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Prima pagina da huffingtonpost.it

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cittadini

Il comitato di bioetica: "Stop al fumo in spiaggia, nei parchi e allo stadio"

I divieti di fumare vanno estesi anche a luoghi esterni come parchi e spiagge. È la proposta del Comitato Nazionale di Bioetica (Cnb), presentata in una ‘mozione contro il tabagismo’.

“Al fine di evitare i gravi danni cagionati dal fumo passivo alla popolazione - si legge nell’elenco di raccomandazioni - estendere i divieti di fumo a luoghi esterni, dove si ritrovano anche bambini e donne in gravidanza”.

Il Comitato Nazionale di Bioetica raccomanda di estendere le limitazioni imposte nel nostro Paese anche alle sigarette a tabacco riscaldato e alle sigarette elettroniche. Tra i luoghi citati dal documento dove introdurre i nuovi divieti ci sono “giardini pubblici, luoghi di spettacolo all’aperto, spiagge attrezzate, stadi, campi sportivi, ristoranti all’aperto”. Le altre raccomandazioni del Comitato a Governo e Parlamento sono di “promuovere una informazione corretta sui pericoli dell’uso del tabacco per sé e per gli altri (fumo passivo)”, “promuovere ricerche per la valutazione ed applicazione di misure restrittive”, come l’aumento dei prezzi, e “informare adeguatamente gli utenti che il preteso beneficio di svezzamento che deriva dall’uso delle sigarette elettroniche non trova alcuna prova scientifica e non è scevro di rischi per il fumatore e per chi gli sta accanto”.

A rendere necessaria l’adozione di misure più restrittive sul tabacco, sottolineano gli esperti, che avevano già nel 2003 affrontato la questione in un documento, è la considerazione che “la mortalità e morbilità correlate all’uso di tabacco non sono diminuite, anzi aumentate. Tutto questo è avvenuto e continua ad avvenire, a conferma che le azioni di educazione sanitaria e prevenzione intraprese non sono sufficienti”.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 13:38:47 +0000

cronaca

Vandalizzano il camper che ospita i pazienti per gli elettrocardiogramma e postano le immagini sui social
Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 13:24:28 +0000

culture

Casini guarda le tue Storie su Instagram? Non è un caso e non sei l'unico utente scelto
casini

“In alcuni gruppi dell’internet diversi utenti lamentano il fatto che l’onorevole Pier Ferdinando Casini si sia messo a visualizzare le loro story. Finalmente la politica si è decisa ad avvicinarsi definitivamente al cittadino e lo sta cominciando a fare da Instagram? No amici ed amiche”. Il post è apparso sulla pagina Social Media Epic Fails, che raccoglie segnalazioni, meme, stranezze e storture del mondo dei social. Il riferimento è a una tendenza segnalata da diversi utenti: Casini guarda le loro storie, nonostante non abbiano con l’onorevole alcun tipo di contatto o legame.

La spiegazione? Secondo Smef si tratterebbe di una tattica precisa, per raccattare follower in rete: “Casini o chi per lui ha semplicemente aderito ad un servizio che - a pagamento - visualizza centinaia di migliaia di stories pubbliche ogni giorno. Un banalissimo bot. Lo scopo? Acquisire follower. (Io ti guardo la story, tu magari mi segui. Su grandi numeri funziona)”

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 13:23:32 +0000

esteri

Gino Strada: "Italia indecente sulla Siria. Erdogan è un fascista: il problema è che l'Europa non esiste"
Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 13:05:32 +0000

politica

Il rilancio della "democrazia dei cristiani", fra Conte e il Pd

La commemorazione ad Avellino di Fiorentino Sullo, il ministro democristiano che fu bloccato dalla destra economica del Paese allorché propose agli inizi degli anni ’60 una moderna riforma urbanistica, è stata l’occasione per un discorso di Conte sulla ripresa d’iniziativa politica dei cattolici democratici. Ne aveva parlato altre volte, con riferimenti anche alla sua formazione culturale, ma ieri è andato oltre le solite affermazioni che spingono molti, a destra e a sinistra, a evocare un passato non più censurato dai facili detrattori della Prima Repubblica.

Infatti, davanti a una platea di “vecchie glorie” della Dc irpina, il Presidente del Consiglio si è premurato di sottolineare il valore della ricostruzione di un’area di pensiero e di azione, non per la rispettabile esigenza di onorare personaggi e storie di una stagione trascorsa, ma per attivare una nuova motivazione all’impegno pubblico, secondo alcuni principi morali, attingendo a una esperienza di governo ultradecennale (oggi ampiamente rivalutata) del partito che fu di De Gasperi, Moro e Fanfani.

L’argomentazione di Conte è stata precisa e stringente, meno retorica e vuota di tanti discorsi che improvvisati “rifondatori” dello Scudo Crociato vanno facendo da anni, usando la carta bollata e ogni espediente da legulei per rivendicare a man bassa l’improbabile eredità (immobiliare?). In più, nel suo svolgimento, ha messo da parte le fumisterie sul ruolo dei cattolici, evocato in astratto dai predicatori della dottrina sociale della Chiesa, come se questo ruolo appartenesse, in effetti, alla dinamica dell’eterno ritorno al pre-politico, aggiornando il non expedit del secolo XIX.

Conte ha detto invece che occorre ispirarsi a quei valori “che la tradizione politica del cattolicesimo democratico ha elaborato nel XX secolo” e che sono concretamente “una risorsa etico-politica alla quale poter attingere, anche muovendo da prospettive differenti, con lo scopo di individuare i percorsi più efficaci per realizzare il bene comune”.

In sostanza, citando il titolo di un libro-intervista del compianto Pietro Scoppola, Conte ha perorato la causa non del ritorno alla Democrazia Cristiana, ma del rilancio di un’idea importante e qualificante, quella cioè della “democrazia dei cristiani”. Dunque, siamo di fronte a un programma per il futuro e verrebbe da chiedere se passa, questo futuro, per la continuità del rapporto di Conte con il M5S di Grillo, Casaleggio e Di Maio. In ogni caso, mentre delinea da parte sua uno scenario nuovo, i cattolici democratici e popolari, largamente confluiti nel 2007-2008 all’interno del Pd, tutto possono fare meno che rimanere silenti, pervicacemente ignari di questa o altre sollecitazioni. 

È tempo di riprendere a ragionare, insieme, con serietà. Per questo a novembre chiamerò a raccolta vecchi e nuovi amici “popolari”, per aprire un dibattito costruttivo e sereno sulle prospettive del partito. Mi auguro che in quella sede, con Zingaretti, si possa uscire dal circolo vizioso delle mezze polemiche e delle allusioni, croce (sicuro) e delizia (forse) dei nostri dibattiti, per affrontare un passaggio che chiama in causa, come si vede, il vasto mondo del neo-popolarismo”. Un mondo oggi disperso, per larga parte, ma desideroso di tornare in campo.

Sono convinto che il Pd abbia il compito di aggiornare le “tavole” del suo disegno strategico, sebbene rimanga convinto, specie di fronte alle pratiche di cinismo e trasformismo della nuova politica, che il miglior aggiornamento consista nella ripresa di alcune fondamentali intuizioni, necessarie al varo di un riformismo più adeguato, direi essenzialmente più aperto e inclusivo. Spero che l’occasione del prossimo incontro dei popolari rappresenti il modo per riannodare i fili di una comune esperienza, aiutando il Pd a non disperdere un patrimonio di idee e valori - pronti in effetti gli altri a impossessarsene, in qualche modo. Sarebbe grave che ciò avvenisse.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 13:12:15 +0000

culture

Il figlio di Jude Law è sempre più uguale al padre

Stesso sguardo e spirito ribelle del padre: Rafferty Law, figlio di Jude Law e di Sadie Frost, ha 23 anni ed è sempre più uguale al papà. La somiglianza non è sfuggita agli oltre 41mila follower che lo seguono su Instagram. Chi non vede l’ora di ammirarlo recitare rimarrà, però, deluso: al momento Rafferty preferisce non intraprendere la carriera di attore. Le sue vere passioni sono la musica e la moda.

