Coronavirus, la mappa del contagio nel mondo

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News da ilfattoquotidiano.it

#ilfatto #ilfattoquotidiano

In Edicola
In Edicola sul Fatto Quotidiano del 7 Giugno: Lombardia, l’appalto dei camici alla moglie e al cognato di Fontana
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 22:11:34 +0000

“A loro insaputa”

Finisce alla ditta di Lady Fontana l’ordine di 513mila euro di camici

Scoop di Report: ad aprile Aria Spa, la Consip della Regione, affida la fornitura di dpi alla società Dama

Sogni d’oro di

Il mondo cambia, l’Europa anche, gli italiani persino, tutti costretti dal Covid a correre per non ritrovarsi un’altra volta impantanati. Una sola cosa non cambia mai: il nostro establishment. I prenditori travestiti da imprenditori, ansiosi di arraffare i soldi pubblici stanziati dal governo e dalla Ue, usando i loro giornaloni come grimaldelli per scassinare il […]

Fallimenti

Gli ultimi tre pazienti, poi addio Fiera Hospital

Quando anche gli ultimi tre (3) pazienti presenti oggi saranno guariti, l’ospedale alla Fiera di Milano chiuderà i battenti. O meglio, rimarrà formalmente aperto, ma non riceverà nuovi ricoveri, poiché i posti in terapia intensiva negli altri ospedali abbondano. È l’ennesimo paradosso dell’“Astronave” fatta atterrare da Guido Bertolaso al Portello, che di malati ne ha […]

di Andrea Sparaciari

La notte dei lunghi dossier ad Aria Spa: Forza Italia vs Lega

Stare nella Giunta che guida la Regione Lombardia, in questa fase, non è un bel lavoro. Alle difficoltà oggettive, amplificate dagli errori commessi in serie, si aggiunge una sorta di notte dei lunghi coltelli che agita le due principali forze di maggioranza: la Lega e quel che resta di Forza Italia e del fu potere […]

Focus – Verso gli Stati generali

Il movimento. Leader è al bivio: Valori. I rischi. Alleanze per Conte

Non solo la scelta dell’erede di Di Maio: in autunno si decide anche sui due mandati e sulla piattaforma web

di Luca De Carolis e Paola Zanca
Egitto

Aerei da guerra al Cairo, ma Roma fa finta di nulla

L’ok entro metà giugno – Manca solo il nullaosta politico. Il regime di Al Sisi non collabora nel caso di Giulio Regeni, eppure per l’Italia resta cliente affezionato

di Toni De Marchi e Carlo Tecce
L’intervista

“Senza Salvini e senza Prova? Cattiverie, il mio contratto vive”

Elisa Isoardi – La conduttrice “epurata”

L’intervista

“Anche io da ragazza ho rischiato di diventare una Storia maledetta”

Franca Leosini – La presentatrice torna questa sera su Rai3 con la prima delle nuove puntate

La polemica

Piccolo Teatro, grandi guai: lavoratori contro direttore

Con una durissima lettera, l’Assemblea sindacale chiede la testa di Escobar, alla guida da 22 anni: “Non è all’altezza. Serve una nuova figura, scelta con trasparenza”

Maggioranza – Nazareno

Il Pd vuole commissariare Conte e staccarlo dai 5S

Il conflitto con il premier – La guerra su Stati generali e Mes. Le ambizioni di Franceschini, il dialogo di Zingaretti con B. e FI

Fact checking

Braccianti, ecco i numeri dell’emergenza che non c’era

Vero o falso

Taranto

Ilva, tutti bocciano il piano di Mittal Ma si tratta ancora

“Irricevibile” – Le anomalie della proposta

Il monitoraggio

In Lombardia Rt si avvicina a 1: “Non si dica che va tutto bene”

I dati sulle prime riaperture. Rezza: “Guardia alta” Cartabellotta (Gimbe): “Con messaggi sbagliati si rischia di richiudere”

La lettera

“Niente clinica, è solo un presidio”

Roberto Fico – Il presidente della Camera risponde sul bando da 5 milioni di euro

di Roberto Fico
Il ritratto

Il broker dei mille magheggi: dagli affari maltesi al Vaticano

Gianluigi Torzi – Il molisano di Londra

Due ruote

Bonus bici: i 120 milioni stanziati sono pochi. Adesso si rischia il click day (e la fregatura)

Il rischio del click day per il bonus biciclette, fino a 500 euro per il 60% del valore del mezzo, è sempre più concreto. Il plafond da 120 milioni di euro previsto dal dl Rilancio non dovrebbe riuscire a finanziare l’acquisto di tutte le bici, e-bike e monopattini che i maggiorenni residenti in Comuni con […]

di Pdr
Spaccatura Pd-M5S

Compagnie aeree low cost in fuga dal contratto unico

Un contratto unico con un minimo retributivo per i dipendenti di tutte le compagnie che volano in Italia, da quelle nazionali piccole e residuali, come Blue Panorama e Neos, fino alle grandi low cost internazionali, comprese Ryanair di Michael O’Leary o la spagnola Volotea, particolarmente insofferenti nei confronti di qualsiasi regola contrattuale. Volotea, per esempio, […]

Saluti romani

“Duce, duce, duce!” al Circo Massimo: tra botte e insulti è solo una pagliacciata

Il sangue sul volto di un giornalista che impreca: “Non ho una lira e mi hanno sfasciato mille euro di telecamera”. I cori “libertà, libertà” e “duce, duce, duce” dopo l’inno di Mameli che diventa canto di tenebra a causa degli interpreti sbagliati. Un paio di cariche contro polizia, carabinieri e cronisti, appunto, minacciati dal […]

di Giampiero Calapà
Stati Uniti

Più insegnanti, meno poliziotti: le “scuole dei neri” si ribellano

A Chicago oltre il 75% dei 93 licei pubblici hanno agenti in servizio: il contratto vale 33 milioni di dollari l’anno

La marcia Washington condanna il razzismo ma c’è un nuovo caso Floyd

Nel giorno della grande marcia a Washington per gridare la voglia di giustizia degli afroamericani dopo la morte di George Floyd a Minneapolis per mano di un poliziotto, ancora una denuncia per la fine violenta di un giovane di colore, Manuel Ellis. L’episodio è avvenuto il 3 marzo ma solo ora è stato reso disponibile […]

A Piazza Rabin

Tel Aviv grida ‘no’ all’annessione

Israele – In migliaia per contestare il piano Trump-Bibi sulla Cisgiordania

Il leader

I Nomadi riprendono il viaggio: “Da luglio torniamo dal vivo”

Carletti: “Prima data in Veneto, a Carmignano di Brenta”

I ritratti del Fatto

Io “Balo” da solo: il talento imprigionato nello Stadio del Grande Rito

Mario Balotelli

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Politica
Conte vuole gli “Stati generali” per la ripresa, il Pd lo frena: “Prima un piano del governo su come spendere i soldi del Recovery fund”
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 19:47:21 +0000

Primo punto, politico: le crisi di governo sono un’altra cosa. Secondo punto, comunicativo: da retroscena la storia ha finalmente avuto dignità di “fuoriscena” e i toni hanno perso apparentemente un po’ di acidità. Per farla semplice: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte vuole organizzare una due giorni sull’economia, per la ripartenza, per progettare una visione sul futuro. Più volgarmente: per capire come spendere le decine di miliardi che arriveranno dall’Europa. Il capo del governo li ha chiamati “Stati generali“, li ha annunciati in conferenza stampa. E lì li ha scoperti anche il Pd, uno dei due soci principali nella maggioranza che sostiene il Conte due. Così i democratici si sono irritati. Non solo per il metodo, però, ma anche per il merito. “Noi non solo non siamo contrari – spiega il vicesegretario Andrea Orlando che si fa sempre più spesso portavoce del pensiero del partito – ma lo abbiamo proposto noi questo passaggio. L’obiezione è sulla modalità, non ci convinceva l’idea che lunedì si chiamassero gli Stati generali senza prima definire la proposta del governo e dire come vogliamo spendere i soldi dell’Ue“.

Il messaggio, insomma, è “no a improvvisazioni”. Politicamente, assicura in tutti i modi il Pd, “non c’è alcuna volontà di contrapposizione a Conte”. Ma se da una parte i giornali raccontano di un confronto non proprio soft tra il capo del governo e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, salta all’occhio che la tensione è passata anche attraverso il capodelegazione del partito Dario Franceschini che questo governo lo ha praticamente tirato su. E così si è arrivati alla riunione in cui il segretario Nicola Zingaretti ha riunito i ministri democratici e lo stato maggiore, capigruppo compresi. “Siamo favorevoli all’apertura di un processo che coinvolga appieno, e non in maniera superficiale, le migliori energie italiane”, precisano i dem chiedendo un “percorso serio e adeguato” alla sfida che attende il Paese. Su Twitter un padre fondatore del Pd, Pierluigi Castagnetti, ha perfino perso il suo aplomb: “Andate in un convento 2 giorni, tutto il Cdm, uscitene con una bozza di piano. Risparmiateci la menata degli Stati Generali”.

Ecco il punto, dunque. Nel frattempo il presidente del Consiglio non proferisce parola, lavora al piano riforme e da Palazzo Chigi emerge l’intenzione di fissare l’appuntamento tra mercoledì e giovedì a Villa Pamphilj. Una soluzione potrebbe essere che gli Stati generali si trasformino in una prima tappa, soprattutto di ascolto, con parti sociali, associazioni di categoria e alcune personalità di spicco. Il Pd, tra l’altro, chiede di allargare il confronto a tutte le forze politiche disponibili – per non lasciare alibi all’attività comunicativa delle opposizioni e magari coinvolgere le forze più “accondiscendenti” come Forza Italia – ma così pongono un altro ostacolo nel percorso del presidente del Consiglio.

