”. È quanto affermano, in una nota, i segretari generali di Cgil Napoli, Walter Schiavella, e Filt Cgil Campania, Amedeo D'Alessio.

“Si completerebbe, così, dopo un anno circa – secondo Schiavella e D'Alessio – la ‘deportazione’ delle lavoratrici e dei lavoratori che, a condizioni umilianti e del tutto svincolate da effettive esigenze di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale, hanno subìto una devastazione della loro vita privata e professionale. Occorre ricordare che Cin Tirrenia, sulla base di un contratto di servizio ministeriale, è destinataria di importanti risorse pubbliche per lo svolgimento dei collegamenti per la continuità territoriale marittima con le isole almeno fino a luglio 2020”.

“È assolutamente pretestuosa, pertanto – concludono Schiavella e D'Alessio – questa riorganizzazione, ‘se di riorganizzazione si tratta’, che si spiega solo con la precisa volontà dell’azienda di chiudere la sede di Napoli. Sorge, allora, il dubbio che si tratti in realtà di tentativi di ‘licenziamenti mascherati’ contro i quali questa organizzazione sindacale metterà in campo sin da ora ogni iniziativa volta ad impedire tale ultimo ‘scippo’ della Cin Tirrenia, che costituisce un ulteriore depauperamento all’occupazione e alla dignità del lavoro qualificato in Campania e a Napoli, a detrimento di un Sud sempre più dimenticato e costretto a privarsi delle proprie risorse migliori da politiche scellerate e discriminatorie”.

Data articolo: Mon, 20 Jan 2020 14:39:00 +0200
Welfare e previdenza
Oltre un pensionato su tre è sotto i 1.000 euro lordi

Il 36,3 per cento dei pensionati riceve ogni mese un assegno di meno di 1.000 euro lordi, e il 12,2 per cento non supera i 500 euro. Uno su quattro (24,7 per cento) si colloca, invece, nella fascia di reddito superiore ai 2.000 euro. A dirlo è l’Istat che, in base a dati del 2018, definisce “ampia la disuguaglianza di reddito”: al quinto con redditi pensionistici più alti va infatti quasi la metà della spesa complessiva (42,4%). A rischio povertà risulta il 15,9 per cento delle famiglie con pensionati.


fonte Istat

Nel 2018 i pensionati sono circa 16 milioni, per un numero complessivo di trattamenti erogati pari a poco meno di 23 milioni. La spesa totale pensionistica (inclusa la componente assistenziale) nello stesso anno ha raggiunto i 293 miliardi di euro (+2,2% su variazione annuale). “Il peso relativo della spesa pensionistica sul Pil – conclude l’istituto – si attesta al 16,6%, valore appena più alto rispetto al 2017 (16,5%), segnando un'interruzione del trend decrescente osservato nel triennio precedente”.

Data articolo: Wed, 15 Jan 2020 11:33:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensioni, il Fondo integrativo non è una risposta a giovani e donne

“È un grosso abbaglio pensare che la risposta previdenziale per giovani precari e donne possa essere un Fondo previdenziale integrativo pubblico a capitalizzazione”. Così il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli commenta quanto affermato oggi dal presidente dell'Inps, Pasquale Tridico in audizione alla commissione Lavoro della Camera. “Chi ha un lavoro povero o precario – osserva il dirigente sindacale – non è nelle condizioni di versare contributi sufficienti per costruirsi una pensione pubblica, figuriamoci se avrà mai le disponibilità finanziarie per fare versamenti aggiuntivi per un Fondo integrativo”. 

“Dare una prospettiva dignitosa a questi lavoratori rappresenta una nostra priorità. Lo si può fare – prosegue Ghiselli – rafforzando la previdenza pubblica e valorizzando le posizioni previdenziali così da permettere anche ai giovani e alle donne occupati nelle attività più svantaggiate di avere una pensione dignitosa, quella che noi chiamiamo ‘pensione contributiva di garanzia’”.