 

Per quanto riguarda il mondo delle passerelle, ha già lavorato per Dolce e Gabbana ed è richiestissimo per servizi fotografici e pubblicità. Cura molto il suo look e per questo non disdegna neanche collaborazioni con brand sui social.

Su Instagram mette in luce il suo amore per la musica: il giovane suona in una band, gli Outer Stella Overdrive. Si esibisce come musicista in giro per il mondo. Fin da piccolo suona il sassofono, il piano e la chitarra. Ama ascoltare la musica dei Beatles, dei Nirvana e dei Led Zeppelin. 

Sono pochissime le foto con papà Jude Law: sul suo account Instagram se ne rintraccia soltanto una, datata 30 dicembre 2018. La somiglianza è innegabile: seduti l’uno al fianco dell’altro su un divanetto sembrano quasi fratelli. “Gemelli!”, si legge in qualche commento. “La migliore accoppiata padre e figlio possibile”, scrive un altro utente.

 

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Birthday cake with lots of icing please 💋

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Feeeelin’ lucky 🍀

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Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 13:05:20 +0000

culture

Dobbiamo vergognarci di volare?

“Flygskam”, vergogna di volare. In Svezia, dove l’attenzione per le questioni ambientali è tradizione decennale, sono in tanti a domandarsi se volare, per diletto o per lavoro, sia eticamente accettabile e non, come suggerisce il neologismo, qualcosa di cui vergognarsi. 

Impensabile fino a qualche anno fa, la crociata anti-aviazione sta crescendo. Sebbene non tutti seguano l’esempio virtuoso di Greta Thunberg nel suo viaggio a New York, o quello dell’attivista che a Londra City si è arrampicato sulla fusoliera di un aereo, è innegabile che l’opinione pubblica stia diventando sempre più attenta all’impatto derivante dal volare in aereo. Persino la compagnia olandese KLM ha consigliato ai propri clienti di non volare se non assolutamente necessario. 

In quest’epoca in cui i tweet valgono più dei fatti è facile perdersi negli slogan urlati ma, per una volta, proviamo invece a far parlare i fatti: quanto inquinano gli aerei? Cosa si sta facendo per ridurne l’impatto? E, infine, cosa possiamo fare noi singoli cittadini? 

Il quattro percento 

Questo, in estrema sintesi, è l’ammontare delle emissioni derivanti dall’aviazione civile in Europa. A dirlo sono le statistiche Eurostat: nel 2017 4% - o 174 - delle 4.480 milioni di tonnellate di CO2 - equivalenti immesse nell’atmosfera dai 28 Paesi Ue sono provenute dai migliaia di voli, nazionali e internazionali, che hanno solcato i nostri cieli. 

Come giustificare, alla luce dei fatti, i boicottaggi, l’attenzione mediatica e gli atti di sabotaggio visti a Londra nelle recenti proteste di “Extinction Rebellion”? Non sarebbe meglio protestare contro la produzione di energia e riscaldamento – 22% delle emissioni – o l’agricoltura che, non includendo il metano proveniente dagli allevamenti, è responsabile per il 10%? Guardando i dati spot, annuali, il ragionamento è giustificato. Le serie storiche, invece, sono ben più allarmanti. 

Fatte pari a 100 le tonnellate di CO- equivalenti emesse nel 1990 dai 28 Paesi Ue, il valore per il 2017 è 78. In altre parole, oggi l’Ue inquina il 22% in meno rispetto a quanto non facesse quasi trent’anni fa. Se si guarda all’aviazione, però, le cose cambiano: da 83 milioni tonnellate siamo balzati a 174, un aumento del 110% che è avvenuto soprattutto dal 2000 ad oggi.

Se fosse un Paese membro, l’aviazione civile europea sarebbe l’ottava nazione più inquinante del Blocco, dietro a Spagna e Olanda ma precedendo Repubblica Ceca, Belgio e Romania. Inoltre, è notizia recente l’inclusione di Ryanair nel novero dei 10 maggiori inquinatori del continente in compagnia di nove centrali elettriche. 

La spinta per l’efficienza 

Di fronte a un incremento così eloquente, è difficile non essere allarmisti e chiedersi cosa stiano facendo i governi e le compagnie aeree per rettificare la situazione. Fortunatamente, ci sono buone notizie. 

Per prima cosa, bisogna notare che l’aumento delle emissioni non è proporzionale all’aumento dei passeggeri. Dal 2009 al 2017, periodo per cui abbiamo dati, i gas serra emessi dagli aerei in Europa sono aumentati del 17%, mente i passeggeri sono cresciuti ben di più: quasi il 40% (fonti: 1, 2, 3 e 4). Il segreto di questa performance è da trovarsi nella spinta spasmodica verso livelli sempre maggiori di efficienza. 

Volare significa bruciare carburante e carburante significa costi: stando all’organismo di settore IATA, per 100 dollari spesi dalle compagnie aeree nel 2018, quasi 24 vanno in kerosene. La benzina avio è una delle voci di spesa più importanti nella contabilità di un vettore e una delle poche non controllabili, dato che il prezzo è stabilito dal mercato mondiale. Non sorprenderà, quindi, che tutte le compagnie aeree interessate a rimanere sul mercato siano estremamente interessate a ridurre la spesa per il carburante, in una spinta per l’efficienza che è anche il miglior alleato per chi vuole vedere una riduzione delle emissioni di gas serra. 

La lotta per ridurre il consumo di carburante ha due capisaldi: voli pieni e nuovi aerei. Rispetto a vent’anni fa, gli aerei passeggeri sono stati via via modificati per portare il numero massimo consentito di passeggeri in un processo noto nel settore come “densification”, densificazione. Sebbene non esistano dati ufficiali a riguardo, gioverà guardare a British Airways e Lufthansa: tra il 2010 e il 2019 queste due compagnie hanno aggiunto in media 18 sedili in più ai loro Airbus di corto raggio per un totale di oltre 5.300 posti. Così facendo BA e LH hanno ottenuto capacità pari a 30 Airbus A320 in più senza doverli comprare o, e qui sta l’efficienza, operare un solo volo in più. 

Parallelamente al processo di densificazione, il parco macchine nei cieli europei e mondiali è in corso di rinnovamento, e l’enfasi è tutta sull’efficienza energetica (e sulla riduzione del rumore). Se si guarda al consumo di carburante (km/l per passeggero), nuovi modelli come gli Airbus A320neo, i Boeing 787 e 777-300ER sono tra il 20 e il 30% meno energivori rispetto a prodotti precedenti quali i 737 Classic, Boeing 767 e Airbus A340, con ovvie ricadute sulle emissioni. 

Questi due trend sono accompagnati da progetti di portata più limitata come, per esempio, approcci e decolli più “ripidi”, vernici innovative, carbon offsetting, particolari accorgimenti durante il taxiing e carburanti ottenuti distillando rifiuti solidi urbani, già in uso presso United Airlines e, in futuro, anche in Europa

La lotta all’inquinamento prodotto dagli aerei non è lasciata solo ai privati: anche gli enti pubblici, in particolare quelli sovranazionali, stanno portando avanti politiche di ampio respiro. L’Unione Europea è da tempo impegnata nella costruzione del SES, il “Cielo Unico Europeo”: un progetto complesso, di cui sarà bene parlare in futuro, volto a incrementare l’efficienza del traffico aereo. Bruxelles ha anche implementato un sistema di scambio delle quote di emissione, l’ETS, applicato anche ai trasporti aerei, la cui efficacia è però ancora tutta da dimostrare.