C’è anche il tema della velocità di azione, tantopiù importante in una situazione di crisi a causa del lockdown come quella che il Paese sta già vivendo e che rischia di protrarsi nel prossimo autunno e inverno. Prima il governo sarà in grado di avere un piano di riforme e semplificazioni e più ampio potrà essere il budget in arrivo dal Recovery fund europeo per quest’anno. E da economico e strategico il discorso si fa di nuovo politico. Se il pacchetto di aiuti del fondo per la ripresa è più corposo magari si può fare anche a meno del Mes, il fondo salva Stati che non divide solo l’opposizione, ma anche e soprattutto la maggioranza, con il Pd in pressing alto (l’ultimo a parlare è stato lo stesso segretario Zingaretti) e Conte tendente al no, proprio per disinnescare un candelotto di dinamite sotto al tavolo del governo.

In queste dinamiche succede l’imprevedibile. Il sostegno a Conte, a sorpresa, arriva dal predecessore che finora ha piazzato solo trappole sul cammino della maggioranza. “E’ bastato fare l’accordo con Italia Viva e subito altri hanno iniziato a prendere le distanze dal Primo Ministro, chissà perché…” commenta Matteo Renzi. La fiscalità di vantaggio al Sud, il piano shock sulle infrastrutture, l’abbreviazione dei tempi della giustizia: Italia Viva si atteggia a sponda per Palazzo Chigi.

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Politica
Arcelor, Patuanelli: “L’azienda non rispetta gli accordi. Da mesi varie giustificazioni, l’ultima è il Covid. Ora ripartire da intesa di marzo”
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 18:34:54 +0000

“Questo piano non rispetta l’accordo del 4 marzo”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, al Tg1, su ArcelorMittal. Il piano che Mittal ha presentato, precisa il ministro, “non riflette le volontà del Governo per Taranto. Patuanelli ricorda che “da settembre Mittal ha detto che prima c’era un problema per l’acciaio in generale, poi ha usato la scusa dello scudo penale ed oggi invece dice che il Covid avrà un effetto per ben tre anni sul mercato dell’acciaio. Io credo, invece, che bisogna ripartire dall’accordo del 4 marzo e continuare su quella strada”.

Patuanelli spiega che “coniugare ambiente e lavoro a Taranto è il programma di governo, che questo esecutivo vuole attuare. Riteniamo sia compatibile e pensabile un impianto moderno, nuovo, all’avanguardia, che diventi fiore all’occhiello d’Europa per la produzione dell’acciaio a ciclo integrato. Noi ci crediamo, ma vogliamo capire se anche la controparte ci crede”. Inoltre, aggiunge il ministro, “l’acciaio in Italia non è solo Taranto: il governo sta pensando a come accompagnare la filiera in questo momento di difficoltà. Pensiamo a Taranto, a Terni, Piombino, Genova: su tutto questo stiamo lavorando a un Piano nazionale per l’acciaio“.

Nel frattempo il governo ha convocato i sindacati, infuriati dopo aver conosciuto gli aspetti principali del nuovo piano lacrime e sangue presentato dal gruppo franco-industriale. L’incontro si terrà in videoconferenza il 9, martedì, parteciperà anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. L’azienda invece non ci sarà.

Rocco Palombella, leader della Uilm, i metalmeccanici della Uil, è furioso e parla di “ennesimo ricatto”. Arcelor, spiega, “chiede due miliardi di euro al governo italiano e contemporaneamente licenzia 3.300 dipendenti, straccia l’accordo del 2018 sul rientro a lavoro dei 1.700 di Ilva Amministrazione straordinaria, mette a forte rischio gran parte dei 7mila dell’indotto e l’intera siderurgia italiana. Non si deve permettere alla multinazionale di mettere per strada migliaia lavoratori e in ginocchio intere comunità, causando un disastro ambientale, occupazionale ed economico senza precedenti”. Palombella arriva a sollecitare la “cacciata” di ArcelorMittal. “ArcelorMittal deve essere cacciata immediatamente – conclude – e deve pagare tutti i danni che ha fatto in questi due anni e una penale elevata, non quella irrisoria prevista dall’accordo con il Governo del 4 marzo scorso. Ora una momentanea statalizzazione e poi un ingresso di investitori italiani che vogliano realmente rilanciare l’ex Ilva e salvaguardare ogni posto di lavoro: i dipendenti, i lavoratori in Amministrazione straordinaria e quelli dell’indotto”. L’opposizione nel frattempo ne approfitta per spostare il bersaglio: non l’azienda, per Forza Italia, ma il governo. “Inadeguato” secondo la capogruppo di Forza Italia Mariastella Gelmini. L’esecutivo, dice, non ha una visione strategica sulla siderurgia e sulla politica industriale”.

Va detto che la realtà degli ultimi 9 mesi racconta che il gruppo franco-indiano ha rimescolato le carte più di una volta. L’ultima venerdì, appunto, con il nuovo piano da 500 pagine che prevede 3200 esuberi e il mancato assorbimento di 1800 lavoratori che attualmente – e temporaneamente – sono rimasti in forza a Ilva in Amministrazione straordinaria, l’ultimo residuo della vecchia società. Insomma un programma che si discosta di quasi nulla dai 5mila esuberi immediati annunciati a marzo, quando già la proposta fu definita inaccettabile dal governo e dai sindacati. Tra le altre cose nel piano l’ipotesi di produzione ammonterebbe a 6 milioni di tonnellate, ridimensionata sensibilmente rispetto agli 8 previsti.

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Politica
Antisemitismo, minacce shock a Fiano. Condanna da Fico, Casellati e da tutti i partiti. Meloni: “Nessuna tolleranza per il razzismo”
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 18:18:04 +0000

I commenti su Instagram: “Riapriamo i forni“. Poi una foto inviata attraverso i social: un’immagine di un comizio di Adolf Hitler, in trance come sempre, con la didascalia “Nel forno!“. Formule irripetibili all’indirizzo del deputato del Pd Emanuele Fiano, figlio di uno dei più noti testimoni della Shoah, Nedo, sopravvissuto all’orrore di Auschwitz e tra coloro che si sono spesi di più per raccontare l’abisso umano dei campi di sterminio nazisti. “Stasera mi hanno preso di mira ma io non ho voglia di rimanere solo ad incazzarmi” commenta Fiano. A lui però arriva la solidarietà dell’intero mondo politico, a partire dai presidenti delle Camere Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati. Parla di minacce “ignobili e inaccettabili” la presidente del Senato: “Chi vuole creare un clima di continuo imbarbarimento nel dibattito pubblico – aggiunge – va isolato e condannato senz’appello”. Fico poco prima aveva parlato di minacce “ributtanti”. “Un’offesa – ha proseguito su Twitter – alla memoria dei milioni di morti nei campi di sterminio: parole ed immagini che non possono appartenere al dibattito pubblico. Dobbiamo condannarle tutti, con forza”.

La condanna è arrivata da quasi tutti i partiti e da molti ministri, come Lorenzo Guerini, Elena Bonetti, Federico D’Incà. “Un immenso abbraccio da tutto il Pd – twitta il segretario del Pd Nicola Zingaretti – Caro Emanuele non sei solo e chi tenta di colpirti deve sapere che un’intera comunità è e sarà sempre al tuo fianco. La politica sia unita contro l’odio”. Si aggiungono per Italia Viva il presidente Ettore Rosato, per Forza Italia le capogruppo Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini, per Liberi e Uguali i due capogruppo Loredana De Petris e Federico Fornaro, per il M5s il capo politico reggente Vito Crimi e la sindaca di Roma Virginia Raggi. Per i Fratelli d’Italia parla la presidente Giorgia Meloni: “Vicinanza e solidarietà da parte mia e di Fratelli d’Italia a Emanuele Fiano per le vigliacche minacce ricevute. Nessuna tolleranza nei confronti del razzismo e dell’antisemitismo”.

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Politica
Veneto, Arturo Lorenzoni accetta la sfida impossibile contro Zaia: è lui il candidato del centrosinistra. Ma M5s e renziani vanno da soli
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 18:01:25 +0000

“Finalmente una conferenza stampa in cui non c’è un uomo solo che parla, ma è aperta a tutta la società veneta” dice il segretario del Pd regionale, Alessandro Bisato. “Sfrutta il Covid per farsi una campagna elettorale infinita all’ora di pranzo, strumentalizza chi ha sofferto, con una metodo che non è deontologicamente corretto” gli fa eco Carlo Casagrande di Rete Civica Veneta. “E’ come il Principe di Machiavelli, per cui il fine giustifica i mezzi, ma attenti, in Veneto ci sono fermenti di destra eversiva e c’è chi agisce contro i diritti delle donne” completa Anna Maria Zanetti di +Europa. L’uomo evocato è ovviamente Luca Zaia, il governatore leghista del Veneto, che tutti i sondaggi danno lanciato verso la terza conferma alla presidenza della Regione. Infatti, continua imperterrito in diretta Facebook, rilanciata anche dalle emittenti private (in prima serata) e dai siti dei giornali locali, a tenere il suo appuntamento quotidiano con la stampa, che dura da più di tre mesi, per fare il punto sul fronte sanitario e sulla ripresa post-pandemia. Un super spot gratuito a cui non rinuncerebbe per nulla al mondo.

Eppure c’è chi ha accettato la sfida impossibile di insidiare la vittoria annunciata di Zaia. Arturo Lorenzoni è un docente universitario, vicesindaco di Padova, un omone dalla faccia buona, dal parlare misurato ed elegante, che mette il ragionamento prima dei giochi verbali, non cerca slogan, ma cita un “progetto comune”, evoca un “Veneto solidale” da valorizzare e costruire, un percorso “innovativo e sociale per andare vicino ai bisogni della gente”, in nome di una politica che “guardi alle persone e non al proprio ombelico”.