“Anche l’idea di un Fondo integrativo pubblico, concorrente con i Fondi negoziali, la riteniamo sbagliata perché – spiega – la funzione dell’Inps non è quella di gestire risorse nel mercato finanziario. I Fondi negoziali esistenti, che hanno dato in questi anni ottimi risultati nella gestione delle risorse dei lavoratori, stanno cercando di realizzare maggiori investimenti nell’economia reale italiana, anche in collaborazione con la Cassa depositi e prestiti, in una logica prudenziale e socialmente responsabile”.

Inoltre, la Confederazione commenta i dati illustrati dal presidente dell’Inps su Quota 100: “le nostre previsioni erano corrette. 150 mila pensioni pagate con Quota 100 nel 2019 confermano pienamente le stime elaborate già nell’aprile scorso dall’Osservatorio sulla previdenza della Cgil”, ricorda il responsabile previdenza pubblica della Cgil nazionale, Ezio Cigna. “Avremo quindi un risparmio considerevole rispetto alle risorse stanziate in legge di Bilancio. Nel triennio – rileva – verranno risparmiati 9 mld e 615 mln (2 mld 258 mln nel 2019; 3 mld 924 mln nel 2020; 3 mld e 432 mln nel 2021). Un risparmio che sarà generato da una platea inferiore rispetto a quella preventiva dal governo, solo il 35%, ossia 341.266 anziché 973 mila persone”. “Quota 100 – conclude il segretario confederale Roberto Ghiselli –, oltre ad essere una misura a termine, che non ha modificato strutturalmente la legge Fornero, è comunque una misura parziale e insufficiente e lascia completamente aperta l’esigenza di arrivare al più presto a una vera riforma del sistema previdenziale, utilizzando anche le importanti risorse risparmiate”.

Data articolo: Tue, 14 Jan 2020 19:10:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensioni, Catalfo convoca i sindacati per il 27 gennaio

La ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha convocato per lunedì 27 gennaio Cgil, Cisl e Uil per riprendere il confronto sui temi previdenziali. L'appuntamento, a quanto si apprende, è fissato presso la sede del dicastero a via Veneto alle ore 15. Sulla riforma delle pensioni “decideremo sulla base dei dati e del confronto con i sindacati”, ha detto la ministra parlando a Radio1. Rispetto al tavolo con le parti sociali del 27 gennaio, aggiunge, “abbiamo già avuto un confronto e lo avremo entro questo mese, poi costituirò un nucleo di esperti per una riforma pensionistica”.

Dare all'Italia un sistema pensionistico più equo e flessibile "è una delle priorità massime" del governo, aggiunge Catalfo su Facebook: "L'obiettivo è superare la legge Fornero, come lo decideremo sulla base dei dati e di uno studio concreto e reale. Con la legge di Bilancio abbiamo istituito due commissioni, una sui lavori gravosi e una sulla separazione tra previdenza ed assistenza, che insieme a quella di esperti a livello nazionale - che nominerò entro fine mese - accompagneranno questo processo".

Nel frattempo, le ipotesi che prevedono l’obbligo di avere un numero alto di contributi non piacciono alla Cgil: “Non possono essere accettate, come quella definita quota 102, con 64 anni di età e 38 di contributi, ancor peggio se accompagnate dal ricalcolo contributivo di tutta la carriera lavorativa". È questo il commento dei giorni scorsi del segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli a proposito delle proposte per sostituire quota 100; sperimentazione che si concluderà al termine del 2021. "Interventi simili – ha detto – non consentirebbero l’accesso alla pensione anticipata alla maggior parte delle persone, in particolare quelle più deboli sul mercato del lavoro, a partire da giovani e donne”.

Insomma, “qualunque ipotesi di uscita anticipata, che per noi deve essere possibile dai 62 anni – ha sottolineato il dirigente sindacale – deve vedere un requisito contributivo che non superi i 20 anni e deve valorizzare previdenzialmente i periodi di lavoro discontinuo, povero, gravoso o di cura”. Per Ghiselli “solo in questo modo si può parlare alla reale platea del mondo del lavoro, quella di oggi e ancor più quella di domani, oltre a garantire l’uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall’età”. Al tavolo con il governo, Cgil, Cisl e Uil ribadiranno la loro richiesta di partire dai contenuti della piattaforma unitaria che il sindacato da tempo ha presentato all’esecutivo.