Dal canto suo l’ICAO, l’agenzia ONU che si occupa di aviazione civile, sta lavorando alla creazione di un suo meccanismo di scambio che dovrebbe consentire di arrivare a fermare la crescita delle emissioni nel decennio 2020. 

Meno vergogna, più attenzione 

Avendo visto il vero impatto ambientale dell’aviazione, e avendo considerato cosa si sta facendo per ridurlo, è tempo di ritornare alla questione di apertura: dobbiamo vergognarci di volare? 

Pur ipotizzando che, per assurdo, si possa rinunciare in toto agli aerei senza distruggere l’economia mondiale, questo non sarebbe sufficiente a salvare il pianeta. Ryanair potrà pur essere il decimo emettitore di gas serra d’Europa, ma i suoi 400 aerei e 2.000 voli quotidiani inquinano meno di un terzo di una singola centrale elettrica in Polonia. Se Extinction Rebellion vuole veramente combattere il cambiamento climatico, i suoi manifestanti dovrebbero abbandonare i cancelli dell’aeroporto di Londra City e dirigersi verso il Voivodato di Łódź. 

Ciò non significa che tutto vada bene. Il passaggio verso un trasporto aereo più attento verso l’ambiente è inevitabile, ma la realtà è che siamo ben lontani dall’aver raggiunto il punto di picco, quello dopo il quale le emissioni nette diminuiranno fino a raggiungere lo zero. Compagnie aeree, organizzazioni come ICAO e IATA, i governi e gli enti sovranazionali come l’Ue devono continuare a percorrere la via dell’efficienza, del carbon offsetting e dei carburanti alternativi. 

Minimizzare l’impatto climatico del volo passa anche attraverso i comportamenti e le scelte di noi privati cittadini. Dovremmo, per esempio, iniziare a domandarci se quel volo che stiamo per comprare sia veramente necessario, oppure se non sia meglio, per esempio, scegliere un viaggio diretto anziché uno con scalo.

Esistono sistemi, sia offerti dalle compagnie aeree che da enti terzi, per compensare le emissioni derivanti dai nostri viaggi, a prezzi relativamente bassi e dall’efficacia garantita. Invece di vergognarcene, dovremmo imparare a essere consapevoli delle conseguenze delle nostre scelte e cercare di minimizzarle. Gli strumenti, come abbiamo visto, sono a nostra disposizione: sta a noi usarli e fare in modo che altri li usino.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 12:59:45 +0000

ECONOMIA

Contro la crisi climatica un manifesto per un'economia a misura d'uomo

La generazione Greta non ha bisogno di carezze ma di risposte. Un contributo italiano, per un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica, viene dal Manifesto di cui sono tra i primi firmatari come presidente della Fondazione Symbola con Ettore Prandini presidente Coldiretti, Vincenzo Boccia presidente Confindustria, Francesco Starace Amministrazione Delegato Gruppo Enel, Catia Bastioli Amministratore Delegato Novamont, Padre Enzo Fortunato Direttore della sala stampa del Sacro Convento Assisi, l’architetto e senatore a vita Renzo Piano, Carlo Petrini, presidente e fondatore di Slow Food e oltre 50 esponenti del mondo economico, sociale e culturale.

Siamo convinti che, in presenza di politiche serie e lungimiranti, sia possibile azzerare il contributo netto di emissione dei gas serra entro il 2050. Questa sfida può rinnovare la missione dell’Europa dandole forza e centralità. E può vedere un’Italia in prima fila. Già oggi in molti settori, dall’industria all’agricoltura, dall’artigianato ai servizi, dal design alla ricerca, siamo protagonisti nel campo dell’economia circolare e sostenibile. Siamo, ad esempio, primi in Europa come percentuale di riciclo dei rifiuti prodotti. 

La nostra green economy rende più competitive le nostre imprese e produce posti di lavoro affondando le radici, spesso secolari, in un modo di produrre legato alla qualità, alla bellezza, all’efficienza, alla storia delle città, alle esperienze positive di comunità e territori. Fa della coesione sociale un fattore produttivo e coniuga empatia e tecnologia. Larga parte della nostra economia dipende da questo anche se è solo un punto di partenza.

Noi siamo convinti che non c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia. Noi, in ogni caso, nei limiti delle nostre possibilità, lavoreremo in questa direzione, senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno. Le adesioni continueranno nei prossimi mesi e il percorso si concluderà con un evento, a gennaio, presso il Sacro Convento di Assisi.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 12:56:50 +0000

cronaca

"Mio figlio autistico è stato promosso a scuola senza esame. Volevano solo allontanarlo"

Promosso senza avergli fatto sostenere l’esame di terza media e dichiarato idoneo al liceo pur di allontanarlo dalla scuola. A denunciare il caso la mamma di un 15enne autistico che secondo la donna, che si è rivolta all’Anffas di Torino, sarebbe stato discriminato dalla scuola media della provincia torinese.

“Mio figlio - denuncia la mamma del ragazzo - non sa leggere e non sa scrivere. Mi sono sempre prodigata con numerose terapie affinché la sua situazione migliorasse. Ma arrivato in terza media ci siamo accorti che non era pronto per fare il salto successivo al liceo. Così ho chiesto al dirigente scolastico dell’istituto che venisse fermato un altro anno alle medie perché rimanere in un ambiente conosciuto, circondato da volti noti, è una condizione fondamentale per il benessere psicofisico del ragazzo. In un primo momento hanno accettato, poi qualcosa è andato storto e io sentita cacciata dall’istituzione scolastica”.

“Persone come questo ragazzo hanno bisogno di stabilità e di essere seguite - aggiunge Giancarlo D’Errico , presidente Anffas Torino - se nemmeno la scuola è in grado di garantire e comprendere questi bisogni allora si pone un grosso problema. Nel caso di questo ragazzo - prosegue D’Errico - indietro non si può tornare, ma la domanda che si pone è: il preside della scuola è sicuro di aver scelto considerando il bene della persona o ha adottato un comportamento discriminatorio, negandogli, da fatto, il diritto all’istruzione? Andremo a fondo alla questione, anche rivolgendoci all’Ufficio scolastico Regionale”, conclude D’Errico.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 12:48:18 +0000

cronaca

"Altaforte fuori dalla Fiera del libro di Roma. Non ci tireremo indietro"

Altaforte fuori dalla prossima fiera del libro di Roma. C’è il sospetto da parte della casa editrice vicina a CasaPound che si vogliano evitare nuove polemiche dopo quelle scatenate da “Io Sono Matteo Salvini”, il libro-intervista di Chiara Giannini al leader della Lega, culminate nell’esclusione dal Salone del Libro di Torino. Lo racconta l’Adnkronos.

“Abbiamo fatto iscrizione alla fiera del libro ‘Più libri più liberi’, che si terrà a dicembre a Roma, nei giusti tempi proprio avere la sicurezza di partecipare. Solo tre mesi dopo abbiamo ricevuto una mail che dice che ‘purtroppo non ci sono più stand disponibili’ per la nostra casa editrice. A quel punto abbiamo risposto chiedendo gentilmente l’elenco delle altre case editrici che saranno presenti alla fiera. Ma la risposta è stata negativa: non è possibile averla, quindi non è possibile capire il motivo per cui siamo stati esclusi”, racconta all’Adnkronos Francesco Polacchi, fondatore e proprietario della casa editrice vicina a CasaPound, ricordando che è “l’ennesima situazione che si verifica negli ultimi mesi”.