Ha presentato i suoi alleati in una sala del Museo di Medicina di Padova. Gli basterà questo metodo da politica buona per arrivare dove non riuscirono, nell’arco di 25 anni, gli esponenti del centrosinistra regolarmente sconfitti? Ovvero l’ex sindaco di Padova Ettore Bentsik, nel ’95, quando cominciò l’era di Giancarlo Galan, seguito dal filosofo Massimo Cacciari (2000) e dall’imprenditore Massimo Carraro (2005), che pure soccombettero al forzista poi finito in carcere. Negli ultimi due quinquenni il segretario degli artigiani di Mestre Giuseppe Bortolussi e l’astro nascente Alessandra Moretti, furono a loro volta annullati da Zaia.

Lorenzoni si è presentato con sette alleati, di cui solo il Pd ha una effettiva sostanza elettorale, anche se fino all’ultimo qualcuno nel partito ha cercato di mettere in discussone la candidatura, volendone una più “identitaria”. Tutti gli altri appartengono ai Verdi, a reti civiche o di sinistra, che tre anni fa nelle votazioni per il sindaco di Padova furono il vero fenomeno elettorale. Ma Lorenzoni non è riuscito a costruire un accordo con il Movimento Cinquestelle: “C’è stata un’interlocuzione pre-Covid, con condivisione delle tematiche, ma poi loro hanno preferito andare da soli, affidandosi alla piattaforma Rousseau” ha spiegato il candidato. Non avrà Italia Viva dei renziani. E neppure il movimento dell’ex ministro Carlo Calenda, uscito dal Pd. Però dice: “Le porte sono aperte a tutti”. Visto lo strapotere di Zaia, non può dire diversamente. Di certo non caricherà sul proprio carro passeggeri con il posto assicurato: “Non farò la lista del Presidente, perchè significherebbe togliere risorse ai percorsi delle componenti”. I seggi in consiglio regionale se li devono conquistare tutti. L’obiettivo della coalizione? “Vincere, semplicemente vincere”.

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Mondo
George Floyd, a marzo un altro afroamericano ucciso da polizia durante l’arresto: “Non riesco a respirare”. Video scatena nuove proteste in Usa
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 17:31:30 +0000

Anche nel caso di Manuel Ellis, l’afroamericano di 33 anni ucciso il 3 marzo scorso a Tacoma durante l’arresto, spunta un video che mostra le responsabilità degli agenti del dipartimento di polizia della città dello stato di Washington. Nel filmato, diffuso dal Tacoma Action Collective, si vedono gli agenti che picchiano Ellis dopo averlo schiacciato a terra e ammanettato sul ciglio di una strada. E secondo quanto emerge dalle comunicazioni via radio tra gli agenti e la centrale, pubblicate dal sito Broadcastify, anche lui, come George Floyd, prima di morire ha implorato gli agenti con le parole “I can’t breathe”, non riesco a respirare.

La sindaca di Tacoma, Victoria Woodards, ha chiesto il licenziamento dei quattro agenti coinvolti sottolineando che il video diffuso conferma quello che i medici legali della contea hanno reso noto nei giorni scorsi, stabilendo che la morte di Ellis, avvenuta per asfissia, è stato un omicidio. “Questa sera la famiglia ha chiesto perché ci vuole sempre un video per far convincere la gente che la vita di una persona nera è stata tolta in modo ingiusto? Come donna afroamericana non ho bisogno di un video per credere”, ha detto Woodards chiedendo al procuratore distrettuale di procedere velocemente nei confronti degli agenti coinvolti.

I medici legali del Pierce County Medical Examiner’s Office hanno reso noto che Ellis, che aveva gravi problemi di tossicodipendenza, aveva delle sostanze stupefacenti nel suo sistema al momento della morte, ma hanno stabilito che non sono state queste a provocarla. L’ufficio del medical examiner – che ha pubblicato il suo rapporto mentre anche nelle strade di Tacoma si sta protestando – ha quindi definito la morte come omicidio. All’epoca dei fatti, gli agenti avevano detto che Ellis era in preda a una sorta di delirio violento e aveva attaccato i due poliziotti che erano intervenuti che hanno quindi chiamato rinforzi cercando di calmarlo. I quattro agenti coinvolti – due bianchi, un afroamericano e un asiatico – erano stati sospesi dal servizio subito dopo i fatti, ma prima della pubblicazione dei risultati dell’autopsia erano rientrati in dipartimento. Il governatore Jay Inslee ha annunciato che lo stato avvierà un’inchiesta indipendente sulla morte di Ellis
La più triste realtà è che George Floyd è qui a Tacoma, e il suo nome è Manny“, ha detto il legale della famiglia di Ellis, affermando che nel video si sente Ellis gridare “non riesco a respirare“, I can’t breath, come fece Floyd. Intanto, il sindacato della polizia di Tacoma ha diffuso una dura nota in cui attacca la sindaca per aver parlato basandosi su “un breve, sfocato video di Twitter” e sottolineato che “ora è il momento per i fatti e non i teatrini: quello che è successo a George Floyd nelle mani della polizia è sbagliato, gli agenti di Tacoma non hanno assassinato Ellis”.

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Mondo
Floyd, Trump: “George ci guarda dal Paradiso e sta lodando l’economia americana”. Proteste social. Biden: “Parole spregevoli”
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 17:25:38 +0000

Mentre per la decima serata consecutiva migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città americane chiedendo riforme contro la discriminazione razziale nel Paese e gli abusi della polizia, il presidente Donald Trump usa l’immagine di George Floyd, l’afroamericano morto soffocato durante un fermo di polizia, per rivendicare i numeri positivi riguardanti l’occupazione negli Stati Uniti. “Una grande giornata per George Floyd – ha dichiarato il tycoon – George ci sta guardando dal Paradiso e sta lodando l’economia americana“. Affermazioni “riprovevoli, offensive e che fanno infuriare”, si legge in numerosi commenti sui social media, con il candidato Democratico alla Casa Bianca, Joe Biden, che ha definito quelle di Trump “parole spregevoli”.

E a Washington, proprio sotto gli occhi dell’inquilino della Casa Bianca, è attesa un’enorme manifestazione contro l’abuso di potere delle forze dell’ordine che ha l’obiettivo di portare in piazza almeno un milione di persone, come si intuisce anche dall’hashtag scelto dagli organizzatori: #1MillionDCSaturday. Massime le misure di sicurezza adottate dalla polizia della capitale che, dalle 6 del mattino ora locale, chiuderanno il traffico alle auto in centro, creando quindi una zona pedonale dove si svolgeranno le proteste. Il Secret Service già nei giorni scorsi ha innalzato una nuova barriera protettiva, un vero muro anti-proteste, intorno alla Casa Bianca nel timore che si possano verificare di nuovo gli scontri violenti dello scorso weekend nel parco antistante che hanno costretto il presidente a scendere nel bunker presidenziale.

E l’afflusso di persone che decideranno di scendere in strada anche a Washington potrebbe essere favorito dall’ultimo video circolato in rete che mostra l’uccisione, il 3 marzo scorso, di Manuel Ellis, l’afroamericano di 33 anni morto a Tacoma durante un arresto. Nel video, diffuso dal Tacoma Action Collective, si vedono gli agenti che picchiano Ellis dopo averlo schiacciato a terra e ammanettato sul ciglio di una strada. Immagini che hanno alimentato ulteriormente le già calde proteste sparse in tutti gli Stati Uniti.

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Cultura
Ennio Morricone e John Williams vincono il premio Principessa delle Asturie per le Arti, il massimo riconoscimento del settore in Spagna
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 17:17:26 +0000

I compositori Ennio Morricone e John Williams hanno ricevuto venerdì in forma condivisa il Premio Principessa delle Asturie 2020 per le arti, conteso tra 42 candidature provenienti da ventuno paesi del mondo. La giuria ha voluto riconoscere “il valore fondamentale della creazione musicale per il cinema”, premiando Morricone e Williams, “due dei compositori più osannati al mondo” che “hanno impreziosito con il loro talento centinaia di film”.

John Williams è la persona vivente con più nomination all’Oscar (51 candidature), di cui cinque vinti. Il lavoro di Williams, continuatore della tradizione statunitense contemporanea, è divenuto popolare grazie ai film di Steven Spielberg (Lo Squalo), George Lucas (Star Wars) e Oliver Stone (Jfk). Morricone, dal canto suo, ha rivoluzionato le colonne sonore negli anni Sessanta grazie alle sue partiture per gli spaghetti western di Sergio Leone, toccando sia il cinema europeo sia le superproduzioni hollywoodiane. Grazie a film come C’era una volta in America, Il buono, il brutto, il cattivo e Nuovo cinema paradiso il musicista è riuscito a diventare un’icona internazionale.

“Mentre Morricone ha costruito il suo successo musicando il Far West americano dall’Europa, Williams ha trasmesso lo spirito della tradizione sinfonica viennese ai grandi successi di Hollywood” sottolinea la dichiarazione ufficiale del premio ai due compositori, la cui “estesa e variegata opera” ha in comune una “incantevole capacità di attraversare generi e confini”. Tra i lavori dei due “si trovano alcune delle composizioni più significative della settima arte, che formano già parte dell’immaginario collettivo”.

Il premio Principessa delle Asturie è un’onorificenza di altissimo grado per la società spagnola. Questa edizione, la numero 40, è stata inaugurata tre giorni fa con la consegna del primo riconoscimento, quello per la Concordia, agli operatori sanitari spagnoli per il loro sacrificio nella lotta alla diffusione del Coronavirus. Non sono mancate le polemiche: su Twitter è nata una campagna critica nei confronti della monarchia, con messaggi che denunciavano i problemi della sanità pubblica e del personale in corsia.

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Mondo
Buffalo, accusati di aggressione i 2 agenti che hanno spinto e mandato 75enne all’ospedale. 57 colleghi si dimettono per solidarietà
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 17:16:51 +0000

Sono comparsi in videoconferenza davanti al giudice Craig Hannah i due agenti della polizia di Buffalo che venerdì hanno spinto a terra un manifestante 75enne che, dopo aver sbattuto la testa, ha iniziato a perdere sangue ed è stato portato in ospedale in condizioni “gravi ma stabili”. I due, accusati di aggressione e sospesi dal servizio, si sono dichiarati non colpevoli e sono stati lasciati andare senza il pagamento di alcuna cauzione. In solidarietà con i colleghi, 57 agenti dell’unità speciale della polizia locale si sono dimessi.