Data articolo: Mon, 13 Jan 2020 15:15:00 +0200
Welfare e previdenza
Pensioni: Cgil, no a quota 102

Le ipotesi di riforma previdenziale che prevedono l’obbligo di avere un numero alto di contributi "non possono essere accettate, come quella definita quota 102, con 64 anni di età e 38 di contributi, ancor peggio se accompagnate dal ricalcolo contributivo di tutta la carriera lavorativa. Interventi simili non consentirebbero l’accesso alla pensione anticipata alla maggior parte delle persone, in particolare quelle più deboli sul mercato del lavoro, a partire da giovani e donne”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli a proposito delle proposte per sostituire quota 100, sperimentazione che si concluderà al termine del 2021.

“Qualunque ipotesi di uscita anticipata, che per noi deve essere possibile dai 62 anni – sottolinea il dirigente sindacale – deve vedere un requisito contributivo che non superi i 20 anni e deve valorizzare previdenzialmente i periodi di lavoro discontinuo, povero, gravoso o di cura”. Per Ghiselli “solo in questo modo si può parlare alla reale platea del mondo del lavoro, quella di oggi e ancor più quella di domani, oltre a garantire l’uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall’età”.

“È quindi importante – conclude il segretario confederale – aprire immediatamente il tavolo tra governo e sindacati sulla previdenza, che riteniamo debba partire dai contenuti della piattaforma unitaria che il sindacato da tempo ha presentato all’esecutivo”.

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Data articolo: Fri, 10 Jan 2020 12:13:00 +0200
Welfare e previdenza
Assistenza migranti: Fp Cgil, un 2020 da incubo
“Nei giorni scorsi, abbiamo lanciato l’allarme insieme a centinaia di altri attori dell’assistenza ai migranti per una circolare del servizio centrale del Siproimi, che ha sollecitato l’uscita entro il 2019 dagli ex-Sprar dei titolari di protezione umanitaria e richiedenti asilo, a cui secondo il decreto sicurezza non è più riconosciuto il diritto all’accoglienza”. Così in una nota la Fp Cgil di Roma e Lazio. 

“La successiva proroga indicata dal Viminale, a seguito del confronto con l’Anci, fa slittare il termine e indica che “i titolari di protezione umanitaria presenti nei progetti Siproimi potranno rimanere nelle strutture anche oltre il 31 dicembre. Un’indicazione tuttavia vaga, che non specifica modalità e termini della prosecuzione dell’accoglienza. A Roma, per gli Sprar è stata concessa una proroga di 6 mesi per i progetti di accoglienza, ma riducendo il numero di ospiti. A ciò, s'aggiungono altre difficoltà e incertezze. Nelle scorse settimane, infatti, siamo venuti a conoscenza che con una nota dei primi giorni di dicembre il dipartimento politiche sociali - direzione accoglienza e inclusione del Comune di Roma ha comunicato la chiusura di alcuni centri di accoglienza e pertanto è stato avviato il confronto con la Cooperativa che li ha in gestione, in merito ai conseguenti esuberi”, aggiunge il sindacato.

“Infine, il bilancio preventivo del 2020 approvato pochi giorni fa dal Comune di Roma prevede una sottrazione di 100 milioni alle politiche sociali e ai progetti sulla disabilità. Unitamente alla riduzione del numero di ospiti negli Sprar e la possibile chiusura di alcuni centri di accoglienza, tutto questo mette seriamente a rischio la tenuta dei servizi di accoglienza e dei servizi sociali per tutta la cittadinanza, e con essi i posti di lavoro nel terzo settore. Crediamo sia necessario costruire al più presto una mobilitazione in difesa non solo dei posti di lavoro ma della tutela dei soggetti più deboli della nostra città, non possiamo accettare che l’incertezza di risorse e prospettive  portino, nel silenzio generale, a una riduzione di fatto di servizi e lavoro”, conclude il comunicato sindacale.

Data articolo: Thu, 02 Jan 2020 15:56:00 +0200

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