“Quali sono i motivi reali? Non voglio certo parlare di boicottaggio, dico però che non c’è una formula di garanzia nei confronti di una casa editrice già oggetto di censura da parte degli organizzatori di altre fiere del libro. Ad ogni modo - conclude Polacchi - noi non ci tireremo indietro. Andiamo avanti e lotteremo per capire, per partecipare alla Fiera di Roma. Qualora questo non fosse possibile ci presenteremo fuori e lì presenteremo al pubblico i nostri libri”.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 12:37:17 +0000

politica

Conte andrà al Copasir per riferire sul Russiagate la prossima settimana

Secondo quanto si apprende, sono in corso in queste ore contatti tra il Copasir e la presidenza del Consiglio per definire la data dell’audizione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in merito alla vicenda alle visite a Roma del ministro della Giustizia americano, William Barr e ai suoi incontri con i vertici dei servizi italiani nell’ambito del Russiagate.
L’orientamento del Copasir, confermato nel corso dell’ufficio di presidenza che si è tenuto oggi nel primo pomeriggio, sarebbe quello di ascoltare il presidente del Consiglio la settimana prossima, verosibilmente il 23 o 24 ottobre, compatibilmente agli impegni del premier, che ha già dato ampia disponibilità a riferire sulla questione.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 12:27:47 +0000

culture

Batman ha trovato la sua nuova Catwoman: sarà Zoe Kravitz, figlia di Lenny

Ha una bellezza magnetica, è figlia d’arte e si appresta a conquistare Hollywood interpretando uno dei personaggi più iconici del mondo dei fumetti. Zoe Kravitz, figlia del cantante Lenny, sarà Catwoman nel nuovo Batman. Accanto a lei, nei panni del supereroe protagonista, ci sarà Robert Pattinson. Lo riporta Variety.

The Batman arriverà nelle sale nel 2021 e il pubblico già scalpita, curioso di come Zoe Kravitz raccoglierà il testimone delle stupende attrici che prima di lei hanno prestato il volto alla “donna gatto”: Michelle Pfeiffer, Halle Berry, Anne Hathaway.

VIDEO - Tutti i voli di Catwoman nella storia del cinema 

 

Zoe compirà 31 anni il 1° dicembre ed ha già recitato in serie tv di successo come Big Little Lies. È figlia della leggenda della musica Lenny Kravitz e di Lisa Bonet, stella della televisione anni Ottanta (era lei che interpretava Denise Robinson nella sitcom I Robinson, ndr). 

Alla figlia d’arte Zoe spetterà il compito di incantare il Batman interpretato da Robert Pattinson, attore britannico che ha raggiunto la fama internazionale dopo aver prestato il volto al vampiro Edward Cullen nelle trasposizioni cinematografiche della saga letteraria Twilight.

Nel progetto cinematografico nessun ruolo per Ben Affleck, “ex Batman” che avrebbe dovuto dirigere ed interpretare il film ma che, stando a quanto riporta la stampa Usa, ha scelto di fare un passo indietro per lasciare il posto alle nuove leve.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 12:02:04 +0000

ECONOMIA

L’inganno della sostenibilità

“Capitalism, time for a reset”. Così titola il Financial Times, bibbia del capitalismo globale, con una sovracopertina di quattro pagine a settembre 2019. Segue un editoriale del Direttore Lionel Barber in cui, dopo aver celebrato i meriti dell’economia di mercato che, a suo dire, avrebbe contribuito alla diffusione del benessere, si auspica che il capitalismo sia in grado di rifondarsi per non soccombere, riducendo la forbice delle disparità sociali e l’impatto sull’ambiente.

In sostanza dunque la questione pare posta in questi termini: sono evidenti i segnali di crisi dell’economia di mercato, clima e disuguaglianze sociali in primis, ma solo chi ha creato il problema è in grado di risolverlo. Basta porre qualche correttivo e tutto magicamente si aggiusterà. Ed è così che ambiente e sostenibilità, variamente combinati, sono diventate le due nuove parole d’ordine, i due elementi decorativi e i due grimaldelli con cui le aziende pensano di aprire tutte le porte, di cavalcare le nuove tendenze del business “pulito”.

In un mercato globale saturo, quella della Green Economy sembra un’opportunità imperdibile e tutti, dalle auto alle compagnie petrolifere, dalla moda alle banche, si attrezzano per non lasciare nulla sul campo. I governi sostengono la Green Economy sia con investimenti pubblici sia con una politica di incentivi fiscali e i fondi di investimento hanno fiutato l’aria e dirottano grandi quantità di denaro verso aziende che possono fregiarsi di una qualsivoglia patacca che attesti la sostenibilità del proprio business.

Finanza e marketing si adeguano e tutte le grandi aziende raccontano nel proprio bilancio di sostenibilità quanto sono belle e buone e quanto contribuiscono al bene del Pianeta, quando in realtà l’obiettivo continua a essere la massimizzazione dei profitti, con buona pace della collettività. Gli house organ aziendali si riempiono di buoni propositi spesso vuoti di senso e di contenuti quando non addirittura contraddittori, e l’etica diventa un ottimo strumento di marketing. “Si fa etica un po’ come si fa pubblicità: si vende bene, e consente di attirare l’attenzione del grande pubblico” (cit. Michela Marzano).

Come per incanto, le compagnie petrolifere diventano alfieri della transizione energetica e le funivie diventano i difensori della “Montagna Sacra per proteggerla per le generazioni future e renderle onore con il nostro operato sostenibile” con programmi dai nomi altisonanti come “Save the Glacier”.
Siamo ai confini della manipolazione e del raggiro: nessun cambio di rotta è possibile con questi presupposti.

Se non si ha l’onestà intellettuale di opporsi al paradigma della crescita e dei consumi infiniti e di proporre un modello alternativo, con una politica al servizio degli individui e dei loro bisogni e non dei profitti di pochi, la sostenibilità rimarrà un concetto vuoto, buono solo per vendere un prodotto o un servizio in più.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 11:38:31 +0000

economia

Quota 100 e il coraggio che ci manca

Meglio il taglio del cuneo fiscale o il salvataggio di quota 100? La questione non spaccherà il governo perché quota 100 non sarà abolita. Al massimo saranno aumentate le cosiddette “finestre” d’attesa tra la maturazione del diritto e la decorrenza della prestazione, con il risultato di risparmiare circa un miliardo a regime, ma di non cambiare nulla nella sostanza.

La misura, bandiera della Lega, non sarà abolita prima di tutto perché sarebbe troppo impopolare farlo. Il M5S lo sa bene: per questo Di Maio continua a rassicurare tutti che non ci sarà una guerra pensionati contro lavoratori, anche se quei 4 miliardi farebbero comodo a tutti. Che diventerebbero più di 8 miliardi nel 2020 e così via, tanto per cominciare.  

La questione che si dovrebbe affrontare oggi non è tanto se vogliamo mantenere quota 100 o tornare alla Fornero (dimenticando tra l’altro che la Fornero non è mai stata superata e che quota 100 è solo una misura temporanea), ma se abbiamo una visione del futuro. Sappiamo cosa ci servirebbe ma non siamo mai in grado di raggiungerlo, troppo impegnati a tappare buchi e a cercare consensi. 

Siamo troppo impegnati a vivere nell’emergenza, a cercare il modo di scongiurare l’aumento dell’iva, a tentare di non superare il deficit. Affrontiamo volta per volta l’emergenza quando siamo travolti da una frana o da un terremoto, ma non investiamo quasi mai per la prevenzione. Una donna su due in Italia non lavora, peggio di noi c’è solo la Grecia.

Lo scoglio principale è ancora la maternità e la nostra incapacità di mettere le donne nelle condizioni di scegliere e di diventare competitive. Gli asili nido gratis per le classi meno abbienti sono il primo passo, del quale non ci possiamo accontentare. 