Una nuova udienza del procedimento è stata fissata per il 20 giugno, ma il nuovo episodio ha fatto aumentare la tensione già alta tra i manifestanti, in piazza da oltre 10 giorni dopo la morte di George Floyd, e la polizia, accusata di sistematici abusi di potere.

Ma la scelta dei colleghi dei due poliziotti va controcorrente. “In 57 si sono dimessi per il disgusto di fronte al trattamento dei due colleghi che stavano semplicemente eseguendo gli ordini“, ha dichiarato il presidente della Police Benevolent Association, John Evans. La protesta dei poliziotti, che hanno lasciato l’unità di intervento speciale ma non il dipartimento, arriva dopo che il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha detto di avere avviato un’inchiesta sul comportamento degli agenti che appare “completamente non giustificato e inaccettabile”.

Nella prima versione fornita, i due poliziotti coinvolti hanno dichiarato che il 75enne, che si era avvicinato a loro solo per parlare, era inciampato e aveva poi sbattuto la testa nel corso di una lite con altri dimostranti. Ma dalle immagini girate da una giornalista di una radio locale presente alle manifestazioni si vede i due che lo spingono, uno con la mano e uno con un bastone, e, nonostante la macchia di sangue che si allarga dietro la sua testa, tirano dritto senza fermarsi.

Il manifestante 75enne è stato identificato in Martin Gugino, un attivista dei diritti umani che partecipa da decenni a manifestazioni pacifiche, come ha spiegato il suo avvocato aggiungendo che il suo cliente al momento chiede che venga rispettata la sua privacy ed esorta a continuare le proteste sempre in modo pacifico.

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Cronaca
Incidente A1 Arezzo, arrestato il padre dei bimbi morti nello schianto: l’accusa è omicidio stradale. Testimoni: “Andava a zig-zag”
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 17:02:56 +0000

È stato arrestato con l’accusa di omicidio plurimo stradale e portato nel carcere di Arezzo il conducente del minivan che intorno alle 13.50 di venerdì 5 giugno si è schiantato contro un camion fermo sulla A1 causando la morte di due fratellini, una bimba di 8 mesi e un bambino di 10 anni, e dei nonni, 50 e 52 anni. L’uomo, un 30enne romeno, è il padre dei due bimbi ed è stato dichiarato in stato di fermo nella notte scorsa dalla polizia stradale di Arezzo, mentre ancora era ricoverato in ospedale sotto osservazione.

L’uomo è rimasto illeso nell’incidente che ha completamente distrutto l’auto su cui viaggiava con la famiglia: sotto choc e a lungo incapace di parlare, è stato sottoposto all’alcoltest ed è risultato negativo. Secondo le prime ricostruzioni, il minivan stava viaggiando in direzione sud quando all’altezza di Badia al Pino, nei pressi del casello di Arezzo, ha sbattuto contro un camion fermo in una piazzola di emergenza, all’esterno della carreggiata, e poi ha fatto una carambola rimbalzando contro il divisore in cemento e urtando un’altra auto. Alcuni testimoni hanno riferito agli agenti di aver visto il minivan procedere a zig zag, finendo poi contro il camion.

I passeggeri che si trovavano a destra nella vettura non hanno avuto scampo, l’urto li ha sbalzati fuori a metri di distanza: sono morti così i nonni e i due fratellini. La monovolume con le lamiere tranciate ha continuato la sua corsa, andando a urtare un’auto, schiacciandola su guard-rail in una carambola che ha coinvolto anche un terzo veicolo. Sette i feriti, nessuno di loro sarebbe comunque in fin di vita. La più grave è la mamma dei bimbi deceduti, che è stata portata all’ospedale delle Scotte di Siena. Altri due bambini sono stati portati all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, tra cui la gemellina della vittima di otto mesi. L’altro bambino, un quattordicenne, è il figlio dei due genitori morti e quindi fratello del conducente arrestato.

Per capire le cause dell’incidente – le ipotesi più accreditate al momento sono un colpo di sonno o una distrazione – bisognerà aspettare la ricostruzione della polizia stradale e le conclusioni del pubblico ministero Roberto Rossi accorso subito sul luogo del disastro per il sopralluogo. Lunedì prossimo è stato fissato l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice. Al momento l’ipotesi più probabile è che il 30enne, da molte ore al volante per il lungo viaggio, iniziato in Romania, sia stato colpito dalla stanchezza. Sembra che avesse viaggiato tutta la notte, varcando la frontiera tra la Slovenia e l’Italia venerdì mattina intorno alle 8. La famiglia (nel minivan viaggiavano in otto, anche se era omologato per sette) si stava recando a Napoli per visitare dei parenti.

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Cronaca
Forza Nuova e ultras, tra schiaffi tra manifestanti, insulti e lancio di bottiglie e petardi: “Giornalista terrorista” – Il videoracconto dal Circo Massimo
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 17:01:15 +0000

Si è concluso anzitempo il presidio al Circo Massimo, a Roma, dei “Ragazzi d’Italia”, organizzato da Forza Nuova e caratterizzato dagli scontri e dalle tensioni con forze dell’ordine e giornalisti. Da quanto si apprende, al momento sarebbero due le persone arrestate e 15 quelle fermate dalla Digos. Le tensioni sono nate dopo che l’ex Fratelli d’Italia Simone Carabella ha rilasciato un’intervista ai cronisti ed è stato spinto via, con tanto di ceffone, da un dirigente di Forza Nuova. Da lì, lanci di bottiglie e insulti contro reporter e forze dell’ordine.

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Cronaca
Coronavirus, quasi dimezzati i nuovi casi rispetto a ieri: sono 270. Meno di 300 pazienti in terapia intensiva. Ancora 72 vittime
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 16:13:26 +0000

Quasi dimezzati rispetto a ieri i nuovi positivi da coronavirus in Italia, secondo i dati forniti dalla Protezione civile. Nelle ultime 24 ore sono 270 i nuovi casi registrati, per un totale di 234.801 dall’inizio dell’epidemia. Dai numeri emerge che sono cinque le Regioni con zero nuovi casi: Campania, Umbria, Calabria, Molise e Basilicata.

Sono comunque 72 le vittime nelle ultime 24 ore in Italia, in calo rispetto alle 85 di ieri. I morti complessivi salgono così a 33.846, anche se 8 Regioni non hanno registrato nuove vittime nell’ultima giornata: Trentino Alto Adige, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Sardegna, Calabria, Molise e Basilicata.

Sono inoltre saliti a 165.078 i guariti e i dimessi, con un incremento rispetto a ieri di 1.297, mentre giovedì l’aumento era stato di 1.886. Di conseguenza scende anche il numero degli attualmente positivi che oggi sono 35.877 in totale, 1.099 meno di ieri, quando il calo era stato di 1.453.

Dati che contribuiscono a far calare la pressione sugli ospedali. E oggi il numero di malati in terapia intensiva torna a scendere sotto i 300, per la precisione 293, 23 meno di ieri. I malati ricoverati con sintomi sono invece 5.002, con un calo di 299 rispetto a ieri, mentre quelli in isolamento domiciliare sono 30.582, con un calo di 777 in 24 ore.

I tamponi effettuati finora 4.187.057, in aumento di 72.485 rispetto a ieri. I casi testati sono finora 2.599.294.

Lombardia, 142 nuovi casi: ma cala il rapporto tamponi/positivi
Cala notevolmente il rapporto tra tamponi effettuati e nuovi casi registrati in Lombardia. Con 13.696 test effettuati, sono 142 in un giorno le persone risultate positive al coronavirus: una percentuale quindi dell’1,04% rispetto agli esami effettuati. A fornire i dati è la Regione. Dall’inizio dell’epidemia sono in tutto 90.070 i contagiati. Sono 110 le persone al momento ricoverate in terapia intensiva, dieci meno di ieri, e 2.840 quelle negli altri reparti (-120). I decessi registrati sono 27, per un totale di 16.249.

Gli attualmente positivi in regione sono 19.499 (-354 rispetto a ieri). I guariti, invece, sono 469 (54.322 nel complesso). I casi per provincia con la differenza rispetto a ieri sono: Milano 23.365 (+59), di cui 9.919 (+29) a Milano città, Bergamo 13.551 (+12), Brescia 14.988 (+18), Como 3.921 (+9), Cremona 6.489 (+7), Lecco 2.766 (+1), Lodi 3.498 (+3), Mantova 3.388 (+6), Monza e Brianza 5.571 (+4), Pavia 5.404 (+11), Sondrio 1.481, Varese 3.674 (+3) e 1.974 in fase di verifica.

Le altre Regioni: i contagi
Nel dettaglio, gli attualmente positivi sono 19.499 in Lombardia (-354), 4.167 in Piemonte (-202), 2.416 in Emilia-Romagna (-96), 1.164 in Veneto (-65), 785 in Toscana (-72), 245 in Liguria (+1), 2.697 nel Lazio (-13), 1.195 nelle Marche (-98), 738 in Campania (-36), 758 in Puglia (-88), 104 nella Provincia autonoma di Trento (-19), 866 in Sicilia (-6), 161 in Friuli Venezia Giulia (-19), 653 in Abruzzo (-17), 100 nella Provincia autonoma di Bolzano (-1), 28 in Umbria (-1), 60 in Sardegna (-7), 12 in Valle d’Aosta (+2), 91 in Calabria (-6), 121 in Molise (-1), 17 in Basilicata (-1).