Dovremmo investire nella scuola e nella formazione, nei corsi di specializzazione e nelle borse di studio. Dovremmo tagliare le tasse non solo ai lavoratori ma anche alle imprese, perché sono loro che creano posti di lavoro. Dovremmo rilanciare il Sud con serie politiche pluriennali di investimenti e una modernizzazione che non può più aspettare.

Sappiamo tutti cosa dovremmo fare ma continuiamo a fare altro. Sarebbe il caso di cominciare a chiederci perché.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 11:35:20 +0000

economia

Per un green new deal all'italiana si parta dalla manovra

Sono tre le mosse indispensabili per dimostrare che si vuole davvero impostare una manovra economica su basi green che acceleri il passo verso la transizione ecologica, energetica e sociale: spostare la fiscalità sulle fonti fossili, riformare le concessioni sui beni comuni e ambientali, aumentare gli investimenti in economia circolare e fonti rinnovabili.

Sono questi i punti su cui deve fondarsi la legge di bilancio 2020 che noi di Legambiente, insieme al Forum disuguaglianze e diversità di cui fa parte, abbiamo presentato al governo all’indomani dell’approvazione del troppo “timido” decreto clima. Considerando come pietra miliare l’assunto che giustizia climatica e giustizia sociale devono fare parte di un unico progetto di sviluppo.

Stiamo parlando di una rivoluzione di cui il nostro Paese ha urgente bisogno. Nel 2020 lo Stato potrebbe recuperare oltre un miliardo di euro e avviare una riforma della fiscalità per arrivare a muovere 50 miliardi di investimenti europei e nazionali entro il 2030.

E’ fondamentale dunque spostare il peso della tassazione dal lavoro al consumo di risorse ambientali, differenziata in funzione di quanto si inquina, premiare l’innovazione ambientale e l’efficienza, garantire il diritto di fruire dei benefici di questi interventi a tutte le fasce della popolazione (compresi i più poveri che fino a oggi ne sono rimasti esclusi), ristabilire regole per una corretta gestione di beni comuni e ambientali, adeguando canoni e concessioni.

Molti provvedimenti sono a costo zero, come quella di aprire all’autoconsumo collettivo di energia da rinnovabili. Altri permettono di dare certezza agli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, a cominciare dal patrimonio pubblico e dall’edilizia sociale. Altri ancora di ridurre l’Iva per beni e servizi con valore ambientale e sociale, per esempio sul pellet, i latti di origine vegetale, il biometano, la sharing mobility, le attività di riparazione e recupero di beni, i pannolini e gli assorbenti.

Per quanto riguarda invece i canoni per le cave, le acque minerali e le concessioni balneari si tratta semplicemente di adeguare la tassazione a standard europei e di semplice buona gestione di beni che sono pubblici e delicati.

Per esempio per l’acqua minerale si passerebbe da un canone medio di 0,1 centesimi al litro a 2 centesimi, a fronte di margini di guadagno che oggi sono miliardari. Idem per le attività estrattive dove i canoni in media arrivano al 2,3% dei prezzi di vendita dei materiali estratti con 3 Regioni (Valle d’Aosta, Basilicata e Sardegna) in cui cavare è addirittura gratuito. Anche qui l’intervento sarebbe graduale con un canone minimo in tutta Italia del 10% dei prezzi di vendita di tutti i materiali estratti da cava, per arrivare come nel Regno Unito nel 2025 al 20%.

La spinta all’economia circolare nelle proposte passa invece per una giusta tassazione per il conferimento a discarica, per favorire il recupero e riciclo, per aprire un mercato dei beni riciclati attraverso una forte spinta agli acquisti verdi da parte delle pubbliche amministrazioni.

Sono queste le proposte che insieme al Forum abbiamo avanzato al presidente del Consiglio Conte chiedendo al governo di passare senza tentennamenti dalle parole ai fatti.

E di farlo con grande attenzione, perché i vantaggi e le opportunità che questo cambio di paradigma può aprire non riguardano automaticamente tutti. Servono politiche attente a evitare che alcuni luoghi e lavoratori paghino le conseguenze della chiusura di centrali e produzioni inquinanti, e che il taglio dei sussidi alle fossili sia accompagnato da incentivi per dare la possibilità a tutti di scegliere le alternative sostenibili nei diversi settori.

Bisogna scongiurare il rischio che si allarghi il divario delle possibilità tra chi si potrà permettere di cambiare – con una casa certificata, il solare, l’auto elettrica, prodotti biologici, etc – e chi si troverà a pagare di più per i servizi, l’abitazione in cui vive e per muoversi, senza vedere alcun miglioramento e con il rischio di perdere il lavoro.

Per queste ragioni noi di Legambiente, insieme al Forum disuguaglianze e diversità, vogliamo aprire un confronto sulle scelte che l’Italia dovrà intraprendere per accelerare la grande opportunità industriale ed economica della transizione ecologica che tenga conto degli obiettivi di giustizia sociale, perché ne possano essere protagonisti e beneficiari anche i ceti più deboli della popolazione.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 11:36:18 +0000

economia

Nessuna intesa su Whirlpool. L'azienda: "A Napoli chiudiamo dall'1 novembre". Patuanelli: "Surreale"

Porte chiuse e macchinari fermi a Napoli dal primo novembre. È l’annuncio di Whirlpool che, dopo l’incontro “non risolutivo” con il governo fa sapere che non ha intenzione di fare alcun passo indietro. L’azienda, si legge in una nota, “prende atto con grande rammarico della mancata disponibilità da parte del Governo a discutere il progetto di riconversione del sito”, ossia della cessione del sito di Napoli alla società Prs che produce container refrigeranti e non più lavatrici. Su questo progetto la società aggiunge: “Rappresenterebbe l’unica soluzione in grado di garantire la salvaguardia occupazionale e la sostenibilità nel lungo periodo dello stabilimento”. Vista l’impossibilità di discutere di riconversione, l’azienda “si trova costretta a procedere alla cessazione dell’attività produttiva dal 1 novembre 2019″. 

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha definito surreale il comportamento dell’azienda. ”È surreale che ci sieda al tavolo con
il presidente del Consiglio nella stessa posizione di tre settimane fa”, ha affermato il titolare del Mise. “La procedura può essere ritirata e ci può essere lo spazio per fare cose diverse”, ha aggiunto. Sulla fermezza dell’azienda, che non ha intenzione di fare passi indietro né di trovare compromessi, ha detto che se Whirlpool “continua ad avere un atteggiamento di scelte unilaterali, anche il governo farà le sue scelte unilaterali”. E ancora: “Siccome è evidente che questa è una crisi industriale che deve essere trattata dal governo, assieme al governo decideremo nei prossimi giorni i prossimi passi. Ritengo che sia giusto coinvolgere tutte le componenti del governo”.

E sulla questione è intervenuto anche il premier Conte, che ha sottolineato che il tavolo non ha portato ad alcun passo in avanti.

 

L’esecutivo, dunque, è pronto a negoziare soluzioni che escludano la cessione “verso l’ignoto” del ramo dell’azienda di Napoli. Se il problema di Whirlpool con la
sede di Napoli ”è il prodotto, perché ha difficoltà di mercato, si può cambiare tipo di prodotto o cambiare fascia di gamma. Su questo c’è la massima disponibilità del governo a dare tutto il supporto”, ha continuato il ministro Patuanelli.
“Ci sono molti strumenti che il governo può mettere in campo ma per noi è fondamentale che ci sono impegni diretto di Whirlpool”, ha garantito Patuanelli spiegando che quella della multinazionale sulla cessione del sito di Napoli ”è una scelta unilaterale di Whirlpool perché questa procedura può essere ritirata e ci può essere lo spazio per fare cose diverse”. Poi l’accusa: “Pensare che ci siano comportamenti predatori all’interno del tessuto produttivo italiano per noi non è accettabile e il piano industriale firmato a ottobre del 2018 deve essere assolutamente rispettato”. Sull’apertura del governo a prospettive diverse dalla cessione l’azienda ha detto: “Sono misure non risolutive e che non possono incidere né sulla profittabilità del sito di Napoli nel lungo periodo, né sulla competitività di Whirlpool nella regione Emea (Europa, Medio Oriente e Africa)”. Così una nota diffusa da Whirlpool al termine dell’incontro a Palazzo Chigi. “Nonostante ingenti investimenti realizzati negli ultimi anni, lo stabilimento di Napoli non è più sostenibile per via di una crisi strutturale”, aggiunge l’azienda.

Nel capoluogo campano, intanto, continua la protesta dei lavoratori. In 300 hanno bloccato l’autostrada Napoli-Salerno dopo aver raggiunto in corteo la rampa di accesso. Gli operai sono usciti in strada dalla sede della fabbrica in via Argine dopo aver appreso le notizie sull’esito negativo dell’incontro a Roma tra la multinazionale e il Governo. Si sono registrati momenti di tensione. 

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 11:19:06 +0000

esteri

"Fermate la guerra. Mi darete mai la pace e l'infanzia?". L'appello di Eva il conflitto siriano

“Mi darete la pace? Mi restituirete la mia infanzia?”. Questo è l’appello della piccola Eva, una bambina di Rovaja, rivolto ai vertici delle potenze mondiali per fermare la guerra nel nord della Siria. “Mi rivolgo all’Unicef, alle Nazioni Unite, a Trump” - dice Eva in un video pubblicato dalla sito curdo Kurdish24.net, nella versione inglese. “Mi chiamo Eva, sono di Rovaja, di Kobane, di Afrin, di Quamishli, di tutto il Kurdistan. Sono una bambina dimenticata. Non ho mai imbracciato un’arma”.  

 

“Ho solo un grande cuore rivolto verso tutto il mondo”, spiega la bambina nella clip. “Mi darete la pace? Mi restituirete la mia infanzia? È questo il mio messaggio: per favore, fermate questa guerra”. 

L’appello arriva a meno di una settimana dall’inizio dell’offensiva turca in Siria contro la popolazione curda. In pochi giorni il conflitto ha causato la morte di centinaia di soldati curdi e di decine di civili. 

Secondo l’Onu, oltre 150mila persone sono state costrette alla fuga e ad abbandonare le proprie abitazioni nella Siria nord-orientale a causa dell’avanzata delle truppe turche.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 11:20:17 +0000

esteri

A fuoco il centro migranti di Samos, nella morsa fra ricatto turco e incoscienza europea
L'incendio divampato dell'hotspot di Samos

Il fuoco, il sangue, seimila disperati evacuati al buio dall’hotspot di Samos, in Grecia, il buco nero dell’Ue che incarna in maniera drammatica l’efficacia del ricatto di Recep Tayyip Erdogan, rilanciato persino sulle colonne del Wall Street Journal.

Perché se l’Europa continua a trattare “come animali” le migliaia di persone intrappolate a Samos, non ci si può poi stupire se ‘sganciare migranti’ diventa la minaccia più temuta. Nella notte nell’hotspot (non) gestito dal governo greco con fondi dell’Unione europea è scoppiato un incendio enorme, il terzo in dieci giorni. Seimila persone, tra cui 1.700 bambini, sono state evacuate dal campo e dalla ‘giungla’, la tendopoli dove si lotta per sopravvivere.

L’incendio è divampato verso le 22 alle porte del Centro di ricezione e accoglienza di Samos. Non se ne conoscono ancora le cause, ma testimoni riferiscono di una lite tra profughi. Secondo la polizia, almeno tre persone sono rimaste gravemente ferite. All’inizio si era parlato di un minore non accompagnato accoltellato a morte, una notizia che per ora non trova conferme. Ma il punto – come denuncia la ong Still I Rise, presente sul posto – è che se non c’è scappato il morto è stato un miracolo. Perché Samos non è più “solo” una bomba a orologeria: è una detonazione costante di ciò che resta della coscienza europea.

“È un miracolo che non sia morto nessuno stanotte. Con le fiamme, le bombole del gas nel campo sono iniziate a scoppiare, creando un incendio enorme”, racconta ad HuffPost Giulia Cicoli, project coordinator di Still I Rise. “Tutte le ong sull’isola hanno offerto immediato ricovero: nel nostro centro, Mazì, abbiamo accolto nella notte 260 persone tra studenti e famiglie, fornendo sacchi a pelo e distribuendo a tutti cibo per la cena e per la colazione. Tutti i nostri ragazzi stanno bene e sono stati incredibili nella gestione dell’emergenza”.

Quella accaduta questa notte è una tragedia tristemente annunciata. Still I Rise da tempo denuncia con forza una situazione inaccettabile e al collasso, attraverso un esposto penale presentato alle procure di Samos e Roma per denunciare gli abusi e le violazioni sui minori non accompagnati da parte delle autorità del campo. La denuncia è arrivata anche in Parlamento Europeo con due interrogazioni parlamentari, ma ad oggi nulla è cambiato e la situazione a Samos è al collasso.

 

L'hotspot di Samos dopo l'incendio

 

“Stanotte Samos si è trasformata nell’inferno che abbiamo sempre temuto. Nonostante gli infiniti appelli, le autorità non hanno mai fatto niente, e alla fine è successo. È il caos più totale. Glielo avevamo detto. Non hanno ascoltato. E ora è il purgatorio in Terra”, dichiara Nicolò Govoni, presidente di Still I Rise, che a giugno aveva raccontato la sua battaglia legale al buco nero dell’Ue.

Quello di ieri notte è stato il terzo incendio in dieci giorni, ci spiega ancora Giulia Cicoli. “I profughi dentro il campo e quelli fuori, nella ‘giungla’, sono allo stremo. Vivono in 6.000 in uno spazio che dovrebbe ospitare 648 persone. Anche gli abitanti di Vathy (la cittadina a ridosso del campo) non ce la fanno più”.

A Samos, tra il campo e la ‘giungla’, vivono 1.700 bambini, di cui 1.000 in età scolare. Dall’agosto del 2018 Still I Rise ha messo in piedi Mazì, la prima scuola per bambini e adolescenti rifugiati che vivono nell’hotspot. In questo modo i volontari di Still I Rise si occupano dei diritti basilari dei bambini che l’Europa non vuole. “Quello che accade a Samos – prosegue Giulia Cicoli – dimostra che è una precisa volontà europea quella di ignorare i diritti di questi bambini. Anche al confine tra Croazia e Bosnia i respingimenti illegali di minori non accompagnati sono all’ordine del giorno. Come nel caso di Samos, i diritti dei bambini vengono quotidianamente calpestati nella totale indifferenza dell’Unione europea”. Per questo Giulia non ha dubbi: “le condanne dell’Ue all’aggressione di Ankara sono solo parole”. Più importante dei morti e dei principi, c’è la rassicurazione di non dover ‘accogliere’ altri profughi. Perché l’Europa lo sta dimostrando ogni giorno: per lei non sono esseri umani.