Le altre Regioni: le vittime
Quanto alle vittime, sono in Lombardia 16.249 (+27), Piemonte 3.934 (+7), Emilia-Romagna 4.171 (+4), Veneto 1.949 (+11), Toscana 1.068 (+5), Liguria 1.492 (+6), Lazio 758 (+4), Marche 991 (+2), Campania 426 (+1), Puglia 522 (+1), Provincia autonoma di Trento 464 (+0), Sicilia 276 (+0), Friuli Venezia Giulia 338 (+0), Abruzzo 418 (+3), Provincia autonoma di Bolzano 292 (+0), Umbria 76 (+0), Sardegna 131 (+0), Valle d’Aosta 144 (+1), Calabria 97 (+0), Molise 23 (+0), Basilicata 27 (+0).

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Blog
La modernità ci fa credere di essere supereroi, ma l’emergenza sanitaria ha svelato il trucco
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 16:03:21 +0000

Si è aperta la fase 3 e stiamo facendo i conti con la nostra nuova routine: come la state affrontando? Com’è cambiata la vostra professione e quali difficoltà state incontrando? Come giudicate l’organizzazione nelle vostre città? Raccontatecelo, il blog Sostenitore è pronto ad ospitare le vostre riflessioni o denunce. Vi basta compilare il form apposito, la redazione leggerà i vostri post (tutti) e pubblicherà i migliori ogni giorno.

di Nicola Ancora

Esperti di tutto il mondo si interrogano di come è cambiata e come cambierà la nostra vita nei prossimi mesi, anni. Questa pandemia, del primo XXI secolo, lascerà un segno più indelebile di come lo hanno lasciato, in passato, altre emergenze. Per capirne il significato, bisogna tornare un po’ indietro negli anni;

Prima guerra mondiale, 1914-1918.
È stato il primo conflitto su scala mondiale che l’umanità abbia mai conosciuto (forse prima fu solo la guerra dei sette anni?); per la prima volta l’uomo ha conosciuto la potenza e la distruzione di quelle creature frutto di studi tecnici scientifici, che, poi, si sono rivelate distruttrici e logoranti verso i milioni di soldati partiti per il fronte.

C’era speranza nel progresso, c’era speranza nella guerra europea (come è stata anche chiamata); un conflitto che avrebbe reso tutti più uniti, i borghesi ai contadini, gli operai ai contadini; nella sventura, aggiungo, sì. Fu proprio quella modernità tanto acclamata, prodotta, sperimentata che distrusse gli ideali riportando gli uomini ad uno stato primitivo, dando, così, luogo a miti e leggende; mai tanto fiorenti dopo il XVII secolo.

Duemilaventi: una pandemia ha chiuso tutto il mondo. Secondo decennio del nuovo millennio, epoca di skyscraper, di musica futuristica, di ampie vedute, di fiducia nel presente, di sicurezza. La modernità rende tutto più sicuro e confortevole, si sa; ci rende supereroi, fa di noi eroi di un videogame.

In molte città, in piccoli comuni montani sono stati aperti sportelli telefonici dove uno specialista in psicologia è pronto a confortare e dare parole di coraggio a chi ha capito di non essere un supereroe; sono i primi a crollare. La modernità è stata svelata dall’invisibilità.

Un secolo fa si aveva una sorta di utopia e di fiducia in qualcosa che già c’era e che presto si sarebbe perfezionato; a distanza di anni l’utopia è stata sostituita con il qui ed ora. Zygmunt Bauman parlava tempo fa di “retrotopia”; come l’umanità non fosse più proiettata verso il futuro, ma nel passato; come se si parafrasasse la massima di Paul Valery: “il futuro non è più quello di una volta”.

Il sociologo polacco, che sulla modernità ha scritto diversi saggi, unisce retro più utopia. Evidente al Nostro come la fiducia nel futuro, per le nuove generazioni, sia svanita; si guardava più al passato che al futuro. Il secondo decennio del XXI secolo, come ci ha dimostrato questa emergenza mondiale sanitaria, si trova in una sorta di egoismo del presente. Un mondo multinazionale che rende tutto accessibile a tutti, come giusto che sia, e che sottovaluta il rapporto forza lavoro di un prodotto, ma che in fondo ci piace.

Le persone nelle case sono tornate a cucinare da sé, a sfornare pane, pizze, dolci, biscotti; proprio come era prassi negli anni precedenti al 14-18. Si sarà forse chiuso un ciclo; iniziato con l’utopia verso la perfezione tecnica e finito con il ritorno alle origini? Se si è tornati a parlare di modernità è perché ce n’è bisogno più che mai, ora. Nessuno mai si aspettava di finire come, durante l’Impero romano, a ricorrere a strumenti di rigore per sei mesi, il cd. Stato di emergenza; i Romani, in tali casi, nominavano un dittatore che, guarda caso, assumeva tutti i poteri per un periodo determinato.

Sarà così anche per l’Ungheria o per altri Paesi europei? Difficile a dirlo, ma ciò che ci distingue dagli antichi è l’insaziabilità verso la democrazia. L’invisibilità ha reso visibili i caratteri umani, nascosti dietro le maschere moderne; non quelle sanitarie, per intenderci. Questa emergenza sanitaria ci renderà meno immuni al trucco moderno; diventeremo tutti più consci della nostra natura.

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Attualità
Il principe Carlo confessa: “Sento terribilmente la mancanza di mio padre, il principe Filippo. Sono molto triste”
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 15:58:25 +0000

“Sento terribilmente la mancanza di mio padre Filippo e dei miei nipoti”. Carlo d’Inghilterra si confessa. E dopo quasi tre mesi di distanziamento fisico dai suoi familiari dovuto al Coronavirus apre il suo cuore a sudditi e pubblico planetario. Intervistato in videochiamata da Sky News per la serie After the Pandemic: Our New World, Carlo ha cancellato decenni di nobile riservatezza per abbandonarsi ai più profondi e sinceri sentimenti personali. “È terribilmente triste quanto possano mancare amici e parenti, ma per fortuna almeno puoi parlare con loro al telefono e occasionalmente fare questo genere di cose con FaceTime. Ma non è la stessa cosa. Vorrei davvero abbracciarli”.

Il 25 marzo scorso, il principe di Galles era risultato positivo al tampone per il virus Sars-Cov2, accusando “sintomi leggeri”. La quarantena per il 71enne erede al trono si è svolta nella sua residenza di Birkhall, nell’Aberdeenshire, insieme alla moglie Camilla Parker Bowles – lei però risultò negativa al tampone. E nonostante la cessazione del lockdown britannico, la famiglia reale ha optato per prolungare l’isolamento. Forse anche per questo Carlo ha ceduto alla tristezza provata per non poter riabbracciare i suoi familiari da mesi: “Non vedo mio padre da molto tempo. Avrà 99 anni la prossima settimana. Tutto questo è molto triste, non poter vedere i miei genitori e i miei nipoti. Insomma, manca qualcosa”.

Ed è proprio della totale scomparsa dalla scena pubblica del quasi centenario duca di Edimburgo, isolato assieme alla moglie, regina Elisabetta nel castello di Windsor da inizio marzo, che si è ricominciato a parlare con insistenza. Già, perché proprio nelle ore in cui Carlo risultava positivo al Coronavirus, sui tabloid inglesi girava la notizia della morte di Filippo II. Decesso smentito dalla Royal Family ma che aleggia sinistro sulla ripresa possibile della quotidianità anche presso gli Windsor.

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Cronaca
Torino in piazza per George Floyd e contro il razzismo: otto minuti di silenzio col pugno alzato e distanziamento fisico
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 15:54:15 +0000

Otto minuti di silenzio, poi l’urlo liberatorio: “No Justice, No Peace“. “Oggi finalmente sento Torino come la mia città”. A parlare sono i ragazzi e le ragazze neri, scesi in piazza Castello a manifestare insieme a migliaia di torinesi in sostegno delle lotte negli Usa in seguito alla morte di George Floyd. “Molto forte, emozionante, ma quello che mi ha colpito di più è aver visto queste persone qui, oggi, perché ce n’è bisogno in futuro e mi auguro che restino al nostro fianco e per le battaglie di tutti”. “Un momento bellissimo, vedere tutta questa solidarietà di chi sa che anche le nostre vite sono valide”. “Mi sono sempre sentita sola, crescendo in Italia come ragazza nera”. Sono alcune delle dichiarazioni dei giovani che hanno partecipato al presidio mantenendo il distanziamento fisico imposto dalle regole anti-contagio.

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Ambiente & Veleni
Rieti, sul Terminillo una nuova stazione sciistica che rischia di avere un impatto devastante
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 15:49:45 +0000

In un momento in cui sempre più forte si leva la voce, anche dei medici, affinché dalla crisi del Covid-19 si esca nel modo più sensato possibile con soluzioni a lungo termine che pongano rimedio alla profonda crisi economica – ma senza compromettere ulteriormente gli equilibri della natura – appare a dir poco paradossale che si approfitti della crisi per portare invece avanti progetti scellerati e grandi opere inutili che non potranno che aggravare la situazione da tutti i punti vista, ambientale, sanitario e socio-economico.

Già avevo paventato questi rischi in altro post, ma direi che la realtà supera la fantasia e gli esempi sono numerosi. Basta accennare all’ampliamento dell’aeroporto di Firenze, benché già bocciato dal Consiglio di Stato, o al progetto “Terminillo Stazione Montana (TSM)” per nuove piste da sci in provincia di Rieti, a 70 km dalla Capitale. Proprio su quest’ultimo vorrei soffermarmi perché, in piena emergenza economica, l’idea che si possano investire per questo progetto – al vaglio della Regione Lazio – ben 20 milioni di euro di soldi pubblici (di cui 9 già spesi nella progettazione e in rifacimenti di una parte degli impianti di sci) è a dir poco sconcertante; per non parlare del paradosso di collegare valli e fare piste da sci in Appennino nel corso della crisi climatica in atto e delle tante criticità ad essa collegate. Ai 20 milioni di euro iniziali ne andrebbero poi aggiunti almeno altri 30 da parte di privati che ancora non si sono palesati.