 

“Mi trovo sul confine siriano, eppure quello europeo stanotte pare molto più pericoloso. È una vergogna e un’aberrazione che l’Europa si macchi di questi crimini, che crei, tolleri e perpetui luoghi in cui la gente brucia viva o si dissangua sui marciapiedi. Questa non è l’Europa. Questa non è civiltà. Questi non siamo noi. Noi siamo meglio di così”, è il grido di rabbia lanciato su Facebook dal fondatore di Still I Rise.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 11:18:00 +0000

cronaca

Turisti britannici sconfinano per sbaglio negli Usa dal Canada: detenuti da 2 settimane

Una famiglia di turisti britannici, padre, madre ed un bambino di tre mesi, è detenuta in un centro di detenzione di immigrati in Pennsylvania dopo essere stati arrestati per aver sconfinato, per errore, dal Canada dove erano in vacanza. Lo rivela la Bbc che riporta la denuncia dell’avvocato di David ed Elaine Connors che affermano di star vivendo “l’esperienza più terrorizzante della loro vita” e che il loro bambino ”è traumatizzato” per il trattamento ricevuto.

Secondo la ricostruzione fornita dal legale della coppia, i Connors lo scorso tre ottobre stavano guidando in una zona intorno a Vancouver quando, per evitare un animale che bloccava la strada principale, hanno preso una strada sterrata che, accidentalmente, gli ha fatto attraversare il confine. Fermati dalla polizia, sono stati informati di essere entrati nello stato di Washington, e quindi negli Usa, in modo illegale e quindi sono stati arrestati.

Da allora è iniziata la loro odissea: la famiglia è stata inizialmente separata, e poi il 5 ottobre i Connors sono stati trasferiti all’aeroporto, facendo sperare loro che venissero espulsi in Canada o nel Regno Unito.

Ma non è stato così”, ha detto Eileen Connors nella dichiarazione giurata affidata agli avvocati, spiegando che sono stati trasferiti dall’altro capo degli Stati Uniti in Pennsylvania, al Berks Family Residential Center.

“Saremo traumatizzati per il resto delle nostre vite per quello che il governo degli Stati Uniti ci ha fatto” aggiunge la giovane madre affermando che non le è stato possibile per tre giorni avere il latte il polvere per il figlio e che sono stati costretti a vivere in condizioni igieniche precarie. “Siamo trattati da criminali, privati dei nostri diritti, e ci hanno mentito”, conclude la dichiarazione che fa parte della denuncia presentata dall’avvocato della famiglia all’ispettore generale del dipartimento di Sicurezza Interna.

Il portavoce dell’Ice, l’ormai temutissima polizia anti-immigrazione, ha negato alla Bbc ogni maltrattamento, affermando che la struttura della Pennsylvania “assicura un ambiente sicuro ed umano per le famiglie mentre procede il loro processo per immigrazione”.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 10:55:51 +0000

notizie

CR700, il fenomeno portoghese

E sono 700. Con quella segnata su rigore all’Ucraina, sono 700 le reti messe a referto da Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro in diciassette anni di carriera. E forse è arrivato il momento di dire che tra il brasiliano Ronaldo e il portoghese Ronaldo il vero Fenomeno con la f maiuscola è quest’ultimo.

L’altro lo è stato per quattro stagioni, tra i 18 e i 22 anni. I primi segnali di cedimento si videro già ai Mondiali del ’98, quelli vinti dalla Francia multietnica di Zidane. Poi, il 12 aprile del 2000, lo spaventoso crack del ginocchio destro davanti ai cinquantamila dell’Olimpico sancì la fine dell’eccezionalità del miglior attaccante brasiliano dai tempi di Pelé. 

CR7 no, con quel soprannome che fa pensare a un bolide di Formula Uno, sono diciassette anni che imperversa sui campi d’Europa, prima dribblando tutti, epigono di Luis Figo, poi segnando a tutti e in tutti i modi, di testa, di piede, su punizione e su rigore, epigono di se stesso e, forse, di Pelé.

La sua longevità atletica è frutto di una cura maniacale del proprio corpo che gli ha più volte attirato i commenti malevoli di rivali e critici invidiosi. In realtà, il quarto figlio di una povera coppia di Funchal, isola di Madera, periferia dell’ex impero portoghese, ha rischiato di non venire al mondo: quattro bocche da sfamare parevano troppe a mamma Dolores.

Da lì, dalle ristrettezze dell’infanzia e dalla figura del padre devastato dall’alcol, deve avere preso un amore per la vita che lo porta a ringraziarla ogni giorno con il lavoro inesausto. Sempre con il sorriso stampato sulla bella faccia. Perché quando hai visto il peggio non hai più spazio per le lamentele. 

Lo spazio lo trova invece nelle difese avversarie, e continua a trovarlo alla non più tenera età di 34 anni, 35 il prossimo 5 febbraio. A quell’età Ronaldo il brasiliano aveva smesso da un pezzo di saccheggiare le aree di rigore avversarie. E come lui tanti altri. L’elenco è lungo: Gigi Riva, Blochin, Van Basten, Stoichkov, Batistuta, Shevchenko, lo stesso Pelé.

Da dodici anni divide la scena mondiale con un altro extraterrestre, Lionel Messi, un argentino cresciuto a Barcellona. Nel calcio non c’erano mai stati due fenomeni così contemporanei. Maradona arrivò vent’anni dopo Pelé. In mezzo Cruijff, il Pelé bianco. E poi dicono che il calcio di oggi è noioso. 

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 10:51:32 +0000

economia

Renzi al Tesoro: "La soglia del contante a 1000 euro ve la votate voi"
(Photo by Simona Granati - Corbis/Getty Images)

“L’abbassamento della soglia del contante a 1000 euro è uno schiaffo al nostro governo, ve la votate voi”. È il messaggio in bottiglia fatto arrivare nella notte da Matteo Renzi al Tesoro, e di riflesso a tutto il governo. L’ex rottamatore è profondamente irritato con quelli che ormai in Italia Viva vengono chiamati i Visco Boys. “Sono quelli che invece di tagliare le spese si inventano una miriade di microtasse incomprensibili – spiega uno dei suoi – Che fanno arrabbiare tutti in cambio di un mini-gettito”. Sembra di essere tornati ai vecchi tempi, quando lo scontro era fra la Ditta del Pd e l’approccio pragmatico-liberale dell’allora sindaco di Firenze.

Sulla scrivania di Gualtieri quando il sole era ormai tramontato sono arrivate anche tutte le perplessità sui nuovi balzelli. Su sugar tax e plastic tax i renziani sanno che il treno è ormai avviato verso la stazione. “Sono tributi ideologici – spiegano – ma hanno una loro popolarità”. La contrarietà non è netta, il timore è prestare il fianco al gioco facile che avranno sabato Salvini, Berlusconi e Meloni a rispolverare il refrain del “sono tornati i comunisti”. Discorso diverso sulla tassa sulle sim: “È un balzello su tutti i lavoratori, ma ci rendiamo conto? E per cosa poi, qualche milione di euro in più non cambia niente”.

Allargando il campo, le critiche di Renzi e dei suoi sono riassumibili così: è sbagliato pensare a un innalzamento della pressione fiscale, le risorse sono recuperabili dall’abolizione di Quota 100, provvedimento bandiera del salvinismo di governo. “Se si tratta di aumentare qualche tassa per lasciare Quota 100 così come è abbiamo qualche dubbio”, la mette giù interlocutoria Luigi Marattin, il quale, in costante filo diretto con il leader, sta svolgendo un ruolo da vero e proprio pittbull sui polpacci della maggioranza.

O sarebbe meglio dire sui polpacci del Pd. Perché quel che sta più irritando i dem in queste ore è il fatto che il cuore dell’impostazione renziana si salda con i desiderata 5 stelle, creando un asse tutto nuovo che li sta mettendo in difficoltà al tavolo delle trattative. Non è un caso che Giuseppe Conte, insieme ai suoi, abbia riunito stamattina solo gli esponenti del Nazareno, per fare un punto prima del vertice di maggioranza previsto nel tardo pomeriggio, dopo il suo ritorno da Tirana.