Il progetto di ampliamenti sciistici in questa area fu già ripetutamente bocciato dalla Regione Lazio, ma di recente è stata riproposto dalla Provincia di Rieti con minime modifiche “cosmetiche”. Ora si chiama TSM2, ma questo restyling non elimina affatto le tante criticità ambientali, paesaggistiche e soprattutto quelle relative alla sostenibilità economica dell’investimento pubblico, più volte denunciate.

Si pensi che solo per unire i due bacini di Pian de Valli (Rieti) e di Campo Stella (Leonessa) sono previste 5 seggiovie quadriposto, 2 biposto con relative 14 stazioni di servizio, 2 nastri trasportatori, piste da sci della larghezza di 30 metri, una serie di skiweg che permetteranno di sciare su piste “normali” per non più di 15 minuti. TSM2 non sarebbe poi certo in concorrenza con le vicine stazioni abruzzesi, come si vorrebbe far credere, data anche l’assenza di una strada idonea, visto che l’attuale Salaria, che collega Rieti con la Capitale, è già totalmente inadeguata sia al traffico pendolare che commerciale.

Quanto sopra comporterebbe una devastazione inaudita, soprattutto nell’Alta Vallonina (Leonessa), dove già esistono grossi problemi di messa in sicurezza del tracciato soggetto a frane e valanghe, nonché l’abbattimento di circa 17 ettari di faggeta protetta dalla Comunità Europe, la costruzione di rifugi, parcheggi, opere varie e l’installazione di impianti artificiali di innevamento, indispensabili per la mancanza di precipitazioni nevose. Non essendoci acqua sorgiva, verrebbero creati due enormi bacini da riempire grazie a pompe attraverso chilometri di tubazioni, con grossissimi consumi di elettricità e soprattutto di acqua, risorsa sempre più scarsa e preziosa a causa della minor piovosità per i cambiamenti climatici in atto. I progettisti inoltre sembrano non considerare che gli inverni sempre più miti non garantiscono le temperature necessarie per la produzione della neve artificiale, il cui costo, per una singola stagione sciistica, sarebbe esorbitante.

Poco significative le ricadute occupazionali previste:­ a regime, si prevede l’assunzione di 17 dipendenti e 87 stagionali; ogni nuovo posto di lavoro a tempo indeterminato assorbirebbe ben 2,9 milioni di euro, ben oltre i valori medi nazionali riferiti a progetti co-finanziati (circa 56mila euro/per nuovo occupato). Addirittura “fantasiose” le proiezioni occupazionali indirette che prevedono per ciascuno dei 17 occupati a tempo indeterminato la creazione di oltre 50 occupazioni collaterali.

Ancora una volta si trova la scusa della “valorizzazione” delle aree interne, ma una vera “valorizzazione” ci può essere solo grazie a progetti davvero sostenibili sia dal punto di vista ambientale che economico, non certo tramite devastazione e sperpero di denaro pubblico. Perché invece non investire gli stessi soldi in cura del territorio, senza distruggerne la bellezza, costituita da boschi, montagne, praterie, habitat? Questo sarebbe un concreto incentivo allo sviluppo socio-economico della montagna, attraverso un turismo “verde”, praticabile tutto l’anno, senza nuovo consumo di suolo, restaurando quello che già c’è e non puntando sulla “monocultura” dello sci.

Dare lavoro sì, ma non agli speculatori, ai ruspisti e a coloro che tagliano boschi, bensì ad operai forestali che possano intervenire sull’assetto idrogeologico del territorio, sul restauro delle foreste degradate (così diffuse anche in provincia di Rieti), sull’ampliamento delle superfici forestali e sulla sentieristica ecc. Le idee non mancano e mi auguro che l’ampio fronte di cittadini ed associazioni che fino ad ora sono riusciti ad evitare lo scempio, e che anche in questa occasione sono scese in campo, ancora una volta abbiano la meglio e riescano a fare prevalere il buon senso.

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Cronaca
Roma, si sveglia dall’anestesia e con un estintore devasta il pronto soccorso del San Camillo: 44enne fermato dai Carabinieri
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 15:46:59 +0000

Si è tolto l’ago cannula dal braccio, ha preso in mano un estintore e ha iniziato a distruggere tutto ciò che aveva a portata di mano. Tanto spavento, un colpo di pistola sparato in aria, ma nessuna conseguenza grave. Solo una brutta mattinata per gli operatori del pronto soccorso dell’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, ieri mattina letteralmente devastato dalla furia di un 44enne arrivato con un’ambulanza del 118 per degli accertamenti radiologici. L’uomo, originario della Costa Rica, aveva già dato in escandescenza nella sua abitazione, costringendo le persone che abitano con lui a chiamare la polizia. Una volta sedato e portato al nosocomio di via Gianicolense, è stato sottoposto a tutti gli esami del caso, compresa una tac. Quando tuttavia ha iniziato a riprendere coscienza dall’anestetico che gli era stato somministrato, è tornato a infuriarsi.

Si è armato di un estintore e ha devastato le porte e le finestre dei locali del codice rosso, il locale della tac e quelle delle ecografie causando danni ingenti alle apparecchiature. L’immediato intervento del personale dell’ospedale e della vigilanza interna ha scongiurato che la furia aggressiva si riversasse sugli operatori sanitari e sugli utenti presenti in quei momenti in pronto soccorso che non hanno riportato danni né ferite. Provvidenziale, in questo senso, l’intervento di una guardia giurata che ha prima sparato un colpo in aria e poi è intervenuto per fermare l’uomo, coadiuvato dall’arrivo dei carabinieri della compagnia di Trastevere. Nonostante i danneggiamenti, il pronto soccorso non ha mai interrotto la sua operatività.

“Se non ci sono stati feriti tra i pazienti presenti nel Pronto soccorso lo si deve in particolare a due infermiere di turno”, spiega la presidente dell’ordine delle professioni infermieristiche di Roma, Lia Pulimeno. Le operatrici, infatti, “hanno provveduto subito a mettere in sicurezza i pazienti presenti nell’area rossa e nel resto del pronto soccorso. Un esempio di coraggio e professionalità che merita il plauso di tutti i colleghi”. Sul piede di guerra il sindacato Nursind: “Quest’atto vile – afferma il segretario provinciale, Stefano Barone – non può rimanere senza risposta da parte di coloro che hanno il dovere di proteggere un lavoro svolto spesso in condizioni disagiate dal punto di vista organizzativo e ambientale, peggiorato da un’assenza di percorsi dedicati a una certa tipologia di pazienti”.

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Giustizia & Impunità
Vaticano, per il palazzo di Londra sequestrati conti in Svizzera. L’estorsione del broker arrestato e il ruolo di monsignor Perlasca
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 15:35:59 +0000

Nuovo capitolo nell’inchiesta finanziaria sul palazzo di Londra acquistato dal Vaticano. Sotto sequestro sono finiti i conti svizzeri intestati al finanziere Raffaele Mincione e quelli di Enrico Crasso, già dirigente del Credit Suisse e ora fondatore e responsabile del fondo maltese Centurion. Ci sono, inoltre, conti personali intestati a Fabrizio Tirabassi, ex minutante dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Ma anche quelli del broker molisano Gianluigi Torzi. Quest’ultimo arrestato dal Vaticano con le accuse gravissime di estorsione, peculato, truffa aggravata e autoriciclaggio. Reati per i quali la legge dello Stato più piccolo del mondo prevede pene fino a dodici anni di reclusione.

A quanto apprende ilfattoquotidiano.it, al momento né monsignor Alberto Perlasca, né Tirabassi risultano indagati per peculato in concorso con Mincione e Torzi, come era stato ipotizzato. Monsignor Perlasca, all’epoca dei fatti capo ufficio amministrativo della prima sezione della Segreteria di Stato, respinge anche l’accusa di avere conti in Svizzera. Conti che, invece, stando a quanto riporta l’Adnkronos, gli sarebbero stati sequestrati dalla magistratura svizzera su richiesta del pm vaticano.

Tutto ruota intorno all’acquisto dell’immobile londinese di Sloane Avenue e al successivo arrivo del broker molisano, intervenuto nell’affare su richiesta del sostituto della Segreteria di Stato, il venezuelano monsignor Edgar Peña Parra, per risolvere l’impasse della partecipazione della Santa Sede al fondo Athena di Mincione. Ma diventato poi, secondo la procura vaticana, l’uomo in grado di tenere in pugno la Segreteria di Stato fino a riuscire a estorcerle 15 milioni di euro. Torzi, infatti, attualmente detenuto in una cella della caserma della Gendarmeria, attraverso acrobazie finanziarie sarebbe riuscito a trattenere, all’insaputa dei vertici della Santa Sede, mille azioni dell’immobile, le uniche con diritto di voto. Con ciò impedendo di fatto al Vaticano, a cui aveva ceduto 30mila azioni ma senza diritto di voto, di disporre del palazzo di Londra.

Gli inquirenti avrebbero scoperto che nel corso di una riunione per convincere Torzi a cedere le sue azioni e alla quale parteciparono anche monsignor Peña Parra, Giuseppe Maria Milanese che avrebbe agito nell’interesse della Segreteria di Stato, Manuele Intendente, l’avvocato dello studio Ernst &Young, e Renato Giovannini, rettore vicario dell’Università Guglielmo Marconi, il broker si sarebbe detto disponibile a rinunciare, previo risarcimento delle spese e con un piccolo margine di guadagno. Somma che in un successivo incontro venne quantificata in 3 milioni di euro. Tuttavia, nonostante l’accordo verbale, nell’ipotesi investigativa Torzi non avrebbe restituito alla Santa Sede le azioni residue della Gutt Sa. Anzi, la sua strategia al rialzo sarebbe emersa nel corso di una drammatica e lunghissima riunione nello studio di Giovannini, dalla quale sarebbe venuto fuori che più persone erano state coinvolte nell’operazione e che somme di denaro erano state date o promesse anche ad altri.

Ma non è tutto. Dalle indagini emergerebbe anche che Crasso e Tirabassi qualche giorno prima in un incontro a Milano avessero offerto a Torzi 9 milioni di euro per cedere le sue azioni. Una cifra consistente, ritenuta però insufficiente dal broker che, secondo quanto riferito agli investigatori da più testimoni, sarebbe arrivato a ipotizzare la somma di 30 milioni per restituire l’immobile di Londra alla Santa Sede, in un’escalation che avrebbe spinto Giovannini, interrogato dagli inquirenti vaticani, a non poter negare che le richieste del broker molisano avessero i toni di una “estorsione”. Successivamente, nel corso di un incontro con il sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Perlasca e Tirabassi avrebbero proposto di prelevare i 20 milioni necessari a chiudere la transazione con Torzi dal cosiddetto Fondo discrezionale, un fondo creato nel 2015 per le spese discrezionali del Papa. Operazione che sarebbe finita nel nulla anche grazie alla mediazione di monsignor Carlino che avrebbe convinto il broker ad accettare 15 milioni anziché 20, al pagamento dei quali, secondo la procura vaticana, si sarebbe consumata l’estorsione.

Durante gli interrogatori, Intendente avrebbe specificato come nel corso di una riunione in Vaticano alla presenza, tra gli altri, di monsignor Perlasca, Torzi avrebbe chiesto se gli si potesse concedere formalmente un incarico di gestione dell’immobile di Londra, visto che fino a quel momento aveva operato a titolo gratuito. Aspettativa che, però, secondo le indagini, rimarrà delusa, ingenerando l’escalation, appunto, che poi porterà a quella che per la procura vaticana è a tutti gli effetti un’estorsione. La svolta nei rapporti sarebbe arrivata nel corso di una riunione all’Hotel Bulgari di Milano. Tirabassi e Crasso avrebbero spiegato a Torzi di aver intenzione di proporre la cessione al fondo Centurion delle quote di Gutt Sa. In quel momento, sempre secondo quanto riferito da Intendente agli investigatori, Torzi avrebbe maturato l’idea dell’estorsione, ossia di condizionare la restituzione delle quote al versamento di un’ingente somma di denaro. Secondo la procura vaticana le ragioni del cambio di posizione di Torzi starebbero altrove e cioè nell’impegno preso dall’imprenditore con il manager della Banca Popolare di Bari, Vincenzo De Bustis, di sottoscrivere un bond di 30 milioni di euro. Per gli inquirenti sarebbe, quindi, la mancata disponibilità del Vaticano a sottoscrivere il bond a scatenare la reazione di Torzi e la sua determinazione a non restituire le azioni della Gutt Sa se non a fronte di una cifra cospicua.

All’Adnkronos il finanziere Mincione sostiene di non doversi difendere da nulla e svela che la Santa Sede ha ricevuto recentemente un’offerta da 300 milioni di euro da un primario developer britannico per il palazzo di Londra. Per Mincione il Vaticano con questa offerta avrebbe ancora un margine di guadagno di 23 milioni di euro rispetto al prezzo pagato inizialmente di 277 milioni di euro. Il finanziere ammette di conoscere Torzi, visto che ha l’ufficio vicino al suo e sono entrambi italiani a Londra, ma quello che è successo tra la Santa Sede e lui “è affar loro”. Per lui il broker molisano è solo “una controparte”. Mincione aggiunge, inoltre che è stato monsignor Peña Parra, che definisce “lo sceriffo del Papa”, a comprare l’edificio e a “scegliere” Torzi come tramite: “C’è una foto di Torzi con il Papa che io ho. Ha avuto questo incarico da Peña Parra messo dal Papa. Uno o due mesi dopo hanno voluto comprarsi il palazzo. Se lo sono comprato, dopodiché casco dalle nuvole. Sono sorpreso. Qualcosa non deve avere funzionato. Peña Parra verrà arrestato immagino insieme a Torzi visto che è lui che ha delegato. Io ho venduto a Peña Parra”.

Twitter: @FrancescoGrana

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Cronaca
Circo Massimo, il manifestante (ex Lega e FdI): “Evento pacifico”. E viene aggredito da dirigente di Forza Nuova – VIDEO
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 15:31:40 +0000

“Vi assicuro che questa sarà una manifestazione pacifica, altrimenti non sarei qui”. Poco dopo queste parole Simone Carabella, candidato alle scorse regionali in Lazio con Fratelli d’Italia (ma con un passato vicino alla Lega e ai movimenti no-vax), è stato aggredito da un dirigente di Forza Nuova, Giuliano Castellino. Il tutto è successo all’inizio del raduno di ultrà e Fn al Circo Massimo, a Roma, davanti alle telecamere. Carabella stava rilasciando alcune dichiarazioni ai giornalisti quando Castellino, alle spalle, lo ha strattonato e lo ha spinto via.

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Attualità
“Meghan Markle diventerà mamma per la seconda volta”: la profezia dell’astrologa di Lady Diana
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 15:29:03 +0000

Meghan Markle potrebbe diventare mamma per la seconda volta. Condizionale d’obbligo per l’astrologa di Lady Diana, Debbie Frank, che intervistata dal magazine Hello! spiega come a dicembre 2020 potrebbero esserci importanti “novità” per i duchi del Sussex. Insomma, nursery reale o meno, qualche ostetrica californiana si potrà pure trovare in riva al Pacifico, lontani dai parenti serpenti targati Windsor, ma molto più vicini a mamma Doria. La Frank ha ovviamente fatto un discorso più generale ricordando che anche secondo gli astri questo è un momento molto difficile per Meghan e Harry anzi, il 5 luglio prossimo, tra nemmeno un mese, con la prossima eclissi in Capricorno ci saranno nuovi sconquassi tra nipoti esuli in America e i familiari statici in Gran Bretagna.

Poi ecco lo sblocco: “Il resto del 2020 è pieno di importanti indicatori cosmici che sfidano Meghan a rimanere in pista con le sue visioni e i suoi sogni e potrebbero presentare eccitanti aggiunte al matrimonio”. Rullo di tamburi, insomma: “È sicuramente molto visibile: a dicembre c’è un vero senso di rottura con il passato, forse un altro bambino in arrivo che porterà al sollievo dall’aver attraversato un periodo di grande trasformazione”. Chiaro che a questo punto se la matematica non è un’opinione, lo diciamo per gli astri, se a dicembre la cicogna aggiungerà un posticino a tavola di fianco ad Archie, in questo istante, giugno 2020, Meghan è già al terzo mese di gravidanza.

Prendiamo ovviamente tutti con le pinze, anzi ridiamoci anche su. Se non fosse per la grande notorietà della Frank: astrologa delle star fin ddavide tal 1984, già alla corte di Lady D. nel 1989 e vicina a lei anche come amica fino a pochi giorni prima della sua morte, rispettata autrice di best seller in lingua inglese, suggerimenti su come ottenere grande felicità nella vita, nonché opinionista di diversi tabloid e ospite frequente della BBC2. Insomma, ci manca solo l’erede al trono non più erede per creare l’ennesimo grattacapo alla regina madre.

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Cronaca
Ultrà-Forza Nuova a Roma, manifestante parla coi giornalisti e viene aggredito. Poi lanci di bottiglie e cori contro cronisti e forze dell’ordine
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 14:39:52 +0000

Disordini alla manifestazione di Forza Nuova e gruppi di ultrà al Circo Massimo a Roma con lanci di oggetti e fumogeni contro i giornalisti. La tensione è salita dopo che uno dei manifestanti ha rilasciato delle dichiarazioni ai cronisti. Sono seguiti poi lanci di oggetti contro gli stessi giornalisti e le forze dell’ordine. I disordini sono durati diversi minuti poi i partecipanti hanno indietreggiato e sono scesi all’interno del Circo Massimo.

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Blog
Il porno è ovunque e fa scuola, ma il sesso è un’altra storia. Lo ha detto anche Rocco!
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 14:34:26 +0000

Porno, super porno, pornissimo.

Non vi ha un po’ stufato ma soprattutto non trovate che la parola abbia perduto la sua essenza? Dal cibo alle dentiere passando per le auto: oggi il porno impera. Quando ero giovane la parola stimolava i sensi solo a sentirla nominare. Sapeva di proibito, di curioso, a volte comico, in parte istruttivo. Si guardavano i film in Vhs noleggiati al self service o comprati al sex shop a 100 km da casa. In coppia era una gioia soprattutto quando ci si eccitava insieme e ci si apriva alle fantasie reciproche.

E che dire delle serate in compagnia di amiche e amici. “Dai che ci facciamo due ghignate”. Quindi film con trame e intrighi ruspanti ed anche affascinanti: conventi, fienili, pic nic, stalle e stallieri. E giù di commenti e risate. Al termine no gang-bang, sottolineo per i più maliziosi.

Noi l’educazione sessuale la facevamo a scuola o leggendo libri di letteratura: si dava senso il giusto significato a “pornografia” che la Treccani definisce “Trattazione o rappresentazione (attraverso scritti, disegni, fotografie, film, spettacoli, ecc.) di soggetti o immagini ritenuti osceni, fatta con lo scopo di stimolare eroticamente il lettore o lo spettatore”.

Oggi cosa è osceno? Attenzione a dire la tua perché non sei trendy se circoscrivi questo aggettivo, visto che tutto è liquido e quello che per me lo è, per altri è grazia. Invece diamo alle parole il vero significato e soprattutto educhiamo gli adolescenti e le giovani generazioni ad conoscere la bellezza della sessualità con un approccio diverso.

Anche Instagram sta diventando il mare magnum di tutorial su come squirtare, fare fellatio che là sarebbe pompino (mi scuso ma insegnare a usare una terminologia meno volgare sarebbe utile), come praticare il pegging o semplicemente accarezzare il pene.