Ma è sull’abbassamento della soglia del contante che si sta consumando il vero scontro delle ultime ore. Perché la soglia dei 3000 euro era stata una conquista proprio del governo Renzi, al termine di una battaglia difficile. E che proprio il partito che ha guidato la voglia smontare è un cortocircuito totale. Il no all’abbassamento tout court, netto, ha però come corollario una proposta alternativa. Riassumendo: abbassare la soglia a 2000 euro nel 2020 e a 1000 euro nel 2021, accompagnandola tuttavia al progressivo azzeramento delle commissioni su tutti i pagamenti effettuati con carta di credito e bancomat.

“Non vogliamo fare la guerra al Pd, né ai 5 stelle”, ha spiegato Renzi ai suoi. Ma per l’ex presidente del Consiglio è inaccettabile quello che ritiene un vero e proprio schiaffo in faccia da coloro che appena tre anni fa hanno sostenuto e votato le misure del suo governo. E il posizionamento di queste ultime ore nei confronti dei Visco boys gli è funzionale anche per preparare il terreno all’evento politico-mediatico della giornata, il duello con Matteo Salvini a Porta a Porta in calendario stasera. Una quadra alla fine si troverà, spiegano fiduciosi dal vertice di Italia Viva. Per capire quale sarà bisognerà aspettare il termine di una giornata infinita.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 10:43:23 +0000

culture

Non solo Cristoforo Colombo al Columbus Day. A New York protagonista anche Leonardo Da Vinci

Anche Leonardo Da Vinci conquista New York in occasione della celebrazione del Columbus Day. Durante il Giorno di Colombo - la ricorrenza che ricorda l’arrivo di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo del 12 ottobre 1492 - ha visto come protagonista il celebre artista toscano: il regista e attore Massimiliano Finazzer Flory e il Console Generale Francesco Genuardi hanno sfilato attraverso la Fifth Avenue, e di fronte alle autorità americane, portando una riproduzione fotografica dell’Ultima Cena.

Ma non solo. Finazzer da domani, 16 ottobre, volerà a Los Angeles dove ha vinto con il suo film co-prodotto con Rai Cinema Essere Leonardo da Vinci come “Best Feature Film: Diamond Award” all’Hollywood Film Competition 2019.

L’opera verrà presentata il 18 ottobre presso la prestigiosa UCLA al convegno “Leonardo da Vinci, Inventing the Future: Flight, Automata, Art, Anatomy, Biomorphism”. Le proiezioni del film sono programmate anche a Las Vegas, Albuquerque, Santa Fe, Santa Ana.

VIDEO - Il trailer del film “Essere Leonardo Da Vinci”

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 10:37:16 +0000

economia

Nasce il consorzio per Libra, la criptovaluta di Facebook, ma molti colossi si sfilano dal progetto

Facebook va avanti con Libra, la sua valuta virtuale che dovrebbe entrare in circolazione nel 2020, ma si trova di fronte a una serie di defezioni eccellenti: si sono sfilate, infatti, Paypal, eBay, Visa, Mastercard e Booking.

A Ginevra si è tenuto il meeting inaugurale della Libra Association, il consorzio che si occuperà della criptovaluta, tra i 21 membri rimasti dopo l’esodo, che hanno siglato l’atto costitutivo. Ci sono Uber, Lift, Vodafone, Iliad, Spotify, Coinbase e alcune società di venture capital. “Abbiamo garanzie totali del loro coinvolgimento a partire da oggi e questo ci fa essere fiduciosi sul progetto”. ha dichiarato Bertrand Perez, chief operating officer e interim managing director dell’associazione.

I rappresentanti di queste realtà - si legge in una nota del consorzio - sono diventati membri iniziali del Libra Council, che si occuperà della governance della Libra Association. 

Il consorzio fa anche sapere di aver avuto manifestazioni d’interesse da parte di 1.500 realtà, 180 di queste rispondono ai criteri preliminari per entrare nel progetto. Il Libra Council, spiega la nota del consorzio, ha pure nominato un consiglio di amministrazione, di cui fanno parte cinque membri: Matthew Davie (Kiva Microfunds); Patrick Ellis (PayU); Katie Haun (Andreessen Horowitz); Wences Casares (Xapo Holdings) e David Marcus, ex presidente di PayPal a capo di Messenger e di Calibra, la sussidiaria di Facebook che si occupa della valuta.

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 10:36:58 +0000

culture

Kate in abito tradizionale pakistano come Lady Diana

Ha voluto omaggiare la cultura locale e ricordare la principessa Diana. Per il suo arrivo ad Islamabad durante il Royal Tour Kate Middelton ha scelto di indossare un outfit che ricorda quello che Lady D portava durante la sua visita del 1997. Come riporta il Daily Mai, la moglie del principe William ha optato per un abito tradizionale pakistano “salwar kamiz”: camicia morbida lunga e pantaloni. 

Kate durante la visita alla scuola di IslamabadLady Diana in Pakistan

 

Il duca e la duchessa di Cambridge rimarranno in Pakistan per una visita di cinque giorni. La prima ufficiale dopo più di 10 anni nel Paese. Come prima tappa hanno visitato l’Islamabad Model College nella capitale per sostenere l’importanza di un’istruzione di qualità e evidenziare quanto sia fondamentale per le ragazze continuare gli studi dopo le superiori.

Qui hanno incontrato alcune studentesse, tutte “fan” della madre di William, che sorridendo ha commentato: “Davvero? Oh, è molto dolce. Anche io ero un grande fan di mia madre. È venuta qui tre volte. Ero molto piccolo”.

Anche l’abito utilizzato da Kate una volta arrivata all’aeroporto di Islamabad ricorda quello di Lady Diana: una lunga veste dalle tonalità più chiare. 

Oltre a Islamabad, William e Kate dovrebbero recarsi a Lahore, l’antica capitale dell’Impero Moghul. Secondo l’ambasciatore britannico in Pakistan, Thomas Drew, la coppia è attesa anche nelle verdi montagne del nord e vicino al confine con l’Afghanistan a ovest. Questo tour in giro per il Pakistan  renderà omaggio allo storico rapporto che il Regno Unito ha con il paese. 

Kate e WilliamKate MiddeltonPrincipe William e Kate alla scuola di Islamabad
Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 10:07:40 +0000

economia

Conte conferma Quota 100. Renzi insiste, è "una misura iniqua"

“Quota 100 rimane”. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiude la diatriba interna alla maggioranza: “Vogliamo rivedere le misure, ma conservarle”.

Per Italia Viva è un errore. “Questa misura è semplicemente iniqua” twitta Matteo Renzi, rimandando alla spiegazione di Luigi Marattin. Proprio il deputato assicura che su quota 100 Italia Viva non è intenzionata ad alzare “nessuna barricata”, ma “se si lascia scorrere quota 100 così com’è, si crea il burrone Salvini”. 

Quota 100 resta così com’è, niente modifiche alle finestre, assicurano fonti M5S al termine del vertice a Palazzo Chigi.

 

VIDEO -  Conte: “Far quadrare conti è difficile ma Quota 100 resta” 

 

Conte assicura che stasera il Cdm “approverà la manovra complessa a cui stiamo lavorando”. Il premier sottolinea che “far quadrare i conti è sempre
difficile per tutti, ma sui giornali leggo una rappresentazione errata della realtà: non c’è stato assolutamente quel clima che oggi viene riportato”.

Stamattina si è tenuto un vertice tecnico sulla manovra, con il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Una riunione che prepara il Cdm confermato per le 21.

 

Data articolo: Tue, 15 Oct 2019 10:08:34 +0000

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