Lezioncine spesso trash e d’effetto che sicuramente i fanciulli e le fanciulle si scorderanno quando saranno presi dall’eccitazione. Sì perché quando sei lì, certo non pensi al teorema di Figometro su come inserire due o tre dita senza unghie limate. O alla tecnica Leccababau per arrotolare la lingua con succhiamento a destra dello scroto.

Dare corrette informazioni sessuali è doveroso anche se in Italia, secondo un sondaggio di Skuola.net non ci sono linee guida precise per quanto riguarda l’educazione sessuale. Alla domanda “La tua scuola ha mai organizzato corsi di educazione sessuale o sentimentale a scuola?”, solo il 29% ha dato una risposta affermativa, mentre la stragrande maggioranza, il 61%, ha dichiarato di non aver mai assistito a corsi di questo tipo.

Nel mezzo piccole percentuali: il 3% studia in scuole che hanno organizzato lezioni di educazione sentimentale, 7% di educazione sessuale. Dati questi che spiegano bene le gravi lacune che gli studenti italiani hanno nei confronti dell’educazione sessuale, le loro conoscenze sul tema si limitano spesso a chiacchiere tra coetanei imbevute di credenze e nulla più. Tante ad esempio le ragazze convinte che è impossibile rimanere incinta dopo il primo rapporto sessuale o ragazzi certi di accorgersi se il preservativo si rompe durante l’atto.

Lo stesso Rocco Siffredi, in un lungo e didattico video su Igtv ammonisce i nativi digitali su quello che non è la sessualità nella vita reale. I porno sono film ovvero finzione ed il sesso non è sempre e solo rough sex. Basta la frase per capire che nella realtà le ragazze hanno vulve deliziosamente imperfette e gli uomini non sono sempre dei mandrilli super dotati. Ma credo sia battaglia persa, ahimè. Ai miei tempi, non c’erano istruzioni per l’uso. Si sperimentava, si scopriva, ogni tanto guardando anche qualche film hardcore da cui prendere spunto.

Si è fatto tardi e vado a farmi un porno gelato. Anzi, vado a gustarmi un voluttuoso cono allo zabaione montato e amarene. Il senso della frase è lo stesso ma decidete voi cosa sia più eccitante.

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Cronaca
Roma, manifestazione Forza Nuova-ultras al Circo Massimo: risse tra manifestanti e attacchi a giornalisti e forze dell’ordine
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 14:24:40 +0000

Inni al Duce, saluti romani, ma soprattutto risse tra manifestanti e lancio di oggetti e fumogeni contro giornalisti e forze dell’ordine. E’ stato questo il risultato della manifestazione organizzata al Circo Massimo, a Roma, da Forza Nuova e dal gruppo “I ragazzi d’Italia”, alla quale hanno aderito anche gruppi di ultras. Al momento i fermati per i disordini sono 15, ai quali si aggiungono due arresti, ma il numero dei provvedimenti è evidentemente destinato a salire.

La causa scatenante della violenza, secondo una prima ricostruzione, è stata un’intervista che Simone Carabella – noto a Roma perché ha cambiato una mezza dozzina di partiti, ma anche perché a Capodanno si tuffa nel Tevere – ha rilasciato ad alcuni cronisti. Disponibilità che non è andata a genio al dirigente cittadino di Forza Nuova Giuliano Castellino (già condannato in passato per scontri con le forze dell’ordine) che, a suon di strattonamenti e spintoni, ha interrotto l’intervista e trascinato via Carabella (il quale aveva appena assicurato il carattere pacifico della manifestazione). A quel punto, dopo una rissa tra manifestanti, tutto si è sciolto nell’assalto ai giornalisti (che d’altra parte sono un vecchio pallino dei fascisti), con lanci di bottiglie di vetro, oggetti e petardi. Cariche delle forze dell’ordine hanno spinto i manifestanti a estendere il lancio anche contro poliziotti e carabinieri. I disordini sono durati diversi minuti poi i partecipanti hanno indietreggiato e sono scesi all’interno del Circo Massimo.

La tensione però poi non è calata perché gli scontri sono proseguiti tra diversi gruppi di manifestanti. Oggetto del contendere sempre le interviste con giornali e tv. “Venite qua state rovinando tutto” ha detto un manifestante al megafono invitandoli a rientrare all’interno di Circo Massimo.

Alcuni gruppi hanno continuato a lanciarsi fumogeni e aste delle bandiere e hanno cercato di dirigersi verso il roseto comunale, ma sono stati contenuti dalle forze dell’ordine. Tra i cori intonati durante la manifestazione anche “duce, duce”. A causa dei fumogeni è bruciata anche una porzione di prato su un lato di Circo Massimo.

L’ostilità nei confronti dei giornalisti era palpabile già prima degli scontri: “Tutto quello che diremo verrà censurato – aveva detto un manifestante ai cronisti, arrivando al Circo Massimo – Potete andare a casa. Giornalisti di Stato”. Tutta la zona è blindata dalle forze dell’ordine. Molti manifestanti indossano la maglietta bianca, altri mascherine scure e cappucci. In piazza anche il leader di Forza Nuova Roberto Fiore. “Andatevene tutti” ha detto un manifestante dal palco. “Ministri, dove eravate, dove siete stati in questi mesi? Siamo venuti qui per fare questa domanda. Abbiamo visto la politica non dare risposte al popolo e andare andare avanti e indietro da Bruxelles con il cappello in mano”.

La manifestazione è finita prima del previsto: il Circo Massimo era infatti “prenotato” fino alle 18,30 ma già alle 17 i manifestanti hanno cominciato ad andarsene alla spicciolata.

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Mondo
George Floyd, 66 esperti Onu di diritti umani: “Linguaggio Trump evoca i segregazionisti del passato. In polizia eredità del terrore razziale”
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 14:23:51 +0000

Le Nazioni Unite tornano a denunciare i “linciaggi razziali dei nostri giorni” che gli afroamericani continuano a subire negli Stati Uniti. Dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi di Michelle Bachelet, Alto Commissario Onu per i diritti umani, che ha parlato di “discriminazioni razziali endemiche” negli Usa, un gruppo di 66 esperti di diritti umani dell’organizzazione hanno fatto riferimento, in due diverse dichiarazioni, alla violenza della polizia e al razzismo sistematico che emerge dai casi come quello di Gorge Floyd e di altri afroamericani uccisi nel corso delle operazioni delle forze dell’ordine. E prendono di mira anche il presidente Donald Trump che, con le sue dichiarazioni in cui chiede di usare il pugno duro contro i manifestanti, usa “un linguaggio che evoca i segregazionisti razziali del passato”.

Uccisioni, quelle a cui si fa riferimento, spesso documentate, come nel caso di Floyd, da video che sono “uno shock per le nostre coscienze ed evocano il terrore che il regime dei linciaggi negli Stati Uniti intendeva incutere”. Una situazione, quella che si vive nel Paese, che secondo i funzionari dell’Onu giustifica il timore degli afroamericani per la propria incolumità: “Considerati i così tanti esempi di impunità in casi di violenza razziale di questo tipo, gli afroamericani hanno buone ragioni di temere per la propria vita“, aggiungono sottolineando come nella polizia Usa ancora pesi “l’eredità del terrore razziale” che affonda le sue origini nelle ” pattuglie per catturare gli schiavi e al controllo sociale”.

E a questa situazione può mettere fine solo un governo che affronti il “razzismo sistemico e i pregiudizi razziali che esistono all’interno del sistema di giustizia, avviando un’indagine indipendente e assicurando che vengano attribuite le responsabilità per tutti i casi di violenza eccessiva da parte della polizia”. Ma questo non può accadere se lo stesso presidente “minaccia una maggiore violenza dello Stato, usando un linguaggio che evoca i segregazionisti razziali del passato dell’America che si sono impegnati per negare ai neri i loro diritti umani fondamentali”, hanno concluso gli esperti in riferimento a dichiarazioni come quelle di qualche giorno fa, quando Trump su Twitter ha scritto che se i dimostranti fossero riusciti ad entrare nella Casa Bianca “avrebbero trovato i cani più feroci ad accoglierli”. Parole che, secondo molti, sembravano evocare le immagini delle pattuglie di schiavisti che davano la caccia con i cani agli schiavi fuggiti.

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Cronaca
Casoria, ragazza in attesa dell’esito del tampone va in palestra: si scopre che è positiva al Covid, gli altri clienti sottoposti ai test
Data articolo:Sat, 06 Jun 2020 14:16:35 +0000

Era in attesa dell’esito del tampone per il Covid-19 ma ha continuato a frequentare la sua palestra, salvo poi scoprire di essere positiva al virus. È quanto successo a Casoria, in provincia di Napoli, alla Fitness Academy: la ragazza è assolutamente asintomatica, motivo per cui i termoscanner con cui i gestori della struttura rilevano la temperatura dei clienti all’ingresso non hanno rilevato alcuna anomalia e lei ha potuto allenarsi. Quando però le è arrivato l’esito positivo del tampone è scattato l’allarme e tra gli iscritti alla palestra in questione si è diffuso il panico.

La struttura è stata subito chiusa in via precauzionale ed è stata avvisata l’Asl, che sta provvedendo a rintracciare e testare tutte le persone con cui la giovane è entrata in contatto, come si legge in un post pubblicato sulla pagina Facebook della Fitness Academy. “La chiusura momentanea è stata una nostra scelta etica e professionale per l’incolumità dei nostri clienti, non indetta obbligatoriamente dall’Asl. I clienti che sono stati contattati dall’Asl possono stare tranquilli, in quanto grazie all’app di prenotazione in queste settimane, abbiamo subito individuato le persone che si sono allenate con il cliente positivo – spiegano i gestori -. Ad ogni tampone vi aggiorneremo, tenendovi al corrente della progressione della risoluzione del problema. Un grande ringraziamento a tutti voi che avete piena fiducia in noi”.

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